Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Presunte molestie nel seminario di Ugento: il comunicato della Curia

    Presunte molestie nel seminario di Ugento: il comunicato della Curia

    Dopo le notizie apparse sulla testata nazionale La Repubblica, torna al centro dell’attenzione il caso delle presunte molestie avvenute all’interno del seminario di Ugento tra gli anni ’80 e ’90. La vicenda, già trapelata durante l’estate, continua a far discutere la comunità locale, riportando in evidenza un tema delicato che tocca l’intera diocesi.

    Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni giornalistiche, il protagonista della vicenda sarebbe un ex seminarista divenuto poi professore di religione, originario di Taurisano, che avrebbe avviato un’azione legale nei confronti della Curia, chiedendo un ingente risarcimento economico, nell’ordine del milione di Euro.

    Il caso, ancora in fase preliminare e privo al momento di un atto formale di notifica, continuerà verosimilmente a far discutere la comunità civile ed ecclesiale, in attesa di ulteriori sviluppi.

    Il testo del comunicato della Curia:

    A seguito di notizie apparse sulla stampa circa un’azione legale, che ancora non
    è stata notificata, la Curia di Ugento – Santa Maria di Leuca innanzitutto rinnova
    vicinanza e solidarietà a chiunque abbia subito abusi o molestie in ambito ecclesiale.
    Nel ricordare che ha agito nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento
    canonico e dalla CEI, la Curia resta a disposizione della Magistratura, assicurandole
    piena collaborazione.

    Presunte molestie nel seminario di Ugento: il comunicato della Curia

  • Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Problemi psichici curati con un esorcismo che, vista la condanna definitiva, andò ben oltre la pratica per contrastare il demonio. Da due giorni è in carcere per scontare una condanna definitiva a tredici anni e mezzo di reclusione don Michele Barone, il prete sospeso a divinis, che nel 2018 fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.
    Il sacerdote curava con l’esorcismo una ragazzina di 14 anni con problemi psichici. I fatti si verificarono a Casapesenna, in provincia di Caserta. Una vicenda giudiziaria complessa, che è giunta a conclusione in settimana con il pronunciamento della sesta sezione penale della Cassazione.

    Taormina: rispetto la sentenza ma non la condivido

    «La Corte Suprema ha stabilito che l’esorcismo è reato. Rispetto la sentenza ma non la posso condividere» ha commentato l’avvocato Carlo Taormina, che difendeva l’ex sacerdote casertano, che tra i suoi fedeli e amici aveva molti vip, tra cui Luciano Moggi e la moglie, Fabio Capello, Claudia Koll e Sara Tommasi.
    Con don Barone, sono stati condannati in via definitiva a tre anni di reclusione anche i genitori della ragazzina che, nel corso delle sedute di esorcismo, avrebbe subito abusi, violenze e lesioni.

    Pena superiore alla condanna di primo grado

    In primo grado, la pena inflitta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere fu di dodici anni, poiché i giudici non ritennero che le prove fossero sufficienti per l’accusa di abusi sessuali commessi anche nei confronti di due vittime adulte.
    A denunciare i fatti fu la sorella maggiore della vittima, che si accorse che quelle sedute esorcistiche fossero ben altra cosa e non avrebbero salvato la 14enne che i genitori ritenevano posseduta dal demonio.
    Dopo i fatti, don Barone fu sospeso a divinis dal vescovo di Aversa e rimosso da Papa Francesco, mentre l’Associazione Internazionale Esorcisti precisò che il sacerdote casertano praticava esorcismi senza alcun mandato e senza alcuna autorizzazione.
    «Il sacerdote in questione – scrisse l’associazione esorcisti – non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti».

    «Legge contro l’esorcismo ma il Vaticano lo contempla»

    «A via Della Conciliazione – ha sottolineato l’avvocato Taormina – c‘è un palazzo intero in cui il Vaticano ancora oggi insegna le pratiche dell’esorcismo. Non è solo una questione tra diritto canonico e diritto penale italiano, ma una vicenda ben più ampia».
    Secondo il legale, c’è chi accetta l’intervento dell’esorcista «come si accetta che un chirurgo possa operare per curarci, ma mettendo a rischio la nostra vita. I giudici del merito hanno ritenuto vietati tutti i trattamenti esorcistici, configurando violenze e maltrattamenti a carico di genitori di una minore che, dopo aver tentato di far guarire la figlia minore con la medicina ufficiale, si erano rivolti ad un sacerdote abilitato all’esercizio degli esorcismi e accreditato dal vescovo della Diocesi e dall’esorcista ufficiale». Dopo il sigillo della Cassazione, don Michele Barone è stato arrestato e trasferito in carcere, prima a Santa Maria Capua Vetere in appoggio, poi a Vallo della Lucania, dove sconterà il residuo della pesante pena inflitta.

    https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_06/don-michele-barone-va-in-carcere-il-prete-esorcista-casertano-dopo-la-condanna-per-violenza-sessuale-e-maltrattamenti-88c1a413-e4a3-4b34-b7f6-660b0b65dxlk.shtml

  • “Lea ha dovuto morire per essere credibile”: la lezione di coraggio di Lea Garofalo apre la 4a edizione del Premio Nazionale a lei intitolato. La presentazione al Manin

    “Lea ha dovuto morire per essere credibile”: la lezione di coraggio di Lea Garofalo apre la 4a edizione del Premio Nazionale a lei intitolato. La presentazione al Manin

    Tre giornate dedicate al Premio Nazionale Lea Garofalo, la giovane donna di origine calabrese che si è ribellata alla ‘ndrangheta, diventando testimone di giustizia e pagando con la vita la sua scelta di libertà e legalità. Quest’anno sarà Cremona la location scelta per celebrare questi tre giorni che tra cerimonie e momenti di riflessione, porteranno la memoria di Lea come esempio ancora vivo e vitale di legalità e di libertà, ma anche come momento di riflessione anche sul tema della violenza contro le donne, proprio in occasione della giornata contro la violenza sulle donne che si celebra domani.

    Organizzata dall’associazione Dioghenes A.p.s, l’iniziativa è stata presentata stamattina presso la Biblioteca “Pier Paolo Pasolini” del Liceo Ginnasio Statale “Daniele Manin” in una conferenza stampa per illustrare il programma delle tre giornate. “Un paese senza memoria è un paese senza storia, per citare proprio Pasolini -ha esordito Paolo de Chiara, presidente di Dioghenes- Questa quarta edizione è qui a Cremona, a un’ora da Milano, da quel viale Montello, strappato alla mafia e dedicato a lei“.

    presente per l’occasione anche Marisa Garofalo, sorella di Lea, che ha presentato la sua commossa e toccante testimonianza diretta: “Lea è sempre stata una donna coraggiosa, fin da bambina. La sua è una storia di coraggio e di denuncia, ma anche una storia di amore per la figlia. Lea ha denunciato, ma ha dovuto morire per essere creduta. Sono felice oggi di essere qui –ha commentato Marisa, ripercorrendo i momenti drammatici vissuti da quel 24 novembre 2009– ho capito sin sa subito dopo la scomparsa di Lea che le era accaduto qualcosa di tragico. Il processo ha portato a 4 ergastoli, ma in realtà non c’è stata giustizia: manca la certezza della pena, quegli uomini tra permessi premio e altro hanno potuto tornare anche a casa. Ma non mi meraviglio di ciò, perchè Lea non è stata tutelata nemmno quando era ancora in vita” parole amare e taglienti come lame, che raccontano ancora una volta il dramma di una vita spezzata per mano malavitosa e di una giustizia che non sempre tutela le vittime.

    “Emozione e commozione” sono state le parole della Dirigente scolastica del “Manin” Maria Grazia Nolli “Un’iniziativa che incoraggia noi scuole a promuovere la legalità ed a sensibilizzare gli studenti verso una cittadinanza attiva, consapevole e monitorante. Lea, donna e madre coraggiosa, ha gettato un seme di speranza, che i giovani colgono con entusiasmo e passione nel promuovere la cultura della legalità e della giustizia”.

    Presente anche il sindaco Andrea Virgilio, che ha ringraziato la scuola per la sensibilità nel cogliere ed accogliere questa iniziativa : “E’ importante e faticoso trasmettere una storia come questa. C’è differenza tra storia e memoria: la memoria è ancora calda e scottante, mentre la storia ci permette di razionalizzare il racconto. Siamo davanti anche ad una sfida di carattere culturale, per sgretolare una società patriarcale. Anche in ambito politico, dobbiamo dare il giusto valore al tema della sicurezza, andando a scardinare quelle infiltrazioni malavitose di cui non si parla quasi mai, lasciando spazio a notizie “minori”, quando invece si dovrebbe aprire un dibattito politico allargato anche su queste tematiche”.

    Dopo le riflessioni di apertura, la parola è passata a Giusi Rosato, docente del Manin e responsabile nazionale Scuole e Università Dioghenes APS, che ha spiegato nel dettaglio i dati relativi al concorso, partendo dal numero cospicuo di lavori svolti, ben 88, giunti da tutta Italia, molti dalla Lombardia e molti anche da regioni come Calabria, Puglia e Campania, terre in cui le associazioni malavitose sono particolarmente infiltrate. “La mafia teme più la scuola che la giustizia”, una citazione del magistrato Antonino Caponnetto e ripresa per sottolineare come la vera differenza si faccia proprio partendo dai ragazzi e dalla cultura. Rosato ha quindi elencato i nomi delle scuole e delle classi premiate.

    SCUOLA DELL’INFANZIA

    1° classificato: Scuola dell’infanzia “Sant’Angelo” – Cremona – Titolo del lavoro: “AL.LEA.TI: Lea, piccola storia, grande cuore”

    SCUOLA PRIMARIA

    1° classificato: Istituto Comprensivo Rocca Bovio Palumbo D’Annunzio plesso Primaria “Papa Giovanni XXIII” – Trani (BA) – Titolo del lavoro: “Rosario Livatino, testimone di legalità”

    2° classificato: Istituto Comprensivo Ugo Foscolo di Vescovato, Scuola Primaria G. Lonati di Ca’ de Mari – Gadesco Pieve Delmona (CR) – Titolo del lavoro: “Parole idelebili”

    3° classificato: Istituto Comprensivo Rocca Bovio Palumbo D’Annunzio plesso Primaria “Papa Giovanni XXIII” – Trani (BA) – Titolo del lavoro: “Testimoni della legalità”

    SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

    1° classificato: Istituto Comprensivo G. Diotti- Casalmaggiore (CR) – Titolo del lavoro: “Nel silenzio il suono dei tamburi”

    2° classificato: Istituto Comprensivo Denza – Castellammare di Stabia (NA) – Titolo del lavoro: “Uno scrigno foriero di parole salvifiche”

    3° classificato: Istituto Comprensivo Cremona 2 – Scuola secondaria di I grado “Virgilio” – Cremona – Titolo del lavoro: “La voce di Lea”

    SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO

    1° classificato: Liceo Ginnasio Statale D. Manin – Cremona – Titolo del lavoro: “La chiamata”

    2° classificato: IIS G. Falcone – Palazzolo sull’Oglio (BS) – Titolo del lavoro: “La sedia vuota”

    3° classificato: IIS J. Torriani – Cremona – Titolo del lavoro: “Lea! Una donna, una testimone!”

    MENZIONI SPECIALI 

    – Istituto Comprensivo Ugo Foscolo di Vescovat, scuola secondario di I grado “Don gaetano Portioli, Ostiano (CR), gruppo interclasse (classi 2A e 2B): Lea Garofalo, un nome che non tace. Affinchè la memoria diventi futuro

    – IIS G. Romani – Casalmaggiore, Gruppo di studenti della classe 5A Classico: Diario, la storia di Emanuela Loi

    – Liceo Ginnasio Statale D. Manin – Cremona: La parola come atto di resistenza

    – IIS G. Falcone – Palazzolo sull’Oglio (BS): La sedia vuota

    – IIS J. Torriani – Cremona: Lea! Una donna, una testimone!

    – IC Dedalo 2000 –  Scuoal secondari di I grado “A. Roncalli” –  Gussola: Intervista a un mafioso.

    Nel corso della presentazione sono stati elencati anche i nomi dei “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni:

    • Michelangela Barba
    • Marco Rizzollo
    • Giancarlo Costabile
    • Corrada Pomilio
    • Giorgio Mogola
    • Maurizio Landini
    • Mauro Esposito
    • Pellegrino Passariello
    • Silvia e Claudia Pinelli
    • Pasquale Chirichella
    • Elia Milani
    • Francesco Zanardi
    • Vincenzo Infantino
    • Mario Coppetti

    Il programma si articola in tre giornate, da oggi a mercoledì, in diverse location della città, dal liceo Manin al Teatro Monteverdi, dalla premiazione nell’Aula Magna del Campus Santa Monica a Palazzo Comunale fino all’ex chiesa di San Vitale.

    Michela Garatti
    https://cremonasera.it/cronaca/-lea-ha-dovuto-morire-per-essere-credibile-la-lezione-di-coraggio-di-lea-garofalo-apre-la-4a-edizione-del-premio-nazionale-a-lei-intitolato-la-presentazione-al-main
  • Il Papa «dimissiona» il vescovo di Cadice accusato di abusi sessuali su un ex seminarista negli anni ’90 in Spagna

    Il Papa «dimissiona» il vescovo di Cadice accusato di abusi sessuali su un ex seminarista negli anni ’90 in Spagna

    di Ester Palma – Il Pontefice ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cadice e Ceuta presentata da monsignor Rafael Zornoza Boy, 76 anni

    Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cadice e Ceuta presentata da monsignor Rafael Zornoza Boy. Il vescovo è al centro, in Spagna, di una bufera per accuse di abusi sessuali. In particolare, Rafael Zornoza, 76 anni, è accusato di presunte violenze sessuali continuate nei confronti di un ex seminarista tra il 1994 e il 2000, quando era sacerdote a Getafe (Madrid) e dirigeva il seminario maggiore della diocesi. Secondo il sito dell’«Associazione sopravvissuti agli abusi del clero», la denuncia è stata presentata l’estate scorsa, a 25-30 anni dai fatti, dall’ex seminarista alla Congregazione per la Dottrina della Fede e riportata dal quotidiano El País. Zornoza è accusato di abusi protrattisi quando la vittima aveva tra i 14 e i 21 anni.

    L’incontro di Leone coi vescovi spagnoli
    Leone XIV aveva discusso del caso, su cui era già stata aperta un’indagine dal tribunale vaticano, direttamente con i vescovi spagnoli lunedì scorso. Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, monsignor Luis Arguello, ha commentato: «L’avvio dell’inchiesta da parte della Santa Sede conferisce credibilità alle accuse. La Chiesa cerca la verità per affrontare il dolore di tutte le parti coinvolte, sia della potenziale vittima che del vescovo, che potrebbe essere stato accusato ingiustamente». La diocesi ha assicurato «piena fiducia nella giustizia e la volontà di collaborare pienamente, ribadendo il rispetto alla presunzione di innocenza che assiste tutte le persone».

    «Il vescovo colpito da un cancro aggressivo»
    È la prima inchiesta contro un vescovo in Spagna. Peraltro il lavoro del vescovo in una diocesi «di frontiera» come quella di Ceuta si era contraddistinto per l’impegno sulla carità soprattutto verso i migranti. Originario di Madrid, Zornoza ha studiato nel Seminario di Madrid-Alcalá e ha ottenuto la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università di Comillas. Ordinato sacerdote, è stato parroco arciprete di San Agustín. A Getafe fu segretario del primo vescovo e rettore del Seminario sin dalla sua fondazione nel 1991 fino al 2009. È stato eletto ausiliare di Getafe nel 2005. Nei giorni scorsi la diocesi aveva emesso una nota in cui si diceva che Zornoza aveva «sospeso temporaneamente la sua agenda per chiarire i fatti e sottoporsi ai trattamenti per un cancro aggressivo da cui è affetto».

    https://roma.corriere.it/notizie/speciali/roma/cronaca/25_novembre_22/papa-dimissioni-vescovo-cadice-spagna-abusi-sessuali-db8c35ba-9411-4673-8b1b-ed187d31cxlk.shtml

  • Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Abusi nella Chiesa, in Diocesi Trento 4 persone a Centro ascolto

    Il Centro di ascolto del Servizio per la tutela minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi.

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento in un comunicato pubblicato sul proprio sito – due si riferiscono ad abusi di carattere sessuale da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a circa 60 anni fa.

    In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte. Domani, venerdì 21 novembre, alle 20.30, nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    https://www.ansa.it/trentino/notizie/2025/11/20/abusi-nella-chiesa-in-diocesi-trento-4-persone-a-centro-ascolto_a89ad93d-4d25-4cc7-b04e-5eea1a30f93f.html

  • Emanuela Orlandi, De Pedis, il collezionista di ossa: tutti i misteri di Roma tra indagini e scheletri

    Emanuela Orlandi, De Pedis, il collezionista di ossa: tutti i misteri di Roma tra indagini e scheletri

    Il più grande archeologo italiano, Andrea Carandini, qualche anno fa paragonò il suo lavoro di ricerca nel sottosuolo di Roma all’attività di Sigmund Freud: «Anche nella psicoanalisi si scava, si cercano radici, fondamenta». Con una piccola differenza: Freud trovava traumi, chi scava oggi nella città eterna rischia di trovare scheletri, ossa, tracce di delitti, indizi di misteri irrisolti.

    La scomparsa del giudice Adinolfi

    Le pale al lavoro nella fascinosa Casa del Jazz, a ridosso delle Mura, sono solo l’ultimo esempio di questa psicoanalisi del delitto che Roma, periodicamente, compie su se stessa. Oggi si è alla ricerca di tracce del giudice Paolo Adinolfi, scomparso all’età di 52 anni mentre andava al lavoro, sabato 2 luglio 1994.

    Era una mattina torrida, le cronache locali del tempo titolavano sui 40 gradi all’ombra del Cupolone, mentre i titoli nazionali era dedicati all’allora quarantenne Massimo D’Alema appena eletto segretario del Pds. Quella mattina il magistrato, dopo aver dato un veloce saluto alla moglie e ai due figli, prese la sua auto parcheggiata sotto casa in via della Farnesina e scomparve inghiottito dalla città e dai suoi misteri. Da allora, più nessuna traccia.

    Il boss della Magliana

    Eppure adesso si scava. Magari uno scheletro, una mandibola, un metatarso che possa emergere lì dove da anni, dopo che l’area con elegante casino al centro venne confiscato al boss della Magliana Enrico Nicoletti, si celebra ogni estate una stupenda rassegna jazz, con nomi altisonanti… In superficie si suona free o acid jazz e magari, chi può escluderlo, cinque metri più sotto, molti segreti potrebbero continuare a tacere nelle loro dolorose sepolture.

    Pale al lavoro

    Da questo punto di vista, quello dei misteri è pane quotidiano della Città Eterna. E alcuni di questi sono davvero misteri antichi, come quello, cominciato sette anni prima, nel 1987, quando un grandissimo nome dell’economia mondiale, Federico Caffè, svanì nel nulla dopo aver lasciato il suo appartamento a Monte Mario. Scomparsa volontaria? Rapimento? Omicidio? Le indagini sono ferme sostanzialmente a quel giorno del 1987.

    Emanuela e Mirella

    E quattro anni prima, l’Italia aveva drammaticamente cominciato a fare i conti con uno dei più grandi gialli mai risolti: la scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un dipendente vaticano, sparita poco tempo dopo un’altra adolescente che abitava a Roma, Mirella Gregori. Due ragazze, due buchi neri nella coscienza della Capitale.

    Per trovare tracce di Emanuela Orlandi si è scavato, eccome. Si sono aperti sarcofaghi dove alcune voci volevano che ci fosse il corpo della ragazza, oppure si sono usate ruspe e pale per portare alla luce in via Po – nel 2018 – ossa umane all’interno della Nunziatura Apostolica del Vaticano, un legame più che ghiotto tra la giovane scomparsa e il lavoro che faceva il padre. Si sono tirati fuori resti umani femminili, ma – come disse il direttore di Medicina legale di Tor Vergata, Giovanni Arcudi, raggelando la pista – «sono di una donna tra i 25 e i 35 anni». Troppi per la piccola Emanuela. Qualche giorno dopo vennero trovati altri resti, ma anch’essi di donna adulta. Pista chiusa.

    Renatino nella cripta

    A venir aperta, qualche anno prima, fu invece una sepoltura gentilizia all’interno dell’elegante chiesa di Sant’Apollinare, nell’omonima piazza che sta a metà tra piazza Navona e Palazzo Altemps, uno dei musei più importanti della scultura classica romana. Nella cripta della basilica, con tutti gli onori, trovò sepoltura per ben 22 anni il capo della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto «Renatino» che nella serie tv sulla banda della Magliana era il Dandi, ammazzato a pistolettate da uno dei suoi, soprannominato il Bufalo, a pochi passi da piazza Navona. 

    Per intercessione del rettore della basilica, don Piero Vergari, e con l’autorizzazione del cardinal Poletti, allora Vicario di Roma, il Dandi venne sepolto a Sant’Apollinare. Perché tanta grazia? Per il semplice motivo – come scrisse il rettore a Poletti, perorando la causa – «che il defunto è stato generoso nell’aiutare i poveri che frequentano la basilica, i sacerdoti e i seminaristi, e in suo suffragio la famiglia continuerà a esercitare opere di carità». Amen. Nel 1997, il Messaggero, grazie alla cronista Antonella Stocco, scopre la storia e un giudice, Andrea De Gasperis, che già per ragioni sue s’era incuriosito, si mette di punta finché non riesce a far sloggiare, ben 15 anni dopo, il caro estinto dalla sacra cripta.

    Il collezionista

    Ma non è solo la Banda della Magliana a dare vita e lutti alla Roma delle sepolture. Ci sono anche romani così, senza particolare curriculum criminale. Prendiamone uno a caso. Quel tipo strano, e mai individuato, che seppellisce alla Magliana (sempre lì, ok) agli inizi degli anni Duemila le ossa di cinque diverse persone per comporre un «suo» scheletro, quasi che volesse giocare all’Allegro Becchino. Lascia lì accanto una carta di identità, ma che non appartiene a nessuno dei cinque. I giornali lo chiamarono “Il collezionista di ossa”, in omaggio al grandissimo giallista Jeffery Deaver. Con una piccola differenza: nei libri di Deaver alla fine si scopre l’assassino. Alla Magliana, no.

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/25_novembre_15/orlandi-de-pedis-misteri-roma-2d9b3b74-f61c-4ec5-aa82-803605497xlk.shtml

  • LA MENZOGNA DEI PADRI

    LA MENZOGNA DEI PADRI

    Da piccoli, al catechismo ci insegnano a vivere seguendo i dieci comandamenti, di questi uno ha sempre ritenuto la mia attenzione, l’ottavo: “Non dire falsa testimonianza”.

    Mi sono sempre chiesta: ma la chiesa, perché non rispetta questo comandamento?

    All’età di cinque anni mi sono trasferita con la mia famiglia a Reggio Calabria, mia madre, molto credente e cattolica, pensò che sarebbe stato bene per me iscrivermi subito al catechismo e all’azione cattolica per farmi conoscere e frequentare altri bambini, ed inserirmi in un ambiente “sano e sicuro”.

    Ricordo ancora la prima festa del Ciao, tutte le parrocchie riunite in Duomo, io ero tra i più piccoli del gruppo acierrini, era la mia prima festa, la mia prima uscita, e mi sentivo grande, orgogliosa, contenta…ma un orco vestito di nero, col collarino bianco, ha distrutto ogni gioia di quel giorno.

    Al momento della foto di gruppo sull’altare, approfittando della confusione, di tanto rumore, mi prese in braccio, mi pose sulla sedia, mi teneva stretta sul petto con il suo braccio, mi bloccava con la sua forza e da dietro si strofinava il suo organo genitale sui miei glutei. Impossibile muovermi, chiedere aiuto, erano tutti intenti a fare la foto, e in quel momento, davanti gli occhi di tutti, subivo l’orrore dell’abuso sessuale di uno sporco prete, che abusava di una bambina, inerte, e dopo aver soddisfatto il suo squallido piacere, mi diceva : “Brava, sei stata brava, sei proprio una brava bambina!”… avevo solo 5 anni e non ho mai dimenticato il suo volto, schifoso, i capelli neri tinti, i suoi occhi sadici, la sua voce, le sue mani grosse, rozze…

    Mia madre non volle credermi, ma cosa peggiore raccontò tutto alla catechista, che mi portò dal parroco, un famoso esorcista, conosciuto e venerato da tutti in città, che ho odiato fino alla sua morte, perchè mi disse che ero una bugiarda, che avevo una fantasia malata e perversa, che stavo peccando contro Dio, e che Dio sapeva tutto e vedeva tutto, cosa peggiore questo schifoso prete esorcista, raccontò tutto ad altre catechiste in modo da prevenirle, e da allora fui guardata da tutti in modo strano, ogni volta che andavo in chiesa sentivo gli occhi su di me.

    Mi chiusi nel silenzio, non parlai più con nessuno, e iniziai a detestare quel prete, quella catechista, Francesca, che era acida, cattiva, che ogni qualvolta andavo al catechismo mi diceva che Dio mi osservava, e poi quel parroco esorcista che mi ricordava che avrei dovuto chiedere perdono a Dio in confessione.

    Arrivò il giorno della prima confessione, non volevo che fosse l’esorcista a confessarmi, cercai di mettermi in fila per un altro sacerdote, ed invece ad un certo momento sento la sua voce chiamare la catechista: “Francesca, vai a prenderla, portamela qui, adesso deve confessarsi con me!”

    Francesca venne a prendermi, mi strattonò dal braccio dicendomi che dovevo confessare i miei peccati davanti a Dio, la mia falsità!

    Avevo 9 anni, ricordavo perfettamente cosa era successo 4 anni prima, quella domenica in Duomo, e con vergogna sotto gli ammonimenti di quel verme di sacerdote, dissi che avevo peccato, ripetei quello che lui mi costrinse a dire: ho peccato, ho detto falsa testimonianza contro Dio, ho mentito, ho inventato tutto.

    Non avevo inventato nulla, a 5 anni avevo denunciato gli abusi della chiesa, ma ero piccola, innocente, sola, contro tutto e tutti, e ancora peggio, non sapevo di cosa la chiesa è capace, dei crimini celati dietro l’omertà e la falsità del clero.

    Quel sacerdote esorcista, purtroppo mi ha rovinato il giorno della comunione, perchè con la sua meschinità, non si è limitato soltanto a costringermi in confessione ad affermare il falso, no, la veglia della comunione mi costrinse al digiuno come penitenza per i miei peccati e il giorno della comunione sull’altare mi derise dicendo che ero tremenda, che avevo una perfida immaginazione.

    Dopo quel giorno non ho più voluto mettere piede in quella chiesa, non volevo più rivedere quell’essere schifoso, osannato da tutti come un santo, né quella catechista che mi hanno fatto stare male per anni.

    Da adulta, quando ho capito cosa avevo vissuto, un abuso sessuale da parte di un sacerdote pedofilo, ho voluto denunciare, ma mi sono trovata di fronte a dei muri di silenzio, sacerdoti, vescovi, tutti compatti nel dirmi che non potevo accusare qualcuno senza prove. Ho cercato negli annali della diocesi, volevo trovare il suo nome, ma mi è stato impedito, dopo l’abuso un altro abuso, quello dell’omertà di chi copre ed è complice, chissà quanti altri bambini hanno vissuto un’esperienza come la mia, e quanta sofferenza, dolore si sono dovuti tenere dentro.

    Un abuso non si cancella come il gesso sulla lavagna, resta indelebile sulla pelle, sul corpo di una vittima, è come una cicatrice che resta per sempre a ricordare quel dolore, ma la vita mi riservava altro ancora, avrei dovuto conoscere un dolore più grande, l’abuso spirituale, psicologico con fine sessuale.

    In un momento molto difficile della mia vita, mi sono avvicinata ad una comunità religiosa, un amico mi aveva parlato di un padre carismatico, dotato di un dono speciale, che faceva delle omelie meravigliose, e che mi avrebbe aiutata a ritrovare la pace in me stessa, mi avrebbe guidata spiritualmente.

    Con molti dubbi e freni, andai a conoscere quel padre, e la confessione mi deluse, molto superficiale e sbrigativa, quasi avesse fretta e dubitai che fosse un vero religioso.

    Volli comunque andare ad ascoltarlo a messa, in effetti, le sue omelie erano molto belle, anche molto preparate, mi convinsi a seguirlo ed in breve divenne il mio confessore, il mio padre spirituale.

    Mi confidavo con lui, gli parlavo dei miei problemi, delle mie sofferenze, lo vedevo come un fratello, un amico sincero, sicuro, un vero amico.

    Gli raccontai dell’abuso da bambina al Duomo, del mio dolore per non essere stata creduta, e del silenzio di tutta una vita per quell’abuso.

    I suoi occhi cambiarono in quel momento, ma non riuscìì a captare subito il motivo, mi ricordo quello che mi disse: “che bello che ti sei confidata con me, adesso il nostro rapporto è speciale, perchè mi hai confidato il tuo segreto.”

    Da quel giorno, iniziò a chiamarmi, a mandarmi messaggi per farmi andare da lui per la messa, per parlare, era diventato pesante, ma mi diceva che lo faceva per me, perchè aveva capito che avevo bisogno di lui, che mi voleva bene.

    Poi cominciò a parlarmi in modo strano, Dio lo chiamava ad essere uomo, ad amarmi secondo Dio e natura, ma non era sesso, era un amore puro, totale, fatto di corpi ed anima. Mi parlò di un rapporto speciale, che doveva essere tenuto segreto agli altri, che io ero speciale e che avevo bisogno di un essere speciale come lui, e non dovevo aver paura perchè Dio voleva il mio bene e non dovevo temere nulla con lui.

    Mi prese la paura, non reggevo più quel rapporto, opprimente, malato, perverso, e lui divenne violento, furioso; non era più il padre buono, carismatico che avevo conosciuto, anzi forse non lo è mai stato!

    Iniziò ad insultarmi, a mortificarmi, a farmi sentire stupida, incapace, di colpo persi la stima per me stessa, e cosa peggiore era quel religioso, quel padre, che avevo scelto come mio padre spirituale a distruggermi in questo modo.

    Passò dall’abuso spirituale, allo psicologico infine sessuale, senza preoccuparsi delle conseguenze. Diceva che Dio era amore, che lo chiamava ad essere uomo, ad amarmi, senza pudore, né vergogna, perchè Dio si era fatto uomo per amare l’umanità tutta.

    Mi diceva che la castità non esiste, che è un’ invenzione dell’uomo, e che in nessun testo della Bibbia si parla di castità, se Dio avesse voluto degli uomini casti, allora sarebbe andato contro natura ed avrebbe imposto la castrazione, e che la castità era un’invenzione della chiesa, che è la causa di tanti abusi contro i bambini e le religiose.

    Mi disorientò completamente, non poteva essere vero, lui, biblista, che parlava tanto di discernimento, della responsabilità dell’uomo delle proprie azioni, mi parlava ora come un animale in preda all’istinto e alle pulsioni sessuali che non controllava.

    Ho chiesto aiuto a dei confratelli, dei sacerdoti, teologi, che scrivono libri e fanno conferenze sul tema dell’abuso spirituale, religioso, ma nessuno mi ha creduta.

    Ben 7 sacerdoti mi hanno detto di tacere, di dimenticare, perdonare ed andare avanti, cercare di trovare altri interessi nella vita che mi facessero pensare ad altro, perchè altrimenti non avrei fatto nulla di buono e sarei sprofondata nella depressione.

    A tutti questi sacerdoti, oggi ho voglia di dire che la vostra omertà è un secondo abuso per me, perchè non si può dimenticare, non si perdona un abuso ed un abusatore facilmente, ma soprattutto questa è la mia vita, non sarà mai più la stessa, da quell’abuso ci sono state delle conseguenze indelebili ed oggi il mio interesse è che non ci siano più vittime che soffrano in silenzio.

    Con forza, grazie all’aiuto di tanti amici, che oggi sono la mia famiglia, ho denunciato, ma nonostante la denuncia, le prove schiaccianti contro di lui, la falsa mistica, la perversione, il suo narcisismo patologico, la sua manipolazione, questo religioso ha continuato ad esercitare per mesi, a celebrare la messa con i bambini, a pubblicare ogni giorno lectio bibliche, ergendosi come guida spirituale per l’umanità.

    Mentre io per mesi mi annientavo, sprofondando nel silenzio, nella depressione, nell’indifferenza di tutti coloro che mi hanno detto di tacere, perchè un caso non è grave, che vuoi che sia, un caso, uno scivolone può capitare a tutti nella vita, basta rialzarsi…peccato che quel caso abbia segnato per sempre la mia vita!

    Come negli scacchi si muovono le pedine, così nella chiesa si spostano i preti una volta denunciato l’abuso, e come ogni mossa prevedibile, il religioso in questione è stato trasferito, per “motivi di salute”, ma la realtà è ben altra, è stato sospeso e non potrà ricoprire nessun incarico religioso perchè accusato di abuso spirituale, psicologico a sfondo sessuale.

    Mi chiedo come sia possibile credere in una chiesa così falsa, che adduce ragioni di salute per coprire un abusatore, fin quando la chiesa ha intenzione di nascondersi dietro un dito, e continuare a proteggere tutti coloro che neppure lontanamente nutrono un sentimento cristiano?

    Fin quando la chiesa continuerà a nascondere gli abusi, ad essere omertosa, a non voler ascoltare le vere vittime, proteggendo l’abusatore che non ha il coraggio delle sue azioni e si proclama vittima suo malgrado?

    Si ha umanità per l’abusatore, gli si procura un avvocato d’ufficio per difenderlo in tribunale, uno psicologo, per aiutarlo perchè manifesta un disagio psichico conseguente alla denuncia, avendo fino ad allora goduto di ottimo umore, e la vittima? Chi pensa alla vittima?

    Della vittima non ci si preoccupa, la vittima resta nel limbo, in un sentimento di colpa, in attesa di avere notizie delle indagini, del processo, e di tutto quello che la chiesa dovrebbe assicurarle, assistenza medica, psicologica, neppure l’ombra, perchè non è mai considerata in quanto tale, ma “presunta” vittima!

    Non mi piace usare il termine vittima, nè survivor, sopravvissuta, perchè entrambi i termini sottintendono una forma passiva, io sono VIVA e ATTIVA, e la mia voce, un tempo in silenzio, deve essere oggi un grido stridente per le orecchie sorde che non hanno voluto sentire!

    La colpa non è MAI della vittima, che ha trovato la forza di denunciare, ma dell’abusatore che ha tradito la fiducia, la fede e l’amore.

    La copla è solo di chi ha ferito, mai di chi ha avuto il coraggio di dire basta.

    Denunciando, so di aver fatto qualcosa di profondamente GIUSTO, anche se doloroso, perché ho denunciato qualcosa che sta sconvolgendo ormai da mesi la mia quotidianità.

    Ho avuto il coraggio di dire la verità  dove altri hanno preferito il silenzio e, in questo , c’è una forza rara, che nessuno potrà mai togliermi, perchè oggi la mia vita è la conseguenza di quell’abuso, e finalmente ho liberato me stessa.

    Ho rotto una catena invisibile fatta di paura, vergogna e inganno, ho dato voce a tante altre donne che, come me, hanno conosciuto la manipolazione scambiata per guida spirituale.

    Spero che ogni giorno, un pochino alla volta, ogni vittima riesca a sentire la leggerezza che merita, la pace che ci spetta e l’orgoglio di aver scelto la verità, essendo fieri e orgogliosi di se stessi.

    La chiesa dovrebbe rileggere l’ottavo comandamento, che proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è verità e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell’Alleanza.

    Fin quando la chiesa considererà una menzogna, una falsa realtà per chi non deve sapere la verità, non assumerà mai le sue responsabilità, e continuerà a non vedere oltre il suo dito, e a vivere nella continua menzogna dei padri.

                                                                                                                                                                 Libera

  • Nove giovani su dieci chiedono l’educazione sessuale a scuola

    Nove giovani su dieci chiedono l’educazione sessuale a scuola

    Nove giovani su dieci chiedono l’educazione sessuale a scuola.

    D’accordo anche i genitori, con quasi l’80% che ne richiede l’introduzione. Sono i dati dell’Osservatorio ‘Giovani e Sessualità’ di Durex, giunto quest’anno all’ottava edizione, condotto in collaborazione con Skuola.net tra maggio e giugno 2025 su un campione di 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni.

    Dall’indagine emergono disagio da parte dei ragazzi nell’affrontare il tema in famiglia e una crescente preoccupazione da parte dei genitori. I giovani a scuola desiderano affrontare temi come informazioni sulle infezioni sessualmente trasmissibili, sulla protezione (54%) e sul consenso nelle relazioni affettive (48%). Il 72,2% di essi ritiene che medici, psicologi ed esperti del settore siano le figure più idonee a guidare un percorso educativo serio e informato. D’accordo i genitori, per il 45,3% dei quali i programmi dovrebbero partire già dalle scuole medie.

    Il 28,7% teme, infatti, che i propri figli possano vivere relazioni tossiche e il 19,3% è preoccupato per il rischio di violenze sessuali. A seguire, timori legati alle infezioni sessualmente trasmissibili (17,1%) e al mancato uso di metodi contraccettivi (16,3%).

    In un contesto, quello italiano, dove il 23,6% dei giovani dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 14 anni, questi aspetti non vanno sicuramente ignorati, soprattutto considerando che la percentuale di coloro che non parlano di sessualità in famiglia è aumentata del 12% in un solo anno (dal 37% del 2024 al 49% del 2025). Tra le ragioni: il 46,8% non si sente a proprio agio nell’affrontare questi temi con i genitori mentre, per il 14,5%, si tratta di un vero e proprio tabù.

    In assenza di dialogo a scuola o a casa, e con i rapporti sessuali sempre più precoci, le ragazze e i ragazzi ritengono che per informarsi rimanga loro una sola possibilità: internet, con tutti i rischi del caso e trovandosi davanti ad un accesso potenziale a contenuti pornografici.

    Secondo i dati dell’Osservatorio ‘Giovani e Sessualità’ di Durex, il 53,2% dei giovani, attratto dall’anonimato e dalla rapidità, dichiara infatti di cercare online risposte su sessualità e contraccezione, informandosi attraverso contenuti parziali, inappropriati, spesso lesivi e frequentemente scorretti, che in certi casi rischiano di condurre anche a situazioni potenzialmente pericolose per la loro incolumità. Una situazione che porta, soprattutto i giovanissimi, ad affrontare le prime esperienze in modo poco consapevole, con scarse informazioni sul consenso e sul rispetto di sé e degli altri.

    I comportamenti a rischio possono poi anche essere legati al sexting: quasi un giovane su due (47,2%) afferma infatti di inviare o ricevere contenuti sessualmente espliciti, con il fenomeno che interessa già il 30% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni. Queste pratiche, se non gestite con consapevolezza, possono sfociare in situazioni problematiche legate alla condivisione non consensuale di materiale privato: il 46% dei rispondenti dichiara infatti di aver ricevuto immagini o video a sfondo sessuale non richieste, percentuale che raggiunge il 50% tra le ragazze e il 42% nella fascia più giovane (11-13 anni).

    Proprio il consenso, in questo scenario, rimane un aspetto cruciale anche al di fuori della rete: un giovane su cinque ritiene che ci si possa sottrarre a un rapporto sessuale con il partner “solo occasionalmente”, Inoltre, il 40% dei partecipanti considera la gelosia o la possessività eccessiva del partner solo “possibili” segnali di una relazione da limitare, a conferma di una scarsa consapevolezza emotiva.

    https://www.ansa.it/donne/notizie/2025/11/11/nove-giovani-su-dieci-chiedono-leducazione-sessuale-a-scuola_e4db59e3-ef6a-490b-89f5-55e992883223.html

    Educazione all’affettività e alla sessualità a scuola: come funziona nel resto d’Europa ?

  • La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La Coalizione contro i privilegi ecclesiastici e l’Associazione degli atei di Slovenia sono convinte che in Slovenia non ci sia ancora stato un impegno sistematico, da parte delle autorità e delle istituzioni competenti, sugli abusi sessuali commessi da appartenenti al clero, per questo chiedono ai legislatori di intervenire.

    Secondo i promotori dell’iniziativa, la Chiesa cattolica occupa un posto speciale nella società slovena, e questo rappresenta una sorta di garanzia implicita di intoccabilità per molti ecclesiastici.

    La convinzione, inoltre, è che gli organi di lavoro interni non possano essere obiettivi, per questo chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, dotata di ampi poteri e in grado di indagare sulla questione in modo approfondito, anche per verificare l’eventuale coinvolgimento di funzionari pubblici nell’occultamento di casi di abuso.

    Il tema è molto delicato e divisivo, e anche la Curia romana ha riconosciuto, circoscrivendo il contorno della questione a un 2-3% di ecclesiastici colpevoli di abusi contro i minori.

    Valutazioni indipendenti parlano di numeri tre o quattro volte superiori, una stima che quindi in Slovenia si aggira intorno a un centinaio di chierici potenzialmente colpevoli.

    I firmatari dell’iniziativa si aspettano ora un atteggiamento collaborativo dalla Chiesa cattolica, perché – hanno detto – l’impegno non è contro l’istituzione, ma a favore e tutela delle vittime di abusi sessuali.

    Valerio Fabbri

    https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/slovenia/la-societa-civile-contro-gli-abusi-sessuali-nella-chiesa-slovena/763313

  • Papa Leone 3 ore con 15 vittime di abusi dal Belgio

    Papa Leone 3 ore con 15 vittime di abusi dal Belgio

    Nel pomeriggio di oggi Papa Leone XIV ha incontrato 15 persone provenienti dal Belgio, vittime di abuso, quando erano minori, da parte di membri del clero.

    L’incontro, in un clima di vicinanza con le vittime, di ascolto e dialogo, profondo e doloroso, è durato quasi tre ore e si è concluso con un intenso momento di preghiera”.

    Lo fa sapere la sala stampa vaticana.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/11/08/papa-leone-3-ore-con-15-vittime-di-abusi-dal-belgio_a186e918-02c9-4779-9280-31f33156085b.html