Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Oltre ai 5 già arrestati e alla suora latitante, una testimone ha parlato di altri tre uomini, di cui uno vestito da prete, sarebbero coinvolti.

    Sono 5 i detenuti e una latitante per lo scandalo pedofilia riguardante l’istituto Antonio Provolo in Argentina. Oltre al sacerdote veronese Nicola Corradi, agli arresti domiciliari per via dell’età e della salute, c’è un altro religioso Horacio Corbacho e tre amministrativi: Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. La latitante invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali commessi sui bambini sordomuti dell’istituto.

    A questi soggetti, si potrebbero aggiungere altri 3 uomini, di cui uno vestito come un prete, ma al momento non è certo se indossasse soltanto gli abiti o se fosse un religioso a tutti gli effetti. Queste nuove rivelazioni sono state fatte da una vittima che oggi ha 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. La sua testimonianza è stata riportata da Ignacio de la Rosa per il giornale argentino Los Andes, tradotto Roberta Pietra per la Rete L’Abuso Onlus.

    A quanto riferito dalla giovane, oltre agli accusati avrebbero partecipato alle violenze altre tre persone, tra cui appunto un presunto sacerdote. Anche questa vittima ha riferito di essere stata portata in una soffitta e incatenata prime di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquitante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio.

    Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in CD o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie compromettenti, pannolini insanguinati usati per tamponare le ferite lasciate sul corpo delle vittime abusate e anche pillole anticoncezionali da somministrare alle bambine violentate.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-possibili-altri-tre-accusati-24-aprile-2017.html

  • PEDOFILIA al PROVOLO: Indagato un altro prete veronese ?

    PEDOFILIA al PROVOLO: Indagato un altro prete veronese ?

    MENDOZA: Continuano senza sosta le indagini della magistratura argentina e arrivano a nove gli indagati legati all’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

    L’inchiesta, partita nel novembre scorso, aveva coinvolto oltre al prete veronese Nicola Corradi anche il collega don Horacio Corbacho e altri tre dipendenti dell’Istituto argentino, Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez oltre alla suora giapponese  Kosaka Kumiko, oggi latitante e inseguita da un mandato di cattura internazionale.

    Nelle ultime ore si sono aggiunti altri tre indagati, tra cui un altro sacerdote, si dice il “braccio destro” di don Corradi che da indiscrezioni che oramai da tempo giungevano dai nostri corrispondenti, sembrerebbe essere un altro veronese come riporta “La Izquierda Diario”, fratel Giuseppe Spinelli, anche lui citato in più occasioni dagli ex allievi dell’istituto veronese i quali lo denunciarono anche in sede di Commissione di Inchiesta a Verona. Anche lui come Corradi trasferito anni fa in Argentina.

    Quello di fratel Spinelli è un vero e proprio giallo che va avanti da mesi ormai, si perché Spinelli scompare da Luján de Cuyo pochi giorni dopo l’arresto di don Nicola Corradi e svanisce nel nulla. Solo nel febbraio scorso, dopo diverse ricerche il nostro avvocato a Mendoza Carlos Lombardi, riesce ad ottenere una dichiarazione ufficiale, ovvero che fratel Spinelli è morto.

    Ma la dichiarazione convince poco, sia per le tempistiche con le quali Spinelli scompare, sia perché nessuno sa dire che fine abbia fatto la sua salma.

    Nel frattempo si sono rese necessarie altre perquisizioni nell’istituto di Luján de Cuyo le quali hanno portato il pm Gustavo Stroppiana alla scoperta di una seconda “soffitta degli orrori”. Il ritrovamento di questa seconda stanza di tortura è stato possibile grazie alla testimonianza di una vittima che ha dato il via al sopraluogo. La vittima ha anche indicato un luogo dove una decina di anni fa sarebbe stato sepolto del materiale pornografico oltre a oggetti di tortura come catene ecc, materiale che però a distanza di così tanti anni non è stato trovato.

    Durante la perquisizione nell’istituto , che ricordiamo è stato chiuso dalle autorità locali, gli inquirenti hanno rinvenuto nascosti in un buco nel muro dei negativi compatibili con una macchina fotografica che era stata ritrovata in una precedente perquisizione. Nelle varie stanze perquisite sono state rinvenute anche delle pillole anticoncezionali e dei pannolini sporchi di sangue.

    Nota stampa dell’Ufficio di Presidenza

  • Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Sono state denunciate ieri da un’ex alunna dell’Istituto religioso. Si sommano ai cinque detenuti e alla suora in fuga

    Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Una testimonianza rivelatrice con dettagli da brivido rilasciata da una ragazza di 23 anni durante la mattina di ieri ha coinvolto altri 3 uomini nei casi di violenze ed altri abusi sessuali nel già chiuso istituto religioso Antonio Provolo (Luján de Cuyo).

    In questo modo e in accordo alla relazione della vittima – che ha detto di essere stata abusata nel luogo prima del 2006 (anno in cui ha abbandonato l’istituzione)-, queste 3 persone si sommerebbero agli amministrativi già detenuti ed imputati per almeno 26 episodi commessi contro minori sordomuti.

    Secondo quanto sottolineato da Oscar Barrera, avvocato della vittima -la quale aveva già prestato dichiarazione, anche se ieri ha chiesto di ampliarla-, lei ha aggiunto che alcuni dei 5 detenuti e la suora giapponese Kosaka Kumiko (oggi latitante) sono stati complici di queste altre 3 persone, le quali l’hanno violentata in una soffitta dove c’erano anche delle catene.

    La víttima ha partecipato ieri ad un’ispezione oculare nella sede di via Boedo ed ha guidato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, gli avvocati querelanti ed uno dei difensori nella stanza dove lei dormiva e nel luogo dove ha assicurato essere stata vessata.

    “Si tratta di una soffitta diferente da quella che avevano indicato le altre vittime e le catene delle quali parlava già non stavano nel luogo”, ha sottolineato Barrera.

    La denunziante ha lasciato l’istituto nel 2006, quando aveva 13 anni, ed ha detto che gli abusi sono stati commessi in reiterate opportunità prima di questa data. Inoltre, ha indicato che una delle tre nuove persone coinvolte vestiva come un prete “anche se non si può determinare se era prete o no, o se era parte dell’ordine religioso”, ha sottolineato una fonte giuridica.

    “Si da un giro importante nella causa, perchè in accordo a questa denuncia si sommano altre 3 persone alle 5 che già sono imputate e detenute (NdR: i preti Nicola Corradi -agli arresti domiciliari- e Horacio Corbacho, gli amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez), che accusa di avere partecipato come complici”, ha sottolineato Barrera.

    Nel corso del giorno di oggi potrebbero emergere altre novità nella causa. Ad eccezione di Corradi, gli altri  4 imputati sono alloggiati in una cella del carcere di Boulogne Sur Mer ed ora la pista punta ad identificare i 3 nuovi indicati.

    Questa settimana, periti avevano percorso lo stabilimento ed analizzato il luogo conosciuto come “la casetta di Dio” (la soffitta), dove i bimbi hanno dichiarato di essere stati abusati. Durante le perquisizioni sono state aperte più di 200 stanze dell’istituto e sono state trovate prove che complicano ancora di più le posizioni degli accusati , inclusi alcuni docenti dell’istituto.

    Secondo quanto ha sottolineato opportunamente l’avvocato querelante Sergio Salinas, sono stati sequestrati computer, CD, carte scritte a mano, una chiavetta elettronica, macchine fotografiche a scatto e pillole anticoncezionali. Le macchine fotografiche a rullino coinciderebbero con i negativi trovati in una perquisizione precedente, nascosti in un buco nella parete di un’altra stanza. Inoltre, in una stanza contigua, sono state trovate anche catene e pannolini insanguinati.

    “In una delle stanze delle custodi del settore delle bambine, che si suppone si tratti di una suora, c’erano pillole anticoncezionali”, ha commentato Salinas.

    Hanno trovato anche una nota del 2014 nella quale una maestra commenta ad un’altra che una madre è arrabbiata perché è stanca che suo figlio abbia “incidenti” nella scuola. “Sembra che voglia farsi dare denaro dalla scuola”, conclude la nota della donna.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/provolo-acusan-a-otras-3-personas-en-la-causa-y-uno-seria-sacerdote

  • Violenza sessuale al Provolo. Bambini incatenati prima di essere abusati

    Violenza sessuale al Provolo. Bambini incatenati prima di essere abusati

    Pare che più le indagini vanno avanti e più orribili diventano i dettagli sugli abusi sessuali patiti dai bambini dell’istituto Provolo in Argentina. Un caso che ha ridestato l’attenzione anche sui casi avvenuti a Verona, sempre nella struttura per bambini sordomuti e sempre con lo stesso protagonista: don Nicola Corradi.

    Oltre che sui responsabili degli abusi, la magistratura argentina starebbe indagando anche su chi era a conoscenza dei fatti e non li ha denunciati. In questo caso l’accusa sarebbe di favoreggiamento, come riportato dalla Rete L’Abuso Onlus, associazione delle vittime dei preti pedofili. Complice degli abusi sessuali sarebbe una suora dell’istituto argentino, Kosaka Kumiko, che pare essere scappata in Paraguay. Su di le pende un mandato di cattura internazionale perché a una bambina, ferita a causa di una violenza sessuale, avrebbe fatto indossare un pannolino assorbente, per fermare la perdita di sangue.

    Dalle testimonianze delle vittime emergono poi altri dettagli sconcertanti. In una stanza chiusa a chiave, gli inquirenti hanno trovato un buco nel muro. In quel buco sarebbero state fissate le catene a cui venivano legati i bambini prima di essere abusati. E in un’altra stanza, sempre chiusa a chiave, sono stati trovati dvd che potrebbero contenere le registrazioni video delle violenze.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-catene-dvd-2-aprile-2017.html

     

  • Questa è la suora ricercata per gli abusi nel Provolo

    Questa è la suora ricercata per gli abusi nel Provolo

    Di: Melisa Stopansky – La Giustizia ha chiesto un mandato di cattura internazionale per la religiosa Kosaka Kumiko, di origine giapponese, la quale avrebbe lasciato l’istituto Provolo di Luján de Cuyo circa tre anni fa, lasciando dietro di sé un’oscura trama di coperture e partecipazione agli abusi perpetrati nel collegio per bambini sordi.

    La procura che indaga gli abusi e la corruzione di minori, ha chiesto di indicare la sua attuale residenza a causa delle ultime testimonianze delle vittime, le quali indicano la religiosa come partecipe primaria degli atti, la quale inoltre osservava durante gli abusi sessuali.

    Apparentemente la donna starebbe in Uruguay, ma il suo domicilio è sconosciuto, pertanto è stato emesso l’ordine di cattura internazionale.

    Il pubblico ministero Gustavo Stroppiana ha indicato, parlando con El Sol, che si sospetta abbia insabbiato gli abusi per anni, inoltre una testimone ha denunciato essere stata oltraggiata da uno dei sacerdoti a 5 anni e che la suora le avrebbe posto un pannolino per nasconder il sanguinamento conseguente alle molteplici ferite.

    La religiosa aveva un vincolo forte con l’allora direttore del Provolo, Nicola Corradi, e con Corbacho, i due preti che sono detenuti per gli abusi e la corruzione di minori.

    Era colei che si incaricava di accudire le bambine nel convitto, dove alloggiavano le studentesse che vivevano lontano e per questo rimanevano internate.

    Le mamme di molte delle vittime la ricordano come una persona “strana e ritrosa”.

    http://www.elsol.com.ar/nota/299218/policiales/esta-es-la-monja-que-buscada-por-los-abusos-en-el-provolo.html

  • Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    È una religiosa giapponese che, secondo una vittima, ha contribuito a nascondere gli abusi. Potrebbe essere lo stesso per dirigenti e professori dell’istituto.

    di Kevin Maroto@klmaroto

    La Giustizia sembra decisa ad andare avanti su coloro che sono stati complici e insabbiatori degli abusi accaduti per anni nell’istituto Provolo.

    Come aveva anticipato l’ avvocato delle vittime che parlava ieri con MDZ , nella mattina di oggi è stata confermata la richiesta di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, la quale si troverebbe “rifugiata” in Paraguay. La religiosa è stata menzionata nella testimonianza di un’adolescente di 17 anni che ha sofferto abusi da parte del prete Horacio Corbacho quando ne aveva 5 e frequentava l’istituto di Lujan per bambini sordi.

    Dalla dichiarazione della ragazza si evince che la suora non ha solo coperto i crimini, ma ne è stata partecipe in prima persona e complice degli abusi quando ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte.

    Kumiko sarebbe accusata di complicità in abuso sessuale aggravato, un’accusa più severa della semplice copertura. L’avvocato delle vittime, Sergio Salinas, ha spiegato che dalle testimonianze si evince che la suora era incaricata di “sondare” i bambini per identificare i più sottomessi che sarebbero poi stati abusati.

    Al tempo stesso, l’ecclesiastica giapponese non sarebbe l’unica nel mirino della Giustizia: dirigenti e professori potrebbero avere la stessa sorte dei cinque detenuti nella causa fino a questo momento (Horacio Corbacho, Nicola Corradi, Armando Gómez, Jorge Bordón e Luis Ojeda). Per quanto emerge dalle indagini, c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Molte vittime, che oggi sono adolescenti e che non si erano animate a denunciare gli abusi sofferti in quel momento, hanno cominciato a rilasciare la loro testimonianza grazie dall’appoggio psicologico ricevuto. A seguito di queste nuove testimonianze, potranno essere arrestate altre persone che, con le loro azioni, hanno contribuito a far sì che gli abusi continuassero per più di un decennio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/726454-caso-provolo-pidieron-la-captura-de-una-monja-complice/

     

  • Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    Il cardinale Sepe ha esaurito il ‘mandato’

    SI INTENSIFICANO i venti di tempesta nel cielo della curia di Napoli.
    Con una serie di articoli prudenti e documentati i cronisti del Mattino hanno raccontato le vicende dei “festini gay” nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone e in un appartamento del centro storico organizzati dal parroco don Mario D’Orlando con la partecipazione di altri preti e di giovani le cui prestazioni sessuali venivano remunerate con poche decine di euro.
    L’elenco delle accuse è contenuto in un dossier anonimo inviato nei primi giorni di gennaio all’abitazione del vescovo ausiliare Lucio Lemmo, braccio destro del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, ed è diventato improvvisamente d’attualità il 18 febbraio grazie a due pagine del Mattino, con richiamo in prima, firmate dalla cronista Maria Chiara Aulisio. Utilizzando una tecnica sperimentata, Sepe ha provato a ignorare la vicenda, poi il 21 febbraio, dopo quattro giorni di cannonate giornalistiche con corsivi tranchant (“Il

    Mario D’Orlando (*)
    silenzio che non aiuta”), è stato obbligato a prendere posizione annunciando di avere sospeso il parroco di Pizzofalcone. Da osservare che nella nota Sepe non fa il nome del sacerdote e non spiega perché l’ha sospeso; comunica soltanto che il caso è stato affidato al tribunale ecclesiastico e se ne dovrà occupare Erasmo Napolitano, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico regionale. Ma luce certamente maggiore arriverà dal lavoro della magistratura che ha aperto un’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di minori nei festini organizzati da sacerdoti delle parrocchie del Napoletano.
    Problemi seri quindi per Crescenzio Sepe, ma problemi ancora più seri stanno per arrivare dal caso di Diego Esposito (nome di fantasia) violentato a tredici anni da Silverio Mura, il suo insegnante di religione, che dal 2010, quando è stato male e ha raccontato per la prima volta la storia di quattro anni di violenze, prova inutilmente ad avere ascolto da parte dei vertici della chiesa napoletana. Nel 2011 chiede un incontro a Sepe e viene dirottato sul vescovo ausiliare Lucio Lemmo, poi il silenzio.
    Tre anni dopo si rivolge a papa Francesco e nel giro di qualche mese la curia arcivescovile di largo Donnaregina è costretta ad avviare un’indagine affidata a padre Luigi Ortagli. Nel maggio 2016 Esposito accetta di sottoporsi a una visita psichiatrica affidata a un medico nominato dalla diocesi e si fa accompagnare da Alfonso Rossi, lo psichiatra che lo assiste da anni. “Non si è trattato di una perizia medico legale, ma di un interrogatorio in stile
    Gestapo”, racconta Alfonso Rossi. “Le stesse domande venivano ripetute fino allo sfinimento con l’intenzione di dare al ragazzo il carico delle responsabilità delle violenze subite”.
    Intanto nel giugno del 2016 papa Francesco scrive la lettera apostolica ‘Come una madre amorevole’, diventata legge canonica nello scorso settembre, che
    prevede la rimozione dei vescovi colpevoli di grave negligenza nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti e di fatto favorisce la definizione di un giusto risarcimento per le vittime. L’11 ottobre Esposito, assistito dalla Rete L’Abuso, l’associazione delle vittime dei preti pedofili, e dai suoi legali, scrive al papa ed è la prima denuncia che arriva dopo la lettera apostolica.
    La storia di Diego Esposito ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica il 6 febbraio con una pagina di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli su Repubblica alla quale la curia replica: dopo l’attività istruttoria la “Congregazione per la dottrina della fede riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale”. Il caso è chiuso.
    Ma Sepe si sbaglia. Il 10 febbraio l’avvocato Carlo Grezio, civilista collegato alla Rete L’Abuso, presieduta sin dalla fondazione, nel 2009, dall’elettricista savonese Francesco Zanardi, ha presentato al tribunale civile di Napoli una richiesta di risarcimento danni di oltre un milione di euro nei confronti di Silverio Mura, dell’arcidiocesi di Napoli, di Crescenzio Sepe e del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca.
    Al di là delle decisioni della magistratura, civile e penale, sulle questioni dei festini gay nelle parrocchie e della pedofilia dei sacerdoti della sua arcidiocesi il cardinale di Napoli sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza.Vuole esibire i muscoli e non è in linea con la pietas di papa Bergoglio. Dovrebbe dimettersi.
    Il 13 febbraio Repubblica apre la prima pagina con la prefazione firmata dal papa al libro ‘La perdono, padre’ di Daniel Pittet che racconta la sua drammatica esperienza di vittima di un prete pedofilo. Il titolo è: “Come può un prete causare tanto male?”. Queste parole sono una citazione della prefazione che continua: “Come può avere consacrato la sua vita
    per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato ‘un sacrificio diabolico’ che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.
    Sepe è distante anni luce dalle parole di papa Francesco e a Diego Esposito che chiede innanzitutto comprensione e solidarietà risponde con durezza e ‘violenza’ inaccettabili. Esemplare è il comunicato con cui la curia replica all’articolo di Repubblica del 6 febbraio.
    Abbiamo visto che il cardinale nell’annunciare la sospensione del sacerdote coinvolto nei festini gay nella chiesa di Pizzofalcone si guarda bene da farne il nome. Invece nelle trentatré righe della nota di risposta all’articolo di Repubblica cita Diego Esposito otto volte con nome e cognome.
    Non c’è pietas e non c’è neanche conoscenza delle leggi della Repubblica italiana. “Le norme sulla privacy – ricorda l’avvocato Gianfranco Iannone che assiste la ‘Rete L’Abuso’ e Diego Esposto – vietano la diffusione di dati sensibili; in particolare gli articoli 167 e successivi del decreto legislativo 196 del 2003 considerano reato la pubblicazione del nome di vittime di abusi sessuali. Nei primi giorni di marzo presenteremo in procura un esposto contro la curia di Napoli”.

    (*) Da www.laprimapagina.it

  • Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

    Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

    Il cambio di rotta voluto da Ratzinger non sembra andare al di là dell’annuncio. Al di là del Tevere cardinali vicini a Bergoglio hanno coperto sacerdoti accusati di abusi su minori. Pride Online ne ha parlato con Emiliano Fittipaldi, autore di “Lussuria” 

  • Le parole di monsignor Calogero Marino danno la speranza di ottenere quella giustizia che cerchiamo da sempre.

    Le parole di monsignor Calogero Marino danno la speranza di ottenere quella giustizia che cerchiamo da sempre.

    Abbiamo accolto con piacere le dichiarazioni del nuovo vescovo di Savona Calogero Marino e apprezziamo la sua disponibilità al dialogo, un dialogo che purtroppo non siamo mai riusciti ad avere con il suo predecessore Vittorio Lupi e ci auguriamo che con lui possa diventare qualcosa di concreto.

    Non bisogna dimenticare che quei fatti che hanno distrutto la vita di moltissime persone resteranno indelebili non solo nella loro vita, ma inevitabilmente anche in quella delle loro mogli, dei figli e dei genitori di quelle vittime.

    Fatti non proprio datati come è stato detto, la maggior parte di questi risale infatti a 10-15 anni fa quando don Giraudo gestiva la comunità per minori di Orco Feglino e fu condannato nel 2012 per un reato commesso nel 2005. Situazioni che forse chi di dovere non ha riportato al nuovo vescovo in modo corretto e che riteniamo sia giusto debba conoscere anche perché sarà lui a dover affrontare le ripercussioni dell’azione civile avviata contro la Diocesi di Savona-Noli.

    Lo stesso vescovo ha dichiarato che “le cose evidentemente vanno accertate da un lato senza cedere alle voci calunniose e dall’altro senza minimizzare le ingiustizie”.

    Accogliamo con molto piacere la disponibilità monsignor Calogero Marino nel volerci ascoltare ed incontrare e nei prossimi giorni la Rete L’ABUSO formalizzerà una richiesta per fissare un incontro.

    Naturalmente non pretendiamo di essere ricevuti tutti, almeno non tutti insieme, siamo parecchi e sarebbe piuttosto difficoltoso, ma nella serata di ieri abbiamo già deciso chi andrà a quell’incontro.

    Saranno Mirco Gabossi e Francesco Zanardi come rappresentanti delle vittime di don Nello Giraudo.

    Ci sarà anche una delle vittime del sacerdote Pietro Pinetto la quale preferisce però rimanere anonima.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Sesso con minori: niente carcere per Corrado Fumagalli e don Diego Rota

    Sesso con minori: niente carcere per Corrado Fumagalli e don Diego Rota

    L’inchiesta sulla prostituzione minorile per i quattro imputati giudicati con rito abbreviato si è chiusa con la condanna di tutti a 2 anni di reclusione con sospensione della pena. Questi i nomi: Francesco Bellone, Corrado Fumagalli, Sergio Madureri, Diego Rota

    Adescavano i ragazzini nelle chat virtuali. Li compravano con cene, gelati, ricariche del telefono, giornate da trascorrere nei parchi divertimento o con qualche mancia. Per quattro imputati dell’inchiesta sulla prostituzione minorile condotta dai Carabinieri di Brescia  la vicenda processuale si è chiusa mercoledì mattina. Un epilogo positivo, a giudicare dai volti sorridenti dei rispettivi avvocati. Una dozzina in tutto gli imputati, di cui 6 avevano già scelto di patteggiare una condanna compresa tra i 14 e i 24 mesi.

    Francesco Bellone, 46enne incensurato di Muggiò (Monza e Brianza), Corrado Fumagalli, volto televisivo e presentatore del Sexy Bar, Sergio Madureri, imprenditore 58enne di Parma, e Don Diego Rota, il 45enne ex parroco di Solza, sono stati condannati a due anni di reclusione con pena sospesa: tutti e quattro schivano quindi il carcere e possono rifarsi una vita.

    Due dei tre ragazzini con i quali il prete, l’imprenditore, il conduttore e l’incensurato avrebbero avuto rapporti sessuali a pagamento si sono costituiti parte civile nel processo. A loro il giudice ha riconosciuto una provvisionale compresa tra gli 8 e i 16mila euro.  Una cifra di denaro che il legale di parte civile, l’avvocato Sara Mazzoleni, ha definito “insoddisfacente per il tipo di danno creato ai ragazzi. Agiremo in sede civile affinchè venga riconosciuto un risarcimento maggiore.

    Anche Claudio Tonoli, l’uomo da cui l’inchiesta è cominciata sarà processato con rito abbreviato. Il 56enne sieropositivo è accusato non solo di aver frequentato minori, ma di aver potenzialmente procurato “lesioni gravissime”.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/prostituzione-minorile-fumagalli.html