Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

    Commissione sugli abusi, i vescovi Usa tirano dritto

    Marco Tosatti

    I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Intanto Viganò scrive ai prelati riuniti: “Non siate pecore spaventate, ma pastori coraggiosi”. 

    I vescovi Usa, riuniti a Baltimora, non hanno nessuna intenzione di fermarsi a dispetto della richiesta, giunta dalla Congregazione per i vescovi, di non votare su due punti che costituivano il punto focale dell’assemblea di novembre: un codice di condotta per i vescovi in caso di abusi, e una commissione guidata (presidente e vicepresidente) da laici per indagare sugli abusi. Indagare, non giudicare, come le fonti vicine al Vaticano, da cui è partita questa mossa dilatoria, hanno diffuso – con successo – non appena il presidente della conferenza episcopale, Daniel Di Nardo, ha dato l’annuncio dello stop al voto proveniente da Roma. I risultati dell’eventuale indagine verrebbero poi consegnati alle autorità superiori, e in particolare al Nunzio. Quindi non si tratterebbe – come i difensori della mossa vaticana affermano – di un attentato al primato petrino, o alle prerogative pontificie rispetto ai vescovi.

    Quello che è certo è che i vescovi americani, e con loro il presidente, il cardinale DiNardo, sono rimasti a dir poco sorpresi dalla richiesta della Congregazione per i vescovi, in cui siedono peraltro anche i cardinali Cupich e Wuerl, direttamente collegati con la “filiera” McCarrick.

    Tutti i cronisti presenti parlano di una “visibile sorpresa” dei vescovi, in particolare perché le bozze dei due documenti – quello sulla condotta dei vescovi e quello sull’istituzione di una commissione di inchiesta – sembravano a tutti necessari, per dare un segnale concreto ai cattolici e all’opinione pubblica che la Conferenza episcopale voleva affrontare seriamente il dramma degli abusi. Non è un caso che gli interventi del presidente e della vicepresidente del National Advisory Council sul tema abusi – un sacerdote e una donna – siano stati subissati di applausi. Entrambi hanno parlato delle riforme proposte e bloccate da Roma: un nuovo codice di condotta, un’inchiesta sui seminari, per estirpare alla radice i comportamenti predatori omosessuali, un’inchiesta sul cardinale McCarrick e un sistema indipendente per indagare le accuse di abusi.

    In questo clima si è inserito il breve messaggio dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che riportiamo: “Cari Fratelli Vescovi negli Stati Uniti, Vi scrivo per ricordarvi il sacro mandato che vi è stato dato il giorno della vostra ordinazione episcopale: condurre il gregge a Cristo. Meditate su Proverbi 9:10: il timore del Signore è l’inizio della saggezza! Non comportatevi come pecore spaventate, ma come pastori coraggiosi. Non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà a ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni. Sto digiunando e pregando per voi. Arcivescovo Carlo Maria Viganò,  Il vostro ex Nunzio Apostolico”.

    Roma chiede che la votazione sulle proposte concrete per affrontare la crisi sia rimandata a dopo febbraio, cioè a dopo il “vertice” di tutte le conferenze episcopali del mondo a Roma per discutere del problema degli abusi. E dopo lo sconcerto dovuto all’annuncio dell’inspiegabile richiesta romana, i vescovi hanno deciso comunque di affrontare nella discussione i temi caldi, in modo da fornire alla delegazione USA di febbraio armi e materiale per affrontare la questione. Come ha spiegato un vescovo coraggioso, Thomas Paprocki di Springfield questa non è una ribellione o un atto di disobbedienza verso il Pontefice. Ma i vescovi non sono “direttori di filiale” del Vaticano, né “vicari del romano Pontefice”. La conferenza episcopale americana deve “prendersi cura del suo gregge”. E, come diversi commentatori hanno fatto rimarcare, la richiesta romana confligge con la sinodalità e il decentramento sbandierati a parole, per non parlare poi della necessità, sempre sbandierata in maniera demagogica e tradita nei fatti, di un maggior ruolo di laici e donne nella Chiesa. Tutto bello, fino a quando non si arriva al concreto: e allora la struttura verticistica e clericale riappare immediatamente.

    E il cambio di tono è diventato evidente quando il card. Di Nardo ha annunciato che ci sarebbe stato un voto per un argomento aggiunto all’agenda. Il cardinale ha annunciato che l’aggiunta proposta sarebbe stata quella di inviare una richiesta formale alla Santa Sede di consegnare tutta la documentazione relativa al caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick. A seguire il vescovo ausiliare di Los Angeles, Robert Barron, ha sottolineato come la crisi attuale fosse nata proprio a causa del cardinale, e che la gente sta premendo sui vescovi perché si arrivi a fare chiarezza fino in fondo. Un tema sensibile per Roma e per il Pontefice, che ha evitato di rispondere alla chiamata in causa dell’arcivescovo Viganò su questo tema.

    Barron si è chiesto a che punto sia l’esame dei documenti relativi da parte della Santa Sede, e si è chiesto se non sia possibile “esercitare una rispettosa pressione” per un’indagine approfondita. Che, ancora una volta non sembra sia nei desideri vaticani. La richiesta di un’indagine apostolica fatta al Pontefice dai vescovi USA era stata lasciata cadere. Ma il presidente del National Advisory Council, padre David Whitestone, ha chiesto che ci sia un’indagine totale e indipendente sullo scandalo McCarrick, che includa i dettagli dei compensi ricevuti da eventuali vittime, e i nomi di coloro che erano al corrente delle eventuali sanzioni verso McCarrick.

    Il problema delle sanzioni, di chi ne era al corrente, di chi non le ha fatte rispettare e di chi le ha sollevate come sappiamo è uno dei nodi centrali della testimonianza Viganò. Una richiesta analoga è stata fatta da Francesco Cesareo, il presidente del National Review Board, l’organismo creato nel 2002 a difesa dei minori nella Chiesa americana. Cesareo ha chiesto un’indagine nello scandalo McCarrick, e ha anche chiesto che le diocesi di Newark, Washington e New York cooperino nell’inchiesta. È evidente che per i vescovi americani – e per i fedeli americani in generale – la chiarezza sul caso McCarrick è un tema di grande importanza per ristabilire un clima di fiducia. Un’esigenza che il silenzio del Vaticano e del Pontefice sembrano non capire.

    Cesareo ha detto: “Le accuse dell’arcivescovo Viganò devono trovare risposta. Non si deve tralasciare nulla. Ignorare queste accuse lascerà una nuvola sulla Chiesa, e le domande resteranno in sospeso”.

    http://lanuovabq.it/it/commissione-sugli-abusi-i-vescovi-usa-tirano-dritto

  • In piazza per dire no al silenzio sugli abusi del clero

    In piazza per dire no al silenzio sugli abusi del clero

    Migliaia di cattolici statunitensi si ritroveranno a Baltimora oggi per partecipare al Rally intitolato Silence stop now nella città dove i vescovi statunitensi si stanno radunando per una delle due assemblee annuali. Chiederanno la fine del silenzio sugli abusi. 

    Marco Tosatti

    Migliaia di cattolici statunitensi si ritroveranno a Baltimora oggi per partecipare al Rally intitolato “Il silenzio ora finisce” (Silence stop now) che avrà luogo in un padiglione davanti al Baltimore Waterfront Marriott, dove i vescovi statunitensi si stanno radunando per una delle due assemblee annuali. La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici (USCCB) terrà la sua assemblea a Baltimora dal 12 al 15 novembre 2018. Il Silence Stops Now Coalition è nato per porre fine alla cultura del silenzio clericale che ha permesso per decenni gli abusi sessuali su minori, seminaristi e giovani preti, e di conseguenza la distruzione di vite umane.

    A questo scopo il Silence Stops Now rally a Baltimora chiederà la fine del silenzio, insisterà sulla richiesta di dimissioni dei responsabili, sul perseguimento di qualsiasi attività criminale e chiederà inoltre un’indagine indipendente sulla leadership della Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Da ricordare comunque che la magistratura di diversi Stati si è mobilitata, e, soprattutto che anche il Dipartimento di Giustizia ha preso un’iniziativa senza precedenti, intimando in una lettera al presidente della Conferenza Episcopale, il card. Daniel DiNardo, di chiedere a tutte le diocesi di tenere a disposizione, non distruggere o alterare una serie di documenti relativi agli abusi, perché è in vista un’inchiesta federale a livello nazionale. È un’iniziativa dalle conseguenze potenzialmente esplosive, non solo per la Chiesa americana, ma anche per la Santa Sede, nel caso che venissero alla luce complicità e coperture internazionali.

    Gli organizzatori di “Silence Stop Now” dicono: “Lo scopo della manifestazione sarà di inviare un chiaro messaggio ai dirigenti della Chiesa, per dire loro che i cattolici non tollereranno più la loro complicità nel coprire gli abusi sessuali, e chiedono trasparenza e responsabilità”. Il rally SILENCE STOP NOW vedrà succedersi sul palco degli oratori: l’ex candidato presidenziale Dr. Alan Keyes; l’autore e speaker Matt Walsh, il presidente di Church Militant,  Michael Voris, l’informatore di Buffalo Siobhan O’Connor, il presidente dell’Istituto Lepanto Michael Hichborn, il conduttore radiofonico Jesse Romero, l’avvocato delle vittime Liz Yore “James”, vittima degli abusi del cardinale Theodore McCarrick.. È stato creato un sito, che porta il titolo “I vescovi sapevano”, TheBishopsKnew.com. Il rally sarà trasmesso in diretta sulla home page di ChurchMilitant.com a partire da 13:25 ET martedì 13 novembre.

    Nel background fornito dagli organizzatori si parla di quella che viene definita “l’estate della vergogna della Chiesa, in cui il mondo ha saputo non solo che  l’ex cardinale Theodore McCarrick – il volto della risposta allo scandalo degli abusi sessuali del 2002 – era egli stesso un predatore sessuale, ma che i suoi crimini erano conosciuti e nascosti da più vescovi , che rimasero in silenzio e gli permisero di salire attraverso i ranghi per diventare uno dei cardinali più potenti della Chiesa. Queste rivelazioni sono state seguite dal Rapporto della Grand Jury  della Pennsylvania che ha esposto 301 presunti sacerdoti predatori in sei diocesi cattoliche insieme ai vescovi che li hanno protetti – incluso l’allora vescovo Donald Wuerl, che recentemente si è dimesso come capo dell’arcidiocesi di Washington, D.C. Il rapporto ha portato al lancio di molteplici indagini statali sulle diocesi cattoliche in tutto il paese, così come a un’inchiesta criminale del governo federale in Pennsylvania e Buffalo, New York. La testimonianza di Carlo Maria Vigano ha anche messo in luce una cultura di corruzione e insabbiamento che raggiunge i ranghi più alti della Chiesa, con un papa che non ha risposto e tace di fronte alle gravi accuse del suo ruolo nel proteggere il predatore sessuale Theodore McCarrick”.

    Il mondo laico cattolico statunitense, indipendentemente dalle sue posizioni politiche, è percorso da un ampio movimento di indignazione, che si è manifestato in maniera molto concreta. “In gran numero hanno sospeso i loro contributi finanziari e molte diocesi vedono un forte calo delle donazioni”. Considerando che la Chiesa americana è stata sempre una delle colonne finanziarie della Santa Sede, la chiusura del rubinetto delle offerte USA avrà conseguenze dirette per Roma. Fra le richieste che i laici cattolici avanzano, c’è quella di rivedere  la Carta di Dallas “per includere la responsabilità per i vescovi, che sono attualmente esentati da qualsiasi tipo di responsabilità”.

    I laici chiedono anche che la Carta di Dallas sia rivista per includere protezione non solo per i minori, ma anche per gli adulti, in particolare seminaristi e sacerdoti, che sono stati vittime di membri del clero in posizioni di autorità. L’ex cardinale Theodore McCarrick ne è un primo esempio. Questo abuso di potere non può essere tollerato nella Chiesa e deve essere punito.

    http://lanuovabq.it/it/in-piazza-per-dire-no-al-silenzio-sugli-abusi-del-clero

     

  • Pedofilia, protesta durante la messa

    Pedofilia, protesta durante la messa

    NEW YORK – La protesta dei fedeli contro i preti pedofili approda anche nelle messe: nella comunità cattolica di Buffalo, negli Stati Uniti, alcuni parrocchiani stanno usando il cesto della raccolta domenicale delle offerte per chiedere le dimissioni del vescovo Richard Malone. Lo scrive la Cnn.

    Invece di mettere i soldi, come si fa durante la celebrazione, alcuni fedeli lasciano messaggi scritti a mano dando alla Chiesa una sorta di ultimatum: «Torneremo a dare le nostre offerte quando il vescovo si dimetterà o sarà rimosso».

    Monsignor Malone è finito sotto attacco quando un suo ex assistente, Siobhan O’Connor, ha fornito documenti ai media americani dai quali si evincerebbe che il vescovo non sanzionò sacerdoti della sua diocesi accusati di pedofilia.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1334971/pedofilia–protesta-durante-la-messa?

  • A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    Grande l’attesa sulle decisioni dei pastori mentre si moltiplicano le inchieste indipendenti seguite al Report di Pennsylvania e la pubblicazione da parte delle diocesi delle liste degli abusatori

    MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
    SAN FRANCISCO

    Non si annuncia un incontro di ordinaria amministrazione l’Assemblea d’autunno della conferenza episcopale degli Stati Uniti che si apre a Baltimora in una data significativa per la Nazione come il Veterans Day. Un evento eccezionalmente atteso anche dai media quando non si è ancora spento l’eco delle elezioni del Midterm (anche per via dei diversi riconteggi), è ancora vivo lo sgomento per la tragica sparatoria (14 giovani vittime) di Thousand Oaks, a circa 40 miglia da Los Angeles e continua a crescere l’apprensione per i tragici effetti dei devastanti incendi in corso in California (dove un’intera cittadina di 26 mila abitanti come Paradise è praticamente rasa al suolo, ma in tutto lo Stato si contano già decine vittime e centinaia di migliaia sono gli sfollati).

    È un clima grigio di affanno e mortificazione quello che avvolge un appuntamento fra i più difficili degli ultimi decenni, paragonabile alla cappa di fumo che si distende sulla California: un clima che ricorda quel terribile 2002 quando ebbero inizio le prime rivelazioni sugli abusi al punto che Julie Zauzmer dalle colonne del Washington Post parla addirittura di “resa dei conti”. Decapitata ai suoi vertici per le dimissioni del presidente Wuerl dopo settimane di attesa sul da farsi a seguito del Rapporto della Pennisylvania a luglio, la conferenza episcopale si trova ad affrontare una dura crisi.

    Non basta a sollevare la Chiesa americana l’attesa notizia della prossima beatificazione di James Miller, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, originario del Wisconsin, ucciso in Guatemala nel 1982 “in odio alla fede”, perché la preoccupazione resta pesante: ammontano a 13 le diocesi, più il Distretto Columbia (della capitale Washington) in cui si stanno svolgendo indagini analoghe a quella della Pennsylvania, ma sono almeno altrettante dove potrebbero iniziare. E un po’ in tutto il Paese, da una costa all’altra, i fedeli delle parrocchie sono disorientati: e mentre si moltiplicano le veglie di preghiera, diminuisce la fiducia dei laici (talvolta anche il numero di bambini che si iscrivono alla catechesi).

    Dal Missouri a New York, dal New Jersey al New Mexico, dall’Illinois al Nebraska, dal Wyoming alla California e troppi altri il fiato resta sospeso. Secondo gli osservatori della NBC sarebbero gli avvocati di almeno un’altra dozzina di stati ad accingersi a chiedere l’apertura di indagini. Calcolando le 196 diocesi americane, il futuro resta quanto mai incerto. E intanto Thomas Plante, ex consigliere della Conferenza episcopale, va dichiarando «Questo è il #MeToo della Chiesa cattolica».

    Molte le diocesi che si sono dichiarate disposte, con riconosciuta umiltà, a collaborare con i procuratori all’insegna della trasparenza, come è accaduto da poco a Detroit. Le diocesi in California, costrette dalla pressione pubblica, rilasciano a ritmo incalzante i nomi dei preti riconosciuti pedofili: l’ultima è stata la diocesi di San Diego così come già fatto qualche settimana fa dall’arcidiocesi di Los Angeles e la diocesi di Orange, mentre viene sollecitata anche San Francisco. Intanto a Washington (DC) è stato istituito un apposito portale web così da consentire alle vittime di presentare direttamente lì le loro denunce. Ed è annunciata per il 7 dicembre una lista da parte dei gesuiti della costa ovest.

    La sfida per recuperare credibilità non è affatto semplice: mentre cala ancora la percentuale di americani che si dichiarano cattolici (oggi alcuni dati parlano del 21%), una ricerca condotta dal Boston Globe (il quotidiano che nel 2002 aveva tolto il velo alla questione abusi) e dal Philadelphia Inquirer rivela che si calcolano almeno 130 vescovi che nel corso del loro servizio pastorale sono stati accusati in merito alla questione degli abusi e, nel caso di coperture e insabbiamenti, le accuse sarebbero successive al 2002.

    E intanto Paul Mones, un avvocato di New York che si occupa della difesa delle vittime da un capo all’altro della Nazione (prevalentemente tra le fila degli Scout e della Chiesa Cattolica), nel suo sito web va aggiungendo a ritmo settimanale notizie di nuove denunce, 5 solo nel mese di ottobre.

    “Purtroppo bisogna ammettere che non sono mai state prese sul serio le direttive che dovrebbero garantire la protezione dei minori”, ha dichiarato Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois autrice anche di un testo sul tema degli abusi da parte del clero.

    L’ordine del giorno dell’Assemblea, presieduta dal cardinale Di Nardo arcivescovo di Galverston-Houston e succeduto a Wuerl nella sua qualità di ex-vicepresidente, prevede, oltre ad un’intensa preghiera di riparazione e all’analisi della Lettera pastorale contro il razzismo, la discussione sulla crisi e soprattutto l’adozione di misure idonee. «Mi auguro che quando avremo finito tutti coloro che hanno invocato in queste settimane passi concreti potranno dire: “Davvero i vescovi ci hanno ascoltati”», auspica con convinzione Michael Burbidge, vescovo di Arlington in Virginia. Sul tappeto c’è la decisione in merito alla costituzione di un’apposita commissione per indagare sugli abusi e quale il coinvolgimento dei laici (c’è chi parla della presidenza a loro affidata e ad un adeguato numero di membri laici e chi invoca una commissione di laici del tutto indipendente, come richiesto, ma all’epoca poco ascoltato, già ai primi di agosto dal vescovo di Albany Edward Scharfenberger), ma si parla anche di un codice di condotta per i vescovi, che non sono soggetti a codici etici deontologici, come previsto nelle professioni, ma qui i pareri, almeno alla vigilia, sembrano contrastanti.

    Becky Ianni, leader dello SNAP, associazione in difesa delle vittime, mostra con diverse dichiarazioni tutto il suo scetticismo su quanto potrà uscire dall’Assemblea.

    Solo i prossimi giorni potranno dire in quale direzione vorrà dirigersi, comunque a testa china, la Chiesa americana.

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: rimosso il vescovo ausiliare John Jenik

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: rimosso il vescovo ausiliare John Jenik

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: rimosso il vescovo ausiliare di New York John Jenik, accusato di molestie sessuali nei confronti di un teenager. Monsignor Jenik ha negato le accuse che risalgono agli anni Ottanta.

    Il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dola, ha comunicato la decisione dell’Arcidiocesi mediante una nota stampa: “Anche se le accuse risalgono a decenni fa, il Consiglio di Revisione dei Laici ha concluso che gli elementi sono sufficienti per giudicarle credibili”. Il vescovo John Jenik è stato rimosso dai suoi incarichi pubblici.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. Denunce e accuse gravissime e pesantissime nei confronti di preti e vescovi pedofili stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, tra il silenzio assordante e quasi totale dei media italiani. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-americana-rimosso-il-vescovo-ausiliare-john-jenik/

  • Un vescovo ausiliare di New York accusato di abusi e rimosso dai suoi incarichi

    Un vescovo ausiliare di New York accusato di abusi e rimosso dai suoi incarichi

    Si tratta di monsignor John Jenik, per anni vicario nel Bronx. Lo rende noto l’arcidiocesi in una lettera del cardinale Dolan che reputa «credibili» gli elementi della denuncia

    Un vescovo ausiliare di New York, monsignor John Jenik, è stato accusato di abusi sessuali nei confronti di un adolescente e rimosso dai suoi incarichi pubblici. Lo ha annunciato la stessa Arcidiocesi di New York, attraverso il cardinale arcivescovo Timothy Dolan che ha inviato una lettera lo scorso 29 ottobre ai parrocchiani della parrocchia di Nostra Signora dei Rifugiati nel Bronx, dove il presule è stato parroco per decenni.

    Si tratta della prima denuncia contro monsignor Jenik, ha chiarito Dolan nella missiva («la lettera più difficile che ho dovuto scrivere nei 48 anni di sacerdozio», ha detto), in cui si legge: «Anche se le accuse risalgono a decenni fa, il Consiglio di Revisione dei laici ha concluso che gli elementi sono sufficienti per giudicarle credibili».

    Il caso è ora sotto la revisione della Santa Sede. Le accuse risalgono agli anni ’80 e sono state avanzate tramite l’Independent Reconciliation and Compensation Program (Ircp) dell’Arcidiocesi, organismo creato nel 2016 in seno alla chiesa newyorkese «per aiutare le vittime sopravvissute di abusi sessuali da parte di un vescovo, sacerdote o diacono ad ottenere un senso di risoluzione e guarigione per le sofferenze che hanno sopportato».

    Da parte sua il 74enne Jenik, nominato vescovo ausiliare da Dolan nel 2014, si dichiara innocente e nega ogni accusa. «Nutro il massimo rispetto sia per l’Ircp che per il Consiglio di Revisione dei laici, e so che portano un grande fardello nell’affrontare il male dell’abuso sessuale, tuttavia continuo a negare con fermezza che non ho mai abusato di qualcuno in qualsiasi momento», si legge in una lettera diffusa nei giorni scorsi.

    Ordinato sacerdote nel 1970 a New York, era stato il cardinale Edward Egan a nominare John Jenik nel 2006 come vicario del Bronx nord-occidentale. Nel 2014 Dolan lo ha poi nominato vescovo concedendogli di proseguire il suo incarico nella celebre e difficile zona della metropoli, il presule si è distinto nel corso degli anni per la lotta alla droga e alla criminalità e per la concessione di alloggi a prezzi accessibili. Insieme ad altri due ausiliari di New York, Jenik è stato il primo vescovo ad essere ordinato da Timothy Dolan dopo il suo arrivo nell’arcidiocesi nel 2009.

    Nella sua lettera ai parrocchiani, il cardinale ha esortato chiunque sia in possesso di informazioni riguardanti una cattiva condotta del vescovo a contattare il procuratore distrettuale del Bronx, così come il coordinatore per l’assistenza alle vittime dell’Arcidiocesi. «Preghiamo per tutti coloro che sono coinvolti in questo caso», si legge nel testo del porporato, «in particolare per la vittima sopravvissuta che ha avanzato l’accusa e per tutte le vittime di abusi, ovunque essi si siano verificati».

  • Pedofilia, rimosso vescovo ausiliare di New York accusato di abusi su un adolescente

    Pedofilia, rimosso vescovo ausiliare di New York accusato di abusi su un adolescente

    Monsignor John Lenik, vescovo ausiliare di New York, è stato accusato di molestie sessuali nei confronti di un teenager e rimosso dai suoi incarichi pubblici, ha annunciato l’arcidiocesi. «Anche se le accuse risalgono a decenni fa, il Consiglio di Revisione dei Laici ha concluso che gli elementi sono sufficienti per giudicarle credibili», ha detto il cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan. Monsignor Jenik ha negato le accuse che risalgono agli anni Ottanta.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/pedofilia_vescovo_new_york-4076855.html

  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Il governo americano indagherà sulla pedofilia nella Chiesa. Per la prima volta nella storia, l’inchiesta sarà centralizzata. Il primo stato a essere interessato dalla decisione del Dipartimento di Giustizia è quello della Pennsylvanya, ma non si può escludere che anche altri stati finiscano presto nel “mirino” dei federali

    Giuseppe Aloisi

    Il governo federale degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, indagherà in maniera diretta su casi di pedofilia interni alla Chiesa cattolica.

    L’inchiesta, per ora, riguarderà solo lo stato della Pennsylvanya. Non è escludibile che il disegno giudiziario si allarghi anche ad altre zone. Il rapporto reso noto questa estate ha portato alla ribalta statistiche drammatiche: sono stati migliaia i minori abusati da sacerdoti nel corso di settant’anni. Da Pittsburgh a Philadelphia, passando per Scranton, Erie, Greensburg, Allentown e Harrisburg.

    Dopo lo scoppio dello scandalo, altri stati confederati, tra cui quello dei New York, hanno danno vita a indagini interne, ma per sette delle otto diocesi di quel territorio del Nord Est, l’esecutivo di Washington ha deciso di prendere in mano la situazione chiedendo l’accesso agli atti: una novità assoluta. Qualche fonte sostiene che anche l’ottava sia destinata al coinvolgimento. La notizia è stata confermata da fonti ecclesiastiche: “La diocesi di Pittsburgh – ha detto il portavoce, padre Vaskov – ha ricevuto il mandato dal Dipartimento di giustizia e coopererà con le indagini sugli abusi”. Le violenze, stando al dossier del Gran Giury, sarebbero state effettuate da 301 consacrati. Ma il clamore è derivato pure dall’esistenza di un presunto sistema: insabbiamenti degli alti prelati e trasferimenti dei responsabili in altre parrocchie, nel caso il quadro venisse confermato, aggiungerebbero dettagli gravi a un panorama già agghiacciante.

    Uno degli ecclesiastici coinvolti nel rapporto, stando pure a quanto si legge sul blog di Aldo Maria Valli, è il cardinale Donald Wuerl, dimessosi qualche giorno fa dall’arcivescovato della capitale statunitense e tirato in ballo per accuse di mala gestione. Il porporato era stato anche contestato da un fedele, che aveva gridato “Vergogna!”, durante una celebrazione in Basilica. Wuerl ha parlato con Papa Francesco e poi ha optato per rinunciare al suo incarico. Bergoglio ha convocato per il prossimo febbraio una riunione straordinaria di tutti gli episcopati del mondo, ha ‘scardinalato’ un altro americano, Theodore McCarrick, e sta proseguendo con la linea della “tolleranza zero”. L’ultima decisione presa dal papa in riferimento a episodi di abuso potrebbe allarmare più di qualche accusato: il Santo Padre ha di fatto bypassato il processo canonico destituendo dallo stato clericale due vescovi cileni. In Vaticano non sembrano più disposti ad accettare alcunché. La “svolta” è arrivata pure in concomitanza con l’emersione di un altro scandalo, quello riguardante il citato McCarrick, che ora vive in preghiera e penitenza in un convento gestito dai cappuccini, nel Kansas.

    Tornando all’inchiesta federale, bisognerà attendere di comprendere le ragioni alla base di questa mossa. La situazione della Chiesa cattolica in America si sta complicando. I fedeli americani, come raccontato da Rod Dreher in questa intervista, sono molto “arrabbiati” con le gerarchie cattoliche. Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato che Francesco è la persona “migliore” per far fronte a questo macro-scandalo. Ma negli Stati Uniti sono in molti a chiedere che questi casi vengano indagati e giudicati con sempre maggiore frequenza da tribunali laici. La giustizia federale potrebbe accertare l’esistenza di un fenomeno strutturale.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-ora-indaga-governo-americano-1590243.html?mobile_detect=false

  • Fbi indaga su abusi in diocesi Stato N.Y

    Fbi indaga su abusi in diocesi Stato N.Y

    Inchiesta partita dalle accuse di una donna di Buffalo

    (ANSA) – WASHINGTON, 19 OTT – Un’indagine federale per verificare casi di pedofilia che coinvolgono alti prelati sarebbe stata avviata anche sulla diocesi di Buffalo, nello stato di New York. L’Fbi, secondo quanto riportano la Cbs e The Buffalo News, starebbe indagando su un sospetto “traffico di minori attraverso i confini dello stato al fine di compiere abusi sessuali”. L’iniziativa sarebbe partita da una donna che accusa di essere stata abusata da un sacerdote della diocesi nei primi anni ’80. Lo stato di New York aveva già avviato un’indagine su tutte le sue otto diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/10/19/fbi-indaga-su-abusi-in-diocesi-stato-n.y_f9b09782-c17c-4de2-b6a8-9dccc6213938.html