Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” INVIATO ALL’ONU DOCUMENTA IL “SISTEMA” DI INSABBIAMENTO DI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA, FATTO DI OMISSIONI CONNIVENZE E COMPLICITA’: TUTTI I NOMI E I RUOLI DEGLI ALTI PRELATI COINVOLTI.

    Grazie al prezioso e meticoloso lavoro dell’associazione Italiana Rete l’ABUSO, da anni impegnata nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa e oggi membro ufficiale rappresentante per l‘Italia, della più grande organizzazione mondiale contro gli abusi sessuali nel Clero “ECA” – Ending Clerical Abuse, le Nazioni Unite hanno ufficialmente aperto una indagine volta a documentare “il caso italiano”.

    Si tratta del più grande lavoro di documentazione mai realizzato composto da centinaia di casi di abusi sessuali avvenuti sul territorio italiano, ad opera del clero, ai danni di minori, e il sistematico metodo di insabbiamento, connivenza e complicità messo in atto dai più alti vertici della Chiesa, garantiti da una protezione e impunità aberrante.

    Il primo dei dossier relativo al “caso italiano”, consegnato ufficialmente da parte della Rete l’ABUSO alle Nazioni Unite, riguarda il complesso “caso Delpini”.

    Il puntuale e dettagliato lavoro di raccolta di tutte le prove, durato anni, sul caso che riguarda don Mauro Galli sacerdote del Milanese, oggi sospeso e attualmente sotto processo con la pesantissima accusa di “abuso sessuale aggravato” ai danni di un minorenne, processo che si sta celebrando  presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano, ha portato alla realizzazione di un dossier completo che sintetizza quanto appreso durante le fasi processuali pubbliche a cui la Rete l’ABUSO insieme ad alcuni giornalisti d’inchiesta ha pazientemente assistito.

    Grazie alla collaborazione di diversi sacerdoti, ed ex sacerdoti, che non riescono più a vivere nel terribile compromesso di accettare aberranti realtà di perpetrati e reiterati abusi, sistematicamente coperti, schiacciati e oppressi tra gli alti valori che annunciano e vorrebbero testimoniare e, ancora, l’obbedienza per appartenenza “costi quel che costi”… è stato possibile raccogliere documenti e prove di questo e molti altri casi che, nel breve, verranno protocollati all’ONU anch’essi come il caso “Delpini”.

    Grazie ad alcuni “rari” giornalisti che si sforzano di “investigare” per far emergere la verità, grazie ancora a molte persone che, nell’anonimato, inviano informazioni preziose, grazie alla tenacia delle vittime sopravvissute che combattono ogni giorno con il loro dramma, grazie alla collaborazione di alcuni professionisti, avvocati, psicologi, professori, sociologi che dedicano del loro tempo e la loro professionalità gratuitamente per “perorare la causa”, grazie ai pochi ma preziosi contributi e sostegno di alcuni volontari, è stato possibile ricevere e consegnare un documento come quello prodotto alle Nazioni Unite che qui riportiamo integralmente, in versione in lingua italiana, fatta eccezione per gli allegati in copia autentica che, per ovvie ragioni di privacy e riservatezza, sono qui omessi.

    CLICCA QUI PRR LEGGERE IL DOSSIER SUL CASO DELPINI PROTOCOLLATO DALLE NAZIONI UNITE

    Contrariamente a quanto si possa pensare, le informazioni più complete sono normalmente rivelate e svelate proprio dall’interno della Chiesa, informazioni autentiche consegnate da chi, in prima persona, ha vissuto ed è testimone, oppure semplicemente ha accesso a documenti o documenta, a sua volta, situazioni comprovanti:  segno che probabilmente, nell’indifferenza totale spesso dei mezzi di comunicazione, ci sono anime che non riescono più a tacere, o a rendersi in qualche modo complici di un sistema che, tuttavia, se non vengono allo scoperto comunque li protegge.

    Ciò che lascia estremamente perplessi è il numero delle persone a vario titolo conniventi con il sistema, evidentemente abituate ad accettare passivamente ciò che, di volta in volta, qualcun’altro come mons. Delpini attivamente compie, sempre nell’ottica di salvaguardare se stessi, la propria immagine e l’immagine dell’istituzione, della Chiesa stessa, non preoccupandosi degli enormi e gravissimi danni irreparabili che lasciano sul campo: vittime, persone, famiglie intere distrutte, sottoponendo altri bambini al medesimo rischio e sorte, “costi quel che costi”, a qualsiasi prezzo pur di “non dare scandalo”…

    Un mondo incredibilmente falso e malefico fatto di menzogne, sotterfugi, silenzi, coperture, insabbiamenti e omissioni, spiegabili ma non giustificabili, dal fatto che molti sono, a loro volta, ricattabili perché compromessi… Un sistema che in questo modo si auto alimenta.

    E’ davvero impressionante come possano mentire tutti, sapendo di mentire e pur sapendo di poter essere smentiti…

    Ma sanno benissimo che possono contare sulla compattezza della corporazione, nessuno chiederà mai conto del loro operato… come potrebbero, chi potrebbe farlo?

    Il prefetto per la congregazione della dottrina della Fede mons. Ladaria? Per ruolo, sarebbe competente ma, a sua volta, è pesantemente accusato di aver insabbiato lui stesso casi di abuso sessuale e coperto Vescovi che hanno a loro volta insabbiato (con tanto di prove e documenti ormai pubblici da lui firmati)

    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”… sapendo benissimo che mai nessuno chiederà! Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità!

    Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

    Possono tutti contare sulla goduta credibilità a discapito di tanti fedeli inconsapevoli e in buona fede, esattamente come i farisei, o i sepolcri imbiancati, ai tempi di quel Gesù che professano e segretamente sconfessano.

    Non temono di essere a loro volta sconfessati, in quanto nessun’altra organizzazione ha la medesima forza di comunicazione capillare, nessuna disponibilità economica che possa competere: quindi possono raccontare qualsiasi falsità o “comunicato per comprendere la (loro artefatta) verità dei fatti”, come nel caso della Diocesi di Milano, ripresa fedelmente da diversi quotidiani come Avvenire, la Stampa e il Corriere della Sera, per citarne alcuni che, ovviamente, non concedono nemmeno il diritto di replica stabilito dalla legge italiana…

    Possono contare sull’impunità dovuta anche alla complicità di quasi tutta la stampa e i mezzi di comunicazione compiacenti, possono contare sull’indifferenza che fondamentalmente riguarda la maggior parte delle persone che escludono a priori che possano esserci illustri personaggi come l’Arcivescovo di Milano coinvolti e complici di questi abusi, non denunciandoli, non fermandoli, non approfondendo, consentendo e in qualche modo agevolando di fatto la reiterazione.

    Impensabile per la gente comune e soprattutto per i cattolici praticanti che addirittura un Vescovo scientemente possa rappresentare concretamente la regia dell’insabbiamento sistematico di questo tipo di reati, viceversa sono tutti pronti a schierarsi in difesa a prescindere e senza documentarsi.

    Purtroppo quanto è successo in Cile, mediaticamente sotto gli occhi di tutti, non è un caso isolato nel mondo, quanto la regola, l’ECA si pone l’obiettivo di documentarlo, paese per paese, nella speranza di indurre, anche con il contributo delle Nazioni Unite, gli Stati e la Chiesa a porre un concreto rimedio.

    Un rimedio concreto non certo come quello promesso e messo in atto per il Cile che, fino ad ora, ha prodotto l’accettazione delle dimissioni da parte di Papa Francesco di due Vescovi: non per ciò che hanno commesso in Cile ma per raggiunti limiti di età, in pensione perché anziani (grande atto simbolico per la lotta alla pedofilia), e l’accettazione di un anno di sospensione “anno sabbatico” del principale autore degli insabbiamenti sempre in Cile, il Vescovo Barros.

    Se questo è il frutto della tanto ormai decotta “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco, significa che siamo ormai giunti alla imperdonabile “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Redazione

  • Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

    Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

    Città del Vaticano – Il cardinale Angelo Sodano – già Segretario di Stato e attuale Decano del Collegio Cardinalizio – non solo era molto vicino a padre Fernando Karadima, il pedofilo seriale cileno attualmente in pensione, ma i tre vescovi in Cile che hanno insabbiato il caso, ignorando le reiterate denunce delle vittime, diventarono tutti vescovi grazie ai buoni uffici di Karadima che ne consigliò la promozione all’allora nunzio apostolico Sodano. Un sistema marcio alle radici. A descrivere questa catena di omertà e omissioni è Oscar Karadima, 77 anni, uno dei fratelli minori del prete pedofilo, reduce da un incontro in Vaticano con Papa Francesco la scorsa settimana.

    La Tercera, un importante giornale cileno, lo ha intervistato raccogliendo il senso di quell’incontro e lo scambio di impressioni avute con Bergoglio. «Per me è stato un onore assistere alla messa del Papa. La celebrazione è iniziata di pomeriggio e c’erano anche i cinque sacerdoti che sono stati vittime nella parrocchia dove mio fratello faceva il parroco. Il Vaticano nel 2011, ha condannato padre Fernando Karadima anche se lui continua a dirsi innocente e da parte sua non c’è mai stata una sola parola di pentimento».

    Il fratello parla poi delle cattive relazioni che suo fratello ha con tutti i membri della famiglia, tanto che nessuno ha mai avuto il suo cellulare. «Ci considerava poco. Ora siamo distrutti dal dolore e indignati per quello che ha fatto, per la manipolazione continua, per lo strazio che ha dato a mia madre. Era uno che tendeva a dividere le persone piuttosto che a unirle. Io penso che sia colpevole. Mi costa dire questo, visto che è mio fratello, ma è terribile».

    Oscar Karadima spiega anche di avere avuto incontri con le vittime. James Hamilton, José Andrés Murillo, Juan Carlos Cruz. Quanto ai vescovi insabbiatori, Juan Barros, Tomislav Koljatic, Horacio Valenzuela e Andrés Arteaga, ha pochi dubbi: «sono persone ben conosciute, che si vedevano sempre nella parrocchia di mio fratello e sono stati formati proprio da lui. Quando il Papa mi ha chiesto di parlargli di Barros io gli ho riferito che Barros ha mentito. Egli era amico di mio fratello e faceva parte della sua stretta cerchia. Barros, ma anche Koljatic, Valenzuela e Arteaga sono stati fatti vescovi grazie a mio fratello che era molto vicino all’allora nunzio in Cile, il cardinale Angelo Sodano che poi è diventato Segretario di Stato vaticano. Lo sanno tutti qui in Cile che sono diventati vescovi grazie a lui».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cile_karadima_sodano_vaticano_vescovi_chiesa-3803214.html

  • Favoreggiamento alla pedofilia clericale, l’ONU indaga sull‘Italia

    Favoreggiamento alla pedofilia clericale, l’ONU indaga sull‘Italia

    Nella giornata di ieri il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi è stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra dove insieme ad altri rappresentanti di associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo, è stato ricevuto dai Funzionari della Commissione CRC (Children Right Connection) sollevando le problematiche del “caso italiano”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione Rete L’ABUSO, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo Italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali, diffida che aveva inviato anche al Comitato ONU per la tutela del fanciullo.

    Nella pre sezione di ieri le Nazioni Unite confermano l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato Italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale previsto per il 18 gennaio 2019.

    Nel frattempo saranno mesi di operoso lavoro per l’associazione italiana che si è formalmente fatta carico di inviare, presso la sede ONU di Ginevra, il maggior numero possibile di report sulla situazione italiana, sconosciuta alle Nazioni Unite e mai documentata dal nostro Governo.

    Un primo deposito di materiale italiano documenta la continuità della linea omissiva della Santa Sede, linea che è stata evidenziata in un report riguardante il caso di don Mauro Galli, emblematico perchè vede documentato ai giorni nostri la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori.

    Vediamo infatti che i due protagonisti, mons. Mario Delpini ed il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia da tempo al corrente delle accuse ben documentate nei loro confronti, lo scorso luglio, anzichè essere puniti come vuole la campagna di tolleranza zero avviata da papa Francesco, sono stati entrambi promossi, il primo a capo della diocesi piu grande d’Europa, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    L’incontro di ieri con i funzionari della Nazioni Unite fa parte di un meeting internazionale iniziato nel massimo riserbo il 4 giugno a Bernex (Francia), che terminerà il giorno 8 al quale oltre alla Rete L’ABUSO (Italia) partecipano i rappresentanti delle associazioni dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati da tutto il mondo tra cui Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina.

    Ulteriori informazioni sul meeting saranno rilasciate domani in una conferenza stampa che si terrà alle ore 9 a Ginevra.

    Il Presidente Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webp2019/02/28/relazione-onu-ita-comitato-per-i-diritti-del-fanciullo-2019/

  • PRETI PEDOFILI/ Vescovi cileni, quelle dimissioni che non piacciono al Papa

    PRETI PEDOFILI/ Vescovi cileni, quelle dimissioni che non piacciono al Papa

    Un colpo di teatro l’ultimo atto nella dolorosissima e controversa vicenda cilena. Ieri 32 vescovi si sono dimessi, ma sembra una mossa contro il papa. CRISTIANA CARICATO

    Un coup de théâtre l’ultimo atto nella dolorosissima e controversa vicenda cilena. Ieri mattina, alla fine della tre giorni di confronto in Vaticano su quanto accaduto negli ultimi decenni nella Chiesa del paese latino-americano, tutti i 32 vescovi del Cile hanno rassegnato le dimissioni. Un fatto senza precedenti, un’azione commisurata a quella che Papa Francesco in una lettera resa nota da Antenna 13, emittente cilena, consegnata dal pontefice dopo il primo incontro con l’episcopato sotto accusa, ha definito “ferita aperta, dolorosa e complessa”, una ferita “che per lungo tempo non smette di sanguinare nella vita di così tante persone e, quindi, nella vita del popolo di Dio”.

    Toni durissimi che non si limitano al caso iniziato negli anni 80, quando uno dei sacerdoti più popolari e carismatici del Cile, padre Fernando Karadima, iniziò ad abusare di ragazzi fragili, per lo più adolescenti, nella parrocchia del Sacro Cuore di El Bosque di Santiago. Le sue malefatte, a lungo coperte o insabbiate grazie all’influenza e alla fama di cui godeva presso le gerarchie ecclesiali e l’alta borghesia della capitale, sono all’origine del più grave scandalo che abbia mai investito la chiesa cilena. Una tempesta che ha dissipato il credito di autorevolezza e moralità costruito eroicamente da parte del corpo ecclesiale durante gli anni della dittatura e che ha finito per investire anche il recente viaggio di Francesco nel paese.

    E’ proprio nella visita di gennaio che il bubbone, coperto e da connivenze e ipocrisie, è scoppiato. La presenza di Francesco ha fatto da detonatore ad una situazione già gravemente compromessa. Nonostante le denunce delle vittime fossero iniziate nel 2003, portando anche ad una condanna nel 2011 del sacerdote che ha formato almeno due generazioni di preti cileni da parte della Congregazione per la dottrina della fede, alti esponenti ecclesiali e almeno 4 vescovi cresciuti sotto la sua ala protettrice continuavano a minimizzare la vicenda, informando in maniera parziale e scorretta il Papa sulla verità dei fatti.

    Ma Francesco non è uno che si possa gabbare. L’isolamento avvertito durante la visita in Cile, le proteste di piazza, l’esperienza traumatica vissuta nei tre giorni passati nel paese lo hanno portato a prendere l’iniziativa. Un’indagine sullo scandalo affidata a mons. Charles Scicluna, l’arcivescovo di Malta, ex promotore di Giustizia vaticano oggi presidente del Tribunale dei Ricorsi, il più duro esponente della lotta alla pedofilia, insieme alla richiesta di perdono alle vittime per aver sostenuto mons. Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno, collaboratore e figlio spirituale di Karadima, trasferito proprio dal pontefice alla diocesi nel sud del Cile nonostante le tante accuse di complicità e connivenza.

    Poi la cronaca dei giorni scorsi. La convocazione in Vaticano, la richiesta di riflessione e preghiera, le dichiarazioni dei vescovi cileni, contriti e preoccupati, finalmente disposti all’autocritica e consapevoli degli errori e omissioni compiute. E poi il finale, che si spera sia un inizio. Le dimissioni di massa. Che non convincono completamente. Perché hanno il sapore di una resa interessata, di un’azione collettiva che supera le profonde divisioni del corpo episcopale per scaricare sul povero Francesco la responsabilità di scelte e misure. Il rischio è che tutti siano colpevoli e allo stesso tempo innocenti, vittime di “un sistema”, che proprio Francesco mette sotto accusa, di ricatti, bugie e complicità. Rimettersi alla decisione del pontefice dopo anni di miopia sulle reali condizioni della Chiesa cilena sembra un modo per fuggire ancora una volta davanti al problema. Un segno ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, di immaturità.

    L’aspetto positivo è che al di là delle sincere o meno intenzioni, tutto questo va nella linea del papa: Francesco “commissaria” la Chiesa cilena, assumendo su di sé una croce pesantissima e il carico di decisioni e scelte che segneranno il futuro della testimonianza cristiana nel paese latinoamericano. Tutto riparte da lui.

  • Dimissioni in blocco dei vescovi cileni dopo lo scandalo pedofilia

    Dimissioni in blocco dei vescovi cileni dopo lo scandalo pedofilia

    “Rimettiamo l’incarico nelle mani del Papa. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato”

    “Vogliamo comunicare che tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”. Lo fanno sapere i vescovi cileni al termine degli incontri avuti con papa Francesco in Vaticano dopo la crisi della Chiesa cilenaper lo scandalo pedofilia.

    “Ci mettiamo in cammino – continuano i vescovi cileni -, sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da papa Francesco. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato, per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile, il cui centro sarebbe sempre dovuto essere in Cristo”.

    “Desideriamo – concludono – che il volto del Signore torni a risplendere nella nostra Chiesa e ci impegniamo per questo. Con umiltà e speranza chiediamo a tutti di aiutarci a percorrere questa strada”.

    “Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera – affermano i vescovi cileni in una dichiarazione alla stampa -, seguendo le sue indicazioni, desideriamo comunicare che anzitutto ringraziamo papa Francesco per il suo ascolto paterno e la sua correzione fraterna. Ma soprattutto vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio e al nostro Paese per i gravi errori e le omissioni da noi commessi”. “Ringraziamo – continua la nota – anche mons. Scicluna e il rev. Jordi Bertomeu per la loro dedizione pastorale e personale, nonché per lo sforzo investito nelle ultime settimane per cercare di sanare le ferite della società e della Chiesa dl nostro Paese”. “Ringraziamo le vittime – prosegue il testo – per la loro perseveranza e il loro coraggio, nonostante le enormi difficoltà personali, spirituali, sociali e familiari che hanno dovuto affrontare, unite spesso all’incomprensione e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e il loro aiuto per continuare ad avanzare sul cammino della guarigione delle ferite, perché possano rimarginarsi”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/18/dimissioni-in-blocco-dei-vescovi-cileni-dopo-lo-scandalo-pedofilia_a_23437801/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

  • Pedofilia, Bergoglio riceve cardinali e vescovi cileni per punire chi ha coperto gli abusi sessuali su minori

    Pedofilia, Bergoglio riceve cardinali e vescovi cileni per punire chi ha coperto gli abusi sessuali su minori

    Nelle scorse settimane Papa Francesco ha incontrato alcune vittime: le loro testimonianze minano la stabilità di gran parte dell’episcopato del Paese latinoamericano. E dall’incontro di oggi non si attendono grandi proclami sulla tolleranza zero, ma rimozioni immediate di chi ha occultato e perpetrato le violenze

    La credibilità del pontificato di Papa Francesco sul contrasto alla pedofilia del clero passa dal Cile. Dal 15 al 17 maggio prossimi Bergoglio riceverà in Vaticano i cardinali e i vescovi del Paese latinoamericano per decidere come punire coloro che tra essi hanno coperto per anni gli abusi sessuali dei loro preti sui minori. Una svolta arrivata dopo che il Papa era stato apertamente contestato per le sue dichiarazioni sulla pedofilia durante il suo viaggio in Cile, nel gennaio scorso, prima dalle vittime dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima, e poi dal cardinale di Boston Sean Patrick O’Malley che Francesco ha chiamato a guidare la Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Da qui il mea culpa di Bergoglio sul volo di ritorno a Roma e la decisione di inviare subito in Cile a indagare monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi in materia di pedofilia presso la Congregazione per la dottrina della fede.

    Durante il suo viaggio in Cile il Papa aveva ricevuto alcune vittime di abusi del clero, ma nessuna che fosse stata violentata da padre Karadima. Esse, infatti, hanno sempre puntato il dito contro il vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros, accusandolo di aver coperto per anni la pedofilia di questo sacerdote. Francesco, però, ha sempre pubblicamente difeso con forza monsignor Barros. Dopo la rigorosa inchiesta di monsignor Scicluna in Cile, il cui rapporto finale è di 2300 pagine dove sono raccolte 64 testimonianze, lo scenario è cambiato. Bergoglio ha invitato nella sua residenza in Vaticano tre vittime di abusi commessi proprio da padre Karadima: Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Jose Andrés Murillo. “Il Papa – precisava un comunicato vaticano – li ringrazia per aver accettato il suo invito: durante questi giorni di incontro personale e fraterno, desidera chiedere loro perdono, condividere il loro dolore e la sua vergogna per quanto hanno sofferto e, soprattutto, ascoltare tutti i loro suggerimenti al fine di evitare che si ripetano tali fatti riprovevoli”.

    Durante il suo viaggio in Cile il Papa aveva ricevuto alcune vittime di abusi del clero

    Due ore di tempo per ciascuna vittima in un colloquio dove per la prima volta Francesco ha potuto ascoltare quella verità che mai prima d’ora le gerarchie ecclesiastiche, sia cilene che vaticane, avevano voluto sentire. Una verità durissima perché mina la stabilità di gran parte dell’episcopato del Paese latinoamericano. Le vittime, infatti, non puntano il dito solo contro monsignor Barros, ma anche contro altri tre vescovi e i due cardinali cileni, ovvero l’arcivescovo di Santiago, Riccardo Ezzati Andrello, che ha ricevuto la berretta rossa proprio dal Papa, e il suo predecessore, Francisco Javier Errázuriz Ossa, nominato da Francesco nel suo “C9”, il consiglio di cardinali che lo aiuta nella riforma della Curia romana. Quest’ultimo è stato indicato dalle vittime come uno dei maggiori insabbiatori della pedofilia del clero cileno. Errázuriz potrebbe lasciare il “C9”, mentre Ezzati ha già superato l’età canonica della pensione, avendo 76 anni, e potrebbe essere presto congedato. Così come si ipotizza che il Papa potrebbe accettare le dimissioni presentate dai quattro vescovi cileni legati a padre Karadima, tra cui monsignor Barros. E potrebbe essere rimosso anche il nunzio in Cile, monsignor Ivo Scapolo.

    Le vittime hanno precisato più volte che, al di là dell’accoglienza paterna ricevuta da Francesco a Casa Santa Marta e della sua richiesta di perdono, ciò che farà fede saranno i provvedimenti concreti che prenderà il Papa. Per questo dall’incontro di Bergoglio con l’episcopato cileno si attendono non grandi proclami sulla tolleranza zero nel contrasto alla pedofilia del clero, ma rimozioni immediate dei cardinali e dei vescovi che per anni hanno coperto tali abusi. “Il Santo Padre, – si legge in un comunicato vaticano – richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienzache si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare approfonditamente le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime”.

    Le vittime hanno precisato più volte che ciò che farà fede saranno i provvedimenti concreti che prenderà il Papa

    Durante gli incontri, ai quali parteciperanno 31 vescovi diocesani e ausiliari e due vescovi emeriti, il Papa sarà affiancato dal prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet. “L’obiettivo di questo lungo ‘processo sinodale’ – precisa ancora il Vaticano – è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del buon pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi”.

    Lo stesso Francesco, in una lettera ai vescovi cileni dopo aver letto il rapporto di monsignor Scicluna, affermava “che tutte le testimonianze raccolte parlano in modo scarno, senza additivi né edulcoranti, di molte vite crocifisse e vi confesso che ciò mi causa dolore e vergogna”. E invitava i vescovi a Roma per aiutarlo “nel discernimento delle misure che dovranno essere adottate a breve, medio e lungo termine per ripristinare la comunione ecclesiale in Cile, al fine di riparare per quanto possibile allo scandalo e ristabilire la giustizia”. “Per quanto mi riguarda, – concludeva il Papa – riconosco, e voglio che lo trasmettiate fedelmente, che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente”. Ora è tempo che i cardinalie i vescovi cileni che hanno coperto gli abusi siano puniti.

    Twitter: @FrancescoGrana

  • Pedofilia: il cardinale Errazuriz e le accuse di omesso controllo sui preti

    Pedofilia: il cardinale Errazuriz e le accuse di omesso controllo sui preti

    Richiamato dal Papa, il porporato deve partecipare al summit a porte chiuse in Vaticano (15-17 maggio) in cui si discute della grave crisi che ha colpito la Chiesa cilena riguardo allo scandalo delle violenze sessuali tra il clero

    Ci ha pensato a lungo prima di accettare l’invito-ordine del Papa di guidare la folta delegazione di vescovi cileni al summit in Vaticano dal 15 al 17 maggio per discutere sulla grave crisi che ha colpito la Chiesa del Cile dallo scandalo delle violenze sessuali e della pedofilia tra il clero. Ma alla fine, il cardinale Francisco Javier Errazuriz ha accettato, forse a malincuore, e ha dovuto imbarcarsi sul primo aereo per Roma accompagnato da due vescovi – Cristian Caro (Puerto Montt) e Gonzalo Duarte (Valparaiso) – che faranno parte dei 33 presuli che da martedì fino a giovedì prossimo dovranno rispondere davanti al Pontefice delle tremende accuse di omesso controllo sui preti accusati negli anni scorsi di abusi sessuali su minori.

    Chi è Errazuriz

    Il cardinale Errazuriz, che è anche autorevole membro del C9, il gruppo dei cardinali che sta affiancando il Papa nella riforma della Curia, si era sempre rifiutato di prendere parte allo scomodo summit, malgrado le pressioni dei cattolici cileni, delle organizzazioni di vittime di preti pedofili e, soprattutto, della stampa del suo Paese.

    “Fino a ieri pensavo di non andare, ma alla mia età posso cambiare idea”, ha confidato, a sorpresa, prima di imbarcarsi per la capitale italiana. Fino a qualche ora prima, i collaboratori del porporato avevano fatto sapere che il cardinale era “stanco delle controversie” e per questo non avrebbe partecipato agli incontri chiesti dal Papa.

    A fargli cambiare idea, secondo la stampa cilena, sarebbe stato lo stesso papa Francesco a chiamarlo direttamente per chiedergli di partecipare all’incontro dove, presumibilmente, sarà oggetto di non poche attenzioni da parte delle autorità pontificie. In particolare, Errazuriz, che è stato arcivescovo di Santiago tra il 1998 e il 2010, dovrà difendersi dalle accuse di omesso controllo e copertura dei casi di pedofilia dalle vittime del sacerdote Fernando Karadima(indicato tra i maggiori responsabili di violenze sessuali), e pertanto ritenuto uno dei principali responsabili dell’occultamento degli abusi dei preti cileni degli anni passati.

    “Sono contento che abbia cambiato idea perché era arcivescovo di Santiago negli anni in cui si sarebbero verificato i maggiori atti di violenze sessuali tra giovani vittime”, il commento dell’avvocato Sergio Micco, membro del consiglio della Fondazione Voci cattoliche, organismo impegnato accanto alle vittime e sul fronte delle denunzie.

    Chiarire le responsabilità

    In sostanza, papa Francesco vuole chiarire le responsabilità di ciascuno esponente del clero cileno e chiederà conto dei casi coperti e insabbiati ai 33 vescovi che prendono parte alla tre giorni, dopo la missione dell’inviato dello stesso pontefice, monsignor Charles Scicluna, in Cile, e dopo che  Bergoglio nei giorni scorsi in Vaticano aveva ricevuto e ascoltato le testimonianze di una rappresentanza delle vittime, Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andres Murillo. I tre avevano puntato il dito non solo contro il ‘carnefice’ principale, il sacerdote Fernando Karadima già punito con la riduzione allo stato laicale, ma contro tutti coloro che nella Chiesa cilena lo avevano coperto.

    “Siamo stati uccisi due volte”, avevano detto in una affollatissima conferenza stampa a Roma dopo il colloquio con papa Francesco. Ora è la volta dei vescovi, tra i quali ci sarà anche monsignor Juan Barros, il vescovo di Osorno, figlio spirituale dello stesso Karadima, per il quale è stata forte la protesta delle vittime durante il viaggio del Papa in Cile all’inizio dell’anno. Il più alto in grado, è comunque il cardinale Errazuriz, tra i più stretti collaboratori di Bergoglio in materia di riforme curiali ma costretto a difendersi da accuse pesanti come già accaduto ad un altro “importante” cardinale, l’australiano George Pell, rinviato a giudizio a Melbourne per difendersi da accuse di omesso controllo e abusi sessuali.

    Incontri e convocazioni

    Gli incontri, che si terranno nella sala al primo piano dell’Aula Paolo VI, fanno seguito alla precedente convocazione dell’episcopato cileno dell’8 aprile scorso. “Il Santo Padre, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare approfonditamente le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime”, si sottolinea nella dura nota della Santa Sede che, nell’annunciare la convocazione dell’incontro, cita anche, e non a caso, le “numerose testimonianze, scritte ed orali, che Sua Santità ha continuato a ricevere nelle ultime settimane”.

    L’obiettivo – assicurano in Vaticano – è quello di chiarire “la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale – sottolinea ancora la nota diramata dalla Sala Stampa della Santa Sede – ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del Buon Pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi”. Non è previsto che papa Francesco rilasci alcuna dichiarazione né durante né dopo gli incontri, “che si svolgeranno in assoluta confidenzialità”. Ma chi ha sbagliato “pagherà”, assicurano le autorità vaticane.

    https://www.panorama.it/news/cronaca/pedofilia-il-cardinale-errazuriz-e-le-accuse-di-omesso-controllo-sui-preti/

  • Pedofilia Cile: Papa, reati insabbiati

    Pedofilia Cile: Papa, reati insabbiati

    Vedrà i vescovi del Paese in Vaticano dal 15 al 17 maggio

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO

    Il Papa incontrerà i vescovi del Cile dal 15 al 17 maggio: “Il Santo Padre, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario – riferisce la Santa Sede – esaminare approfonditamente le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime”. Durante gli incontri, ai quali parteciperanno 31 vescovi diocesani e ausiliari e due vescovi emeriti, l’obiettivo “è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti – riporta una nota della sala stampa vaticana -, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli”.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/05/12/pedofilia-cile-papa-reati-insabbiati_f630b6bc-9d26-40f8-ab16-496a704ecfdb.html

  • Scandalo pedofilia, da lunedì il faccia a faccia tra Papa Francesco e i vescovi cileni

    Scandalo pedofilia, da lunedì il faccia a faccia tra Papa Francesco e i vescovi cileni

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il redde rationem con l’episcopato cileno è arrivato. Al centro della convocazione di lunedì in Vaticano da parte di Papa Francesco (fino al 17 maggio) c’è la mala gestione dei casi di pedofilia da parte di alcuni vescovi e cardinali. Il caso del vescovo di Osorno, Juan Barros scoppiato all’inizio di gennaio, quando era in corso il viaggio del pontefice a Santiago del Cile, e accusato di avere protetto un pedofilo seriale, è stato l’inizio di una valanga. Uno dei due cardinali cileni – Ezzati ed Errazuriz – invitati a fare chiarezza a Roma ha fatto sapere che non si presenterà all’appuntamento, causando ulteriori polemiche in Cile dove la Chiesa è letteralmente spaccata. La testata cilena La Tercera conferma, invece, che il vescovo di Osorno Barros, al centro delle vicende arriverà a Roma in compagnia del gesuita Germán Arana, personaggio chiave nella storia di Barros  subito dopo che nel 2014/2015 è stato costretto a lasciare la carica di Vescovo delle Forze Armate del Cile

    Questo incontro fa seguito alla precedente convocazione dell’episcopato cileno l’8 aprile scorso. Il Papa, richiamato dalle circostanze e dalle sfide straordinarie poste dagli abusi di potere, sessuali e di coscienza che si sono verificati in Cile negli ultimi decenni, ritiene necessario esaminare le cause e le conseguenze, così come i meccanismi che hanno portato in alcuni casi all’occultamento e alle gravi omissioni nei confronti delle vittime. In un comunicato il Vaticano informa che il Papa vuole parlare apertamente con i vescovi dei risultati delle indagini fatte da monsignor Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta e da don Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviati a fare una inchiesta supplementare in Cile due mesi fa. Intanto il Papa ha continuato a ricevere nelle ultime settimane altre testimonianze di abusi.

    «L’obiettivo di questo lungo processo sinodale – si legge in una nota- è discernere insieme, alla presenza di Dio, la responsabilità di tutti e di ciascuno in queste ferite devastanti, nonché studiare cambiamenti adeguati e duraturi che impediscano la ripetizione di questi atti sempre riprovevoli. È fondamentale ristabilire la fiducia nella Chiesa attraverso dei buoni pastori che testimonino con la loro vita di aver conosciuto la voce del Buon Pastore e che sappiano accompagnare la sofferenza delle vittime e lavorare in modo determinato e instancabile nella prevenzione degli abusi». Non è previsto che Papa Francesco rilasci alcuna dichiarazione né durante né dopo gli incontri, che si svolgeranno in assoluta confidenzialità.

    Il sito cattolico Il Sismografo, diretto dal cileno Luis Badilla che in questi mesi ha seguito con precisione e accuratezza il delicato caso scoppiato tra il Vaticano e il Cile, ha analizzato il «difficile momento: Papa Francesco avrà di fronte un episcopato molto diviso in gruppi e cordate dove, curiosamente, non mancano anche le interferenze esterne, alcune delle quali hanno origine in stanze e palazzi della Santa Sede».

    «Sono gruppi o cordate – scrive Badilla – che normalmente fanno riferimento, e così hanno agito per anni, ad una sorta di leader coordinatore e, in quanto tali, sono cordate che vorrebbero incarnare una propria visione della crisi, della comunità ecclesiale, del rapporto con il clero e con i laici e dei rapporti con la Sede Apostolica. Si tratta di gruppi o cordate che, oltre al loro linguaggio apparentemente fraterno e amichevole, in realtà si  guardano e rapportano con sfiducia e sospetto e ognuno crede di essere interprete e garante dell’opzione ecclesiale migliore per il Cile di oggi, anche se poi – a giudicare dai fatti – nessuno ha un ascolto nazionale rilevante neppure tra i fedeli cattolici.  Poche volte nella storia delle chiese particolari dell’America Latina si era visto un Episcopato, come quello del Cile odierno, così verticistico, staccato dalla realtà, autoreferenziale e arrugginito».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/scandalo_pedofilia_da_lunedi_il_faccia_a_faccia_tra_papa_francesco_e_i_vescovi_cileni-3726945.html