Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PRETE ARRESTATO PER ABUSI: VESCOVO, FATTI GRAVI DA VALUTARE

    PRETE ARRESTATO PER ABUSI: VESCOVO, FATTI GRAVI DA VALUTARE

    PRETE ARRESTATO PER ABUSI: VESCOVO, FATTI GRAVI DA VALUTARE

    Il vescovo, monsignor Luciano Monari e l’ausiliario monsignor Francesco Beschi, si sono detti “addolorati profondamente”.

    “Don Marco Baresi e’ un sacerdote conosciuto e stimato da moltissime persone. Gli incarichi che gli sono stati affidati sono espressione e riconoscimento di una stima diffusa e avvalorata – hanno fatto sapere in una nota stampa congiunta -. Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato. Il dramma di chi e’ vittima di pedofili non puo’ essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti, ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave ed e’ innocente e’ pure di grande portata. Il provvedimento della magistratura e’ forte e doloroso.
    Confidiamo che si giunga il piu’ rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilita’. Manifestiamo la nostra vicinanza a don Baresi, alla sua famiglia, al Seminario e a tutte le persone coinvolte”. (AGI)

    http://www.agi.it/milano/notizie/200711271…mi1055-art.html

  • Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    4/11/2007 (8:30) – OFFENSIVA LEGALE DEL VATICANO
    Un Perry Mason per i preti pedofili

    Nella foto d’archivio, parenti di ragazzini molestati da religiosi negli Usa protestano in piazza San Pietro

    All’americano Lena il contenzioso sugli abusi sessuali
    FILIPPO DI GIACOMO
    ROMA
    Sulla porta dell’ufficio che occuperà, nella segreteria di Stato vaticana, c’è già il suo nome. Si chiama Jeffrey Lena l’avvocato americano che la Santa Sede ha assunto per occuparsi del contenzioso che la oppone, in vari stati del mondo, alle vittime di abusi sessuali da parte di preti. Questa, la motivazione ufficiale. Quella ufficiosa, suggerita dai fatti recentemente accaduti anche dentro le mura leonine, appare confermata dalla collocazione dell’ufficio dell’avvocato Lena, situato a metà strada tra la sezione amministrativa e quella legale del Vaticano. Insomma, una sorta di addentellato dell’ufficio del personale e di quello disciplinare, per un problema che sembra decisamente avviarsi ad essere seriamente preso in mano. La Chiesa Cattolica è l’unica confessione cristiana ad avere un sistema di archivi completo e preciso. E dall’analisi delle cartelle dei 150 mila sacerdoti e religiosi che hanno servito la Chiesa negli Usa dagli Anni Sessanta al 1980, risulta che le accuse di pedofilia hanno colpito circa 500 persone, quindi lo 0,3% del clero e dei religiosi. Le accuse che poi sono state anche provate, fanno scendere la statistica allo 0,2%. I dati americani risultano confermati anche dallo studio incrociato condotto negli archivi di altre circoscrizioni ecclesiastiche.

    Tuttavia, gli stessi studi, fanno emergere una situazione più complessa sulla presenza di ministri consacrati di indole omosessuale. Quanti siano, non è dato sapere. Qualche anno fa Donald Cozzens, il rettore del seminario cattolico di Cleveland, in The Changing Face of the Priesthood, riportava tassi che oscillavano dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, suggerisce invece, probabilmente in modo più compiuto, che il tasso tra gli ordinati attualmente in servizio si attesta sotto il 20%, cioè con una percentuale da 7 a 8 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. Come sostiene Michael Rose nel suo libro Goodbye! Good Men, c’è un’attiva sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa Cattolica. Frutto, secondo molti, della confusione conseguente alla rivoluzione sessuale degli Anni 60 associata ai tumulti dottrinali e disciplinari conseguenti al Concilio Vaticano II ed alla maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società. Il tutto, in un mix che ha facilitato agli omosessuali attivi l’ammissione al sacerdozio e, non di rado, ha creato l’ambiente per la loro cooptazione ad incarichi importanti. Con le strutture vaticane ormai non in condizione, per ovvi motivi, di controllare alcuno, il compito dell’avvocato Jeffrey Lena appare importante e, probabilmente, destinato a diventare presto assai ingrato.

    Così appare anche il lavoro che il cardinale Giovan Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, sta svolgendo in questo particolare momento della vita della Chiesa. Voci insistenti lo danno prossimo alla cessazione dell’incarico per un oscuro intreccio con le vicende del suo amico Antonio Fazio e di altri personaggi coinvolti in bancopoli. Un quotidiano lo aveva indicato, qualche mese fa, destinatario del fervorino che un Fiorani, appena uscito dal carcere avrebbe indirizzato a un non meglio precisato porporato: «Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io v´ho sempre dato i soldi in contanti, e tutto andava bene. Poi, quando una persona è in disgrazia non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o se sta male». La risposta del porporato sarebbe stata: «La Chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano». E Fiorani, di rimando: «Sì, è vero, è fatta di uomini, ma io sto parlando con lei, non sto parlando con un parroco di campagna».

    Perché poi, notizie non pubblicate di recente tornino a circolare ogni volta che la Santa Sede deve provvedere ad una nomina importante, sembra abbastanza facile da spiegare. Ormai è chiaro che l’edizione ecclesiastica del manuale Cencelli non funziona più. E la Congregazione dei Vescovi ha ripreso a fare il proprio mestiere. Monsignor Domenico Segalini, il vero organizzatore della giornata mondiale della gioventù del 2000, conterraneo e amico del cardinale Re, è stato nominato ieri assistente generale dell’Azione Cattolica. Il Papa lo ha preferito a don Gianni Ambrosio, ruiniano, attuale assistente spirituale della Cattolica di Milano. A Palestrina, diocesi finora retta da monsignor Segalini, potrebbe essere destinato uno di quei personaggi che la regola del promoveatur ut amoveatur vorrebbe già allontanati da Roma.

  • “In seminario si parla di sesso e scandali”

    “In seminario si parla di sesso e scandali”

    Inizia il nuovo anno scolastico del seminario di Como e il giornale clericale “Il corriere di Como” intervista il rettore del seminario, che, nell’ammettere la crisi di vocazioni si slancia in una difesa di una delle peggiori istituzioni della storia della chiesa cattolica.

    L’intervistatrice fa un errore quando dice che il prossimo anno ben 40 seminaristi diverranno preti. In realtà i seminaristi sono in totale 34, di cui 27 al seminario maggiore e 7 i pedoseminaristi del minore; solo 3 seminaristi sono all’ultimo anno di studio e saranno ordinati sacerdoti. Qualche tempo fa la diocesi di Como ordinava una decina di preti l’anno.

    Nessun tabù In seminario si parla di sesso e scandali

    Sette anni di formazione a 360 gradi, senza tabù né argomenti off-limits, dagli studi teologici alla morale, dal percorso spirituale a quello umano, compresa la sfera affettiva e sessuale. Alle notizie di scandali e bufere che coinvolgono i sacerdoti, la Chiesa lariana risponde giocando la carta della prevenzione, puntando tutto sulla preparazione dei seminaristi e sulla valutazione scrupolosa sotto ogni punto di vista di ogni singola vocazione.
    «Da tempo c’è una crisi di vocazioni – chiarisce subito il rettore del seminario di Como, don Andrea Caelli – Il percorso per arrivare all’ordinazione sacerdotale è lungo e complesso, prevede discernimento molto forte, la vocazione viene rimessa quotidianamente in discussione. Non tutti quelli che si avvicinano al seminario arrivano all’altare, negli ultimi dieci anni una quarantina di giovani è tornata a casa».
    La ‘selezione’ iniziale avviene ancora prima di entrare in seminario. I ragazzi che vogliono intraprendere il percorso del sacerdozio frequentano un anno propedeutico.
    «È la prima vera esperienza di discernimento – dice don Andrea – Tutti i giovani, che in genere hanno età diverse e provengono da percorsi di vita molto distanti l’uno dall’altro sono chiamati a fare per un anno vita comunitaria in una casa messa a disposizione dalla parrocchia di Maccio. Frequentano la scuola in seminario ma vivono fuori. È un anno in cui toccano con mano la realtà, passano da una visione ideale a una molto più concreta e spesso fanno anche la scelta di tornare a casa».
    In seminario, la formazione prevede un biennio iniziale e quindi un triennio teologico prima dell’anno di diaconato, l’ultimo gradino verso l’altare. «Chi inizia teologia oggi non si considera più come se già fosse un prete – dice il rettore – Al contrario, il cammino di discernimento è continuo e a volte sono gli educatori stessi a suggerire ai ragazzi di provare a fare altre esperienze, di prendere strade diverse, di riconsiderare la propria vocazione».
    La preparazione comprende naturalmente la sfera teologica e pastorale, ma senza tralasciare la sfera umana e spirituale.
    «Oggi i ragazzi entrano in seminario dopo i 20 anni – dice don Andrea – e hanno avuto negli anni precedenti un percorso identico a quello dei loro coetanei, comprese relazioni affettive. I seminaristi, così come i preti, sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e fragilità. Si parte dunque dalla conoscenza dei propri doni ma anche dei propri limiti per valutare se davvero questi giovani possano proseguire il cammino di donazione a Gesù nella Chiesa a servizio della nostra società».
    «È compito del seminario verificare le qualità umane dei ragazzi – continua don Andrea – capire se sono capaci di amore gratuito e incondizionato, se sanno assumersi responsabilità e anche se sanno fare propria la scelta del celibato. L’aspetto affettivo e sessuale è parte integrante di ogni persona, e i seminaristi non fanno certo eccezione. È naturale quindi che questo aspetto venga verificato e affrontato. È previsto un accompagnamento garantito da due specialisti laici, tra i quali una donna. Eventuali difficoltà nella sfera affettiva, sessuale e relazionale in genere emergono durante il percorso di formazione perché c’è una grande attenzione a tutti questi aspetti». Gli scandali e le vicende di cronaca che coinvolgono i preti, dai casi di presunti abusi sessuali alla pedofilia, non restano mai fuori dalla porta del seminario. «Non esistono tabù – conferma don Andrea – Parliamo di tutti questi casi, preghiamo per i sacerdoti coinvolti, ci confrontiamo a livello personale e comunitario. Queste situazioni sono un’ulteriore spinta a garantire la più assoluta serietà nel percorso di formazione. Nessun aspetto viene tralasciato, anche perché le tentazioni e le provocazioni oggi sono maggiori e continue. In seminario viene ampiamente affrontato senza preconcetti anche il tema dell’omosessualità, una caratteristica che in molti casi è inconciliabile con l’ordinazione sacerdotale».
    E il sacerdote che sbaglia’
    «Come qualsiasi uomo il prete può sbagliare – conclude don Andrea Caelli – La chiesa come madre protegge chi sbaglia, ma questo non significa ignorare i problemi. Non commento casi di cronaca di cui non ho informazioni dirette, ma posso dire che in seminario c’è la massima serietà nel valutare eventuali fragilità che possono incidere sulla missione del sacerdote. E, in questi casi, la rinuncia all’ordinazione diventa inevitabile».

    Anna Campaniello

    Seminario: l’età di accesso si è di nuovo abbassata.
    Quaranta ragazzi, dal gruppo di esterni che frequenta le scuole superiori ai giovani diaconi che entro un anno saranno consacrati sacerdoti. È la fotografia degli allievi del seminario vescovile di Como, da sempre punto di riferimento per la formazione dei futuri preti dell’intera diocesi.
    «Il seminario minore di fatto non esiste più – spiega don Andrea Caelli, il rettore – Abbiamo al momento 7 adolescenti che hanno manifestato la vocazione sacerdotale ma, vista la giovane età, frequentano le scuole superiori e vivono all’esterno, pur seguendo un percorso spirituale».
    L’avvicinamento al seminario avviene poi con un anno propedeutico, un percorso che quest’anno è seguito da sei giovani che fanno vita comunitaria nella parrocchia di Maccio.
    L’inserimento nella comunità stabile del seminario avviene al termine di questo anno. Oggi, il biennio iniziale vede la presenza di 12 ragazzi, mentre sono 12 quelli che hanno già raggiunto il triennio teologico. Infine, sono 3 i giovani che hanno iniziato l’anno di diaconato, ultimo passo verso la consacrazione sacerdotale.
    «Nell’ultimo decennio l’età media di ingresso in seminario si era alzata notevolmente, con la presenza di uomini di 35-40 anni – spiega don Andrea Caelli – Oggi invece questo dato si è nuovamente abbassato, e i ragazzi che iniziano il percorso verso il sacerdozio hanno in genere dai 19 ai 26 anni, un elemento che considero positivo. Le famiglie sono sempre coinvolte nel percorso di formazione, anche se oggi la maggior parte dei genitori fa molta fatica ad accettare e incoraggiare questa vocazione dei figli».

    Anna Campaniello – corrieredicomo.it

  • Nel mirino dei laici del centrosinistra l’ex procuratore di Terni

    Nel mirino dei laici del centrosinistra l’ex procuratore di Terni

    Nel mirino dei laici del centrosinistra l’ex procuratore di Terni

    IL CSM apra un fascicolo su Cesare Martellino, l’ex procuratore di Terni a cui si sarebbe rivolto don Pierino Gelmini per un aiuto, dopo l’apertura dell’inchiesta nella quale è accusato di presunti abusi sessuali nei confronti di giovani tossicodipendenti della sua comunità di recupero. La richiesta è stata formalizzata al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli dai laici del centro-sinistra.

    Nell’atto depositato i 4 consiglieri che compongono il gruppo – Mauro Volpi, Vincenzo Siniscalchi, Letizia Vacca e Celestina Tinelli – fanno riferimento alle notizie di stampa, secondo le quali l’ex procuratore di Terni, ora all’Aja come rappresentante italiano ad Eurojust, in un colloquio intercettato con don Gelmini avrebbe detto:«Dobbiamo vederci per pianificare una strategia». Il magistrato avrebbe inoltre incontrato all’Aja un collaboratore del sacerdote. Nel 2002 Martellino da procuratore di Terni aveva concluso con l’archiviazione un’indagine analoga a carico del fondatore della comunità Incontro, accusato di abusi sessuali da due ospiti di Amelia; dichiarazioni ritenute invece dalla nuova indagine meritevoli di approfondimento. Il giudice Martellino preferisce non commentare la vicenda e riferendosi alle frasi che gli vengono attribuite le definisce «destituite di ogni fondamento, mai pronunciate. Di questa vicenda non so nulla».

    domenica 23 settembre 2007

    http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1285764

  • La curia di Firenze si chiude a riccio a difesa del suo vescovo e invoca la mordacchia della censura:

    La curia di Firenze si chiude a riccio a difesa del suo vescovo e invoca la mordacchia della censura:

    CURIA FIRENZE: SI RIPROMETTE DI AGIRE PER VIE LEGALI

    (AGI) – Firenze, 18 set. – “A tutela della onorabilita’ del Vescovo Ausiliare, ci si ripromette di adire le vie legali”.
    Cosi’ la Curia di Firenze risponde a notizie di stampa, apparse oggi 18 settembre, riguardo all’indagine sul “caso Cantini” con un pesante coinvolgimento del Vescovo Ausiliare Monsignor Claudio Maniago.

    “Non possono – si legge in una nota – che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni; affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la Magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche”.

    La curia ribadisce “la solidarieta’ al Vescovo Claudio, per la sua indiscussa fedelta’ alla Chiesa e per la stima che largamente gode”. Infine “ci si augura che questo nuovo capitolo della vicenda Cantini, che oggi chiama in causa cosi’ pesantemente il Vescovo Ausiliare di Firenze, sia dai mezzi di informazione presentato con il rispetto dovuto alle persone, senza ricorrere a scoop sensazionalistici, che finiscono per alimentare un’ingiustificata gogna mediatica”.

    http://www.agi.it/firenze/notizie/20070918…012218-art.html

    FIRENZE, BUFERA SUL VESCOVO “E’ LUI QUELLO DEI FESTINI”
    Accuse contro l’ausiliare Maniago: “Orge sado-maso e minacce ai testimoni”
    martedì 18 settembre 2007 , di la Stampa

    di GUIDO RUOTOLO

    INVIATO A FIRENZE

    Anche il Vescovo ausiliare di Firenze, Claudio Maniago, chiamato in causa da alcuni testimoni tra cui due sacerdoti e due dipendenti civili della Curia stessa, è finito nel tritacarne dei sospetti, dei veleni, delle accuse indicibili che stanno destabilizzando la Chiesa fiorentina, e che ha visto già una testa cadere, quella di don Lelio Cantini, ex parroco della chiesa «Regina della Pace», indagato – insieme alla sua perpetua «veggente», Rosanna Saveri – dalla Procura di Firenze per violenze sessuali, psicologiche e plagio.

    Lo scandalo di don Cantini

    Don Cantini è già stato «condannato» dal Vescovo, il cardinale Ennio Antonelli, al termine di un processo canonico – «essendo i fatti a lui contestati ormai lontani nel tempo e giuridicamente prescritti» -, al divieto (per cinque anni) di confessare, di celebrare messa e gli altri sacramenti, di assumere incarichi ecclesiastici. Ma quelle accuse, anche se lontane nel tempo (le violenze anche contro ragazze minorenni dai 12 ai 17 anni) sono state ritenute fondate. E l’inchiesta aperta dalla Procura di Firenze avrebbe anche raccolto testimonianze di abusi e di violenze più recenti.

    Nell’ambito di questa indagine sono emerse le accuse nei confronti del vescovo ausiliare, Claudio Maniago, che «sapeva» cosa faceva don Cantini e lo avrebbe protetto, coprendolo anche nella gestione (privatistica) del patrimonio immobiliare, frutto delle «donazioni» dei parrocchiani. Di più, secondo le testimonianze raccolte in Procura, anche il Vescovo Maniago avrebbe partecipato a degli incontri sessuali, l’ultimo nel 2003, e avrebbe «minacciato» i testimoni esortandoli al silenzio.

    L’alto prelato non sarebbe stato ancora formalmente iscritto sul registro degli indagati, anche se la Procura di Firenze ha avviato nei suoi confronti delle verifiche investigative sulla base dei testimoni che lo accusano: sono stati setacciati i tabulati telefonici del cellulare a lui riferibile e portate a termine, sembrerebbe con esiti positivi, delle prime verifiche bancarie.

    Storie indicibili, di festini a luci rosse. Le vittime delle violenze subite da don Cantini già nel 2004 si rivolsero al Vescovo Maniago, per chiedere aiuto. Ma non accadde nulla. Solo un anno dopo, si rivolsero al Vescovo Antonelli e il 20 marzo del 2006 addirittura a Sua Santità Benedetto XVI, a papa Ratzinger.

    Il 21 aprile scorso, il pm Paolo Canessa, riceve nel suo ufficio un uomo, P. C., gay dichiarato, che ha riconosciuto nella foto pubblicata sulle pagine locali di un quotidiano il vescovo Maniago, come colui che partecipò, nell’agosto di dieci anni fa, a un incontro «sadomaso». «Feci un annuncio sul periodico “Contattiamoci” nella rubrica “sadomaso” – verbalizza il testimone – e un giorno fui chiamato da una persona che poi seppi essere un sacerdote che si presentò come “don Andrea”, che mi diede appuntamento alla Certosa del Galluzzo a Firenze e che poi mi portò sulla costa vicino Cecina. Ebbi un primo rapporto con don Andrea, che poi mi ospitò in quella che indiscutibilmente era la canonica di una chiesa. La mattina dopo, don Andrea e un altro sacerdote, don Mauro, mi dissero di prepararmi che sarebbe arrivato il “padrone”. C’erano anche due “ragazzi di vita”, meridionali… Il “padrone” l’ho riconosciuto in fotografia, era Claudio Maniago…».

    Storia incredibile, quella verbalizzata da P. C. (in parte accennata sulle pagine locali di un quotidiano e per questo l’uomo è stato minacciato).

    Il testimone racconta della sua crisi, quella sera, del suo abbandono, della fuga. E che fu ricontattato da don Andrea che gli offrì (e poi diede) dei soldi, oltre tre milioni di lire: «Avevo paura – ha verbalizzato – che si potesse pensare a un’ estorsione per comprare il mio silenzio… ma loro dicevano di volermi fare soltanto un’offerta…».

    I soldi e la crisi

    P. C. ha indicato al pm Canessa la possibilità di trovare dei riscontri: «Quei soldi mi furono bonificati sul conto della agenzia 1 della Banca di Iesi (poi Banca delle Marche ndr.)». Effettivamente, dai primi accertamenti confermano una movimentazione proprio in quel periodo. Un «indizio» che non prova nulla ma che, evidentemente, rappresenta per gli inquirenti un punto a favore della credibilità del testimone. Ma non è soltanto questa «accusa» ad aver convinto la Procura di Firenze ad allargare le indagini sugli abusi sessuali compiuti da don Cantini, il padre spirituale, il «maestro» che ha guidato il Vescovo Maniago nel suo percorso che lo avrebbe portato ad indossare la tonaca. Ci sono i testimoni della Curia. E l’inchiesta del pm Canessa adesso vuole verificare la fondatezza di quelle «accuse».

  • Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Gay.it ha offerto un contraddittorio alla parte accusata dal sottoscritto e da tanti altri molestati o informati dei fatti.

    Il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, ha dichiarato che le accuse al direttore della Comunità Incontro sarebbero partite da un sito web.

    “Scopriamo con angoscia e stupore che è da un sito web, che è partita la valanga di accuse infamanti rivolte a don Pierino Gelmini e ad altri sacerdoti. Non cito il sito dove sono riportate queste notizie per non fare pubblicità. Ma se uno spende un euro per un quotidiano deve trovare notizie vere, verificate – dichiara Meluzzi – . Non ci possono essere sui quotidiani notizie che si trovano in rete”.

    Questo famigerato sito non si sarebbe limitato a riportare accuse che, naturalmente, don Pierino respinge, ma sarebbe anche “corredato dall’invito a segnalare e a mettere in rete accuse, ricordi, fantasie, o qualsiasi altro elemento utile ad alimentare l’inferno mediatico che ahimè molti hanno in questo periodo sperimentato. Credo che tra i compiti essenziali di una buona stampa e della sua etica vi sia quella di rendere distinguibili le fonti e la loro attendibilità. Il rischio è che altrimenti il lancio indifferenziato di letame nel ventilatore non uccida soltanto qualche giusto, bensì si traduca in una crisi di sfiducia generalizzata e di disperazione che finirà col colpire soprattutto, gli ultimi, i più deboli, i più fragili”.

    Contemporaneamente arriva la notizia che il collegio difensivo che sta seguendo le accuse per presunte molestie sessuali rivolte a Gay.it – Il portavoce di don Gelmini: Gelmini ha cambiato un giocatore in corsa. Lascia il posto il prof. Franco Coppi e al suo posto arriva l’avv. Filippo Di Nacci docente di procedura penale all’Università di Roma. “Il nuovo collegio di difesa, a partire da oggi, si occuperà di tutelare sia in sede civile che penale l’onorabilità di don Pierino – ha riferito sempre Meluzzi, portavoce del sacerdote – e la Comunità Incontro che è stata più volte in questo periodo brutalmente calpestata dagli organi di stampa”. Pare, quindi, che mentre il numero degli accusatori continua a crescere e si moltiplicano le testimonianze di chi racconta, a torto o a ragione saranno gli inquirenti a dirlo, di avere subito abusi, l’attenzione degli avvocati dell’anziano prelato sarà concentrata su quello che riportano gli organi di stampa.

  • Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    Blitz antipedofilia in Polonia, fermati diversi preti

    VARSAVIA – Ci sarebbero anche diversi sacerdoti tra le 48 persone fermate dalla Polizia impegnate in Polonia in un blitz anti pedofilia. Costoro sono accusati di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedo-pornografico. Tra i fermati vi sono insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale.

    La Polizia, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha perquisito 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd, ha aggiunto. I controlli hanno toccato maggiormente la capitale Varsavia e altre città come Cracovia, Opole e Wroclaw. Il materiale sequestrato è nelle mani degli inquirenti.

    21/08/2007 in Cronaca – Letto 159 volte – Voto: 5 / 5 – Commenti: 1

    POLONIA. Altro smacco per la chiesa cattolica. Tra le 48 persone arrestate in un blitz anti-pedofilia in Polonia ci sono anche dei sacerdoti ed un alto funzionario di una banca commerciale. L’accusa è di aver scaricato da internet e diffuso del materiale pedopornografico.

    A riferirlo è il portavoce del comando generale di polizia, Mariusz Sokolowskim: “Tra i fermati – spiega – ci sono persone appartenenti a diversi gruppi sociali, tra cui insegnanti, istruttori di ginnastica, rappresentanti religiosi e anche un alto funzionario di una banca commerciale”. La polizia polacca, in collaborazione con l’Ufficio dell’Interpol tedesco di Wiesbaden, ha controllato 53 abitazioni, 92 computer e quasi 2900 cd e dvd. Le indagini hanno interessato l’intero territorio nazionale, con particolare attenzione alla capitale Varsavia, e ai centri maggiori come Cracovia, Opole e Wroclaw. Gli inquirenti ora sono al lavoro sulla gran mole di materiale sequestrato.

  • Il card. Poletto acccusa la Stampa:

    Il card. Poletto acccusa la Stampa:

    L’intervento del cardinale Poletto sulla vicenda dei presunti abusi sessuali di alcuni sacerdoti nel torinese

    “Amarezza per le accuse, ma anche piena stima nei confronti dei sacerdoti torinesi”. Così l’arcivescovo del capoluogo piemontese, il cardinale Severino Poletto, in un messaggio riferito alla recente indagine giudiziaria su estorsioni e reati a sfondo sessuale che vede coinvolti anche alcuni sacerdoti. Il porporato, nel messaggio che verrà letto domani in tutte le chiese e comunità dell’arcidiocesi, ribadisce piena fiducia nella magistratura ed invita la comunità “ad esercitare il retto discernimento per rimanere nell’equilibrata valutazione delle situazioni”. Massimiliano Menichetti lo ha intervistato:

    R. – E’ una settimana in cui tutti i giorni le nostre comunità, sui giornali nazionali ma anche sulle pagine locali di questi giornali, sono martellate dalle notizie intorno a questo tema; ho ritenuto che una nuova parola dell’arcivescovo, più articolata, animata da fede e da speranza, fosse necessaria. La solennità dell’Assunta mi sembrava l’occasione propizia per parlare ai miei fedeli, chiedendo appunto ai sacerdoti di leggere questo messaggio durante tutte le Messe di domani.

    D. – Vicende giudiziarie che vedono coinvolti sacerdoti in episodi di corruzione e reati a sfondo sessuale: lei cosa dice?

    R. – Io ribadisco due cose: primo, che la magistratura nella quale riponiamo fiducia, deve fare il suo lavoro e faccia il suo lavoro. Allora, io invito i miei fedeli ad usare un discernimento ispirato dallo Spirito per rimanere in una equilibrata valutazione delle situazioni. Non dobbiamo insinuare o lasciare che si infiltri nella mente della gente questo virus di sospettare che queste piaghe, se ci fossero – tutta cosa da dimostrare – siano piaghe di molti.

    D. – Lei sostiene anche che se venissero dimostrate colpevolezze, bisognerà prenderne atto:

    R. – Sì. Se si dimostrerà che il comportamento di qualche sacerdote non è stato coerente con la sua vocazione, allora dovremo prendere atto con amarezza e con la preghiera che questo ha dato scandalo nella comunità ed ha arrecato un danno alle vittime. Ma prenderemo atto di questo quando sarà dimostrato.

    D. – Secondo lei, c’è in un certo qual modo una sorta di aggressione alla Chiesa, in questo periodo?

    R. – Posso confidarle l’amarezza di aprire tutte le mattine il giornale e di vedere due-tre pagine e insistentemente la foto di un mio sacerdote, tutti i giorni: questa è un’amarezza. Quindi, che poi sia un’insistenza o un’aggressione mediatica, io non mi permetto di usare questa espressione. Dico che però il vedere tutti i giorni queste cose, dico: ma possibile che ci sia materia quotidiana per riempire due pagine di giornale?

    D. – Nella seconda parte del suo messaggio c’è lo spunto forte di vicinanza a tutti i preti che testimoniano il Vangelo quotidianamente …

    R. – Sento l’esigenza di affermare con convinzione tutta la mia stima nei più di mille preti che abbiamo a Torino tra diocesani e religiosi, e lo faccio con la serenità di chi sa che è sotto gli occhi di tutti la testimonianza quotidiana di dedizione, di fede, di carità, di servizio alle comunità che i nostri preti hanno. Per cui, questa nostra città e questa nostra diocesi hanno dovere di riconoscenza e sanno quanto la città stessa, quindi anche il mondo cosiddetto non-credente ha ricevuto dal clero torinese. Questo è il messaggio forte che intendo dare: la fiducia nei preti!

  • Coinvolti nella vicenda l´economo del Valsalice e uno dei più stretti collaboratori dell´arcivescovo La Curia e i preti sotto accusa “Dobbiamo pregare per loro”

    Coinvolti nella vicenda l´economo del Valsalice e uno dei più stretti collaboratori dell´arcivescovo La Curia e i preti sotto accusa “Dobbiamo pregare per loro”

    Paolo Griseri Sarah Martinenghi
    La denuncia del giovane: “Violentato quando ero minorenne” Il comunicato è scarno e lascia trasparire in poche righe tutta l´amarezza della diocesi torinese per una vicenda che coinvolge uno dei sacerdoti che da più tempo collaborano con i vertici della Curia e una delle scuole cattoliche di maggior prestigio della città.

    Bruciano le accuse di Salvatore Costa, il ventiquattrenne arrestato perché ricattava due preti minacciandoli di rivelare di aver subito da loro violenza sessuale. Si teme l´effetto mediatico di un´indagine che potrebbe essere solo all´inizio.

    Si immaginano le ricadute sull´attività dei tanti sacerdoti che operano nel territorio della diocesi.
    Così, nel primo pomeriggio, i vertici della chiesa cattolica torinese rompono il silenzio e producono un breve comunicato congiunto insieme all´Ispettoria salesiana del Piemonte: «In merito alle notizie di stampa circa una presunta estorsione operata da un uomo ventiquattrenne ai danni di due sacerdoti – si legge – ci rimettiamo con fiducia all´operato della magistratura inquirente, esprimendo nel contempo vicinanza di preghiera nei confronti dei due sacerdoti chiamati in causa, nella speranza che la loro posizione possa essere chiarita al più presto».
    Il comunicato dunque non entra nel merito delle accuse, della loro fondatezza o della natura ricattatoria delle minacce.

    Sottolinea che l´autore dell´estorsione è «un uomo ventiquattrenne». Evita accuratamente di prendere posizione sull´operato della magistratura che proprio in queste ore sta proseguendo nell´inchiesta. Esprime «vicinanza di preghiera» ai due preti e si augura che tutto si concluda per il meglio.
    La figura di don Luciano Alloisio, l´economo di Valsalice, è tra quelle che spiccano nell´organigramma dell´istituto gestito dai salesiani sulla collina torinese. E quella di monsignor Vaudagnotto, il cerimoniere delle liturgie più importanti della diocesi, ha da decenni un ruolo di rilievo in Curia. Vengono così coinvolte la maggiore congregazione della città e una figura di vertice in via Arcivescovado. Questo spiega il silenzio amareggiato del cardinale, la sua decisione di non commentare ulteriormente in attesa di comprendere meglio gli sviluppi dell´inchiesta. E, allo stesso modo, spiega il silenzio dei salesiani che nelle scorse settimane avevano già provveduto ad allontanare don Alloisio da Torino. Anche solo per un motivo prudenziale.

    Il mondo cattolico torinese è dunque in attesa di capire. Pronto ad esprimere, già nei prossimi giorni, solidarietà ai sacerdoti se si riveleranno davvero vittime di un odioso ricatto ma anche ad assumere un atteggiamento diverso se si scoprirà che quel ricatto era fondato su episodi effettivamente avvenuti.

    La stessa prudenza che ieri caratterizzava l´atteggiamento dei magistrati inquirenti. «Dobbiamo stare attenti a non cadere nell´errore di creare mostri, di crocifiggere delle persone e poi dover fare marcia indietro», ammoniva ieri il procuratore aggiunto Pietro Forno che coordina l´inchiesta. «Spesso le minacce possono anche essere infondate e vanno comunque verificate a fondo», aggiungeva il procuratore capo Marcello Maddalena. Ma in corso Vittorio la prudenza ha anche altre motivazioni: «Siamo in una fase molto delicata dei riscontri – spiegava un pm – e qualsiasi dettaglio pubblicato sui giornali può rischiare di rovinare il nostro lavoro». Già nelle prossime ore comunque i pm dovrebbero compiere altri atti importanti.

    (08 agosto 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/La-Curia-e-i-preti-sotto-accusa-Dobbiamo-pregare-per-loro/1713050/6

  • Don Gelmini a quanto pare è già stato sfiorato da vicende di abusi sessuali. Sarà il caso di riaprire questo caso?:

    Don Gelmini a quanto pare è già stato sfiorato da vicende di abusi sessuali. Sarà il caso di riaprire questo caso?:

    Caso Don Gelmini: Carlo Franciosi su notizie Ansa

    06/08/2007 “Sono molto turbato dalle notizie apparse” ha commentato all’Ansa il consigliere Carlo Franciosi, padre di Fabrizio, il giovane trovato senza vita al grattacielo di Rimini, 16 anni fa.

    Omicidio sul quale per la prima volta si indagò, per presunti abusi sessuali, su Don Gelmini. 

    “Per ora – ha aggiunto Franciosi – non intendo confermare o smentire nulla di quello che e’ stato pubblicato. Mi riservo di consultare esperti di Diritto per eventuali, ulteriori valutazioni”. Dopo aver lasciato la comunita’, Fabrizio Franciosi aveva ripreso gli studi di Giurisprudenza, frequentava un scuola di inglese a Rimini e conduceva una vita piuttosto riservata. La sera del delitto aveva partecipato a una festa di laurea al ‘Paradiso’. Piu’ tardi, il ritrovamento del cadavere. La morte risaliva a qualche ora prima. Le indagini, coordinate dal pm Paolo Gengarelli, puntarono soprattutto nel giro della tossicodipendenza e arrivarono quindi a sfiorare anche gli ambienti della comunita’ di Don Gelmini.

    http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35

    Don Mazzi dal pm contro don Gelmini

    Il fondatore di Exodus interrogato su un episodio del ’93 conferma le confidenze di un ragazzo: «Mi disse di aver subito violenze»

    Don Antonio Mazzi (Olympia)

    ROMA — Torna indietro nel tempo fino al ’93 l’inchiesta sulle presunte violenze sessuali commesse da don Pierino Gelmini su alcuni tossicodipendenti all’interno della Comunità incontro. La novità è emersa dall’interrogatorio come «persona informata sui fatti» di don Antonio Mazzi, il padre di Exodus: è stato sentito dai magistrati di Terni all’inizio della scorsa settimana e ha confermato il contenuto di una lettera da lui inviata a un ragazzo che aveva assistito nel suo centro per un paio d’anni.
    Il giovane ha denunciato di aver appunto subito gli abusi 14 anni fa, quando ha trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi si è trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si è confidato e ha continuato a mantenere rapporti epistolari.
     Il procuratore Carlo Maria Scipio e il pm Barbara Mazzullo volevano sapere dal fondatore di Exodus se confermava quello che aveva scritto all’ex drogato nel 2003. Il sacerdote, nel corso dell’interrogatorio, ha ribadito punto per punto quello che aveva sottolineato nella missiva, in cui c’è un chiaro riferimento alle violenze sessuali.

    Le parole del fondatore di Exodus avrebbero aggravato la posizione di don Gelmini: per gli inquirenti sono una conferma, seppure indiretta, delle accuse nei suoi confronti. Almeno da parte di uno dei sei ragazzi, cinque dei quali si sono rivolti agli investigatori dopo essere stati allontanati dalla Comunità per aver commesso dei furti. «Faremo presto, non perché c’è qualcuno che ce lo chiede, ma perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo» ha annunciato la Mazzullo, lasciando capire che la conclusione dell’indagine è vicina. Più cauto l’avvocato Lanfranco Frezza, che difende don Gelmini insieme con Franco Coppi: «Non ci aspettiamo novità prima della fine di settembre ».

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/07/haver_mazzi_gelmini.shtml