Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    SAVONA; i due Papi pedofili; la Rete L’ABUSO e una panchina viola.

    La storia di Savona, piccola città ligure del nord Italia, dalla seconda metà del 1400 al centro tuttavia di curiosi casi, alcuni riconducibili ancora oggi alle crociate tra cui la leggenda di don Bertolotti. Una serie di coincidenze, compreso il fatto che nasca proprio a Savona nel 2010 – oltre alla Rete L’ABUSO – il primo focolaio italiano di sopravvissuti che riuscirà a dare a tante vittime in tutta Italia, il coraggio di uscire allo scoperto.

    Una serie di situazioni che negli anni ha portato tanti cattolici a pensare che in qualche modo l’associazione, fosse la mano della volontà divina contro il dramma della pedofilia nella chiesa. Questo per una serie fortuita di fattori indubbiamente rilevanti, che hanno popolato la storia di questa piccola città.

    Ma partiamo dalla fine… la panchina viola contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili impiantata a Savona il 24 febbraio 2024 in piazza Giulio II.

    Come dissi allora “ Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato…è la società che deve farlo”.

    Questa è tuttavia in Italia la prima panchina contro l’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili. Ne abbiamo cercate invano altre per aggregarci dando per palesemente scontato ci fosse già un’iniziativa.

    Invece nulla! Inverosimile che nessuno ci abbia mai pensato, ma i fatti sono questi, per ciò l’iniziativa ha avuto ancora più valore.

    Il fatto che si sia voluta impiantare proprio nella piazza che porta il nome di Papa Giulio II, non è affatto una casualità invece, ed è da qui che parte la nostra storia e la visione mistica ti tanti cattolici che negli anni la Rete ha soccorso e aiutato.

    “ Tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini di cui si sono resi protagonisti anche numerosi pontefici. Dal 366, con Damaso I, fino al 1550, con Giulio III, se ne contano diciassette .”

    Due di questi sono savonesi oltre che parenti. Parliamo di “ Sisto IV, papa dal 1471 al 1484, noto alle cronache dell’epoca per la sua relazione con un dodicenne. “

    “ Scrive di Sisto IV il cronista suo contemporaneo Stefano Infessura: «Costui, come è tramandato dal popolo, ei fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa ha fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati. Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo, e Pietro, suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia? E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio».”

    Sisto IV era lo zio di Giulio II che diventerà papa nel 1503 e soprannominato “ il papa guerriero ”.

    Di Giulio II, “nel 1511, si documenta la storia con il piccolo Gonzaga di dieci anni”.

    Siamo nel 1550 e una pasquinata di allora recita:

    Ama Del Monte con uguale ardore

    la scimmia e il servitore.

    Egli al vago femmineo garzoncello

    ha mandato il cappello: [nda l’ha nominato cardinale]

    perché la scimmia, a trattamento uguale,

    non fa pur cardinale?»

    *Testo tratto da “ Chiesa e pedofilia ” di Federico Tulli (L’Asino d’oro ed., 2010, pp. 19-21)

    Certamente ora apparirà più chiaro il motivo e l’importanza simbolica di una panchina contro l’abuso, promossa per la prima volta in Italia dall’unica associazione che si occupa nello specifico di vittime del clero. Per questo si è scelta come primo impianto italiano piazza Giulio II. Quella dedicata allo zio Sisto IV è priva di panchine e perciò esclusa.

    Ma un altro papa toccherà la storia di Savona. In questo caso non si ha di lui notizia su eventuali tendenze pedofile. Tema che tuttavia riprenderemo immediatamente dopo in quanto la chiesa cattolica come vedremo, nel savonese lascia una storia sanguinosa e decine di vittime fino ai giorni nostri.

    Parliamo di Pio VII , prigioniero di Napoleone Bonaparte dal 1809 al 1812 proprio a Savona, per l’esattezza prima in via Pia, dove però la possibilità di scarso controllo da parte dei soldati, ben presto richiese un luogo più adeguato. La sua cella divenne la Diocesi di Savona dove ancora oggi, visitando le lussuose stanze dove era prigioniero , si conservano nelle scale interne della servitù gli spioncini, attraverso i quali era sorvegliato a vista.

    Come si può ammirare ancora oggi invece nel salone dell’ingresso di Villa Cambiaso, l’anomala installazione di una fontana attribuita al Bernini , il quale notoriamente fece quasi unicamente sculture per i papi e il clero. Anomalia che si spiega e direttamente collegata alla prigionia savonese di Pio VII il quale, una volta rinchiuso in diocesi e controllato a vista, trovò la difficoltà di poter fare arrivare in Vaticano i pizzini con i quali trasmettere gli ordini e così, con la complicità della Famiglia genovese Cambiaso, fece costruire dentro la villa una cappella, dove poter celebrare la messa e nel tragitto, trasmettere a chi di fiducia gli ordini da mandare a Roma.

    Il potere ecclesiastico è più volte passato da Savona e in Liguria non solo con Sisto IV, Giulio II e Pio VII, ma da tantissimi odierni potenti del Vaticano come il card. Bagnasco; il card. Calcagno e tanti altri.

    La storia recente ci racconta anche di un presunto tesoro templare nascosto sopra a Savona, dentro delle grotte, nell’entroterra.

    E qui appare la storia di un altro sacerdote savonese, mons. Giuseppe Giovanni Bertolotti . Figlio di contadini che improvvisamente viene in possesso di enormi ricchezze . Se pur la storia in sé è molto vaga sul come ne entrò in possesso e su di chi fossero, parallelamente, in Francia accade la stessa cosa ad un altro prete…

    Ma torniamo alla pedofilia e al caso di Varazze, luglio 1907 che ci racconta Gian Pietro Lucini nel libro “Messe nere sulla riviera” .

    “Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson dalle gazzette locali passa ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un gran numero di arresti .

    E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo. Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta.”

    Di certo un passato non tranquillo quello savonese che al di là dell’unicità mondiale di aver avuto due papi, poco edificante (soprattutto oggi) che questi fossero entrambi pedofili.

    Una “tradizione” che da allora come vedremo, non ha mai abbandonato la provincia ed il suo seminario, che racconta tra gli anni 70 – 90 moltissime vicende, tra fughe di seminaristi abusati e suicidi. Uno si recò fino in Vaticano, voleva parlare al papa che però non lo ricevette. Fu trovato suicida la mattina seguente in un ostello nei pressi del Vaticano.

    Ed arriviamo ai giorni nostri e all’anno 2010. Un anno importante per l’Europa che come accaduto dieci anni prima, in particolare negli USA, scopriva anche qui la pedofilia nel clero e il devastante numero di vittime ad esso connesse.

    A differenza degli altri stati l’Italia si tirò puntualmente indietro da subito, attraverso il Governo e la stessa Presidenza della Repubblica definendo « Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa », i diritti reclamati da tutti quei cittadini rimasti vittime.

    Savona però diventerà un’altra volta l’epicentro, ma questa volta simbolo di una battaglia di civiltà, che come nel racconto del 1907 di Besson, in poco tempo darà a decine, poi a centinaia e ancora a migliaia di sopravvissuti, la forza di uscire dalla vergogna, reagire e rivendicare giustizia.

    Nascerà da subito quasi quella che oggi è la Rete L’ABUSO, purtroppo dopo quindici anni ancora l’unica realtà italiana.

    Marco Preve racconterà su Repubblica, in un’inchiesta di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli dal titolo “IL DIAVOLO A SAVONA”, la vicenda savonese , ancora una volta condita non solo di abusi sui minori e sutterfugi per coprire i preti pedofili, ma di intrallazzi tra chiesa e potere che ancora oggi, nello scandalo Toti riemergono come scheletri nell’armadio.

    Savona, una città che non ha mai voluto fare i conti con il suo passato, lasciando chi fu vittima tutt’oggi solo. Diverse le proposte fatte negli anni dalla Rete L’ABUSO in materia di prevenzione. Tutte inascoltate e per le quali le varie amministrazioni non hanno mai voluto sentire , neppure in campagna elettorale.

    Ancora oggi grossi problemi con la giunta comunale, per due anni ostile all’iniziativa della panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili, ottenendo poi a colpi di diffide i permessi necessari. Alla sua inaugurazione tranne il consigliere Aureliano Pastorelli, ne Sindaco, ne nessuna Istituzione savonese invitata ha voluto partecipare, neppure con un delegato.

    Savona, città candidata nel 2027 a Capitale della cultura , e certo la cosa fa persino sorridere per l’ingenuità, ma è lecito a tutti partecipare.

  • Don Tempesta condannato a 6 anni e 6 mesi per abusi su minori: con una scusa invitava i bimbi in casa sua

    Don Tempesta condannato a 6 anni e 6 mesi per abusi su minori: con una scusa invitava i bimbi in casa sua

    Sei anni e sei mesi. Questa la condanna di primo grado emessa dal collegio del tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di don Emanuele Tempesta, 32 anni. L’ex parroco vicario di Busto Garolfo, nel Milanese, era arrestato il 15 luglio 2021 ed ora è stata confermata in primo grado l’accusa di abusi sessuali su minore. Il pubblico ministero Martina Melita aveva chiesto una condanna a 11 anni al termine della requisitoria. Tra le pene accessorie anche il divieto di avvicinarsi a scuole o luoghi frequentati da minori. Oltre 20 le parti civili con risarcimenti compresi tra i 750 e i 2mila euro. L’avvocato del sacerdote, il legale Mario Zanchetti, è pronto molto probabilmente a fare ricorso in appello.

    Gli abusi nella casa di Don Tempesta

    Stando a quanto emerso già dalle indagini, gli abusi si sarebbero consumati nell’abitazione del sacerdote dove solo alcuni dei piccoli sarebbero stati invitati per giocare ai videogiochi o fare due chiacchiere. Qui poi sarebbero avvenuti gli abusi quando il don aveva 29 anni. I minori vittime invece delle sue violenze avevano un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni: i bambini sono stati sentiti dalle controparti con la formula dell’incidente probatorio. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate in 60 giorni.

    Don Tempesta arrestato mentre era in vacanza con la parrocchia
    Gli abusi risalgono a qualche anno fa: Don Tempesta era arrivato in paese a fine del 2018 prima come seminarista e poi, una volta preso i voti, come prete in appoggio al parroco. Lui si occupava un po’ di tutto, dall’oratorio ai centri estivi tanto che per lui le manette sono scattate mentre si trovava in Piemonte con alcuni ragazzini della parrocchia in vacanza. Gli abusi però venivano commessi nella casa di Don Tempesta. Le indagini era partire quando le vittime avevano trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto e così sono scattate le denunce.

    https://www.fanpage.it/milano/don-tempesta-condannato-a-6-anni-e-6-mesi-per-abusi-su-minori-con-una-scusa-invitava-i-bimbi-in-casa-sua/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    Francesco Zanardi – “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” il rimprovero al Papa

    Lo scorso giovedì la conferenza a Roma, organizzata da ECA Global e Rete L’ABUSO, pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo.

    Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro”.

    Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo l’osservatorio permanente dell’unica Associazione italiana – Rete L’ABUSO, che il giorno prima ha incontrato il Presidente della CEI Matteo Zuppi – si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa.

    Hanno messo in evidenza quelli che descrivono come i quattro peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.

    I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono:
    Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
    Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli
    Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del CDF
    Il cardinale Mario Delpini di Milano

    “Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra. La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.

    Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.


    Federica Tourn – Sarà processato l’ex cappellano militare che aveva abusato per anni di un bambino

    L’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo – originario di Francofonte (in provincia di Siracusa) – accusato di violenze sessuali su minore, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Una decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Siracusa Andrea Migneco per il 67enne che è stato denunciato da un ragazzo oggi 23enne, il quale ha raccontato di avere subìto abusi da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età.

    Il gup ha ammesso l’audizione della badante dell’ex cappellano e di monsignor Abruzzese, il cardinale che avrebbe ospitato per anni il giovane che ha denunciato il sacerdote. Su richiesta della parte civile – rappresentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – è stata invece rigettata la richiesta di audizione di Felipe Perfetti, direttore del blog Silere non possum. Un portale di informazione che si occupa dell’attività del Papa, della Santa sede e della Chiesa cattolica. Il giudice per l’udienza preliminare, inoltre, si è riservato sull’acquisizione di alcuni verbali del processo ecclesiastico nel quale Cunsolo è già stato rinviato a giudizio. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato a celebrare la messa nella chiesa madre di Francofonte, pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale.

    «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua», ha raccontato la vittima, parlando di violenze che sarebbero continuate per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente, ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma una situazione che sarebbe dipesa dal legame e dalla frequentazione con il prete. Orfano di padre, dopo il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, dai nove anni, il giovane è andato a vivere con la nonna anziana e malata insieme al fratello disabile. Ha cominciato a frequentare la parrocchia e si è legato a Cunsolo. Nel corso dell’incidente probatorio, il ragazzo ha raccontato che il prete lo avrebbe avvicinato per la prima volta mentre era di ritorno dal cimitero, dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre.

    A denunciare tutto alla squadra mobile di Siracusa, accompagnato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il giovane si sarebbe convinto dopo essere venuto a conoscenza della vicenda del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna, quando era minorenne, da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che a marzo è stato condannato per quei fatti. Anche in quel caso ad assistere la vittima è l’avvocata Parasiliti Molica; lo stesso è anche il legale difensore dei due preti, Antonino Lizio, che prima della carriera in giurisprudenza ha vestito l’abito talare. La prossima udienza è già stata fissata per martedì 25 giugno.

    Fonte Meridionews


    Ludovica Eugenio – Chiara Griffini presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori

    Nell’ambito della 79ª Assemblea generale della Cei, il Consiglio episcopale permanente ha provveduto ieri a diverse nomine tra le quali quelle di Chiara Griffini (Lodi) come presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori. Griffini succede in questo ruolo all’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che lo ha diretto nei suoi primi cinque anni. La scelta di una donna, laica consacrata, ha richiesto una modifica agli Statuti dell’organismo.

    Chiara Griffini è un personaggio totalmente interno alla Cei. Già membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale, psicologa, ha coordinato il progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII (alla quale appartiene), il CSI, Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna».

    Sottolineando la rilevanza della scelta di una donna per questo incarico, il card. Zuppi, presidente della CEI, ha curiosamente definito Griffini «non telecomandata». “È una psicologa, una professionista seria”, ha detto. «Continuerà ad impegnarsi su un tema che sappiamo quanto ha ferito le vittime e fatto male alla Chiesa”.

    A sbandierare la presunta pionieristica novità della scelta di una donna è stato mons. Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei: “Il fatto che alla presidenza del Servizio nazionale per la tutela dei minori ci sia una donna, e non un vescovo, non è un fatto secondario”, ha detto: “È stato appositamente cambiato lo statuto, è un segnale di assoluto interesse. Neppure in altre Conferenze episcopali c’è una figura di questo rilievo”. Questo non corrisponde al vero. In Francia, a capo del Servizio Nazionale per la Protezione dei Minori è Ségolaine Moog, laica, e ben dal 2016. Nella Conferenza episcopale irlandese c’è Teresa Devlin, Chief Executive Officer del Servizio minori, e se parliamo di ruoli apicali nelle Conferenze episcopali, c’è Beate Gilles, segretaria nazionale dei vescovi tedeschi, dal 2021.


    Federico Tulli – Non solo Spotlight

    In tanti conosciamo la sconcertante vicenda di pedoflia scoperta dal Boston globe tra la fine del 2001 e il 2002 – e magistralmente ricostruita nel film Spotlight – ma pochi ricordano in quale contesto si sviluppò. Si tende quindi a credere che quello che accadde nella diocesi di Boston fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Nulla di più lontano dalla realtà.

    Già prima della metà del 2001 – cioè quasi sei mesi prima del primo articolo di Spotlight che risale al 10 settembre 2001 – dagli Stati Uniti giungevano segnali evidenti che le fondamenta della Chiesa americana cominciavano a scricchiolare pericolosamente.

    Il 30 aprile 2001 Giovanni Paolo II interviene sul problema dei preti pedofili con il Motu proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”, e poche settimane dopo, il 21 maggio, con l’autorizzazione del De delictis gravioribus firmato dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e dal suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger intima ai vescovi di essere tempestivamente informato delle accuse di pedofilia contro i sacerdoti e li esorta a svolgere indagini, anche di fronte a un semplice sospetto. Nulla deve trapelare se non a procedimenti conclusi, che possono durare però anche decine di anni. Sulla base di queste disposizioni, che rinnovano espressamente quanto stabilito nel Crimen sollicitationis di Giovanni XXIII, un anno dopo il 23 aprile 2002 i tredici cardinali statunitensi entrano in Vaticano al cospetto di Giovanni Paolo II. Il pontefice definisce la pedofilia «un crimine» e «un peccato» dicendo che non c’è «posto nel sacerdozio» per chi potrebbe far male ai bambini. Le stesse parole saranno rivolte dal suo successore nel 2010 ai vescovi d’Irlanda. Siamo nel pieno della bufera sollevata dalle inchieste di Spotlight del Boston Globe che porteranno a fine anno alle dimissioni del cardinale Law.

    Le conclusioni di quella riunione ispirano i 252 vescovi statunitensi che il 26 giugno 2002 approvano lo Statuto dei vescovi per la protezione dei bambini e dei giovani, in cui si prevede che i preti che sono stati o che saranno coinvolti in casi di pedofilia non potranno più avere contatti con i fedeli, quindi celebrare messa o insegnare catechismo. Non passa, però, la linea della “tolleranza zero”, quella della sospensione automatica “a divinis” di chi è coinvolto negli scandali e quella di chi propone di trattare tutti gli stessi casi allo stesso modo. Compresi quelli relativi ad accuse che si riferiscono a venti o trent’anni prima (come nel caso della gran parte delle vicende denunciate in quei mesi negli Usa in seguito all’inchiesta del Boston globe) e che colpiscono un prete che nel frattempo si è rivelato «cambiato e innocuo». Contro la tolleranza zero e a favore di «un invito alla prudenza» spingono soprattutto due figure carismatiche: gli arcivescovi di New York e Chicago, Edward Egan e Francis George.

    Per inciso, due anni dopo, il 27 febbraio 2004 il National Review Board (NRB), il gruppo di controllo di laici insediato dalla Conferenza episcopale americana, accuserà Egan di «aver chiuso gli occhi davanti a evidenti casi di pedofilia». Analoga accusa riceverà nel gennaio del 2006, sempre dal NRB, Francis George, per essersi rifiutato di rimuovere il reverendo Daniel McCormack quando già a ottobre 2005 questi era finito sotto inchiesta per pedofilia. In seguito si scoprirà che McCormack aveva violentato una sua alunna di dodici anni fino a dicembre di quell’anno. Nel 2007 George fu nominato a capo della Conferenza episcopale americana.

    Torniamo al 2002 e allo Statuto dei vescovi di Dallas. Bisognerà attendere quattro mesi prima che il Vaticano si pronunci sul documento. Il verdetto viene emesso il 18 ottobre ed è negativo. Le norme sono da riscrivere perché non si conciliano con il diritto canonico. La bocciatura della Santa Sede porta la firma dal cardinale Giovanni Battista Re in qualità di prefetto della Congregazione per i vescovi. Il testo è lungo meno di due pagine ed è suddiviso in due parti: in primo luogo vi si esprime solidarietà e comprensione verso i vescovi e i sacerdoti «onesti» degli Stati Uniti; dopo di che si fa presente che le norme proposte dai vescovi degli Stati Uniti in alcuni punti non superano l’esame della “recognitio”, ossia il riconoscimento di compatibilità con il diritto della Chiesa. Alle vittime degli abusi e alle loro famiglie spettano appena una decina di parole. Mentre i loro carnefici, secondo il prelato, dopo tutto non sono poi così tanti.

    Un mese dopo, l’11 novembre, la grande opera di mediazione condotta dal cardinale Francis George porterà i suoi frutti. Il documento di Dallas, revisionato nelle parti fondamentali, viene presentato alla Conferenza episcopale americana, in un incontro a Washington.

    Il 16 dicembre 2002 la Santa Sede approva dunque il nuovo testo all’insegna della “tolleranza soft”. Le Norme essenziali sulle politiche diocesane ed eparchiali di fronte ai casi di abuso sessuale sui minori da parte di preti e diaconi divengono vincolanti in tutte le diocesi degli Stati Uniti. Con l’introduzione della prescrizione la carriera ecclesiastica di migliaia di preti viene messa al riparo da brutte sorprese. Il resto lo fa la lungaggine dei processi. Il ruolo del cardinale George in questo delicato passaggio sarà riconosciuto nel novembre del 2007 da papa Ratzinger che lo nomina presidente della Conferenza episcopale statunitense. Dal canto suo, il cardinale Re conferma che la “recognitio” vale per due anni, cioè per il tempo stabilito dai presuli per valutare l’efficacia e validità delle norme. Per la Chiesa, non solo americana, saranno due anni lunghissimi.

    Il 2002 finisce così. La Santa Sede appare tutto fuorché determinata a fare luce sul passato e gettare le basi per un diverso futuro. Inoltre, non è bastato che già a giugno un’inchiesta del quotidiano “Dallas Morning News” avesse rilevato che almeno 111 vescovi cattolici Usa avevano protetto preti o monaci pedofili. E nemmeno che tra questi ci fossero gli otto cardinali a capo delle arcidiocesi americane. Addirittura, nonostante le pressioni e lo sconcerto dell’opinione pubblica, bisogna aspettare il 13 dicembre 2002 per vedere accettate le dimissioni del cardinale Law da Giovanni Paolo II, a norma del canone 401 paragrafo 2 del diritto canonico, che fa riferimento a motivi di salute o ad altre cause che impediscono il normale proseguimento del lavoro di un vescovo. Law come è noto sarà trasferito a Roma per fare l’arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, e qui “serenamente” muore nel 2017.

  • Il rimprovero degli attivisti al papa “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” – VIDEO

    Il rimprovero degli attivisti al papa “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” – VIDEO

    Roma, Italia – ECA Global, un’organizzazione internazionale dedicata a porre fine agli abusi del clero, terrà una conferenza stampa il 23 maggio 2024, alle ore 10:00, in Piazza Adriana, accanto a Castel Sant’Angelo, a Roma. La conferenza ha luogo pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo a Roma per due giorni di programmi e festeggiamenti. Queste attività, condotte e supervisionate dal clero cattolico, si svolgeranno non solo nella Basilica di San Pietro ma anche in tutte le diocesi d’Italia.

    Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro“. Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo le organizzazioni antiabuso italiane, si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa. Hanno intenzione di mettere in evidenza quelli che descrivono come i cinque peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.

    I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono:
    Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
    Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli
    Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del DDF
    Il cardinale Mario Delpini di Milano

    “Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra.
    La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.

    Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.

    Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano fa sì che quasi tutte le indagini sugli abusi in Italia siano condotte in segreto all’interno della giurisdizione della Santa Sede, piuttosto che nel luogo in cui si sono verificati gli atti criminali. Di conseguenza, anche i sacerdoti riconosciuti colpevoli di crimini sessuali contro i bambini dai tribunali ecclesiastici sono spesso riassegnati a nuove posizioni dove possono potenzialmente recidivare.

    Lo scorso ottobre, a Roma, i funzionari dell’ECA hanno proposto una nuova e rivoluzionaria legislazione di diritto canonico, che sancirebbe una vera e propria tolleranza vincolante e universale per gli atti sessuali criminali contro i bambini, i minori e gli adulti vulnerabili nella legislazione della Chiesa cattolica. La legislazione, se promulgata, eliminerebbe dal sacerdozio qualsiasi chierico che abbia commesso abusi o qualsiasi vescovo che abbia consapevolmente coperto sacerdoti abusanti.

  • Orrore al Beccaria di Milano, torture e violenze su detenuti minorenni

    Orrore al Beccaria di Milano, torture e violenze su detenuti minorenni

    Damiano Aliprandi – Siamo nel novembre del 2022, mentre il detenuto minorenne di origine straniera dorme, un agente si avvicina al suo letto e gli pone la mano sul sedere, accarezzandolo. Al risveglio improvviso del recluso che gli chiede: “Cosa vuoi?”, l’agente risponde: “Stai tranquillo, voglio solo fare l’amore con te”. Questo episodio, che non si è concretizzato grazie alla reazione del ragazzo, costituisce un tentativo di violenza sessuale. Ma è solo la punta dell’iceberg dei presunti abusi e torture che hanno scosso le fondamenta dell’Istituto Penale Minorile “Cesare Beccaria” di Milano, con tredici agenti della Polizia penitenziaria sotto accusa per una serie di reati.

    In un’operazione condotta dalla Polizia dal Nucleo investigativo regionale per la Lombardia della Polizia penitenziaria, su mandato della Procura di Milano, 13 agenti sono stati sottoposti a misure cautelari, con 13 di loro dietro le sbarre e altri 8 sospesi dal servizio pubblico. Tutti erano in servizio presso l’istituto Beccaria al momento dei fatti. Le accuse che pendono su di loro vanno dall’abuso di potere al maltrattamento di minori, con episodi di violenza e torture aggravate dalla vulnerabilità dei giovani detenuti. Fatti, se confermati, di una gravità inaudita.

    Pensiamo al ragazzo minorenne che è stato vittima di tentata violenza sessuale. Lo stesso, assieme ad altri ragazzi, avrebbe subito acute sofferenze fisiche e un verificabile trauma psichico, determinanti un trattamento inumano e degradante. Una ritorsione – come scrive il Gip – per aver reagito alla molestia sessuale. Questi i fatti che sarebbero emersi. Un capo guardia è salito nella cella del ragazzo per rispondere alle richieste mediche di un altro compagno di cella, conducendolo al piano inferiore. Poco dopo, il detenuto ha udito le grida del compagno di cella che lo avvertiva di un pericolo imminente. La conferma arriva quando un altro detenuto ha segnalato l’arrivo di dieci agenti.

    Una volta arrivati, uno degli agenti ha spruzzato uno spray urticante negli occhi del ragazzo minorenne attraverso la finestrella della porta blindata. Subito dopo, diversi agenti sono entrati nella cella e avrebbero brutalmente aggredito il detenuto, colpendolo ripetutamente e insultandolo con epiteti razzisti e offensivi. Dopo averlo immobilizzato e strappato i vestiti, lo avrebbero trasferito in isolamento e privato degli indumenti. Il giorno successivo altri agenti lo avrebbero nuovamente aggredito fisicamente e verbalmente, trasferendolo in un’altra cella, dove avrebbero perpetuato le violenze.

    Ma non è stato l’unico. Un altro detenuto minorenne del Beccaria, sempre straniero, aveva insistentemente chiesto un accendino all’assistente del piano sbattendo il blindo e insultandolo. A quel punto, l’agente lo avrebbe trascinato fuori dalla cella afferrandolo per la maglia e spingendolo, mentre il detenuto era senza scarpe, lungo quattro piani di scale. Venuto all’interno dell’ufficio del capoposto al primo piano, l’agente lo avrebbe spinto sul divano; a questo punto, il capoposto si sarebbe avvicinato dicendogli “Perché sbatti il blindo?” e lo avrebbe colpito con un primo schiaffo in faccia; dopo, lo avrebbe colpito ripetutamente con schiaffi al volto su entrambe le guance, con entrambe le mani, mentre il detenuto tentava di parare i colpi ponendo le sue braccia allineate davanti alla faccia. L’agente avrebbe continuato a colpirlo con forti e ripetuti pugni al torace, continuando a ripetere “perché sbatti il blindo?”. Mentre veniva colpito, il detenuto minorenne chiedeva perché lo picchiava e chiedeva scusa. Un altro detenuto minorenne sarebbe stato alzato di peso da due agenti, afferrandogli la testa e la gamba e continuamente colpito al volto mentre giaceva a terra inerme e semi-incosciente. E come se non bastasse, avrebbero continuato a picchiarlo.

    L’indagine che ha portato a queste accuse è partita da segnalazioni giunte alle autorità attraverso Francesco Maisto, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del comune di Milano, ma è stata supportata da testimonianze coraggiose di giovani detenuti e da meticolose operazioni di sorveglianza all’interno dell’istituto. Infatti, il Gip scrive nero su bianco che questi fatti raccapriccianti risultano provati sia dalle dichiarazioni della vittima che dalle intercettazioni telefoniche, dalle immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza (sono ripresi i pestaggi ai danni di tre detenuti), dalle dichiarazioni testimoniali di altri detenuti, dai referti medici e dalle relazioni di servizio. Queste ultime sono fondamentali per l’identificazione degli autori delle aggressioni. Questo scandalo solleva interrogativi non solo sulla condotta individuale degli agenti coinvolti, ma anche sul sistema stesso che dovrebbe proteggere i giovani detenuti. È un richiamo doloroso alla necessità di riforme nel sistema penitenziario, affinché la giustizia e la sicurezza siano garantite per tutti, senza eccezioni. Senza dimenticare l’importanza del reato di tortura, che questa maggioranza vorrebbe cambiare.

    https://www.ildubbio.news/carcere/orrore-al-beccaria-di-milano-torture-e-violenze-su-detenuti-minorenni-mpquebwj

  • Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio: ha venduto la casa sul Garda dei festini a luci rosse

    Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio: ha venduto la casa sul Garda dei festini a luci rosse

    Il prete di Desenzano (Brescia) accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse. Alcuni residenti, stando a quanto riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, hanno affermato: “Per noi è un sospiro di sollievo, speriamo che il prossimo inquilino sia più discreto”. A segnalare il sacerdote è stato un 31enne, che vive a Desenzano. Ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali.

    La donna che ha minacciato di lanciarsi da una finestra

    La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi: dopo essersi lanciata da una finestra, è scappata per le strade di Desenzano. Stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa, l’uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo. Avrebbe anche detto: “Esci da questo corpo”.

    La cocaina trovata in casa del sacerdote
    Quel giorno sono arrivate le forze dell’ordine. I residenti hanno deciso di allontanare il 65enne perché infastiditi dalle continue feste e serate. Durante la perquisizione degli agenti del Commissariato di Desenzano, è stata poi trovata cocaina. Per questo motivo, nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio. Mentre per questa accusa ha parlato di “debolezze”, per quelle di violenza sessuale e minaccia nega qualsiasi coinvolgimento.

    Nel frattempo, in questi mesi, la Diocesi di Verona ha nominato il suo sostituito come cappellano della Fondazione “S. Angela Merici” onlus.

    https://www.fanpage.it/milano/prete-denunciato-per-violenza-sessuale-e-spaccio-ha-venduto-la-casa-sul-garda-dei-festini-a-luci-rosse/

  • Non se ne parla… Con Dante Ghezzi (rapporti tossici intrafamiliari)

    Non se ne parla… Con Dante Ghezzi (rapporti tossici intrafamiliari)

    Ecco il quindicesimo episodio di Non Se Ne Parla, il podcast di ⁠Meti⁠ che alza il volume sulle storie silenziate 📢

    ⁠Francesca Svanera⁠ e ⁠Gabriele Rosato⁠ hanno intervistato lo psicologo Dante Ghezzi, membro dell’équipe Tiama, il centro specializzato nel trattamento dei Traumi dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dei Maltrattamenti e degli Abusi

    Affrontiamo un tema delicato per moltǝ survivor: il compito di proteggere da parte della famiglia e il ruolo dei parenti che apprendono di un ab*so intrafamiliare.

    Affrontiamo un tema intricato per ogni survivor: la difficoltà di essere credutǝ e di credere in se stessǝ a seguito di un ab*so.

    “Non se ne parla” è un podcast dell’associazione Meti, scritto da Francesca Svanera e Gabriele Rosato, e prodotto da ⁠Officine B12⁠, con il supporto del ⁠Centro Medico Stendhal⁠ di Milano.

    Tutti gli episodi sono disponibili su Spotify e sulle principali piattaforme gratuite di streaming: seguici sulla tua app preferita, riceverai la notifica dell’uscita di ogni un nuovo episodio.

    E se il podcast ti è piaciuto, faccelo sapere e spargi la voce. Fa… che se ne parli!

  • PONTE NOSSA – Don Valentino nella bufera: “Quando mi baciava era sgradevole ma…”, esposto in Procura. Lui dall’Africa: “Parlo col mio Signore”

    PONTE NOSSA – Don Valentino nella bufera: “Quando mi baciava era sgradevole ma…”, esposto in Procura. Lui dall’Africa: “Parlo col mio Signore”

    Partiamo dalla fine. Don Valentino Salvoldi in questi giorni è in Etiopia. Ci ha mandato una mail: “Desidero dire che io parlo col mio Signore al quale mi affido nella preghiera, e che qui su questa terra dall’Africa esprimo la mia fiducia piena innanzitutto nella Magistratura che sta lavorando a Bergamo e poi negli avvocati dello studio Pisapia di Milano. Un cordiale saluto. A tutti voi auguro ogni bene. Valentino Salvoldi”. Pochi giorni prima nelle redazioni era arrivato un comunicato ufficiale della Curia bergamasca: “In merito ad alcune notizie di stampa relative ad un anziano sacerdote del clero di questa diocesi per presunti fatti risalenti agli anni ‘90, si è già provveduto per quanto di competenza ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità.

    La diocesi di Bergamo riafferma il suo impegno nella tutela e protezione dei minori e degli adulti vulnerabili anche attraverso la disponibilità all’accoglienza da parte del Centro di Ascolto del Servizio Tutela Minori Diocesano. La piena dignità e inviolabilità di ciascuno sono valori e fondamenti mai negoziabili, e non si farà mai abbastanza per cercare di custodirli e proteggerli”.

    Cosa è successo?

    Tutto è partito dalla ‘Rete l’Abuso’ che ha presentato una denuncia a ottobre contro Don Valentino Salvoldi, originario di Ponte Nossa, 78 anni, molto conosciuto nella diocesi di Bergamo. Due vittime, all’epoca minorenni, hanno deciso di parlare. Zuppi (Cei): “Vedremo se verità o diffamazione”. Ricostruiamo la vicenda attraverso i documenti de La Rete L’Abuso che ha presentato un esposto in procura a Bergamo per le sue ‘presunte condotte criminali ai danni di circa una decina di persone’. Due vittime del prete, all’epoca minorenni, hanno deciso di esporsi e raccontare la loro storia al quotidiano Domani.

    Ma all’interno oltre alla storia di abusi ci sarebbero anche alcune cose poco chiare sul chiamiamolo ‘curriculum’ di Don Valentino.

    Un messaggio forte il suo, come dovrebbe essere il messaggio di chi predica Dio del resto, ma la sua grande capacità dialettica non è certo passata inosservata in questi anni. Classe 1945, nato il 7 febbraio, prima missionario in Africa, torna in Italia all’inizio degli anni ’90, comincia da organizzare campi per giovani adulti in cui si cala nel ruolo del prete progressista, aperto al confronto e critico della società capitalista.

    Poi si rivolge agli adolescenti, li invita a cercare la verità, a viaggiare e a scegliersi un maestro di vita che li guidi. Secondo le testimonianze avrebbe instaurato con i suoi ‘prediletti’ a cui rivolgeva attenzioni speciali, baciandoli sulla bocca e portandoseli a letto per un ‘riposino’ o per la confessione. Sono giovani, alcuni appena tredici anni, Don Valentino ha carisma e li attira, lui li segue e li incoraggia, ma secondo le testimonianze ‘sei si ritraggono quando li tocca nelle parti intime, subito li rassicura: ‘quel che facciamo qui è buono’”.

    https://www.araberara.it/ponte-nossa-don-valentino-nella-bufera-quando-mi-baciava-era-sgradevole-ma-esposto-in-procura-lui-dallafrica-parlo-col-mio-signore/

  • Bergamo, le accuse al prete filosofo: «Ci baciava». Lui: «Con quei ragazzini solo segni di tenerezza»

    Bergamo, le accuse al prete filosofo: «Ci baciava». Lui: «Con quei ragazzini solo segni di tenerezza»

    È sacerdote, scrittore, al servizio della Santa Sede per la formazione del clero delle giovani chiese, fidei donum cioè mandato in missione, insegnante di morale in diversi Paesi africani. Ora, a 78 anni, don Valentino Salvoldi, originario di Ponte Nossa e una vita in Africa, è al centro di un esposto — così scrive il «Domani» — presentato in Procura a Bergamo dalla «Rete l’Abuso, sopravvissuti agli abusi del clero» e di una segnalazione alla diocesi di Bergamo. L’articolo riporta le testimonianze di due uomini all’epoca minorenni che raccontano di baci e carezze, negli anni ‘90, ai campi scuola.

    Don Salvoldi risponde dall’Etiopia, dove continua ad occuparsi di formazione del clero. «So tutto», anticipa non appena gli si accenna alla notizia che circola in Italia. Tra citazioni e maestri ispiratori, non è semplice sintetizzare il suo pensiero. E sa bene quanto l’argomento sia scivoloso: «Oggi se fai una carezza ad un bambino sei giudicato un pedofilo». I baci? «Erano baci e abbracci segni di tenerezza e pace, dell’amore per Dio. Era una pedagogia liberatoria, insegnavo a non essere concentrati sulla genitalità ma ad essere aperti alla tenerezza come gesto d’amore». Parla di baci «sulla guancia e abbracci al termine della messa in chiesa, dicevo: “Fatelo davanti al Signore”. Erano 30 anni fa». Mentre don Salvoldi è in Etiopia, del suo caso si stanno occupando gli avvocati di Milano Piergiorgio Weiss e Matteo Pozzi: «Stiamo lavorando per fornire tutti i chiarimenti e confidiamo che la vicenda possa trovare una rapida soluzione».

    Mentre allo stato non è dato sapere — e nemmeno i difensori sanno — dell’esposto in Procura, una nota della Curia di Bergamo precisa che «in merito ad alcune notizie di stampa relative ad un anziano sacerdote del clero di questa diocesi per presunti fatti risalenti agli anni ‘90, si è già provveduto per quanto di competenza ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità». Più in generale, la stessa nota puntualizza che «la diocesi di Bergamo riafferma il suo impegno nella tutela e protezione dei minori e degli adulti vulnerabili anche attraverso la disponibilità all’accoglienza da parte del Centro di Ascolto del Servizio Tutela Minori Diocesano. La piena dignità e inviolabilità di ciascuno sono valori e fondamenti mai negoziabili, e non si farà mai abbastanza per cercare di custodirli e proteggerli».

    Al «Domani» uno dei due testimoni, che anni dopo ha deciso di farsi avanti e contattare una cinquantina di partecipanti a quei campi, racconta: «Valentino aveva creato una realtà alternativa (…), ti invitava a esplorare il tuo corpo». E l’altro: «Aveva 35 anni più di me e quando mi baciava era sgradevole, ma lo accettavo come parte dell’esperienza speciale che lui proponeva». Riferisce anche che «ti spingeva a lasciare la ragazza, ti portava a rompere con gli amici» e di aver pensato al suicidio. Sul suo sito don Salvoldi racconta di aver studiato 25 anni e di aver insegnato filosofia e teologia morale per altri 25. Tiene a fare leggere la lettera di un sacerdote africano che nel 1997, a 17 anni, partecipò a uno dei campi scuola a Rota Imagna, prima di scegliere la strada religiosa. Lui parla di affetto espresso «attraverso gli abbracci o altri gesti» e di «un’esperienza di straordinaria fraternità».

    https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/23_dicembre_29/bergamo-le-accuse-al-prete-filosofo-ci-baciava-lui-con-quei-ragazzini-solo-segni-di-tenerezza-98637ded-1142-4075-98c4-1b8a88e26xlk.shtml

  • LETTERA APERTA / COMUNICATO STAMPA – Noi siamo Chiesa

    LETTERA APERTA / COMUNICATO STAMPA – Noi siamo Chiesa

    A Sua Eminenza Cardinale

    Matteo Maria Zuppi

    Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

    Ai Rev.mi membri tutti della C.E.I.

    Affrontare il tema degli abusi sui minori e le persone vulnerabili è dirimente per poter parlare degnamente di sinodalità e riforma della Chiesa.

    Prima di “PROTEGGERE, PREVENIRE, FORMARE” è necessario ricercare VERITA’, FARE GIUSTIZIA, ASSICURARE RISARCIMENTI MORALI ED ECONOMICI alle vittime/sopravvissuti.

    Chiediamo di passare dalle parole ai fatti

    I dati rassegnati con la Vostra “ SECONDA RILEVAZIONE” ci appaiono contrastanti e insufficienti per approccio, consistenza ed effettivi contenuti, peraltro privi di riscontri esterni alla realtà ecclesiale.

    Cosa significa “ …chiunque denuncia anche a distanza di anni viene ascoltato, e comunque noi facciamo un procedimento interno. E’ difficile che oggi un vescovo insabbi. Semmai il rischio è quasi il contrario: che per prudenza si avviino procedimenti giuridici anche soltanto per verificare i fatti.”

    Il sistema giudiziario del nostro Paese non è degno di fare verità e rendere giustizia alle numerosissime vittime nascoste e sofferenti ?

    In merito ai vescovi insabbiatori, abbiamo dettagliata conoscenza di casi esistenti che contraddicono tale affermazione.

    Ancora una volta, come parte del Coordinamento ITALYCHURCHTOO contro gli abusi nella Chiesa Cattolica,

    CHIEDIAMO

    LA COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE INDIPENDENTE ED ESTERNA

    TOTALE MESSA A DISPOSIZIONE DEGLI ARCHIVI DIOCESANI E DI OGNI ISTITUZIONE DELLA CHIESA E DEGLI ISTITUTI RELIGIOSI

     INDIVIDUAZIONE ED ALLONTANMENTO IMMEDIATO DI CHI HA OMESSO E COPERTO

    DENUNCIA ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA DEI PRESUNTI COLPEVOLI

    Ci pare evidente che nel modo in cui si sta procedendo non si va da alcuna parte.

    Improponibile fare prevenzione senza prima fare verità e giustizia.

    Quale credibilità potrà avere la Chiesa italiana se non pone in essere misure coraggiose al pari di quanto già deciso e posto in essere da altre conferenze episcopali in Europa (tra queste in Germania, Francia, Spagna,Portogallo, Svizzera, Irlanda)

    L’ ASSEMBLEA NAZIONALE DI “NOI SIAMO CHIESA”

    Sezione italiana del movimento internazionale We are Church per la riforma della Chiesa Cattolica.

    Milano, 2 dicembre 2023 Lettera aperta Comunicato Stampa