Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

    Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

    A Savona tutto doveva restare nel più assoluto silenzio. Nell’assoluta impunità. Per la Diocesi gli abusi sessuali sui minori dovevano restare impuniti. Chi finiva vittima di quel girone infernale doveva subire in silenzio. Qualcuno però, alla fine, ha avuto il coraggio di denunciare. Di incoraggiare le altre vittime a denunciare. E questo non è stato tollerato dalla Diocesi che, con i suoi Vescovi, sapeva di don Nello Giraudo (come di altri) e lo (li) proteggeva e protegge.

    Francesco Zanardi ha denunciato. Ha convinto a denunciare chi era stato, come lui, vittima. Ha convinto a parlare di quei fatti, di quelle vergogne, chi nella Diocesi sapeva. Francesco Zanardi, così come don Carlo Rebagliati (l’ex economo che raccontò tutto, e non solo sui prelati pedofili, anche alla Procura della Repubblica) entrarono così in un altro girone infernale.

    Ora qui, in questa prima parte, pubblichiamo ciò che non è mai stato pubblicato. La storia, con gli Atti, delle inchieste a carico di don Nello GIRAUDO e monsignor LANFRANCONI e, con questi, le omissioni della DIOCESI savonese e di quanti altri sapevano ed hanno omesso di impedire che Nello GIRAUDO frequentasse minori, tra campi scout e parrocchie…

    E’ una storia che ha origine nei campi Scout “Savona 10”, dove il prelato Nello GIRAUDO poneva le sue attenzioni e pratiche sui ragazzini. Era il campo scout dove tra i “responsabili” vi erano il fratello di GIRAUDO, Livio, ed uno dei due “capi-gruppo” era Isabella SORGINI, divenuta poi moglie di Livio GIRAUDO e cognata di don Nello GIRAUDO. Livio GIRAUDO poi alla guida dell’ATA, la municipalizzata del Comune di Savona e Isabella SORGINI attuale Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Savona. Due nomi indicati dallo stesso GIRAUDO nelle pagine della sua difesa.

    Una storia che poteva essere stroncata sul nascere se chi aveva responsabilità, dagli Scout alla Diocesi, avessero presentato denuncia contro Nello GIRAUDO. Una storia che – come hanno raccontato le Iene – è stata invece coperta da una cappa di omertà meschina. Al diffondersi delle “voci” (e delle prime denunce!) sugli abusi compiuti dal GIRAUDO, la Diocesi applicava la più perversa pratica che la rendeva complice: tacere nel più assoluto stile omertoso, spostando di sede e funzione il GIRAUDO nella zona del savonese, permettendogli di continuare nella sua vergognosa pratica sui minori.

    Il fascicolo su Nello GIRAUDO viene aperto dalla Procura di Savona nel 2009. Dalle testimonianze raccolte, così come dalle denunce ed esposti presentati, il quadro sui suoi comportamenti diventano evidenti quanto inconfutabili. Evidenti come il fatto che la Diocesi sapeva tutto, così come – dalle stesse memorie difensive di GIRAUDO, prodotte dal noto avvocato Marco RUSSO, esponente del PD – il fatto che una delle vittime certamente “era affidato “per ragioni di cura, educativa, vigilanza e custodia” a Stefano CORSINOVI e Daniela CARINI, nonché a Isabella SORGINI e Sandro FOLCO”.

    Questa storia racconta che Nello GIRAUDO andava ai campi Scout del “Savona 10” sia responsabilità della propria funzione “pastorale”, sia occasionalmente e senza alcuna specifica “missione”. Come detto la Diocesi savonese (così come il Vaticano) sapeva tutto, tanto che, in un carteggio tra il Vaticano ed il Vescovo di Savona-Noli, Vittorio LUPI, tra il 29 marzo 2010 ed il 16 aprile 2010, si legge “mi riferisco al caso del Rev. Nello GIRAUDO, del Clero della Sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al Vicariato Generale la propria tendenza pedofila”.

    Dagli Atti interni della Diocesi savonese si apprende che nonostante si sapesse delle pratiche sessuali del GIRAUDO Nello, gli si permetteva di avere continui rapporti con minori e che la principale preoccupazione del Clero fosse che nulla trapelasse sui giornali. Si legge chiaramente, per le stesse affermazioni del Vescovo LUPI, che sul “banco degli imputati” per la Diocesi, non vi era il “povero” Nello GIRAUDO, bensì Francesco Zanardi che denunciava tali fatti e li rendeva noti attraverso gli organi di informazione.

    La Diocesi ha una responsabilità oggettiva negli atti perpetuati da Nello GIRAUDO. E’ chiaramente indicata anche dal GIP di Savona in merito all’ex Vescovo Mons. LANFRANCONI.
    Si legge nell’Ordinanza del GIP di Savona: “alla luce di tutti gli elementi sopra elencati non vi è dubbio che LANFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare la comunità dei fedeli (ed in special modo i minori) che venivano a contatto con Don Nello si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”. Ed ancora: “insomma, nonostante l’indagato (LANFRANCONI, ndr) avesse il potere ed il dovere di scongiurare la perpetrazione da parte del GIRAUDO di gravi condotte delittuose (quali quelle compiutamente descritte dalle sue vittime ZANARDI Francesco, (…omissis…) o, comunque, di limitarle, nulla fece in tal senso, non agendo neppure al fine di fare giustizia all’interno della societas perfecta costituita dalla chiesa (cfr. le dichiarazioni ex art. 362 CPP rese da Don REBAGLIATI) e rendendosi in tal modo corresponsabile di tali condotte”.

    Il successore del LANFRANCONI alla guida della Diocesi di Savona-Noli, Mons. Domenico “armeria” CALCAGNO, era ben conscio della questione GIRAUDO. Né scrisse a RATZINGER quando questi era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era nel settembre 2003. Scrive non per annunciare una denuncia all’Autorità Giudiziaria ma per chiedere consiglio. Consigli che non arriveranno, nemmeno quando RATZINGER (già informato) divenne Papa.

    Sono passati 33 anni da quando GIRAUDO venne denunciato la prima volta, appena ordinato sacerdote e nominato vice-parroco a Valleggia. 33 anni passati da quanto (lo si legge nelle stesse carte della Diocesi) “si è verificato il primo, serio inconveniente (incoveniente, sic! ndr): insegnante di religione nelle statali è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile)”.

    In Diocesi (e poi in Vaticano) sanno ma tacciono. Lo sanno per certo i Vescovi con i quali GIRAUDO si è confessato. Scrive il GIP del Tribunale di Savona: “la circostanza (riferita dal medesimo GIRAUDO) che egli avesse confidato “soltanto in confessionale” i suoi problemi ai Vescovi che si erano succeduti alla guida della Diocesi (e quindi al LANFRANCONI), avrebbe impedito a quest’ultimo di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, non non di assumere i provvedimenti opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia”.

    La stessa Comunità per Minori che era stata attivata dallo stesso GIRAUDO nell’ambito della propria attività pastorale, è sta chiusa solo a dopo che non venivano più mandati minori a tale comunità.

    In una nota interna della Diocesi savonese si legge che la Comunità veniva vista dal Vescovo CALCAGNO come un pericolo per don GIRAUDO e non invece, come dovrebbe essere, per i minori affidati ad una Comunità gestita da un pedofilo.Testualmente: “Mons. CALCAGNO, giunto a Savona nel marzo 2002, già in angustie perché intuisce il pericolo a cui don Nello (GIRAUDO, ndr) si espone (anche perché continua a gestire la comunità senza un preciso programma educativo), riceve confidenze allarmate di un assistente sociale che gli comunica che vari Comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla Comunità”.

    Incalza il GIP di Savona: “triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.”

    GIRAUDO ha evitato il processo patteggiando un anno di reclusione, ma resta aperta la domanda del perché, oltre alla Diocesi, nessuno dei responsabili Scout del gruppo SAVONA 10 (tra cui il fratello di don GIRAUDO, Livio e la SORGINI) abbiano impedito che Nello GIRAUDO – noto già dal 1980 per la predilezione a rapporti sessuali con i minori !!! – frequentasse i campi scout (sia in veste formale, sia in quella informale).

    Resta anche un’altra amarezza, che affronteremo nella seconda puntata, per il fatto che per la Diocesi (e amici fedeli) la “peste” da annientare non erano i pedofili che indossano l’abito talare, ma coloro che aveva avuto la “colpa” di denunciare all’Autorità Giudiziaria il GIRAUDO ed i suoi protettori.

    Monsignor LUPI, attuale Vescovo di Savona, aveva annunciato lo scorso anno che la Chiesa vuole Giustizia, ma l’unica cosa certa è stata la “vendetta” contro chi ha osato rompere l’omertà… ed allora di tutto questo occorre che la comunità venga a conoscenza, diversamente Zanardi e i compagni di sventura, saranno vittime per la seconda volta.

    Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte


    PER APPROFONDIRE

  • Perché è morto Dino Marafioti, giornalista di Radio Radicale che indagava su Emanuela Orlandi?

    Perché è morto Dino Marafioti, giornalista di Radio Radicale che indagava su Emanuela Orlandi?

    Una frase campeggia sulla pagina Facebook di Dino Marafioti, il suo penultimo post il giorno prima che venisse ritrovato, da amici e compagni radicali, il suo corpo esanime accanto a una bottiglia di alcool e alcune pasticche. E’ molto indicativa: “Oggi finalmente ho capito che siamo tutti diversi. C’è chi ha la bellezza, chi il talento, chi ha il denaro, e poi ci sono io, che ho l’ansia.”

    Quale era l’ansia del giornalista trovato morto? Il post precedente è il link al video musicale di Simon & Garfunkel “The sound of silence” presentato da poche battute “No way out”: nessuna via di uscita.

    Ed il “suono del silenzio” era un suo refrain abituale in questi ultimi tempi, quasi come se stesse attendendo una rottura del muro di silenzio in cui giacciono fatti che non ci è dato conoscere.

    Come se Dino attendesse da tempo una risposta.

    Cosa stava accadendo a Dino Marafioti? Il giornalista, 53 anni di cui 22 passati in Radio Radicale, aveva pubblicato da circa un mese un servizio dedicato al trentennale della scomparsa di Emanuela Orlandi dal titolo: “Caso Orlandi: pensieri, parole, opere e omissioni.” Era il suo primo servizio video, della durata di un’ora, che raccoglie in modo critico e analitico i fatti e le informazioni sul caso della ragazza scomparsa che vede pesantemente coinvolto lo Stato Vaticano.

    Ne era particolarmente fiero e auspicava una sua diffusione anche attraverso altri canali, comprese le televisioni.

    Era certamente sotto stress, anche per una dieta severa che gli aveva fatto perdere dodici chili in dieci settimane.

    Ma non accennava a nessun motivo di depressione.

    Certo sibillina la frase di Massimo Bordin, il giornalista già direttore di Radio Radicale e a cui spesso Dino Marafioti curava la famosa rassegna stampa del mattino “Stampa e Regime“, che ha detto “Temo che sulla morte di Dino sia necessaria una riflessione seria, bisognerà riflettere su questa morte”.

    Una coppia notevole e ben nota sia agli ascoltatori abituali di Radio Radicale che ai giornalisti e politici che ritengono irrinunciabile l’ascolto di “Stampa e Regime”.

    Qualche giorno fa aveva raccontato che era ferma da tempo una donna in una station wagon sotto casa sua che pettinava insistentemente una bambola: la cosa fu presa a scherzo dagli amici ma ora assume anche una luce seriamente inquietante.

    Un messaggio sulle attenzioni al caso Orlandi?

    Speriamo come sempre che si faccia luce sui misteri italiani, limitandoci oggi ad una punta di tristezza in più per la perdita di un ottimo giornalista che ha insegnato molto nelle sue dirette e nella sua capacità di stare sul campo.

    I funerali di Dino Marafioti si terranno giovedì alle 10nella parrocchia Gesù Divino Lavoratore, in via Oderisi da Gubbio 16, Roma.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2013/08/perche-e-morto-dino-marafioti-giornalista-di-radio-radicale-che-indagava-su-emanuela-orlandi-0026673.html

  • Quando la chiesa diventa un problema sociale che fa danno ai bambini.

    Quando la chiesa diventa un problema sociale che fa danno ai bambini.

     Si è concluso verso le 18 il volantinaggio “BASTA BUGIE. Fanno male ai bambini” promosso dagli attivisti di Rete L’ABUSO che si è tenuto oggi in corso Italia a Savona.

    Durante la giornata sono state distribuite quasi 10000 copie del volantino, un numero enorme in una città di 36000 abitanti come Savona.
    Non sono mancati i commenti durissimi nei confronti della Diocesi savonese, protagonista di un trentennale e ormai indiscutibile degrado morale e civile finalmente visibile a tutti sopratutto dopo la denuncia de LE IENE che ha raccontato oltre ai sotterfugi anche particolari raccapriccianti su quelle che sono state le omissioni a danni di bambini indifesi affidati alle cure del clero savonese.
    Molte le critiche anche nei confronti dell’attuale Vescovo di Savona, vittima della sua politica all’insegna della disonestà e delle proprie dichiarazioni che lo hanno visto in almeno tre occasioni promettere pubblicamente provvedimenti mai concretizzati.
    Ci riteniamo molto soddisfatti dell’esito dell’iniziativa e dalla risposta della cittadinanza, oltre al riscontro oggettivo abbiamo anche verificato con un sistema curioso ma efficace, “la prova del cestino dell’immondizia” ovvero quanti volantini sono stati buttati e il numero non ha raggiunto le 10 copie, segno che chi non ha letto per strada il volantino, lo ha conservato per leggerlo con calma.
    Il portavoce Francesco Zanardi
  • Pedofilia, soldi, potere e omissioni La tragedia della diocesi di Savona

    Pedofilia, soldi, potere e omissioni La tragedia della diocesi di Savona

    Superando dolore e vergogna Francesco Zanardi, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto una catena di scandali. Denunciandoli sul suo blog e anche con volantini distribuiti in piazza. Per la magistratura i vertici della Curia non hanno pensato a tutelare i minori ma solo a “salvaguardare l’immagine della diocesi”. Quella lettera a Ratzinger, prima che diventasse Papa

    Marco Preve SAVONA – Per raccontare il trauma inferto a un’intera comunità da alcuni casi disvelati di pedofilia commessi da sacerdoti  e da almeno altri cento che resteranno per sempre sepolti nel cuore di giovani vittime oggi adulte, è giusto partire da quattro righe scritte dal giudice Fiorenza Giorgi in un’ordinanza di archiviazione che, moralmente, è impietosa come una ghigliottina. “È triste dire come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi, piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima”.

    La diocesi è quella di Savona. Uno degli uomini di quella curia, è oggi uno dei cardinali più potenti della Chiesa, monsignor Domenico Calcagno, già responsabile degli affari economici della Cei, poi ai vertici dell’Apsa, l’amministrazione che cura il patrimonio immobiliare del Vaticano e oggi nella Commissione di controllo dello Ior. In politica qualcuno avrebbe potuto ritenerlo un impresentabile per le elezioni. Ed è così che lo definisce l’associazione l’Abuso, che ha lanciato un appello perché non faccia parte del conclave.

    Se questa storia dove gli abusi si mescolano agli affari, ai soldi e al potere, si può oggi raccontare, il merito va riconosciuto in primis a Francesco Zanardi, 43 anni, molestato quando era ragazzo dal suo parroco, don Nello Giraudo. Francesco riesce a superare la vergogna, il dolore, il rischio di essere additato come un folle, e a molti anni di distanza dalle violenze subite, le denuncia. È un fiume in piena che conosce molti segreti della curia savonese. E li racconta: sui blog, sui volantini distribuiti in piazza, ma anche a palazzo di giustizia. Il procuratore Francantonio Granero e il pm Giovanni Battista Ferro per tre anni affronteranno una prova umana, ancor prima che professionale, pesante, insana.

    Dentro l’inchiesta, ma non necessariamente dentro le carte, ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, 60 mila abitanti, un porto, tante ex industrie, il commercio, buona qualità della vita, un elettorato da sempre schierato a sinistra.

    Alcuni sacerdoti pedofili hanno approfittato del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente di bambini e adolescenti. Persone che oggi sono padri di famiglia, liberi professionisti, operai, impiegati, uomini delle istituzioni. E nessuno ha dimenticato. Fin dall’inizio la devianza di quei sacerdoti malati è nota agli altri preti della diocesi e alle gerarchie. Ma ognuno di loro, però, sembra avere a sua volta qualcosa da nascondere o proteggere, chi l’omosessualità (anche se non pedofila), chi la scalata al potere.

    Don Carlo Rebagliati è uno di loro. Pochi mesi fa, prima della sua morte, in un’intervista a Repubblica raccontava la sua vita da omosessuale, i suoi tanti amori sempre ipocritamente “non visti” dai vescovi, la sieropositività. Ed è lui che dopo tanti anni fornisce con la sua testimonianza il supporto di cui hanno bisogno gli investigatori per trovare conferma alle accuse di Zanardi. Oltre a don Rebagliati, che verrà poi emarginato dalla sua chiesa anche perché, lui che ne fu a lungo economo, racconterà situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto), decidono di parlare anche altri religiosi come don Bof e don Lupino. Ognuno con la propria sofferenza, con il proprio disagio.

    Emergono così le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze. E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione.

    Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo. Lafranconi finisce indagato ma, causa prescrizione, il gip Giorgi lo archivia pur definendo il suo comportamento “assolutamente omissivo”. Quasi tutti, ai vertici della curia savonese, sapevano delle violenze di don Giraudo, ma quasi tutti si giravano dall’altra parte. E anche chi fece qualcosa si mosse, secondo il gip Giorgi, solo per convenienza.

    È il caso di monsignor Calcagno: “Le prime iniziative dirette a tutelare la comunità dei fedeli furono assunte, sia pure a malincuore come dimostra la corrispondenza con la congregazione per la dottrina della fede, soltanto dal suo (di Lafranconi, ndr) successore monsignor Calcagno che impose a Giraudo la chiusura della comunità e, nel trasferirlo ad altro incarico, dispose che non avesse contatti con i minori”.

    La corrispondenza cui si riferisce il giudice è il retroscena forse più destabilizzante per il Vaticano. L’8 settembre del 2003 il vescovo Calcagno scrive al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger per informarlo con una lettera accompagnata da un voluminoso fascicolo del caso di don Giraudo, dello spostamento che ha deciso per ragioni di opportunità e del desiderio del prete pedofilo di continuare “un impegno pastorale”. Calcagno aggiunge che “Per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Per quanto possibile. Come dire, facciamo quel che possiamo. Non si conosce l’eventuale risposta del futuro Papa. I prelati che successivamente confermeranno di aver saputo delle tendenze di Giraudo spiegheranno di essere stati essi a conoscenza durante la confessione e quindi di essere tenuti al segreto.

    Nel fascicolo inviato a Ratzinger c’era anche una relazione del 22 agosto,  siglata dal vicario generale della diocesi monsignor Andrea Giusto nella quale, dopo aver spiegato che don Giraudo si era affidato alle cure “di un religioso psicologo nel tentativo di ritrovare un migliore equilibrio” specificava come “nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso”. La Diocesi e il Vaticano potevano stare tranquilli.

  • Nuovo Papa, per rete sopravvissuti agli abusi dei preti sono 12 i non papabili

    Nuovo Papa, per rete sopravvissuti agli abusi dei preti sono 12 i non papabili

    Da Maradiaga (Honduras) a Timothy Dolan (New York), da Angelo Scola (Italia) a Marc Ouellet (Quebec Canada). Per la Snap non sono degni del soglio pontificio per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove. Padre Federico Lombardi: “Non spetta a loro dire chi va in conclave”

    Dodici cardinali non devono essere considerati “papabili” per rispetto alle vittime di abusi sessuali, soprattutto bambini, da parte di esponenti del clero, per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove documentate. E’ l’opinione dello Snap, la rete americana dei sopravvissuti agli abusi dei preti, che in un hotel romano ha convocato una conferenza stampa con i giornalisti internazionali per fornire i nomi della “dirty dozen” ovvero la ‘sporca dozzina’.

    I cardinali da non eleggere papa nel conclave sono, secondo l’associazione: Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan (New York), Angelo Scola (Italia), George Pell (Australia), Dominik Duka (Rep.Ceca), Tarcisio Bertone (Italia), Donald Wuerl(Washington D.C.), Marc Ouellet (Quebec Canada), Sean O’Malley (Boston), Leonardo Sandri (Argentina), Peter Turkson (Ghana).

    Forse perché sono americani, gli esponenti della Snap Barbara Doris e David Clohessy ritengono che il cardinale più compromesso sia quello di New York, Dolan, che a loro dire avrebbe addirittura ideato un piano “per pagare 20 mila dollari ai preti coinvolti negli abusi sessuali pur di abbandonare l’abito talare”. Secondo lo Snap “alla fine si è saputo che almeno 12 preti hanno ricevuto soldi”. Esponenti dell’associazione hanno accusato il cardinale Scola “di aver voluto minimizzare lo scandalo e il ruolo della Chiesa”, ricordando che durante la sua omelia del 2010 nella basilica di S.Pietro disse che “riguardavano ambiti diversi e categorie diverse di persone”. E sempre Scola, hanno sostenuto i due rappresentanti, disse che tutte queste accuse rispetto al ruolo di Benedetto XVI nella crisi degli abusi sessuali erano “un’iniqua umiliazione”.

    Critiche sono state mosse dallo Snap anche nei confronti del cardinale Maradiaga, che, sempre in occasione dello scandalo degli abusi sessuali, disse: “Io andrei volentieri in galera prima di far male ai miei preti. Io non sono un poliziotto”. Gli esponenti dello Snap hanno poi ricordato quanto detto dal cardinal Ouellet, il quale sostenne che “soltanto il 10% delle accuse contro i preti sono state provate”. L’idea dell’associazione è che il peggio di questa vicenda deve ancora arrivare: “Solo di recente – hanno sostenuto – la vicenda è stata veramente portata alla luce. Negli Usa cominciò più o meno 10 anni fa e in pochi Paesi europei è ancora più recente. Lo scandalo, secondo noi, si deve ancora rivelare nella maggioranza dei Paesi” facendo intendere che quanto si sa attualmente è solo la punta dell’iceberg.

    Barbara Doris e David Clohessy vogliono spingere questi prelati cattolici “a smettere di far finta che il peggio sia passato. Tragicamente, il peggio quasi sicuramente deve ancora arrivare”. Ed è per questo che fanno un appello perché, durante le congregazioni in corso di svolgimento, tutti i cardinali interroghino “senza remore e timori questi 12 porporati per conoscere la verità. Desidereremmo vedere i loro colleghi parlare apertamente degli abusi sessuali e di pedofilia e mettere pressione su questi 12 cardinali”.

    Per lo Snap “se c’è qualcosa da imparare nel pontificato di Benedetto XVI è che la conoscenza di questa crisi non garantisce un’adeguata reazione concreta” e lo hanno accusato di “tante parole ma pochi fatti”, perché quando era cardinale “non c’era nessuno più informato di lui sugli abusi sessuali. Queste parole e questi gesti – hanno concluso – non hanno fatto nulla per proteggere ogni singolo bambino”.

    “Crediamo che non tocchi a Snap dire chi deve venire in conclavené dare una qualifica ai cardinali: dipende dai cardinali stessi giudicare chi è adatto a fare il Papa senza bisogno di chiedere consiglio a Snap –  ribatte il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – . Le posizioni prese da Snap le conosciamo da molto tempo e crediamo che non tocchi a Snap dire chi deve venire in conclave e dare una qualifica ai cardinali che vi si riuniscono. Credo che dipenda dai cardinali stessi  giudicare chi è adatto e chi non è adatto, senza chiedere consigli alla Snap”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/nuovo-papa-per-associazione-sopravvissuti-abusi-sono-12-non-papabili/522233/

  • Conclave 2013: petizione contro il cardinale Domenico Calcagno, “Non denunciò prete pedofilo, non è degno del Conclave”. Il Secolo XIX: “Ratzinger sapeva” (VIDEO)

    Conclave 2013: petizione contro il cardinale Domenico Calcagno, “Non denunciò prete pedofilo, non è degno del Conclave”. Il Secolo XIX: “Ratzinger sapeva” (VIDEO)

    Nuova bufera si abbatte sul conclave. La rete L’Abuso di Savona, associazione fondata da alcune vittime di sacerdoti pedofili, ha lanciato una petizione sul web per chiedere al segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, di escludere dal conclave l’ex vescovo di Savona Domenico Calcagno per “non aver denunciato” don Nello Giraudo, un prete savonese che in passato avrebbe molestato e sottoposto ad abusi sessuali alcuni giovani parrocchiani.

    “Un caso analogo – afferma il portavoce della rete L’Abuso Francesco Zanardi – a quello del cardinal Mahony e a quello del cardinal Rivera per i quali i cattolici hanno chiesto che non partecipino al conclave, in quanto indegni”. Del caso di don Nello Giraudo e del comportamento omissivo dell’ex vescovo di Savona si è occupata ieri sera anche la trasmissione televisiva “Le Iene” con il servizio dal titolo “Abusi nascosti dalla Chiesa”.

    “Alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno sconvolto la Chiesa cattolica, dopo tutti i gravissimi reati di pedofilia clericale che tante innocenti vittime hanno mietuto, in relazione alle accertate omissioni e coperture attuate da prelati e monsignori vari a protezione di sacerdoti che hanno abusato ripetutamente di tanti adolescenti -si legge nella petizione promossa dalla rete L’Abuso – chiediamo che a monsignor Domenico Calcagno, attuale membro del conclave in Vaticano, sia precluso questo privilegio di cui sicuramente non è degno per la sua completa e totale inazione nei confronti di preti pedofili savonesi a cui egli ha permesso di agire come lupi in un gregge di pecore”.

    Secondo la ricostruzione del Secolo XIX, anche Joseph Ratzinger, ora papa emerito, all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede , era a conoscenza dei casi di pedofilia che si sono verificati all’interno della diocesi savonese. “Ma, come del resto i vertici della curia locale, non ha denunciato alla magistratura i fatti”. Ecco cosa scrive il quotidiano:

    A dimostrarlo in modo inconfutabile sono i documenti di cui la redazione de Il Secolo XIX è venuta in possesso, sequestrati dalla Procura della Repubblica di Savona circa un anno fa, nel febbraio 2012, prelevati dalla cassaforte della Curia savonese, nell’ambito dell’indagine sui casi di pedofilia avvenuti nella diocesi ligure. Documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, due anni prima dell’elezione a pontefice, nel 2003, fosse stato informato dei casi savonesi, proprio quando era appunto Prefetto della Congregazione per la dottrina della Chiesa, l’organo deputato a vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica. Una vicenda che acquista un peso significativo nella storia di Ratzinger e in cui compaiono altri personaggi illustri, tra cui il cardinale Domenico Calcagno, al tempo vescovo della diocesi savonese, che sarà membro dell’imminente conclave.

     

    http://www.huffingtonpost.it/2013/03/04/conclave-2013-petizione-c_n_2804847.html

  • Australia, arrestato ex vicario che coprì casi di pedofilia

    Australia, arrestato ex vicario che coprì casi di pedofilia

    31/08/2012
    Australia, arrestato ex vicario che coprì casi di pedofilia
    Preti australiani

    Preti australiani
    Padre Tom Brennan è imputato di omissioni di denuncia di gravi reati, relativi ad abusi nei confronti di giovani da parte di un ex sacerdote John Denham

    L’ex vicario generale di una diocesi è il primo sacerdote cattolico in Australia arrestato e incriminato per aver tenuto nascoste le denunce di reati di pedofilia di un altro prete. Padre Tom Brennan, 74 anni, è imputato di omissione di denuncia di gravi reati, relativi ad abusi sessuali su due ragazzi da parte dell’ ex sacerdote John Denham.

    I reati sarebbero stati commessi verso la fine degli anni Settanta in una scuola di Newcastle, a nord di Sydney, in cui padre Denham era insegnante e padre Brennan il preside.

    Il sergente Kristi Faber, detective di una task force dedicata agli abusi di pedofilia in istituzioni religiose, ha accusato Brennan anche di otto episodi di abuso su un ragazzo di 8 anni in una chiesa, nel 1984 e 1985, e di due reati di
    aggressione fisica per aver infierito contro i due ragazzi dopo che avevano denunciato di aver subito abusi da Denham.

    Il dott. Bernard Barrett, del gruppo di supporto delle vittime di religiosi pedofili, ha descritto le incriminazioni come «una pietra miliare in Australia». «È la prima volta che un leader religioso di tale livello è incriminato per aver nascosto reati di pedofilia di un altro presunto trasgressore», ha detto.

    Il vescovo di Newcastle, Bill Wright, in un comunicato esprime «profonda tristezza». «Dobbiamo trovare la forza dentro di noi per sostenere coloro che guardano alla Chiesa perchè spieghi l’inspiegabile», dichiara fra l’altro.

    22/09/2012
    Australia, rapporto choc: 600 bimbi abusati da preti tra il 1930 e il 1980
    La piaga della pedofilia

    La denuncia arriva della chiesa cattolica. L’arcivescovo di Melbourne: “Episodi vergognosi”

    Oltre 600 bambini hanno subito violenze da sacerdoti a partire dagli anni ’30 del secolo scorso in Australia. Lo afferma la chiesa cattolica dello Stato di Vittoria, in un rapporto presentato a una commissione parlamentare, ripreso dai media nazionali. Secondo il documento, almeno 620 adolescenti sono stati vittime di abusi sessuali con una maggioranza di casi registrati tra gli anni ’60 e ’80.

    L’arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, in una nota diffusa alla stampa, parla di episodi “orribili” e “vergognosi”, mentre le associazioni delle vittime sostengono che i giovani abusati potrebbe essere oltre 10.000.

    Durante la visita in Australia nel luglio 2008, papa Benedetto XVI ha incontrato alcune delle vittime e ha chiesto pubblicamente scusa per gli abusi.

    16/11/2012
    In Australia aperta un’inchiesta federale sugli abusi sessuali
    Melbourne

    Melbourne
    La premier Julia Gillard è intenzionata a far luce alle centinaia di accuse
    Maria Teresa Pontara Pederiva
    Roma

    Un mese fa aveva destato scalpore l’affermazione di un docente presso il Royal Institute of Technology di Melbourne, Des Cahill, secondo il quale, stando ai dati, in Australia , precisamente fra quanti avevano studiato al Corpus Christi Colleg (il seminario), quasi 1 sacerdote su 20 avrebbe compiuto atti di abuso sessuale su minori tra il 1940 e il 1966 (14 su 378 preti condannati).

    “Cristiani ossessionati dal sesso” era stata la risposta di Zac Alstin, ricercatore di bioetica ad Adelaide: dentro la Chiesa esistono persone con un approccio “malsano” nei confronti della morale sessuale.

    Ed è di questi giorni la notizia dell’apertura di un’inchiesta federale sugli abusi all’interno di istituzioni statali o religiose con centinaia di accuse a partire dalla metà degli anni ‘90: non è sotto torchio solo la Chiesa, ma centinaia scuole e comunità, circoli sportivi e attività ricreative. La premier australiana Julia Gillard ha dichiarato alla stampa: “troppi bambini hanno subito abusi in questi anni, ma hanno visto anche adulti deluderli perché è stata tradita la loro fiducia in chi ha compiuto l’abuso e contemporaneamente nei confronti di quelli che avrebbero potuto aiutarli e non l’hanno fatto”.

    Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sidney e presidente della conferenza episcopale australiana, dapprima, parlando dalla Cattedrale di St. Mary, ha definito “sproporzionata” un’inchiesta federale, poi è tornato sui suoi passi dichiarando che la Chiesa è disposta a collaborare per far emergere la verità. Le accuse sono diversificate e giungono anche alla persona del cardinale Pell accusato, insieme ad altri, di aver coperto casi di abuso versando direttamente i risarcimenti alle vittime, ma torna di nuovo sul tappeto il tema del segreto confessionale che avrebbe impedito le denunce.

    L’indagine giunge a pochi giorni dall’apertura di un’indagine nel Nuovo Galles del Sud sulle accuse mosse nei confronti di religiosi e preti. Nel frattempo nello stato di Victoria sono stati ascritti alla responsabilità di membri della Chiesa ben 620 abusi perpetuati dagli anni ’30 in qua.

  • Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili, ne accennarono già la Minardi (Marcinkus) e padre Amorth

    Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili, ne accennarono già la Minardi (Marcinkus) e padre Amorth

    La missiva che annunciava l’uccisione dell’ostaggio e’ stata spedita da boston
    Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston
    I legami con la città dello scandalo: una lettera col timbro postale di «Kenmore Station» e le telefonate dell’«Amerikano»

    ROMA – C’è un filo robusto – rimasto sottotraccia nelle decine di faldoni dell’inchiesta aperta da 29 anni presso la Procura di Roma – che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori allo scandalo dei preti pedofili a Boston. Una vicenda che nel 2002 sconvolse la Chiesa cattolica, lasciò sgomenti milioni di fedeli americani per i sistematici abusi su minori coperti dai vertici ecclesiastici e portò alle dimissioni dell’arcivescovo Bernard Francis Law, poi tornato a Roma nel 2005 in qualità di arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

    Mirella, Emanuela. Due ragazzine quindicenni accomunate da un atroce destino: la prima sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983, dopo aver detto alla mamma che doveva incontrarsi con gli amici, e la seconda (figlia del messo pontificio di Wojtyla) il successivo 22 giugno, all’uscita della lezione di flauto a Sant’Apollinare. Un duplice mistero che da tre decenni fa perdere il sonno agli investigatori. E che – considerata l’ipotesi di una mai chiarita Vatican connection – solletica fantasie, ambizioni e congetture di stuoli di giallisti, detective, giornalisti, persino veggenti. L’ultimo colpo di scena, il 14 maggio, ha portato all’apertura della tomba del boss Enrico De Pedis, sepolto nella basilica a ridosso della scuola di musica della «ragazza con la fascetta».

    Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)
    Ma ora c’è di più. Un timbro, un fermo posta: entrambi localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston. L’uno agli atti, l’altro no. Il primo risale alle prime rivendicazioni dell’ affaire Orlandi-Gregori, il secondo fu usato dall’associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo. Vale la pena spiegarlo, questo indizio principe. Metterlo a fuoco, contestualizzarlo.

    Macchina indietro di 29 anni: luglio 1983. Il Papa è da poco rientrato dai bagni di folla nella sua Polonia, le elezioni in Italia hanno appena spianato la strada a Bettino Craxi ma, sul doppio sequestro, è buio totale. Quello di Mirella è «silente» ormai da due mesi e lascia attoniti i genitori, gestori di un bar vicino alla stazione Termini, mentre quello di Emanuela, inaspettatamente, deflagra: è Giovanni Paolo II, con l’appello del 3 luglio all’Angelus («Sono vicino alla famiglia Orlandi, la quale è in afflizione per la figlia…»), a proiettare uno dei tanti casi di missing people in una dimensione planetaria. L’effetto è immediato. Il 5 luglio a casa del «postino» papale arriva la prima telefonata del cosiddetto «Amerikano», italiano incerto e poche battute in inglese, che getta sul piatto una richiesta secca: libereremo «tua figliola», dice, in cambio della scarcerazione di Ali Agca.

    Vincenzo Parisi, del Sisde, traccerà il seguente profilo dell’inquietante personaggio: «Straniero, verosimilmente anglosassone, livello culturale elevatissimo, appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale, formalista, ironico, calcolatore…». Trattativa vera o di facciata, quella sull’attentatore di Wojtyla? Un dato è certo: di contatti con la Santa Sede, attraverso il famoso codice «158», il dominus dell’intera vicenda ne ebbe più d’uno.

    Il giallo infiamma l’estate. A luglio l’«Amerikano» telefona ancora, lancia ultimatum sulla vita di Emanuela. Ma all’improvviso smette, tace. Agosto viene così «riempito» da un altro soggetto, il Fronte Turkesh, i cui messaggi (scoprirà l’ex giudice Ferdinando Imposimato) altro non sono che depistaggi della Stasi e del Kgb per tenere sotto scacco l’odiato Papa anticomunista e filo-Solidarnosc.

    Settembre, mese chiave dell’intrigo. Il 4 l’«Amerikano» riappare e fa trovare una busta dentro un furgone Rai, contenente un messaggio a penna e uno spartito di Emanuela. Ancora: al bar dei Gregori, il 12, giunge una telefonata choc. Un anonimo elenca i vestiti indossati e la marca della biancheria intima di Mirella, che solo la madre conosce. È un complice dell’«Amerikano»? Entrambe le ragazze sono in suo pugno?
    Ed eccoci al 27 settembre 1983, all’ulteriore rivendicazione (o messinscena?) che, riletta oggi, fa correre brividi lungo la schiena. Richard Roth, corrispondente da Roma della Cbs , riceve una lettera che preannuncia «un episodio tecnico che rimorde la nostra coscienza». Gli investigatori, scrive l’ Ansa il giorno dopo, sono sicuri: si tratta dei «veri rapitori di Emanuela» o di «quelli che l’hanno tenuta prigioniera». Sulla busta c’è il timbro di partenza: Kenmore. Ma a quale episodio «tecnico» si allude? «L’imminente uccisione dell’ostaggio».

    Non basta: una perizia grafologica accerta che il messaggio del 4 settembre e questo del 27 sono opera della stessa mano. L’«Amerikano» si è spostato sulla East coast? O ha trasmesso i suoi scritti a qualcuno, forse per continuare i depistaggi?

    Tale pista all’epoca non fu percorsa ma adesso, alla luce dei nuovi indizi, potrebbe riprendere quota. Gennaio 2002, Boston: scoppia lo scandalo. Il cardinale Law è accusato di aver coperto per molti anni sacerdoti pedofili della diocesi. Maggio 2002, si apre il processo davanti alla Corte di Suffolk: Law nella deposizione risponde a monosillabi, si scusa per aver controllato poco i «collaboratori». 7 giugno 2002: fuori dal tribunale le mamme delle vittime (per lo più maschietti, ma non solo) protestano. E, dentro, l’interrogatorio è incalzante: «È emerso in una precedente deposizione – attacca il rappresentante dell’accusa – che 32 uomini e due ragazzi hanno formato il gruppo Nambla. Per contattarlo si può scrivere presso il Fag Rag, Box 331, Kenmore Station, Boston… Cardinale Law, ha inteso?». Pausa. Nell’aula risuona una frase sibilata, poco più di un soffio.

    «I do», risponde l’arcivescovo. Sì, è vero. Il Fag Rag , che sta per «Giornalaccio omosessuale», faceva quindi proseliti per conto del temutissimo sodalizio pedofilo degli States, proprio dalla stazione da cui partì la lettera su Emanuela. Nella sequenza di omissioni e depistaggi che da sempre alimenta il giallo della «ragazza con la fascetta», la pista di Boston, 29 anni dopo, fa balenare il più spaventoso e sconvolgente degli scenari.

    Fabrizio Peronaci4 giugno 2012 | 9:23

    http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_04/orlandi-boston-peronaci_52e2bd70-ae06-11e1-bd42-307990543816.shtml

  • INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

    INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

    INCIVILE OMERTÀ 
    Comunicato stampa congiunto delle associazioni italiane e internazionali contro la pedofilia nel clero.
    Sono state preannunciate dalla stampa le linee guida della Chiesa Cattolica, che saranno diramate in via ufficiale tra una settimana, in tema di comportamenti da assumere da parte dei vescovi per i casi di pedofilia del clero.
    I vescovi hanno stabilito che non denunceranno alla magistratura civile i casi di pedofilia dei quali verranno a conoscenza.
    Nelle linee guida si riscontra;
    1) Nessun obbligo di denuncia
    2) Nessuna apertura degli archivi vaticani e diocesani dei casi di preti criminali
    3) Nessun risarcimento alle vittime
    4) Nessuna collaborazione attiva e sospontanea, ma solo il non ostacolo alla legge
    5) Nessuna chiusura dei luoghi di allevamento dei preti pedofili e abusatori sessuali (seminari)
    6) Nessun automatismo sulla espulsione dei preti macchiatisi di crimini sessuali
    7) Nessuna indagine e rimozione delle cause della pedofilia clericale.
    C’è n’è abbastanza per chiarire che le linee guida sono lo strumento della CEI a protezione dei loro adepti e per soffocare lo scandalo. La parola d’ordine per i vescovi sarà: omertà.
    Niente di nuovo quindi rispetto a quanto ha stabilito il crimen sollicitationis , la direttiva diramata dall’allora Capo di Stato Vaticano Angelo Giuseppe Roncalli, meglio conosciuto come Giovanni XXIII, proprio quello che in pubblico raccomandava ai genitori di tornare a casa e dare ai bambini una carezza da parte sua, e nelle stanze del potere firmava una direttiva che garantiva totale copertura giudiziaria ai preti pedofili in tutti gli angoli del pianeta.
    Quella direttiva è stata applicata alla lettera da Josef Ratzinger che per quaranta anni è stato a capo dell’ex Tribunale dell’inquisizione, e a lui giungevano le segnalazioni dei preti pedofili dalle varie diocesi del mondo.
    Ratzinger le ha insabbiate puntualmente tutte senza mai consegnare un solo pedofilo alle autorità civili.
    Per quaranta anni, in forza di quella direttiva, nessun prete è mai stato denunciato alle autorità civili dai rappresentanti della monarchia vaticana.
    Lo stesso Joseph Ratzinger è stato deferito davanti ad una Corte Distrettuale degli Stati Uniti per aver coperto casi di pedofilia ma non è stato mai condannato perché è stato eletto, nel frattempo, Capo di Stato ricevendo da Bush l’immunità diplomatica.
    Le nuove linee guida della CEI non si differenziano in nulla dal vecchio crimen sollicitationis perché anche qui i vescovi sono invitati a non denunciare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti.
    Sostengono i vescovi che debbano essere le vittime a denunciare proprio perché sanno, per esperienza diretta, che i bambini abusati hanno bisogno di circa venti anni per maturare simile decisione, quando ormai i termini di prescrizione sono maturati.
    Ed è proprio la prescrizione che ha salvato Dante Lanfranconi, già vescovo di Savona, per aver coperto due sacerdoti pedofili.
    Lanfranconi infatti è stato indagato per aver coperto due preti pedofili e secondo la legge italiana “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”, ma con ordinanza del 18 maggio 2012 il GIP di Savona, pur sottolineando la grave responsabilità del presule, ha dovuto archiviare per intervenuta prescrizione.
    Questa ordinanza fa comunque tremare le stanze del potere vaticano perché ogni vescovo, attraverso i fascicoli personali, conosce le perversioni dei suoi sacerdoti, ed ogni vescovo italiano dovrebbe essere sottoposto a giudizio come Lanfranconi.
    Ovunque siano stati accertati casi di pedofilia del clero la magistratura italiana dovrebbe approfondire le indagini nella direzione delle omissioni e delle coperture offerte dai superiori gerarchici a quei sacerdoti deviati.
    Le recenti direttive della CEI sanciscono in maniera inequivocabile le omertà dei vescovi e, quantomeno sotto il profilo logico, dove c’è omertà generalmente c’è anche complicità.
    La CEI in altri termini rifiuta la collaborazione con le autorità giudiziarie italiane e i vescovi si autoqualificano come protettori dei pedofili.
    Se non avessimo una classe politica asservita al clero, potremmo chiedere al Governo italiano di vietare ai protettori dei pedofili di gestire comunità di minori, scuole e centri di accoglienza, ma sappiamo che costoro godono anche di coperture politiche.
    Al clero ancora oggi incauti genitori affidano i loro figli e purtroppo talvolta sono le stesse autorità civili a porre i minori sotto la tutela del clero nei casi di disagio familiare.
    L’unico interesse del clero cattolico è quello di tutelare l’immagine della Chiesa cattolica e per farlo calpesta i diritti fondamentali dell’uomo (e dei bambini) sanciti da tutte le carte costituzionali civili e democratiche del pianeta.
    Contro il clero omertoso continueremo a vigilare e ovunque ci siano stati casi di pedofilia clericale, inoltreremo denunce alle Procure per sollecitare indagini contro i vescovi.
    Questa è la nostra risposta civile alla omertà incivile dei vescovi vaticani.
    Francesco Zanardi

    portavoce Rete L’ABUSO

    Intervista rilasciata a Vatican Crimes

  • Verità & Giustizia

    Verità & Giustizia

     

    Dio qui non c’entra nulla.
    I suoi Ministri si sono comportati in modo indegno, omettendo quelle che sono le responsabilità del loro ministero e della società civile in cui viviamo. 
    Nascondendosi poi dietro al Suo nome.

    “A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio”
      
    LA LEGGE; articolo 40 c.p. comma secondo “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
       
    MORALMENTE; nel momento in cui un prete pedofilo viene coperto dalla chiesa, ogni membro di essa si rende colpevole dello stesso crimine.
    La verità: lo scorso 8 maggio il GIP di Savona Fiorenza Giorgi deposita un provvedimento di 6 pagine a conclusione delle indagini sugli abusi sessuali che coinvolgono la Diocesi di Savona-Noli.  Il giudice conclude così;
    -La disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come l’ estrema gravità delle condotta criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata.
    -Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta -è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli;
    -Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.
    Il Giudice
    Fiorenza Giorgi
    Savona 8 maggio 2012
    Viene restituito alle vittime l’intero fascicolo.
    Centinaia di pagine tra interrogatori, denunce, deposizioni delle vittime, documenti della stessa Diocesi acquisiti dagli inquirenti durante le indagini dai quali si evince che la Diocesi di Savona-Noli sapeva dal 1980 e ha taciuto per 32 anni. La chiesa savonese si è macchiata del crimine più “orrendum” che possa esistere: la violenza sui bambini, piccoli uomini indifesi che dall’adulto dovrebbero essere invece tutelati.

    Da quei fascicoli emerge anche il quadro inquietante di quante persone sapevano ma hanno scelto l’omertà, tutte persone che ancora oggi si offrono come volontari nelle stesse attività in ambienti cattolici dove per 32 anni omisero la tutela ai minori a loro affidati.

    Non parlo solo dei vescovi, dei vicari, degli stessi sacerdoti che erano le guide spirituali dei pedofili, molti sacerdoti delle parrocchie savonesi ma anche degli educatori, responsabili di gruppi scout, assistenti sociali, funzionari pubblici attualmente in carica, degli stessi genitori che nelle notti dei campeggi estivi, organizzavano ronde per proteggere dall’orco i propri figli.
    Spesso si suole dire in questi casi che anche il prete è un uomo e può sbagliare ma qui non è coinvolto un solo uomo: qui l’uomo ha a suo seguito un’intera comunità che ha preferito tacere ed essere compiacente.
    È stata solo una gravissima mancanza collettiva di responsabilità, di coscienza morale, di civiltà o è stata la paura di essere emarginati, o etichettati con la parola INFAME ?
    Sono forse state le ritorsioni fatte su vittime e testimoni a non far prendere anche questa volta una posizione civile ?
    La giustizia non è solo quella dei tribunali ma è in primo luogo  la coscienza, la morale che ognuno dovrebbe possedere, il comune buon senso, quel senso di responsabilità che dovrebbe portare a riflettere sui propri sbagli e per lo meno tentare di porvi rimedio, in questo caso denunciando quanto si conosce, quella coscienza che un domani ci porterà ad agire in un modo degno di una società civile.
    Per il momento, malgrado le gravi ed accertate responsabilità non si è vista nessuna risposta civile da parte della chiesa savonese o della sua comunità, neppure di fronte alle molteplici richieste di soccorso da parte delle vittime:  è noto che alcune di loro soffrono di gravi patologie psichiche e croniche riconducibili agli abusi.
    Al momento da parte dei vescovi, malgrado la documentazione in loro possesso dagli anni 80, si è avuta solo una serie di omissioni che sono servite a far raggiungere i termini di prescrizione, negando così alle vittime anche la possibilità di poter accedere a qualunque terapia. A quelle che lavoravano direttamente o indirettamente per la Diocesi è stato tolto anche il lavoro, altre vittime sono state sfrattate dalla Diocesi, emarginate. Un’ulteriore violenza dopo la violenza, come se fossero loro i colpevoli di questo abominio.
    “Mary Gail Frawley-O’Dea, unica ricercatrice ammessa al vertice dei vescovi cattolici statunitensi nell’incontro di Dallas del 2002 dedicato al problema degli abusi sessuali, mostra gli effetti estremamente deleteri sul corpo e sulla psiche delle vittime degli abusi sessuali: un bambino che subisce violenze sessuali dovrà affrontare conseguenze che possono essere devastanti e di lunga durata.
    Quando un giovane subisce un abuso, lo shock psicologico è così grande che il sé normale non è in grado di assorbire o comprendere ciò che gli sta accadendo. Anche a causa di possibili danni al funzionamento cerebrale, le vittime di abuso sessuale spesso esibiscono comportamenti autodistruttivi.”
    Distrazione e inciviltà sono state dimostrate anche dalle istituzioni savonesi, dal comune e dal primo cittadino, più volte interpellati in proposito dalle vittime di abuso e alle quali non è mai stata data nessuna risposta. Molti bambini sono stati mandati, anche dai servizi sociali del comune di Savona, in quelle comunità lager gestite dalla Diocesi.
    Omissioni, ritorsioni, intimidazioni, omertà, inadempienza di fronte alle più elementari responsabilità sono le caratteristiche che distinguono e rafforzano le peggiori organizzazioni criminali.
    Con il comportamento mostrato da chiesa, comunità e istituzioni qual’è la differenza con un’organizzazione di quello stampo?
    La comunità cattolica savonese e i suoi adepti si assumeranno mai responsabilità nei confronti delle vittime dato che non dovrebbe essere nulla di straordinario, solo comune buon senso.
    Si assumerà seriamente quelle responsabilità di fronte alle quali chi si propone come educatore non può ritenersi estraneo o “superpartes” ?
    In mancanza di questo senso civico è verosimile pensare che questa comunità dovrà pregare ancora più forte per non sentire le grida delle vittime.
    Se così fosse sarebbe forse il caso di cominciare a domandarsi quanto la chiesa cattolica è utile o pericolosa per una società civile, per il suo sviluppo, per l’incolumità fisica, psichica, educativa dei bambini e di tutti coloro che la frequentano.
    Di fronte a questa irresponsabilità hai ancora il coraggio di mandare i tuoi figli 
    in parrocchia, al campo solare o in campeggio 
    sapendo che sono sotto la loro tutela ?
    Francesco Zanardi
    Portavoce di Rete L’ABUSO.