Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il nuovo vescovo cattolico di Palmerston, North John Adams, critica le vittime e i sopravvissuti agli abusi del clero per “una quasi totale mancanza di carità”.

    Il nuovo vescovo cattolico di Palmerston, North John Adams, critica le vittime e i sopravvissuti agli abusi del clero per “una quasi totale mancanza di carità”.

    Nationwide, Aotearoa Nuova Zelanda, 7 dicembre 2023 – La Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (SNAP) di Aotearoa, in Nuova Zelanda, ha ricevuto diverse segnalazioni di abusi sessuali da parte del clero e abusi basati sulla chiesa da parte di vittime e sopravvissuti nella diocesi cattolica di Palmerston North.

    SNAP ha invitato il nuovo vescovo cattolico di Palmerston North, John Adams, a conoscere la rete dei sopravvissuti. Tuttavia, il vescovo Adams ha risposto: “Ho dato un’occhiata alla vostra pagina Facebook. Ad essere onesti, sono rimasto scioccato dal livello di vetriolo che ho trovato lì, anzi una quasi totale mancanza di carità”.

    Mons. Adams ha poi sottolineato l’importanza di proteggere il suo clero invece di sostenere le vittime: “Sicuramente il clero cattolico ha diritto sia al giusto scrutinio, sia alla protezione della legge”.

    SNAP è deluso dal fatto che il vescovo Adams abbia giudicato la rete dei sopravvissuti dai commenti su Facebook piuttosto che dal sito ufficiale di SNAP  o dalle conversazioni personali con i membri della rete.

    SNAP riferisce che il vescovo Adams ha anche chiesto “garanzie” alla rete prima di offrire supporto. Non è chiaro cosa intendesse il vescovo per “rassicurazioni”, ma quando gli è stato chiesto di chiarire, non ha risposto.

    SNAP riferisce che una delle maggiori preoccupazioni quando si ha a che fare con gli abusi sessuali del clero è che coloro che hanno la responsabilità finale, che sono obbligati a sostenere le vittime, spesso incolpano le vittime piuttosto che gli abusatori.

    SNAP ha chiesto ad alcuni dei suoi membri di rispondere ai commenti del vescovo Adams. L’affermazione del Vescovo secondo cui le vittime “mancano di carità” è stata particolarmente sconvolgente.”Che reazione ingiusta, accusare i sopravvissuti di mancanza di carità e usarla per non sostenerci”, ha detto un sopravvissuto. Altre risposte che SNAP ha ricevuto dai suoi membri sono:

    “Il Vescovo si aspetta che le persone che portano con sé ricordi di traumi che sconvolgono la vita parlino con toni dolci e delicati”.

    “Se qualcuno osa dire quanto è sconvolto e arrabbiato per essere stato aggredito sessualmente da un prete, allora lo chiama vetriolo?”

    SNAP riferisce che se il vescovo Adams sta giudicando la rete dei sopravvissuti dai commenti che le persone lasciano sulla pagina Facebook della rete, allora deve anche guardare le pagine Facebook cattoliche di tutto il mondo. Vedrà allora che ci sono alcune “cose brutte e vendicative” dette anche su di loro.

    SNAP è consapevole del fatto che la Chiesa cattolica in Nuova Zelanda ha standard di salvaguardia che includono l’ascolto degli abusati. La reazione del vescovo Adams all’invito a conoscere una rete di sopravvissuti e a sostenere gli abusati, sembra essere una violazione di questi standard di salvaguardia.

    Il leader nazionale di SNAP ad Aotearoa, in Nuova Zelanda, il dottor Christopher Longhurst, ha dichiarato in risposta ai commenti del vescovo Adam:

    “Penso che sia spaventoso che un leader della chiesa critichi qualsiasi vittima di violenza sessuale su minori da parte del clero o di qualsiasi abuso legato alla chiesa, accusandola di mancanza di carità o chiedendo rassicurazioni prima di sostenerla. Questo tradisce una totale ignoranza sulla risposta informata al trauma. Le vittime e i sopravvissuti hanno sofferto abbastanza. Meritano il sostegno incondizionato di tutti i membri della chiesa. La loro rabbia è perfettamente giustificata. È la mancanza di carità da parte dei leader della Chiesa come questo vescovo che è scioccante”.

    Anche il leader nazionale di SNAP in Australia, Donald McLeish, ha risposto ai commenti del vescovo Adam:

    “Non si rendono conto del dolore che hanno causato e continuano a causare. Non ho altra risposta se non quella di non aspettarmi sostegno quando non c’è. Il vescovo sta dicendo, a condizione che si fermino le critiche, collaborerà. Non possiamo farlo finché le critiche sono giustificate”.

    Se tu o qualcuno che conosci è stato danneggiato da abusi in contesti religiosi o istituzionali, contattaci per ricevere supporto.
    Telefonare o inviare un messaggio NZ 0223440496 o e-mail aotearoa-newzealand@snapnetwork.org

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    • Francesco Zanardi – Il fascicolo dalla Rete L’ABUSO sulle omissioni dell’Italia in materia di minori, all’esamina dell’UE

    lo scorso venerdì, la Commissione per le Petizioni ha ritenuto ricevibile la denuncia dall’Associazione del 19 aprile scorso, nella quale si lamentano le gravi inadempienze del Governo italiano in materia di prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili.

    Nella sintesi della petizione (0354/2023) pubblicata sul portale UE si rilevano i punti ritenuti di maggiore interesse:

    “Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012.

    Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall’obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose. In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all’esenzione dal certificato e all’assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l’insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusivi, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico.

    A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all’interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %.

    Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenza contro le vittime.

    Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti.

    Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull’obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato.

    Il firmatario richiede pertanto l’intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l’obbligo di denuncia a tutti i cittadini ed esigere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.”

    La stessa Petizione (0354/2023) è stata ritenuta “sostenibile” dai cittadini che lo vorranno, direttamente dal Portale delle Petizioni.

    Un fascicolo simile nei contenuti, era stato parallelamente inviato anche al Comitato per la tutela dell’infanzia dell’ONU, dove pochi giorni fa è stato integrato con il report sulle omissioni al Motu proprio della CEI.

    • REPERTORIO +

    A questo proposito, se pur omessa dagli organi di informazione nazionali, il 15 lug 2022 – (Agenzia Nova) rendeva noto che – La Commissione europea ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo, in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

    La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Irlanda, e lettere di costituzione in mora complementari all’Italia, Portogallo e Spagna, per la mancata attuazione delle disposizioni della direttiva, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali.

    Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime. La Commissione ritiene che i quattro stati membri non abbiano recepito correttamente alcune disposizioni relative alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all’assistenza alle vittime.

    Gli Stati sottoposti a procedimento, dispongono ora di due mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.” (Agenzia Nova)

    Mentre tutte le nazioni citate si sono attivate in materia, l’Italia non ha ancora proferito parola.


    • Federica Tourn – Emerge un altro caso di pedofilia durante il processo a don Giuseppe Rugolo

    Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote, l’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro, che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La stessa parrocchia dove un catechista di 33 anni a luglio è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne.

    Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciare il catechista è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni, abuso continuato nei successivi sei anni. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno della parrocchia. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto attivo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile».

    Per arrivare alla sentenza del processo a Rugolo, arrestato nell’aprile 2021 a Ferrara, si dovrà aspettare il 10 gennaio 2024. Nel corso delle udienze, sono emerse diverse chat erotiche del prete e testimonianze di atteggiamenti intimi con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Sorprendente una conversazione telefonica intercettata fra Rugolo e Gisana, in cui il vescovo lo rassicura dicendogli «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio.

    Fonte MeridioNews


    • Alessio Di Florio – Un vescovo minimizza la pedofilia clericale, in passato alcuni preti hanno accusato i bambini vittime

    “I media vorrebbero farci credere che [l’abuso sessuale] esiste solo nella Chiesa cattolica”, e “abbiamo dei media che vogliono fare sensazionalismo e non sanno come riferire”. Sono alcune delle frasi pronunciate da vescovo Steve Lowe delle diocesi cattoliche di Auckland e Hamilton che ha cercato di minimizzare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. In Nuova Zelanda almeno il 14% di tutti gli abusi sono stati commessi da membri della Chiesa cattolica, probabilmente sono molti di più. Dati che smentiscono Lowe che ha ripetuto quanto già affermato da altri vescovi. Non può essere una coincidenza che i vescovi cattolici di tutto il mondo abbiano seguito lo stesso “playbook” rivelato nel Pennsylvania Grand Jury Report del 2018, che identificava una serie di pratiche “che apparivano regolarmente, in varie configurazioni”, negli archivi diocesani ha sottolineato The Post. Minimizzare, spostare l’attenzione altrove, le linee guida dei vescovi. Nel 2015, intervistato su La7, un prete della diocesi di Trento affermò che “ci sono bimbi che cercano affetto perché non lo hanno in casa e quindi alcuni preti possono anche cedere” rispondendo “In buona parte sì” al giornalista che chiese “sono quindi i bambini a provocare la pedofilia?”. “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino” affermò nel 2007 in un’intervista al quotidiano “La Opinion” il vescovo di Tenerife. Entrambi i prelati paragonarono la pedofilia all’omosessualità che condannavano mentre sono apparsi più indulgenti nei confronti di preti pedofili.

    Fonti: The Post, Il Giornale, Quotidiano Nazionale


    • Pierelisa Rizzo – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo – COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS

    “Non solo è stato un processo molto lungo (395 udienze in 2 anni, 5 mesi e 15 giorni), ma è stato anche complesso e difficile per le vittime e per quelli di noi che hanno accompagnato la loro richiesta di giustizia”. Lo scrive in un comunicato stampa la Xumek Lawyers, l’Associazione per la promozione e protezione dei diritti umani in argentina , a fianco delle vittime nel terzo processo per gli abusi sessuali avvenuti nell’istituto Provolo, a Lujan de Cuyo.

    Secondo la XUMEK le vittime si sarebbero confrontate con un team di diversi avvocati assunti dalla Chiesa cattolica che hanno attaccato costantemente i giovani del Provolo, denunciando le persone che li aiutavano ad affrontare il dolore degli abusi subiti. Hanno denunciato gli interpreti ufficiali del primo processo, hanno denunciato gli esperti medico legali, gli psicologi e gli assistenti sociali che hanno accompagnato le vittime, e hanno anche denunciato alcuni genitori e la maggior parte degli avvocati di Xumek.

    “Il loro obiettivo non è quello di ottenere una risposta giudiziaria – scrivono i rappresentanti dell’associazione nel comunicato – ma di intimidire le vittime e molestarle per aver osato testimoniare e portare alla luce i costanti abusi sessuali e torture subite all’interno dell’istituzione religiosa ed educativa di Lujan de Cuyo”.

    Un processo sicuramente particolare per il polo giudiziario di Mendoza anche per i continui problemi che ci sono stati con i giudici, con alcuni magistrati ricusati per la loro condotta non etica.

    A questo si è aggiunto il fatto che le vittime hanno dovuto testimoniare di nuovo, nonostante lo avessero già fatto davanti alle telecamere durante l’indagine penale preparatoria, e che le loro dichiarazioni fossero state filmate e tutti i difensori avessero potuto interrogarle.

    Intanto la principale accusata, la suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata rimessa in libertà a causa della scadenza dei termini massimi per i quali una persona può essere imprigionata senza condanna

    Ma, nonostante tutto, le vittime sono state sempre a disposizione del Tribunale affinchè si arrivi alla verità.

    Lo scorso 18 ottobre 2023, alle ore 8:30, nell’aula 15 del nuovo Polo Giudiziario Penale di Mendoza gli imputati hanno avuto la possibilità di pronunciare le loro ultime parole, davanti agli occhi di tutte le vittime, presenti in aula.

    D’altro canto in questo processo non viene messa in discussione la veridicità dei fatti denunciati, perché questi sono già stati confermati nel primo e nel secondo processo che si sono svolti nel 2019. Gli abusi sessuali sono stati già confermati anche dalla Corte Suprema di Giustizia di Mendoza e dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione. La sentenza si limiterà a stabilire se gli imputati erano a conoscenza degli abusi e, avrebbero potuto evitarli, ma in nessun modo entrerà nel merito dell’effettiva esistenza degli abusi e dello status di vittime.

    Fonte Xumek Lawyers


    • Federico Tulli – Lo vuole Gesù

    La pedofilia di matrice ecclesiastica ha diverse peculiarità che la distinguono dalle violenze agite sui bambini in altri ambiti. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendola alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza. C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare ‘padre’ da parte degli ‘educatori’. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto con il genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità calcolata che apre la strada alla violenza. E non è un caso se numerose vittime siano bambini con tragiche storie familiari alle spalle.

    A tal proposito vale la pena ricordare le considerazioni di uno dei massimi esperti investigativi in Italia, l’ex procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

    «Il discorso viene spesso liquidato “solo” come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato ‘padre’, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a una violenza incestuosa che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di 14 o 15 anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: ‘Lo vuole Gesù’. Ecco, il concetto del ‘lo vuole Gesù’ è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». Queste riflessioni rilasciate in una famosa intervista al Giornale nel 2010 sono sicuramente preziose ancora oggi per chi è ha a cuore la tutela e l’incolumità psicofisica dei bambini eppure per queste parole Forno fu sottoposto a un’ispezione ministeriale per accertare che non avesse divulgato segreti d’ufficio. Una vicenda surreale che si concluse con un nulla di fatto ma che rende l’idea di cosa significhi indagare nel nostro Paese quando sotto la lente della magistratura finisce un sacerdote.


    GLI SPECIALI

  • I preoccupanti commenti di un vescovo sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica

    I preoccupanti commenti di un vescovo sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica

    OPINIONE: Recentemente, il vescovo Steve Lowe delle diocesi cattoliche di Auckland e Hamilton ha commentato pubblicamente gli abusi sessuali, relativizzando che non erano limitati alla chiesa ma diffusi nella società.

    Non sembra giusto, tuttavia, confondere l’abuso sessuale nella Chiesa con l’abuso sessuale nella società. Sebbene l’abuso sessuale sia diffuso, assume ulteriore gravità quando è perpetrato da coloro che avrebbero dovuto essere leader pastorali, esempi di santità e di bontà.

    Preti e vescovi rappresentavano Dio per coloro che violentavano sessualmente. Usavano il loro status per ingannare le persone. Molte vittime erano bambini e adulti vulnerabili.

    Poiché gli autori del reato erano preti e vescovi, gli effetti hanno gravi conseguenze spirituali e basate sulla fede che si aggiungono al danno fisico e psicologico.

    Lowe ha anche criticato i media per aver “sensazionalizzato” gli abusi sessuali nella Chiesa. Ha detto: “i media vorrebbero farci credere che [l’abuso sessuale] esiste solo nella Chiesa cattolica”, e “abbiamo dei media che vogliono fare sensazionalismo e non sanno come riferire”.

    Penso che i neozelandesi siano serviti relativamente bene dall’equanimità del giornalismo in Nuova Zelanda. I media hanno riportato solo ciò che le vittime stesse hanno affermato di aver vissuto e ciò che ha riportato la chiesa stessa.

    Ad esempio, la Chiesa cattolica neozelandese ha ammesso che il 14% del clero è stato accusato di abusi dal 1950. Ciò che i media hanno aggiunto – e giustamente – è stato che i casi segnalati potrebbero essere solo parte di una scala molto più ampia di abusi che rimane ancora nascosta, dato solo una piccola percentuale di casi viene mai segnalata.

    Inoltre, se confrontassimo ciò che ha detto la Royal Commission in Abuse in Care con ciò che hanno riportato i media, allora non potremmo giustamente accusare i media di sensazionalismo.

    Ad esempio, il rapporto della Commissione sul Maryland descrive dettagliatamente gli incredibili orrori subiti dai ragazzi vulnerabili affidati alla Chiesa cattolica.

    Il presidente Coral Shaw ha dichiarato: “Non siamo a conoscenza di nessun’altra circostanza o istituzione in cui l’abuso sessuale sia stato così estremo o abbia coinvolto una percentuale così elevata di autori nello stesso lungo periodo di tempo come quello avvenuto alla Marylands School”.

    Tuttavia, Shaw non ha fornito dati comparativi. Pertanto, ci chiediamo come si possano fare affermazioni così superlative senza la prova che quella del Maryland fosse effettivamente la peggiore.

    Ciò che rende gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica unici rispetto agli abusi sessuali nella società, e ciò che dà allo scandalo degli abusi sessuali del clero cattolico la sua gravità, è la risposta dei vescovi.

    Dall’Irlanda alla Nuova Zelanda, con quasi tutti i paesi nel mezzo, c’è qualcosa di sinistro nel modo in cui i vescovi cattolici hanno risposto. Questo ci dice che il loro stesso ministero episcopale è problematico.

    Ad esempio, non può essere una coincidenza che i vescovi cattolici di tutto il mondo abbiano seguito lo stesso “playbook” rivelato nel Pennsylvania Grand Jury Report del 2018, che identificava una serie di pratiche “che apparivano regolarmente, in varie configurazioni”, negli archivi diocesani.

    Un sistema così attentamente ponderato con una serie chiara di obiettivi per mantenere la segretezza, evitare lo scandalo al prezzo di mantenere i bambini al sicuro, proteggere la reputazione dell’istituzione, preservare i suoi beni piuttosto che risarcire giustamente le vittime, è unico per la risposta dei vescovi cattolici in tutto il mondo.

    Inoltre, quando dei laici vengono giudicati colpevoli di abusi sessuali, vengono puniti e allontanati dal luogo in cui hanno commesso il reato. Ma questo accade raramente ai preti predatori.

    Dobbiamo chiederci: perché i vescovi cattolici, che avrebbero dovuto prendersi cura delle persone, scelgono abitualmente di rimandare i preti che violentavano i bambini nelle parrocchie e nelle scuole dove continuavano ad abusare? Perché hanno lasciato che accadesse dopo averlo saputo? Perché hanno “esportato” gli autori di abusi in paesi vulnerabili dove hanno continuato ad abusare? Perché hanno finanziato la difesa legale dei preti colpevoli ma non hanno corrisposto il dovuto risarcimento alle vittime?

    La risposta brutalmente onesta è perché potrebbero.

    Avevano il potere di fermare gli abusi. Ma hanno scelto il male invece del bene. Questo è ciò che rende l’abuso nella chiesa diverso dall’abuso nella società. Non si tratta solo dei crimini degli autori, ma anche della complicità dei leader della chiesa che li hanno favoriti e li hanno coperti.

    Quindi, il modo in cui i preti violenti vengono trattati nella Chiesa è molto diverso da come vengono trattati i laici violenti nella Chiesa e nella società.

    Pertanto, nonostante tutte le critiche che il vescovo Lowe fa ai media e ai sopravvissuti che si oppongono agli abusi, ad esempio alla divulgazione di Snap alla commissione reale , c’è una differenza.

    Inoltre, nonostante tutte le percosse che Lowe chiede ai suoi seguaci di fare per espiare “i peccati della Chiesa”, il Popolo di Dio non è responsabile degli abusi sessuali perpetrati dal clero e nascosti dai vescovi. Sono responsabili del loro silenzio, ma non degli abusi.

    Come ha affermato il teologo ed ex sacerdote Thomas Doyle, “la colpa degli abusi da parte dei preti ricade direttamente sulla gerarchia e sulla struttura della Chiesa cattolica, che risponde alle accuse di abusi chiamando un avvocato invece di prendersi cura delle vittime”. Lo stesso Papa Francesco ha affermato che la responsabilità ricade soprattutto sui vescovi .

    https://www.thepost.co.nz/a/nz-news/350089148/bishops-troubling-comments-sexual-abuse-catholic-church

  • Quella Chiesa che odia i bambini

    Quella Chiesa che odia i bambini

    Sono decenni che la Chiesa cattolica si trova nell’occhio del ciclone, e tra scandali finanziari e il dramma degli abusi sessuali su minori, sono in tanti ad interrogarsi sulla sua capacità di superare questo momento storico e ristrutturarsi dalle fondamenta.

    A dispetto del monito di Gesù Cristo, riportato nel vangelo di Matteo, “chiunque scandalizzerà anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e gettato negli abissi del mare”, non si placa l’ondata di denunce delle vittime di abusi da parte di membri del clero che, non solo non sono stati puniti per i reati perpetrati ma, coperti da un clima di omertà, hanno continuato ad esercitare il proprio ministero e mietere ulteriori vittime.

    L’ultima, in ordine di tempo, a fare i conti con questo drammatico problema è stata la Chiesa svizzera, all’interno della quale sarebbero avvenuti migliaia di casi di violenza sessuale su minori a partire dalla metà del secolo scorso, ma non vi è però Paese in cui la Chiesa cattolica operi che si possa dire scevro da tali episodi.

    L’origine del male con lo scandalo di Boston – Degli abusi sessuali a opera di prelati si iniziò a parlare nel 2001 quando un gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe, denominati Spotlight, iniziarono a indagare su diversi casi di molestie all’interno della diocesi della città statunitense, scoprendo una lunga serie di violenze perpetrate da numerosi preti a danno di minori di cui sfruttavano la fiducia riposta nei loro confronti o la provenienza da classi sociali molto svantaggiate. Nella sola Boston vennero indagati un centinaio di sacerdoti, di cui la metà venne rimossa dal proprio incarico, mentre l’ex sacerdote John J. Geoghan, poi ucciso in carcere nel 2003, venne condannato a dieci anni per una serie di violenze sessuali su minori.

    Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti dai quali emerse il coinvolgimento della Chiesa di Boston in decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti ai quali veniva permesso di continuare a operare in parrocchie non informate sulle denunce pendenti a loro carico. Resisi conto della gravità della situazione, i vescovi statunitensi convocarono a Dallas, nel 2002, una Conferenza episcopale che si pronunciò per una radicale opera di risanamento e affidò, al John Jay College of Criminal Justice della New York University un rapporto sull’entità del fenomeno. Anche se la volontà di riforma incontrò una forte opposizione da parte dell’ala più conservatrice del clero, la Conferenza episcopale fu comunque utile per tracciare una via da seguire per affrontare gli scandali che, da lì a poco, coinvolsero tante altre curie nel mondo. L’indagine svolta dal Boston Globe, che gli valse il Premio Pulitzer e finì anche in un film del 2015 “Il caso Sporlight”, ebbe il merito di scoperchiare il vaso di Pandora di un dramma che, per troppo tempo, si era deciso di ignorare: si stima che, ad oggi, siano quasi otto milioni le vittime di abusi da parte del clero nel mondo, anche se il numero preciso è impossibile da stimare.

    Nella cattolicissima irlanda migliaia di abusi – Seguendo l’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti, sempre più vittime decisero di raccontare e denunciare quanto loro accaduto e, nel biennio 2009-2010, anche l’Europa venne coinvolta dallo scandalo degli abusi sessuali all’interno delle sue istituzioni religiose. Nel 2010 la Chiesa irlandese fu oggetto di due rapporti governativi, il Ryan Report, che raccolse oltre duemila testimonianze di abusi su minori nelle scuole, nei seminari e nelle parrocchie cattoliche dagli anni ’30 in poi, e il Murphy Report, che si concentrò su quanto avvenne nella diocesi di Dublino dal 1975 al 2004, con risultati che lasciarono basita l’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici al mondo, oltre che quella internazionale.

    Venne alla luce che i vertici della Chiesa cattolica, consapevole di tali abusi, anziché proteggere le vittime copriva con il silenzio i reati sessuali commessi dai propri sacerdoti, liberi non solo di continuare a svolgere il proprio operato, ma di far carriera all’interno della Chiesa irlandese stessa. Sulla questione intervenne anche Papa Ratzinger che, seguendo la linea della ‘tolleranza zero’ verso queste forme di abuso, rimosse dal proprio incarico figure clericali di spicco coinvolte nello scandalo. Nonostante questa iniziale volontà di contrastare il dramma della pedofilia all’interno della Chiesa, Ratzinger è stato, negli anni, ferocemente criticato per aver insabbiato numerosi casi di violenza sessuale quando era arcivescovo della diocesi bavarese. A oggi, gli effetti di quanto accaduto si riverbera nella vistosa diminuzione del numero di sacerdoti e di credenti praticanti irlandesi. Se nel 1975, infatti, in Irlanda la presenza settimanale alla messa era del 91%, nel 2016 è scesa al 36% ed è tuttora in calo.

    Il Vaticano che ostacola le indagini in Germania – Il 2010 ha rappresentato un momento molto buio nella storia della Chiesa per il proliferare di casi di abusi sessuali denunciati, dalla Gran Bretagna all’Austria e i Paesi Bassi e il coinvolgimento di cardinali, vescovi o semplici sacerdoti. In Germania riemersero storie di abusi sessuali all’interno del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona, successivamente confermate dal vescovo Gerhard Ludwig Müller che parlò di casi di pedofilia nell’ambiente del coro e del convitto ad esso collegato. Il Vaticano venne inoltre accusato di aver ostacolato le indagini condotte dai magistrati sugli abusi avvenuto all’interno del collegio gesuita ‘Canisius’ di Berlino.

    Mille casi di violenza in Belgio – In Belgio, il Rapporto relativo al periodo 2012-2015 sugli abusi sessuali nella Chiesa, redatto da Manu Keirse, all’epoca presidente della Commissione inter-diocesana per la protezione dei bambini, mise in luce oltre mille casi di violenza sessuale, risalenti a decenni prima, perpetrati per il 95% da uomini a danno di minori di età inferiore ai diciotto anni, e per il 23% di età inferiore ai dieci anni.

    Italia: 325 preti denunciati per pedofilia e tanto silenzio – In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

    “Denunci, ma ti prendono per bugiardo” – In Portogallo, una inchiesta condotta da una commissione indipendente, ha individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori dal 1950 al 2022 mentre, di recente, la Chiesa spagnola ha pubblicato un documento secondo il quale 927 vittime avrebbero accusato 728 membri della chiesa “in maggioranza sacerdoti”. Vi sarebbero poi 208 religiosi o religiose, 91 laici e 23 casi in cui il ruolo di colui che abusava non era noto alla vittima. Come denunciato da El Pais “il silenzio è schiacciante. Solo il 13% delle diocesi fornisce informazioni.”. Secondo il quotidiano spagnolo, le disposizioni di Papa Francesco vengono di frequente disattese dato che “molto spesso non si apre una indagine senza la denuncia diretta della vittima che non viene informata della possibilità di avere un risarcimento; quando questo avviene vengono imposte delle clausole di silenzio e, anche se c’è la condanna dell’abusante, alla vittima non vengono fornite informazioni sul caso”. Lo scandalo della pedofilia, come è noto dai casi di cronaca, ha superato anche i confini dell’Europa, portando alla luce migliaia di casi di abusi in Australia e Nuova Zelanda così come nella Chiesa dell’America Latina.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1698243/abusi-chiesa-casi-sacerdoti-interno-vittime-boston-scandalo-pedofilia-mondo

  • Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    • 1-Francesco Zanardi; Presentazione

    Buongiorno a tuti e benvenuti a questa prima edizione del TG news.

    Presento subito i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto;

    Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista

    Pierelisa Rizzo – ANSA Sicilia

    Federica Tourn – Giornalista indipendente

    Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia

    Alessio Di Florio – Redattore Word News

    Antonio Messina – Sopravvissuto

    Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete

    Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di oggi saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.

    Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0

    Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.

    Ma le cose stanno davvero così ?

    Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogniuno possa maturare la propria idea sui fatti.

    Lascio ora la parola ai colleghi e alla prima edizione.

    Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video, anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music

    Ci rivediamo a fine TG negli SPECIALI, l’approfondimento di questa edizione – Lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella


    • 2- Ludovica Eugenio; Troppe cause legali per abusi: arcidiocesi di san Francisco in bancarotta

    L’arcidiocesi di San Francisco in California ha dichiarato bancarotta a causa di circa 500 cause legali intentatele per abusi sessuali del clero su minori. Lo ha annunciato il 20 agosto l’arcivescovo, Salvatore Cordileone, affermando di aver presentato un’istanza di amministrazione controllata al tribunale fallimentare secondo il capitolo 11: un dispositivo del diritto statunitense che consente al debitore di elaborare un piano di riorganizzazione, bloccando nel frattempo tutte le cause in corso.

    Il New York Times il 21 agosto sottolinea come il provvedimento abbia lo scopo di proteggere l’arcidiocesi dalle numerose cause civili intentate contro di essa ai sensi di una legge statale del 2019 che ha aperto per 3 anni una “finestra di deroga alla prescrizione” per abusi su minori altrimenti prescritti. Analoghe finestre sono state aperte lo stesso anno da 24 diocesi e 3 territori d’oltremare; per la California è la seconda, dopo quella del 2003 che ha portato a risarcimenti ai sopravvissuti per 70 milioni di dollari, grazie alla vendita di proprietà e a fondi assicurativi. Maine e Vermont hanno aperto “finestre permanenti” per consentire la denuncia, a prescindere dal momento del presunto abuso.

    Ora San Francisco, 450.000 cattolici, è la terza arcidiocesi californiana a presentare istanza di fallimento quest’anno, dopo Oakland e Santa Rosa ed entro la fine dell’anno sarà la volta di San Diego. Nello Stato di New York, sei delle otto diocesi hanno già dichiarato bancarotta.

    Secondo un database citato dal NYT, curato da Marie Reilly, docente della Penn State Law, attualmente sono 12 le diocesi e arcidiocesi negli Stati Uniti coinvolte in procedure di fallimento; una trentina in totale quelle che ne hanno avviata una e 17 hanno ormai completato il processo. E non solo: il database mostra che a dichiarare bancarotta sono anche alcune congregazioni religiose.

    Fonte: New York Times


    • 3- Federico Tulli; Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

    In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

    Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

    A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

    Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va


    • 4- Federica Tourn

    A- Diocesi offre 25mila euro alla vittima con la clausola del silenzio

    Erano ormai quasi vent’anni che Massimiliano Gamalero bussava alla porta della Chiesa per denunciare il prete che aveva abusato di lui quando era ragazzo: nessuno gli aveva mai dato retta. Oggi che don Carlo Bottero, reo confesso, ha compiuto 74 anni, ecco che alla vittima arriva una proposta di risarcimento firmata dallo stesso sacerdote, a titolo di riparazione per le violenze subite. Il prete si impegna a versargli venticinquemila euro in cinque anni, in comode rate di cinquemila euro ciascuna. A farsi portatore dell’offerta è monsignor Luigi Testore, vescovo della diocesi di Acqui, a cui don Bottero appartiene. Ma c’è il trucco: infatti l’accordo contiene una clausola di riservatezza e, in caso di divulgazione da parte della vittima, l’impegno del prete verrà meno.

    Insomma: ti paghiamo, ma tu non dirlo a nessuno.

    Questo non è l’unico caso in cui alle vittime di abuso clericale è stato offerto un risarcimento in cambio del silenzio e la cifra si attesta quasi sempre sui 25mila euro. Gamalero ha rifiutato la proposta della diocesi ma molti altri, spinti dal bisogno o dalla vergogna, hanno accettato.

    B- Parroco accusato di pedofilia ritrovato in un’altra parrocchia sotto falso nome

    Diverso il caso di don Silverio Mura, 64 anni, un sacerdote originario di Ponticelli (Napoli): nel 2010 è accusato da Arturo Borrelli, oggi ultraquarantenne, di averlo ripetutamente stuprato quando era ragazzino: i fatti risalgono a trent’anni fa, dunque il reato in sede penale è ormai prescritto; tuttavia a novembre 2021 il Tribunale civile di Napoli ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di oltre 320mila euro per i danni conseguenti agli abusi sessuali. Don Mura, con il falso nome di don Saverio Aversano, ha esercitato per quasi due anni come parroco a Montù Beccaria (Pavia), prima di essere riconosciuto da una parrocchiana e scomparire. Attualmente risulta ancora irreperibile.

    C- Diocesi e parrocchia di Bolzano condannate a pagare 700mila euro di risarcimento per un caso di pedofilia

    A Bolzano, la sezione civile del tribunale della città aveva condannato ad agosto 2013 la diocesi e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivamente 700.000 euro, oltre agli interessi legali, per il caso di don Giorgio Carli. Nel 2009 il sacerdote bolzanino era stato prosciolto per prescrizione in Cassazione dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana minorenne all’epoca dei fatti. In secondo grado era invece stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione.

    (Fonti per i casi di Bottero e Mura: Domani; per il caso di Carli: Ansa)


    • 5- Alessio Di Florio; Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    ANSA – PALERMO, 21 AGO – La Procura di Enna chiede l’archiviazione della giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo.

    La vicenda, prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote chiedono l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo.

    Il Gip di Enna, Michele Martino Ravelli, accoglie in parte la richiesta e decide solo per l’oscuramento del post che, però non viene mai oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura.

    Lo scorso giugno il Pm Stefania Leonte chiede l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo depositano una richiesta di opposizione e il Gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    La vicenda di Enna è simile a quanto sta avvenendo a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione.

    Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il Gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    AGI – il 30 ago. Un’altra querela per la giornalista, sempre dai legali di don Rugolo per la quale prendono posizione anche la Fnsi e l’Associazione siciliana della stampa che esprimono solidarieta’ alla giornalista ennese Pierelisa Rizzo dopo la nuova querela ricevuta dal sacerdote don Giuseppe Rugolo attualmente a giudizio per violenza sessuale su minori.


    • 6- Pierelisa Rizzo; Accusati di stupro di gruppo, tutti assolti: “Hanno errato sul consenso”

    Il Tribunale di Firenze lo scorso marzo ha assolto, al termine del rito abbreviato, due ragazzi appena maggiorenni accusati di stupro di gruppo. Un terzo ‘partecipante’, minorenne, era già stato giudicato dal tribunale minorile. Le motivazioni della sentenza, che giunge 4 anni dopo i fatti, fanno discutere. Secondo i giudici, la condotta di questi ragazzi, non integrerebbe il reato perchè avrebbero, di fatto, avuto una percezione sbagliata sulla volontà della ragazza. Dunque, la violenza sessuale c’è stata ma, per come sarebbe stato acquisito una sorta di “falso consenso” da parte dei giovani, “impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”. Secondo i magistrati l’agire dei ragazzi sarebbe stato condizionato “da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile, forse derivante da un deficit educativo e, comunque, frutto di una concezione assai distorta del sesso”. A pesare su questa sentenza ci sarebbe il fatto che la ragazza avrebbe avuto in passato rapporti con uno dei giovani, anche in presenza di altre persone. Dunque, era scontato, per il gruppo, che era una che acconsentiva. La violenza si sarebbe consumata in una festa, con alcool e fumo in abbondanza, festa alla quale erano presenti decine di persone, nei pressi di Rufina, un comune di poco più di 7 mila anime, nell’hinterland di Firenze. Acclarato dai giudici, che la giovane, appena maggiorenne sarebbe stata in una condizione psicofisica alterata e, dunque, non in grado di esprimere un vero e proprio consenso. E nonostante i magistrati abbiamo accertato , sono parole del giudice che ha assolto i giovani, “atti sessuali non pienamente voluti” sono state messe in dubbio le dichiarazione della ragazza definite “non pienamente  credibili e di  “scarsa attendibilità”. Una sentenza quella di Firenze che riporta allo stupro di gruppo, avvenuto nella notte tra il 6 e 7 luglio a Palermo.  La ragazza conosceva solo uno dei suoi aggressori, lo stesso che poi ha ripreso le violente scene con il cellulare. Anche lei, volontariamente, si era seduta al tavolo con i sui carnefici ed era stata fatta, appositamente, ubriacare per bene. Sollevata di peso e trascinata, è stata violentata dopo essere stata colpita da calci e pugni, in un cantiere abbandonato del Foro Italico Era convita che quei ragazzi l’avrebbero riaccompagnata a casa.

    “Quello che ci colpisce e ci fa infuriare della sentenza di Firenze, è che, nonostante venga riconosciuto l’atto di violenza lo si giustifichi spostando sulla ragazza, la vittima, la responsabilità di non aver dissentito abbastanza”. Commenta così all’Adnkronos, Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna.

    “In realtà – prosegue Ercoli – sembra che questo dissenso ci sia stato e quindi ci viene da pensare che ai due ragazzi venga riconosciuta una maggiore credibilità rispetto alla vittima”.

    Pierelisa Rizzo

    Fonti.firenzetoday.it, Adnkronos


    • 7- Alessio Di Florio; Tonache in chat

    Alcuni recenti fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione sul web, sulla diffusione di materiale online legati a stupri e abusi sessuali.

    Su internet e la sua moralità da tempo prendono ripetutamente posizione i moderni “guardiani della moralità”, dal vaticano in giù. Ci si aspetterebbe quindi una loro totale lontananza da quel che condannerebbero.

    La realtà, come spesso accade, è ben diversa dalle prediche. Ci sono state in passato notizie di chat e di adescamenti online, anche di minori, che hanno coinvolto preti. E basta un secondo di ricerca con il principale motore di ricerca per trovare oltre 9 milioni e mezzo di risultati, nella prima pagina la quasi totalità sono notizie legate a chat sessualmente esplicite e anche di reati sessuali e pedofilia.

    Fonte: Alessio Di Florio


    • 8- Antonio Messina; Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    L’associazione SNAP, dei sopravvissuti agli abusi del clero in Nuova Zelanda, lo scorso giugno ha inoltrato una nuova lettera a Papa Francesco, dopo che le precedenti missive non hanno ottenuto alcuna risposta. 
Nella lettera a sua santità, la SNAP torna a denunciare la delusione per le mancate risposte da parte del Vaticano.

    ” Siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando le denunce a danno dei sopravvissuti alle violenze e agli abusi clericali, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini” dicono. Si tratta dunque, di una storia senza fine per i sopravvissuti a gravi aggressioni e ad altri reati perpetrati dai vescovi, sacerdoti e religiosi fratelli e suore in Nuova Zelanda che vengono nuovamente maltrattati e, quello ancora più grave che  i predatori sessuali di bambini, clericali e religiosi, rimangono impunemente al loro posto. L’assurdo è che gli imputati spesso sono giudici di processi in cui sono accusati. L’associazione dei sopravvissuti agli abusi della Nuova Zelanda sono preoccupati, anche per le ingenti somme di denaro dei fedeli spesi per pagare gli avvocati dei preti pedofili. Ci sono orde di avvocati cattolici che lavorano al soldo dei vescovi e dei leader delle congregazioni che, di fatto, hanno ostacolato le indagini sulle denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti cattolici e i progressi della Commissione reale d’inchiesta neozelandese sugli abusi mentre, invece, affermano di collaborare.

    “Crediamo – scrivono in una nota stampa – che queste false dichiarazioni debbano finire”. Da qui, questa seconda lettera aperta a Papa Francesco per chiedere ai vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda di farsi da parte dall’arbitrato su denunce in cui sono anche accusati e di chiederne conto per non aver rispettato le richieste di apertura e trasparenza nel trattare le denunce dei sopravvissuti.

    Fonte: SNAP New Zealand


    GLI SPECIALI – Questa settimana

     

  • Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    Upper Hutt, Nuova Zelanda

    7 giugno 2023

    Ancora una volta, vi inviamo cordiali saluti da Aotearoa Nuova Zelanda.

    Attiriamo la vostra attenzione sulle nostre lettere precedenti in  cui abbiamo richiesto un’indagine esterna per testare l’autenticità del programma di riparazione e guarigione della vostra Chiesa per i sopravvissuti agli abusi religiosi del clero in Nuova Zelanda, Te Houhanga Rongo / A Path to Healing (APTH).

    Ancora una volta, siamo delusi di non aver avuto la cortesia di un riconoscimento o di una risposta.

    Nelle nostre lettere, abbiamo affermato che il processo APTH istituito dalla Conferenza episcopale cattolica neozelandese e dalla Conferenza dei leader congregazionali di Aotearoa Nuova Zelanda è stato utilizzato per sventare e respingere deliberatamente le legittime denunce dei sopravvissuti attraverso un processo tortuoso e segreto.

    Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    Di conseguenza, le vittime sopravvissute a tali gravi aggressioni e ad altri reati perpetrati dai vostri vescovi, sacerdoti e religiosi fratelli e suore in Nuova Zelanda vengono nuovamente maltrattate dai meccanismi interni delle vostre entità ecclesiastiche in Nuova Zelanda, i cui leader sono sia i principali accusati colpevoli, sia gli unici giudici, giuria e boia nel valutare tali accuse e decidere i risultati per i sopravvissuti.

    Di conseguenza, i predatori sessuali di bambini clericali e religiosi rimangono impunemente nelle nostre comunità; pertanto, i bambini e le persone vulnerabili in tutta la Nuova Zelanda rimangono a rischio.

    Chiediamo: come può essere tutt’altro che ovvio che gli imputati non possano sedere come arbitri di giustizia in un processo in cui sono accusati?

    Siamo anche preoccupati per il fatto che ingenti somme di denaro dei fedeli vengono spese dai vescovi cattolici e dai leader congregazionali per la difesa legale dei preti pedofili e  per creare ostacoli legali per ostacolare il corso della giustizia in Nuova Zelanda.

    Ad esempio, siamo consapevoli che  le indagini sulle denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti cattolici e i progressi della Commissione reale d’inchiesta neozelandese sugli abusi storici in cura, sono stati ostacolati da avvocati cattolici ben finanziati  che lavorano per i vostri vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda.

    Più allarmante è il fatto che questo sta accadendo mentre gli stessi vescovi cattolici e leader congregazionali stanno dicendo al pubblico neozelandese che stanno collaborando all’inchiesta reale.

    Crediamo che queste false dichiarazioni debbano finire. Da qui, la nostra seconda lettera aperta a voi chiedendovi nuovamente di chiedere conto ai vostri vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda.

    Ti chiediamo di costringerli a farsi da parte dall’arbitrato su denunce in cui sono anche accusati.

    Vi chiediamo di chiederne conto per non aver rispettato le vostre richieste di apertura e trasparenza nel trattare le denunce dei sopravvissuti.

    Vi chiediamo di esortarli a cambiare la loro cultura di abuso e segretezza in Nuova Zelanda e smantellare i loro sistemi di copertura e negazione che stanno danneggiando e fuorviando così tante persone nel nostro paese.

    Cordiali saluti / Ngā mihi nui, Second-Open-Letter-to-Pope-Francis-07062023

     

    SNAP Aotearoa

    Casella postale 40 812

    Upper Hutt 5140

    NUOVA ZELANDA

    aotearoa-newzealand@snapnetwork.org

    +64 223440496

  • Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Nel suo pontificato “particolarmente dedito” a combattere la pedofilia nel clero cattolico di certo Papa Francesco ha spesso fatto scelte poco lungimiranti che poi si sono rivelate azzardate, come quella di nominare il Cardinale Pell al dicastero delle finanze. Questo non tanto per come sarebbe potuta finire o meno la già nota inchiesta per abusi che lo vedeva accusato, ma proprio per l’accusa in sé, in contrapposizione con le campagne garantiste di tolleranza zero di cui Francesco si è fatto promoter.

    La nomina forse poco opportuna del vescovo di Milano Mario Delpini, accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli …e via dicendo, i casi sono diversi.

    Molto curiosa la recente nomina di Matteo Zuppi, già Presidente CEI, impegnato nei dialoghi di pace in Ucraina e da pochi giorni anche Giudice della corte di cassazione vaticana. Un uomo che dal lato delle vittime di certo non ha ottenuto molta simpatia con le sue chiusure e il fallimento del report CEI. Tuttavia avrà altre qualità se Bergoglio in pochi mesi lo ha piu volte nominato.

    Ancora in via di “festeggiamenti” invece, la nomina di Monsignor Michele di Tolve, nuovo Vescovo Ausiliare di Roma. Sul sito del Vaticano viene ricordato nel suo incontro con Papa Francesco.

    Ex rettore del Seminario e parroco di Rho. Collaboratore di Paolo Bovi, educatore e frequentatore dell’oratorio già al tempo in cui don Michele di Tolve era vice parroco della Parrocchia di Cassina de’ Pecchi.

    Fu sempre Di Tolve, rettore del seminario di Venegono a fare sacerdote don Emanuele Tempesta (oggi indagato), malgrado la contrarietà dell’ex rettore, Luigi Panighetti. Tempesta non fu l’unico sacerdote consacrato da Di Tolve che poi risultò “immaturo”.

    Grandi innovazioni quelle di Bergoglio, dicono in continuazione i media, di cui però l’unica contenta mentre le vittime si lamentano è al momento la chiesa, che a tredici anni dall’inizio dello scandalo europeo, unica quella italiana ad oggi, a non aver ancora indennizzato o assistito una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali italiani. Quello che è peggio è essere stata anche incapace almeno di un risarcimento umano.

    Ma a quanto pare non gli intessa…


    …Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/08/nuova-zelanda-seconda-lettera-aperta-a-papa-francesco/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/05/24/lettera-integrale-del-presidente-della-bolivia-al-papa-blocco-degli-ingressi-ai-preti-e-revisione-del-concordato/

  • NUOVA ZELANDA – Il gruppo di sopravvissuti agli abusi della Chiesa cattolica afferma che il Papa ha ignorato la loro lettera

    NUOVA ZELANDA – Il gruppo di sopravvissuti agli abusi della Chiesa cattolica afferma che il Papa ha ignorato la loro lettera

    Un gruppo di sostegno per i sopravvissuti agli abusi all’interno della Chiesa cattolica ha inviato una lettera aperta al papa rivendicando l’insabbiamento, la segretezza e la negazione degli abusi da parte della chiesa in questo paese.

    Il Survivors Network of those Abused by Priests, SNAP, ha affermato che il processo di riparazione della chiesa è stato riservato e ha negato il diritto di un sopravvissuto alla giustizia naturale.

    SNAP ha detto di aver scritto a Papa Francesco nel settembre dello scorso anno, ma non ha mai ricevuto risposta.

    “Vi abbiamo informato del continuo insabbiamento e della negazione di denunce credibili di abusi clericali e aggressioni sessuali su minori attraverso un segreto processo di riparazione di A Path to Healing – Te Houhanga Rongo”.

    ”Siamo delusi di non aver avuto la cortesia di una risposta o di un riscontro alla nostra lettera”.

    SNAP chiede al papa di incaricare i leader della chiesa in Nuova Zelanda di avviare un audit esterno urgente, indipendente e trasparente del suo sistema di riparazione e salvaguardia.

    ”Sebbene siamo lieti che questa verifica possa continuare, purtroppo nel frattempo la situazione è peggiorata a causa delle continue smentite di evidenti affermazioni da parte dei sopravvissuti a causa di un processo che rimane nel più stretto segreto.

    ”Di conseguenza, nella Chiesa cattolica neozelandese vittime e sopravvissuti rimangono senza giustizia e guarigione, i violentatori rimangono nel ministero, i bambini rimangono a rischio e la vostra chiesa continua a essere screditata da un sistema così ingiusto”.

    SNAP ha affermato che la sua lettera aperta è stata inviata nella speranza che il papa ascolti i sopravvissuti e costringa i leader della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda a rispettare gli appelli del Papa all’apertura e alla trasparenza e a cambiare il sistema che consente abusi, insabbiamento, segretezza e negazione.

    Il direttore della Chiesa cattolica per l’Ufficio nazionale per gli standard professionali, Virginia Noonan, la scorsa settimana ha dichiarato che i nomi del comitato di valutazione dei reclami non sono attualmente pubblicati.

    “L’Ufficio nazionale per gli standard professionali nomina professionisti esterni indipendenti per indagare sulle denunce di abuso. Il comitato di valutazione dei reclami esamina le prove raccolte in tale processo. La decisione finale sull’accoglimento di una denuncia viene presa dall’autorità ecclesiastica competente, un vescovo o un leader della congregazione.”

    Ha affermato che molte denunce vengono accolte e che la Chiesa cattolica e l’Ufficio nazionale per gli standard professionali rivedono regolarmente i protocolli e le pratiche pertinenti.

    ”Le opinioni dei sopravvissuti e dei loro sostenitori sono ricercate attivamente in queste revisioni.”

    La chiesa ha rifiutato di rivelare quante lamentele aveva affrontato o quante erano state accolte.

    A gennaio, la Chiesa cattolica neozelandese ha emanato nuove linee guida sulla gestione delle denunce di abusi .

    https://www.rnz.co.nz/news/national/486814/catholic-church-abuse-survivors-group-says-pope-ignored-their-letter

  • LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO

    LETTERA APERTA A PAPA FRANCESCO

    Santità, tēnā koe!
    Un caloroso saluto da Aotearoa Nuova Zelanda.

    Le abbiamo scritto il 2 settembre 2022 – copia della lettera allegata.

    Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per il fatto che alle vittime e ai sopravvissuti di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti e religiosi nella Chiesa cattolica neozelandese venga negata la giustizia da parte dei vescovi e leader congregazionali della sua Chiesa.

    Le abbiamo reso noto del continuo insabbiamento e della negazione di denunce credibili di abusi clericali e aggressioni sessuali su minori attraverso un processo segreto di risarcimento ‘A Path to Healing / Te Houhanga Rongo.’

    Abbiamo chiesto se potrebbe istruire i suoi vescovi e leader delle congregazioni religiose in Nuova Zelanda per avviare un audit urgente, indipendente, trasparente ed esterno dal loro sistema di risarcimento e salvaguardia.
    Siamo dispiaciuti di non aver avuto la cortesia di una risposta o di un riscontro alla nostra lettera.

    Sebbene siamo contenti che tale audit possa procedere, purtroppo nel frattempo la situazione è peggiorata a causa delle continue smentite a queste denunce evidenti dei nostri sopravvissuti da parte di un processo che resta all’interno della massima segretezza. Pertanto, nella Chiesa cattolica neozelandese vittime e sopravvissuti rimangono senza giustizia e guarigione. Gli abusatori rimangono nel ministero. I bambini rimangono a rischio e la sua Chiesa continua a essere screditata da un sistema così ingiusto.

    Da qui la nostra Lettera Aperta nella speranza che ci possa ascoltare e costringere i leader della sua Chiesa in Nuova Zelanda a rispettare i suoi appelli all’apertura e alla trasparenza, e cambiare il loro sistema deplorevole che permette questo abuso, insabbiamento, segretezza e negazione.

    Cordiali saluti,
    SNAP Aotearoa
    Wellington, Nuova Zelanda
    il 27 marzo 2023

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  • SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) ad Aotearoa in Nuova Zelanda risponde alle dichiarazioni sulle pubbliche relazioni della Chiesa cattolica

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) ad Aotearoa in Nuova Zelanda risponde alle dichiarazioni sulle pubbliche relazioni della Chiesa cattolica

    Per i leader della Chiesa cattolica affermare di sostenere la segnalazione obbligatoria “ma con esenzioni” è una contraddizione. La segnalazione obbligatoria significa che non ci deve essere alcun “privilegio legale, confessionale e terapeutico”, ma solo il rispetto della privacy su sola richiesta della vittima o del sopravvissuto.

    Inoltre, fino ad oggi i sopravvissuti non hanno visto alcun cambiamento sostanziale nella domanda e nelle procedure pratiche in risposta alle denunce di abuso. Non abbiamo visto nulla che metta in luce gli impegni pubblici dei vertici della Chiesa.

    Infatti, purtroppo, le prove dei sopravvissuti dimostrano negazioni e insabbiamenti continui, diversione, mancanza di responsabilità e nessuna apertura o trasparenza riguardo al processo.

    Nei processi investigativi interni, gli investigatori della chiesa non sono riusciti a indagare adeguatamente. Di conseguenza, i sopravvissuti ricevono lettere private dalle autorità ecclesiastiche in cui si afferma che le loro denunce non possono essere accolte.

    Inoltre, stiamo assistendo a un maggior numero di dichiarazioni pubbliche da parte dei leader della chiesa che affermano di ascoltare e rispondere in modo appropriato.

    Come stavano ascoltando quando i sopravvissuti hanno rilasciato le loro dichiarazioni conclusive l’ultimo giorno dell’udienza della Commissione reale lo scorso ottobre e i vescovi e i leader della congregazione non erano presenti per ascoltarli?

    Inoltre, quando i sopravvissuti hanno contattato i vescovi cattolici e i leader della congregazione nel 2018, quando i termini di riferimento per la Commissione reale includevano solo abusi statali, per chiedere ai leader della chiesa di chiedere di includere se stessi, inizialmente hanno rifiutato. Quindi è semplicemente fuorviante affermare ora che hanno chiesto di essere inclusi o hanno sempre voluto essere inclusi.

    Più dolorosamente, i vescovi cattolici hanno recentemente deviato le richieste dei sopravvissuti affinché le procedure di riparazione e salvaguardia della Chiesa fossero verificate esternamente dopo che i sopravvissuti avevano informato i vescovi di ritenere che i principi e le procedure di riparazione della Chiesa fossero stati violati impunemente dalle persone che i dirigenti della Chiesa avevano incaricato di supervisionare tali procedure.

    Quindi, purtroppo, la “Dichiarazione dei leader della Chiesa cattolica sull’attesa del lavoro della Royal Commission on Abuse in Care” e le affermazioni di impegnarsi per i cambiamenti, inclusa la segnalazione obbligatoria, semplicemente mancano di credibilità.

    I cambiamenti devono essere reali e vissuti come reali dalle persone che contano di più: i sopravvissuti, per avere credibilità.

    Survivors Network of those Abused by Priests in Aotearoa New Zealand
    Email: Aotearoa-NewZealand@SNAPnetwork.org
    Phone: New Zealand +64223440496