Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Samuele Marelli, respinta la proposta di patteggiamento per l’accusa di violenza sessuale

    Don Samuele Marelli, respinta la proposta di patteggiamento per l’accusa di violenza sessuale

    È stata respinta la proposta di patteggiamento a 2 anni di reclusione avanzata dalla difesa di don Samuele Marelli, il sacerdote accusato di aver abusato di 4 ragazzi minorenni tra il 2019 e il 2023. La decisione è arrivata da parte del gup Marco Formentin durante l’udienza del processo preliminare tenutasi mercoledì 11 febbraio al tribunale di Monza.

    Il fatto

    Il religioso, 50 anni, ex responsabile della Fondazione Oratori milanesi e poi vicario della comunità religiosa Giovanni Paolo II a Seregno, è accusato di violenza sessuale nei confronti di 4 giovani – tutti minorenni all’epoca dei fatti – che frequentavano la parrocchia.

    Abusi, quali palpeggiamenti e atti sessuali, che il sacerdote avrebbe commesso sia nella propria abitazione che durante vacanze di gruppo e ritiri spirituali. Il tribunale ecclesiastico ha già emesso verdetto di colpevolezza nei suoi confronti.

    Perché è stata respinta la proposta

    Tramite il suo avvocato, Don Samuele ha presentato una richiesta di patteggiamento a due anni di reclusione con sospensione della condizionale. Una proposta fatta riqualificando in parte reati da violenza sessuale ad atti sessuali con minore consenziente e prevedendo la circostanza attenuante della lieve entità.

    Il giudice Formentin ha però rigettato la richiesta dei legali di don Marelli, dichiarando l’incongruità della pena sia in termini di entità che di riqualificazione dei reati.

    La richiesta delle vittime

    I quattro ragazzi si sono costituiti parte civile per avere giustizia. Tre dei ragazzi abusati sono rappresentati dalle avvocate Cristina Ricci e Diletta Denova.

    “Abbiamo fatto una quantificazione dei danni – spiega Ricci – e ciò che chiediamo è che venga riconosciuta la gravità dei fatti e conseguentemente anche l’entità del risarcimento”.

    La prossima udienza

    Dopo aver respinto la richiesta dell’avvocato difensore del sacerdote, il giudice si è dichiarato incompatibile.

    Di conseguenza il processo è stato rinviato al prossimo 10 giugno davanti ad un altro giudice dell’udienza preliminare, la dottoressa Colella. In quel frangente potrà ancora essere richiesto il rito abbreviato oppure si potrà decidere di andare a dibattimento.

    https://www.monzatoday.it/cronaca/don-samuele-marelli-processo-respinto-patteggiamento.html

  • Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

    Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

    Seregno (Monza e Brianza), 2 febbraio 2026 – Uno psicologo per superare il trauma del caso don Samuele Marelli, il sacerdote responsabile della pastorale giovanile cittadina, condannato dal tribunale ecclesiastico e ora con un conto aperto con la giustizia penale per presunti casi di violenza sessuale aggravata con minori. È la scelta della comunità pastorale cittadina, che ha deciso di affidarsi a un esperto.  

    Chi è lo psicologo scelto dall’Arcidiocesi 

    “Abbiamo scelto di non accontentarci del silenzio che segue il clamore – spiega il gruppo di lavoro che è stato costituito dopo lo scoppio dello scandalo –, ma di guardarci dentro con onestà e riflettere su come siamo arrivati qui e su chi vogliamo essere ancora. Grazie al contributo di esperti, che gratuitamente hanno messo in gioco tempo e competenze, e all’apertura dello sportello presso il Consultorio, abbiamo coinvolto uno psicologo di comunità, Davide Boniforti (docente della Cattolica) per aiutarci a costruire un percorso che veda tutti protagonisti”.

    Presa di distanze  

    La vicenda era iniziata nel maggio 2024, quando improvvisamente don Samuele era sparito dalla parrocchia. Il parroco, monsignor Bruno Molinari, aveva chiesto di pregare per lui. I fedeli avevano pensato a una crisi vocazionale, poi lentamente erano emersi i contorni della vicenda, fino alla condanna del tribunale ecclesiastico rivelata nell’aprile dello scorso anno dal vicario episcopale, monsignor Michele Elli. La Chiesa non si era nascosta: a rivelare la sentenza nei suoi contenuti era arrivato il vicario episcopale, monsignor Michele Elli, per dimostrare la piena trasparenza ma anche tutta la vicinanza alla realtà seregnese. Ora si attende anche l’esito del processo penale, che molto probabilmente non si concluderà in tempi brevi. Nel frattempo, colpevole o innocente, tutti hanno preso le distanze da don Samuele.

    Le accuse e la difesa 

    Don Samuele Marelli è accusato di aver commesso abusi sessuali –palpeggiamenti e atti impropri – su 4 ragazzi minorenni, fra il 2020 e il 2023, epoca in cui i ragazzi frequentavano l’oratorio e don Samuele era coadiutore dello stesso. Secondo la Procura di Monza, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante dei periodi di vacanza.

    Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai commesso “questi fatti gravi. Mi rendo solo conto di avere sbagliato a lasciare liberi i ragazzi sul tema della nudità: non ho una visione del corpo come peccato, ho scritto anche un libro su questo tema”, si era difeso don Samuele quando è stato interrogato dalla pm Francesca Gentilini. 

    La condanna ecclesiastica  

    Nell’aprile dell’anno scorso la sentenza del tribunale ecclesiastico. Riconosciuta la colpevolezza del don, gli sono stati inflitte la proibizione di risiedere per cinque anni nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale. Ora deve affrontare la giustizia italiana. Don Marelli comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Monza la prossima settimana.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/seregno-don-samuele-marelli-pedofilia-diocesi-milano-psicologo-kg026zg0

  • Violenza sessuale, don Samuele Marelli andrà alla sbarra: il sacerdote avrebbe abusato di 4 ragazzi dell’oratorio

    Violenza sessuale, don Samuele Marelli andrà alla sbarra: il sacerdote avrebbe abusato di 4 ragazzi dell’oratorio

    Seregno (Monza), 22 dicembre 2025 – Quattro ragazzi che tra il 2020 e il 2023 frequentavano l’oratorio di Seregno quando erano ancora minorenni e avrebbero subìto palpeggiamenti e atti sessuali ad opera del parroco. Ora che hanno raggiunto la maggiore età potrebbero costituirsi parti civili all’udienza preliminare al Tribunale di Monza fissata a metà febbraio nei confronti di don Samuele Marelli, 50 anni il prossimo anno, già vicario della comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Seregno e responsabile della pastorale giovanile della stessa cittadina che comprende sei parrocchie, per sette anni responsabile della Fondazione diocesana per gli oratori milanesi.

    Le accuse
    Le accuse nei confronti del sacerdote comasco, già condannato nel processo canonico e allontanato dal servizio ecclesiastico, sono violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori.

    Secondo la Procura di Monza, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante i momenti di vacanze di gruppo o di ritiro spirituale.

    La difesa del Don
    “Non ho commesso questi fatti gravi. Mi rendo solo conto di avere sbagliato a lasciare liberi i ragazzi sul tema della nudità: non ho una visione del corpo come peccato, ho scritto anche un libro su questo tema”, si è difeso don Samuele quando è stato interrogato dalla pm Francesca Gentilini.

    Era stato lo scorso aprile, al termine di una Messa in Basilica a Seregno, il vicario episcopale monsignor Michele Elli a rendere nota la sentenza comunicata all’Arcivescovo dal Tribunale ecclesiastico, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Samuele Marelli, vietandogli, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e di esercitare il ministero di sacerdote, oltre alla proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di svolgere attività di direzione spirituale.

    Lo scandalo nel 2024
    La vicenda aveva avuto inizio nel maggio del 2024, quando monsignor Elli aveva comunicato ai fedeli la sospensione del servizio pastorale del parroco, ufficialmente chiesto dallo stesso sacerdote “per favorire un recupero psico-fisico”. Qualcuno, all’interno della Curia, aveva ipotizzato che si trattasse di una crisi vocazionale, visto che il sacerdote era stato sospeso improvvisamente da tutti gli incarichi. Invece poco a poco erano iniziate a spargersi le voci sulle vere ragioni.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/violenza-sessuale-don-samuele-marelli-seregno-grdwidw1

  • Don Samuele Marelli, accusato di violenze sessuali su 4 ragazzi: “Ho esagerato sul tema nudità, ma nego gli abusi”

    Don Samuele Marelli, accusato di violenze sessuali su 4 ragazzi: “Ho esagerato sul tema nudità, ma nego gli abusi”

    La pubblico ministero di Monza, Francesca Gentilini, ha chiesto il rinvio a giudizio per don Samuele Marelli. Il 49enne, ormai ex responsabile dei centri parrocchiali di Seregno (Monza e Brianza), è accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minori. Le vittime sarebbero quattro ragazzi. Il sacerdote – che è stato anche direttore della Fondazione oratori milanesi – , durante l’interrogatorio che si è svolto a maggio dinanzi ai carabinieri, ha negato le accuse, ma ammesso di essere stato eccessivo con “questo fatto nudità”. E il riferimento sarebbe all’abitudine del prete e dei ragazzi di mostrarsi, durante ritiri o altri momenti, nudi. Negli scorsi mesi però più che a “abitudine a mostrarsi nudi”, era emerso che il prete avrebbe fotografato i giovani sotto la doccia.

    Il processo ecclesiastico
    L’udienza preliminare si svolgerà a febbraio 2026. Il tribunale ecclesiastico, che aveva avviato il processo dopo alcune segnalazioni arrivate all’Ordinario Diocesano a dicembre 2023, si è già espresso su di lui ad aprile scorso. I giudici lo hanno ritenuto colpevole relativamente ad alcuni “atti impropri da parte di un chierico” che avrebbero avuto come vittime un minore e un maggiorenne. Atti che, come contestato dalla Procura di Monza, sarebbero avvenuti con “abusi di autorità”. Nel caso del tribunale ecclesiastico, la condanna ha avuto come conseguenza quella di non celebrare funzioni pubblicamente per cinque anni, non confessare per dieci, il divieto di dimora nella diocesi di Milano, il divieto di contattare persone di Seregno e di frequentare ambienti con minori. Questo può avvenire solo in presenza di altre persone.

    L’inchiesta in procura a Monza
    Nell’inchiesta condotta dalla procura di Monza, le vittime sono quattro: tutte hanno fatto riferimento a palpeggiamenti e strusciamenti. Uno dei ragazzi ha raccontato che il sacerdote, in circa tre occasioni, lo avrebbe toccato nelle parti intime e si sarebbe masturbato davanti al giovane. Anche un altro sarebbe stato palpeggiato, dopo che il prete lo avrebbe invitato a togliersi i vestiti. A un’altra vittima, approfittando della sua presenza nella sua abitazione, l’avrebbe sollecitata a rimanere senza abiti per “sconfiggere la propria vergogna rimanendo a sua volta senza vestiti, lo abbracciava ripetutamente ponendo a contatto i loro corpi”. Anche in questo caso la vittima, in altre occasioni, sarebbe stata palpeggiata. Così come la quarta vittima. In questi ultimi due casi, il sacerdote avrebbe fatto la doccia insieme ai minori e li avrebbe palpeggiati, toccati e insaponati nelle parti intime.

    Gli abusi sarebbero avvenuti sia durante alcuni momenti di ritiro spirituale che di vacanze comunitarie. Dopo che la notizia era stata diffusa, in tutte le chiese della diocesi di Seregno era stata letta una nota diffusa dalla comunità pastorale lungo la quale era specificato che il sacerdote aveva lasciato la comunità a gennaio 2024 ed era stato sollevato da ogni incarico: “Tutte le energie dei sacerdoti, laici e laiche della comunità di Seregno sono da mesi indirizzate ai ragazzi, ai giovani e alle loro famiglie, che stanno affrontando un momento di accompagnamento e di analisi dell’accaduto insieme a qualificati professionisti e professioniste che li sostengono e li affiancano anche sul piano legale”.

    https://www.fanpage.it/milano/don-samuele-marelli-accusato-di-violenze-sessuali-su-4-ragazzi-ho-esagerato-sul-tema-nudita-ma-nego-gli-abusi/

  • Don Samuele Marelli e le violenze sessuali su 4 ragazzini dell’oratorio: indagini chiuse. “Abusi in casa, in vacanza e nei ritiri spirituali”

    Don Samuele Marelli e le violenze sessuali su 4 ragazzini dell’oratorio: indagini chiuse. “Abusi in casa, in vacanza e nei ritiri spirituali”

    SEREGNO – Quattro ragazzi che tra il 2020 e il 2023 frequentavano l’oratorio di Seregno quando erano ancora minorenni e avrebbero subito palpeggiamenti e atti sessuali ad opera del parroco. Ora che hanno raggiunto la maggiore età risultano parti offese nell’atto di conclusione delle indagini firmato dalla Procura di Monza nei confronti di don Samuele Marelli, classe 1976, già vicario della comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Seregno e responsabile della pastorale giovanile della stessa cittadina che comprende sei parrocchie, per sette anni responsabile della Fondazione diocesana per gli oratori milanesi.

    Le accuse nei confronti del sacerdote comasco, già condannato nel processo canonico e allontanato dal servizio ecclesiastico, sono violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori. Secondo il procuratore monzese Claudio Gittardi e la pm Francesca Gentilini, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante i momenti di vacanze di gruppo o di ritiro spirituale. Il religioso, difeso dall’avvocato romano Giovanni Amorosi, è stato convocato dai magistrati per l’interrogatorio in fase preliminare, ma si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Ora la Procura attende il termine concesso alla difesa per presentare memorie e poi deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.

    Domenica 27 aprile scorso, al termine della messa delle 11 in Basilica a Seregno, il vicario episcopale monsignor Michele Elli aveva reso nota la sentenza comunicata all’Arcivescovo dal Tribunale ecclesiastico, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Samuele Marelli in riferimento a due fattispecie delittuose per l’ordinamento canonico, “gli atti contro il sesto comandamento del decalogo” con un minore e con un maggiorenne, compiuti “tramite abuso di autorità”. Il sesto comandamento del decalogo, “Non commettere adulterio“, è interpretato dalla Chiesa come un divieto più ampio degli atti contro la castità.

    La pena per il sacerdote che ne deriva è stata la proibizione, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale.

    Inoltre la proibizione perpetua di cercare contatti volontari, attraverso qualunque mezzo, con persone che erano canonicamente domiciliate a Seregno nel periodo in cui don Samuele aveva svolto il ministero sacerdotale. La vicenda di don Samuele Marelli aveva avuto inizio nel maggio del 2024, quando monsignor Elli aveva comunicato ai fedeli la sospensione del servizio pastorale del parroco, ufficialmente chiesto dallo stesso sacerdote nel febbraio 2024 “per favorire un recupero psico-fisico” e rileggere l’esperienza degli anni di ministero.

    Qualcuno, all’interno della Curia ambrosiana, aveva ipotizzato che si trattasse di una crisi vocazionale, visto che il sacerdote era stato sospeso improvvisamente da tutti gli incarichi pastorali. Una brusca frenata per un prete con una carriera brillante fatta di continue promozioni e l’aspirazione di ricoprire il ruolo di direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana. Invece poco a poco erano iniziate a spargersi le voci di una deriva a sfondo sessuale alla base dell’allontanamento. Ma soltanto la conferma dei giudici ecclesiastici ha scoperchiato il pentolone.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/abusi-don-marelli-processo-kxkvc5z1

  • I processi della Chiesa sugli abusi sessuali non sono veri processi

    I processi della Chiesa sugli abusi sessuali non sono veri processi

    A fine aprile un tribunale ecclesiastico regionale ha riconosciuto il sacerdote Samuele Marelli colpevole, in primo grado, di avere usato la propria autorità per abusare sessualmente di persone minorenni e maggiorenni. Marelli ha 49 anni e in passato era stato responsabile della Fondazione diocesana per gli oratori milanesi: come pena è stato condannato a non risiedere nell’arcidiocesi di Milano, esercitare pubblicamente il sacerdozio e cercare contatti con i minori. Su di lui indaga anche la procura di Monza, ma quella è tutta un’altra storia.

    Divieti come quelli imposti a Marelli (che potrà comunque ricorrere in appello) sono alcune delle pene che un tribunale ecclesiastico può infliggere a un chierico riconosciuto colpevole. Com’è evidente, sono molto diverse da quelle che potrebbe disporre un tribunale statale durante un processo penale. Il codice di diritto canonico, cioè l’insieme delle leggi della Chiesa cattolica, è d’altronde una cosa ben distinta dal codice di procedura penale e dal diritto civile di uno Stato.

    Questa distinzione spesso non è chiara quando si parla di abusi sessuali nella Chiesa, ed è il motivo per cui certi processi possono sembrare sconclusionati o portare a pene tutto sommato irrisorie rispetto alla gravità delle colpe che vengono riconosciute. Francesco Zanardi, portavoce della rete L’Abuso, l’associazione che si occupa della tutela delle persone vittime di abusi sessuali da parte di religiosi, dice che molte persone confondono i procedimenti giuridici e si aspettano da quello ecclesiastico esiti che non può avere, come l’incarcerazione del sacerdote colpevole o un risarcimento economico.

    «Ci sono due binari della giustizia e sono completamente diversi l’uno dall’altro», dice Zanardi: «quello dello Stato rende giustizia all’essere umano», sintetizza, mentre quello canonico si pone come obiettivo di rendere giustizia a Dio. Zanardi dice che anche molte persone che si rivolgono alla rete L’Abuso fanno spesso fatica a capire questa distinzione: «Tanta gente pensa però che la giustizia canonica sia un’estensione di quella civile. Così al termine di un’indagine ecclesiastica molti arrivano da noi delusi: credono di essere stati presi in giro».

    Molti equivoci, secondo Zanardi, nascono banalmente dal fatto che alcuni termini usati per definire i vari passaggi dei procedimenti sono gli stessi: si parla di indagini interne alle chiesa così come di indagini svolte dalla procura, e si definisce processo quello celebrato nei tribunali ecclesiastici, che però ha caratteristiche diverse da quelli ordinari ed è presieduto da giudici che non sono magistrati.

    Lo scopo della giustizia canonica è insomma diverso da quella statale. I processi penali devono accertare la responsabilità di una persona accusata di avere commesso uno o più reati e, in caso di condanna, stabilire la pena appropriata. Come si spiega nell’ultima versione delle Linee guida per la tutela dei minori della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), del 2023, le procedure canoniche puntano a ricostruire la verità e ristabilire la giustizia «all’interno della comunità ecclesiale». Semplificando molto, si può dire che lo scopo della giustizia canonica sia aiutare la salvezza dell’anima di chi ha peccato.

    I due percorsi della giustizia, quello statale e quello canonico, possono non incrociarsi mai: in Italia le autorità ecclesiastiche non hanno l’obbligo giuridico di denunciare gli abusi, né sono obbligate dalla legge dello Stato a rendere conto degli esiti dei processi interni.

    Fino al 2023 la normativa canonica non considerava l’abuso come un delitto contro la persona, ma era concepito come trasgressione al sesto comandamento: non commettere adulterio, non commettere atti impuri. Questa concezione, come avevano fatto notare tra gli altri Anna Foa e Lucetta Scaraffia, autrici con Franca Giansoldati di un libro sugli abusi nella Chiesa uscito nel 2022, poneva però un problema di fondo rilevante: si concentrava su chi commette l’“atto impuro” e tralasciava il danno inferto alla persona che subisce l’abuso.

    Nel 2023 però il delitto contro il sesto comandamento è stato inserito per volere di papa Francesco tra i delitti contro la vita, la dignità e la libertà dell’uomo. Pierluigi Consorti, professore di Diritto e religione all’università di Pisa e membro del Servizio regionale toscano di tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, spiega che in questo modo si è cercato di dare più centralità a chi subisce abusi. Il diritto canonico dice che va punito il chierico che induce un minore a «mostrarsi pornograficamente» e acquista, possiede, divulga immagini pornografiche di minori e persone vulnerabili.

    Queste modifiche sono state recepite dalle Linee guida per la tutela dei minori del 2023, che hanno aggiornato quelle del 2019 sulla base di nuove normative come la Normae de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis (11 ottobre 2021) e la Vos estis lux mundi (25 marzo 2023). In questo documento sono illustrate le procedure che in teoria dovrebbero essere osservate nel momento in cui una persona interna alla Chiesa viene a conoscenza di un possibile abuso sessuale commesso su un minorenne o una persona con vulnerabilità da un membro del clero.

    Secondo le Linee guida, i chierici hanno l’obbligo di segnalare tutti i presunti casi al vescovo della loro diocesi. L’indagine interna alla Chiesa inizia nel momento in cui un vescovo riceve una segnalazione da parte di qualcuno, che può essere anche una persona esterna al clero, come un educatore dell’oratorio o un familiare della persona abusata. A quel punto il vescovo avvia di solito la cosiddetta “indagine previa”, che ha lo scopo di verificare se la segnalazione ricevuta sia o meno verosimile.

    Consorti spiega che non è ben chiaro tuttavia come debba essere fatta nella pratica un’indagine previa, «perché la Chiesa non ha un soggetto specifico per condurre le indagini», come lo è invece la procura nei tribunali ordinari. Succede quindi che spesso sia il vescovo stesso a indagare: lo fa chiamando le persone che potrebbero essere a conoscenza dei fatti contestati e raccogliendo eventuali documenti utili. Il vescovo può affidare l’indagine anche a qualcun altro, per esempio il Servizio regionale o diocesano per la tutela dei minori o il vicario giudiziale, cioè un prete obbligatoriamente nominato dal vescovo di ogni diocesi.

    Durante le indagini il vescovo può decidere se informare o no il chierico delle accuse e può prendere dei provvedimenti cautelari nei suoi confronti: per esempio, può proibirgli l’esercizio del ministero e delle attività pastorali con i minorenni e imporgli di cambiare il posto in cui vive. Se il vescovo riscontra la verosimiglianza della segnalazione deve trasmettere i risultati della sua indagine al Dicastero per la dottrina della fede a Roma, l’organo della Chiesa che si occupa tra le altre cose di promuovere e tutelare la dottrina cattolica (fino al 1908 noto come Santa Inquisizione).

    Consorti spiega che questo dicastero riceve le indagini previe svolte in tutto il mondo: «È un modo per cercare di evitare che i vescovi insabbino casi di abusi che coinvolgono il proprio clero», dice. Il Dicastero per la dottrina della fede è anche l’unico soggetto della Chiesa cattolica che ha in qualche modo poteri giurisdizionali (cioè può applicare concretamente le norme: quello che fa un giudice), dal momento che è competente per i delitti che la Chiesa considera più gravi.

    A questo punto della procedura le cose possono variare da paese a paese. In Italia di solito il Dicastero affida le indagini e il processo ai tribunali ecclesiastici regionali. Sono presenti in ciascuna regione e si occupano prevalentemente di cause matrimoniali. Non sempre quindi hanno le competenze necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali. Ne fanno parte il “moderatore”, cioè il presidente del tribunale nominato dalla CEI (che può essere il vescovo della diocesi in cui il tribunale ha sede, ma non necessariamente), il vicario giudiziale, i giudici ecclesiastici (chierici con competenze di diritto canonico e professori universitari nominati dalla Conferenza episcopale regionale), i patroni stabili (avvocati e procuratori che offrono consulenza e patrocinio ai fedeli), i consulenti e gli avvocati.

    Un tribunale ecclesiastico non ha gli stessi poteri di indagine della procura. Non può, per esempio, far pedinare una persona sospettata o fare delle intercettazioni: quello che fa, in sintesi, è cercare di ricostruire i fatti parlando con le persone ed esaminando eventuali documenti a disposizione. Peraltro il giudice è al tempo stesso la persona che fa le indagini e quella che decide una volta acquisite tutte le informazioni che il tribunale reputa sufficienti. Non c’è una fase di dibattimento come nel processo penale statale, quindi di discussione in aula con un’accusa e una difesa: la persona che subisce abusi non è parte del processo canonico.

    Se un chierico viene riconosciuto colpevole di abusi sessuali può essere sottoposto a provvedimenti restrittivi, come il divieto di avere contatti con minorenni (com’è successo a Marelli), e ricevere pene ecclesiastiche, la più grave delle quali è la dismissione dallo stato clericale. Alcuni sacerdoti riconosciuti colpevoli vengono inoltre portati in alcune comunità terapeutiche, che la rete L’Abuso ha mappato nel corso degli anni: sono una ventina in tutta Italia e non sono luoghi di detenzione. L’idea della Chiesa è che un chierico riconosciuto colpevole non debba essere lasciato solo, ma vada accompagnato in un percorso di responsabilizzazione, richiesta di perdono, riparazione e cura psicologica. Su quest’ultimo punto in particolare la rete L’Abuso ha già espresso diversi dubbi in passato.

    Per Zanardi una delle falle maggiori di tutto questo percorso è che le autorità ecclesiastiche non sono obbligate dalla legge italiana a riferire un possibile caso di abuso sessuale alle autorità giudiziarie. Per questa ragione, secondo la rete l’Abuso, andrebbe esteso alle autorità ecclesiastiche l’obbligo di denunciare i casi di abuso e stupro commessi dal clero alle autorità giudiziarie civili. Zanardi dice che in Italia «la Chiesa non ha bisogno di insabbiare, perché le leggi dello Stato la tutelano».

    Consorti spiega che le cose sono cambiate dopo le riforme ecclesiastiche introdotte dal 2010, cioè negli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI e poi soprattutto durante quello di Francesco, che ha insistito sulla necessità di collaborare con la giustizia ordinaria. «Oggi i vescovi non dovrebbero più stare nell’ambiguità che c’è stata fino a pochi anni fa: il diritto canonico dice che devono indagare e hanno l’obbligo morale di denunciare all’autorità statale. In passato invece l’insabbiamento era la regola», dice Consorti.

    La rete L’Abuso denuncia spesso un problema di mentalità ancora molto presente nella Chiesa, e cioè che tutto questo procedimento indicato nella teoria non sia ancora consolidato nella pratica ovunque. C’entrano la reticenza di molti chierici a riconoscere la gravità dell’abuso, cui spesso antepongono la paura di danneggiare la reputazione di una diocesi o di un altro chierico; la difficoltà di alcune comunità di fedeli ad accettare che degli abusi possano essere stati commessi al loro interno; la colpevolizzazione di chi subisce un abuso, che quindi fatica poi a renderlo pubblico; e il fatto che nella Chiesa persistono forti posizioni di potere, legate agli abusi sessuali compiuti per esempio su persone con vulnerabilità che si affidano a dei chierici o sulle suore.

    All’opacità dei procedimenti e alle resistenze dei religiosi contribuisce secondo Consorti anche il fatto che in Italia la Chiesa (con l’eccezione della diocesi di Bolzano e Bressanone) non ha ancora fatto un’indagine approfondita e indipendente sugli abusi sessuali commessi al suo interno com’è stato fatto in altri paesi. «C’è questa convinzione ancora, soprattutto nella base ecclesiale, che noi non siamo come gli altri e che il problema siano poche mele marce. E quindi non si affronta ancora un problema che è invece sistemico e pesante».

    https://www.ilpost.it/2025/06/04/processi-abusi-sessuali-chiesa-diritto-canonico/

  • “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, a un giorno dal conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, risolleva il problema della gestione, della denuncia e delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto. Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati.

    Secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. Nel solo 2025, sono già stati registrati 10 nuovi casi. Tuttavia, Zanardi sottolinea che questi numeri sono sottostimati, poiché molti abusi non vengono denunciati o sono prescritti. Non si sa se tra questi ci sono il caso don Samuele Marelli, condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico regionale della Lombardia e indagato dalla procura di Monza, o don Ciro Panigara finito agli arresti domiciliari nel Bresciano.

    Non c’è obbligo di denuncia – Zanardi evidenzia che in Italia manca l’obbligo di denuncia per i cittadini comuni, limitato solo ai pubblici ufficiali. Incredibilmente nessun obbligo di denuncia ricade sugli ecclesiastici perché i sacerdoti o i loro superiori non sono pubblici ufficiali per il diritto penale italiano. Paradossalmente insegnanti, medici, notai e anche segretari comunali, per esempio, che sono a conoscenza di abuso o una violenza, sono obbligati dalla legge a denunciare: un prete, pur officiando cerimonie, non è un pubblico ufficiale, come sancito da una sentenza della Cassazione del 2009.

    Ma le nuove linee guida della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi (anche lui tra i papabili), vale la pena ricordarlo, al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”. Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico? Viene spiegato al punto 8.2: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne“.

    Il certificato antipedofilia – Inoltre, la legge italiana non prevede un sistema efficace di monitoraggio e prevenzione degli abusi. Il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, non è applicato a tutte le categorie a rischio, come i volontari, lasciando ampi spazi di impunità. L’associazione Rete L’Abuso ha cercato di colmare questa lacuna raccogliendo dati e testimonianze direttamente dalle vittime. Tuttavia, Zanardi denuncia la mancanza di collaborazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche e civili. “In Italia c’è un problema enorme di omertà”, afferma Zanardi, sottolineando che spesso le vittime vengono ignorate o addirittura minacciate quando cercano giustizia.

    Zanardi critica la risposta della Chiesa italiana agli scandali di abusi, accusando i vertici ecclesiastici di non aver rispettato gli appelli di Papa Francesco e di non aver istituito una commissione indipendente di inchiesta. “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede”, afferma Zanardi, “lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. L’associazione Rete L’Abuso ha presentato istanze all’Unione Europea e alle Nazioni Unite per sollecitare un intervento internazionale e costringere l’Italia a adottare leggi più severe e a proteggere meglio le vittime. “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?”, è la domanda posta da Zanardi in un esposto presentato a entrambe le istituzioni sovranazionali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/06/sono-1-031-i-preti-accusati-di-pedofilia-la-denuncia-della-rete-labuso-sugli-incredibili-vuoti-legislativi/7976674/

  • Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Milano, 27 aprile 2025 – Si è concluso, lo scorso 24 aprile, il primo grado di giudizio del processo canonico, nel quale don Samuele Marelli era imputato perché accusato di abusi sessuali sui ragazzini in oratorio. Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi e all’epoca dei fatti vicario della congregazione Giovanni Paolo II di Seregno (Monza) e coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie.

    Il Tribunale ecclesiastico incaricato ha comunicato all’Arcivescovo di aver riconosciuto la colpevolezza del sacerdote, in riferimento a due fattispecie delittuose per l’ordinamento canonico: atti contro il sesto comandamento del decalogo con minore da parte di un chierico (can. 1398 § 1, 1°) e atti contro il sesto comandamento del decalogo da parte di un chierico con persona maggiorenne, compiuti tramite abuso di autorità (can. 1395 § 3).

    Allo stesso sacerdote è stata pertanto inflitta la seguente pena: la proibizione, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano; la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne; la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari, attraverso qualunque mezzo, con persone che erano canonicamente domiciliate a Seregno nel periodo in cui don Samuele ha svolto ivi il ministero sacerdotale.
    Ogni pena canonica è sempre finalizzata ad ottenere il ristabilimento della giustizia, il pentimento del reo e la riparazione dello scandalo (cfr. cann. 1311 § 2 e 1341) ed è pertanto uno strumento che la Chiesa fa suo per custodire il bene di tutti fedeli.
    Trattandosi di una sentenza in primo grado di giudizio, è soggetta a possibile appello e non è dunque da considerarsi come definitiva. Nel mentre, rimangono in essere le misure cautelari imposte al sacerdote, al quale continua pertanto ad essere proibito l’esercizio pubblico del ministero al di fuori del luogo della sua attuale dimora, nonché il contatto volontario con i fedeli della comunità di Seregno.
    La decisione della pena, inflitta in primo grado, è stata letta questa mattina da mons. Michele Elli, Vicario episcopale della Zona V (Monza), al termine della Messa celebrata nella parrocchia di San Giuseppe a Seregno.  Elli ha anche espresso “nuovamente la vicinanza a tutte le persone coinvolte e che hanno sofferto per questa vicenda, nonché a tutta la comunità cristiana che vive un momento di turbamento e di ferita. I fatti accaduti ci spronano a ricercare una sempre migliore formazione di tutti coloro che svolgono un servizio educativo nelle comunità cristiane, una prevenzione più efficace e una condivisione delle scelte e degli stili educativi”. Infine, un ringraziamento a “coloro che in questa difficile situazione hanno sostenuto e incoraggiato il cammino di tante persone e dell’oratorio”.
    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/don-samuele-marelli-tbodqwuu
  • Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    I messaggi osceni, l’invito a «dormire tutti insieme nel lettone», i palpeggiamenti. Per due ragazzi minorenni, destinati ad occuparsi degli anziani in una Rsa come percorso di recupero per loro condotta turbolenta a scuola, l’esperienza si è risolta in un incubo di molestie sessuali da parte degli adulti responsabili della struttura, che avrebbero occuparsi del loro progetto rieducativo. E adesso la vicenda è finita davanti al tribunale di Monza, dove rispondono dell’accusa di violenza sessuale il 41enne Daniele Cannone, e di quella di molestie il 57enne Gabriele Corsani, ex sacerdote.

    Quest’ultimo non è nome nuovo alle cronache per fatti di questo tipo. Nei suoi anni da religioso (durante i quali era stato vicino alla famiglia Berlusconi, per la quale aveva celebrato i funerali della madre del Cavaliere) Corsani era finito sotto processo per altri reati di natura sessuale contro alcuni allievi di un istituto scolastico del Milanese, per episodi avvenuti una decina di anni fa durante un soggiorno estivo di gruppo in Romagna. Vicenda che lo aveva visto condannato in primo grado a tre anni e 4 mesi, e assolto in appello per il mancato riconoscimento di un’aggravante che aveva fatto cadere l’accusa per tardività della querela.

    Ora un nuovo processo per fatti avvenuti nel 2024, secondo la denuncia presentata da due ragazzi all’epoca di 16 e 15 anni, assistiti dagli avvocati Giorgio Ballabio e Francesco Berterame. I due erano stati sospesi dalla loro scuola nell’hinterland milanese, per varie intemperanze e motivi disciplinari. In particolare, avevano dato vita a una violenta rissa. Per questo motivo erano stati assegnati a un programma di volontariato alla Rsa di Sesto San Giovanni, dove invece, secondo i reati contestati, si sono ritrovati vittime di abusi.

    Palpeggiamenti, domande interenti la propria sfera sessuale, e quei messaggi dell’ex sacerdote che chiedeva a uno dei giovani se si fosse lavato le parti intime, e se avesse voluto dormire nel «lettone» con lui e «altri tre minorenni». Secondo quanto emerso, Gabriele Corsani ha chiesto di poter estinguere il reato attraverso l’oblazione, ma il magistrato ha negato questa possibilità, considerando troppo gravi i fatti contestati, rinviando il processo al prossimo autunno.

    Ernesto Guido Gatti, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Sesto San Giovanni, in una nota esprime «sgomento e profonda preoccupazione», esorta il sindaco Roberto Di Stefano a riferire in aula e chiede «le dimissioni immediate del consigliere Gabriele Corsani, che ricopre un incarico fiduciario e rappresentativo all’interno di una realtà comunale sensibile come una Rsa, e che, almeno fino al completo accertamento dei fatti, non può restare in carica».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_23/monza-gabriele-corsani-di-nuovo-nei-guai-per-molestie-sessuali-su-minori-denunciato-da-due-ragazzi-volontari-in-una-rsa-e3198467-6229-4946-b05d-e1b66be89xlk.shtml

  • Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    L’ultimo caso è emerso appena ieri: un parroco bresciano è finito sotto indagine per gravi episodi di violenza sessuale su minori.  Sarebbero “numerose violenze sessuali aggravate” quelle di cui si è reso responsabile don Ciro Panigara nei confronti dei minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali del Bresciano dal 2011 al 2013 e di nuovo nel 2024. Su richiesta della Diocesi, il 48enne si è già dimesso da parroco.

    La vicenda si innesta su una lunga scia di scandali che, negli ultimi anni, hanno travolto parrocchie, seminari e istituti religiosi in tutta Italia. Numerosi I casi che finiscono sotto i riflettori della cronaca. Ancora di più quelli di cui l’opinione pubblica non viene a conoscenza. Secondo  l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, per via delle mancate denunce.  Ripercorriamo qui alcune delle storie più eclatanti degli ultimi dodici mesi.

    Il parroco che ha violentato la donna sbarcata a Lampedusa

    A Napoli nel febbraio di quest’anno è stato avviato il processo a carico di un prete accusato di violenza sessuale ai danni di una donna tunisina. I fatti sarebbero avvenuti due anni prima a Cristo Re, l’istituto della Congregazione dei padri rogazionisti. La donna, all’epoca 37enne, era ospitata da un amico egiziano nel centro di accoglienza di Messina nell’estate del 2022, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2020. Il parroco, arrestato ad ottobre, si dichiara innocente.

    Cosenza, il sacerdote attira l’estetista in casa con la scusa della pedicure

    Risale invece a marzo 2025 la condanna ad un anno nei confronti di sacerdote di Cosenza, per aver molestato una donna di 32 anni, attirata a casa con la scusa di un pedicure. Il religioso è stato sospeso dalle attività ministeriali. Monsignor Giovanni Checchinato anche a nome di tutta la Chiesa cosentina, ha epsresso “dolore e vergogna”, nonchè “vicinanza” alla vittima

    Monza, bufera sull’ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi

    Sempre nel marzo del 2025 la Procura di Monza ha aperto un’inchiesta su don Samuele  Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi, per presunti abusi su minori durante il suo incarico a Seregno. Il sacerdote era stato sospeso dalla curia un anno prima dell’apertura dell’indagine.  All’epoca don Marelli era anche coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie. Le segnalazioni sono partite da famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che hanno denunciato comportamenti inappropriati e molestie.

    In Liguria il sacerdote presidente della Fidae che attirava a casa i ragazzini con regali e denaro

    Risale all’agosto del 2024 l’arresto in Liguria di padre Andrea Melis, sacerdote scolopio è accusato di violenza sessuale su minori e prostituzione minorile. Avrebbe attirato i ragazzi con regali costosi, sigarette elettroniche e denaro. Per lui è stato disposto il carcere a Pontedecimo dopo una prima fase ai domiciliari in un istituto vicino a scuole a Chiavari. La prima denuncia da parte dei genitori di un 14enne, chierichetto in una delle scuole amministrate da Melis, preside e presidente della Fidae, federazione delle scuole cattoliche in Liguria. Le attenzioni del prete si sarebbero protratte dal 2021 al 2024, con chat e messaggi whatsapp. Altri i giovanissimi finiti al centro delle sue attenzioni. Ad una vittima aveva addirittura intestato una carta bancomat prepagata. Secondo l’accusa, il sacerdote agiva sotto “la spinta di impulsi perversi”, attirando i ragazzini a casa sua facendoli accedere “a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    L’anziano sacerdote del Trevigiano che ha molestato in strada un 14enne

    Nell’aprile del 2024 è stato rinviato a giudizio a Treviso don Giuseppe Bacchion, 89 anni. L’accusa è di aver molestato un 14enne davanti a una chiesa. Le telecamere di sorveglianza avrebbero confermato il racconto del minore. La violenza sarebbe avvenuta in pieno giorno con l’anziano prete che avrebbe avvicinato due ragazzini a Trebaseleghe, Comune del Trevigiano. Fatti avvicinare alla sua auto, avrebbe toccato le parti intime di uno dei due.

    I due religiosi che organizzarono nel Napoletano il furto dei cellulari con le prove delle molestie

    Clamoroso l’arresto nell’agosto del 2024 di due frati, padre Domenico Silvestro e padre Nicola Gildi, con l’accusa di violenza sessuale e rapina aggravata. Avrebbero organizzato una rapina per sottrarre i cellulari delle vittime contenenti prove video degli abusi. Sei le persone complessivamente fermate dai carabinieri di Afragola, compresi gli esecutori materiali della rapina eseguita su mandato di uno dei due frati per coprire gli abusi sessuali ai danni di due vittime maggiorenni, che avevano salvato sul cellulare immagini e chat imbarazzanti. I due religiosi infatti organizzavano online incontri a sfondo sessuale, anche di gruppo.

    A Busto Garolfo bambini attirati in casa del parroco dalla Play Station

    Nel maggio del 2024 don Emanuele Tempesta, vicario di Busto Garolfo, è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori tra i 7 e gli 11 anni. Adescava le vittime con il pretesto di giocare ai videogiochi. La sentenza ha incluso anche sanzioni economiche. I fatti risalgono al periodo 2020-2021: almeno in otto occasioni il parroco invitò a casa sua i bambini, attirati dalla Play Station.

    I numeri: oltre 1.200 sacerdoti coinvolti secondo Rete L’Abuso

    Secondo l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, vista la difficoltà delle vittime a denunciare. Il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia ha più volte criticato l’Italia per l’assenza di una commissione d’inchiesta indipendente, per la mancanza di obbligo di denuncia per i religiosi e per le troppe esenzioni normative applicate a volontariato e clero.

    Il più recente rapporto ufficiale italiano risale al 2021 e si basa solo sui dati delle denunce. Secondo l’OMS, il 9,6% dei minori europei ha subito abusi sessuali. In Italia l’Osservatorio contro la pedofilia, pur esistente dal 2006, ha un ruolo spesso ritenuto più formale che operativo. Il fenomeno non riguarda solo la Chiesa, ma evidenzia anche una fragilità più ampia del sistema di protezione dei minori in Italia.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/preti-violenze-sessuali-italia-elenco-965660.html