Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    NEW YORK-ADISTA. «Zio Ted»: con questo nome era familiarmente chiamato, dalla famiglia di James (il nome completo della vittima non è noto), colui che poi diventerà la stella del firmamento episcopale statunitense, il card. Theodore McCarrick, oggi 88enne, il più importante prelato ad essere accusato di abusi sessuali e pedofilia, rimosso dal proprio ministero (v. Adista Notizie n. 24/18). All’inizio di luglio, dopo aver appreso delle accuse «credibili e sostanziate» contro McCarrick di un uomo abusato 50 anni fa (da chierichetto, 16enne), James, che ora ha 60 anni, ha capito di non essere solo e si è deciso a parlare, sporgendo il 16 luglio denuncia alla polizia in Virginia, dove attualmente vive. La sua storia, raccontata dal New York Times (19/7), è agghiacciante.

    “Zio Ted”

    James aveva 11 anni quando il predatore, di famiglia a casa sua (era il migliore amico dello zio, e James era stato il primo bambino ad essere battezzato da lui, fresco di ordinazione, nel 1958), si era infilato nella sua camera da letto per cambiarsi il costume da bagno e gli aveva ordinato di farsi guardare, nudo. «Vedi, siamo fatti nello stesso modo, va tutto bene », gli aveva detto, spogliandosi a sua volta. Quello fu il primo di numerosissimi altri episodi. James fu abusato per circa 20 anni. Cercò di confidarlo a suo padre, ma il prete era talmente amato nella sua famiglia e considerato talmente irreprensibile, che la semplice idea risultò non credibile. Anzi, il fatto stesso di essere stato battezzato da lui rese lo stretto rapporto, sotto gli occhi di tutti, quasi un privilegio, come conferma la sorella Karen: «Ci veniva spiegato che Jimmy era speciale per padre McCarrick per il fatto che era stato il suo primo battesimo. Ho sempre pensato a lui come allo zio Teddy. Era come gli altri zii, parte della nostra vita».

    Ma gli abusi ormai erano cominciati e si sarebbero ripetuti moltissime volte nel corso degli anni, senza mai peraltro arrivare a rapporti sessuali completi ma fermandosi alla masturbazione: nessun gesto di affetto, nessun bacio, pura meccanica. James aveva vissuto con difficoltà il trasferimento della sua famiglia sulla West Coast e McCarrick, che andava a trovarli spesso, era sempre molto vicino al ragazzo, aiutandolo a inserirsi nella nuova scuola. A 13 anni, questi fu toccato dal prete, e la cosa continuò in parcheggi e luoghi appartati; a 15 James venne ubriacato con vodka in un ristorante di San Francisco e poi fu portato nell’hotel dove McCarrick soggiornava. «Ero assolutamente disgustato e terrorizzato – ricorda James –, avevo paura, che cosa avevo fatto?». A 16-17 anni, in un campeggio con altri ragazzi nello Stato di New York (descritto anche da altre vittime, che vissero la stessa esperienza), nuovamente venne abusato, costretto a dormirgli nudo accanto. Gli incontri proseguirono anche quando il ragazzo si arruolò in Marina e venne mandato prima a Chicago, poi in California: McCarrick andava a trovarlo e lo presentava al jet set come suo “nipote”.

    Una carriera inarrestabile

    Quando James lasciò l’esercito e tornò nella East Coast, nel 1980, nel frattempo McCarrick aveva cominciato la sua inarrestabile carriera sotto il pontificato wojtyiliano, prima come ausiliare di New York (1977- 81), poi come ordinario a Metuchen, New Jersey (1981-86), prima di diventare arcivescovo della importante diocesi di Newark (con più di un milione di abitanti, 1986-2000) e infine di Washington (2000- 2006), quando poi fu fatto cardinale e diventò uno dei porporati più potenti a livello globale. Nel 1986 fece un viaggio in Polonia e fu eletto presidente della commissione dei vescovi Usa per l’aiuto alle Chiese dell’Europa centro-orientale, per la migrazione e la politica internazionale; nel 1988 incontrò Fidel Castro. È proprio nei primi anni ’80 che James comincia a crollare: beve e si droga, anche se, nel 1985, tenta di staccarsi dal vescovo sposandosi. Nel 1989, quando va a chiedere a McCarrick del denaro e questi glielo rifiuta, ponendo fine alla relazione, James, invece di provare sollievo, sprofonda: «È finita, mi ha buttato via», si dice. Il suo matrimonio fallisce e nel 1991 tenta il suicidio. La disintossicazione che intraprende, per fortuna, ha successo. Comincia a parlare con qualcuno (anche con alcuni terapisti) di quanto ha subìto, ma in famiglia nessuno è disposto a credergli: lo zio amico di McCarrick gli consiglia di portarsi il segreto nella tomba. Ora, però, James è deciso ad andare avanti nella denuncia anche per aiutare altre vittime. Il rapporto che ha consegnato alla polizia, ha spiegato il suo avvocato, sarà inoltrato al dipartimento che si occupa di reati sessuali a San Francisco, nel New Jersey e a New York.

    Non solo bambini

    Ancora una volta, la Chiesa era, almeno in parte, al corrente di quanto avveniva. Interviste e documenti ottenuti dal New York Times dimostrano infatti come la gerarchia della Chiesa fosse da decenni a conoscenza almeno degli abusi sessuali perpetrati da McCarrick contro seminaristi adulti. Tra il 1994 e il 2008, alcuni seminaristi si rivolsero ai vescovi statunitensi, al nunzio pontificio e anche a papa Benedetto XVI per denunciare abusi di cui McCarrick si era reso responsabile. Sono stati anche pagati segretamente, dalle due diocesi del New Jersey in cui il vescovo aveva esercitato il suo ministero, risarcimenti a un ex prete, Robert Ciolek, nel 2005 (80mila dollari, senza ammissione di colpa né possibilità di parlare all’esterno), che ha denunciato molestie risalenti agli anni ’80, quando McCarrick era già vescovo, e a un altro ex seminarista, che nel 2007, in seguito ad analoghe denunce, ricevette dalla Chiesa 100mila dollari. Ciolek, allora ventenne, aveva già vissuto un abuso sessuale a scuola e si era confidato con McCarrick: «Avevo fiducia in lui, lo ammiravo. Non potevo immaginare che avesse altro in mente se non il mio bene». Nel frattempo McCarrick si segnalava come uno tra i prelati più fermi nel sostenere la nuova politica episcopale di tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

    Secondo quanto ha raccontato Ciolek, McCarrick portava alcuni seminaristi e giovani preti a trascorrere il weekend in una piccola casa al mare a Sea Girt, nel New Jersey, che aveva fatto comprare alla diocesi nel 1984. Dopo cene e fiumi di birra, ne sceglieva uno, che avrebbe trascorso la notte con lui. I seminaristi erano lusingati dal fatto di ricevere queste attenzioni, ma allo stesso tempo disgustati: nessuno ambiva a essere scelto, ricorda Ciolek, oggi 57enne. Con lui, McCarrick non si spinse mai a carezze «al di sotto della vita». Anche qui, nessun gesto di affetto.

    Ciolek, oggi avvocato, nel 2004, dopo aver fatto un percorso di counselling, si decise a sporgere denuncia. Nel 2005 ottenne il risarcimento dalle diocesi di Metuchen, Trenton e Newark.

    La prima denuncia documentata, però, arrivò al nuovo vescovo di Metuchen, mons. Edward T. Hughes, al più tardi nel 1994. Il prete che la presentò si autodenunciava: gli abusi subiti per mano di McCarrick negli anni ’80, con il trauma sessuale ed emotivo connesso, lo avevano portato a sua volta a comportamenti inappropriati nei confronti di due quindicenni. Il prete venne mandato in terapia in un’altra diocesi, ma nessuna misura venne presa contro McCarrick, che anzi nel 1995 ospitò a Newark papa Woytyla e celebrò con lui una messa. Il prete abusato da McCarrick, invece, nel 2004, fu costretto – in base alle nuove linee di tolleranza zero nel frattempo entrate in vigore e a causa di quella confessione di anni prima prima – a rinunciare al proprio ministero. Nel 2007 riceverà un risarcimento di 100mila dollari.

    Nel 1999 Ciolek fu convocato da colui che era stato il segretario di McCarrick a Metuchen per sapere se intendeva fare una denuncia formale contro la diocesi; rispose di no e l’uomo espresse sollievo. Qualche mese dopo McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington e ricevette la porpora cardinalizia.

    Un altro Maciel?

    Ma la cosa più grave è che il Vaticano fu informato del comportamento di McCarrick, e non fece nulla. P. Boniface Ramsey, docente risultaal Seminario della Seton Hall University di Newark dal 1986 al 1996, che aveva raccolto le confidenze dei seminaristi sui weekend di abusi al mare con McCarrick, ne parlò infatti con il nunzio papale mons. Gabriel Montalvo e, su incoraggiamento di questi, inviò una lettera in Vaticano. Non ricevette mai risposta. L’astro di McCarrick raggiungeva il suo massimo fulgore nella Chiesa wojtyliana: come fund-raiser, da presidente della Papal Foundation – organismo nato nel 1988 come grande collettore di denaro che la Chiesa Usa voleva destinare al papa – versò nelle casse vaticane milioni di dollari. Ma Wojtyla, pur consapevole delle denunce contro il prelato, si comportò con lui esattamente come con l’altro grande finanziatore vaticano e suo grande amico, il fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo Marcial Maciel Degollado: ignorando le accuse di cui era oggetto. Nel 2006, McCarrick andò in pensione, proprio al compimento dei 75 anni.

    Ma Ramsey continuò a allertare il Vaticano. Nel 2008 tornò alla carica con l’arcivescovo di New York card. Edward Egan, che però lo liquidò rapidamente. E nel 2015 parlò con il card. Sean O’Malley, della Commissione pontificia per la Tutela dei minori. Anche in questo caso, nessun risultato: «Ho lanciato allarmi per 30 anni e non sono arrivato da nessuna parte», ha detto.

    Anche un ex prete, Richard Sipe, esperto nel campo degli abusi sessuali, si rivolse al Vaticano. Nel 2008 scrisse a papa Ratzinger, riferendo delle “gite” di McCarrick con i seminaristi al mare, «ampiamente note da decenni». E se è vero, come è stato notato da alcuni, che molestie a un adulto da parte di un superiore non sono considerate esplicitamente come un crimine dal Diritto canonico, vi è però un canone che punisce l’abuso di potere ecclesiastico: ma non è mai stato applicato a McCarrick.

    Di certo, la denuncia di abusi perpetrati su adulti – ulteriore risvolto della stessa piaga – è in crescita, forse in conseguenza del movimento #Metoo, secondo quanto riferisce p. Hans Zollner, a capo della Task Force contro gli abusi su minori della Pontificia Università Gregoriana e uno dei massimi esperti sulla questione (New York Times, 16/7). La rete di preti e religiosi Catholic Whistleblowers ha chiesto di recente ai vescovi statunitensi di estendere la categoria delle vittime agli adulti, anch’essi vittime di quello stesso abuso di potere che è all’origine del fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa. Nel frattempo, se non altro, Ciolek ha ricevuto le scuse del card. Joe Tobin di Newark e del vescovo di Metuchen mons. James F. Checchio. Ed è stato esonerato dall’obbligo di non parlare.

    https://www.adista.it/articolo/59269

  • Salta all’Onu l’esame del Vaticano sulla pedofilia: il report della Santa Sede non è pronto

    Salta all’Onu l’esame del Vaticano sulla pedofilia: il report della Santa Sede non è pronto

    Ma la situazione a livello globale è piuttosto grave e la relazione dovrà tenerne conto

    By Maria Antonietta Calabrò

    È saltata oggi a Ginevra la valutazione dell’Onu sul Vaticano e la pedofilia durante la sessione estiva del Comitato contro la Tortura. La Santa Sede, infatti, non ha ancora presentato ( avrebbe dovuto farlo entro il 23 maggio scorso, dopo non essere riuscita entro il 1 settembre 2017) il suo report, come Stato, sulla realizzazione delle 9 raccomandazioni antipedofilia che erano state richieste dal CAT delle Nazioni Unite nel maggio 2014.

    Quindi da qui al 10 agosto, per la seconda volta in sei mesi, anche la 64ma sessione del CAT di Ginevra non affronterà il caso Vaticano, in un anno, il 2018, che in gran parte il Papa ha dovuto dedicare ad occuparsi di nuovo della piaga della pedofilia del clero, a cominciare dalle clamorose dimissioni di tutto l’episcopato cileno. Un anno di solitudine per Papa Francesco, ben illustrato dalla solitaria passeggiata davanti alla Basilica di San Pietro immortalata su Instagram e Twitter.

    Anzi, per molti aspetti, la pedofilia nella Chiesa ha raggiunto livelli di emergenza persino superiore a quelli registrati nel 2010-2011 durante la parte finale del Pontificato di Ratzinger. Tanto che la Civiltà cattolica ha dedicato al fenomeno il terzo dei suoi quaderni di approfondimento, appena uscito. Ormai infatti non si tratta più solo di vicende interne, ma vescovi e cardinali sono sotto inchiesta della magistratura civile dei vari paesi, cosa che non era mai successa.

    Nella scorsa settimana si sono registrati due fatti importanti. Il cardinale di Santiago del Cile, Ricardo Ezzati Andrello è stato formalmente indagato dalla giustizia cilena per aver coperto i pedofili a seguito del cosiddetto caso Karadima e gli abusi del cancelliere dello stesso arcivescovado, il sacerdote Oscar Munoz Toledo. Gli uffici di Ezzati sono stati anche perquisiti. È il successore a Santiago (sul cui territorio c’è la parrocchia del Bosque gestita per decenni dal padre Karadima che era stato condannato già nel 2011 dalla Congregazione della dottrina della fede) del cardinale Francisco Errazuriz Ossa, che dal 2013 fa parte del C9 dei cardinali consiglieri di Papa Francesco.

    Sia Ezzati che Errazuriz erano stati denunciati al CAT di Ginevra già nel 2014 dallo SNAP, l’associazione delle vittime della pedofilia del clero. Insieme a un altro membro del C9, il cardinale Oscar Maradiaga, per una vicenda. La settimana scorsa si è dimesso il braccio destro di Maradiaga, il vescovo ausiliare di Tegucigalpa, Juan Josè Pineda, in Honduras. Le ragioni alla base dell’abbandono del vescovo ausiliare non sono state comunicate ufficialmente, ma sembrano essere inerenti ad accuse – scandagliate in un’indagine di un visitatore apostolico inviato da Papa Francesco, (il vescovo argentino emerito Alcides Casaretto – relative a “comportamenti non appropriati” a danno di seminaristi. Episodi cui sarebbero seguiti delle vere e proprie denunce. Ma non solo. Sarebbero state riscontrate “presunte irregolarità finanziarie”. Monsignor Pineda alla stampa onduregna -anche dopo le dimissioni – ha negato qualsiasi “condotta indecorosa” .

    Il secondo fatto riguarda l’ex cardinale di Washington (88 anni) Theodore McCarrick. Il 19 luglio il New York Times ha portato in prima pagina nuove sconcertanti accuse contro di lui da parte di un uomo che da ragazzino e per vent’anni sarebbe stato abusato da lui (“Uncle Ted”). L’uomo, ormai sessantenne si sarebbe confidato con i fratelli solo poco aver saputo che il mese scorso il cardinale – una delle personalità più in vista della Chiesa statunitense è stato sospeso dall’esercizio pubblico del sacerdozio. Mentre nuove azioni potrebbero essere prese contro di lui, ci si interroga sulla coltre di silenzio che ha avvolto la vita di McCarrick .

    Intanto in Australia, il vescovo Philip Wilson è stato condannato, il 2 luglio, in primo grado a un anno di carcere (da scontare forse ai domiciliari , verrà stabilito a giorni) per aver coperto un prete pedofilo e lo stesso primo ministro Malcom Turnbull , il 19 luglio, ha chiesto al Papa di “licenziarlo”. (). Sempre in Australia il 17 luglio è ripreso il processo contro il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana dell’Economia e anche lui membro del C9 dei cardinali, accusato non di copertura di preti pedofili, ma di aver commesso lui stesso abusi su minori, che ha sempre vigorosamente negato.

    Una situazione planetaria piuttosto grave. Il report all’Onu dovrà tenerne conto.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/07/23/salta-allonu-lesame-del-vaticano-sulla-pedofilia-il-report-della-santa-sede-non-e-pronto_a_23487775/

  • Abusi, cardinale sospeso. Per i gesuiti “la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Abusi, cardinale sospeso. Per i gesuiti “la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Cardinale accusato di un abuso ai danni di un minore. I gesuiti americani tuonano: “La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi”. Pare, inoltre, che fatti riguardanti il comportamento del porporato fossero stati raccontati a papa Benedetto XVI

    Il cardinale McCarrick è accusato di aver abusato di un minore.

    L’episodio risalirebbe a cinquant’anni fa: un singolo abuso che sarebbe stato compiuto presso la diocesi di New York. Poi, grazie al procedimento canonico, è emerso anche altro. All’epoca del fatto contestato, il porporato statunintese, interessato oggi da un provvedimento di sospensione, era ‘solo’ un semplice sacerdote. La decisione è stata comunicata al cardinale dal segretario di Stato Parolin, ma l’ordine è partito dallo stesso Papa Francesco.

    La notizia ha fatto scalpore perché, in attesa dell’esito del processo che coinvolge un altro cardinale, l’australiano George Pell, McCarrick risulta essere tra le più alte cariche ecclesiastiche mai tirate in ballo per circostanze di questo tipo. I gesuiti statunitensi della rivista America, in relazione ad alcuni dettagli di questa vicenda, hanno invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. L’ipotesi sostenuta è che il Vaticano fosse già a conoscenza di elementi riguardanti “il comportamento del cardinale”. “Molte autorità della Chiesa -si legge infatti sulla rivista America, come riportato da Vatican Insider – avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto”.

    Insomma: la storia di McCarrick sarebbe persino arrivata alle orecchie dell’ex papa regnante. Il numero degli abusi compiuti dal porporato americano, come accennato, potrebbe essere più esteso del previsto. Durante il processo canonico, stando sempre a quanto scritto su La Stampa, sarebbero emersi ulteriori particolari: “…il porporato – si apprende dal quotidiano torinese – da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato…”. Quanto avvenuto a New York, in sintesi, non costituirebbe un fatto sporadico.

    “È vero – hanno tuonato i gesuiti statunitensi attraverso l’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader – hanno aggiunto – dovrebbero vergognarsi della loro incapacità”. E ancora: “Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo – hanno scandito in un altro passaggio – e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole…”.

    Il cardinale McCarrick, in definitiva, non sarebbe stato ascoltato per tempo e non sarebbe stato messo, in modo tempestivo, dinanzi alla sue responsabilità. Nonostante, sembra d’intendere, molti sapessero più di qualcosa. La Chiesa e i suoi “leader”, per i gesuiti della rivista America, dovrebbero ‘vergognarsi’.

    http://www.ilgiornale.it/news/cardinale-sospeso-abusi-i-gesuiti-chiesa-dovrebbe-1555526.html

  • Paradossi del caso Capella e il termometro del caso McCarrick

    Paradossi del caso Capella e il termometro del caso McCarrick

    Il diplomatico vaticano è stato condannato a 5 anni per pedopornografia, mentre preti abusatori seriali non hanno fatto un giorno di cella. La vicenda del cardinale americano solleva dubbi sui meccanismi di nomina

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    In questi giorni si saprà se monsignor Carlo Alberto Capella, l’ex consigliere della nunziatura di Washington condannato in Vaticano a cinque anni di reclusione per possesso e scambio di «ingente quantità» di materiale pedopornografico, presenterà appello contro la sentenza. Circostanza che varie fonti vaticane danno per molto probabile. Lo spaccio di pedopornografia è uno dei reati più turpi e le legislazioni di moltissimi Stati – compreso quello della Città del Vaticano – si sono dotati di norme molto severe per punirlo. Capella non ha negato l’evidenza, ha ammesso la sua colpa, e ha spiegato di aver iniziato a frequentare spacciatori di pedopornografia sul web a causa di una crisi seguita dal suo trasferimento a Washington. Sul suo smartphone e sul suo computer sono stati trovati filmati e disegni espliciti. Solitudine, frustrazione per non essersi sentito valorizzato e per essersi trovato da solo, senza amici… Ovviamente il prelato doveva avere una predisposizione per quel genere di immagini shock, che includono bambini filmati in atti sessuali ed abusi, perché fortunatamente la pedopornografia non rappresenta un approdo diffuso per le crisi di adattamento o per gli eccessi di solitudine.

    Al di là della conclusione della vicenda giudiziaria vaticana, e del successivo processo canonico da celebrare contro l’ex consigliere di nunziatura, resta il paradosso: un prelato che ha sfogato le sue fantasie perverse compulsando immagini web dovrà scontare una condanna di cinque anni, mentre prelati che hanno effettivamente abusato di bambini e ragazzi adolescenti rovinando loro la vita, in diversi casi non fanno neanche un giorno di cella. Casi recenti e recentissimi di illustri fondatori o di prelati molto in vista (come insegna il caso cileno) lo dimostrano. È evidente che nel caso di Capella si è voluto, da parte delle autorità vaticane, dare il tono dell’esemplarità, per far vedere che contro il turpe fenomeno non si fanno sconti a nessuno. Ma il paradosso resta.

    L’altro caso a far scalpore è stato certamente quello del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington. Accusato di un abuso su un adolescente che sarebbe avvenuto 45 anni fa a New York, il prelato – già in pensione da anni – è stato sospeso dalle sue funzioni episcopali in attesa che la sua posizione si chiarisca. 

    Con McCarrick sono diventati quattro i porporati nominati durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II coinvolti in abusi (in tutto 231, creati nel corso di 9 concistori). Il primo è stato l’arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer: nominato a sorpresa quale successore del cardinale Franz König nel 1986, elevato alla porpora nel 1988, costretto a lasciare la guida della diocesi nel 1995 in seguito ad accuse di aver abusato, molti anni prima, alcuni seminaristi minorenni. Il secondo è stato il cardinale Keith O’Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo (Scozia), elevato alla porpora nel 2003, ritiratosi nel 2013 alla soglia del 75 anni senza partecipare al conclave perché accusato di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni). Il terzo è il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia, che si sta difendendo in Australia dall’accusa di aver abusato di minori. E ora si aggiunge McCarrick.

    Senza entrare nel merito delle singole vicende – nel caso di Pell, ad esempio, certe testimonianze lasciano aperti notevoli dubbi – non si può fare a meno di notare l’esistenza di un problema nel processo di nomina dei vescovi. A colpire del caso McCarrick, oltre all’accusa di aver abusato di un minore quando era un prete nella diocesi della Grande Mela, sono le notizie pubblicate nel comunicato del cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo della diocesi di Newark, il quale ha rivelato che «in passato, ci sono state accuse secondo le quali egli (McCarrick) era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti». Nei tre casi riguardanti il passato di McCarrick – già vescovo – nessuno coinvolge minori, ma si parla di molestie a seminaristi e sacerdoti.

    Il cardinale Tobin ha specificato che mai a Newark si è avuta notizia di denunce per abusi su minori che coinvolgano l’emerito di Washington. E dunque, se non c’erano echi, è più che probabile che nulla si sapesse a Roma in merito alla denuncia che ora ha portato alla sospensione del porporato. Più difficile comprendere, invece, come si sia potuto nominare da Metuchen a Newark, e poi soprattutto da Newark a Washington (con promozione cardinalizia) un prelato che aveva risarcito dei maggiorenni vittime di molestie da lui commesse.

    Problemi legati all’esercizio della sessualità, che rivelano personalità non mature affettivamente, dovrebbero essere presi in considerazione prima dell’eventuale ordinazione sacerdotale. Ovviamente prima dell’eventuale ordinazione episcopale e creazione cardinalizia. C’è un evidente problema nel meccanismo di nomina dei vescovi, legato anche al potere delle cordate – le cadute morali non vengono valutate allo stesso modo – e delle lobby. E mostra tutti i suoi limiti anche la prassi delle nomine dirette, che scavalcano i normali iter (come avvenne ad esempio per Groer). Si tratta di vicende che sarebbe sciocco legare agli schieramenti ideali: dei quattro porporati sopra citati due risultano ascrivibili all’area cosiddetta progressista (O’Brien e McCarrick) e due all’area cosiddetta più conservatrice (Groer e Pell). Il caso McCarrick, al di là della specifica vicenda, rappresenta dunque un significativo segnale d’allarme che non è semplicemente legato al problema pedofilia o abusi sugli adolescenti, ma ancora una volta interroga i responsabili dei processi e della scelta dei criteri attraverso i quali si selezionano i vescovi.

    http://www.lastampa.it/2018/07/02/vaticaninsider/paradossi-del-caso-capella-e-il-termometro-del-caso-mccarrick-6VyTbiug2O2ieLz4Pm5DCK/pagina.html

  • Vaticano, rimosso un cardinale: è accusato di abusi su un minore

    Vaticano, rimosso un cardinale: è accusato di abusi su un minore

    Vaticano: rimosso da “ogni ministero pubblico” un cardinale americano. Theodore McCarrick è accusato di aver abusato di un minore quando era un semplice sacerdote della diocesi di New York. Il porporato si è dichiarato innocente

    Un’altra bufera rischia di scuotere il Vaticano.

    Dopo il caso del cardinale australiano George Pell, che al momento si trova nella sua nazione d’origine, dove si sta difendendo nel corso di un processo da accuse che non sono state rese note nei loro dettagli, un alto prelato è stato accusato di abusi sessuali ai danni di un minore.

    Si tratta del cardinale americano Theodore McCarrick, che in passato ha ricoperto anche “l’incarico” di arcivescovo di Washington.

    Il porporato, stando a quanto si legge su Il Messaggero, potrebbe aver abusato di un minore una trentina d’anni fa, quando era un semplice sacerdote presso la diocesi di New York. Le accuse di cui si parla in queste ore, almeno, riguardano un presunto episodio avvenuto in quel periodo. La Santa Sede, nel frattempo, avrebbe già intimato all’alto prelato il ritiro a una vita privata fatta di preghiera e penitenza. La decisione sarebbe stata comunicata dal cardinale segretario di Stato Parolin, dopo un ordine ricevuto direttamente da Papa Francesco.

    “Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo”, ha sottolineato McCarrick, come si apprende da una nota stampa riportata su Vatican Insider.

    In Vaticano si sarebbe optato per il provvedimento di rimozione dal ministero per via di una testimonianza ritenuta credibile. Versione che sembrerebbe essere confermata dalle stesse parole del cardinale:”La mia tristezza è divenuta profonda – ha evidenziato il porporato americano nel comunicato citato – quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza – ha aggiunto – accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico”. McCarrick ha comunque evidenziato di credere nella sua innocenza e di non avere alcun ricordo di quanto contestatogli.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vaticano-rimosso-cardinale-accusato-abusi-su-minore-1543200.html

  • Papi incartati e Papi a processo. In Cile un pericoloso vaso di Pandora

    Papi incartati e Papi a processo. In Cile un pericoloso vaso di Pandora

    Nello sprofondo della chiesa cilena si chiede di fare luce sull’operato di Giovanni Paolo II. Il prossimo obiettivo è Francesco?

    Roma. Le prime molotov contro le chiese, in Cile, erano state scagliate a gennaio, alla vigilia del viaggio papale. Era l’avvertimento per Francesco, che aveva difeso a lungo – e l’avrebbe fatto anche durante la permanenza in loco, pentendosene in seguito – i vescovi del club di padre Fernando Karadima, pedofilo seriale che la congregazione per la Dottrina della fede già da anni ha costretto al silenzio e alla solitudine come forma di espiazione dei tanti peccati accertati. Tra giovedì e venerdì, tre bombe sono state lanciate contro la chiesa di Nostra Signora delle Americhe a Conchalí. “Porci stupratori, non vogliamo i vostri sermoni” si leggeva sullo striscione issato in coda all’attacco intimidatorio.

    Un episodio che chiarisce come meglio non si potrebbe il clima che si respira nel Cile rimasto senza vescovi dopo le dimissioni corali presentate al Papa e da questi pretese. Niente vescovi, cattolici sempre meno – le statistiche, per quel che valgono, testimoniano un crollo continuo –, parroci col fiato sospeso mentre dalle diocesi arrivano i decreti di sospensione precauzionali per sospetto di far parte di qualche congrega dedita all’abuso di minori. Il vescovo di Rancagua, tornato in patria dopo la tre giorni di udienza papale, ha dato il benservito a quindici dei suoi sessantotto parroci: il 22 per cento dei sacerdoti in attività. Tutti sospettati a vario titolo di condotte improprie legate a diverse situazioni di abuso sessuale di minorenni.

    Di ieri, poi, la notizia delle dimissioni del cancelliere della curia di Santiago del Cile, autodenunciatosi per abusi sessuali. Piccolo particolare: era lui che raccoglieva e protocollava le testimonianze delle vittime (vere o presunte) di abusi da parte di membri del clero. La grana cilena è grossa e rappresenta un problema drammatico per il Vaticano, che ora si trova nell’imbarazzante situazione di dover decidere quali dimissioni episcopali accettare e quali respingere. I vescovi, non troppo ingenuamente dicono gli osservatori cileni, hanno messo Francesco all’angolo: le colpe sono individuali, non collettive. Decida lui chi rimuovere. Ed è il Papa a essere finito, suo malgrado, in mezzo alla slavina che ha travolto la chiesa cilena, un tempo non troppo lontano perla del cattolicesimo latinoamericano.

    Il New York Times, capofila insieme al Boston Globe della pattuglia liberal che tenta di sferrare il ko alla chiesa di Roma cavalcando l’orrore per gli abusi su minori (metodo Spotlight), non a caso qualche giorno fa ha pubblicato un solenne editoriale del Board in cui si esprimeva soddisfazione perché finalmente “il Papa ha aperto gli occhi”. Il giorno dopo, sulle stesse pagine, un altro editoriale (firmato da Patricio Fernández) metteva in luce proprio il ruolo di Jorge Mario Bergoglio, la cui visita in Cile “è stata un disastro” e le cui contraddizioni sul tema sono destinate a lasciare traccia per chissà quanto tempo – “Secondo il Papa non c’era una sola prova che incolpava Barros. Più tardi fu chiaro che le aveva, e ne aveva molte”.

    Improvvide erano state le dichiarazioni di Francesco ai giornalisti in Cile, la difesa a oltranza di mons. Barros, vittima a suo dire di “calunnie”, “son todas calumnias!”. Perfino un cardinale, il cappuccino Sean O’Malley, aveva preso formalmente le distanze dal Papa, con tanto di comunicato stampa. Da allora però, la situazione anziché migliorare è peggiorata e a dominare è il caos. Mentre i vescovi vengono convocati a Roma, con il Pontefice che alterna gli interrogatori ai vescovi con i colloqui privati con le vittime, in Cile vanno in scena le ribellioni dei sacerdoti contro quei vescovi. In un incontro con il clero, mons. Horacio Valenzuela – uno dei discepoli di Karadima – è stato invitato “ad andarsene” da parte di un suo parroco. Lo stesso che ha definito il nunzio, mons. Ivo Scapolo, “un bandito”. La chiesa cilena è una barca che fa acqua e nessuno sa come rimetterla a galla. Non basteranno le sostituzioni dei vescovi, i mea culpa davanti al Papa. La falla, anziché richiudersi, s’allarga sempre di più. Soprattutto se è vero, come ha scritto l’informato sito il Sismografo, diretto dal cileno Luis Badilla e molto vicino al Vaticano, che più di un vescovo apparso contrito davanti a Francesco, una volta tornato in patria ha accusato il Pontefice di usare la vicenda cilena “per occultare altre crisi del suo pontificato”.

    E’ una crisi che rischia di creare un precedente, un modello d’esportazione, con il rischio altissimo di effetti à la Me Too, con vittime (vere o presunte) che davanti a qualche schermo televisivo accusano un parroco, un vescovo, un cardinale di aver commesso abusi sessuali. Qualcosa s’è già visto in Australia, con i racconti – sovente al limite del romanzo, come i presunti stupri in sagrestia dopo la messa. Bernadette Sauvaget l’ha scritto su Témoignage Chrétien: la “spettacolare resa dell’episcopato cileno è un segnale forte inviato ai vescovi di tutto il mondo”. Come a dire che dopo il Cile il focus si potrà spostare su qualche altra realtà.

    Sul banco degli imputati è finito pure Giovanni Paolo II e a firmare il j’accuse contro Karol Wojtyla è stato sempre il New York Times, che ha fatto derivare tutti i problemi della chiesa cilena dal cambiamento imposto negli anni Novanta dalla curia guidata dal Papa polacco. Giovanni Paolo II, ha scritto ancora Patricio Fernández, ha voluto sostituire una gerarchia vicina alla Teologia della liberazione con presuli conservatori – “elitisti e distanti dal loro gregge” – che non sarebbero stati in grado di accompagnare l’ingresso del paese nella contemporaneità e nella democrazia dopo la dittatura di Augusto Pinochet. Concetto non troppo dissimile da quello firmato dal teologo gesuita Jorge Costadoat: “Nel corso degli anni 60 e 70, Paolo VI aveva nominato in Cile una generazione di vescovi eccezionali. Giovanni Paolo II, a partire dagli anni Ottanta, in Cile e nel resto dell’America latina nominò vescovi con poca libertà di interpretare la dottrina della chiesa, dottrina che, in casi come la Veritatis splendor, significò un regresso; sono stati uomini senza i lumi della generazione precedente, timorosi, strettamente fedeli al governo del Papa”. Il problema si fa quindi ancora più delicato per il Vaticano: non si tratta solo di valutare i singoli casi di abuso sessuale da parte di membri del clero né di processare un’intera conferenza episcopale. La richiesta finora implicita di media, ecclesiastici e opinione pubblica cilena è di passare al setaccio anche l’operato di un Papa, per di più santo.

    https://www.ilfoglio.it/chiesa/2018/05/26/news/chiesa-pedofilia-cile-papa-francesco-giovanni-paolo-ii-196970/

  • La svolta del Papa sul Cile: a Roma vescovi e vittime di pedofilia

    La svolta del Papa sul Cile: a Roma vescovi e vittime di pedofilia

    Caso Barros-Karadima, polemiche del viaggio, missione Sicluna

    Città del Vaticano, 11 apr. (askanews) – L’atto di accusa di 64 testimoni ascoltati dal suo inviato speciale tra Santiago del Cile e New York sono contenute in 2300 pagine che Papa Francesco invita i vescovi cileni ad accogliere “con il cuore e umilmente”.Papa Francesco volta pagina sul Cile. Il suo viaggio, a gennaio, era stato costellato di polemiche che affondavano le radici negli anni passati. E ora Jorge Mario Bergoglio ha preso carta e penna per scrivere ai vescovi, convocarli a Roma, esprimere “vergogna e dolore”, chiedere “perdono” per gli errori di valutazione e proporre alle vittime di venire anch’esse a Roma per poter comunicare di persone le sue scuse.

    Nel corso del viaggio cileno il Papa ha pubblicamente difeso un vescovo accusato da molti cileni di avere insabbiato le accuse contro un prete pedofilo. Il sacerdote è Fernando Karadima, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, con amicizie in Vaticano nella cerchia wojtyliana, condannato nel 2011 dal Vaticano. Tra i suoi pupilli c’era Juan Barros, che ha poi fatto carriera e che Papa Francesco stesso ha nominato vescovo di Osorno. Innescando in molti fedeli delusione, indignazione, aperte manifestazioni di protesta. Anche durante il suo recente viaggio, però, il Papa ha difeso questo presule, sostenendo che le accuse fossero calunnie. Una presa di posizione che gli ha guadagnato una raffica di critiche da parte dei suoi amici e collaboratori: dal cardinale Sean O’Malley, presidente della commissione pontificia per la tutela dei minori, ai gesuiti cileni e statunitensi, dal sito specializzato in informazione vaticana Il Sismografo al Centro per la tutela dei minori della Pontificia Università Gregoriana. Ascoltate tutte queste voci critiche, Jorge Mario Bergoglio si è corretto e ha deciso di mandare in Cile mons. Charles Scicluna, arcivescovo della Valletta a Malta, in passato procuratore generale vaticano nei casi di pedofilia e ora a capo del collegio di appello nei casi di abusi, uomo di Chiesa notoriamente poco incline ai compromessi. Scicluna ha incontrato le vittime di Karadima, che si sono dette molto soddisfatte e finalmente ascoltate. Ora, a quanto emerge, Francesco, ricevuto il rapporto dall’arcivescovo maltese, ha scritto una lettera ai vescovi cileni che verrà resa nota questa sera.

    Nella missiva il Papa esprime “dolore e vergogna” per “i gravi abusi di coscienza e di potere e, in particolare, gli abusi sessuali” su minori da parte di sacerdoti, in una lettera inviata ai vescovi cileni dopo aver inviato nel paese un suo inviato, mons. Charles Scicluna, per ascoltare le vittime e convoca l’episcopato cileno a Roma “per dialogare sulle conclusioni” della visita. “Mi rivolgo a voi, riuniti nella 115esima assemblea plenaria, per chiedere umilmente la vostra collaborazione e assistenza nel discernimento delle misure a corta, media e lunga scadenza che dovrebbero essere adottate per ripristinare la comunione ecclesiale in Cile con lo scopo di riparare il più possibile lo scandalo e ristabilire la giustizia”. “Penso di convocarvi a Roma per dialogare sulle conclusioni della citata visita (di mons. Scicluna, ndr.) e le mie conclusioni. Ho pensato in questo incontro come un momento fraterna, senza pregiudizi ne idee preconcette, con il solo scopo di far rispendere la verità nelle nostre vite. Per quanto riguarda la data chiedo al vostro Segretario generale di farmi conoscere le possibilità”.

    “Riconosco e desidero che lo trasmettiate fedelemente che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata”: lo scrive Papa Francesco in una lettera ai vescovi cileni.

    Nella lettera non si menzionano esplicitamente i destini del vescovo Barros. Ma Il Papa scrive: “Sin da ora chiedo perdono a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, nella riunione che avrò con i rappresentanti delle persone intervistate” da Scicluna. si tratterebbe in particolare di James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andrés Murillo, vittime di Karadima che secondo i media cileni avrebbero già confermato il viaggio a Roma. La Conferenza episcopale cilena in una nota ha subito confermato di essere pronta ad accettare la decisione del Papa.

    http://www.askanews.it/esteri/2018/04/11/la-svolta-del-papa-sul-cile-a-roma-vescovi-e-vittime-di-pedofilia-top10_20180411_204432/
  • La Chiesa evangelica in Germania si interroga sulle violenze al proprio interno

    La Chiesa evangelica in Germania si interroga sulle violenze al proprio interno

    Nel bel mezzo delle campagne mondiali contro la violenza sulle donne, esemplificate al meglio dall’ hashtag #MeToo, anche la Chiesa evangelica in Germania (Ekd) decide di fare la propria parte ammettendo «l’esistenza di problemi legati alla sfera sessuale anche all’interno delle proprie istituzioni». Sono parole di Kristin Bergmann, responsabile dell’ufficio Pari Opportunità della chiesa protestante tedesca.

    L’Ekd conta in Germania circa 23 milioni di membri di chiesa, all’incirca gli stessi numeri dei fedeli cattolici nel paese. «Tuttavia a differenza degli atti di violenza criminale, i casi di molestie sono spesso difficili da riconoscere – ha continuato in un’intervista pubblicata sul mensile “Zeitzeichen” – . Possono presentarsi infatti in un’ampia varietà di forme: molestie verbali, insulti che toccano le questioni di genere o l’identità di genere. Non ci sono statistiche a livello nazionale in quanti questi incidenti si accumulano in contesti molto diversi senza mai essere denunciati pubblicamente».

    Nel frattempo centinaia di donne che hanno subito aggressioni o atti di violenza in ambito religioso hanno iniziato a pubblicare su Twitter le loro storie attraverso l’hashtag #ChurchToo: testimonianze provenienti da tutto il mondo, da ogni denominazione e chiesa. Eske Wollrad, presidente della Federazione tedesca delle donne protestanti nello stesso articolo ha evidenziato il grande silenzio che il tema incontra negli ambienti ecclesiastici, perché rappresenta ancora un vero e proprio tabù, in un luogo che dovrebbe garantire asilo e sicurezza: «ho l’impressione che le cifre siano maggiori di quelle che conosciamo oggi».

    In Italia è stato appena realizzato dalla rete “L’abuso, l’Associazione italiana che raccoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, uno spot sull’argomento. Realizzato da Simone Padovani, giornalista, fotografo e corrispondente di alcune tra le maggiori testate della stampa estera tra cui il New York Times e la BBC, vede due bambini e due bambine rivolgersi direttamente a papa Francesco per chiedere garanzie e chiedere che sia resa obbligatoria per i vescovi la denuncia all’autorità giudiziaria dei casi che dovessero emergere.

  • La bolla della pedofilia nella Chiesa cilena

    La bolla della pedofilia nella Chiesa cilena

    Era esplosa col caso molto controverso del vescovo di Osorno Juan Barros

    La nunziatura apostolica a Santiago del Cile resta sotto i riflettori. Nonostante la colecistectomia dell’inviato papale, Mons. Charles Scicluna, sono proseguiti i colloqui con testimoni e vittime di abusi sessuali avvenuti in Cile per opera di uomini di chiesa.

    E’ stato il prelato spagnolo Jordi Bertomeau, collaboratore di Scicluna che ha continuato gli incontri. La commissione d’inchiesta vaticana ha facoltà di ascolto di tutte le testimonianze.

    ISAAC GIVOVICH, portavoce delle vittime degli abusi: Stiamo parlando di uno dei casi di abusi ecclesistici piu’ estesi al mondo, parliamo di decine di vittime e di decine di religiosi coinvolti. Il nostro obiettivo è una reale riconciliazione con la Chiesa.

    La bolla era esplosa col caso del vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, che si ritiene abbia coperto gli abusi sessuali del proprio padre spirituale don Karadima. Nel suo recente viaggio in Cile il Papa aveva ribadito la condanna nei confronti della pedofilia ma il caso Barros è rimasto molto controverso e per molti fedeli cileni il Vaticano non si era reso conto della gravità della situazione. Da qui la necessità di istitutuire una commissione d’ascolto.

    JOSE ANDRES MURILLO, vittima di abusi: Tutti i bambini e le bambine così come coloro che intendono coltivare la loro spiritualità, la loro fede all’interno della Chiesa Cattolica, non devono temere di essere vittime di abusi. A noi sembra inaccettabile che i vescovi nascondano e proteggano gli aggressori sessuali, sono cose che non possono più accadere. Adesso si è mostrato qui un aspetto molto diverso della Chiesa cosa che ci riempie di speranza.

    Monsignor Scicluna resta disponibile a raccogliere testimonianze anche dopo la sua partenza, che finora era prevista per venerdì ma slitta in seguito all’intervento chirurgico andato a buon fine.

    Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi in tema di “delicta graviora” alla Sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della fede, era giunto lunedì a Santiago del Cile, ed è stato ricoverato in clinica e operato di colecistectomia dopo aver presentato un’infiammazione alla cistifellea. L’intervento è avvenuto nella Clinica dell’Università Cattolica di San Carlos de Apoquinado, a Santiago. Prima di arrivare in Cile lunedì per ascoltare i testimoni che accusano Barros, sabato a New York l’arcivescovo maltese si era incontrato con il principale denunciante e vittima di Karadima, Juan Carlos Cruz.
    http://it.euronews.com/2018/02/23/la-bolla-della-pedofilia-nella-chiesa-cilena
  • Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    L’arcivescovo ascolterà due vittime di Karadima, José Andrés Murillo e James Hamilton. Breve incontro con la stampa cilena: «Grazie a chi vorrà aiutarmi». In programma una riunione con una delegazione di Osorno che contesta Barros

    L’inviato di Papa Francesco in Cile, monsignor Charles Scicluna, che sta già indagando dal 17 febbraio scorso su possibili nuovi elementi nella vicenda “Karadima-Barros”, è arrivato ieri in mattina a Santiago del Cile. Oggi, nella sede della Nunziatura (e fino a venerdì 23 febbraio) l’inviato darà inizio alla sua delicata missione nel Paese: per prima cosa incontrerà e ascolterà le altre due persone, delle tre, che accusano monsignor Juan Barros di aver coperto gli abusi sessuali commessi dal sacerdote Fernando Karadima, di cui era discepolo nella Fraternità della parrocchia di El Bosque.

    Scicluna ha già incontrato, sabato 17 scorso a New York, nella canonica della Chiesa del Santo Nome di Gesù, il testimone e vittima Juan Carlos Cruz. Oggi alle ore 16 locale (sarà sera in Europa), l’arcivescovo della diocesi maltese de La Valletta, insieme padre Jordi Bertomeu, ufficiale spagnolo della Congregazione per la Dottrina della Fede, vedrà le altre due vittime José Andrés Murillo e James Hamilton.

    Juan Pablo Hermosilla, avvocato di Cruz, Hamilton e Murillo, conversando con alcuni giornalisti ha dichiarato che i suoi assistiti attendono di «essere ascoltati come è già accaduto con Juan Carlos Cruz». «Ascoltare è già un aiuto per loro, può sembrare strano dire una cosa di questo tipo ma è così», ha osservato il giurista. E ha augurato a Scicluna un «buon lavoro con un’ampia raccolta d’informazione e l’ascolto di tanti testimoni» perché «ciò permetterà poi di consegnare al Vaticano un rapporto completo» sulla vicenda di monsignor Barros.

    Hermosilla ha spiegato inoltre che, in rappresentanza dei suoi assistiti, ha già inviato per posta elettronica all’arcivescovo Scicluna «documentazione importante»; Murillo e Hamilton «consegneranno agli inviati del Vaticano oggi altri documenti. Tra questi c’è il registro di tutti i casi giuridici che si sono aperti sul caso di padre Fernando Karadima».

    «Occorre ricordare – ha aggiunto l’avvocato – che non si tratta solo di testimoni. Ormai si sono realizzate due inchieste da parte dello Stato cileno da dove si evincono prove associate a numerosi testimoni. In alcuni casi si tratta di situazioni che i coinvolti hanno riconosciuto».

    Monsignor Charles Scicluna – che dovrebbe ascoltare almeno 20 persone in questi giorni – si riunirà inoltre con una delegazione di fedeli della diocesi di Osorno che contestano il vescovo Barros. L’incontro si terrà vicino alla Nunziatura presso la Casa delle Pontificie Opere Missionarie.

    E proprio nella sede delle Pom, il presule – al contrario di quanto aveva detto giorni fa a diversi giornalisti che lo avevano contattato – ha deciso di incontrare in mattinata (ora locale) la stampa cilena prima di dare inizio alle udienze. Scicluna non ha risposto ad alcuna domanda ma ha letto un comunicato. «Sono venuto in Cile inviato da Papa Francesco per raccogliere informazioni utili riguardo monsignor Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno – ha detto -. Voglio esprimere la mia gratitudine alle persone che si sono dichiarate disponibili per incontrarmi nei prossimi giorni. Ringrazio il personale della Nunziatura, per la loro accoglienza e collaborazione e in modo speciale a monsignor Ivo Scapolo, nunzio Apostolico in Cile». L’arcivescovo ha trasmesso «il saluto affettuoso» di Papa Francesco «che ancora ricorda con emozione la calda accoglienza che ha ricevuto durante il suo viaggio apostolico in questo paese».

    http://www.lastampa.it/2018/02/20/vaticaninsider/ita/vaticano/il-primo-giorno-in-cile-dellinviato-papale-scicluna-in-programma-oltre-udienze-clRl6e0WixPGyrMCWKYKOL/pagina.html