Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Milano

  • Audizione protetta per tre presunte vittime del prete

    Audizione protetta per tre presunte vittime del prete

    Tre minori sono stati ascoltati ieri in Tribunale a Busto Arsizio, in audizione protetta, perché presunte vittime di abusi sessuali da parte di don Emanuele Tempesta (nella foto), 29 anni, nativo di Cornaredo, sacerdote a Busto Garolfo ai domiciliari dal luglio 2021 con l’accusa di molestie sessuali ai danni di 7 minori, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. La prossima settimana si concluderanno le testimonianze dei ragazzini, dopodiché la Procura deciderà come procedere. Assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, don Tempesta si è sempre professato innocente respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    A far partire le indagini sono state le denunce di alcuni dei genitori dei piccoli, dopo aver raccolto le loro testimonianze. Sotto esame scrupoloso anche tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati dal sacerdote. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti durante la pandemia, quando i bimbi sono stati invitati a casa del sacerdote in piccoli gruppi. Durante i pomeriggi tra chiacchiere e videogiochi don Tempesta avrebbe approfittato di alcuni di loro.

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta.

    La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete, fermato dalla Mobile di Milano a Bardonecchia dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come a un “tradizionalista religioso” ma “incapace di fare male ai bambini” che – secondo l’accusa – sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa.

    E anche la parrocchia, con difficoltà, cercò di ripartire. Le attività estive 2021 si sono tenute regolarmente grazie anche ad alcuni sacerdoti venuti in soccorso del 71enne don Ambrogio Colombo, che si trovò nel giro di poche ore a guidare una comunità di poco meno di 14mila persone.

    Ra.F.

  • Cornaredo, ascoltate in audizione protetta tre presunte piccole vittime del prete

    Cornaredo, ascoltate in audizione protetta tre presunte piccole vittime del prete

    Cornaredo (Milano) – Tre minori  sono stati ascoltati ieri in Tribunale a Busto Arsizio, in audizione protetta, perché presunte vittime di abusi sessuali da parte di don Emanuele Tempesta, 29 anni, nativo di Cornaredo, sacerdote a Busto Garolfo ai domiciliari dal luglio 2021 con l’accusa di molestie sessuali ai danni di sette minori, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. La prossima settimana si concluderanno le testimonianze dei ragazzini, dopodiché la Procura deciderà come procedere.

    Assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, don Tempesta si è sempre professato innocente respingendo accuse definite “false e infamanti”. A far partire le indagini sono state le denunce di alcuni dei genitori dei piccoli, dopo aver raccolto le loro testimonianze. Sotto esame scrupoloso anche tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti durante la pandemia, quando i bimbi sono stati invitati a casa del sacerdote, in piccoli gruppi. Durante i pomeriggi trascorsi tra chiacchiere e videogiochi don Tempesta avrebbe approfittato della situazione per abusare di alcuni di loro.

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio.

    Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete, fermato dalla Mobile di Milano a Bardonecchia dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un “tradizionalista religioso” ma “incapace di fare male ai bambini” che – secondo l’accusa – sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa.

  • Abusi sessuali nella Chiesa: i vescovi italiani supereranno l’omertà?

    Abusi sessuali nella Chiesa: i vescovi italiani supereranno l’omertà?

    Alto, magro, sigaretta in mano, parla come una mitragliatrice: Francesco Zanardi ci riceve nel suo piccolo bilocale, all’ultimo piano di un edificio fatiscente a Savona, cittadina costiera del nord Italia.

    Vive e lavora qui, dedicando le giornate alla sua associazione, la Rete L’Abuso, dedita alla denuncia dei preti pedofili e all’aiuto alle vittime.

    Al muro, foto di manifestazioni contro “il silenzio della Chiesa” . Con un gesto netto, tira su la manica: sull’avambraccio, tracce di punture, ricordo della sua passata dipendenza dalla droga: «Uno dei frutti dello stupro compiuto da un prete nella mia giovinezza. »

    “Lacune giuridiche italiane”
    Sul sito della Rete L’Abuso Francesco Zanardi pubblica costantemente nuovi articoli e aggiorna una mappa dei preti aggressori. « In Francia, osserva, la commissione Sauvé ha stimato in 216mila il numero delle vittime dei sacerdoti in settant’anni. Immaginate l’Italia, con il triplo dei preti…», Affermando di« non avere niente contro i cattolici, ma contro la Chiesa istituzionale» applica la regola del tre, amplia per i “vizi giuridici italiani” e per l’importanza della Chiesa nella Paese e arriva a un risultato: 1 milione di vittime. La cifra colpisce, anche se manca di solide basi.

    A differenza di Francia, Germania, Stati Uniti o, più recentemente, Spagna, nessuna commissione grande ampiezza è stata finora incaricata dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) sulla questione.

    «Dopo il rapporto della Ciase, ho lanciato una petizione e ho scritto al presidente della Cei per chiedergli una commissione simile», racconta Paola Lazzarini, presidente di un’associazione di donne cattoliche. «Nessuna risposta…».

    “Un prete, qui, non si critica”
    «I vescovi pensano ancora di potervi sfuggire. Approfittano del fatto che non c’è una reale pressione», attacca, dal canto suo, Marco Marzano, docente di sociologia delle organizzazioni all’Università di Bergamo e autore di La Casta dei casti (ed. francese Philippe Rey, 2022, 221 pagine , 19€). Perché se in Francia l’“affare Preynat”, divenuto “l’affare Barbarin”, ha innescato un cataclisma mediatico e una forte richiesta da parte dell’opinione pubblica, in Italia la situazione non è paragonabile. «I giornalisti italiani non stanno facendo il loro lavoro» si rammarica Francesco Zanardi. «Quando parlano della Chiesa, è per applaudire il papato».

    Ottimo conoscitore della Chiesa italiana, il giornalista Iacopo Scaramuzzi è forse meno categorico.
    «Un prete, qui, non si critica», riassume. Quanto all’eventuale responsabilità dei vescovi, viene raramente messa in discussione, visto che questi ultimi sono tutelati dinanzi ai tribunali dal concordato vigente, il cui articolo 4 garantisce che essi «non sono tenuti a fornire a magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o fatti di cui hanno conoscenza a motivo del loro ministero».

    Questa protezione ha permesso, fino a tempi recenti, di continuare a spostare dalle parrocchie i sacerdoti incriminati, una pratica che, l’episcopato ci assicura, ora è definitivamente finita.

    Fare una segnalazione non basta
    «Con quanto sta accadendo in Francia e, più recentemente, in Spagna, i vescovi italiani avvertono tuttavia una forma di pressione che li spinge a cambiare», spiega un osservatore, a Roma. «Sono sempre più isolati nel mondo occidentale», vuole credere Vittorio Bellavite, già responsabile di un’associazione cattolica piuttosto progressista. Spinti dalle decisioni dei loro vicini, alcuni vescovi italiani, secondo le nostre informazioni, avrebbero già preso atto della necessità di un rapporto sulla pedofilia nella Chiesa del Paese.

    Tuttavia, avverte una fonte romana molto favorevole a che la Chiesa in Italia faccia un vero lavoro sulla questione, decidersi per un rapporto non basta. Dovrebbe essere commissionato a un organismo indipendente o dovrebbe essere preferita un’indagine interna? Concentrarsi sul passato o sulla prevenzione? Abbiamo bisogno di un’indagine statistica? Di raccomandazioni? Si può rendere pubblico? Tra i responsabili cattolici italiani, queste domande creano imbarazzo e pochi sono quelli che hanno accettato di rispondere alle richieste di La Croix .

    “I numeri ci interessano poco”
    In Curia, pur senza essere sfavorevoli per principio a un rapporto, molti ritengono che la metodologia francese costituisca un controesempio. «Con la Ciase, i vescovi francesi si sono scavati la fossa», ha detto una fonte. Molto criticato anche il termine “sistemico” , ripreso dai vescovi francesi per caratterizzare gli abusi.

    Per il momento, l’episcopato italiano sembra voler escludere l’opzione francese di una commissione indipendente e di un’importante indagine statistica. «I numeri ci interessano poco, se non per la prevenzione», risponde a La Croix mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio tutela minori della Cei. «Vogliamo un’analisi qualitativa e non quantitativa, per conoscere i nostri punti di forza e di debolezza». Gli attuali funzionari della Cei si propongono piuttosto di svolgere un’indagine in un periodo relativamente limitato – due decenni – e a partire dagli archivi diocesani.

    “Paura della valanga”
    Secondo chi chiede una commissione indipendente e multidisciplinare sul modello della Ciase, questo metodo permetterebbe soprattutto di evitare rivelazioni con cifre shock. «I vescovi hanno paura della valanga», sorride Paola Lazzarini. «Vogliono accontentarsi di un mea culpa che non parli delle vittime», lamenta Francesco Zanardi. L ‘“unica via” che trova favore ai suoi occhi sarebbe una commissione parlamentare d’inchiesta, alla quale le diocesi e la Cei aprano i loro archivi, possibilità in cui lui non crede.

    Vittorio Bellavite ha un programma molto chiaro, che secondo lui i vescovi dovrebbero seguire: «Fare luce sugli eventi passati, compiere un atto collettivo di pentimento, riconoscere i torti subiti.
    Dobbiamo avere il coraggio di dire “noi abbiamo fallito, la Chiesa ha fallito”».

    Ma come in Spagna, dove i vescovi hanno cambiato rotta in poche settimane, anche in Italia la situazione potrebbe cambiare rapidamente. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», dice una fonte romana. La scelta dipenderà ora dall’elezione a maggio dei nuovi vertici dell’episcopato italiano».

    E il papa avrà un ruolo decisivo da svolgere: è lui che designerà il presidente della Cei, tra tre nomi proposti dai vescovi. Ed è quindi Francesco, a seconda delle rispettive posizioni sull’opzione da scegliere, che si ritroverà nella posizione di arbitro.
    ———————————————–
    Le varie commissioni per abusi sessuali nel mondo Negli Stati Uniti , nel 2004, il rapporto John Jay, richiesto dalla Chiesa cattolica, riporta oltre 10.000 vittime dal 1950. 252 sacerdoti sono stati sanzionati.
    In Irlanda, nel 2009, il Rapporto Ryan commissionato dal governo ha rilevato oltre 2.000 bambini maltrattati in 216 strutture gestite da ordini religiosi. Incriminati 800 aggressori.

    In Australia, nel 2017, un rapporto, realizzato dalla Commissione reale indipendente d’inchiesta su richiesta del governo, stima al 7% i sacerdoti che sono stati oggetto di accuse di abusi sessuali tra il 1950 e il 2010.

    In Germania, nel 2018, uno studio commissionato dalla Chiesa rivela che 3.677 bambini e adolescenti hanno subito abusi dal 1946. Ogni diocesi da allora ha avviato ulteriori indagini.

    In Francia, nel 2021, il rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) stima in 330.000 il numero delle vittime di pedocriminalità nella Chiesa dagli anni ’50, di cui 216.000 abusate dal clero.

    In Nuova Zelanda, nel febbraio 2022, un rapporto commissionato dalla Chiesa rivela l’entità degli abusi, non solo sessuali, dal 1950. Sono state fatte 1.680 denunce da 1.122 persone contro clero e religiosi.

    Xavier Le Normand (inviato speciale a Milano, Savona e Bergamo) e Loup Besmond de Senneville (inviato speciale permanente a Roma)

    https://www.la-croix.com/Religion/Abus-sexuels-lEglise-eveques-italiens-leveront-ils-lomerta-2022-03-28-1201207406

  • L’altro “Paradiso” di Chiara Lubich, fondatrice dei focolarini

    L’altro “Paradiso” di Chiara Lubich, fondatrice dei focolarini

    40179 ROMA-ADISTA. Negli ultimi mesi si parla molto del movimento dei focolarini. Vuoi per le grandi celebrazioni legate al centenario della nascita della fondatrice, Chiara Lubich, vuoi per il processo di canonizzazione della stessa, di cui il 10 novembre 2019 si è chiusa la fase diocesana, vuoi anche per il forte radicamento – a tutti i livelli e in quasi tutti i Paesi del mondo – che i focolarini hanno ormai raggiunto, divenendo una delle realtà più radicate e strutturate della Chiesa cattolica contemporanea. Se il movimento – che da una fondatrice proclamata beata o santa trarrebbe enormi vantaggi – spinge per una rapida elevazione agli altari, c’è chi rileva nella teologia della Lubich e nella organizzazione del movimento elementi che dovrebbero invitare ad una maggiore prudenza da parte dell’autorità ecclesiastica.

    La storia

    Partiamo intanto dalla nascita dell’esperienza del focolare. Tutto comincia quando – secondo il racconto successivo della stessa Silvia Lubich (questo il vero nome all’anagrafe) –, giovane di Trento, mentre andava a prendere del latte vicino casa sua, avverte una chiamata di Dio: «Datti tutta a me». Tornata a casa Silvia decide di consacrarsi a Dio per sempre, facendo voto di castità, il 7 dicembre 1943. Cambia nome, affascinata dalla risposta data da Chiara d’Assisi a san Francesco, che, alla domanda su cosa davvero desiderasse, aveva risolutamente risposto: «Dio!». Nei primi anni Lubich riunisce attorno a sé un gruppo di giovani seguaci. L’esperienza determinante per il decollo del movimento avviene però nel 1949. Quell’estate Chiara Lubich si reca con le sue prime “compagne” per un periodo di riposo nella valle di Primiero, a Tonadico, sulle montagne del Trentino. Lì, viene raggiunta da Igino Giordani (1894-1980), allora deputato della Democrazia Cristiana, che da qualche mese aveva conosciuto la spiritualità di Chiara e che diventerà il primo focolarino sposato e cofondatore del movimento; con lui Chiara strinse un patto detto dell’unità durante una celebrazione eucaristica il 16 luglio 1949; fatto questo vive giornate intense di esperienze mistiche e visioni. Negli anni successivi Chiara invia i primi focolarini per una serie di viaggi ed incontri all’estero che permettono una rapida diffusione del movimento prima in Europa e poi negli altri continenti.

    La prima approvazione ecclesiastica del movimento arriva a livello diocesano nel 1947, da parte del vescovo di Trento, mons. Carlo De Ferrari. Negli anni successivi il Vaticano approfondisce a lungo la spiritualità e gli statuti del movimento, più volte riveduti, fino all’approvazione dell’allora Pontificio Consiglio per i Laici, nel 1990, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, e in seguito con l’ultima revisione, nel 2007, sotto il pontificato di Benedetto XVI. Approvazione, quest’ultima desiderata dalla stessa fondatrice prima della sua morte, avvenuta il 14 marzo 2008.

    Il movimento conta oggi circa 90mila membri, ai quali bisogna aggiungere 2.000.000 di simpatizzanti provenienti da più di 180 Paesi. Le forme di adesione al Movimento sono molteplici. Ci sono i “focolarini”, donne e uomini che vivono separatamente in piccole comunità (“focolari”) secondo la pratica dei tre voti (povertà, castità e obbedienza): i focolarini potrebbero chiedere o essere iniziati al sacerdozio a servizio del Movimento. Dei focolari fanno parte integrante anche i focolarini sposati, che pronunciano anch’essi gli stessi voti secondo il loro stato di vita e sono detti «promesse di povertà, castità coniugale, obbedienza». I focolarini sposati animano il movimento delle Famiglie Nuove. Poi ci sono i “volontari”, che sono gli animatori di una delle organizzazioni satelliti aperte sull’esterno, chiamato Movimento per una Umanità Nuova, che gode di un ruolo consultivo all’Onu come Ong “New Humanity”.

    Si devono citare anche gli altri movimenti sempre fondati da Chiara Lubich durante gli anni e per i quali lei stessa ha scritto i regolamenti interni, come i Gen (abbreviazione di “generazione nuova”): gli adulti con la Lubich rappresentano la prima generazione, la seconda generazione è quella dei giovani (Gen 2), poi la terza dei ragazzi (Gen 3) e la quarta quella dei bambini (Gen 4, femmine e maschi separatamente). Tutte le generazioni successive a quelle della Lubich animano altrettanti movimenti di massa che invece sono misti “Giovani per un mondo unito”, “Ragazzi per l’unità” e “Bambini per l’unità”. La formula «per un mondo unito » o un cenno all’unità focolarina è una costante. Ci sono anche i Gen’s (i seminaristi del movimento dei focolari), e i Gen-re (i giovani novizi/ e di ordini vari) poiché i Focolari dispongono anche di loro centri per la formazione dei sacerdoti- focolarini e dei sacerdoti-volontari (su Adista Notizie n. 4/20 abbiamo dato conto della forte componente “ecclesiastica” del movimento, a tutti i livelli, dal Vaticano alle diocesi più remote, fino alle nunziature).

    Ci sono anche i Centri di formazione per i religiosi e le religiose “consacrati per l’unità”, come sono stati definiti in un libro di Città Nuova, la loro Casa Editrice italiana (nel mondo sono decine le case editrici e le riviste della galassia focolarina) che divulga anche una rivista mensile. I Centri di Formazione sono siti a Loppiano (FI), la prima “Mariapoli permanente” detta anche “Cittadella” fondata nel 1964 da Chiara Lubich, ma molti incontri annuali si tengono al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo sui Castelli Romani.

    Ci sono poi i musicisti (Gen Rosso che è uno dei focolari maschili di Loppiano), e le musiciste (Gen Verde, uno dei focolari femminili di Loppiano). Per restare nel campo dell’arte: l’étoile della Scala di Milano, Liliana Cosi, è una focolarina.

    La teologia

    Il cardine della teologia della Lubich si basa su tre diversi passi evangelici: la preghiera di Gesù «ut unum sint» («che tutti siano uno», in Gv 17,23); la promessa di Gesù ai suoi discepoli, «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20); l’abbandono di Gesù sulla Croce espresso nel Suo grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato»? (Mt 27,46).

    Ed è proprio l’esperienza dell’unità che è alla base dell’opera di Chiara Lubich. Unità, che dentro il movimento, ha però voluto dire un culto della personalità di Chiara e dei suoi scritti portato all’estremo di una adesione totale ed incondizionata alla sua volontà, trasmessa attraverso la rigida gerarchia che da Chiara passava per i capi-zona e per i capi dei singoli focolari. E che da unità si è spesso trasformata in “uniformità”.

    Durante il soggiorno estivo a Tonadico, nel 1949, insieme alla piccola comunità che intorno a lei era nata, soprattutto giovani donne, la Lubich raccontò di aver vissuto intensamente il passaggio del Vangelo di Matteo dell’abbandono di Gesù sulla croce.

    Il 16 luglio, cominciò un periodo di intensità straordinaria, conosciuto ora come “Paradiso ‘49”. Di questa esperienza Chiara raccolse alcuni appunti, che però sono sempre rimasti all’interno del movimento, ad uso strettissimo di alcune/i prediletti che dovevano tenerli segreti. Il perché lo ha raccontato in diverse occasioni Renata Patti, fuoriuscita dal movimento nel 2008 dopo ben 40 anni di militanza. A Loppiano, durante la Scuola al Centro di Formazione “Mystici Corporis”, Fiore Ungaro, la Focolarina che insegnava la Storia del Movimento, raccontava di quando nel 1950 la Chiesa aveva chiesto a Chiara di bruciare quelle carte del “Paradiso” dicendole che, se fossero state trovate, la sua Opera non sarebbe mai stata approvata. In ogni caso quello che Chiara Lubich racconta di aver “visto” nel suo «paradiso del ’49» non era per tutti, compresi i focolarini alle prime armi. Si trattava di rivelazioni cui si poteva accedere solo salendo nelle gerarchie interne. Come un culto misterico a cui si veniva progressivamente iniziati.

    Per questo, le pagine del “Paradiso ‘49” non vennero mai distrutte. Alla morte di Chiara Lubich un estratto di quelle riflessioni manoscritte fu pubblicato sul n. 177 di Nuova Umanità (maggio-giugno 2008/3), la rivista bimestrale di cultura del movimento. Una versione più ampia di quel testo, commentato dalla stessa Lubich, è però venuta in possesso di Adista. Si tratta di un dattiloscritto steso e utilizzato per un incontro che Chiara fece dal 7 al 13 ottobre del 1974 a Sierre, nel Canton Vallese (Svizzera), dove Chiara andava in vacanza almeno una volta all’anno e dove si recava quando “non stava bene” in quei periodi che venivano presentati ai focolarini come le “notti oscure” che lei stessa a volte ha paragonato al travaglio di mistici come Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, ma che per alcuni erano vere e proprie crisi depressive, che almeno in un caso hanno richiesto l’ospedalizzazione in clinica psichiatrica (1991-93 circa due anni in una clinica sul lago di Costanza) soggiorno obbligato per lo stato della sua salute che le impedì di partecipare ai funerali del fratello Gino Lubich, morto il 4 settembre 1993.

    Nelle prime pagine del dattiloscritto (del quale durante quell’incontro vennero distribuite delle fotocopie) si legge della necessità di trasmettere i contentui legati alle visioni avute da Chiara nel 1949 a coloro che facevano parte della spiritualità focolarina: «I popi (ossia i focolarini uomini e donne, ndr) non possono andare avanti senza conoscere quelle carte», disse in quella occasione Chiaretto (don Pasquale Foresi, primo focolarino- sacerdote, assistente ecclesiastico del movimento per un tempo, poi co-presidente e considerato da Chiara cofondatore con lei e con Igino Giordani, chiamato Foco).

    Infatti, quando Chiara spiegò quelle pagine, erano presenti con lei nel giardino della sua casa in Svizzera Chiaretto (suo teologo e filosofo di riferimento al quale già dal 1950 aveva affidato il compito di tradurre in opere concrete le sue intuizioni mistiche, di esserne cioè “l’incarnazione”), Giulia Folonari chiamata Eli (la sua segretaria personale) e Giorgio Marchetti chiamato Fede (il capo-ramo cioè capo della sezione dei focolarini maschi). Ma torniamo al documento, che durante l’incontro del 1974, Chiara spiegò ad alcuni capi-zona, ossia la troika che gestiva il movimento in Europa.

    Il testo che abbiamo preso in considerazione e che riporta delle chiose fatte da Eletta Fornaro (che era presente con gli altri capizona essendo lei stessa la capo-zona – insieme ad un focolarino di voti perpetui – di alcune regioni del nord Italia) durante le spiegazioni che Chiara faceva (precisamente dal 7 al 13 ottobre del 1974) delle sue “visioni intellettuali” dell’estate 1949 è di 107 pagine.

    Questo documento è stato depositato nel 2015 al Tribunale ecclesiastico diocesano di Frascati che si occupava delle cause di canonizzazione di ex-membri focolarini, affinché potessero essere autenticate e affinché il Vaticano potesse studiarle ed avere un più completo giudizio sulla spiritualità di Chiara Lubich. E forse anche su alcuni aspetti controversi della sua teologia.

    Il testo di “Paradiso ‘49”

    Afferma Lubich a p. 46 del dattiloscritto, parlando degli eventi successivi alla sua morte come di una nuova Pentecoste in cui lo Spirito Santo scenderà sui suoi seguaci: «Oggi compresi come nell’attimo della mia morte cadrà sull’anima lo Spirito Santo che è in me in tutta la sua pienezza e cadrà su di loro e su Foco radunati, che farà le parti di Maria». Che questa morte non dovesse essere un evento lontano Chiara lo chiarisce subito dopo, a p. 47, rivelando un lato che può apparire di forte melanconia: «Ho sempre in mente che sia l’ultimo anno, che sian gli ultimi mesi, sempre, sempre… così, ecco». E subito dopo, parlando di se stessa e della sua esperienza terrena, paragonata a quella di una santa, afferma: «Ciò che importa è che noi non guardiamo ai santi se non come a fratelli da imitare, ma non da imitare pedestremente». «Il conoscere troppo bene la vita dei santi e l’averla ammirata, se può aver fatto molto bene, può essere un grave inciampo perché può legarci, può incitarci a dettar leggi noi al Signore in questa divina avventura che è tutta sua. Anche il pensare che è bene scrivere per i posteri ciò che Iddio ci va illustrando è un pensiero contro la perfetta carità e appare ispirato alla carità. Tutte queste carte che ho scritto valgono nulla se l’anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che la legge in Lei».

    Della sua esperienza mistica Chiara parla come di una serie incessante di visioni (lei li definisce “quadri”) che copre un arco di tempo di più di due anni, dal 20 luglio 1949 fino al settembre del 1951, durante il quale le vengono mostrati circa 150 “quadri”, trinitari, che realizzano la sua esperienza del paradiso e le nozze mistiche della sua anima, che è in unità con quella delle sue sorelle e di Igino Giordani partecipi di quella esperienza, con il Verbo. L’idea del Verbo che è venuto ad abitare in lei come avvenne in Maria di Nazareth torna in diversi passaggi. Ad esempio a p. 71: «La madonna – afferma – ci ha consacrati a lei come le sante specie si transustanziano (ho usato questa parola perché mi piaceva la parola “cambiare sostanza”) nel corpo, sangue, anima e divinità di Gesù. Così questa consacrazione operata da Maria per opera di Gesù transustanziò, per così dire, noi in Maria, per cui abbiamo ora la sua vera carne e cioè carne immacolatizzata». A p. 99 sembra voler rivelare ai suoi più intimi seguaci una questione molto «delicata» a tal punto che – afferma subito dopo – «così siete ancora più invitati a tacere e non parlare di queste cose». E spiega: «Ecco, è forse l’unica volta, forse un’altra volta che adesso non ricordo, che qui ho sentito una parola proprio forte, nell’anima, durante la meditazione. E che mi è suonata dentro subito come “ti cingo dentro” ma la parola era “incinta”. E io ho capito che Cristo prendeva posto nelle carni mariane, e che contemporaneamente capivo che le prendeva in me, le prendeva nell’anima delle pope». Un episodio che nella versione – assai più breve di quella dattiloscritta del 1974, pubblicata su Umanità Nuova dopo la morte della fondatrice viene in parte edulcorata: «Una volta, dopo la Consacrazione a Maria, avvertii una parola nell’anima che mi sifnificava “cinta dentro” e mi sembrò che Dio mi volesse misticamente ripetere con l’anima consacrata “Maria” un’incarnazione».

    https://www.adista.it/articolo/63104

  • Una commissione indipendente sulla pedofilia del clero. Appello dei teologi ai vescovi

    Una commissione indipendente sulla pedofilia del clero. Appello dei teologi ai vescovi

    ROMA-ADISTA. La Cei istituisca una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia del clero in Italia. Lo chiede ai vescovi un nutrito gruppo di teologi e teologhe italiane, in un appello pubblicato su Settimana News.

    «La complessa vicenda degli abusi segna la vita ecclesiale di quest’epoca e ci interroga profondamente – si legge nella lettera -. La vastità delle questioni in gioco pone domande radicali, non solo riguardo all’origine di questo male, alla cura per le vittime e al bisogno di redenzione, ma anche all’esercizio del potere e alla connessione così odiosa tra l’abuso dei corpi e l’abuso delle coscienze.

    In tale complessità vi è, però, un’evidenza: la vicenda epocale rimette in discussione un modo superficiale di declinare la tensione evangelica tra il pensiero del mondo e il pensiero di Dio: quello che identifica il primo con la cultura laica e secolarizzata e il secondo con la Chiesa cattolica che, divenuta minoritaria, avrebbe con ciò il compito di ergersi a principio critico della contemporaneità e di continuare, così, la sua opera di evangelizzazione.

    Tale semplificazione ha una storia antica, ma mostra oggi tutta la sua ambiguità. Proprio attorno alla vicenda degli abusi compiuti da membri del clero su minori, emerge come sia stata la pressione esercitata dal mondo a spingere la Chiesa cattolica a dover fare chiarezza al suo interno e a rendere conto pubblicamente della sua opera.

    Il paradigma mondo/Chiesa si trova così, in qualche modo, capovolto: ragioni apparentemente laiche, ma in realtà radicalmente umane (coltivate con passione anche da molti cattolici di ogni stato di vita), come il bisogno di giustizia, la cura per l’infanzia, l’indignazione nei confronti di chi la tradisce, hanno mostrato alla Chiesa cattolica un male che la riguarda e hanno avviato un cammino di conversione di fronte a cui (benché ancora ai primi passi) non può più tirarsi indietro.

    Ciò che tutti noi, oggi, guardiamo con doloroso stupore, è proprio l’incapacità del corpo ecclesiale (in particolare nella sua componente ministeriale) di accorgersi del male e di farvi fronte. Le ricadute di questa scoperta sono ancora tutte da comprendere e, come teologi e teologhe, non verremo meno a questo compito.

    Una, tuttavia, è da subito evidente: la Chiesa cattolica deve oggi guardare con gratitudine quella parte della società civile e della cultura contemporanea che, con responsabilità, la mette di fronte al suo peccato e alle sue incoerenze. Nonostante tutti i limiti evidenti dell’epoca, scopriamo la sua capacità di evangelizzarci proprio mentre, umilmente, cerchiamo di annunciare il Vangelo di Gesù.

    Di questo sguardo di giudizio, abbiamo ancora bisogno. Proprio per questa ragione riteniamo che la scelta di attingere a componenti interne al mondo ecclesiale per comprendere il fenomeno, non sia in alcun modo in grado di rispondere ai «segni dei tempi». Non si tratta solo della saggezza di fugare fin da principio l’ombra di qualsiasi vischiosa commistione fra chi indaga e chi è indagato: si tratta, invece e in primo luogo, di un’occasione persa per interpretare l’emergere di un nuovo paradigma della contemporaneità, in virtù del quale la Chiesa stessa si mette in ascolto del mondo delle donne e degli uomini, per poter essere più fedele al Vangelo di Gesù.

    Al contrario, il coraggio con cui alcune conferenze episcopali hanno umilmente riconosciuto l’autorevolezza di uno sguardo indipendente, ha una forza profetica che annuncia una conversione irrevocabile. Per questo motivo, chiediamo ai vescovi italiani di istituire una commissione che attinga a competenze esterne, della cui credibilità non si possa dubitare e che sappiano assumersi un compito di intelligente ascolto delle vittime e di responsabile cura nei confronti delle ferite del corpo ecclesiale, quelle che noi abbiamo per molto tempo nascosto ai nostri stessi occhi».

    Firmatari:

    Roberto Maier (Università Cattolica del Sacro Cuore); Andrea Grillo (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Cristina Simonelli (ISSR San Zeno, Verona – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Marcello Neri (Istituto Superiore di Scienze dell’Educazione e della Formazione “Giuseppe Toniolo”, Modena); Sergio Tanzarella (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Giuseppe Ruggieri (Studio Teologico di Catania – Università Milano Bicocca); Antonio Sichera (Università di Catania); Ernesto Borghi (ISSR Guardini, Trento – Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Umberto Rosario del Giudice (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Maria Cristina Bartolomei (Università Statale, Milano);Ursicin Derungs (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Selene Zorzi (Istituto Teologico Marchigiano); Enzo Biemmi (Pontificia Università Lateranense); Claudio Margaria (ISST STI, Fossano); Luca Margaria (ISST STI, Fossano); Marco Gallo (ISST STI, Fossano); Ivo Seghedoni (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Luca Palazzi (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Massimo Faggioli (Villanova University, USA); Marinella Perroni (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Giuseppe Savagnone (LUMSA, Palermo); Fabrizio Mandreoli (Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, Bologna); Gaia De Vecchi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Alberto Maggi (Centro Studi Biblici Vannucci, Montefano); Vittorio Berti (Università di Padova); Brunetto Salvarani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Riccardo Saccenti (Università degli Studi, Bergamo); Simone Morandini (Istituto Studi Ecumenici San Bernardino, Venezia); Basilio Petrà (Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze); Serena Noceti (ISSR della Toscana); Antonio Autiero (Università di Münster, Germania); Donata Horak (Studio Teologico Alberoni, Piacenza); Matteo Cavani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Silvia Zanconato (Scuola di Teologia Laura Vincenzi, Ferrara); Leonardo Paris (Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà Teologica del Triveneto); Paolo Gamberini (Cappella Universitaria La Sapienza, Roma); Anna Carfora (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Napoli); Alessandro Cortesi (ISSR della Toscana Santa Caterina da Siena); Gianni Criveller (Studio Teologico Missionario del PIME, Monza); Giuseppe Noberasco (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Alessandro Picchiarelli (Scuola Interdiocesana di Formazione Teologica, Foligno); Riccardo Battocchio (Facoltà Teologica del Triveneto); Grazia Tagliavia (Università di Palermo); Marco Campedelli (ISSR San Pietro Martire, Verona); Lucia Vantini (ISSR e Studio Teologico di Verona); Simona Segoloni Ruta (Istituto Teologico di Assisi)

    https://www.adista.it/articolo/67687

  • Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Milano – Gli abusi denunciati risalgono al 2015 e al 2016 quando la vittima, all’epoca 47enne, frequentava la parrocchia dell’Annunciazione nel quartiere milanese di Affori. Violenze, secondo il racconto della donna, commesse dall’allora parroco, don Maurizio Lucchina, ora indagato per violenza sessuale. Il pm Roberto Fontana ha chiesto l’archiviazione del procedimento, in quanto la denuncia è stata presentata l’anno scorso, oltre il limite temporale di un anno dai fatti già aumentato dal cosiddetto Codice rosso. Istanza alla quale si è opposto il legale della donna, l’avvocato Daniela Cultrera, che ha chiesto di disporre l’imputazione coatta del sacerdote 65enne, attualmente responsabile della parrocchia Santa Maria alla Fontana di Milano, per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio) aggravato perché commesso da un ministro di culto, in concorso con il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

    In questo modo si potrebbe aprire un processo, “bypassando“ i termini. Il caso approderà quindi davanti al gip di Milano, che dovrà fissare l’udienza per decidere se archiviare il caso, disporre l’imputazione coatta del sacerdote oppure chiedere alla Procura nuove indagini. Il parroco denunciato dalla donna è fratello di un altro prete, don Alberto Lucchina, anche lui finito al centro di accuse su presunti abusi sessuali. Episodi non collegati fra loro. Nel 2020, quando don Alberto era parroco di Inzago, alle porte di Milano, una donna pubblicò una lettera sul portale dell’associazione Rete L’abuso, che sostiene le vittime di abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, accusandolo di averla violentata negli anni Novanta.

    «Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini/e dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi – scriveva la donna – lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo”. Nei confronti di don Alberto Lucchina, che si è autosospeso, è in corso un procedimento davanti al Tribunale ecclesiastico regionale: la vittima, ascoltata, ha confermato gli episodi. Il fratello, don Maurizio, è stato invece denunciato in Procura dall’altra donna, anche lei sostenuta da Rete L’abuso, che ha depositato una chiavetta Usb con la videoregistrazione di un incontro con il sacerdote avvenuto nel 2021 e ha citato come testimoni una psichiatra, una psicologa e un’educatrice. Dopo gli episodi, avvenuti in casa e nell’ambiente della parrocchia, la donna ha vissuto infatti una profonda e crisi, sfociata l’anno scorso nella decisione di denunciare. Testimoni mai ascoltati.

    Anche la donna e il parroco non sono mai stati convocati dalla Procura, che ha chiesto da subito l’archiviazione perché il termine per denunciare la violenza sessuale è scaduto il primo gennaio 2017. “Termini così stringenti non hanno senso – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione – perché gli abusi avvenuti in questo ambiente hanno un iter di maturazione lunghissimo. Secondo gli studi, una persona può arrivare alla scelta di denunciare anche dopo 35 anni. Noi abbiamo raccolto in questi anni circa 1.400 segnalazioni: il 90% è improcedibile, sia in ambito civile che penale, perché i reati sono già prescritti”.

  • Ex seminarista pedofilo: patteggia 2 anni

    Ex seminarista pedofilo: patteggia 2 anni

    Nelle scorse settimane era già stato recapitato un risarcimento ai famigliari della studentessa che lo aveva accusato di abusi. Ieri, lunedì 14 febbraio, l’ex seminarista di Cuggiono, oggi ventiseienne, ha ottenuto il benestare da parte del giudice dell’udienza preliminare di Milano Sara Cipolla alla richiesta di patteggiamento a due anni di reclusione (con il beneficio della sospensione condizionale della pena) in precedenza concordata con il pm milanese Alessia Menegazzo dal suo legale di fiducia, l’avvocato Mario Zanchetti.

    Contestualmente al patteggiamento, lo stesso giudice dell’udienza preliminare ha disposto il venir meno della misura del divieto di avvicinamento alla vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, nonché a tutti i luoghi da lei frequentati a Cuggiono a cominciare dall’oratorio dove i due si erano incontrati.

    Cambio di esistenza

    Il provvedimento restrittivo era stato emesso nel luglio scorso dal gip Alessandra Clemente che aveva preferito invece respingere la richiesta di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Procura del capoluogo lombardo.

    All’udienza di ieri ha fatto capolino in aula l’ex aiuto del parroco di Cuggiono che, dopo lo scandalo che gli ha precluso la carriera ecclesiastica, ha optato opportunamente per un drastico cambio di esistenza, lasciando Cuggiono e l’Alto Milanese e mettendosi a lavorare come operaio. La parte offesa, rappresentata in aula dalla madre, accompagnata dai propri legali, tra i quali l’avvocato Pier Maria Corso, ha preferito disertare il viaggio a Milano per partecipare all’atto finale del procedimento penale che l’ha vista suo malgrado protagonista. D’altronde, la giovane studentessa, residente a Cuggiono, non si sarebbe ancora ripresa dalle gravi conseguenze psicologiche legate alla scabrosa vicenda. Conseguenze particolarmente severe considerato che la giovane non se l’è nemmeno sentita di sottoporsi all’incidente probatorio richiesto dalla Procura.

    Troppo doloroso per la ragazza, tuttora seguita da specialisti, rievocare le tappe di quanto accaduto con l’educatore incontrato in oratorio all’epoca in cui quest’ultimo frequentava il secondo anno di teologia al seminario arcivescovile di Venegono inferiore.

    In sede di interrogatorio di garanzia, l’imputato, una decina d’anni più grande della studentessa, si era giustificato sostenendo che quella instaurata con la ragazza fosse in qualche modo una relazione affettiva a tutti gli effetti e, senza voler urtare la sensibilità della giovane frequentatrice dell’oratorio, a suo modo paritetica. Di più, aveva sostenuto di essersi innamorato della ragazza con la quale, a suo dire, avrebbe solo scambiato teneri abbracci e baci in un’unica occasione mentre erano in macchina.

    In realtà, le carte dell’inchiesta raccontano altro. E, cioè, che l’educatore avrebbe approfittato delle insicurezze legate all’adolescenza della vittima per poterla far cadere nella propria rete. Avvalendosi, tra le altre cose, anche di un uso insistente di messaggini e di svariati invii di immagini hard agli indirizzi social della ragazza.

    L’intervento del parroco

    Peraltro, quando più o meno un anno fa di questi tempi si era sparsa la voce dell’ipotesi di abusi sessuali a carico del seminarista, il parroco aveva preso immediatamente sospeso l’educatore e aveva preso contatti con i genitori della ragazza per informarli di quello che era successo e del loro diritto di adire alle vie legali.

    Al tempo stesso, aveva fatto in modo che la Diocesi provvedesse a interrompere il percorso formativo seminaristico dell’aspirante don.

    Luca Testoni

    https://www.prealpina.it/pages/ex-seminarista-pedofilo-patteggia-2-anni-269625.html

  • Abusi su ragazza, ex seminarista patteggia 2 anni a Milano La scorsa estate gli era stata notificata una misura cautelare

    Abusi su ragazza, ex seminarista patteggia 2 anni a Milano La scorsa estate gli era stata notificata una misura cautelare

    (ANSA) – MILANO, 14 FEB – Ha patteggiato 2 anni, con pena sospesa, un 27enne ex seminarista, aiuto di un parroco e addetto alla gestione di un oratorio nel Milanese (poi allontanato dall’istituto ecclesiastico), che era accusato di aver abusato di una 15enne.

    La scorsa estate all’uomo era stata notificata una misura di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua giovane vittima, ossia l’oratorio, la parrocchia e la scuola del paese, firmata dal gip di Milano Alessandra Clemente nell’inchiesta del pm Alessia Menegazzo. Il patteggiamento è stato ratificato oggi dal gup Sara Cipolla, dopo che l’indagato ha versato anche un risarcimento a favore della famiglia della vittima.

    L’ex seminarista, incaricato di seguire i ragazzini come educatore, stando alle indagini, approfittando delle insicurezze della ragazza aveva cominciato con l’invio insistente di messaggi, molti dei quali sui canali social, per poi andare oltre. La scoperta delle violenze e degli abusi, in particolare, è avvenuta dopo che la 15enne era finita in ospedale, dove era rimasta ricoverata per alcune settimane a causa delle gravi conseguenze psicologiche e fisiche per quello che aveva subito.

    Subito dopo il 26enne era stato trasferito in una località lontana dall’oratorio, dove gli era stata notificata la misura disposta dal giudice con le accuse di violenza sessuale aggravata e anche di produzione di materiale pedopornografico. Contestazioni su cui, tra l’altro, erano arrivate ammissioni da parte del giovane già nell’interrogatorio davanti al gip.

    Leonardo Gualdoni

  • Gli ipocriti

    Gli ipocriti

    Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

    Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

    Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

    E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

    Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

    A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

    Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

    Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
    «Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

    Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

    Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

    Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

    Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

    Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

    Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

    La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

    Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

    https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/

  • FRANCIA – Pedocriminalità nella Chiesa: in Italia nessuna rivoluzione in vista

    FRANCIA – Pedocriminalità nella Chiesa: in Italia nessuna rivoluzione in vista

    Dalla finestra della camera da letto invitano gli applausi di una piccola folla sottostante, radunata in una piazza in onore delle vittime della mafia. Da quello della cucina, niente altro che il silenzio e la tranquillità di un piccolo agrumeto segreto, sepolto tra i palazzi di Ponticelli, quartiere popolare alle porte di Napoli. E in mezzo all’appartamento, nonostante il viso chiuso e lo sguardo duro, è un uomo “soddisfatto”, dice, seduto al tavolo della sua sala da pranzo. Arturo Borrelli, 46 anni, ha appena vinto una battaglia importante in una crociata giudiziaria iniziata più di un decennio fa contro il suo professore di religione: l’uomo che accusa di aver abusato di lui, dai 12 ai 16 anni.

    A fine ottobre il Tribunale Civile di Napoli ha infatti condannato in primo grado don Silverio Mura, ex insegnante in una scuola elementare di Ponticelli, nonché il ministero dell’Istruzione, al pagamento di 320.000 euro e interessi alla vittima. Soldi che non risolvono tutto, dice Arturo Borrelli, «ma il sentimento di giustizia sta guarendo. Fa parte del processo noto per salvare una vittima”. Da parte sua, “molto colpita” da questa decisione e proclamando nuovamente “la sua innocenza”, il sacerdote, deciso a ricorrere in appello, annuncia il suo avvocato. Ma qualunque sia l’esito delle prossime udienze, il prete napoletano lo sa che scapperà dalla prigione. A causa della prescrizione (15 anni dopo il presunto reato in Italia): impossibile adire il sistema di giustizia penale. «Ma per il risarcimento civile», spiega Carlo Grezio, avvocato di Arturo Borrelli, la prescrizione arriva quindici anni dopo che la persona ha preso consapevolezza del reato e del suo danno”.

    Silenzio e negazione

    Per molti anni Arturo si è murato nel silenzio e nella negazione. Fino ad accettare che il suo aggressore celebri il suo matrimonio quando ha 19 anni. Difficile, però, non vedere ribollire la rabbia negli occhi del giovane uomo, in posa accanto al prete. “All’epoca non dissi niente. avevo peccato”, dice oggi, rivedendo la foto. “Don Mura era un vicino alla famiglia, un uomo molto rispettato. Mio padre faceva 15 chilometri Sabato e domenica per assistere alla messa. “

    Il doloroso segreto alla fine emergerà un giorno nel 2009 quando Arturo, colpito attraverso un travolgente disagio che crede fatale, rivela alla moglie e alla madre la ricordo della violenza sepolta. “Relazioni anali […] pompini […] Sono sempre stato passivo, non ho mai regalato niente”, oggi descrive dolorosamente il quarantenne con un potente accento napoletano. Dopo lunghe discussioni con uno psicologo, “Qui è dove abbiamo avuto la conferma che il I problemi di salute di Arturo erano dovuti a violenze sessuali subite in il passato “, spiega il suo avvocato. Profondamente segnato mentalmente e fisicamente, l’ex guardia giurata si è detto “incapace di poter lavorare nuovo”, portando a vedere un armadio pieno zeppo di droga e altri ansiolitici. “Sono pronto a incatenarmi di nuovo alle porte del Vaticano”.

    Dopo anni di lotte, finalmente ricompensato, il padre non sente tuttavia non fermarti qui. “Sono pronto per tornare in griglia del Vaticano, come ho fatto nel 2018, fino a quando don Mura non è stato definitivamente espulso dalla Chiesa”, promette. Anzi, condannato davanti giustizia degli uomini, il religioso è stato assolto nel 2019 da un tribunale ecclesiastico di Milano dalle accuse che gravavano su di lui e può quindi continuare a ricoprire cariche. Un tempo dalla parte di Pavia (sotto un altro nome, questo che ora vale una nuova prova), il prete è poi scomparso radar. Non trovato. “Ma la Chiesa sa dove si trova oggi e continua per proteggerlo”, accusa Arturo Borrelli, a lungo ignorato dalle autorità religiose della sua zona. «Non voglio fare la guerra alla Chiesa», avverte però colui che, ancora oggi, si considera un «fervente cattolico». “Voglio che sia pulita, per il suo bene e per i nostri figli. Perché con questi casi, lei perde la sua credibilità, perde il suo significato “. Ciò comporterà l’estensione della prescrizione per concedere tempo, dice, alle vittime per superare il loro trauma. E per un “elettroshock”, continua Arturo, nessuna consapevolezza da parte della società dell’entità della situazione. In breve: un rapporto italiano. “Esatto, perché è molto importante farlo evidenziare il numero di preti pedofili, capire quanto questo problema è radicato nella Chiesa italiana”, martella.

    Verso una Ciase made in Italy

    Ma il Paese è pronto per questo? Il giorno dopo la pubblicazione del rapporto Francesi, i richiami non sono mancati. E questo anche in sfere superiori della Curia. “Ora il clero di altri paesi deve avere lo stesso coraggio della Chiesa francese. Spero anche per l’Italia”, ha dichiarato così sulle colonne di La Repubblica Hans Zollner, vicino a papa Francesco e specialista in questioni di abusi sessuali nella Chiesa. Ma dalla parte di prelati transalpini, il percorso di una commissione d’inchiesta indipendente, a Ciase (commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) fatta in Italia, non sembra entusiasmare molte persone. “È pericoloso fronteggiare la piaga della pedofilia basata sulle statistiche”, si è così accontentato di rispondere Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), il cardinale sottolineando che l’istituzione era già leader,” in accordo con la Santa Sede, un’opera importantissima di prevenzione, monitoraggio nelle diocesi ed esperti che valutano tempestivamente i casi”. Nel 2019, la Cei ha così imposto, ad esempio, “l’obbligo morale” ai vescovi denunciare accuse di pedofilia – dopo istruttoria interna – alla magistratura italiana. “Una risposta vuota che ci aspettavamo”, affronta subito Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, associazione di “sopravvissuti agli abusi sessuali”. del clero”. L’immobilità transalpina già segnalata tre anni fa, ricorda, alle Nazioni Unite, preoccupate per il “debole” numero di inchieste e di procedimenti avviati dai tribunali italiani”. e ha poi esortato Roma a istituire quanto prima «una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso». sessuale”.

    Ma l’apatia andrebbe ben oltre le campate delle sole chiese, dichiara Francesco Zanardi, coinvolge anche i banchi dei politici. “I governi che si sono succeduti si sono sempre rifiutati di affrontare la situazione”, considera il boss della Rete. Da la colpa a una “Chiesa il cui peso pesa ancora molto sulla vita politica “del bel paese, per non parlare” della vicinanza del Vaticano”, aggiunge. Bisogna quindi tornare al 2017 per trovare le tracce di un’interrogazione parlamentare sul tema, prosegue Zanardi: l’ex deputato di Il Movimento 5 Stelle Matteo Mantero ha cercato di conoscere la portata statistica delle violenze sessuali e le risposte previste dal governo di Paolo Gentiloni. Quattro anni dopo, il democratico ha fatto le valigie per Bruxelles e la domanda è ancora in attesa di una risposta ufficiale. Il silenzio della stampa Su questo doloroso tema, anche la stampa italiana non è risparmiata. Più di un mese fa, quando l’esplosione dell’accusa feroce di Jean-Marc Sauvé, i giornalisti della penisola non ha mancato di trasmettere e commentare il tuono nella Chiesa . “L’onda d’urto”, “Il peso della vergogna” o “La schiena che fa tremare la Francia” ha così sverniciato i titolo della stampa italiana. Più rari, invece, sono i media ad aver messo in dubbio la sorte vittime della pedofilia d’oltralpe. “Siamo l’unica associazione di vittime di preti pedofili e quasi nessun giornalista italiano è venuto a intervistarci quando è uscita la relazione Sauvè”, una piaga spiega Francesco Zanardi. Tuttavia, nella penisola, non mancano casi di abusi sessuali noti. Prova ne è la meticolosa cartografia degli abusi costruita in quindici anni dalla Rete “che contava almeno 362 sacerdoti condannati in via definitiva e 160 che sono sotto inchiesta o sono scomparsi “, spiega il suo presidente.

    Per l’avvocato di Arturo Borrelli, difensore abituale delle vittime di abusi sessuali da religiosi, però, l’Italia non è pronta a voltare pagina. Il Paese è ancora “troppo legato moralmente al clero” e pochi sono ancora quelli che hanno “il coraggio di opporsi a un prete”, ha detto il signor Grezio. ” Ho avuto clienti che mi hanno detto di essere stati picchiati dai genitori per aver detto dal male di una persona santa […] altri hanno perso il lavoro”, rivela. Una forma di impunità che significa che «mai uno scandalo come abbiamo visto in Francia o un caso Spotlight (un vasto affare di pedofilia nella Chiesa americana) non potrebbero esplodere qui. E questo, anche se abbiamo più di 52.000 sacerdoti nel paese, più che in qualsiasi altra parte del mondo”, afferma l’avvocato. e ironicamente: “Così tutto sarebbe virtuoso. Siamo davvero fortunati, tu non trovi? “