Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi, la stampa liberal “abbandona” Bergoglio

    Abusi, la stampa liberal “abbandona” Bergoglio

    CRITICHE NEGLI USA

    La lettera di complimenti ed elogi del Papa al cardinale Donald Wuerl non è stata presa bene negli Stati Uniti. Durissimi il progressista New York Times, il Washington Post, che non può far parte del complotto conservatore e The Spectator: per tutti i Papa manca il punto, i cattolici sono sconcertati da Wuerl.

    Marco Tosatti

    La lettera di complimenti ed elogi al cardinale Donald Wuerl, con tutto il resto – dimissioni accettate, dopo tre anni ma resta comunque, come Amministratore della diocesi, e continua a far parte della Congregazione per i Vescovi – non è stata presa bene, negli Stati Uniti. Anche se difficilmente l’eco di questo scontento raggiungerà mai il pubblico italiano, ieri è accaduto un fatto significativo. Il New York Times, uno dei giornali più progressisti, filo-Clinton, filo-Obama, anti-Trump e filo-Bergoglio del panorama internazionale, ha dedicato un commento dell’Editorial Board alla vicenda Wuerl. Ora l’Editorial Board rappresenta le opinioni del giornale, del suo direttore e dell’editore. “È separato dalle notizie e dalla sezione delle opinioni”, spiega il NYT.

    “Il Papa manca il punto”, è scritto nel commento”. Cita il Grand Jury Report della Pennsylvania per dire che Wuerl a Pittsburgh “era immerso in una cultura clericale che nascondeva crimini di pedofilia sotto eufemismi”, conduceva indagini in maniera scandente, nascondeva i casi di abuso alle comunità parrocchiali e non li segnalava alla polizia. E poi c’è stato il caso McCarrick: “la posizione di Wuerl era indebolita dalla sua associazione con il suo predecessore, anche se insisteva di non sapere nulla delle accuse”.

    Alla fine le dimissioni, e la lettera di elogi del Pontefice. Ma, scrive il NYT, “indicando che considera le azioni passate di Wuerl semplicemente come ‘errori’, e permettendogli di restare membro della potente Congregazione per i Vescovi, il papa rinforza l’idea che non capisce il danno straordinario fatto dai chierici che hanno abusato crudelmente e senza vergogna del loro potere su bambini e adulti fiduciosi”.

    Il New York Times non è il solo. Anche il Washington Post, un altro importante quotidiano che certamente non fa parte del “complotto” conservatore e di destra sventolato dai propagandisti filo-Bergoglio quando Viganò ha reso pubblica la sua testimonianza si fa eco del disagio, e riporta le dichiarazioni di Josh Shapiro, il Procuratore Generale della Pennsylvania che ha condotto l’inchiesta e firmato il famoso rapporto. Shapiro ha detto che è “inaccettabile” che il card. Wuerl se ne vada in pensione senza nessuna conseguenza apparente. Secondo Shapiro sia il rapporto che i documenti diocesani dimostrano che Wuerl ha gestito e partecipato a una copertura sistematica degli abusi perpetrati dai sacerdoti della sua diocesi.

    Su “The Spectator” invece Damian Thompson fa un’analisi più dettagliata della situazione. ”Molti cattolici – scrive – sono sconcertati, per dirla lievemente, dalla lettera del Papa a Wuerl in cui elogia il discusso cardinale in un linguaggio più appropriato a una canonizzazione che a un pensionamento sotto una nuvola”.

    Nella lettera il Pontefice parla di nobiltà. “Questo parlare di nobiltà è un esempio classico della sua (del Papa, n.d.r.) determinazione nel difendere i suoi alleati, senza tener conto di quello che hanno fatto o di cui sono accusati”. Ma quello che lo ha condannato è stato lo scandalo McCarrick, “il che rende così stranamente stonata la lettera di papa Francesco”.

    Thompson ricorda l’analisi di uno specialista, padre Raymond de Souza, direttore della rivista “Convivium”, secondo cui “Wuerl è dovuto andare perché i suoi stessi preti a Washington ‘pensavano che mentisse’ su ciò che sapeva di McCarrick”. Il che non prova che sapese, anche se Viganò ne è convinto, e lo dice ripetutamente. Ma i suoi preti non gli credevano “Pensavano che mentisse pubblicamente e mentisse anche con loro. Quando l’arcivescovo Viganò scrive che ‘il card. Wuerl mente senza vergogna’…conferma le conclusioni a cui molti preti a Washington sono già giunti”. Commenta Thompson: “Semplicemente non è possibile che il nunzio a Washington, comunicando le restrizioni della Santa Sede sull’arcivescovo McCarrick per condotta sessuale non appropriata non abbia detto al card. Wuerl quello che si stava facendo al suo predecessore, che risiedeva nell’arcidiocesi”.

    Inoltre, accettando le dimissioni di Wuerl, ma tenendolo come Amministratore Apostolico, il Papa dimostra, secondo Thompson, che opera in un modus operandi(che abbiamo già visto, per esempio, in Cile, e nel caso di Dario Edoardo Viganò) siffatto: “1) ignorare le critiche e impugnare le ragioni dei critici; 2) quando questo diventa impossibile, fare una grande show, senza però in realtà fare molto; 3) se necessario, rimuovere una figura di alto profilo, ma non rimuoverla realmente”. De Souza parla di una “cultura clericale della menzogna”, e si chiede quanto possa essere profonda. “Buona domanda – commenta Thompson – ma si può chiedere anche quanto in alto arriva. Donald Wuerl non è il solo vescovo accusato di nascondere ciò ceh sapeva di McCarrick. Lo è anche il Papa”.

    E anche il Catholic Herald, pubblicato in Gran Bretagna, nella sua versione cartacea in un editoriale intitolato “Una strana risposta”, e riferito alla lettera aperta del card. Ouellet si chiede chi sapeva, e da quando, e sottolinea che le domande dell’arcivescovo Viganò per ora non hanno avuto una reale risposta. Per Ouellet, il dramma McCarrick era causato dalla mancanza di prove e dall’abilità di McCarrick nel difendersi, scrive il Catholic Herald. Per vIganò, dalle complicità. “Per decidere quale delle due narrazioni sia vera, abbiamo bisogno di un pieno resoconto di chi sapeva, che cosa e quando”. Ma in questo campo, finora ci sono solo vaghe promesse (l’indagine “a tempo debito” del comunicato vaticano) mentre il Pontefice ha negato – sembra – la visita apostolica chiesta dai vertici della Chiesa americana. Le uniche speranze dunque sembrano riposte nelle indagini dei vescovi Usa e nell’iniziativa di un’inchiesta condotta e finanziata dai laici americani, il “Red Hat Report”. Certamente la lettera e le decisioni relative a Wuerl mostrano più riluttanza che volontà pontificia di fare chiarezza.

    http://lanuovabq.it/it/abusi-la-stampa-liberal-abbandona-bergoglio

  • Dossier Viganò, anche Wuerl deve abdicare

    Dossier Viganò, anche Wuerl deve abdicare

    Il Pontefice accetta le dimissioni del successore di McCarrick dall’arcidiocesi di Washington. Una rinuncia impensabile senza il rapporto del Gran giurì di Pennsylvania e il memoriale dell’ex nunzio, che lui scrisse: “Mente spudoratamente”

    di Lorenzo Bertocchi

    “Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Washington (Usa), presentata dall’eminentissimo cardinale Donald William Wuerl”. Con questo scarno comunicato ieri il Papa ha accettato le dimissioni dell’influente porporato statunitense, nell’occhio del ciclone dopo la pubblicazione del rapporto del Gran giurì di Pennsylvania nello scorso agosto e dopo essere stato tirato in ballo dal dossier dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò.

    Il cardinale, 77 anni, era in prorogatio da novembre 2015 quando, raggiunti i canonici 75 anni, aveva già consegnato le sue dimissioni, ma Francesco lo aveva lasciato al suo posto. La lettera del Papa a Wuerl, diffusa ieri insieme al comunicato, fa chiaramente intendere che la stima di Francesco nei confronti dell’ex arcivescovo di Washington è intatta, tuttavia è abbastanza chiaro che queste dimissioni non sarebbero mai arrivate senza i guai che hanno investito il cardinale a proposito dell’accusa di aver coperto casi di abuso e di aver saputo da tempo della cattiva condotta del suo predecessore, l’ex cardinale  Theodore Edgar McCarrick.

    Il nome di Wuerl è citato oltre 200 volte nel rapporto del Gran giurì di Pennsylvania, per episodi che risalgono al periodo in cui Wuerl era vescovo di Pittsburgh, dove ha prestato servizio dal 1988 al 2006. Alcuni casi del rapporto evidenziano che Wuerl avrebbe concesso ad alcuni sacerdoti accusati di abuso di continuare a compiere il loro ministero, episodi che hanno sollevato una vera e propria protesta a Washington da parte di fedeli e di alcuni sacerdoti. Per questo Wuerl era volato a Roma per parlare con il Papa sul da farsi, fino al 21 settembre scorso, quando ha richiesto formalmente a Francesco di accettare le sue dimissioni.

    Nel frattempo con la diffusione del memoriale Viganò il cardinale era stato tirato pesantemente in ballo, soprattutto a causa delle vicende di McCarrick. L’ex nunzio dice di essere stato lui stesso, quando svolgeva il suo ufficio a Washington, a parlare a Wuerl delle accuse rivolte a McCarrick e pertanto non poteva non sapere. “Il cardinale mente spudoratamente”, ha scritto Viganò.

    Comunque il Papa mostra grande stima per Wuerl, tanto che nella lettera dove accetta le dimissioni gli scrive: “Possiedi elementi sufficienti per “giustificare” il tuo agire e distinguere tra ciò che significa coprire delitti o non occuparsi dei problemi, e commettere qualche errore. Tuttavia, la tua nobiltà ti ha condotto a non usare questa via di difesa. Di questo sono orgoglioso e ti ringrazio”. Inoltre, gli riserva il ruolo di amministratore apostolico della diocesi fino alla nomina del successore e tutto lascia pensare che manterrà i suoi ruoli in Vaticano, tra cui spicca quello di membro della congregazione dei vescovi, cioè il luogo deputato a nominare i nuovi pastori della Chiesa universale.

    Nella lettera di Francesco a Wuerl è forte il richiamo all’unità, così come recentemente il Papa ha invitato i fedeli a pregare la Madonna e san Michele contro “il divisore”, personificato da Satana, che vuole distruggere la chiesa. un ammonimento che molti hanno pensato fosse diretto contro Viganò, il quale ha denunciato un sistema corrotto ai massimi livelli della gerarchia ecclesiastica. Anche la recente risposta a Viganò del cardinale Marc Ouellet, prefetto della congregazione dei vescovi, va in questa direzione, pur senza risolvere molti dei quesiti posti dai memoriali dell’ex nunzio. Anzi, nel caso di Wuerl la lettera aperta di Ouellet, laddove evidenziava le comunicazioni di due nunzi apostolici su McCarrick, rilanciava le domande sul fatto che il vescovo di Washington non potesse non sapere.

    “Riconosco nella tua richiesta” di dimissioni, ha scritto il Papa a Wuerl, “il cuore del pastore che, allargando lo sguardo per riconoscere un bene maggiore che può giovare alla totalità del corpo, privilegia azioni che sostengano, stimolino e facciano crescere l’unità e la missione della Chiesa al di sopra di ogni tipo di sterile divisione seminata dal padre della menzogna”.

    Wuerl è riconosciuto come un pastore di stampo liberal e molto vicino a Francesco, tanto che le ricostruzioni giornalistiche del conclave del 2013 lo hanno spesso indicato come uno dei grandi elettori del cardinale Bergoglio. Il quotidiano Repubblica lo definiva addirittura come il principale “pope maker”. In questi anni il cardinale dimissionario ha svolto un ruolo di grande difensore di Francesco  all’interno di un mondo cattolico statunitense diviso sull’interpretazione del papato. Secondo Viganò, il cardinale sarebbe stato anche un attore primario nella definizione di importanti nomine negli Stati Uniti, come quelle di Blaise Cupich a Chicago e di William Tobin a New York, tese a riequilibrare un episcopato ritenuto troppo muscolare e poco pastorale.

    Da parte sua il cardinale Wuerl ha dichiarato che “la decisione del Santo Padre di fornire una nuova guida all’arcidiocesi (di Washington) può consentire a tutti i fedeli, al clero, ai religiosi e ai laici, di concentrarsi sulla guarigione e sul futuro”. Al di là delle parole resta il fatto che la pressione sulla Chiesa è davvero alta, perché queste dimissioni sono senz’altro il frutto dello scandalo abusi.

    (trascrizione da La Verità del 13 ottobre 2018)

  • Pedofilia, il Papa incontra i vescovi americani

    Pedofilia, il Papa incontra i vescovi americani

    In base alla nota nota del Vaticano di sabato, il dossier degli abusi è fra le questioni in discussione, dopo l’indagine dell’arcidiocesi.

    Papa Francesco ha incontrato oggi una delegazione di vescovi americani. L’udienza – riferisce la stampa cattolica americana – era in programma da tempo. La Santa Sede non ha reso noto il contenuto dell’incontro di oggi.

    Ma è evidente che il dossier degli abusi resta tra le questioni centrali, anche alla luce della nota del Vaticano di sabato, nella quale si annunciava che, dopo l’indagine dell’arcidiocesi di New York, il Papa ha disposto di integrare le informazioni raccolte con un ulteriore accurato studio dell’intera documentazione presente negli Archivi dei Dicasteri e Uffici della Santa Sede riguardanti il caso dell’allora cardinale Theodore McCarrick.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1328621/pedofilia–il-papa-incontra-i-vescovi-americani

  • Abusi su minori, Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Abusi su minori, Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Wuerl avrebbe avuto informazioni essenziali sugli abusi su minori che riguardavano almeno 32 preti. Tra le accuse a lui rivolte ci sono state anche quelle di avere riassegnato e reintegrato alcuni dei preti “predatori”

    Matteo Orlando

    Il prelato, che era stato fortemente criticato dal “dossier Viganò”, è implicato in questioni poco chiare relative ad episodi di abusi sessuali, casi gestiti male dal settantasettenne alto prelato della Chiesa americana.

    Il Vaticano ha reso nota la notizia nella tarda mattinata del 12 ottobre confermando che il pontefice ha accettato le dimissioni di Wuerl che erano state presentate il 21 settembre. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo e tutti i principali giornali internazionali l’hanno rilanciata in pochissimi minuti.

    Wuerl, che ha guidato la diocesi di Pittsburgh per 18 anni, è stato coinvolto recentemente dal Grand Jury della Pennsylvania che lo ha tirato in ballo attraverso un dossier che riporta le testimonianze di abusi su minori avvenute nel celebre stato federale degli Stati Uniti negli ultimi settant’anni. Dopo la pubblicazione del report il cardinale era stato invitato da più parti a dimettersi, per meglio difendersi dalle accuse di aver coperto i cosiddetti “preti predatori”.

    Papa Francesco ha chiesto a Wuerl di “rimanere come Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi” di Washington fino alla nomina del suo successore. Ai sacerdoti della sua arcidiocesi, attraverso una lettera all’inizio del mese di ottobre, Wuerl aveva scritto che aveva l’intenzione di incontrare il Papa per discutere del suo futuro. Nella lettera Wuerl scriveva che la decisione sul suo futuro era “essenziale” in modo che la sua Arcidiocesi potesse “andare avanti”.

    Il Grand Jury della Pennsylvania ha scoperto più 300 sacerdoti cattolici accusati di avere abusato sessualmente di più di mille bambini dal 1947 in poi. E Wuerl, durante il suo episcopato presso la diocesi di Pittsburgh, avrebbe avuto informazioni essenziali sugli abusi su minori che riguardavano almeno 32 preti della sua ex diocesi. Tra le accuse rivolte a Wuerl ci sono state quelle di avere riassegnato e/o reintegrato alcuni dei preti coinvolti in vicende legate agli abusi su minori.

    Patrick Hornbeck, presidente del dipartimento di teologia alla Fordham University di New York, ha detto alla Cbs che Papa Francesco avrebbe chiesto “a molte persone della Chiesa americana di mostrare un certo grado di leadership su questa materia degli abusi, leadership che non hanno ancora dimostrato”. Per Hornbeck la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta vivendo una crisi “che non ha mai vissuto”.

    Wuerl, era stato nominato arcivescovo di Washington nel 2006, dopo la rinuncia di Theodore McCarrick, il cardinale al quale, recentemente, Papa Francesco ha tolto la dignità cardinalizia, alto prelato accusato di avere molestato seminaristi delle sue diocesi.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-francesco-accetta-dimissioni-cardinale-wuerl-1587270.html?mobile_detect=false

  • Scandalo abusi negli Usa, accettate le dimissioni del cardinale Wuerl

    Scandalo abusi negli Usa, accettate le dimissioni del cardinale Wuerl

    Il porporato 77enne, fino ad oggi alla guida della diocesi di Washington, era stato criticato per come aveva gestito alcuni casi quando era vescovo di Pittsburg. Una lettera del Papa lo ringrazia per la scelta di lasciare

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia da arcivescovo di Washington del cardinale Donald Wuerl, 78 anni il prossimo novembre. Il porporato è stato al centro di critiche e contestazioni negli ultimi due mesi, dopo la pubblicazione del Report del Grand Jury della Pennsylvania, il dossier che raccoglie le testimonianze di abusi su minori avvenute nello Stato nordamericano negli ultimi settant’anni. L’accettazione delle dimissioni è stata accompagnata da una lettera personale del Pontefice al porporato, che lo nomina amministratore apostolico e lo elogia per la decisione da lui presa di lasciare l’incarico per il bene della Chiesa e della sua unità.

    Wuerl, nominato arcivescovo di Washington da Benedetto XVI nel 2006, dopo l’accettazione della rinuncia dell’allora cardinale Theodore McCarrick – molestatore di seminaristi ora duramente sanzionato da Papa Francesco che gli ha tolto la porpora a seguito di una fondata denuncia per abuso su un minore avvenuta a New York nei primi anni Settanta – aveva già presentato le dimissioni nel novembre 2015, al compimento dei canonici 75 anni. Ma aveva ottenuto una proroga biennale, abbastanza consueta nel caso di cardinali arcivescovi. Ma si sono dati diversi casi nel recente passato di prelati degli Stati Uniti rimasti al loro posto anche fino agli ottant’anni.

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania, pubblicato a metà agosto 2018, lo ha chiamato in causa per non aver agito correttamente nel gestire i casi di alcuni preti abusatori negli anni in cui era vescovo di Pittsburg, anche se gli viene riconosciuto di aver agito bene in altri casi, dimostrandosi in anticipo sui tempi. Wuerl è stato uno dei porporati più impegnati nella lotta agli abusi sui minori, in linea con la «tolleranza zero» inaugurata da Papa Ratzinger e ribadita da Papa Bergoglio.

    Già nel 1989, la diocesi di Pittsburgh aveva istituito un “Internal Review Board” per la gestione dei casi di abuso, tredici anni prima che queste commissioni diventassero obbligatorie. Il report del Grand Jury imputa a Wuerl di non aver agito correttamente, in particolare nel caso di padre George Zirwas, accusato più volte di abusi e di molestie tra il 1988 e il 1995. Era stato più volte visitato da psichiatri e riassegnato in varie parrocchie, per essere infine congedato nel 1995. Si era quindi trasferito a Cuba, dove è morto assassinato nel 2001.

    Il cardinale Wuerl era venuto a Roma, in Vaticano, a fine agosto, per incontrare il Papa e al suo ritorno aveva scritto al clero della diocesi di aver chiesto a Francesco «di discernere quale fosse per me la migliore decisione da prendere mentre affrontiamo nuove rivelazioni sull’estensione dell’orrore degli abusi clericali sui minori e dei fallimenti dei vescovi nel sorvegliare».

    Il cardinale aveva spiegato che Francesco lo aveva invitato a dialogare con i sacerdoti prima di prendere decisioni sul futuro. Wuerl aveva ottenuto il sostegno di molti sacerdoti, ma ce n’erano diversi che gli hanno chiesto di lasciare. Così, in una seconda lettera, l’11 settembre l’arcivescovo di Washington aveva annunciato che sarebbe presto tornato a Roma per discutere delle sue dimissioni chiedendo al Pontefice di accettarle.

    Vista l’età, l’avvicinarsi dei 78 anni, l’accoglimento della rinuncia non può certo essere visto come una punizione. Anche se è altrettanto certo che senza il Report del Grand Jury e le polemiche delle ultime settimane, alimentate anche dal dossier Viganò (molto duro con Wuerl), l’arcivescovo di Washington sarebbe rimasto al suo posto ancora per qualche tempo.

    È significativo poi che l’annuncio, pubblicato sul Bollettino della Sala Stampa vaticana a mezzogiorno del 12 ottobre 2018, sia stato accompagnato da una lettera personale di Papa Francesco al porporato, con la quale il Pontefice precisa di aver acconsentito a una richiesta di Wuerl – presentata per iscritto il 21 settembre scorso – che ha voluto in questo modo favorire l’unità e la pacificazione della Chiesa diocesana: «Riconosco nella tua richiesta il cuore del pastore che, allargando lo sguardo per riconoscere un bene maggiore che può giovare alla totalità del corpo, privilegia azioni che sostengano, stimolino e facciano crescere l’unità e la missione della Chiesa al di sopra di ogni tipo di sterile divisione seminata dal padre della menzogna, il quale, cercando di ferire il pastore, non vuole altro che le pecore si disperdano».

    «Possiedi elementi sufficienti per “giustificare” il tuo agire e distinguere tra ciò che significa coprire delitti o non occuparsi dei problemi, e commettere qualche errore. Tuttavia, la tua nobiltà ti ha condotto a non usare questa via di difesa. Di questo sono orgoglioso e ti ringrazio». Parole non certamente di circostanza. Colpisce ancora una volta la preoccupazione del Pontefice per la divisione seminata nella Chiesa dal demonio.

    http://www.lastampa.it/2018/10/12/vaticaninsider/scandalo-abusi-negli-usa-accettate-le-dimissioni-del-cardinale-wuerl-26Pa2ygBbhH0RyKB14dKEP/pagina.html

  • Pedofilia, Papa Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Pedofilia, Papa Francesco accetta le dimissioni del cardinale Wuerl

    Il prelato ha deciso di rinunciare all’arcidiocesi di Washington dopo le accuse dell’ex nunzio Viganò di aver coperto, quando era vescovo di Pittsburgh, molti casi di abusi sessuali: in Pennsylvania sarebbero oltre 300 i preti che avrebbero compiuto violenza su minori

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Washington, presentata dal cardinale Donald Wuerl, accusato di aver coperto numerosi preti pedofili quando era vescovo di Pittsburgh. Lo comunica il bollettino della Sala stampa vaticana. Al momento, non è stata annunciata la nomina del successore alla guida dell’arcidiocesi della capitale americana.

    Coinvolto quando era vescovo di Pittsburgh

    Wuerl, 78 anni il prossimo 12 novembre, arcivescovo di Washington dal 16 maggio 2006, è il prelato più alto in grado coinvolto nelle recenti indagini sulla pedofilia condotte in vari Stati americani, tra cui la Pennsylvania. Il suo coinvolgimento riguarda in particolare l’accusa di aver coperto numerosi casi di abusi sessuali di sacerdoti nel periodo, tra il 1988 e il 2006, quando era vescovo di Pittsburgh.

    Le accuse di Viganò

    Wuerl, che aveva comunicato la volontà di dimettersi a settembre, è uno degli alti prelati vicini a Papa Francesco citato nella lettera dell’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò. Viganò lo ha accusato di aver in parte insabbiato lo scandalo degli abusi sessuali nei confronti di bambini in Pennsylvania e di essere stato a conoscenza delle accuse mosse contro il suo predecessore, l’ex cardinale della capitale Usa, Theodore McCarrick. McCarrick, oggi 88enne, è accusato di aver avuto rapporti con seminaristi e di aver coperto alcuni abusi su minori quand’era sacerdote e New York: per questo è stato recentemente privato della porpora da Papa Francesco.

    Uomo di fiducia di Bergoglio

    Wuerl è considerato un uomo di fiducia di Bergoglio, dopo esserlo stato di Papa Benedetto XVI. Due anni fa, al compimento del suo 75esimo compleanno, aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice per limiti di età ma Papa Francesco preferì tenerlo al suo posto.

    “Errori di giudizio”

    In Pennsylvania, secondo il dossier di un gran giurì, oltre 300 preti avrebbero abusato di minori. A seguito della pubblicazione del dossier sugli abusi in Pennsylvania, Wuerl aveva incontrato in via riservata il Papa per illustrargli la situazione. Il cardinale Wuerl, finora, ha ammesso “errori di giudizio” nell’ambito degli abusi in Pennsylvania mentre ha negato di essere mai stato a conoscenza delle accuse a carico di McCarrick.

    https://tg24.sky.it/mondo/2018/10/12/pedofilia-chiesa-papa-francesco-accetta-dimissioni-cardinale-wuerl.html

  • Era ora, Santità: vada fino in fondo

    Era ora, Santità: vada fino in fondo

    Meglio tardi che mai, ora però si vada fino in fondo

    di Maurizio Belpietro

    “Non dirò una sola parola”. Così il Papa aveva commentato il memoriale di Carlo Maria Viganò, con cui l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti lo accusava di aver saputo da tempo delle molestie sessuali del cardinale Theodore Edgar McCarrick. Invece, dopo aver taciuto per un mese e mezzo e invitato i giornalisti a farsi da soli un’idea sulla vicenda, il Pontefice ha deciso di parlare e di rispondere alle accuse dell’arcivescovo, pur senza nominarlo mai. La replica è affidata a una nota della Santa sede in cui, nella sostanza, si riconosce di aver saputo della condotta dell’uomo che guidò la diocesi di Washington prima delle rivelazioni del New York Times. Secondo il comunicato le segnalazioni giunsero nel settembre del 2017. Fu l’arcidiocesi di New York a rendere noto che un uomo accusava McCarrick di avere abusato di lui negli anni Settanta. Bergoglio, a questo punto, avrebbe ordinato un’indagine interna. “Nel frattempo”, si legge nel documento diffuso ieri, “sono emersi gravi indizi e il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo”. I gravi indizi, in realtà, sono costituiti dall’articolo del New York Times, pubblicato nell’edizione del 16 luglio di quest’anno. Undici giorni dopo, papa Francesco “accettava” le dimissioni.

    A scorrere le date e rileggere il comunicato della Santa Sede, le domande vengono spontanee. Ma che cosa è stato fatto dal settembre del 2017 al luglio 2018? Perché, di fronte alle segnalazioni, il Pontefice ha atteso quasi un anno prima di sospendere McCarrick  togliendogli la berretta cardinalizia? Se il 16 luglio non fosse stato pubblicato un articolo sul New York Times, Bergoglio il 27 avrebbe “accettato” le dimissioni dell’arcivescovo o lo avrebbe lasciato al suo posto per altro tempo?

    Domande legittime, anche perché su questa vicenda lo stesso comunicato di ieri ammette che non è ancora detta la parola fine. Nella nota si fa riferimento ad altre accuse portate contro McCarrick, al punto che il Santo Padre avrebbe disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione con un ulteriore, accurato studio dell’intera documentazione presente negli archivi vaticani. In pratica, Bergoglio dice di voler aprire gli armadi per scoprire se – come ha sostenuto Viganò nel memoriale pubblicato in esclusiva mondiale dalla Verità – ci sono scheletri. L’ex nunzio, nel documento, accusava molti prelati di essere a conoscenza dei fatti che riguardavano McCarrick, denunciando l’esistenza di un dossier fatto preparare da Benedetto XVI, il quale avrebbe anche disposto la destituzione di McCarrick.

    Che fine hanno fatto quei documenti? Perché il cardinale, nonostante in molti fossero a conoscenza delle molestie ai danni di giovani seminaristi, è stato lasciato libero di agire e di continuare la sua opera di predatore sessuale? Dopo aver cercato di minimizzare le accuse e di screditare lo stesso Viganò, descrivendolo come un uomo avido e rancoroso, con la nota diffusa in rete la Santa Sede fa marcia indietro e si dichiara “consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni”. Tradotto, significa che in Vaticano temono altre sgradevoli sorprese a proposito dell’affaire McCarrick, per esempio sulle coperture di cui il cardinale ha goduto a lungo, coperture che avrebbero consentito per anni l’insabbiamento delle accuse rivolte contro di lui.

    Insomma, dopo aver liquidato il dossier dell’ex nunzio come una “comunicazione”, evitando di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dargli valore e dichiarando di non avere intenzione di dare alcuna risposta, scosso dalle reazioni nel mondo cattolico, papa Francesco ha deciso di cambiare linea, annunciando guerra senza quartiere “alla grave piaga degli abusi dentro e fuori la Chiesa”. Tuttavia, se da un lato il Pontefice si è deciso a parlare con una nota, dall’altro tace su due passaggi fondamentali del memoriale di Viganò. Bergoglio, pur riconoscendo che nel settembre di un anno fa il Vaticano ricevette segnalazioni sul comportamento di McCarrick, nulla dice a proposito della testimonianza dell’ex nunzio, il quale asserisce di avergli rivelato su sua richiesta non solo il passato di predatore sessuale di giovani seminaristi, ma anche l’esistenza di un fascicolo a carico del cardinale. L’ex nunzio, dunque, non punta il dito solo contro l’arcivescovo di Washington, ma anche contro lo stesso Pontefice. Viganò, poi, non parla solo di pedofilia, ma sostiene che in Vaticano ci sia una lobby gay che ha consentito a McCarrick e ad altri di operare senza che nessuno intervenisse. Ecco, noi apprezziamo che il Santo Padre abbia deciso di non ignorare il dossier che abbiamo pubblicato, ma ora deve rispondere sul nocciolo della questione sollevata dall’ex nunzio: sapeva o no degli abusi commessi dal cardinale? E in caso affermativo, perché non agì?

    (trascrizione da La Verità del 7 ottobre 2018)

  • Il Papa si scuote: “Indagherò su McCarrick”

    Il Papa si scuote: “Indagherò su McCarrick”

    A 40 giorni dal memoriale Viganò la Chiesa partorisce un comunicato anodino. Il caso dell’ex porporato verrà approfondito, ma la lobby gay resta un tabù. La Santa Sede comunque ammette che dal passato “potrebbero emergere scelte incoerenti”

    di Lorenzo Bertocchi

    Con un comunicato diramato ieri pomeriggio dalla Sala stampa vaticana, arriva una prima risposta dopo oltre 40 giorni dalla pubblicazione del memoriale dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò. Ma è una risposta che non può essere considerata esaustiva dei “chiarimenti” che erano stati annunciati in una dichiarazione del C9, il gruppo di nove porpore che coadiuva il Papa nel governo della Chiesa, il 10 settembre scorso.

    Il comunicato si concentra esclusivamente sul caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, di cui papa Francesco ha accettato le dimissioni dal collegio cardinalizio lo scorso 27 luglio, dopo che le accuse per abusi rivolte nei suoi confronti erano state ritenute “credibili”. Sappiamo, invece, che la testimonianza di Viganò riguarda anche McCarrick, ma apre uno scenario molto più vasto di malgoverno nella Chiesa e di cordate clericali, tra cui spicca quella della famigerata lobby gay, che non può certo ridursi al caso dell’arcivescovo emerito di Washington.

    Comunque nel testo diramato ieri, che non fa mai riferimento al dossier dell’ex nunzio pubblicato su queste colonne, c’è una novità: “Il Santo Padre ha disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione previa con un ulteriore accurato studio dell’intera documentazione presente negli archivi dei dicasteri e uffici della Santa Sede riguardanti l’allora cardinale McCarrick”.  In un certo senso questa è una risposta anche a Viganò, il quale ha scritto chiaramente che nei dicasteri vaticani sull’ex cardinale ci sono da tempo dei dossier. Sarebbe interessante sapere da quanto tempo esistono e cosa contengono, perché è assodato che almeno dal 2000 tali accuse di abusi su seminaristi erano giunte dagli Stati Uniti alla segreteria di Stato.

    Nella dichiarazione di ieri si dice che “nel settembre 2017 l’arcidiocesi di New York ha segnalato alla Santa Sede che un uomo accusava l’allora cardinale McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta”, e a quel punto “il Santo Padre ha disposto in merito un’indagine previa approfondita, che è stata svolta dall’arcidiocesi di New York e alla conclusione della quale la relativa documentazione è stata trasmessa alla Congregazione per la dottrina della fede”. Ma di cosa sia successo prima del settembre 2017 non si dice nulla, mentre Viganò sostiene che almeno dal giugno 2013 papa Francesco  sapesse delle accuse rivolte a McCarrick e che lo stesso ex cardinale fosse stato sottoposto a sanzioni in forma “segreta” da Benedetto XVI.

    Tra le righe però si lascia capire che qualcosa deve essere andato storto nella gestione del caso. “La Santa Sede”, si legge, “è consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni. Tuttavia, come ha detto papa Francesco, “seguiremo la strada della verità, ovunque possa portarci”. C’è poi il riferimento a un’ermeneutica che tenga conto di un imprecisato “contesto storico”, come se, appunto, vi sia stato un tempo in cui insabbiare fosse davvero l’unica soluzione attuata dalla Chiesa per questi casi.

    Con Benedetto XVI nel 2002 assistiamo alla vera svolta sul modo in cui la Chiesa affronta gli abusi, grazie all’istruzione De delicti gravioribus, poi è stato un crescendo di norme e procedure, compreso il Motu proprio di Francesco sulla rimozione dei vescovi “negligenti” del 2016. Ma fino a che punto queste norme sono state attuate? Il caso MaCarrick potrebbe svelare due pesi e due misure, soprattutto quando a essere accusati sono vescovi o cardinali, magari con solidi agganci in curia, come lascia intendere la testimonianza di Viganò.

    Però il comunicato di ieri su questo possibile scenario di coperture ad alto livello non dice assolutamente nulla. Non risponde alle circostanze sollevate da Viganò, che non riguardano solo Francesco, ma tre segretari di Stato, i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone e Pietro Parolin, nonché due prefetti della congregazione dei vescovi, Giovanbattista Re, e l’attuale, il cardinale canadese Marc Ouellet. Tutte queste eminenze non hanno agito in un imprecisato “contesto storico”, ma quasi tutti hanno operato il loro ufficio negli ultimi 20 o 30 anni. E il cardinale Ouellet, di recente chiamato in causa da Viganò nel suo ultimo scritto, è tutt’ora nel ruolo.

    Gli abusi e la loro copertura, dice ancora il comunicato, “non possono essere più tollerati” e “un diverso trattamento per i vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti rappresenta infatti una forma di clericalismo mai più accettabile”. Sarà interessante capire allora quali fatti seguiranno all’approfondimento di inchiesta che ha richiesto ora il Papa, per chiarire chi ha permesso la carriera sfolgorante di McCarrick, vescovo di Washington nel 2000 e cardinale nel 2001, poi globetrotter con agganci importanti in varie parti del mondo, nonostante le accuse nei suoi confronti risalenti almeno al 2000.

    È certamente necessario nell’ottica della Chiesa che tutti i fedeli si sentano parte di questa situazione per superarla insieme, come Francesco aveva già scritto nella Lettera al popolo di Dio diramata lo scorso 20 agosto dopo l’esplodere del rapporto del Gran giurì di Pennsylvania. Ma il tornante della storia che deve superare la Chiesa va oltre il caso MaCarrick su cui si concentra il comunicato diramato ieri. Si tratta, infatti, di far uscire dall’ovile i pastori incapaci o corrotti. L’unità, che è importante, e che tutti a parole dicono di voler difendere, può essere pagata a qualsiasi prezzo?

    (trascrizione da La Verità del 7 ottobre 2018)

  • Pedofilia, diocesi di Brooklyn risarcisce quattro giovani vittime con 27,5 milioni di dollari

    Pedofilia, diocesi di Brooklyn risarcisce quattro giovani vittime con 27,5 milioni di dollari

    Un insegnante laico di religione l’autore degli abusi sessuali risalenti al periodo 2003-2009

    NEW YORK – La diocesi di Brooklyn ha pagato a quattro giovani vittime di abusi da parte di un insegnante di religione 27,5 milioni di dollari. Il risarcimento è uno dei più ingenti nella storia dello scandalo degli abusi della chiesa cattolica americana. L’accordo extragiudiziario è stato raggiunto due settimane dopo l’annuncio di un’inchiesta civile dell’Attorney general dello Stato di New York sulle molestie sessuali dei preti ed eventuali coperture. A molestare ripetutamente i quattro ragazzi era stato Angelo Serrano, oggi 67 anni, un insegnante laico di religione presso la parrocchia St. Lucy’s-St. Patrick a Clinton Hill, un quartiere di Brooklyn.

    “E’ un risarcimento di grossa entità, indicativo sia della gravità dell’abuso che della pressione sotto cui si trova la Chiesa Cattolica in questo momento”, ha detto Terry McKiernan, presidente dell’organizzazione BishopAccountability.org, che tiene il conto dei casi di abusi da parte del clero.

    I ragazzi, che oggi hanno tra i 19 e i 21 anni e hanno richiesto l’anonimato, erano stati ripetutamente violentati tra il 2003 e il 2009, quando avevano tra gli otto e i 12 anni. Gli abusi avvenivano in chiesa, nell’appartamento di Serrano e in un doposcuola, hanno reso noto gli avvocati delle quattro vittime. Serrano, che veniva stipendiato dalla chiesa, è stato arrestato nel 2009. Nel 2011 si è dichiarato colpevole di molestie di primo grado e sta scontando una pena di 15 anni di prigione. Non è il solo risarcimento record pagato dalle diocesi americane per i casi di pedofilia. Nel 2004 la diocesi californiana sborsò 100 milioni di dollari per risarcire 87 vittime di abusi sessuali, mentre l’anno prima l’arcidiocesi di Boston di milioni ne aveva versati 85.

    https://www.repubblica.it/esteri/2018/09/19/news/pedofilia_diocesi_di_brooklyn_risarcisce_quattro_giovani_vittime_con_27_5_milioni_di_dollari-206809961/

  • Tre settimane fa ho confessato di aver subito molestie da parte di un prete. Ecco com’è cambiata la mia vita

    Tre settimane fa ho confessato di aver subito molestie da parte di un prete. Ecco com’è cambiata la mia vita

    Questo post è stato pubblicato su HuffPostUsa ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

    Due anni fa circa, io e mia moglie eravamo seduti al tavolo del solito pub durante l’happy hour a rimpiangere i trenta ormai agli sgoccioli. Una conoscente che aveva appena compiuto cinquant’anni ci regalò una perla di saggezza: “I quaranta vi riserveranno i giorni migliori della vostra vita. Tutto si allinea e cominci a capirci qualcosa”.

    Per me quello fu solo un tentativo benevolo di far sembrare una situazione critica più rosea di quanto fosse in realtà – un po’ come quando ti dicono che il denaro non può comprare la felicità, o che quando un uccello ti fa la cacca addosso porta fortuna.

    Ma, ho capito in seguito, quella donna aveva ragione.

    Nei trent’anni precedenti avevo trasportato un fardello psicologico che solo in quel momento iniziava a chiedere lo scotto: il prete della mia parrocchia mi aveva molestato sessualmente quando ero un chierichetto, alla fine degli anni ’80.

    In un certo senso, ero sempre stato consapevole del fatto che c’era qualcosa di sbagliato. Come tante persone, avevo saputo degli abusi perpetrati dal clero cattolico. Leggendo quelle storie, pensavo tra me: be’, non mi è andata poi tanto male – come se l’abuso su un minore potesse essere tollerato fino a un certo grado. Da ragazzino ho rubato delle sigarette, ma non ho mai rubato una macchina. Ho bevuto alcolici quando ero ancora minorenne, ma non ho mai guidato ubriaco. Giudicavo l’abuso subito in modo simile. Un prete mi aveva immobilizzato per baciarmi, ma non mi aveva mai strappato i pantaloni di dosso.

    Solo quando ho letto il verbale del Gran Giurì della Pennsylvania, pubblicato il mese scorso, sui decenni di abusi da parte di rappresentati del clero nel Commonwealth mi sono reso conto che alcune parti sembravano la mia autobiografia. Le storie dei sopravvissuti rispecchiavano la mia. Ho letto delle ripercussioni psicologiche che hanno subito e ho capito che anche io mi ero trascinato quel peso per così tanto tempo da permettergli di influenzare ogni aspetto della mia esistenza. Ho avuto trascorsi con l’abuso di sostanze. Problemi nell’intimità. Ansia. Depressione. Disprezzavo qualsiasi forma di autorità. Credevo di non meritare niente, di non essere abbastanza.

    Ma il peggio è che nascondevo i dettagli a mia moglie, agli amici e alla famiglia; tutti loro, almeno una volta, avevano fatto i conti con le scosse di assestamento di quelle manifestazioni.

    In quel momento ho capito che dovevo liberarmi da quel peso; che non sarei mai andato avanti con la mia vita senza scendere a patti con quello che mi è successo.

    Immagino che la maggior parte delle persone nella mia posizione ne parlerebbe prima con i propri cari e poi con uno psichiatra. Io ho deciso di seguire un’altra direzione. Credevo che se avessi raccontato la mia storia a una persona cresciuta nella mia stessa parrocchia, e se quella persona fosse giunta alle medesime conclusioni, forse anche lei sarebbe riuscita a cambiare prospettiva rispetto ai suoi problemi personali, di qualunque natura fossero. Inoltre, avevo appreso da poco che il prete colpevole delle molestie lavorava ancora in una parrocchia, con una scuola. Speravo che, uscendo allo scoperto, sarei riuscito ad allertare quella chiesa e i suoi parrocchiani e a far sollevare l’uomo dall’incarico.

    Sono stato fortunato abbastanza da lavorare freelance (occupandomi di notizie e pezzi di opinione) per Reverb Press, un sito politico indipendente, negli ultimi due anni e mezzo. Ho confidato tutto ai caporedattori e detto loro della mia volontà di raccontare l’esperienza su Reverb.

    Più di tutto, a preoccupare i capi è stata la mia salute. Mi hanno trattato come un fratello, non come un dipendente. Volevano essere certi che sarei riuscito a gestire sul piano emotivo le possibili conseguenze del condividere tutto in modo così pubblico. Ad essere onesto, non ero sicuro al cento per cento di come avrei reagito una volta pubblicata la storia, ma volevo farlo.

    Ho parlato con mia moglie di ciò che mi è successo e della mia decisione di uscire allo scoperto, e lei mi ha dimostrato tutto il suo sostegno. Ha posto soltanto una condizione (piuttosto ragionevole) prima della stesura del pezzo: dovevo raccontarle tutta la storia prima che la leggesse sullo schermo del telefono.

    Sapevo che se non avessi acconsentito a quella richiesta, non sarei riuscito neanche a gestire quello che mi avrebbe aspettato in seguito. Perciò le ho detto tutto. Mi sono sentito soffocare. Lei ha pianto. E otto ore dopo, in una soleggiata domenica mattina, la storia è stata pubblicata

    Non sapevo cosa aspettarmi.

    Non si sente spesso un uomo che denuncia apertamente un abuso sessuale. Potrò anche proclamarmi aperto, emancipato e progressista, ma questo non cambia il fatto che sono cresciuto con la filosofia da tardo ventunesimo secolo, “i maschi si comportano da maschi”, in una società alimentata a testosterone e fatta di misoginia dilagante e omofobia neanche tanto velata. Piangere non era tollerato, figuriamoci esternare la nostra vulnerabilità.

    Sapevo che avrei potuto contare sul sostegno di amici e familiari. Sapevo che molti amici sui social avrebbero capito. Ma tutti gli altri? Come avrebbero reagito di fronte a questo chiacchierone robusto e barbuto e alla sua confessione tanto cruda? E la mia città natale? Stavo sollevando un polverone che era meglio non sollevare? Stavo aprendo il vaso di Pandora nella comunità dove i miei suoceri vivono tuttora?

    Le mie paure si sono placate quasi all’istante. La mia storia si è diffusa negli ambienti social della mia città, Ridgefield Park (New Jersey), come un incendio. Sono stato bombardato da messaggi su Facebook da parte di persone a cui non pensavo da trent’anni. La reazione è stata unanimemente positiva.

    E ho ricevuto più di un messaggio come questo:

    “Ed, non so se ti ricordi di me, ma facevo il chierichetto con te e ho subito gli stessi abusi da Padre Gerry. Non l’ho mai detto a nessuno”.

    È bastato quel messaggio (da parte di un signore che ora sento tutti i giorni) a provarmi che avevo preso la decisione giusta. Ma non è finita lì.

    A quanto pare tutti si ricordavano di Padre Gerry. Tutti sapevano che qualcosa non andava. Alcuni nutrivano sospetti molto forti. Altri avevano sentito storie inquietanti. Altri ancora erano stati molestati. Due famiglie hanno perso delle persone care all’indomani di quegli abusi. Ma nessuno aveva mai parlato. E comprendo bene il motivo. Io ci ho messo trent’anni. Chi aveva provato a denunciare il comportamento inappropriato all’epoca è stato messo a tacere. La parrocchia iniziò a incolpare le vittime. E la nostra chiesa era l’epicentro culturale della città – tra i suoi membri c’erano insegnanti, agenti di polizia, paramedici, sindaci e consiglieri comunali.

    Quando si è venuto a sapere che l’aggressore era ancora un prete in piena attività e che lavorava con gli studenti, lo choc si è tramutato in rabbia. La parrocchia – a meno di venti chilometri da Ridgefield Park – è stata subissata di chiamate ed email. I funzionari si sono visti costretti a disabilitare i commenti sulla pagina Facebook.

    Un gruppo di donne, soprannominatosi “Relentless bitches”, ha guidato la carica per far sollevare l’uomo dal servizio. Si sono appellate all’arcidiocesi. Al procuratore distrettuale. Un detective dell’Unità vittime speciali mi ha telefonato per verificare il mio racconto prima di affrontare le autorità ecclesiastiche.

    Quella settimana, un mercoledì, è stata organizzata una protesta di fronte alla Chiesa per la domenica successiva. Ma arrivati al venerdì, non era più necessario. Padre Gerry Sudol è stato sollevato dall’incarico. È stata riaperta un’indagine della Chiesa sui suoi abusi. La mia storia ha raggiunto l’arcidiocesi e le forze dell’ordine. La chiesa ha contattato persino mia moglie per farle sapere che avrebbero accolto la mia testimonianza. (Non ho ragione di fidarmi delle motivazioni e dei metodi della chiesa e non hanno alcuna autorità su di me. Mi hanno informato che le mie deposizioni formali all’ufficio del procuratore saranno inviate all’arcidiocesi per eventuali procedimenti).

    D’un tratto, c’era NJ.com a intervistarmi ed ero in onda per l’emittente della NBC a New York. Chiunque nell’area metropolitana di New York, che conta una popolazione di venti milioni di persone, poteva sapere che ho subito molestie sessuali da bambino. Non potevo più nasconderlo. Se avessi immaginato le attenzioni che la mia esperienza avrebbe ricevuto, probabilmente non avrei mai contemplato l’idea di condividerla.

    E proprio per questo ne sono felice.

    Il mio vicino – un camionista di quasi sessant’anni, senza dubbio il più grande rompipalle che abbia mai conosciuto – era uno dei “maschi alfa” che speravo di evitare una volta sganciata la bomba. Come ho già detto, talvolta è ancora difficile sradicare l’arcaico “codice maschile”. La prima volta che l’ho incontrato dopo la pubblicazione della storia, ha percorso il mio vialetto, mi ha teso la mano e ha detto: “È una grande storia [segue imprecazione]! Ci vogliono le palle. Spero che consegnerai quei bastardi alla giustizia.”

    Meno di due settimane dopo la pubblicazione del pezzo, gli stati del New Jersey e di New York hanno annunciato che, sull’esempio della Pennsylvania, avvieranno un’indagine sugli abusi del clero e sulla reazione della chiesa cattolica. So che non è stato il nostro gruppo Facebook di 380 membri il fattore chiave di questa decisione; ma sono sicuro che grazie a noi questa storia è rimasta sulle prime pagine abbastanza a lungo da fornire ai leader politici il pretesto per affrontare l’organizzazione più vecchia del mondo.

    Io e mia moglie abbiamo riso molto nelle tre settimane successive alla confessione, e questo mi porta a credere che il mio atteggiamento generale sia cambiato. Non è stata una conseguenza intenzionale, ma è immensamente gradita – così come lo sono la pressione più bassa e i miglioramenti del sonno.

    Ho capito che non sono una vittima, ma un sopravvissuto. I maschi alfa, gli stessi da cui mi aspettavo di essere deriso una volta saputa la verità, sono stati tra i miei più accaniti sostenitori. Per la prima volta in vita mia ho sentito di aver tracciato una rotta. Quale sarà la destinazione finale… non lo so per certo. Ma vedere una comunità intera di persone che si erano perse da anni radunarsi all’improvviso, non appena abbiamo deciso di fare i conti con il nostro “segreto”, ha risanato la mia fiducia nell’umanità in questi tempi spesso distopici.

    Canalizzare la rabbia che nutrivo contro la Chiesa in un’inflessibile e produttiva rivendicazione, tesa a smascherare i responsabili e fare giustizia, si è rivelata la mia missione di vita – solo che non lo avevo mai saputo.

    Immagino che la vita inizi davvero a quarant’anni.