Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandalo a New York: almeno 120 preti accusati di pedofilia

    Scandalo a New York: almeno 120 preti accusati di pedofilia

    La Chiesa newyorkese ammette oltre 100 casi di prelati che avrebbero abusato di minori o in possesso di immagini pedopornografiche – Nella lista nera anche l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick

    NEW YORK – C’è anche il nome dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, che a New York fu prete e vescovo ausiliare, recentemente ‘spretato’ dalla Santa Sede per i suoi abusi omosessuali e su minori, tra quelli dei 120 prelati accusati di pedofilia o pedopornografia pubblicati questo fine settimana in una lista dall’arcidiocesi newyorkese.

    La Chiesa di New York – seconda arcidiocesi degli Stati Uniti – ammette così che almeno 120 preti accusati di aver abusato sessualmente di minori o di detenere immagini e file pedopornografici vi hanno lavorato per decenni.

    La lista, pubblicata in grande evidenza sul sito dell’arcidiocesi, con acclusa una «lettera pastorale» del cardinale arcivescovo Timothy Dolan, comprende anche vescovi, insegnanti di scuole superiori, un cappellano scout, e appunto quello del noto ex porporato di recente dimesso dallo stato clericale. Dei nomi pubblicati, molti riguardano preti rimossi dal ministero e poi ‘laicizzati’, altri con processo canonico ancora in corso, altri oggi deceduti.

    L’elenco fa scalpore perché riguarda una delle maggiori diocesi americane, anche se segue oltre un centinaio di tali divulgazioni da altre diocesi in tutto il Paese, da che la Chiesa accoglie le richieste di trasparenza sugli abusi commessi dal clero. Il card. Dolan afferma di rendersi conto «della vergogna che si è abbattuta sulla nostra Chiesa a causa dell’abuso sessuale di minori». Chiede perdono «per le mancanze di quei chierici» che hanno tradito la fiducia riposta in loro per proteggere i giovani. «È la mia sincera preghiera che insieme possiamo essere guariti come famiglia di fede», aggiunge Dolan.

    E se gli investigatori e gli avvocati delle vittime riconoscono che la pubblicazione della lista è un passo positivo, altri la considerano ancora incompleta.

    La lista non include membri di ordini religiosi che lavorano nelle chiese e nelle scuole dell’arcidiocesi, sebbene alcuni ordini abbiano pubblicato le loro liste di accusati. Né elenca i sacerdoti ordinati altrove e in seguito in servizio a New York.

    Il portavoce dell’arcidiocesi, Joseph Zwilling, ha dichiarato che «l’importante è che abbiamo rilasciato tutti i nomi dei preti che hanno un’accusa credibile e motivata contro di loro», oltre a quelli in attesa di una decisione della Chiesa sulle accuse e quelli recentemente accusati attraverso un processo per risarcimento da parte dell’arcidiocesi. Il relativo programma ha pagato 65 milioni di dollari a oltre 350 persone negli ultimi tre anni.

    La lista, infine, comprende sacerdoti ordinati tra il 1908 e il 1988. Molti sono morti e l’arcidiocesi ha detto che nessuno opera più nel ministero sacerdotale. La maggior parte dei presunti abusi si sono verificati negli anni ‘70, ‘80 e primi anni ‘90, ma secondo l’arcidiocesi ci sono state due accuse credibili di abusi sessuali da parte del clero attivo dal 2002, e le autorità sono state allertate su entrambi i casi.

  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • Pedofilia, le testimonianze delle vittime in Vaticano: “Assassini dell’anima”

    Pedofilia, le testimonianze delle vittime in Vaticano: “Assassini dell’anima”

    ROMA – “Dovevate essere i medici dell’anima invece vi siete trasformati in assassini dell’anima, assassini della fede”: è con le agghiaccianti testimonianze delle vittime degli stupri del clero che si è aperta il summit delle conferenze episcopali di tutto il mondo contro la pedofilia. Uno scandalo che porta Papa Francesco ad adottare la linea dura della ‘tolleranza zero’ nei confronti dei preti pedofili e di chi li copre. “Anche se si trattasse di un solo caso di abuso la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce. – Ha detto Bergoglio – Lo scandalo più grande in questa materia è coprire la verità”.

    Le testimonianze delle vittime: “Mi ha messo incinta e fatto abortire per tre volte”

    Sono racconti da far rabbrividire quelli delle vittime del clero. Le parole con cui si è aperto il summit hanno fatto gelare il sangue nelle vene. Una dura prova persino per la fede più radicata. “Dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. – racconta una delle vittime – Questo è durato per 13 lunghi anni.Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte. Semplicemente perché non voleva usare profilattici. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo mi picchiava”.Testimonianze agghiaccianti, come quelle di un cileno, che per anni ha subito le violenze di un prete. “Voi dovreste essere i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, assassini della fede” ha parlato di fronte alla commissione .

    La ‘lista’ di Brooklyn e le dimissioni dei vescovi in Cile: la chiesa travolta dalla pedofilia

    Nonostante le parole del pontefice è una vera e propria marea quella che sta sommergendo la chiesa cattolica. Il Vaticano riesce difficilmente e far fronte al gran numero di denunce nei confronti dei preti accusati di pedofilia. Cifre spaventose quelle che emergono. Negli Stati Uniti la diocesi di Brooklyn ha pubblicato una lista di oltre cento nomi di preti, accusati di molestie sessuali su minori. Pochi giorni dopo la circoscrizione di New York ha pubblicato una lista simile, stavolta con oltre 200 nomi. In Cile la crisi è esplosa a maggio del 2018, momento in cui i vescovi cileni hanno annunciato in blocco le proprie dimissioni. Una decisione senza precedenti nella storia della chiesa.

  • Tolleranza zero contro il Concordato

    Tolleranza zero contro il Concordato

    Federico Tulli – LEFT 22 febbraio 2019

    Il 16 febbraio, cinque giorni prima del summit mondiale sulla pedofilia convocato in Vaticano da papa Francesco, l’ex cardinale Theodore McCarrick, già arcivescovo di Washington, è stato ridotto allo stato laicale. Un caso senza precedenti nei confronti di un porporato che fa seguito a un’altra rarità: il 28 luglio 2018 Bergoglio gli aveva infatti tolto il cardinalato. La sentenza definitiva della Congregazione per la dottrina della fede che ha riconosciuto McCarrick colpevole di crimini sessuali contro minori e adulti ha messo la parola fine alla sua poderosa carriera ecclesiastica. E la decisione di spretarlo, sottolinea il comunicato della Cdf emanato dalla sala stampa vaticana, è inappellabile, «non soggetta a ulteriore ricorso». Per il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale Usa, il messaggio è chiaro: «Nessun vescovo, non importa quanto influente, è al di sopra della legge della Chiesa». Tutto qui. Per i vertici della Chiesa togliere la tonaca a un sacerdote che violenta delle persone è una condanna esemplare.

    E meno male che almeno in questo caso è avvenuto senza il vincolo del segreto pontificio che di norma pende sulle pronunce della Cdf con il risultato che ex preti con storie di violenza alle spalle se ne vadano in giro senza che nessuno abbia informato le autorità giudiziarie dei Paesi interessati. L’epilogo della vicenda di McCarrick è anche per altri motivi una storia interessante. Perché di solito la pena stabilita dalla Chiesa cattolica ai sacerdoti che violano le sue leggi interne consiste in un periodo di silenzio e preghiera in luoghi “protetti” lontano dai clamori mediatici.

    Cosa che infatti era stata disposta per l’ex cardinale dopo la punizione del 28 luglio scorso in attesa del giudizio definitivo della Cdf. Ma silenzio e preghiera è anche il modo in cui di norma il Vaticano «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici. Silenzio e preghiera sono le parole usate da papa Francesco per commentare l’accusa – che gli era stata rivolta nell’agosto 2018 dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato per anni (fino al 2018 appunto) le denunce contro McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», ha detto Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta. Cosa ha indotto il papa a cambiare atteggiamento? E come si combinano il “silenzio e la preghiera” con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»?

    Va considerato in primis che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle “segrete stanze”. Si spiegano così, ad esempio, oltre alle ripercussioni pubbliche del dossier Viganò su McCarrick, il secondo summit convocato in Vaticano dalla Santa sede in sette anni, a cui devono partecipare tutti i capi delle Conferenze episcopali del mondo.

    Inoltre, c’è dietro l’idea che dai peccati “Dio salva”, e che verso i peccatori vanno usati “misericordia e perdono”, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale è da sempre l’asse portante nel modo in cui la Chiesa (non) affronta la pedofilia al suo interno, e affonda le sue radici nella confusione che fa tra reato e peccato. L’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona. Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio

     e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte.

    Di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Con quali conseguenze per l’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche? Lo raccontiamo in questa storia di copertina, prendendo spunto dalla vibrante denuncia del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che il 7 febbraio scorso ha pubblicato il Rapporto in cui indica al nostro governo tutto quello che andrebbe fatto per dare piena attuazione alla Convenzione di New York ratificata nel 1989.

    Nell’indifferenza della stampa italiana, che ha dell’incredibile, sono state messe nero su bianco tutte le criticità derivanti dal Concordato che da un lato solleva i vescovi dall’obbligo di collaborare con l’autorità civile, e dall’altro come ci racconta l’avvocato Mario Caligiuri rappresentante legale di Rete L’Abuso, «limita fortemente nelle indagini la magistratura italiana con il rischio di impedire l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei preti sospettati di pedofilia e dei “superiori” che trasferendoli di parrocchia in parrocchia consentono loro di rimanere in contatto con minori e di ripetere l’abuso».

    Questa garanzia d’impunità è intollerabile per un Paese laico e civile ed è ora che Stato e Chiesa ne prendano atto. Facciamo pertanto nostre le parole della pediatra e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti: «Rispetto a un delitto gravissimo e incredibilmente diffuso, così lesivo della realtà fisica e psichica dei minori non si può rivendicare una extraterritorialità o il diritto di difendere la sacralità, cioè la natura specifica, della dottrina che di fatto garantisce uno statuto speciale per i suoi ministri. I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali».

    Da LEFT del 22 febbraio 2019 http://www.left.it/

  • Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

    Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

    Negli anni la vergogna, l’omertà e il potere della Chiesa hanno contribuito a nascondere il fenomeno degli abusi sessuali del clero: i miei ricordi dell’oratorio

    Incredibilmente, in Italia, non ci sono statistiche ufficiali riguardanti i casi di minori che hanno subito abusi sessuali da membri del clero. Gli ultimi sforzi di Papa Francesco in Vaticano resteranno vani se non si scoperchierà il muro di silenzio (anche dei media) che ha coperto gli scandali dei preti pedofili in Italia anche quando già negli Stati Uniti venivano scoperti e perseguiti. Quante sono le storie di giovani vittime del clero che devono essere ancora raccontate?

    Domenica scorsa in Vaticano, Papa Francesco ha concluso un vertice di 4 giornisugli abusi sessuali commessi dal clero nel Chiesa Cattolica affermando che “la Chiesa non si risparmierà per sradicare la mostruosità degli abusi sui minori”, e insistendo che occorre proteggere i bambini dai “lupi voraci”. Gli attivisti di gruppi di sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero hanno espresso il loro rammarico perché il Papa non ha promesso di adottare un approccio di “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili e dei vescovi che coprono i loro crimini, e ha dedicato una parte significativa del suo discorso conclusivo ricordando che la piaga degli abusi sessuali sui minori non è diffusa solo nella Chiesa, ma anche in altri ambienti e che la stragrande maggioranza dei sacerdoti vive il proprio ministero in fedeltà al Vangelo.

    Citando dati ufficiali, Papa Francesco ha detto che la maggioranza dei casi avviene all’interno delle famiglie e che gli autori degli abusi erano “in primo luogo i genitori, altri membri della famiglia, i mariti di mogli bambine e insegnanti”. Il Papa ha aggiunto che “Teatro di violenze non è solo l’ambiente domestico, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport e, purtroppo, anche quello ecclesiale”. Ad esempio c’è il triste fenomeno del “turismo sessuale” e quello gravissimo della pedopornografia. Ma questo non è certo consolatorio. Tutt’altro. “Siamo, dunque, dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa”. Anzi essa è “più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”.

    “Il discorso odierno di Papa Francesco ci ha fortemente deluso, evidentemente c’è stata una catastrofica mancanza di comprensione del dolore e della rabbia dei fedeli”, ha detto Anne Barrett Doyle, co-fondatrice di Bishop Accountability, un’organizzazione che segue e tiene conto dei casi di abusi sessuali da parte del clero, aggiungendo che il discorso del pontefice non fosse altro che “retorica riciclata”. In un’intervista a The Guardian, Barret Doyle ha detto che “Il papa ha distrutto quel poco di credibilità che era stata conquistata all’inizio della settimana. Ha assunto un’atteggiamento sulla difensiva, e ha insistito sul fatto che gli abusi avvengono in ogni settore della società. Ironicamente, ma anche tristemente, non ha mostrato di volersi assumere delle responsabilità, o di avere compreso che la Chiesa debba assumersi la responsabilità per gli abusi commessi dal clero, con la massima trasparenza”.

    Nell’articolo de The Guardian veniva anche citato Francesco Zanardi, fondatore della Rete l’Abuso, l’unica organizzazione italiana che aiuta i sopravvissuti ad abusi del clero.
    “Ci stanno prendendo in giro. Ci aspettavano delle risposte concrete ma questo vertice non ha prodotto niente di utile. Nel suo discorso, il papa ha parlato della Chiesa come se fosse una vittima in questa situazione mentre – bisogna essere assolutamente chiari su questo – le vere vittime siamo noi”.

    La scorsa settimana, Zanardi e la Rete L’Abuso sono stati menzionati in un articolo de The New York Times, dove si spiegava che – grazie ad avvertimenti confidenziali e seguendo le notizie dei giornali locali – l’organizzazione era riuscita a costituire un database riguardanti casi di presunti abusi. Il NY Times ha anche menzionato uno dei rari libri sugli abusi commessi dal clero, Giustizia Divina, di Emanuela Provera e Federico Tulli. Secondo gli autori, a partire dal 2000, 300 preti sono stati accusati di abusi sessuali. Di questi, soltanto 140 sono stati soggetti a indagini e pochissimi, anche nei casi in cui c’è stata una condanna, sono finiti in carcere.

    Incredibilmente, in Italia, non ci sono statistiche ufficiali riguardanti i casi di minori che hanno subito abusi sessuali da membri del clero.

    Il 1 febbraio di quest’anno, un rapporto del comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha bocciato l’Italia per quanto concerne la protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale. In particolare, il comitato ha espresso la sua preoccupazione per “i numerosi casi di bambini sessualmente abusati da membri del clero della Chiesa Cattolica” e per “il numero molto basso di indagini e processi penali istruiti dalla magistratura italiana” per quegli stessi crimini.

    In realtà, in Italia, il problema degli abusi sessuali commessi dal clero è un argomento tabù, o meglio, è un problema ignorato da una maggioranza della popolazione perché non è mai stato coperto in modo adeguato dai media italiani.

    Da giornalista, ho seguito le vicende in Vaticano e tre papi per una trentina d’anni, e ho avuto modo di vedere da vicino come le alte gerarchie hanno fatto di tutto per far sparire o minimizzare ogni notizia che avesse a che fare con gli abusi sessuali commessi dal clero. In alcuni casi, ho saputo di preti pedofili protetti da cardinali e anche da Giovanni Paolo II. Tra questi, il caso più significativo è stato quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, una congregazione molto potente all’interno della Chiesa cattolica. Due anni dopo la sua morte, esprimendo “profondo dolore per chiunque fosse stato vittima delle azioni del nostro fondatore”, la congregazione ha ammesso ufficialmente che Maciel, un alleato e amico del papa Giovanni Paolo II, per decenni aveva molestato seminaristi e aveva avuto vari figli.

    Queste notizie sono state regolarmente riportate dai media americani ma molto riluttantemente, quando non ignorate del tutto, dai media italiani.

    Inoltre, in contrasto con ogni evidenza, la versione ufficiale della Chiesa in Italia (esattamente come lo è stato negli Stati Uniti), è sempre stata che questi eventi riguardassero soltanto poche “mele marce”. Per questo, in Italia, le più alte gerarchie religiose e una maggioranza degli italiani si sono sempre comportati come se questo problema non li riguardasse affatto.

    Soltanto qualcuno come me, che ho vissuto in Italia per decenni e sono cresciuto qui, può comprendere sino a che punto fossero onnipresenti la Chiesa e i preti nella società italiana. Negli anni Cinquanta e Sessanta, una maggioranza assoluta di italiani erano cattolici praticanti. I ragazzi di entrambi i sessi frequentavano i corsi di catechismo nelle parrocchie e i preti erano presenti – per l’insegnamento della religione – in tutto l’ordinamento scolastico.

    Si può tranquillamente affermare che, sino ad anni recenti, la maggioranza dei giovani maschi italiani sono cresciuti frequentando le parrocchie, se non fosse altro per giocare a pallone sul campo dell’oratorio. Per questo, sono assolutamente certo che tutti questi ragazzi fossero personalmente consapevoli come lo ero io – o per esperienza diretta, o per il racconto di uno o più amici – degli abusi sessuali commessi da alcuni preti. Con la parola “abuso” includo l’abitudine di usare un certo tipo di linguaggio o di parlare di temi “scabrosi”, o di mostrare foto “particolari”, toccamenti e, ovviamente, atti sessuali.

    Sapevamo tutti che non bisognava mai farsi trovare soli con Don Tal de tali, a cui piaceva toccare nelle parti intime i ragazzi, e sapevamo anche quali fossero i sacerdoti “buoni” o “normali”, quelli che non avrebbero tentato di coinvolgerci in cose “strane”. Evidentemente, gli altri preti dovevano essere a conoscenza di questi comportamenti di alcuni colleghi e, siccome questi continuavano a comportarsi allo stesso modo per anni, doveva per forza essere un comportamento tollerato dalle gerarchie della Chiesa.

    E ciò nonostante, in Italia, questo segreto oscuro non è mai stato denunciato ufficialmente. In parte, questo è stato determinato dal potere soverchiante della Chiesa – che oggi non esiste più – ma che una volta pochi politici avrebbero osato sfidare – e, in parte perché, nel caso in cui un ragazzo avesse deciso di denunciare un prete avrebbe avuto pochissime speranze di essere creduto e sarebbe stato bollato come omosessuale.

    Se ci basiamo sul fatto che, in seguito alle denunce pubblicate della squadra investigativa Spotlight del Boston Globe nel 2002, a Boston son stati accertati oltre mille casi di bambini abusati da preti, e altre migliaia sono stati accertati in ogni importante città americana e molte altre città in tutto per il mondo, è lecito presumere che ci debbono essere stati migliaia di casi a Roma e in ogni altra città italiana.

    In Italia, ci sono veramente stati un grande numero di casi di abusi sessuali da parte del clero su minori? Che effetti hanno avuto questi abusi sulle vite delle vittime? I colpevoli degli abusi saranno mai chiamati a rendere conto dei loro crimini? La Chiesa dovrà mai ammettere di avere saputo – e soppresso con ogni mezzo – la conoscenza del fatto che  in Italia ci sia stato – e/o ci sia ancora oggi – un serio problema riguardante abusi sessuali commessi da preti sui minori? Al presente, tutte queste domande restano senza risposte.

    Sfortunatamente, il vertice in Vaticano non è stato in grado di imporre misure concrete per combattere il fenomeno degli abusi sessuali commessi dal clero, come avrebbe potuto esserlo l’obbligo per i vescovi di denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie ogni caso riconosciuto o presunto tale di abusi. E, qui in Italia, resta ancora da scoprire semmai ci sia stato – o ci sia ancora – un problema nazionale di abusi sessuali commessi sui minori da preti pedofili.

    Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

  • Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    Vaticano, regole segrete per i sacerdoti padri

    La Chiesa conferma l’esistenza di linee guida interne per i preti che devono lasciare il ministero. Da giovedì un summit con 190 rappresentanti in Vaticano sulla pedofilia

    NEW YORK – Per i sacerdoti padri il Vaticano ha delle regole segrete interne. “Posso confermare che queste linee guida esistono”, ha detto al New York Times il portavoce vaticano Alessandro Gisotti. “Si tratta di un documento interno”, ha aggiunto Gisotti, precisando che ai preti padri si chiede di lasciare il sacerdozio “per assumersi la responsabilità di genitore dedicandosi esclusivamente al figlio”. Il Nyt è venuto a conoscenza di queste linee guida da Vincent Doyle, figlio di un prete che ha creato un gruppo di sostegno denominato ‘Coping International’.

    Doyle segnala che la sua organizzazione ha 50.000 utenti di 175 diversi Paesi. Doyle ha detto al Nyt di essere venuto a conoscenza di queste linee guida nell’ottobre del 2017 quando gli sono state mostrate dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, l’inviato vaticano all’Onu a Ginevra. “Si viene veramente chiamati ‘figli degli ordinatì – ha detto Doyle – sono rimasto scioccato per il fatto che abbiano un’espressione per questo”. La conferma arriva alla vigilia del summit Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa in calendario dal 21 al 24 febbraio.  Una riunione di quattro giorni che prevede relazioni, confronti, video e testimonianze con i presidenti di tutte le conferenze episcopali di ogni parte del mondo. L’iniziativa dell’incontro in Vaticano assolutamente inedita, fortemente voluta da papa Francesco, vedrà sul tavolo il delicatissimo tema della pedofilia, degli abusi sessuali sui minori. Il work-shop sarà inaugurato dallo stesso Bergoglio che terrà una breve introduzione nel primo giorno di confronto.

    L’incontro, dal titolo “La protezione dei minori nella chiesa”, è stato presentato nella sala stampa vaticana, mentre proprio davanti, in via della Conciliazione, alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime degli abusi lanciavano un appello al papa. “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero – le loro parole -: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa”. Da giovedì dunque sorgerà una “nuova alba”, come è stato sottolineato più volte questa mattina durante la presentazione.

    Tutte le relazioni, nove in tutto, saranno inoltre trasmesse in diretta streaming sul sito del Vaticano, nel segno della trasparenza, uno dei punti cardine sul quale è incentrato l’incontro. “I vescovi devono assumersi le proprie responsabilità – ha spiegato in conferenza stampa l’arcivescovo di Chicago, card. Blase Cupich -. Questo è un punto di svolta. Non posso assicurare che da oggi in poi non ci saranno più abusi, ma le persone dovranno rispondere di quello che fanno”.

    “Dobbiamo spezzare questo codice del silenzio”, le parole dell’arcivescovo Malta, mons. Charles Scicluna, da anni in prima linea contro la pedofilia nella Chiesa, che, a chi gli chiede se questo incontro possa trasformarsi in un buco nell’acqua replica: “Non smetteremo mai di sperare che sia la volta giusta. Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli, dei nostri giovani”.

    Durante la quattro giorni dei lavori, saranno organizzati anche incontri privati con le vittime degli abusi. I video delle loro testimonianze saranno trasmessi anche prima delle relazioni. Alcuni, inoltre, saranno pubblicati online sul sito che seguirà passo passo l’evolversi dell’incontro (www.pbc2019.org) e dove sono già disponibili numerosi documenti che accompagnano quello che lo stesso papa Francesco ha definito un “atto di forte responsabilità pastorale” per affrontare la piaga della pedofilia, “una sfida urgente del nostro tempo”.

    I problemi per la Chiesa sono complessi, come dimostra anche la vicenda del nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura, che ricevuto una denuncia per molestie sessuali e che oggi ha visto arrivare una seconda accusa dello stesso tenore: la seconda vittima, anche in questo caso un dipendente del comune di Parigi, ha definito quanto fatto da Ventura il “gesto abituale di un predatore”. Un’altra vittima ha fatto un appello al Vaticano per revocare l’immunità diplomatica che protegge il nunzio”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/19/news/vaticano_regole_segrete_per_i_sacerdoti_padri-219508239/?refresh_ce

  • Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Pedofilia, arcivescovo di Washington McCarrick ridotto allo stato laicale dal Papa: «Abusò di seminaristi»

    Città del Vaticano – Il Papa ha sciolto ogni riserva e con una decisione che non ha precedenti ha ridotto allo stato laicale l’ex cardinale McCarrick, precedentemente cacciato dal collegio cardinalizio per abusi su minori. La decisione del Pontefice arriva alla vigilia del summit sulla pedofilia previsto per la prossima settimana. per la prima volta si riuniranno gli episcopati del mondo per individuare una linea comune al fine di sradicare questo fenomeno.

    La punizione di McCarrick è frutto di una rapida indagine. In data 11 gennaio 2019, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington. E’ stato dichiarato colpevole di «sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere».

    Il 13 febbraio la Sessione Ordinaria della Congregazione ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto di condanna. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick due giorni dopo.  Il Papa ha riconosciuto la natura definitiva di questa decisione, «la quale – si legge in un comunicato- rende il caso res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso».

    Con questa mossa inedita e durissima, a conferma della tolleranza zero verso i preti pedofili-  il Papa spera di far tacere le voci di critica che gli erano arrivate a più riprese dall’arcivescovo Viganò che lo accusava di essere stato inizialmente indulgente nei confronti di McCarrick e aver ignorato il suo brutto vizio di molestare giovani seminaristi. L’ex arcivescovo di Washington è sempre stato annoverato nella corrente progressista della Chiesa americana ma soprattutto tra i più generosi benefattori e finanziatori della Santa Sede.

    La riduzione allo stato laicale di McCarrick arriva alla vigilia del summit anti abusi voluto dal Papa che ha convocato in Vaticano – a partire dal 21 febbraio – i capi della Chiesa cattolica per arginare la piaga degli abusi sessuali dei preti.
    Nel settembre 2017, l’arcidiocesi di New York segnala alla Santa Sede le accuse rivolte da un uomo all’ex arcivescovo di Washington McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta quando era adolescente. Il Papa dispone un’indagine approfondita, svolta dall’arcidiocesi di New York e trasmessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel giugno 2018 il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, su indicazione del Papa dà istruzioni perchè McCarrick non eserciti più pubblicamente il suo ministero sacerdotale.
    Nel corso dell’indagine emergono «gravi indizi», quindi il Papa – è 28 luglio 2018 – accetta le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, e gli ordina la proibizione dell’esercizio del ministero pubblico con l’obbligo di condurre una vita in ritiro, di preghiera e penitenza. Il caso McCarrick è stato al centro del dossier pubblicato dall’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò dello scorso agosto, in cui veniva messo in stato d’accusa il Pontefice e arrivava a chiederne persino le dimissioni.
    Il 7 ottobre 2018, il cardinale Marc Ouellet ha pubblicato una ‘Lettera apertà per rispondere alle accuse dell’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò sulla vicenda McCarrick nella quale aveva offerto una personale testimonianza, come prefetto della Congregazione per i Vescovi. Si domandava come fosse stato possibile che un uomo, di cui oggi si conosce l’incoerenza, venisse promosso fino a rivestire la funzione di arcivescovo di Washington e di cardinale. Disse anche che se prima di una certa data non sono state prese decisioni forti, arrivate dopo, è perché all’epoca non si disponeva, a differenza di oggi, di prove sufficienti della colpevolezza.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_spreta_arcivescovo_washington_mccarrick_pedofilia-4303924.html

  • Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

    Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

    Quando il vescovo Franco Mulakkal accettò di celebrare personalmente la prima comunione per il figlio di Darly, la famiglia fu sopraffatta dall’orgoglio. Durante la cerimonia, Darly guardò sua sorella, una suora che lavorava con il vescovo, i suoi occhi si riempivano di lacrime (lacrime di gioia, pensò). Ma solo più tardi avrebbe saputo delle accuse di sua sorella che la sera prima il vescovo aveva convocato nei suoi alloggi e l’aveva violentata. La famiglia dice che è stato il primo di una serie di abusi durati due anni. Il vescovo, che continua a proclamare la sua innocenza, sarà processato per stupro e intimidazione. La svolta nel caso è arrivata con l’arrestato il 21 settembre dall’Alta Corte del Kerala, anche se concesse a monsignore Mulakkal, vescovo dimissionario di Jalandhar (in Punjab), il rilascio su cauzione. Le indagini sono andate avanti e ora comparirà davanti ai giudici. A conclusione di tre mesi di roventi polemiche e proteste di piazza, Papa Francesco lo aveva già sollevato momentaneamente dall’incarico. La suora che lo accusa ha raccontato che sarebbe accaduto «tredici volte» dal 2014 al 2016 «ma la Chiesa ha cercato di fami tacere». Alcuni mesi fà è stato portato sul luogo dove sarebbero avvenuti gli abusi. Più precisamente in una delle stanze del convento di Kuravilangad.

    Il fatto è uscito allo scoperto dopo la protesta delle altre suore che hanno chiesto «giustizia e verità» per la loro sorella. Il vescovo ha parlato per la prima volta a giugno, ma la polizia ha iniziato a interrogarlo formalmente solo a settembre, mentre la furia del caso ormai era fuori controllo. «Vedevamo i padri della chiesa come equivalenti a Dio, ma ora non più», ha detto una delle suore del convento. Altre hanno raccontato di ritorsioni da parte di alcune parrocchie dove operavano «tutto questo per aver preso parte alle proteste contro il vescovo». Pronta la giustificazione «sono stati i fedeli a chiedercelo». Il caso fa parte di «un problema più grande che Papa Francesco ha affrontato martedì per la prima volta dopo decenni di silenzio da parte del Vaticano», riportano oggi alcuni quotidiani. «Questo oltretutto accade in un momento in cui la frequenza della chiesa è bassa in Occidente, i monasteri vengono chiusi in Europa e in America, e il Vaticano si affida sempre più a luoghi come l’India». E «davanti a fatti del genere si perde l’autorità morale»,ha detto il reverendo Augustine Vattoly, che ha supportato le suore durante le proteste. I dettagli delle accuse della suora provengono da interviste con i funzionari delle forze dell’ordine, dalla sua famiglia e dalle altre cinque suore che hanno raccontato i fatti avvenuti all’interno della Chiesa siro-malabarese, che ha sede in India ma risponde al Vaticano. Copie delle denunce ufficiali che la religiosa ha inviato alle autorità ecclesiastiche per posta elettronica e per posta normale sono state fornite anche al New York Times, che si è occupata del caso. Intanto lo scandalo in Kerala sta dividendo i cattolici indiani, che contano circa 20 milioni pur essendo una minoranza relativamente piccola di una vasta popolazione. Più suore «si sono fatte avanti, in questo periodo, per denunciare abusi sessuali da parte di sacerdoti», dicono del Kerala. E nel distretto di Pathanamthitta, quattro sacerdoti sono stati accusati di ricattare donne durante la confessione, usando le informazioni «per costringerle a fare sesso», spiega Sudhakaran Pillai, capo della polizia criminale.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/vescovo_stupra_suora_india_13_febbraio_2019-4297704.html

  • Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    ROMA, 14 febbraio – Il rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto a livello nazionale per la sua incrollabile difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, condurrà una conferenza stampa che chiama il Vaticano e i vescovi a smettere di ostacolare le riforme civili e a ritardare la giustizia per le vittime.

    La conferenza stampa si terrà il 21 febbraio 2019 alle 11.30 nella Sala stampa della Camera dei Deputati, in Via della Missione 4, a Roma.

    Rozzi, lui stesso vittima di uno stupro per mano di un prete, guidò l’accusa in Pennsylvania che portò a un rapporto della giuria in tutto lo stato che coinvolgeva più di 300 sacerdoti e oltre 1.000 vittime di abusi da parte del clero. L’indignazione nazionale è risultata determinante e portò altri 15 a condurre simili indagini del grand jury.

    Rozzi spera di essere affiancato dal suo omologo nel parlamento italiano, Riccardo Magi, deputato di Radicali Italiani – Più Europa nella Camera dei Deputati italiani, la cui passione per la giustizia sociale è ampiamente ammirata.

    Il rappresentante Rozzi sarà affiancato da Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano e presidente dell’Associazione italiana Rete L’Abuso (https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp) che è comparso il mese scorso davanti all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra. La sua testimonianza ha messo in luce il diffuso abuso di bambini da parte del clero in Italia davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia, che è stato ignorato dallo Stato italiano e dal Vaticano.

    Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability ), un’organizzazione d’archivio e di ricerca fondata nel 2003 per documentare la crisi degli abusi nella Chiesa cattolica. BishopAccountability.org mira a far emergere la responsabilità dei vescovi statunitensi sotto le leggi civili, penali e canoniche. La signora Doyle discuterà i risultati degli Stati che hanno revocato lo statuto delle prescrizioni.

    Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP) (www.snapnetwork.org), parlerà della sua missione per aiutare i sopravvissuti, proteggere i bambini e appoggiare le leggi per smascherare gli abusatori e quelli che li coprono. L’organizzazione fornisce sostegno alle vittime di abusi sessuali in ambienti istituzionali da 30 anni con oltre 25.000 sopravvissuti e sostenitori nella rete.

    Rozzi sarà affiancato anche da Peter Isely, psicoterapeuta e membro fondatore di SNAP e Ending Clergy Abuse (ECA) (www.ecaglobal.org), un’organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani che si concentrano sui diritti dei bambini e delle vittime. La storia e il lavoro di Peter sono stati presentati a livello nazionale e internazionale, anche in numerosi film documentari vincitori di premi.

    Shaun Dougherty, una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania, è stato coinvolto negli intensi sforzi di lobbying in Pennsylvania e New York per le riforme civili agli statuti sull’abuso di minori. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, dovrebbe firmare questa settimana la legge sui bambini vittime che prevede una finestra retroattiva per le vittime di abusi sessuali nell’infanzia da parte di adulti.

    CONTATTO: Veronica Alfonsi

    Email: veronica alfonsi <veronica.alfonsi@tiscali.it>

    Tel: + 39 339 236 0783

    Comunicato stampa

  • Guerra nella Chiesa cattolica degli Stati Uniti: l’arcivescovo di Boston denuncia New York – Guerra en la Iglesia católica de EE.UU.: el arzobispo de Boston denuncia al de Nueva York

    Guerra nella Chiesa cattolica degli Stati Uniti: l’arcivescovo di Boston denuncia New York – Guerra en la Iglesia católica de EE.UU.: el arzobispo de Boston denuncia al de Nueva York

    Il cardinale Seán O’Malley, molto vicino al Papa, ha denunciato il cardinale Timothy Dolan per l’insabbiamento di un prete pedofilo. Entrambi figurano come candidati per succedere a Francesco.

    Il quotidiano Religion Digital annuncia una nuova bomba che minaccia di scuotere la Chiesa degli Stati Uniti quattro giorni dopo che i vescovi sono stati chiusi in ritiro, per riconsiderare la loro risposta alla pedofilia istituzionalizzata. Il presidente della Pontificia Commissione per la protezione dei minori e anche l’arcivescovo di Boston, Seán O’Malley, ha denunciato il suo omologo a New York, il cardinale Timothy Dolan, davanti al nunzio a Washington per l’insabbiamento dei crimini di un prete pedofilo, questo significa esclusivamente che poteva sapere.

    In una lettera del 21 novembre, a cui il portale ha avuto accesso, il cardinale O’Malley porta al rappresentante del Papa negli Stati Uniti, Christophe Pierre, il caso del prete pedofilo Donald Timone. Nella lettera, il cardinale ha espresso preoccupazione per la “gravità delle accuse” nei confronti di Timone, descritta in un articolo del New York Times dell’ultimo giorno 20, che rivela che il cardinale Dolan ha risarcito due vittime di Timone nel 2017 e, più tardi, permise al violentatore di continuare a svolgere un ministero attivo, fino ad oggi.

    Un’altra vittima di abuso con cui Religion Digital ha parlato, preferendo rimanere anonima, ha informato O’Malley delle aggressioni di Timone e anche dell’ostruzionismo che ha sofferto per mano di Dolan e delle altre autorità della Chiesa dal momento in cui ha denunciato i crimini del prete pedofilo.

    Il sopra menzionato superstite ha rivelato a quel giornale in modo molto dettagliato come Dolan abbia permesso a Timone di continuare a tenere Messe pubbliche, insegnare nelle università e restare a capo del ramo locale dell’apostolato anti-omosessuale, anche dopo che Dolan aveva stabilito che il programma Independent for Reconciliation and Compensation ha risarcito finanziariamente due vittime di Timone l’anno scorso.

    Il sostegno di Dolan a Timone ha raggiunto un punto tale che nel 2013, dopo aver ricevuto accuse contro il sacerdote pederasta, il cardinale lo ha elogiato come un uomo “straordinariamente tenero e santo”.

    Dopo aver sostenuto in un primo momento, dopo la pubblicazione del rapporto del New York Times, che Timone avrebbe continuato a svolgere un ministero attivo (perché il programma di indennizzo era indipendente e non era l’arcidiocesi stessa che aveva rinforzato gli abusi del sacerdote) la Chiesa guidata da Dolan rettificò e annunciò che Timone era stato sospeso.

    Una correzione che non ha soddisfatto affatto le vittime degli abusi e dei loro difensori, come Anne Barrett Doyle, co-direttore del sito web bishopaccountability.org, che ha definito “riprovevole” il fatto che Dolan abbia concesso per anni che Timone lavorasse come prete con i bambini.

    “Il cardinale ha messo a rischio gli altri bambini”, ha denunciato Barrett Doyle. “Che solleva la domanda: quanti altri preti accusati stai coprendo?”

    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/mundo/guerra-iglesia-catolica-ee-uu-arzobispo-boston-denuncia-nueva-york_0_m0abkgXkd.html