Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Non stiamo parlando della recensione di un nuovo libro di Marcello Simoni, dal titolo “La diocesi dei cento peccati”, ma di quell’oscuro mondo che si cela a volte dietro la veste di un prelato. La diocesi di Albenga è stata spesso passata al setaccio per alcuni fatti di cronaca nel corso degli anni. Infatti si registrano casi di pedofilia, sacerdoti indagati per abusi sessuali nei confronti di donne, aspiranti sacerdoti con fede debole ammessi in seminario, preti indagati per circonvenzione d’incapace, religiosi fuggiti con i soldi delle parrocchie, alcuni preti sorpresi in locali notturni malfamati e molto altro.

    L’argomento preti, abusi sessuali e pedofilia rappresenta un tema difficile e delicato da trattare perché pone sotto i riflettori una categoria di persone cui vengono affidati i minori perché se ne occupino, perché li formino e non soltanto dal punto di vista dell’educazione. E’ emerso però dall’incrocio di diverse testimonianze che in alcuni casi alcune persone in difficoltà economiche avrebbero acconsentito ad attenzioni sessuali in cambio di denaro.

    Stiamo parlando di un sottobosco diffuso, seppellito e nascosto, di atteggiamenti morbosi, di esplicite attenzioni sessuali e violenze su minori e persone indigenti. Si ha paura di parlarne perché si ha paura di incappare nell’accusa di pregiudizio, nell’avversità e nei confronti del clero.

    Non solo di fronte alle inchieste giudiziarie, ma anche al moltiplicarsi di voci, anche se non sempre controllate, il sentire comune contro la pedofilia è sempre più d’attualità. Vale non soltanto per le diocesi savonesi (Albenga-Imperia e Noli-Savona), ma per tutti quegli ambienti dove prevalga la promiscuità, il contatto, non controllato tra adulti e bambini e tra personaggi abbienti di chiesa e persone indebolite dall’indigenza, che vendono il proprio corpo al costo di sopravvivere.

    Grazie alla sensibilità contemporanea i riflettori si stanno accendendo sulle “volpi del pollaio”, affinché vengano alla luce i casi gravi e condannabili di abuso o di molestie verso i più deboli, quelli che sino a qualche anno fa venivano nascosti o taciuti. A vigilare anche la Rete L’Abuso con Francesco Zanardi, da anni impegnato a tutela delle vittime della pedofilia. Abbiamo raccolto la sua opinione sul passaggio di consegne alla guida della diocesi di Albenga-Imperia.

    Cos’è cambiato dopo l’avvicendamento tra il Vescovo Oliveri ed il nuovo Vescovo Guglielmo Borghetti nella diocesi di Albenga?

    “L’ambiente ecclesiastico della Diocesi di Albenga è sempre stato un luogo limaccioso, contornato di segreti invisibili che negli anni sono stati cementati tra le mura di questa struttura religiosa. Dopo l’insediamento del nuovo vescovo tutto è finito per il momento sotto il tappeto, se ne parla pochissimo quasi come se fossimo in un territorio dove regni l’omertà. Sembra sempre che io ce l’abbia con la chiesa, ma non ce l’ho affatto con la chiesa, comunque con l’arrivo di Borghetti non è cambiato nulla, la chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili e Papa Francesco non sta davvero cambiando le cose. Monsignor Borghetti è arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015, su scelta di Bergoglio, dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, però nulla purtroppo è cambiato. La diocesi di Albenga è da sempre stata un rifugio pecatorum per diversi preti già condannati per pedofilia in altre regioni e poi trasferiti e lì accolti. E’ sempre stata la diocesi degli scandali per tanti anni. Io stesso, da bambino, fui abusato da un sacerdote proprio in questa diocesi, a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Vicenda che si è ultimata con la condanna del prete nel 2012. A causa di questa esperienza con l’associazione abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione e siamo partiti dal fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, ad innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”. 

    E cosa dice di Monsignor Mario Oliveri?

    “Il predecessore di Borghetti, il presule Mario Oliveri, aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. Tra i vari nomi degli scandali possiamo annoverare: quello di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Poi, quello di don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato a quattordici mesi per abusi sessuali su minore nel 1992 a Pinerolo (Torino), quello di don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli. E infine c’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi. Lo stesso Oliveri ha attirato voci pesanti, ma tutto è passato nel dimenticatoio”.

    Ad Albenga si è appena concluso il Giubileo straordinario della Misericordia che ha concesso a migliaia di fedeli tra cui anche sacerdoti, due vescovi e seminaristi, la possibilità di incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre nella confessione dei propri peccati. Un modo semplice per potersi rinnovare agli occhi di Dio, partecipando alle celebrazioni del Giubileo della Misericordia. Lei pensa che questo vuole essere il segno di una pacificazione? 

    “Il vescovo Borghetti ha dichiarato che in quest’anno Giubilare c’è stato ‘un risveglio di passione per Gesù Cristo volto della Misericordia del Padre e che si è trattato di un anno di grazia davvero terapeutico per la nostra diocesi e sono convinto per tutta la Chiesa’. ‘Terapeutico’ è un termine forte, però non penso che un anno Giubilare consenta di cancellare quanto sia accaduto in precedenza. Inoltre, come ci si può sentire di fronte a simili argomentazioni quando secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla nostra rete L’Abuso, esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari. Sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni e ben 5 solo nella diocesi di Albenga”. 

    Il Governo italiano, a differenza degli altri Stati europei, non si è mai occupato in modo approfondito del problema. Cosa pensa sulla posizione di Papa Bergoglio nei confronti delle sue “pecorelle smarrite”?

    “Non c’è peccato che Dio non possa perdonare, ha così dichiarato il Pontefice Francesco. Infatti ha chiarito che ‘l’unica condizione è quella di sentirsi peccatori, perché la misericordia di Dio non cancella l’esistenza del peccato. La Chiesa condanna il peccato perché deve dire la verità. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio’. Bisognerebbe andarlo a dire alle vittime di abuso, che il perdono serva per raggiungere la serenità del cuore e che rappresenti la condizione necessaria per vivere felici. Ma gli abusi di cui si sono macchiati certe persone e che passando attraverso la Porta Santa si siano potute anche redimere, resteranno comunque impuniti. I peccati commessi oltre a rimanere un’impronta negativa, nella vita degli abusati, potranno pur sempre essere perdonati dalla chiesa, ma non da chi li ha subiti”. 

    Maurizio Losorgio

    http://www.savonanews.it/2016/11/15/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/sacerdoti-e-pedofilia-zanardi-con-il-nuovo-vescovo-di-albenga-nulla-e-cambiato.html

  • Prostituzione minorile a Brescia: 12 indagati, tra accusati un parmigiano e un prete

    Prostituzione minorile a Brescia: 12 indagati, tra accusati un parmigiano e un prete

    Sono 12 gli accusati dopo l’inchiesta per prostituzione minorile di Brescia e Bergamo. In attesa di processo anche il parmigiano Sergio Madureri, 59 anni.
    I fatti, accaduti dal 2014 al 2015, riguardano tre ragazzi fra i 16 e i 17 anni che, tramite annunci sui social network Badoo o Facebook, offrivano prestazioni sessuali i cambio di denaro, da 20 a 100 euro, o regali. Stando alle indagini sarebbero 21 le parti offese in tutto, ragazzi dai 15 ai 32 anni, ma uno solo si è costituito parte civile.
    Alcuni appuntamenti sarebbero avvenuti di alcune delle persone sotto accusa mentre gli altri erano incontri in macchina nei parcheggi di supermercati e del cimitero delle due città.
    Il pm di Brescia Ambrogio Cassiani lo scorso aprile aveva chiuso l’inchiesta che a febbraio aveva portato all’emissione di 12 ordinanze di custodia cautelare. Tutti gli indagati erano sotto gli arresti domiciliari e a giugno le prime 4 sentenze per alcuni bresciani: due patteggiamenti, una condanna ed un rinvio a giudizio.
    Oggi, 7 novembre, nel corso dell’udienza preliminare il pm Cassiani ha chiesto condanne da un minimo di due anni e otto mesi ad un massimo di tre anni e sei mesi per quattro adulti ritenuti responsabili. I quattro imputati sono il presentatore televisivo Corrado Fumagalli, il parroco bergamasco Don Diego Rota, Sergio Madureri di Parma e Francesco Bellone. La sentenza è attesa per l’udienza del prossimo 30 novembre.
    Gli accusati, come riferisce L’Eco di Bergamo, sono: Don Diego Rota, 46 anni, ex parroco di Solza (dopo l’arresto sostituito dalla Curia con un amministratore parrocchiale); Cristian Zilli, 43, di Treviglio, ex allenatore delle giovanili dell’Acos Treviglio; Corrado Fumagalli, 48, di Pognano, presentatore di programmi tv a luci rosse; Egidio Bosio, 53, di Albino, ex guardia giurata e agente della polizia locale di Boltiere; Pier Luigi Rossi, 49, assicuratore di Bergamo; Ettore Tucci, 40, sardo residente a Bergamo, impiegato ed ex volontario del gruppo cinofilo di Fiorano al Serio; Francesco Bellone, 46, di Muggiò; Sergio Madureri, 59, di Parma; Renato Ernesto Messina, 52, di Vigevano; Gerardo Morana, 47, di Cinisello Balsamo; Claudio Tonoli, 55, di Collebeato (Brescia); Massimo Zoli, 46, di Milano.
    http://www.parmapress24.it/2016/11/07/prostituzione-minorile-brescia-12-indagati-accusati-un-parmigiano-un-prete/
  • Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

    Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

    Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

    Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

    In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

    Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

    Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

    Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

    L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

    Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

    Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

    Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

    Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

    Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

    Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

    frazan

  • Brasile: Indagano un sacerdote per avere messo incinta una ragazza di 15 anni

    Brasile: Indagano un sacerdote per avere messo incinta una ragazza di 15 anni

    Secondo la sua familia, la vittima frequentava regularmente la chiesa fin da piccola ed era molto religiosa

    La giustizia in Brasile castiga con condanne da otto a quindici anni di carcere chi ha relazioni sessuali con minori di 14 anni.

    Río de Janeiro. Un sacerdote del Brasile, Vitoriano Campos Ambrósio, viene indagato per il sospetto di avere ingravidato una ragazza che ora ha 15 anni, hanno informato oggi fonti ufficiali.

    Il vescovo della diocesi di Quixadá, Angelo Pignoli, ha tolto Ambrósio dall’incarico ed ha assicurato, in una dichiarazione all’ Agencia Brasil dello stato,  che il sacerdote avrebbe riconosciuto i fatti.

    La Polizia dello stato di Ceará (nord est) ha informato che sta indagando sul caso, accaduto nella località di Quixeramobim, e che sta cercando di costatare l’età della vittima al momento in cui si è avvenuto l’atto sessuale.

    La legislazione brasiliana castiga con condanne tra otto e quindici anni di carcere chi ha relazioni sessuali con minori di 14 anni, cosa che considera un delitto di “violazione di vulnerabile”.

    La madre della giovane, la cui identità non è stata divulgata, ha detto alla polizia che sua figlia frequentava regolarmente la chiesa fin da piccola e che era molto religiosa.

    La minore è figlia di una coppia divorziata, che oltretutto è povera, e viveva con la nonna paterna.

    Il vescovo ha sospeso Ambrósio dall’incarico di sacerdote come misura cautelare ed ha annunciato che sarà sottoposto ad un processo giuridico-canonico davanti alla Santa Sede.

    La diocesi ha offerto alla giovane assistenza psicologica e prenatale nella maternità che dirige l’istituzione, anche se il vescovo ha assicurato che la responsabilità economica di assistere il bambino sarà del sacerdote, in qualità di padre.

    Fonte: EFE

  • Prostituzione minorile, le indagini proseguono: “Don Diego ha fatto sesso con ragazzini: pagava da 20 a 50 euro”

    Prostituzione minorile, le indagini proseguono: “Don Diego ha fatto sesso con ragazzini: pagava da 20 a 50 euro”

    Nomi eccellenti, in tutta la Lombardia. Travolti dall’inchiesta sulla prostituzione minorile, ora chiusa senza nessuna richiesta di archiviazione. Tutto è partito da Brescia, dalle indagini su Claudio Tonoli, il 55enne sieropositivo che avrebbe consumato rapporti sessuali con minorenni pur sapendo di avere l’Aids. Da quell’inchiesta venne aperto un mondo: nascosto, subdolo, vissuto in prima persona da ragazzini e insospettabili.
    I nomi: in tutto sono 12 gli indagati. Oltre a Claudio Tonoli anche Francesco Bellone, Egidio Bosio (agente di Polizia Locale), Corrado Fumagalli (conduttore televisivo), Servio Madureri, Renato Ernesto Messina, Gerardo Morana, Pier Luigi Rossi, Diego Rota (ex parroco di Solza), Ettore Tucci, Cristian Zilli (allenatore di calcio), Massimo Zoli.
    Dall’inchiesta emergono particolari inquietanti. L’agente di Polizia Locale Egidio Bosio avrebbe pagato dai 50 ai 70 euro due ragazzi minorenni: tariffa variabile in base a quanto “consumato”. Agli atti anche quanto avrebbe fatto l’ex parroco di Solza, nella bergamasca, don Diego Rota.
    Pare che pagasse i giovani dai 20 ai 50 euro, anche in questo caso a seconda delle prestazioni. Ad un ragazzo avrebbe regalato un cellulare, dopo aver contrattato un “pacchetto” da cinque incontri.
    http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-prostituzione-minorile-indagini-aprile-2016.html

     

  • Sesso coi minori, ecco il “tariffario” della vergogna

    Sesso coi minori, ecco il “tariffario” della vergogna

    Nell’inchiesta sui minorenni adescati in Internet portata avanti dalla Procura di Brescia e che ha visto finire nei guai “il re dell’hard nostrano”, Corrado Fumagalli, noto come conduttore della trasmissione “Sexy bar” e fondatore di un canale dedicato al mondo interista, che si trova in questo periodo in Brasile, emerge un vero e proprio tariffario delle prestazioni sessuali. Si va, secondo quanto afferma la Procura, dai cinque euro per una palpatina ai 100 euro per un rapporto completo tra le mura domestiche, passando per le 20-30 euro per rapporti fugaci in auto.

    Intanto, il sacerdote coinvolto, don Diego Rota, nel corso dei primi interrogatori, ha fatto davanti al gip le prime ammissioni, sottolineando – secondo quanto afferma il suo legale, Roberto Bruni – di provare “una profonda angoscia per questa vicenda, soprattutto per le famiglie dei ragazzi”. Nell’inchiesta è finito anche Claudio Tonoli, 56 anni, sieropositivo da una ventina, che è accusato anche di aver infettato alcuni ragazzini volontariamente.

    L’uomo, nel corso dell’interrogatorio, ha respinto le accuse di un ragazzino, sostenendo di non averlo mai incontrato. “Con quel minorenne che mi accusa ho avuto solo uno scambio di sms, un paio di messaggio via WhatsApp, nessun incontro. Tantomeno rapporti sessuali”, avrebbe affermato Tonoli, secondo quanto rivela il suo avvocato, Enzo Bosio, che spiega come “il mio cliente ha confermato solo di aver contattato quel ragazzo dopo aver visto il suo annuncio sul sito di incontri Badoo”, ma si trattava di messaggi “in cui peraltro non si fa alcun cenno al pagamento di una somma di denaro per una prestazione sessuale”.

    http://www.direttanews.it/2016/02/16/sesso-coi-minori-ecco-il-tariffario-della-vergogna/

  • Prostituzione minorile,  le prime ammissioni del parroco «Soffro per le famiglie dei ragazzi»

    Prostituzione minorile, le prime ammissioni del parroco «Soffro per le famiglie dei ragazzi»

    Interrogato dal gip don Diego Rota ha parlato di «profonda angoscia». L’ipotesi del patteggiamento. Anche altri indagati confermano gli incontri con i giovanissimi. Non si esprimono invece gli avvocati del vigile Egidio Bosio, in servizio a Boltiere

    Un interrogatorio di venti minuti, poi un breve scambio di opinioni con i suoi avvocati, Roberto Bruni e Alessandro Zonca, e l’allontanamento dal tribunale, scegliendo il retro, mentre i legali incontravano la stampa e i fotografi. Di fronte al giudice delle indagini preliminari di Brescia Alessandra Sabatucci, sono arrivate le prime ammissioni di don Diego Rota, 45 anni, parroco di Solza fino a mercoledì, quando gli è stata notificata la misura degli arresti domiciliari poi resa nota in serata da un comunicato della Curia di Bergamo. L’accusa, per il sacerdote e altre 10 persone agli arresti, di cui quattro bergamasche, è di prostituzione minorile, con una pena edittale prevista da 1 a 6 anni di reclusione.

    «Il nostro assistito ha collaborato rispondendo alle domande del gip — ha dichiarato l’avvocato Bruni all’uscita dal tribunale di Brescia —. Don Diego Rota prova grande angoscia per tutta questa vicenda». Parole che il parroco stesso ha rivolto al magistrato, prima di rispondere alle domande: «Provo profonda angoscia per tutta questa vicenda e in particolare per le famiglie dei ragazzi minorenni coinvolti». L’interrogatorio non sarebbe sceso troppo nello specifico dei sette episodi, o meglio dei sette incontri con due minorenni in occasioni diverse, contestati al sacerdote. Ma da parte dell’indagato ci sarebbe stata una sostanziale conferma del quadro accusatorio, un riscontro nemmeno troppo sfumato sui contenuti dell’inchiesta del pubblico ministero Ambrogio Cassiani e dei carabinieri.

    Il domicilio per gli arresti è intanto cambiato: don Diego Rota, di Colognola, non sta più nella casa della parrocchia di Solza dove ha svolto il suo ministero dal 2012 fino a settimana scorsa. È stato sostituito da un amministratore parrocchiale e anche la Curia ha ritenuto opportuno che la misura cautelare non venga scontata in quella stessa sede. Quanto alla strategia difensiva, è ancora presto per averne certezza, ma vista l’impostazione di ieri di fronte al gip, è verosimile che il sacerdote voglia riflettere su un patteggiamento.

    Per lui e per altri indagati sarebbe la strada più rapida per uscire da una vicenda delicata che fa scalpore e attrae attenzione mediatica. Un altro degli undici accusati, Pierluigi Rossi, 49 anni, di Bergamo, assistito dall’avvocato Luigi Villa, ieri ha sostanzialmente confermato gli incontri con i ragazzini nella zona di Seriate, che gli vengono contestati nella misura cautelare. Il gruppo di minori è il fulcro dell’inchiesta: dopo la denuncia partita dalla mamma di un componente del gruppo, nell’estate del 2014, gli altri amici sono stati ascoltati dai carabinieri e dal pubblico ministero, citando uno a uno tutte le persone finite sotto inchiesta. Collaborativi, ieri di fronte al giudice, anche Francesco Bellone, di Muggiò, 46 anni, Sergio Madureri, parmense di 59 anni e Renato Messina, di Vigevano, 52 anni. Restano invece avvolte dalla massima riservatezza le dichiarazioni di Egidio Bosio, vigile a Boltiere ed ex guardia di un istituto di vigilanza: «Evitiamo qualsiasi commento», ha dichiarato ieri il suo avvocato Matteo Anzalone, che lo assiste con la collega Eleonora Radaelli. Mentre Claudio Tonoli — già indagato per lesioni aggravate in un’altra inchiesta in cui gli si contesta di aver cercato rapporti sessuali non protetti nonostante la consapevolezza di aver contratto l’Hiv — ha respinto le contestazioni: «Mai avuto rapporti con quei ragazzi, c’è stato solo lo scambio di alcuni messaggi tramite WhatsApp».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/16_febbraio_16/prostituzione-minorile-prime-ammissioni-parroco-soffro-le-famiglie-ragazzi-660f4706-d486-11e5-8855-fe9a1275bf2e.shtml

  • Il parroco che adescava i ragazzini: «Dobbiamo farlo venti volte»

    Il parroco che adescava i ragazzini: «Dobbiamo farlo venti volte»

    Don Diego Rota, di Solza (Bergamo), ai domiciliari con l’accusa di prostituzione minorile insieme ad altri dieci indagati tra cui un vigile e un allenatore. Gli incontri al parco, fuori dal cimitero e nel parcheggio del supermercato. I contatti su Badoo

    di Armando Di Landro (adilandro@corriere.it)

    Il sacerdote raggiungeva il piazzale di fronte al cimitero di Seriate a bordo del suo Suv Lexus, con i vetri scuri. E, secondo l’accusa, consumava lì, quando poteva, i suoi rapporti sessuali con due minorenni che vivono nella zona. L’allenatore di calcio, Cristian Zilli, di Treviglio, impiegato, sposato, avrebbe invece incontrato i ragazzini all’Oasi, sempre a Seriate, nel Parco del Serio. E il vigile Egidio Bosio, in servizio a Premolo e Boltiere, che dava appuntamento all’Iper, li avrebbe invece portati a casa sua, ad Albino.

    Il cliente malato di Hiv già arrestato

    È dietro il volto di un prete, don Diego Rota, 45 anni, di Solza (Il nuovo corso e la trasparenza della Curia di Riccardo Nisoli), e di altri uomini normali con un lavoro altrettanto normale, che si nasconde il giro di prostituzione tutto bergamasco svelato dall’inchiesta della procura e dei carabinieri di Brescia. Per 11 indagati, tutti agli arresti domiciliari, l’accusa è di prostituzione minorile, punita con pena da sei a dodici anni di reclusione. Tra loro anche un personaggio che ha già fatto parlare di se: il bresciano Claudio Tonoli, affetto da Hiv, arrestato nell’ambito di un’indagine della polizia locale di Montichiari per tentate lesioni e prostituzione minorile, perché cercava rapporti non protetti pur sapendo della sua patologia.

    Il «piano» dei ragazzini: «Così tiriamo in giro i gay»

    Ma c’è altro, nell’inchiesta bresciana, c’è la mercificazione del sesso da parte di minorenni bergamaschi, ragazzini altrettanto normali di 16 e 17 anni, che non vivono affatto in condizioni di precarietà ma accettano l’idea che per cambiare lo smartphone, o avere 100 euro in tasca, si possano avere rapporti orali, o completi, con «clienti» cinquantenni o poco più giovani. Tutto è nato da loro, i minori, in particolare da un ragazzo che passa l’estate del 2014 a Seriate, dal papà, mentre di solito sta dalla madre a Brescia. È lui a conoscere altri quattro bergamaschi della sua età (uno in realtà di origine ucraina) che frequentano più amici nella cittadina dell’hinterland. E sono loro a raccontargli di Badoo e degli incontri che si possono avere tramite quel sito. «Così tiriamo in giro i gay…», gli spiegano. Finché anche lui crea un profilo, conosce «Emil», in realtà il bresciano Francesco Zani, e riceve qualche regalo. Ma la mamma si accorge di messaggi sul telefonino da persone sconosciute , chiama i carabinieri, partono le indagini e poi il processo: «Emil» viene condannato. E i militari continuano a indagare, risalgono ai quattro ragazzini, studiano i loro profili di Badoo, spuntano tanti nomi.

    Quell’sms di don Diego: «Abbiamo appena cominciato»

    Don Diego Rota, sacerdote brillante e apprezzato a Solza, si fa chiamare «Marco». Gli vengono contestati sette episodi di rapporti consumati e un tentativo. In sei casi incontra uno dei bergamaschi, in due con l’ucraino. Due minori del gruppo sono anche fratelli. Uno chiede al sacerdote in un messaggio «ma quante volte lo dobbiamo ancora fare gratis?». E «Marco» risponde: «Abbiamo appena cominciato, ce ne hai per 15 volte su 20 pattuite. Se fai meglio e se non mi bidoni potrei scontarne qualcuna». Come se il «prodotto» acquistato prevedesse anche una certa soglia di gratuità.

    Pagati con pochi euro e telefonini

    Ma è dopo i rapporti con lui che il ragazzino si arrabbia, torna a casa, accenna a sfasciare mobili e altri oggetti. «Ha una lieve patologia», scrive il gip, in seguito ad accertamenti dei carabinieri all’ospedale Bolognini. E il fratello tentava di aiutarlo. Ma a Seriate, in luoghi diversi, arrivano anche l’allenatore dell’Acos Treviglio Cristian Zilli, il vigile in servizio a Boltiere e Premolo, Egidio Bosio, gli impiegati di città Ettore Tucci e Pier Luigi Rossi. Tutti in cerca di quei minorenni che, scrive il gip di Brescia, «rendevano nota in anticipo la loro età, senza mentire». Tutti – ma non si conosce ancora la loro versione difensiva (lunedì gli interrogatori di garanzia) – in cerca di rapporti orali da pagare con poche decine di euro o, nel caso del sacerdote, con un telefonino. I minori vedono le foto dei clienti nelle caserme dei carabinieri, e li riconoscono uno a uno. Ma in molti casi, secondo il giudice, pur essendo affidabili nei riconoscimenti, mentono sui rapporti che hanno avuto. Questione di vergogna, o di smarrimento.

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/16_febbraio_12/parroco-che-adescava-ragazzini-dobbiamo-farlo-venti-volte-05a6d81a-d158-11e5-9819-2c2b53be318b.shtml

  • Ancora polemica per la presenza di Don Pinetto nella parrocchia di piazza Bologna: fedele scrive a Lupi

    Ancora polemica per la presenza di Don Pinetto nella parrocchia di piazza Bologna: fedele scrive a Lupi

    “La parola misericordia è in voga, ma esprimo il mio intenso disappunto. Confido in una giustizia differente rispetto a quella umana”

    Savona. Una lettera indirizzata a monsignor Vittorio Lupi, vescovo della diocesi di Savona-Noli. A scriverla è un fedele che, con toni estremamente pacati, ma altrettanto decisi, critica la scelta di collocare Don Pietro Pinetto come collaboratore nella parrocchia di San Pietro da Paola, in piazza Bologna a Savona.

    Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera: “Buongiorno, non Le faccio perdere tempo e vado al cuore di ciò che intendo comunicarLe tramite lettera aperta inviata anche a principali mezzi di informazione. So che da diverso tempo Lei ha deciso di trasferire nella parrocchia di Piazza Bologna, nel cuore del quartiere più popoloso di Savona , un prete ‘assolto’ dall’infamante accusa di pedofilia, scrivo la parola ‘assolto’ tra virgolette in quanto essa deriva da prescrizione, non perché il fatto non sia accaduto”.

    “Lei – prosegue la lettera – sarà sicuramente a conoscenza delle peculiarità del quartiere almeno per averle lette dagli articoli pubblicati di recente e sarà di certo edotto circa il fatto che in quella parrocchia, vengono portati molti bambini. Scrivo solo ora perché ho atteso l’ufficializzazione a mezzo stampa della sentenza ma, si fidi, ho meditato molto prima di farlo come di certo voglio credere avrà fatto anche Lei. Comprendo che siamo nel periodo in cui è tornata in voga la parola misericordia(parola perché i fatti sono molto differenti), capisco che occorre perdonare (ma anche aiutare il peccatore a non ripetere il peccato), comprendo che bisogna porgere l’altra guancia (la propria, non quella degli altri) non giudico il Suo operato in quanto Lei ha una visione differente rispetto alla mia e magari le Sue ragioni sono validissime, ma mi permetto di esprimerLe tutto il mio vivo, forte ed intenso disappunto”.

    “Le auguro di essere sempre in pace con la Sua coscienza. Rispettosamente Le porgo i miei saluti confidando in una giustizia differente rispetto a quella umana che si sa essere molto limitata, giustizia superiore di cui Lei dovrebbe essere garante” si conclude la lettera firmata dal fedele.

    http://www.ivg.it/2016/02/ancora-polemica-per-la-presenza-di-don-pinetto-nella-parrocchia-di-piazza-bologna-fedele-scrive-a-lupi/

  • SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    Il gip Giorgi: «Ignorata la vittima dodicenne, diocesi impegnata a tutelare la propria immagine»

    SAVONA. Amarezza, «amarezza per una vicenda che,prima che processuale, umana» di un giovane seminarista che «per anni privo di una qualunque tutela, inascoltato dai genitori, percosso dal padre e ignorato dai vertici della curia, il cui unico interesse sembra fosse quello di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei fanciulli affidati al seminario per assumere a loro volta, l’alto e gravoso incarico di pastori di anime» Un macigno. Un decreto di archiviazione ancora più pesante di un’eventuale condanna quello depositato nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi nell’ambito di un procedimento a carico di don Pietro Pinetto per calunnia nei confronti della sua vittima e di chiunque avesse riportato quei fatti (due giornalisti e Francesco Zanardi). Una presa di posizione forte del magistrato savonese che fa seguito a quella dell’archiviazione per prescrizione di monsignor Dante Lafranconi dall’accusa di concorso in pedofilia nel caso dell’allora don Nello Giraudo. L’ex vescovo di Savona e Noli, per il gip,sapeva degli abusi perpetrati da don Nello, ma lo avrebbe coperto pentendosi di avergli concesso l’apertura di una casa di accoglienza per i minori a Voze. E se Lafranconi sapeva degli abusi di don Nello, la chiesa savonese sapeva dei comportamenti anomali di don Pietro Pinetto all’interno del Seminario di via Ponzone. Erano gli anni Settanta quando almeno due ragazzini sono stati presi di mira dal prete. E secondo gli inquirenti dalle indagini avviate nei confronti di don Pinetto, difeso dall’avvocato Marco Altamura, sarebbero emersi«elementi di prova univoci, precisi e concordanti» sulle condotte «plurime» di presunte violenze sessuali commesse nel1974 ai danni di S.P. e di altri giovani che frequentavano la struttura e dei quali Pinetto doveva prendersi cura. Da qui anche la mancanza di diffamazione e calunnia nei suoi confronti. Una vicenda venuta alla luce solo recentemente (per questa ragione il caso delle violenze sessuali, o meglio atti di libidine violenti è stato archiviato per prescrizione), nel 2013 in seguito alla denuncia esposto presentata dalla vittima degli abusi che si era decisa a vuotare il sacco(«néper soldi,néper altro») e che era stata denunciata di diffamazione da don Pinetto. Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro ha così incaricatola squadra mobile di far luce su quegli anni nonostante la certezza della prescrizione e dopo un viaggio in Sardegna, a casa dei genitori di S. P. la vicenda ha subito una frenetica accelerazione. E quei terribili fotogrammi di vita ecclesiale sono stati impressi in maniera indelebile. E imbarazzante.

    Giovanni Ciolina Il Secolo XIX Savona

    Leggi il testo completo dell’interrogatorio