Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, maxi indennizzo da diocesi NY

    Pedofilia, maxi indennizzo da diocesi NY

    A quattro ragazzi violentati da un insegnante di religione

    (ANSA) – NEW YORK, 19 SET – La diocesi di Brooklyn ha pagato a quattro giovani vittime di abusi da parte di un insegnante di religione 27,5 milioni di dollari. Il risarcimento è uno dei più ingenti nella storia dello scandalo degli abusi della chiesa cattolica americana. L’accordo extragiudiziario è stato raggiunto due settimane dopo l’annuncio di un’inchiesta civile dell’Attorney general dello Stato di New York sulle molestie sessuali dei preti ed eventuali coperture. A molestare ripetutamente i quattro ragazzi era stato Angelo Serrano, oggi 67 anni, un insegnante laico di religione presso la parrocchia St. Lucy’s-St. Patrick a Clinton Hill, un quartiere di Brooklyn.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/09/19/pedofilia-maxi-indennizzo-da-diocesi-ny_35c023e4-0c20-4ff4-b42c-b5f6fb5b2876.html

  • Caso McCarrick: abusi e clericalismo. I dubbi sulla nomina

    Caso McCarrick: abusi e clericalismo. I dubbi sulla nomina

    In attesa dei chiarimenti sul dossier Viganò emergono nuovi particolari sulla designazione dell’arcivescovo a Washington: il cardinale O’Connor si oppose alla sua promozione

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Nel dialogo con i gesuiti in Irlanda, Francesco è tornato a parlare dell’origine degli abusi sessuali, individuandola nel clericalismo. «L’elitismo, il clericalismo – ha detto il Papa – favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza». Parole che si applicano perfettamente al caso di Theodore McCarrick, il cardinale molestatore di seminaristi e abusatore di ragazzi, che Francesco ha pesantemente sanzionato obbligandolo a ritirarsi in una casa e togliendogli la porpora dopo l’emergere di una denuncia di abuso su un minore. Un caso che mette in discussione i meccanismi delle nomine episcopali negli ultimi trent’anni, come rivelano nuovi particolari sulle autorevoli opposizioni alla nomina a Washington del wojtyliano liberal McCarrick nell’anno 2000: tra queste va annoverata quella del cardinale John Joseph O’Connor, un altro porporato wojtyliano, morto ad ottant’anni già compiuti come arcivescovo di New York.

    I gruppi politico-mediatici e i giornalisti che hanno collaborato con l’ex nunzio Carlo Maria Viganò a scrivere, aggiustare e poi a divulgare il “comunicatoˮ con la clamorosa richiesta delle dimissioni del Pontefice, insistono da settimane a dire che il problema nella Chiesa non sono gli abusi sui minori ma l’omosessualità. L’affermazione viene ripetuta dai supporter palesi e occulti di Viganò ed è sostenuta da molti “influencerˮ della blogosfera conservatrice soprattutto italiana, attivi da mesi nella martellante campagna contro la partecipazione del gesuita James Martin all’incontro delle famiglie di Dublino. Ma è davvero così? Davvero la radice, l’origine del problema degli abusi è l’omosessualità dei preti? Le statistiche ci dicono che una parte consistente delle violenze sui minori vedono come vittime ragazzi maschi adolescenti. Non è un mistero che siano esistite in passato, ed esistano, “lobby gayˮ che agiscono come cordate. Papa Francesco, sulla scia dei documenti più recenti della Santa Sede, ha ricordato ai vescovi di non far entrare nei seminari persone con tendenze omosessuali radicate. Detto ciò, resta la domanda: hanno ragione quelli che oggi si sbracciano minimizzando gli abusi sui minori – come se si trattasse di un problema secondario – per puntare tutto sull’omosessualità?

    Uno sguardo senza pregiudizi alla triste vicenda di McCarrick mostra esattamente il contrario. Nonostante gli “editoriˮ di Viganò cerchino di ridurre tutto all’orientamento e alla pratica sessuale del vescovo molestatore, le testimonianze degli ex seminaristi delle diocesi di Metuchen e Newark descrivono una storia ben diversa. Anche il caso McCarrick infatti il problema è il clericalismo, l’abuso di potere e di coscienza, che viene prima dell’abuso sessuale ed è commesso da persone – sacerdoti o vescovi – che mai possono essere considerati alla pari delle loro vittime, sulle quali esercitano un’influenza e spesso una forma sottile o palese di ricatto. Questo appare con ogni evidenza nel caso dei bambini e dei ragazzi. Ma può accadere anche con persone adulte più o meno vulnerabili, senza con questo voler mettere le due situazioni sullo stesso livello.

    Il disastro McCarrick – al netto delle risultanze ancora non emerse riguardo alla sua innegabile abilità di collettore di denaro che non lasciva certo indifferenti i suoi alti referenti vaticani fin dagli anni Novanta – è un evidente caso di abusi psicologici, abusi di potere, di coscienza e sessuali. Trattato troppo a lungo soltanto come un caso di pratica omosessuale. No, McCarrick non aveva relazioni omosessuali. Molestava e abusava i seminaristi in nome del suo potere episcopale, facendo loro intendere che andare al mare con lui e sottostare alle sue attenzioni era un passaggio obbligatorio per essere da lui meglio conosciuti e per arrivare all’ordinazione sacerdotale.

    È già stato rivelato che negli Stati Uniti vi fu, tra gli altri, un autorevolissimo oppositore alla promozione di McCarrick a Washington. Si tratta del cardinale John Joseph O’Connor, arcivescovo di New York dal 1984 al marzo 2000, quando morì ancora in carica tre mesi dopo aver compiuto ottant’anni a causa di un tumore al cervello. O’Connor, arrivato nella Grande Mela dopo la partenza di McCarrick, aveva accesso alle informazioni dell’archivio della diocesi dove il futuro cardinale molestatore aveva vissuto e operato a lungo. Ed è possibile che avesse avuto qualche sentore delle abitudini dell’arcivescovo della confinante diocesi Newark.

    O’Connor venne consultato per la “provvistaˮ della diocesi di Washington, nonostante fosse gravemente malato? Difficile ipotizzare il contrario. C’è da domandarsi se nel manifestare questa sua opposizione – si può supporre sotto forma di lettera riservata, come accade in questi casi – O’Connor abbia fatto esplicita menzione al problema degli abusi sessuali di McCarrick con i seminaristi. O se si sia limitato, diplomaticamente, a far intendere che c’erano fondate ragioni per non promuoverlo senza però renderle esplicite.

    La nomina di McCarrick venne pubblicata sei mesi e mezzo dopo la morte di O’Connor, avvenuta il 3 maggio 2000, quando l’arcivescovo di Washington fino a quel momento in carica, il cardinale James Aloysius Hickey, aveva già compiuto ottant’anni. L’ex nunzio Viganò ricorda che l’allora Prefetto della Congregazione dei vescovi Giovanni Battista Re, si era opposto alla nomina perché McCarrick sarebbe stato soltanto il 14° nella lista dei candidati. All’origine di questi dubbi e opposizioni c’erano forse dei sospetti sui suoi abusi? Ancora, Viganò fa ricadere tutta la responsabilità della promozione di McCarrick sul Segretario di Stato Angelo Sodano, quando è ben noto come allora non fosse certamente nelle sue mani tutto il potere riguardo alle nomine.

    L’ex nunzio bel suo dossier finisce infatti per passare Giovanni Paolo II come un malato incapace di intendere e di volere, ben cinque anni prima della sua morte. Una evidente falsificazione della realtà. Ma ad attirare ancora di più l’attenzione, nella ricostruzione offerta da Viganò, tra le decine di personaggi che elenca accusandoli di coperture (senza fornire prove), come è già stato da più parti notato, è l’assenza del nome di Stanislao Dziwisz, segretario particolare di Papa Wojtyla, all’epoca già vescovo (sarà promosso arcivescovo di Cracovia nel 2005 ed elevato al cardinalato nel 2006). C’è da appurare se il parere negativo di O’Connor, l’uomo più vicino a Papa Wojtyla negli Stati Uniti, sia arrivato a destinazione. E se così fosse, come ha fatto McCarrick a convincere “l’appartamentoˮ (termine allora usato per indicare lo strettissimo entourage del Pontefice) che le voci su di lui erano soltanto delle calunnie?

    Infine, un altro particolare riguardante non la nomina, ma la rinuncia di McCarrick. Come abbiamo visto, il predecessore Hickey era rimasto in carica fino agli ottant’anni compiuti, mentre il successore Donald Wuerl sta per compierne 78. Che cosa accadde con McCarrick? Secondo quanto risulta a Vatican Insider, il cardinale molestatore al compimento dei 75 anni, il 7 luglio 2005, dopo aver presentato le dimissioni di rito, avrebbe ottenuto una proroga di due anni, come peraltro avveniva abitualmente, almeno per i cardinali arcivescovi in buona salute. Tra l’altro, essendo arrivato a Washington già settantenne, McCarrick nel momento in cui compie l’età canonica della rinuncia, aveva guidato la diocesi soltanto per quattro anni e mezzo. Eppure il porporato non completa i due anni di proroga. Benedetto XVI accetta le sue dimissioni e lo solleva dall’incarico il 16 maggio 2006, otto mesi dopo quel compleanno.

    È possibile che questa decisione sia legata all’affiorare delle denunce che portano ai risarcimenti nelle diocesi di Metuchen e Newark? Di certo c’è che l’anno successivo, nel 2007, McCarrick riceve la prima “richiestaˮ (richiesta, non sanzione canonica) da parte del Papa, trasmessagli dal nunzio Pietro Sambi, che lo invita a lasciare il seminario e a fare vita ritirata di preghiera. Com’è noto, anche su questo punto la memoria di Viganò si è dimostrata fallace: il porporato molestatore ha continuato a fare la vita di prima, ha continuato a viaggiare in Vaticano e non ha tenuto conto della raccomandazione di Papa Ratzinger durante i successivi cinque anni del suo pontificato. Lo stesso ex nunzio che oggi chiede le dimissioni di Francesco (cioè del Papa ha levato la porpora a McCarrick) ha più volte incontrato e celebrato con il cardinale abusatore elogiandolo anche in pubblico.

  • Wuerl scrive ai preti: vado dal Papa a discutere della mia rinuncia

    Wuerl scrive ai preti: vado dal Papa a discutere della mia rinuncia

    Il cardinale arcivescovo di Washington, 77 anni, è al centro di polemiche dopo la pubblicazione del report sugli abusi in Pennsylvania e il dossier Viganò

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Nell’incontro che ha avuto con Papa Francesco nei giorni scorsi era stato invitato a discutere con franchezza della situazione con i suoi sacerdoti. Ora il cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington, 78 anni il prossimo novembre, martedì 11 settembre 2018 ha scritto nuovamente ai preti della sua diocesi annunciando loro che intende recarsi nuovamente a Roma nell’immediato futuro per discutere con il Pontefice l’accettazione della sua rinuncia.

    Wuerl, nominato arcivescovo di Washington da Benedetto XVI nel 2006, dopo l’accettazione della rinuncia dell’allora cardinale Theodore McCarrick – molestatore di seminaristi ora pesantemente sanzionato da Papa Francesco a seguito di una fondata denuncia per abuso su un minore avvenuta a New York nei primi anni Settanta – ha già presentato le dimissioni nel novembre 2015, al compiere 75 anni.

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania, pubblicato a metà agosto, lo chiama in causa per non aver agito correttamente nei confronti di alcuni preti pedofili negli anni in cui era vescovo di Pittsburg, anche se gli viene riconosciuto di aver agito bene in altri casi. Il report contiene le storie di 301 preti abusatori e di almeno un migliaio di vittime, crimini avvenuti in un arco temporale di settant’anni nelle diocesi dello stato nordamericano. Dopo la sua pubblicazione è cresciuta non soltanto nell’opinione pubblica, ma anche tra il clero della diocesi di Washington, l’onda lunga della richiesta di rinunciare. Wuerl è tra coloro che vengono presi di mira anche dal dossier firmato da Carlo Maria Viganò, il “comunicatoˮ scritto con il quale l’ex nunzio chiede le dimissioni di Papa Francesco. Secondo Viganò Wuerl non ha agito come doveva nei confronti del predecessore McCarrick.

    Nei giorni scorsi Wuerl è stato ricevuto riservatamente dal Papa e l’udienza non è comparsa tra quelle pubblicate. L’esito dell’incontro è stato l’invito a un discernimento comune con il clero diocesano. Tornato a Washington, Wuerl ha incontrato un centinaio di sacerdoti, alcuni dei quali hanno fatto interventi molto critici.

    Della udienza riservata, non riportata nell’agenda ufficiale del Pontefice pubblicata dalla Sala Stampa vaticana, ha dato notizia lo stesso cardinale nell’incontro con i preti, durante il quale ha confidato appunto di aver chiesto consiglio al Pontefice se consultarsi con loro sul suo futuro.

    Ieri una nuova lettera al clero, con la quale il porporato statunitense annuncia un ulteriore viaggio a Roma per discutere con il Papa della sua ormai imminente rinuncia. «Lunedì 3 settembre, prima della nostro annuale evento per il Labor Day, abbiamo avuto l’opportunità di pregare insieme e, come mi era stato richiesto dal nostro Santo Padre Papa Francesco, di discernere quale fosse per me la migliore decisione da prendere mentre affrontiamo nuove rivelazioni sull’estensione dell’orrore degli abusi clericali sui minori e dei fallimenti dei vescovi nel sorvegliare».

    «Il problema – continua Wuerl – è come iniziare in modo efficace un percorso per raggiungere un nuovo livello di guarigione per i sopravvissuti che hanno sofferto così tanto, e per i fedeli che sono a noi affidati e che sono stati anch’essi feriti dalla vergogna di queste azioni terribili, e hanno dei dubbi riguardo alla capacità del loro vescovo di gestire in modo adeguato la situazione».

    «È chiaro che una mia decisione – prima piuttosto che poi – è un aspetto essenziale perché questa Chiesa diocesana che tutti noi amiamo possa andare avanti. Come frutto del nostro discernimento intendo andare presto a Roma a incontrare il nostro Santo Padre a proposito della rinuncia che ho presentato quasi tre anni fa, il 12 novembre 2015».

    http://www.lastampa.it/2018/09/12/vaticaninsider/wuerl-scrive-ai-preti-vado-dal-papa-a-discutere-della-mia-rinuncia-qEzfTPpmBSaazwkXGkwPBK/pagina.html

  • Negli Usa la macchia si espande. Anche il Kentucky vuole un grand jury sulla pedofilia nella Chiesa

    Negli Usa la macchia si espande. Anche il Kentucky vuole un grand jury sulla pedofilia nella Chiesa

    L’attorney general chiede che indaghi sulle accuse al clero cattolico, seguendo l’esempio della Pennsylvania. In New Jersey in tilt linea di denunce

    Dal Kentucky, lo Stato americano teatro anni fa di una clamorosa battaglia legale che minacciò di portare in tribunale Benedetto XVI e il Vaticano, arriva un nuovo affondo nella crisi della pedofilia. L’attorney general statale, Michael Brown, vuole costituire un gran giurì che indaghi sulle accuse di molestie al clero cattolico.

    Brown si è consultato con Josh Shapiro, il collega della Pennsylvania dove a metà agosto lo scandalo della pedofilia è riesploso con accuse di mille vittime a oltre 300 sacerdoti predatori: “Vogliamo garantire che anche chi si è rivolto al nostro ufficio riceva giustizia”, ha detto Brown rivolgendosi a tutte e quattro le diocesi: Louisville, Covington, Lexington e Owensboro. Nel 2004 tre ex chierichetti molestati avevano fatto causa alla Santa Sede sostenendo che preti e vescovi in tutto il mondo erano “dipendenti” del Papa. La causa era rientrata sei anni dopo quando le vittime avevano ritirato la denuncia.

    Costata finora oltre tre miliardi di dollari alle casse della Chiesa, la crisi ha mandato in bancarotta dal 2001 una ventina tra diocesi e ordini religiosi. Nella sua nuova versione, ad alimentare le fiamme sono stati leader della destra cattolica che ne hanno fatto uno strumento nelle campagne contro la svolta progressista impressa alla Chiesa da papa Francesco. Solo qualche giorno fa, in una una intervista da Roma alla Reuters, l’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, ha suggerito la creazione un tribunale indipendente che affronti tutti gli aspetti dello scandalo: qualcosa che lo stesso Bannon, che è cattolico e a Roma ha incontrato Benjamin Harnwell, il capo del think tank conservatore Dignitatis Humanae Institute, starebbe cercando di organizzare in contatto con “gente importante” negli Usa.

    Prima del Kentucky erano sei gli Stati che hanno deciso di indagare sulla crisi 2.0: la scorsa settimana New York e New Jersey si erano uniti a Illinois, Missouri, New Mexico e Nebraska, mentre la Florida sta valutando se seguirne l’esempio.

    In New Jersey, una speciale linea telefonica creata dall’Attorney General Gurbir Grewal per raccogliere nuove denunce è andata in tilt per il numero delle chiamate. “Vogliamo andare a fondo. Lo dobbiamo alle vittime e ai residenti per far sì che non ci siano più cover up”, ha detto Grewal alla National Public Radio sottolineando l’importanza di tali canali per le segnalazioni, in New Jersey e in altri Stati: “Gli abusi, sulla base di quello che è stato identificato in Pennsylvania, non erano limitati al Nord Est”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/11/negli-usa-la-macchia-si-espande-anche-il-kentucky-vuole-un-grand-jury-sulla-pedofilia-nella-chiesa_a_23523955/

  • Abusi, i vertici dei vescovi Usa incontreranno il Papa giovedì 13 settembre

    Abusi, i vertici dei vescovi Usa incontreranno il Papa giovedì 13 settembre

    Udienza in Vaticano dopo gli scandali con il presidente della Conferenza episcopale DiNardo, il vicepresidente Gómez, il segretario Bransfield. Presente il cardinale O’Malley 

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Sulla scia dello scandalo abusi che sta scuotendo in queste settimane la Chiesa statunitense, Papa Francesco riceverà il prossimo giovedì 13 settembre, a mezzogiorno, i vertici della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Lo conferma il portavoce vaticano Greg Burke con una nota diffusa in serata, in cui spiega che nel Palazzo Apostolico saranno ricevuti dal Papa il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti d’America, insieme al cardinale Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Saranno presenti anche monsignor José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles, vicepresidente della medesima Conferenza episcopale, e il segretario generale monsignor Brian Bransfield.

    Nei giorni scorsi la stampa statunitense aveva riportato che il cardinale DiNardo aveva chiesto tempo fa udienza al Papa. La Chiesa degli Stati Uniti è stata confrontata nelle scorse settimane dapprima con il rapporto del Gran Giurì della procura della Pennsylvania, che ha indagato sugli abusi compiuti in sei delle otto diocesi dello Stato negli ultimi settant’anni, poi con l’apertura delle indagini da parte della Procura nelle otto diocesi dello Stato di New York, e infine con lo scandalo del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington oggi 88enne, trovato colpevole di abusi sessuali a danno di un minore e di diversi seminaristi maggiorenni compiuti nei decenni passati, al centro del “comunicato” dell’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò.

    Da oggi fino a mercoledì prossimo il Papa è riunito nella periodica riunione con i nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa cattolica mondiale. Del cosiddetto C9 fa parte un altro cardinale statunitense, l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori che ha svolto la sua plenaria a Roma da venerdì scorso a ieri. La riunione, che si è aperta con le testimonianze di una donna dell’America Latina che da bambina è stata abusata da un sacerdote e della madre di due vittime adulte provenienti dagli Stati Uniti.

    «Le domande che sono emerse negli ultimi mesi», è la conclusione della plenaria riportata in un comunicato diramato domenica sera, «non solo pongono l’attenzione sulla serietà della questione degli abusi, rappresentano anche l’opportunità per porre l’attenzione di tutti sugli strumenti di prevenzione al fine di rendere il futuro diverso dal nostro passato. Il nostro punto di partenza non è indagare i casi particolari ma prevenire per il futuro».

    http://www.lastampa.it/2018/09/10/vaticaninsider/abusi-i-vertici-dei-vescovi-usa-incontreranno-il-papa-nei-prossimi-giorni-4NgFvf3AjeCRhJxmVPyqSP/pagina.html

  • FRANCESCO TOLGA IL VELO AL DOSSIER DI RATZINGER

    FRANCESCO TOLGA IL VELO AL DOSSIER DI RATZINGER

    Il Papa starebbe preparando un documento per dimostrare che gli abusi di McCarrick vennero insabbiati prima della sua elezione. Se vuole fare chiarezza, pubblichi anche il rapporto di Ratzinger sui gruppi di potere Lgbt, che avrebbe portato alle sue dimissioni

    di Maurizio Belpietro

    Francesco ha deciso di passare al contrattacco, scrive Il Fatto Quotidiano. Il Papa non ci sta a passare per colui che insabbiò lo scandalo del cardinale Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo di Washington che secondo l’accusa lanciata dall’ex nunzio apostolico in America fu per anni predatore seriale di seminaristi. Dunque, di fronte alla documentata ricostruzione dei fatti portata da Carlo Maria Viganò e pubblicata in esclusiva mondiale dalla Verità, il Pontefice avrebbe dato ordine di preparare una puntigliosa risposta, anzi, scrive Carlo Tecce, un dossier, per ribattere punto su punto. La strategia del silenzio e della preghiera sostenuta dal Santo Padre per arginare le reazioni al memoriale dell’ex nunzio evidentemente non ha funzionato.  Negli Stati Uniti molti vescovi ritengono necessaria una risposta a Viganò, non soltanto perché il documento da lui redatto è circostanziato da nomi e date, ma anche perché sono ancora fresche le accuse del New York Times al cardinal McCarrick, dunque far finta di nulla, tacere e pregare mentre sono aperte anche delle indagini di varie Procure, non sembra la soluzione migliore. Come segnalavamo ieri, più che un gesto di umiltà potrebbe apparire una scelta di omertà.

    Dunque, meglio fornire una versione ufficiale. Il Papa perciò vorrebbe sapere chi ricevette le segnalazioni sui comportamenti sessualmente inappropriati di McCarrick e perché non fece nulla. Che i rapporti siano giunti in Vaticano ormai è certo. Prova ne sia che come abbiamo scritto ieri uno degli accusatori del cardinale di Washington ha mostrato una lettera del sostituto della Segreteria di Stato, il cardinale Leonardo Sandri, in cui si fa esplicito riferimento a quanto accaduto in seminario. Perché la Santa sede non si attivò? L’obiettivo di Bergoglio è chiaro. Visto che l’arcivescovo Viganò accusa direttamente lui, sostenendo di avergli rivelato nel giugno del 2013 l’esistenza di un dossier sul “corruttore di seminaristi”, il Papa intende svelare gli altarini precedenti, cioè quando i Pontefici erano Karol Wojtyla e Benedetto XVI.

    La strategia di dimostrare che l’insabbiamento del caso McCarrick è cominciata prima della sua ascesa al soglio di Pietro certo ha un senso. Lo stesso ex nunzio apostolico ne parla nel suo memoriale, facendo i nomi dei precedenti Segretari di Stato, tra i quali cardinali  Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, oltre a molti altri. Secondo Viganò il cardinale di Washington avrebbe goduto per anni di alte coperture e questo gli avrebbe consentito di agire indisturbato, sfruttando anche le relazioni con una lobby gay molto forte all’interno della Chiesa.

    Ora papa Francesco vuole far predisporre un dossier su quanto accaduto e sull’insabbiamento delle accuse a McCarrick? Bene. Come abbiamo scritto a più riprese, in questi casi la trasparenza è la miglior strategia, perché panni come questi non si lavano in casa, come sembrava lasciar intendere in un primo momento la scelta del silenzio. Tuttavia ci permettiamo un modesto consiglio: rivelare le connivenze che hanno garantito anni di impunità è giusto, però nella confessione dell’ex nunzio non si parla solo di McCarrick, ma anche della lobby che condiziona il Vaticano e le sue decisioni. Viganò scrive che papa Benedetto XVI avviò un’indagine, affidandola a tre cardinali che operarono in gran segreto. I risultati di quell’inchiesta condotta da Juliàn Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi furono consegnati personalmente da Ratzinger a Bergoglio il giorno del passaggio di consegne a Castel Gandolfo e il Pontefice li custodirebbe personalmente in Vaticano. Che cosa c’è di così esplosivo in quel dossier? Come mai a volte se ne parla lasciando capire che proprio quell’indagine sarebbe all’origine delle dimissioni di Benedetto XVI?

    Fare chiarezza sul caso McCarrick è giusto ed è ciò che chiedevamo sin dal giorno della pubblicazione del memoriale di Carlo Maria Viganò. Ma fermarsi alle accuse al cardinale di Washington sarebbe sbagliato. Francesco è il Papa della trasparenza, colui che chiede scusa per gli abusi sui minorenni commessi da sacerdoti? Colui che vuole rompere con il passato? Ottimo. A questo punto faccia alzare il velo che copre altri scandali, rendendo pubblico il dossier ricevuto da Benedetto XVI. L’ora della verità è giunta e rinviarla sarebbe non solo sbagliato, ma pericoloso, perché una grande ombra offuscherebbe il messaggio di pace e trasparenza del Pontefice.

    (trascrizione da La Verità del 10 settembre 2018)

  • Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

    Padre Bonifacio Ramsey, in questa intervista a Helise Harris, ci racconta tutti i suoi tentativi, fatti nell’arco di trenta anni, di fermare l’ex card. Theodore McCarrick, l’abusatore seriale. Purtroppo, tutti questi tentativi si sono dimostrati vani perché sue lettere sono rimaste sempre senza risposta.

    Riporto ampi stralci dell’intervista, nella mia traduzione.

    Padre Bonifacio Ramsey, l’uomo che quasi 20 anni fa ha segnalato i misfatti sessuali dell’ex cardinale Theohdore McCarrick, ha detto che la Chiesa, pur avendo finalmente agito, non ha fatto abbastanza.(…)

    In un’intervista telefonica con Crux, Ramsey ha detto che “una cosa buona sarebbe laicizzare McCarrick. Mi sembra un modo molto importante per dimostrare che il Papa e tutti gli altri sono seri. Sarebbe un segnale così formidabile della serietà con cui stanno affrontando la questione”.

    Mentre le voci sulla cattiva condotta sessuale di McCarrick con i seminaristi erano note da anni, la notizia delle accuse di abusi sui minori è stata resa pubblica solo a giugno, a seguito di un’indagine interna sulle accuse da parte dell’arcidiocesi di New York e dei successivi articoli del New York Times.

    Papa Francesco in luglio ha tolto la berretta cardinalizia a McCarrick, escludendolo dal Collegio dei Cardinali. Tuttavia, Ramsey ha detto che togliere la berretta rossa “non è niente”, e molto deve essere fatto.

    “Hanno ridotto allo stato laicale i sacerdoti per questo, perché non possono ridurre allo stato laicale McCarrick? (…)

    Da giugno, e specialmente dopo la pubblicazione, il 26 agosto, di una dichiarazione dell’ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, che affermava che Papa Francesco sapeva della cattiva condotta di McCarrick e non ha fatto nulla, “sembra che tutti si stiano agitando”, ha detto Ramsey. (…)

    Ex domenicano, Ramsey ha fatto parte della facoltà del seminario dell’Immacolata Concezione presso la Seton Hall University nel New Jersey durante il periodo di McCarrick come arcivescovo di Newark, dal 1986 al 2000. Ha detto di aver sollevato le prime preoccupazioni al rettore del seminario alla fine degli anni Ottanta dopo aver sentito i seminaristi raccontare come McCarrick condivideva un letto con loro durante le visite notturne presso la sua casa sulla spiaggia.

    “Questo è qualcosa che tutti in seminario sapevano”, ha detto Ramsey, spiegando che all’epoca non sapeva che la cattiva condotta rientrasse nella categoria delle molestie, “Sapevo solo che era sbagliato”.

    Ramsey ha detto che il rettore riconosceva che il comportamento di McCarrick era preoccupante e credeva che qualcosa andasse fatto, ma non è successo nulla.

    “Una specie di intrigo sessuale continuava ad accadere”, ha detto, spiegando che pochi anni dopo, intorno al maggio 1992 o 1993, fu cacciato dalla “voting faculty” del seminario, che autorizza i seminaristi ad avanzare per l’anno successivo, dopo che aveva criticato un seminarista che aveva commesso un comportamento di abuso sessuale con altri seminaristi.

    Dopo le lamentele di Ramsey, questo seminarista, che era vicino a McCarrick, fu espulso dal seminario. Quando Ramsey tornò al campus dopo le vacanze estive, fu informato dal rettore che era stato rimosso dalla “voting faculty” perché “McCarrick sa che non sei d’accordo con lui su certe cose”. Il rettore, ha detto, citava specificamente il seminarista che era stato espulso.

    Quando Ramsey confidò le sue preoccupazioni all’Arcivescovo Thomas Kelly di Louisville, morto nel 2011, Kelly, ha detto, gli disse che non si poteva fare nulla, perché McCarrick “era il capo”, e “ti darebbe un calcio nelle parti basse se ti avvicinassi a lui” per (chiedere chiarimenti) sull’essere stato rimosso dalla “voting faculty”.

    Kelly, ha detto Ramsey, alludeva al comportamento di McCarrick con gli uomini, e diceva: “sappiamo tutti” di quella volta che McCarrick aveva preso un giovane dall’aeroporto, e quell’uomo era il seminarista che era stato espulso. Ramsey ha detto di aver preso il commento “sappiamo tutti” nel senso che tutti i vescovi erano almeno in qualche misura consapevoli del comportamento di McCarrick.

    Ramsey ha detto che dopo la conversazione, mantenne le sue preoccupazioni per lo più per sé stesso e non parlò a nessuno sulla situazione della facoltà del seminario, “ma tutti dovevano sapere della questione”. (…)

    Ramsey ha detto di aver finalmente deciso di scrivere una lettera che descriveva in dettaglio la cattiva condotta di McCarrick all’ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, nel 2000, quando McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington. Ha detto di essere stato in contatto con Montalvo, che lo esortò a inviare la lettera nonostante i suoi dubbi. Tuttavia, anche se la sua lettera venne ricevuta, Ramsey ha detto di non essere mai stato contattato a riguardo.

    Rivolse nuovamente le sue preoccupazioni al cardinale Edward Egan, allora arcivescovo di New York, nel 2004, dopo aver lasciato l’ordine domenicano per diventare sacerdote diocesano a New York. I due si incontrarono per una conversazione casuale, disse, e ad un certo punto McCarrick si avvicinò.

    Quando confidò le sue preoccupazioni su McCarrick, “Il cardinale Egan chiaramente non voleva sentirne parlare”, ha detto Ramsey. “Sapeva esattamente di cosa stavo parlando. Vedendo come aveva reagito, sapeva esattamente quello che stavo dicendo, e non voleva perseguire sull’argomento”.

    Ramsey ha poi scritto al giornalista Joe Feuerherd nel 2005 dopo aver letto un articolo che Feuerherd aveva pubblicato su McCarrick. Il giornalista, ha detto Ramsey, aveva sentito le stesse voci sul comportamento di McCarrick con i seminaristi, ma non era stato in grado di verificarle, quindi “questo è qualcosa che tutti conoscevano, e ci volle una persona, il ragazzo che fu abusato da bambino, per aprire il vaso di Pandora”.

    Nel 2015, Ramsey decise di scrivere l’ennesima lettera che descriveva in dettaglio le sue preoccupazioni al cardinale Sean O’Malley di Boston, che è il presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori (quella istituita da papa Francesco il 22 marzo 2014, ndr), dopo che era rimasto turbato quando vide McCarrick partecipare alla Messa funebre del card. Egan a New York.

    “Ho pensato dentro di me, cosa ci fa ancora questo tizio in giro? Non sanno tutti della questione? E’ una persona ripugnante“, ha detto Ramsey, spiegando che la risposta che ricevette dalla Commissione (per la Protezione dei Minori) fu che la cattiva condotta di McCarrick non rientrava nelle competenze della Commissione, dato che le accuse di abusi su minori non erano ancora venute alla luce pubblicamente, e gli fu chiesto di indirizzare la questione altrove.

    “La mia carriera è piena di persone che non rispondono alle lettere, o non rispondono nel modo giusto“, ha detto.

    Dopo che le notizie della lettera del 2015 di Ramsey divennero di pubblico dominio, il card. O’Malley (come detto, in qualità di Presidente della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, ndr) all’inizio di questo mese ha rilasciato una dichiarazione pubblica con la quale si scusava per non essere riuscito ad agire sulla base delle preoccupazioni sollevate, tuttavia, Ramsey ha detto che non è mai stato contattato direttamente al riguardo.

    O’Malley “avrebbe dovuto mettersi in contatto con lui prima di inviare una dichiarazione pubblica,” Ramsey ha detto, spiegando che ha ricevuto una lettera formale dal cardinale (O’Malley) solo dopo che Ramsey gli aveva scritto per dirgli che fare una dichiarazione senza prima contattarlo era un disastro dal punto di vista delle pubbliche relazioni.

    Il ruolo di Ramsey come informatore di lunga data sul caso McCarrick non è stato reso pubblico fino a quest’estate, quando il New York Times ha riferito di presunti abusi sui minori da parte di McCarrick.

    Da allora, Ramsey ha detto che solo due degli ex seminaristi da lui seguiti a Newark lo hanno contattato, e che nessuno della gerarchia ecclesiastica, compreso il suo arcivescovo, il cardinale Timothy Dolan di New York, lo ha contattato per le sue lamentele o il ruolo che ha svolto nel tentativo di fermare McCarrick per quasi 30 anni.

    Per quanto riguarda la dichiarazione di 11 pagine di Viganó, secondo cui nel 2008 Benedetto XVI avrebbe imposto sanzioni private contro McCarrick, e che Papa Francesco le ha soppresse o ignorate, considerando McCarrick come confidente e consigliere della Chiesa statunitense, Ramsey ha detto di essere “scioccato” dalla lettera.

    Mentre crede che le accuse fondamentali sollevate da Vigano meritino di essere prese sul serio, Ramsey ha detto che si oppone all’immagine che Vigano dipinge di una vasta “rete gay” che opera all’interno della Chiesa, definendo l’affermazione “ridicola”. (…)

    “C’è una parte significativa del clero che è omosessuale, e di questa, c’è una parte significativa che è casta e che cerca di essere casta”, ha detto, aggiungendo che “non ho problemi con persone che ogni tanto cadono”. (…)

    Fonte: Crux Now

    Ramsey: ho cercato di fermare l’ex card. McCarrick per 30 anni, ma nessuno mi ha ascoltato. Ecco la storia.

  • Abusi, stop imprese Usa donazioni S.Sede

    Abusi, stop imprese Usa donazioni S.Sede

    Legatus aveva raccolto 820 mila dollari, non andranno a Roma

    (ANSA) – NEW YORK, 7 SET – La crisi della pedofilia nel clero torna a pesare sulle casse vaticane. Legatus, un’associazione di imprenditori cattolici, ha messo in un fondo “escrow” le donazioni dei suoi affiliati anziché inviarle come in passato a Roma. L’organizzazione, il cui nome completo è Legatus, Ambassadors for Christ in the Market Place, aveva raccolto nei primi otto mesi del 2018 circa 820 mila dollari. Lo riporta il Wall Street Journal.
    “Alla luce delle recenti rivelazioni, pensiamo che sia rispettosamente doveroso chiedere chiarimenti sull’uso specifico di questi fondi”, ha detto Thomas Monaghan, il presidente di Legatus e il fondatore del colosso Domino’s Pizza. Le donazioni dell’organizzazione rappresentano una minima percentuale del budget annuale del Vaticano, precisa peraltro il quotidiano finanziario.
    Sono intanto saliti a sei gli stati americani che hanno aperto inchieste sullo scandalo: New York, New Jersey, Illinois, Missouri, New Mexico e Nebraska, mentre la Florida sta valutando se fare altrettanto.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/09/07/abusi-stop-imprese-usa-donazioni-s.sede_678dd329-a590-4881-b3ed-5bab159a2c04.html

  • New York, diocesi cattoliche a giudizio per abusi su minori

    New York, diocesi cattoliche a giudizio per abusi su minori

    A tre settimane dall’indagine in Pennysylvania in cui sarebbero coinvolti 300 preti per abusi su minori, un nuovo scandalo colpisce la chiesa cattolica americana. L’arcidiocesi di Buffalo: “Pronti a collaborare”

    NEW YORK – Il Procuratore generale dello Stato di New York Barbara Underwood ha citato in giudizio le otto diocesi cattoliche presenti sul territorio dello stato come parte di una più ampia indagine civile relativa a delle accuse di abusi sessuali a carico di esponenti della chiesa. I mandati di comparizione comprendono prove di abusi sessuali, risarcimenti alle vittime e altri risultati delle indagini. “La nostra diocesi collaborerà su tutte le indagini iniziate dal Procuratore generale o dal procuratore distrettuale”, ha detto George Richert, portavoce della diocesi di Buffalo. I mandati di comparizione sono stati consegnati all’Arcidiocesi di New York City e a quelle di Albany, Brooklyn, Rochester, Syracuse, Ogndensburg, Rockville Center e, appunto, Buffalo. La notizia arriva tre settimane dopo la notizia dell’indagine del grand jury della Pennysylvania sugli abusi su più di 1000 bambini da parte di 300 preti. “Le vittime di New York meritano di essere ascoltate, e faremo tutto ciò che è in nostro potere per dargli la giustizia che meritano”, ha detto Underwood.

    In Australia
    In Australia, invece, la pubblica accusa ha presentato appello “contro l’inadeguatezza della condanna” decisa il mese scorso per l’ex arcivescovo di Adelaide, Phillip Wilson, per aver occultato gli abusi sessuali a minori di un prete pedofilo negli anni 1970. Wilson, 67 anni, il più alto prelato cristiano al mondo a essere stato condannato per aver coperto un prete pedofilo, dovrà scontare un anno di detenzione domiciliare a casa della sorella, con possibilità di passare alla libertà vigilata dopo sei mesi.

    L’appello dell’accusa sarà esaminato in un’udienza preliminare nella Corte distrettuale di Newcaslte il 13 settembre. Wilson, che è stato anche presidente della Conferenza episcopale australiana ed è stato costretto dopo forti pressioni a dimettersi da arcivescovo di Adelaide, ha anche presentato appello contro la sentenza. Il prelato era stato dichiarato colpevole lo scorso maggio per aver tenuto segreti gravi reati – gli abusi sessuali su minori compiuti dal sacerdote James Fletcher già negli anni 1970, quando entrambi servivano nella diocesi di Maitland, presso Newcastle. Vi sono evidenze che egli fosse stato avvisato diverse volte nel 1976 delle azioni di Fletcher, che è morto in prigione a 65 anni nel 2006, un anno dopo la condanna a quasi otto anni per nove reati di pedofilia commessi tra il 1989 e il 1991. Nell’emettere la sentenza di condanna il 3 luglio scorso, il magistrato aveva dichiarato che Wilson era motivato principalmente dal desiderio di proteggere la chiesa cattolica e che “non sono stati mostrati rimorso o contrizione da parte dell’imputato”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/09/06/news/new_york_diocesi_cattoliche_a_giudizio_per_abusi_su_minori-205777691/

  • Pedofilia: anche New Jersey indaga su abusi clero

    Pedofilia: anche New Jersey indaga su abusi clero

    Dopo lo stato di New York anche il New Jersey ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali del clero cattolico.

    KEYSTONE/AP/DAVID GOLDMAN

    (sda-ats)

    Dopo lo stato di New York anche il New Jersey ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali del clero cattolico chiedendo ai residenti che volessero farsi avanti con accuse di molestie di chiamare hotline dedicate.

    L’Attorney General Gurbir Grewal ha annunciato oggi la creazione di una speciale task force per esaminare la vicenda: “Sono rimasto profondamente turbato per i risultati del gran giuri’ della Pennsylvania” che a metà agosto ha portato in luce abusi commessi da circa 300 preti nell’arco di 70 anni. “È nostro dovere verso il popolo del New Jersey sapere se le stesse cose sono successe qui da noi”.

    Con New York e New Jersey salgono a cinque gli stati che stanno indagando su molestie ed eventuali insabbiamenti degli abusi dei preti: anche Illinois, Missouri e Nebraska hanno aperto inchieste mentre la Florida sta valutando se fare altrettanto.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/pedofilia–anche-new-jersey-indaga-su-abusi-clero/44379808