Roma, Italia – ECA Global, un’organizzazione internazionale dedicata a porre fine agli abusi del clero, terrà una conferenza stampa il 23 maggio 2024, alle ore 10:00, in Piazza Adriana, accanto a Castel Sant’Angelo, a Roma. La conferenza ha luogo pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l’evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo a Roma per due giorni di programmi e festeggiamenti. Queste attività, condotte e supervisionate dal clero cattolico, si svolgeranno non solo nella Basilica di San Pietro ma anche in tutte le diocesi d’Italia.
Annunciando l’evento, Papa Francesco ha detto: “Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro“. Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo le organizzazioni antiabuso italiane, si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero.
L’ECA e altri sostenitori stanno richiamando l’attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all’interno della Chiesa. Hanno intenzione di mettere in evidenza quelli che descrivono come i cinque peggiori vescovi d’Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie.
I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono: Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina
Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del DDF
Il cardinale Mario Delpini di Milano
“Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora”, ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c’è un undicesimo comandamento che dice: “Non fare brutta figura””, ha detto Zollner al Times di Londra.
La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave.
Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali.
Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano fa sì che quasi tutte le indagini sugli abusi in Italia siano condotte in segreto all’interno della giurisdizione della Santa Sede, piuttosto che nel luogo in cui si sono verificati gli atti criminali. Di conseguenza, anche i sacerdoti riconosciuti colpevoli di crimini sessuali contro i bambini dai tribunali ecclesiastici sono spesso riassegnati a nuove posizioni dove possono potenzialmente recidivare.
Francesco Zanardi – Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte
Alessandro Frateschi, l’ex professore di religione accusatore di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità.
L’udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, il giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzato dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l’ultima udienza. Durante l’udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario.
Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l’approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia del Garante dell’Infanzia, Monica Sansoni.
Alessio Di Florio – Chat “segrete” in Vaticano su Emanuela Orlandi, “dobbiamo far sparire tutto”
“Dopo che ho scoperto che Pell ha finanziato la diocesi di Bergoglio tu sei sicuro che non finiremo nella merda?”
“Perché questo sara in Vaticano e noi lo doviamo controllare. Il papa e con noi, il cardinale mi a detto che a septembde ci vediamo”.
A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al papa. Poi ce la vedremo con il Vam e altre cose. Ora che torniamo si lavora all’archivio. E basta basta giornali e follie varie”.
“Ascoltami bene, oramai abbiamo perso la battaglia giornalisti o meno non sono la soluzione. Adesso facciamo passare l’estate, io vado a Singapore e capirò di più, quando torno pensiamo a cosa fare e anche il papa sarà più lucido. Buttare tutto per aria e distruggere il Vaticano non ha alcun senso. Vediamo se il papa chiuderà il Vam o che farà, intanto io penso a cosa fare. Io ti voglio bene e veramente credo in te e in questa riforma ma così non andiamo lontano. Il papa sbaglia a gestire questo senza la gendarmeria. Io per quanti amici posso avere questi hanno mondi enormi dietro. Questi del georadar della tomba come li paghiamo? Il papà vuole sapere ma poi? Chi paga? E soprattutto di nascosto chi paga?
“Piuttosto quella roba della Orlandi deve sparire e tu devi farti gli affari tuoi. Ho visto Giani, io non credo che sia come dici tu su di lui. Quello che hanno fatto è un reato e lui lo deve sapere”.
“Non dici niente a Ciani. Orlandi sono cose vanno da serio. El cardinale a detto che doviamo mettere tutta la forzain questo, el papa e con noi”
“Io so solo che se mi succede qualcosa sei morto. Ti avviso (e tre faccine che ridono). Brucia questa conversazione appena leggi. Fai le copie almeno di quella cosadella Orlandi e le mando in procura in forma anonima. Questa roba finisce male”.
“El papa tiene molto in questo e lo faremo bene. A dopo”
Questi sono stralci di messaggi su Whatsapp, rivelati in un’inchiesta del direttore del quotidiano Domani Fittipaldi, tra Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, messaggi consegnati alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi da Pietro Orlandi. All’ANSA, Pietro Orlandi ha confermato che “in parte” il contenuto dei messaggi da lui consegnati corrisponde alla pubblicazione di Domani. “Le pagine consegnate – spiega sono otto anche se ovviamente non tutte le pagine parlano di Emanuela”.
Queste chat, scrive Emiliano Fittipaldi su Domani, erano state consegnate l’anno scorso al promotore di giustizia vaticano Diddi. “Le chat sarebbero conservate in due cellulari riservati che Chaouqui e Balda chiamavano telefoni bianchi, non si sa che fine abbiano fatto. I messaggi sembrano segnalare come qualcuno si fosse mosso con dei tombaroli con un georadar per identificare la tomba di Orlandi, e che i due proprietari dei telefoni sapessero dell’operazione. Fonti suggeriscono che ora già durante il processo Vatileaks 2 la gendarmeria ipotizzasse che documenti dell’archivio della prefettura degli affari economici fossero stati nascosti in un luogo segreto. Chaouqui nei WhatsApp parla in effetti di una cassa e Pietro Orlandi crede che oggi possa essere stata nascosta sotto i cunicoli della Basilica di Santa Maria Maggiore”. Di fronte a Diddi la Chaouqui avrebbe disconosciuto la paternità di questi messaggi aggiunge Fittipaldi.
“Il contenuto e le circostanze dei messaggi consegnati da Pietro alla Commissione non saranno oggetto di alcun commento da parte mia perché fanno parte di questioni circa cui sono tenuta al segreto di Stato – ha commentato Chaouqui su X, l’ex Twitter – Mi dispiace solo che il sottofondo non detto sia che qualcuno in Vaticano sappia dove sia Emanuela e non lo dice e non è così. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei perché per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. Se c’è una verità io non la conosco”.
Fonte: Domani, Ansa, X (ex Twitter)
Ludovica Eugenio – Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri
Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri in Germania, Edmund Dillinger, deceduto nel 2022, è più vasto di quanto finora noto. Secondo i risultati del rapporto presentato il 7 maggio dagli investigatori speciali incaricati dalla Commissione indipendente per l’inchiesta sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri, Dillinger ha abusato sessualmente di almeno 19 persone tra il 1961 e il 2018. Undici le vittime di cui si conosce l’identità, ma “moltissime” sarebbero le persone cadute vittime del comportamento deviante di Dillinger, fotografate in pose sessualizzate, o oggetto di avances.
Lo studio di 96 pagine conclude “che Dillinger, prete pluripremiato per l’impegno sociale, fondatore di una organizzazione umanitaria in Africa, ha vissuto l’opposto di ciò che ha predicato per decenni”: “Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che all’esterno disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo talvolta criminalmente rilevante e appariva ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista”, hanno detto gli investigatori speciali.
Il rapporto punta il dito anche contro i responsabili della diocesi di Treviri, che hanno insabbiato i casi di abusi divenuti noti, in particolare negli anni ‘60 e ‘70: «È difficile comprendere – così gli inquirenti – che una personalità come Dillinger possa restare al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso». Esaminata la gestione di 5 vescovi, tra cui anche quella del card. Reinhard Marx, vescovo della diocesi dal 2002 al 2008. Nelle parrocchie in cui Dillinger ha lavorato o vissuto come parroco, così come nelle associazioni e nei gruppi in cui era attivo, secondo il rapporto, “gli abusi sono stati taciuti” e le informazioni o i “segreti di Pulcinella” non sono stati affrontati. Solo nel 2012 la diocesi di Dillinger ha vietato di celebrare messe e di avere contatti con i giovani. “L’inazione e la chiusura di un occhio da parte dei responsabili della chiesa, che può essere vista solo come una deliberata copertura, afferma il rapporto, sono servite principalmente a proteggere il buon nome della chiesa e della diocesi”: ” Tutti i riferimenti alle azioni di Dillinger furono in gran parte ignorati.” Gli autori dello studio lamentano che “le autorità investigative del Saarland” hanno trattato le prove essenziali in modo irresponsabile “e le hanno quasi completamente distrutte prima che potessero essere esaminate”.
I due investigatori, l’ex procuratore di Coblenza Jürgen Brauer e l’ex viceprocuratore di Treviri Ingo Hromada, che hanno completato le loro ricerche in Germania intervistando più di 50 testimoni e persone colpite e hanno valutato i fascicoli della diocesi di Treviri e dei pubblici ministeri coinvolti , continueranno il loro lavoro per un altro anno; lamentando “che il Ministero degli Esteri ha completamente ignorato le richieste di informazioni o di sostegno”, continuano la loro indagine nei Paesi africani dove Dillinger era solito viaggiare. Domande importanti sono rimaste senza risposta.
Alessandro Frateschi, l’ex professore di religione accusato di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità.
L’indagine condotta dal sostituto procuratore Giorgia Orlando ha evidenziato che Frateschi ha accolto diverse persone nella casa designata per gli arresti domiciliari, che era diversa dalla sua residenza principale. Alcuni di questi incontri sono stati documentati da una telecamera, il cui materiale è stato acquisito nell’ambito dell’indagine. I visitatori sono stati identificati e le circostanze dei loro incontri saranno approfondite dagli investigatori, anche in relazione al processo imminente.
L’udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, la giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l’ultima udienza. Durante l’udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario.
Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l’approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia della Garante dell’Infanzia, Monica Sansoni.
-Francesco Zanardi – A Savona, la prima panchina in Italia contro gli abusi su minori e persone vulnerabili
Indubbiamente un grande pregio per la Città di Savona che ha visto nascere 13 anni fa nel piccolo capoluogo ligure quella che oggi è la più grande ed attiva organizzazione italiana a livello internazionale in tutela delle vittime di violenza sessuale da parte delle Confessioni religiose.
Associazione che nei decenni ha contribuito a dare vita ad altre importanti realtà, promotrici dell’iniziativa come ECA Global Justice Project.
Il Coordinamento Italy Church Too fondato nel 2022, promotore dell’iniziativa che raccoglie varie realtà sul territorio italiano.
Un tema importante quello veicolato dalla Panchina viola, come quello della violenza sulle donne, contro il bullismo e via dicendo. Temi che purtroppo la stessa cronaca documenta siano nei fatti poco sentiti, tanto da produrre ancora oggi troppe vittime anziché tanta prevenzione.
Spesso dimentichiamo che gli occhi e gli orecchi della Giustizia sono anche quelli della coscienza civile dei cittadini.
Un dato purtroppo indiscutibile e significativo, come il fatto che quella di Savona sia la prima iniziativa in Italia sul tema.
Questo probabilmente perché i bambini non si lamentano fino a quando non diventano adulti e comprendono, quanto le persone vulnerabili e, quindi forse nessuno aveva mai pensato a dare voce anche quei bambini e quelle persone vulnerabili.
Siamo quindi lieti di annunciare l’inaugurazione della prima panchina italiana sabato 24 alle ore 16 in piazza Giulio II dove insieme al Presidente della Rete Francesco Zanardi, il Consigliere Comunale Aureliano Pastorelli e le varie Istituzioni che risponderanno all’invito, daremo vita al primo impianto di questa bella iniziativa che parte dalla Liguria e che vede già le adesioni dei Comuni di Spotorno e Quiliano.
-Federica Tourn – Una vittima di Rupnik parla in conferenza stampa degli abusi subiti da don Marko Rupnik
«Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.
Le parole di Gloria Branciani sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.
«Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Gloria Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».
«Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».
Fonte: Domani
-Pierelisa Rizzo – Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio
Il prete di Desenzano in provincia di Brescia accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse.
A segnalare il sacerdote è stato un trentunenne che vive a Desenzano ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali. La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi dopo essersi lanciata da una finestra è scappata per le strade di Desenzano stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa
L’uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo avrebbe anche detto Esci da questo corpo A casa del sacerdote è stata trovata cocaina i residenti hanno deciso di allontanare il sessantacinquenne perché infastiditi dalle continue feste e serate.
Durante la perquisizione degli del commissariato di Desenzano è stata trovata cocaina per questo motivo nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio mentre per questa accusa ha parlato di debolezze per quella di violenza sessuale minaccia nega qualsiasi coinvolgimento.
Nel frattempo in questi mesi la diocesi di Verona ha nominato il suo sostituto come Cappellano della fondazione San Angela Merici Onlus.
Fonte Fanpage
– Federico Tulli – Nessun prete è “padre” di nessuno
La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino. Avendo parlato negli anni con centinaia di vittime e raccolto le loro testimonianze mi sento di dire che questa definizione della pedofilia elaborata dallo psichiatra e psicoterapeuta Massimo Fagioli sia quella più precisa in assoluto.
L’effetto immediato della violenza sullo sviluppo psico fisico della vittima è devastante. È come se fosse un omicidio psichico che aggredisce e distrugge la vitalità e impedisce di realizzare la propria identità sessuale. Cioè una dimensione interiore specifica dell’essere umano.
È bene evidenziare che la vittima non è mai scelta a caso dal pedofilo. È un bambino solo, isolato, “ignorato” dai genitori oppure senza genitori. Prima della violenza fisica c’è quella psichica che consiste nel sostituirsi alle figure adulte di riferimento della vittima, nel carpire la sua fiducia.
Il pedofilo è una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato una volta l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione.
Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”.
Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni.
«Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia».
Condannato in due gradi di giudizio per presunti abusi su un 12enne, il prete casertano Livio Graziano è stato colpito dal sequestro conservativo di 220.000 euro. Il provvedimento della Corte d’appello di Napoli, depositato il 16 ottobre, è stato disposto a tutela della parte civile. Cioè, il minore e i genitori, assistiti dagli avvocati Giovanni e Benedetta Falci del foro di Salerno.
A richiederlo la Procura generale di Napoli, insospettita da alcuni movimenti. L’ordinanza della quarta sezione penale collegio B (presidente Luisa Toscano) è stata emessa al termine della camera di consiglio. Nelle motivazioni, i giudici sottolineano che “emerge dagli atti” il recesso dal contratto di conto corrente bancario del sacerdote. L’istituto di credito avrebbe invitato Graziano a recarsi nella filiale di Aversa, “per definire le modalità e le tempistiche del trasferimento del saldo”. La somma sequestrata corrisponde all’ammontare del deposito.
“Ad avviso della Corte – si legge nell’ordinanza -, la chiusura del c.c. e la mancanza di qualsiasi informazione in ordine alla destinazione del danaro ivi custodito , induce a ritenere fondato il pericolo di dispersione delle garanzie per il pagamento delle spese di giustizia inerenti al procedimento penale“. Lo scorso giugno, la Corte d’appello ha confermato la condanna a 8 anni di reclusione per don Livio Graziano, sacerdote della diocesi di Aversa, originario di Lusciano. Il religioso, accusato di atti sessuali con minorenne, ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza.
Gli abusi sul ragazzino della provincia di Salerno si sarebbero consumati nell’estate 2021. Il 12enne era ospite presso la comunità “Effatà, apriti” di Principato Prata Ultra, in Irpinia. Il centro era diretto da don Livio Graziano. Il prete, attualmente ai domiciliari, ha sempre respinto gli addebiti. Due collegi giudicanti non gli hanno finora creduto.
Casapesenna (Lucio Seneca). Il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Napoli ha richiesto una pena più severa per Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna nella circoscrizione della Diocesi di Aversa, condannato tre anni fa dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere per violenze e abusi durante riti esorcistici non autorizzati.
Il Procuratore Generale ha chiesto infatti una condanna di 14 anni e mezzo di reclusione, due anni e mezzo a fronte della sentenza di primo grado, tenendo conto anche del reato di violenza sessuale che invece era stato escluso dai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
La condanna inflitta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere era stata di 12 anni di carcere per l’ex prete Michele Barone. Tuttavia, i giudici non ritennero provato il reato di violenza sessuale contestato a Barone nei confronti delle due vittime maggiorenni. Lo riconobbero colpevole di violenza privata, maltrattamenti e lesioni gravissime. La Procura aveva inizialmente chiesto una pena di 22 anni di reclusione per l’ex sacerdote del Tempio di Casapesenna.
Anche per i genitori di una tredicenne di Maddaloni il Procuratore Generale ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, ovvero 4 anni, in quanto ritenuti accusati di non aver impedito le violenze subite dalla figlia, poiché credevano che fosse “posseduta dal demonio“. Nel processo fu assolto un funzionario di polizia che nel frattempo è deceduto.
Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di oggi saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.
Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0
Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.
Ma le cose stanno davvero così ?
Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogniuno possa maturare la propria idea sui fatti.
Lascio ora la parola ai colleghi e alla prima edizione.
Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video, anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music
2- Ludovica Eugenio; Troppe cause legali per abusi: arcidiocesi di san Francisco in bancarotta
L’arcidiocesi di San Francisco in California ha dichiarato bancarotta a causa di circa 500 cause legali intentatele per abusi sessuali del clero su minori. Lo ha annunciato il 20 agosto l’arcivescovo, Salvatore Cordileone, affermando di aver presentato un’istanza di amministrazione controllata al tribunale fallimentare secondo il capitolo 11: un dispositivo del diritto statunitense che consente al debitore di elaborare un piano di riorganizzazione, bloccando nel frattempo tutte le cause in corso.
Il New York Times il 21 agosto sottolinea come il provvedimento abbia lo scopo di proteggere l’arcidiocesi dalle numerose cause civili intentate contro di essa ai sensi di una legge statale del 2019 che ha aperto per 3 anni una “finestra di deroga alla prescrizione” per abusi su minori altrimenti prescritti. Analoghe finestre sono state aperte lo stesso anno da 24 diocesi e 3 territori d’oltremare; per la California è la seconda, dopo quella del 2003 che ha portato a risarcimenti ai sopravvissuti per 70 milioni di dollari, grazie alla vendita di proprietà e a fondi assicurativi. Maine e Vermont hanno aperto “finestre permanenti” per consentire la denuncia, a prescindere dal momento del presunto abuso.
Ora San Francisco, 450.000 cattolici, è la terza arcidiocesi californiana a presentare istanza di fallimento quest’anno, dopo Oakland e Santa Rosa ed entro la fine dell’anno sarà la volta di San Diego. Nello Stato di New York, sei delle otto diocesi hanno già dichiarato bancarotta.
Secondo un database citato dal NYT, curato da Marie Reilly, docente della Penn State Law, attualmente sono 12 le diocesi e arcidiocesi negli Stati Uniti coinvolte in procedure di fallimento; una trentina in totale quelle che ne hanno avviata una e 17 hanno ormai completato il processo. E non solo: il database mostra che a dichiarare bancarotta sono anche alcune congregazioni religiose.
Fonte: New York Times
3- Federico Tulli; Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa
L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.
In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.
Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.
A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?
Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va
4- Federica Tourn
A- Diocesi offre 25mila euro alla vittima con la clausola del silenzio
Erano ormai quasi vent’anni che Massimiliano Gamalero bussava alla porta della Chiesa per denunciare il prete che aveva abusato di lui quando era ragazzo: nessuno gli aveva mai dato retta. Oggi che don Carlo Bottero, reo confesso, ha compiuto 74 anni, ecco che alla vittima arriva una proposta di risarcimento firmata dallo stesso sacerdote, a titolo di riparazione per le violenze subite. Il prete si impegna a versargli venticinquemila euro in cinque anni, in comode rate di cinquemila euro ciascuna. A farsi portatore dell’offerta è monsignor Luigi Testore, vescovo della diocesi di Acqui, a cui don Bottero appartiene. Ma c’è il trucco: infatti l’accordo contiene una clausola di riservatezza e, in caso di divulgazione da parte della vittima, l’impegno del prete verrà meno.
Insomma: ti paghiamo, ma tu non dirlo a nessuno.
Questo non è l’unico caso in cui alle vittime di abuso clericale è stato offerto un risarcimento in cambio del silenzio e la cifra si attesta quasi sempre sui 25mila euro. Gamalero ha rifiutato la proposta della diocesi ma molti altri, spinti dal bisogno o dalla vergogna, hanno accettato.
B- Parroco accusato di pedofilia ritrovato in un’altra parrocchia sotto falso nome
Diverso il caso di don Silverio Mura, 64 anni, un sacerdote originario di Ponticelli (Napoli): nel 2010 è accusato da Arturo Borrelli, oggi ultraquarantenne, di averlo ripetutamente stuprato quando era ragazzino: i fatti risalgono a trent’anni fa, dunque il reato in sede penale è ormai prescritto; tuttavia a novembre 2021 il Tribunale civile di Napoli ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di oltre 320mila euro per i danni conseguenti agli abusi sessuali. Don Mura, con il falso nome di don Saverio Aversano, ha esercitato per quasi due anni come parroco a Montù Beccaria (Pavia), prima di essere riconosciuto da una parrocchiana e scomparire. Attualmente risulta ancora irreperibile.
C- Diocesi e parrocchia di Bolzano condannate a pagare 700mila euro di risarcimento per un caso di pedofilia
A Bolzano, la sezione civile del tribunale della città aveva condannato ad agosto 2013 la diocesi e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivamente 700.000 euro, oltre agli interessi legali, per il caso di don Giorgio Carli. Nel 2009 il sacerdote bolzanino era stato prosciolto per prescrizione in Cassazione dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana minorenne all’epoca dei fatti. In secondo grado era invece stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione.
(Fonti per i casi di Bottero e Mura: Domani; per il caso di Carli: Ansa)
5- Alessio Di Florio; Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup
ANSA – PALERMO, 21 AGO – La Procura di Enna chiede l’archiviazione della giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo.
La vicenda, prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote chiedono l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo.
Il Gip di Enna, Michele Martino Ravelli, accoglie in parte la richiesta e decide solo per l’oscuramento del post che, però non viene mai oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura.
Lo scorso giugno il Pm Stefania Leonte chiede l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo depositano una richiesta di opposizione e il Gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.
La vicenda di Enna è simile a quanto sta avvenendo a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione.
Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il Gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.
AGI – il 30 ago. Un’altra querela per la giornalista, sempre dai legali di don Rugolo per la quale prendono posizione anche la Fnsi e l’Associazione siciliana della stampa che esprimono solidarieta’ alla giornalista ennese Pierelisa Rizzo dopo la nuova querela ricevuta dal sacerdote don Giuseppe Rugolo attualmente a giudizio per violenza sessuale su minori.
6- Pierelisa Rizzo;Accusati di stupro di gruppo, tutti assolti: “Hanno errato sul consenso”
Il Tribunale di Firenze lo scorso marzo ha assolto, al termine del rito abbreviato, due ragazzi appena maggiorenni accusati di stupro di gruppo. Un terzo ‘partecipante’, minorenne, era già stato giudicato dal tribunale minorile. Le motivazioni della sentenza, che giunge 4 anni dopo i fatti, fanno discutere. Secondo i giudici, la condotta di questi ragazzi, non integrerebbe il reato perchè avrebbero, di fatto, avuto una percezione sbagliata sulla volontà della ragazza. Dunque, la violenza sessuale c’è stata ma, per come sarebbe stato acquisito una sorta di “falso consenso” da parte dei giovani, “impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”. Secondo i magistrati l’agire dei ragazzi sarebbe stato condizionato “da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile, forse derivante da un deficit educativo e, comunque, frutto di una concezione assai distorta del sesso”. A pesare su questa sentenza ci sarebbe il fatto che la ragazza avrebbe avuto in passato rapporti con uno dei giovani, anche in presenza di altre persone. Dunque, era scontato, per il gruppo, che era una che acconsentiva. La violenza si sarebbe consumata in una festa, con alcool e fumo in abbondanza, festa alla quale erano presenti decine di persone, nei pressi di Rufina, un comune di poco più di 7 mila anime, nell’hinterland di Firenze. Acclarato dai giudici, che la giovane, appena maggiorenne sarebbe stata in una condizione psicofisica alterata e, dunque, non in grado di esprimere un vero e proprio consenso. E nonostante i magistrati abbiamo accertato , sono parole del giudice che ha assolto i giovani, “atti sessuali non pienamente voluti” sono state messe in dubbio le dichiarazione della ragazza definite “non pienamente credibili e di “scarsa attendibilità”. Una sentenza quella di Firenze che riporta allo stupro di gruppo, avvenuto nella notte tra il 6 e 7 luglio a Palermo. La ragazza conosceva solo uno dei suoi aggressori, lo stesso che poi ha ripreso le violente scene con il cellulare. Anche lei, volontariamente, si era seduta al tavolo con i sui carnefici ed era stata fatta, appositamente, ubriacare per bene. Sollevata di peso e trascinata, è stata violentata dopo essere stata colpita da calci e pugni, in un cantiere abbandonato del Foro Italico Era convita che quei ragazzi l’avrebbero riaccompagnata a casa.
“Quello che ci colpisce e ci fa infuriare della sentenza di Firenze, è che, nonostante venga riconosciuto l’atto di violenza lo si giustifichi spostando sulla ragazza, la vittima, la responsabilità di non aver dissentito abbastanza”. Commenta così all’Adnkronos, Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna.
“In realtà – prosegue Ercoli – sembra che questo dissenso ci sia stato e quindi ci viene da pensare che ai due ragazzi venga riconosciuta una maggiore credibilità rispetto alla vittima”.
Pierelisa Rizzo
Fonti.firenzetoday.it, Adnkronos
7- Alessio Di Florio; Tonache in chat
Alcuni recenti fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione sul web, sulla diffusione di materiale online legati a stupri e abusi sessuali.
Su internet e la sua moralità da tempo prendono ripetutamente posizione i moderni “guardiani della moralità”, dal vaticano in giù. Ci si aspetterebbe quindi una loro totale lontananza da quel che condannerebbero.
La realtà, come spesso accade, è ben diversa dalle prediche. Ci sono state in passato notizie di chat e di adescamenti online, anche di minori, che hanno coinvolto preti. E basta un secondo di ricerca con il principale motore di ricerca per trovare oltre 9 milioni e mezzo di risultati, nella prima pagina la quasi totalità sono notizie legate a chat sessualmente esplicite e anche di reati sessuali e pedofilia.
Fonte: Alessio Di Florio
8- Antonio Messina; Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco
L’associazione SNAP, dei sopravvissuti agli abusi del clero in Nuova Zelanda, lo scorso giugno ha inoltrato una nuova lettera a Papa Francesco, dopo che le precedenti missive non hanno ottenuto alcuna risposta. Nella lettera a sua santità, la SNAP torna a denunciare la delusione per le mancate risposte da parte del Vaticano.
” Siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando le denunce a danno dei sopravvissuti alle violenze e agli abusi clericali, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini” dicono. Si tratta dunque, di una storia senza fine per i sopravvissuti a gravi aggressioni e ad altri reati perpetrati dai vescovi, sacerdoti e religiosi fratelli e suore in Nuova Zelanda che vengono nuovamente maltrattati e, quello ancora più grave che i predatori sessuali di bambini, clericali e religiosi, rimangono impunemente al loro posto. L’assurdo è che gli imputati spesso sono giudici di processi in cui sono accusati. L’associazione dei sopravvissuti agli abusi della Nuova Zelanda sono preoccupati, anche per le ingenti somme di denaro dei fedeli spesi per pagare gli avvocati dei preti pedofili. Ci sono orde di avvocati cattolici che lavorano al soldo dei vescovi e dei leader delle congregazioni che, di fatto, hanno ostacolato le indagini sulle denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti cattolici e i progressi della Commissione reale d’inchiesta neozelandese sugli abusi mentre, invece, affermano di collaborare.
“Crediamo – scrivono in una nota stampa – che queste false dichiarazioni debbano finire”. Da qui, questa seconda lettera aperta a Papa Francesco per chiedere ai vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda di farsi da parte dall’arbitrato su denunce in cui sono anche accusati e di chiederne conto per non aver rispettato le richieste di apertura e trasparenza nel trattare le denunce dei sopravvissuti.
Napoli 17 Giugno 2023, non si può continuare ad ignorare una piaga che affligge la società, uno dei crimini più infami e cruenti che l’essere umano commette : la PEDOFILIA.
“Ogni volta fu come morire” (dal Libro La talare sporca del Prete di C. D’Angelo).
Il problema esiste, come esistono purtroppo, le vittime, e i loro giovani corpi, violati, e abusati, costretti ad avere rapporti sessuali.
Sono troppi i casi che riguardano questo abominio, e guarda caso in maniera esponenziale si verificano spesso in quella realtà che noi identifichiamo come “Chiesa”.
Ma c’è chi non dimentica, chi ha ascoltato, e assiste queste povere vittime, partecipando al dolore di queste anime lacerate, devastate nel profondo : Il Dottore Carlo D’Angelo, Psicologo e Psicoterapeuta.
Dottore Carlo D’Angelo Psicologo e Psicoterapeuta
“A Gennaio di quest’anno, dopo la pubblicazione del mio libro “La Talare sporca del prete”, scrissi una lettera alla Congregazione dei Padri Vocazionisti, feci avere una copia del mio libro ad uno stretto collaboratore del superiore Generale dei Vocazionisti, Padre Antonio Rafael do Nascimento” :
“Tale collaboratore del Padre Superiore, fu il primo a leggere il mio libro”.
La Lettera
“Ven.Le Padre Antonio Raphael do Nascimento sdv,
con la presente esprimo, anzitutto, sentimenti di stima e considerazione per l’alto Suo ministero a servizio e per il bene della Chiesa cattolica”.
“Questa mia breve lettera accompagna la mia ultima pubblicazione, La talare sporca del prete. Dalle stelle alle stalle: il precipizio dell’abuso sessuale, ed è un po’ la condivisione – per quello che mi è stato possibile anche divulgare in termini di pubblicizzazione -, del mio lavoro clinico accanto alle vittime della pedocriminalità, bambini/e ed ex bambini/e”.
“È un dono che Le faccio giungere tramite un Suo confratello, cosciente che il contenuto che leggerà non sarà facilmente digeribile, data la piaga che la pedocriminalità costituisce all’interno della società e dei segni profondi e permanenti che essa lascia a chi ne è vittima”.
“È fatto dono a Lei anche per un riferimento che il testo riporta e che mi auguro possa suscitare una seria e doverosa riflessione, per far sì che le persone e i luoghi che alla Sua missione sono affidati possano essere autentici strumenti della Parola e giammai di ostacolo a quel desiderio profondo che il Vangelo porta in sé e con sé: la promozione e la difesa dell’umano in tutte le sue sfaccettature, dal pre-concepimento al suo ultimo respiro di vita”.
“Mi auguro che leggerà queste mie parole e questa mia pubblicazione con sola questa mia intenzione, che non ha nulla di polemico o di sterile critica, ma di parresia, spirito di sinodalità e corresponsabilità per un umano pieno, unico e normativo”.
Dottore Carlo D’Angelo
“Ebbene non ebbi alcun riscontro, francamente non ne capisco i motivi, perché questo alone di omertà ? Oppure la definirei anche totale indifferenza”.
“E’ vero che oggi non ci sono più ragazzi in questa struttura, di cui parlo nel mio libro, ma a questo padre vocazionista è come se gli fosse stato recapitato un bicchiere di acqua fresca ?”
“Niente nessun riscontro, né di apertura al dialogo, insomma nessun accenno a qualcosa”.
“Eppure questi ragazzi vivono, di cose ne sono successe, avere la sensibilità, e la volontà di capire veramente ? Volere combattere una cosa così grave”.
“Niente ! nemmeno che so apprendo questa notizia, visto che all’epoca non era lui il Superiore di questa struttura, oppure stiamo facendo gli approfondimenti del caso, o meglio li abbiamo fatti, insomma nessun riscontro”.
Io : “Eppure, questo superiore avrebbe dovuto interfacciarsi con un professionista.
“Sul libro gli feci una dedica : Via Manzoni 225 L’inferno”.
“Lì dove c’erano i nomi punteggiati, il suo collaboratore era riuscito ad individuare non solo il contesto, ma anche i personaggi”.
Dal Libro “La talare sporca del prete” del Dottore Carlo D’Angelo Psicologo e Psicoterapeuta :
“Avevo 10 anni, come ogni Sabato ci si mette in fila per la doccia, lei decide chi deve fare la doccia per ultimo, e di conseguenza l’ultimo deve stare in coda alla fila, tutti in attesa del proprio turno”.
“Entri nella doccia e dopo entrò anche lei, mi mise a pancia sotto a terra sul pavimento, una sensazione strana invase il mio corpo, lei si fregava con un movimento ritmico sopra di me, mi sentivo soffocare, il peso del suo corpo mi schiacciava, mentre lei andava su e giù”.
Mi teneva ben fermo … era un rituale di ogni sabato pomeriggio … a tavola non mangiavo e mi veniva da vomitare, il terrore aumentava ogniqualvolta mi ritrovavo da solo di fronte alla sua persona, temevo tutto in ogni spazio del collegio”.
“Le volte che provavo a buttarmi giù dalla finestra, e lei rassicurava i miei compagni, state tranquilli non è successo niente vuole solo la mamma”.
La IV sezione penale della Corte di Appello di Napoli presieduta dalla dott.ssa Luisa Toscano, a latere i consiglieri Federica De Maio e Nicola Russo, Procuratore Generale dott.ssa Rossella Annunziata, ha confermato la condanna a 8 anni di reclusione per Livio Graziano, difeso dall’avv. Giampiero De Cicco del foro di Benevento e dall’avv. Carlo Di Casola del foro di Napoli.
Trattasi di un sacerdote della Diocesi di Aversa ma che operava in Principato Ultra (AV) presso la Comunità “Effatà Apriti” da lui fondata e mantenuta anche con fondi pubblici come ha dichiarato oggi in aula.
Proprio presso la comunità si sarebbero perpetrate le violenze sessuali ai danni di un bambino all’epoca dei fatti (2021) di anni 12. Il ragazzino era stato affidato a luglio 2021 dai genitori all’ex sacerdote per il campo estivo.
Rientrato a casa a settembre il padre notò un’incessante attività di messaggi in entrata e uscita dal telefono del figlio che gli confidò che “Padre Livio mi stressa”.
Il tenore inequivoco dei messaggi indusse il padre del bambino a rivolgersi ai Carabinieri che, acquisita la deposizione del minore con l’ausilio di una psicologa nominata dal PM di Avellino, ha portato la Procura a richiedere e ottenere la misura cautelare della detenzione in carcere del prete.
Al momento dell’esecuzione dell’ordinanza cautelare la perquisizione eseguita nell’alloggio di “Padre Livio” ha fatto rinvenire materiale di riscontro al racconto del ragazzino (profilattici e lubrificanti).
Così come le perizie sul telefono del prete hanno fatto rinvenire, nella memoria perché cancellati, centinaia di messaggi e anche alcune foto del bambino nudo mentre dormiva nella stanza da letto del sacerdote; in una foto di fianco al minore si vedono disteso nello stesso letto, le gambe e un piede di un adulto che la parte civile ha indicato essere il prete.
In primo grado la condanna è stata pronunciata il 24 novembre 2022 dal Tribunale di Avellino presieduto dal dott. Lucio Galeota.
Viva soddisfazione è stata espressa dai patroni di parte civile gli avv.ti Giovanni e Benedetta Falci del foro di Salerno che hanno dichiarato che questa sentenza deve essere di esempio per tutti coloro che subiscono violenze sessuali e non le denunciano. “Non bisogna lasciare in giro personaggi come il Graziano che, benché allo stato sia ancora presunto innocente, annovera, per il momento, una cd “doppia conforme” di condanna”, è quanto detto dall’avv. Benedetta Falci.
“Mi auguro che finisca quanto prima questa vicenda giudiziaria che vede la vittima trasformarsi in colpevole; oltre la violenza subita, il bambino deve subire anche il processo, che in questi casi da diritto si trasforma in una forma di supplizio” è la dichiarazione a caldo dell’avv. Giovanni Falci.
Atti sessuali con minorenne: confermata la condanna a 8 anni di reclusione per don Livio Graziano, sacerdote della diocesi di Aversa, originario di Lusciano nel Casertano. La Corte d’appello di Napoli ha respinto il ricorso, proposto dai legali del prete, attualmente in custodia cautelare ai domiciliari. In aula l’imputato ha rilasciato dichiarazioni spontanee, respingendo ancora gli addebiti. Le motivazioni saranno depositate tra 45 giorni.
In primo grado, il tribunale di Avellino ha riconosciuto colpevole Graziano di abusi su un 12enne della provincia di Salerno. Il ragazzino, nell’estate 2021, era ospite presso la sua comunità “Effatà, apriti” di Principato Prata Ultra, in Irpinia. Il centro era diretto da don Livio. La sentenza di primo grado ha disposto anche il riconoscimento dei danni alle parti civili, ossia il minore e i genitori, assistititi dai legali Giovanni e Benedetta Falci del foro di Salerno. “La Corte d’appello fa propria la ricostruzione del tribunale di Avellino che – dichiara l’avvocato Giovanni Falci – con una motivazione precisa, né complicata né semplificata, ha fatto piena luce su questa squallida vicenda del sacerdote”.