Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Abusi su minori, sacerdote condannato a 5 anni a Brescia

    Cinque anni di reclusione per don Ciro Panigada, sacerdote bresciano accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi che frequentavano le parrocchie in cui prestava servizio.

    Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Brescia al termine del processo celebrato con rito abbreviato.
    L’imputato, 49 anni, era accusato di episodi avvenuti tra il 2011 e il 2014 ai danni di sette minori, all’epoca di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, nelle parrocchie di Adro e di San Paolo, in provincia di Brescia.

    La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe compiuto e fatto compiere ai ragazzi atti di natura sessuale approfittando del rapporto di fiducia instaurato nell’ambito delle attività parrocchiali. Le presunte vittime, pur non avendo presentato denuncia, hanno confermato i fatti durante le indagini.

    Il giudice ha pronunciato una sentenza di condanna per parte delle contestazioni, mentre per altri cinque episodi ha dichiarato il non luogo a procedere. Sulla determinazione della pena potrebbero aver inciso la prescrizione di alcuni fatti risalenti al 2011 e all’inizio del 2012 e la diversa qualificazione giuridica di alcune condotte. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

    Nel corso delle indagini, la Procura ha acquisito anche il contenuto dei dispositivi elettronici in uso al sacerdote e raccolto, tra gli altri elementi, la testimonianza dell’allora vescovo della diocesi, che aveva rimosso il religioso dall’incarico dopo le prime segnalazioni. Il sacerdote si trova agli arresti domiciliari dall’aprile 2025.

    La difesa ha annunciato ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/07/01/abusi-su-minori-sacerdote-condannato-a-5-anni-a-brescia_013eae4f-d4f2-450e-890f-c9a0057833a3.html

  • Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Gli esperti hanno spesso la sensazione che nulla li sorprenda più nel loro campo di interesse. La Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha recentemente stabilito che il Concordato già firmato tra questo Paese dell’Europa centrale e la Santa Sede è contrario al suo ordinamento costituzionale, e poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. E poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. Questa decisione è davvero una sorpresa? Non è forse solo una delle tante manifestazioni della diffidenza nazionale nei confronti delle istituzioni religiose?

    Cento anni prima di Lutero

    La Repubblica Ceca si vanta di essere uno dei Paesi più atei del mondo. È vero, ha profonde radici cristiane e ha dato al mondo molti santi, come il principe San Venceslao e il vicario generale di Praga, San Giovanni Nepomuceno. Ma questa è storia. Oggi, circa 2-3 % della popolazione partecipa alle messe domenicali cattoliche e la Chiesa cattolica è la più grande denominazione del Paese.

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro e l’ultima novità sulla pista relativa al “coinvolgimento del Vaticano”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro e l’ultima novità sulla pista relativa al “coinvolgimento del Vaticano”

    Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela scomparsa 43 anni fa, rilancia l’indagine del 2015 su un presunto sistema di pedofilia in Vaticano, sostenendo che fu interrotta e chiedendo l’audizione dell’ex magistrato Giancarlo Capaldo. Intanto la Procura di Roma approfondisce la posizione di Marco Accetti e nuove ipotesi sul sequestro della ragazza.

    Emanuela Orlandi, le novità

    A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il caso continua a far emergere nuovi interrogativi. Nel corso della trasmissione “Storie Italiane”, il fratello Pietro ha riportato l’attenzione su un aspetto che, a suo dire, sarebbe rimasto ai margini del dibattito pubblico.

    Si tratta di un filone investigativo sviluppato durante l’ultima inchiesta della Procura di Roma, poi archiviata nel 2015, che avrebbe riguardato un presunto sistema di pedofilia interno al Vaticano e il possibile movente di un ricatto.

    Cosa ha detto il fratello Pietro

    Secondo il fratello della giovane cittadina vaticana, la circostanza sarebbe stata confermata dall’ex magistrato Giancarlo Capaldo, titolare dell’inchiesta per diversi anni. Pietro Orlandi ha dichiarato:

    C’è una cosa che è uscita di recente, che è stata ripresa da pochissime persone, che riguarda alcune indagini fatte durante l’ultima inchiesta chiusa poi nel 2015. Questa indiscrezione, quella è la cosa importante, non dal fratello, è stata confermata da Capaldo, che era il magistrato che seguiva l’inchiesta, che in quell’inchiesta c’era un’indagine su quella che poteva essere la base del ricatto, che andava a toccare un sistema di pedofilia all’interno del Vaticano e di personalità di alto livello del Vaticano. Indagine che è stata bloccata, fermata.

    Orlandi ha quindi rivolto un appello agli inquirenti e alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo che l’ex magistrato venga ascoltato per chiarire l’origine di quel filone investigativo e comprendere chi avrebbe deciso di interromperlo. A suo avviso, infatti, l’apertura di un’indagine presuppone l’esistenza di elementi concreti che meritano di essere approfonditi.

    Le tre inchieste in parallelo

    Il caso Orlandi è oggi al centro di tre distinti percorsi investigativi. Da una parte proseguono gli accertamenti della Procura di Roma, dall’altra quelli avviati dal promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi, mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta continua ad acquisire documenti e testimonianze sia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sia su quella di Mirella Gregori.

    Intanto emerge nuovamente il nome di Marco Accetti, figura controversa già comparsa più volte nella lunga vicenda. Come ricordato nel corso del programma televisivo, Accetti ha fornito alcuni elementi ritenuti potenzialmente significativi, come il ritrovamento del flauto che la famiglia ha sempre considerato compatibile con quello appartenuto a Emanuela, pur senza conferme scientifiche.

    Tuttavia, allo stesso tempo ha anche rilasciato numerose dichiarazioni mai riscontrate. Per anni, ad esempio, Accetti ha sostenuto la teoria secondo cui il rapimento sarebbe stato collegato all’attentato del 1981 contro Giovanni Paolo II da parte di Mehmet Ali Ağca.

    Perché Accetti è indagato

    Oggi, però, la Procura di Roma starebbe valutando una diversa ricostruzione. Accetti è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione. L’attenzione degli investigatori si concentrerebbe su una possibile rete che avrebbe adescato giovani ragazze, tra cui la stessa Emanuela Orlandi, destinate ad adulti.

    Gli investigatori starebbero inoltre riesaminando il passato di Marco Accetti alla luce della condanna definitiva per l’omicidio colposo del dodicenne José Garramón, investito nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano.

    Il bambino era scomparso dopo essere uscito di casa con la scusa di andare dal barbiere e fu ritrovato a circa venti chilometri di distanza. Oggi gli inquirenti cercano di chiarire come il 12enne sia arrivato fino a Castel Porziano e se quella vicenda possa avere eventuali punti di contatto con le nuove ipotesi investigative sul caso Orlandi.

    https://www.virgilio.it/notizie/emanuela-orlandi-il-fratello-pietro-e-l-ultima-novita-sulla-pista-relativa-al-coinvolgimento-del-vaticano-1765032

  • Leone XIV in Spagna, cronaca di un disastro

    Leone XIV in Spagna, cronaca di un disastro

    Prevost è finito contro un muro in Spagna come Bergoglio un anno e mezzo fa in Belgio. Allora un altro Filippo, il re del Belgio, fu molto duro con il Papa. Con Leone XIV non è cambiato niente: migliaia di preti pedofili che hanno distrutto migliaia di vite e intorno a loro, fraternamente protettivi, 400 mila sacerdoti cattolici nel mondo che li difendono con il loro compunto e compatto coro muto del negare o parlar d’altro.

    Giorgio Meletti con Federica Tourn

    Come un altro grande americano, Buster Keaton, Papa Leone XIV sembra nascondere dietro un volto perennemente inespressivo il suo genio comico. Non c’è altra possibile spiegazione per l’incredibile frase che ha pronunciato sabato 6 giugno 2026 sul volo papale per Madrid che ha segnato l’inizio del viaggio apostolico in Spagna.

    Incalzato (come nessun giornalista italiano ha mai osato fare) sul tema degli abusi sessuali dei preti cattolici dal vaticanista del País Inigo Domìnguez, che gli ha ricordato quante vittime spagnole di violenza sessuale avrebbero voluto incontrarlo, Robert Prevost se n’è uscito con questa risposta: “Come è stato annunciato incontrerò alcune vittime, purtroppo mi è impossibile ricevere tutte quelle che lo chiedono”.

    Anni di duro lavoro di papi, cardinali e vescovi – tesi a nascondere o minimizzare il fatto che l’abuso sessuale sui ragazzini e sulle ragazzine a loro affidati è una delle attività principali di alcuni sacerdoti – sono stati vanificati da tre secondi di folgorante verità pontificia.

    Il disastro spagnolo

    El País è il più importante quotidiano spagnolo. Da otto anni conduce una serrata inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa e ha accumulato uno spaventoso archivio con fatti, date, nomi di vittime e carnefici e soprattutto una accurata documentazione del certosino lavoro con cui da anni i vescovi spagnoli cercano di occultare i crimini dei loro sacerdoti.

    E in questi giorni ha documentato come per Leone XIV il viaggio in Spagna sia stato un disastro, proprio per colpa degli abusi sessuali.

    Papa Francesco è stato un affidabile complice dei confratelli spagnoli: in dodici anni di pontificato non ha mai speso una parola sul problema.

    Il Papa argentino aveva una sua particolare abilità nella comunicazione: alternava le sparate alzo zero contro i preti pedofili in generale ai silenzi (talvolta anche spudorate menzogne) su casi specifici, soprattutto se riguardanti suoi amici, come per esempio l’abusatore seriale Marko Rupnik o il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che resta tuttora al suo posto, intoccabile, benché imputato in un processo per falsa testimonianza commessa, secondo l’accusa, per proteggere il suo parroco Giuseppe Rugolo, condannato in Cassazione per violenza sessuale su ragazzi a lui affidati eppure ancora presente nelle liste dei sacerdoti a cui la Cei paga regolarmente lo stipendio.

    Fatto sta che Jorge Bergoglio, grazie alla formula vacua della “tolleranza zero”, ha lasciato dietro di sé la convinzione diffusa di essere stato un inflessibile giustiziere.

    Robert Prevost è invece un pessimo comunicatore e i vaticanisti italiani sono costretti ad acrobazie logiche a volte addirittura umilianti per sostenere il contrario.

    La Spagna lo aspettava al varco per parlare di abusi sessuali e lui ha arringato il parlamento su eutanasia e aborto. Credendo che un Papa che tuona contro l’aborto faccia ancora paura a qualcuno, Il Foglio ha scritto che El País, dedicando il suo titolo d’apertura al tema della pedofilia, “ha parlato d’altro”, come se davvero la questione critica fosse l’aborto.

    Ma qual era il tema di questa visita chiunque può capirlo, basta che non legga i giornali italiani. I quali credono di avere ancora il potere di tenere nascoste le cose, mentre i loro lettori a decine di migliaia al mese li abbandonano perché sanno le lingue e vanno su internet, dove apprendono che cosa accade nel mondo.

    Solo così hanno potuto sapere che nell’ultimo viaggio apostolico di Francesco, nel cattolicissimo Belgio a settembre del 2024, la rituale intemerata contro l’aborto finì con il nunzio apostolico convocato dal governo belga per trasmettere al Papa l’intimazione di non permettersi mai più di parlare male delle leggi belghe sull’aborto e di chiamare sicari i medici belgi che praticavano gli aborti e le loro pazienti.

    Ma la cosa più imbarazzante fu la vera e propria umiliazione subita da Bergoglio stesso.

    Il Papa raccontò di aver incontrato delle vittime di abusi come se si fosse trattato di un abbraccio fraterno e solidale, ma la sera stessa il telegiornale belga principale intervistò le stesse persone, ed erano inferocite, dissero che Bergoglio li aveva presi in giro rifiutando ogni assunzione di responsabilità della Chiesa per le imprese erotiche dei suoi sacerdoti sui bambini belgi.

    Uno di loro, Jean-Marc Turine, addirittura ha fatto il verso a Bergoglio, ritraendolo (in prima serata) come un imbroglione nemmeno tanto lucido. Intanto il premier belga Alexander De Croo diceva al Papa, a brutto muso, “le parole non bastano più, vogliamo fatti concreti, le vittime hanno bisogno di essere ascoltate e hanno diritto alla verità, non possiamo più accettare gli insabbiamenti e le coperture [dei preti pedofili]”.

    Immaginate un capo di governo italiano o il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che solo immagina di parlare così al Papa. Eppure il dramma dei preti pedofili in Italia non è meno grave che in Belgio o in Spagna.

    Bene, in Spagna non il premier Pedro Sánchez, che sarà un mangiapreti o addirittura un laicista, come si ama dire, ma il mite e cattolicissimo re Felipe ha detto al Papa, in estrema sintesi, che la cattolicissima Spagna ne ha le scatole piene.

    I fatti

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    Ecco che cosa è esattamente accaduto in Spagna.

    Il 5 giugno, il giorno prima della partenza di Leone XIV per la Spagna, El País scrive che, indagando su 1.622 (milleseicentoventidue) casi di abuso sessuale emersi finora in Spagna, ha scoperto che “negli ultimi decenni 94 alti prelati della Chiesa hanno insabbiato denunce, protetto il clero o messo a tacere le vittime. Di questi, 7 sono cardinali, 61 vescovi e 26 superiori di ordini religiosi”.

    Gli abusi coinvolgono 70 diocesi e 141 ordini religiosi. I sette cardinali sotto accusa sono: Vicente Enrique y Tarancón, Antonio María Rouco, Narcís Jubany, Ricard Maria Carles, Lluís Martínez i Sistach, Carlos Osoro e Juan José Omella.

    El País racconta che in Vaticano stanno addirittura beatificando “José María García Lahiguera, arcivescovo di Valencia negli anni Settanta, implicato nell’insabbiamento di uno dei più gravi casi di pedofilia nella Chiesa spagnola, tenuto nascosto durante il regime franchista: quello di padre José Prat, che nel 1971 violentò e uccise un bambino di nove anni, colpendolo 47 volte a Puerto de Sagunto. Il sacerdote fu condannato a 17 anni di carcere, che non scontò, e questo arcivescovo lo trasferì a Lleida, dove prestò servizio come vicario”.

    Il benvenuto del País al Papa è, per così dire, impreziosito da una notizia che, il 4 giugno, due giorni prima dell’arrivo di Prevost a Madrid, gli fa capire che aria troverà in Spagna.

    Negli anni Novanta una bambina è stata abusata sessualmente dai 6 ai 12 anni da padre Álvaro Martín Fuente, sacerdote agostiniano della scuola Buen Consejo di Madrid. Lei lo ha denunciato alla polizia nel 2010, appena compiuti 18 anni, e in quel momento il Priore generale degli agostiniani era Robert Prevost.

    Fuente fu anche arrestato ma la prescrizione lo salvò. Per sedici anni gli agostiniani, che sapevano tutto, hanno coperto il sacerdote pedofilo, che ha potuto anche fare il direttore della scuola. Lo hanno allontanato solo due mesi fa, dopo l’ennesima denuncia della ragazza oggi poco più che trentenne.

    Una fonte degli agostiniani ha detto al País che Prevost non fu mai informato di niente perché non era stata avviata ufficialmente un’inchiesta interna, “per negligenza”, ammette la stessa fonte, spiegando che “in quegli anni non esistevano i protocolli”.

    Notate bene, stiamo parlando del 2010, non del 1810: un sacerdote violenta una bambina di sei anni e i suoi confratelli agostiniani fischiettano perché non hanno i protocolli. Viene arrestato con l’accusa di aver violentato una bambina di sei anni e il Priore generale degli agostiniani, che sono meno di tremila in tutto il mondo, non lo viene neppure a sapere.

    Essendo gli agostiniani nel mondo meno degli abitanti di una media parrocchia italiana, come fa il Priore generale a non venire mai a sapere niente? Eppure Prevost è talmente rinomato per il suo acume che alla fine lo eleggono Papa.

    Parlare d’altro

    La Chiesa cattolica funziona così, stando ai racconti della gerarchia ecclesiastica. Secondo El País, gli agostiniani hanno solo in Spagna 30 sacerdoti accusati e 77 vittime, ma ne ammettono rispettivamente 20 e 34.

    Quindi – per loro stessa ammissione – gli agostiniani colpevoli di violenza sessuale su minori sono in Spagna poco meno del 10 per cento del totale. Ma non risulta che Prevost ne abbia parlato durante l’incontro a Madrid con 220 agostiniani iberici.

    Lo stile dell’uomo d’altra parte è questo. E dunque Leone XIV parte per la Spagna con l’idea di fare come Bergoglio, cioè niente. E di parlare come se niente fosse di guerra e pace, intelligenza artificiale, aborto ed eutanasia oltre che di quanta cattiveria c’è nel mondo (argomenti sui quali la sua capacità di incidere risulta trascurabile).

    Le vittime degli abusi sessuali dei preti si infuriano. Giudicano una provocazione, per esempio, la decisione di andare in visita mercoledì 10 giugno all’abbazia di Montserrat, vicino a Barcellona.

    Gli ultimi tre abati del monastero prima dell’attuale hanno insabbiato gli abusi per decenni. Le giovani vittime sono almeno 15, solo per una di loro risulta accordato un risarcimento, eppure l’abbazia stessa già nel 2019 si è scusata pubblicamente, ammettendo lo scempio che è avvenuto al suo interno per decenni.

    Ovviamente l’attuale abate Manel Gasch Hurios non ha detto una parola nel suo discorso di benvenuto al Papa, il quale educatamente si è ben guardato dallo sfiorare il fastidioso argomento.

    Leone XIV, anche per non irritare la suscettibilità dei vescovi spagnoli, che sulla piaga degli abusi sono irriducibili, è partito da Roma deciso a non fiatare sull’argomento abusi e a ignorare le associazioni delle vittime che chiedevano di incontrarlo.

    Ma quando ha capito che l’onda della protesta stava diventando oceanica ha incaricato il portavoce Matteo Bruni, alle nove di sera del 5 giugno (undici ore prima del decollo dell’aereo papale per Madrid), di fare una dichiarazione meritevole di essere letta integralmente:

    “In merito ad alcune notizie di stampa, posso confermare che durante il prossimo viaggio apostolico, il Santo Padre incontrerà alcune vittime di abusi da parte del clero in Spagna. L’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola. Ulteriori informazioni saranno fornite dopo l’incontro, nel rispetto delle vittime, dei loro desideri e della loro privacy”.

    Che significa “l’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola”? Una presa di distanze? Certo è che la Chiesa spagnola, un sistema dominato dai 94 prelati accusati di aver insabbiato i casi di abuso sessuale, farà poi sapere di aver scelto, a sua discrezione, sei vittime che si sono incontrate con il Papa ma che nessuno ha visto e nessuno sa chi sono. C’è la privacy.

    Quello che si sarebbero detti con il Papa lo ha fatto sapere la Santa Sede con una formula che suona beffarda: “Il Papa ha ascoltato con affetto e attenzione, assicurando loro la sua vicinanza e quella dell’intera comunità ecclesiale”.

    L’inviato di Vatican News, cioè l’inviato del Papa al seguito del Papa, ci assicura che “le vittime hanno sentito che il Papa si è fatto carico del loro dolore”, senza però rivelarci come ne è venuto a conoscenza.

    La cupola dell’omertà

    Il vero capolavoro è stato l’incontro con la Conferenza episcopale spagnola, la cupola dell’omertà. Ecco come Prevost è riuscito a parlare ai vescovi spagnoli degli abusi sessuali senza nominare gli abusi sessuali:

    “Il nostro cammino è fatto di incontri: uno dei più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione”.

    Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Luis Javier Argüello García,è stato più netto: non ha detto una parola sugli abusi, limitandosi a ringraziare il Papa perché la sua visita in Spagna aiuterà la Chiesa spagnola “ad alzare lo sguardo verso Gesù Cristo e a rinnovare la gioia di essere discepoli amati e ferventi missionari della misericordia di Dio”.

    Tutto pur di non parlare del recente accordo con lo Stato spagnolo, subito dai vescovi, che dà alle vittime di abuso la possibilità di chiedere i danni anche attraverso lo Stato e fissa per la Chiesa l’obbligo di pagare per le malefatte dei suoi sacerdoti.

    Una svolta che terrorizza i vescovi di altri Paesi, per esempio la Conferenza episcopale italiana, la più omertosa di tutte.

    Ed è per questo che il Papa non ne parla: il rischio è che la Chiesa, che già non se la passa bene quanto a soldi, sia travolta finanziariamente dall’ondata dei risarcimenti.

    Basti pensare che poche settimane fa negli Stati Uniti, dove lo Stato non ha paura dei preti, la diocesi di New York ha dovuto firmare l’accordo per pagare 800 milioni di dollari a 1300 vittime di abusi, mediamente circa 600 mila dollari a testa. Notizie che i vaticanisti italiani censurano sistematicamente.

    Alla fine a chi è toccato l’ingrato compito di dire a Prevost, in sostanza, che non poteva pretendere di prendere in giro in modo così smaccato un’intera nazione, sia pure cattolicissima? All’unico che poteva e doveva, il re, Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia, in breve Filippo VI.

    Soltanto il re osa

    Conoscendo gli spagnoli meglio del Papa, il re gli ha fatto sapere che non poteva prestarsi alla farsa del fare finta di niente, e i rispettivi sherpa hanno concordato che – visto che Prevost non intendeva arretrare di un millimetro dalla linea del silenzio – sarebbe toccato al re mettere, come suol dirsi, i piedi nel piatto con un testo concordato dalle diplomazie.

    Nel discorso di benvenuto al palazzo reale, Felipe ha prima espresso il plauso per “l’enorme opera sociale della Chiesa cattolica in Spagna” per poi dire l’indicibile:

    “Non può esserci contrasto maggiore a tutto ciò del dolore causato dai casi di abuso, che non sono rappresentativi né possono essere rappresentativi della vasta comunità ecclesiale.

    La vostra chiarezza e fermezza, che desidero anch’io riconoscere, sono essenziali nel processo di guarigione e nella riparazione del danno inflitto: sono essenziali per le vittime, per i fedeli, per la Chiesa e per la società nel suo complesso”.

    Un saggio da scuola di retorica, accusare fingendo di elogiare.

    Secondo El País si è trattato “di un paragrafo estremamente delicato e attentamente formulato, ma sufficiente a portare alla ribalta gli oltre tremila casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica [spagnola]”.

    Insomma Prevost è finito contro un muro in Spagna come Bergoglio un anno e mezzo fa in Belgio. Allora un altro Filippo, il re del Belgio, fu molto duro con il Papa.

    Con Leone XIV non è cambiato niente: migliaia di preti pedofili che hanno distrutto migliaia di vite e intorno a loro, fraternamente protettivi, 400 mila sacerdoti cattolici nel mondo che li difendono con il loro compunto e compatto coro muto del negare o parlar d’altro.

    Il maestro del coro è il Papa, l’uomo che potrebbe con un tratto di penna cacciare chi vuole in modo inappellabile, un potere assoluto che non può negare di avere perché, quando gli fa comodo, lo usa.

    Solo in Italia c’è ancora qualcuno che pensa che il tema centrale della Chiesa sia l’aborto.

    https://appunti.substack.com/p/leone-xiv-in-spagna-cronaca-di-un

     

  • Ex insegnante di religione accusato di abusi su minori a Padova, don Cesare Contarini che lo ha ospitato si dimette: «Vi chiedo scusa»

    Ex insegnante di religione accusato di abusi su minori a Padova, don Cesare Contarini che lo ha ospitato si dimette: «Vi chiedo scusa»

    «Ho presentato le dimissioni e fra qualche giorno lascerò San Lorenzo, chiedo scusa per non avervi ascoltato abbastanza, perdono chi mi ha lanciato accuse infondate, questa è una decisione che mi costa moltissimo, ma vi assicuro che non ho coperto nessuno, in tutta questa vicenda ho agito sempre secondo coscienza, non ci sono evidenze che siano stati commessi reati qui a San Lorenzo». Con queste parole durante la messa ieri, 23 maggio, sera don Cesare Contarini ha confermato la decisione di lasciare la parrocchia di Albignasego.

    La protesta dei parrocchiani e l’accusa di abusi

    Il giorno dopo la protesta dei parrocchiani e dei genitori dei bambini che vanno al Nido e alla materna del quartiere, il parroco ufficializza il passo indietro dopo le polemiche legate al caso di Francesco Saviane, l’ex docente del Barbarigo e animatore parrocchiale arrestato con l’accusa di violenze sessuali su minori. A chiedere le dimissioni del parroco, in seguito alla notizia dell’inchiesta nei confronti dell’ex educatore, erano stati numerosi genitori e fedeli, preoccupati dopo aver appreso che Saviane, già allontanato dalla Diocesi nel 2023 dagli incarichi educativi e pastorali, era stato ospitato nella canonica di San Lorenzo e che il parroco aveva dato disponibilità ad accoglierlo anche durante gli arresti domiciliari.

    Famiglie divise

    Sulla vicenda la comunità di Albignasego si è divisa tra chi difende don Cesare e il suo operato e chi, invece, fin da subito ne aveva chiesto le dimissioni. Al centro delle contestazioni non c’è infatti soltanto l’ospitalità concessa a Saviane, ma soprattutto il suo coinvolgimento nell’ambiente scolastico legato alla parrocchia. I genitori chiedono ora anche l’allontanamento di Suor Anna Maria, la direttrice dell’asilo parrocchiale.

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/padova/cronaca/26_maggio_24/ex-insegnante-di-religione-accusato-di-abusi-su-minori-a-padova-don-cesare-contarini-che-lo-ha-ospitato-si-dimette-vi-chiedo-scusa-295c6ee8-5858-4492-8a90-8f9d3c4d0xlk.shtml

  • L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    L’AI di GOOGLE premia l’impegno della Rete L’ABUSO. Sei colori per navigare meglio il Portale

    Il merito e l’impegno sociale, collettivo, concetti che troviamo oltre che nella Costituzione della Repubblica, spesso anche sulla bocca di tutti coloro che a proprio comodo li utilizzano. Poi però li smontano in un nanosecondo quando, come accade in Liguria (dove la Rete L’ABUSO ha sede), dove sedicenti classifiche giornalistiche che negli obbiettivi dovrebbero raccontare la vita, l’operato e l’impegno sociale delle ONG locali, si “dimenticano” di alcune realtà…

    Siamo una realtà scomoda, in Italia, dove l’argomento resta a tutti i livelli della massima “ostilità”. Non a caso Rete L’ABUSO ha tutti i suoi servizi web fuori dall’Europa, dove, come molti ricorderanno, fummo letteralmente perseguitati dai legali della chiesa che, ai nostri rifiuti di rimuovere articoli trovarono come strategia quella di diffidare il provider che ci ospitava. Trovammo come soluzione quella di uscire dall’Unione Europea dove, con la scusa dell’oblio, oggi molti riescono a far scomparire dal web il proprio scomodo passato.

    Per fortuna l’AI si dimostra più onesta e indipendente, tanto da stupire anche noi che, dopo aver aggiornato alle linee guida di GOOGLE il nostro Portale scopriamo di esser la prima fonte in Italia e in Europa, in materia di abusi sessuali da parte delle confessioni religiose.

    Se provate a fare la domanda anche più generica nella ricerca GOOGLE, per esempio solamente “preti pedofili” otterrete come fonte Rete L’ABUSO. Inutile dire che con domande generiche ma più specifiche come “vittime preti pedofili” o come “quanti sono i preti pedofili”, la fonte principale resta la Rete L’ABUSO.

    Cosa che certo da un lato ci fa onore, dall’altro invece preoccupa in quanto non solo superiamo in modo anomalo gli organi di informazione, ma persino quelli governativi ed ecclesiastici che, oltre ad apparire negli ultimi risultati, su molte domande neppure appaiono…

    Tra le novità del nostro Portale noterete già dal menù principale sei diverse colorazioni delle icone già prè esistenti.Immagine 2026 05 25 201919

     

    Il rosso che rappresenta la Rete L’ABUSO, il viola che rappresenta “Il Punto” ovvero le inchieste, i dossier, le analisi dei casi e tanto altro materiale documentato con l’aiuto dei sopravvissuti, dall’Associazione.

    Il giallo che rappresenta il Coordinamento dei familiari delle vittime, il blu che invece rappresenta l’Osservatorio permanente, il marrone che rappresenta le Notizie tematiche e la cronaca, ed in fine il verde che rappresenta i vari Servizi del Portale.

    Una differenziazione che è la risposta alle critiche per la difficoltà di reperire il materiale all’interno del Portale. Sono decine di migliaia i contenuti del nostro Portale e spesso anche noi, pur sapendo di avere quel che cerchiamo, incontriamo difficoltà nel reperirlo.

    Da qui l’idea di separare con dei colori le categorie principali del portale, in modo di riuscire ad orientarsi meglio nelle migliaia di contenuti.

    …Ma ancora una novità!

    Immagine 2026 05 25 201739Live Search da oggi è implementato anche nella ricerca interna del Portale.

    Qui ricordiamo doverosamente che il Portale ha due distinti motori di ricerca, il Live Search (Qui) legato al database iCODIS e la ricerca interna al sito, ovvero i contenuti.

    È qui che abbiamo implementato la ricerca live, uno strumento che permette all’utente, digitando almeno tre sillabe di ciò che cerca, di ottenere una anteprima in tempo reale dei primi 10 risultati.

    Questo aiuta l’utente nell’orientamento del risultato di ricerca che otterrà.

    Una volta ottenuta l’anteprima dei risultati di interesse (senza dare invio), dando semplicemente “invio” dalla tastiera, il motore di ricerca interno restituirà una o più pagine con tutti i risultati del Portale.

    Rivisto anche il pannello “Account utente”, completamente ridisegnato dove oggi troverai tutti i tuoi dati, gli abbonamenti e lo storico del tuo account in un’unica pagina.

    Cerchiamo sempre di migliorare.

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  • Rapporti sessuali con minori, la Cassazione annulla l’assoluzione della maestra di Bari «zia Martina». E lei sui social: «Il processo penale in Italia è rotto»

    Rapporti sessuali con minori, la Cassazione annulla l’assoluzione della maestra di Bari «zia Martina». E lei sui social: «Il processo penale in Italia è rotto»

    Si terrà un nuovo processo d’Appello nei confronti di Daniela Casulli, ex insegnante di 48 anni conosciuta sui social come «Zia Martina» e finita a processo, a Bari, per pornografia minorile e corruzione di minore. La Corte di Cassazione ha infatti annullato la sentenza con cui, in Appello, la donna era stata assolta dai reati contestati, dopo che in primo grado era stata condannata a sette anni e tre mesi.

    La vicenda, ora, tornerà quindi davanti ai giudici di una sezione diversa della Corte d’Appello di Bari. La donna fu arrestata nel 2021, mentre insegnava in Trentino: a lei erano contestati due video in cui erano stati immortalati rapporti sessuali con un quindicenne e una videochiamata, fatta su Instagram, alla quale avrebbe partecipato anche un 12enne.

    Casulli, dopo la pesante condanna di primo grado, è stata quindi assolta «perché il fatto non costituisce reato»: per la Corte non c’erano elementi per ritenere che la donna abbia voluto consapevolmente realizzare o concorrere a realizzare un video porno che comportasse, anche attraverso la successiva diffusione dello stesso, una degradazione e mercificazione del minore ripreso». Né avrebbe avuto consapevolezza che tra i partecipanti alla videochiamata ci fosse anche un dodicenne.

    La Procura generale di Bari ha impugnato questa decisione e la Cassazione ha accolto il ricorso dell’accusa. Ad annunciare la decisione della Cassazione è stata la stessa Casulli sui social: «Il processo penale in Italia è rotto», ha commentato.

    https://bari.corriere.it/notizie/cronaca/26_maggio_23/pornografia-minorile-la-cassazione-annulla-l-assoluzione-della-maestra-zia-martina-sui-social-scrive-il-processo-penale-in-5a778bee-f522-4752-b139-f98eea2faxlk.shtml

  • ABUSI SU MINORI: L’EX PROF RESPINGE LE ACCUSE

    ABUSI SU MINORI: L’EX PROF RESPINGE LE ACCUSE

    È durato un’ora dalle 11.50 alle 12. 50 l’interrogatorio di garanzia per l’ex docente di religione accusato di abusi su minori. Abito blu, camicia celeste e scarpe da ginnastica bianche, si è presentato così il 37enne in Procura a Padova. Accanto il suo difensore l’Avvocato Ernesto De Toni tra i nomi più importanti del Foro di Padova.

    L’ex docente originario del trevigiano secondo quanto dichiarato all’uscita dall’interrogatorio di garanzia dal suo legale, ha risposto alle domande del GIP . Questo è il primo contatto con l’Autorità giudiziaria per l’indagato che attualmente si trova ai domiciliari ospite della canonica di San Lorenzo di Albignasego nel padovano. Non è però escluso, avrebbe lasciato intendere il suo legale, che l’ex seminarista non possa scontare la misura preventiva altrove. L’Avv.

    De Toni ha acquisito il fascicolo per imbastire la strategia difensiva solo da qualche ora. Ha ammesso al nostro microfono che dalle carte emergono episodi di diversa gravità contestati al suo assistito. Nell’arco temporale dal 2017 a oggi secondo le accuse mosse nei confronti del 37enne , l’indagato avrebbe rivolto attenzioni e gesti molto espliciti a sfondo sessuale nei confronti di 7 minori.

    L’inchiesta scaturirebbe proprio grazie alla denuncia di un docente che raccolte le confidenze di un suo alunno 17enne ha riferito alle Forze dell’Ordine quanto appreso. La Questura euganea che sta ascoltando tutti coloro che hanno avuto contatti nel tempo con l’ex docente, insegnate presso l’Istituto Barbarigo di Padova fino al 2023 e poi allontanato forse proprio a causa di quanto gli viene contestato ora, avrebbe anche individuato alcune chat tra le vittime che potrebbero supportare le gravi accuse nei confronti dell’uomo.

    La Diocesi padovana attraverso una nota ha preso le distanze dall’uomo così anche dalla scelta del parroco che lo sta ospitando. Francesco Saviane

    https://www.gruppotv7.com/notizie/padova/pedofilia-l-ex-prof-si-dichiara-estraneo-ai-fatti-19731

  • Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Insegnante di religione arrestato per abusi, l’intervento della Diocesi: «Revocata dal vescovo l’idoneità all’insegnamento»

    Si arricchisce di nuovi particolari la vicenda di Francesco Saviane, 37enne trevigiano, ex docente di religione e figura attiva in diversi contesti educativi e parrocchiali del Padovano, che si trova da venerdì mattina agli arresti domiciliari nella canonica di un comune dell’hinterland della città del Santo.

    Le parole della Diocesi
    La Diocesi di Padova ha precisato la propria posizione con una nota articolata. Nel comunicato si sottolinea che Saviane «non svolge più incarichi di insegnamento di religione dal 1° settembre 2023 e che, successivamente, è stata revocata l’idoneità all’insegnamento. Nello stesso periodo si è conclusa anche la sua presenza presso l’istituto scolastico coinvolto». La Diocesi aggiunge che il vescovo Claudio Cipolla «ha disposto l’esclusione dell’uomo da qualsiasi incarico ecclesiale a seguito di un’indagine canonica interna e ha dichiarato la disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria».

    La presenza in canonica « in contrasto con le indicazioni»
    Nella nota si precisa inoltre che «la permanenza dell’uomo in una canonica sarebbe avvenuta per iniziativa personale del parroco, in contrasto con indicazioni dell’ordinario diocesano». Il vescovo, inoltre, «ha ottemperato alle prescrizioni canoniche e civili e si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Si esprime forte amarezza e vicinanza ai minori coinvolti». La Curia di Padova richiama infine anche l’esistenza del servizio di tutela minori attivo dal 2017, pensato per raccogliere segnalazioni e accompagnare eventuali percorsi di ascolto e denuncia.

    Gli arresti domiciliari
    Il provvedimento degli arresti domiciliari, eseguito dalla Squadra Mobile su ordinanza del gip Laura Alcaro su richiesta del pm Sergio Dini, riguarda un’indagine per violenza sessuale aggravata ai danni di sette minori, tra ragazzi e ragazze, seguiti dall’uomo nel tempo come insegnante, educatore e collaboratore di realtà sportive e parrocchiali. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli episodi contestati si sarebbero consumati in un arco temporale compreso tra il 2017 e il 1° marzo 2026, data dell’ultima condotta segnalata. I reati sarebbero stati facilitati dal ruolo di fiducia costruito nel tempo dall’indagato, che avrebbe avuto accesso alla quotidianità dei minori anche attraverso contatti extra scolastici e attività di gruppo.

    La prima denuncia
    L’inchiesta ha preso avvio da una prima denuncia arrivata alla fine di marzo, quando una delle presunte vittime ha confidato con tanto di particolari agghiaccianti a un insegnante dell’istituto in cui l’uomo aveva prestato servizio di aver subito attenzioni inappropriate. Un racconto ritenuto circostanziato e credibile dagli investigatori e tale da innescare approfondimenti immediati. Da lì, attraverso chat e messaggi recuperati dai dispositivi del giovane, gli inquirenti avrebbero individuato ulteriori situazioni analoghe segnalate da altri ragazzi, con altri particolari e approcci descritti nei dettagli.

    Le ricostruzioni raccolte descrivono una serie di episodi reiterati nel tempo, avvenuti in contesti diversi: locali parrocchiali, gite, momenti aggregativi e occasioni educative. L’indagato avrebbe progressivamente ampliato la propria sfera di contatto con i minori, mantenendo una posizione di riferimento che gli avrebbe consentito di instaurare rapporti di confidenza ritenuti dagli inquirenti strumentali alle condotte contestate. Il quadro delineato nell’ordinanza evidenzia, secondo il giudice, un rischio concreto di reiterazione del reato, oltre a una dinamica consolidata nel tempo e caratterizzata da un forte squilibrio di fiducia. Francesco Saviane

    https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/treviso/cronaca/26_maggio_17/insegnante-di-religione-arrestato-per-abusi-l-intervento-della-diocesi-revocata-dal-vescovo-l-idoneita-all-insegnamento-dal-2023-dfed40a1-509f-45a8-a0d6-7a6f898dbxlk.shtml

  • Violenza sessuale su minori, la Cassazione conferma la condanna dell’ex prete Giuseppe Rugolo

    Violenza sessuale su minori, la Cassazione conferma la condanna dell’ex prete Giuseppe Rugolo

    Giuseppe Rugolo, ex sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su minori e la Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione. Inammissibili i ricorsi sia della difesa che della Procura, che aveva contestato la riduzione della pena, scesa in appello da 4 anni e mezzo a tre anni. In Appello, i giudici avevano applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi. Il 14 luglio 2025 Rugolo è stato dimesso dallo stato clericale.

    L’indagine nei confronti del prete si era aperta grazie alla denuncia di Antonio Messina, che ha riferito alla squadra mobile di Enna le violenze subite dal 2009 al 2013: gli accertamenti hanno consentito di ricostruire violenze commesse nei confronti di altri giovani. Messina era è stato denunciato per diffamazione dall’imputato insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso – la onlus che assiste le vittime di abusi del clero – Francesco Zanardi.

    La vittima, dopo la condanna in primo grado di Rugolo, ha scritto a marzo 2024 una lettera a Papa Francesco e a tre dicasteri: quello per la dottrina della Fede, quello per il clero e infine a quello per i Vescovi, che dal 30 gennaio 2023 è stato retto dal cardinale Robert Francis Prevost, poi diventato Papa Leone XIV. Il caso aveva suscitato anche un botta e risposta tra i vertici del clero di Piazza Armerina. Il vescovo della diocesi Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, sono indagati per falsa testimonianza, accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/14/rugolo-prete-condanna-abusi-minori-notizie/8386781