Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Milano

  • “Pedofilia, Chiesa si concentra sul colpevole”/ Scaraffia “non valuta dolore vittime”

    “Pedofilia, Chiesa si concentra sul colpevole”/ Scaraffia “non valuta dolore vittime”

    Femminista, cattolica, attivista, spesso controcorrente: Lucetta Scaraffia è tutto questo e non di rado affronta tematiche tutt’altro che banali, come quella presentata oggi su “La Stampa” in merito al “rapporto” tra Chiesa e abusi sessuali. Dopo l’ultimo caso di prete accusato di pedofilia a Milano (qui la vicenda di Don Tempesta, ndr), la scrittrice prende una dura posizione nel suo editoriale sul quotidiano torinese attaccando non poco il diritto canonico della Santa Sede.

    Oltre a accusare i media di non parlare quasi mai degli abusi di preti/religiosi – ci sentiamo però di dissentire su questo, visto che il tema della pedofilia ormai viene automaticamente collegato agli uomini di Chiesa con processi mediatici spesso già conclusi prima ancora di poter appurare la verità – Scaraffia parte dal diritto canonico per contestare i pochi passi avanti svolti in questi anni: «il diritto della Chiesa concepisce il problema dell’abuso sessuale solo dal punto di vista del colpevole e unicamente come atto contro il sesto comandamento». Insomma, sostiene l’attivista, il peccato in quanto tale viene considerato nella sua concretezza dell’atto, «ma non si arriva mai a giudicarlo a partire dalle sue conseguenze su altri».

    LA PEDOFILIA E IL PECCATO

    Sempre secondo Lucetta Scaraffia, i reati sessuali nella Chiesa vengono genericamente assimilati come masturbazione, convivenza, contraccezione, relazioni LGBT e violenze, tutti in contrasto al sesto comandamento: la scrittrice sostiene che non si dovrebbe avere un piano omologante in tal senso, eppure ciò avviene poiché «deriva da questa modalità di valutazione indifferente nei confronti dei danni inferti alle vittime». Scaraffia considera la Chiesa ancora in ritardo, nonostante gli ampi sforzi per contrastare il morbo della pedofilia dal Papato di Benedetto XVI in poi: quello che nel mondo laico ha visto l’evolversi e il cambiare delle stesse leggi, su spinta dei movimenti femministi, ancora mancherebbe nel mondo ecclesiale. La Cei ha prodotto le Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, ma per l’editorialista de “La Stampa” sono ancora vaghe e poco convincenti: non hanno valore giuridico vincolante (per la non maggioranza trovata nell’assemblea Cei) e infine «riguarda solo la prevenzione, ascolto e accoglienza», ma senza «ricorso alla giustizia civile».

    https://www.ilsussidiario.net/news/pedofilia-chiesa-si-concentra-sul-colpevole-scaraffia-non-valuta-dolore-vittime/2201856/

  • “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “In quel momento eravamo fragili e vulnerabili e abbiamo subito anche noi, in quanto genitori, un abuso di coscienza”. Queste le parole della madre di un ragazzo, che quando aveva 12 anni ha subito violenze sessuali nel seminario di Novara della congregazione religiosa dell’allora rettore Vladimir Resendiz Gutierrez, già condannato in via definitiva a 6 anni e mezzo di carcere e ridotto allo stato laicale.

    “Non abbiamo mai chiesto soldi a nessuno, sono stati loro a offrirceli per tacere, perché sapevano che c’erano delle difficoltà economiche nella nostra famiglia e che nostro figlio voleva andare a studiare all’estero. Siamo stati traditi”, ha continuato la signora durante la sua deposizione in aula di mercoledì mattina durante il processo a Milano nel quale sono imputati cinque ex vertici dei Legionari di Cristo, che rispondono delle accuse di favoreggiamento e tentata estorsione.

    In base all’indagine del pubblico ministero Alessia Menegazzo, la madre – costituita parte civile nel processo ed è assistita, insieme al marito, dall’avvocato Daniela Cultrera – avrebbe subito pressioni affinché tacesse le violenze sessuali subite dal figlio, all’epoca 12enne all’interno del seminario.

  • LETTERA APERTA A MONSIGNOR MARIO DELPINI  ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO   del 19 luglio 2021

    LETTERA APERTA A MONSIGNOR MARIO DELPINI ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO del 19 luglio 2021

    Egregio mons. Mario Delpini,

    siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere.

    La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi “esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere sul sito chiesadimilano, il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: “La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…” lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato.

    Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo  (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto.

    Ricorderà perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal PM, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda.

    Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo la nostra pressante insistenza ci ha concesso di poterla incontrare in occasione della visita pastorale a Rozzano.

    Ci ha concesso in tutta riservatezza ben 8 minuti e 50 secondi del suo tempo in presenza del suo portavoce don Walter Magni.

    Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci a concesso 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c’era tempo…

    In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale… “DOBBIAMO STARE ATTENTISSIMI”.

    Questa è la vicinanza sua e della diocesi di Milano a nostro figlio e alla nostra famiglia?

    La preghiamo dunque di non scrivere più falsità, non è e non è mai stato vicino a noi, la preghiamo di avere almeno il coraggio di rispettare il silenzio, non ha nulla da dire, allora non dica nulla e non faccia scrivere ai suoi portavoce cose diverse dal suo nulla.

    Se proprio devono scrivere qualcosa, allora raccontino la sua vicinanza ai preti pedofili, la sua difesa e disponibilità nei confronti di don Mauro, le risorse messe a disposizione, la difesa da parte dello studio Zanchetti da lei allertato durante le indagini preliminari come scoperto dalla polizia ed emerso durante il processo.

    Questa la vera vicinanza, non quella descritta dalla vostra laconica nota.

    Nel più recente caso che riguarda don Emanuele Tempesta oltre alla rinnovata vicinanza, ribadite l’impegno per garantire la migliore tutela dei minori (difficile in questo caso spostare il prete ancora con i minori una volta arrestato), ricordate i servizi della diocesi messi a  disposizione dal 2019 per i minori abusati, il referente diocesano… esiste ora la commissione diocesana per la tutela dei minori!

    Anche in questo caso omettete però di dire che proprio lei mons. Delpini nel febbraio 2019 quando ha costituito la commissione per la tutela dei minori, ha inserito nei suoi membri proprio l’avvocato Zanchetti che si vanta in tribunale di assistere i preti pedofili da oltre 20 anni collaborando con la diocesi, come ribadito con fervore nell’ultima “arringa”, ultimo tentativo estremo di difesa durato quasi un’ora in difesa di don Mauro Galli nel processo d’appello, ora concluso appunto con la conferma della condanna, introducendo anche in quell’occasione nuove falsità come la descrizione di nostro figlio che, a suo dire alla terna dei giudici e in presenza del procuratore generale, sarebbe stato ricoverato in psichiatria fin da piccolo ben prima dell’abuso, circostanza assolutamente falsa.

    Vedremo cosa inventerà nel caso di don Tempesta essendo ancora una volta incaricato della difesa del prete nonostante sia contemporaneamente membro della commissione diocesana per la tutela dei minori.

    Ci vediamo quindi costretti a tutela delle vittime di segnalare di non cadere nella trappola della diocesi che invita a confidare le proprie angosce, mostrando le fragilità proprio a coloro che si ritroveranno poi contro in tribunale, lo stesso avvocato o studio che poi difenderà il prete e la gerarchia ecclesiastica che farà di tutto, anche carte false come nel nostro caso, nel tentativo di screditare la vittima a protezione sia del prete di turno che dei suoi clienti.

    Occorre denunciare immediatamente i reati alla Procura della Repubblica o ai carabinieri e consigliamo di rivolgersi ad associazioni di vittime e familiari come la “Rete l’abuso”, unica in Italia per il sostegno alle vittime dei preti pedofili, non commettendo i medesimi errori che abbiamo commesso noi confidando inizialmente unicamente nella chiesa di Milano.

    I familiari della vittima

  • Sgradevoli e imbarazzanti trattazioni di vicende di abusi in diocesi Milano e in Vaticano. Mette tristezza leggere le ricostruzioni della brava vaticanista Giansoldati

    Sgradevoli e imbarazzanti trattazioni di vicende di abusi in diocesi Milano e in Vaticano. Mette tristezza leggere le ricostruzioni della brava vaticanista Giansoldati

    “Ci vuole tutta la tenacia di una mamma che ha seguito con il cuore straziato la via crucis del proprio figlio minorenne – all’epoca dei fatti – abusato da un sacerdote lombardo e avere sperimentato a suo tempo il muro di gomma della curia di Milano”. Lo scrive la vaticanista Franca Giansoldati sul Messaggero, raccontando la vicenda di Cristina Battaglia che non si è mai arresa nella sua lotta per fare emergere la verità e, recentemente, quando la Corte di Appello ha confermato la pena al prete che aveva abusato del figlio ed era anche stato spostato in un’altra parrocchia dalla diocesi ha ripreso in mano carta e penna per una lettera aperta all’arcivescovo monsignor Mario Delpini. “Quello che più la ha ferita – scrive la Giansoldati – è stato il comunicato diffuso dalla curia”.

    “Egregio mons. Mario Delpini – si legge nella lettera della signora Battaglia – siamo la famiglia della vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli condannato recentemente anche in appello a 5 anni e 6 mesi di carcere. La preghiamo gentilmente di non scrivere più che Lei e la diocesi “esprimete ancora una volta la vostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia” come puntualmente vi siete precipitati a scrivere il giorno della conferma della condanna introducendo per altro la nota con la frase: ‘La Corte di Appello ha riformato parzialmente la sentenza riducendo la pena…’ lasciando intendere che il reato è stato ridimensionato”.

    La mamma del ragazzo aggiunge: “Vi siete guardati bene dallo spiegare invece che il reato è stato integralmente confermato cristallizzando l’abominevole abuso, la riduzione di alcuni mesi è relativa all’attenuante generica riconosciuta per legge per aver pagato i danni e le spese per 150.000 euro prima del processo (art. 62.6 codice di procedura penale), al fine di far ritirare la costituzione di parte civile che riguardava in solido anche la Parrocchia e la Diocesi di Milano appunto”.

    La signora Battaglia aggiunge che sicuramente Delpini ricorda “perfettamente del pagamento di tale importo, ricorderà che ha negoziato con la Procura il suo interrogatorio rilasciato alla polizia e dunque acquisito agli atti del processo, per evitare di comparire in tribunale come richiesto dal Pm, interrogatorio da lei sottoscritto dove si assumeva tutta la responsabilità di avere spostato don Galli a Legnano ancora con i minori nonostante l’allora parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, le avesse segnalato l’abuso due giorni dopo il fatto come lei stesso ha riferito alla Polizia di Stato su esplicita domanda”.

    Qualche mese fa, il giorno 17 gennaio 2021, dopo insistenza della famiglia della vittima, l’arcivescovo ha incontrato la mamma in occasione della visita pastorale a Rozzano. “Dopo dieci anni dall’abuso, dieci anni di assoluto silenzio, ci ha concesso solo 8 minuti per non dirci nulla, ha aperto bocca solo per dire che non sapeva cosa dirci, che non aveva nulla da dirci e il suo portavoce concludeva che non c’era tempo”.
    “In dieci anni è mancato il tempo per dimostrare la vicinanza alla vittima e ai familiari, magari banalmente per chiedere scusa per aver protetto il pedofilo, per non aver avviato le indagini preliminari (dette indagini previe) obbligatorie per il diritto canonico, per aver consigliato a don Mauro di stare attentissimo perché sotto indagine, come si è appreso dalle carte del tribunale”.

    Altrettanto sgradevole e imbarazzante la vicenda, di cui dà conto la stessa Giansoldati, della denuncia “estinta per prescrizione” da parte del tribunale vaticano che ha archiviato la denuncia di monsignor Florian Kolfhaus, l’ex funzionario della Segreteria di Stato vaticana che sarebbe stato molestato nel 2004 dal suo ex capo ufficio, un altro monsignore tedesco, Christof Kuhn. “Le leggi vaticane entrate in vigore solo tre anni fa sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili – scrive la brava vaticanista del Messaggero – in tema di prescrizione non sono retroattive. Lo ha stabilito un decreto emesso la scorsa settimana il magistrato d’Otretevere mettendo così fine ad uno scabroso caso affiorato grazie alla denuncia fatta a un tribunale tedesco. I giornali tedeschi che si erano occupati di questa vicenda avvenuta sotto il pontificato di Papa Ratzinger lo avevano chiamato il processo contro la lobby gay in Vaticano”.

  • «Io le volevo bene»

    «Io le volevo bene»

    Sì, era più grande di 10 anni di quella ragazzina, ma ne era innamorato. E pensava che quella relazione affettiva, pur con tutte le anomalie del caso, fosse lecita e in qualche modo paritetica. L’invio di immagini pornografiche? Per quanto incredibile possa sembrare, non avrebbe ravvisato nessun profilo di illiceità.

    Comparso ieri pomeriggio, lunedì 19 luglio, dinanzi al gip del Tribunale di Milano Alessandra Clemente per l’interrogatorio di garanzia, il 26enne ex seminarista, fino al gennaio scorso aiuto del parroco e addetto alla gestione dell’oratorio a Cuggiono, ha scelto di rispondere alle domande, finendo per abbozzare quella che già ora appare come la sua linea difensiva.

    Accompagnato dall’avvocato Mario Zanchetti, l’ex aspirante sacerdote si è difeso senza negare l’accaduto, ma escludendone la connotazione illecita. Lo aveva già fatto in un precedente interrogatorio con l’autorità giudiziaria. Una linea difensiva esplicitata con tutte le cautele del caso, senza voler urtare la sensibilità della vittima, che va evidentemente a scontrarsi contro la posizione intransigente adottata da Diocesi di Milano e dalla parrocchia cuggionese.

    Appena è emersa, lo scorso mese di gennaio, l’ipotesi di abusi sessuali a carico del seminarista, che frequentava il primo anno di teologia al seminario di Venegono Inferiore, la Diocesi aveva provveduto a sospendere il suo percorso formativo seminaristico e la parrocchia si era rivolta ai genitori della ragazza informandoli dell’accaduto e del loro diritto di adire alle vie legali. Gravato da venerdì scorso dalla misura del divieto di avvicinamento alla ragazza, all’oratorio, alla parrocchia e alla scuola frequentato dalla ragazza, l’indagato, dopo la cacciata da Venegono, avrebbe iniziato a lavorare come operaio in una località lontana dall’Alto Milanese.

    Luca Testoni Gualdoni Leonardo

    https://www.prealpina.it/pages/cuggiono-lex-seminarista-io-le-volevo-bene-253537.html

  • LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Milano – «Se serve una comunità per crescere un bambino, serve una comunità per abusarne”. Queste parole non suoneranno nuove a chi ha visto “Il caso Spotlight”, il film premio Oscar nel 2016 che racconta la storia, vera, dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston e dell’incredibile rete di connivenze per coprire i loro abusi. “La situazione nel nostro Paese è ben peggiore – denuncia Francesco Zanardi fondatore e presidente della Rete Abuso che attraverso un blog seguitissimo denuncia gli abusi compiuti dai sacerdoti – la storia raccontata ne “Il caso Spotlight” si basa su una rete di 78 preti pedofili, in Italia negli ultimi quindici anni tra condanne passate in giudicato e procedimenti ancora aperti siamo arrivati a quota 320″. La Lombardia, dove nello stesso periodo si è raggiunta quota 47, non è esente dall’ombra di quello che Papa Francesco lo scorso 15 maggio ha definito “una sorta di omicidio psicologico e in tanti casi una cancellazione dell’infanzia”, ricevendo in Vaticano l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto impegnata a contrastare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Don Emanuele Tempesta, vicario a Busto Garolfo ai domiciliari dopo essere stato arrestato mentre era in vacanza con l’oratorio a Bardonecchia, è solo l’ultimo religioso finito nei guai nella diocesi di Milano.

    «Ci sono almeno altri quattro casi oltre a quello di don Tempesta. C’è il parroco di Inzago don Alberto Lucchina che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine. Poi c’è don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. Naturalmente i protagonisti di questa rete di violenza non sono solo i sacerdoti, all’oratorio di Cuggiono è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Direi che l’arcivescovo Delpini ha un serio problema”. Eppure la Chiesa attraverso il Papa si è espressa nel segno della tolleranza zero verso la pedofilia.

    «Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo a mai denunciato un prete-orco”. Così proprio come ne “Il caso Spotlight” quando i sacerdoti vengono smascherati, anziché essere isolati e soprattutto allontanati dai minori, spesso vengono solo spostati. «Per questo sul nostro sito pubblichiamo le loro fotografie, per dare modo alle persone di ricoscerli e difendersi. Abbiamo avuto il caso di preti pedofili con condanne in giudicato che vent’anni dopo sono tornati ad accuparsi di parrocchie, ma erano irriconoscibili perché nel frattempo avevano anche cambiato il nome e il cognome. Purtroppo la pedofilia è un distrurbo della sfera comportamentale da cui non si guarisce e spesso e volentieri chi viene abusato da bambino finisce per farlo a sua volta. Io stesso, come molti dei nostri associati, sono stato abusato da un sacerdote per cinque anni e ci ho messo quasi vent’anni per elaborare ciò che ho subito”.

    Un elemento determinante il fattore tempo per chi decide di denunciare gli abusi subiti. “La legge dice che ci sono cinque anni di tempo non da quando si subisce la violenza, ma da quando si ha la consapevolezza di essere stato abusato. Per questo consigliamo a chi chiede il nostro aiuto di denunciare e promuovere una causa civile, sempre da preferire al processo canonico perché le curie che direttamente o indirettamente sono parti in causa spesso prendono tempo e insabbiano i procedimenti”. Così è capitato che chi ha scelto la via del processo canonico e ci ha ripensato si sia visto eccepire, dopo essersi rivolto alla giustizia civile, che ormai il reato era prescritto perchè i cinque anni ormai erano trascorsi. “Si calcola che in Italia le vittime di abusi da parte di religiosi siano un milione e che l’8% dei preti sono pedofili. In Francia lo stato ha reso obbligatoria la denuncia in tutti i casi in cui una persona, religiosi compresi, venga a sapere di un abuso compiuto nei confronti di un minore. Da noi il Corcordato prevede che in caso di indagini su un religioso il vescovo deve essere avvertito. Per questo tanti magistrati sono costretti a scrivere nel loro fascicolo il nome del prete solo all’ultimo momento. Se l’abuso lo compie il prete, la rete che lo protegge è molto più estesa”.
  • Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    (ANSA) – VARESE, 19 LUG – “Accuse infamanti, sono scioccato e provato da quello che sta accadendo”. Queste le parole di don Emanuele Tempesta, il sacerdote di Busto Garolfo (Milano) arrestato venerdì con l’accusa di abusi sessuali su sette bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi oggi davanti al Gip di Busto Arsizio (Varese) Stefano Colombo.

    Il sacerdote ha quindi negato ogni addebito circa le pesanti accuse mosse a suo carico.
    Nessuna misura alternativa è stata chiesta, ad oggi, dalla difesa di don Emanuele, che si trova ai domiciliari. Lo ha confermato l’avvocato Mario Zanchetti, neo difensore subentrato al precedente d’ufficio. Il legale ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni in merito all’interrogatorio di garanzia del suo assistito, tenutosi oggi in Tribunale a Busto Arsizio (Varese) data la vicenda “delicata e in corso di indagini”. (ANSA).
    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/07/19/sacerdote-arrestato-su-di-me-accuse-infamanti_59288956-1344-4ff8-a960-51761d916c8b.html

  • Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

    Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

    Ha negato ogni accusa don Emanuele Tempesta, il 29enne vicario parrocchiale delle parrocchie Santa Geltrude e Santi Salvatore e Margherita di Busto Garolfo arrestato lo scorso giovedì 15 luglio mentre si trovava in campeggio con i ragazzi dell’oratorio a Bardonecchia con l’accusa di abusi sessuali su minori nel periodo che va da febbraio 2020 a maggio 2021. Oggi, lunedì 19 luglio, l’interrogatorio di garanzia del sacerdote davanti al giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio Stefano Colombo, durante il quale il 29enne si è detto «scioccato» e «provato» per gli addebiti che gli sono stati mossi.

    Secondo quanto è emerso dalle indagini della Squadra mobile di Milano, coordinate dal pubblico ministero Flavia Salvatore della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, sarebbero almeno sette le vittime degli abusi sessuali, tutti minori di età compresa tra i 7 e gli 11 anni. L’inchiesta è partita dalle denunce di alcune mamme, che avevano notato segni di disagio nei figli, poi ascoltati durante le audizioni protette. Dopo la pausa estiva il pm di Busto Arsizio Flavia Salvatore ascolterà i minori (già sentiti in audizione protetta) con la formula dell’incidente probatorio.

    Dalla Diocesi di Milano, che ha preso atto «con stupore e dolore di questa notizia», è arrivata la massima disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti: alla Curia non erano mai giunte segnalazioni rispetto ai fatti al centro dell’inchiesta, così come non ne avevano mai avuto notizia né il vicario episcopale di zona, né il parroco di Busto Garolfo don Ambrogio Colombo. Anche il sindaco Susanna Biondi, che si è detta senza parole e rimane in attesa di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta, non aveva mai avuto notizia di episodi come quelli al centro delle indagini: il comune è pronto a fare il possibile per aiutare le famiglie che in queste ore sono state sconvolte dalla notizia.

    Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

  • Don Tempesta arrestato per abusi su minori, il sacerdote campanaro sorvegliato dalla Curia. Ma lui: finito in trappola

    Don Tempesta arrestato per abusi su minori, il sacerdote campanaro sorvegliato dalla Curia. Ma lui: finito in trappola

    di Andrea Galli

    Nell’obbligatoria e ampia analisi dei fatti, due distinte fonti del Corriere interne alla Curia parlano di un’«ansia di trasparenza» e di un’azione che è anche conseguenza di un’altra inchiesta. La narrazione dell’arresto di don Tempesta non può mancare nel suo incipit di un dato dirimente: il minuzioso comunicato stampa, diffuso in mattinata dall’Arcivescovado che, in relazione alla sensibilità delle indagini e alla presenza esclusiva di minorenni fra le presunte vittime — andavano coperti dal segreto e non resi identificabili — ha disatteso oppure eluso le raccomandazioni della Procura di Busto Arsizio, pare più volte condivise, di una prudente gestione informativa.

    Le notizie non hanno proprietari, d’accordo, le voci girano, insomma delle accuse di questi abusi – e, attenzione, dei primi riscontri della squadra Mobile tali da giustificare la cattura – si sarebbe presto venuti a conoscenza. Ma tutto ciò premesso, forse la modalità e la tempistica andavano modulate in forma diversa, almeno stando agli accordi a monte. A meno che, ed eccoci adesso a quella «conseguenza di un’altra inchiesta», a spingere senza rimedio non sia stata la recentissima sentenza in appello contro don Mauro Galli, condannato per abusi sessuali su un minorenne, che avrebbe innescato la scelta di dire tutto e subito, anche nel timore di attacchi, in futuro, su tentativi di occultamento. Una presa di posizione netta, nettissima, quella della Curia milanese, quasi anche avocando a sé la gestione degli effetti collaterali. Non tanto quelli mediatici, avendo la stessa Procura sollecitato una chiusura di ogni canale di «aggiornamento», bensì quelli pratici. A cominciare dal precipizio nel quale don Tempesta è inesorabilmente caduto, divenendo personaggio mediatico e, anzi, per molti già un «mostro» da punire: la circostanza che affronti i domiciliari in locali messi a disposizione proprio dalla Curia, che vigilerà su eventuali gesti autolesionistici, è conferma della volontà di governare il più possibile lo scandalo, al netto, conviene ribadirlo, di una linea dura, e come in quel comunicato ha rimarcato l’arcivescovo, monsignor Mario Delpini, della massima vicinanza alle comunità parrocchiali di Busto Garolfo.

    Ora, per smentire da subito ipotetiche teorie complottiste, don Tempesta non è finito suo malgrado in nessuna trappola intestina e, men che meno, avrebbe «pagato» esternazioni o mosse da irregolare. Non un ribelle, non un mestatore. Niente di tutto questo, anche in relazione alla giovane età e al peso specifico in eventuali trame. Come abbiamo detto, ci sono passaggi già cristallizzati dagli investigatori e suffragati dai magistrati di Busto Arsizio, pur rimarcando che l’inchiesta non è affatto terminata, in un senso come nell’altro: potrebbero aumentare il numero delle vittime e i dettagli resocontati, e altresì potrebbero emergere elementi a sostegno dell’innocenza del sacerdote. Mentre si ripete di un monsignor Delpini colpito, rattristato, e sostenitore di un radicale cambio di passo, sempre quelle due fonti del Corriere registrano forse esagerando un clima «da caccia alle streghe», mandando a sentenza definitiva i comportamenti del prete del quale, prima dell’inchiesta, si lodavano lo spirito d’iniziativa, la capacità d’esercitare una missione pratica e poco teorica, nel solco di una certa modernità; un prete però al contempo custode delle origini, essendo un campanaro capace di comporre melodie tirando le corde. Ulteriori fonti, queste su Busto Arsizio, sollecitano a insistere sulle pressioni, progressive nel tempo, dei genitori di quei minori, che pretendono giustizia, e insieme misure rapide e pesanti, adducendo la fisiologica osservazione che, se davvero tutto è avvenuto, i traumi per i figli saranno duraturi e potrebbero condizionarne l’esistenza.

    Chi conosce don Tempesta riferisce di un giovane oltre la disperazione, che giura d’essere lui la vittima. Eppure, rimane il materiale sequestrato nella sua abitazione, la cui analisi è iniziata ma non è breve, e sembra non soltanto per un semplice effetto dell’applicazione deontologica degli investigatori.

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_luglio_17/don-tempesta-arrestato-abusi-minori-sacerdote-campanaro-sorvegliato-curia-ma-lui-finito-trappola-1dff305c-e669-11eb-bb0b-66fa8228d756.shtml

  • Abusi sessuali, ex seminarista indagato: la ragazzina è finita in ospedale

    Abusi sessuali, ex seminarista indagato: la ragazzina è finita in ospedale

    di ANDREA GIANNI – Milano, 17 luglio 2021 – Era incaricato di seguire i ragazzi come educatore, e durante le attività in parrocchia ha conosciuto quella ragazzina di 15 anni che poi sarebbe diventata la sua vittima. Abusi sessuali, approfittando di un momento di difficoltà che la giovane stava attraversando, con conseguenze fisiche e psicologiche tali da portare al ricovero in ospedale della minorenne. Il presunto responsabile delle violenze è un ex seminarista di 26 anni, molto conosciuto nella zona e attivo nell’ambiente della parrocchia e dell’oratorio di Cuggiono, dove per un periodo ha seguito il suo percorso di formazione come aiuto del parroco. Nei suoi confronti è stata emessa una misura dell’obbligo di allontanamento e divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua giovane vittima. In questo caso l’oratorio, la parrocchia e la scuola del paese. A firmare il provvedimento è stato il giudice per le indagini preliminari di Milano Alessandra Clemente, che ha rigettato la richiesta di arresto avanzata dal pm Alessia Menegazzo.

    Da quanto si è saputo l’ex seminarista (espulso dal Seminario di Venegono non appena sono emerse le ipotesi di reato), incaricato di seguire i giovani come educatore, nei mesi scorsi, approfittando delle insicurezze della ragazzina legate all’adolescenza e della sua fragilità, ha cominciato con l’invio insistente di messaggini, molti dei quali con i canali social, per poi andare oltre. La scoperta delle violenze e degli abusi è avvenuta dopo che la 15enne è finita in ospedale, dove è rimasta ricoverata per parecchie settimane a causa delle gravi conseguenze psicologiche e fisiche per quello che era stata costretta a subire.

    Lì, pian piano, la giovane vittima ha preso coraggio e ha raccontato quel che era accaduto, dando il via alle indagini coordinate dalla Procura di Milano. Immediatamente il seminarista è stato trasferito in una località lontana dall’oratorio dove gli è stata notificata la misura disposta dal giudice con le accuse di violenza sessuale aggravata e produzione di materiale pedopornografico. Lunedì si terrà l’interrogatorio di garanzia, e il 26enne avrà la possibilità di fornire la propria versione dei fatti.

    Un episodio che ancora una volta accende un faro su presunti abusi sessuali commessi in ambienti legati alle parrocchie, in un paese distante pochi chilometri da Busto Garolfo, scosso dall’arresto di don Emanuele Tempesta. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari per violenza sessuale ai danni di sette bambini, tra i sette e gli undici anni. Risalgono al 2011, invece, gli abusi commessi dall’allora parroco di Rozzano, don Mauro Galli, su un ragazzino di 15 anni. Abusi avvenuti nella casa del prete, dove il minorenne aveva trascorso la notte “in vista delle attività di preghiera” previste per il giorno dopo. Recentemente la Corte d’Appello di Milano ha ridotto da 6 anni e 4 mesi a 5 anni e 6 mesi la condanna, riconoscendo le attenuanti generiche. Leonardo Gualdoni