Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nicola Corradi

  • Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Nonostante il silenzio osservato finora dalla magistratura circa l’identità dei sacerdoti coinvolti nelle indagini, i media nazionali hanno già rivelato i primi nomi dei chierici sospettati di pedofilia

    La Chiesa cattolica argentina, come quella cilena, si trova oggi costretta a fronteggiare uno “scandalo pedofilia”.

    La magistratura ha infatti disposto ispezioni in diversi istituti religiosi del Paese, al fine di trovare riscontri alle segnalazioni fornite da centinaia di presunte vittime di abusi sessuali. Secondo queste ultime, i crimini sarebbero avvenuti tra il 1987 e il 2018 e né le gerarchie ecclesiastiche argentine né la Santa Sede avrebbero mai adottato provvedimenti sanzionatori ai danni dei sacerdoti pedofili. Nella patria di Papa Francesco, i soggetti imputati per abusi su minori rischiano fino a cinquant’anni di reclusione.

    La Procura di Buenos Aires ha conferito alla Polizia federale il mandato di ispezionare due scuole gestite da religiosi, una situata nella città di La Plata e l’altra nella provincia di Mendoza. Il quotidiano Clarín e Fox News sostengono che gli istituti oggetto degli accertamenti apparterrebbero alla Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti, ente di assistenza ai minori affetti da disabilità fondato a Verona nel 1840 dal sacerdote Antonio Provolo. Secondo i media, le autorità sarebbero entrate in possesso di “documenti cruciali”per l’incriminazione di chierici argentini sospettati di avere commesso, negli ultimi trent’anni, reiterati abusi su minori all’interno delle strutture educative. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sui religiosi coinvolti nello scandalo, ma i media hanno già rivelato i primi nomi.

    Clarín e Fox News affermano infatti che la magistratura avrebbe individuato, nella scuola situata nella provincia di Mendoza, nel Nordovest del Paese, elementi utili a dimostrare la colpevolezza di Nicola Corradi e Horacio Corbacho, sacerdoti già accusati in passato di pedofilia da ex studenti degli istituti gestiti dalla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. Gli organi di informazione, in particolare, rimproverano alla Santa Sede di non avere adottato sanzioni tempestive ai danni di Corradi. La Curia romana sarebbe dal 2009 a conoscenza delle accuse rivolte in Argentina al prelato. Da quell’anno, nessun provvedimento sarebbe stato adottato dal Vaticano ai danni del presunto pedofilo. I media hanno sottolineato il fatto che, nonostante l’impegno antipedofilia promesso da Papa Francesco, le indagini disposte dalla Santa Sede nel 2016 al fine di accertare reati riconducibili a esponenti del clero argentino non avrebbero “minimamente sfiorato” Nicola Corradi.

    La piaga della pedofilia nella Chiesa è stata ripetutamente condannata dal Pontefice, il quale ha anche istituito dei tribunali interni al Vaticano con il compito di giudicare gli alti prelati accusati di avere coperto gli autori di abusi su minori. Nonostante le numerose iniziative dirette a contrastare tali crimini, Francesco è stato recentemente criticato da alcuni detrattori per non avere rimosso dai rispettivi incarichi vescovi e cardinali responsabili di reati sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/argentina-scandalo-pedofilia-si-abbatte-sulla-chiesa-1573281.html?mobile_detect=false

  • “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    TPI ha intervistato Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”, che a 12 anni è stato abusato dal prete della sua parrocchia e oggi non si accontenta delle “scuse ad hoc” di Papa Francesco

    di Viola Stefanello

    Francesco Zanardi aveva soltanto 12 anni quando è stato abusato per la prima volta dal prete della sua parrocchia, a Savona. Era il 1981.

    Il suo parroco era quel don Nello Giraudo che soltanto nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi di carcere per violenza sessuale su un minore. I ragazzini da lui molestati negli anni, però, sono decine e decine.

    Raccontando, insieme a tante altre vittime di pedofilia del clero italiano, la propria storia al fotografo Tomaso Clavarino per il suo progetto Confiteor, Francesco – che oggi ha 48 anni – ricorda di non essere stato il solo.

    “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno né l’altro”, ha detto.

    “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre, noi che non avevamo nessuno…”.

    Oggi, Francesco è il fondatore e direttore della Rete L’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero nata nel 2010.

    La decisione di chiamarsi sopravvissuti, e non vittime, non è causale: sono sopravvissuti, infatti, “ai tanti tentativi di suicidio che uno sconvolgimento psicologico dato dai danni dell’abuso causano”.

    TPI ha parlato con lui per discutere dell’ultimo gigantesco scandalo di pedofilia che ha colpito la Chiesa Cattolica quando si è scoperto che negli Stati Uniti potrebbero essere trecento i religiosi coinvolti in un’inchiesta, scaturita dalle indagini iniziate diciotto mesi fa, per aver molestato oltre mille bambini nell’arco di settant’anni.

    Papa Francesco si è espresso duramente contro quanto avvenuto in seno alla Chiesa di cui lui è il massimo leader, innanzitutto con una lettera di scuse indirizzata all’oltre un miliardo di cattolici al mondo.

    “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”, ha scritto il pontefice.

    Ma per Francesco Zanardi e le altre vittime di abusi da parte di membri del clero, queste scuse sono troppo poco, troppo tardi.

    “Sono le ennesime scuse di facciata: se venissi investito da una macchina e finissi in sedia a rotelle, basterebbe sentirsi dire ‘mi scusi tanto, non lo faccio più’?”, domanda.

    “Infatti le associazioni delle vittime dopo queste sparate, che sono un po’ fatte per quietare l’opinione pubblica, sono infuriate”.

    Un esempio lampante di questa ingiustizia è quello offerto proprio dal suo molestatore, che nella sua “carriera da pedofilo” ha fatto più di settanta vittime.

    “Il mio abusatore gira per Savona tranquillamente, non fa più il prete ma non è stato denunciato dalla Chiesa. Della settantina di vittime, ne è stata risarcita una”, spiega.

    Quanto è diffuso il problema dei preti pedofili in Italia

    Che della piaga della pedofilia la Chiesa faccia fatica a sbarazzarsi è sotto gli occhi di tutti.

    In Italia non esistono dati ufficiali, ma la Rete L’Abuso conta più di 300 preti pedofili nella propria mappa del Bel Paese, aggiornata al 25 agosto 2018, che elenca tutti i sacerdoti condannati o indagati in giro per lo Stivale.

    Nonostante questo, nel nostro Paese una vera e propria inchiesta di larga scala al riguardo non c’è mai stata.

    Da noi, infatti, il presidente della Rete L’Abuso spiega che “quando un prete diventa troppo pericoloso per essere lasciato in una parrocchia, viene mandato in una bella comunità per bambini in difficoltà, così alla fine della giornata i bambini non tornano a casa e la Chiesa non corre pericoli che il sacerdote venga denunciato”.

    All’epicentro di questa “abitudine” sta un centro per bambini sordomuti, l’Istituto Antonio Provolo di Verona, dove la Rete ha contato nel tempo 27 preti pedofili e almeno 130 vittime.

    “Al Provolo, escludendo i preti ormai morti, ce ne sono ancora 17 che sono ancora sacerdoti. Uno di questi 17, don Nicola Corradi, è stato arrestato nel novembre 2016 e accusato di aver molestato 24 ragazzini, tutti sordomuti. Quando è diventato pericoloso l’hanno inviato all’Istituto Provolo di La Plata, in Argentina, e lì ha continuato la sua carriera di pedofilo”, racconta Francesco Zanardi.

    La differenza tra noi e l’estero, secondo lui, è l’approccio al problema: lì “c’è una magistratura e ci sono dei governi che fanno commissioni di inchiesta: in Italia questo non succede”.

    E rincara la dose, aggiungendo: “In Italia credo che quando lo Stato farà una commissione d’inchiesta e la magistratura farà delle indagini, credo che purtroppo oltrepasseremmo ampiamente i dati degli altri Paesi”.

    Parlando del lavoro da loro svolto con la mappa interattiva, che conta più di 300 sacerdoti accusati o condannati per pedofilia, un veloce calcolo fa comprendere la vastità del problema nel nostro Paese.

    “Se si moltiplica 300 per il numero di vittime che ha fatto qualcuno come il mio abusatore, che erano una settantina, il numero è enorme”. Non a caso negli 8 anni in cui la Rete ha raccolto testimonianze di sopravvissuti alle molestie da parte del clero, si sono fatte avanti più di 700 persone.

    Un quadro legale sconfortante

    Tra stigmatizzazione e procedure fumose, intraprendere delle azioni legali per le vittime minorenni, anche a distanza di anni, è molto difficile.

    “Ci sono delle gravi conseguenze dal punto di vista psicologico, al di là del tentativo di suicidio, come le dipendenze in cui cade spesso chi ha questo genere di trauma. Ma quando le vittime chiedono giustizia alla Chiesa e scoprono qual è davvero la giustizia della Chiesa, è la mazzata finale”, afferma Zanardi.

    Infatti, continua il presidente dell’associazione dei sopravvissuti, “di giustizia nella Chiesa non ce n’è. Ci sono delle scuse del Papa fatte ad hoc quando servono, ed è finita lì. Nessun aiuto per la vittima. 99 volte su 100 nessuna denuncia nei confronti del prete”.

    La cosiddetta “cultura dell’insabbiamento” nella Chiesa cattolica, denunciata anche dal Papa negli scorsi giorni in seguito all’enorme scandalo degli Stati Uniti, fiorisce proprio grazie al fatto che l’istituzione religiosa più grande del mondo li vuole evitare, questi scandali, e preferisce non denunciare.

    E se, ancora nel 2015, il Papa annunciava la nascita di un tribunale per i vescovi che occultano i casi di pedofilia, questo organo non ha mai visto la luce.

    Ma, secondo Francesco, il problema è proprio che a giudicare questi casi non dovrebbe essere il Vaticano, ma la magistratura.

    “È inutile che il Papa pianga perché c’è la cultura dell’insabbiamento. Se io fossi un vescovo e avessi la facoltà di spostare il mio prete non andrei certo a sputtanarmi dicendo “ho un prete pedofilo in casa”, dice il 48enne, scusandosi per il “francese”.

    Sono in molti a credere che il problema risieda anche nel fatto che, ad oggi, per il Vaticano la pedofilia sia un reato contro la morale, e non un crimine contro la persona.

    “Ora la pedofilia per la Chiesa è considerata come un’offesa a Dio. In un processo canonico, il prete e la vittima vengono messi sullo stesso piano perché per loro la vittima non è la reale vittima. La vittima è Dio”, spiega l’uomo. Aspramente aggiunge: “A me questo può anche andare bene, ma non dimentichiamo esiste anche una vittima vera”.

    https://www.tpi.it/2018/08/29/vittime-preti-pedofili-italia/

  • Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Il 5 giugno scorso, mentre con i colleghi di ECA venivamo ascoltati da Gianni Magazzeni, il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ci ha ricevuti a Ginevra, nel mio intervento, oltre alle inadempienze dei governi italiani che si sono susseguiti negli ultimi anni, ho sollevato un problema forse maggiore di quello di Governo, quello della Stampa.

    Per chi non lo sapesse, Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), per quanto riguarda la libertà di stampa, superata addirittura da alcuni paesi che ci ostiniamo ancora a definire del “terzo mondo”.

    Non vi nascondo che quando Gianni Magazzeni, rispondendo alla domanda, ci invitò ad affidarci ai social network, provai un profondo senso di vergogna.

    Ma perché vi parlo della censura della stampa italiana?

    Perché la stampa ha un ruolo di fondamentale importanza nella società civile, ed  è uno strumento fondamentale per il mantenimento della democrazia, non a caso i giornalisti godono di alcuni privilegi come il segreto delle fonti dalle quali apprendono le notizie. Dove non c’è libertà di stampa, non ci può essere democrazia.

    Dopo questa fondamentale premessa torniamo a noi: che fine ha fatto “Il caso italiano”?

    Glisso la domanda “c’è un caso italiano?” perché il caso c’è!  Già nel 2014 lo documenta Federico Tulli nel suo secondo libro (il primo è del 2010) “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”. Sono poi seguite altre pubblicazioni, da quelle di Gianluigi Nuzzi a quelle di Emiliano Fittipaldi e così via.

    Eppure, se leggiamo i giornali italiani, tranne qualche sporadico caso spesso limitato alla cronaca locale, non troviamo quasi nulla sull’Italia, molte notizie invece su ciò che accade all’estero.

    Tutto ciò accade malgrado i casi documentati negli ultimi 15 anni (a mio avviso circa un 20 – 25 % del sommerso) siano all’incirca 300. (vedi mappa italiana)

    Ma perché accuso la stampa italiana?

    Perché come in tanti altri contesti, la censura della stampa italiana porta i cittadini a una mancanza di consapevolezza, quindi a sottovalutare la reale entità del fenomeno e, se non se ne parla, il cittadino è indotto a pensare che il problema non esiste.

    Infatti, mentre all’estero vediamo i cittadini scendere in piazza, la magistratura che fa indagini, i governi che prendono provvedimenti e si mobilitano nel contrastare il fenomeno, quantificando nelle varie commissioni di inchiesta percentuali che fanno rabbrividire, in Italia non vediamo nulla di tutto ciò.

    Sui giornali italiani non leggiamo mai le contestazioni e il disagio delle vittime, quello delle associazioni che le tutelano e, malgrado le indagini che la Rete L’ABUSO documenta in tutta la penisola, nessun giornalista è mai andato a chiedere a papa Francesco per esempio perché, malgrado ne fosse personalmente a conoscenza, ha insabbiato il caso del prete italiano Nicola Corradi e di altri 13 sacerdoti: il Corradi, è oggi agli arresti proprio nella terra natale di Bergoglio, con l’accusa di aver reiterato il crimine.

    Nessun giornalista italiano è andato a chiedere a papa Francesco che fine ha fatto la denuncia sui presunti abusi commessi in Vaticano proprio sui chierichetti del papa e perché, malgrado due precedenti insabbiamenti del caso, il presunto abusatore, don Gabriele Martinelli, non sia neppure stato sospeso dal sacerdozio, proprio come i suoi protettori, i quali non hanno ricevuto neppure un richiamo dalla Santa sede.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il Vaticano continua a fare scena muta al pesantissimo report divulgato nel 2014 dalla Commissione ONU per la tutela del Fanciullo, report al quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il tanto acclamato tribunale per punire i vescovi insabbiatori sia svanito nel nulla. Perché, malgrado le promesse fatte al “Popolo di Dio” in questi anni di pontificato, papa Francesco, in totale contrasto con le sue stesse dichiarazioni, non abbia perseguito insabbiatori come il cardinale Crescenzio Sepe o perché, in barba alla documentazione in possesso della Congregazione per la Dottrina della Fede, abbia comunque promosso insabbiatori come monsignor Mario Delpini o Pierantonio Tremolada, entrambi nominati nel luglio 2017, uno niente popò di meno che arcivescovo di Milano, l’altro vescovo di Brescia.

    Se noi leggiamo i giornali italiani, la maggior parte, per non dire tutti, ci racconta quotidianamente che il papa fa solo cose belle, quelle brutte sono colpa della curia romana che, a loro dire, metterebbe il bastone tra le ruote al povero Bergoglio, fatto già martire ancor prima di morire.

    Nessun giornalista italiano vi ha raccontato le numerose iniziative che ci sono in Italia, per esempio non vi hanno detto che lo scorso 27 novembre, grazie alla sensibilità del deputato M5s Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO è finalmente riuscita a depositare la prima interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che sempre la Rete L’ABUSO, lo scorso 19 febbraio, ha diffidato il Governo Italiano per favoreggiamento alla pedofilia.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che lo scorso 5 giugno, anche a seguito di quella diffida, nell’incontro con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra Gianni Magazzeni, lo stesso ha comunicato l’apertura di una indagine sull’Italia il cui report sarà divulgato il 19 gennaio 2019.

    Nessun giornalista italiano è mai andato a chiede al Governo, per esempio, come intende affrontare la situazione, o il perché malgrado dal 2001 siano state introdotte e ratificate leggi che prevedono per esempio, consultori ASL per le vittime di violenza sessuale, ad oggi questi non siano mai stati realizzati oppure perché, malgrado i fondi stanziati nel 2007 dal Governo per realizzare un database nazionale dei sexual offenders, questo non sia mai stato realizzato.

    La pressione della stampa su queste due ultime iniziative (consultori e database) e la loro realizzazione, sarebbe già sufficiente a produrre un dato che quantifichi l’entità dei pedofili, non solo quelli in abito talare, e al tempo stesso quantificherebbe anche quello che, temo, sia un triste primato italiano, il numero delle vittime.

    Il 19 aprile del 2018 la Rete L’ABUSO, il suo Presidente è invitato nella sede romana della Stampa estera in Italiana, incontro motivato dal fatto che i giornalisti esteri, in materia di preti pedofili, volevano capire un po’ quale fosse la situazione in Italia, affermando “troviamo così poche notizie sui giornali italiani”. (A fondo articolo l’intervento integrale)

    Certo se la stampa italiana avesse fatto seriamente il proprio mestiere/dovere, i cittadini avrebbero un pò più di consapevolezza sul “Caso italiano” o, quantomeno, sarebbe sorto qualche ragionevole dubbio sul fatto che, forse, anche in Italia esiste un problema.

    Di Francesco Zanardi

  • Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    L’83enne religioso veronese è stato arrestato nel novembre 2016 in Argentina insieme ad altre 6 persone, mentre in tutto sono 13 gli imputati per i presunti episodi che si sarebbero verificati nella sede sudamericana dell’istituto Provolo

    Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    Nel novembre 2016 era stato arrestato in Argentina con l’accusa di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo e ora arriva la notizia che don Nicola Corradi verrà processato.
    Come riporta il quotidiano sudamericano El Clarin, è stato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana a chiedere il rinvio a giudizio per il prete veronese e anche per Horacio Corbacho, religioso argentino 57enne (a sua volta appartenente alla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti fondata da don Antonio Provolo con sede a Verona) Jorge Bordon e Armando Gomez, impiegati dell’istituto detenuti nella prigione di Boulogne Sur Mer insieme a Corbacho. Il caso ha altri nove imputati, tra cui ci sono due suore e funzionari scolastici, ritenuti complici.
    Corradi inoltre era anche finito al centro delle accuse di alcuni ex alunni della sede scaligera della scuola.

    Le indagini sono durate circa un anno e mezzo, durante il quale gli inquirenti hanno individuato 18 presunte vittime di abusi sessuali e corruzione di minori, di età compresa tra i 4 e i 17 anni, e almeno 45 fatti che si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2016. 
    Il quotidiano argentino racconta come il caso sia arrivato nelle aule di tribunale grazie al vice governatore Laura Montero (UCR-Cambiemos), la quale avrebbe ricevuto la denuncia da un’associazione: si trattava di un ex studente del Provolo, che avrebbe raccontanto delle storie di abuso che circolavano nella comunità dell’istituto. Ed ora saranno in 13 a doversi presentare in aula, 6 dei quali arrestati dalle forze dell’ordine locali: i sacerdoti Corradi e Corbacho, la suora giapponese Kumiko Kosaka, gli impiegati Bordón e Gómez e l’ex rappresentante legale della scuola, Graciela Pascual.
    All’83enne religioso veronese sono stati poi concessi i domiciliari per problemi di salute. Misura estesa anche alla suora giapponese e alla Pascual, mentre uno dei primi indiziati, il guardiano e chierichetto José Luis Ojeda è stato dichiarato inimputabile per una patologia psichiatrica.

    Il processo si svolgerà a porte chiuse per tutelare le vittime, ma la data non è ancora stata fissata, con i quattro principali imputati che potrebbero presentare ricorso al giudice di garanzia contro la richiesta del pm, allungando così i tempi.
    Nel frattempo l’avvocato di parte civile Sergio Salinas ha avanzato la richiesta per ottenere un unico processo per tutti gli accusati, così che “tutta la verità sia nota immediatamente e le vittime non siano esposte a lunghe ed estenuanti” audizioni orali.

    “Abbiamo sofferto per molto tempo. Abbiamo paura, stiamo ancora combattendo”, hanno detto le vittime a El Clarin, mentre il procuratore Stroppiana avrebbe rivelato di essere stato informato di diversi tentativi di suicidio e di aver assistito personalmente a dichiarazioni in cui le vittime “gridavano, vomitavano e addirittura cadevano a terra per il dolore“, quando raccontavano dei presunti abusi subiti. Tanto che il governo di Mendoza avrebbe offerto dell’assistenza psicologica.

    Lo stesso Papa Francesco era intervenuto dopo lo scoppio dello scandalo in Argentina, nominando commissario apostolico il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, mentre la Direzione scolastica locale ha chiuso l’istituto, dirottando un centinaio di studenti circa in altre strutture specializzate.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-minori-provolo-argentina-chiesto-rinvio-giudizio-don-nicola-corradi-22-maggio-2018.html

  • Uno Stato così poco Sovrano che i cittadini reclamano i propri diritti costituzionali al Sovrano di uno Stato estero

    Uno Stato così poco Sovrano che i cittadini reclamano i propri diritti costituzionali al Sovrano di uno Stato estero

    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un susseguirsi di scandali che hanno coinvolto la chiesa cattolica, in tutto il mondo, per l’impunità e per le coperture che questa ha sistematicamente, fornito ai preti pedofili. Dagli Stati Uniti dove abbiamo visto fallire intere diocesi per indennizzare le vittime, allo scandalo Irlandese dove lo Stato ha assunto posizioni forti contro la chiesa, a quello australiano dove la giustizia non si è fatta remore nel mettere alla sbarra uno dei potenti del C9, il cardinale George Pell che, sostenuto dalla diocesi, ha persino avuto la sfrontatezza di avviare una colletta per pagarsi il prestigioso team di avvocati che lo difende.

    C’è poi il caso argentino di don Nicola Corradi, che coinvolge direttamente papa Francesco e che, poche settimane fa, ha visto le vittime denunciare alla magistratura proprio coloro che il Vaticano aveva inviato per fare luce sul caso, formalmente accusati di reticenza. Poi il caso cileno che sembra essere diventato un bel grattacapo per Bergoglio che, questa volta, non se la cava con qualche pubblica scusa di circostanza, no: vittime ed opinione pubblica hanno apprezzato le scuse ma pretendono anche i fatti concreti.

    Tutti casi dove vediamo una forte presenza delle istituzioni, dei media che informano e sensibilizzano l’opinione pubblica, la quale reagisce e non si limita ad indignarsi, ma si unisce alle vittime chiedendo atti concreti al Governo e alla chiesa.

    L’Italia, invece, dal Quirinale in giù ha poco da essere fiera, e gli italiani poco da rallegrarsi.

    Noi possiamo ricordare un tristissimo Giorgio Napolitano, con Governo a seguito, che nel 2010, dimenticandosi dei cittadini italiani vittime dei sacerdoti, offrivano la loro solidarietà al papa per quella che definirono  «la inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».

    Sempre nel 2010, ricordiamo l’ispezione ordinata dall’allora guardasigilli Angelino Alfano nell’ufficio  procuratore di Milano Pietro Forno, che si era permesso di denunciare le coperture da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Sempre nel 2010, troviamo un Rocco Buttiglione all’attacco della Procura della Repubblica di Savona, a suo dire troppo severa con don Luciano Massaferro, poi condannato in terzo grado a otto anni.

    Dopo il 2010, viste le decine di casi che emergevano anche in Italia, Istituzioni e politica prendono le distanze e preferiscono non mettersi più in discussione e… vedendo il tenore del pregresso, c’è da dire che almeno qui l’abbiamo scampata.

    Certo l’assenza delle istituzioni, della politica e l’informazione spesso distorta, ha creato una certa confusione negli italiani che, smarriti, si ritrovano a implorare le proprie garanzie costituzionali addirittura al capo di quello Stato estero che li ha costretti vittime, quello stesso Stato che, ai tempi di Wojtyla, fu accusato e condannato perché insabbiava i casi e trasferiva i preti permettendogli di continuare ad abusare e che, 18 anni dopo, continua a fare quello che faceva ai tempi di Wojtyla… ma la disperazione dei cittadini in cerca di giustizia, di fronte alla latitanza dei governi che si sono susseguiti in questi anni, è tale da trovare, come unici interlocutori, i propri carnefici.

    Uno Stato tanto poco Sovrano da non provare vergogna nemmeno nel vedere i propri cittadini costretti a supplicare i diritti che la costituzione garantisce, al Sovrano di una monarchia assoluta che a discrezione, deciderà se concedere o meno la grazia.

    Zanardi

    Consiglio la lettura di “Messe nere sulla riviera ligure”, fatti degli inizi del 900 quando dietro lo scandalo dei Salesiani di Varazze (Liguria) con i pochi e scarsi mezzi di informazione dell’epoca, l’Italia insorse da nord a sud in una sorta di guerra civile.

    Messe nere sulla riviera ligure

  • ARGENTINA: Inizia il processo per gli abusi nell’istituto Provolo

    ARGENTINA: Inizia il processo per gli abusi nell’istituto Provolo

    La Procura della Repubblica ha confermato a mezzogiorno che ci sarà un processo a porte chiuse contro i quattro accusati di aver abusato di bambini ipoudenti. Non esiste ancora una data definita.

    La causa principale degli abusi sessuali perpetrati presso l’Istituto Antonio Provolo a Luján vede il via al processo, come confermato oggi pomeriggio dalla Procura della Repubblica.

    I quattro accusati di aver stuprato i bambini con problemi di udito sono quattro: i sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi e gli impiegati Jorge Bordón e Armando Gómez. A causa della sua età avanzata e dei problemi di salute, Corradi attende il processo agli arresti domiciliari, mentre gli altri sono detenuti nella prigione di Bolougne Sur Mer.

    Un quinto coinvolto è stato escluso dalla causa e dichiarato improcedibile.

    La data del processo non è ancora confermata, ma verrà eseguito a porte chiuse, dal momento che la Giustizia ha deciso di proteggere le vittime per via della delicatezza del caso.

    Nel frattempo, le cause secondarie in cui sono coinvolte le suore Asunción Martínez e Kumiko Kosaka, i registi, i professori e gli psicologi che sono passati per l’istituto e sono stati designati come partecipanti secondari, non sono ancora stati processati.

    http://jornadaonline.com/mendoza/191396-elevaron-a-juicio-la-causa-de-abusos-en-el-provolo

  • Provolo: denunciati gli inviati del Vaticano per reticenza nell’indagine

    Provolo: denunciati gli inviati del Vaticano per reticenza nell’indagine

    Gli avvocati dei denuncianti e della Rete di sopravvissuti agli abusi hanno presentato la denuncia (della denuncia). Accusano di “mentire” e “coprire”.

    Di Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Gli avvocati querelanti nella causa penale che sui presunti abusi sessuali su bambini sordi nell’istituto Antonio Provolo (Carrodilla) e, l’avvocato della Rete di Sopravvissuti di Abusi Ecclesiastici di Mendoza hanno presentato nelle ultime ore una denuncia contro gli investigatori del Vaticano che sono stati a Mendoza l’anno scorso.

    La denuncia è per mancanza di collaborazione nella causa, poiché i letterati considerano che i religiosi possedevano informazioni chiave per la causa -secondo quanto loro stessi hanno dichiarato in un’udienza con il Pubblico Ministero– ma non l’hanno resa disponibile. Inoltre, il pubblico ministero Flavio D’Amore (sostituto del pubblico ministero, Gustavo Stroppiana) e lo stesso Stroppiana solleccitarono i sacerdoti a consegnare queste informazioni all’istruttoria. Ma non lo hanno fatto.

    I preti Dante Simón e Juan Martínez sono stati designati dallo stesso Papa Francesco per iniziare l’indagine sugli atti commessi dai due preti imputati e detenuti per gli episodi (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) a metà dell’anno scorso. E, nella loro funzione, ricavavano le loro prove, incontrarono i due sacerdoti e persino -secondo quanto dichiararono ai mass media in una delle loro visite a Mendoza- incontrarono una persona che fu identificata come una delle presunte vittime.

    “Si è incorsi in una disobbedienza alla richiesta e si ha mentito al Pubblico Ministero con l’intenzione di coprire. È obbligo della Santa Sede informare su questi episodi ed assicurare lo scambio di informazioni”, hanno sottolineato gli avvocati Sergio Salinas, Juan Dantiacq, Lucas Lecour e Carlos Lombardi. Inoltre, citarono il caso locale di Juan González (l’Arcivescovo di Mendoza fu condannato dalla Corte per non avere dato informazioni su un episodio di abuso) come giurisprudenza e come un’eccezione al Concordato sottoscritto tra il Vaticano e lo Stato Argentino (i sacerdoti si sono scusati in questo strumento per non avere apportato i dati della loro indagine alla Giustizia penale).

    Indagine ecclesiastica

    Su Simón e Martínez ricadde la prima tappa dell’indagine che corre parallelamente alla causa penale e che cerca di determinare la partecipazione e la responsabilità di Corradi e Corbacho nei presunti fatti. Inoltre, se con l’avanzare dell’indagine si determina che le prove sono compromettenti per i preti, questi potrebbero essere giudicati dalla Santa Sede e potrebbero persino essere scomunicati (indipendentemente dal risultato del processo penale).

    Tra le prime misure adottate dal Vaticano dopo la prima informazione derivata dagli investigatori ecclesiastici si è evidenziata la decisione di intervenire sull’ordine religioso Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti – dalla quale dipendono gli istituti Provolo- per individuare numerose irregolarità, e per l’inattività di fronte alle denunce per i presunti abusi.

    È stata la Santa Sede che ha nominato come commissario di controllo il vescovo Alberto Bochatey in seguito all’indagine.

    http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-denuncian-a-enviados-del-vaticano-por-no-colaborar-con-la-investigacion

  • L’Italia “congela” le garanzie costituzionali dei minori

    L’Italia “congela” le garanzie costituzionali dei minori

    Lo scorso 19 febbraio l’associazione Rete L’ABUSO, per mano del proprio legale, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, dava seguito ad una serie di iniziative nate dopo la relazione del Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo, relazione che condannava pesantemente le politiche omissive della Santa Sede, non solo inadeguate sotto l’aspetto della tutela dei minori, ma totalmente prive di programmi concreti nella prevenzione e nel supporto alle vittime.

    La prima delle iniziative proposte dalla Rete L’ABUSO, concretizzata grazie all’impegno e alla disponibilità del Deputato Matteo Mantero (M5s), è stata l’interrogazione parlamentare depositata il 27 novembre 2017 nella quale si chiedeva al Governo Italiano, fanalino di coda in Europa, di iniziare a prendere iniziative a riguardo, cominciando a quantificare per esempio, l’entità del fenomeno che, negli altri paesi, ha raggiunto percentuali spaventose, come il 7% dell’Australia. Dati che in Italia, ad oggi, non sono disponibili, l’unico dato lo dà la nostra associazione, ma è in notevole difetto: raccoglie i primi casi solo a partire dall’anno 2005, e sono solo quelli acquisiti negli anni tramite articoli di giornale e ricerche negli archivi della stampa.

    Il nostro paese ha ratificato la Convenzione ONU per la Tutela del Fanciulllo e il solo fatto che permetta, sul territorio italiano, che le gerarchie ecclesiastiche attuino indisturbate le stesse violazioni contestate alla Santa Sede dal Comitato per la Tutela del Fanciullo, equivale non solo ad infrangere quella stessa convenzione, ma anche a rendersi responsabile civile nei confronti dei propri cittadini.

    Disattesa anche la Convenzione di Lanzarote: sia nell’introduzione del cosiddetto “Certificato anti pedofilia” che, provvidenzialmente in Italia non viene richiesto a quella, da sempre, la fascia più a rischio, ovvero il volontariato: allenatori di calcio, istruttori di vario genere, scout ecc.

    Un vuoto legislativo quasi ad ok, proprio in quella fascia alla quale appartengono anche i sacerdoti.

    Troviamo la Convenzione di Lanzarote disattesa anche per quanto riguarda le garanzie delle vittime, come per esempio la loro audizione che, obbligatoriamente, prevede modalità protette e tecnici qualificati che assistano la vittima. Nei tribunali canonici assistiamo a violazioni gravi di queste garanzie perche, oltre al fatto che in quelle sedi la vittima non può usufruire di nessun tecnico qualificato che la tuteli, non gli è permessa nemmeno la presenza del difensore di fiducia.

    Il risultato che si ottiene è quello di sottoporre la vittima a un’ulteriore violenza psicologica, come documentato recentemente nel caso di don Silverio Mura proposto nel servizio de LE IENE (min. 11,15). Pochi giorni dopo quel servizio, si scoprirà che don Mura, da più di un anno operava in un paesino del pavese, addirittura sotto falso nome e ancora a stretto contatto con minori.

    Anche per questi motivi, lo scorso 19 febbraio la Rete L’ABUSO ha diffidato il Governo ad intervenire con sollecitudine. La tempistica prevista per questo tipo di istanze, prioritarie in questo caso proprio perché parliamo di minori,  è di trenta giorni, dopo di che potrebbe configurarsi, da parte degli uffici inadempienti, il reato di omissione di atti d’ufficio.

    Tra i destinatari della diffida, la PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, la PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, lo stesso CENTRO REGIONALE DI INFORMAZIONE DELLE NAZIONI UNITE – COMITATO ONU PER I DIRITTI DEL FANCIULLO, la PRESIDENZA DELLA 12ª COMMISSIONE AFFARI SOCIALI.

    Ad oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte di nessuno degli uffici chiamati in causa, malgrado la gravità dei fatti esposti, le istituzioni italiane hanno tacitamente deciso di non intervenire.

    Preoccupante anche la posizione assunta dalla Commissione ONU per la Tutela del Fanciullo, forse quella più imbarazzante di tutta la vicenda: non solo perché, malgrado la gravità di quanto espresso nella relazione del 31 gennaio 2014, a oggi sembra non avere più interesse nella vicenda, ma anche per essersi in qualche modo lasciata mettere i piedi in testa dalla Santa Sede.

    Quest’ultima avrebbe dovuto rispondere entro il 1 settembre del 2017, ma non lo ha fatto e, a oggi, l’ONU sembra essersi dimenticata anche di questo.

    Su tutti i fronti possiamo dire che, in Italia, di fatto sono congelate le garanzie costituzionali dei minori, i Governi degli ultimi 18 anni, per amor del Vaticano, non hanno mai intrapreso azioni di contrasto al fenomeno, non si conosce neppure la sua entità.

    Ad oggi in Italia non esistono campagne di consapevolezza sul fenomeno, non solo della pedofilia in ambito clericale, ma anche di quella civile. Non esiste alcuna forma di prevenzione, neppure se ne parla, e così la prevenzione si riduce, nei fatti, ad intervenire solo quando oramai ci sono delle vittime.

    Il servizio de LE IENE che abbiamo citato prima ci è testimone, non solo nelle violenze psicologiche subite dalla vittima durante il processo canonico, celebrato contro ogni regola, ma anche nelle leggi, totalmente inesistenti e inadeguate, tant’è che una persona denunciata per pedofilia, ha potuto, così come se nulla fosse, senza alcun accertamento in merito, essere messa ancora a contatto con minori.

    Ma quello di don Mura non è l’unico caso, purtroppo.

    Analoghi i casi di don Luciano Massaferro, don Gianni Trotta, don Paolo Turturro, don Nicola Corradi e via dicendo: sono decine, tutti, malgrado le denunce e le condanne, messi nuovamente a contatto con minori, alcuni hanno anche reiterato i crimini in barba non solo alla prevenzione, ma a qualunque logica di buonsenso.

    Paradossalmente, in Italia, ha più garanzie costituzionali e diritti il pedofilo che il bambino. Il minore è parte della fascia più debole dei cittadini, e accede alle garanzie costituzionali solo grazie alla responsabilità e alla tutela che lo Stato si assume nei suoi confronti.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webp1964/04/06/santa-sede-presso-lonu-stato-non-membro/

  • Trovati più di 300 CD pedopornografici nella casa dei sacerdoti accusati di abusi a Mendoza

    Trovati più di 300 CD pedopornografici nella casa dei sacerdoti accusati di abusi a Mendoza

    Il nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica tiene cinque accusati di abuso sessuale contro una ventina di bambini, all’interno dell’istituto religioso di Mendoza.

    L’inchiesta sui casi di abuso e stupro di minori all’interno dell’Istituto Próvolo di Lujñan de Cuyo, a Mendoza, aggiunge prove compromettenti contro i cinque imputati formalizzati dal caso.

    Secondo il Clarin , durante l’udienza che ha cercato di determinare se i detenuti sarebbero rimasti in custodia o se rimessi in libertà in attesa del processo, è emerso che i preti Nicola Corradi (82) e Horacio Corbacho (50), oltre al dipendente José Luis Ojeda (41)  conservavano una quantità impressionante di materiale pedopornografico.

    Le indagini della Divisione dei crimini tecnologici della polizia di Mendoza ha rivelato il ritrovamento di 347 CD nascosti in una valigia nella stanza di Corbacho, con contenuti sessuali di minori. Inoltre, sono stati trovati in una busta altri 37 dischi e negativi fotografici.

    Gli agenti hanno anche scoperto altri tre negativi fotografici nella sala di Nicola Corradi, mentre l’impiegato dell’istituto religioso, come i bambini vittime di abusi, è duro d’orecchie sulla pornografia che lo coinvolge dopo il ritrovamento di un rotolo di pellicola con i bambini.

    Ora gli investigatori devono verificare se le immagini ottenute sono state scaricate da Internet o corrispondono a vittime della causa. Nel frattempo, data la consistenza delle prove, gli avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime hanno chiesto al giudice Alejandra Alonso che i detenuti siano tenuti in detenzione preventiva nella prigione di Boulogne Sur Mer fino al processo.

    Alla fine dello scorso anno, ci sono state segnalazioni di casi di abuso sessuale contro una ventina di bambini nel Próvolo. Attualmente, il caso ha cinque imputati e l’italiano Corradi, 82 anni, è l’unico che beneficia degli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata e del delicato stato di salute.

    http://www.eldesconcierto.cl/2017/02/16/hallan-mas-300-cds-pornografia-infantil-casa-curas-acusados-abuso-mendoza/

  • Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

    Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

    Il commissario dell’ordine religioso dichiarato che chiederanno nuovamente l’abilitazione educativa. Dalla DGE chiariscono che è “impossibile”.

    Di Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    La settimana scorsa la Giustizia ha disposto la restituzione dello stabile e del podere di 6 ettari dove ha funzionato fino a novembre del 2016 l’istituto per bimbi sordi Antonio Próvolo (Luján), lo stesso sul quale si indaga per i presunti abusi sessuali contro bimbi sordi nel quale sono imputate 14 persone (2 preti e 2 suore tra di essi). L’associazione Obra San José è la proprietaria dell’immobile e -considerando che non restano misure in sospeso in quel luogo e sono già state completate tutte le perquisizioni ed i rastrellamenti -, il pubblico ministero Gustavo Stroppiana (il quale istruisce la causa penale) ha deciso di restituire l’immobile.

    Avendo l’immobile nelle proprie mani, i proprietari cercano di ottenere nuovamente l’abilitazione per poter riaprire come stabilimento di educazione speciale.  Tuttavia, nelle condizioni attuali è impossibile.

    “La congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei bambini sordomuti ha donato la propietà all’ associazione Obra San José perché lì funzioni la scuola. L’associazione è la proprietaria dell’immobile, anche se è passata da una crisi molto importante ed ora sono state designate le nuove autorità della commissione direttiva. Siamo in attesa che la Direzione delle Persone Giuridiche della Provincia approvi la nuova commissione, perché l’idea è tornare ad avere l’abilitazione come scuola speciale”, ha sottolineato a “Los Andes” il commissario dell’ordine religioso in tutto il mondo, Alberto Bochatey.

    “Nostra intenzione è tornare a ciò che di buono che è stato fatto in quel luogo”, ha aggiunto il sacerdote.

    “Nello stato attuale, l’abilitazione è impossibile. Nel febbraio del 2017, per mezzo della decisione 93 e nell’indagine sommaria amministrativa, è stata disposta una sospensione preventiva della prestazione di servizi e funzionamento di tutte le attività educative che si svolgevano fisicamente in questo luogo. Detta sospensione si prolunga fino a che il processo penal determinerà o no la colpevolezza. Se si determinerà che c’è, resta ferma l’espirazione permanente dell’abilitazione. E se si determina che non c’è responsabilità penale, il caso non è comunque chiuso poiché comunque sono state individuate una serie di irregolarità amministrative”, ha indicato la direttrice di Educazione Privata della DGE, Beatriz Della Savia.

    “È importante chiarire che è sospesa la persona giuridica dell’associazione Obra San José, indipendentemente da chi c’è nella sua commissione”, ha chiarito in maniera categorica.

    Nell’indagine penale, il pubblico ministero Stroppiana ha dato luogo ad una sollecitazione dei denuncianti ed ha richiesto formalmente all’ Arcivescovato di Mendoza di restituire la copia del primo corpo del fascicolo e la causa che -sostengono gli avvocati- fatta a metà dell’anno scorso.

    Senza permesso

    “Vogliamo poter riaprire il collegio un momento o l’altro”. La frase è di Bochatey, e non è la prima volta che manifesta pubblicamente una delle intenzioni che ha da quando è stato nominato come commissario.

    “Nessuno può discutere che fosse una gran scuola, d’eccellenza. Perché devono pagare le colpe coloro che non hanno avuto responsabilità? Ci siamo rallegrati che ci sia stata restituita la proprietà, che è stata semichiusa più di un anno. È sorprendente che non l’abbiano restituito prima”, ha insistito il commissario.

    “Vogliamo che si arrivi fino alla fine e si sappia la verità di ciò che è successo”, ha aggiunto, indicando che si sta lavorando seriamente nella causa.

    Al di là dell’intenzione di Bochatey e dei proprietari dell’immobile di Boedo 385, attualmente è impossibile recuperare l’abilitazione come stabilimento educativo.

    “La sentenza 93/17 involucra l’opera Antonio Provolo, ‘associazione Obra San José e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. I 3 attori sono coinvolti nell’indagine, che è per una causa penale per delitti molto gravi. È per questo che è stata disposta la sospensione preventiva dell’abilitazione”, ha insistito Della Savia.

    La funzionaria ha sottolineato inoltre che tutti gli alunni sono stati reindirizzati in scuole speciali – a gestione pubblica o privata-, e che tutte le loro necessità sono state coperte.

    “Il Provolo forniva i servizi educativi e di salute concentrati in uno stesso luogo. Ma non può essere considerato uno stabilimento modello per questo. Le prestazioni essenziali continuano ad essere coperte, ed oggi i bambini vanno a scuola e poi si rivolgono agli effettori della salute”, ha sentito Della Savia.

    L’avvocato Carlos Lombardi – della Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici in Argentina – non si è nemmeno mostrato sorpreso per l’intenzione di riaprire il Provolo; anche se sì preoccupato. “L’idea primigenia era cambiare la commissione direttiva dell’associazione civile, e poi chiedere alle autorità della DGE che venisse tolta la sospensione. Cercano di fare un arroccamento di commissioni”, ha indicato Lombardi.

    “Si stanno muovendo perché vogliono continuare a lucrare ed a ripulirsi l’immagine. Non importano loro le vittime. Vogliono mettere una vernice di trasparenza e pulizia a questo istituto.Se arrivassero a togliere loro la sospensione, sarebbe come mettere in funzione la ESMA dopo ciò che è stata la dittatura. Una cosa orripilante”, ha indicato Lombardi.

    “Più che preoccuparsi di riaprire l’istituto, dovrebbero preoccuparsi di indennizzare le vittime. E non di schivare i diritti (altrui – ndt) come hanno fatto durante tutta la storia”, ha sintetizzato l’avvocato dei denuncianti, Sergio Salinas.

    In Italia, denunciano un boicottaggio volto ad impadronirsi delle proprietà

    Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti ha accusato un’associazione civile delle persone sorde di quella città di essere dietro a tutte le denunce di abusi sessuali nelle sedi del Provolo (nella città italiana, in La Plata ed in Mendoza).

    La denuncia fa parte di un’accusa che Zenti ha fatto nel febbraio dell’anno scorso, quando il caso Provolo era già esploso in Mendoza e si parlava inoltre di dettagli di episodi accaduti nelle sedi veronese e platense.

    Zenti ha accusato un gruppo di ex studenti del Provolo -dove si trova Gianni Bisoli (il quale ha denunciato di essere stato abusato in Italia dal prete Nicola Corradi, detenuto per i casi in Mendoza) – di spingere tutte queste denunce per “impadronirsi delle bellissime istallazioni dell’istituto in quei luoghi”.

    Sempre secondo Zenti, nel 2007 l’associazione degli antichi studendi del Provolo (diretta da Giorgio Dalla Bernardina) si è rivolta a lui chiedendogli di intercedere per l’utilizzo di alcune istallazioni dell’istituto per far sì che loro potessero riunirsi, e lì lo avrebbero minacciato sostenendo che “altrimenti lo avrebbero accusato di pedofilia”.

    “Zenti sfiora il grottesco. È una realtà che la legione di preti del Provolo in Italia hanno violentato, vessato ed abusato sessualmente più di 60 persone in Italia. E parte di loro sono venuti in Argentina; ed uno di loro (Corradi) è agli arresti domiciliari. Il tema degli  abusi sessuali è indiscutibile”, ha sottolineato l’avvocato Carlos Lombardi, il quale è inoltre il procuratore dell’associazione La Rete L’ABUSO (la quale accompagna la denuncia Provolo in Verona).

    “Con l’accusa di Zenti, si cerca di sviare l’oggetto della discussione. Non crediamo che il giudice darà un’entità a questo imbroglio che cerca di sviare ciò che realmente è successo”, ha aggiunto.

    Per Sergio Salinas, anch’egli avvocato “è una mancanza di rispetto verso le vittime, e, in particolare, il segreto che esiste nell’indagine ordinata dai giudici” dell’accusa.

    “Se questo prete ha informazione, sará di quelle che sono state portate contro i diritti delle vittime dell’Arcivescovo di Mendoza e che nel giorno di oggi (per ieri) -per una richiesta nostra -, il pubblico ministero ha sollecitato all’Arcivescovo di Mendoza che restituisca il fascicolo dove ci sono i dati delle vittime”, ha aggiunto Salinas.

    “L’opinione di questo prete è uguale a quella di tutta la Chiesa, ma non solo non ci ha dato informazione quando è stata richiesta ed imposto dalla magistratura ma che oltretutto la occulta”, ha sentenziato Salinas.

    http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-ya-con-el-edificio-en-poder-de-sus-duenos-insisten-con-reabrir-el-instituto