Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: omissioni

  • Parole, opere e omissioni. Docu film Rete L’ABUSO

    Parole, opere e omissioni. Docu film Rete L’ABUSO

    Il docufilm realizzato dalla Rete L’ABUSO che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.
    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo…

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.
    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.
    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.
    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento, noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.

    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?

  • Talucci convocato dai carabinieri, brindisini sconvolti da omissioni, intrecci ed esorcismi: cosa c’è dietro il prete pedofilo

    Talucci convocato dai carabinieri, brindisini sconvolti da omissioni, intrecci ed esorcismi: cosa c’è dietro il prete pedofilo

    di Giancarlo Sacrestano

    Lunedì l’arcivescovo benemerito Rocco Talucci andrà a spiegare dai carabinieri cosa sapeva degli atteggiamenti morbosi di don Giampiero Peschiulli e se è vero che i genitori di due bambini violentati dal parroco gli avessero denunciato l’accaduto più di dieci anni fa senza che prendesse alcun provvedimento. Talucci è stato invitato a comparire come persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta sull’arresto dell’ex parroco della chiesa di Santa Lucia.

    Dalla lettura dell’ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari, si percepisce a pelle, che siamo di fronte ad un intricato coacervo di interessi: i peggiori, i meno confessabili.
    Tra preti omosessuali, pedofili, businessman della fede e quel che maggiormente conta, la presenza di vittime, troppe, che soffrono una condizione di prostrazione che andrà ben oltre ogni limite di condanna che sarà inflitta al loro aguzzino, il macello della Chiesa locale, una tra le più antiche e nobili dell’intero cristianesimo, vive un terremoto che la scuote sin dentro le ragioni fondative.

    Se solo il 10% di quello che si legge nell’ordinanza dovesse essere vero, basterebbe per vanificare sforzi e sacrifici di decenni. La figura ancorchè discutibile e censurabile di un prete di 73 anni che resta intrappolato e non governa con sufficiente equilibrio le proprie pulsioni, rivela come il suo sia un comportamento noto, tollerato e forse anche colpevolmente agevolato.
    Dalla sua posizione personale si rileva come sin dal 1965, esatti 50 anni fa, egli, 22enne seminarista, abbia cominciato a alimentare la propria indole sessuale, deviando quella dei suoi amici di corso.

    In mezzo secolo di vita, nessuno è riuscito a ricomporre il puzzle della sua personalità affetta da un disturbo evidente del comportamento. Nei primissimi anni ’80 tutti lo ricordano a Brindisi, già avvezzo a tingersi i capelli e rapportarsi con gli altri con scarsa empatia. La vicinanza all’allora partito di maggioranza relativa, a cui con la sua famiglia garantiva, si dice, un contributo di un consistente numero di centinaia di voti, lo faceva restare sempre poco simpatico, ma utile e per certi versi necessario. Quanto fossero consistenti per certo ambiente ecclesiastico quei legami e taluni personaggi, non è necessario scoprirlo oggi.

    Ciò che impressiona e che potrebbe presto portare anche a possibili sconvolgimenti nella Chiesa locale è la estrema disinvoltura con cui Peschiulli e i vari suoi interlocutori, sottoposti a intercettazione telefonica, facciano riferimento a due Arcivescovi, chiamandoli in causa e ponendo in essere una frattura epocale nella continuità della linea pastorale, tra il predecessore e l’attuale ordinario diocesano di Brindisi. Si apprende così che i due padri arcivescovi, “no no lui con Talucci non ci parla proprio” (riferendosi a Caliandro) e che il secondo “vuole dimostrare che lui non è come Rocco Talucci … è una persona integra …” sarebbero invece simbolo di una medesima medaglia: una Chiesa incapace di rappresentare con elevato distacco dalle miserie umane, il bisogno essenziale di Divino che è in ognuno. Se Sant’Agostino 1700 anni fa invitava alla riflessione per cui la chiesa era letta Santa e Puttana (Sancta Meretrix) è pur vero che oggi di Santo in essa pare restarne assai poco e troppo è il meretricio.

    Come già ricordato, Caliandro primo vescovo in Italia, è stato condannato, nella qualità di ordinario diocesano a risarcire la somma di 20 mila euro alla vittima di abusi sessuali perpetrati da un sacerdote della sua diocesi di Nardò.
    Ma se il tema della pedofilia o della omosessualità appare il più scabroso, non di meno è quello affaristico che si paleserebbe se le circostanze rilevate in intercettazione dovessero venire accertate. Accade allora che in barba alle più elementari norme della buona condotta di un padre spirituale, questi si faccia pagare per prestazioni di una ritualità come quella esorcistica che divide e lacera animi e spiriti.
    Le cassette delle elemosine come quelle delle questue, ci fa sapere la perpetua di Peschiulli, languono e con gli esorcismi, ecco che le cinquanta euro sgorgano spontanee dalle tasche dei poveri spiriti indeboliti dal dubbio e dalle incertezze di fede.

    L’esorcista che ogni 15 del mese celebra una messa speciale alla Rosa è stato spostato da Caliandro recentemente alla parrocchia Santi Apostoli, allestita temporaneamente presso il Santuario di Santa Maria del Casale. Mi si permetterà la battutaccia forse si cerca di tamponare la attrazione verso il giardino che da lì poche decine di metri ospita le visioni mensili di un presunto veggente?
    A nessuno sfugge quale significato e quale importanza sociale rivesta la Chiesa Cattolica in questo territorio, La sua affidabilità si fonda sulla coerente affermazione evangelica. Nessuno impone a nessuno scelte obbligate. Ogni aderente alla Chiesa lo fa in pieno spirito di condivisione e servizio, trattare i fedeli come semplici strumenti da manovrare e far soggiacere ad una ritualità che stanca attraversa i giorni della settimana, non porta frutti. Di questo tipo di Chiesa nessuno sa cosa farsene.

    Don Gianpiero Peschiulli, non avrebbe mai dovuto essere costretto a dimenarsi nel dubbio e nella inquietudine di una condizione depravata. Nessuno lo ha aiutato e nessuno lo ha sollecitato a riconvertire il proprio comportamento. Nessuno si è fatto samaritano. Tutti si sono fatti cittadini onorari di Sodoma.
    Una Chiesa matura nella fede, presente per le strade e tra la gente, avrebbe saputo come preservare e promuovere ogni fiore di campo che qui fosse nato.
    Ora Don Gianpiero è perso nella sua inquietudine e forse sparla, come forse invece presto, dinanzi al giudice ci conforterà di una testimonianza di verità. Siamo cattolici, capaci di capire e perdonare chi ci ha feriti. In linea strettamente teorica sappiamo pure che a chi ci presta violenza noi porgiamo l’altra guancia.
    Si faccia in fretta perché fette importanti di laicato è giustamente schifato e disgustato.
    Sarebbe il caso che Padre Arcivescovo venga nelle chiese, per le strade a raccontarci la verità, a dirci perché dobbiamo avere speranza.

    A leggere le parole scritte e quelle dette in queste ore, , per le strade e sui social, Brindisi può fare a meno dei preti e della loro chiesa. Se sua Eccellenza Padre Arcivescovo non riuscirà nel brevissimo volgere di pochi giorni a far proprio questo grido di disperazione di un popolo, significa che quel popolo è invitato dalla sua indifferenza a cercare altrove la propria guida. Peccato.
    (Foto Brindisi Oggi)

  • Chiesa tra pedofilia, veleni e arresti In campo gli ispettori del Vaticano

    Chiesa tra pedofilia, veleni e arresti In campo gli ispettori del Vaticano

    L’arresto di don Pascal Manca ha aperto una breccia. Accuse di pedofilia, diffamazioni, veleni, inchieste, arresti, ombre nel passato di alcuni sacerdoti, il giallo sull’allontanamento di don Alberto Manca da parroco della Cattedrale di Cagliari.

    Si espande a macchia d’olio l’inchiesta su pedofilia e dintorni. E tornano a galla vecchi “cold case” nati sull’asse Cagliari-Vallermosa-Mandas e forse archiviati troppo in fretta.

    C’è il tanto per scomodare gli ispettori del Vaticano che starebbero per arrivare nell’Isola per fare luce e tentare di riportare serenità nella comunità cattolica isolana.

    Sono settimane difficili per i vertici della Chiesa cagliaritana. L’ultimo sofferto conflitto è quello che si sta consumando all’interno della Cattedrale, nel cuore di Castello, a Cagliari. Un posto da sempre molto ambito. Tradizionalmente riservato a preti giunti a fine sacerdozio, dunque esperti e meritevoli di un riconoscimento per il loro servizio nella Chiesa. Ma anche una parrocchia dai tanti misteri come lo strano incidente stradale, nel 1988, in cui morì l’allora parroco don Antonio Pittau (mai del tutto chiarita) e il clamoroso furto, miliardario (in lire) di un ostensorio d’oro tempestato di diamanti e un boccale del Cellini.

    Nel 2009 un nuovo fatto di cronaca aveva riportato le attenzioni sulla Cattedrale: l’auto di don Alberto Pala, giovane parroco pronto per una brillante carriera (monsignor Giuseppe Mani lo aveva anche nominato direttore dell’ufficio liturgico Diocesano), era stata distrutta in un attentato incendiario. Il parroco aveva fatto il nome di Michele Piras, all’epoca diacono (mai nemmeno indagato per quella vicenda), diventato poi uno degli accusatori di don Pascal Manca. Lo stesso don Alberto al centro in questi giorni di una sospensione per motivi di salute che assomiglia molto a un allontanamento.

    Oggi don Pascal Manca, ex parroco di Villamar, trascorre il compleanno in carcere. Da una settimana si trova in una cella ad Uta con l’accusa di abusi sessuali su minori. Intanto un gruppo di cittadini di Villamar ha pronta una lettera da inviare a papa Francesco per chiedergli di fare luce ed individuare eventuali responsabilità «in una brutta vicenda dalla quale il paese si è ritrovato travolto». Nessun intento di condanna per il sacerdote. Ma bensì quello di individuare colpe ed omissioni dei superiori che, secondo il comitato spontaneo villamarese, pur a conoscenza dei fatti, non avrebbero agito. Dito puntato soprattutto contro l’arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/05/15/cagliari_uno_007_del_vaticano_dopo_gli_scandali_in_parrocchia-68-418997.html

     

  • “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

    “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

     di Lorenzo Lamperti

    Francesco Zanardi è il portavoce della Rete L’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari che opera su tutto il territorio nazionale per portare alla luce i casi, spesso nascosti, di abusi sessuali nella Chiesa. Zanardi conosceva molto bene Luisa Bonello, il medico di di 53 anni ritrovata morta negli scorsi giorni a Savona. Insieme hanno denunciato molestie e stavano indagando sulle coperture di cui godono i preti pedofili. Proprio nei giorni in cui sono emersi casi clamorosi come quello dell’arcivescovo Wesoloswki, Zanardi parla in un’intervista adAffaritaliani.it del caso di Savona (e non solo), di Luisa e di quello che Papa Francesco sta facendo (o non sta facendo) per combattere questa piaga.

    Francesco Zanardi, durante il funerale di Luisa Bonello sono arrivate le dure parole di Don Lupino sulla curia di Savona e le coperture ai pedofili. Lei, da portavoce della Rete L’Abuso, da tempo si occupa di questo argomento. Che cosa succede a Savona?

    A Savona abbiamo documentato parecchi casi di abusi sessuali che vedono coinvolti preti. Preti che vengono coperti dall’alto. Ma, come abbiamo raccontato nel docu-film “Parole, opere e omissioni”, quello che è successo a Savona succede un po’ in tutta Italia. Purtroppo chi si oppone a certe cose, anche dall’interno della Chiesa, finisce per essere emarginato e diventa vittima come la vittima stessa degli abusi.

    Anche Don Lupino rischia di venire emarginato?

    Don Lupino è già abbastanza emarginato dalla diocesi. Non è stato spretato solo perché più di tanto non si osa.

    Ma chi ha coperto i preti pedofili?

    La copertura arriva dai vertici ed è garantita non solo dalla curia ma anche dalle istituzioni. Per esempio, sul caso di don Giraudo abbiamo depositato un esposto 15 giorni fa perché siamo venuti a conoscenza di altre responsabilità. I suoi abusi sono stati coperti non solo da uomini della Chiesa ma anche da altre persone che hanno cariche istituzionali che lo hanno messo nella situazione di compiere abusi pur sapendo della sua predisposizione… Persino Ratzinger, quando era ancora prefetto della Dottrina della fede prima di diventare Papa, fu avvisato del caso ma non fece nulla. Al funerale di Luisa, tra l’altro, le istituzioni neppure c’erano, nonostante suo marito sia un consigliere comunale.

    E’ più difficile punire un prete pedofilo rispetto a un pedofilo, per così dire, comune?

    Certamente sì, perché ci sono altri poteri sotto. La pedofilia è come andare a pescare in una palude: tiri su il pesciolino che è il pedofilo ma insieme a lui tiri su anche tanta altra melma perché si vanno a toccare anche altri poteri.

    In questi giorni abbiamo assistito ai casi di Wesolowski e dell’altro vescovo rimosso in Paraguay per aver coperto abusi sessuali. Le sembra che con Papa Francesco la Chiesa stia agendo finalmente agendo per combattere la pedofilia?

    Sono molto critico verso Bergoglio. Certo, se guardiamo alle parole e al gesto possiamo dire che in tutti questi anni la Chiesa non aveva mai fatto qualcosa del genere, ma non possiamo fermarci alle parole. Guardando ai fatti, mettere Wesolowski ai domiciliari in Vaticano non mi sembra una gran punizione, avrebbe dovuto farlo rimpatriare nel Paese in cui è stato condannato, tenendo conto anche era stato il Vaticano a farlo scappare all’inizio dello scandalo, negando l’estradizione.

    Crede che nemmeno con Bergoglio la Chiesa abbia la volontà di affrontare la questione?

    Negli scorsi giorni è stato rimosso un vescovo in Paraguay per aver coperto un caso di pedofilia. Benissimo, ma non è che bisogna andare così lontano per fare qualcosa. Qui in Italia di casi del genere ce ne sono tantissimi, noti e meno noti. A Savona la curia ha coperto e tenuto nascosto un prete pedofilo ricercato dalla polizia irlandese. A Napoli e Crotone ci sono preti accusati di pedofilia scomparso e nascosti non si sa dove. Sono tutti casi attualissimi, se si volesse intervenire sul serio lo si potrebbe fare partendo da qui.

    Quanto è difficile per una vittima di abusi da parte di un prete pedofilo riuscire a parlarne?

    Difficilissimo. Tra le tantissime vittime che abbiamo conosciuto solo 3 o 4 si vogliono esporre pubblicamente, tutte le altre non ne hanno il coraggio. Quando si è vittime di una cosa del genere si finisce per essere ghettizzati, soprattutto nelle realtà più piccole. Vengono messe in atto pratiche che sembrano quelle mafiose, dall’omertà allo screditamento.

    Lei conosceva Luisa. Anche lei collaborava per portare alla luce abusi sessuali nella Chiesa?

    Era dal 2010 che collaborava con noi, ma sempre in maniera riservata perché frequentava la Chiesa e dunque non poteva scoprirsi troppo.

    La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Lei pensa che possa essere stata indotta da qualcuno a togliersi la vita?

    Io non credo all’istigazione al suicidio. Luisa si sarebbe sparata con una calibro 9 x 21, una pistola che fa un botto assurdo. Peccato nel palazzo nessuno ha sentito lo sparo, ed era l’una meno 10 di notte. L’unico elemento che porta a pensare al suicidio è un cane che ha abbaiato e che si ipotizza abbia sentito lo sparo, insieme a un sms di Luisa con una lettera autografa al marito. Ma lei il marito lo chiamava sempre con un nomignolo mentre lì c’era scritto “perdonami Maurizio”, e non è l’unica anomalia di questa storia. Non è facile spararsi in bocca con una calibro 9. Gliel’hanno trovata sul petto ma una pistola del genere vola via, ha un rinculo fortissimo. Ora, non dico che il problema diretto sia la pedofilia, ma magari quella melma che tiri su col pesciolino… In Liguria c’è tanto potere del Vaticano. Stavamo lavorando sui legami tra Chiesa e massoneria, forse ci siamo spinti troppo in là.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/zanardi-savona-curia260914.html

  • “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    SAVONA. Il cuore della città, ieri pomeriggio, tra corso Italia e piazza Sisto, ha fatto da scenario a una sorta di processo pubblico nel corso del quale l’associazione Rete l’Abuso ha denunciato il dramma della pedofilia nella diocesi di Savona.

    Un processo, di fatto, senza contraddittorio, perché non era presente nessuno della curia o in sua rappresentanza. Si è così assistito a un lungo “j’accuse” del coordinatore della Rete, Francesco Zanardi, affiancato da Christian Abbondanza della Casa della Legalità. I due hanno presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, è risultato colpevole, salvato dalla prescrizione.

    Oltre alle responsabilità dei sacerdoti pedofili, Zanardi e Abbondanza hanno puntato il dito contro il vero imputato della giornata: l’omertà.

    Il docu-film, infatti, è percorso da un leitmotiv che ritorna in modo costante in entrambe le due parti di narrazione, della durata complessiva di un’ ora: la chiesa, i superiori dei sacerdoti, sapevano e hanno coperto. Un’accusa, peraltro, non nuova visto che la Procura di Savona, nel febbraio 2012, prelevò dalla cassaforte della Curia savonese documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, nel 2003, prima dell’elezione a pontefice, fosse stato informato dei casi savonesi. Direttamente dall’allora vescovo monsignor Domenico Calcagno che, come il suo predecessore, monsignor Dante Lafranconi, sapeva ma ha taciuto. Lafranconi, tra l’altro, è stato indagato per questo motivo ma salvato dalla prescrizione.

    Il documentario, tuttavia, va oltre chiamando in causa anche l’attuale vescovo don Vittorio Lupi. Per lui l’accusa sarebbe la stessa Zanardi utilizza colloqui tra lui e il vescovo, riservati, quindi “rubati”, registrati e qui ripresentati. I colloqui sarebbero riferiti ad anni prima dell’esplosione pubblica del caso di don Nello Giraudo. Dai dialoghi emerge che il vescovo Lupi era effettivamente a conoscenza dei casi denunciati da Zanardi, nonostante avesse dichiarato il contrario nelle successive interviste rilasciate al Secolo XIX e alla trasmissione “Le Iene” che, il 18 marzo del 2012, il giorno della festa patronale di Savona, aveva effettuato una incursione intervistando Lupi.

    Anche in quel caso il vescovo aveva assicurato di essere venuto a conoscenza dei fatti soltanto a seguito delle azioni della Procura. Nell’ occasione aveva anche garantito “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia, oltre all’avvio di un processo canonico nei confronti di don Pietro Pinetto. Nel docu-film si chiede direttamente alla curia perché tale processo, non sia stato avviato e perché le vittime non siano state contattate dal vescovo.

    Altre figure vengono citate nel documentario, come soggetti a conoscenza dei fatti. Tra queste compare l’assessore Isabella Sorgini, cognata di don Giraudo, chiamata in causa per una vicenda per cui, è bene precisarlo, non è stato ravvisato, ad oggi, alcun reato. Interpellata dal Secolo XIX, la stèssa Sorgini, si è dichiarata estranea ai fatti e ha ribadito di non essere mai stata convocata dalla magistratura. L’entourage dell’assessore ha letto le parole di Zanardi come «un chiaro attacco politico». Il documentario porta in scena alcune vittime: molte chiedono di parlare celate nella voce e nel volto.

    Il concetto che ritorna è sempre lo stesso. Il perpetrarsi delle violenze, l’arrivo alla denuncia, dopo lunghi anni di sofferenza silenziosa, infine quelle che dalle vittime stesse vengono definite, senza mezzi termini, vere e proprie ritorsioni. Nel docu-film, a questo punto, viene inserito lo spezzone di un ampio lavoro . di documentazione, girato e trasmesso alcuni anni fa dalla BBC, “Sex crimes and Vaticans”, dove si dimostrerebbe come la tecnica utilizzata dal Vaticano, nei confronti degli abusi sessuali compiuti da presti pedofili in tutto il mondo, sarebbe lo stessa: negare, nascondere e punire le vittime.

    Due vittime savonesi, nel documentario prodotto dalla Rete L’Abuso, denunciano di avere subito lo stesso trattamento: dopo una travagliata denuncia, invece dell’appoggio, dalla curia, soltanto ritorsioni.

    Quindi Zanardi; in particolare, porta avanti una vicenda personale, legata allo sfratto dalla casa di proprietà della diocesi in cui viveva, subito, secondo quanto da lui denunciato, ingiustamente. Durissime anche le parole di Abbondanza che ha definito i fatti, “semplicemente vergognosi”.

    Ieri, di fronte alla libreria Ubik dove è stato proiettato il film, erano una trentina i savonesi seduti, mentre altrettanti, passando, si sono fermati. Chi stupito, chi perplesso, chi già era a conoscenza dei fatti. Ma l’evento non è passato inosservato: i fatti, molti dei quali già noti, sono stati per la prima volta letteralmente messi in piazza.

    Silvia Campese per Il Secolo XIX

     

  • Savona. Isabella SORGINI non conosce il confine tra decenza e indecenza.

    Savona. Isabella SORGINI non conosce il confine tra decenza e indecenza.

     Non è una questione persona. Non è nemmeno una questione politica, intesa come schieramento. Per quanto ci riguarda non è nemmeno (anche se potrebbe averla o averla avuta) una questione penalmente rilevante, non siamo noi che valutiamo questo aspetto. E’, come ribadito ieri, una questione di indecenza. E laSORGINI, assessore ai Servizi Sociali di Savona, sfugge e cerca di deviare l’attenzione dai fatti. Fatti che la riguardano. Fatti indecenti che l’hanno vista protagonista…

    Lei, cognata del prete pedofilo Nello GIRAUDO sapeva della perversione sessuale di don Nello GIRAUDO. Sapeva delle sue tendenze e pratiche pedofile. Lo sapeva come lo sapevano i Vescovi, come sapevano in tanti nell’ambito della Chiesa savonese.

    Il primo che ha tirato in ballo la SORGINI, come abbiamo già ricordato, è stato, di fatto, proprio don Nello GIRAUDO. In una memoria difensiva è proprio don Nello GIRAUDO che indica la SORGINI (sua cognata) come una dei responsabili di un campo scout dove il GIRAUDO, nel 2005, si recò e veniva accusato di aver compiuto abusi sessuali su un minore. La Magistratura accertarà che quell’abuso, in quel campo scout don Nello GIRAUDO lo ha compiuto. Era stato l’ennesimo abuso sessuale su un minore. La giovane vittima era sconvolta. Piangeva. I responsabili del campo scout, tra cui la SORGINI, hanno denunciato l’accaduto all’Autorità Giudiziaria? No. Silenzio. Silenzio omertoso proprio come voleva (e vuole) la Chiesa. Tanto è vero che don Nello GIRAUDO, indicando la SORGINI come gli altri responsabili del campo scout, si difendeva nel procedimento penale per gli abusi sessuali compiuti sulla sua nuova vittima, cercando – inutilmente visto l’esito che lo ha conclamato responsabile – di negare gli abusi da lui compiuti in quella circostanza proprio per la mancanza di denuncia da parte dei responsabili di quel campo scout.

    Sono emerse poi altre testimonianze di diverse vittime degli abusi sessuali del Nello GIRAUDO che, allora minorenni, ora hanno trovato la forza di denunciare quanto subito. Una di queste racconta di una cena-confessione, nel 2003, di Nello GIRAUDO presso la Comunità “La Lucerna” che questi aveva aperto, per minori, a Orco Feglino. In quel contesto il Nello GIRAUDO confessava ai presenti le sue devianze sessuali, il suo essere pedofilo. Lì, in quella cena, ad ascoltare quella confessione vi erano, tra gli altri, il fratello di Nello GIARUDO, Livio, e la SORGINI.

    Quindi, quantomeno, da quella cena, cioè dal 2003, la SORGINI sapeva delle tendenze pedofile del Nello GIRAUDO, ma nonostante questo, nel 2005, due anni dopo, lo lasciava in compagnia di minori nel campo scout di cui era una dei responsabili.

    Tralasciamo qui tutti gli eventi che dimostrano che le tendenze pedofile del Nello GIRAUDO erano conosciute, viste le vittime lasciate da questo, in vari ambiti del territorio savonese, dalla Scuola dove insegnava religione alle parrocchie e comunità che la Diocesi gli lasciava in gestione, nella consapevolezza, del suo essere un pedofilo. Il dato è chiaro: la SORGINI sapeva e non solo non ha denunciato, ma ha lasciato che il Nello GIRUDO avesse, in un campo scout di cui era responsabile, nuova occasione di caccia e, quindi, di devastare un nuovo minore.

    La questione è quindi semplice e chiara: può essere considerato un comportamento decente quello della SORGINI? No, a nostro avviso. Onestamente, al di là dei possibili rilievi penali di quella vicenda (che compete ad altri valutare), il sapere prima delle tendenze e pratiche pedofile di un soggetto e lasciarlo partecipe di campo scout con minori è indecente. Altrettanto indecente è, sapendo di tali devianze del Nello GIRAUDO, omettere, davanti ad una nuova vittima, un minore che ti era stato affidato nell’ambito del campo scout, di fare una denuncia all’Autorità Giudiziaria per quel nuovo abuso sessuale su un minore.

    Ecco: come la SORGINI possa oggi ricoprire la carica pubblica di Assessore ai Servizi Sociali, a fronte di questa indecenza, ce lo domandiamo, lo domandiamo alla comunità savonese ed anche al Sindaco di Savona Federico BERRUTI.

    Si sta parlando di una persona che ha – nei fatti – tutelato il carnefice e non la vittima. Che ha, così come i responsabili della Diocesi savonese, taciuto permettendo al Nello GIRAUDO di perpetuare altri abusi. Si sta parlando di non aver tutelato – con quel silenzio, con quell’omertà – dei minori, uno dei soggetti sociali più deboli.

    Non è quindi una questione personale. Non è nemmeno una questione di valutazione sull’operato politico della SORGINI come assessore. Non è questione che affrontiamo in termini giudiziari, perché quell’aspetto, quello penale, è di competenza della magistratura. E’ invece una questione di decenza o indecenza. Dal punto di vista Etico, quindi. Ed il fatto che la SORGINIcerchi di sviare, affermando che non sono state accertate sue responsabilità penali, da ancora più fastidio. Un fastidio brutto, pesante. Non si negano i fatti (gravissimi) ma si cerca di far passare questi, quel comportamento omissivo e silente davanti agli abusi sessuali su minori, come normalità perché quanto accaduto non sarebbe stato, ad oggi, giudiziariamente accertato.

    Ammettere lo sbaglio, chiedere scusa a quella vittima, alle altre vittime, provando sinceramente vergogna per quelle omissioni compiute, è ciò che ci si aspetta da una persona responsabile. Il fatto che ancora una volta, invece, fugga dalla questione, dimostra che non può essere, a nostro avviso, considerata persona affidabile, tanto meno adatta al ricoprire una carica pubblica, per di più come responsabile dei Servizi Sociali di un Comune importante come quello di Savona.

    Sarebbe bene che anche il Sindaco Federico BERRUTI facesse capire quale è il suo criterio di valutazione sulla decenza o indecenza di un comportamento, delle scelte di una persona. Per BERRUTI si può affidare con tranquillità i Servizi Sociali di un Comune ad una persona che ha avuto un tale comportamento che, onestamente, riteniamo essere stato assolutamente irresponsabile? Ognuno i fatti li valuta secondo la propria coscienza e sarebbe bene capire come li valuta chi quella delega ai Servizi Sociali l’ha data alla SORGINI.

    http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11347-savona-isabella-sorgini-non-sa-conosce-il-confine-tra-decenza-e-indecenza.html

    L’articolo de Il Secolo XIX sull’incontro di ieri a Savona di presentazione del Docufilm su “PAROLE, OPERE E OMISSIONI…”:

  • Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Sabato 13 settembre ore 18 davanti alla libreria Ubik: “PAROLE, OPERE E OMISSIONI”

    Il docufilm che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.

    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo.

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.

    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.

    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.

    Partecipano;

    Christian Abbondanza (Presidente della Casa della Legalità),

    Francesco Zanardi (Presidente della Rete L’Abuso, ex vittima),

    Mario Molinari (giornalista)

    Roberto Nicolick (fratello di una vittima)

    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento,  noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.
    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?

     Il primo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/376460/trincia-abusi-coperti-dalla-chiesa.html

     Il secondo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/377753/trincia-abusi-nascosti-dalla-chiesa.html

     CULTURA, LIBRI E IMPEGNO CIVILE A SAVONA

    Corso Italia, 116r Savona

    019/8386659   ste.milano@alice.it

    Ulteriori dettagli sull’evento

     

  • Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che in data 11 Luglio 2014 ha provveduto a comunicare la messa in mora nei confronti dei seguenti ministri di culto, diocesi e parrocchie coinvolte nello scandalo pedofilia savonese.

    La messa in mora riguarda il sacerdote pedofilo Nello Giraudo, la Comunità per minori La Lucerna, la parrocchia S. Lorenzo Martire di Orco Feglino, la parrocchia S. Nicolò di Calice Ligure, l’ACR parrocchiale di Calice Ligure, la parrocchia S.S. Annunziata di Spotorno, l’Agesci Savona 7° presso la parrocchia di S. Dalmazio Savona, monsignor Dante Lafranconi e la diocesi di Savona-Noli.

    Non è ancora stata comunicata la messa in mora nei confronti dei comuni liguri che affidarono alla comunità lager della diocesi di Savona-Noli gestita dal Giraudo diversi minori in quanto, nei primi mesi del 2014, altre 6 vittime, non ancora note, si sono presentate spontaneamente all’associazione e agli inquirenti.

    La messa in mora è un atto dovuto che serve a bloccare in sede civile la prescrizione in quanto come l’associazione aveva già annunciato, alcune delle decine di vittime del Giraudo hanno presentato il conto ai responsabili. Questo è potuto accadere grazie alla condanna del Giraudo e grazie al fatto che il tribunale di Savona, applicando i secondo comma dell’articolo 40 del codice di procedura penale, abbia ravvisato e ritenuto responsabile di tutti quegli abusi l’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

    Per quello che riguarda il Lafranconi fu salvato dalla “santa prescrizione” ma ciò nulla toglie al fatto che quelle responsabilità di fatto non solo esistano, ma siano anche state accertate. (Provvedimento Dante Lafranconi Pag 6)

    In data odierna proprio il Lafranconi, che in passato non solo aveva negato i fatti, ma aveva anche accusato pubblicamente sul sito della diocesi di Cremona di “complotto” la magistratura savonese, risponda alle vittime con la lettera che alleghiamo. (Lafranconi lettera vittime Savona)

    In alcuni passaggi il Lafranconi scrive di essere consapevole della gravità del fenomeno della pedofilia, “domanda alla chiesa tutta di restare fedele, come in passato, ad un concreto atteggiamento di ascolto delle situazioni e sopratutto, se necessario, di accoglienza delle persone coinvolte in tale vicenda”.

    Parole ipocrite che scatenano l’ira di coloro che grazie al comportamento criminale e alle omissioni del Lafranconi, non solo si sono trovate insieme alle loro famiglie la vita rovinata, ma che proprio da lui (e neppure dai suoi due successori) non hanno mai ricevuto ne udienza, ne tanto meno alcun appoggio.

    Il Lafranconi continua la sua missiva sottolineando che “sotto l’aspetto specificamente giuridico desidero però aggiungere che non ritengo possano essermi rivolti addebiti di natura civilistica, per cui la sua richiesta non può allo stato essere accolta”.

    Conclude dichiarando che “nell’ambito di una prospettiva cristiana, comunque, assicuro la mia preghiera per quanti avessero subito l’offesa, così come per chi l’avesse provocata”.

    Replichiamo con poche righe alla vergogna contenuta nella sua missiva caro, don Dante, sentendoci per l’ennesima volta offesi e non possiamo fare a meno di notare che in lei non emerge il minimo segno di pentimento, tanto meno di vergogna per ciò che ha saputo produrre nel suo mandato a Savona che lei stesso definisce “cristiano”.

    Siamo felici di essere uomini perbene e non uomini di chiesa come lei e le chiediamo cortesemente di non pregare per noi, ne facciamo volentieri a meno.

    Per quello che invece riguarda la sua opinione sull’aspetto giuridico le ricordiamo che in terra vige la giustizia civile. Potrà comunque, una volta giunto nell’aldilà, fare ricorso utilizzando la legge divina.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO.

    Il servizio sul caso savonese trasmesso da LE IENE

  • Sacro e pedofilia, il lato oscuro della Chiesa

    Sacro e pedofilia, il lato oscuro della Chiesa

    «I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati di mente».

    Durissime le parole che la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti scrive nella prefazione del libro inchiesta “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, firmato per L’Asino d’oro dal giornalista Federico Tulli, uno dei principali studiosi italiani del fenomeno pedofilia nel clero.

    Parole che significativamente preludono agli argomenti cardine del libro: il legame patologico tra sacralità e violazione dell’infanzia, la visione distorta della Chiesa sull’abuso di un minore – un peccato e non un orrendo crimine -, e la stessa strategia di “pulizia” che, annunciata già da papa Ratzinger («tolleranza zero») e continuata da papa Bergoglio, altro non è che una spolverata mediatica volta a salvaguardare l’immagine della Chiesa più che le potenziali vittime. 

    Tulli, già autore nel 2010 sempre per L’Asino d’oro di un primo saggio sul tema (“Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”), sviluppa questi temi attraverso un’indagine approfondita non solo esaminando i fatti inerenti agli abusi clericali sui minori, ma servendosi del parere degli esperti, psichiatri e psicoterapeuti, per colmare quel confine, in realtà inesistente, tra violenza su un bambino e psicopatologia.

    Interviste, articoli, documenti e dichiarazioni si legano insieme per dare finalmente una visione d’insieme su un fenomeno aberrante che arriva al lettore centellinato dalle cronache di giornale, sbriciolato in rivoli che non ne consentono di capire l’entità e la gravità e, soprattutto, le radici profonde. Ne esce fuori un ritratto agghiacciante che partendo dal livello più basso della catena, l’analisi della figura del prete pedofilo e sue strategie seriali, arriva a smascherare un intero sistema di abusi, coperture e omissioni da parte della Chiesa e lo correla ad altre vicende di potere (Watileaks, lo Ior, le dimissioni di Ratzinger, l’elezione di Bergoglio, la canonizzazione di Karol Wojtyla) apparentemente slegate, ma in realtà profondamente connesse alle strategie ecclesiastiche per sconfiggere – almeno sulla carta – la piaga della pedofilia nel clero.

    Nulla è un caso, insomma. L’abuso di minori è il doloroso sottofondo a un sistema di potere politico ed economico basato sul sacro, sul peccato, sul segreto; è la sua conseguenza, è la faccia buia della Chiesa “buona”, misericordiosa e dalla parte degli ultimi. 

     Il saggio – che, attenzione, non è un libro anticlericale ma una accurata inchiesta su un argomento da sempre schivato dai media, quando non completamente ignorato – è uscito a maggio, giusto tre mesi dopo la pubblicazione del Rapporto Onu sulle violazioni della Convenzione sui diritti del fanciullo da parte della Santa Sede. Tulli riporta i documenti (tra i quali il testo integrale del Rapporto tradotto in italiano) e le reazioni sottolineando un aspetto fondamentale che riguarda l’Italia: a oggi la Santa Sede e la Conferenza episcopale italiana non ritengono opportuno istituire una commissione d’inchiesta sulla pedofilia, al contrario di ciò che hanno fatto i Paesi più colpiti (Irlanda, Belgio, Stati Uniti, Australia, Olanda e Germania) dal fenomeno. Perché? Eppure dal 2000 in poi sono stati circa 150 i casi finiti sotto la lente della giustizia italiana, ai quali si aggiunge «la questione del sommerso, non certo marginale», come scrive l’autore.

    «D’altronde la Chiesa non contribuisce a fare chiarezza, tenendo sigillati gli archivi che contengono queste informazioni ed evitando quanto più possibile di coordinarsi con la giustizia ‘laica’». In più, le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” della Conferenza episcopale italiana, redatte a gennaio 2014 e rese note a marzo, sottolineano ancora una volta che i vescovi non hanno l’obbligo di denuncia alla magistratura italiana. 

    Nessuno stupore. La pedofilia, nel diritto canonico, è un «delitto contro la morale», cioè un’offesa a Dio. È un fatto interno alla Chiesa, una piaga da risolvere senza sollevare clamore, al riparo dai riflettori che aggiungerebbero al “peccato” compiuto dai chierici anche il danno alla credibilità dell’istituzione. È questa la mentalità brutale e perversa che Tulli smaschera attraverso la sua rigorosa indagine. È questo che fa veramente paura. 

    Cecilia M. Calamani 

    Federico Tulli
    Chiesa e pedofilia, il caso italiano
    L’Asino d’oro edizioni, 2014
     

  • Preti pedofili, “dal Papa grande ipocrisia”

    Preti pedofili, “dal Papa grande ipocrisia”

    di Pasquale Bartolomeo – PORTOCANNONE. Ha perso la sua fede in Dio. Il suo unico credo, adesso, è la giustizia. Giustizia per i piccoli innocenti. Giustizia per l’adolescenza rubata, tradita, stravolta. Giustizia per chi, nell’orrore del silenzio, non ha avuto la forza di denunciare. Giada Vitale, 19 anni, di Portocannone, ha subito per quattro anni abusi sessuali da un prete.

    Dall’età di 13 anni, quando era poco più di una bambina: quattro lunghissimi anni di presunte sevizie da parte dell’ex parroco di Portocannone, don Marino Genova, sospeso ‘a divinis’ dal vescovo di Termoli, che ha allontanato il sacerdote dal Molise spedendolo in una comunità alle porte di Roma, proprio sulla scorta della denuncia presentata da Giada nell’aprile 2013. Sulla querela è partita l’inchiesta della procura di Larino. Ma don Marino, dopo 13 mesi, ha fatto ritorno in basso Molise. Non lontano da Portocannone, e da Giada.

    La storia della ragazza molisana è finita sui più importanti media nazionali. E la giovane, lo scorso 9 maggio, ha anche fatto la sua comparsa nel videomessaggio di 8 minuti indirizzato a Papa Francesco, in cui ben 17 vittime di abusi sessuali aderiscono all’iniziativa lanciata dalla Rete l’ABUSO , associazione italiana in difesa delle vittime nella Chiesa cattolica, per chiedere di essere ascoltate.

    Giada però, già un anno fa, scrisse una lettera personale a Papa Bergoglio, senza ottenere risposta. Nella missiva ricostruiva nel dettaglio la sua terribile storia. Chiedeva la giusta punizione per chi le ha fatto del male, perché casi del genere non abbiano a ripetersi. Casi di violenze, aggravate dallo stato di dipendenza psicologica che riesce a incutere l’abito talare; casi di denigrazione, subita in paese da parte di chi accusa la 19enne di essersi inventata tutto. Casi che hanno comportato la necessità di terapie specialistiche e l’uso psicofarmaci; casi come quello di Giada, che per due volte ha pensato di farla finita.

    Oggi, all’indomani della visita di Papa Francesco in Molise, la ragazza è un fiume in piena. Il Pontefice, infatti, il 7 luglio scorso ha incontrato in Vaticano sei vittime di pedofilia da parte di preti. E ha chiesto perdono per i “crimini” degli abusi sessuali – definiti un “culto sacrilego perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza” – e per le “omissioni” degli uomini di Chiesa che li hanno coperti. Poi, ancora: “Non c’è posto nel ministero della Chiesa – queste le parole del Papa – per coloro che commettono abusi sessuali e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi – ha sottolineato Bergoglio citando un noto passo del Vangelo di Matteo – vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Parole forti, ma per ora, comunque, solo parole, a sentire Giada.

    “C’è grande ipocrisia in quanto detto dal Papa – così la 19enne di Portocannone – Il posto nel ministero della Chiesa, per queste persone, lo sta trovando, visto che non li caccia a calci nel sedere. Se mi avesse incontrato gli avrei rinfacciato che non ha fatto niente, anche se un anno fa avevo consegnato nelle sue mani la mia denuncia. Il Papa non fa denunciare preti e vescovi: dunque per me, è un ipocrita”.

    Cosa vorresti di concreto da lui?
    “Che non si renda ‘complice’ dei carnefici. Che faccia collaborare attivamente i vescovi nelle indagini. Che apra gli archivi. Che renda noti i nomi dei preti che hanno commesso gli abusi e non continui a mettere i preti criminali di nuovo a contatto coi minori. Il Papa non li allontana dalle vittime e queste ultime non le risarcisce, nonostante i preti siano dipendenti gerarchicamente ed economicamente dalle diocesi”.

    Le scuse, però, potrebbero essere un primo passo per un cambiamento.
    “Le chiacchiere di scuse e di perdono sono solo fumo negli occhi, che servono a confondere e nascondere la verità. In realtà si continua a proteggere i preti pedofili sempre allo stesso modo. Loro sono l’unica categoria di pedofili che ha alle spalle una solida organizzazione, avente come fine quello di soffocare lo scandalo e proteggere i propri membri dalla giustizia dei tribunali. La pedofilia non è un’offesa a Dio, è un crimine. E va punita davanti ai tribunali, non con le messe e con le scuse”.

    Giada, dopo quello che ti è successo credi ancora in Dio? Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?
    “No, non credo più in Dio. Mi hanno fatto passare la voglia di credere in Dio. Non solo Marino Genova, ma anche il vescovo Gianfranco De Luca e altri preti che si sono e si stanno comportando male con me. La mia prima denuncia verso don Marino l’ho fatta al vescovo e lui lo ha rimosso con la scusa di un periodo di riposo per esigenze personali, non legate a particolari eventi. Ma se la pedofilia non è un particolare evento cosa è rilevante per il vescovo? Senza contare che dalla parrocchia di Portocannone non è giunta una sola parola di solidarietà. E i parrocchiani si sono distinti per aggressioni e offese. Ecco perché penso che Dio non c’entra in questa vicenda. La gente non mi ha creduta, ma a me interessa che credano nei tribunali. Mi preme unicamente la giustizia, su questa terra”.

    Pensi ancora spesso a don Marino?
    “Certe ferite non si cancellano. Nei suoi confronti è stato fatto un processo canonico senza arrivare a nessuna sentenza. E gli permettono di stare a Termoli per continuare a tormentarmi con la sua presenza. Si fa vedere in giro, con fare tranquillo, mentre io sto aspettando giustizia e soffrendo per l’adolescenza rubata. Ma non gli darò la soddisfazione di vedermi fuggire da Portocannone”.

    Eppure qualche volta hai dichiarato che vorresti lasciare il Molise.
    “Solo uno sfogo. Non voglio andare da nessuna parte, sono altri che devono andarsene. La mia vita è qui”.

    Se don Marino venisse condannato e ti chiedesse perdono pensi che potresti mai riuscire ad accettarlo?
    “Ripeto: a me interessa giustizia, non perdono e scuse. Il sentimento che provo di più non è rabbia o frustrazione. Ho sete di giustizia e voglio che emerga tutta la verità”.

    A casa, nella tua famiglia, come vivono la tua situazione?
    “Come si può vivere in maniera normale con un’esistenza rovinata per sempre? Solo quando avrò giustizia e potrò riprendermi la mia vita chiuderò questo capitolo e la mia famiglia con me. Ma il danno fatto non si cancella”.

    Giada, hai mai avuto un ragazzo? Come è il tuo rapporto con la sessualità?
    “La mia risposta è… chiedetelo a don Marino Genova”.

    Come dovrebbe fare la Chiesa per evitare altri casi come il tuo? Sei d’accordo con l’abolizione della regola del celibato?
    “Il problema non è il celibato. Ai pedofili non piacciono le donne adulte. In me, il mio aguzzino cercava la bambina, non una compagna. Hanno seri problemi, ma sanno perfettamente il male che fanno. Io non do insegnamenti alla Chiesa. Tuttavia, dovrebbero capire che è impossibile vivere reprimendo se stessi tutta una vita”.

    http://www.isernianews.it/cronaca/34182-preti-pedofili-dal-papa-grande-ipocrisia.html