Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: new york

  • Abusi, tocca alla Chiesa di New York: indagine su tutte le diocesi dello Stato

    Abusi, tocca alla Chiesa di New York: indagine su tutte le diocesi dello Stato

    Annunciata un’inchiesta a tappeto sui preti pedofili dopo quella della Pennsylvania

    Troppo a lungo ignorato, e poi sottovalutato quando è venuto alla luce, lo scandalo dei preti pedofili che scuote fin nelle fondamenta la chiesa cattolica americana sta avendo conseguenze giudiziarie che si allargano a macchia d’olio e sono destinate a pesare per anni su questa istituzione religiosa. Quando, a fine luglio, venne pubblicato il rapporto del grand jury della Pennsylvania che denunciava gli abusi commessi per decenni da 300 preti su più di mille bambini in quasi tutte le diocesi dello Stato, l’indignazione fu enorme. Scuse della Chiesa, parole di contrizione, ma i vescovi sperarono che, col tempo, potesse passare la bufera: con le acque più calme ci si sarebbe resi conto che gran parte degli abusi denunciati risalgono a oltre vent’anni fa, mentre le contromisure prese dalla Chiesa dopo il 2000 sembrano aver funzionato abbastanza bene.

    Speranza svanita ieri quando l’attorney general di New York, cuore del cattolicesimo americano, ha annunciato l’avvio di un’inchiesta a tappeto analoga a quella della Pennsylvania con subpoena (citazioni in giudizio alle quali non ci si può sottrarre) che interesseranno tutte le diocesi cattoliche dello Stato. L’inchiesta promossa da Barbara Underwood, praticamente il ministro della Giustizia dello Stato, coinvolge tutti i procuratori distrettuali, gli unici abilitati ad attivare il meccanismo del grand jury. Contemporaneamente il suo collega del New Jersey, l’attorney general Gurbir Grewal, ha creato una task force giudiziaria per indagare i casi di abuso sessuale e quelli che ha definito i tentativi dell gerarchia ecclesiastica di coprire lo scandalo in questo Stato confinante con New York e Pennsylvania. Qualche giorno fa in un’intervista al Corriere il teologo Tom Reese aveva invitato i vescovi Usa ad aprire tutti gli armadi pubblicando un rapporto su tutti gli scandali del passato, avvertendo che quella di aspettare che passi la bufera non è una strategia lungimirante. L’enorme emozione provocata dal grand jury della Pennsylvania si ripeterà quando, tra uno o due anni, arriveranno i risultati delle altre indagini in corso. Reese aveva fatto riferimento esplicito alle inchieste, simili a quella della Pennsylvania, già avviate da tempo dall’Illinois e dal Missouri, oltre a quella che sta per essere lanciata dalla California. Ora le nuove iniziative giudiziarie di New York e del New Jersey allargano di molto il fronte di una valanga che sembra destinata a durare ancora per anni. E che ora potrebbe colpire o infangare anche gli ex capi di una diocesi, quella di New York, che è da sempre la più importante d’America.

  • Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    Le parole non bastano più. Clamorose proteste in Irlanda per la pedofilia, insufficienti le scuse del Papa

    I drammi della pedofilia nella Chiesa rimbalzano da Australia a Cile, da Usa a Irlanda, ma poco è stato fatto. Anzi emerge una formidabile opera di occultamento

    Le parole non bastano più. Neppure le parole di scusa e di vergogna. Ci vogliono azioni, precise, contro la pedofilia del clero cattolico. È questa la cifra dell’impatto del rinnovato ribollire in tutto il mondo (dall’Australia al Cile, dagli Stati Uniti all’Irlanda) dei drammi della pedofilia nella Chiesa. La “protesta delle scarpe “lasciate sul selciato di Dublino da un gruppo di vittime era accompagnata dallo striscione “no words”.

    Pairs of baby shoes are hung from black ribbons on Gardiner Street in Dublin in memory of the children who died at the Bon Secours Mother and Baby Home in Tuam, Co Galway, during the visit of Pope Francis to Ireland. (Photo by Niall Carson/PA Images via Getty Images)

    La stessa cosa ha chiesto direttamente rivolgendosi al Papa il primo ministro irlandese Leo Varadkar, nel suo messaggio di benvenuto. “Usi il suo ufficio e la sua influenza”. L’ufficio ha che fare con le competenze e la giurisdizione, l’influenza con la guida religiosa e morale. L’ufficio con l’azione, l’influenza con le parole, l’insegnamento. E Varadkar ha parlato prima di ufficio e poi di influenza, forse non a caso. Ma lo stesso primate d’Irlanda Eamon Martin, arcivescovo di Armagh, ha dichiarato in una serie di interviste televisive che “la gente vuole qualcosa di più di espressioni di dispiacere”.

    Due luoghi e due tempi sono uniti in questa visita di Papa Francesco In Irlanda. La presenza del Pontefice alle giornate mondiali delle famiglia, che ha preceduto quella di oggi e domani a Dublino, si era svolta tre anni fa durante la visita ufficiale negli Stati Uniti, a Philadelphia. E paradossalmente proprio da lì è arrivato nelle scorse settimane il Rapporto del Gran Giurì che ha nuovamente inchiodato la Chiesa cattolica al suo passato carico di abusi sessuali su minori.

    Il Papa nella lettera di lunedì scorso si è rivolto a tutto il popolo di Dio, ha paradossalmente sottolineato la sua solitudine di Pastore. Nel testo nessun riferimento ai vescovi e alla loro responsabilità. Ma il richiamo a quanto già ebbe a scrivere Benedetto XVI proprio agli irlandesi. Nel 2010. Cioè otto anni fa.

    Due date, due tempi, distanti quasi un’infinità. E non sembra essere cambiato molto. Anzi. Due cardinali hanno dovuto dare forfait a Dublino, il cardinale di Washington Wuerl, chiamato in causa dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, e il presidente della Commissione pontificia per la tutela dei minori, Seán O’ Malley, impegnato in un’indagine urgente su abusi commessi nel seminario della sua Diocesi. Un cardinale è imputato in Cile (Ezzati) e uno è sotto processo in Australia (Pell).

    L’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro, in una lettera che ha indirizzato a Francesco esattamente un mese fa, il 25 luglio, ha ricordato di aver incontrato il Papa a Philadelphia nel 2015 all’incontro mondiale delle famiglie, di aver condiviso le sue parole contro gli abusi, ma tre anni dopo gli ha chiesto conto del perché non abbia fatto niente in relazione alla responsabilità dei vescovi. Già di per sè una lettera del genere, scritta su carta intestata, dovrebbe sollevare molti interrogativi, e certamente non può essere valutata con leggerezza.

    Nei giorni scorsi “dall’entourage papale” è stato negato ufficiosamente che sia in preparazione una seconda lettera del Papa ai vescovi cattolici. Ma intanto una nuova inchiesta è partita nel Missouri, da parte di un altro Gran Giurì. E tra gli arcivescovi che allora avevano responsabilità ci sono il cardinale di New York Dolan e il cardinale conservatore Burke.

    Se è vero che quasi la totalità dei casi denunciati di recente nel mondo (317 in Irlanda, nel 2017 ) risalgono a prima dell’anno Duemila, tuttavia tale ritardo nelle denunce dimostra che il sistema di occultamento è stato formidabile.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/08/25/le-parole-non-bastano-piu-clamorose-proteste-in-irlanda-per-la-pedofilia-insufficienti-le-scuse-del-papa_a_23509327/

  • Faggioli: si è creato un grande vuoto di potere nella Chiesa degli USA

    Faggioli: si è creato un grande vuoto di potere nella Chiesa degli USA

    Abusi, intervista con il professore della Villanova University: si applica alla Chiesa la mentalità da corporation, il Papa è visto come l’amministratore delegato e i vescovi come i suoi manager che egli può semplicemente licenziare

    «Lo scandalo degli abusi e la delegittimazione dell’episcopato ha creato un grande vuoto di potere nella Chiesa» negli Stati Uniti, dove si applica «una mentalità da corporation in cui il Papa è visto come l’amministratore delegato e i vescovi come i suoi manager che egli può semplicemente licenziare». Lo spiega in questa intervista con Vatican Insider il professor Massimo Faggioli, ordinario di teologia e religious studies alla Villanova University di Philadelphia (foto in fondo all’articolo).

    Che cosa emerge dal report Pennsylvania e perché ha colpito così tanto l’opinione pubblica?

    «Il grand jury istituito dal procuratore generale della Pennsylvania ha presentato il 14 agosto un rapporto che espone in dettaglio (1.400 pagine) il modo in cui la dirigenza della Chiesa cattolica in sei diocesi della Pennsylvania ha occultato gli abusi sessuali commessi dal clero (300 preti accusati, oltre mille vittime) negli ultimi settant’anni (sulle altre due diocesi dello stato, tra cui Philadelphia, era stato presentato un rapporto qualche anno fa). Emerge un quadro di occultamento sistematico, definito “da manuale”, dei casi di pedofilia commessi dal clero. Un rapporto simile, per ampiezza, ma molto più sistematico e scientifico, è quello pubblicato dal John Jay College della City University of New York nel 2004. I fatti del Grand Jury non sono nuovi, ma in gran parte “storici”, cioè risalgono in maggior parte a un periodo che arrivano fino agli anni novanta. Il rapporto ha colpito l’opinione pubblica per alcuni motivi. In primo luogo, quasi nessuno degli accusati andrà a processo, non solo perché in parte sono deceduti nel frattempo, ma perché i reati sono caduti in prescrizione. Un secondo fattore è l’importanza della Chiesa cattolica in Pennsylvania, che è uno degli stati-culla del cattolicesimo negli Stati Uniti, sia nella storia degli ultimi due secoli, sia oggi (Philadelphia e Pittsburgh sono due diocesi che hanno dato un altissimo numero di vescovi alla Chiesa americana). Infine, il rapporto è stato pubblicato in un momento in cui altri scandali vanno a comporre un quadro particolarmente inquietante per la Chiesa negli Stati Uniti: le rivelazioni sulla doppia vita condotta dall’ex arcivescovo di Washington, McCarrick, che hanno portato alle sue dimissioni dal collegio cardinalizio (una sanzione con pochissimi precedenti nella storia), e una serie di indagini in alcuni seminari americani (Boston, Lincoln, Philadelphia) a seguito di denunce di molestie sessuali subite da seminaristi all’interno del seminario».

    Che cosa è emerso a carico del cardinale Donald Wuerl? Che cosa pensa della sua posizione?

    «A carico del cardinale Wuerl c’è un quadro complesso: da un lato Wuerl non ebbe paura di scontrarsi con il tribunale la Segnatura Apostolica in Vaticano che voleva riammettere un prete della diocesi di Pittsburgh al ministero (e Wuerl prevalse), mentre in altri casi sembra che abbia collaborato all’occultamento di alcuni casi, per esempio non fornendo alla diocesi di arrivo di un prete pedofilo proveniente dalla sua diocesi tutte le informazioni relative al caso. È una posizione molto difficile anche perché Wuerl è diventato un simbolo – vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006 e arcivescovo di Washington dal 2006 – al di là delle accuse specifiche a suo carico, da cui non ha potuto difendersi in pubblico. Un elemento essenziale per capire il contesto è che gli scandali sono anchel’opportunità, per il cattolicesimo neo-tradizionalista delle giovani generazioni di cattolici americani, per attaccare vescovi e cardinali americani vicini a Papa Francesco. Il fatto è che lo scandalo degli abusi e la delegittimazione dell’episcopato hanno creato un grande vuoto di potere nella Chiesa negli USA ed è un vuoto che qualcuno riempirà. Si illude chi pensa che la soluzione siano le dimissioni di massa di tutti i vescovi americani: non saranno i semplici laici cattolici a riempire il vuoto lasciato dai vescovi».

    Quello del Grand Jury è, ovviamente, il racconto della pubblica accusa. In alcune delle repliche ci sono stati vescovi che hanno contestato alcune interpretazioni a proposito delle coperture. Che cosa può dire in proposito?

    «Il rapporto del grand jury è il risultato non di un processo, ma di una indagine. Pertanto il rapporto del grand jury è il documento dell’accusa: i giurati ascoltano e vedono solo quello che i procuratori dell’accusa producono davanti a loro, e quindi nel rapporto non c’è possibilità di difesa per gli accusati. In questo senso, è perfettamente comprensibile che la Santa Sede sia riluttante a basarsi su un rapporto del grand jury (e sulle reazioni della stampa) per decidere della sorte di molti vescovi implicati nell’occultamento degli abusi. Il caso della Pennsylvania è diverso, per esempio, dal vescovo di Adelaide (Australia) che si è dimesso qualche settimana fa, dopo la sentenza di colpevolezza del tribunale. D’altro canto, il grand jury pubblica anche documenti originali che, se non rappresentano l’ultima parola dal punto di vista della responsabilità penale, mostrano una responsabilità morale e pastorale da parte di alcuni vescovi che è difficile non vedere.

    Il report riconosce che la Chiesa ha fatto dei passi in avanti negli ultimi anni. Qual è la percezione negli Stati Uniti a questo proposito? Si è affermata una cultura della protezione dei bambini?

    «Direi che si sta affermando. Posso testimoniare personalmente che ho dovuto frequentare due corsi di prevenzione degli abusi – uno come genitore di bambini che frequentano una scuola cattolica, e uno come docente in una università cattolica. La Chiesa americana ha fatto enormi passi avanti dal 2002 in poi grazie alla cosiddetta “carta di Dallas”: è uno dei fatti positivi che anche il rapporto del grand jury riconosce. Il problema è che i casi di abusi sessuali da parte del clero vengono denunciati anni o decenni dopo: quindi la Chiesa deve prepararsi a un periodo molto lungo – per tutta la prossima generazione almeno – di rivelazioni di abusi avvenuti in gran parte prima dell’applicazione di linee-guida e protocolli che vennero elaborate dopo che lo scandalo venne rivelato dal Boston Globe nel 2002 (dopo circa un decennio di denunce sollevate dalla stampa cattolica progressista fin dagli anni novanta, e sistematicamente ignorate).

    Perché, secondo lei, la lettera di Francesco al “popolo di Dioˮ sul tema degli abusi è stata così criticata? Che cosa ci si aspetta che faccia?

    «La lettera è stata apprezzata in quanto inquadra il problema del clericalismo come la questione centrale. È stata criticata perché non enuncia i passi concreti che si devono ancora fare o che sono stati fatti in materia di lotta agli abusi sessuali e all’omertà nella Chiesa. Specialmente in America ci si aspetta che Papa Francesco passi a una fase legislativa ed esecutiva in materia di accountabilitydei vescovi che hanno mancato di vigilare (o peggio). Ci si attende che Papa Francesco faccia con una lista di vescovi americani quello che ha già fatto in altri casi, ovvero accogliere le dimissioni o invitare alle dimissioni questi vescovi. Poi c’è la questione della corresponsabilità del laicato e della sinodalità nella Chiesa (che rimane ancora sulla carta, dopo il discorso di Francesco dell’ottobre 2015) e della formazione del clero nei seminari, che in America sono un problema serio. La distanza tra il Vaticano e l’America è anche culturale: da un lato la cultura americana prende la legge molto sul serio e tende ad applicare alla Chiesa una mentalità da corporation, in cui il Papa è visto come l’amministratore delegato (CEO) della Chiesa cattolica mondiale, e i vescovi come i suoi manager che il Papa può semplicemente licenziare. Dall’altro lato, il demos americano è da sempre sospettoso dell’autorità e delle élite – politiche, culturali, e religiose: la delegittimazione dell’episcopato americano va compresa anche in questo quadro. Va anche detto che c’è un problema di comunicazione istituzionale da parte del Vaticano, che non riesce a raggiungere il mondo anglofono e americano in particolare: durante il pontificato di Papa Francesco si sono fatte alcune cose importanti sul fronte della lotta agli abusi, ma non c’è una comunicazione efficace, che in questo ambito è cruciale, non solo per difendere il Papa, ma anche la reputazione della Chiesa stessa».

    Francesco nella lettera punta il dito contro il clericalismo e l’abuso di potere, diversi suoi critici affermano invece che il vero problema è l’omosessualità diffusa e praticata nel clero. Come commenta?

    «La crisi attuale è differente da quella del 2002 perché allora c’era Papa Giovanni Paolo II che faceva da garante rispetto alla transizione della Chiesa dal Concilio al post-concilio. La Chiesa cattolica americana nell’ultimo quindicennio è stata attraversata da una radicalizzazione del conservatorismo religioso nel senso di un neo-tradizionalismo, specialmente nelle giovani generazioni di preti e intellettuali. La crisi degli abusi attuale viene interpretata da loro come un fenomeno figlio degli errori del concilio stesso e non solo del post-concilio, e viene collegata all’emergere della questione omosessuale e alla legalizzazione del matrimonio omosessuale in America nel 2015. Questo cattolicesimo neo-tradizionalista crede che gli abusi sessuali siano commessi solo dal clero omosessuale (cosa che i dati del rapporto del John Jay College smentiscono) e che la crisi degli abusi possa essere risolta da una specie di giacobinismo cattolico che dovrebbe eliminare tutti i vescovi e tutti i preti minimamente impegnati nel dialogo con la cultura moderna, sostituiti da un clero giovane caratterizzato da santità personale ma anche da una fascinazione per un medioevo mitico e dal rigetto di un rapporto Chiesa-mondo basato su un principio di realtà. L’omosessualità nel clero esiste ed è una questione che va affrontata, ma la crisi degli abusi non si risolve facendo degli omosessuali della Chiesa il capro espiatorio di uno scandalo che ha radici antiche, ben prima del concilio Vaticano II. Il dibattito sullo scandalo degli abusi commessi dal clero rischia purtroppo di diventare un altro capitolo nella storia delle culture wars di questi ultimi trent’anni di cattolicesimo americano».

    http://www.lastampa.it/2018/08/23/vaticaninsider/abusi-faggioli-si-creato-un-grande-vuoto-di-potere-nella-chiesa-usa-gdKShx1u5wLSfQZGsh31kK/pagina.html

  • Pedofilia, il rapporto-shock sui preti in Pennsylvania riapre le ferite nella Chiesa Cattolica

    Pedofilia, il rapporto-shock sui preti in Pennsylvania riapre le ferite nella Chiesa Cattolica

    New York – Per la Chiesa Cattolica americana – e non solo – è arrivato un nuovo momento nero. Un giorno del giudizio tutto umano e che non perdona: un Gran Giurì della Pennsylvania questa settimana ha redatto un rapporto-shock che condanna il comportamento dei vertici ecclesiastici dell’intero stato, denunciando come oltre mille bambini nell’arco di 70 anni siano stati brutalmente molestati da sacerdoti e come gli abusi siano stati nascosti e i perpetratori protetti. Un’accusa in grado adesso di scuotere nuovamente e profondamente la Chiesa, che sperava di aver superato il peggio di un lungo e traumatico scandalo.

    Per dare un senso della nuova crisi che aggrava il dramma degli abusi per mano di prelati: si tratta della condanna piu’ ampia e drammaticamente circostanziata mai avvenuta nel Paese. Finora simili rapporti avevano infatti riguardato singole o poche diocesi alla volta, non intere regioni. Questa volta il documento di ben 900 pagine analizza assieme sei diocesi su otto totali della Pennsylvania e porta, almeno moralmente, alla sbarra più di 300 sacerdoti trovati responsabili di abusi sessuali.

    «E’ il più ampio e comprensivo rapporto su abusi sessuali ai danni di bambini all’interno della Chiesa Cattolica mai proposto negli Stati Uniti» ha dichiarato esplicitamente il procuratore generale dello stato Josh Shapiro. Il documento aggiunge che le vittime, data la quantità di documentazione andata persa e la paura che spinge ancora molti a tacere, potrebbero essere in realtà “migliaia”. E che, purtroppo, la maggior parte dei casi portati alla luce è ormai troppo vecchia per poter portare a azioni legali. Ma non sempre: in almeno due casi è scattata un’incriminazione per violenza contro minori e numerosi altri casi sono possibili in futuro perchè le «indagini continuano», ha indicato il rapporto.

    L’atto d’accusa è dirompente tanto per le accuse che per la cruda chiarezza delle rivelazioni. Ecco un estratto: «Preti stupravano bambini e bambine e i superiori responsabili del loro operato non solo non facevano nulla; hanno nascosto tutto. Per decenni – si legge nel testo -. Monsignori, vescovi ausiliari, vescovi, arcivescovi, cardinali sono stati per la maggior parte protetti; molti, compresi alcuni nominati in questo rapporto, sono stati promossi». La Chiesa, continua, si è comportata come «da manuale nel nascondere la verità» anche dopo che agenti dell’Fbi avevano identificato documentazione e prove relative a simili “pratiche”.

    Le descrizioni concrete sono spesso agghiaccianti e dettagliate. C’e’ l’uso di alcolici per facilitare molestie e un crudo elenco di abusi sessuali di ogni genere. In un caso viene descritto un prete che mise in cinta una ragazzina di 17 anni e non venne mai punito. In un altro un sacerdote che violentò cinque sorelle e fece collezione, tra l’altro, del loro sangue mestruale. Ancora: a Pittsburgh le gerarchie ecclesiastiche arrivarono ad accusare un quindicenne di aver “sedotto” un prete, che aveva invece ammesso lui stesso pratiche sado-masochistiche ai danni di numerosi ragazzini. Altrove un prete abusò bambini nonostante fosse da anni sieropositivo.

    Le sei diocesi messe in croce dal rapporto sono quelle di Allentown, Erie, Greensburg, Harrisburg, Pittsburgh e Scranton. Le due rimanenti nello stato, quelle di Philadelphia e di Altoona-Johnstown, erano già state al centro di rapporti di altri Gran Giurì conclusisi con simili j’accuse seppure meno vasti. Le autorità cattoliche americane – impegnate ormai da anni, come lo stesso Vaticano, a cercare di fare i conti con il dramma – hanno espresso vergogna e rammarico per la tragedia raccontata del documento. «Il rapporto del Gran Giuri’ della Pennsylvania illustra il dolore di coloro che sono stati vittima dei crimini di abuso sessuale da parte di membri individuali del clero e da parte di chi ha protetto i molestatori, facilitando così un male che è proseguito per anni e anche decenni» ha affermato il cardinale Daniel DiNardo, che guida la Conferenza dei vescovi cattolici statunitensi. «Ci vergogniamo e siamo addolorati per i peccati di omissione da parte di sacerdoti e vescovi cattolici».

    http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2018-08-16/pedofilia-rapporto-shock-preti-pennsylvania-riapre-ferite-chiesa-cattolica-074000.shtml?uuid=AEaZfZbF&refresh_ce=1

  • L’ECA si unisce alle richieste pubbliche che questi Cardinali siano indagati, non onorati

    L’ECA si unisce alle richieste pubbliche che questi Cardinali siano indagati, non onorati

    I Sopravvissuti agli abusi del Clero e attivisti all’Arcivescovo di Dublino: chiedere al Papa di rimuovere tre cardinali legati alla copertura degli abusi sessuali del clero dal WMOF (World Meeting of Families – Incontro Mondiale delle Famiglie n.d.r.)

    L’ECA si unisce alle richieste pubbliche che questi Cardinali siano indagati, non onorati

    I sopravvissuti irlandesi meritano più rispetto da visita papale, dice l’organizzazione

    Organizzazione apprezza gli sforzi di Martin per ottenere il tema degli abusi del clero nell’agenda papale

    Vedi: Lettera aperta al Arcivescovo Martin disponibile in http://www.ecaglobal.org/open-letter-to-archbishop-martin-from-eca/   (riportiamo traduzione in fondo n.d.r.)

    I sopravvissuti al clero e gli attivisti per i diritti umani stanno consegnando oggi una lettera aperta all’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino tramite un’organizzazione globale che ritiene il Vaticano responsabile per porre fine agli abusi del clero.

    Gli attivisti stanno spingendo Martin a chiedere al Papa di compiere tre azioni decisive, tra cui la rimozione dal World Meeting of Families (WMOF) di tre cardinali di fronte a seri interrogativi circa la protezione dei Vescovi sui loro fratelli sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali.

    I cardinali devono essere indagati, non onorati, dice il gruppo.

    “Siamo sbalorditi viste le recenti dichiarazioni del Papa di cambiare la cultura di abuso e copertura della chiesa, che questi cardinali non abbiano già volontariamente abbandonato i loro ruoli al WMOF”, ha detto Peter Isely, membro fondatore e portavoce del nuovo gruppo

     “Il loro risalto, in occasione della conferenza, non rispetta la sofferenza dei sopravvissuti irlandesi”.

    Il gruppo sta chiedendo a Martin di intensificare i suoi sforzi pubblici per rendere la crisi dell’abuso sessuale del clero un punto centrale nella prossima visita papale nel suo paese.

    La lettera a Martin è sponsorizzata dalla nuova organizzazione internazionale Ending Clergy Abuse (ECAglobal.org). ECA è un team globale di sopravvissuti, leader e attivisti, che ha avuto inizio con la visione e la concezione di sopravvissuta e attivista di fama internazionale, Barbara Blaine. Blaine è morta prima della prima assemblea di membri riuniti a Ginevra a giugno per il lancio dell’organizzazione (che rappresenta 15 paesi di 4 continenti).

    Il gruppo esorta Martin a richiedere tre azioni da parte del Papa prima della sua visita in Irlanda. Il Papa dovrebbe:

    1. Ordinare che tre cardinali di fronte a seri interrogativi e proteste pubbliche riguardo alla protezione dei Vescovi verso sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali, vengano rimossi dai loro ruoli di spicco nel WMOF. Dovrebbero essere indagati, invece. I tre sono Cardinale Óscar Maradiaga dell’Honduras e cardinali Kevin Farrell e Donald Wuerl degli Stati Uniti (vedi sotto).
    2. Riconoscere e incontrare pubblicamente i leader dei sopravvissuti dell’Irlanda durante la sua visita.
    3. Annunciare che il prossimo WMOF sarà dedicato all’impatto e alla prevenzione della violenza sessuale, in particolare della violenza sessuale del clero, sulle famiglie.

    Nella lettera, l’ECA sottolinea l’importanza di Francesco dimostrando che non tollererà nulla o nessuno, connesso al suo viaggio, che congedi, silenzi o mini l’esperienza dei traumi irlandesi dei sopravvissuti e la loro continua lotta per la giustizia. Ciò è particolarmente importante perché il Papa viene in Irlanda per l’Incontro mondiale delle famiglie (WMOF), che si concentra sull’importanza della famiglia come pietra angolare della vita, della società e della chiesa.

    “Nessuna singola forza ha devastato la vita familiare cattolica più dello stupro e della violenza sessuale dei bambini cattolici in tutto il mondo, da parte di sacerdoti, e la copertura di quei crimini da parte del Vaticano e dei membri della gerarchia”, ha affermato Isely.

    Riguardo ai tre cardinali, l’organizzazione scrive nella lettera a Martin: “Nessun vescovo che copra un altro vescovo dovrebbe essere considerato di fiducia per salvaguardare le famiglie cattoliche, e ancor meno per predicare al mondo la sacra e intrinseca dignità e significato della vita familiare”

    Riguardo alla sua richiesta di incontrare i leader dei sopravvissuti in Irlanda, il gruppo scrive: “Incontri privati con sopravvissuti anonimi sono sempre benvenuti, se condotti correttamente, ma non possono sostituire un dialogo pubblico con i leader dei sopravvissuti di tutto il mondo”.

    Riguardo alla loro terza raccomandazione, che il prossimo WMOF sia dedicato agli abusi sessuali del clero, il gruppo scrive: “La violenza sessuale è un’epidemia nel mondo moderno. La chiesa non può pretendere di affrontarla a meno che non affronti la violenza sessuale che è stata e viene perpetrata all’interno dei suoi meccanismi strutturali globali. Tale argomentazione, onesta e difficile, è perfettamente inserita nel prossimo WMOF”.

    Rappresentanti dell’ECA provenienti da Germania, Belgio, Stati Uniti e Regno Unito si recheranno in Irlanda da martedì 21 agosto fino a lunedì 27 agosto per unirsi ai sopravvissuti irlandesi per costringere l’azione della gerarchia cattolica a rispondere globalmente a questo problema mondiale.

    ECA sarà:

    (1) condividere un messaggio dei sopravvissuti di tutto il mondo sull’impatto degli abusi sessuali del clero sulle famiglie,

    (2) discutere della responsabilità del Papa, dei diplomatici e dell’attuale Pontificia Commissione per la protezione dei minori per arrestare la piaga degli abusi

    (3) la richiesta di intervento da parte della gerarchia cattolica e

    (4) la risposta come voce globale unificata alle diverse attività intorno al WMOF e alla visita del Papa in Irlanda.

    I membri dell’assemblea dell’ECA hanno viaggiato da 15 nazioni per affrontare la crisi degli abusi del clero e recentemente si sono riuniti con i funzionari dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e con il Comitato dei Diritti del Fanciullo per esplorare gli sforzi congiunti della Comunità Internazionale.

    CONTATTO

    Peter Isely

    ECA Socio Fondatore, Stati Uniti sopravvissuto.

    peterisely@gmail.com

    +14144297259

    CHI SIAMO

    Ending Clero Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che costringono la Chiesa Cattolica Romana per porre fine abusi del clero, in particolare abusi sessuali, al fine di

    proteggere i bambini e per chiedere giustizia per le vittime. Membri dell’assemblea ECA rappresentano 15 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contact@ecaglobal.org

    LINK

    INFORMAZIONE

    Nel mese di luglio, stretto collaboratore del cardinale Maradiaga e vescovo ausiliare in Honduras, il vescovo Juan José Pineda, è stato rimosso a causa di abuso sessuali a seminaristi . Secondo i rapporti, il comportamento di Pineda era di vecchia data e ben conosciuto da funzionari della chiesa, tra cui Maradiaga . Maradiaga sta affrontando anche le accuse di cattiva condotta finanziaria.

    Negli Stati Uniti, l’ex cardinale arcivescovo Theodore McCarrick di recente è stato rimosso dal ministero e del Collegio Cardinalizio. Egli è stato accusato di aver abusato sessualmente di almeno due minorenni  e di abusare e molestare sessualmente seminaristi e giovani preti. Le rivelazioni hanno portato a richieste da parte di cattolici di spicco per un’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali dei seminaristi, inclusi i presunti crimini di McCarrick e la rete di funzionari della chiesa che ha coperto la sua condotta illecita.

    Come soci di McCarrick, cardinali Farrell e Wuerl si trovano ad affrontare le domande valide su ciò che sapevano di cattiva condotta di McCarrick. Sebbene i presunti abusi ai bambini da parte di McCarrick sono stati resi pubblici solo di recente, il suo comportamento predatorio nei confronti di seminaristi era un segreto di Pulcinella nella chiesa cattolica americana; è stato pubblicamente discusso e documentato on-line per anni. Nel 2005 e nel 2007, le diocesi del New Jersey pagati due risarcimenti alle sue vittime adulte. [Vedere questa utile linea temporale .] Sia Farrell che Wuerl negano di aver saputo della condotta illecita di McCarrick, ma le loro affermazioni sono state contestate dai commentatori cattolici ed esperti (vedere gli articoli 1 , 2 e 3 ).

    Kevin Farrell era vicario generale della McCarrick nella DC dell’arcidiocesi di Washington, ed a quanto riferito il suo protetto. Secondo un editorialista del National Review, una pubblicazione statunitense di stampo conservatore, “Farrell ha condiviso un appartamento con McCarrick per sei anni, anni in cui i risarcimenti venivano pagati nel New Jersey per i misfatti di McCarrick.” Farrell dice che non è vero che lui e McCarrick vivevano insieme.

    Il cardinale Wuerl è succeduto a McCarrick come Arcivescovo di Washington DC nel 2006, nel periodo in cui le diocesi del New Jersey si stavano sistemando con le vittime di McCarrick. Su una questione separata ma altrettanto grave: come vescovo di Pittsburgh 1988-2006, quando migliaia di  vittime degli Stati Uniti stavano segnalando il loro abuso alle diocesi, Wuerl non ha mai reso pubblico un elenco degli autori di reati, a differenza di più di 30 altri vescovi degli Stati Uniti e superiori religiosi. Si prevede che un rapporto della giuria, che sarà pubblicato la prossima settimana, indicherà  circa 90 preti accusati di Pittsburgh, molti dei quali sicuramente sono stati segnalati a Wuerl.

    Articoli correlati circa McCarrick e la sua rete:

    La verità su Cardinal McCarrick: La Chiesa cattolica ha bisogno di un’inchiesta in quello che i colleghi del cardinale pederasta sapevano, e quando , da Ross Douthat, New York Times, 25 luglio 2018

    Ultimi membri recensione di bordo: un’inchiesta indipendente sugli abusi seminarista necessari , da Heidi Schlumpf, National Catholic Reporter, 7 agosto 2018

    Il Cardinal McCarrick: tutti sapevano , da Rod Dreher, l’American Conservative (blog), 20 giugno 2018

    McCarrick, i Vescovi e Unanswered Question s, di JD Flynn, Catholic News Agency attraverso il National Catholic Register, 24 Luglio 2018

    Rete del cardinale McCarrick , da Rod Dreher, l’American Conservative, 20 luglio 2018

    Episcopale Beg per una politica chiara contro il Male , da Michael Dougherty Brendan, National Review, 26 luglio 2018

    Intervistare il cardinale Wuerl su McCarrick: Impossibile WTOP e gli altri fare di meglio? da Julia Duin, Get Religione blog, 30 luglio 2018

    Editoriale: vescovi dell’America non dovrebbero essere indagando uno di loro , New York Post, 9 agosto 2018

    Rivelazioni di US abusi sessuali cardinale forzeranno la mano del papa, da Nicole Winfield, Associated Press, 21 luglio 2018

    Timeline sulla vita, ministero, denunce di abusi Arcivescovile McCarrick mosse contro di lui , dal Catholic News Service via Catholic Register, 9 ago 2018

    Articoli correlati su Maradiaga:

    Papa Francesco Dimissioni del Vescovo honduregno accusati di abusi sessuali , National Catholic Register, da Edward Pentin, 20 Luglio, 2018

    Habla La Viuda estafada: “Maradiaga sabe todo lo que hace el obispo Pineda ” [La vedova condannato parla: “Maradiaga sa tutto ciò che il vescovo Pineda fa”], Criterio, 12 giugno 2018

    Gli ex seminaristi sostengono gravi illeciti sessuali da honduregno Vescovo Pineda , National Catholic Register, 4 marzo 2018

    Cardinale Maradiaga accusato di cattiva gestione finanziaria , Catholic News Agency 17 Dic 2017

    (traduzione Lettera aperta all’Arcivescovo Martin di Dublino):

    Lettera aperta all’Arcivescovo Martin di Dublino a nome dei sopravvissuti globali degli abusi sessuali del clero

    Dott.ssa Denise Buchanan – contact@ecaglobal.org – Sopravvissuto giamaicano, membro del Consiglio ECA Peter Isely – peterisely@gmail.com – Sopravvissuto degli Stati Uniti, membro fondatore della ECA e portavoce Fernando Brierley – fbrierley@gmail.com – Sopravvissuto cileno, membro fondatore della ECA

    10 agosto 2018

    Caro Arcivescovo Martin,

    Ending Clergy Abuse (ECAglobal.org) ti sta facendo appello a nome dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero di tutto il mondo.

    Siamo un’organizzazione che parla a nome dei sopravvissuti di diverse parti del mondo in cui si può trovare la Chiesa cattolica.

    I sopravvissuti all’abuso del clero formano insieme una comunità globale di dolore e solidarietà, memoria e testimonianza. Parlano in tutte le lingue della terra; sono di ogni colore della pelle; sono di tutte le età. Sono maschi e femmine; sono di diversi orientamenti sessuali; provengono da luoghi di privilegio e povertà. Ciò che condividono è che ognuno di loro è stato preso come un bambino dalla chiesa in un luogo di afflizione sessuale. Molti di loro sono ancora silenziosi e noi cerchiamo di essere la loro voce.

    ECAGlobal.org è grato per il fatto che insiste sul fatto che Papa Francesco debba affrontare la questione degli abusi sessuali del clero mentre si trova nel vostro paese. Ci sono tre cose che puoi chiedere al Papa prima di arrivare in Irlanda per dimostrare che non tollererà nulla o qualcuno connesso al suo viaggio che congeda, silenzia o mina l’esperienza delle sofferenze dei superstiti irlandesi e la loro continua lotta per la giustizia.

    Vi esortiamo, Arcivescovo, a chiedere al Papa di:

    1. Ordinare che tre cardinali che affrontano gravi domande e proteste pubbliche riguardo alla protezione dei vescovi fratelli che hanno commesso abusi sessuali siano rimossi dai loro ruoli di spicco nel WMOF. Dovrebbero essere investigati invece. I tre sono il cardinale Óscar Maradiaga dell’Honduras e i cardinali Kevin Farrell e Donald Wuerl degli Stati Uniti (vedi sotto).
    2. Riconosci e incontra pubblicamente i capi sopravvissuti dell’Irlanda durante la sua visita.
    3. Annuncia che il prossimo WMOF sarà dedicato all’impatto e alla prevenzione della violenza sessuale, in particolare della violenza sessuale del clero, sulle famiglie.

    In primo luogo, qualsiasi vescovo che copra un altro vescovo non dovrebbe essere considerato di fiducia per salvaguardare le famiglie cattoliche, e ancor meno per predicare al mondo la sacra e intrinseca dignità e significato della vita familiare. Siamo profondamente turbati dal fatto che tre cardinali che potrebbero aver protetto i vescovi violenti abusati (vedi sotto) stanno svolgendo ruoli significativi nel World Meeting of Families. I tre cardinali sono il cardinale Óscar Maradiaga dell’Honduras e i cardinali Kevin Farrell e Donald Wuerl degli Stati Uniti. Maradiaga sta conducendo un importante workshop presso WMOF. Farrell è un celebrante principale e un homilist. Wuerl è un oratore principale. Siamo stupiti di fronte al recente voto del Papa di cambiare la cultura di abuso e insabbiamento della chiesa, che questi cardinali non hanno già volontariamente abbandonato i loro ruoli di spicco nel WMOF.

    In secondo luogo, gli incontri privati ​​con sopravvissuti anonimi sono sempre benvenuti se condotti correttamente, ma non possono sostituire un dialogo pubblico con i leader sopravvissuti su come affrontare la crisi in Irlanda e nel mondo.

    In terzo luogo, la violenza sessuale è un’epidemia nel mondo moderno. La chiesa non può pretendere di affrontarla a meno che non affronti la violenza sessuale che è stata e viene perpetrata all’interno dei suoi meccanismi strutturali globali. Tali conversazioni oneste e difficili sono perfettamente posizionate nel prossimo WMOF.

    La sofferenza dei sopravvissuti irlandesi ha spostato il mondo e lo farà di nuovo, quando il Papa visiterà il tuo paese. Queste tre azioni di Francesco prima del suo arrivo, sollecitate da voi, onoreranno i loro sforzi storici e valorosi e daranno loro una misura del rispetto e della gratitudine che meritano.

    Cordialmente,

    Ending Clergy Abuse (ECA)

    contact@ecaglobal.org

    Membri fondatori della ECA

    Barbara Blaine (deceduta) – Stati Uniti

    Lieve Halsberghe – Belgio

    Evelyn Korkmaz – Canada

    Catalina Venegas – Cile

    Fernando Brierley – Cile

    José Andrés Murillo – Cile

    Juan Carlos Claret Pool – Cile

    Benjamin Kitobo – Congo

    Sara Oviedo – Ecuador

    Alexandre Hezez – Francia

    François Devaux – Francia

    Nadia Debbache – Francia

    Matthias Katsch – Germania

    Francesco Zanardi – Italia

    Simone Padovani – Italia

    Denise Buchanan – Giamaica

    Adalberto Méndez – Messico

    Alberto Athie – Messico

    Marek Lisińki – Polonia

    Miguel Hurtado – Spagna

    Jacques Nuoffer – Svizzera

    Jean-Marie Fürbringer – Svizzera

    Peter Saunders – Regno Unito

    George Mead – Stati Uniti

    Peter Isely – Stati Uniti

    Timothy Law – Stati Uniti

    INFORMAZIONI

    A luglio, lo stretto collaboratore del Cardinale Maradiaga e il vescovo ausiliare in Honduras, il vescovo Juan Jose Pineda, è stato rimosso a causa dei seminaristi che abusavano sessualmente. Secondo i rapporti, il comportamento di Pineda era di vecchia data e ben noto ai funzionari della chiesa, incluso Maradiaga. Maradiaga sta anche affrontando accuse di cattiva condotta finanziaria.

    Negli Stati Uniti, l’ex cardinale Arcivescovo Theodore McCarrick è stato recentemente rimosso dal ministero e dal Collegio cardinalizio. È stato accusato di aver abusato sessualmente di almeno due minorenni e di molestare e abusare sessualmente di seminaristi e giovani sacerdoti. Le rivelazioni hanno portato a richieste da parte di importanti cattolici per un’inchiesta indipendente sull’abuso sessuale dei seminaristi, inclusi i presunti crimini di McCarrick e la rete di funzionari ecclesiastici che hanno coperto la sua azione illecita.

    Come soci di McCarrick, i cardinali Farrell e Wuerl stanno affrontando domande valide su quello che sapevano della cattiva condotta di McCarrick. Sebbene i presunti assalti di bambini di McCarrick siano stati resi pubblici solo di recente, il suo comportamento predatorio nei confronti dei seminaristi era un segreto aperto nella chiesa cattolica americana; è stato discusso pubblicamente e documentato online per anni. Nel 2005 e nel 2007, le diocesi del New Jersey hanno pagato due insediamenti alle sue vittime adulte. [Vedi questa timeline utile.] Sia Farrell che Wuerl negano di aver saputo della trasgressione di McCarrick, ma le loro affermazioni sono state contestate da commentatori ed esperti cattolici (vedi articoli 1, 2 e 3).

    Kevin Farrell era vicario generale di McCarrick nell’arcidiocesi di Washington DC e, a quanto riferito, era il suo protetto. Secondo un editorialista della National Review, una pubblicazione conservatrice basata negli Stati Uniti, “Farrell ha condiviso un appartamento con McCarrick per sei anni, anni in cui gli insediamenti venivano pagati nel New Jersey per le misfatte di McCarrick.” Farrell dice che non è vero che lui e McCarrick vivevano insieme.

    Il cardinale Wuerl è succeduto a McCarrick come arcivescovo di Washington DC nel 2006, nel periodo in cui le diocesi del New Jersey si stavano sistemando con le vittime di McCarrick. Su una questione separata ma ugualmente seria: come vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006, quando migliaia di vittime degli Stati Uniti riportavano i loro abusi sulle diocesi, Wuerl non ha mai reso pubblico un elenco di criminali, a differenza di oltre 30 altri vescovi e superiori religiosi statunitensi. Si prevede che un rapporto della giuria che sarà rilasciato la prossima settimana indicherà circa 90 preti di Pittsburgh accusati, molti dei quali sicuramente riferiti a Wuerl.

    Articoli correlati circa McCarrick e la sua rete:

    La verità su Cardinal McCarrick: La Chiesa cattolica ha bisogno di un’inchiesta in quello che i colleghi del cardinale pederasta sapevano, e quando , da Ross Douthat, New York Times, 25 luglio 2018

    Ultimi membri recensione di bordo: un’inchiesta indipendente sugli abusi seminarista necessari , da Heidi Schlumpf, National Catholic Reporter, 7 agosto 2018

    Il Cardinal McCarrick: tutti sapevano , da Rod Dreher, l’American Conservative (blog), 20 giugno 2018

    McCarrick, i Vescovi e Unanswered Question s, di JD Flynn, Catholic News Agency attraverso il National Catholic Register, 24 Luglio 2018

    Rete del cardinale McCarrick , da Rod Dreher, l’American Conservative, 20 luglio 2018

    Episcopale Beg per una politica chiara contro il Male , da Michael Dougherty Brendan, National Review, 26 luglio 2018

    Intervistare il cardinale Wuerl su McCarrick: Impossibile WTOP e gli altri fare di meglio? da Julia Duin, Get Religione blog, 30 luglio 2018

    Editoriale: vescovi dell’America non dovrebbero essere indagando uno di loro , New York Post, 9 agosto 2018

    Rivelazioni di US abusi sessuali cardinale forzeranno la mano del papa, da Nicole Winfield, Associated Press, 21 luglio 2018

    Timeline sulla vita, ministero, denunce di abusi Arcivescovile McCarrick mosse contro di lui , dal Catholic News Service via Catholic Register, 9 ago 2018

    Articoli correlati su Maradiaga:

    Papa Francesco Dimissioni del Vescovo honduregno accusati di abusi sessuali , National Catholic Register, da Edward Pentin, 20 Luglio, 2018

    Habla La Viuda estafada: “Maradiaga sabe todo lo que hace el obispo Pineda ” [La vedova condannato parla: “Maradiaga sa tutto ciò che il vescovo Pineda fa”], Criterio, 12 giugno 2018

    Gli ex seminaristi sostengono gravi illeciti sessuali da honduregno Vescovo Pineda , National Catholic Register, 4 marzo 2018

    Cardinale Maradiaga accusato di cattiva gestione finanziaria , Catholic News Agency 17 Dic 2017

  • Gli scandali americani che rischiano di scuotere il Vaticano

    Gli scandali americani che rischiano di scuotere il Vaticano

    Il Vaticano e gli scandali che coinvolgono parte della Chiesa americana. Il cardinale Farrell, considerato molto vicino al cardinal McCarrick, si è dimesso per accuse riguardanti un abuso ai danni di un minore, ma chiacchierato anche per altre molestie

    Il presunto correntone di progressisti presenti in Vaticano è stato preso di mira dai tradizionalisti. Il tutto legato anche agli scandali che stanno emergendo attorno e all’interno della Chiesa americana.

    Il caso del cardinal Theodore McCarrick, il porporato dimessosi qualche giorno fa, ha portato con sè degli strascichi. Almeno in termini di riflessioni pubblicate.

    L’ex arcivescovo di Washington è accusato di aver abusato di un adolescente quando era un prete di New York. Questo è l’episodio per cui, secondo quanto stabilito dal codice canonico, è arrivata la rinuncia. Ma non solo. McCarrick avrebbe poi molestato seminaristi maggiorenni. Alcuni gesuiti americani hanno suggerito alla Chiesa cattolica di provare vergogna. L’ipotesi che circola, ormai abbastanza consolidata, è che più di qualcuno fosse a conoscenza di questi comportamenti.

    “Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo”, ha dichiarato a stretto giro l’ormai ex cardinale.

    I presuli americani stanno intervenendo sulla questione con costanza. Viene condannato soprattutto il silenzio di “chi sapeva”. Il successore a Washington di McCarrick, il cardinal Donald Wuerl, ha chiesto l’istituzione di una commissione ad hoc deputata a indagare sulla veridicitià delle accuse mosse nei confronti degli ecclesiastici. Il cardinale cappuccino Sean O’Malley, già balzato alle cronache di recente per via di un altro caso, quello del vescovo cileno Barros, ha ribadito che le scuse, in casi come questi, non sono sufficienti. Mentre Roma sembrerebbe cercare di prendere le misure, i cosiddetti “tradizionalisti” appaiono scatenati.

    Sì perché McCarrick, all’interno delle consuete categorizzazioni dei vaticanisti, è segnalato come un “progressista”. Così come sarebbe progressista quel cardinal Farrell di cui tanto si parla in questi giorni nelle riflessioni pubblicate su siti e blog dati per vicini all’”area conservatrice”. “Il cardinale Farrell deve lasciare”, si legge sul blog di Marco Tosatti. Sandro Magister, il “principe” dei vaticanisti, ha di recente pubblicato un pezzo in cui scrive di quella che sarebbe la “miracolosa carriera del cardinale Farrell”. Perché? Vediamo.

    “Ma anche la nomina dell’irlandese Farrell a suo ausiliare (di McCarrick, ndr) suscitò stupore – ha sottolineato il giornalista in un passaggio – “. E ancora: “La sua precedente militanza tra i Legionari di Cristo non deponeva certo a suo favore, visto ciò che cominciava a trapelare sulla doppia vita del suo fondatore Maciel e sulle complicità o i silenzi colpevoli di tanti attorno a lui. Ma McCarrick era ormai una potenza, nell’alta gerarchia americana e non solo. Voleva Farrell accanto a sé e lo ottenne, ordinandolo vescovo di persona”.

    Lo stesso Farrell, in qualità di vertice del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, avrebbe avallato la presenza del gesuita James Martin al prossimo incontro mondiale delle famiglie a Dublino. I lettori più attenti lo ricorderanno: James Martin è un gesuita, consulente del Vaticano in materia di comunicazione, che sostiene la necessità di costruire un “ponte” tra la Chiesa e la comunità Lgbt. Il fatto che sia annunciato come relatore al prossimo meetingdedicato alla famiglia ha suscitato parecchie polemiche nel mondo tradizionalista. Ulteriori critiche erano già arrivate per via della notizia della nomina a consulente del Vaticano.

    A Farrell, insomma, qualcuno attribuisce una “svolta Lgbt” all’interno della Chiesa. A essere “bersagliata” dai “tradizionalisti” per la medesima “svolta” è un’intera corrente dottrinale, composta, secondo il punto di vista di commentatori conservatori, dai cardinali Cupich, Tobin e Farrell. Tutti e tre creati cardinali da Bergoglio e tutti e tre, stando ai retroscena, “fedelissimi” dell’argentino.

    Poi c’è una questione del tutto diversa: quella dei sacerdoti della Pennsylvania. Il gran giurì ha definito valide le prove a carico di trecento preti accusati di pedofilia. Il vescovo della diocesi di Harrisburg ha pubblicato l’elenco dei settantuno sacerdoti accusati di abusi ai danni di minori. In Vaticano, insomma, sembrerebbe esserci un bel da fare. Il Papa, in continuità con il suo predecessore, sta affrontando il dramma della pedofilia con mano ferma. Il numero delle dimissioni arrivate dalla sua elezione a oggi non è affatto basso. Segno di come Bergoglio stia agendo senza troppe remore nei confronti di chi è ritenuto colpevole. Delle riflessioni pubblicate sui blog che sono soliti criticare il suo pontificato, invece, Bergoglio ha già dichiarato di non curarsene.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/scandali-americani-che-rischiano-scuotere-vaticano-1563285.html

  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

  • Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Pervenuta ieri sera al Pontefice la lettera rinuncia dell’arcivescovo emerito di Washington. Sospeso da ogni ministero pubblico, condurrà una vita di preghiera e penitenza fino a quando le accuse rivoltegli non saranno chiarite nel processo canonico

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO

    Theodore McCarrick non è più cardinale. Dopo le accuse di abusi su minorenni, l’88enne arcivescovo emerito di Washington, tra le più influenti figure della Chiesa negli Stati Uniti, ha presentato al Papa la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Francesco ha accettato le dimissioni. È la Sala Stampa vaticana a riferirlo con un comunicato – anticipato in mattinata da una breve nota della Conferenza episcopale americana (Usccb) – in cui si spiega che la lettera di rinuncia di McCarrick è pervenuta al Papa nella serata di ieri, 27 luglio.

    «Papa Francesco – si legge nel comunicato – ne ha accettato le dimissioni da cardinale ed ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Lo scorso 20 giugno il porporato, era stato rimosso dal ministero pubblico dopo l’accusa di aver violentato un adolescente 45 anni fa mentre era sacerdote a New York , dove nel 1977 divenne vescovo ausiliare. Arcivescovo di Metuchen e di Newark, entrambe nel New Jersey, fino al 2000, anno in cui fu scelto alla guida della diocesi della capitale federale americana da Giovanni Paolo II che l’anno dopo lo creò cardinale, McCarrick era stato in passato già al centro di polemiche, quasi sempre rimaste sopite, per essere coinvolto in relazioni sessuali con adulti. 

    Alcune fonti consultate da Vatican Insider rivelano che in tanti, soprattutto nelle due diocesi del New Jersey, già dagli anni Novanta erano a conoscenza di alcuni comportamenti sconvenienti del cardinale nei confronti di seminaristi più giovani, ai quali chiedeva di accompagnarlo nelle sue trasferte negli Usa o in Europa o in gruppo dentro ad appartamenti. McCarrick – ci riferiscono – in alcune occasioni avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime, oltre ai seminaristi, sarebbero anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo “zio Ted”. In particolare, i media statunitensi riferivano il mese scorso di un report che conteneva la testimonianza di un uomo abusato dal cardinale quando aveva 11 anni, le violenze sarebbero proseguite per i successivi vent’anni.

    Lo stesso cardinale Joseph Tobin, attuale arcivescovo di Newark, nella nota di giugno pubblicata sul sito della diocesi in cui annunciava la sospensione di McCarrick, affermava che: «In passato, ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Nella stessa occasione, l’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, affermava che l’accusa di abusi di giugno nei confronti del cardinale era stata «la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza». I risultati dell’indagine erano stati forniti all’Arcidiocesan Review Board, un gruppo di professionisti tra giuristi, esperti di forze dell’ordine, genitori, psicologi, un prete e una religiosa: tutto il comitato aveva ritenuto «le affermazioni credibili e fondate».

    Non sono pochi i vescovi americani che, interpellati in queste settimane, hanno affermato di non esser mai venuti a conoscenza né di aver mai sospettato della cattiva condotta dell’arcivescovo. Anche il cardinale Kevin Farrell, vescovo ausiliare di McCarrick a Washington nei primi anni 2000, ora prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, in una intervista al Catholic News Service ha affermato di non aver avuto «nessun indizio» a riguardo, «nessuno, in nessun modo».

    Da parte sua McCarrick ha sempre dichiarato la propria innocenza, dicendo di non avere memoria dell’abuso di cui era stato accusato in quanto sarebbe avvenuto quasi mezzo secolo fa, ma di essere pronto a collaborare con le indagini e di accettare «con obbedienza» la decisione della Santa Sede a non esercitare più alcun ministero pubblico. Dopo un mese di infuocate polemiche, specie sui media statunitensi, il porporato ha deciso lui stesso di rinunciare al posto all’interno del Collegio cardinalizio, dove rientrava nel gruppo di cardinali non elettori in caso di eventuale Conclave.

    È di pochi giorni fa la nota firmata dal cardinale di Boston Sean O’Malley su McCarrick , nella quale il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, stretto collaboratore del Papa come membro del C9, affermavano che considerando il caso dell’arcivescovo emerito di Washington «le scuse non bastano», ma che esso offre l’occasione per ribadire l’urgenza di individuare procedure chiare e definite riguardanti le accuse di abusi sessuali a carico di vescovi e cardinali.

    Non si ha memoria recente di un caso di rinuncia di un cardinale per casi legati ad abusi. L’unica effettiva dimissione di un porporato risale al 1927, novantuno anni fa, quando il francese Louis Billot depose la porpora ma per disaccordi di natura “politica” con Pio XI, noto anche per la sua severità nei confronti dei suoi collaboratori.

    Ben diversa anche la vicenda del cardinale scozzese Keith O’Brien, il quale alla vigilia del Conclave del 2013 che elesse Bergoglio, aveva presentato la «rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato» dopo esser stato accusato ed aver lui stesso confessato violenze sessuali su tre sacerdoti e un ex seminarista negli anni Ottanta e Novanta. O’Brien, morto nel marzo 2018, non partecipò al Conclave ma non perse mai il titolo cardinalizio.

    http://www.lastampa.it/2018/07/28/vaticaninsider/mccarrick-non-pi-cardinale-il-papa-accetta-le-dimissioni-dopo-le-accuse-di-abusi-1nAghRGXJJx1wcg14AKPLI/pagina.html

  • Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Il cardinale McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio. Il porporato americano esce così dall’elenco della Sacra assemblea. Papa Francesco ha accettato la rinuncia del prelato. McCarrick è accusato di “comportamenti sessuali impropri”.

    Il cardinale Theodore Edgar McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio.

    L’atto di rinuncia formale è arrivato ieri nelle mani di Papa Francesco, che ha accettato.

    All’interno del comunicato stampa emesso dalla Santa Sede, come riportato da Acistampa, si legge che McCarrick viene così sospeso “dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico”.

    Una rivista diretta da gesuiti statunitensi, poco dopo l’emersione di quanto contestato all’alto prelato, aveva invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. Sembrerebbe che addirittura Benedetto XVI fosse a conoscenza di alcuni fatti. Motivo, quest’ultimo, che avrebbe spinto i religiosi citati a prendere una posizione così decisa. Nella giornata di oggi è arrivata la sospensione a divinis. Di recente, McCarrick era stato sospeso solo in relazione all’esercizio del suo ministero sacerdotale. In poche parole, McCarrick, dall’accettazione della rinuncia da parte del pontefice argentino in poi, non fa più parte del collegio cardinalizio e non è più un cardinale. Ma di cosa è accusato l’ormai ex porporato americano? Di un singolo episodio e di “comportamenti sessuali impropri”.

    L’uomo di Chiesa avrebbe abusato di un minore circa cinquant’anni fa, presso la diocesi di New York, quando era ancora un semplice sacerdote. Attraverso il procedimento canonico relativo a questa presunta violenza, sarebbe emerso che McCarrick avrebbe avuto altri “comportamenti impropri” rivolti anche verso persone adulte. Si parla di seminaristi maggiorenni, ma non solo. Su Vatican Insider, si apprende quanto segue: “Sembra che McCarrick, in alcune occasioni, avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime sarebbero non solo seminaristi ma anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo ‘zio Ted’”.

    Insomma: il presunto abuso risalente a meno di cinquant’anni fa potrebbe non essere l’unico. Anzi. McCarrick, in ogni caso, risulta essere tra i primi “principi della Chiesa” a rinunciare in tutto e per tutto al cardinalato, con tutto ciò che questo comporta, a causa di accuse relative a presunti abusi ai danni di minori e non.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-sessuali-cardinale-mccarrick-si-dimesso-collegio-1559197.html

  • Abusi, il cardinale O’Malley sul caso McCarrick: non bastano le scuse

    Abusi, il cardinale O’Malley sul caso McCarrick: non bastano le scuse

    Il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori promette maggiore chiarezza nelle procedure che coinvolgono vescovi e cardinali
    Esaminare rapidamente le accuse rivolte al cardinale Theodore McCarrick , verificare l’adeguatezza delle politiche della Chiesa ed una maggiore chiarezza se le denunce coinvolgono vescovi e cardinali: «Questi ed altri casi richiedono più che delle scuse». Il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, interviene sulle denunce all’arcivescovo emerito di Washington di abusi sessuali su minori e comportamenti sessuali inappropriati con adulti e, in una nota, sottolinea che «ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero ad ogni livello crea dubbi nella mente di molti che stiamo affrontando effettivamente questa catastrofe nella Chiesa», sottolinea la necessità di «assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità» e promette che porterà le questioni che il caso McCarrick sta sollevando negli Stati Uniti alla prossima riunione in Vaticano della Commissione che presiede.

    «Sono profondamente scosso da queste notizie che hanno traumatizzato molti cattolici e persone della società», afferma il cardinale O’Malley. «In un caso che coinvolgeva un minore l’arcidiocesi di New York, dopo un’indagine, ha accertato che l’accusa era credibile e fondata. Mentre un’altra accusa relativa sempre a un minore è ancora da indagare, le notizie sono devastanti per le vittime, i loro famigliari e per la stessa Chiesa. Ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero ad ogni livello crea dubbi nella mente di molti che stiamo affrontando effettivamente questa catastrofe nella Chiesa».

    «Questi ed altri casi richiedono più che delle scuse», scrive il porporato statunitense». Sollevano la questione che quando vengono fatte denunce che riguardano un vescovo o un cardinale c’è ancora nella politica della Chiesa sulle condotta sessuale e sull’abuso sessuale una grave lacuna. Mentre la Chiesa negli Stati Uniti ha adottato una politica di “tolleranza zero” nei confronti degli abusi sessuali compiuti da un prete sui minori dobbiamo avere chiare procedure per i casi che coinvolgono i vescovi. Protocolli trasparenti e coerenti sono necessari per assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità. Alla Chiesa serve una politica forte e globale per affrontare la violazione del voto di celibato da parte dei vescovi nei casi di abuso criminale di minore e nei casi che coinvolgono adulti».

    «La mia esperienza in diverse diocesi e il mio lavoro con i membri della Pontificia Commissione per la Protezione dei minori mi hanno portato a questa conclusione», afferma ancora l’arcivescovo di Boston. «La Chiesa ha bisogno di agire rapidamente e con decisione in queste materie di importanza critica. In ogni istanza di denuncia fatta da una vittima di abuso, sia che si tratta di violazioni criminali sia che si tratti di abuso di potere, la prima preoccupazione deve essere per la vittima, la sua famiglia e i suoi cari. Le vittime devono essere elogiate per aver portato alla luce la loro esperienza tragica e devono essere trattate con rispetto e dignità. Articoli di giornale – precisa O’Malley – hanno anche riferito di una lettera che mi è stata mandata da padre Boniface Ramsey a giugno del 2015, che non ho personalmente ricevuto. In linea con la prassi per le questioni relative alla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, lo staff ha preso in considerazione la lettera ed ha stabilito che le questioni presentate non rientravano nella competenza della Commissione o dell’Arcidiocesi di Boston, decisione condivisa con padre Ramsey nella risposta».

    «Queste accuse – scrive ancora il presidente della Commissione anti-abusi  – sono comprensibilmente fonte di grande delusione e rabbia per molti. Questi casi, che coinvolgono un cardinale, devono essere considerati alla luce degli ultimi due decenni di esperienza fatta dalla Chiesa con i casi di abuso sessuale del clero. È mia convinzione che a questo punto sono necessarie tre azioni. Primo, una valutazione rapida e corretta delle accuse; secondo, una verifica dell’adeguatezza dei nostri standard e delle nostre politiche nella Chiesa ad ogni livello, specialmente nel caso dei vescovi; e terzo, comunicare in modo più chiaro ai fedeli cattolici e a tutte le vittime il processo per portare avanti denunce nei confronti di vescovi o cardinali. Non prendere queste iniziative minaccerà e metterà in pericolo la già indebolita autorità morale della Chiesa e può distruggere la fiducia richiesta alla Chiesa per guidare i cattolici ed avere un ruolo significativo nella più ampia società. In questo momento non c’è imperativo più grande per la Chiesa che saper rispondere responsabilmente in queste materie, che – conclude O’Malley – porterò con urgenza e preoccupazione nel mio prossimo incontro con la Santa Sede».

    http://www.lastampa.it/2018/07/25/vaticaninsider/il-cardinale-omalley-sul-caso-mccarrick-non-bastano-le-scuse-kJOSc0Py0HKlvScNYJ4ozI/pagina.html