Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdote di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia: mancò la vigilanza della Chiesa

    Sacerdote di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia: mancò la vigilanza della Chiesa

    20 giugno Alessandra Meola

    Nel capoluogo lombardo si è da poco conclusa la prima udienza per il processo  a carico di Don Mauro Galli, accusato di molestie ai danni di un quindicenne, risalenti al 2011.

    Personalità ben nota ai Legnanesi, in quanto vicario pastorale, nel suo iter fu anche investito del ruolo di responsabile della pastorale giovanile nell’Oltresempione, ponendo il suo centro operativo proprio nella parrocchia di San Pietro, cuore delrione Canazza, per poco più di un semestre, nel 2012.

    Ora dopo 6 anni, dinanzi ai giudici della quinta sezione penale, gli avvocati difensori della presunta vittima, oggi ventunenne, nelle persone di Fulvio Gaballo e Angelo Scarano,hanno sferrato il loro primo attacco diretto alla Curia, trascinando la stessa fra le aule del tribunale, con l’accusa di omessa vigilanza.

    I fatti, che rievocano il lontano dicembre del 2011, raccontano di un giovane sacerdote che, forse in una fase di preoccupante vacillanza, si sarebbe avvicinato con troppa tenerezza ad un adolescente, giungendo ad atteggiamenti equivoci e poco consoni, quali il dormire abbracciati in un letto matrimoniale negli alloggi di proprietà ecclesiale, adiacenti alla chiesa di Sant’Ambrogio a Rozzano, dove prima egli aveva sede.

    Ma dopo aver appurato già questo episodio in un incidente probatorio al cospetto del gip di Milano, Paolo Guidi, adesso la difesa non si arresta e in una escalation oratoria ha chiamato in causa l’Arcidiocesi di Milano e la suddetta parrocchia di Rozzano, che “malgrado le voci poco lusinghiere”circolanti su Don Mario, non concepirono per lui un provvedimento più radicale ma solo un blando “trasferimento a gestire gli oratori estivi di Legnano”.

    Questo per l’accusa è risultata una scelta irricevibile e poco mirata, che ha smussato con troppa benevolenza la gravità della situazione, cercando di ricondurla nell’alveo di un disorientamento mistico, ma innocuo.

    E così secondo l’articolo 2049 che regola la”responsabiltà dei padroni e dei committenti” l’Arcidiocesi , nella figura di Angelo Scola, e la chiesa diSant’Ambrogio dell’hinterland milanese, sono cadute sotto i riflettori, con la colpa di aver mancato di vigilanza sul soggetto, che già aveva dato prova di seri turbamenti.

    A rispondere a queste pesanti critiche, per ora, solo un comunicato stampa promanato dalla Curia milanese, che parla invece di “un caso gestito con scrupolo e coscienza”, ove si pensò subito a dislocare il giovane sacerdote a Roma per il completamento dei suoi studi e ben prima che, nel luglio del 2014, venisse presentata la denuncia da parte della presunta vittima per le molestie subite.

    Insomma si agì prontamente e in misura proporzionata ai fatti secondo la Chiesa.

    Ma è di tutt’altro parere il pm Lucia Minutella, personalità ben consolidata in materia di abusi e violenze, che entrerà in gioco il 21 settembre, giorno in cui presenterà tre testi di accusa ai quali Mario Zanchetti, in qualità di difensore di Don Galli, si troverà a rispondere, dopo aver disertato la prima udienza, appena trascorsa.

    Il preside della facoltà di Giurisprudenza della Liuc di Castellanza, nonché legale di spicco della Diocesi di Milano, sara chiamato così ad imbastire argomentazioni supportabili e credibili che dovranno riscattare non solo il sacerdote ma anche l’immagine stessa della fede e della missione evangelica,  messe pesantemente a dura prova da questi casi isolati ma di grosso impatto sociale.

    http://varesepress.info/index.php/2017/06/sacerdote-di-rozzano-e-legnano-accusato-di-pedofilia-manco-la-vigilanza-della-chiesa/

  • «Prete pedofilo? Paghi la Diocesi»

    «Prete pedofilo? Paghi la Diocesi»

    Don Mauro alla sbarra, i legali delle parti civili: «Vale la responsabilità oggettiva»

    L’Arcidiocesi di Milano e la Parrocchia di Sant’Ambrogio di Rozzano sono chiamate a rispondere per «responsabilità oggettiva» e, in quanto tali, in caso di ipotetica condanna, a contribuire al risarcimento del quindicenne vittima dei presunti abusi sessuali commessi da don Mauro Gallinel dicembre del 2011.

    C’è stato subito un colpo di scena nella prima udienza del processo davanti ai giudici della quinta sezione del Tribunale penale del capoluogo lombardo a carico del giovane sacerdote, ora sospeso, che molti ancora a Legnano ricordano per i suoi sette mesi trascorsi nel 2012 nella parrocchia di San Pietro, cuore del rione Canazza, con il ruolo di vicario pastorale nonché di responsabile della pastorale giovanile di tutto l’Oltresempione.

    L’iniziativa porta la firma degli avvocati Fulvio Gaballo e Angelo Scarano, che rappresentano gli interessi della presunta vittima (oggi ventunenne) e dei suoi due genitori, e ricorda da vicino le cause che, soprattutto negli Stati Uniti – flagellati dalla piaga dei preti pedofili -, hanno finito per mandare in fallimento diverse diocesi. Come hanno argomentato nel corso dell’udienza le parti civili, Arcidiocesi (nella persona dell’arcivescovo Angelo Scola) e Parrocchia sarebbero responsabili in base all’articolo 2049 del codice civile, quello che riguarda la «responsabilità dei padroni e dei committenti».

    http://www.prealpina.it/pages/prete-pedofilo-paghi-la-diocesi-144894.html

  • Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

    Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

    «La diocesi e la parrocchia di Rozzano – si legge in una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano – hanno gestito il caso con scrupolo e coscienza, provvedendo cautelativamente a sollevare don Mauro Galli dal ministero e a trasferirlo a Roma per completare i suoi studi. Il trasferimento è avvenuto diversi mesi prima che fosse presentata la denuncia querela da parte del legale del giovane, intervenuta solo nel luglio 2014. Tutto questo in attesa che la giustizia faccia luce con il processo penale».

    Curiosa la nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano che si precipita a precisare che sia la diocesi che la parrocchia di Rozzano hanno gestito il caso “don Mauro Galli” con scrupolo e coscienza.

    Curiosa anche la precisazione rispetto alle tempistiche: la denuncia querela da parte del legale del giovane intervenuta nel luglio 2014 e quindi il misterioso trasferimento cautelativo antecedente!?!

    Forse non è un caso che nella nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano sia stato omesso di dire che la denuncia all’autorità ecclesiastica è avvenuta due giorni dopo la presunta violenza sessuale.

    C’è da domandarsi cosa si intenda per gestione del caso con scrupolo e quale la definizione di coscienza.

    Il Vicario Generale Monsignor Mario Delpini braccio destro del Cardinale di Milano Angelo Scola, è stato informato per la prima volta del presunto reato dal Parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza nel dicembre 2011 come lui stesso dichiara alla Questura.

    Non solo, durante l’interrogatorio il Monsignore precisa che appresa la notizia da don Carlo nei giorni immediatamente successivi al presunto reato, si è recato a Rozzano convocando don Mauro Galli per essere relazionato sull’accaduto, dichiara che don Mauro stesso ammette di aver portato il minore nel suo letto dormendo insieme la notte oggetto del procedimento penale.

    Riferisce alla squadra mobile che ha deciso lui stesso l’imminente trasferimento da Rozzano a Legnano avvenuto il 1 marzo 2012 come vicario parrocchiale delle parrocchie di S. Pietro S. Teresa del Bambino Gesù, precisando che era consapevole del nuovo incarico da lui stesso deciso ovvero la pastorale giovanile delle nuove parrocchie (esattamente come a Rozzano direttamente a contatto con i giovani).

    Dichiara di aver successivamente informato “informalmente” l’arcivescovo in carica (Cardinale Angelo Scola). Cosa vorrà dire “informato informalmente?

    Qual’è dunque lo scrupolo e la coscienza nella gestione di queste gravi vicende?

    A questa domanda vengono in soccorso in modo chiaro ed inequivocabile le linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di Chierici approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2012 dove si legge:

    – cap. 1 Notizie di condotte illecite e giudizio di verosimiglianza

    … Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie
    (Nel caso oggetto del procedimento penale, don Mauro stesso ammette al suo Vescovo Mons. Delpini di aver portato a letto il minore. C’è da chiedersi se con una fonte così di prima mano come quella dell’imputato stesso lo scrupolo della gestione della diocesi non avrebbe richiesto quantomeno l’indagine previa prevista dalle linee guida della CEI?)

    Proseguendo la lettura delle linee guida:

    – cap. 2  Indagine Previa

    … Durante l’indagine previa il Vescovo dovrà adottare, ove lo ritenga necessario affinché si eviti il rischio che i fatti delittuosi si ripetano, provvedimenti nei confronti del chierico accusato, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria. A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.

    Nonostante la “denuncia” del parroco Don Carlo all’autorità ecclesiastica (aveva immediatamente informato il Vicario Episcopale Monsignore Delpini), nonostante l’ammissione di don Mauro della circostanza di aver dormito con il minore nello stesso letto nella propria abitazione, la scrupolosa e coscienziosa gestione della diocesi e della parrocchia prevedono lo spostamento dell’imputato in altra parrocchia con il medesimo incarico esattamente in opposizione a quanto previsto dalle linee guida della CEI.


    Ieri nel frattempo, si è tenuta la prima udienza del processo che è stato rinviato al prossimo 21 settembre prossimo.  Continueremo a seguire il caso con attenzione in attesa di conoscere la verità nella speranza che siano accertate tutte le diverse responsabilità.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia, don Mauro a processo

    Pedofilia, don Mauro a processo

    Il sacerdote accusato da un ragazzo di Rozzano

     Alla parrocchia di San Pietro si era fermato solo sette mesi, ma don Mauro Galli in Canazza aveva lasciato il segno. Sempre disponibile, punto di riferimento per i ragazzi dell’intero Oltresempione, sembrava la persona giusta per un quartiere che da sempre è ritenuto un po’ di frontiera, dove anche oggi tanti ragazzi hanno bisogno di essere guidati per mano. Nel 2012 il suo trasferimento dopo appena un’estate aveva sorpreso. E sorprende ancora di più oggi la notizia che giovedì a Milano nei confronti di don Mauro inizierà un processo penale. L’accusa, pesantissima, è quella di pedofilia. A muoverla il legale della famiglia di un ragazzo di Rozzano.

    Nel 2011 don Mauro era alla parrocchia di Rozzano, il ragazzo aveva 15 anni. I fatti saranno riassunti in aula, quando nel marzo 2012 don Mauro Galli fu trasferito a San Pietro con il ruolo di vicario pastorale della parrocchia (allora parroco era don Gianni Cazzaniga, che era anche decano della città), nessuno ne sapeva nulla. Tanto che poco dopo il suo arrivo a don Mauro fu affidato il ruolo di responsabile della pastorale giovanile non solo di San Pietro, ma anche di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. In pratica, nel 2012 da lui dipendevano i ragazzi e gli oratori estivi di tutto l’Oltresempione.

    A novembre la decisione del cardinale Angelo Scola di destinarlo a nuovo incarico aveva stupito il quartiere: «Vado dove c’è più bisogno – aveva detto allora il vicario -, all’ospedale Niguarda hanno più problemi che in Canazza».

    Nel luglio 2014, poi, era arrivata la querela presentata dalla famiglia di Rozzano, che appunto faceva riferimento a fatti di tre anni prima.

    La diocesi di Milano aveva già però dovuto avere sentore di qualcosa, perchè qualche mese prima aveva provveduto «a sospendere don Mauro cautelativamente dal ministero» e a trasferirlo a Roma «per permettergli di terminare i suoi studi». «Tutto questo – afferma oggi una nota l’ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi – in attesa che la giustizia faccia luce con procedimento penale».

    http://www.prealpina.it/pages/pedofilia-don-mauro-a-processo-144395.html

  • Prete accusato di abusi, la Diocesi: “Noi agito con coscienza”

    Prete accusato di abusi, la Diocesi: “Noi agito con coscienza”

    «La diocesi e la parrocchia di Rozzano – si legge in una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano – hanno gestito il caso con scrupolo e coscienza, provvedendo cautelativamente a sollevare don Mauro Galli dal ministero e a trasferirlo a Roma per completare i suoi studi. Il trasferimento è avvenuto diversi mesi prima che fosse presentata la denuncia querela da parte del legale del giovane, intervenuta solo nel luglio 2014. Tutto questo in attesa che la giustizia faccia luce con il processo penale».

    Così sul quotidiano cattolico Avvenire viene commentata dalla Diocesi di Milano la vicenda che vede coinvolto un sacerdote, don Mauro Galli, con un passato a Legnano, accusato di reati sessuali ai danni di un giovane della parrocchia di Rozzano.

    Don Mauro, come si legge sul sito della parrocchia S. Pietro, il 1° marzo 2012 era stato nomimato Vicario Parrocchiale della Parrocchia e incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di S. Teresa del Bambino Gesù, dei Santi Magi in Legnano e di SS. Redentore in Legnanello. Ma già nel novembre 2012, il Cardinale Angelo Scola lo aveva destinato, come Cappellano, all’Ospedale Niguarda di Milano.

    Come spiega il sito Rete L’Abuso, “è fissata per il 15 giugno la prima udienza del processo che vede imputato don Mauro Galli, sacerdote della diocesi di Milano accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane che, al tempo dei fatti in contestazione, il dicembre del 2011, aveva 15 anni”.

    (Marco Tajè)

    http://www.legnanonews.com/news/cronaca/905542/prete_accusato_di_abusi_la_diocesi_noi_agito_con_coscienza_

  • Processo a don Mauro Galli; citata anche la diocesi di Milano e la parrocchia S. Ambrogio.

    Processo a don Mauro Galli; citata anche la diocesi di Milano e la parrocchia S. Ambrogio.

    E’ stata fissata per il 15 giugno prossimo la prima udienza che vede imputato don Mauro Galli, coadiutore della parrocchia di Sant’Ambrogio di Rozzano, accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane parrocchiano, all’epoca dei fatti 15enne.

    Il sacerdote, ordinato nel giugno del 2011, era stato inviato dal vescovo presso la parrocchia di Sant’Ambrogio dove il parroco don Carlo Mantegazza gli aveva affidato l’incarico di occuparsi dell’educazione pastorale dei bambini e dei giovani della parrocchia.

    Nel marzo 2012 viene nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia di S. Pietro in Legnano e Incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di S. Teresa del Bambino Gesù, dei Santi Magi in Legnano e di SS. Redentore in Legnanello di Legnano.

    Dal novembre 2012, il Cardinale Angelo Scola, volendo valorizzare la sensibilità, gli studi e le competenze di don Mauro, ha chiesto allo stesso don Mauro di lasciare la Parrocchia di San Pietro e d’iniziare a svolgere la sua missione pastorale, come Cappellano, presso l’Ospedale Niguarda di Milano in attesa di recarsi, a tempo opportuno, a Roma presso la Pontificia Università Lateranense per conseguire la Laurea in Pastorale Sanitaria.

    I fatti che risalirebbero al 2011 sarebbero avvenuti nell’abitazione del sacerdote dove il giovane si trovava per trascorrere la notte in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo e sarebbe proprio in quella occasione che don Mauro Galli avrebbe approfittato del giovane.

    Malgrado la richiesta degli avvocati del sacerdote di emettere sentenza di non luogo a procedere, il 15 marzo scorso il G.I.P. dr. Paolo Guidi ha rinviato a giudizio il sacerdote la cui udienza è fissata per il prossimo 15 giugno.

    Citati come responsabili civili anche la diocesi di Milano nella persona del vescovo mons. Angelo Scola e la parrocchia di Sant’Ambrogio di Rozzano nella persona del parroco.

    Il caso è seguito dalla Rete L’ABUSO

    L’Ufficio di Presidenza

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  • Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Asisium, la scuola dove “insegnava” il prete pedofilo Ruggero Conti condannato a 11 anni di reclusione con sentenza definitiva

    Sono sette gli episodi di pedofilia accertati dalla Corte di Cassazione, mentre per gli altri è scattata la prescrizione. Ma perché nessuno si è mai preso la briga di indagare all’interno dell’Asisium? All’epoca, il prete frequentava circa seicento alunni, tuttora ignorati.

    Si sono finalmente aperte le porte del carcere per don Ruggero Conti — “don” in senso mafioso, dato che ormai è stato sospeso a divinis — dopo che la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 11 anni e 10 mesi di reclusione per il reato di pedofilia. Conti, che per lo stato italiano è ormai ufficialmente un pedofilo, ha pure beneficiato di notevoli sconti di pena, sfruttando lo sciagurato meccanismo della prescrizione. Alcuni dei reati contestati, infatti, risalivano addirittura agli anni ’80, quando l’ex sacerdote — originario di Legnano — insegnava educazione sessuale in una scuola media della provincia di Milano. Tuttavia, come se non bastasse, ulteriori prescrizioni sono scattate per altri reati di pedofilia contestati nell’area nord di Roma, la zona dove Ruggero Conti si era, purtroppo, successivamente trasferito per fare il parroco a Selva Candida. In sostanza, Conti è riuscito a trasformare più di 30 anni di reclusione in una pena a 11 anni: un vero affare, sicuramente migliore della trasformazione dell’acqua in vino.

    Dal canto suo, don Ruggero Conti continua a proclamarsi innocente e dice di essere come Gesù Cristo, che fu crocifisso ingiustamente. Peccato però che Conti dimentichi due particolari:

    • Gesù Cristo non è stato condannato dopo tre regolari gradi di giudizio caratterizzati da lunghi iter processuali in cui si sono svolte indagini complesse e approfondite, per lo meno sui casi trattati in giudizio (e, come vedremo a breve, non è neppure detto che siano tutti);
    • né Cristo è stato mai sospettato di pedofilia — anzi…

    Ruggero Conti: le opinioni sui suoi rapporti con l’Istituto Asisium

    In questa sezione vogliamo occuparci di un aspetto che è stato ignorato dalle cronache giudiziarie, ovvero il rapporto tra Conti — negli anni in cui esercitava le attività di pedofilo per cui è stato condannato dalla Suprema Corte — e l’Istituto Asisium, scuola romana situata nella stessa zona dell’ex parrocchia di Conti, ben nota ai residenti dell’area Cassia-Tomba di Nerone per i costi non proprio popolari della retta di frequenza.

    Dobbiamo subito specificare che l’Istituto Asisium delle Suore francescane missionarie, costituito da asilo, scuola primaria (elementare) paritaria, scuola secondaria di primo grado (media) e secondo grado (liceo scientifico), non è mai entrato all’interno del procedimento penale che ha coinvolto Ruggero Conti. Tuttavia, ci poniamo la seguente domanda: come mai nessuno si è preso la briga di indagare nell’Asisium dell’epoca?

    Non si può ignorare il fatto che Conti sia stato ospite fisso, per circa quindici anni — esattamente nel periodo in cui si sono verificati gli episodi di pedofilia per i quali è attualmente detenuto — all’interno dell’istituto Asisium, in qualità di consigliere e assistente spirituale unico degli studenti. In altre parole, c’erano ben seicento alunni, tutti nelle divise “a disposizione” di Conti sia in teatro che in chiesa.

    Considerando che gli episodi su cui non si è indagato risalgono a quasi trent’anni fa, anche in questo caso è da tempo sopravvenuta la prescrizione.

    D’altra parte, tanta omertà non ci sorprende. L’Asisium era una sorta di setta — che di “cristiano” aveva ben poco, considerano l’enorme giro di denaro non certo alla portata di un povero Gesù di Nazareth qualunque — dove alcuni personaggi di scarso valore venivano letteralmente venerati come ras di quartiere. Tra questi, oltre al già citato pedofilo Ruggero Conti, non possiamo non ricordare Pino, un neolaureato che nel ’91 fu catapultato, su segnalazione di suor Luciana, nel ruolo di professore di storia, geografia e filosofia, senza avere alcuna preparazione di tipo pedagogico. In sostanza, bisognava imparare a memoria alcune pagine del libro e ripeterle a macchinetta. Le attività sportive erano ridicole — nonostante la presenza di vari campi da gioco in ottime condizioni, siti in un parco simile a Villa Borghese — e nessuno capiva nulla di informatica, al punto da vietare l’uso di un’aula d’informatica del valore di almeno 100 milioni di lire dell’epoca — pagati ovviamente con le rette degli studenti — costituita da trenta computer Apple nuovi di zecca. È vero che a quei tempi non esisteva il registro elettronico online, ma l’ignoranza dei sedicenti docenti era tale da non sapere neppure cosa fosse un sito internet — di cui l’istituto Asisium si sarebbe ufficialmente dotato solo molti anni dopo, per obbligo di legge. In particolare, il cosiddetto prof. Pino sentenziò: «Questa Internet mi pare una cavolata che nessuno userà mai». Allo stesso tempo, quei pochissimi studenti intelligenti che utilizzavano un computer — rigorosamente a casa propria, perché abbiamo già chiarito che gli Apple della scuola erano conservati in una stanza chiusa — venivano trattati da malati mentali da inviare in centri di cura. Vent’anni dopo, possiamo affermare con certezza che la profezia di Pino non fu particolarmente azzeccata, ma, per premiare cotanta perspicacia, Pino avrebbe iniziato a fare carriera all’interno della scuola stessa, fino ad arrivare al massimo livello. Fin qui, però, non siamo sorpresi più di tanto. Ciò che invece diede molto fastidio ai malcapitati studenti dell’epoca fu la richiesta di denaro per pagare il regalo di matrimonio a tale personaggio. Venne perfino distribuita la lista nozze agli alunni, indicando la quota da versare. Nessuno riuscì a sottrarsi al pizzo di questa estorsione mafiosa, e di conseguenza lo scroccone Pino raccattò un bel po’ di regali per sé e per la moglie Claudia — con la benedizione di suor Luciana e del venerabile assistente spirituale “don” Ruggero Conti, oggi rinchiuso per pedofilia nella cella di un carcere. Complimenti.

  • Luca Barbareschi: “Da bambino con i preti pedofili sono stato anche io un diavoletto”

    Luca Barbareschi: “Da bambino con i preti pedofili sono stato anche io un diavoletto”

    Luca Barbareschi conosce l’arte di affabulare. Praticando furbesca ironia, dice di se stesso che, essendo un attore, di mestiere fa il pirla. Un pirla che sa bene quando far scoppiare una bomba, vendendola come ricerca della verità assoluta. Racconta la sua vita in Cercando segnali d’amore nell’universo (Mondadori), definito romanzo autobiografico quando in realtà è un diario, preciso, puntiglioso, su quanto ha fatto nella vita. Grandezze e miserie, enfatizzando conquiste e cadute.

    «Sono grato per le ferite che ho ricevuto, mi hanno motivato», scrive nell’esergo. Dove però le ferite si trasformano in una scandalosa sfida trionfante: già molti anni fa aveva raccontato di essere stato vittima di preti pedofili, e di attribuire alle violenze subite da bambino gli scompensi della sua vita. In questo libro rovescia tutto, esalta addirittura la seduzione allora esercitata sugli adulti concupiscenti. Tutto inizia in prima media, al Leone XIII di Milano, il prete-professore definisce lui e i compagnucci i suoi angioletti. Scrive Barbareschi: «Mi guarda, io sono davvero bellissimo. Mi chiama il suo angioletto preferito». Il prof con la seria veste nera lo manda a prendere il registro dimenticato nella sua stanza. «Poco dopo mi raggiunge… Mi fa spogliare e vestire da chierichetto… Mi fa sedere vicino a lui sul letto. Comincia a toccarmi. Si tira su la veste. Sotto, non ha niente. Mi volta. Mi tira su la veste».

    Questa storia, con preti diversi, è durata dai nove ai dodici anni. «Perché – confessa Luca – ero un bambino molto seduttivo. E precoce. E morboso… E andiamo su, evitiamo inutili moralismi, chi è che non sa che a otto anni la sessualità, ancora confusa, esiste eccome: si fa la lotta, ci si tocca, ci si fanno le pippe insieme… I preti mi hanno molestato, ma anche le tate. Ho messo le mani nelle tette della governante a nove anni. Loro le tate, mi prendevano in mano il pisello alla stessa età… Imperdonabile che gli adulti si approfittino di un bambino, ma – chi seduce chi – è una vecchia, grande rimossa domanda. Basta leggere il Satyricon di Petronio. Ero un Piccolo Diavolo, di straordinaria bellezza. Di straordinaria sensualità».

    Quasi un ossessivo riflesso viscontiano, per Barbareschi, ma il concupito straordinario Tadzio di Morte a Venezia diventa al suo confronto personaggio da asilo. È così che, con l’alibi di andare contro ogni ipocrisia sociale, Barbareschi da vittima diventa principe seduttore, che già da bambino godeva nell’avvertire il suo potere sugli adulti amorali. Voi non avete idea del senso di potere che si avverte in questi casi, dice ai lettori. Roba forte, tanto che il resto del racconto, per contrasto, diventa quasi asettico, banale. L’infanzia con la mamma bella e svagata, il padre ingegnere in giro per il mondo, i figli, le mogli. Si inizia dall’incontro con la sua attuale compagna, Elena, intesa perfetta, gravidanza, casino quando lei scopre i duecento sms inviati in contemporanea ad altre donne. Elena lo accusa di essere malato di sesso, lui ammette e va dallo psicoanalista per guarire dalla dipendenza del sex addict, versione nostrana di Michael Douglas.

    Altra voglia di scandalo, sia pure in tono minore rispetto alla condivisione pedofila: dove dice che cosa combinano gli uomini nell’età adulta, specie nelle saune, dove il tipo più dotato viene riconosciuto capobranco. Precisa che non sta parlando di uomini gay, ma etero, tutti grandi porcelloni.

    Il resto è una cavalcata, tra amicizie, amori, la vita a New York, l’Actors Studio, il cinema, il teatro con la conquista (meritata) della direzione del Teatro Eliseo di Roma, la politica e i suoi frequenti sfacciati ribaltoni, incluso l’entusiasmo per Gianfranco Fini, poi, purtroppo tardivamente, rinnegato.

    di Bruna Magi

  • L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    Chi c’è dietro il portone del centro di Trento. Oltre agli psichiatri, il recupero passa attraverso studio e lavoro

    Trento -L’impressione è quella di un altro mondo in questo mondo. Una strada stretta dal nome gentile, via dei Giardini, che curva dopo curva sale verso un quartiere residenziale di Trento, case non lussuose ma tranquille e a pochi passi dal centro storico. Il cancello è sempre aperto. Non si esce dalla città, il castello del Buonconsiglio è proprio ai piedi della collina a qualche centinaio di metri, ma si entra in uno spazio diverso, silenzioso, appartato, dove i guai del mondo vero vengono visti da un punto di vista differente.

    Una targa di pietra indica che la vasta proprietà (villa Mezzena) chiusa in una cinta di pietre bianche, siepi e filo spinato, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini. Su un’altra lapide appesa al muro di fronte sopra tre fioriere di pietra è scolpito un passo del Vangelo di Matteo: «Non preoccupatevi né del cibo né del vestito – si legge tra l’altro – cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e avrete tutto il resto di soprappiù». È un bel viatico per chi varca questa soglia. La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

    L’ANONIMATO

    Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una. Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge.

    I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro. Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista. Tuttavia la statua di Gesù che troneggia nel giardino davanti all’ingresso benedice tutti, la cappella è aperta a chiunque per gli appuntamenti liturgici: la messa e le lodi alle 7, l’ora media alle 12, l’adorazione alle 18.30 seguita dai vespri. Il sabato la messa è alle 7.30 e la domenica alle 9; ci si riposa un po’ di più. Per il resto, il superiore generale padre Carlo Bozza congeda gli indesiderati con un «pace e bene» cordiale ma irremovibile. Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

    Il sostegno ai preti in crisi (compresi quelli che hanno lasciato la tonaca o vogliono farlo) non è l’unica attività dei Venturini, anche se la vicinanza ai sacerdoti è il loro compito principale. Sono anche confessori e predicatori di esercizi spirituali. Nelle altre nove case della congregazione, sei in Italia e tre in Brasile, nello stato di São Paulo, si tengono corsi di spiritualità per religiosi e laici, si accolgono gruppi parrocchiali, si assistono preti anziani e malati, si fanno ritiri per i movimenti e riunioni di preti diocesani.

    LE CLINICHE

    L’istituto ha missioni, riviste, pubblicazioni; esiste anche un ramo femminile di suore, le Figlie del cuore di Gesù. «È riduttivo parlare di noi soltanto perché accogliamo preti depravati», fa sapere padre Gino Gatto, assistente generale e superiore della casa di Zevio (Verona), un’altra oasi di tranquillità stavolta però in piena campagna dove si formano i seminaristi della congregazione.

    I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

    La comunità Monte Tabor di Pomezia (Roma) è stata visitata da Papa Francesco il 17 giugno dell’anno scorso nell’ambito dei Venerdì della misericordia durante il giubileo straordinario. Al santuario di Caravaggio (Bergamo) è aperto un «consultorio» per consacrati accanto al più tradizionale consultorio familiare, che è punto di riferimento per i preti in crisi delle diocesi di Milano, Crema, Cremona, Bergamo, Lodi, Brescia. Anche in questo caso l’attività non si limita a fornire sostegno ai religiosi in difficoltà ma anche a formare laici, catechisti, direttori spirituali, psico-pedagogisti.

    «Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

    L’ACCOGLIENZA

    Nei testi fondativi si parla di accoglienza, «aiuto fraterno di conforto e ripresa» in campo spirituale e psicologico, fatto di alternanza tra preghiera, studio e lavoro. La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi. Uno di loro è padre Gianluigi Pastò, superiore generale dal 2010 al 2016. «La difficoltà che c’è sempre stata e che oggi si sente di più – ha detto a Telepace in una delle rarissime interviste concesse – è un senso di solitudine, anche pastorale. Il prete si trova con varie realtà, con più parrocchie da seguire e da accompagnare, e non trova sempre un referente anche nei superiori o nei confratelli per potersi confrontare». Preti soli, carichi di responsabilità, con chiese quasi vuote ma richieste di aiuto sempre più numerose. «Le altre realtà di sofferenza e difficoltà – aggiungeva padre Pastò – sono comuni a ogni persona del nostro tempo, legate all’affettività e alle relazioni non sempre facili con il mondo giovanile o altri aspetti della società di oggi. Noi offriamo accoglienza nelle nostre comunità, tutte disponibili a dare aiuto, alcune anche per tempi più lunghi con un accompagnamento specifico adatto alla situazione personale e ai problemi psicologici di ciascuno. Non neghiamo conforto a nessuno».

    I preti che arrivano qui vengono quasi sempre indirizzati dalle diocesi e il superiore ha un rapporto diretto con i vescovi, i primi a valutare la gravità del caso anche se spesso non sanno che cosa fare. L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/l-quipe-trento-che-cura-i-sacerdoti-pedofili-e-alcolisti-1391690.html

  • Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Tribunale, Como, sentenza 14/01/2016

    Pubblicato da Altalex il 21/04/2017

    La sentenza in commento del Tribunale di Como, 14 gennaio 2016 – Est. A. Petronzi, affronta il delicato caso del risarcimento del danno da violenza sessuale commessa da un Parroco nei confronti di un minore (peraltro, affetto da lieve ritardo mentale), che frequentava le attività pastorali della Parrocchia e rivestiva anche le funzioni di chierichetto.

    Gli attori (il minore e i suoi genitori) avevano chiesto il risarcimento del danno da reato, già accertato con sentenza passata in giudicato, non solo nei confronti del Parroco, reo delle violenze sessuali, ma anche nei confronti della Parrocchia e della relativa Diocesi.

    Il giudice lariano, con approfondita e condivisibile motivazione, ha ritenuto sussistere (oltre alla responsabilità civile del reo, già accertata in sede penale) la responsabilità diretta della Parrocchia e indiretta della Diocesi.

    La responsabilità diretta, ex art. 2043 c.c., della Parrocchia è fondata sul rapporto organico sussistente tra il Parroco e l’ente-Parrochia, in ragione della riferibilità all’ente del comportamento del Parroco, in quanto la condotta illecita ha trovato occasione nell’esercizio delle attività proprie della Parrocchia, allorché il minore era affidato alla cura ed alla vigilanza del Parroco, ed anzi sfruttando il suddetto contesto di minorata difesa non solo della vittima, ma anche e soprattutto della famiglia, evidentemente fiduciosa di affidare il figlio ad un contesto di assoluta protezione.

    Mentre, la responsabilità indiretta della Diocesi per fatto altrui, ex art. 2049 c.c., è fondata sul potere di indirizzo, controllo e direzione che il diritto canonico riconosce al Vescovo, quale rappresentante la Diocesi (rapporto di preposizione) e sulla circostanza che le funzioni del Parroco hanno agevolato la commissione del fatto illecito (nesso di occasionalità necessaria).

    Altro aspetto di rilievo, risolto dalla annotata sentenza, concerne il profilo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno nei confronti degli obbligati in solido. Parrocchia e Diocesi, infatti, avevano eccepito la prescrizione nei loro confronti della domanda di risarcimento del danno, se obbligati in solido, rispetto ai fatti-reato accaduti tra l’agosto 2003 e l’ottobre 2004.

    Il giudice lariano, premesso che il più lungo termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto-reato, ex art. 2947, comma 3, c.c., si riferisce alla sola obbligazione principale, collegata al reato, e non anche alle obbligazioni solidali, ha rilevato che gli effetti interruttivi della costituzione di parte civile nel processo penale, ex artt. 2943 e 2945 c.c., si sono estesi, a norma dell’art. 1310 c.c., anche nei confronti dei condebitori solidali, ancorché non abbiano partecipato al relativo giudizio penale, il cui giudicato si è formato in data 22.05.2012, mentre l’atto di citazione è stato notificato ai condebitori solidali in data 10.12.2013.

    L’annotata sentenza è stata confermata da App. Milano 20 marzo 2017 – Pres. est. W. Saresella.

    (Altalex, 21 aprile 2017. Nota di Giuseppe D’Elia)

    http://www.altalex.com/documents/news/2017/04/06/parroco-abusa-del-chierichetto-diocesi-condannata