Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nardò

  • Prete condannato per presunte molestie su giovane migrante: in Appello chiesta l’assoluzione

    Prete condannato per presunte molestie su giovane migrante: in Appello chiesta l’assoluzione

    NARDO’ (Lecce) – Colpo di scena nel processo d’appello relativo ai presunti abusi compiuti dal sacerdote Don Quintino De Lorenzis ai danni di un giovane migrante di origini marocchine. Il vice procuratore generale Giampiero Nascimbeni ha chiesto l’assoluzione dell’imputato sulla scorta di una corposa memoria difensiva (di 16 pagine) prodotta dall’avvocato difensore Giuseppe Bonsegna. Il prete, oggi 41enne, originario di Alliste ed ex parroco della chiesa di San Gerardo Majella, era stato condannato nel gennaio di due anni fa a tre anni e mezzo di reclusione per presunte molestie e violenze su un giovane straniero. La denuncia della vittima mise poi in moto le indagini condotte dal pubblico ministero Stefania Mininni.

    La presunta vittima (assistita dall’avvocato Salvatore Centonze e già risarcita dopo la sentenza di primo grado) denunciò di aver subito gli abusi nella sacrestia nell’ottobre del 2010. Ai rappresentati della Chiesa, il giovane si era rivolto appena giunto nel Salento da clandestino. In quel periodo, il giovane straniero (in attesa del permesso di soggiorno) risiedeva a Nardò, paese della fidanzata, e si trovava in grosse difficoltà economiche e decise così di rivolgersi alla Chiesa. Nella canonica, però, il prete avrebbe indossato i panni del molestatore. De Lorenzis avrebbe avvicinato il giovane mentre il 29enne si spogliava e avrebbe incominciato a toccarlo. Subito dopo la chiusura delle indagini, l’allora gup Nicola Lariccia dispose il rinvio a giudizio del parroco.

    Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, poi, furono ascoltati diversi testimoni. Agli atti del processo, inoltre, furono allegate alcune registrazioni di telefonate grazie ad una consulenza effettuata dall’ingegnere informatico Luigina Quarta intercorse tra il giovane marocchino e il sacerdote in cui il prelato chiedeva al 29enne informazioni sulle sue abitudini sessuali e a raggiungerlo in canonica a tarda ora. E proprio la consulenza del perito è stato terreno di scontro della difesa. L’avvocato Bonsegna ha confutato gli esiti evidenziando che se si può parlare di toccamenti o palpeggiamenti si dovevano ritenere assolutamente consenzienti. Inoltre incongruenze sarebbero emerse anche sugli orari e sui giorni della presunta violenza.

    Nel processo è stata trascinata come responsabile civile la Curia (rappresentata dall’avvocato Marcello Marcuccio) per le attività svolte dal prete e condannata in primo grado a risarcire la vittima con 20mila euro da corrispondere in solido con il sacerdote alla vittima.. La decisione dei giudici (Presidente Vincenzo Scardia) è attesa per le prossime ore.

    F.Oli. 

    Condannato in primo grado, assolto in Appello: il sacerdote non molestò il migrante

  • Talucci convocato dai carabinieri, brindisini sconvolti da omissioni, intrecci ed esorcismi: cosa c’è dietro il prete pedofilo

    Talucci convocato dai carabinieri, brindisini sconvolti da omissioni, intrecci ed esorcismi: cosa c’è dietro il prete pedofilo

    di Giancarlo Sacrestano

    Lunedì l’arcivescovo benemerito Rocco Talucci andrà a spiegare dai carabinieri cosa sapeva degli atteggiamenti morbosi di don Giampiero Peschiulli e se è vero che i genitori di due bambini violentati dal parroco gli avessero denunciato l’accaduto più di dieci anni fa senza che prendesse alcun provvedimento. Talucci è stato invitato a comparire come persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta sull’arresto dell’ex parroco della chiesa di Santa Lucia.

    Dalla lettura dell’ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari, si percepisce a pelle, che siamo di fronte ad un intricato coacervo di interessi: i peggiori, i meno confessabili.
    Tra preti omosessuali, pedofili, businessman della fede e quel che maggiormente conta, la presenza di vittime, troppe, che soffrono una condizione di prostrazione che andrà ben oltre ogni limite di condanna che sarà inflitta al loro aguzzino, il macello della Chiesa locale, una tra le più antiche e nobili dell’intero cristianesimo, vive un terremoto che la scuote sin dentro le ragioni fondative.

    Se solo il 10% di quello che si legge nell’ordinanza dovesse essere vero, basterebbe per vanificare sforzi e sacrifici di decenni. La figura ancorchè discutibile e censurabile di un prete di 73 anni che resta intrappolato e non governa con sufficiente equilibrio le proprie pulsioni, rivela come il suo sia un comportamento noto, tollerato e forse anche colpevolmente agevolato.
    Dalla sua posizione personale si rileva come sin dal 1965, esatti 50 anni fa, egli, 22enne seminarista, abbia cominciato a alimentare la propria indole sessuale, deviando quella dei suoi amici di corso.

    In mezzo secolo di vita, nessuno è riuscito a ricomporre il puzzle della sua personalità affetta da un disturbo evidente del comportamento. Nei primissimi anni ’80 tutti lo ricordano a Brindisi, già avvezzo a tingersi i capelli e rapportarsi con gli altri con scarsa empatia. La vicinanza all’allora partito di maggioranza relativa, a cui con la sua famiglia garantiva, si dice, un contributo di un consistente numero di centinaia di voti, lo faceva restare sempre poco simpatico, ma utile e per certi versi necessario. Quanto fossero consistenti per certo ambiente ecclesiastico quei legami e taluni personaggi, non è necessario scoprirlo oggi.

    Ciò che impressiona e che potrebbe presto portare anche a possibili sconvolgimenti nella Chiesa locale è la estrema disinvoltura con cui Peschiulli e i vari suoi interlocutori, sottoposti a intercettazione telefonica, facciano riferimento a due Arcivescovi, chiamandoli in causa e ponendo in essere una frattura epocale nella continuità della linea pastorale, tra il predecessore e l’attuale ordinario diocesano di Brindisi. Si apprende così che i due padri arcivescovi, “no no lui con Talucci non ci parla proprio” (riferendosi a Caliandro) e che il secondo “vuole dimostrare che lui non è come Rocco Talucci … è una persona integra …” sarebbero invece simbolo di una medesima medaglia: una Chiesa incapace di rappresentare con elevato distacco dalle miserie umane, il bisogno essenziale di Divino che è in ognuno. Se Sant’Agostino 1700 anni fa invitava alla riflessione per cui la chiesa era letta Santa e Puttana (Sancta Meretrix) è pur vero che oggi di Santo in essa pare restarne assai poco e troppo è il meretricio.

    Come già ricordato, Caliandro primo vescovo in Italia, è stato condannato, nella qualità di ordinario diocesano a risarcire la somma di 20 mila euro alla vittima di abusi sessuali perpetrati da un sacerdote della sua diocesi di Nardò.
    Ma se il tema della pedofilia o della omosessualità appare il più scabroso, non di meno è quello affaristico che si paleserebbe se le circostanze rilevate in intercettazione dovessero venire accertate. Accade allora che in barba alle più elementari norme della buona condotta di un padre spirituale, questi si faccia pagare per prestazioni di una ritualità come quella esorcistica che divide e lacera animi e spiriti.
    Le cassette delle elemosine come quelle delle questue, ci fa sapere la perpetua di Peschiulli, languono e con gli esorcismi, ecco che le cinquanta euro sgorgano spontanee dalle tasche dei poveri spiriti indeboliti dal dubbio e dalle incertezze di fede.

    L’esorcista che ogni 15 del mese celebra una messa speciale alla Rosa è stato spostato da Caliandro recentemente alla parrocchia Santi Apostoli, allestita temporaneamente presso il Santuario di Santa Maria del Casale. Mi si permetterà la battutaccia forse si cerca di tamponare la attrazione verso il giardino che da lì poche decine di metri ospita le visioni mensili di un presunto veggente?
    A nessuno sfugge quale significato e quale importanza sociale rivesta la Chiesa Cattolica in questo territorio, La sua affidabilità si fonda sulla coerente affermazione evangelica. Nessuno impone a nessuno scelte obbligate. Ogni aderente alla Chiesa lo fa in pieno spirito di condivisione e servizio, trattare i fedeli come semplici strumenti da manovrare e far soggiacere ad una ritualità che stanca attraversa i giorni della settimana, non porta frutti. Di questo tipo di Chiesa nessuno sa cosa farsene.

    Don Gianpiero Peschiulli, non avrebbe mai dovuto essere costretto a dimenarsi nel dubbio e nella inquietudine di una condizione depravata. Nessuno lo ha aiutato e nessuno lo ha sollecitato a riconvertire il proprio comportamento. Nessuno si è fatto samaritano. Tutti si sono fatti cittadini onorari di Sodoma.
    Una Chiesa matura nella fede, presente per le strade e tra la gente, avrebbe saputo come preservare e promuovere ogni fiore di campo che qui fosse nato.
    Ora Don Gianpiero è perso nella sua inquietudine e forse sparla, come forse invece presto, dinanzi al giudice ci conforterà di una testimonianza di verità. Siamo cattolici, capaci di capire e perdonare chi ci ha feriti. In linea strettamente teorica sappiamo pure che a chi ci presta violenza noi porgiamo l’altra guancia.
    Si faccia in fretta perché fette importanti di laicato è giustamente schifato e disgustato.
    Sarebbe il caso che Padre Arcivescovo venga nelle chiese, per le strade a raccontarci la verità, a dirci perché dobbiamo avere speranza.

    A leggere le parole scritte e quelle dette in queste ore, , per le strade e sui social, Brindisi può fare a meno dei preti e della loro chiesa. Se sua Eccellenza Padre Arcivescovo non riuscirà nel brevissimo volgere di pochi giorni a far proprio questo grido di disperazione di un popolo, significa che quel popolo è invitato dalla sua indifferenza a cercare altrove la propria guida. Peccato.
    (Foto Brindisi Oggi)

  • Abusi sessuali a Nardò 3 anni e mezzo al parroco La Curia risarcirà la vittima

    Abusi sessuali a Nardò 3 anni e mezzo al parroco La Curia risarcirà la vittima

    di LINDA CAPPELLO
    NARDO’ – La Procura chiede l’assoluzione ma il Tribunale lo condanna. Tre anni e mezzo di carcere sono stati inflitti ieri a don Quintino De Lorenzis (nella foto), 38 anni, originario di Alliste, ex parroco della chiesa San Gerardo Majella di Nardò. Secondo l’accusa, il prelato avrebbe molestato sessualmente un giovane cittadino marocchino che si era rivolto a lui per avere dei vestiti puliti. L’episodio risale al 15 ottobre 2010, e in seguito all’avvio dell’inchiesta don Quintino lasciò la parrocchia

    NARDO’ – Condanna a tre anni e mezzo di carcere per il sacerdote accusato di aver palpeggiato un giovane immigrato. E per le molestie in canonica dovrà pagare anche la Curia, trascinata in aula come responsabile civile delle attività svolte dal prete.È questo l’epilogo del processo a don Quintino De Lorenzis, 38 anni, originario di Alliste, ex parroco della chiesa di San Gerardo Majella. Una sentenza che fa rumore, anche perché, secondo il pubblico ministero di udienza Antonio Negro, don Quintino era innocente e per questo aveva invocato l’assoluzione con formula piena, «perché il fatto non sussiste». I giudici della seconda sezione penale, però, sono stati di diverso avviso. Il collegio ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro in favore della vittima, che dovrà essere risarcita in solido dal parroco e dalla Curia vescovile di Nardò.

    L’accusa di violenza sessuale, formulata dal pm Stefania Mininni, si basa su un singolo episodio, che risale al 15 ottobre del 2010. In quel periodo, il giovane straniero (un 27enne marocchino in attesa del permesso di soggiorno) risiedeva a Nardò, paese della fidanzata, e si trovava in grosse difficoltà economiche non riuscendo a trovare lavoro. Per questo pensò di rivolgersi al parroco di una chiesa nelle vicinanze. E il 14 ottobre si recò in parrocchia e in quell’occasione il sacerdote gli offrì il suo aiuto, chiedendogli di passare il giorno seguente per ritirare alcuni capi d’abbigliamento.

    E infatti, a distanza di 24 ore, il giovane si presentò all’appuntamento. L’incontro avvenne in sacrestia, e pare che in chiesa non ci fosse nessun altro. Nella denuncia il marocchino racconta che, mentre lo aiutava a cambiarsi i vestiti per indossare quelli nuovi, il parroco lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime.

    La notizia completa sull’edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui

  • Nardò (LE). Risarcimento del danno, diocesi responsabili dei crimini dei preti

    Nardò (LE). Risarcimento del danno, diocesi responsabili dei crimini dei preti

    Abusi sessuali in canonica, prete condannato a tre anni e mezzo

    – Avrebbe abusato di un ragazzo marocchino di 29 anni all’interno della propria parrocchia e don Quintino De Lorenzis, 37enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, è stato condannato in primo grado a tre anni e mezzo di reclusione dai giudici della prima sezione penale (Presidente Stefano Sernia, a latere Silvia Minerva e Maddalena Torelli).

    Un verdetto per certi veri inatteso perché alcune ore prima il pubblico ministero Antonio Negro aveva invece chiesto l’assoluzione con formula piena per De Lorenzis perché non si erano raccolte le necessarie prove che potessero configurare il reato di violenza sessuale. Il prete, nel frattempo, sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato interdetto in perpetuo dal proprio incarico e dovrà anche risarcire la parte civile in solido con il vescovo con 20 mila euro.“Siccome tutti quanti si sono schierati a favore del parroco e non della vittima”, ha dichiarato il legale di parte civile Salvatore Centonze, “mi spetterei almeno dalle Istituzioni che arrivassero delle accorate scuse nei confronti del ragazzo”.

    Sul fronte “opposto”, l’avvocato dell’imputato Giuseppe Bonsegna, ha già annunciato di voler appellare la sentenza in attesa che vengano depositate le motivazioni attese entro i prossimi 90 giorni. i giudici hanno abnche rimandato gli atti al pubblico ministero per valutare la posizione di un sacrestano le cui dichiarazioni rese in aula sono state ritenute evidentemente inattendibili.

    La presunta vittima denunciò di aver subito gli abusi nella sacrestia nell’ottobre di due anni fa. Ai rappresentati della Chiesa, il giovane si era rivolto appena giunto nel salento da clandestino ma nella canonica il prete si sarebbe trasformato nel suo molestatore. De Lorenzis avrebbe avvicinato il giovane mentre il 29enne si spogliava e avrebbe incominciato a toccarlo e subito dopo la chiusura delle indagini a firma del sostituto procuratore Stefania Mininni, l’allora gup Nicola Lariccia dispose il rinvio a giudizio del parroco.

    Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, poi, sono stati ascoltatoi diversi testimoni e nell’ultima udienza sono state anache ascoltate alcune registrazioni di telefonate grazie ad una consulenza effettuata dall’ingegnere informatico Luigina Quarta intercorse tra il giovane marocchino e il sacerdote in cui il prelato chiedeva al 29enne informazioni sulle sue abitudini sessuali e a raggiungerlo in canonica a tarda ora.

    FRANCESCO OLIVA

    www.corrieresalentino.it/2014/01/ab…e-anni-e-mezzo/

  • Parroco accusato di molestie, se condannato sarà la Curia a pagare i danni

    Parroco accusato di molestie, se condannato sarà la Curia a pagare i danni

    Lunedì 08 Ottobre 2012 16:22

    LECCE – La Curia di Nardò dovrà risarcire eventuali danni che saranno liquidati a un giovane cittadino marocchino che ha accusato il parroco Don Quintino De Lorenzis di averlo molestato. Lo ha deciso il Tribunale di Lecce (presieduto da Stefano Sernia), accogliendo la richiesta della parte civile, costituita in giudizio tramite l’avvocato Salvatore Centonze, e rigettando invece quella del legale dell’imputato, Marcello Maruccio, che aveva chiesto di tenere la Curia fuori dal processo.

    Sarà dunque il vescovo di Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, a dover risarcire i danni in caso di condanna del prelato, imputato di violenza sessuale.

    Il processo è scaturito da una denuncia di un marocchino di 28 anni che ha accusato Don Quintino di avere abusato di lui nell’ottobre 2011, approfittando del suo stato di indigenza e dell’aiuto materiale che poteva fornirgli. Lo stesso giovane ha formulato in giudizio una richiesta di risarcimento danni pari a 20mila euro. La prossima udienza è fissata per il 20 novembre

    Parroco accusato di molestie se condannato, pagherà la curia

    Il tribunale di Lecce ha accolto la richiesta della parte civile: ad accusare il prete di violenza sessuale è un giovane marocchino

    Parroco accusato di molestie se condannato, pagherà la curia
    LECCE – La Curia di Nardò dovrà risarcire eventuali danni che saranno liquidati a un giovane cittadino marocchino che ha accusato il parroco, don Quintino De Lorenzis di averlo molestato. Lo ha deciso il Tribunale di Lecce (presieduto da Stefano Sernia), accogliendo la richiesta della parte civile, costituita in giudizio tramite l’avvocato Salvatore Centonze, e rigettando invece quella del legale dell’imputato, Marcello Maruccio, che aveva chiesto di tenere la curia fuori dal processo.
    Sarà dunque il vescovo di Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, a dover risarcire i danni in caso di condanna del prelato, imputato di violenza sessuale.

    Il processo è scaturito da una denuncia di un marocchino di 28 anni che ha accusato Don Quintino di avere abusato di lui nell’ottobre 2011, approfittando del suo stato di indigenza e dell’aiuto materiale che poteva fornirgli. Lo stesso giovane ha formulato in giudizio una richiesta di risarcimento danni pari a 20.000 euro. La prossima udienza è fissata per il 20 novembre.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/10/08/news/parroco_accusato_di_molestie_se_condannato_pagher_la_curia-44130203/

    Violenze del parroco? Il vescovo citato per responsabilità civile
    La diocesi di Nardò-Gallipoli, attraverso il suo massimo rappresentante, monsignor Domenico Caliandro, entra in un processo. Al vaglio le presunte violenze di don Quintino De Lorenzis ai danni di un marocchino, che sporse denuncia
    di A.M. – 8 ottobre 2012

    LECCE – Per la prima volta la Curia, nella fattispecie la diocesi di Nardò-Gallipoli, e attraverso il massimo rappresentante di quest’ultima, il vescovo Domenico Caliandro, entra in un processo come responsabile civile. Si tratta del processo che vede come imputato don Quintino De Lorenzis, 35enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 28 anni.

    I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, infatti, hanno accolto la richiesta del legale della presunta vittima, l’avvocato Salvatore Centonze, di citare come responsabile civile la Curia di Nardò. Il 28enne, che si è costituito parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento di 20mila euro.

    Secondo la difesa al Curia sarebbe responsabile in virtù del rapporto lavorativo con il sacerdote, e quindi dei danni arrecati dal parroco nell’esercizio delle sue funzioni. Anche perché, come nel caso in questione, gli illeciti sarebbero stati commessi all’interno della parrocchia.

    La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove il 28enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale verteva, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino.

    DSCN0902-2E’ questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale.

    Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato d’insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”. Il parroco, che è stato sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta a gennaio dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

    http://nardo.lecceprima.it/violenze-del-parroco-il-vescovo-citato-per-responsabilita-civile.html

  • Abusi sessuali, chiesti i danni alla Curia

    Abusi sessuali, chiesti i danni alla Curia

    Sotto accusa il parroco di Nardò
    Per la prima volta Chiesa in aula come responsabile civile
    Don Quintino è accusato di molestie su marocchino

    LECCE – Per la prima volta la Curia viene citata in giudizio dinanzi a un Tribunale penale. Nell’udienza di ieri, i giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce (presidente Stefano Sernia, relatore Silvia Minerva, a latere Anna Paola Capano) hanno accolto la richiesta di citare come responsabile civile la Curia diocesana di Nardò e Gallipoli, nella persona del vescovo e legale rappresentante pro tempore monsignor Domenico Caliandro.

    Il processo in questione è quello che vede come imputato don Quintino De Lorenzis, il sacerdote di 35 anni originario di Casarano, accusato di violenza sessuale nei confronti di un giovane marocchino di 28 anni. A chiedere la citazione del responsabile civile è stata la difesa della presunta vittima, assistita dall’avvocato Salvatore Centonze, che si è costituita come parte civile. La Corte, nonostante la richiesta di rigetto avanzata dal pubblico ministero, ha autorizzato la richiesta sulla base dell’articolo 2049 del codice civile, in virtù del rapporto di lavoro tra la Curia e il sacerdote e, di conseguenza, la responsabilità per i danni arrecati dal fatto illecito commesso nell’esercizio delle incombenze cui era adibito. La parte civile ha chiesto un risarcimento di 20mila euro. «E’ la prima volta che nel nostro sistema giudiziario avviene una cosa del genere», spiega l’avvocato Salvatore Centonze. «Nei mesi scorsi era stata l’Alta Corte di giustizia di Londra a stabilire che la Chiesa cattolica può essere ritenuta responsabile per i comportamenti illeciti e i reati condotti dai propri preti«. «Del resto – prosegue il penalista – è come se un docente abusasse di un alunno in classe e si citasse come responsabile civile il ministero dell’Istruzione. Ritengo che oltre che un atto dovuto sia una garanzia per la stessa Curia che, diventando parte nel processo, può dimostrare la propria estraneità ai fatti». I fatti contestati, secondo l’ipotesi accusatoria, risalirebbero allo scorso 15 ottobre. La presunta vittima, un ragazzo di 28 anni di nazionalità marocchina, ha sporto denuncia, indicando proprio nel sacerdote, già padre spirituale del Seminario diocesano, il presunto autore delle violenze. Accuse che avrebbero trovato riscontro nelle indagini condotte dai carabinieri di Nardò, chiamati a far luce su una vicenda che ha suscitato scalpore.

    Secondo il racconto del giovane extracomunitario, i presunti abusi sarebbero stati consumati proprio all’interno della sacrestia. Il ragazzo sarebbe stato attirato dal sacerdote con la scusa di rifornirlo di cibo e vestiario, approfittando del fatto che fosse una persona priva di mezzi di sostentamento. L’imputato avrebbe approfittato della presunta vittima mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale, toccando ripetutamente gli organi genitali. I presunti abusi avrebbero determinato “nella della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato di insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”. Dopo la denuncia il 28enne sarebbe stato isolato e non avrebbe ricevuto più alcun aiuto e sostentamento. Nel gennaio scorso don Quintino è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare dinanzi al gup del Nicola Lariccia. In molti, nella comunità di Nardò, avevano espresso solidarietà al parroco, che da oltre un anno e mezzo era alla guida della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, ma che è stato poi sospeso, abbandonando il suo incarico.

    Andrea Morrone
    29 marzo 2012

  • Molestato dal prete? Citata in giudizio la Chiesa

    Molestato dal prete? Citata in giudizio la Chiesa

    Giovedì 29 Marzo 2012 06:58
    Antonio Romano

    NARDO’ (Lecce) – Nell’ambito della prima udienza dibattimentale tenutasi ieri, i giudici del Tribunale di Lecce hanno ritenuto – con un provvedimento senza precedenti in Italia – la Curia di Nardò e Gallipoli responsabile civile per una presunta vicenda di abusi sessuali che, più di un anno fa, ha visto protagonista il parroco neretino Quintino De Lorenzis.

    Il fatto risale all’ottobre 2010, quando un ragazzo marocchino, clandestino e in condizioni di profonda indigenza, si rivolse alla parrocchia di San Gerardo a Nardò per chiedere aiuto. Stando alle dichiarazioni rilasciate, il giovane sarebbe stato invitato dal prelato, in tarda serata, ad entrare nelle sue stanze private con la promessa di qualche vestito e di avere del latte. In realtà, invece di normali indumenti, il giovane nordafricano sarebbe stato esortato dal parroco ad indossare capi di biancheria intima, sia da uomo che da donna. In profondo imbarazzo, soprattutto per via del suo stato di bisogno, il giovane assecondò le richieste del prete ritrovandosi ad essere vittima di palpeggiamenti e attenzioni sessuali. Da quell’episodio nacque la denuncia e De Lorenzis fu immediatamente sospeso dalla Curia.

    Il giudice aveva in seguito autorizzato la richiesta di un incidente probatorio – cioè dell’immediata acquisizione di prove per evitarne la dispersione – da parte del pubblico ministero. Il ragazzo fu quindi subito sentito come testimone. Alla conferma delle dichiarazioni, nel gennaio scorso c’è stata l’udienza preliminare chiusasi con il rinvio a giudizio del prete e, nella mattinata di ieri, l’udienza dibattimentale davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Stefano Sernia.

    “Noi, come parte civile – ha spiegato l’avvocato del giovane marocchino Salvatore Centonze – abbiamo chiesto di essere autorizzati a citare in giudizio, come responsabile civile, la Curia di Nardò. Questo ragionamento si basa su una norma del Codice, la 2049, che stabilisce che “i padroni e i committenti sono solidalmente responsabili per gli atti illeciti commessi dai propri preposti”. Pensiamo, in buona sostanza, che fra la Curia e il parroco ci siano indici rivelatori di un vero e proprio rapporto di lavoro”. L’organizzazione delle parrocchie, il potere di nominare i prelati, il potere di decidere le retribuzioni, l’esercizio di un potere disciplinare: tutti questi elementi, che relazionano l’uomo di chiesa alla sua Curia, sono stati qualificati dal Tribunale come “rapporto di committenza”. “Dopo una camera di consiglio di oltre 40 minuti – ha aggiunto l’avvocato Centonze – il collegio ha ritenuto sussistente questo rapporto e ha messo in condizione la Curia, con un provvedimento di grande civiltà giuridica, di costituirsi nel processo per difendersi attivamente. Ora bisognerà vedere se ci sono effettive responsabilità in merito ai fatti esaminati nel processo penale in corso”. Proprio questo l’elemento di grandissima novità: è, infatti, la prima volta che si configura questo tipo di vincolo di subordinazione tra parroco e Curia. Quest’ultima sarà chiamata a rispondere in maniera solidale con l’imputato; proprio come avrebbe dovuto fare una scuola con un suo docente o un ospedale con un suo medico.

    Andrea GABELLONE

  • Presunti abusi nella parrocchia, la Curia citata in giudizio dalla vittima

    Presunti abusi nella parrocchia, la Curia citata in giudizio dalla vittima

    Si è aperto con un colpo di scena il processo a don Quintino De Lorenzis, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale. La Curia di Nardò è stata citata come responsabile civile
    di Andrea Morrone 28/03/2012

    LECCE – Si è aperto con un colpo di scena il processo a don Quintino De Lorenzis, 35enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 28 anni. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, infatti, hanno accolto la richiesta del legale della presunta vittima, l’avvocato Salvatore Centonze, di citare come responsabile civile la Curia di Nardò. E’ la prima volta che la Curia, attraverso il suo massimo rappresentante, il vescovo Domenico Caliandro, viene citata in giudizio. Il 28enne, che si è costituito parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento di 20mila euro. Secondo la difesa al Curia sarebbe responsabile in virtù del rapporto lavorativo con il sacerdote, e quindi dei danni arrecati dal parroco nell’esercizio delle sue funzioni. Anche perché, come nel caso in questione, gli illeciti sarebbero stati commessi all’interno della parrocchia.

    La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove il 28enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale verteva, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E’ questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato di insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”.

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    Il parroco, che è stato sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta a gennaio dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 6 giugno.

    http://nardo.lecceprima.it/abusi-nella-parrocchia-la-curia-citata-a-giudizio.html

  • Lecce. Anonimo parroco indagato per abusi su 16enne, Diocesi di Lecce, vicaria di Vernole

    Lecce. Anonimo parroco indagato per abusi su 16enne, Diocesi di Lecce, vicaria di Vernole

     

    (13 gennaio 2012) LECCE- Si torna a parlare di violenze sessuali e di preti. Dopo che il sacerdote di Nardò, don Quintino De Lorenzis, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un immigrato marocchino, è stata avviata una nuova indagine nei confronti di un altro giovane parroco, appartenente alla Diocesi di Lecce e che svolge la sua missione presso un paese che ricade nella Vicaria di Vernole.
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    Ad accusarlo un giovane di 18 anni. Quest’ultimo, è stato ascoltato ieri in Procura per circa due ore dal magistrato a da un ufficiale della sezione di polizia giudiziaria.

    Stando a quanto pervenuto, avrebbe fatto riferimento a due episodi avvenuti circa due anni fa, quindi quando era ancora16enne, durante i quali il parroco lo avrebbe palpeggiato contro la sua volontà. Inoltre, in un’occasione, si sarebbe divincolato per evitare che ci fosse dell’altro.

    Al momento sono state avviate le indagini, ma mancano ancora diversi elementi. Sulla vicenda viene mantenuto il massimo riservo.

  • Abusi su 16enne, indagato parroco

    Abusi su 16enne, indagato parroco

    (13 gennaio 2012) LECCE- Si torna a parlare di violenze sessuali e di preti. Dopo che il sacerdote di Nardò, don Quintino De Lorenzis, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un immigrato marocchino, è stata avviata una nuova indagine nei confronti di un altro giovane parroco, appartenente alla Diocesi di Lecce e che svolge la sua missione presso un paese che ricade nella Vicaria di Vernole.

    Ad accusarlo un giovane di 18 anni. Quest’ultimo, è stato ascoltato ieri in Procura per circa due ore dal magistrato a da un ufficiale della sezione di polizia giudiziaria.

    Stando a quanto pervenuto, avrebbe fatto riferimento a due episodi avvenuti circa due anni fa, quindi quando era ancora16enne,  durante i quali il parroco lo avrebbe palpeggiato contro la sua volontà. Inoltre, in un’occasione, si sarebbe divincolato per evitare che ci fosse dell’altro.

    Al momento sono state avviate le indagini, ma mancano ancora diversi elementi. Sulla vicenda viene mantenuto il massimo riservo