Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia e abusi nel clero: mons. Tremolada scarica mons. Delpini mentre don Carlo Mantegazza lo accusa esplicitamente

    Pedofilia e abusi nel clero: mons. Tremolada scarica mons. Delpini mentre don Carlo Mantegazza lo accusa esplicitamente

    Il muro di omertà all’interno della diocesi si è sgretolato, forse più di una “talpa” non ce la fa più a convivere con troppi compromessi tra bugie e verità, valori, fede, vangelo e “omertosa” obbedienza…

    “Siamo stati imprudenti”… “se c’è qualcuno con cui prendersela è Delpini!”.

    Don Carlo Mantegazza parroco di Rozzano all’epoca dei fatti (dicembre 2011), fatti che riguardano l’ipotesi di reato di abuso sessuale aggravato, ai danni di un minore, da parte di don Mauro Galli sacerdote a lui affidato e oggi sotto processo, non usa mezzi termini, accusa chiaramente il suo Vescovo, l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini:

    “se c’è qualcuno con cui prendersela sicuramente è Delpini perché è Delpini che primo, ha preso molto superficialmente la vicenda“.

    D’altra parte don Carlo lo sa bene, è lui che ha chiamato per primo mons. Delpini, ha telefonato il giorno seguente il presunto abuso parlando direttamente con il Vescovo, lo ha incontrato immediatamente nei giorni successivi, gli ha spiegato bene cosa era successo la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011 a casa di don Mauro Galli, il neo sacerdote suo collaboratore a cui aveva appena affidato la pastorale giovanile.

    Don Mauro ha portato a letto un ragazzino, a casa sua, a pochi passi dall’abitazione di don Carlo, nella stessa parrocchia di Rozzano, ingannando i genitori facendo loro credere che fosse un’attività di tutto il gruppo di ragazzini che si stava preparando a vivere cristianamente bene il Natale.

    Li aveva ingannati in modo da ottenere il loro consenso per il pernottamento in oratorio senza destare sospetti.

    È don Carlo che racconta personalmente a Delpini la vicenda del presunto abuso sessuale come poi dichiarerà il Vescovo stesso alla polizia quando nel 2014 verrà interrogato.

    “…don Carlo Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che il minore aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da Don Mauro durante la notte. io sono quindi andato a Rozzano…”

    Don Carlo Mantegazza sapeva ovviamente bene ciò che aveva detto al suo superiore: la questione era seria tanto da dover intervenire subito (Delpini si precipita a Rozzano il 24 dicembre, la vigilia di Natale nonostante i fitti impegni in diocesi per la veglia e la messa di mezzanotte che si sarebbe celebrata poche ore dopo).

    Il Parroco non poteva rimanere altro che sbalordito dalla superficialità con cui Delpini aveva deciso, in pochi giorni, di insabbiare il caso, non riusciva e non poteva rendersi conto, in quel momento, che la fretta di Delpini non era dettata dallo scrupolo di affrontare personalmente la questione seria del presunto abuso da lui segnalato, quanto invece la strategica velocità di mettere a tacere il caso prima che potessero trapelare informazioni scomode da gestire.

    Il parroco era rimasto incredulo e basito (come dirà poi, e in Tribunale riferirà: che il solo fatto di portarsi a letto un minore “…è una cosa un po’ più grave, parecchio più grave” della “leggerezza” rubricata superficialmente da Delpini), non poteva capacitarsi della decisione del suo Vescovo.

    Non era concepibile spostare semplicemente don Mauro in un’altra parrocchia (Legnano), ancora a contatto con i bambini come se nulla fosse, non era accettabile in particolare proprio per don Carlo, perché lui sapeva bene che Delpini era stato adeguatamente informato, lo sapeva con certezza perché lo aveva informato lui personalmente (non potevano esserci scuse o fraintendimenti, don Carlo lo sapeva!).

    Per questo don Carlo non ha dubbi, il responsabile con cui prendersela è sicuramente Delpini, non vi è dubbio.

    Grazie al servizio di Fanpage.it si scopre che don Carlo lo esplicita chiaramente già nel 2015 in presenza anche dei familiari, ben prima che mons. Delpini fosse nominato Arcivescovo di Milano: chissà se aveva informato anche il Vaticano, chissà se nel procedimento canonico a carico di don Mauro, il parroco di Rozzano avrà riferito della grave gestione del suo superiore mons. Delpini.

    Eppure nel 2016, nel processo canonico a carico di don Mauro, vengono ascoltati, oltre al parroco, lo psichiatra del minore (lo ha rivelato spontaneamente la scorsa udienza), i genitori della presunta vittima che, in quella circostanza, già denunciarono il comportamento dei due Vescovi mons. Delpini e mons. Tremolada, o meglio anche in quella sede denunciarono alla “Gerarchia della Chiesa” il comportamento omissivo dei due Vescovi: infatti, in realtà, avevano già presentato formale denuncia anche nel 2015 direttamente in Vaticano alla Congregazione per la Dottrina Della Fede.

    Al procuratore don Desiderio Vajani viene consegnato il materiale comprovante la gestione maldestra dei due Vescovi ma non solo: lettere, documenti, registrazioni audio, una chiavetta USB con tutto quanto a loro disposizione, una documentazione corposa a disposizione, quindi, anche del Vaticano, probabilmente ben più ricca di quella consegnata nel 2014 alla procura della repubblica quando, durante le indagini preliminari, venivano ugualmente interrogati.

    Gli audio inediti riprodotti nel servizio di fanpage, infatti, risalgono al 2015, diversamente da quelli del 2012 acquisiti in aula giudiziale nelle scorse udienze.

    Sarebbe interessante capire “l’anello debole” del sistema, auspicabile che ciascuno avesse il coraggio di contribuire per il proprio ruolo e responsabilità nella ricerca della verità, e sarebbe un forte segnale di cambiamento che lo facessero o potessero fare pubblicamente nella massima trasparenza e coscienza.

    Tuttavia ben venga ugualmente che ci siano sacerdoti che, pur nell’anonimato, in coscienza non riescono più a rimanere indifferenti e compromessi nel terribile silenzio omertoso “imposto” per obbedienza.

    Sacerdoti magari non coraggiosi al punto di uscire allo scoperto, ma comunque combattuti interiormente che si domandano cosa possono/devono fare e cercano di darsi una risposta (certamente non incoraggiata dalle gerarchie ecclesiastiche fatta eccezione, per quanto dichiarato da Papa Francesco, che delinea l’identikit del buon prete, quello che sa denunciare con nomi e cognomi).

    Esattamente come è avvenuto, per esempio, con la segnalazione del caso don Mauro alla trasmissione di Quarto Grado, partita appunto da un sacerdote che conosce don Mauro, forse uno dei pochi veri amici che, probabilmente, ritengono sia più utile, cristiano e giusto affrontare la realtà piuttosto che nasconderla e far finta di nulla, magari grazie ad un semplice trasferimento da una parrocchia all’altra come disposto da mons. Delpini.

    Don Carlo rappresenta “il buon prete” descritto dal Pontefice che sa esporsi raccontando la verità?

    Certo è che in Tribunale, nel corso del procedimento penale, solo poche settimane fa, don Mantegazza non aveva fornito la versione svelata dalle registrazioni, non aveva denunciato con nomi e cognomi affermando che “se c’è qualcuno con cui prendersela sicuramente è Delpini”: in quella occasione, viceversa, si era limitato a dire che aveva avvisato i suoi superiori e che aveva saputo subito della nuova destinazione decisa da Delpini, precisando la relativa identica mansione del don Galli, a beneficio del giudice rispondendo alla precisa domanda: (DOMANDA) “Sempre in ambito parrocchiale?” (RISPOSTA) “Sempre in ambito di Pastorale Giovanile come si dice con i ragazzi…”.

    A dispetto di quanto esortato dal Santo Padre, si è quindi guardato bene dal riferire che: “se c’è qualcuno con cui prendersela sicuramente è Delpini…”

    Lo ha omesso perché non gli è stata fatta una precisa domanda nel merito???

    (GIURAMENTO) “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”.

    Cosa significa “non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”???

    Non erano importanti i particolari di ciò che sapeva don Carlo tanto da ritenere Delpini MOLTO SUPERFICIALE?

    L’arcivescovo di Milano è dunque molto superficiale? Chissà se emergeranno nuove illuminanti conferme inconfessabili?

    Fortunatamente però ci sono anche altri sacerdoti meno visibili, ma più autentici, che non ce la fanno più a nascondere, ad insabbiare, a omettere, a non dire o far sapere, a non…

    Speriamo dunque che, grazie a queste persone, questi uomini “veri” ancor prima che preti, si possa riempire il puzzle di tutti i tasselli mancanti (se ancora ne mancano) di questa triste vicenda che probabilmente ci riserverà altre sorprese, altre rivelazioni inedite?!?

    Se don Carlo non ha voluto rivelare al giudice i dettagli da lui riferiti a Delpini che lo hanno indotto a non avere dubbi sulla leggerezza del Vescovo stesso, motivo per cui è con lui che bisogna prendersela… perché non gli è stata posta l’esplicita domanda, allora speriamo che lo faccia almeno per dignità…

    Certo comunque non sarebbe ne il primo, ne l’unico a non dire “tutta” la Verità, a non riferire se non esplicitamente domandato, come se non fosse importante o pertinente.

    Emblematico infatti quanto dichiarato da mons. Tremolada in un incontro con i familiari della vittima nel 2015 in presenza anche di don Carlo: “…è vero, lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio, è vero, e di questo SIAMO STATI IMPRUDENTI, lo diremo se ci verrà detto: «MA PERCHE’ LO AVETE FATTO?»”

    Forse anche a mons. Tremolada che ha gestito insieme a Delpini l’insabbiamento, non è mai stato chiesto: “MA PERCHE’ LO AVETE FATTO?”

    Che saccenza, che ostentazione di impunità: Tremolada mandato a parlare con i familiari che chiedevano conto del maldestro spostamento quando, viceversa, a loro era stato garantito che il Galli non poteva essere ancora a contatto con i bambini, non ritiene di dover dare spiegazioni.

    Chi si credono di essere i genitori della vittima? Non sanno che i Vescovi non si devono giustificare? Come osano chiedere? Come si permettono di voler sapere? Di volere spiegazioni? “PARLERANNO SE MAI QUALCUNO GLI DOMANDERÀ: MA PERCHÉ, PERCHÈ AVETE DECISO DI INSABBIARE IL CASO”???

    Che fortuna per i due vescovi, nessuno di “quelli” evidentemente titolati per chiedere spiegazioni, ha mai posto la fatidica domanda prima che fossero nominati: lui stesso, Tremolada Vescovo di Brescia e Delpini Arcivescovo di Milano….

    Ma ora la domanda nasce spontanea… ma cosa aspettano a chiederglielo? Cosa aspetta la Santa sede a chiedere: “MA PERCHÉ LO AVETE FATTO?”

    Ci permettiamo dunque di suggerire, esortando papa Francesco, di chiederlo a mons. Tremolada: pare che già del 2015 fosse disposto a spiegarlo ma nessuno si preoccupa di chiedere!!! Forse era più opportuno saperlo prima di nominare i due Vescovi per cariche così importanti, fare un passo indietro è sempre fastidioso… possibile che nessun’altro, per esempio la Congregazione per la Dottrina della Fede, o don Carlo Mantegazza stesso, abbia voluto offrire questo servizio al papa e alla Chiesa come lo stesso Pontefice esorta (“nomi e cognomi”, “evidenze”… il Cile insegna, 34 Vescovi dimissionari!)?

    Speriamo che anche Delpini e Tremolada sappiano cogliere positivamente l’umile suggerimento dei loro colleghi d’oltre oceano… a quel punto potrebbero anche non spiegare… sarebbe già abbastanza “evidente”!!!

    Redazione

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    In questi giorni mi è capitato di leggere un articolo dal titolo “Come mi difendo dai pedofili?”. Impossibile descrivere il primo sentimento che ho provato, da cattolica credente e praticante, nella lettura di questo articolo: un misto tra indignazione, disgusto, smarrimento nel pensare che sia un periodico cattolico, rabbia, compassione e pena … un insieme di tutto ciò.

    Non ho potuto fare a meno di condividerlo con altre “Mamme della Rete” e con amici che stanno cercando, con me e con le famiglie dei figli abusati dai preti pedofili, di approfondire seriamente il tema della pedofilia. Tanti amici mi hanno risposto, anche della mia Parrocchia, luogo dove sono avvenuti diversi casi di ragazzini abusati da sacerdoti. In poco tempo ho ricevuto diverse mail e messaggi e telefonate. La Retelabuso esiste, ed è composta da tanta gente in gamba.

    Messaggi si solidarietà, riflessioni, domande, espressioni di incredulità… Ma come si fa a scrivere un articolo così? Riporto qui due frasi, quelle che hanno suscitato la maggiore indignazione, soprattutto nelle famiglie delle vittime che ben conoscono la REALTA’ perché l’hanno vissuta o la stanno vivendo: non hanno bisogno che qualcuno gliela racconti e scelgano di credervi o meno.

    “Non farti fuorviare da certa stampa urlata e sensazionalistica. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, come dice il noto proverbio. A leggere certi titoloni, pare che tutti i preti lo siano. Non solo non è vero, ma non è nemmeno vera l’affermazione che tanti lo siano. Vero è che una parte, purtroppo, si è macchiata di questo crimine orrendo e in questi anni la Chiesa non fa nulla per nasconderlo, anzi.”

    “La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine. Non così la società.”

    La Chiesa non fa nulla per nasconderlo???

    E che dire di tutti quei sacerdoti che, senza subire nessun processo, magari solo perché sono intercorsi i termini della prescrizione, vengono spostati di parrocchia in parrocchia? Oppure se ne perdono le tracce? Oppure vengono condannati dallo Stato e assolti dalla Chiesa? Oppure, dopo pochissimi anni ritornano al loro posto, magari nel luogo in cui risiede la vittima? Oppure la tragedia nascosta di quello che avviene nei seminari? Oppure …

    QUANTE VITTIME DI PRETI PEDOFILI HA CONOSCIUTO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    A QUANTI PROCESSI PENALI E CIVILI HA ASSISTITO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    CON QUANTI OPERATORI SANITARI, CHE SI OCCUPANO DI CURARE LE VITTIME, HA PARLATO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    Forse se avesse conosciuto qualche vittima, si sarebbe fatta una idea della REALTA’ e, forse, non avrebbe scritto quella FAVOLETTA che descrive un mondo fantastico pieno di zucchero e caramelle… ma che è distante anni luce dalla REALTA’.

    La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine???

    NON ABBIAMO LETTO LA DESCRIZIONE DI ESEMPI CONCRETI, PECCATO: la giornalista ha perso un’occasione per essere credibile! … e non la penso così solo io …

    Tra i numerosi messaggi ricevuti ne riporto alcuni, tra i più significativi:

    • Altro non è che una delle molteplici interviste simulate ..destinata a quel residuo manipolo di lettori ancora convinti dalle forme di pensiero di questo settimanale che negli ultimi anni ha inanellato, uno dietro l’altro, capitomboli spaventosi …

    Per la sua superficialità questo testo è semplicemente inaccettabile e offensivo … uno scambio da bar dello sport!

    Un vero abbraccio, xx (un sacerdote della Diocesi di Milano)

    • Ciao XXXXXX,, di primo impatto verrebbe voglia di fare una QUERELA …ma poiché sei una persona capace di scrivere, sarebbe interessante rispondere alla xxxxx con una lettera scritta come sai fare tu per informarla che sei una madre di un ragazzo che ha subito e che i danni non sono temporanei…..Puntualizzando bene anche tutto le conseguenze.

    Un forte abbraccio, XXXXX (una amica che sostiene le “Mamme della Rete”)

    • Non posso neanche immaginare….. Cosa prova un genitore leggendo……. quando sa che suo figlio e’stato abusato…… ATROCE LACERANTE….. E’ dire poco….. SONO TRAGEDIE X TUTTA LA FAMIGLIA….. UN GRANDE ABBRACCIO….. (una amica della Parrocchia)
    • C’è una tendenza a normalizzare il male e tutto ciò che è sbagliato, certamente ha contribuito e di molto anche il Papa Bergoglio…

    Questo giornale è da bruciare al rogo, ecco cosa penso ! Da bruciare anche altri giornali simili che sono ciechi! un abbraccio fraterno, XXXXX (un amico che da tempo sta seguendo le vicende della pedofilia nella Chiesa, anche lui cattolico convinto e praticante)

    • Questa che scrive sarà sposata?? Avrà figli/e ??? ..

    Ho studiato morale da una vita! Non sono certo un intellettuale né un fine teologo ma .. Definire la pedofilia un “non amore sbagliato” mi fa rabbrividire e solo pensare alla superficialità con cui questa persona si esprime. 

    Poi sarà pur vero (secondo studi sociologici) che i fenomeni di pedofilia si manifestano nella maggioranza dei casi tra le mura domestiche ma questo non scagiona né deve mettere al sicuro la chiesa anzi .. forse “nascondersi un po’ meno”  sarebbe segno di carità evangelica più onesta e più coerente a quel segno che come chiesa debbiamo essere nel mondo .. 

    Dire poi che la società non si muove mi sembra di un irreale .. 

    Mi pare, che chi compie questo reato, oltre a dover risarcire le vittime va in galera e ci sta! 

    Non ho parole! (un altro sacerdote della Diocesi di Milano)

    • L’ho letto tutto. E ti assicuro che lo stesso schifo che provi tu lo provo anche io! Non ci sono parole! (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Inaccettabile per chi sa come stanno le cose veramente, ma altrettanto credibile per chi apprende la notizia senza avere avuto dei trascorsi: infatti è questa l’indignazione che provo! Perché SEMBRA DAVVERO CREDIBILE! Non deve passare un messaggio del genere (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Quanto all’articolo di Famiglia Cristiana… ti assicuro la preghiera quotidiana per la tua famiglia e per tutte le vittime di questo orrendo crimine, ma credo che su alcune cose (dette in maniera dozzinale e frettolosa) l’articolista non dicesse cose del tutto sbagliate… credo intendesse dire che la società (intesa come “pensiero comune”, non come Autorità Pubblica) sia molto più indulgente verso la pedofilia che avviene in famiglia (tra parenti e “amici”) che non verso quella che avviene nella Chiesa, ad opera di preti che sono mostri (pensa anche solo – ad esempio – a quanti casi di pedofilia coperti con omertà… è solo un esempio… io da prete, nel confessionale – sia qui in un paesello di montagna, sia in periferie di grandi città, ho raccolto molte testimonianze di vittime – ormai adulte – di pedofilia operata da famigliari o vicini, ma coperte totalmente dalla famiglia, in particolare le mamme!). La Chiesa non ha assunto affatto una posizione dura e di verità… ma ricorda sempre che la Chiesa non sono né i sacerdoti della tua Parrocchia, né il tuo Arcivescovo… la Chiesa di Cristo (ferita) siamo tutti noi, ed è questa Chiesa ferita e martoriata che Gesù continua ad amare con tutto se stesso e per la quale continua a dare la sua Vita… (un sacerdote della Diocesi di Bergamo)
    • Penso che tutti dovrebbero leggere questa cosa: è allucinante la falsità di Famiglia Cristiana! Bisogna spiegare come stanno le cose (un amico di famiglia che conosce anche altre vittime)
    • I giornali sono servi della casta (un’amica che condivide questa “battaglia di civiltà”)

    Cosa si può aggiungere?

    Noi “Mamme della Rete” non abbiamo, né ricerchiamo, la visibilità che può avere un articolo di un settimanale, ma non riusciamo a stare del tutto zitte. La REALTA’ va raccontata da chi la sta vivendo, o no?

    Una mamma, lettera firmata

  • Rozzano, il prete accusato di abusi su un minore spostato in oratorio dai vescovi: “Siamo stati imprudenti”

    Rozzano, il prete accusato di abusi su un minore spostato in oratorio dai vescovi: “Siamo stati imprudenti”

    In attesa della nuova udienza del processo a don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano che, secondo l’accusa, avrebbe abusato di un minore, escono due nuovi audio risalenti al 2015, registrati dai familiari della presunta vittima a colloquio con l’attuale Vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, sono le parole rivolte da don Pierantonio Tremolada alla famiglia di Fausto, il ragazzo, all’epoca dei fatti minorenne, che sarebbe stato abusato da don Galli. Tremolada si riferisce alla decisione di spostare il sacerdote, ora accusato di abusi, nuovamente a contatto con dei minori, nella parrocchia di Legnano.

    I presunti abusi

    Il sacerdote, la notte tra il 19 e 20 dicembre 2011, ospita Fausto nella sua abitazione e durante la notte, secondo Fausto, avrebbe provato a sodomizzarlo. Nei giorni successivi all’episodio don Galli viene allontanato da Rozzano. Il sacerdote però, scoprono i genitori di Fausto a gennaio, si trova ancora in zona, questa volta a Legnano, e nuovamente a contatto con i minori. La famiglia di Fausto, incredula dopo aver appreso la notizia, viene ricevuta da Tremolada, all’epoca responsabile della formazione del clero. I genitori del ragazzo scoprono che, soprattutto per scelta di monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del cardinale Angelo Scola, don Galli si trova a Legnano.

    Gli audio inediti
    Degli audio dei primi incontri con Tremolada e Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Fausto, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare don Galli nuovamente a contatto con minori fosse sbagliata. Nell’audio successivo, è presente anche don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare don Galli.

    https://milano.fanpage.it/rozzano-il-prete-accusato-di-abusi-su-un-minore-spostato-in-oratorio-dai-vescovi-siamo-stati-imprudenti/

  • Uno Stato così poco Sovrano che i cittadini reclamano i propri diritti costituzionali al Sovrano di uno Stato estero

    Uno Stato così poco Sovrano che i cittadini reclamano i propri diritti costituzionali al Sovrano di uno Stato estero

    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un susseguirsi di scandali che hanno coinvolto la chiesa cattolica, in tutto il mondo, per l’impunità e per le coperture che questa ha sistematicamente, fornito ai preti pedofili. Dagli Stati Uniti dove abbiamo visto fallire intere diocesi per indennizzare le vittime, allo scandalo Irlandese dove lo Stato ha assunto posizioni forti contro la chiesa, a quello australiano dove la giustizia non si è fatta remore nel mettere alla sbarra uno dei potenti del C9, il cardinale George Pell che, sostenuto dalla diocesi, ha persino avuto la sfrontatezza di avviare una colletta per pagarsi il prestigioso team di avvocati che lo difende.

    C’è poi il caso argentino di don Nicola Corradi, che coinvolge direttamente papa Francesco e che, poche settimane fa, ha visto le vittime denunciare alla magistratura proprio coloro che il Vaticano aveva inviato per fare luce sul caso, formalmente accusati di reticenza. Poi il caso cileno che sembra essere diventato un bel grattacapo per Bergoglio che, questa volta, non se la cava con qualche pubblica scusa di circostanza, no: vittime ed opinione pubblica hanno apprezzato le scuse ma pretendono anche i fatti concreti.

    Tutti casi dove vediamo una forte presenza delle istituzioni, dei media che informano e sensibilizzano l’opinione pubblica, la quale reagisce e non si limita ad indignarsi, ma si unisce alle vittime chiedendo atti concreti al Governo e alla chiesa.

    L’Italia, invece, dal Quirinale in giù ha poco da essere fiera, e gli italiani poco da rallegrarsi.

    Noi possiamo ricordare un tristissimo Giorgio Napolitano, con Governo a seguito, che nel 2010, dimenticandosi dei cittadini italiani vittime dei sacerdoti, offrivano la loro solidarietà al papa per quella che definirono  «la inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».

    Sempre nel 2010, ricordiamo l’ispezione ordinata dall’allora guardasigilli Angelino Alfano nell’ufficio  procuratore di Milano Pietro Forno, che si era permesso di denunciare le coperture da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Sempre nel 2010, troviamo un Rocco Buttiglione all’attacco della Procura della Repubblica di Savona, a suo dire troppo severa con don Luciano Massaferro, poi condannato in terzo grado a otto anni.

    Dopo il 2010, viste le decine di casi che emergevano anche in Italia, Istituzioni e politica prendono le distanze e preferiscono non mettersi più in discussione e… vedendo il tenore del pregresso, c’è da dire che almeno qui l’abbiamo scampata.

    Certo l’assenza delle istituzioni, della politica e l’informazione spesso distorta, ha creato una certa confusione negli italiani che, smarriti, si ritrovano a implorare le proprie garanzie costituzionali addirittura al capo di quello Stato estero che li ha costretti vittime, quello stesso Stato che, ai tempi di Wojtyla, fu accusato e condannato perché insabbiava i casi e trasferiva i preti permettendogli di continuare ad abusare e che, 18 anni dopo, continua a fare quello che faceva ai tempi di Wojtyla… ma la disperazione dei cittadini in cerca di giustizia, di fronte alla latitanza dei governi che si sono susseguiti in questi anni, è tale da trovare, come unici interlocutori, i propri carnefici.

    Uno Stato tanto poco Sovrano da non provare vergogna nemmeno nel vedere i propri cittadini costretti a supplicare i diritti che la costituzione garantisce, al Sovrano di una monarchia assoluta che a discrezione, deciderà se concedere o meno la grazia.

    Zanardi

    Consiglio la lettura di “Messe nere sulla riviera ligure”, fatti degli inizi del 900 quando dietro lo scandalo dei Salesiani di Varazze (Liguria) con i pochi e scarsi mezzi di informazione dell’epoca, l’Italia insorse da nord a sud in una sorta di guerra civile.

    Messe nere sulla riviera ligure

  • La doppia morale della chiesa di Bergoglio; tante scuse alle vittime e collette per pagare i processi ai pedofili in sottana

    La doppia morale della chiesa di Bergoglio; tante scuse alle vittime e collette per pagare i processi ai pedofili in sottana

    La grande tolleranza zero di Bergoglio si sta trasformando in uno spettacoluccio davvero becero e di cattivo gusto, l’ennesimo schiaffo alle vittime, questa volta direi davvero raccapricciante: arriva da oltre oceano, dall’Australia dove l’arcidiocesi di Sidney ha avviato una raccolta fondi per sostenere le spese legali non delle vittime, no, quelle del cardinale Pell, accusato di abusi sessuali e di insabbiamenti in favore di sacerdoti suoi sottoposti.

    Il cardinale avrebbe difficoltà nel sostenere le spese legali perché, in virtù dell’umiltà francescana tanto acclamata nel papato di Bergoglio, il cardinale ha scelto il team legale più prestigioso, quello del penalista Robert Richter che costerebbe, secondo le indiscrezioni dei media australiani, decine di migliaia di dollari al giorno.

    La cosa irrita parecchio, perché il problema è una quotidianità per le vittime e proprio pochi giorni fa la mamma di una vittima seguita dall’associazione, lamentava le difficoltà nell’affrontare le spese legali che spesso costringono la vittima a patteggiare poche decine di migliaia di euro di risarcimento, cifre che non bastano neppure per sottoporsi a qualche ciclo di analisi.

    Quella di Pell è decisamente vergognosa ma, purtroppo, non è la prima volta che siamo costretti ad assistere e subire queste disparità, guardate il caso che coinvolge la diocesi di Milano, difesa insieme al sacerdote a ella parrocchia da un altro prestigioso studio legale, quello del Professor Mario Zanchetti, otto avvocati, la vittima si è accontentata di uno… e si è trovata costretta a patteggiare per l’impossibilità economica a proseguire il processo. Ricordiamo poi il discusso caso di don Luciano Massaferro che, in terzo grado, se pur perdendo, trovò le risorse per farsi difendere niente popò di meno che dall’avvocato Franco Coppi.

    Quella di Pell è particolarmente raccapricciante, ricordiamo che il Vaticano è lo stato più ricco al mondo (qui i costi dell’Italia) e se voleva assumersi una tale difesa per un suo ministro doveva finanziarla: una raccolta pubblica di fondi così esosa, anche se raccolti da uno studio legale ma di fatto veicolata dall’arcidiocesi, forse avrebbe avuto un senso se fosse stata per tutti gli avvocati, vittime e cardinale.

    di Francesco Zanardi

  • Il Vaticano sapeva dei suoi errori quando nominò Delpini vescovo

    Il Vaticano sapeva dei suoi errori quando nominò Delpini vescovo

    Una lettera della Congregazione per la dottrina della fede, datata marzo 2016, dimostra che Roma conosceva la pessima gestione in occasione del caso del sacerdote accusato di molestie. Il pasticcio è stato insabbiato?

    di Giorgio Gandola

    “Codesta Congregazione vi invita ad avere fiducia nell’operato dei giudici ecclesiastici”. Protocollo numero 3304/16, lettera su carta intestata della Nunziatura apostolica in Italia, spedita da Roma il 22 marzo 2016 destinazione Rozzano, in provincia di Milano. È la missiva del Vaticano in cui si risponde alle numerose sollecitazioni di due genitori disperati, che vedono il loro figlio in preda a depressione, incubi e volontà autodistruttiva, incapace di metabolizzare la notte più buia della sua vita.

    Era quella in cui, a pochi giorni dal Natale di cinque anni prima, il giovane prete don Mauro Galli lo aveva invitato a casa sua per confessarlo, lo aveva fatto dormire “nel lettone” (pur essendoci nell’appartamento una camera per gli ospiti e un divano letto in soggiorno) e avrebbe tentato di abusare di lui. Il ragazzo aveva 15 anni. La vicenda, oggetto in questi mesi di un processo in tribunale a Milano, ha attirato ancor più l’attenzione per il coinvolgimento dell’arcivescovo milanese Mario Delpini e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, allora rispettivamente vicario di zona e responsabile dei giovani sacerdoti della diocesi. I due alti prelati decisero di non denunciare l’abuso e si limitarono a spostare don Mauro da Rozzano a Legnano, togliendolo dalla pastorale giovanile di due oratori per mandarlo a contatto con gli adolescenti in quattro. Sono nel gennaio 2015, sette mesi dopo la denuncia della famiglia ai carabinieri, partì l’iter dell’indagine previa, conclusa con un processo il cui esito è ignoto.

    La lettera ha un valore particolare perché dimostra che il 7 luglio 2017, quando papa Francesco nominò Delpini arcivescovo di Milano, i suoi uffici erano a conoscenza della gestione censurabile della delicatissima vicenda, che il cardinale Angelo Scola (in uno scritto di scuse alla famiglia della vittima) aveva definito frutto di “scelte maldestre”.

    È il periodo in cui i genitori chiedono giustizia inviando la documentazione al Vaticano senza conoscerne il destino. Un primo contatto avviene via mail il 6 maggio 2015, quando l’ufficio del cardinal Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione, risponde: “Accusiamo ricezione della documentazione relativa alla dolorosa vicenda concernente vostro figlio, che verrà sottoposta in andata odierna al cardinal Müller”. Passa quasi un anno ed ecco che il 22 marzo il nunzio apostolico Adriano Bernardini scrive che le lettere sono arrivate a destinazione e messe agli atti.

    “Le vostre missive sono regolarmente lì giunte (alla Congregazione per la dottrina della fede, ndr), codesta Congregazione vi invita ad avere fiducia nell’operato dei giudici ecclesiastici ed essa rimane la suprema istanza decisionale cui si potrà adire nei termini previsti dalla legge”, spiega Bernardini. “Inoltre, circa le accuse da voi mosse a collaboratori dell’arcivescovo, esse saranno debitamente esaminate a tempo debito al termine dell’istanza in corso e raccolte le necessarie informazioni”. Dopo la precisazione procedurale, ecco le rassicurazioni morali: “La Congregazione ha preso a cuore il vostro caso, come fa con tutti i casi che vengono lì quotidianamente presentati. Il vostro dolore è compreso e condiviso e vi si ringrazia per la vostra sincera apertura e il vostro coraggio, mentre ogni giorno le vittime vengono affidate al Signore nella preghiera perché esser e i loro famigliari possano ritrovare equilibrio e serenità”.

    Il Vaticano sa che a Milano c’è una pesantissima accusa di abuso. Sa che Delpini e Tremolada erano stati informati subito dai parroci di Rozzano. Sa che in un interrogatorio alla polizia, Delpini spiega: “E’ stata mia la decisione di spostare don Mauro Galli dopo che don Carlo Mantegazza al telefono mi aveva detto che il ragazzo aveva segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte”. Il Vaticano sa anche altro. Per esempio che monsignor Tremolada dovette dare una motivazione al decano di Legnano, trovatosi ad accogliere un sacerdote a gennaio, mese inusuale per un trasferimento. Così l’attuale vescovo di Brescia spiega ai genitori della vittima in un colloquio privato: “Gli ho raccontato quello che è successo, però questa cosa ce la teniamo per noi. Questa cosa del letto. Gli ho detto: te la tieni per te. Abbiamo una persona che non può essere buttata in pasto…”. Così a Legnano di diffonde la storia assurda di “una famiglia di disgraziati con un figlio problematico scappato di casa” che don Mauro aveva ospitato, tentando di ricucire i rapporti.

    Nonostante tutto questo il Santo Padre ritiene che non ci siano ostacoli alla promozione di Delpini e Tremolada con un dubbio impossibile da sciogliere: Francesco era stato reso edotto di tutto ciò da chi lo circonda? Proprio lui che negli ultimi anni si è speso contro il silenzio e l’omertà nei casi di pedofilia. Proprio lui che ha inaugurato un tribunale per i vescovi che si macchiano dell’abuso d’ufficio. Proprio lui che nel motu proprio “Come una madre amorevole” definisce cause gravi (passibili di rimozione) anche negligenze e omertà. Proprio lui che il 22 giugno 2017 tuona: “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi”. Due mesi e mezzo dopo monsignor Delpini celebra la sua prima messa da arcivescovo in Sant’Ambrogio.

    (Trascrizione dal quotidian La Verità, 4 maggio 2018)

  • Pedofilia, la Chiesa è troppo egoista per sconfiggerla davvero

    Pedofilia, la Chiesa è troppo egoista per sconfiggerla davvero

    di Marco Marzano

    Quella raccontata da Andrea Cattaneo ed Ersilio Mattioni sull’ultimo numero di Fq Millennium è una storia di ordinaria pedofilia clericale: in una sera di dicembre del 2011, a Rozzano, periferia milanese, il giovane prete don Mauro Galli convinse la famiglia di Davide, un ragazzino quindicenne che frequentava l’oratorio, a lasciarlo dormire nei locali della parrocchia. Il sacerdote persuase i genitori del giovane che a trascorrere quella notte in parrocchia ci sarebbero stati parecchi coetanei di Davide. E invece ad un certo punto i ragazzi andarono via tutti, Davide rimase da solo e don Mauro se lo portò nel letto facendolo accomodare accanto a sé sotto le lenzuola. Il giorno seguente, la mamma e il papà di Davide vennero avvisati dalla scuola che il ragazzo non stava bene, che c’era qualcosa che non andava. Seguirono la scoperta di quello che era avvenuto la sera prima, il tentativo di ottenere giustizia dalla diocesi, un tentativo di suicidio del ragazzo, la denuncia ai carabinieri, il processo a don Mauro.

    La vicenda suggerisce alcune considerazioni:

    1. La burocrazia ecclesiale ha operato avendo a cuore soprattutto il proprio bene. Il bene di non perdere un suo funzionario è quello che spiega il precipitoso trasferimento del prete in una parrocchia pochi chilometri più a Nord. A quel primo spostamento ne seguiranno altri: a Roma, in vari ospedali milanesi e nella nuova sconosciuta residenza di oggi. Mettere al riparo dai guai una propria preziosa pedina in tempi di difficile reclutamento di nuovi effettivi sembra essere stato, almeno all’inizio, un obiettivo prioritario, in nome del quale, lo si legge nell’articolo di Cattaneo e Mattioni, si è potuto anche arrivare a dire alla comunità di fedeli di Legnano dove il giovane sacerdote era stato ricollocato (come responsabile della pastorale giovanile di quattro oratori!) dopo l’episodio increscioso, che il povero prete transfuga da Rozzano stava tentando di sfuggire alla persecuzione messa in atto dalla famiglia di un adolescente difficile scappato di casa che lui aveva generosamente accolto in parrocchia. La famiglia persecutrice sarebbe quella di Davide, il perseguitato don Mauro.

    Una sollecitudine analoga per la sorte del proprio funzionario è quella che ha portato l’attuale vescovo di Milano (allora vicario di Scola) Mario Delpini, in un primo tempo a ringraziare i familiari per non essersi rivolti alla magistratura e poi, quando le cose si sono messe male per il giovane prete, a cercare più volte di incontrarlo e a metterlo infine in contatto con l’avvocato della Curia. Protezione della risorsa umana minacciata e tutela dell’immagine e del decoro dell’istituzione ecclesiale. I principi guida dell’istituzione paiono essere stati questi.

    2. Il vertice del cattolicesimo non sembra particolarmente sensibile al tema della lotta alla pedofilia dei propri uomini. Pochi mesi fa, Mario Delpini è stato nominato vescovo di Milano e nel gennaio di quest’anno, nel corso della sua visita in Cile, papa Francesco ha esplicitamente dichiarato che quelle contro il vescovo Barros, accusato di aver ripetutamente protetto un prete pedofilo, erano tutte calunnie, che contro l’alto prelato non c’era uno straccio di prova.

    Jorge Mario Bergoglio ha poi fatto, nelle settimane successive e in seguito alla fortissima reazione negativa che le sue parole hanno prodotto tra i fedeli e nell’opinione pubblica cilena e mondiale, una vigorosa marcia indietro, sostenendo di essere stato male informato. Intanto quelle parole sono state pronunciate e non potevano certo nascere da un giudizio improvvisato. Io credo che molti dirigenti ecclesiali siano, da un lato, perfettamente consapevoli dell’enorme minaccia che proviene, per la reputazione della loro organizzazione, dall’esplosione di casi come quello di Rozzano, ma che dall’altro non riescano a modificare davvero le loro reazioni e i loro comportamenti. E non vi riescono perché al fondo non vogliono e non possono, a mio parere, accettare l’idea che si diffonda nel pubblico, tra i credenti, l’idea che l’istituzione “sacra” per eccellenza, la mediatrice di salvezza per tutti i peccatori, accolga, educhi e promuova così tanti autori di un crimine orrendo come la pedofilia, perché non vogliono e non possono prendere in considerazione l’idea che il modo in cui formano il clero nei seminari sia una delle cause che produce la patologia successiva.

    In attesa che la Chiesa inizi a riflettere su tutto questo, ai genitori di ragazzini che disgraziatamente finissero nella situazione di Davide mi sento di consigliare di rivolgersi subito alla “Rete l’ABUSO”, l’associazione che ha aiutato i genitori di Rozzano e tante altre vittime di preti pedofili, e soprattutto ai carabinieri. E di esigere dallo Stato e dall’intera comunità civile che venga fatta, e al più presto, giustizia. Nell’interesse loro e di noi tutti.

    L’inchiesta completa di Andrea Cattaneo ed Ersilio Mattioni è sul numero Fq Millennium di aprile, per gli ultimi giorni in edicola e disponibile sullo shop online

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/27/pedofilia-la-chiesa-e-troppo-egoista-per-sconfiggerla-davvero/4320658/

  • Perché papa Francesco riceve tutte le vittime di abusi, ma snobba quelle italiane?

    Perché papa Francesco riceve tutte le vittime di abusi, ma snobba quelle italiane?

    Tra pochi giorni papa Francesco riceverà tre nuove vittime, questa volta cilene, e noi ne siamo davvero felici anche se sorge la domanda: perché non riceve mai le vittime italiane?

    È una richiesta piuttosto frequente, non dimentichiamo che le vittime sono tutte cattoliche, il voler incontrare il papa e potergli esprimere il proprio dolore, il proprio dissenso per come la chiesa, ancora oggi, gestisce i preti abusatori, la propria preoccupazione perché quello che è accaduto a loro non accada ad altri, è un desiderio diffuso in molti sopravvissuti.

    Per esempio Giada Vitale, nel 2014 riuscì a consegnare nelle mani di papa Francesco una lettera con scritta la sua storia, ma nessuno le ha mai risposto.

    Anche Diego Esposito ha più volte pubblicamente espresso questo desiderio, ancora poche settimane fa, in un sit-in di due giorni davanti al duomo di Napoli. Diego vuole delle risposte, vuole sapere perché don Silverio Mura, malgrado le molteplici denunce, non sia mai stato processato. Vuole sapere anche perché il cardinale Sepe, che in questi anni ha coperto il prete fino al punto che, un mese fa, si è scoperto che don Mura esercitava, addirittura sotto falso, nome in un piccolo paesino del pavese, non sia mai stato punito con quella linea dura tanto acclamata proprio dal pontefice.

    Anche la presunta vittima di don Mauro Galli ha chiesto un incontro, lui e i suoi familiari hanno scritto a papa Francesco una dozzina di volte, vogliono sapere perché, malgrado l’insabbiamento del caso da parte di monsignor Mario Delpini, costui, anzi che essere trattato con la promessa linea dura, sia addirittura stato nominato arcivescovo di Milano.

    Ci sono poi anche gli ex allievi sordi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, loro vogliono sapere l’esito della commissione di inchiesta fatta nel 2011, vogliono sapere perché papa Francesco non è intervenuto nel 2014, quando uno di loro gli consegnò in mano una lettera-denuncia nella quale emergevano i nomi di 14 sacerdoti accusati, oggi uno di loro, fuggito in Argentina, è agli arresti per aver abusato di altri bambini, anche questa volta sordi.

    Si vuole capire se papa Francesco abbia reale interesse per le vittime o se è tutta pubblicità, fatta con le vittime di turno, dello scandalo di turno, pubblicità che ha solo l’obbiettivo di far credere che si sta facendo molto e “anche di più”, ma in realtà non si conclude nulla.

    Pochi giorni fa Diego Esposito, una delle vittime italiane, ha più volte telefonato alla Segreteria di Stato e alla Congregazione per la Dottrina della Fede per cercare di ottenere risposte. Pur avendo seguito tutte quelle che sono le linee guida per le vittime, non ha ottenuto risposte, anzi, ci si accorge che in Vaticano non esiste un servizio dedicato alle vittime. Vengono date risposte a caso: tant’è che gli è stato detto che il suo caso sta procedendo; invece sul sito della diocesi di Napoli si legge che il caso è stato chiuso nel 2016.

    Di Francesco Zanardi

  • L’Arcivescovo di Milano mons. Delpini ha coperto un caso di Pedofilia: nuove testimonianze e il cerchio si stringe.

    L’Arcivescovo di Milano mons. Delpini ha coperto un caso di Pedofilia: nuove testimonianze e il cerchio si stringe.

    E’ il caso don Mauro Galli, sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di un minore nel 2011, a tirare in ballo, ancora una volta, l’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini, all’epoca dei fatti Vescovo ausiliare della zona in cui è avvenuto il presunto abuso sessuale.

    Sono infatti ora disponibili le trascrizioni dell’udienza penale che si è svolta pochi giorni fa, il 5 Aprile 2018, nella quinta sezione penale del Tribunale di Milano.

    Questa volta, a confermare le molteplici testimonianze che hanno già coinvolto l’Arcivescovo di Milano, mons. Delpini, è una voce autorevole: l’educatore di professione e capo scout del ragazzo, forse il primo ad aver ricevuto direttamente l’esplicita drammatica confessione dell’abuso.

    Mentre l’Arcivescovo, con una serie di acrobazie, ormai da tempo sta cercando in tutti i modi di “schivare” il caso – non ultimo con il tentativo da parte di alcuni giornali – non può più negare il fatto certo che lui stesso fosse, fin dai primi giorni, a conoscenza del presunto abuso. Tutto questo è emerso chiaramente nel Processo e, peraltro, anche ammesso da Delpini stesso già nel 2014, quando era stato interrogato dalla polizia: il parroco don Carlo Mantegazza nel 2011 “…mi disse al telefono che il ragazzo aveva poi segnalato presunti ABUSI SESSUALI compiuti da don Mauro”. Mons. Delpini tenta dunque, ora, di dare un significato differente al termine “abuso”.

    Il tentativo di manipolare la realtà è quindi passato dalla negazione totale della conoscenza del presunto abuso, (tuttora comunque falsamente rappresentata dal  comunicato ufficiale della diocesi di Milano la quale sostiene che nel 2011/12 “la parola «abuso» si manteneva distante dal racconto della vicenda”), al bieco tentativo di darne un diverso significato:

    “Delpini usa la parola «abuso», ma è evidente che si riferisce al fatto dell’aver invitato a dormire sullo stesso letto il ragazzo e di averlo abbracciato”: come se questo fatto non fosse grave ma un atteggiamento normale. Atteggiamento talmente normale da non richiedere l’avvio dell’indagine canonica prevista per i casi di sospetto abuso, o atteggiamento che ragionevolmente e oggettivamente non poteva destare il minimo sospetto da indagare…

    Ed è proprio qui che a questo punto si pone il problema, perché Delpini aveva solo due cartucce da sparare:

    • O mons. Delpini sostiene che non è stato adeguatamente informato – cosa che ha tentato di fare con il comunicato della diocesi – tentativo ormai fallito perché tutte le prove processuali, le registrazioni e le testimonianze, incluso la sua deposizione giurata, lo smentiscono (deposizione che probabilmente sperava non fosse acquisita agli atti e che quindi potesse rimanere segreta nel fascicolo del PM dato che tramite l’avvocato Zanchetti era riuscito ad evitare l’interrogatorio davanti ai giudici);
    • Oppure mons. Delpini tenta di far credere che la parola “abuso” e “presunto abuso sessuale”, come lui stesso esplicita, si riferisse ad una parola utilizzata impropriamente da tanti, da tutti, da lui stesso nell’accezione “abuso sessuale” soltanto per descrivere il fatto che il don Galli avesse portato il minore nel letto tenendolo abbracciato. Nella sua stessa deposizione (come riscontrato anche da altre testimonianze e dalla deposizione stessa di don Mauro) Delpini dice di aver convocato subito il prete che ammetteva di aver portato a letto il minore “…ha per altro ammesso di aver dormito con il ragazzo quella notte…”.

    Ma anche semplicemente sostenendo questa seconda tesi, di fatto Delpini ammette che sapeva CERTAMENTE che il minore era stato portato a letto dal prete, nella casa dello stesso, nel suo lettone, nonostante avesse a disposizione la camera degli ospiti, c’era stato un contatto fisico e,  nonostante ciò, non avvia alcuna indagine previa propedeutica ad approfondire, ma sposta subito il prete, ancora a contatto con i minori, in un’altra parrocchia.

    “Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie (2).”

    (2) Il can. 1717 del codice di diritto canonico dispone infatti che l’indagine previa abbia luogo quando l’Ordinario abbia notizia «almeno probabile» di un delitto.

    “A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.”

    Papa Francesco precisa inoltre integrando il codice di diritto canonico in forma di “MOTU PROPRIO”:

    “Il Diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani, gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto (cfr can. 193 §1 CIC; can. 975 §1 CCEO). Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili, previsti dal MP Sacramentorum Sanctitatis Tutela promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal mio amato predecessore Benedetto XVI. In tali casi si osserverà la seguente procedura.”

    Un vero e proprio maldestro pasticcio, ulteriormente aggravato dall’estremo tentativo di distogliere l’attenzione dai fatti certi, quelli certificati dal Tribunale, dalle indagini e dalla polizia: solo un paio di settimane fa, il portavoce ufficiale di mons. Delpini, inviava segretamente una mail a tutti i prelati della Diocesi. In quella mail invitava i sacerdoti a muoversi segretamente, per divulgare il contenuto del Comunicato ufficiale della Diocesi di Milano, per contrastare quanto raccontato dai media presenti nelle aule di giustizia. La comunicazione segreta si concludeva con la raccomandazione firmata da don Davide Milani di non far sapere della comunicazione stessa ma solo indirizzare a leggere il comunicato della diocesi.

    Ma tutto questo, alla luce della testimonianza dell’educatore, capo scout del ragazzo, si complica ulteriormente: emerge sempre più drammaticamente lo scenario e le responsabilità inequivocabilmente consapevoli dell’attuale Arcivescovo.

    Indipendentemente da ciò che poteva immaginare mons. Delpini, rispetto alla narrazione che gli veniva offerta dai suoi collaboratori (don Alberto e don Carlo), indipendentemente dalla sua capacità di attribuire il senso corretto alle parole (d’altronde è solo un professore di Greco e Patristica), chi ha parlato con il minore ha riferito subito, in quei giorni, prima dello spostamento di don Mauro, quanto ascoltato dal minore stesso usando esplicitamente il termine “abuso”: tutti quelli che si sono espressi hanno usato il termine “abuso” e “abuso sessuale”.

    Il capo scout dichiara al Giudice che ricorda benissimo che il giorno 6 gennaio 2012, in occasione di un campo con i ragazzi nel quale era presente anche il minore, vedendo quest’ultimo visibilmente triste e silenzioso, aveva notato che stava male quindi gli ha chiesto se voleva parlare.

    “…l’ho guardato e gli ho detto: tu non stai bene, c’è qualcosa che non va?”

    Il ragazzino gli dichiara immediatamente e lo ripete esplicitamente che è stato abusato da don Mauro quindi inizia a piangere.

    “…il ragazzo guardandomi mi dice: Sono stato abusato, è successa una cosa brutta sono stato abusato e si mette a piangere subito.”

    Forse Delpini vuole farci credere che anche il ragazzo ha sbagliato ad esprimersi, non conosce il significato del termine abuso, lo ha usato impropriamente??? Forse voleva dire “…è successa una cosa brutta: ho dormito!!!”

    TUTTI SBAGLIANO AD ESPRIMERSI E A CAPIRE, SOLO DELPINI NON HA ALCUN DUBBIO!

    “…La fortuna vuole che Don Alberto sta salendo per dire messa al nostro campo e quindi parlo anche con lui di questo.”

    Il capo scout attendeva quella stessa sera l’arrivo di don Alberto Rivolta al campo dei ragazzi per celebrare la messa: una volta arrivato gli racconta subito quanto confessato dal minore ponendosi anche per primo (e forse unico) il problema della denuncia alle autorità civili ritenendo che la confessione ricevuta direttamente dal minore fosse relativa ad un fatto grave, da denunciare.

    Il capo scout invece riceve indicazioni diverse da don Alberto e rassicurazioni circa la gestione della situazione.

    Don Alberto riferisce in quella circostanza, all’educatore, che il caso è già presidiato, ne sono già a conoscenza lui stesso, i genitori, il parroco e il Vicario episcopale mons. Delpini, riferisce che lui stesso ha incontrato la neuropsichiatra del minore la quale gli ha riferito personalmente che il ragazzino non era, in quel momento, in grado di sostenere psicologicamente la denuncia.

    “…Mi è stato detto sia dei genitori che anche da Don Alberto che la psicologa riportava in questo momento troppo fragile per il minore per poter affrontare una denuncia e di aspettare un attimo che ci si stava muovendo, che erano già stati informati tutti i livelli della chiesa quindi il parroco, il vicario…”

    Don Alberto disse al capo scout che don Mauro sarebbe stato spostato a breve, ma nessuno poteva immaginare che sarebbe stato ancora con i minori.

    “…Don Mauro doveva essere spostato il prima possibile dalla parrocchia di Rozzano. Questo è quanto c’era detti…”

    L’educatore in seguito si accorge, rimanendo basito, che il Galli era ancora con i minori, ancora una volta ne parla con don Alberto.

    “…poi ho visto tramite Facebook che Don Mauro era in un oratorio e ho chiamato Don Alberto per chiedergli “cos’è sta storia? Perché è ancora in un oratorio?”

    E’ poi emerso che la testimonianza rilasciata durante l’interrogatorio era coincidente con quanto in precedenza dichiarato alla polizia quando nel febbraio del 2016 veniva interrogato.

    Quindi certamente almeno il 6 gennaio 2012 arriva la notizia esplicita dell’abuso all’interno del clero, decisamente ben prima della incredibile e inopportuna decisione di Delpini di non avviare alcuna indagine canonica ma di trasferire il Galli ancora con i minori.

    Sappiamo oramai dal Processo che don Alberto si incontra in quei giorni più volte con don Carlo, mons. Delpini e mons. Tremolada, proprio per esplicitare i fatti, e quindi consentire a Delpini di prendere le decisioni.