Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Tieni la bocca chiesa

    Tieni la bocca chiesa

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    Un ragazzo di quindici anni che denuncia abusi sessuali da parte di un sacerdote, tre anni di bugie e di depistaggi, un tentato suicidio, un risarcimento da 150.000 euro. Poi, davanti al tribunale di Milano, comincia un processo a porte aperte, dove decine di cronisti ascoltano e prendono appunti. Emergono, carte alla mano, le responsabilità dei vertici della Chiesa, che hanno mentito e cercato di insabbiare lo scandalo di don Mauro Galli, prete novello in quel di Rozzano, nel Milanese. Ma sulla vicenda cala l’imbarazzante silenzio di tutti i media, salvo piccole eccezioni. Un articolo sulle pagine locali de “Il Giornale”, un servizio su “Fanpage” e un gruppo di giornalisti inviperiti per aver subito la censura. Fine. Eppure i nomi coinvolti sono altisonanti, a cominciare da monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e all’epoca del fatti vicario episcopale. È lui a gestire l’emergenza, a decidere di spostare don Mauro a Legnano, in un altro oratorio a pochi chilometri di distanza, di nuovo a contatto coi ragazzini. È lui a mentire alla famiglia della vittima, premurandosi però di ringraziarla per non essersi rivolta all’autorità giudiziaria. Ed è sempre lui a contattare il prete accusato di pedofilia, procurandogli un avvocato e raccomandandogli di stare «attentissimo», di non parlare al telefono.

    Una figura poliedrica e controversa, quella di monsignor Delpini. Che nel luglio 2017, quando lo scandalo è noto persino in Vaticano, viene nominato da Papa Francesco arcivescovo di Milano, con un chiosa che sembra non lasciare dubbi circa il suo profilo: «È l’uomo giusto al posto giusto». Delpini, in effetti, sa come muoversi, tesse rapporti e proietta all’esterno una precisa immagine di sé, quella del sacerdote in mezzo alla gente. Da capo della Chiesa ambrosiana, si fa fotografare mentre esce dalla Curia in sella alla sua bici, tra i flash dei fotografi e la gloria terrena, il giorno dopo, su tutti i giornali. Quando i politici parlano, lui ascolta. E se risponde, come al leader della Lega, Matteo Salvini, che in campagna elettorale giura sulla Bibbia, lo fa con prudenza: «Nei comizi si parli di politica». Segue un democristianissimo consiglio ai neo diciottenni, che lascia aperta ogni possibilità: «Fate del vostro voto il segnale di un’epoca nuova». Per Delpini, gli applausi a scena aperta sono tanti e sono noti. I fischi dietro le quinte, invece, vengono soffocati. Anche se le critiche piovono da tutte le parti, dai superiori e dai sottoposti. Don Giorgio De Capitani, un prete scomodo, lo definisce «la mummia imbalsamata» e si chiede se la diocesi più grande del mondo «riuscirà mai a uscire a testa alta da questa insostenibile situazione». Il cardinale Angelo Scola lo definisce «maldestro» nella gestione dell’ennesimo caso di pedofilia. Mentre don Carlo Mantegazza e don Alberto Rivolta, parroci a Rozzano, dove si sarebbe consumato l’abuso, parlano così al telefono: «Aspettiamo cosa, che ci arrestino tutti per pedofilia? (…) Lui (Delpini, ndr) la fa sempre facile (…) Sì, è un minimalista del cazzo».

    Tutto ha inizio il 19 dicembre 2011. Davide – nome di fantasia – viene invitato a passare la notte in parrocchia da don Mauro, suo padre spirituale, che da sei mesi è incaricato di gestire la Pastorale giovanile. Gli impegni in vista del Natale sono molti e il sacerdote chiede ai genitori del ragazzo di lasciarlo dormire in oratorio. La famiglia accetta, pensando che la proposta sia estesa a tutti gli adolescenti. Ma così non è. Dopo cena i ragazzi se ne vanno e Davide scopre di essere l’unico ad aver ricevuto l’invito per la notte. La casa è grande. C’è una stanza degli ospiti, un soggiorno con divano letto e una camera matrimoniale. Eppure don Mauro e il quindicenne dormono nello stesso letto.

    Il giorno dopo la madre di Davide riceve una chiamata dalla scuola, suo figlio sta male. Quando la donna arriva, lo trova in stato di choc: non parla e ha lo sguardo perso nel vuoto. Una volta in macchina, la mamma riesce a ottenere una reazione: «È successo qualcosa stanotte?», chiede. «Quello che puoi immaginare», risponde Davide. I genitori allarmati chiamano i parroci, don Alberto e don Carlo. Quest’ultimo incontra don Mauro, che ammette di aver passato la notte con il giovane nello stesso letto e di averlo abbracciato per evitare che cadesse. Nega di aver avuto rapporti sessuali con lui. I sacerdoti allertano i loro superiori. È la vigilia di Natale e Delpini, all’epoca vicario di zona, si precipita a Rozzano. Alla Polizia, che lo interroga tre anni dopo, racconterà: «Don Carlo mi disse al telefono che Davide aveva segnalato presunti abusi sessuali commessi da don Mauro». A Delpini, dunque, viene riferita ogni cosa. Ma lui decide – e rivendicherà poi la scelta – di spostare don Mauro a Legnano, dove lo nomina, il primo marzo 2012, vicario nella parrocchia di San Pietro e responsabile della Pastorale giovanile nelle parrocchie di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. Sembra più una promozione che una punizione, se si considera che gli oratori da gestire non sono più due, bensì quattro.

    Mentre la Curia si adopera per archiviare lo scandalo, i genitori di Davide vengono a sapere cinque mesi dopo, quasi per caso, che don Mauro è ancora a contatto con gli adolescenti. Così chiedono un incontro ai vertici della Diocesi. Parlano prima con monsignor Pierantonio Tremolada (responsabile della formazione permanente del clero) e poi con Delpini, divenuto nel frattempo vicario generale.

    La famiglia registra gli incontri di nascosto e gli audio finiscono nelle carte del processo. Dai colloqui emerge un particolare inedito sullo spostamento di don Mauro. Ai parrocchiani di Legnano viene raccontato che questo giovane prete ha bisogno di cambiare aria: a Rozzano ha accolto in oratorio Davide, un ragazzo difficile scappato di casa. Da allora i genitori dell’adolescente lo perseguitano, accusandolo di assecondare il comportamento del figlio. Una colossale bugia per tenere nascosti i presunti abusi. Le voci però circolano e arrivano all’orecchio di un parroco, don Piero Re. Il sacerdote indaga e svela le menzogne raccontate dalla Curia ai parrocchiani legnanesi. Tremolada lo rimbrotta: «Doveva tenere il segreto, non avrebbe potuto dirlo». I genitori di Davide non sono soddisfatti, chiedono spiegazioni più convincenti e il 24 settembre 2012 vengono convocati da Delpini. Il registratore è sempre acceso. L’allora vicario generale li mette in guardia: «Basta una notizia di un abuso per farlo diventare un titolo sul giornale. Questa è una cosa che ci ferisce molto, perché noi preti non ci sentiamo tutti pedofili». Poi ringrazia la famiglia per «aver scelto questa strada invece che l’altra», cioè il dialogo al posto della denuncia. Poco dopo quest’incontro don Mauro lascia Legnano e viene trasferito al Seminario Pontificio Lombardo di Roma.

    Rassicurata la famiglia, per Delpini il caso è chiuso. Ma le condizioni di Davide peggiorano e il 10 luglio 2014 il giovane tenta il suicidio. Sul posto, oltre ai medici, arrivano anche i Carabinieri. Agli uomini dell’Arma il ragazzo confida: «Sono stato abusato da un prete». Parte, finalmente, la denuncia. Mentre Davide è ricoverato, trova la forza di confidarsi anche con mamma e papà. Chiede di non essere interrotto né guardato, tira il lenzuolo sopra la testa e racconta: «Di notte, mentre lui credeva che io dormissi, mi ha lentamente tolto i pantaloni del pigiama e le mutande”. Poi il quindicenne descrive ogni dettaglio, anche il più scabroso. E conclude: “È andato avanti per almeno due ore».

    Iniziano le indagini della Procura e le intercettazioni telefoniche. Agli amici don Mauro confida l’interessamento dell’attuale Arcivescovo di Milano per levarlo dagli impicci: «Ho ricevuto una mail da Delpini, che diceva: “Sei da queste parti? Telefonami, scrivimi, che ho bisogno di vederti”. Allora io, anche se ero all’estero, l’ho chiamato subito. Mi ha detto: “No, dai, fissiamo un appuntamento. Così ci vediamo giovedì, che ho bisogno di dirti delle cose”. La prima domanda che gli ho fatto è stata: “Mi devo preoccupare? Ho combinato ancora qualcosa?”. E lui: “No no, il problema non è quello che hai combinato tu, ma quello che hanno combinato gli altri (la telefonata arriva un mese dopo la denuncia, ndr). Non è il caso che ne parliamo per telefono. Dobbiamo stare molto attenti”. Ha chiuso così». Don Mauro tradisce un certo nervosismo: «Sono cazzi amari». Ma Delpini non lo abbandona. Anzi, gli fissa un appuntamento con l’avvocato della Curia, Mario Zanchetti, che già difende diversi sacerdoti accusati di molestie sessuali, tuttora suo legale di fiducia.

    A dispetto delle bugie, la fede non vacilla. La famiglia di Davide, cattolica fervente, non smette di credere che, dentro la Chiesa, qualcuno possa fare giustizia. Decine di lettere vengono spedite alla Curia di Milano e al Vaticano. Giungono le risposte, alcune nette e rassicuranti, ma alle parole non seguiranno i fatti. Il 16 novembre 2015 il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano prima di Delpini, informa che don Mauro sarà sottoposto a processo ecclesiastico, del cui esito non si avranno mai notizie. Scola non spiega invece perché, dal 2011 al giorno della denuncia, nessun provvedimento venga assunto nei confronti del prete sospettato di pedofilia, sospeso soltanto dopo lo scoppio dello scandalo. L’allora arcivescovo, tuttavia, non lesina critiche a Delpini: «Non è stato valutato con adeguato rigore il fatto già di per sé assai grave che don Mauro abbia passato la notte con un minore condividendo lo stesso letto. Improvvida è stata la scelta di trasferire don Mauro in un contesto pastorale che gli consentisse ancora una volta il contatto coi minori».

    Ma anche in Vaticano sanno tutto. La prova è in una lettera del 22 marzo 2016, firmata dal nunzio apostolico del Papa, Adriano Bernardini, che risponde alla famiglia di Davide: «Le vostre missive sono regolarmente giunte alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Inoltre, circa le accuse mosse ai collaboratori dell’arcivescovo (Delpini e Tremolada, ndr) esse saranno debitamente esaminate». Eppure, nonostante bugie e depistaggi siano acclarati, il 2017 è anno di promozioni: Tremolada viene nominato vescovo di Brescia e Delpini arcivescovo di Milano. Papa Francesco ha sempre mostrato i muscoli, quando c’è di mezzo la pedofilia. Viene da chiedersi perché abbia promosso Delpini, elogiandolo: finge di essere all’oscuro oppure non è stato informato dai suoi più stretti collaboratori?

    Intanto a Milano comincia il processo, con una prima sorpresa: 150.000 euro vengono versati alla famiglia di Davide, che il 12 dicembre ritira la costituzione di parte civile. Di questi soldi, 50.000 euro sono il risarcimento per le spese legali e mediche già sostenute. Le difficoltà sono molte, i conti da pagare salati. Davide e i suoi cari, al loro fianco, hanno “Rete l’Abuso”, l’unica associazione italiana che da anni si batte per tutelare le vittime dei preti pedofili. Da notare che alla somma di 150.000 euro si arriva dopo un’estenuante trattativa, perché all’inizio sul tavolo vengono messi 15.000 euro e non un centesimo di più. Poi una perizia quantifica i danni subiti dal ragazzo in 416.000 euro. Così l’offerta si moltiplica per dieci. Ma chi ha pagato? La Curia nega di aver scucito un quattrino. A risarcire è stato don Mauro in persona, consegnando un assegno circolare, cioè denaro contante, emesso da una filiale UBI Banca di Cislago, in provincia di Varese, dove il prete è nato e cresciuto, nonché ancora residente. Curioso che il sacerdote, identificato come “nullatenente” nell’interrogatorio del 14 dicembre 2016, sia riuscito ad accumulare una tale liquidità nel volgere di un solo anno.

    Tanto più che don Mauro non sembra condurre una vita propriamente monastica. Dai fatti del 2011 a oggi è impossibile ricostruire tutti i suoi spostamenti: Legnano nel 2012 e Roma nel 2013, ma anche Milano, prima come cappellano all’ospedale Niguarda e poi alla clinica San Giuseppe, infine di nuovo Roma, dove ha sede quella che dovrebbe essere la sua attuale dimora: il Seminario Pontificio Lombardo. Condizionale d’obbligo, perché da qualche mese non risulta più lì. Risultano invece le sue vacanze sia in Italia nell’Alto Lazio sia all’estero, al mare in Croazia e in Romania. E, dalle telefonate, spuntano le serate mondane. Una volta al concerto di Max Gazzé a Milano, un’altra al ‘Verve’ di Solaro, nel Varesotto. Oppure in Brianza, al ‘Pork ‘N’ Roll’ di Carnate. Qui però il sacerdote declina l’invito, ma solo per ragioni tecniche: non ha la macchina e gli servono i mezzi pubblici per tornare. Troppo complicato.

    In ore e ore di intercettazioni telefoniche, tra don Mauro e tanti altri sacerdoti, non si sente una parola di conforto, o anche solo di solidarietà, per Davide e il suo dramma. L’impressione è che Santa Romana Chiesa sia impegnata nella solita ‘grande’ missione: salvaguardare se stessa e il suo buon nome agli occhi del mondo. Il resto sono seccature.

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    per FQ MILLENNIUM aprile

  • Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Gli ha toccato i genitali e poi ha provato a penetrarlo”

    Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Gli ha toccato i genitali e poi ha provato a penetrarlo”

    Nuova udienza del processo che vede imputato don Mauro Galli, sacerdote di Rozzano (Milano) accusato di aver abusato di un ragazzino di 15 anni nel 2011. Uno degli psicoterapeuti che ebbe in cura il ragazzo ha raccontato: “Il sacerdote lo aveva portato nella camera da letto, il ragazzo notò la presenza di un solo letto e capì che avrebbero dormito assieme”. Nelle precedenti udienze erano stati acquisiti anche gli audio degli incontri tra la famiglia della presunta vittima e monsignor Delpini, accusato dalla madre del ragazzo di aver coperto il sacerdote.

     

    Nuova udienza a Milano del processo su don Mauro Galli, il sacerdote di Rozzano che nelle notte tra il 19 e il 20 dicembre del 2011 avrebbe abusato di un minore, all’epoca dei fatti quindicenne. Una sordida vicenda che coinvolge anche l’attuale arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, chiamato in causa dalla famiglia della presunta vittima perché avrebbe coperto il sacerdote accusato degli abusi. Nell’udienza odierna uno degli psicoterapeuti che ebbe in cura il ragazzo ha raccontato, davanti al collegio presieduto dal giudice Moccia, cosa avvenne la notte del presunto abuso, sulla base di quanto il minore gli aveva riferito nel corso di una seduta nel 2016: “Il sacerdote lo aveva portato nella camera da letto e il ragazzo notò la presenza di un solo letto e capì che avrebbero dormito assieme”. A letto, continua il medico, “Don Galli ha iniziato a toccarlo e lui ha usato la strategia di restare immobile, come paralizzato, facendo finta di dormire. Si è poi avvicinato, ha toccato i genitali e poi ha provato a penetrarlo”. Il ragazzo si trovava a casa del sacerdote per una seduta di preghiere in occasione del Natale. La famiglia del ragazzo, a cui don Galli aveva chiesto l’autorizzazione per poterlo ospitare in oratorio, era convinta che anche altri ragazzi avrebbero partecipato all’incontro di preghiera.

    Acquisiti gli audio degli incontri tra i famigliari del ragazzo e monsignor Delpini
    I giudici hanno ascoltato in qualità di teste anche il caposcout del ragazzo, che nel gennaio 2012, poche settimane dopo il presunto abuso, lo aveva visto particolarmente inquieto in occasione di un’uscita. In quella circostanza il  caposcout si era avvicinato al ragazzo, che gli aveva rivelato di essere stato abusato da don Mauro Galli, senza entrare nei particolari. Il caposcout aveva però deciso di non fare ulteriori domande al ragazzo, ma si era confrontato con i responsabili della parrocchia che avevano ammesso di essere a conoscenza dell’episodio.

    Nel corso dell’udienza odierna è stata ascoltata anche la neuropsichiatra che tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 raccolse i primi racconti della presunta vittima: “Mi aveva raccontato che il prete gli aveva messo una mano sul petto”, nel corso della notte. La teste aveva deciso di non denunciare il fatto alle autorità giudiziarie perché secondo lei, sulla base di quanto appreso direttamente, non si configurava un reato, ma ha precisato tuttavia che non aveva voluto forzare il ragazzo nel racconto, anche se sapeva che il minore ne aveva comunque parlato anche ad altri. Nel corso delle precedenti udienze del processo erano state acquisite anche alcune registrazioni audio di incontri tra la famiglia del ragazzo e i monsignori Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del cardinale Angelo Scola, e Pierantonio Tremolada, oggi vescovo di Brescia e all’epoca collaboratore della formazione permanente del clero e responsabile dell’Istituto Sacerdotale Maria Immacolata (Ismi), che si occupa dei presbiteri del primo quinquennio di ordinazione, e quindi anche di don Galli. Gli incontri, avvenuti nell’estate 2012, erano stati sollecitati dalla famiglia dopo aver scoperto che a poche settimane dal presunto abuso don Galli era venuto nuovamente a trovarsi a contatto con dei minori, questa volta a Legnano. Alcuni degli audio relativi a quegli incontri sono stati diffusi da Fanpage.it, che aveva incontrato la madre della presunta vittima.

    https://milano.fanpage.it/prete-a-processo-per-abusi-su-un-ragazzino-gli-ha-toccato-i-genitali-e-poi-ha-provato-a-penetrarlo/

  • Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Anche nella Bassa e nel Cremasco due casi che hanno visto sacerdoti accusati di pedofilia.

    Pedopornografia nel computer di un sacerdote milanese. Monsignor Alberto Capella è stato arrestato sabato dalla gendarmeria vaticana. Le accuse sono arrivate dagli Stati Uniti e dal Canada.

    Pedopornografia sul pc del sacerdote

    Sabato mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della Nunziatura di Washington. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia per possesso di ingente materiale pedopornografico. Lo comunica la Sala stampa vaticana.

    La vicenda

    Nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1967 monsignor Alberto Capella è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Milano. Cresciuto all’oratorio San Carlo di Rho ha sempre rivestito incarichi diplomatici. L’ultimo quello di funzionario della nunziatura pontificia a Washington, negli Stati Uniti. La vicenda parte però dal Canada. Proprio il dipartimento di giustizia americano notificò alla Santa Sede le accuse contro Monsignor Capella, immediatamente richiamato in Vaticano. Poco dopo anche il Canada emise un mandato di arresto nei confronti dell’uomo accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico dal computer di una chiesa durante un soggiorno nel Paese, nel dicembre 2016. Sabato mattina, dopo le indagini l’arresto.

    Preti pedofili, il caso del cremasco don Inzoli

    Quando si parla di preti pedofili impossibile non pensare alla vicenda di don Mauro Inzoli. Il sacerdote cremasco ai vertici di Cl, meglio conosciuto con il nome di “Don Mercedes” è stato condannato il mese scorso in via definitiva per aver abusato di diversi minori giustificando il proprio comportamento con passi della Bibbia. Era già stato spogliato delle vesti sacerdotali  l’anno scorso e si trova ora in carcere a Bollate.

    Il covese don Zappella

    Il caso di Don Inzoli aveva suscitato clamore e interesse anche a livello internazionale . Ma anche la piccola Covo, nel cuore della Bassa Orientale, ha avuto il suo scandalo. Meno noto a livello nazionale il caso di don Francesco Zappella aveva suscitato parecchio clamore in Sudamerica. Tantissime le denunce arrivate contro il sacerdote covese dall’Uruguay, dove don Zappella gestiva una missione che si occupava anche di un orfanotrofio. Durante le indagini era spuntata anche una condanna a 14 mesi risalente al 1989, per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. Ai tempi Don Zappella era stato ammesso al Noviziato a Pinerolo, poi interrotto, ufficialmente per motivi di salute. Quattro mesi dopo però, nonostante la condanna, don Zappella era stato accolto nel seminario di Albegna, dove era diventato sacerdote. Il magistrato aveva però chiesto l’archiviazione per le accuse contro don Zappella in quanto, essendo trascorsi più di 10 anni dai fatti, i reati erano caduti in prescrizione.

    http://giornaleditreviglio.it/cronaca/pedopornografia-prete-milanese-arrestato-dalla-gendarmeria-vaticana/

  • Don accusato di pedofilia, lo psichiatra della vittima: “Paralizzato dagli abusi”

    Don accusato di pedofilia, lo psichiatra della vittima: “Paralizzato dagli abusi”

    Don Mauro Galli è accusato di abusi sessuali. Lo psichiatra della presunta vittima rivela: “Il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato”

    Nel processo a don Mauro Galli, accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino di 15 anni nel 2011, è intervenuto come teste uno psichiatra dell’ospedale San Paolo di Milano.

    Il racconto
    Il medico di fronte ai giudici della quinta sezione penale del Tribunale ha spiegato che “il ragazzo mi ha raccontato che, quando erano sdraiati nel letto, il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato”. Lo psichiatra ha conosciuto il ragazzo nel 2014, ma solo nel 2016 si è confidato con lui sugli abusi subiti il 19 dicembre 2011.

    “Era ad un ritiro spirituale con altri ragazzi – ha raccontato il teste – e mi ha raccontato che il prete quella sera lo portò nella sua camera, c’era un letto solo e questa cosa gli era sembrata strana, anche se si comportò facendo finta di non dare peso a questo fatto”. Il medico ha sottolineato inoltre come il sacedote avrebbe cercato di aver un rapporto sessuale con il ragazzo, come riportato su Leggo.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/don-accusato-pedofilia-psichiatra-vittima-paralizzato-dagli-1512895.html

  • VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    VIDEO – LE VITTIME DI DON SILVERIO MURA DIFFIDANO IL CARDINALE SEPE E LANCIANO UN APPELLO AL PAPA

    Un inaspettato colpo di scena ha animato il sit-in organizzato dalle vittime napoletane del sacerdote Don Silverio Mura, svoltosi sabato 7 e domenica 8 aprile davanti al Duomo di Napoli.
    Infatti, mentre era in corso la manifestazione civile dei due giovani che hanno denunciato le violenze subite quando erano dei bambini, negli anni in cui a Ponticelli il prete lavorava anche come insegnante di religione, la Curia di Napoli ha diramato un comunicato che rende noto quanto segue: “(in merito al caso dei presunti abusi da parte di Don Silverio Mura) il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione per la dottrina della fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il cardinale arcivescovo ha immediatamente avviato ed è, quindi, in atto. Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione per la dottrina della fede per le valutazioni e le determinazioni”.

    Nel 2016, in verità, la Congregazione Dottrina della Fede, dopo aver visionato tutta la documentazione fornita dalla Diocesi di Napoli, si è già espressa sull’argomento, ritenendo che gli elementi emersi non fossero sufficienti per avviare un processo penale a carico di Don Silverio Mura, lasciando così il sacerdote libero di fare ciò che voleva, andando incontro ad altri scandali, non ultimo quello emerso di recente, quando è stato scoperto nel paesino di Montù Beccaria sotto falso nome.

    Da un lato “i giochi di prestigio” della Chiesa, dall’altro Giuseppe Scognamiglio e Diego Esposito, due ragazzini che quando sono diventati uomini hanno pienamente compreso il senso delle attenzioni “speciali” che quel prete gli riservava e hanno voluto e saputo superare paure, giudizi, pregiudizi e vergogne per far sì che non venga lesa l’innocenza di altri bambini.

    Immediata la risposta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’ABUSO”, promotore del sit-in in scena a Napoli e da diversi anni volto-simbolo delle vittime dei preti pedofili, che già ha annunciato che nelle prossime ore verrà depositata una diffida nei confronti della Curia napoletana.

    “Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?– si legge nel comunicato diramato da “Rete L’ABUSO, in replica alla nota divulgata dalla Curia di Napoli – Il comunicato stampa rilasciato dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.”

    Anche nel corso della giornata odierna, domenica 8 aprile, Diego e Giuseppe, le due vittime di Don Silverio Mura, e due ragazze hanno distribuito volantini e dialogato con cittadini e turisti, sensibilizzandoli in merito alla loro vicenda, oltre che sul tema della pedofilia nel mondo ecclesiastico.

    Diego Esposito si è avvalso del supporto dei media, anche oggi presenti in massa per documentare il sit-in, per lanciare un appello a Papa Francesco, indicandolo come l’unica persona in grado di assicurare che il suo desiderio di giustizia e quello delle altre vittime, possa essere appagato.

    VIDEO – Le vittime di Don Silverio Mura diffidano il Cardinale Sepe e lanciano un appello al Papa

  • NAPOLI: Le vittime non ci stanno e diffidano il cardinale Sepe alla Congregazione per la Dottrina della Fede

    NAPOLI: Le vittime non ci stanno e diffidano il cardinale Sepe alla Congregazione per la Dottrina della Fede

    Il Cardinale Crescenzio Sepe è imputato nel procedimento presso la Santa Sede, procedimento che vede insabbiati da otto anni ormai i casi di don Silverio Mura e don Maurizio Palmieri. Come può essere anche colui che indaga?

    Il comunicato stampa rilasciato oggi dalla Diocesi di Napoli suona davvero come l’anticipo dell’ennesima presa in giro alle vittime che, al primo giorno del sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli per gli insabbiamenti commessi proprio dal Cardinale napoletano, apprendono dai mezzi di informazione che il grande insabbiatore, Crescenzio Sepe, sarebbe ancora una volta colui che dovrà rendere giustizia alle vittime.

    Una buffonata oltraggiosa e ridicola che offende tutti, dalle vittime alla stessa Chiesa.

    Crescenzio Sepe: la cui Diocesi è attualmente imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni della vittima Diego Esposito, denunciato formalmente dalle vittime anche alla Santa Sede nel settembre 2016 per aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018. Giusto un mese fa si è scoperto che il prete sotto indagine – Silverio Mura – anziché essere indagato, esercitava addirittura sotto falso nome a Montù Beccaria. Apprendere oggi che sia ancora lui, dopo queste incivili barbarie, che dovrebbe rendere giustizia alle vittime, è francamente inaccettabile.

    Lunedì diffideremo formalmente alla CDF il Cardinale Crescenzio Sepe, nella speranza che il Vaticano si dissoci da questa umiliante e vergognosa vicenda e come è stato per il caso di Milano che vede coinvolto monsignor Mario Delpini, chiederemo l’affidamento dell’indagine canonica ad un tribunale extradiocesano.

    Francesco Zanardi
    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Vaticano, arrestato per possesso di pedopornografia l’ex consigliere a Washington monsignor Capella

    Vaticano, arrestato per possesso di pedopornografia l’ex consigliere a Washington monsignor Capella

    di Francesco Antonio Grana – Monsignor Carlo Alberto Capella, l’ex consigliere diplomatico a Washington, è stato arrestato dalla Gendarmeria Vaticana. Su di lui pesa la pesante accusa di pedopornografia. “Questa mattina – si legge in un comunicato della Santa Sede – su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di Mons. Carlo Alberto Capella. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato – precisa ancora la nota – è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia”.

  • Prete accusato di abusi, Scola contro Delpini

    Prete accusato di abusi, Scola contro Delpini

    Scola rimproverò Delpini: ecco la lettera

    Nell’inchiesta che imbarazza la Chiesa di Milano spuntano le scuse dell’allora arcivescovo ai familiari della vittima. Il porporato definì “improvvida” la scelta di colui che gli succederà di trasferire don Mauro, il cui comportamento fu “di per sé assai grave”

    di Giorgio Gandola

    La forza di una lettera. È il 23 aprile 2015 quando l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, decide di scrivere per “chiedere scusa per alcune scelte maldestre” dei suoi collaboratori. Lo fa con la solennità e la gravità della sua firma preceduta dalla croce. Lo fa per risarcire un papà e una mamma disarmati, forse disillusi, davanti a una vicenda più grande di loro, che s’è abbattuta sulla famiglia e l’ha sconvolta: quattro anni prima a Rozzano, dove vivono, nell’imminenza del Natale il loro figlio di 15 anni era stato attirato nell’abitazione di un giovane prete, don Mauro Galli, ed era stato invitato a dormire con lui “nel lettone”, nonostante ci fossero una camera per gli ospiti e un divano letto.

    Per capire il senso della lettera, il preambolo è fondamentale. Nei giorni successivi la storia diventa pubblica, raccontata dallo stesso giovane sotto shock, e assume contorni cupi che oggi sono le architravi di un processo (domani c’è l’udienza) in atto presso il tribunale di Milano.

    Il parroco di Sant’Ambrogio, don Carlo Mantegazza,e il responsabile della pastorale giovanile del paese, don Alberto Rivolta, avvertono subito l’arcidiocesi e la vigilia di Natale 2011 si riuniscono con il vicario episcopale arrivato da Milano per fare il punto della complicata situazione. Dopo quell’incontro, l’emissario della Curia non decide di muovere i passi necessari per l’apertura di un procedimento canonico (indagine previa) come da indicazione di due Papi (Wojtyla e Ratzinger, ai quali si affiancherà Bergoglio), ma si limita a organizzare il trasferimento di don Mauro a Legnano, sempre a contatto con gli adolescenti.

    INGANNO

    Dicembre 2011. Don Mauro Galli chiede ai genitori di un ragazzo di 15 anni il permesso affinché possa dormire nella parrocchia di Rozzano, con gli amici all’oratorio. Il figlio però sarà l’unico ospite.

    SHOCK

    Il giorno dopo il giovane è traumatizzato e racconta di aver dormito nello stesso letto del prete (in seguito parlerà di abusi). La famiglia si rivolge al parroco, don Carlo Mantegazza e a don Alberto Rivolta.

    DENUNCIA

    Monsignor Delpini nel 2012 sposta a Legnano don Mauro, che resta così a contatto con i minorenni. Dopo tre anni di scarsa collaborazione da parte della Curia, nel 2014 i genitori si rivolgono alla giustizia italiana.

    COPERTURA

    Dal 2014 la Procura controlla il telefono del prete ma Delpini lo avverte.

    GRAVI RESPONSABILITA’

    A quel tempo il vicario episcopale di Milano, Mario Delpini, che il 24 ottobre 2014 (interrogato in questura quale persona informata dei fatti) spiega a verbale: “Il trasferimento da Rozzano a Legnano fu deciso da me in persona a seguito di una segnalazione da parte del parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, che mi aveva riferito di un ragazzo che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli. Don Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che il giovane aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte”.

    Aggiunge l’ex fidanzata del giovane durante il processo: “Don Mauro lo aveva abbracciato da dietro e a seguito di ciò si era svegliato urlando ed era stato male”. Il prete ammette l’abbraccio, ma lo contestualizza diversamente: “Ha avuto un incubo, è finito sul bordo del letto. Ho dovuto abbraccialo per impedire che cadesse”. Nell’immediato, i genitori del ragazzo non denunciano il presunto abuso all’autorità giudiziaria. È una famiglia molto devota, fa parte della comunità oratoriana, chiede giustizia sottovoce a santa madre Chiesa. Incontra don Pierantonio Tremolada (allora responsabile della formazione dei sacerdoti, oggi vescovo di Brescia), poi don Delpini, e invita tutti ad adottare misure per tenere don Mauro lontano da bambini e adolescenti. Non sa, la famiglia, che quel prete è stato spostato da un paese con due oratori a una città come Legnano, dove di oratori con ragazzi ignari ne frequenta quattro.

    Quando nel 2014, attraverso conoscenti, vengono informati della beffa, i genitori decidono di denunciare tutto alla polizia, di costringere l’arcidiocesi (che nel frattempo aveva pur tardivamente allontanato don Mauro da ambienti giovanili) ad alzare il sipario.

    Anche perché, a distanza di tempo, quel figlio è attraversato da paure ricorrenti e incubi autodistruttivi, che gli psicologi ascrivono agli accadimenti di quella notte. L’inchiesta prende forma, qualche raggio di luce comincia a infiltrarsi fra i tendaggi color porpora. E un giorno, a Rozzano, in quella casa sconvolta, arriva la lettera dell’arcivescovo Scola. Parole che chiariscono molto e creano all’arcidiocesi e a monsignor Delpini più di un imbarazzo.

    “Carissimi, ho letto e riletto con molta cura la vostra dettagliata lettera del 20 marzo 2015 (…). Anzitutto rinnovo le mie scuse e quelle dei miei collaboratori per alcune scelte maldestre. Gli anni trascorsi hanno provocato una certa confusione nella ricostruzione dei fatti, che vi ha arrecato ulteriori sofferenze. In ogni caso non volevo in alcun modo giustificare la correttezza della reazione iniziale da parte dell’autorità diocesana. Non è stato valutato con adeguato rigore il fatto già di per sé assai grave che don Mauro abbia passato la notte con un minore, condividendo lo stesso letto”. Dopo essersi informato e aver preso in mano la faccenda, Scola non fa sconti. È evidentemente ispirato da quel Cristo capace di dire “Sì sì, no no” e non ha nessuna intenzione di far scivolare la polvere sotto il tappeto. In nome di verità e giustizia – dopo aver ammesso ricostruzioni traballanti che hanno portato “ulteriori sofferenze” in quella famiglia – sottolinea una certa superficialità nel valutare quel gesto, comunque gravissimo, da parte di Delpini.

    NUOVE TESTIMONIANZE

    Nella frase successiva l’arcivescovo emerito cala, come si direbbe di un colpo di scena in arrivo, il carico da undici. “Improvvida è stata la scelta di trasferire don Mauro in un contesto pastorale che consentisse ancora una volta il contatto con minori”. E con questa affermazione, Scola mette la parola fine alle più curiose ricostruzioni temporali, a comunicati stampa che anche oggi continuano a non tenere conto delle oggettività processuali. E calpestano con suole chiodate quell’umana pietas che sempre dovrebbe albergare nei cuori di chi la chiede costantemente agli altri. Nel prosieguo dello scritto, Scola mostra di avere dato un’accelerazione all’indagine canonica con ben altro vigore e di avere determinato il destino di don Galli, sospendendolo cautelativamente dall’esercizio del ministero.

    Si può aggiungere che bene ha fatto, poiché alcune settimane fa, durante il programma di approfondimento giornalistico Quarto Grado (Rete 4) che ricostruiva la complessa e triste vicenda, il conduttore Gianluigi Nuzzi ha ricevuto una sorprendente telefonata.

    Un telespettatore, che si definiva compaesano di don Mauro, ha rivelato: “Ho avuto modo di vedere la sua trasmissione sulle molestie del prete. Dieci anni fa avevo 16 anni e durante una gita con l’oratorio fui costretto a dormire in un letto matrimoniale con lui. Ci furono atteggiamenti molto strani da parte sua e fortunatamente per me decisi di andarmene in un’altra stanza con una scusa”. L’uomo si è messo a disposizione della giustizia e saranno il giudice Ambrogio Moccia e il pm Lucia Minutella a decidere se e come utilizzare il suo contributo. Anche alla luce di quest’ultimo episodio le “scelte maldestre” di cui parla il cardinale Scola non sembrano marginali.

    (La Verità, 4 aprile 2018)

  • Pedofilia: l’arcivescovo di Milano Mario Delpini Insabbia volutamente il caso.

    Pedofilia: l’arcivescovo di Milano Mario Delpini Insabbia volutamente il caso.

    Don Alberto Rivolta, responsabile della pastorale giovanile di Rozzano, l’8 marzo 2018 durante l’udienza del procedimento penale a carico di don Mauro Galli, accusato quest’ultimo di abuso sessuale aggravato ai danni di un minore, ricostruisce con precisione giorno dopo giorno gli avvenimenti dal presunto abuso alla decisione maldestra del Vescovo di spostare il prete ancora con i minori.

    “Delpini sapeva, il 24 dicembre 2011 eravamo in tre, Io (don Alberto Rivolta vice parroco), don Carlo Mantegazza (Parroco) e il vescovo mons. Mario Delpini”.

    Finalmente sono disponibili le trascrizioni integrali degli interrogatori avvenuti lo scorso 8 marzo nell’udienza a porte aperte, e nonostante L’ESTREMO TENTATIVO MALDESTRO DA PARTE DELLA DIOCESI DI SCREDITARE LE TESTATE GIORNALISTICHE (che viceversa sono presenti a tutte le udienze e che si sforzano di raccontare con precisione i fatti), LA VERITA’, QUELLA PROCESSUALE, QUELLA GIURATA DAVANTI AD UN COLLEGIO GIUDICANTE IRROMPE CON TUTTA LA SUA SCIOCCANTE, DISARMANTE, DEVASTANTE DRAMMATICA TRASPARENZA.

    Il tentativo maldestro di mettere a tacere quanto emerge in udienza, ad opera del portavoce ufficiale del Vescovo Delpini, don Davide Milani, è presto smentito in aula da chi ha vissuto direttamente quei momenti ed è, per altro, parte della stessa chiesa, don Alberto Rivolta.

    Mentre don Milani si precipitava a inviare una e-mail segreta a tutti i parroci della Diocesi, invitando a diffondere il più possibile il contenuto del comunicato ufficiale della curia Milanese “Un comunicato per comprendere la verità dei fatti” (disponibile da tempo on-line e ripreso in più occasioni da Vatican Insider), esortando a diffondere di non dar credito a quanto scrivono i media definiti scorretti e diffamatori, raccomandandosi infine di non rendere però nota la stessa “comunicazione segreta”… don Rivolta, alla luce del sole raccontava pubblicamente ai Giudici (e ai giornalisti accusati ingiustamente di diffondere notizie false), quanto era accaduto dal giorno del presunto abuso alla scelta maldestra di Delpini di mettere don Galli ancora a contatto con i minori, semplicemente spostandolo in un’altra parrocchia a pochi chilometri di distanza (decisione maturata in soli 20/30 giorni).

    Per comprendere il peso delle diverse deposizioni E’ FONDAMENTALE PRECISARE CHE DA PARTE DEL CLERO, DON ALBERTO RIVOLTA E’ STATO L’UNICO CHE HA VISTO E PARLATO REALMENTE E DIRETTAMENTE CON LA PRESUNA VITTIMA GIA’ DAL GIORNO STESSO DOPO LA NOTTE DEL PRESUNTO ABUSO: infatti, sia don Carlo Mantegazza sia mons. Delpini giurano alle autorità di non aver visto né parlato con il minore.

    Pertanto: quanto riportato da don Alberto a mons. Delpini, è la fonte più diretta e puntuale che lo stesso monsignore aveva quando ha preso la decisione di spostare don Mauro ancora una volta come responsabile della pastorale giovanile senza ritenere di dover avviare alcuna indagine canonica, detta INDAGINE PREVIA, prevista invece per questi casi. 

    LA RICOSTRUZIONE PRECISA DI DON ALBERTO RIVOLTA E LE ALTRE TESTIMONIANZE IN AULA:

    1. Don Alberto ha visto immediatamente il minore, esattamente il giorno 20 dicembre 2011, la notte tra il 19 e il 20 dicembre don Mauro aveva portato nel suo letto matrimoniale il ragazzo.
    2. Don Alberto è stato avvisato dai genitori, che erano stati allertati a loro volta dalla scuola dove il minore era stato accompagnato in macchina da don Mauro stesso, la mattina del 20 dopo la fatidica notte.
    3. Gli insegnanti avevano subito chiamato i genitori perché avevano visto il ragazzo sotto shock, e avevano dunque telefonato ben due volte ai genitori, a breve distanza di tempo, per andare a scuola a prendere immediatamente il figlio.
    4. Don Alberto il 20 dicembre ha trovato a casa il minore in stato di shock:

    Don ALBERTO: “…era sicuramente molto scosso. Molto… Sì, era scosso, era un po’… era scosso, era angosciato, era sicuramente stato… così, aveva vissuto… era rimasto… Era in una situazione certo non normale, non ottimale. Sicuramente era un ragazzo scosso, mi vien da dire forse impaurito o comunque certamente non parlava con libertà e tranquillità.”

    Oltre agli insegnati, ai genitori, a don Alberto, anche la fidanzatina del tempo, quello stesso giorno, poco prima di don Alberto, aveva visto il ragazzo visibilmente scosso come ha testimoniato durante il processo:

    FIDANZATA: “…Mi ricordo di averlo trovato nella sua camera ed era visibilmente scosso. Non riusciva a parlare, non riusciva a dirmi cosa fosse successo. Mi diceva solo che era successo qualcosa di brutto. Di fatti non sono rimasta per tanto tempo perché lui era molto, molto scosso. Era rannicchiato sulle scale in un angolo.”

    Praticamente tutti quelli che hanno visto o voluto vedere il minore concordano nell’averlo visto in stato di shock.

    1. Don Alberto parla subito con don Mauro Galli, con don Carlo Mantegazza e quindi, insieme a quest’ultimo, a mons. Mario Delpini.

    Don ALBERTO: “A quel punto… non so la cronologia esatta, comunque ho fatto tre cose. Anzitutto ho chiesto un colloquio a don Mauro dicendo: “Don Mauro ho bisogno di parlarti”. Ho avvisato l’allora Parroco, don Carlo Mantegazza che era Parroco, il mio Parroco che avevo a Rozzano. Dopodiché insieme abbiamo avvisato, appunto, il Vicario Episcopale.”

    Don Alberto il 21 dicembre parla con don Mauro e il 24 dicembre, insieme a don Carlo, parlano a Delpini.

    1. Don Alberto riferisce a Delpini che aveva visto subito, dopo quella notte, il ragazzo, che era visibilmente scosso, che aveva dormito insieme a don Mauro nel suo stesso letto matrimoniale, avendolo premeditatamente chiesto ai genitori e pur avendo altre soluzioni ospitali (lo specificherà meglio don Carlo, parlando del nuovissimo divano letto in sala o della camera degli ospiti con un letto e una brandina).

    Riferisce che il ragazzo gli aveva detto che il don Mauro aveva toccato il petto del ragazzo, lo prendeva dal petto…

    Don ALBERTO: “Allora, Xxxxxxxxx mi ha detto che quella notte loro avevano dormito insieme in questo letto matrimoniale in casa di don Mauro. Avevano dormito insieme e durante la notte lui si era sentito toccare il petto, prendere per il petto, toccare per il petto. Niente e poi la mattina… Quindi questo la notte. Lui non aveva dormito, aveva fatto fatica a dormire e al mattino don Mauro, dopo la preghiera, l’aveva portato a scuola. L’aveva portato a scuola, insomma.”

    (audizione Don CARLO MANTEGAZZA):

    PRESIDENTE – Quindi il letto nel quale erano stati insieme era stato il letto, invece, proprio di don Mauro.

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Proprio di don Mauro.

    PRESIDENTE – Ed era un letto ad una, a due piazze o a una piazza e mezzo?

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – No. Era un letto matrimoniale.

    PRESIDENTE – Era un letto matrimoniale. Quindi i posti letto, per dire così, nell’appartamento erano quello del letto matrimoniale utilizzato dal Sacerdote.

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Sì.

    PRESIDENTE – Quello, se c’era, della camera degli ospiti…

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Della camera degli ospiti…

    PRESIDENTE – E in più un divano letto…

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Un divano letto.

    PRESIDENTE – Che era un divano letto ad una piazza e mezza, dice?

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Sì, almeno ad una piazza e mezza. Non penso che fosse matrimoniale penso che fosse un (inc) come si chiama.

    1. Don Carlo precisa che anche solo aver portato un minore nel proprio letto è una cosa molto grave che quindi certamente, come qualsiasi altra persona di buon senso, in assenza di altre informazioni, non poteva avere la serenità, e tanto meno la certezza, che non fosse successo altro.

    PRESIDENTE – Quando dice: “Quello che era accaduto” vuol dire, partire dal presupposto che avessero dormito insieme come fatto accertato o dando come fatto accertato che fosse accaduto qualcos’altro?

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – No, il dormire insieme certo.

    PRESIDENTE – Era il dormire insieme con un ragazzo che era una cosa considerata grave da lei e, diciamo, dalla struttura ecclesiastica oppure il sospetto piuttosto che la convinzione che fosse successo anche un contatto sessuale? Per intenderci.

    TESTIMONE DON MANTEGAZZA – A me personalmente, perché posso rispondere per me, a me sembrava già grave quello.

    PRESIDENTE – Era quello che volevo, che intendevo domandarle.

    1. Pertanto mons. Delpini sapeva con certezza che don Mauro aveva dormito con il ragazzo nel letto matrimoniale, nonostante fosse tutto premeditato, poiché aveva chiesto il consenso ai genitori e non aveva voluto utilizzare le soluzioni ospitali a sua disposizione, camera degli ospiti o divano in sala, (lasciando però loro intendere che ci fosse tutto il gruppo di adolescenti per dormire in oratorio, i genitori non immaginavano certo che il figlio fosse solo e che avrebbe dormito nella casa di don Mauro e tanto meno nel suo letto matrimoniale; questo lo precisa anche don Carlo nella sua testimonianza).

    Don CARLO: “…Naturalmente, ovviamente, i genitori sapevano che avrebbe dormito a casa di don Mauro ma non immaginavano nello stesso letto, ecco.”

    1. Delpini sapeva che il ragazzo riferiva che si sentiva toccato da don Mauro, lo aveva riferito a don Alberto, unica persona che aveva cercato e visto il ragazzo.

    Don ALBERTO: “…quella notte loro avevano dormito insieme in questo letto matrimoniale in casa di don Mauro. Avevano dormito insieme e durante la notte lui si era sentito toccare il petto, prendere per il petto, toccare per il petto.

    1. Delpini non ha voluto approfondire alcunché prima di decidere lo spostamento di don Mauro ancora a contatto con i minori, magari incontrando i familiari o il minore. Le informazioni riportate da don Alberto, da don Carlo e da don Mauro stesso, (quest’ultimo lo ha personalmente incontrato e gli ha confermato di aver portato nel suo letto il minore, aggiungendo però che non era successo nulla), gli erano sufficienti.
      Delpini ha ritenuto sufficiente che don Mauro gli avesse detto che non fosse accaduto nulla, salvo portare a letto un minore, (sapeva che tutti avevano visto sotto shock il ragazzino dopo la fatidica notte, incluso don Alberto che glielo riferisce di persona il 24 dicembre 2011), informazioni sufficienti per non avere dubbi e quindi decidere scientemente con “scrupolo e coscienza”, dirà poi attraverso i comunicati stampa.

    Senza sentire il minore oppure i familiari decide di non avviare alcuna indagine.

    Decide quindi con “scrupolo e coscienza” di spostare prudenzialmente, “per precauzione” (come riporta il comunicato della diocesi) il don Mauro ancora incaricato della pastorale giovanile in un’altra parrocchia poco distante (Legnano) ancora a contatto con i minori, possibilmente con un maggior numero di ragazzi poiché era passato da responsabile di due oratori, a Rozzano, a responsabile di quattro oratori, a Legnano.

    Nonostante tutto ciò, alla polizia riferirà poi che lo stesso don Carlo Mantegazza lo aveva allertato, prima dell’incontro del 24 dicembre 2011 dove si sono riuniti in tre (mons. Delpini, don Carlo Mantegazza e don Alberto Rivolta).

    Don Carlo gli aveva esplicitamente anticipato la grave situazione telefonicamente e Delpini giura alla polizia precisando che in quella telefonata, “in quella circostanza” don Carlo gli aveva poi detto che il minore aveva segnalato presunti abusi sessuali.

    Sostanzialmente mons. Delpini attraverso il comunicato della Diocesi vuole tentare di far credere che non aveva capito, contrariamente a tutti gli altri che pure avevano parlato con lui, don Carlo e don Alberto, i quali dissentivano rispetto al maldestro spostamento (come da registrazioni acquisite in aula) e riconosciuto poi anche dal Cardinale Scola in una lettera inviata ai familiari. Tutti i testimoni fino ad ora ascoltati, i genitori e parenti, tre amici e l’ex. fidanzata, con le medesime informazioni che aveva appreso Delpini, avevano dedotto che il loro amico fosse stato abusato sessualmente, tutti lo giurano alle autorità come riportato dai documenti integrali in un precedente articolo http://retelabuso.org/2018/03/28/larticolo-di-vatican-insider-diffuso-dalla-chiesa-di-milano-smontato-nelle-menzogne-paragrafo-per-paragrafo-contiene-documenti/

    Come è possibile dunque che solo mons. Delpini non ha il minimo dubbio? Perchè non avvia l’indagine interna?

    Il comunicato sostiene che Delpini in quei giorni aveva chiesto e sentito il parere di uno psicologo che aveva ricevuto il compito di sentire don Mauro.

    Anche rispetto a quest’aspetto iniziano ad emergere i primi interessanti particolari:

    In un sito web noto negli ambienti ecclesiastici “COME GESU’ blog di don Mauro Leonardi” don Leonardi dopo essere stato invitato nelle due trasmissioni di Gianluigi Nuzzi, Quarto Grado, dove ha trattato il caso del presunto abuso di don Galli, ha pubblicato alcune sue riflessioni e come sempre avviene, alcuni utenti hanno partecipato alla discussione.

    https://mauroleonardi.it/2018/03/24/quarto-grado-la-puntata-preti-pedofilia-2/

    In particolare una assidua frequentatrice del Blog, scrittrice e nota commentatrice di don Leonardi, in merito al caso don Galli scrive:

    “Nel caso di Rozzano indubbiamente la Diocesi di Milano ha sottovalutato la questione.

    Il sacerdote è stato sottoposto a 26 sedute dallo psicoterapeuta e direzione spirituale prima di essere spostato a Legnano sempre a contatto con ragazzi, nel 2011.” 

    L’episodio richiamato da don Leonardi nell’ultimo suo commento: “Se non ho fatto male i conti il nuovo episodio di cui si è parlato nella puntata è avvenuto quando don Mauro Galli era seminarista…” si riferisce ad un altro evento inquietante emerso proprio grazie alle trasmissioni televisive. Infatti, un giovane ha riferito di avere a sua volta ricevuto il medesimo invito da parte del don Galli ovvero era stato obbligato a dormire nel suo letto matrimoniale in una gita con l’oratorio quando ancora il Galli era seminarista, almeno un paio d’anni prima dell’episodio in contestazione.

    Quest’ultimo evento certamente apre nuovi inquietanti interrogativi, tuttavia tornando al blog di don Leonardi, non è ancora chiaro come la signora M. Céline, sia evidentemente a conoscenza che don Mauro a seguito del presunto abuso avvenuto a fine dicembre 2011, sarebbe stato visto dallo psicoterapeuta 26 volte prima del suo trasferimento a Legnano avvenuto il 1 marzo 2012.

    Il presunto abuso è avvenuto tra il 19 e il 20 dicembre 2011, il 24 dicembre Delpini incontra don Don Carlo, don Alberto e poi don Mauro, nei giorni successivi ci sono state le prime azioni dei religiosi.

    Se anche i colloqui con lo psicologo fossero iniziati immediatamente dopo le festività, dal 2 gennaio fino alla decisione del trasferimento – decisione che ragionevolmente è stata presa almeno 10/15 giorni prima del trasferimento reale avvenuto il 1 marzo (anche solo per motivi logistici e per trovare la nuova destinazione) – significa che gli incontri con il terapeuta si sono concentrati in circa un mese e mezzo.

    Lo psicologo in 6 settimane avrebbe visto don Mauro ben 26 volte: quindi in realtà 4/5 incontri settimanali fissi, il che significa tutti i giorni escluso il sabato e domenica dall’evento fino alla decisione del trasferimento.

    Una mole impressionante di psicoterapia… ma qual è il professionista che agisce in questo modo?!?

    Se uno psicologo ravvisa la necessità di sottoporre un paziente ad un incontro giornaliero di psicoterapia o, viceversa, se un paziente manifesta la necessità irrefrenabile di essere sottoposto a psicoterapia quotidiana, quantomeno il sospetto che possa esserci qualche motivo sarebbe dovuto venire a mons. Delpini che si è appunto avvalso della consulenza dello specialista (stando alla ricostruzione del comunicato della diocesi) per avvalorare la propria decisione.

    Diversamente i 26 incontri si riferiscono ad un periodo più esteso prima della fatidica decisione: il che significherebbe che don Mauro era già in cura da uno psicologo… pertanto ci sarebbe da domandarsi il motivo… e questo aprirebbe nuovi altrettanto inquietanti scenari poiché don Mauro era stato ordinato sacerdote da soli pochi mesi!

    Tuttavia, limitandosi alle puntuali affermazioni, significherebbe che chi ha deciso di trasferire don Mauro ancora una volta a contatto con i minori, non ha in alcun modo parlato con il professionista: sarebbe oltremodo ingiustificata, imprudente, prematura e grave la decisione del nuovo incarico.

    Dunque o si sta parlando di cose diverse, non uno psicologo ma un amico, un confidente, magari un padre spirituale laureato in teologia che ha sostenuto un esame di psicologia… ma di certo non un professionista del campo oppure non è vero che ci sono stati questi incontri da lei menzionati, lo escludo nella maniera più assoluta. Salvo che, ripeto, chi ha deciso il trasferimento in quelle condizioni con il contesto rappresentato, lo ha fatto assumendosi una responsabilità enorme, contro il parere di tutti, mettendo scientemente a rischio altri minori… non si fanno 4/5 sedute a settimana se non è successo nulla, perché non vi è la necessità e non è assolutamente il modo di procedere, se non dovuto ad un reale bisogno che evidenzia appunto l’estrema gravità della situazione.

    Di cosa avrebbe dovuto parlare don Mauro tutti i giorni, per un mese e mezzo, con lo psicologo, se non era accaduto nulla, se aveva semplicemente dormito?

    Infine: per quale motivo successivamente all’incontro con i genitori del ragazzo avvenuto nel settembre 2012 (non nel 2013 come falsamente riportato dal comunicato della diocesi) il don Galli è nuovamente spostato (via da Legnano), non avendo ancora completato un anno nemmeno ora, questa volta nella pastorale sanitaria?

    L’incontro con Delpini (registrato e depositato agli atti) è stato preteso dai familiari a seguito dell’amara scoperta del trasferimento del don Galli ancora a contatto con i minori, incaricato della pastorale giovanile, quando questi ultimi avevano esplicitamente chiesto, come unica garanzia, l’esatto opposto ed erano stati rassicurati, dal parroco don Mantegazza, che pur sapeva della decisione del monsignore.

    Come si evince dalle registrazioni, la segnalazione del presunto abuso era la medesima dei primi giorni, identica a quella fornita da don Alberto a mons. Delpini il 24 dicembre 2011, non avevano arricchito il racconto con nuovi particolari, dunque: per quale motivo il vescovo con le identiche informazioni a sua disposizione l’1 novembre 2012 allontana don Mauro dai minori?

    E’ dunque evidente che la scelta del primo trasferimento è stata maldestra come poi ammetterà lo stesso cardinale Scola parlando delle decisioni di Delpini.

    In tutti i casi comunque mons. Delpini non avvia nessuna Indagine Previa (obbligatoria secondo il codice canonico can. 1717) per cercare di capire, evidentemente non era il suo obiettivo.

     La Redazione

  • Pedofilia: “Don Galli toccò il ragazzo a letto”

    Pedofilia: “Don Galli toccò il ragazzo a letto”

    Don Mauro Galli accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane 15enne: il racconto choc dello psicoterapeuta

    DON MAURO GALLI ACCUSATO DI PEDOFILIA: “TOCCO’ IL RAGAZZO A LETTO”

    Nel processo a don Mauro Galli, il sacerdote di Rozzano (Milano) accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane che nel dicembre del 2011 aveva 15 anni, uno degli psicoterapeuti che l’aveva in cura racconta come il paziente gli descrisse l’episodio del presunto abuso.

    PEDOFILIA: IL RACCONTO

    “Mi disse che il sacerdote l’aveva portato nella sua camera da letto – spiega lo psichiatra che lavora all’ospedale San Paolo e ha seguito il ragazzo per diversi anni, anche nel suo studio privato – e lui rimase sorpreso perche’ c’era un letto solo e capi’ che avrebbero dormito assieme. A letto, quando si sono sdraiati, mi ha raccontato che il prete ha iniziato a toccarlo e lui ha usato la strategia di restare immobile, come paralizzato, facendo finta di dormire. Poi ha detto che il prete gli si e’ avvicinato e ha iniziato a toccargli anche i genitali e ha cercato di avere un rapporto con lui“.

    PEDOFILIA: EMERGE IL NOME DELL’ARCIVESCOVO DI MILANO 
    Dagli atti dell’inchiesta, è emerso anche il nome dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, mai indagato, che lo trasferì a Legnano dopo che seppe della notte trascorsa insieme al giovane. “Il trasferimento da Rozzano a Legnano fu deciso da me – ha messo a verbale Delpini, sentito come teste – in seguito a una segnalazione da parte del parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza che mi aveva riferito di un ragazzo che aveva trascorso una notte a casa di Don Mauro. Don Mantegazza mi disse che il ragazzo aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte. Io sono quindi andato a Rozzano e ho convocato don Mauro per chiedergli la sua versione dei fatti e ha ammesso di avere dormito con lui quella notte, ma ha negato di avere compiuto atti sessuali col ragazzo”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/pedofilia-don-galli-tocco-il-ragazzo-a-letto-533413.html