Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Molise

  • Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Approvata la mozione presentata dalla consigliere Nunzia Lattanzio: il documento contempla la facoltà dell’ente di costituirsi parte civile in tutti i processi  che abbiano come oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Nel caso specifico ci si riferisce alla triste storia della giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone


    CAMPOBASSO. È stata approvata, in sede di Consiglio regionale, la mozione della consigliere Nunzia Lattanzio a tutela di Giada Vitale, la giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, paese in cui vive la ragazza. Il testo di legge – approvato all’unanimità nonostante l’iniziale opposizione dell’assessore Vittorino Facciolla, che riteneva l’ente regione non potesse costituirsi parte civile, prima che la Lattanzio, sentenze alla mano, dimostrasse il contrario – richiamato nella mozione contempla la facoltà per la Regione Molise di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati sul proprio territorio che abbiano ad oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Già la Cassazione penale aveva emesso due sentenze – rispettivamente nel 2002 e nel 2009 – esprimendosi sull’ammissibilità della costituzione di parte civile degli Enti pubblici e dei Comuni nei procedimenti per violenza sessuale.
    “Il Consiglio Regionale con l’approvazione di questo significativo atto di mozione, il primo in materia – precisa Nunzia Lattanzio nel suo intervento – non intende sconfinare in un’area di competenza giudiziaria, bensì supportare con rispetto e rigore il percorso della giustizia con un’azione di profilo extra-giurisdizionale, in tal guisa a rafforzamento di principi costituzionali e di diritto internazionale in materia di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo”.
    “La violenza sulle donne intesa come abuso, sopraffazione, limitazione delle libertà personali, disparità di trattamento e sottrazione di opportunità, violazione di diritti, rappresenta – sottolinea la consigliere regionale – una violazione dei diritti fondamentali della persona e anche un fenomeno che coinvolge l’intera struttura della società, ovvero la vita sociale in tutte le sue articolazioni”.
    La Lattanzio nel suo intervento sostiene che “all’interno di tale dimensione pubblica del danno si colloca il fondamento della costituzione di parte civile degli Enti pubblici per i quali risulta superata la considerazione secondo cui il diritto al risarcimento del danno sorge solo a seguito della perdita finanziaria contabile nel bilancio dell’ente pubblico”, precisando che “il fondamento del danno per l’ente pubblico – in questo caso – risiede nell’offesa dell’interesse protetto, da intendersi nel contrasto alla violenza di genere come mezzo per la promozione delle pari opportunità e per la rimozione di ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull’orientamento sessuale compiuta nel proprio territorio”.
    Sulla base di queste considerazioni, Nunzia Lattanzio invita i suoi colleghi e i rappresentanti del governo “a manifestare la volontà che l’Ente regionale si costituisca parte civile nel processo instaurato nei confronti del presunto autore di gravi reati sessuali che per anni avrebbe sottoposto a violenze sessuali la giovane Giada Vitale, costringendola in una dimensione di sofferenza, sfiducia e ingiustizia. E’ necessario – conclude – che con l’approvazione di questo significativo atto di mozione possa essere ricostruito un serio rapporto di fiducia tra la società civile ed i suoi figli più deboli, rapporto sino ad oggi minato dal fatto che per anni le istituzioni hanno taciuto e sono rimaste inerti dinanzi a fenomeni assai devastanti.

    La costituzione di parte civile in tale processo, infatti, non solo rispetterebbe il disposto normativo locale e internazionale ma soprattutto darebbe un messaggio positivo a tutte le vittime di abusi, messaggio di attenzione riposta dalle istituzione alla loro tragedia”.

    http://www.isernianews.it/regione/34204-consiglio-regionale-approvata-la-mozione-a-difesa-di-giada-vitale.html

     

  • Preti pedofili, “dal Papa grande ipocrisia”

    Preti pedofili, “dal Papa grande ipocrisia”

    di Pasquale Bartolomeo – PORTOCANNONE. Ha perso la sua fede in Dio. Il suo unico credo, adesso, è la giustizia. Giustizia per i piccoli innocenti. Giustizia per l’adolescenza rubata, tradita, stravolta. Giustizia per chi, nell’orrore del silenzio, non ha avuto la forza di denunciare. Giada Vitale, 19 anni, di Portocannone, ha subito per quattro anni abusi sessuali da un prete.

    Dall’età di 13 anni, quando era poco più di una bambina: quattro lunghissimi anni di presunte sevizie da parte dell’ex parroco di Portocannone, don Marino Genova, sospeso ‘a divinis’ dal vescovo di Termoli, che ha allontanato il sacerdote dal Molise spedendolo in una comunità alle porte di Roma, proprio sulla scorta della denuncia presentata da Giada nell’aprile 2013. Sulla querela è partita l’inchiesta della procura di Larino. Ma don Marino, dopo 13 mesi, ha fatto ritorno in basso Molise. Non lontano da Portocannone, e da Giada.

    La storia della ragazza molisana è finita sui più importanti media nazionali. E la giovane, lo scorso 9 maggio, ha anche fatto la sua comparsa nel videomessaggio di 8 minuti indirizzato a Papa Francesco, in cui ben 17 vittime di abusi sessuali aderiscono all’iniziativa lanciata dalla Rete l’ABUSO , associazione italiana in difesa delle vittime nella Chiesa cattolica, per chiedere di essere ascoltate.

    Giada però, già un anno fa, scrisse una lettera personale a Papa Bergoglio, senza ottenere risposta. Nella missiva ricostruiva nel dettaglio la sua terribile storia. Chiedeva la giusta punizione per chi le ha fatto del male, perché casi del genere non abbiano a ripetersi. Casi di violenze, aggravate dallo stato di dipendenza psicologica che riesce a incutere l’abito talare; casi di denigrazione, subita in paese da parte di chi accusa la 19enne di essersi inventata tutto. Casi che hanno comportato la necessità di terapie specialistiche e l’uso psicofarmaci; casi come quello di Giada, che per due volte ha pensato di farla finita.

    Oggi, all’indomani della visita di Papa Francesco in Molise, la ragazza è un fiume in piena. Il Pontefice, infatti, il 7 luglio scorso ha incontrato in Vaticano sei vittime di pedofilia da parte di preti. E ha chiesto perdono per i “crimini” degli abusi sessuali – definiti un “culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza” – e per le “omissioni” degli uomini di Chiesa che li hanno coperti. Poi, ancora: “Non c’è posto nel ministero della Chiesa – queste le parole del Papa – per coloro che commettono abusi sessuali e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi – ha sottolineato Bergoglio citando un noto passo del Vangelo di Matteo – vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Parole forti, ma per ora, comunque, solo parole, a sentire Giada.

    “C’è grande ipocrisia in quanto detto dal Papa – così la 19enne di Portocannone – Il posto nel ministero della Chiesa, per queste persone, lo sta trovando, visto che non li caccia a calci nel sedere. Se mi avesse incontrato gli avrei rinfacciato che non ha fatto niente, anche se un anno fa avevo consegnato nelle sue mani la mia denuncia. Il Papa non fa denunciare preti e vescovi: dunque per me, è un ipocrita”.

    Cosa vorresti di concreto da lui?
    “Che non si renda ‘complice’ dei carnefici. Che faccia collaborare attivamente i vescovi nelle indagini. Che apra gli archivi. Che renda noti i nomi dei preti che hanno commesso gli abusi e non continui a mettere i preti criminali di nuovo a contatto coi minori. Il Papa non li allontana dalle vittime e queste ultime non le risarcisce, nonostante i preti siano dipendenti gerarchicamente ed economicamente dalle diocesi”.

    Le scuse, però, potrebbero essere un primo passo per un cambiamento.
    “Le chiacchiere di scuse e di perdono sono solo fumo negli occhi, che servono a confondere e nascondere la verità. In realtà si continua a proteggere i preti pedofili sempre allo stesso modo. Loro sono l’unica categoria di pedofili che ha alle spalle una solida organizzazione, avente come fine quello di soffocare lo scandalo e proteggere i propri membri dalla giustizia dei tribunali. La pedofilia non è un’offesa a Dio, è un crimine. E va punita davanti ai tribunali, non con le messe e con le scuse”.

    Giada, dopo quello che ti è successo credi ancora in Dio? Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?
    “No, non credo più in Dio. Mi hanno fatto passare la voglia di credere in Dio. Non solo Marino Genova, ma anche il vescovo Gianfranco De Luca e altri preti che si sono e si stanno comportando male con me. La mia prima denuncia verso don Marino l’ho fatta al vescovo e lui lo ha rimosso con la scusa di un periodo di riposo per esigenze personali, non legate a particolari eventi. Ma se la pedofilia non è un particolare evento cosa è rilevante per il vescovo? Senza contare che dalla parrocchia di Portocannone non è giunta una sola parola di solidarietà. E i parrocchiani si sono distinti per aggressioni e offese. Ecco perché penso che Dio non c’entra in questa vicenda. La gente non mi ha creduta, ma a me interessa che credano nei tribunali. Mi preme unicamente la giustizia, su questa terra”.

    Pensi ancora spesso a don Marino?
    “Certe ferite non si cancellano. Nei suoi confronti è stato fatto un processo canonico senza arrivare a nessuna sentenza. E gli permettono di stare a Termoli per continuare a tormentarmi con la sua presenza. Si fa vedere in giro, con fare tranquillo, mentre io sto aspettando giustizia e soffrendo per l’adolescenza rubata. Ma non gli darò la soddisfazione di vedermi fuggire da Portocannone”.

    Eppure qualche volta hai dichiarato che vorresti lasciare il Molise.
    “Solo uno sfogo. Non voglio andare da nessuna parte, sono altri che devono andarsene. La mia vita è qui”.

    Se don Marino venisse condannato e ti chiedesse perdono pensi che potresti mai riuscire ad accettarlo?
    “Ripeto: a me interessa giustizia, non perdono e scuse. Il sentimento che provo di più non è rabbia o frustrazione. Ho sete di giustizia e voglio che emerga tutta la verità”.

    A casa, nella tua famiglia, come vivono la tua situazione?
    “Come si può vivere in maniera normale con un’esistenza rovinata per sempre? Solo quando avrò giustizia e potrò riprendermi la mia vita chiuderò questo capitolo e la mia famiglia con me. Ma il danno fatto non si cancella”.

    Giada, hai mai avuto un ragazzo? Come è il tuo rapporto con la sessualità?
    “La mia risposta è… chiedetelo a don Marino Genova”.

    Come dovrebbe fare la Chiesa per evitare altri casi come il tuo? Sei d’accordo con l’abolizione della regola del celibato?
    “Il problema non è il celibato. Ai pedofili non piacciono le donne adulte. In me, il mio aguzzino cercava la bambina, non una compagna. Hanno seri problemi, ma sanno perfettamente il male che fanno. Io non do insegnamenti alla Chiesa. Tuttavia, dovrebbero capire che è impossibile vivere reprimendo se stessi tutta una vita”.

    http://www.isernianews.it/cronaca/34182-preti-pedofili-dal-papa-grande-ipocrisia.html

  • GIADA VITALE: DAL PAPA SOLTANTO IPOCRISIA

    GIADA VITALE: DAL PAPA SOLTANTO IPOCRISIA

    di Pasquale Bartolomeo

    PORTOCANNONE. Ha perso la sua fede in Dio. Il suo unico credo, adesso, è la giustizia. Giustizia per i piccoli innocenti. Giustizia per l’adolescenza rubata, tradita, stravolta. Giustizia per chi, nell’orrore del silenzio, non ha avuto la forza di denunciare. Giada Vitale, 19 anni, di Portocannone, ha subito per quattro anni abusi sessuali da un prete. Dall’età di 13 anni, quando era poco più di una bambina: quattro lunghissimi anni di presunte sevizie da parte dell’ex parroco di Portocannone, don Marino Genova, sospeso ‘a divinis’ dal vescovo di Termoli, che ha allontanato il sacerdote dal Molise spedendolo in una comunità alle porte di Roma, proprio sulla scorta della denuncia presentata da Giada nell’aprile 2013. Sulla querela è partita l’inchiesta della procura di Larino. Ma don Marino, dopo 13 mesi, ha fatto ritorno in basso Molise. Non lontano da Portocannone, e da Giada.

    La storia della ragazza molisana è finita sui più importanti media nazionali. E la giovane, lo scorso 9 maggio, ha anche fatto la sua comparsa nel videomessaggio di 8 minuti indirizzato a Papa Francesco, in cui ben 17 vittime di abusi sessuali aderiscono all’iniziativa lanciata dalla Rete ‘l’Abuso’, associazione italiana in difesa delle vittime nella Chiesa cattolica, per chiedere di essere ascoltate.

    Giada però, già un anno fa, scrisse una lettera personale a Papa Bergoglio, senza ottenere risposta. Nella missiva ricostruiva nel dettaglio la sua terribile storia. Chiedeva la giusta punizione per chi le ha fatto del male, perché casi del genere non abbiano a ripetersi. Casi di violenze, aggravate dallo stato di dipendenza psicologica che riesce a incutere l’abito talare; casi di denigrazione, subita in paese da parte di chi accusa la 19enne di essersi inventata tutto. Casi che hanno comportato la necessità di terapie specialistiche e l’uso psicofarmaci; casi come quello di Giada, che per due volte ha pensato di farla finita.

    Oggi, all’indomani della visita di Papa Francesco in Molise, la ragazza è un fiume in piena. Il Pontefice, infatti, il 7 luglio scorso ha incontrato in Vaticano sei vittime di pedofilia da parte di preti. E ha chiesto perdono per i “crimini” degli abusi sessuali – definiti un “culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza” – e per le “omissioni” degli uomini di Chiesa che li hanno coperti. Poi, ancora: “Non c’è posto nel ministero della Chiesa – queste le parole del Papa – per coloro che commettono abusi sessuali e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi – ha sottolineato Bergoglio citando un noto passo del Vangelo di Matteo – vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Parole forti, ma per ora, comunque, solo parole, a sentire Giada.

    “C’è grande ipocrisia in quanto detto dal Papa – così la 19enne di Portocannone – Il posto nel ministero della Chiesa, per queste persone, lo sta trovando, visto che non li caccia a calci nel sedere. Se mi avesse incontrato gli avrei rinfacciato che non ha fatto niente, anche se un anno fa avevo consegnato nelle sue mani la mia denuncia. Il Papa non fa denunciare preti e vescovi: dunque per me, è un ipocrita”.

    Cosa vorresti di concreto da lui?
    “Che non si renda ‘complice’ dei carnefici. Che faccia collaborare attivamente i vescovi nelle indagini. Che apra gli archivi. Che renda noti i nomi dei preti che hanno commesso gli abusi e non continui a mettere i preti criminali di nuovo a contatto coi minori. Il Papa non li allontana dalle vittime e queste ultime non le risarcisce, nonostante i preti siano dipendenti gerarchicamente ed economicamente dalle diocesi”.

    Le scuse, però, potrebbero essere un primo passo per un cambiamento.
    “Le chiacchiere di scuse e di perdono sono solo fumo negli occhi, che servono a confondere e nascondere la verità. In realtà si continua a proteggere i preti pedofili sempre allo stesso modo. Loro sono l’unica categoria di pedofili che ha alle spalle una solida organizzazione, avente come fine quello di soffocare lo scandalo e proteggere i propri membri dalla giustizia dei tribunali. La pedofilia non è un’offesa a Dio, è un crimine. E va punita davanti ai tribunali, non con le messe e con le scuse”.

    Giada, dopo quello che ti è successo credi ancora in Dio? Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?
    “No, non credo più in Dio. Mi hanno fatto passare la voglia di credere in Dio. Non solo Marino Genova, ma anche il vescovo Gianfranco De Luca e altri preti che si sono e si stanno comportando male con me. La mia prima denuncia verso don Marino l’ho fatta al vescovo e lui lo ha rimosso con la scusa di un periodo di riposo per esigenze personali, non legate a particolari eventi. Ma se la pedofilia non è un particolare evento cosa è rilevante per il vescovo? Senza contare che dalla parrocchia di Portocannone non è giunta una sola parola di solidarietà. E i parrocchiani si sono distinti per aggressioni e offese. Ecco perché penso che Dio non c’entra in questa vicenda. La gente non mi ha creduta, ma a me interessa che credano nei tribunali. Mi preme unicamente la giustizia, su questa terra”.

    Pensi ancora spesso a don Marino?
    “Certe ferite non si cancellano. Nei suoi confronti è stato fatto un processo canonico senza arrivare a nessuna sentenza. E gli permettono di stare a Termoli per continuare a tormentarmi con la sua presenza. Si fa vedere in giro, con fare tranquillo, mentre io sto aspettando giustizia e soffrendo per l’adolescenza rubata. Ma non gli darò la soddisfazione di vedermi fuggire da Portocannone”.

    Eppure qualche volta hai dichiarato che vorresti lasciare il Molise.
    “Solo uno sfogo. Non voglio andare da nessuna parte, sono altri che devono andarsene. La mia vita è qui”.

    Se don Marino venisse condannato e ti chiedesse perdono pensi che potresti mai riuscire ad accettarlo?
    “Ripeto: a me interessa giustizia, non perdono e scuse. Il sentimento che provo di più non è rabbia o frustrazione. Ho sete di giustizia e voglio che emerga tutta la verità”.

    A casa, nella tua famiglia, come vivono la tua situazione?
    “Come si può vivere in maniera normale con un’esistenza rovinata per sempre? Solo quando avrò giustizia e potrò riprendermi la mia vita chiuderò questo capitolo e la mia famiglia con me. Ma il danno fatto non si cancella”.

    Giada, hai mai avuto un ragazzo? Come è il tuo rapporto con la sessualità?
    “La mia risposta è… chiedetelo a don Marino Genova”.

    Come dovrebbe fare la Chiesa per evitare altri casi come il tuo? Sei d’accordo con l’abolizione della regola del celibato?
    “Il problema non è il celibato. Ai pedofili non piacciono le donne adulte. In me, il mio aguzzino cercava la bambina, non una compagna. Hanno seri problemi, ma sanno perfettamente il male che fanno. Io non do insegnamenti alla Chiesa. Tuttavia, dovrebbero capire che è impossibile vivere reprimendo se stessi tutta una vita”.

    http://www.isernianews.it/cronaca/34182-preti-pedofili-dal-papa-grande-ipocrisia.html?tmpl=component&print=1

  • PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    Sabato cinque luglio Papa Francesco viene in visita in Molise. In mattinata sarà a Campobasso, nel pomeriggio si sposterà a Castelpetroso e Isernia. Noi di unavoceperledonne , convinte della bontà dell’opera  pastorale di Papa  Bergoglio, nell’occasione lanciamo un appello per chiedere  come andranno a finire i casi dei preti pedofili che hanno operato proprio in questa  regione. E nel farlo ricordiamo i tre casi principali seguiti da Rete l’Abuso.

    Cominciamo da quello di Giada Vitale. La 19enne di Portocannone che ha denunciato Don Marino Genova per presunte violenze subite da quando aveva 13 anni fino ai 16. Storia finita alla ribalta nazionale grazie alle Iene e a Repubblica e finita anche su France 24. Il processo secolare è nelle mani del Tribunale di Larino e siamo ancora alle indagini preliminari. E’ stato avviato un processo  canonico dopo la sospensione a divinis del parroco. Ma di esso non si sa ancora nulla. Nonostante Giada abbia scritto più volte al Santo Padre senza  avere risposte.

    Grazie alla denuncia di Rete l’abuso venne fuori anche il caso di Don Felix Cini. Arrivato a Cercemaggiore dopo una condanna a due anni e mezzo di reclusione a seguito di patteggiamento arrivato nel 2004 a Grosseto per molestie sessuali su minori . Fu il giornale ora chiuso “Nuovo  Molise oggi ” a puntare i riflettori su questa brutta storia.  Ora dopo  una divisione durata anni tra colpevolisti e innocentisti lui non è più a Cercemaggiore. Ma la Chiesa e il Vaticano non dicono altro. Dov’è ora? E’ stato spretato? E’ questa la domanda che poniamo al Vaticano.

    Choc anche a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato.
    I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato dalla comunità della provincia di Isernia. Un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale. Il vice parroco Luigi Balsamo, ha chiesto più volte il diritto all’oblio. Dalle indiscrezioni ricevute potrebbe essere stato condannato ma è lui stesso a chiedere di non pubblicare il seguito della sua storia. Ma noi chiediamo al Vaticano: che fine ha fatto? E’ stato  spretato?

    Soprattutto ora che, in occasione della visita pastorale in Calabria, ha detto chiaramente: i mafiosi sono scomunicati. Chiediamo un atto di coraggio al Santo Padre: una presa di posizione ufficiale su questa piaga sociale e della Chiesa. E soprattutto vogliamo sapere: saranno  scomunicati o spretati? Che fine faranno? Papa Francesco dacci una risposta.

    Redazione

  • GIADA VITALE A 19 ANNI: NON SONO L’UNICA VITTIMA MOLISANA DI PRETI PEDOFILI, PAPA FRANCESCO LO SAPPIA

    GIADA VITALE A 19 ANNI: NON SONO L’UNICA VITTIMA MOLISANA DI PRETI PEDOFILI, PAPA FRANCESCO LO SAPPIA

     Giada Vitale ha 19 anni.  Li compie oggi e  noi di Una voce per le donne le facciamo questo regalo un po insolito. Un punto sulla sua situazione, partendo dai “piccoli – grandi successi” personali per poi raccontare quello che le  sta accadendo a livello giudiziario, con Don Marino Genova, il prete sospeso a divinis ed ex parroco di Portocannone, che circola ancora liberamente nella città di Termoli: a pochi chilometri da dove vive Giada, proprio vicino ai suoi interessi. Il tutto nonostante l’esposizione mediatica di un caso che è finito su “Le Iene” , “Pomeriggio 5″, “Repubblica” e ha sfondato i confini nazionali finendo nell’inchiesta di “France 24″.

    Giada oggi hai 19 anni appena compiuti. Quali sono i passi avanti compiuti?

    Nei giorni scorsi ho superato l’esame di idoneità per frequentare, l’anno prossimo a Vasto, il quinto anno di scuola superiore. L’ho fatto con l’aiuto del parroco di Termoli di Santa Maria degli Angeli che mi ha indirizzata alla scuola privata. Nella stessa Chiesa ho ripreso a suonare l’organo. Il prete di lì non è come gli altri e mi sta veramente aiutando.

    Come ti vedi oggi? Sei contenta dei risultati ottenuti? 

    Così così. Perché purtroppo i momenti bui ci sono ancora. Soprattutto da quando ho saputo che Marino Genova, dopo un periodo al Divino Amore di Roma, è tornato  vivere a Termoli. Nonostante le indagini non sono state ancora concluse. Poterlo rivedere a qualsiasi momento,non mi da la pace che vorrei. Mi fa sentire a rischio.

    A livello giudiziario a che punto sei?

    Le indagini preliminari davanti al Tribunale di Larino dovevano essere concluse ad aprile. Ma una volta scaduti i termini, sono stati chiesti e ottenuti altri  mesi di proroga delle indagini. Non sappiamo altro. Non ci dicono altro.

    E il processo canonico?

    Non ne parliamo. Il vescovo  non solo lascia don Marino libero di circolare per Termoli ma non mi fa sapere niente del processo canonico in cui io ho testimoniato. Un procedimento che  si è aperto solo perche io l’ho denunciato. Per ora rimane la sospensione “a divinis” per la quale non può celebrare messa ma di fatto non è stato ancora ridotto allo stato laicale. E’ ancora un prete. Devo sottolineare che neppure il Vaticano, a cui ho scritto, ci fa sapere nulla. Il Papa  il 5 luglio viene in Molise a fare passarella, mentre molte vittime aspettano giustizia anche dal vaticano. Ci tengo  a dire che io non sono la sola vittima dei preti pedofili molisani.

    La parrocchia di Portocannone, quella dove sono avvenuti  i fatti da quando avevi dai 13 ai 16 anni, come sta reagendo? 

    La parrocchia di Portocannone non ha detto una sola parola, né il parroco e né il consiglio parrocchiale, mentre sono stata aggredita da una parrocchiana che ho denunciato. Tutto questo quando alcuni parrocchiani del paese hanno pensato bene di scrivere lettere diffamatorie, inviate anche alla stampa locale, per tentare di distruggere la mia credibilità. C’è una grande differenza tra loro e i parrocchiani di Santa Maria degli Angeli, che mi hanno chiamata a dirigere il coro per le mie qualità e che hanno sentito l’esigenza di darmi la loro solidarietà, proprio mentre i miei concittadini hanno pensato che era giusto allontanarsi da me.

  • Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Dopo il processo canonico svolto a Pescara nei confronti di don Marino Genova, dove è stata ascoltata anche la vittima, Giada Vitale la quale ha confermato gli abusi subiti e ha chiesto la riduzione allo stato laicale per il sacerdote, ora la parola passa all’ex Santo Uffizio, oggi chiamato Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Questa è la notizia che pochi giorni fa il Vescovo Gianfranco De Luca ha dato alla vittima, annunciando che adesso sarà l’organo interno vaticano a dover effettuare la revisione del processo e a dover esprimere il suo giudizio.

    Non si parla di tempi, anche perché il processo canonico non ha alcuna attinenza con quello civile; infatti la massima pena è la riduzione allo stato laicale, dopo di che non esiste nessuna procedura o regolamento che si occupi di curare e sostenere la vittima e il sacerdote.

    Al momento non vi è certezza neppure del fatto che Giada ottenga giustizia dalla chiesa. Infatti non è scontato che don Marino verrà ridotto allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della Fede Santo, come già accaduto lo scorso anno in un altro caso seguito dalla Rete L’ABUSO, quello di don Luigi Tosi di Ferrara, il quale, malgrado avesse abusato di una ragazzina di 13 anni rimasta poi incinta, non è mai stato ridotto allo stato laico.

    In occasione della prossima visita di papa Francesco in Molise, la Rete l’ABUSO annuncia una iniziativa per la verità e la giustizia sui numerosi casi di preti pedofili in Molise.

    Francesco Zanardi

  • IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

    IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

     Il cinque luglio Papa Francesco verrà in visita in Molise. Lo ha annunciato l’arcivescovo di Campobasso Monsignor Giancarlo Bregantini. Con queste parole:

    “Carissimi presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrate/i, giovani, autorità, organi di stampa e fedeli tutti dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano,in sintonia con la Sala Stampa Vaticana, che a mezzogiorno ne comunica la notizia ufficiale, anch’io come vostro Pastore rendo noto a tutti voi che il Santo Padre, Papa Francesco, visiterà il Molise Sabato 5 Luglio 2014. E’ una gioia immensa! Il programma dettagliato sarà concordato in seguito. Per ora possiamo sapere che nella mattinata visiterà la nostra città di Campobasso, sostando poi nel pomeriggio ad Isernia. Già fin d’ora ringraziamo papa Francesco per aver scelto di farci questo dono. Egli viene a confermare la nostra fede, a ravvivare il nostro entusiasmo, a rafforzare la nostra unità come popolo del Molise. Ci prepariamo ad accoglierlo con entusiasmo, quell’entusiasmo stesso che egli ha saputo darci in ogni nostro precedente incontro con la sua straordinaria figura. Il cammino di preparazione lo concorderemo tutti insieme, perché divenga, alla luce di Pasqua, un momento di attesa risurrezione per le nostre comunità. Chiediamo a tutti di pregare perché sia un evento di fortissima valenza pastorale, affidando papa Francesco alla Vergine Maria Addolorata patrona del Molise e ai nostri santi Patroni san Pietro Celestino e san Bartolomeo“.

     Tra i tanti molisani contenti c’è però anche un termolese che non perde tempo e occasioni per mettere in luce la corruzione che regna nella chiesa. E per questo motivo, tramite il suo profilo facebook lancia una domanda provocatoria: Verrà a spiegarci che fine hanno fatto i preti pedofili molisani come don Marino Genova?

    Una domanda certamente legittima la sua. Ma chi è Don Marino Genova? Lo ricordiamo ancora una volta. E’ il prete che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha continuamente abusato della parrocchiana di Portocannone Giada Vitale da quando aveva 13 anni. La ragazza anche se avesse fatto sesso consenziente con qualsiasi uomo a quell’età sarebbe stata comunque vittima di violenza presunta. Un prete che abusa dell’innocenza di una ragazzina minorenne che non si sa che fine abbia fatto. L’unica cosa che si sa è la sospensione a divinis. Ora il cittadino termolese, che evidentemente si è schierato con Giada, vuole sapere la verità.
    E noi di Unavoceperledonne ci associamo a lui.
  • Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche, si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere l’impegno del Consiglio a costituirsi parte civile in caso di processo, sulla scorta della legge contro la violenza di genere di recente adozione.

    Portocannone. Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto – nell’arco dei prossimi mesi – in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche,si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. 

    In quel caso la Regione Molise potrebbe costituirsi come parte civile nel procedimento. Per ora è ancora una semplice richiesta, che però sulla scorta della recente legge in materia di violenza di genere approvata proprio dai consiglieri di Palazzo Moffa diventerebbe un passo necessario.

    Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere all’intero Consiglio, dunque alla Regione Molise, «di costituirsi parte civile – nel caso in cui fosse accertata la realtà della presunta violenza – nel processo che vedrebbe Giada Vitale vittima di violenze e abusi al fine quindi di non lasciare sola la presunta vittima a combattere una battaglia che avrebbe leso i suoi diritti oltre che la dignità di donna e minore; al fine di attuare una legge approvata all’unanimità che tutela e assicura sostegno alle donne vittime di violenza».

    La vicenda è nota, anche per avere avuto un ampio riflesso sulla stampa nazionale e essere stata oggetto di trasmissioni televisive su Canale 5 e Italia 1 e, in tempi recentissimi, di nuovi episodi a corredo di una storia già troppo traumatica. Giada Vitale ha denunciato presunti abusi sessuali da parte di don Marino Genova, raccontando di essere stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina, a 13 anni, e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco. Dopo quella denuncia, la prima, l’allontanamento di Marino Genova e l’inizio delle indagini, che si sono concentrate su una serie di episodi e soprattutto testimonianze a supporto di quanto la vittima ha riferito. Oltre ai testimoni, alcuni dei quali già ascoltati dal pm che si occupa del caso, ci sono anche le registrazioni. Quelle messe insieme dal momento in cui la ragazza si è rivolta alla Rete nazionale L’Abuso, un progetto di sostegno delle vittime di sacerdoti pedofili che nasce dall’idea di un gruppo di vittime accumunate dal fatto che il loro abusatore è un uomo consacrato.

    Ora in regione approda una mozione per chiedere che al momento dell’eventuale processo l’ente di Palazzo offa, in nome e pe conto dell’intero Molise, si costituisca parte civile.
    Una decisione che va a innestarsi sulla legge varata all’unanimità otto mesi fa proprio per attuare tutte le misure necessarie alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
    «E’ un tema molto caldo e sensibile quello della violenza su donne e minori che spesso balza agli onori della cronaca nazionale e locale – sostiene il vicepresidente del consiglio regionale Filippo Monaco – ed il Molise non è da meno.

    E’ recente infatti la notizia della presunta violenza ai danni di una ragazzina di Portocannone che, all’epoca dei fatti era minorenne, da parte del parroco del paese. Certezze e verità dell’accaduto ancora non esistono ma, nel caso in cui fosse vero, si tratterebbe di un caso di una gravità inaudita e che rientrerebbe, a tutti gli effetti, nell’accezione più ampia della violenza di genere».

    Monaco ricorda che la Regione Molise, varando, nell’ottobre 2013 la legge n.15 al fine di prevenire e contrastare ogni forma di violenza ai danni di donne e bambini, ha previsto la possibilità di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel suo territorioaventi ad oggetto reati che presuppongono l’esercizio di condotte violente, anche di carattere morale, ai danni delle donne e dei minori di età. «E’ per questo che ho presentato una mozione che impegna l’intero consiglio regionale a costituirsi parte civile. Non si sta accusando nessuno nè tantomeno si è possessori della verità dei fatti. Nella certezza però di un simile avvenimento la Regione non può stare a guardare inerme ed impassibile ma dovrà attuare tutte le azioni necessarie per contrastare la violenza, così come sancito dalla recente normativa».

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=16161
  • Il parroco di Monteroduni, don Luigi Balsamo, indagato per pedofilia. Originario di Afragola, non nuovo a questi episodi

    Il parroco di Monteroduni, don Luigi Balsamo, indagato per pedofilia. Originario di Afragola, non nuovo a questi episodi

    ANCORA il caso di un prete pedofilo in Molise. Precisamente a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato. I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato
    dalla comunità della provincia di Isernia. Dopo il caso di don Felix un’altra storia raccapricciante,
    un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale

    I presunti episodi si sarebbero verificati a Monteroduni negli anni fino al 2008

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia avrebbe chiuso le indagini per presunti episodi di pedofilia che coinvolgerebbero don L.B., aiutante prete a Monteroduni dal 2000 al 2008 e si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio. I fatti oggetto delle indagini, svolte segretamente dai carabinieri della locale Stazione, coordinati dal capitano della compagnia di Venafro Falso, si riferiscono agli ultimi anni della permanenza del religioso a Monteroduni. Il prete, di origine campana, che pare non essere nuovo a questo genere di episodi, era giunto in paese su nomina dell’allora vescovo di Isernia, Andrea Gemma, come aiutante di don Agostino Lauriola, titolare della parrocchia di San Michele Arcangelo. Ma dopo le numerose denunce presentate presso i carabinieri del paese da parte di alcuni genitori dei ragazzini sono scattate le indagini a carico del prete. L’attuale vescovo Mons.Visco, quasi anticipando le indicazioni rigide papali sui preti pedofili l’ha prontamente allontanato dalla comunità lo scorso anno in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Ora pare che il parroco risieda in Umbria per un percorso di recupero educativo. Intanto i genitori dei ragazzini molestati invocano una giustizia celere senza indulgenza.

    Del caso se ne starebbe occupando anche il tutore dei minori di Campobasso Nunzia Lattanzio.

  • PORTOCANNONE: «Lettera falsa e anonima, il Papa sa tutto»

    PORTOCANNONE: «Lettera falsa e anonima, il Papa sa tutto»

    PORTOCANNONE «Il danno causato alla vittima di don Marino non è quantificabile in misura economica, poiché l’adolescenza rubata di una ragazza particolarmente fragile e segnata da lutti, l’interruzi…

    PORTOCANNONE «Il danno causato alla vittima di don Marino non è quantificabile in misura economica, poiché l’adolescenza rubata di una ragazza particolarmente fragile e segnata da lutti, l’interruzione degli studi e le conseguenze nell’animo non hanno un prezzo». A parlare all’indomani della lettera firmata dalla comunità parrocchiale di Portocannone ed inviata al Papa, sul presunto caso di violenza sessuale dell’ex parroco del paese nei confronti di una minore, è Sergio Cavaliere, l’avvocato della Rete nazionale dell’Abuso che difende la giovane, oggi diciottenne. «Non ci meraviglia che ci sia chi affonda il coltello nelle ferite sanguinanti» ha proseguito il legale che però sottolinea: «Papa Francesco è ben al corrente della situazione. In ben tre distinte occasioni è stato informato dalla vittima: in due occasioni la ragazza si è recata in Vaticano per consegnare la documentazione ed in un’altra l’ha fatto pubblicamente, direttamente nelle mani di Papa Francesco. E da papa Francesco la giovane e dalla Rete l’Abuso, con cui ci siamo assunti l’onere di occuparci del caso, si aspettano fatti conseguenti e non commiserazione». Cavaliere poi punta il dito contro la missiva il cui contenuto è, a suo avviso «falso ed anonimo», ribattendo punto per punto alle accuse della comunità parrocchiale portocannonese a suo avviso non bene identificata nel documento. A contestare la lettera anche il tutore dei minori della Regione Molise Erminia Gatti. «Sulla vicenda si è superato ogni limite – dichiara – La lettera aperta dei parrocchiani è eticamente inaccettabile. I processi mediatici non si possono tollerare, men che meno quando si tratta di vicende umane così delicate come il presunto abuso ai danni di una minore da parte di un uomo di Chiesa». La Gatti richiama tutti ad uno spirito di correttezza. «É necessario attendere con fiducia e pacatezza – ha proseguito – che la giustizia faccia il suo corso, come correttamente ha detto anche Mons.De Luca, che è l’unico atteggiamento possibile. Mi auguro che documenti orribili come la lettera aperta non trovino più spazio mediatico».

    A.S.

    http://www.iltempo.it/molise/2014/01/25/lettera-falsa-e-anonima-il-papa-sa-tutto-1.1212278