Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Zanardi, simbolo della lotta alla pedofilia, ospite a La Spezia

    Zanardi, simbolo della lotta alla pedofilia, ospite a La Spezia

    La Spezia – «Non ce l’abbiamo con la chiesa. Dovrebbe essere chiaro, ma ci tengo a specificarlo. L’obiettivo sono quei religiosi che utilizzano il proprio ruolo educativo, per avvicinare ragazzini indifesi. Il problema, è che se il pedofilo è il vicino di casa, viene denunciato subito. Se è un prete, no: perché c’è tutta una struttura, che finisce per coprire il suo operato, e c’è una sorta di resistenza culturale, ad ammettere che un sacerdote faccia certe cose».

    Francesco Zanardi è il simbolo della denuncia contro gli atti di pedofilia ed abuso, da parte di religiosi: e oggi, giovedì 2 aprile, alle 17.30, interverrà al locale Equilibrio, appena inaugurato in via Napoli 17, per raccontare la sua storia. Ad introdurlo, sarà Claudia Bertanza. Zanardi è stato vittima di abusi. C’è passato. E proprio per usta ragione, ha scelto di denunciare: ha creato una rete, L’Abuso, in cui è possibile trovare ascolto, far uscire allo scoperto le storie di violenza, ed avere la garanzia della tutela. «Noi – precisa – non divulghiamo mai nomi o dettagli: ma ci siamo, accanto alle vittime, perché trovino la forza di uscire dall’incubo». In questi anni, Zanardi ha ottenuto dei risultati: non sul suo caso, perché il prete che lo molestò da bambino non ha mai pagato. Ha ottenuto però che se ne parli, e che si denunci: anche se c’è – sottolinea – una grave carenza normativa, che rende tutto difficile. Solo dal 2000 ad oggi – spiega – ci sono state 150 condanne definitive, in Italia, e si sono fatte avanti 460 vittime.

    E’ stato calcolato che un prete, per il suo costante contatto con i giovani, abbia occasione di perpetrare abusi 80 volte più di una persona che non indossa l’abito. Sul territorio spezzino, solo qualche anno fa aveva trovato il coraggio di parlare, un uomo di 65 anni, che da ragazzino aveva dovuto subire le attenzioni di un chierico, in seminario, a Sarzana. L’uomo si infilava nei letti dei più giovani, e si guadagnava poi la fiducia dei familiari, scegliendo le sue vittime fra i bambini più fragili, con genitori meno presenti, per difficoltà sociali o economiche. Anni e anni dopo, ancora quell’uomo ha raccontato di soffrire per quelle molestie, e di non aver mai trovato il coraggio di parlare Aveva però voluto consegnare una lettera alla Curia, perché sapesse cosa accadeva. E chissà quanti altri ragazzini, che oggi si sono fatti adulti, hanno subito all’epoca la stessa sorte: ma non hanno mai parlato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2015/04/02/ARGMvQ0D-zanardi_simbolo_pedofilia.shtml

  • La storia di Francesco Zanardi, da Equilibrio si parla pedofilia

    La storia di Francesco Zanardi, da Equilibrio si parla pedofilia

    La Spezia – Francesco Zanardi ha 44 anni e da bambino è stato vittima di abusi. Dopo aver vissuto per tanti anni tormentato da quei brutti ricordi, ha deciso di denunciare il suo molestatore (un prete), ma il colpevole non ha mai pagato. Nel 2009, poi, ha partecipato a un incontro internazionale di vittime di pedofilia e si è reso conto che tutto quello che aveva passato era comune e al ritorno ha deciso di creare la rete L’abuso. All’inizio era solo uno spazio per la condivisione, ma col tempo la rete è cresciuta e oggi i suoi componenti svolgono anche vere e proprie indagini per far modo che il pedofilo venga assicurato alla giustizia.

    Francesco Zanardi parlerà di pedofilia e di come proteggere i bambini da questo crimine alla Spezia giovedì 2 aprile alle 17:30, presso l’Equilibrio (in Via Napoli 17). Conduce l’incontro
    Claudia Bertanza, redattrice del quotidiano LaSpeziaOggi.it. Parteciperà uno psicologo infantile.

    www.retelabuso.org

  • La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    La “tolleranza zero” di Papa Francesco. Una realtà o solo una farsa mediatica?

    Di pochi giorni fa la classifica sulla libertà di stampa in Italia, secondo Il Fatto Quotidiano siamo al 73° posto alla pari di Moldavia e Nicaragua.

    La Rete L’ABUSO si occupa sul territorio nazionale di pedofilia clericale ed è proprio su questo che vorremmo fare una valutazione per capire davvero se quanto viene detto dalla stampa è vero e se si fino a che punto.

    DICONO I GIORNALI

    Secondo i giornali Papa Francesco è stato rivoluzionario nella lotta alla pedofilia, tra i casi più clamorosi quello di Jozef Wesolowski, il nunzio apostolico polacco che papa Francesco ha fatto “arrestare” in Vaticano e ridotto allo stato laicale, o il caso di don Mauro Inzoli “don mercedes”anche lui condannato dal Vaticano e “esiliato” ad una vita di ritiro e di preghiera, poi ci sono i casi come quello del parroco di Napoli don Silverio Mura per il quale papa Francesco ha chiesto un supplemento di indagine, il caso di don Marino Genova, il parroco di Portocannone (CB) momentaneamente sospeso a divinis.

    Stando quindi a ciò che i giornali ci raccontano, sembrerebbe che non solo i provvedimenti del pontefice siano efficaci, ma anche che la commissione antipedofilia creata da lui sia davvero efficiente. Ma noi abbiamo voluto fare gli avvocati del diavolo e così siamo andati a vedere un po’ più a fondo sia la materia del codice canonico, sia lo stato effettivo di questi casi.

    IL CODICE CANONICO

    Per quello che riguarda i provvedimenti canonici in effetti troviamo si una vasta applicazione ma non possiamo non notare anche una infinità di limiti.

    Va detto intanto che la massima pena che un provvedimento canonico può infliggere ad un prete pedofilo è la riduzione allo stato laicale, ovvero non essere più un prete. Notiamo anche una serie infinita di carenze nel codice canonico, rispetto alla legge civile. Per esempio, la mancanza di un risarcimento per la vittima, l’assenza dell’obbligo di denuncia all’autorità civile del pedofilo, nessun arresto o provvedimento che obblighi il pedofilo ad una terapia di recupero, al massimo l’obbligo di seguire una “terapia” basata su  esercizi spirituali, cosa che di fronte ad una grave devianza come la pedofilia, lascia davvero il tempo che trova.

    I FATTI NEL CONCRETO

    Proviamo quindi a vedere nei fatti cosa è accaduto nei casi che abbiamo citato prima.

    Monsignor Jozef Wesolowski, arrestato in Vaticano il 23 settembre 2014 per ordine di papa Francesco, il 28 novembre era già libero di girare indisturbato. Il suo arresto, di fatto è stato una fortuna per Wesolowski perché non solo lo ha sottratto alla giustizia dei paesi dove aveva commesso i crimini e “costretto” ad un lussuosissimo soggiorno nelle stanze Vaticane, ma gli ha anche garantito l’immunità, infatti, alla richiesta di estradizione da parte dei paesi dove Wesolowski aveva commesso i crimini, il Vaticano risponde con un secco no. Nella sostanza quindi, il nunzio Wesolowski per ora ha subito solamente la riduzione allo stato laicale, alla quale però ha chiesto di fare ricorso e tuttavia non credo importi molto se Wesolowski è prete o no, le accuse contro l’alto prelato non erano di dire male la messa, ma di violenza sessuale sui minori, quindi per quello che ci riguarda può tranquillamente continuare a dire messa.

    Don Mauro Inzoli, accusato di vari reati tra cui la violenza sessuale su minori (canone 1720), ridotto allo stato laicale dal Vaticano, condannato ad una vita di ritiro e preghiera. Ma anche per don Inzoli, il ritiro e la preghiera durano poco più di un batter d’occhio infatti, il 20 gennaio 2015 viene sorpreso al convegno sulla famiglia e sarà proprio in quella occasione che smentirà quanto dichiarato dalla chiesa, “sono libero di andare dove voglio”. Ma il caso di don Mauro Inzoli smentirà poco tempo dopo anche le dichiarazioni del Vaticano il quale aveva assicurato piena collaborazione con la giustizia civile. E’ infatti a seguito di due esposti fatti alla procura di Crema, uno dalla Rete L’ABUSO e  l’altro dall’Onorevole Franco Bordo, che il procuratore, Roberto di Martino, il 18 ottobre 2014 chiede attraverso una rogatoria al Vaticano l’acquisizione della documentazione che ha portato alla condanna canonica il potente prelato. Come da consolidata consuetudine però, al di la delle rassicuranti dichiarazioni del Vaticano, il 3 marzo 2015 il Vaticano nega i documenti alla procura di Crema garantendo così l’impunità a don Mauro Inzoli che resta tutt’ora libero.

    Don Silverio Mura, il cui caso è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica dalla Rete L’ABUSO nel luglio 2013 e recentemente anche dalla trasmissione Chi l’ha visto, è l’unico caso in Italia, almeno al momento, nel quale il Vaticano risponde alla vittima, un uomo di Napoli ormai 40enne. L’uomo che chiamiamo con un nome di fantasia Diego, si era prima rivolto alla diocesi, la quale aveva nascosto altrove il prete. Diego aveva successivamente sporto denuncia all’autorità civile, la quale però non era intervenuta in quanto il reato era prescritto. Diego allora, si rivolge alla Rete L’ABUSO la quale, grazie anche all’aiuto sul posto dell’avvocato Sergio Cavaliere, che collabora con la Onlus, nel giro di qualche giorno riescono a rintracciare il sacerdote. Era stato spostato dalla diocesi pochi chilometri distante da dove aveva abusato di Diego, la cosa paradossale è che continuava a lavorare con i bambini nelle scuole, insegnava religione, proprio come quando aveva adescato Diego. Poche settimane dopo però, don Silverio Mura viene nuovamente spostato e sparisce definitivamente. Diego allora scrive a papa Francesco, il quale risponde.  Oggi sappiamo che è in corso un’indagine canonica nei confronti di don Silverio Mura, un processo che se ci sarà è bene ricordare potrà avere come massima pena la riduzione allo stato laicale del sacerdote. Nei fatti don Silverio Mura se sarà ridotto allo stato laicale, resterà comunque libero, la vittima che negli anni ha dovuto sostenere costose sedute terapeutiche per superare i traumi successivi agli abusi subiti, non sarà in alcun modo risarcita dalla chiesa per il danno subito da quel prete che la stessa diocesi, malgrado le segnalazioni, ha sempre reiteratamente nascosto.

    Don Marino Genova, è un caso di cui ci stiamo occupando, anche questo seguito sotto l’aspetto legale dall’avvocato Sergio Cavaliere. La storia si svolge sempre al sud, questa volta a Portocannone, un piccolo paesino della diocesi di Termoli. La vittima, Giada Vitale, abusata dai 13 ai 16 anni, anche lei si è rivolta al papa, è riuscita a consegnare proprio nelle sue mani una lettera. Ma a lei papa Francesco non ha mai risposto. Nel caso di Giada probabilmente ci sarà un risarcimento grazie al fatto che Giada oggi ha 19 anni, quindi non è prescritta e del suo caso quindi se ne occuperà la magistratura. La chiesa per il momento si è limitata a sospendere a divinis il sacerdote, che quindi per il momento è solo sospeso dal servizio, ma resta prete e senza alcuna restrizione, può muoversi tranquillamente. Si attende a breve la pronuncia della magistratura sul caso di don Marino Genova che sta seguendo per Rete L’ABUSO l’avvocato Sergio Cavaliere.

    Alcuni altri casi nei quali al di là della condanna, cioè al fatto che la magistratura abbia accertato i reati, non sono stati presi provvedimenti dalla chiesa ai tempi della così detta “linea dura di Papa Francesco”, ne citiamo solo alcuni, i più noti.

    Don Pietro Tosi, a denunciare il fatto, suo figlio Erik concepito durante lo stupro del prete nei confronti di una ragazzina di 13 anni, la mamma di Erik. Pietro Tosi non ha mai voluto riconoscere quel figlio malgrado l’esame del DNA non lasciasse dubbi sulla paternità. La famiglia di Erik aveva chiesto a Papa Francesco che quel prete (reo confesso) fosse ridotto allo stato laicale. Grazie alla segnalazione della Rete L’ABUSO si interessarono al caso anche Le Iene ma non bastò. Tosi morirà da prete nel 2014 lasciando l’amaro in bocca alla famiglia di Erik Zattoni.

    Don Renato Giaccardi, ex parroco di Mondovì, che ha patteggiato l’accusa per prostituzione minorile, trasferito a Loano (SV), diocesi di Albenga. Il caso emerge nel giugno del 2014 e si scopre che il prete è lì già da circa 3 anni. Malgrado le lamentele dei cittadini la diocesi minimizza e difende il prete. Nessun provvedimento da parte del Vaticano.

    Don Riccardo Seppia, da maggio sarà libero: e tornerà a fare il prete. Tornerà libero per la legge, ma dovrà recitare le lodi e coltivare l’orto, ospite di una «comunità di recupero e sostegno» per sacerdoti a Verbania. È il futuro di don Riccardo Seppia, ex parroco della chiesa dello Spirito Santo a Genova Sestri Ponente, condannato per abusi sessuali e droga con ragazzini. Il caso era deflagrato nel maggio 2011 e però nei giorni scorsi, nel silenzio generale, si è materializzato il passaggio giudiziario che in pochi prevedevano. La Cassazione, che a fine 2014 aveva in parte annullato la condanna a otto anni e mezzo inflitta sia in primo che secondo grado, ha depositato le motivazioni della sua decisione. Spiegando che la pena va ricalcolata tenuto conto di alcune variabili decisive.

    Monsignor Dante Lafranconi, salvato nel 2012 dalla prescrizione. Il giudice Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona lo definì «Assolutamente omissivo», si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istituzione a scapito della tutela delle vittime. Malgrado il clamore della vicenda rimasta per mesi agli onori della cronaca, il Vaticano non ha mai preso alcun provvedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi, malgrado le decine di vittime abbiano più volte scritto, anche a papa Francesco, chiedendo giustizia. Il sacerdote in questione è don Nello Giraudo nei confronti del quale la chiesa non prenderà mai provvedimenti, sarà il sacerdote a seguito dello scandalo a chiedere nel 2009 la dispensa allo stato clericale. Patteggerà nel 2012 l’accusa di violenza su una sola di quelle vittime, per le altre, a causa delle negligenze del vescovo Dante Lafranconi, era intervenuta la prescrizione.

    La lista dei casi è ancora lunga, poco rassicurante l’atteggiamento della chiesa che nella maggioranza dei casi si è limitata a sospendere il sacerdote per poi trasferirlo poco dopo in una nuova parrocchia, lontano da dove erano stati commessi i crimini. La Rete L’ABUSO ha stilato un elenco di preti condannati in Italia in via definitiva dal 2000 a oggi. Quasi 150 solo in Italia in soli 15 anni, sembrano tanti ma in realtà sono solo una minima parte perché restano esclusi da quella lista tutti coloro nei confronti dei quali, causa l’intervento della prescrizione, l’autorità giudiziaria non ha mai indagato, tutti quelli ancora sottoposti ad indagine o in fase di giudizio e quelli trasferiti altrove e di cui si sono fatte perdere le tracce.

    In nessuno dei casi emersi, non solo nel nostro paese, la chiesa non ha denunciato spontaneamente un solo caso all’autorità giudiziaria. Nessuna vittima, anche ai tempi di Papa Francesco è mai stata risarcita volontariamente dalla chiesa, tranne in quei casi dove il risarcimento è stato imposto dal tribunale.

    Alla luce di quella che è la realtà è difficile dire che oggi, i provvedimenti di papa Francesco siano efficaci, si può dire solo che la chiesa ha cambiato le modalità per tutelare la propria istituzione ma non le vittime le quali vengono ancora viste dalla stessa chiesa come un problema da risolvere e non come persone da aiutare a seguito del danno subito. Difficilmente vedremo un successo nei provvedimenti di papa Francesco perché malgrado le buone intenzioni, in Italia i primi a non denunciare, neppure alla chiesa sono i vescovi, i quali continuano ad omettere le denunce.

    L’unica via per risolvere seriamente il problema sarebbe che il papa obbligasse i vescovi a denunciare questi reati direttamente all’autorità giudiziaria, ma forse questa è una via troppo semplice ed efficace, forse la chiesa non è molto motivata nel voler risolvere il problema. La stessa linea dura annunciata da papa Francesco e tanto esaltata dalla stampa, basta rifletterci è totalmente insufficiente, per non dire una farsa. Il solo fatto che la massima condanna prevista dal codice canonico sia la sola riduzione dallo stato clericale del pedofilo e non la reclusione come prevede la legge civile, è indicativo della debolezza dei provvedimenti presi dalla chiesa. A tutto ciò si aggiunge il fatto che non è minimamente previsto un risarcimento per la vittima, la quale nella maggior parte dei casi non potrà mai accedere ad una terapia, spesso molto costosa, che gli permetta di superare questo trauma indelebile.

    Io ci andrei davvero molto cauto prima di esaltare i grandi cambiamenti della chiesa in materia di pedofilia, a quanto pare dovuti solo al fatto che una certa stampa sta adottando una linea poco etica e parecchio disinformante.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • ‘Diego’, la storia di un bambino abusato

    ‘Diego’, la storia di un bambino abusato

    Una storia angosciante, l’ex bambino si è rivolto a Papa Francesco che lo ha voluto ascoltare.

    Questa è la storia di un bambino abusato, che ora è un adulto. Negli anni ha cercato di dimenticare la sua bruttissimaesperienza ed andare avanti, ma purtroppo non ce l’ha fatta; pertanto ha cercato di denunciare ciò che gli è successo in passato, ma nessuno gli ha dato retta. L’unica persona che ha accettato di ascoltarlo e di stargli vicino, è stato proprio Papa Francesco, il quale ha detto: “Verificate ed indagate, davvero un sacerdote è responsabile di tutto questo?”. Anche Roberto Mirabile, presidente di Caramella Buona, che combatte da anni la pedofilia, si è occupato di questo triste caso. Bisogna però dire prima di tutto, che i protagonisti di questa storia sono in verità due: un minore, un bambino, che è la vittima, l’altro è un professore di religione, un adulto, che è anche il carnefice.

    Una storia terribile da far venire la pelle d’oca

    “Sto soffrendo da anni di attacchi di panico, volevo andare a parlare col vescovo di ciò che mi è successo. Sono disperato, sono in mano ai medici, non ce la faccio neanche a parlare”, queste sono state la parole di Diego (nome di fantasia della vittima) davanti al suo ex professore di religione e carnefice. L’uomo ha ascoltato le accuse senza neanche provare a difendersi; il tutto è stato ripreso da una telecamera da Diego in accordo con il noto programma RAI Chi l’ha visto?. Facciamo però un passo indietro, tornando a quando tutto è iniziato, Diego all’epoca era ancora un bambino come tutti gli altri; a 13 anni abitava con la sua famiglia a Ponticelli, un quartiere di Napoli. La passione per il calcio, per Maradona, dei genitori amorevoli che lavoravano e dei fratelli con cui giocare e passare il tempo; una vita normale insomma. Diego all’epoca frequeantava la scuola media Giosuè Borsi, oggi chiusa e smantellata per la presenza d’amianto.

    Diego con il suo zaino ogni mattina andava a scuola, qui studiava, si divertiva con i suoi compagni, ma c’era anche il suo professore di religione, un prete, don Silvano (altro nome di fantasia). Don Silvano all’apparenza era un uomo gentile, che faceva lezione a Diego una volta la settimana; un giorno di Giugno, all’inizio delle vacanze estive, don Silvano aveva invitato Diego a casa sua. “Vienimi a trovare oggi pomeriggio” dice l’uomo a Diego; “Per me era un onore andare a casa di un parroco-racconta Diego-perchè era un pò come andare a casa di Dio. Lui era seduto sul letto, mentre io sulla poltrona, dopo un paio di minuti iniziò ad accarezzarmi dietro le spalle e le gambe. All’improvviso strattonandomi mi baciò con la lingua. Lì per lì rimasi scioccato e bloccato”. Il suo insegnante, l’uomo che per Diego rappresentava Dio, lo aveva invitato a casa sua abusando di lui; Diego, a soli 13 anni, aveva subito la prima violenza. Ha poi aggiunto Diego: “Mi metteva in posizioni supine mentre faceva le sue schifezze, anche quando finiva, rimanevo a terra bloccato dalla paura”.

    http://it.blastingnews.com/napoli/2015/03/diego-la-storia-di-un-bambino-abusato-00305963.html

  • A Chi l’ha visto, Diego affronta don Silverio Mura, il prete che ha abusato di lui. Video integrale.

    A Chi l’ha visto, Diego affronta don Silverio Mura, il prete che ha abusato di lui. Video integrale.

    Nella puntata di Chi l’ha visto andata in onda l’11 marzo scorso, la storia di Diego, un ragazzo di Napoli che quando aveva 13 anni è stato ripetutamente abusato dal suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Passano gli anni e Diego comincia a stare male e allora si decide ad affrontare il suo carnefice. (nel video l’incontro integrale tra Diego e don Silverio)

    Poco dopo quell’incontro però don Silverio sparisce dalla circolazione, pare che sia introvabile. Allora Diego, nel timore che faccia ad altri bambini quello che aveva fatto a lui, decide di farsi coraggio e lo denuncia all’autorità giudiziaria. Ma come purtroppo accade a tante vittime, raccoglie l’ennesima delusione perché si accorge che i reati da lui subiti sono prescritti e a causa di questo non solo Diego non potrà ricevere un risarcimento, ma la stessa autorità giudiziaria non interverrà per fermare il prete.

    Diego disperato comincia a non darsi pace, vuole a tutti i costi fermare quel prete. Si rivolge allora alla Rete L’ABUSO che in pochi giorni riesce a stanare don Silverio Mura. Ma qui arriva un’altra delusione per Diego perché scopre non solo che il prete era nascosto poco lontano da casa sua ma che addirittura continua ad insegnare religione a scuola, proprio come quando aveva abusato di lui.

    Diego è cattolico e con quella scoperta si sente crollare il mondo addosso perché non solo aveva denunciato don Silverio all’autorità giudiziaria, ma lo aveva fatto anche al cardinale Crescenzio Sepe, il quale però non aveva fatto nulla per evitare che quel pedofilo continuasse a stare a contatto con i bambini. Pochi giorni dopo che la Rete L’ABUSO ha stanato il prete, la diocesi lo fa sparire un’altra volta.

    Qui il drammatico incontro integrale di Diego con don Silverio Mura.

  • Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Bergoglio scrive a Diego, un uomo che accusa l’insegnante di religione di aver abusato di lui quando era a scuola e aveva appena 11 anni. La sua denuncia, come rivelato da Repubblica, era stata insabbiata, ma il pontefice promette l’apertura di un procedimento

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

    ROMA – Nella faticosa via crucis della loro esistenza le vittime dei preti pedofili non sono più sole: Papa Francesco, come un padre compassionevole, ne ascolta il lamento e promette loro giustizia. Al grido di dolore di Diego, un uomo di trentanove anni che accusa il suo insegnante di religione, don Silverio Mura, di aver abusato di lui quando ne aveva undici, Bergoglio ha risposto imponendo alla diocesi di Napoli di indagare sul caso. Mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale il 21 marzo prossimo, sui vertici ecclesiastici napoletani pesa, come una macina da mulino,  l’accusa di aver coperto un prete pedofilo per difendere la diocesi dallo scandalo.

    All’inizio del marzo 2014, Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia e accusare il vescovo ausiliare Lucio Lemmo e il cardinale Crescenzio Sepe di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. “Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana” racconta la vittima. La missiva, datata 26 marzo 2014, firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: “Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica”. La lettera informa inoltre che quanto comunicato “è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Il 14 novembre scorso, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia vescovile di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre successivo “per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico del Silverio Mura (…)”. A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e don Orlando Barba, vice cancelliere della curia di Napoli. “Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare alcuni accertamenti” spiega la vittima.

    I fatti, già denunciati dal ragazzo a RE Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. È questa la prima stazione della sua personale via crucis. Quel pomeriggio, racconta Diego, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze durano per oltre 5 anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri.

    “Il ragazzo arrivò da me lamentando continui e diffusi dolori fisici; non era in grado di mentalizzare la propria sofferenza e quindi la somatizzava. A tratti traspariva in lui una rabbia drammaticamente intensa” spiega lo psichiatra Alfonso Rossi: “Le istituzioni dovevano farsi carico del suo bisogno di giustizia, perché senza, un’allenaza terapeutica sarebbe stata molto difficile”

    Dopo una denuncia nel 2010 presentata alla Stazione dei Carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli, dove Diego scopre che il reato è caduto in prescrizione, contatta la diocesi: “Il Cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare Lucio Lemmo, che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita”.

    Dal 2010 al 2013 don Silverio Mura ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie a una ricerca effettuata da Rete L’abuso, un’associazione di vittime di pedofilia, emerge che il sacerdote ha insegnato religione anche nell’anno scolastico 2012-2013 in un istituto professionale in provincia di Napoli. “Nell’estate del 2013, dopo un’intervista che rilasciai a Repubblica, di Silverio Mura si persero le tracce. So che oggi si trova in un convento, presso una comunità per preti pedofili, come mi ha riferito Padre Luigi all’udienza”, racconta Diego.

    “Un gesto di grande importanza del Vaticano”

    “Le vittime sono spesso abbandonate dalle istituzioni. Per questo il gesto del Papa ci ha molto colpito” spiega Francesco Zanardi portavoce di Rete L’abuso “Che io sappia è la prima volta che Bergoglio risponde a una vittima italiana. E’ un segno di grande umanità e senso di giustizia. Vorrei poter dire che stiamo combattendo, ognuno con il proprio ruolo, una battaglia comune contro la pedofilia e contro il potere di alcuni vescovi che nascondono questi crimini abominevoli”.

    In effetti, se le accuse venissero confermate, la vicenda di don S. sarebbe l’ultima di molte altre già note: la vittima denuncia l’abuso alla diocesi, il vescovo, anziché promuovere un’indagine formale, dispone lo spostamento del sacerdote in un’altra parrocchia, con pesanti rischi per la comunità. Nel caso di don S. ci sarebbe anche l’aggravante che il vescovo, nonostante la segnalazione di Diego, ne ha confermato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/02/05/news/lettera_papa_abusato_parroco-106618724/?ref=HREC1-16

  • Violenza su minore: arrestato e sospeso “a divinis” prete licatese. “Non ditelo a mamma”

    Violenza su minore: arrestato e sospeso “a divinis” prete licatese. “Non ditelo a mamma”

    Un sacerdote di cinquant’anni originario di Licata, Agrigento è stato esonerato dalle funzioni e dalle attività sacerdotali e sospeso a divinis dopo l’arresto avvenuto a Napoli per violenza sui minori.

    A emettere il decreto di sospensione ed esonero nei confronti di don Camillo Sessa è stato l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari che ha reso noto il provvedimento con un comunicato stampa della curia. Il religioso è stato fermato e arrestato dal nucleo tutela minori della polizia municipale mentre era intento a palpeggiare un ragazzo all’interno di un Internet point. Gli agenti hanno quindi aperto una delle cabine, trovando all’interno il ragazzino con i pantaloni abbassati in compagnia dell’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. “Non fatelo sapere a mia mamma”avrebbe chiesto Camillo Sessa agli agenti che lo stavano arrestando. “

    Monsignor Nunnari ha dichiarato di avere appreso “dell’arresto per l’ignobile delitto di pedofilia”, di essersi raccolto in preghiera e, come prevede il regolamento, di avere informato le autorità ecclesiastiche competenti e la Congregazione della Fede.

    L’arcivescovo cosentino ha espresso vicinanza, affetto e solidarietà alla famiglia della vittima il sacerdote in oggetto, originario di Licata accolto ed ordinato dal mio predecessore, dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio Nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno. Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in diocesi, non rispondente ai suoi desiderata, è tornato in famiglia senza dare notizie di sè da qualche mese, si legge nella nota con la quale l’arcivescovado “esprime fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione”. Il sacerdote, originario di Licata, dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi (per un breve periodo è stato pure nella parrocchia di Donnici), ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno.

    Nel 2012 si trovava sulla Costa Allegra, la nave da crociera alla deriva al largo delle Seychelles, nell’Oceano Indiano, dopo un incendio in sala macchine. Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in diocesi, non rispondente al suo desiderio, informa una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi cosentina, è tornato in famiglia senza dare notizie di sè da qualche mese.«L’Arcivescovo dinanzi a questo ulteriore dolore arrecato alla nostra Chiesa», continua la nota, «implora una preghiera unanime per la conversione dei cuori. Monsignor Nunnari esprime infine «fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione»

    http://www.grandangoloagrigento.it/violenza-su-minore-arrestato-e-sospeso-a-divinis-prete-licatese-non-ditelo-a-mia-madre/

  • Violenza sessuale su minore, arrestato Don Camillo Sessa

    Violenza sessuale su minore, arrestato Don Camillo Sessa

    L’accusa è pesantissima, ma certificata dalla flagranza del reato: don Camillo Sessa, sacerdote della Diocesi di Cosenza ma originario di Licata nell’agrigentino, è stato arrestato nei giorni scorsi a Napoli perché sorpreso mentre aveva un rapporto sessuale con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi, davanti alla stazione centrale del capoluogo.

    Già prima che entrasse alcuni vigili urbani avevano notato un uomo che si metteva d’accordo con il ragazzino e hanno iniziato a pedinarli. E quando il minorenne è entrato nell’internet poit, seguito a stretto giro dall’uomo, è partita la perquisizione: gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati mentre l’uomo lo toccava e guardava un filmato porno al pc. Così è arrivato immediato l’arresto, eseguito dagli agenti del Nucleo tutela minori della Polizia municipale. Il prete, cinquantenne, pare essere riuscito solo a dire che non voleva fosse informata sua madre.

    L’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari, si è raccolto in preghiera e subito dopo, come informa una nota “ha emesso il Decreto di sospensione a divinis ed esonero dalle funzioni e da ogni attività sacerdotale informando parimenti le competenti Autorità ecclesiastiche e la Congregazione della Fede”. Ora la Diocesi fa sapere che il sacerdote in questione “dopo alcuni anni di servizio pastorale nel territorio dell’Arcidiocesi ha ricoperto il ruolo di cappellano del mare coordinato dall’Ufficio Nazionale di Pastorale marittima che si è concluso da circa un anno. Dopo aver rifiutato un nuovo impegno pastorale in Diocesi, non rispondente ai suoi desiderata, è tornato in famiglia senza dare notizie di sé da qualche mese”.

    Quindi di lui si erano già perse le tracce e ora la curia cosentina “implora una preghiera unanime per la conversione dei cuori ed esprime fiducia nell’azione della magistratura attendendo ogni sua decisione con spirito di reale collaborazione”.

    Violenza sessuale su minore, arrestato Don Camillo Sessa

  • Diacono abusa minore. Succede a Napoli in un internet point

    Diacono abusa minore. Succede a Napoli in un internet point

    Diacono abusa minore a Napoli in un internet point di Piazza Garibaldi. Il religioso sorpreso ed arrestato mentre aveva un rapporto sessuale con un minore.

    Diacono abusa minore in un internet point di Piazza Garibaldi a Napoli.  Dopo gli episodi verificatisi nel Parco Verde di Caivano (Leggi: Continuano gli orrori del Parco Verde di Caivano), ecco un nuovo e sconcertante episodio che vede un religioso autore del più efferato dei crimini contro i bambini.

    Diacono abusa minore, il pedinamento e l’arresto dei Vigili

    Il diacono, cappellano di bordo sulle navi da crociera, è stato sorpreso in flagranza di reato mentre aveva unrapporto sessuale con il minorenne. Immediatamente è scattato l’arresto eseguito dagli agenti del Nucleo tutela minori della Polizia municipale, sotto il comando del capitano Sabina Pagnano. I vigili avevano precedentemente notato l’uomo che contrattava il prezzo della prestazione con il ragazzino e hanno iniziato a pedinare i due.

    Dopo aver stabilito le modalità dell’incontro, il minorenne è entrato per primo nell’internet point, seguito, poco dopo qualche minuto, dal diacono. Subito è scattato il blitz dei vigili. Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il diacono è scoppiato in lacrime e ha implorato agli agenti di non denunciarlo. “Non fatelo sapere a mia mamma” avrebbe detto poi il cinquantenne quando oramai era in manette. L’uomo subito ha dichiarato di essere un cappellano sulle navi da crociera, quasi facendosi scudo dell’attività svolta.

    Già nei mesi scorsi erano stati effettuati degli arresti, sequestri e perquisizioni in relazione a torture ed abusicompiuti sul territorio. Tali episodi sono in crescita e tali atti molte volte non vengono denunciati per paura o per la vergogna.

    http://www.roadtvitalia.it/cronaca/diacono-abusa-minore-succede-napoli-in-internet-point/

  • Napoli. Arrestato diacono 50enne, stava abusando di un ragazzino. Era cappellano sulle navi da crociera

    Napoli. Arrestato diacono 50enne, stava abusando di un ragazzino. Era cappellano sulle navi da crociera

    Con le manette ai polsi l’uomo ha implorato: «Non fatelo sapere a mia mamma»

    Un diacono di 50, cappellano di bordo sulle navi da crociera, è stato arrestato a Napoli sorpreso in flagrante mentre aveva un rapporto sessuale con un minorenne all’interno di un internet point di piazza Garibaldi.

    L’arresto è stato eseguito dagli agenti el nucleo tutela minori della polizia municipale, retto dal capitano Sabina Pagnano. I vigili hanno notato l’uomo che contrattava con il ragazzino e hanno iniziato a seguire i movimenti dei due. Quando il minorenne è entrato nell’internet poit, seguito dopo qualche minuto dal diacono, è scattato il blitz.

    Gli agenti hanno aperto una delle cabine dell’internet point e hanno scoperto il ragazzino con i pantaloni già abbassati e l’uomo che lo toccava mentre guardava un filmato pornografico al computer. Quando è stato arrestato il diacono cinquantenne ha implorato: “non fatelo sapere a mia mamma”. L’uomo ha detto di essere stato cappellano di bordo sulle navi da crociera.

    http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/pedofilo-diacono-arrestato-napoli-cappellano-vani-crociera/notizie/1110488.shtml