Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Noli

  • Manca ancora il nome del sacerdote e i servizi erogati per le vittime; qui la composizione della commissione minori della diocesi di Savona

    Manca ancora il nome del sacerdote e i servizi erogati per le vittime; qui la composizione della commissione minori della diocesi di Savona

    Se pur ancora in assenza degli specifici contatti con i referenti e la nomina del sacerdote, in difetto all’Art. 5 del Motu proprio di papa Francesco;

    La Diocesi di Savona-Noli, in sintonia con le scelte della Chiesa italiana, ha attivato un servizio per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, con la duplice finalità di offrire iniziative di formazione e momenti di riflessione per gli operatori pastorali e di accogliere – garantendo ovviamente la riservatezza – segnalazioni di eventuali casi di abuso che si verifichino in ambito ecclesiale.

    Si può accedere al servizio scrivendo a quasto indirizzo email:

    tutelaminori@diocesisavona.it

    I componenti del servizio sono:

    dott.ssa Iose Baldizzone (responsabile)

    avv. Gianluca Gandalini

    dott.ssa Gianna Poggi

    dott.ssa Francesca Romani

    Nessuna menzione sull’operato dello sportello nei tre anni, progetti, iniziative o altro.

     

    https://www.chiesasavona.it/servizio-tutela-dei-minori/

  • SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    Dal novembre 2019 la diocesi di Savona – Noli vanta alla cronaca locale di essere la prima in Italia (in realtà è stata Milano) ad aver istituito uno sportello per la tutela dei minori composto da un prete, tre psicologi di cui diocesi e cronisti però, non hanno mai reso noti i nomi.

    C’è anche un avvocato, dato ad intendere sin dalla presentazione dello sportello diocesano al teatro don Bosco di Savona, in presenza, fosse il dott. Simone Mariani, del foro di Savona, che però, prende le distanze con una missiva di rettifica. Non ci diffida, chiarisce solo la sua estraneità esplicitamente sottointesa nei fatti, dall’iniziativa; “In particolare, non sono componente, né lo sono mai stato, di alcuna commissione facente capo alla Diocesi e/o a qualsivoglia ente ecclesiastico o laico, che si occupi delle questioni e vicende da Voi indicate e, in generale, di abusi e/o violenze sulle persone”.

    La domanda è d’obbligo; chi è allora l’avvocato della fantomatica commissione minori della diocesi di Savona e perché alle molteplici richieste avanzate dall’associazione, da ben tre anni ne nega la composizione pubblica?

    Una vasta inchiesta della Rete L’ABUSO sul territorio italiano, avviata dall’Ufficio nel 2019 e riguardante nello specifico gli sportelli diocesani per la “tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, voluti dal Motu proprio di papa Francesco “Vos estis lux mundi”, ha ravvisato una serie di gravi irregolarità che spaziano dalla raccolta dei dati sensibili alla loro conservazione e divulgazione, in totale contrasto con le più basilari norme regolamentate dalla legge italiana sulla privacy. Non vi è neppure il consenso informato del malcapitato, già vittima di abusi che spesso in buona fede, sulla base dell’art. 2 §3 dello stesso motu proprio, ritrova i propri dati e la sua stessa deposizione firmata, inviati ad una serie di altri uffici, senza che lui ne abbia copia e senza la possibilità di accedere in futuro a quella deposizione, ancor meno di pretenderne la restituzione.

    Non è lo stesso invece per l’avvocato del sacerdote, avvantaggiato e che qualora la presunta vittima, non soddisfatta dall’operato dello sportello decidesse di rivolgersi alla giustizia italiana, non solo troverebbe il lavoro d’indagine della procura gravemente compromesso dalla precedente fuga di informazioni prevista all’art. 2 §3 del motu proprio, che nei fatti e contro qualunque principio investigativo preavvisa i coinvolti, ma rischia di ritrovare le sue stesse dichiarazioni rilasciate azzardatamente e in assenza di un difensore, sottoscritte in precedenza e spesso raccolte da persone che non hanno una specifica competenza, la possibilità che queste siano utilizzate contro di lui nel procedimento italiano.

    Tornando al fantomatico sportello savonese, non risultano attivati nessuno dei servizi per le vittime di cui all’art. 5 del motu proprio, tra cui quelli di assistenza medica, terapeutica e psicologica.

    Vista la gravità dei fatti emersi in questo caso specifico a Savona e oggi appesantiti controcorrente agli altri sportelli diocesani dal fatto che la stessa diocesi ne neghi la composizione da tre anni, alla luce dell’anomala strutturazione degli stessi che vede ingenuamente e “non informati” a possibile rischio la specifica popolazione, la Rete L’ABUSO chiede l’intervento della prefettura di Savona, legittimata al controllo e la sicurezza del territorio, proprio al fine di evitare che sprovveduti che hanno subito abusi, che per natura si collocano tra le c.d. fasce deboli, ne possano rimanere ulteriormente vittime.

    Zanardi

  • Smentita in merito alla Diffida alla Diocesi di Savona – Noli trasmessa in data 18/11/2021

    Smentita in merito alla Diffida alla Diocesi di Savona – Noli trasmessa in data 18/11/2021

    Riscontro il Vostro “Atto di Diffida a Diocesi e Parrocchie Savonesi”, trasmesso a mezzo P.E.C. in data di ieri, del quale ho appreso il contenuto in quanto riferitomi e inoltratomi in copia dal destinatario, esclusivamente a titolo personale e per quanto strettamente riguardante il sottoscritto, per significarVi quanto appresso.

    In particolare, non sono componente, né lo sono mai stato, di alcuna commissione facente capo alla Diocesi e/o a qualsivoglia ente ecclesiastico o laico, che si occupi delle questioni e vicende da Voi indicate e, in generale, di abusi e/o violenze sulle persone.

    La Vostra affermazione, secondo la quale “[…] la commissione diocesana […]. Vede attualmente come unico componente attivo della commissione, l’avvocato Simone Mariani […]” non corrisponde al vero e mi corre, pertanto, l’obbligo di smentirla e di intimarVi l’immediata e doverosa rettifica, laddove abbiate divulgato (o intendiate divulgare) la suddetta missiva a mezzo stampa, rete, social networks e quant’altro.

    Distinti saluti.

    Mariani Rete l’Abuso smentita 2021

  • La Spagna Approva Una Legge Pionieristica Contro Gli Abusi Sui Minori

    La Spagna Approva Una Legge Pionieristica Contro Gli Abusi Sui Minori

    Nonostante le sue gravissime conseguenze fisiche e psicologiche, l’abuso sui minori è un argomento ancora oggi troppo spesso taciuto e che continua a rappresentare uno dei grandi tabù sociali del nostro tempo. Tuttavia, ci è appena giunta una buona notizia da questo fronte e cioè che, come riportano i media nazionali e internazionali tra cui l’agenzia di stampa EFE, ieri in Spagna la sessione plenaria del Congresso ha approvato la cosiddetta “ley de la infancia”, ​​un nuovo progetto di legge che fornirà una maggiore tutela dei diritti dei minori.

    La legge è stata approvata con un’ampia maggioranza: 268 voti a favore (PSOE, Unidas Podemos, PP, Ciudadanos, ERC e BNG), 57 contrari (Vox e PNV) e 16 astensioni (PdCat e EH_Bildu). A causa della sua natura globale e integrale, informa El País, questa legislazione pionieristica pone la Spagna in prima linea nella protezione dei diritti dei minori. Tra i vari miglioramenti apportati nella protezione di bambini e adolescenti dalla violenza, la nuova legge permetterà di estendere i termini della denuncia in modo che gli abusi non cadano i prescrizione – nello specifico, fino a quando il denunciante non compie 35 anni, rispetto al limite previsto attualmente che è 18 anni -, e prevedrà anche l’eliminazione della controversa Sindrome da Alienazione Parentale (Parental Alignment Syndrome o PAS), l’utilizzo delle cosiddette prove precostituite fino all’età di 14 anni, e infine l’obbligo per tutti i cittadini di segnalare qualsiasi evidenza di abuso sui bambini.

    Quest’ultimo punto è fondamentale, dato che, sebbene negli ultimi tempi l’aumento dei casi di grooming o adescamento online sia particolarmente preoccupante, non possiamo dimenticare che la stragrande maggioranza degli abusi avviene in ambito familiare. Pertanto, qualsiasi cittadino che noti segni di violenza sarà obbligato a denunciarli alle autorità e, qualora potrebbe essersi verificato un reato, alla polizia. Anche i minori stessi potranno denunciare senza la necessità di essere accompagnati da un adulto, cosa che finora non era possibile. In ogni caso, e in risposta alle richieste che molti attivisti e gruppi di sopravvissuti agli abusi avanzano da anni, le nuove misure renderanno più facile l’ascolto dei bambini. In tal senso, la legge stabilisce che i minori di 14 anni debbano testimoniare una sola volta – durante la fase istruttoria del procedimento giudiziario – a fronte del massimo di quattro volte previsto attualmente. Inoltre, riferisce sempre El País, la protezione dei bambini in situazioni di violenza sessista è rafforzata e include un ampio pacchetto di misure di prevenzione, come l’istituzione di protocolli nelle scuole, nei centri sportivi e in quelli di accoglienza – che sono, dopotutto, i luoghi in cui i minori trascorrono più tempo, al di là dei loro ambienti familiari.

    Al contempo, come già accennato, la nuova norma invalida definitivamente la controversa Sindrome da Alienazione Parentale, un altro dei provvedimenti chiavi del progetto legislativo. Questa presunta sindrome, che non è riconosciuta dalle organizzazioni psichiatriche – dettaglio tutt’altro che irrilevante, cui si aggiungono le argomentazioni misogine e pro-pedofilia del suo autore, Richard Gardner, che avevano messo in discussione sia lui che le sue teorie già negli anni ‘80 – è stata usata per anni come strategia legale per ritirare l’affidamento di molte madri, con l’argomentazione secondo cui queste avrebbero manipolato i figli per metterli contro i padri.

    Prima del voto in sessione plenaria con cui è passata la legge, Save The Children aveva presentato al Congresso mezzo milione di firme di cittadini favorevoli alla sua approvazione. La ong, come riporta la BBC, ha ricevuto il sostegno del pianista e scrittore James Rhodes, vittima di abusi sui minori e autore del bestseller Instrumental, edito in italiano col titolo Le variazioni del dolore (Einaudi) – in cui ha raccontato gli abusi subiti ed esaltato il potere curativo della musica, ispirando così molte persone a riconoscere e segnalare le proprie esperienze di violenza – che ha difeso a oltranza la necessità di accrescere le tutele per i bambini vittime di abusi. Poiché il musicista è stato uno dei volti pubblici del disegno di legge, questo è oggi noto col nome di “legge di Rhodes”.

    A questo punto, la legge sull’infanzia inizierà il suo iter in Senato, dove dovrà continuare la sua elaborazione in Commissione e in Aula, dove molti già prevedono che verranno presentati nuovi emendamenti. Senza dubbio, le particolarità che circondano una situazione di abuso e le dinamiche di potere che opera in essa sono sempre complesse da analizzare, ma la tutela dei minori deve essere una priorità assoluta, al di sopra di ogni dibattito ideologico al riguardo. Essendo trattata con urgenza, la legge potrebbe essere approvata definitivamente a giugno. Ci auguriamo che entri in vigore molto presto e che i bambini spagnoli siano più sicuri che mai, potendo così proteggerli, aiutarli a fuggire e rompere il silenzio, segnalando qualsiasi forma di abuso e violenza venga d’ora in poi commessa contro di loro.

    https://freedamedia.it/2021/04/16/la-spagna-approva-una-legge-pionieristica-contro-gli-abusi-sui-minori/

  • SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    Da una parte Zanardi (Rete l’Abuso) e dall’altra una parrocchia e l’ex prete Giraudo
    Prima udienza: le presunte vittime puntano al risarcimento per danni biologici

    Silvia Campese / SAVONA
    Entra nel vivo il processo civile, primo in Italia, dove una presunta vittima di pedofilia cita in giudizio la Chiesa cattolica avanzando una richiesta di risarcimento economico, in assenza di una condanna penale. Si è svolta ieri, nel Tribunale di Savona, la prima udienza che vede, da una parte, Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, presunta vittima di violenze, e dall’altra la Diocesi di Savona, il rappresentante legale della parrocchia di Spotorno, dove al tempo si sarebbero svolti i fatti, e l’ex sacerdote Nello Giraudo, condannato per pedofilia, ma non per il caso specifico di Zanardi.

    Il giudice Stefano Poggio del Tribunale di Savona ha nominato, ieri, il ctu, il consulente tecnico d’ufficio: sarà il dottor Pietro Filiberti di Genova che nella prossima udienza, fissata per il 21 ottobre, sarà chiamato a prestare giuramento accogliendo l’incarico.

    A quel punto, si proceder‡ con la perizia: il tecnico dovrà pronunciarsi dal punto di vista medico, chiarendo se esistano, come sostenuto dal consulente di parte, i danni biologici protratti nel tempo, che hanno segnato in modo profondo la qualità di vita della presunta vittima.

    Il ctp (consulente di parte), nelle tre memorie che sono state depositate in Tribunale, ha individuato un danno biologico che, in base a tabelle tecnico-scientifiche di riferimento, contempla un danno psicologico e legato alla qualità di vita del soggetto, a seguito dei fatti, pari al 75 per cento della scala di gravità: da qui la richiesta di un indennizzo economico di circa 900 mila euro.

    Tesi, questa, contestata dagli avvocati Simone Mariani, che difende la Diocesi di Savona-Noli, da Marco
    Montalbani, in difesa della Parrocchia di Spotorno e da Marco Russo in difesa di Nello Giraudo.

    ´Respingiamo ogni addebito di responsabilità, il commento dell’avvocato Mariani, che non ha voluto
    fornire ulteriori dettagli della linea difensiva.

    Il processo, in base agli esiti, potrebbe costituire un precedente storico fondamentale per lItalia. Se si giungesse all’individuazione di un risarcimento per il danno biologico le richieste potrebbero essere estese ad altri casi raggiungendo cifre esorbitanti proprio come già avvenuto in alcune realtà degli Stati Uniti.

    ´Siamo partiti da Savona o spiega Francesco Zanardi poichè i casi di pedofilia ormai noti, che coinvolgono un alto numero di vittime (molti dei quali prescritti), sono stati oggetto di una ricca documentazione sottoposta agli addetti del Vaticano.

    Di don Giraudo, ad esempio, si parla in un carteggio tra i vescovi savonesi e l’allora Prefetto della Congregazione, il cardinale Ratzinger, e dei suoi successori, monsignor Scicluna e Ladaria. Sino a oggi, le azioni intraprese sono state sempre rivolte al Vaticano che avrebbe dovuto aprire di sua iniziativa il processo.

    La nuova via Ë, invece, quella di intentare la causa verso le singole diocesi.

    Silvia Campese / SAVONA – IL SECOLO XIX

  • Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.

    I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.

    Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.

    Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.

    Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.

    Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora  referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.

    L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.

    Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.

    Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.

    Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.

    L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.

    Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.

    Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/07/29/il-caso-pessima-partenza-per-il-nuovo-vescovo-di-genova-marco-tasca-insediato-lo-scorso-11-luglio/

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  • Un sacerdote arrestato ieri per abusi. Il comunicato della Procura. La conferenza stampa del Vescovo

    Un sacerdote arrestato ieri per abusi. Il comunicato della Procura. La conferenza stampa del Vescovo

    “Il Ministero pubblico conferma l’apertura di un procedimento penale a carico di un 50enne sacerdote. Gli accertamenti riguardano presunti reati legati alla sfera sessuale. Il principale addebito a carico dell’uomo è quello di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere. Al termine dei verbali di interrogatorio è stato disposto l’arresto del 50enne. L’inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Chiara Borelli. L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Mattei. Altri accertamenti sono in corso”.

    * * *

    Il Vescovo monsignor Lazzeri ha convocato nel pomeriggio una conferenza stampa. Il presule stesso, venuto a conoscenza del fatto (risalente “a 5 o 6 anni fa”) l’11 marzo, lo ha segnalato alla magistratura. L’arresto è avvenuto sabato sera.

    Un sacerdote arrestato ieri per abusi. Il comunicato della Procura. La conferenza stampa del Vescovo

  • Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

    Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

    Lo scorso giugno le presunte vittime di pedofilia del prete Don Nello Giraudo avevano chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro alla Curia di Savona, ma oggi la notizia è che quei soldi richiesti per le 5 presunte vittime non sono stati riconosciuti: la Diocesi nega il pagamento, sostiene la Stampa, perché sostanzialmente non vi sarebbero prove certe che quel sacerdote – poi “spretato” dalla stessa Curia proprio in seguito ad alcune condanne più di 7 anni fa – 30 anni prima abbia compiuto quelle molestie contro 5 ex adolescenti tra gli anni ’80-’90. Le presunte violenze si sarebbero compiute tute dentro la parrocchia di Spotorno e in alcuni locali dell’entroterra ligure, con Don Nello Giraudo contestato e denunciato quasi trent’anni dopo al primo che ha avuto coraggio a confessare il tutto, tale Francesco Zanardi (Presidente di Rete l’Abuso). «È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo», ha spiegato ai giudici avanzando una richiesta da 4 milioni e 700mila euro per lui e le altre presunte vittime di molestie. Si poteva trovare un accordo extragiudiziale, o almeno così pareva la scorsa estate ma la novità odierna è che si è arrivati ad un nulla di fatto delle trattative tra Curia e vittime. Giusto ieri la Diocesi di Savona-Noli ha presentato l‘atto di costituzione in giudizio, idem l’ex sacerdote coinvolto e dunque il 15 novembre prossima scatterà la prima udienza al Tribunale di Savona per le accuse e richieste di Zanardi.

    CASO GIRAUDO, LA CURIA NEGA IL RISARCIMENTO

    «Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno», sono le prime parole ufficiali della Curia tramite gli avvocati (riportate da La Stampa, ndr) con le quali la Diocesi e il Vescovo spiegano di non poter essere assimilati alle eventuali colpe di Don Giraudo, «Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo». Non è più in carica il Vescovo di quei tempi e per questo motivo, «Tali fatti, se occorsi, sarebbero avvenuti non alla luce del sole, ma in modo assolutamente riservato e nascosto. Altresì gli attuali rappresentanti della diocesi non lo erano all’ epoca». Zanardi ha presentato e ripresenterà una perizia che porterebbe prove in favore contro l’ex sacerdote, ma la Curia replica contestando «Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto». Nega la Diocesi ma nega anche lo stesso Giraudo che fa sapere tramite l’avvocato «Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale». Ci saranno nuove perizie per provare a stabilire gli eventuali risarcimenti in una brutta storia che segnala una spiacevole mancanza di collaborazione tra la stessa Chiesa locale e le vittime di un presunto continuativo caso di pedofilia.

    Curia Savona nega risarcimento a vittime pedofilia/ Caso Don Giraudo “no prove certe”

  • La diocesi di Savona nega i risarcimenti: “Non ci sono prove​​​​​​​ delle violenze subite”

    La diocesi di Savona nega i risarcimenti: “Non ci sono prove​​​​​​​ delle violenze subite”

    Niccolò Zancan per “la Stampa”

    Nessun accordo. Non hanno la minima intenzione di risarcirli. Semplicemente: non credono a loro.

    La Chiesa cattolica respinge al mittente la richiesta di risarcimento avanzata da cinque presunte vittime di pedofilia. Cinque ragazzini che negli Anni Ottanta e Novanta avevano incrociato don Nello Giraudo fra la parrocchia di Spotorno e l’ entroterra ligure. Tutti hanno denunciato di essere stati abusati, violentati, maltrattati. Ma tranne nel caso di un’ ulteriore vittima dello stesso prete che si è concluso con un patteggiamento della pena, i reati sono prescritti.

    Perché tutti hanno denunciato dopo più di trent’ anni, quando per primo Francesco Zanardi ha trovato la forza di uscire allo scoperto: «È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo». Hanno avanzato una richiesta complessiva di 4 milioni e 700 mila euro. Il calcolo ottenuto con una perizia di tutte le conseguenze fisiche e psicologiche sopportate. C’ era la possibilità di trovare un accordo extragiudiziale. Ma la curia ha chiuso la porta.

    Ieri la Diocesi di Savona-Noli ha presentato l’ atto di costituzione in giudizio.

    Così come ha fatto il prete spretato Nello Giraudo. Il 15 novembre ci sarà la prima udienza davanti al Tribunale di Savona proprio per il caso Zanardi. Attraverso i suoi avvocati, la curia contesta: «Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno». Si chiama fuori, comunque, dall’ operato del suo sacerdote: «Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo».

    Inoltre, non c’ è più lo stesso vescovo di allora: «Tali fatti, se occorsi, sarebbero avvenuti non alla luce del sole, ma in modo assolutamente riservato e nascosto. Altresì gli attuali rappresentanti della diocesi non lo erano all’ epoca». La curia contesta la perizia di parte e comunque aggiunge: «Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto». E ancora: «Tocca a Zanardi l’ onere della prova». Insomma, nulla sarebbe successo. E se anche fosse successo, il vescovo non poteva saperlo e quindi esserne responsabile. In ogni caso: è troppo tardi.

    Anche l’ ex prete Nello Giraudo nega. «Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale».

    Eppure, esiste quel verbale firmato proprio da don Nello Giraudo il 21 dicembre 2011 davanti al pm Giovanni Battista Ferro: «In passato ho effettivamente affrontato serie problematiche della sfera sessuale con psicologi competenti. Effettivamente parlai dei miei problemi anche con i miei vescovi».

    Eppure il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, firmando l’ archiviazione di un caso per avvenuta prescrizione, scrisse: «È triste dirlo, la sola preoccupazione dei vertici della curia di Savona è stata quella di salvaguardare l’ immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima». Eppure, c’ è quella relazione di monsignor Andrea Giusto, che era custodita in una cassaforte: «Mentre don Nello era vice parroco a Valleggia si è verificato il primo serio inconveniente. È stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino, tenuto sulle

    ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile. Attualmente, estate 2003, nulla è trapelato sui giornali. Don Nello si è impegnato a incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare un miglior equilibrio».

    Anche Papa Ratzinger era stato informato. Sarà un giudice del Tribunale di Savona a decidere sui risarcimenti. Verranno chieste nuove perizie sulle vittime. Dopo quarant’ anni ancora non c’ è conciliazione.

    https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/11/07/news/la-diocesi-di-savona-nega-i-risarcimenti-non-ci-sono-prove-delle-violenze-subite-1.37862728

  • Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    di Paola Del Vecchio

    MADRID – Era stata la Santa Sede a ordinare la riapertura di un’inchiesta indipendente sui reati di violenza sessuale denunciati da ex seminaristi ed alunni di un collegio cattolico nella provincia di Astorga (Leon),  in Castilla y Leon, nonostante fossero prescritti sia civilmente che per il diritto canonico. E oggi è stato il vescovo di Astorga, Juan Antonio Menendez, a comunicare la decisione Vaticano di sospendere per dieci anni dal ministero il sacerdote José Manuel Ramos Gordón, ritenuto colpevole di «grave delitti di abusi sessuali su minori» commessi 35 anni fa nel collegio ‘Giovanni XXIII’ del paesino di Puebla de Sanabria (Zamora). Sono stati “considerati provati” nel processo amministrativo penale condotto da “esperti giuristi extra-diocesani”. Dopo aver scontato la condanna, Ramos Gordón dovrà vivere nella casa sacerdotale e non potrà più officiare la messa in pubblico, salvo esplicito permesso dei vescovi. Il Vaticano vuole accertarsi che sia allontanato dalla comunità, dopo che per una precedente condanna a un anno di sospensione dal sacerdozio, per abusi ai danni di seminaristi, il prete era tornato dopo soli sei mesi alla sua attività, ricevendo perfino un omaggio pubblico da parte dei fedeli.

    Per 26 anni Manuel Ramos Gordón è stato parroco della diocesi, fino al luglio 2017, quando il Vescovado lo sospese dopo un processo canonico in cui il prete ammise di aver abusato di vari bambini durante tre decenni, quando era docente del Seminario Minore di La Bañeza, in provincia di Leon. Tuttavia lo scandalo, nonostante le denunce pubbliche di varie vittime, è stato a lungo messo a tacere, poiché lo stesso vescovo di Astorga, Juan Antonio Mendez, ha mantenuto in segreto la condanna,  stando a quanto riferito dai media spagnoli.  Una delle vittime, Francisco Javier Redondo, già nel 2014 in una prima lettera inviata al Papa Francesco raccontava gli abusi subiti durante il corso 1988-1989, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, e ad altri due compagni di collegio. «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, scriveva l’uomo, oggi 41enne, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite. E chiedeva al pontefice di non occultare l’orrore vissuto.

    Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco. Ma Manuel Ramos Gordón era tornato tranquillamente al suo posto. Fino a quando si sono fatte avanti altre vittime, finora tre gli ex alunni che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi, anche se dal loro racconto è emersa l’esistenza di molti altre vittime delle violenze.

    Un’altra inchiesta è stata aperta dopo la denuncia presentata da un ex seminarista, Emiliano Alvarez. E si attendono le conclusioni di un’indagine sulle presunte violenze sessuali commesse nel Seminario di La Beñeza dall’educatore Angel Sanchez Cao, un prete oggi in servizio attivo nella provincia di Lugo, in Galizia. E, benché il vescovo di Astorga abbia promesso «tolleranza zero», non si placano le critiche per aver mantenuto in segreto i gravissimi fatti emersi dall’inchiesta sul prete di Leon, aperta dopo solo l’intervento del Papa.

    «Guardando al passato non sarà mai sufficiente ciò che si farà per chiedere perdono e cercare di riparare il danno fatto», ha detto il prelato in conferenza stampa. «Guardando al futuro non sarà mai poco quello che si faccia per generare una cultura capace di evitare che queste situazioni non solo non si ripetano, ma trovino spazi per essere coperte e perpetrarsi», ha aggiunto. Mentre le vittime invocano giustizia e che siano accertate le responsabilità anche di coloro che per decenni sapevano e hanno taciuto.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/choc_spagna_vaticano_espelle_sacerdote_pedofilo-3979580.html