Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sesso con un 16enne, ex parroco di Milano condannato. Rischia un nuovo processo

    Sesso con un 16enne, ex parroco di Milano condannato. Rischia un nuovo processo

    Il ragazzo tentò il suicidio. Un anno e 10 mesi per don Lesmo; 4 anni e 6 mesi all’ex responsabile di un centro ricreativo. Cade l’accusa di aver violato i doveri di un ministro di culto. Ma c’è l’ipotesi di induzione alla prostituzione

    E’ stato condannato a 1 anno e 10 mesi, a fronte di una richiesta della Procura di 3 anni e 4 mesi, don Alberto Paolo Lesmo, l’ex parroco della chiesa di S.Marcellina ed ex decano di Milano-Baggio, accusato di prostituzione minorile per avere avuto rapporti sessuali a pagamento con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi ricevuti per comprare cocaina.

    Il gup di Milano Gennaro Mastrangelo, al termine del processo con rito abbreviato, ha escluso due aggravanti che erano state contestate al religioso, tra cui quella di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto. Lo stesso giudice ha anche condannato a 4 anni e 6 mesi Guido Milani, ex presidente pro tempore di un centro ricreativo a Lecco, la ‘Cooperativa ragazzi e cinema’. Stando alle imputazioni, anche Milani avrebbe avuto rapporti sessuali con il ragazzo in cambio di denaro, “circa 200 euro”, o di “3 grammi” di cocaina alla volta. Trasmessi gli atti alla Procura a carico di Lesmo anche per un’ipotesi di induzione alla prostituzione.

    In sostanza, il giudice nelle motivazioni contestuali (che ha riassunto in aula nel processo a porte chiuse) ha spiegato di aver escluso l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto, perché il ragazzo, che si prostituiva abitualmente con adulti (non si è costituito parte civile nel procedimento), non era uno di quelli che frequentavano la parrocchia ma era stato contattato dal religioso via chat. Religioso che, dunque, non aveva svolto formalmente alcuna funzione educativa nei suoi confronti.

    Il pm Giovanni Polizzi, titolare dell’inchiesta, aveva invece contestato l’aggravante anche perché i rapporti sessuali (circa 20 in totale) sarebbero avvenuti nei locali della parrocchia. Il gup ha ‘cancellato’ anche l’aggravante dei rapporti sessuali a pagamento con un minore di 16 anni, perché, a detta del giudice, è probabile che il giovane avesse già più di 16 anni quando ha iniziato a prostituirsi con don Lesmo. Nelle prime dichiarazioni, infatti, il ragazzo, che all’epoca aveva appena compiuto 17 anni, aveva detto che si era prostituito “per almeno 2 anni” con il prete e, quindi, che aveva iniziato a 15 anni, ma poi nelle dichiarazioni successive aveva posticipato la data del primo incontro.

    Il procedimento a carico di don Lesmo era venuto a galla lo scorso 25 marzo, il Venerdì Santo, con la comunicazione ufficiale della sospensione del religioso, 48 anni, da parte della Curia di Milano e dell’arcivescovo Angelo Scola. Stando alle indagini del pm Polizzi (che aveva chiesto l’arresto negato dal gip), Lesmo avrebbe adescato il minorenne on line su una chat e avrebbe compiuto “atti sessuali” con il ragazzo fino al 2011, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perché aveva tentato il suicidio. Nel procedimento, poi, erano state messe a verbale le dichiarazioni del giovane di buona famiglia che ora sta studiando e cerca di rifarsi una vita (in aula c’era un suo legale che lo rappresentava come persona offesa).

    All’altro imputato, Milani (che ha avuto, secondo l’accusa, almeno 20 rapporti con il ragazzo), veniva contestato anche di aver costretto il ragazzo “a subire un atto sessuale” in un’occasione.

    Il giudice con la sentenza ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura per un’ipotesi di induzione alla prostituzione: don Lesmo avrebbe suggerito ad un altro giovane che si prostituiva di frequentare una chat specifica per incontrare nuovi clienti.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/07/12/news/don_lesmo_condanna-143913822/

  • Pedofilia, processo al parroco di Baggio: il pm chiede 3 anni e 4 mesi per don Lesmo

    Pedofilia, processo al parroco di Baggio: il pm chiede 3 anni e 4 mesi per don Lesmo

    Il pm di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto 3 anni e 4 mesi di carcere per don Alberto Paolo Lesmo al termine della requisitoria davanti al gup Gennaro Mastrangelo, dove si svolge il processo con rito abbreviato a carico del prete imputato per prostituzione minorile. Don Lesmo, parroco attualmente sospeso della chiesa di S. Marcellina a Milano e decano di Milano-Baggio, è accusato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente.

    Don Lesmo avrebbe adescato il minorenne online su una chat. Il sacerdote avrebbe compiuto “atti sessuali” con il ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, dopo aver tentato il suicidio. Il parroco, sempre stando alle indagini, sarebbe stato a conoscenza del fatto che il ragazzo ai tempi usava i soldi ricevuti per comprare droga, in particolare cocaina, ma il sacerdote non ha mai ceduto direttamente droga.

    Il pm ha chiesto, inoltre, 4 anni e 8 mesi per Guido Milani, ex presidente pro tempore di un centro ricreativo a Lecco, la ‘Cooperativa ragazzi e cinema’. Milani è accusato oltre che di prostituzione minorile, anche di violenza sessuale su minori e cessione di stupefacenti. Il processo riprenderà il prossimo 12 luglio.

  • Sesso con un minorenne: chiesti 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio

    Sesso con un minorenne: chiesti 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio

    Il pubblico ministero di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio, alla periferia di Milano. Il religioso, don Alberto Paolo Lesmo, che oltre a essere decano di Baggio è stato parroco della chiesa di S. Marcellina a Milano (incarichi dai quali è stato sospeso dall’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola), è accusato di aver compiuto “atti sessuali” con un ragazzino all’epoca minorenne tra il 2009 e il 2011. Don Lesmo avrebbe conosciuto e adescato il ragazzino su una chat. In cambio delle prestazioni sessuali, il prete avrebbe pagato il ragazzino, che aveva tra i 15 e i 17 anni, con somme tra i 150 e i 250 euro per volta. Somme che probabilmente il giovane, tossicodipendente, utilizzava per la droga: dettaglio di cui il prete sarebbe stato a conoscenza. L’inchiesta era partita nel 2011 dopo una segnalazione di un ospedale: in quella circostanza il ragazzino aveva tentato il suicidio.

    Nella sua requisitoria il pm Polizzi ha espresso apprezzamento per la decisione presa dalla Curia milanese nei confronti del religioso, cui per il suo ruolo il pm contesta anche delle aggravanti. Il processo a Don Lesmo si svolge con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Gennaro Mastrangelo. Nello stesso processo il pm Polizzi ha anche chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi di carcere per Guido Milani, ex presidente di un centro ricreativo di Lecco. L’uomo è accusato di prostituzione minorile, violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti. Il processo è riaggiornato al prossimo 12 luglio.

    http://milano.fanpage.it/sesso-con-un-minorenne-chiesti-3-anni-e-4-mesi-di-condanna-per-il-parroco-di-baggio/

  • Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessuali contestati al prete ridotto allo stato laicale. Polemica sulla rogatoria negata alla procura.

    Quattro anni e nove mesi per ‘don Mercedes’. E il divieto di recarsi in luoghi frequentati da minori. E’ la condanna, arrivata nel primo pomeriggio, inflitta a don Mauro Inzoli, sacerdote e capo spirituale di Comunione e Liberazione, accusato di abusi su minorenni con l’aggravante dell’abuso di autorità. La decisione del giudice Letizia Platè è avvenuta in sede di udienza preliminare essendo stato, don Inzoli, processato con rito abbreviato.

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessualicontestati al prete, sempre assente alle udienze durante il processo. Il sacerdote, difeso dai legali Nerio Diodà e Corrado Limentani (foro di Milano), aveva già risarcito cinque minori con la somma di 25 mila euro a testa. Gli abusi, secondo l’accusa, sono stati commessi tra il 2004 e il 2008 non solo nell’ufficio del religioso ma anche nei luoghi di villeggiatura durante le vacanze estive. Tra le persone offese figura un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva solo 12 anni. Le altre vittime avevano tra i 13 e i 16 anni. L’aggravante dell’abuso di autorità si deve ai ruoli ricoperti da don Inzoli: a Crema, rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

    Contro don Inzoli era già intervenuta la Santa sede, sotto Benedetto XVI,punendolo con lariduzione allo stato laicale. Francesco, in seguito, ammorbidì la sanzione e invitò il prete a condurre una vita di “preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Ma ‘don Mercedes’ si era recato, nel gennaio del 2015, al convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione a Milano. In prima fila, in sala, Roberto Maroni; poco dietro don Inzoli, immortalato dai fotografi.

    Duro il commento del procuratore di Martino nei confronti la Santa Sede per il diniego alla richiesta di rogatoria avanzata a suo tempo dalla procura. “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione”.

    “La giustizia italiana ha fatto il suo corso”, ha commentato inveceFranco Bordo, parlamentare di Sinistra Italiana, che due anni fa sollevò la questione con un esposto dal quale prese il via la vicenda giudiziaria. “Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati. Dopo questa sentenza rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile

  • Ragazzino chiede il battesimo, il parroco lo violenta

    Ragazzino chiede il battesimo, il parroco lo violenta

    Al prete i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso è ai domiciliari nella parrocchia in cui era arrivato nel 2007.

    Brescia, 15 giugno 2016 – «Se racconti quello che è successo andrai all’inferno». Così don Angelo Blanchetti, 55 anni, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo in provincia di Brescia, avrebbe detto a un ragazzino di quattordici anni al termine di ogni rapporto sessuale completo consumato con lui. Le attenzioni del don sarebbero iniziate due anni fa e i rapporti si sarebbero avvenuti tra il cucinino e lo studio dell’abitazione del parroco, su una coperta che il sacerdote gettava per terra e che ora è stata sequestrata. A don Blanchetti ieri mattina i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso è ai domiciliari nella parrocchia in cui era arrivato nel 2007, dopo essere stato viceparroco ad Artogne dal 1987 al 1997 e parroco in una frazione del comune di Pian Camuno, in bassa Val Camonica, dal 1997 al 2007.

    Violenza sessuale continuata, il reato contestato dalla procura di Brescia al sacerdote nato a Breno nel 1961 che la Diocesi ieri mattina, una volta appresa la notizia dell’arresto, ha deciso di sospendere affidando le sue parrocchie a un amministratore. Il parroco avrebbe approfittato dell’adolescente di origine straniera durante il percorso di catechesi che il quattordicenne stava affrontando per poter ricevere il battesimo. Per due anni il ragazzino non ha raccontato nulla di ciò che accadeva nell’abitazione di don Angelo, poi sabato non è più riuscito a mantenere quel pesante segreto e si è confidato con il pastore della chiesa evangelica apostolica di Milano che il giovane frequenta con la famiglia. Il pastore dopo averlo ascoltato gli ha detto di denunciare tutto ai carabinieri. Ieri mattina i militari sono arrivati nell’abitazione di don Blanchetti e lì oltre alla coperta hanno trovato chiusi dentro una cassaforte anche diversi preservativi e lubrificanti. Gli stessi che il ragazzino aveva raccontato di avere visto nella casa di don Angelo. Al sacerdote è inoltre stato sequestrato il computer per verificare la presenza o meno di immagini pedopornografiche. Nei prossimi giorni don Blanchetti sarà ascoltato dal gip Giovanni Pagliuca.

    «Il mio cliente è molto provato – dice Benedetto Maria Bonomo, il legale del sacerdote – Stiamo valutando le carte per poter chiarire tutti gli elementi». L’indagine potrebbe non essere conclusa. La procura cercherà di capire se anche altri ragazzini possano essere stati vittime di abusi. Fuori dalla parrocchia dove il sacerdote è ai domiciliari alcune mamme del paese gli hanno espresso solidarietà: «Sono tutte calunnie, don Angelo è sempre stato buono e qualcuno può averne approfittato».

    http://www.ilgiorno.it/brescia/parroco-violenta-minorenne-1.2255653

  • FEDERICO TULLI – Chiesa e pedofilia: “Lo vuole Gesù”

    FEDERICO TULLI – Chiesa e pedofilia: “Lo vuole Gesù”

    In un’intervista rilasciata a “il Giornale” il primo aprile 2010 uno dei maggiori esperti europei di crimini contro i minori, il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, spiegò come nessuno aveva fatto fino ad allora su un organo di stampa italiano cosa significa l’abuso sessuale da parte di un sacerdote: «Il discorso viene spesso liquidato come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a un abuso incestuoso che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. A Milano – concluse Forno – è stato condannato un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale».

    Forno sapeva e sa bene che, come qualsiasi pedofilo, anche quello in tonaca circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza.

    Alcuni giorni fa scorsi un adolescente di Corna di Darfo, in Val Camonica, nel bresciano, si è confidato con un sacerdote a Milano raccontando di essere stato abusato quando aveva 12 anni dal parroco del suo paese, don Angelo Blanchetti. Il prete lo ha subito invitato a rivolgersi ai carabinieri. Lunedì 13 giugno Blanchetti è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su un minore. Gli stupri sarebbero stati compiuti sul ragazzino per due anni di seguito.

    «Se non ti concedi finirai all’inferno». Questo avrebbe detto tra le altre cose don Angelo al ragazzino che, come racconta il Corsera, seguiva personalmente per avvicinarlo al sacramento del battesimo. Una versione alternativa di “Fatti violentare, lo vuole Gesù”.

    Vedremo come andrà a finire questa vicenda che se non altro segnala che un sacerdote con un suo consiglio ha molto probabilmente impedito che un pedofilo colpisse ancora indisturbato.

    Volete sapere quali conseguenze ebbe invece nel 2010 l’intervista a Pietro Forno?

    Qualche giorno dopo si vide arrivare in ufficio gli ispettori ministeriali. Li aveva mandati l’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per verificare che uno dei massimi esperti internazionali nel campo della prevenzione e della lotta alla pedofilia non avesse rivelato segreti d’ufficio.

    Federico Tulli

     

  • «Se non ti concedi finirai all’inferno»: parroco arrestato per violenza sessuale su un ragazzino di 12 anni

    «Se non ti concedi finirai all’inferno»: parroco arrestato per violenza sessuale su un ragazzino di 12 anni

    «Se non ti concedi finirai all’inferno». Questo avrebbe detto don Angelo Blanchetti, parroco di Corna di Darfo, in Val Camonica, a un ragazzino di 12 anni che seguiva personalmente per avvicinarlo al sacramento del battesimo: l’hanno arrestato per abusi sessuali su minore. La notizia e’ arrivata alle prime ore di martedì in diocesi al vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari. Pesantissimo il reato contestato al parroco, 55 anni domani, ora agli arresti domiciliari: violenza sessuale continuata su un minore. Gli abusi sarebbero stati compiuti sul ragazzino, pare si tratti di uno straniero che voleva essere battezzato, quando aveva 12 anni e per due anni di seguito. Gli inquirenti non si sbilanciano, ma in paese la voce circolava da tempo. L’inchiesta della procura, coordinata dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani, è stata condotta dai carabinieri. I rapporti sessuali completi e le minacce si sarebbero protratti per due anni finche’ mei giorni scorsi il ragazzo si e’ confidato con un sacerdote a Milano che lo ha invitato a rivolgersi subito ai carabinieri. Nel corso della perquisizione disposta dalla procura di Brescia sarebbero stati trovati riscontri alle dichiarazioni de ragazzo. Il sacerdote in cassaforte aveva alcune confezioni di profilattici.

    Il vescovo: «L’arresto di don Angelo ci addolora profondamente»
    Il comunicato stampa della Diocesi è stato spedito in posta prioritaria, alla lettera: «Il vescovo Luciano Monari ha appreso questa mattina la notizia del provvedimento cautelare imposto dalla magistratura a carico di don Angelo Blanchetti, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo». La sua dichiarazione: «La notizia dell’arresto di don Angelo ci addolora profondamente. Il dramma di chi è vittima di abusi non può essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti. La delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave e deve dimostrare la sua innocenza è pure di grande portata. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Manifestiamo la nostra vicinanza alle comunità cristiane di Corna di Darfo e di Bessimo e a tutte le persone coinvolte». Don Angelo è stato sospeso da ogni ufficio ed è stato nominato un amministratore parrocchiale delle due parrocchie.

    http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/16_giugno_14/darfo-sacerdote-arrestato-violenza-sessuale-un-12enne-0a45b2f0-320c-11e6-9479-1c0658e56669.shtml

  • “Giulia e il lupo”. Il primo racconto italiano di un caso di abuso sessuale nella Chiesa

    “Giulia e il lupo”. Il primo racconto italiano di un caso di abuso sessuale nella Chiesa

    MILANO-ADISTA. Giulia ha 14 anni quando il “Lupo” le mette le mani addosso per la prima volta. Succede durante una vacanza estiva con l’oratorio. Già, perché il “Lupo” non è uno qualsiasi, ma uno dei preti della parrocchia dove trascorre ogni pomeriggio. Quel giorno al campeggio ha un lieve malore, il “Lupo” – di 30 anni più vecchio di lei – l’ausculta con lo stetoscopio e poi, mentre è sdraiata e ancora un po’ intontita, l’accarezza per un attimo. All’inizio sembrerà un episodio isolato e circoscritto, forse solo un sogno – «pochi istanti dopo, non ero più neppure certa che fosse successo davvero» –, e invece sarà il primo capitolo di una storia di abusi sessuali che si protrarrà per molto tempo e che solo oggi, a distanza di 35 anni, Giulia ha trovato il coraggio di raccontare e di consegnare alla memoria collettiva con il libro Giulia e il Lupo. Storia di un abuso sessuale nella Chiesa (l’Ancora, pp. 136, euro 14,50; il libro può essere acquistato anche presso Adista, scrivendo ad abbonamenti@adista.it; telefonando allo 06/6868692; o attraverso il nostro sito internet, www.adista.it).

    Il volume, curato dalla scrittrice e giornalista delle testate diocesane di Milano Luisa Bove (che ha raccolto la testimonianza di Giulia), ha ricevuto un palese imprimatur da parte ecclesiastica: non solo è stato pubblicato dalla casa editrice l’Ancora, legata alla Congregazione dei religiosi pavoniani, ma si avvale della prefazione di p. Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori – istituita da papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla Chiesa – nonché di un breve saggio di Anna Deodato, ausiliaria diocesana in servizio presso il Centro per l’accompagnamento vocazionale di Milano.

    Si tratta del primo racconto di un caso italiano, e la lettura, come scrive p. Zollner, mette a dura prova. Il libro ci getta infatti sin da subito nel crudo racconto della sofferenza vissuta da Giulia: «Prima – scrive Anna Deodato – nel buio dell’impossibilità di liberarsi dal prete pedofilo che la manipolava e la teneva legata a sé, poi nel buio della vergogna e di una colpa che le impediva di riconoscersi vittima di un abuso».

    Il “Lupo” – dal nome usato da Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili (il libro non svela l’identità del sacerdote, nel frattempo deceduto) – abusa di Giulia approfittando del rapporto di fiducia instaurato nel tempo. «Cosa stava succedendo? Non lo sapevo neppure io», racconta Giulia. «Lui era sempre la mia guida spirituale, il mio confessore. Doveva sapere. Dovevo fidarmi. E poi forse mi piaceva quello che faceva. Provavo anche paura. Non so. Ero sconvolta. In ogni caso doveva essere un privilegio, perché senz’altro non lo faceva con le mie amiche».

    Dopo sette anni di abusi la «storia con il don» finisce. «Non ricordo con precisione come è arrivata questa fine, conservo ancora la data dell’ultimo incontro con lui, un appuntamento in tarda serata. L’ultima volta. Forse poi ho raccolto le poche forze che mi restavano e non ci sono più andata. Lui non mi ha più cercata, forse non gli servivo più. I giocattoli, dopo un po’, quando ci si stanca si buttano via».

    Giulia finisce l’università ed entra in Noviziato: «Mi sembrava davvero di aver trovato “casa”: più approfondivo quella spiritualità e più la sentivo mia». Pronuncia i voti e inizia a fare “carriera”. Poi qualcosa comincia a non funzionare, «come se qualcuno si fosse divertito a seminare zizzania a piene mani». Giulia non ne può più e pensa di mollare tutto: comunità e lavoro. «Ma sapevo che non aveva senso, che sarebbe stata solo una reazione istintiva di cui mi sarei presto pentita»: «Per evitare di farmi divorare dalla rabbia e per ritrovare un po’ di serenità ho deciso di farmi aiutare». «Ho scoperto che c’era una persona in grado di aiutare preti e religiose in difficoltà». È l’incontro con questa persona, Martina, a determinare la svolta. È grazie a lei infatti che Giulia comprende la gravità dell’accaduto e muove i primi passi del suo percorso di rinascita.

    «Arrivare all’ultima pagina è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme», scrive p. Zollner nella prefazione. «È però necessario – e infine anche salutare – affrontare questa difficile prova: necessario perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze – nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli – è doloroso ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale».

    Giulia purtroppo non è la sola ad avere sulle spalle questo vissuto. «Altre donne, consacrate come lei, sono state sessualmente abusate da preti e consacrati», scrive Anna Deodato. «Abusi subiti da piccole o all’inizio della prima giovinezza oppure prima della scelta di consacrazione, ma per tante anche dopo, a volte addirittura all’interno delle loro stesse comunità, dai preti che le accompagnavano, da coloro che rivestivano funzioni di superiori». E accade qui vicino a noi, non solo in terre lontane.

    Per Giulia non è stato facile decidere di uscire allo scoperto ma alla fine, spiega nella premessa, si è convinta e ha voluto mettere in fila le motivazioni così come le sono venute: «L’ho fatto per me: perché raccontare mi aiuta, mi costringe a ricordare e soprattutto a esprimere, buttare fuori, pronunciare, riordinare fatti, pensieri, sentimenti, emozioni…»; «per altre donne: ferite come me, che non riescono a dire o non sanno con chi parlare o da dove cominciare»; «per la Chiesa istituzione e per tutti i preti: perché chi governa e i sacerdoti sappiano che certe cose accadono anche in Italia, a Milano; bisogna solo avere il coraggio di dirlo e l’onestà di ascoltare». «Ora spero che siano in tanti a leggere questo libro e a lasciarsi provocare, interrogare. Ma soprattutto spero che queste pagine – sofferte e drammaticamente vere – possano incoraggiare altre donne, vittime di abuso come me, a farsi aiutare e a uscire dall’ombra, anche se il cammino sarà lungo e doloroso. È il prezzo della libertà e del riscatto, ma ne vale la pena».

    http://www.adista.it/articolo/56323

  • Milano: quasi assolto il sacerdote che pretendeva favori sessuali dai detenuti

    Milano: quasi assolto il sacerdote che pretendeva favori sessuali dai detenuti

    di Luigi Ferrarell Corriere della Sera, 19 maggio 2016

    Un cappellano che nel carcere di San Vittore pretendeva favori sessuali dai detenuti facendo leva sullo “stato di bisogno” di chi si rivolgeva a lui per avere sigarette, shampoo, saponette: su questa ricostruzione le pm del pool del procuratore aggiunto milanese Piero Forno nel 2014 avevano chiesto la condanna a 22 anni di don Alberto Barin (arrestato il 20 novembre 2012 per violenze sessuali su 12 detenuti), ridotti a 14 anni e 8 mesi dal rito abbreviato.
    E il giudice Luigi Gargiulo aveva sì condannato il prete, ma a 4 anni, alzati dall’Appello a 5 anni e 4 mesi. Ora però il quadro cambia del tutto in Cassazione. Che annulla senza rinvio, “perché il fatto non sussiste”, la parte di condanna (parametro della pena base) sui 12 casi di “induzione indebita a dare utilità”. Poi annulla senza rinvio la condanna per “violenze sessuali” su 8 casi (intercettati in cella dalle pm Daniela Cento e Lucia Minutella) nei quali esclude l’”abuso d’autorità” da parte del cappellano del carcere. E conferma solo la condanna per 2 baci e 2 toccamenti: 4 episodi il cui carattere “repentino” integra la qualificazione di “violenza sessuale”, seppure di “minore gravità”. Il risultato, per il prete difeso da Mario Zanchetti, è che ora il pg di Milano dovrà ricalcolare la pena superstite: che però, di certo inferiore ai 3 anni e mezzo di custodia cautelare già trascorsa tra carcere e domiciliari (in convento), imporrà la scarcerazione per fine pena già espiata.

    http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/milano-quasi-assolto-il-sacerdote-che-pretendeva-favori-sessuali-dai-detenuti

  • Abusi sessuali, don Inzoli risarcirà cinque vittime con 25mila euro a testa

    Abusi sessuali, don Inzoli risarcirà cinque vittime con 25mila euro a testa

    Un risarcimento di 25mila euro a testa per cinque ragazzi che avrebbero subito abusi sessuali. È quanto verserà don Mauro Inzoli, il 66enne ex dirigente di Comunione e liberazione accusato di abusi sessuali e già condannato dal Vaticano a “una vita di preghiera e umile riservatezza”. L’accordo con i minori, che si sono costituiti parti offese, è stato raggiunto nell’udienza preliminare di mercoledì mattina davanti al gup di Cremona Letizia Platè. Il giudice ha anche accolto la richiesta di rito abbreviato – che in caso di condanna assicura lo sconto di un terzo della pena – presentata dai legali del sacerdote: la prima udienza del processo è fissata per il 29 giugno.

    Gli abusi contestati sarebbero avvenuti tra il 2004 e il 2008

    Don Inzoli, in passato soprannominato don Mercedes per il suo stile di vita, è accusato di otto episodi di abusi sessuali compiuti su cinque ragazzini. I fatti contestati dal procuratore di Cremona Roberto Di Martino si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e parroco della chiesa della Santissima Trinità, sempre a Crema. A quell’epoca, le presunte vittime del parroco avevano tra i 12 e i 17 anni di età. Gli abusi – palpeggiamenti, carezze e baci secondo i racconti dei ragazzini – sarebbero avvenuti nello studio del religioso, annesso all’oratorio, e nei luoghi di villeggiatura frequentati dai ragazzini, sempre orbitanti negli ambienti legati a Cl. La Congregazione per la dottrina della fede aveva già sospeso il sacerdote, anche se il Vaticano aveva poi deciso di non trasmettere gli atti alla magistratura italiana.

    Nel gennaio 2015 don Inzoli aveva partecipato a un convegno in Regione
    Il caso di don Inzoli era tornato alla ribalta nel gennaio 2015, dopo che il religioso era stato notato tra la platea di un contestato convegno sulla “famiglia naturale” promosso dalla Regione Lombardia, che aveva suscitato critiche per la presenza del patrocinio di Expo nella locandina.

    http://milano.fanpage.it/abusi-sessuali-don-inzoli-risarcira-cinque-vittime-con-25mila-euro-a-testa/