Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nicola Corradi

  • Abusi sessuali su minori disabili. “L’istituto Provolo se ne deve andare”

    Abusi sessuali su minori disabili. “L’istituto Provolo se ne deve andare”

    La richiesta è del garante dei diritti e della protezione dei disabili di Mendoza, in Argentina, dove è scoppiato il caso che ha coinvolto anche il religioso veronese Nicola Corradi.

    I responsabili religiosi dell’istituto Provolo di Mendoza in Argentina, teatro di una vicenda di abusi sessuali su minori con protagonista anche il sacerdote veronese Nicola Corradi, dovrebbero andarsene. A chiederlo, attraverso il giornale locali Los Andes ripreso da L’Arena, è Juan Carlos Gonzales, garante dei diritti e della protezione dei disabili.

    Per Gonzales, l’istituto non ha più di fatto alcuna autorità morale e dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato prima che sia sequestrato. Il garante ha fatto anche richiesta per essere riconosciuto come parte civile. Le indagini intanto si sono spostate anche su un’altra sede che l’istituto Provolo dispone in Argentina, per accertare se anche in quella seda siano avvenuti casi di abuso.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-minori-provolo-argentina-16-dicembre-2016.html

     

  • Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Lo scandalo dell’82enne Don Nicola Corradi è diventato un caso internazionale, ma quella del sacerdote italiano è una vecchia storia: fino agli anni ’80 infatti avrebbe abusato sessualmente di bambini sordomuti all’Istituto Provolo di Verona. Il passato torna a galla e le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia.

    Nicola Corradi è stato arrestato in Argentina per reati di abuso sessuale aggravato. I terribili fatti sarebbero accaduti all’interno dell’Istituto Provolo per bambini sordomuti a Mendoza, in Argentina. Il sacerdote Corradi, prima del trasferimento in Argentina, avrebbe abusato sessualmente di bambine e bambini all’Istituto di Verona. In Italia i sacerdoti coinvolti in questa atroce vicenda, compreso Don Corradi, non hanno subito però alcuna conseguenza giuridica. Com’è possibile tutto ciò?

    Gli abusi perpetrati a Verona hanno segnato per sempre la vita delle vittime, oggi ormai persone adulte, che oggi tornano a chiedere giustizia. Un passo avanti sarebbe la creazione di una commissione indipendente dal Vaticano in materia di abusi sessuali, tuttora inesistente. Nonostante le lettere e le richieste fatte dalle vittime, anche a Papa Francesco, per ora il Vaticano non ha fatto nulla.

    Le vittime, alle quali non è stato pagato alcun risarcimento, verranno almeno ascoltate? Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione sordi “Antonio Provolo”, che raccoglie le vittime della triste e scandalosa vicenda. — Don Corradi prima di essere mandato in Argentina era coinvolto in una storia orribile a Verona. Ce ne può parlare? — A Verona si è parlato di Nicola Corradi tardivamente. Corradi è rimasto a Verona quando era ancora chierico e appena diventato prete. Poi è andato in Argentina, in quel periodo è stato denunciato da alcuni sordi per violenze che avrebbe perpetrato a Verona. — Sono state fornite diverse testimonianze da parte delle vittime. Che cosa accadeva esattamente nell’Istituto Provolo di Verona? — Si trattava di atti sessuali, dalle masturbazioni alle sodomizzazioni. — I crimini contestati ai preti dell’Istituto Provolo sono andati in prescrizione. Questi preti e sacerdoti in Italia non hanno subito alcuna conseguenza giuridica? Sono stati almeno allontanati dalla struttura? — Questi preti non hanno subito alcuna conseguenza giuridica. Alcuni di questi soggetti sono morti, sei di questi preti sono ancora presso l’Istituto Provolo, che ha diverse sedi, fra cui anche in Argentina. Sono preti anziani e vivono comunque a Verona. — Sono a contatto con i bambini? — Vivono nell’Istituto e sono a contatto con i ragazzi! — Le vittime che hanno testimoniato sugli abusi subiti ora sono cresciute, sono persone già adulte. Che cosa chiedono oggi? — Oggi le vittime hanno dai 55 anni ai 65 anni. Queste persone vogliono che finalmente si faccia giustizia. Corradi in Argentina è stato finalmente arrestato. In Italia noi abbiamo chiesto al Papa a più riprese per iscritto che venissero sconsacrate le chiese dove sono stati perpetrati gli abusi e che i preti venissero buttati fuori dal clero, che venissero spretati, visto che non è possibile perseguirli giudizialmente. — Anche il risarcimento alle vittime per i danni subiti sarebbe una cosa da fare, no? — Certo, abbiamo ora intenzione di andare alla Corte dei Diritti Umani a Bruxelles e poi vedere che cosa accade. Tenga presente che nel 2011 il Vaticano ha richiesto una commissione d’inchiesta che abbiamo concordato di fare, è stata fatta ed è durata 3 mesi. Dopo un anno e mezzo il Vaticano, tramite la Congregazione della Fede ci ha scritto una lettera: il Vaticano ha riconosciuto che gli abusi erano stati fatti. Ha dato delle pene a questi preti, molto edulcorate però. — Di quali pene si tratta? — Esercizi spirituali, preghiere ecc.

    — Questa brutta vicenda non è l’unica nel panorama degli abusi perpetrati in Istituti, Case di affidamento, il Forteto è un’altra vicenda scandalosa.

    — Sì, ci sono tante realtà. La nostra che abbiamo denunciato presso la Sala Stampa del Parlamento Italiano nel gennaio 2009 è stata definita il più grosso scandalo denunciato in Italia. La denuncia in Italia era molto importante perché in Italia c’è il Vaticano. Noi abbiamo parlato con Papa Francesco l’anno scorso in ottobre, abbiamo parlato 7 minuti nella Giornata dell’Handicap in San Pietro. Abbiamo chiesto che fosse istituita una commissione indipendente per far luce su tutti gli abusi che ci sono stati in Italia e conseguentemente nel mondo. Abbiamo chiesto che la CEI e la Congregazione della Fede aprissero gli archivi e dessero la possibilità di vedere quello che c’è dentro. Ci hanno risposto a febbraio per iscritto tramite il Monsignor Becciu, dicendoci che avrebbero passato la pratica al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Ad oggi non sappiamo ancora nulla. — Secondo voi quindi sarebbe necessaria la creazione di una commissione ad hoc per indagare sui casi di abusi sessuali perpetrati dai preti.

    — Sì, una commissione indipendente dal Vaticano, perché l’attuale commissione che hanno con tanta pompa istituito non è assolutamente approdata a nulla.

    — Per il momento quindi in Italia non vengono effettuati dei controlli negli Istituti religiosi, lo Stato non vi può entrare dentro? — Da quello che sappiamo non ci sono controlli. — Speriamo si faccia luce al più presto sulla vicenda. — Innanzitutto per le vittime, perché hanno rovinato la vita a queste persone, abbiamo casi in cui gente violentata, abusata dai 6 ai 12 anni, arrivata ai 60 anni ha ancora gli incubi per quello che è successo. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

  • «L’istituto Provolo  ora deve lasciare  l’Argentina»

    «L’istituto Provolo ora deve lasciare l’Argentina»

    Il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza (ovest dell’Argentina) ha chiesto che i responsabili religiosi della sede locale dell’Istituto per sordomuti Provolo, con base a Verona, lascino la provincia (entità federale), dopo lo scandalo per gli abusi sessuali commessi da due sacerdoti, uno dei quali italiano, attualmente detenuti.

    «L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene», ha detto Juan Carlos Gonzalez al quotidiano locale Los Andes, aggiungendo che sarebbe meglio «evitare un sequestro da parte dello Stato, perchè questo vorrebbe dire che alla fine chi paga sono gli abitanti locali».

    Gonzalez si è presentato come parte civile nell’inchiesta aperta contro un chierichetto, due impiegati amministrativi e due sacerdoti dell’istituto – uno dei quali, l’82/enne Nicola Corradi, è italiano – per presunti abusi pedofili ai danni di almeno 22 minorenni sordomuti. Corradi era già noto per gli abusi che aveva commesso nella sede di Verona dell’Istituto per sordomuti Provolo, le cui vittime si sono organizzate per chiedere giustizia a Papa Francesco e alla Chiesa.

    Lo stesso istituto dispone di un’altra sede in Argentina, a La Plata – capitale della provincia di Buenos Aires – da dove era arrivate Corradi nel 1996, e le autorità di Mendoza hanno annunciato che la procura locale si è messa in contatto con quella di La Plata per accertare se non si sono registrati abusi anche in quella regione.

    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/l-istituto-provolo-ora-deve-lasciare-l-argentina-1.5355563

  • Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Di Andrea Tornago

    La chiamavano“la casita de Dios”, ma quell’edificio accanto alle aule di scuola dove i figli delle famiglie povere restavano a dormire, di notte diventava la casa degli orrori. Si riapre a Mendoza, in Argentina, il caso degli abusi sui minori sordomuti all’Istituto Antonio Provolo, scuola religiosa di Verona che ha due sedi anche in Sudamerica, finita al centro di uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Nella stanza di don Nicola Corradi, sacerdote veronese di 82 anni trasferito nelle sedi argentine del Provolo negli anni 60, all’inizio di dicembre la polizia di Mendoza ha trovato materiale pornografico e 30 mila euro in contanti. Il religioso è finito agli arresti insieme al prete 56enne Horacio Corbacho e a tre impiegati dell’istituto, accusati di “violenze sessuali aggravate e corruzione di minori”per episodi avvenuti a Mendoza dal 2007.

    SECONDO L’INCHIESTA del procuratore Fabricio Sidoti, i minori tra i 6 e i 17 anni venivano sedati e violentati nella casetta con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto. Don Corradi era già stato coinvolto nel caso di pedofilia scoppiato in Italia nella sede veronese della congregazione religiosa nel 2009. Il suo nome compariva nella lista dei 12 preti e dei 3 laici denunciati dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, con l’accusa di aver costretto i bambini sordomuti a subire masturbazioni, sesso orale e atti di sodomia. Con il ricordo di quelle violenze, che risalirebbero a un periodo compreso tra glianni60e la prima metà degli anni 80 –reati che ormai sarebbero prescritti sia per la legge italiana che per il diritto canonico –gli ospiti del Provolo hanno convissuto silenziosamente per anni. Nel 2009 le prime denunce, in seguito alle qua li il Vaticano ha istituito una commissione d’inchiesta che ha comminato a quattro sacerdoti la pena più lieve, quella dell’ammonizione canonica. Tra questi non compare don Corradi, il cui nome sparisce nei meandri del l’inchiesta vaticana. Fino ai fatti di pochi giorni fa in Argentina. L’arresto dei due sacerdoti all’Istituto Provolo di Mendoza ha suscitato grande clamore in tutto il Paese. Il presidente della Commissione Esteri del Senato argentino, Julio Cobos, ha chiesto al ministro degli Esteri di acquisire con urgenza presso le autorità ecclesiastiche “in formazioni sulle verifiche compiute per la pratica d’ingresso, permanenza e radicamento dei sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho nella Repubblica Argentina”.

    PER LASTAMPA argentina, don Corradi sarebbe stato trasferito dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia. Le associazioni delle vittime chiamano in causa anche Papa Francesco, che non avrebbe spezzato “l’asse dell’impunità tra Italia e Argentina”quando era vescovo di Buenos Aires, tra il 1998 e il 2013. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vicedirettore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata (Buenos Aires). E anche in quella città, dopo l’arresto dei giorni scorsi, sono cominciate ad arrivare denunce di abusi commessi negli anni 90. Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si è detto “pronto a collaborare con le autorità argentine”. Ma i documenti della Commissione d’in chiesta del Vaticano, presieduta su richiesta della Curia veronese dall’ex giudice scaligero Mario Sannite, non si possono consultare. “Siamo in possesso di una sentenza della magistratura che conoscono in pochi – ha dichiarato Zenti – che diminuisce la consistenza dei fatti”.

    NO N OS TAN TE  la richiesta del Fatto però, la Curia di Verona si rifiuta di rendere noto il documento “per evitare ulteriori reazioni”. Nel novembre del 2012 il vicario giudiziale del vescovo aveva scritto ai legali degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, chiedendo perdono alle vittime e alle famiglie: “Alcuni di coloro che erano chiamati a proteggere dei ragazzi provati dalla vita scriveva don Giampietro Mazzoni –ne hanno abusa t o ”. Riferendo gli esiti delle indagini della Commissione, don Mazzoni aveva reso noto che “alcuni religiosi, tra i più pesantemente accusati, erano stati dimessi dall’Istituto in ragione dei loro comportamenti”tra il 1962 e il 1963, date che coincidono con l’invio in Argentina di don Nicola Corradi. Insieme a lui, secondo le vittime dell’Istituto Provolo, anche un altro sacerdote veronese e due laici accusati di abusi in Italia sarebbero ancora attivi in Argentina.

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    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/cacciato-dallitalia-ma-in-argentina-il-don-fa-il-pedofilo/

  • Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Daniel Satur @saturnetroc

    Da quando i preti Nicola Corradi (82 anni) ed Horacio Corbacho (55 anni) sono stati detenuti in Luján de Cuyo accusati di abuso sessuale e corruzioe di minori, ogni giorno escono delle novità. In queste ore si è conosciuta la prima vittima che accusa Corradi di avere commesso questi stessi delitti ma nella sede dell’Istituto Provolo de La Plata. Si tratta di Daniel Sgardelis, di 42 anni, il quale ha studiato nel Provolo platense tra il 1982 ed il 1991. Corradi ha vissuto e “lavorato” lì, secondo varie fonti, tra il 1984 e 1997.

    Sgardelis è nato e vive in Tartagal (Salta) ed ha già confermato che viaggerà alla capitale bonaerense (Buenos Aires) per esporre la sua relazione davanti al Pubblico Ministero che si occupa del caso a livello locale. Inoltre di avere sofferto da bambino attacchi diretti da parte di Corradi, l’uomo afferma che in questi anni sono state varie le vittime.

    Nell’indagine giudiziale che si svolge in Mendoza si era già parlato dei due casi avvenuti in La Plata, luogo per il quale Corradi e Corbacho sono passati vari anni prima di radicare nella provincia cuyana. Resta da sapere se Sgardelis è uno di questi due casi oppure sarebbe una terza vittima “platense” che si assommerebbe alle (fino ad ora) 22 vittime mendocine.

    Voti di silenzio

    Per il momento la gerarchia ecclesiastica rimane cauta. Poco e niente hanno detto gli uomini che abitano le alte cime dell’istituzione. Solo poche definizioni del presidente della Conferenza Episcopale Argentina, José María Arancedo, per il quale “la Chiesa non può occultare questi delitti gravi, né chiudere le porte alla Giustizia”. Ed un paio di comunicati dell’arcivescovo di La Plata, Héctor Aguer, elaborati con l’unico obiettivo di togliersi qualunque responsabilità dalla schiena, anche a costo di falsificare atti della realtà. Detto sia a proposito, Aguer prega che se qualcuno vuole denunciare abusi sofferti nel passato da preti, faccia la denuncia davanti al Vicariato della Giustizia del suo Arcivescovato e non prima del Potere Giudiziale. Un amico.

    Secondo Arancedo, “quando si prende una piccola luce gialla, bisogna agire, bisogna prendere carte nell’argomento”. Se non si stesse riferendo alla pedofilia praticata sistematicamente dai clerici e laici che lavorano nelle parrocchie e collegi si potrebbe dire che Arancedo è un audace. Ma nel paese nel quale la Chiesa ha benedetto il genocidio di quattro decadi fa senza avere mai chiesto perdono né avere consegnato i suoi massimi responsabili alla giustizia, né aperto i tenebrosi archivi del Vicariato castrense, le parole di Arancedo offendono.

    Una lunga storia di silenzio sepolcrale spiega, in parte, che oggi la gerarchia cattolica copra, azzittisca e persino muova cielo e terra per far sì che nessuno parli delle aberrazioni commesse dietro le porte dei suoi edifici. Ma è sufficiente che salti un punto di questa completa sutura per far sì che suppuri la marcescenza. E, con essa, appaiano le vittime e gli aguzzini.

    Nicola “l’italiano”

    In nessuna delle biografie di Jorge Bergoglio figura il dato che sia daltonico. Se così fosse, i suoi accoliti potrebbero ben spiegare che il papa non ha avuto l’opportunità di individuare le “luci gialle” delle quali parla Arancedo. Sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, chiaro. Ma nemmeno questa scusa può salvare Francesco perché da sette anni (almeno) in Vaticano il nome di Nicola Corradi appare relazionato direttamente con atti di abuso e maltrattamento su bambini e bambine sordomuti. E come si è già stato detto, da 32 anni Corradi vive in Argentina.

    Nicola Corradi in La Plata, tre decadi fa (nella foto insieme a Daniel Sgardelis), ed in Mendoza, pochi giorni fa quando è stato arrestato

    Può non avere saputo l’allora arcivescovo di  Buenos Aires, Jorge Bergoglio, che una commissione d’indagine creata dal Papa Ratzinger aveva certificato nel 2009 che Corradi aveva abusato di bambine e bambini tra il 1955 ed il 1984 nell’Istituto Provolo di Verona? Può non avere saputo il cardinale Bergoglio che questo Corradi era lo stesso che dal 2007 dirigeva la sede di Mendoza di questa istituzione?

    Se entrambe le domande avessero qualche possibilità di ricevere una risposta negativa, ce ne sono altre più complicate. Perché quando Bergoglio era già Francesco, il nome di Corradi è tornato a stare di fronte ai suoi occhi. E già non solo menzionato come abusatore di bambini a Verona ma che addirittura indicava la sua ubicazione attuale: Argentina.

    “E Dio dov’era, Papa Francesco?”

    La filiale italiana della Rete di Sopravviventi all’Abuso Ecclesiatico  (Rete L’ABUSO Onlus) ha prodotto nel maggio del 2014 un video intitolato J’accuse delle vittime italiane.

    Le 17 persone tra i 18 ed i 64 anni chiedono a Bergoglio che faccia qualcosa. Almeno, che risponda alle loro lettere. Sono vittime di violenze ed abusi commessi per decenni da sacerdoti e vescovi in varie città italiane. Otto di queste testimonianze fanno riferimento a fatti accaduti  nella sede dell’Istituto Provolo di Verona.

    Ma questo “pugno” di testimonianze sono solo un “campione”. Secondo le fonti, delle più di 400 persone che hanno trascorso la loro infanzia nel Provolo italiano durante nel tempo soggetto di indagine, già 67 si sono costituiti come denuncianti ed accusano varie decine di religiosi.

    Nel video si assicura che “più della metà” dei preti del Provolo veronese “sono risultati essere pedofili”. E le testimonianze di Giuseppe Consiglio (24 anni), Pierpaolo Zanatta (43), Loretta Ferrari (61), Alda Franchetto (62), Alessandro Vantini (63), Dario Laiti (63), Moreno Corbellari (63) e Gianni Bisoli (64) sono contundenti. Gli otto sono sordi e nel video esprimono con chiarezza quanto hanno sofferto durante il loro passaggio nel Provolo di Verona.

    “Papa Francesco, io sono stata abusata da un prete dell’istituto per sordomuti Provolo di Verona all’età di 12 anni”, dice una. “Ho sofferto abusi sessuali da parte di preti durante le confessioni che succedevano in una stanza chiusa a chiave”, aggiunge un altro. “Dai 6 ai 12 anni sono stato sodomizzato moltissime volte dai preti e fratelli dell’istituto”, ricorda un terzo. “È stato durante la confessione per la preparazione alla prima comunione, da quel momento mi sono rifiutata di frequentare la chiesa”, espone una di loro. “Hanno torturato il mio corpo ed hanno distrutto la mia anima … e Dio dov’era?”, si domanda un altro.

    Il video termina con una lista di sacerdoti e laici veronesi (alcuni deceduti) accusati di ogni tipo di vessazioni. Lì appare Nicola Corradi e si dettaglia che risiede in Argentina. Inoltre si localizzano nel paese di Bergoglio altri accusati, come il sacerdote Giovanni Granuzzo ed un laico il cui cognome è Spinelli.

    Guarda il video… l’articolo continua dopo

    Una copia di questa informazione è stata consegnata dai membri della Rete L’ABUSO a monsignor Angelo Becciu, funzionario della Segretaria di Stato del Vaticano. Per Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’ABUSO in Italia “Bergoglio, almeno dal 2013, sapeva delle denunce contro Corradi poiché il suo nome è nel video che abbiamo consegnato al Vaticano”.

    Santa copertura mediatica

    Non è una novità che le corporazioni giornalistiche argentine hanno un’adorazione per Francesco. E nell’ossequiosità arriva al punto di cercare di ripulire da ogni responsabilità il Sommo Pontefice in questo scandalo. Ma questa vocazione di servizio può cadere nel ridicolo.

    Dieci anni fa il quotidiano Clarín ha pubblicato un’intervista a Gianni Bisoli, uno dei sopravvissuti del Provolo di Verona che appaiono nel video pubblicato due anni e mezzo fa dalla Rete L’ABUSO. Lì l’uomo (oggi di 68 anni) conferma la sua denuncia e inoltre specifica quale ruolo ricopriva Corradi nella sede italiana dell’istituto durante quegli anni.

    “Io ero arrivato all’istituto a 9 anni appena compiuti. Tre mesi dopo sono cominciati gli abusi (…) il bagno della scuola era alla fine di un corridoio. Quando Nicola ci vedeva andare in bagno, ci veniva a cercare. Ci masturbava e ci obbligava a farlo a lui. Io mi paralizzavo e arrossivo”, racconta Bisoli al Clarín. “A volte ci svegliavano di notte. Ci venivano a cercare nel dormitorio e ci portavano all’ultimo piano dell’istituto. Ricordo Corradi nell’oscurità, la notte nella quale lui e gli altri clerici giovani ci hanno fatto appoggiare le mani in alto contro una parete, con le gambe aperte e ci hanno abbassato i pantaloni del pigiama. Ci facevano di tutto”, aggiunge.

    La giornalista del Clarín ha chiesto a Bisoli cosa direbbe a Corradi se lo avesse davanti ai suoi occhi. “Porco. Se potessi gli darei un pugno ma la legge non me lo permette. Allora sì lo insulterei. Gli direi porco, maiale, vigliacco”, risponde l’uomo.

    Chissà se la giornalista ha anche chiesto a Bisoli cosa direbbe a Jorge Bergoglio, il Papa Francesco, se lo avesse davanti ai suoi occhi. E chissà se l’uomo ha risposto altrettanto, aggiungendo chissà qualificativi come insabbiatore, falso, bugiardo o ipocrita. Chissà. Se è stato così, allora la forbice degli editori del Clarín ha fatto il suo (lavoro), poiché nell’articolo non esiste nessuna menzione al Santo Padre.

    Ma anche se intende tappare il sole con le mani, è innegabile che Bergoglio sappia da anni che in tutte le sedi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo si rifugiano abusatori. E non ha mai fatto niente.

    Liberandosi dal male

    Quando Julieta Añazco, riferimento della Rete delle Vittime dell’Abuso Ecclesiastico in Argentina, ha preso contatto alcuni anni fa con i membri italiani della Rete L’ABUSO, l’hanno informata che, in seguito alla successione delle denunce, vari preti pedofili di Verona erano stati trasferiti in Argentina.

    Nell’ultimo fine settimana, uno degli avvocati della filiale italiana, ha confermato ad Añazco che, oltre a Corradi, Granuzzo e Spinelli (menzionati nel video del 2014) ci sarebbero altri tre “rifugiati” di questo paese in Argentina, tra loro una suora.

    A questo livello non ci sono dubbi che La Plata e Mendoza erano città elette specificatamente dalla gerarchia cattolica per “custodire” i pedofili fatti uscire dall’Italia. Se le massime autorità di questa istituzione oggi negano di avere saputo questo fino a due settimane fa, stanno mentendo.

    È tempo che la Rete di Sopravviventi aveva già localizzato il vecchio abusatore Corradi in Mendoza. Julieta Añazco e l’avvocato dell’organizzazione, Carlos Lombardi, lo tenevano nella mira. Mancava solo una cosa fondamentale: che qualche vittima si animasse a denunciarlo.

    Da due settimane le vittime non smettono di apparire. Ed alcuni tentano di far credere alla società che Bergoglio non ne è al corrente.

    Traduzione Roberta Pietra per Rete L’ABUSO Onlus

    http://www.laizquierdadiario.com/Francisco-sabia-que-en-el-Provolo-se-refugian-violadores-y-nunca-hizo-nada

  • Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Lo scandalo degli abusi sui bambini sordi ha già fatto il viaggio da Mendoza a La Plata. L’Arcivescovo fa le prove di un alibi, riprodotta senza critiche dal quotidiano El Día (Il Giorno) ma smentita dalle vittime sopravvissute.

    Foto Ivanamaiarota/Facebook Cattedrale La Plata

    Da appena dieci anni i massimi esponenti della Chiesa Cattolica si sentono osservati da vicino. È che la pentola scoperchiata nell’Istituto Provolo di Mendoza, sugli appunti degli abusi sessuali a bambini sordi ed audiolesi che gravano sui preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, schizza la sua marcescenza in varie direzioni.

    I fatti sono tanto aberranti che il caso tende a superare quello che ha visto come protagonista il padre Giulio Cesare Grassi. E non solo per gli abusi propriamente detti ma per il livello di complicità e copertura istituzionali della gerarchia ecclesiastica. Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, il Papa Francesco.

    Dalle Ande al Río de La Plata (Fiume di La Plata)

    Fino al momento sono 22 le vittime scoperte negli appunti di Corradi e Corbacho. Ma in ogni nuova dichiarazione testimoniale esce un nuovo caso o l’indizio di molti altri da scoprire. E chi testimonia sono le vittime, cioè che hanno il (triste) privilegio di contare su tutta la credibilità possibile. In queste ore sono appena venuti alla luce quelli che sembrano essere i primi di una lunga lista di casi, con questi preti e con questo istituto come protagonisti, ma nella succursale platense del Provolo.

    Così ha confermato il titolare della Magistratura numero 4 di Delitti connessi con la Tratta delle Persone e Pedofilia della capitale della provincia di Buenos Aires, Fernando Cartasegna. Il funzionario ha confermato al quotidiano El Día che, prodotto dell’indagine che si sta portando avanti in Mendoza, entrambi i sacerdoti sono sospettati di avere commesso lo stesso delitto su almeno due persone, quando vivevano e “lavoravano” in La Plata.

    Cartasegna ha inviato entrambi i casi all’Arcivescovato platense per chiedere informazioni su entrambi i sacerdoti, ed anche all’Istituto Antonio Provolo locale, dove Corradi e Corbacho hanno avuto incarichi anni fa. E come misura più urgente sta “facendo un appello per far sì che le persone che sono state vittime si avvicinino a dare la loro testimonianza, garantendo loro il sostegno e l’appoggio necessari attraverso le nostre squadre specializzate”.

    Leggi anche Istituto Provolo: “Chiediamo allo Stato che vengano ritirati i privilegi alla Chiesa”

    Istituto Provolo di La Plata ubicato tra le strade 47 e 25 (foto Los Andes)

    Quante vittime saranno? Decine? Vale la pena ricordare che Corradi ha girato nelle aule dell’istituto quasi tutta la decade del 90, avendo di fronte centinaia di bambini. E Corbacho ha fatto le sue cose tra il 2007 ed il 2015, secondo quanto riconosce proprio lo stesso Arcivescovo di La Plata Héctor Aguer.

    Non starà mentendo?

    Precisamente Aguer ha appena fatto dichiarazioni sull’argomento. Una cosa che non ci si aspettava tanto presto da parte di una delle massime autorità ecclesiastiche dell’Argentina, abituata a passare decenni mantenendo un silenzio oscenamente complice con il potere genocida. E lo ha fatto sulle stesse pagine de El Día, il quotidiano del mattino platense tanto appassionato nell’ingraziarsi (per quanto possibile) la curia.

    Insieme alla nota sui due casi scoperti in La Plata, El Día da un prezioso spazio al monsignor Aguer per fargli lanciare una serie di autogiustificazioni di bassa lega ed alcune menzogne. Almeno, così lo certificano dalla Rete di Sopravvissuti all’Abuso Ecclesiastico. Julieta Añazco, vittima del prete Héctor Ricardo Giménez negli anni 80, e Liliana Rodríguez, assistente psicologica della Rete, sono d’accordo nello smentire con fondamenti solidi il conservatore, misogino e fascistoide arcivescovo (che, vale la pena di ricordare, è il colonnista stabile di El Día già da vari anni).

    Per andare per parti, prima bisogna vedere cos’ha detto Aguer. Il quotidiano El Día ha presentato questo giovedì (giorno della Madonna, a proposito) una nota che non è altra cosa che la riproduzione completa di un testo dell’arcivescovo stesso, con solo una premessa che invita a leggerlo. Il testo originale è stato diffuso dalla curia in forma di comunicato, sul quale è pertinente sottolineare che la sua riproduzione  completa e senza critica da parte del quotidiano del mattino non avrebbe altro obiettivo che propagandare al massimo la versione ufficiale della Chiesa.

    Tra le altre definizioni sugli abusi sessuali, Aguer dice che “questo delitto abominevole manifesta la violazione dei giuramenti pronunciati dai clericali  all’eleggere liberamente la castità perpetua per il Regno dei Cieli e per il servizio degli uomini, ma oltretutto costituisce una gravissima ingiustizia contro coloro che dovrebbero proteggere ed educare; contro i bambini che sono stati vittime della loro perversione, contro le loro famiglie, contro la Chiesa e contro la comunità civile”.

    A sua volta Aguer espone che lui non può fare a meno di “deplorare, con vergogna e suppliche di perdono, il male che è stato inferto a minori innocenti”.

    Aguer si dedica anche, nel testo, a screditare tutto quanto detto in una nota pubblicata dallo stesso quotidiano quattro giorni prima, nella quale si metteva a nudo la storia perversa dei preti Corbacho e Corradi. Se si tiene in conto che quasi la totalità della nota è basata sulla solida testimonianza di Julieta Añazco, si potrà comprendere meglio l’intenzione delle parole di Aguer.

    Sul caso del prete Giménez, l’aguzzino della Añazco, Aguer si è dedicato ad imbastire una storia fasulla nella quale, ovviamente e prima di tutto, lo stesso resta escluso da ogni responsabilità. Dice che  il prete è stato seguito con una causa inquadrata come una grave mancanza nel Diritto Canonico ed è stato sanzionato in maniera contundente. Ma contraddice inoltre la Añazco anche nei dati che la donna ha più che certificati. Nel caso dell’Istituto Provolo, l’arcivescovo direttamente considera sufficiente dire che “non ci sono mai state denunce” contro Corradi e Corbacho durante il loro passaggio da La Plata, così che nessuno abbia da dire.

    Monsignor Héctor Aguer (foto Caja de Abogados bonaerense)

    Dietro ad ogni prete abusatore c’è un vescovo che lo copre

    Consultata da questo quotidiano, Julieta Añazco ha espresso che “monsignor Aguer sta mentendo e si suppone che mentire si a peccato”. La donna, riferimento argentino della Rete mondiale di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico, assicura che sul caso del quale lei è vittima, Aguer dice cose che non sono (vere). “Da più di quattro generazioni Giménez sta abusando di bambini, è logico che qualcuno lo sta coprendo”, sentenzia la Añazco.

    Ed assicura che è impossibile che la curia non conosca il suo caso (come ha lasciato intendere Aguer su El Día) perché la prima denuncia è stata fatta nel 1986 ed alcuni anni fa Giménez è stato anche denunciato mediante una lettera inviata al Vaticano. Lei ha detto la stessa cosa, in un teso incontro, al presidente del Tribunale Ecclesiastico di La Plata, Javier Fronza, il quale, su richiesta di Aguer, proponeva di prendere l’argomento con “serenità e riflessione” allo stesso tempo che le ripeteva di non sapere della denuncia del 1986 .

    Añazco smentisce anche la massima autorità dell’Arcivescovato platense in ciò che si riferisce alla traiettoria del prete Giménez. “Aguer si dimentica di raccontare che  Giménez ha dato messa per un mucchio di anni nella cappella dell’Ospedale Italiano di La Plata, dopo essere stato cacciato da Magdalena”, da dove se n’è andato con una denuncia ed è stato persino in carcere per un tempo. “Recentemente, dopo il fatto di Magdalena, è stato mandato all’ospedale (pubblico) San Juan de Dios, dove ha celebrato messa almeno fino a tre anni fa. Ora sì che sta vivendo recluso, probabilmente nella casa per anziani Marín, ma da non più di un anno”.

    Secondo la Añazco, Aguer vuole dare ad intendere che Giménez ha purgato le sue colpe grazie alle azioni decise dalla curia e da vari anni è una povera anima in pena a pezzi in un asilo di anziani. “Questa è una menzogna” si esaspera Julieta, perché “un anno fa Giménez stava cercando di ottenere la sua patente di guida e viveva nella sua casa di Los Hornos”.

    Tuttavia non sono le menzogne ciò che più causa dolore in Añazco. “Ma che le parole di Aguer a me fanno molto male i bimbi del Provolo che sono stati e vengono abusati” rifletti. Ed in questo senso consiglia coloro che accompagnano i bambini in Chiesa o che mandano i loro figli in collegi religiosi  “che siano più curiosi, che chiedano ai loro bambini di che cosa parlano, che succede al momento della  confessione, cosa fanno i sacerdoti con loro”.

    Da quando si è unita alla Rete dei Sopravviventi lei ha ascoltato infinità di storie come la sua. “Un sacerdote non ha ragioni di sedere un bimbo sulle sue gambe per far sì che gli racconti i suoi peccati. E questo, sappiamo che fino a non molto tempo fa nel collegio San Pio de La Plata un sacerdote lo faceva continuamente. Incluso ci sono racconti che fino a pochi anni fa in San Vicente de Paul un sacerdote domandava domandava alle bambine se si toccavano, quante volte, come lo facevano, pensando cosa; e se loro gli dicevano che non lo facevano allora lui spiegava loro come farlo. Sarebbe bene che gli ex alunni di questi collegi parlassero un giorno, alcuni già sono intorno ai 30 anni”.

    Su tutto, ciò che espone la Añazco, ovviamente Aguer non lo ha scritto né lo scriverà nelle sue abituali colonne domenicali di El Día.

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    Né malati né sbandati

    Liliana Rodríguez ha parlato anche con La Izquierda Diario (Quotidiano La Sinistra) ed è stata d’accordo con la Añazco nel condannare le parole di Aguer. La psicologa e terapeuta della Rete di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico ha deciso di rispondere al monsignore, soprattutto rispetto alle sue definizioni generali, che marcano la “linea” ufficiale della curia sul tema.

    “Sono d’accordo con Aguer su che tutta la società si è commossa con questi fatti. Ma l’unico che sembra “rendersi conto” solo ora di questi aberranti delitti è lui”, rilancia serena ma contundente. E si dirige ad Aguer dicendondogli che “non è con vergogna e suppliche di perdono che si ripara il gravissimo danno commesso. È assumendosi tutta la responsabilità che compete all’istituzione Chiesa e la sua propria per la complicità, nel trasferire i preti abusatori perché continuino ad abusare sistematicamente come è successo nei trasferimenti da La Plata a Mendoza”.

    La professionista specializzata, dedicata ad accompagnare le vittime nella loro ricerca ricostruttiva, ricorda ad Aguer che “i preti abusatori non sono in nessuna maniera degli sbandati. Sono delinquenti. Sono delinquenti di lesa umanità. Per questo non è attraverso la conversione dei preti, come lei espone, che si darà una soluzione al problema. Il cammino deve essere la giustizia ordinaria e magari sia il carcere che si meritano”.

    Come abbiamo già sviluppato in un’intervista precedente con questo quotidiano, Rodríguez ha sottolineato che “questi delitti continuano ad essere vigenti per l’assoluta responsabilità dell’istituzione Chiesa. Perché è attraverso l’impunità che offrono a questi preti che questi continuano a perpetrare (questi delitti)”. Ed avvalora moltissimo (il fatto) che le denunce vengano alla luce per combattere questa impunità.  “Sembra che ora il tappeto con il quale la Chiesa Cattolica ha coperto i preti abusatori stia diventando molto piccolo ed allora si cominciano a moltiplicare le persone che, con enorme coraggio, denunciano. Per questo non dobbiamo confonderci: noi rispettiamo assolutamente tutte e ciascuna delle persone con i loro credo religiosi. Il punto in questione qui è l’istituzione Chiesa e le sue metodologie di fronte a questo delitto, con il suo Diritto Canonico creato solo per proteggere i preti. Per questo davanti a questo delitto di abuso ci sono solo due posizioni: o si difendono e proteggono le vittime per dare fiducia sociale a quelle persone che non hanno ancora in animo di parlarne, o si difendono e si pretende di continuare a difendere i preti abusatori”, dice la terapeuta.

    Infine, lei non crede neanche un pò ad Aguer sulla possibilità che l’arcivescovo abbia avuto conoscenza solo recentemente dei casi di Corradi e Corbacho. “Nello stesso modo che è molto difficile pensare che Bergoglio non sia a conoscenza di ciò che succede in Argentina da molto prima che lui diventasse papa. Il prete Grassi è stato condannato prima che diventasse papa e conosciamo le complicità che lui ha svolto, dei libri che ha fatto scrivere in difesa di Grassi. I rappresentanti dell’istituzione non possono non sapere questo”.

    Infine, Rodríguez chiarisce a Aguer che “i preti abusatori non sono malati. Hanno piena coscienza dei loro atti perché li pianificano e mettono in essere delle strategie per generare barriere che impediscano che si sappia ciò che commettono. In nessuna maniera sono malati”.
    Aguer insieme ai chierichetti (foto sito web dell’ Arcivescovato platense)

    “Vi chiedo di parlare per far sì che esca tutta la verità”

    Prima del finale, Julieta sottolinea la sua consegna principale, che dà un senso e un orientamento alla sua lotta: che le vittime o i suoi famigliari parlino. Sul suo caso personale, chiede “a tutte le famiglie di bambini e bambine che sono state abusate dal sacerdote Giménez, tanto in Magdalena come in City Bell, in Gonnet, nell’Ospedale Italiano; ed anche le stesse vittime, se possono. Credo che queste persone potrebbero apportare molta informazione come per dimostrare loro che non stiamo mentendo. Le famiglie della città di La Plata che hanno sofferto questi abusi, devono sapere che la loro testimonianza (anche senza fare la denuncia penale) staranno contribuendo a far sì che esca tutta la verità”.

    Mentire è un peccato, dice la Añazco qui sopra. E se per la Chiesa un peccato è equiparabile ad un delitto che deve essere castigato, applicando l’aberrazione peccaminosa sugli atti concreti e non spirituali, la menzogna è, obiettivamente, la copertura dei colpevoli.

    Non deve essere per niente gradevole per il monsignor Aguer che, in queste ore, alcune persone siano decise a fargli pagare tanti anni di orrore “sotto la sottana” per colpa di alcuni “sbandati”. No, soprattutto perché da anni molte vittime hanno smesso di essere pecore di un gregge manipolabile ed ora, armate di coraggio e giurisprudenza, sono disposte a far pagare ai maledetti clericali gli inferni lanciati su degli innocenti.

    Guarda tutta la copertura (mediatica) di La Izquierda Diario sul caso degli abusi nell’Istituto Antonio Provolo

    La nota del monsignor Héctor Aguer alla quale fa riferimento questa cronaca può essere letta completa qui

    http://www.laizquierdadiario.com/Los-horrores-de-Provolo-y-el-mentiroso-monsenor-Aguer

    Traduzione Roberta Pietra

  • Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Diventa un caso internazionale l’arresto di don Nicola Corradi, il prete italiano già accusato di abusi avvenuti negli anni 80 nei confronti dei bambini sordi dell’Istituto Provolo di Verona, coinvolto nel 2009 in una Commissione di Inchiesta conclusa in Italia nel 2011 e oggi arrestato in Argentina presso l’omonimo istituto per sordi Antonio Provolo dove trovò rifugio lasciata l’Italia.

    Gli abusi per i quali oggi Corradi è stato arrestato in Argentina sarebbero avvenuti nei confronti di almeno 22 vittime, tra il 2007 e il 2009 quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires.

    Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buonos Aires, ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009.

    Nel maggio del 2014 la Rete L’ABUSO inviò in un video messaggio a papa Francesco, un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciavano pubblicamente la loro situazione lamentando il muro di omertà che anche ai tempi di papa Francesco continua a esserci.

    Nel video messaggio che inviammo con un testo allegato alla Segreteria di Stato del Vaticano, compaiono 17 vittime italiane, tra cui alcuni ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona e al minuto 2,50 di quel video indirizzato a Bergoglio, scorre l’elenco dei preti e dei fratelli laici coinvolti nello scandalo di Verona. Tra questi anche don Nicola Corradi che già nel 2014 localizzavamo come residente in Argentina presso il Provolo. Insieme a lui altri due sacerdoti italiani accusati a Verona.

    Pubblicammo quella lista anche in un articolo intitolato “L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina” denunciando il fatto che alcuni di loro fossero stati trasferiti nelle strutture argentine del Provolo. La cosa interessante è che quella lista è stata prodotta a seguito della commissione di inchiesta sugli abusi al Provolo di Verona, voluta proprio dal Vaticano che si concluse nel 2011. In quella occasione il Vaticano dovette ammettere che gli abusi erano avvenuti. (Testimonianze anche nel docu film di Silvia Luzi e Luca Bellino “La preda. Il silenzio nel nome di Dio“)

    Prima potevamo dichiarare che Bergoglio già nel maggio del 2014 era al corrente di quella lista ricevuta con il video messaggio, adesso possiamo dichiarare che il Vaticano, almeno nel 2011 era informato grazie all’esito della commissione di inchiesta e che quella documentazione era nella disponibilità di papa Francesco dal giorno della sua elezione, nel 2013.

    Nei giorni scorsi il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che già nel 2009 ammetteva gli abusi e rassicurava che “nessuno degli accusati è più a contatto con i giovani”, si è detto disposto a collaborare con le autorità argentine suscitando le critiche delle vittime del Provolo le quali da anni chiedono legittimamente al Vaticano il carteggio integrale di quella commissione d’inchiesta della quale per il momento hanno ricevuto tramite la diocesi solo un breve resoconto.

    Ma in Argentina qualcuno chiede conto all’Italia e al Vaticano. Il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi.

    Anche la stampa locale e le associazioni come la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico guidata da Julieta Añazco (che partecipò al j’accuse video del 2014) accusano i vertici della chiesa argentina senza risparmiare lo stesso Bergoglio.

    In una lunga intervista si legge “Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, Papa Francesco.”

    Da parte del Vaticano per ora solo un imbarazzante silenzio sulla vicenda, mentre le autorità ecclesiastiche argentine dichiarano di non essere mai state informate sui precedenti di Corradi in Italia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Inchiesta per pedofilia: don Corradi, spuntano soldi e materiale pornografico

    Inchiesta per pedofilia: don Corradi, spuntano soldi e materiale pornografico

    Parrebbe aggravarsi la situazione giudiziaria di don Nicola Corradi, il sacerdote veronese accusato di abusi sessuali presso l’Istituto Provolo con sede in Argentina a Lujan de Cuyo

    Si allarga l’eco dell’inchiesta in merito agli abusi sessuali subìti da bambini sordomuti dell’Istituto Provolo in Argentina a Lujan de Cuyo, città della provincia di Mendoza, i quali sarebbero stati perpetrati secondo l’accusa anche da don Nicola Corradi, oggi 82enne, prete originario di Verona, già finito al centro di una vicenda simile negli anni compresi tra il 1955 e il 1984, per abusi che, questa volta, sarebbero invece avvenuti all’interno dell’omonimo Istituto Provolo sito nel capoluogo scaligero.

    Il caso di don Nicola Corradi era stato inizialmente valutato nell’ambito della Conferenza Internazionale della Rete di Sopravissuti di Abusi Ecclesiastici che si svolse lo scorso luglio a Washington, dove una delle presunte vittime, Julieta Añazco, presentò un’informativa che raccoglieva i casi anche di altri 10 preti accusati di abusi e nella quale era possibile leggere quanto segue: “Nicola Bruno Corradi. Accusato di abusare tra il 1955 ed il 1984, nell’ Istituto Próvolo, di Verona (Italia), di bambini e bambine sordomuti. Davanti alle autorità ecclesiatiche sono state presentate denunce di violenze sessuali, masturbazioni obbligate dai preti e relazioni di sodomia commesse nei dormitori. I preti coinvolti sono stati approssimativamente 130. Alcuni di loro sono stati trasferiti in Argentina, in particolare a La Plata e Mendoza. In questa ultima città è arrivato il prete Corradi, attualmente ottantenne, che ha commesso abuso di potere contro docenti ed alunni. In via non ufficiale si sa che c’è stato abuso sessuale contro alcuni alunni. Quando i genitori hanno reclamato è stato ‘comprato’ il loro silenzio con indennizzi”.

    In un comunicato ufficiale l’Arcivescovado di Mendoza ha recentemente fatto sapere che “fornirà tutta la cooperazione che corrisponde alle autorità giudiziarie per fare rapida chiarezza dei fatti denunciati”, aggiungendo in merito che “ci intristiscono ed indignano questi accadimenti. Manifestiamo la nostra solidarietà e la vicinanza alle vittime dei fatti oggetto della denuncia”. Al momento don Nicola Corradi è detenuto presso il carcere di Carrodilla, rinchiuso con un altro prete, Horacio Corbacho. Al centro dell’indagine vi sono le circostanze nelle quali il religioso veronese giunse in Argentina, dopo che su di lui già vigevano pesanti accuse di pedofilia.

    Il senatore e presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires, Julio Jobos, stando a quanto riportato oggi dal quotidiano L’Arena, avrebbe in via ufficiale sollecitato chiarimenti dal ministero volti a chiarire proprio tali circostanze. Quando il caso scoppiò in tutto il suo clamore a fine novembre, l’Arcivescovado di Mendoza si espresse comunicando di non essere a conoscenza dei precedenti di don Corradi nel momento in cui giunse in Argentina dall’Italia. Ora le condizioni di salute di quest’ultimo sono tutt’altro che buone, e proprio in virtù di ciò nelle scorse ore padre Corradi avrebbe fatto richiesta dei “domiciliari”.

    Ma la sua condizione giudiziaria è piuttosto complicata: sono infatti almeno 22 attualmente le denunce e querele presentate nei confronti della sua persona da chi ritiene di avere subìto abusi in passato, mentre dal prosieguo delle indagini continuano ad emergere elementi a suo carico. In Argentina, oltre che a Mendoza, vi è un Istituto Provolo anche nella cittadina di La Plata e secondo gli inquirenti non è da escludere che anche qui possano essere avvenuti degli abusi. Infine, secondo quanto riferito dal quotidiano L’Arena, dalle ultime perquisizioni delle camere utilizzate, precedentemente al loro arresto, dai due preti accusati di pedofilia, sarebbe stato rinvenuto del materiale pornografico e nello specifico in quella di don Corradi anche un’ingente somma di denaro. Dell’intera vicenda si stanno occupando anche i media nazionali argentini, come ad esempio il Clarin, oltre alla stampa estera, mentre si susseguono in questi giorni le dimostrazioni di protesta dinanzi alla sede argentina dell’istituto coinvolto dallo scandalo.

    http://www.veronasera.it/cronaca/don-corradi-pedofilia-richiesta-domiciliari-perquisizione-pornografia-denaro-istituto-provolo-argentina-10-dicembre-2016-.html

     

  • Pedofilia in Argentina Zenti: pronti ad aiutare i pm

    Pedofilia in Argentina Zenti: pronti ad aiutare i pm

    «Pronti a collaborare con le autorità argentine, nel caso ci arrivasse una richiesta». Il vescovo Giuseppe Zenti commenta così il caso don Nicola Corradi, il sacerdote veronese, membro della Congregazione don Antonio Provolo, arrestato in Argentina con l’accusa di aver abusato di due minori. Un episodio che, anche se avviene oltreoceano, riapre in città la ferita delle accuse che hanno riguardato l’omonimo istituto per sordomuti. Secondo le associazioni delle vittime, che hanno fatto aprire un’indagine nel 2009, gli abusi sarebbero stati perpetrati per una trentina d’anni: fino al 1984. «Siamo informati di quanto sta accadendo in Argentina – dice ora il vescovo – e auspichiamo che il caso don Corradi, sacerdote che si trova in quel Paese da decenni, sia risolto con il buon senso e positivamente. Se possiamo aiutare in qualche maniera, con documenti e testimonianze, siamo a disposizione delle autorità».

    Nessuna intenzione di ignorare il fatto, dunque, ma rimane la linea seguita in questi anni dalla diocesi: quella di evitare il conflitto, ritornando su di un caso che la Chiesa veronese considera «chiuso». «Siamo in possesso – prosegue monsignor Zenti – di una sentenza della magistratura che non è stata pubblicizzata e che conoscono in pochi. Purtroppo, perché questa pronuncia diminuisce di molto la consistenza dei fatti, almeno come sono stati presentati in certe versioni. Abbiamo deciso di non diffonderla per evitare ulteriori reazioni violente. Naturalmente, ci sono stati episodi da condannare nel modo più assoluto, ma non diffusi come è stato fatto credere».

    Intanto in Argentina il caso guadagna più spazio giorno dopo giorno sui giornali e televisioni. A finire nel carcere Boulogne sur Mer, un quartiere di Buenos Aires sono stati in due: oltre a don Corradi, che ora ha 82 anni, un suo confratello di 56, don Horacio Corbacho. Ci sarebbero ventidue denunce: tutte si riferiscono a casi accaduti tra il 2007 e il 2009. La confraternita don Antonio Provolo ha due sedi nel Paese sudamericano: a Mendoza, dov’erano attivi i sacerdoti e a La Plata: anche qui ci sarebbero state delle vittime.

    Il vescovo C’è una sentenza italiana che diminuisce la portata delle accuse

    https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20161211/281492160949447

  • Prete pedofilo: «basta carcere, sono anziano e malato»

    Prete pedofilo: «basta carcere, sono anziano e malato»

    «Sto male, sono vecchio e malato», e richiede i domiciliari al posto del carcere. Queste, scrive sul Corriere di Verona a pagina 13 Laura Tedesco, sono le parole di don Nicola Corradi, il prete arrestato all’Istituo per sordomuti Provolo di Mendoza (Argentina) per reati pedopornografici. Dopo il blitz delle forze dell’ordine, nuovi inquietanti dettagli a luci rosse stanno emergendo dalla visione del materiale posseduto da don Corradi sul suo pc portatile.

    Il sacerdote già implicato negli abusi a minori perpetuati nei confronti degli ex alunni del Provolo di Verona è in queste ore al centro della bufera. Ammontano a 22 le denunce e querele presentate su di lui dalle persone offese. E sembrerebbe anche che, don Nicola, abbia perpetrato abusi anche in una seconda sede sudamericana dell’istituto per minori sordomuti, quello a La Plata. Ora nel penitenziario dal quale chiede di uscire, il prete passa tutto il tempo in cella dicendo di essere «in preghiera» e viene seguito dal collega don Corbacho, reo anche lui di reati contro minori.

    http://www.vvox.it/2016/12/09/prete-pedofilo-basta-carcere-sono-anziano-e-malato/