Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Molise

  • Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

    Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

    Gli accertamenti sul caso denunciato dal 34enne Giorgio Babicz al vaglio degli inquirenti

    «Le indagini sono a buon punto». Così il procuratore capo di Isernia in merito all’inchiesta sul presunto caso di pedofilia che ruota attorno alla denuncia di Giorgio Babicz, il 34enne polacco che ha vissuto in una casa canonica della provincia di Isernia dai 12 ai 17 anni di età.

    Paolo Albano nel merito mantiene il più stretto riserbo: «La materia è molto delicata», spiega a Primo Piano Molise, non rivelando i dettagli degli accertamenti che ormai sono in corso da settimane. Dei tre ecclesiastici coinvolti, risulta indagato solamente il prete che per anni ha avuto la tutela del 34enne da cui oggi è accusato. Non sono nella stessa posizione l’altro sacerdote e il diacono che pure sono stati tirati in ballo, ovvero coloro a cui Babicz si sarebbe rivolto all’epoca dei fatti per chiedere aiuto. Nell’esposto depositato ormai qualche mese fa, l’avvocato della presunta vittima di molestie da parte del sacerdote, parla anche di testimonianze a supporto della tesi del ragazzo.

    È ipotizzabile quindi che Albano abbia previsto l’audizione delle persone che sono state citate per risalire a quanto sarebbe avvenuto più di 17 anni fa in un paesino del territorio pentro. Un lavoro affatto semplice considerando, appunto, il periodo che è intercorso dalla presunta violenza subita da Babicz e la denuncia resa pubblica da lui stesso attraverso i social network e i media. Proprio in queste ore il procuratore ha incontrato il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, per fare il punto della situazione. Sul caso, infatti, è in corso anche un’inchiesta interna alla Curia e, come Cibotti stesso ha chiarito più volte, si sta procedendo con la riservatezza dovuta, tenendo conto che l’obiettivo è quello di arrivare alla verità.

    Il vescovo sta tenendo a conoscenza dell’intera comunità sacerdotale i passi che si stanno compiendo e dopodomani, giovedì primo febbraio, dalle 19,30 alle 20,30 presiederà l’Adorazione Eucaristica in Cattedrale. Sarà un momento di preghiera a cui parteciperanno tutti i religiosi e le religiose della Diocesi, così come espressamente richiesto da Cibotti. In un momento particolare come quello che si sta vivendo, il prelato vuole evidentemente che il mondo della Chiesa si stringa per affrontare questa situazione.
    Intanto l’eco mediatica sulla vicenda non accenna placarsi. Testate giornalistiche nazionali si stanno interessando al caso e sono diverse le interviste rilasciate dalla presunta vittima che, in linea con quanto dichiarato a Primo Piano, vuole avere giustizia e ‘punizioni’ per i religiosi coinvolti. Jan Mazurkiewicz

    Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

  • Pedofilia in parrocchia a Isernia, partono le sanzioni per i sacerdoti coinvolti

    Pedofilia in parrocchia a Isernia, partono le sanzioni per i sacerdoti coinvolti

    Il vescovo Cibotti come il Papa ribadisce ‘tolleranza zero’ e dispone provvedimenti disciplinari per due preti e un laico

    Arrivano le prime conseguenze del presunto caso di pedofilia che ha travolto la diocesi di Isernia. Il vescovo Camillo Cibotti lo aveva dichiarato qualche giorno fa proprio sulle colonne di Primo Piano: la ricerca della verità in totale trasparenza è il suo primo pensiero. Ed ecco che, dopo un intenso periodo in cui egli stesso ha svolto delle indagini interne e ha avuto anche dei colloqui col procuratore capo di Isernia, Paolo Albano, ha deciso di mettere in atto dei provvedimenti disciplinari verso gli ecclesiastici che sono stati tirati in ballo da un ragazzo straniero. Si tratta di una persona che ha vissuto in provincia di Isernia in gioventù, essendo stato affidato dalla madre al sacerdote che risulta il principale accusato. Il prete è tornato nel suo Paese, non riuscendo a sostenere il peso di questa situazione ed è sempre più convinto della sua totale innocenza. Un altro parroco e un laico che collabora con la diocesi figurano nell’inchiesta poiché, secondo la presunta vittima, erano a conoscenza degli abusi, ma non sarebbero mai intervenuti.
    Per tutti e tre arriverà a breve la ‘sanzione’ stabilita da monsignor Cibotti, che non sarà la sospensione ‘a divinis’. Il vescovo è tornato a parlare di una vicenda che sta provocando molto dolore a tutto l’ambiente e ha spiegato che la sua intenzione è di andare fino in fondo. Il principio è quello ribadito proprio domenica da Papa Francesco: tolleranza zero verso i pedofili.
    «Ho ritenuto fondamentale tutelare la riservatezza, verificare l’attendibilità, collaborare con la magistratura nel vagliare le responsabilità personali – ha spiegato in una nota -. Ho ascoltato il più possibile i sacerdoti coinvolti in varie forme, i fedeli della parrocchia presenti in alcuni dei fatti accaduti, altre persone interessate per vari motivi. Non ho potuto confrontarmi solo con chi ha scelto la via mediatica, a scapito della possibilità di dialogo e di collaborazione. Seguendo l’esempio di Sua Santità, Papa Francesco, ho agito in comunione con lui. Perciò, anche se penalmente non ci fosse rilevanza, canonicamente, cioè secondo le regole che come Chiesa ci siamo dati, siamo in dovere di prendere provvedimenti disciplinari, perché non possiamo accettare fraintendimenti. Sono stati avviati o in procinto di esserlo dei Procedimenti Canonici». Un atto dovuto da parte di monsignor Cibotti il quale ha ribadito come la sua porta sia aperta anche per i tre ecclesiastici finiti nella ‘bufera’.
    «Questo non mi impedisce di guardare con misericordia i sacerdoti coinvolti in queste vicende e i confratelli che hanno attraversato esperienze simili – ha proseguito il vescovo -. Per questo, innanzitutto desidero chiedere perdono, anche a nome di tutta la Chiesa Diocesana a chi soffre nel presente e a chi ha un passato di profondo dolore, alle singole persone e alle loro famiglie, alle Comunità parrocchiali coinvolte in vario modo. Chiedo perdono per le vicende passate e per quelle che hanno ancora forti ripercussioni nel presente».
    Poi i ringraziamenti che arrivano al termine di una sorta di lettera aperta in cui Cibotti si rivolge anche alle vittime di violenza.
    «Grazie a chi ci aiuta a fare più trasparenza, per amore alla verità e alla giustizia – ha detto -. Grazie a chi avrà il coraggio, dopo questi eventi, di presentare a me, come vescovo, situazioni in cui sacerdoti o cristiani hanno tradito, non hanno dato buona testimonianza. Mi rivolgo a coloro che hanno visto la loro vita segnata per sempre: sappiano di trovare in me e nella Chiesa che mi onoro di servire ascoltatori attenti, disponibili a fare la propria parte fino in fondo e ad indirizzare alla magistratura, lì dove le competenze del solo Tribunale Ecclesiastico non fossero sufficienti. Questo risulterà fondamentale per restituire alla Chiesa la credibilità e l’onestà che le derivano dall’operato di tanti uomini e donne di buona volontà. Grazie, infine, per tutto il bene che silenziosamente e umilmente viene compiuto. Questa è la Chiesa che amo: quella che ha il cuore di tanti presbiteri di questa diocesi che vivono con autenticità e piena dedizione il proprio ministero».

    Pedofilia in parrocchia a Isernia, partono le sanzioni per i sacerdoti coinvolti

  • Isernia, parla Giorgio, abusato da don M.: “La canonica per me era come un inferno”

    Isernia, parla Giorgio, abusato da don M.: “La canonica per me era come un inferno”

    Giorgio ha trovato il coraggio di raccontare gli abusi sessuali subiti da Don M., un sacerdote polacco che fino a lunedì continuava ad esercitare il suo ministero in una parrocchia della provincia di Isernia. Molestie durate anni e finite solo quando Giorgio è diventato maggiorenne: “Per lui ormai ero maturo e aveva perso interesse per me”. Jan Mazurkiewicz

     

    Giorgio nasce a Liblino, nella Polonia orientale, trentaquattro anni fa. La sua è una famiglia problematica, il padre è alcolizzato, spesso assente, violento. E’ solo un bambino quando, in una chiesa della sua città, conosce Don M. Il sacerdote, poco dopo, viene trasferito in una parrocchia di Isernia e comincia a portarlo con sé, prima per brevi soggiorni durante l’estate fino a quando non ne ottiene l’affidamento. Gli abusi sessuali, cominciati in Polonia, continuano nel nostro Paese. Quando Giorgio trova la forza per parlare delle molestie con altri parroci vicini al suo aguzzino, non viene creduto e gli viene detto da un esorcista che le sue sono visioni del demonio. Un altro prete addirittura cerca di approfittarsi di lui proponendogli sesso a pagamento. Già maggiorenne, Giorgio decide di lasciare la canonica in Molise e di trasferirsi a Milano. Passano gli anni e capisce che deve togliersi il peso che si porta dentro e decide di denunciare gli abusi subiti da Don M. Con l’aiuto dell’avvocato Sergio Cavaliere e il movimento “Non abbiate paura, presenta una denuncia in cui si ipotizza il traffico di minore a scopi sessuali, di cui si sta occupando la Procura di Isernia. Il 2 maggio dell’anno scorso, il suo legale spedisce anche una raccomandata alle diocesi di Lublino e Isernia per informare le autorità ecclesiastiche degli abusi andati avanti dal 1993 al 2001. Di fronte al silenzio delle Curie, Giorgio decide di rendere pubbliche le molestie subite da bambino. Quando hai conosciuto Don M.?

    L’ho conosciuto in una delle chiese di Lublino. Ha subito conquistato la fiducia dei miei genitori. Si fidavano così tanto che mi hanno affidato a lui perché credevano che studiando in Italia avrei avuto un futuro migliore.

    Quanti anni avevi quando sei arrivato in Italia? Avevo 13 anni e vivevo nella canonica di Don M. in un piccolo paese in provincia di Isernia. Come sono cominciati gli abusi? La sera, quando si chiudevano le porte della casa canonica, per me cominciava l’inferno. Don M. si metteva a letto con me oppure mi faceva dormire con i cani e lui, nel letto a fianco, si masturbava. Per quanto tempo sono andati avanti le molestie? Sono durate anni. Quasi ogni sera. Me lo ritrovavo che cercava di toccarmi le parti intime o voleva essere baciato. Mi metteva le mani nelle mutande e mi faceva contare fino a dieci. Solo così poi mi lasciava andare. Non ha mai cercato di spingersi oltre? No, ma devo dire che ho un carattere un po’ duro e non ero troppo accondiscendente. Hai trovato il coraggio di parlare degli abusi ad altri sacerdoti vicini a Don M. Qual è stata la loro reazione? Non ho trovato nessuno disposto ad aiutarmi. Ho parlato di quello che mi stava succedendo con tre parroci: Don G., un esorcista, mi ha detto che le mie erano visioni del demonio; Don R. mi ha offerto del denaro per fare sesso con lui. L’ultimo, infine, non mi ha creduto. Ero così frustrato che ho pensato ʽForse sto sbagliando qualcosa io’. Mi vergognavo a dire questa cosa fuori dall’ambito ecclesiastico perché, nonostante tutto, mi fidavo di loro. Quando ha smesso Don M. di molestarti? E’ finito tutto a 17/18 anni. Per lui ormai ero maturo e aveva perso interesse per me. Quando hai deciso di lasciare la canonica di Don M.? Avevo 22-23 e l’ambiente in Molise era diventato troppo pensante. Non è stato facile ricostruirmi una vita. Il ricordo dell’inferno dal quale ero scappato mi ha portato in una strada sbagliata, fatta di alcol e droghe. Però sono riuscito a ricostruirmi una vita. Cos’è scattato in te per indurti a raccontare gli abusi? Era una cosa che mi ha dato sempre fastidio. Sono passati molti anni però ho capito che dovevo togliermi questo peso. Alla fine mi sono detto: non può rimanere solo dentro di me. Adesso ho una bambina di due anni e mezzo e sono diventato protettivo. Penso: ʽE se una cosa del genere accadesse a mia figlia?’ Il vescovo di Isernia ha scritto una lettera chiedendoti perdono e Don M. è stato rispedito in Polonia. “Il vescovo avrebbe dovuto magari chiamarmi già da tempo per dirmi ʽCiao come stai?’, invece ha solo paura che io posso rivelare i nomi. Di fronte a questi fatti non bisogna aver paura, non bisogna stare zitti. Loro non hanno avuto nessuno scrupolo nei miei confronti.

    http://www.fanpage.it/

  • Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    6 anni a don Marino Genova, primo risarcimento a Giada Vitale. Depositate le motivazioni dei giudici sulla condanna in primo grado dell’ex parroco di Portocannone, al quale è stata inflitta una pena di 6 anni di carcere, interdizione perpetua da uffici, scuole e tutela e il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a Giada Vitale, oggi 23enne ma che aveva 13 anni all’epoca dei fatti e suonava l’organo in chiesa. Il suo racconto, supportato dalle testimonianze “univoche” di diverse persone, “non presenta contraddizioni” e ha trovato riscontro in diversi elementi. Don Marino Genova, oggi 63enne, considerato “colpevole di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante del reato continuato, oltre ogni ragionevole dubbio”. Il sacerdote, sospeso a divinis dalla Chiesa, presenterà Appello contro la sentenza. Intanto la parte civile aspetta una risposta all’istanza di riaprire il caso sulla violenza sessuale consumatasi dopo il compimento del 14esimo anno di età della vittima.

    Portocannone. Atti sessuali con minore. Don Marino Genova è stato condannato il 3 ottobre scorso dai giudici Russo, di Nino e Testa del tribunale di Larino a 6 anni di carcere, senza attenuanti.Ha compiuto “in più occasioni”, sostengono i giudici, “atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno 2009, compiva 14 anni”.

    In realtà la relazione tra il prete, sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico e ora condannato in primo grado, e la ragazza che a quel tempo suonava l’organo in chiesa, è durata ben più di qualche mese. Si è protratta dal 2009 fino al 2012, quando Giada ha deciso di sporgere querela. Ma il processo, come è noto, ha riguardato i rapporti sessuali intercorsi nel mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. L’altro filone, quello relativo agli atti sessuali tra i 14 e i 17 anni di Giada, è stato archiviato, così come chiesto dal pubblico ministero Luca Venturi e disposto con ordinanza dal giudice Daniele Colucci.

    Per quegli episodi don Marino Genova, nato a San Felice del Molise 63 anni fa, è stato ritenuto “responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”. Marino Genova – dicono i magistrati – «conosceva bene la ragazzina che frequentava assiduamente la parrocchia fin da quando aveva 10 anni, ricoprendo il ruolo di organista, e non poteva non sapere che Giada, quando iniziarono le sue attenzioni moleste, non aveva ancora compiuto 14 anni». E ancora: «Ha agito avvalendosi della sua posizione di autorevolezza in quanto guida spirituale della comunità parrocchiale» anche quando le ha preso le mani la prima volta, le ha intrecciate alle sue l’ha portata in sacrestie.
    «Dopo aver chiuso a chiave la porta mi ha spinto verso il mobile, e io sono rimasta impietrita». Qui, nella stanza adiacente l’altare, preposta a indossare gli abiti sacri per le cerimonie liturgiche, si sarebbero consumati inizialmente gli atti sessuali. Atti fugaci ma inequivocabili, al termine dei quali il parroco «rivestiva la ragazzina e la congedava con la benedizione». Giada lo ha riferito in diverse circostanze: «Mi faceva il segno della croce e mi diceva “il Signore ti benedica”». Il suo racconto, sostengono nelle 11 pagine di motivazioni i giudici, è stato riferito «in modo univoco e preciso».

    Non sussistono dubbi circa la veridicità del racconto che la ragazza di Portocannone ha sempre fatto, e che ha continuato a fare anche in aula. «Emerge – scrivono i giudici – dalla cospicua produzione documentale fatta dal difensore dell’imputato e dalle spontanee dichiarazioni rese dall’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità dello stesso in ordine al reato». Giada Vitale ha riferito in giudizio i fatti «in modo coerente e attendibile, non è caduta in contraddizioni di sorta. Il riscontro alle sue dichiarazioni è stato rigoroso come prevede la giurisprudenza in casi simili», anche perché, aggiunge l’avvocato Giuseppe d’Urbano, che ha assistito la ragazza che si è costituita parte civile, «questo tipo di reato molto difficilmente trova un testimone oculare».

    Giada è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, è stata escussa che era maggiorenne e le sue parole sono state passate al setaccio una per una, confermate dalle testimonianze di persone che non avevano alcun interesse a mentire o esagerare. In paese l’hanno accusata di essersi inventata storie, di aver messo nei guai il parroco. In passato è stata perfino oggetto della rabbia e del disprezzo di una parte della cittadinanza. Oggi, con le parole dei giudici scritte nero su bianco, la sua rivincita oltre che la definizione della giustizia processuale.

    Giada Vitale ha detto la verità, cioè di aver subito delle molestie di natura sessuale mentre stava preparando gli esami di terza media. Una condotta che si è «ripetuta nel tempo, sfociando in veri e propri rapporti sessuali completi presso l’abitazione del parroco dopo il 14esimo compleanno di Giada». Una età nella quale, secondo il giudice che ha archiviato il fascicolo, la ragazza « era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino».

    Atti che lui non ha negato, mentre ha negato quelli accaduti prima dei 14 anni adducendo come motivazione i numerosi impegni che non lo avrebbero potuto rendere disponibile a quegli incontri denunciati da Giada. Ma i suoi impegni – dicono i giudici presieduti da Russo – «non sono altro che gli impegni normali di un parroco i quali, se non gli hanno impedito, in epoca successiva al quattordicesimo anno di età della ragazza, di trovare le occasioni per appartarsi con lei, allo stesso modo non gli hanno impedito nel periodo precedente di ritagliarsi il tempo necessario per incontri di analoga natura». Tanto più se, come la stessa Vitale ha riferito, «avevano una durata estremamente breve, quantificabile in pochi minuti, dunque assolutamente compatibili con l’assolvimento degli impegni istituzionali del parroco».

    L’avvocato di parte civile ha depositato nel marzo scorso una richiesta per riaprire il caso proprio contro l’archiviazione del filone successivo al compimento del quattordicesimo anno di età. «Siamo in attesa di una risposta da parte della magistratura frentana», si limita a dire Giuseppe D’Urbano.
    Intanto i giudici di primo grado hanno condannato don Marino Genova a pagare una provvisionale di 15mila euro in favore di Giada Vitale. Si tratta di un risarcimento immediatamente esecutivo, che anticipa il danno che dovrà essere liquidato in sede civile e solo quando la condanna passerà in giudicato. I legali di don Marino faranno infatti Appello, sperando in un ribaltamento del verdetto.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27040

  • “Io, abusato dal parrocco e da altri uomini di Chiesa”. La denuncia di Giorgio dopo 10 anni, il vescovo chiede perdono

    “Io, abusato dal parrocco e da altri uomini di Chiesa”. La denuncia di Giorgio dopo 10 anni, il vescovo chiede perdono

    «Chiedo perdono per le vicende passate e per quelle che hanno ancora forti ripercussioni nel presente. Sono qui per questo». Così il vescovo di Isernia- Venafro, Camillo Cibotti, su un presunto caso di pedofilia in una parrocchia della provincia denunciato in Procura, dopo più di 10 anni dai fatti, da un ragazzo (oggi maggiorenne) che avrebbe subito abusi da un prete con la complicità di altri uomini di chiesa. Cibotti ha scritto una lunga lettera: «Le mie parole non scaturiscono in risposta al clamore mediatico, sono generate dall’amore per la giustizia e la verità».

    La vicenda è emersa con forza quando una delle presunte vittime di abusi, Giorgio Babicz, che ora ha 34 anni, è uscito allo scoperto pubblicando sulla pagina Facebook “Molisespia” le foto dei preti dai quali avrebbe subito le molestie.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”, scrive Giorgio, nato a Lublino in Polonia con un padre alcolizzato e violento. Proprio in Polonia iniziano i primi abusi, poi a 12 anni, dopo aver conquistato la fiducia della famiglia, il sacerdote riesce a portarlo con sé nella parrocchia di Isernia.

    “Buonanno a te don M. , che approfittasti della mia infanzia ed adolescenza,buon anno a te don R, che volevi pagarmi per far sesso con me, buon anno pure agli altri due che qui non ci sono, don G. l’esorcista che diceva che era tutto opera del demonio e a don E. che indichi la luce per questo Natale, ma non la trovasti per me”.

    “Don E., ricordi quando mi chiedesti se don M. mi metteva le mani addosso? Ti spiegai tutto, ma ora dici che bisogna distinguere le notizie vere da quelle false. Tu sai qual è la verità. Ce la vuoi ripetere?”.

    Il suo incubo peggiora. Il ragazzo è costretto a dormire con i cani, chiuso per giorni senza poter uscire. Lui però riesce a integrarsi con la vita del posto e inizia a confidarsi con altri tre sacerdoti. Ma non credeva che anche loro potessero tradirlo. Tra di loro c’era anche un presunto esorcista che inculca nella sua mente pensieri folli, sostenendo la tesi del demonio come artefice dei suoi mali.

    Divenuto maggiorenne si trasferisce al Nord per fuggire da un’infanzia terribile. Lì trova la forza di affrontare il suo dramma ed esce allo scoperto. I tre preti sotto accusa non hanno mai subito alcun procedimento. La diocesi di Isernia ora ha preso in esame la vicenda, fino alla richiesta di perdono odierna.

    https://www.leggo.it/italia/cronache/pedofilia_abusi_isernia_vescovo_giorgio_23_gennaio_2018-3502679.html

  • “Don M., ricordi quando mi masturbavi tra i cani?” ma il prete serve ancora messa a Isernia

    “Don M., ricordi quando mi masturbavi tra i cani?” ma il prete serve ancora messa a Isernia

    Un presunto caso di pedofilia vedrebbe coinvolti a vario titolo tre sacerdoti e un diacono della diocesi di Isernia. La denuncia è partita da Giorgio, che afferma di aver subito gli abusi sessuali quando era solo un bambino prima in Polonia e poi in Italia. La Procura di Isernia ha aperto un’inchiesta per far luce sulla vicenda. Anche le autorità ecclesiastiche sono state informate ma finora nessun provvedimento è stato preso contro gli accusati.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”. Parole dure come pietre quelle scritte da Giorgio, un uomo di 34 anni, che ha trovato la forza di denunciare l’inferno vissuto da piccolo.

    Giorgio è nato a Lublino, in Polonia, da una famiglia problematica: il padre alcolizzato, violento, quasi assente. E’ solo un bambino quando viene avvicinato da Don M., un sacerdote polacco che comincia a ricoprirlo di attenzioni. Un interesse che nasconde ben altro e a dodici anni cominciano i primi abusi. Dopo poco il prete arriva in Italia, nella diocesi di Isernia, da dove continua a mantenere i contatti con il bambino. Grazie alla fiducia riposta dalla famiglia, il sacerdote riesce a portarlo con sé. In un primo momento per brevi soggiorni vacanza in estate ma, dopo aver ottenuto l’affidamento di Giorgio, Don M lo porta a vivere nella sua parrocchia in Molise.

    Tra le mura ecclesiastiche le sopraffazioni continuano, anzi, si moltiplicano. Le punizioni sono al limite del sadismo e il ragazzo è costretto a dormire con i cani, segregato per giorni senza poter uscire dalla parrocchia. Giorgio riesce comunque ad integrarsi: va a scuola e comincia a confidarsi con amici e con altri tre parroci vicini a Don M. Tra questi c’è un esorcista che, invece di fermare l’aguzzino, prova a convincere l’adolescente che gli abusi sono una visione del demonio. Non solo, un altro dei sacerdoti gli avrebbe offerto del denaro per mantenere relazioni sessuali. Già maggiorenne, Giorgio decide di trasferirsi nel nord Italia, cercando di seppellire dietro di sé gli orribili ricordi dei maltrattamenti subiti. Dopo anni di cure capisce che deve togliersi questo peso e contatta l’avvocato Sergio Cavaliere e il movimento “Non abbiate paura”, impegnato nella difesa delle vittime degli abusi sessuali.

    A raccontare a Fanpage.it la storia di Giorgio è stato proprio il suo legale che, di fronte alla gravità dei fatti, ha presentato una denuncia alla Procura di Isernia. Cavaliere a giugno dell’anno scorso ha informato anche le autorità ecclesiastiche ma, come ci tiene a sottolineare, da allora nessun provvedimento è stato preso nei confronti dei tre parroci e del diacono che sarebbero coinvolti negli abusi. “Il nostro atto d’accusa – ha ribadito il legale – è rivolto alle curie di Lublino, in Polonia, e di Isernia che non hanno fatto nulla. Da loro ci aspettiamo un segnale che non è ancora giunto”. Il prete accusato degli abusi e gli altri tre prelati continuano ad indossare l’abito talare in altre parrocchie sempre della stessa diocesi in cui si sarebbero consumate le violenze e – come rimarca Cavaliere – sempre a contatto con i bambini.

    Ma se la curia tace, la magistratura è al lavoro. Il procuratore capo di Isernia, Paolo Albano, ha assicurato che gli inquirenti sono al lavoro per far completa luce sulla vicenda. “Non rimaniamo di certo inerti di fronte ad una denuncia per pedofilia”, ha dichiarato il magistrato. “La denuncia c’è ed è stata presentata parecchi mesi fa”. Per il resto bocche cucite e nessun altro particolare è emerso dalle indagini. “Abbiamo analizzato la denuncia e crediamo occorra mantenere il massimo riserbo e segretezza vista l’estrema delicatezza della materia”, il commento di Albano.

    Il vescovo di Isernia ai primi di gennaio ha ammesso che anche la diocesi sta accertando eventuali responsabilità dei membri della Chiesa. A Giorgio e al suo avvocato non basta e sono intenzionati ad andare fino in fondo. “Alle Diocesi di Isernia, Pescara, Lublino. Vi diamo 10 giorni. I 10 giorni per rimuovere don M., che abusò di me dalla parrocchia con cui è a contatto coi bambini; 10 giorni per rimuovere dalla sua parrocchia nella diocesi di Pescara don R., che mi chiese sesso a pagamento; 10 giorni per rimuovere dalla sua parrocchia l’esorcista don G., che mi disse che i miei abusi erano frutto del demonio; 10 giorni per rimuovere dalla parrocchia don E., che ancora dice di distinguere notizie vere e false e non ci ha mai detto quello che sapeva. Poi faremo nomi e cognomi.” E’ l’ultimatum lanciato da Giorgio alle autorità ecclesiastiche.

    Mancano pochi giorni alla scadenza del aut aut e l’avvocato Cavaliere, raggiunto al telefono da Fanpage.it, sta valutando con il suo assistito il momento per rivelare l’identità dei sacerdoti coinvolti nel presunto scandalo di pedofilia. “Non chiedo risarcimenti o vendetta”, scrive Giorgio su Facebook. “Vorrei soltanto che le persone aprissero gli occhi per poter evitare la mia stessa esperienza ad un altro ragazzino”.

    https://www.fanpage.it/don-m-ricordi-quando-mi-masturbavi-tra-i-cani-ma-il-prete-serve-ancora-messa-a-isernia/

  • Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

    Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

    L’ultimo caso è scoppiato a Isernia, nel piccolo Molise: la Procura ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale su un minore per un caso di pedofilia che coinvolgerebbe un parroco della diocesi. “Il caso è delicato – ha detto il procuratore Paolo Albano, confermando l’inchiesta – e c’è il segreto istruttorio”. Un segreto, si vede, anche da parte della stessa diocesi che avrebbe a lungo coperto il sacerdote. Ma quello di Isernia non è un caso isolato. D’altronde anche la commissione vaticana istituita dallo stesso Papa Francesco si è dimostrata essere un buco nell’acqua. Marie Collins, la donna irlandese che si è dimessa dalla stessa commissione per le troppe omissioni all’interno della Santa Sede, due giorni fa ha espresso una durissima critica: “La Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto”.

    Una tesi confermata anche da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso che raccoglie tutte le vittime di pedofilia, come lo è stato anche lui, da parte di sacerdoti: “La commissione – spiega a La Notizia – ha come obiettivo quello di monitorare gli episodi di pedofilia. Nulla di più. Ma neanche questo risultato è stato raggiunto”. L’unico dato che abbiamo è quello raccolto dalla stessa Rete L’Abuso, secondo cui sono 360 i sacerdoti condannati per pedofilia dal 2000 ad oggi e un altro centinaio i prelati indagati o imputati.

    Il punto, però, è che le violenze sono di gran lunga sottostimate. Tutto dipenderebbe da quanto stabilito dai Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica (vescovi e cardinali in primis) dall’obbligo di denuncia. Un particolare non da poco, oggi garanzia di impunità per tanti sacerdoti, come testimoniano più e più fatti di cronaca. Questo il motivo per cui l’Onu, già dal 2014, ha chiesto a Italia e Vaticano di rivedere i Patti. Ma c’è di più: a prescindere dall’eventuale revisione, infatti, la Santa Sede avrebbe dovuto comunque fornire risposte ai rilievi Onu entro il primo settembre 2017. Rilievi nei quali si sottolinea anche che il Vaticano “non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso”. E dopo quasi tre anni, nessuna risposta è arrivata, come conferma ancora Zanardi.

    Nel frattempo, per la prima volta nella storia della Repubblica, è stata presentata, dal 5 stelle Matteo Mantero, un’interrogazione che affronta l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al Governo italiano. Già, perché lo Stato avrebbe potuto e potrebbe fare molto di più. Basti questo: a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. E, ancora, osserva Zanardi, “c’è il certificato anti-pedofilia, ma alcune categorie sono esentate dal presentarlo”. Tra queste, proprio i sacerdoti.

    Twitter: @CarmineGazzanni

    Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

  • Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Monsignor Cibotti rompe il silenzio sul caso dei presunti abusi

    «Sarò il difensore della verità: a questo tenderà la mia indagine». Così il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, rompe il silenzio in merito alla vicenda dei presunti abusi perpetrati 17 anni fa ai danni di un ragazzo straniero, da un sacerdote che opera tuttora in un centro della provincia pentra.
    Dopo il clamore mediatico suscitato dalla denuncia pubblica di quello che ormai è un uomo e dopo l’esposto depositato in Procura dal suo avvocato, il vertice della Curia isernina ha voluto dire la sua su una storia che sta provocando sofferenza a tutti i livelli.
    Nell’intervista rilasciata in esclusiva a Primo Piano Molise, Cibotti sgombra il campo dal suo presunto immobilismo e spiega che sin dall’arrivo della segnalazione, ovvero circa un mese prima di Natale, ha avviato le verifiche del caso.
    «Si sta procedendo a quella che noi chiamiamo ‘indagine previa’ – ha spiegato -. Un giudice istruttore sta lavorando, in ambito riservato e segreto. Visto il parere più che positivo rivolto a questa persona ritengo che non sia una contraddizione poter dare a lui la possibilità di continuare il suo ministero, come ha fatto da quando è in questa realtà. Io come vescovo devo fidarmi dei miei preti. Lungi però da me essere assolutorio. Io devo avere la possibilità di indagare e di cercare la verità. Il giudice istruttore del tribunale ecclesiastico avrà l’occasione di compiere le sue indagini, sentire i testimoni e verificare. Sicuramente verrà chiamata anche la presunta vittima nei tempi che il tribunale ecclesiastico ritiene necessari. Trovo ingiusto accusare il vescovo di non aver fatto nulla. Io certamente non metto in piazza il nostro ‘modus agendi’. Noi con coscienza cerchiamo la verità».
    Il vescovo non dimentica la presunta vittima: «Sicuramente il ragazzo porterà in sé una sofferenza – ha proseguito -, perché se davvero, come dichiara, è stato abusato dall’inizio sarò il primo a chiedergli perdono e a trovargli forme di sostegno. Altrimenti gli chiedo di non far soffrire chi gli ha fatto bene».
    Nelle parole di monsignor Cibotti poi anche i tratti salienti della storia che ha visto il prete e il ragazzo venuto da lontano, coabitare nella stessa comunità.
    «La famiglia del ragazzo lo ha affidato a questo sacerdote e lui lo ha portato in Italia come gesto di carità, per dargli una possibilità – ha detto ancora – . Anche quando il parroco non aveva soldi pensava a lui. Io non ho il compito di difendere il sacerdote ma di difendere la verità sì. Le autorità indagheranno e anch’io farò lo stesso».
    Una vicenda che è stata portata a conoscenza di tutta la diocesi sin dallo scorso mese di novembre, cioè da quando il vescovo, leggendo attentamente la lettera dell’avvocato Cavaliere, ha ritenuto di avviare gli accertamenti, ascoltando inizialmente le altre persone tirate in ballo e cioè ecclesiastici in ‘servizio’ nelle parrocchie della diocesi.
    «Mi sono informato subito, proprio perché ritengo queste persone degne di credibilità – ha dichiarato a Primo Piano -. Ho chiesto a loro cosa fosse successo negli anni in cui non ero in questa realtà e, dalla loro versione, ho capito che la storia è molto più articolata rispetto a come è stata rappresentata. Il gesto di questo sacerdote che viene accusato era di accoglienza verso una situazione difficile della famiglia del ragazzo.

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

  • Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    La ragazza vittima degli atti sessuali di don Marino si rivolge al vescovo dopo lo scoop di Pomeriggio 5

    Le telecamere di Pomeriggio Cinque hanno svelato come nonostante la sospensione a divinis, don Marino Genova continui a dire messa, concelebrando la celebrazione eucaristica a Subiaco. Una circostanza che ha indignato Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato il sacerdote molisano, condannato a sei anni 8 giorni fa, per mano del Tribunale di Larino. Rabbia repressa prima ed espressa ora con un post su Facebook. «Il vescovo De Luca appena una settimana fa, il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Larino, scrive un comunicato e dice che “la sentenza del vescovo approvata dalla Congregazione consiste nella sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”… fate le vostre deduzioni. Intanto io vorrei contestare alcune cose: 1) Poteva denunciare don Marino, ma non lo ha fatto: è un reato perseguibile d’ufficio e poteva farlo. 2) De Luca ha detto che la legge canonica è più severa perché considera reati anche quelli fino a 18 anni: però la pena è ridicola, la semplice sospensione a divinis (che a quanto pare non è stata nemmeno applicata). 3)È stato lui a proporre la ridicola sospensione alla Congregazione per la dottrina della fede. Poteva chiedere la riduzione allo stato laicale e non l’ha fatto. 4) Il vescovo De Luca ha sempre creduto alla tesi di don Marino, cioè che i fatti riguardavano il periodo dai 16 anni in su e avvalorando la tesi della non punibilità dal punto di vista penale. Quindi basta con le pagliacciate».

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

  • Sesso tra don Marino Genova e l’ex parrocchiana 13enne: sentenza fissata per il 3 ottobre

    Sesso tra don Marino Genova e l’ex parrocchiana 13enne: sentenza fissata per il 3 ottobre

    Dopo quattro anni di processi, udienze, umiliazioni per l’ex parrocchiana Giada Vitale, e una mole di perpetue e sacerdoti in aula pronti a difendere l’operato dell’ex guida spirituale di Portocannone, don Marino Genova, la controversa vicenda giudiziaria si chiuderà definitivamente il prossimo 3 ottobre 2017 su decisione del giudice Michele Russo che ha presieduto il collegio lo scorso giugno.

    Il processo era balzato agli onori di cronaca nazionale quando il giudice Daniele Colucci, in servizio al tribunale di Larino, aveva assolto il prete definendo il rapporto tra i due una vera e propria relazione amorosa. Non era bastato che don Marino Genova, all’epoca dei fatti 55enne, ammettesse di aver avuto rapporti sessuali con la ragazzina per 4 anni e non era servito nemmeno che i medici testimoniassero un grave disagio psicologico della giovane parrocchiana di Portocannone, in Molise, dovuto alla perdita degli affetti più cari (clicca qui per leggere la storia).

    Giada Vitale, oggi 21 anni, sarebbe stata consenziente ai rapporti intimi e la prova sarebbe la mancata reazione della giovane, che per 4 anni era rimasta come ipnotizzata da don Marino Genova.

    In realtà a Giada quella condizione non le piacevano affatto, tanto da lasciare la scuole e finire sotto psicofarmaci, ma trova la forza di ribellarsi solo all’età di 17 anni. Prima la denuncia al Vescovo, che tutto quello che fa è spostare don Marino in un’altra parrocchia, poi quella penale, con la quale finalmente si apre un processo a carico dell’indagato, ma diviso in due fascicoli.

    Il giudice, in pratica, fa una netta distinzione tra ciò che è avvenuto quando la vittima ha ancora 13 anni, e quando, tre mesi dopo dall’inizio dei rapporti sessuali, compirà il 14° compleanno. Da qui in poi il giudice assolve don Marino, specificando anche che non essendo egli uno psicologo, non era tenuto a a badare alla condizione psicologica della vittima, in quanto prete e non psicologo. Nella sentenza è scritto così.

    Ma anche per ciò che è avvenuto dall’aprile al giugno del 2009, e cioè quando Giada ha ancora 13 anni, il giudice è inspiegabilmente, assai clemente. Il prete viene sì rinviato a giudizio ma, sempre nell’ottica del consenso, tanto che il capo di imputazione viene derubicato ad atti sessuali con minore. Il reato, comunque, è punito dal Codice Penale all’articolo 609-quater, che sanziona con la reclusione da cinque a dieci anni «la condotta di chiunque compie atti sessuali con persona che al momento del fatto non ha ancora compiuto quattordici anni».

    Il contro alla rovescia per appurare se Giada Vitale avrà la sua misera fetta di giustizia è già iniziato.

    Il caso è seguito dall’associazione Rete l’Abuso onlus del presidente Francesco Zanardi e dalla consigliera regionale del Molise Nunzia Lattanzio. 

    http://www.francescalagatta.it/sesso-don-marino-genova-lex-parrocchiana-13enne-sentenza-fissata-3-ottobre/