Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’arcivescovo Scola sospende parroco milanese indagato per prostituzione minorile

    L’arcivescovo Scola sospende parroco milanese indagato per prostituzione minorile

    Gli eventi in oggetto sarebbero accaduti tra il 2009 e il 2011. La Diocesi ha appreso i fatti circa tre settimane fa, martedì 2 marzo. Scola: “sconcerto e dolore” per la vicenda

    Milano, 25 marzo 2016 – L’arcivescovo di Milano,Angelo Scola, ha sospeso da ogni incarico don Alberto Paolo Lesmo, parroco a Milano S. Marcellina e decano di Milano – Baggio, accusato di prostituzione minorile per episodi relativi al periodo compreso fra il 2009 e il 2011. A riferire la vicenda è la Curia di Milano spiegando che la parrocchia è stata assegnata a un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio a un decano facente funzioni.

    Secondo le accuse avrebbe adescato un minorenne online su una chat.  È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi che ha chiesto il processo per il prete e anche per un’altra persona. Come emerge dall’imputazione, Lesmo avrebbe compiuto “atti sessuali” con un ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale
    nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011. Nel procedimento sono state messe a verbale le stesse dichiarazioni del giovane che ora sta studiando e sta cercando di rifarsi una vita

    L’Arcidiocesi di Milano ha appreso la notizia dell’indagine circa tre settimane fa, martedì 2 marzo. In una nota si legge infatti che “la notizia dell’indagine a carico di don Lesmo è pervenuta all’Arcidiocesi di Milano il2 marzo 2016, con documento datato 19 febbraio 2016″. “Solo in questi ultimi giorni – prosegue la nota – è stato possibile appurare la facoltà per l’Arcidiocesi di intervenire con questi provvedimenti così che non configurassero intralcio alle indagini”. I provvedimenti cui si fa riferimento sono l’applicazione delle norme canoniche sui delicta graviora.

    L’Arcidiocesi di Milano spiega di avere appreso “solo ora che nel 2013 don Lesmo fu raggiunto in parrocchia da una perquisizione ordinata dagli inquirenti, senza però che il sacerdote ne desse in alcun modo notizia ai suoi superiori diocesani. Nessuna notizia in merito al reato ipotizzato è mai stata a conoscenza dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori”.”Si attendono ora sia l’esito del procedimento giudiziario da parte delle Autorità civili che l’esito del procedimento canonico – conclude la nota – per il quale saranno coinvolti gli organismicompetenti della Santa Sede“.

    Scola e i suoi collaboratori esprimono “sconcerto e dolore” per la vicenda e “pregano fin da ora per la vittima dei fatti contestati e i suoi familiari e per don Lesmo”. “Una preghiera particolare – spiegano in una nota – anche per i fedeli della comunità cristiana di S. Marcellina, ai quali si domanda di offrire spiritualmente la sofferenza causata da questo scandalo e di restare uniti intorno al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo che si stanno celebrando in questi giorni santi”.

    http://www.ilgiorno.it/milano/parroco-sospeso-1.2009934

  • “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    Le violenze subite raccontate in un libro choc. “Ero ragazzina, ora la Chiesa mi ha aiutato a dire tutto”. La confessione dopo aver ascoltato in Duomo l’invito a denunciare del vescovo di Boston O’Malley, chiamato da Scola

    di ZITA DAZZI

    La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, il prete dell’oratorio, 30 di più. “Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi. Mi ha aperto le gambe lentamente e mi ha detto: ‘Sei fatta bene’”. Inizia così, un racconto choc di una donna oggi diventata suora, dopo esser stata da bambina abusata per anni dal prete della sua chiesa, un sacerdote ormai morto che operava fino a poco tempo fa nella Diocesi ambrosiana.

    La cruda testimonianza delle violenze subite per sette anni dalla ragazzina è in un libro, “Giulia e il Lupo”, curato da Luisa Bove e pubblicato da l’Ancora, casa editrice legata all’ordine dei pavoniani, con la spinta della Curia di Milano e la prefazione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa. Il “Lupo” del titolo viene appunto dal nome usato da Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.

    La donna, oggi 40enne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite a casa del sacerdote prima di questo libro che mette alla prova anche il lettore scafato. “Ogni volta le carezze aumentavano e le sue grandi mani raggiungevano i miei piccoli seni – si legge nei primi capitoli – Un pomeriggio, dopo le prime carezze, mi ha detto che voleva vedermi tutta perché ero bella. Ha iniziato a spogliarmi, un minuto dopo ero completamente nuda, mentre il Lupo mi divorava con gli occhi e non smetteva di accarezzarmi e di baciarmi ovunque. Aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.

    Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

    Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle.

    “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’. Ho risposto d’impulso:

    “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo’”.

    I ragionamenti nel libro si accavallano, ma le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice. E la nostra relazione era un abuso e una violenza. Com’era possibile allora perdonare? Non l’ho fatto allora, e neppure oggi”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/20/news/_abusata_dal_prete_l_accusa_di_una_suora_di_milano_con_l_ok_del_vaticano-135913749/?refresh_ce

  • Sesso col prete in oratorio a 14 anni: la suora fa tremare la Chiesa italiana

    Sesso col prete in oratorio a 14 anni: la suora fa tremare la Chiesa italiana

    Lei oggi ha 40 anni, vive in convento, e quando aveva 14 anni è statamolestata sessualmente in oratorio da un prete che di anni ne aveva 30 in più. Il libro-confessione Giulia e il Lupo rischia di far tremare la Chiesa italiana gettando lo sguardo sui misteri e i torbidi segreti dei religiosi. E, clamorosamente, la spallata arriva dall’interno, visto che il libro, curato da Luisa Bove, è pubblicato da L’Ancora, casa editrice legata all’ordine dei pavoniani, con il supporto della Curia di Milano e la prefazione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori voluta da Papa Francesco in persona.

    “Le carezze, poi i baci” – È Repubblica a fornire qualche anticipazione del libro, inquietante spaccato su scandali sessuali e pedofilia dentro la chiesa. “Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto – ricorda la religiosa -. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi. Mi ha aperto le gambe lentamente e mi ha detto: Sei fatta bene“. Il prete oggi è morto, la bambina abusata per 7 anni è cresciuta ma le ferite dell’anima restano. Anche per questo ha deciso di rivelare per la prima volta il suo dramma: “Ogni volta le carezze aumentavano e le sue grandi mani raggiungevano i miei piccoli seni – si legge nei primi capitoli -. Un pomeriggio, dopo le prime carezze, mi ha detto che voleva vedermi tutta perché ero bella. Ha iniziato a spogliarmi, un minuto dopo ero completamente nuda, mentre il Lupo mi divorava con gli occhi e non smetteva di accarezzarmi e di baciarmi ovunque. Aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.

    Il confronto drammatico – Il don era il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Tutto il resto è dolore, vergogna, senso di colpa e omertà fino alla decisione di uscire allo scoperto. Quando, cresciuta, ha incontrato nuovamente il suo carnefice, il confronto è stato drammatico. “Mi ha detto: Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato. Ho risposto d’impulso: Certo, tanti anni fa. E lui: Questo per me è un grande sollievo“.

  • «Ha estorto 20mila euro al prete»

    «Ha estorto 20mila euro al prete»

    Soldi per non rivelare presunti incontri con i ragazzi della parrocchia: 32enne inchiodato dagli sms

    di Maria Fiore

    PAVIA. A metterlo nei guai sono alcuni messaggi sul telefono scambiati con il sacerdote. Sms in cui avrebbe chiesto soldi al parroco in cambio del suo silenzio. Mirko C., un 30enne che abita a Pavia, è indagato con l’accusa di avere estorto a un sacerdote circa 20mila euro per non diffondere la notizia di presunti incontri tra il parroco e alcuni ragazzi che frequentavano la parrocchia. Il sostituto procuratore Morena Susi aveva chiesto il carcere, ma il gip Erminio Rizzi, nell’ordinanza notificata all’indagato pochi giorni fa, ha ritenuto di disporre solo l’obbligo di firma due volte a settimana.

    Secondo il ragionamento del giudice, il 30enne avrebbe avuto un ruolo più marginale di Eddari Abdellatif, il marocchino di 32 anni arrestato a dicembre con la stessa contestazione. Inoltre non ci sarebbe, secondo il giudice, il pericolo di fuga, visto che il 30enne ha un lavoro stabile e una famiglia. Con l’amico Abdellatif (difeso dall’avvocato Pierluigi Vittadini), però, condivide l’accusa di estorsione. Il sacerdote, in tutto, avrebbe versato circa 80mila euro per “comprare” il silenzio dei due indagati e scongiurare così il rischio di uno scandalo.

    Nel capo di imputazione a carico del 30enne di Pavia si parla di circa 20mila euro, che l’uomo si sarebbe fatto dare in più tranche dal parroco con la minaccia di svelare i segreti a sfondo sessuale se il sacerdote non avesse acconsentito alla richiesta. Ma viene anche contestato un tentativo di estorsione, per circa 7mila euro, andato a vuoto perché il sacerdote avrebbe deciso di non pagare più. «Noi neghiamo le contestazioni – si limita a dire l’avvocato difensore del 30enne, Roberto Grittini –. I soldi sono stati dati, ma per altre ragioni che sveleremo nel corso dell’eventuale processo».

    La vicenda dell’estorsione si intreccia con un altro procedimento a carico del sacerdote, che risulta indagato per alcuni sms erotici che sarebbero stati inviati a ragazzi che frequentavano la parrocchia, in un paese del Pavese. Il sacerdote, che è difeso dall’avvocato Marco Casali, si è allontanato dalla parrocchia in attesa della conclusione del procedimento. All’interrogatorio a cui è stato sottoposto, alcune settimane, fa, il sacerdote si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma aveva invece fornito, in dieci pagine di denuncia, informazioni molto circostanziate sui presunti ricatti subiti dai due giovani.

    Il procedimento per estorsione è aperto in procura a Pavia, mentre dell’indagine per adescamento di minori si sta occupando, per competenza, la procura distrettuale di Milano. Questo secondo filone si era aperto dopo che alcuni

    genitori avevano scoperto sms sospetti sui telefoni di alcuni ragazzini. Due giovani avevano anche rilasciato testimonianze compromettenti e il parroco era stato sottoposto a intercettazioni telefoniche per alcune settimane, alla fine del 2015.

    @mariafiore3

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2016/03/12/news/ha-estorto-20mila-euro-al-prete-1.13117519

  • Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    L’ULTIMO è stato arrestato il 10 febbraio: don Diego Rota parroco di Solza, Bergamo. «Adescava ragazzini», secondo la procura di Brescia che lo indaga per prostituzione minorile. L’ultimo, sì. Di quanti? In quindici anni l’ombra della pedofilia sulla chiesa lombarda ha seguito una parabola in crescita, di pari passo con l’aumento dell’attenzione mediatica e quindi della condanna dell’opinione pubblica.

    Oggi più che mai: sull’onda del pluripremiato successo cinematografico di «Spotlight» e del clamore suscitato dal caso-Pell, il tema torna ad accendere il dibattito, a spaccare le coscienze. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per scoprire che non sempre è stato così. Prima dei 2000 c’è il nulla, o quasi: le testimonianze rimaste di vecchie inchieste alla fine dei ’90 parlano solo di preti rigorosamente anonimi «arrestati per abusi» (un caso a Milano, un altro a Varese).

    Dobbiamo aspettare il 2004 per trovare documentata la prima condanna in Cassazione: da allora e fino al 2015 se ne contano sette nella nostra regione. DonMauro Stefanoni di Laglio, donMatteo Diletti di Bratto (Bergamo), don Roberto Mornati di Gavirate (Varese), don Marco Baresi di Brescia, don Walter Mariani di Mantova, don Domenico Pezzini di Lodi, don Giuseppe Abbiati di Borgarello (Pavia). In tutto fanno 47 anni e un mese di carcere. Quattro, invece, i preti che hanno patteggiato.

    Due sono stati rinviati a giudizio, altrettanti sono arrivati a sentenza in primo grado. Alcuni sono morti di vecchiaia, altri sono tornati a dire messa in nuove parrocchie, due si sono suicidati, di uno si sono perse le tracce. Religiosi (una sola donna) equamente distribuiti fra le 10 diocesi. Abbiamo provato a disegnare una mappa, partendo dalla documentazione raccolta su scala nazionale dall’associazione «Rete l’abuso». Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano: nessuna di loro può scagliare la prima pietra.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    Il suicida, lo scomparso, la suora I casi che hanno sconvolto i fedeli.

    Agnese Pini Milano

    ERA IL 2003. Il parroco di Villa di Serio, seimila anime nella Bergamasca, è don Vittorio Damiani, 62 anni. Il 6 maggio i carabinieri bussano alla porta della canonica: il sacerdote è accusato di abusi sessuali su minori. Lui protesta la sua innocenza, ma non regge alla pressione. Si toglie la vita in cella, nel carcere di Bergamo, appena due mesi dopo l’arresto. È il primo clamoroso episodio di pedofilia in canonica a scuotere la diocesi di Bergamo e la Lombardia intera. Un episodio destinato a non restare isolato.

    I SUICIDI E IL CASO-BERGAMO Qualche anno dopo la morte di don Damiani, piove addosso alla diocesi una seconda inchiesta per pedofilia. Protagonista è don Matteo Diletti, di Bratto. L’8 ottobre 2010 viene condannato in Cassazione a 4 anni per violenza su una bambina. Il prete sparisce prima della sentenza: il suo corpo, quel che ne resta, viene trovato cinque mesi dopo in una scarpata nei boschi di Marone. Ecco i fantasmi della diocesi di Bergamo. Due preti morti. Un vice parroco rinviato a giudizio nella Val Brembana per aver palpeggiato una bambina dal 2001 al 2005. L’ultimo scandalo, quello che vede protagonista don Diego Rota di Solza, ai domiciliari dallo scorso 10 febbraio. Non basta. Nell’aprile del 2014 l’allora parroco di Endenna, don Alessandro, sale sul pulpito alla fine della messa. Stringe tra le mani un foglio: rivela gli abusi sessuali subiti quando ancora era giovanissimo, nel seminario vescovile Giovanni XXIII. Il presunto responsabile di quegli abusi era morto nel 2007. È l’ultima messa per don Alessandro. Da quel momento lascia il sacerdozio.

    LA SUORA A suicidarsi fu la vittima, in questo caso. Si chiamava Eva Sacconago e quando si tolse la vita, nel giugno del 2011, aveva 26 anni. La sua è una storia di «violenze fisiche e psicologiche» per cui, nel dicembre scorso, è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione dal tribunale di Busto Arsizio Maria Angela Faré. Suora, oggi ridotta allo stato laicale. Secondo la procura, gli abusi iniziarono già nel 1997, quando Eva aveva solo 12 anni.

    IL CASO-ARESE Hinterland diMilano. Nel settembre 2012 la Corte d’Appello conferma la condanna a due anni e mezzo di carcere per don Marco Redaelli, salesiano, morto un anno dopo la sentenza. Secondo l’accusa, nel 2007 l’anziano parroco di Arese aveva molestato una bambina di sette anni. Il suo caso scosse profondamente i fedeli, spaccando l’opinione pubblica. Tre anni dopo, nel gennaio di quest’anno, una nuova inchiesta travolge la parrocchia: un educatore viene indagato per violenze sessuali su un adolescente.

    LO SCOMPARSO Due condanne per pedofilia e un comune denominatore: il seminario vescovile di Brescia. Erano entrambi vicerettori don Luigi Facchi e don Marco Baresi. Il secondo sostituì il primo, dopo che questo scomparve nel nulla pochi giorni dopo aver patteggiato sei anni per abusi sessuali. Ad accusarlo, un ragazzo di Gottolengo, dove il sacerdote svolgeva il suo ministero. Sparito: di lui si sono lerse le tracce dal 2002.

    IL CASO-BRESCIA Passano cinque anni, e i carabinieri tornano alla porta di una canonica: è quella di don Baresi, che di Facchi ha appunto raccolto il testimone. Anche lui vicerettore del seminario vescovile di Brescia. Il 23 giugno del 2011 la Cassazione lo condanna a 7 anni e sei mesi di carcere per violenze su un 14enne e detenzione di materiale pedopornografico.

    IL «RIABILITATO» Don Siro Invernizzi era parroco di Cergnago (Pavia), quando venne fermato. 6 settembre 2006: una pattuglia lo sorprende vicino al Cimitero Maggiore di Milano mentre è in macchina con un ragazzino di 13 anni, romeno. Il sacerdote patteggia due anni con la condi- zionale. È la primavera 2013 quando il suo nome torna alla ribalta: è mandato a sostituire il parroco di Cugliate (curia Comasca). I parrocchiani ci mettono poco a scoprire la pesante macchia nel suo passato. Si scatena un tumulto. Don Invernizzi viene sostituito.

    DON MERCEDES Lo chiamavano il «prete inMercedes» don Mauro Inzoli, della Parrocchia della Santissima Trinità di Crema: 65 anni, legato agli ambienti di CL, già presidente del Banco Alimentare. La procura per lui ha chiesto 12 anni: otto i casi contestati. Le accuse: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori. Nell’ottobre scorso la richiesta di rinvio a giudizio. Il 9 marzo in Aula.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • Il sacerdote pedofilo? Già due anni fa abusava dei minorenni

    Il sacerdote pedofilo? Già due anni fa abusava dei minorenni

    Ecuadoriano condannato nel 2014 per molestie su alcune ragazzine Eppure ha continuato a tenere corsi di preparazione per il battesimo.

    Paola Fucilieri

    L’aspetto peggiore di questa storia – che già di positivo non ha proprio nulla – si scontra con il solito tema trito e ritrito su quel che c’era da fare e non si è fatto, le sofferenze a cui si poteva e doveva mettere fine in maniera definitiva e che invece sono continuate nonostante il pericolo fosse risaputo da almeno due anni. Padre Hector Emilio B.P., classe 1966, origini ecuadoriane, pastore della chiesa evangelica «La famiglia di Dio» di Milano, sposato e padre di due figli, non è stato arrestato ieri mattina per la prima volta per violenza sessuale aggravata su minori dagli investigatori del commissariato Quarto Oggiaro, che da venti giorni indagavano su di lui e sono riusciti in tempi record a ottenere dalla Procura di Milano, il pm Pietro Forno e il collega Gianluca Prisco, un’ordinanza di custodia cautelare per farlo rinchiudere quanto prima nel carcere di San Vittore dove entro cinque giorni verrà sottoposto all’interrogatorio di garanzia da parte del gip Chiara Valori. Padre Hector ha infatti dei precedenti specifici risalenti al non lontano 2014, quando la Procura di Milano lo condannò a 1 mesi di carcere perché era emerso che aveva il brutto vizio di toccare le bambine che incontrava una volta la settimana per la preparazione al corso di battesimo (che in Sud America non si fa da neonati, ma quasi in età adolescenziale) in maniera morbosa nelle parti intime.Evidentemente, scontata la pena (non sappiamo come) all’interno di questa chiesa evangelica hanno ritenuto di non dover allontanare l’uomo in questione o, comunque, non metterlo più in contatto con le bambine tra i 9 e gli 11 anni che introduceva al sacramento del battesimo. Doveva occuparsene l’autorità giudiziaria? Francamente non lo sappiamo. Tuttavia va detto che le bambine sudamericane che ora accusano il religioso, sentite dagli investigatori di Quarto Oggiaro in audizione protetta, infatti – hanno rispettivamente 12 (2 episodi di violenza subiti) e 10 anni (più numerosi, purtroppo, per quest’ultima, gli abusi, andati avanti dal 2011 al 2015!), potrebbero essere molte di più. E che alla polizia i reati commessi da Padre Hector Emilio sono stati segnalati da «persone che gravitano nella comunità» al punto che chi ha investigato sul caso non ha nemmeno avuto bisogno di organizzarsi con intercettazioni ambientali. Adesso è inutile rimestare nel torbido raccontando di quando e in che modo – durante corsi non collettivi, ma singoli che si tenevano in un appartamento privato in zona Quarto Oggiaro – padre Hector Emilio si isolava con le bambine per spiegare loro l’allontanamento del diavolo e il piacere di avere dentro Dio, del perché le facesse mettere in costume per impersonare Adamo ed Eva in una recita o con quale escamotage pretendesse d’insegnare come galleggia una barchetta sulla superficie dell’acqua. Il ribrezzo che suscitano certe immagini nelle nostre menti certo non diminuirà la sofferenza delle ragazzine violate.

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/sacerdote-pedofilo-gi-due-anni-fa-abusava-dei-minorenni-1233832.html

  • Caso don Inzoli dal gup: due minori chiedono i danni Verso il rito abbreviato

    Caso don Inzoli dal gup: due minori chiedono i danni Verso il rito abbreviato

    Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali compiuti da don Mauro Inzoli, 66 anni, carismatico capo di CL a processo davanti al gup Letizia Platé. I difensori chiederanno il rito abbreviato.

    Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali compiuti da don Mauro Inzoli, 66 anni, carismatico capo di CL oggi a processo davanti al gup Letizia Platè. L’udienza preliminare del procedimento vede don Inzoli accusato di otto episodi di violenza sessuale che avrebbe commesso abusando della sua autorità, sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. L’udienza è stata immediatamente rinviata all’11 maggio prossimo, quando l’avvocato Maria Laura Brunelleschi si costituirà parte civile per le due vittime. I difensori di don Inzoli, gli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano, con ogni probabilità chiederanno che il religioso venga processato con il rito abbreviato. “Nessuno può ignorare che un abbreviato sarà alla fine la nostra scelta”, hanno dichiarato i due legali, nelle cui intenzioni vi è quella di arrivare ad un accordo con la collega Brunelleschi sul risarcimento prima dell’udienza di maggio. In questo modo la difesa eviterebbe di avere nel processo la parte civile. Certo, qualsiasi risarcimento non potrebbe mai guarire le ferite provocate da don Inzoli alle sue vittime. Ferite che si acutizzano ogni volta che il caso torna alla ribalta. La Santa Sede ha già punito don Mauro, infliggendogli per mano di Papa Ratzinger una sanzione della riduzione allo stato laicale, sanzione poi ammorbidita il 27 giugno del 2014 da Papa Francesco con una pena medicinale perpetua, invitando il sacerdote a condurre, tra le altre cose, una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Riservatezza che il don non avrebbe rispettato, presentandosi al tradizionale convegno sulle famiglie organizzato a Milano dalla Regione Lombardia nel gennaio del 2015. In prima fila c’era il governatore Roberto Maroni, in seconda fila c’era don Inzoli, immortalato dai fotografi. In quell’occasione era scoppiata una violenta polemica. A sollevarla era stato un indignato Franco Bordo, il parlamentare di Sel che il 30 giugno del 2014 aveva presentato un esposto, facendo aprire l’indagine penale. Nel corso dell’inchiesta, il procuratore Roberto di Martino, attraverso una rogatoria, aveva chiesto gli atti al Vaticano, ma la Santa Sede non aveva collaborato.

    Sara Pizzorni

    http://www.cremonaoggi.it/2016/03/09/316438/

  • Pedofilia, definitiva la condanna per ex frate di Pantelleria

    Pedofilia, definitiva la condanna per ex frate di Pantelleria

    La Corte di Cassazione ha posto il suo sigillo sulla sentenza con cui, il 2 marzo 2015, la Corte d’appello di Palermo aveva confermato la condanna a 9 anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore.

    Accusa con la quale Almanza era stato posto agli arresti domiciliari dalla Squadra mobile di Trapani nel novembre 2012. A chiedere il provvedimento, accordato dal gip Francesco Parrinello, fu il pm Giulia D’Alessandro. La misura restrittiva gli fu notificata in un convento in provincia dell’Aquila, dove l’uomo aveva cercato di isolarsi dal mondo dopo una vecchia condanna per pedofilìa, ormai definitiva, subìta a Milano.

    Davanti al Tribunale di Marsala, ad Almanza è stata contestata la violenza sessuale su un ragazzo di 12 anni, figlio di una coppia di Pantelleria con la quale aveva stretto un rapporto d’amicizia. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’imputato avrebbe più volte abusato del ragazzino in momenti in cui era rimasto da solo con lui. I fatti contestati risalgono al 2008. Prima che prendesse i voti. Anche se, a quanto pare, per carpire la fiducia dei genitori della vittima, si fingesse già frate.

    A svolgere le indagini è stata la Squadra mobile di Trapani, che si attivò nel 2011, dopo una segnalazione di “Telefono Azzurro” (numero 19696). La notizia criminis, “veniva riscontrata – spiegò la polizia – dall’attività di indagine espletata in cui emergeva fortemente lo stato di malessere e sofferenza in cui versava il giovane, vittima incolpevole di quanto patito”.

    Ad accorgersi del malessere del ragazzino fu la madre, con la quale questi, poi, si confidò. Nel processo, i genitori si sono costituiti parte civile. Ad assisterli è stato l’avvocato Guglielmo Ivan Gerardi. La Corte d’appello aveva confermato anche la condanna al pagamento di una risarcimento danni in favore della parte civile di 40 mila euro.

    http://www.tp24.it/2016/02/23/cronaca/pedofilia-definitiva-la-condanna-per-ex-frate-di-pantelleria/98213

  • Legnano – Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di danni

    Legnano – Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di danni

    LEGNANO (MILANO) – Abusi sessuali su ragazzini della parrocchia: le famiglie delle vittime ora chiedono a don Ruggero Conti un risarcimento danni di oltre 10 milioni di euro. Il sacerdote – originario di Legnano, dove è stato animatore all’oratorio di San Magno e docente di educazione sessuale alle scuole Bonvesin de la Riva – è stato condannato settimana scorsa a 14 anni di carcere con sentenza definitiva della Corte di Cassazione al termine di un lungo e complesso iter giudiziario.

    Quantificare i danni

    Don Ruggero, che passerà un anno in convento e poi finirà in carcere, era conosciuto nel territorio: negli anni Ottanta insegnava e faceva l’educatore in oratorio a Legnano e, anche quando era parroco vicino a Roma, tornava spesso in città per celebrare matrimoni o impartire altri sacramenti. Chiuso il processo penale, dunque, per l’ex sacerdote si apre un nuovo capitolo: quello del processo civile, dove un altro Giudice dovrà quantificare i danni subiti dalle vittime degli abusi avvenuti tra il 1998 e il 2008 a Roma, quando il legnanese era parroco alla Natività di Maria Santissima di Selva Candida. Occorre specificare che, proprio in sede civile, il processo era già stato avviato nel 2011 ma era stato poi congelato in attesa della sentenza penale definitiva di terzo grado. Ora gli avvocati delle vittime hanno chiesto al Tribunale civile di far ripartire il procedimento avviato 5 anni fa.

    Richieste pesanti

    Le richieste sono pesanti. “Il risarcimento totale chiesto a don Ruggero Conti – spiega l’avvocato Fabrizio Gallo del foro di Roma, difensore di una delle vittime – supera i 10 milioni di euro. Qualcuno ha chiesto un milione, altri un milione e mezzo. Tra le vittime c’è un ragazzo che è ancora minorenne e con una sentenza penale di condanna così netta non credo si avrà difficoltà a ottenere giustizia”. Da parte della Chiesa, finora, nessuno si è ancora fatto vivo. “In tutti questi anni – ha continuato l’avvocato Gallo – non c’è mai stato un contatto e le nostre richieste sono state ignorate. Attendiamo la data dell’udienza, se ne riparlerà al processo”.

    Legnano – Prete pedofilo, le vittime chiedono 10 milioni di danni