Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Forteto, Fiesoli scarcerato dopo soli sette mesi: era stato condannato per violenze sui minori

    Rodolfo Fiesoli torna libero. Il fondatore della comunità per minori maltrattati Il Forteto di Vicchio (Firenze), al centro di varie inchieste per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato a seguito di una decisione della Cassazione del 5 luglio scorso, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Il 23 dicembre scorso venne accompagnato dai carabinieri nel carcere di Sollicciano.

    Fiesoli, 77 anni, è stato scarcerato perché la sentenza della Cassazione del 22 dicembre 2017, che pure lo condannava a scontare la pena residua, non è da considerarsi definitiva: ci sono annullamenti di alcune parti che fanno di Fiesoli ancora un imputato e non un condannato ‘per sempre’, quindi può aspettare ‘fuorì i futuri giudizi.

    La decisione è del 5 luglio ed è stata presa dalla prima sezione su un ricorso fatto dai difensori, gli avvocati Oliviero Mazza e Lorenzo Zilletti. Ricorso discusso e respinto in corte di appello a gennaio, quindi, quasi dimenticato dall’opinione pubblica, portato davanti alla Suprema Corte che, tre giorni fa, appunto, ha deciso. «Dal tenore della decisione, di cui non sono ora note le motivazioni – affermano i difensori – è facilmente arguibile come sia stata accolta in pieno la tesi della difesa circa l’impossibilità di eseguire una pena che non abbia i caratteri di certezza e irrevocabilità.

    Va ricordato, infatti, che la vicenda processuale di Fiesoli non è ancora conclusa perché dovrà celebrarsi un giudizio di rinvio a seguito di alcuni annullamenti pronunciati dalla Corte Suprema il 22 dicembre 2017». Annullamenti con rinvio che riguardano un caso di violenza sessuale su un giovane (è da stabilire se fu violenza semplice o ‘di gruppò) e altri per l’inadeguatezza della motivazione dei giudice della corte di appello riguardo alla determinazione della pena in continuazione di reato su tutte le accuse diverse dalla pena base. La procura generale ha notificato la revoca della carcerazione a Fiesoli il 6 luglio.

    Ora il ‘gurù, che dagli adepti si faceva chiamare ‘profetà, – e che da sei mesi e mezzo (23 dicembre 2017) era nel carcere di Sollicciano, a Firenze -, si trova in una località segreta. Al Forteto non è più tornato dal 2011, quando venne arrestato era in una casa a Pelago (Firenze). Non emergono commenti dalla procura di Firenze, mentre per il deputato Stefano Mugnai (Fi), che da consigliere regionale aveva guidato la commissione di inchiesta dell’Assemblea toscana, «fa male sapere che sia stato scarcerato». Per l’onorevole Giovanni Donzelli (FdI), anche lui impegnato a denunciare la vicenda quando era in Regione, osserva che solo per le vittime di questa storia vale il «fine pena mai» e annuncia che lavorerà per istituire una commissione parlamentare.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/forteto_fiesoli_scarcerato_violenze_minori_comunita-3844344.html

  • IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” INVIATO ALL’ONU DOCUMENTA IL “SISTEMA” DI INSABBIAMENTO DI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA, FATTO DI OMISSIONI CONNIVENZE E COMPLICITA’: TUTTI I NOMI E I RUOLI DEGLI ALTI PRELATI COINVOLTI.

    Grazie al prezioso e meticoloso lavoro dell’associazione Italiana Rete l’ABUSO, da anni impegnata nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa e oggi membro ufficiale rappresentante per l‘Italia, della più grande organizzazione mondiale contro gli abusi sessuali nel Clero “ECA” – Ending Clerical Abuse, le Nazioni Unite hanno ufficialmente aperto una indagine volta a documentare “il caso italiano”.

    Si tratta del più grande lavoro di documentazione mai realizzato composto da centinaia di casi di abusi sessuali avvenuti sul territorio italiano, ad opera del clero, ai danni di minori, e il sistematico metodo di insabbiamento, connivenza e complicità messo in atto dai più alti vertici della Chiesa, garantiti da una protezione e impunità aberrante.

    Il primo dei dossier relativo al “caso italiano”, consegnato ufficialmente da parte della Rete l’ABUSO alle Nazioni Unite, riguarda il complesso “caso Delpini”.

    Il puntuale e dettagliato lavoro di raccolta di tutte le prove, durato anni, sul caso che riguarda don Mauro Galli sacerdote del Milanese, oggi sospeso e attualmente sotto processo con la pesantissima accusa di “abuso sessuale aggravato” ai danni di un minorenne, processo che si sta celebrando  presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano, ha portato alla realizzazione di un dossier completo che sintetizza quanto appreso durante le fasi processuali pubbliche a cui la Rete l’ABUSO insieme ad alcuni giornalisti d’inchiesta ha pazientemente assistito.

    Grazie alla collaborazione di diversi sacerdoti, ed ex sacerdoti, che non riescono più a vivere nel terribile compromesso di accettare aberranti realtà di perpetrati e reiterati abusi, sistematicamente coperti, schiacciati e oppressi tra gli alti valori che annunciano e vorrebbero testimoniare e, ancora, l’obbedienza per appartenenza “costi quel che costi”… è stato possibile raccogliere documenti e prove di questo e molti altri casi che, nel breve, verranno protocollati all’ONU anch’essi come il caso “Delpini”.

    Grazie ad alcuni “rari” giornalisti che si sforzano di “investigare” per far emergere la verità, grazie ancora a molte persone che, nell’anonimato, inviano informazioni preziose, grazie alla tenacia delle vittime sopravvissute che combattono ogni giorno con il loro dramma, grazie alla collaborazione di alcuni professionisti, avvocati, psicologi, professori, sociologi che dedicano del loro tempo e la loro professionalità gratuitamente per “perorare la causa”, grazie ai pochi ma preziosi contributi e sostegno di alcuni volontari, è stato possibile ricevere e consegnare un documento come quello prodotto alle Nazioni Unite che qui riportiamo integralmente, in versione in lingua italiana, fatta eccezione per gli allegati in copia autentica che, per ovvie ragioni di privacy e riservatezza, sono qui omessi.

    CLICCA QUI PRR LEGGERE IL DOSSIER SUL CASO DELPINI PROTOCOLLATO DALLE NAZIONI UNITE

    Contrariamente a quanto si possa pensare, le informazioni più complete sono normalmente rivelate e svelate proprio dall’interno della Chiesa, informazioni autentiche consegnate da chi, in prima persona, ha vissuto ed è testimone, oppure semplicemente ha accesso a documenti o documenta, a sua volta, situazioni comprovanti:  segno che probabilmente, nell’indifferenza totale spesso dei mezzi di comunicazione, ci sono anime che non riescono più a tacere, o a rendersi in qualche modo complici di un sistema che, tuttavia, se non vengono allo scoperto comunque li protegge.

    Ciò che lascia estremamente perplessi è il numero delle persone a vario titolo conniventi con il sistema, evidentemente abituate ad accettare passivamente ciò che, di volta in volta, qualcun’altro come mons. Delpini attivamente compie, sempre nell’ottica di salvaguardare se stessi, la propria immagine e l’immagine dell’istituzione, della Chiesa stessa, non preoccupandosi degli enormi e gravissimi danni irreparabili che lasciano sul campo: vittime, persone, famiglie intere distrutte, sottoponendo altri bambini al medesimo rischio e sorte, “costi quel che costi”, a qualsiasi prezzo pur di “non dare scandalo”…

    Un mondo incredibilmente falso e malefico fatto di menzogne, sotterfugi, silenzi, coperture, insabbiamenti e omissioni, spiegabili ma non giustificabili, dal fatto che molti sono, a loro volta, ricattabili perché compromessi… Un sistema che in questo modo si auto alimenta.

    E’ davvero impressionante come possano mentire tutti, sapendo di mentire e pur sapendo di poter essere smentiti…

    Ma sanno benissimo che possono contare sulla compattezza della corporazione, nessuno chiederà mai conto del loro operato… come potrebbero, chi potrebbe farlo?

    Il prefetto per la congregazione della dottrina della Fede mons. Ladaria? Per ruolo, sarebbe competente ma, a sua volta, è pesantemente accusato di aver insabbiato lui stesso casi di abuso sessuale e coperto Vescovi che hanno a loro volta insabbiato (con tanto di prove e documenti ormai pubblici da lui firmati)

    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”… sapendo benissimo che mai nessuno chiederà! Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità!

    Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

    Possono tutti contare sulla goduta credibilità a discapito di tanti fedeli inconsapevoli e in buona fede, esattamente come i farisei, o i sepolcri imbiancati, ai tempi di quel Gesù che professano e segretamente sconfessano.

    Non temono di essere a loro volta sconfessati, in quanto nessun’altra organizzazione ha la medesima forza di comunicazione capillare, nessuna disponibilità economica che possa competere: quindi possono raccontare qualsiasi falsità o “comunicato per comprendere la (loro artefatta) verità dei fatti”, come nel caso della Diocesi di Milano, ripresa fedelmente da diversi quotidiani come Avvenire, la Stampa e il Corriere della Sera, per citarne alcuni che, ovviamente, non concedono nemmeno il diritto di replica stabilito dalla legge italiana…

    Possono contare sull’impunità dovuta anche alla complicità di quasi tutta la stampa e i mezzi di comunicazione compiacenti, possono contare sull’indifferenza che fondamentalmente riguarda la maggior parte delle persone che escludono a priori che possano esserci illustri personaggi come l’Arcivescovo di Milano coinvolti e complici di questi abusi, non denunciandoli, non fermandoli, non approfondendo, consentendo e in qualche modo agevolando di fatto la reiterazione.

    Impensabile per la gente comune e soprattutto per i cattolici praticanti che addirittura un Vescovo scientemente possa rappresentare concretamente la regia dell’insabbiamento sistematico di questo tipo di reati, viceversa sono tutti pronti a schierarsi in difesa a prescindere e senza documentarsi.

    Purtroppo quanto è successo in Cile, mediaticamente sotto gli occhi di tutti, non è un caso isolato nel mondo, quanto la regola, l’ECA si pone l’obiettivo di documentarlo, paese per paese, nella speranza di indurre, anche con il contributo delle Nazioni Unite, gli Stati e la Chiesa a porre un concreto rimedio.

    Un rimedio concreto non certo come quello promesso e messo in atto per il Cile che, fino ad ora, ha prodotto l’accettazione delle dimissioni da parte di Papa Francesco di due Vescovi: non per ciò che hanno commesso in Cile ma per raggiunti limiti di età, in pensione perché anziani (grande atto simbolico per la lotta alla pedofilia), e l’accettazione di un anno di sospensione “anno sabbatico” del principale autore degli insabbiamenti sempre in Cile, il Vescovo Barros.

    Se questo è il frutto della tanto ormai decotta “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco, significa che siamo ormai giunti alla imperdonabile “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Redazione

  • Pedofilia, prete arrestato nel Bresciano per abusi su un minore: condannato a 5 anni

    Pedofilia, prete arrestato nel Bresciano per abusi su un minore: condannato a 5 anni

    Cinque anni di carcere per don Angelo Blanchetti, ex parroco di Corna di Darfo in Vallecamonica, nel Bresciano, per aver costretto un ragazzino di 14 anni di origini straniere a consumare rapporti sessuali. La sentenza è giunta al termine del processo celebrato con rito abbreviato la prima sezione collegiale del tribunale di Brescia. Il sacerdote era stato arrestato nel 2016 e in una cassaforte in casa gli erano stati trovati profilattici e olii profumati. “Se parli finisci all’inferno” sarebbe stata la minaccia che il religioso pronunciava nei confronti del ragazzino. Il pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto la condanna a dieci anni, mentre la difesa, l’assoluzione.

    La famiglia del minore era già stata risarcita in separata sede. Il 14enne e il parroco 55enne si frequentavano perché il minore stava affrontando un percorso di conversione alla chiesa cattolica e voleva ricevere il battesimo. Nel frattempo stava frequentando la Chiesa Apostolica evangelica di Milano e proprio un responsabile dell’organizzazione religiosa avrebbe raccolto il suo sfogo e l’avrebbe convinto a sporgere denuncia.

    A inchiodare il sacerdote sarebbero gli elementi sequestrati in casa sua, gli stessi che il minore ha descritto nella denuncia: una coperta sulla quale venivano consumati i rapporti sessuali tra la cucina e il salotto della casa del parroco e poi preservativi trovati in una cassaforte dell’ abitazione. La perquisizione era stata disposta dal magistrato proprio per cercare questi elementi, che sono stati effettivamente trovati e posti sotto sequestro, così come il computer e il telefono cellulare del sacerdote.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/06/26/news/brescia_abusi_su_minore_sacerdote_condannato_5_anni-200077019/?refresh_ce

  • Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Prima applicazione in Vaticano della riforma del codice penale del luglio 2013. Pende l’esame del Comitato diritti umani dell’Onu

    Una condanna pesante, in linea con le richieste del Promotore di giustizia, Giampiero Milano, giunta al termine di sole due udienze pubbliche, visto che il reato contestato è stato ammesso dallo stesso imputato l’ex diplomatico vaticano monsignor Carlo Alberto Capella.

    E’ la prima volta che viene applicata in Vaticano la riforma del codice penale del luglio 2013 che ha introdotto il reato di pedofilia e pedopornografia, visto che un altro imputato nel 2015, l’ex Nunzio Jozef Wesolowski è morto prima dell’inizio del processo.

    Quella di oggi è una decisione che va ben al di là dell’esito processuale, soprattutto in un momento nuovamente molto delicato per la Santa Sede e il Vaticano in rapporto alla pedofilia del clero cattolico. Un incubo che ritorna.

    Un membro del C9, il cosiddetto consiglio della Corona, di papa Francesco, il cardinale George Pell è sotto processo in Australia con accuse personali di abusi sessuali, che lui però ha sempre negato. Un altro, il cardinale Errazuriz è accusato dai fedeli in Cile di essere tra coloro che hanno insabbiato per anni il caso del vescovo di Osorno, in Cile, Juan Barros, di cui Francesco ha accettato pochi giorni fa le dimissioni, dopo che la sua vicenda ha scatenato accuse contro l’intera chiesa di quel Paese e ha messo in difficoltà lo stesso Papa che aveva continuato a difenderlo sulla base di informazioni sbagliate che gli erano state fornite . Un terzo cardinale americano, l’ ex arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, è stato sospeso dal Papa dall’esercizio pubblico del sacerdozio, nei giorni scorsi.

    Mentre tra appena un mese il Vaticano e a Santa Sede dovranno essere nuovamente valutati dal Comitato per i diritti umani dell’Onu a Ginevra (Comitato contro la Tortura) dopo che nel 2014 erano stati richiesti 9 cambiamenti sulla pedofilia, pena una pesante sanzione internazionale.

    L’imputato Capella, oggi, è stato ritenuto colpevole di “divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione” di materiale pedopornografico di qualcosa come 40 – 55 files , comprendenti foto,films, animazioni giapponesi, di cui si è esclusa la ricerca casuale od occasionale sul web , ma il cui reperimento e molto complesso, e il cui uso – è stato sottolineato dal Promotore di Giustizia – comporta lo sfruttamento dei minori.

    Una condanna in cui – come spiega il dispositivo della sentenza – la pena base quattro anni di reclusione ed euro 4.000 di multa, sono stati aumentati per la continuazione del reato nella misura finale di cinque anni e cinquemila euro di multa.

    La condanna non è stata ancora più pesante solo perché il Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha operato il bilanciamento dell’ aggravante dell’ingente quantità (prevista dall’art. 10, comma 5, della legge n. VIII del 2013) con le attenuanti generiche (art. 59 c.p., così come modificato dall’art. 26 della legge n. L del 1969), concesse anche in ragione del comportamento processuale dell’imputato che si è dichiarato colpevole.

    Capella ha cercato di spiegare anche in aula, che la sua condotta è stata generata da un periodo di crisi, dovuta ad una forte insoddisfazione professionale. Un’insoddisfazione seguita al suo trasferimento a Washington come numero quattro della Nunziatura, dopo cinque anni passati (2011- 2016) all’interno della sezione rapporti con gli Stati della segreteria di stato e poi presso la nunziatura in Italia, anni in cui aveva seguito tutti i dossier economici vaticani più importanti dall’antiriciclaggio, alla creazione dell’AIF, fino alla firma del Trattato fiscale con l’Italia, che ha permesso il rientro dei capitali detenuti presso lo IOR da soggetti italiani per circa un miliardo di euro.

    Una “giustificazione” che è stata contestata non solo dal rappresentante dell’accusa, ma anche dal Presidente del Tribunale. Tra l’altro, risulta dagli atti processuali, che monsignor Capella ha continuato ad accedere e scaricare il materiale pedopornografico anche dopo che era stato richiamato in Vaticano, a seguito di una notifica del Dipartimento di Stato americano e di un mandato di arresto spiccato contro di lui dalle autorità canadesi appunto per dettesione e distribuzione di materiale pedopornografico .

    L’avvocato di Capella, Roberto Borgogno, si è soffermato sul profilo psicologico del suo assistito: «Questi comportamenti – ha detto – non sono indice di pericolosità ma di un disagio: non si può sempre parlare di detenzione, ci sono terapie e percorsi riabilitativi che le autorità ecclesiastiche ben conoscono. C’è la possibilità di un cammino terapeutico».

    Capella , adesso, però dovrà affrontare anche il processo canonico, e potrebbe essere anche spretato.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/06/23/condannato-monsignor-capella-per-il-reato-di-pedopornografia-sentenza-storica_a_23466377/

  • Il Papa a Ginevra celebra la messa e le vittime della pedofilia manifestano davanti all’Onu

    Il Papa a Ginevra celebra la messa e le vittime della pedofilia manifestano davanti all’Onu

    Ginevra – Davanti alla sede delle Nazioni Unite, proprio mentre il Papa celebrava la messa nel palaexpo di Ginevra, davanti alla piccola minoranza cattolica della Svizzera, due sopravvissuti agli abusi sessuali hanno manifestato pacificamente, chiedendo a Papa Francesco di esercitare un maggiore controllo sugli ordini religiosi e arrivare ad una reale tolleranza zero contro i preti pedofili.

    Le loro fotografie mentre distribuivano volantini alla gente che passava per strada sono state twittate dalla Eca, un gruppo di vittime che ha dato vita ad una rete mondiale (www.ecaglobal.org). «Vogliamo chiedere al Papa di agire e rendere effettive le belle parole che ha pronunciato davanti a tanti scandali» ha detto Matthias Katsch. L’organizzazione Eca si sta battendo perchè la Chiesa possa essere veramente aperta e trasparente sui casi di abuso, dando la posibilità alle vittime ai accedere ai registri ecclesiastici sugli abusi. Le vittime chiedono al Papa che sia istituita una commissione di indagine a livello internazionale.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_ginevra_manifestazione_preti_vittime_abusi_sessuali_chiesa-3810541.html

  • Papa Francesco accetta le dimissioni dei tre vescovi cileni coinvolti nello scandalo pedofilia

    Papa Francesco accetta le dimissioni dei tre vescovi cileni coinvolti nello scandalo pedofilia

    Accolte dimissioni dei rappresentanti delle diocesi di Osorno, Valparaiso e Puerto Montt

    By Maria Antonietta Calabrò

    Dopo averle respinte negli anni passati per ben due volte (come da lui stesso rivelato sul volo di rientro dal Cile), Papa Francesco ha accettato le dimissioni del vescovo di Osorno, Juan Barros, uno dei preti della fraternità sacerdotale del prete abusatore Fernando Karadima, diventato vescovo durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, quando era segretario di Stato Angelo Sodano, in precedenza per dieci anni (dal 1978 al 1988) nunzio apostolico in Cile.

    Buona la terza, insomma.

    Le proteste contro Barros sono state sempre più forti dopo che Francesco lo aveva nominato, nel 2015, vescovo della piccola città dell’estremo sud del Paese, Osorno, visto che le vittime di Karadima lo avevano accusato di aver assistito agli abusi o di averli ignorati, circostanze sempre negate dal vescovo che ha 61 anni e quindi è ben lontano dalla età canonica per il pensionamento. Prima di Osorno, Barros aveva ricoperto ben più importante responsabilità vescovili. Nell’aprile 1995 era stato nominato vescovo ausiliare di Valparaiso da Giovanni Paolo II. Nel novembre 2000 vescovo di Iquique e nel 2004, sempre Giovanni Paolo II lo nominò vescovo castrense (cioè l’ordinario militare del Paese).

    Insieme a Barros sono state accettate le dimissioni di altri due vescovi del Cile: le tre diocesi sono di fatto commissariate con la nomina di un amministratore apostolico.

    Proprio domani, ad Osorno inizierà una missione pastorale dell’arcivescovo di Malta Charles Scicluna e del padre Jordi Bartomeu che in primavera, avevano investigato il caso. “Un nuovo giorno è cominciato per la Chiesa cattolica del Cile”, ha twittato Juan Carlos Cruz, il sopravvissuto agli abusi di Karadima che ha accusato Barros per anni e che davanti alla richiesta del Papa di volere prove ha risposto pubblicamente, lo scorso gennaio, che non avrebbe potuto scattarsi un selfie mentre Karadima lo violentava e, secondo la sua testimonianza, Barros assisteva. “La banda di delinquenti vescovi… è stata disintegrata oggi”, ha commentato Cruz.

    Non è forse casuale che la Sala Stampa della Santa Sede abbia resa nota l’accettazione delle dimissioni di Barros (già pubblicata da due giorni dalla Diocesi locale), durante il primo giorno della venticinquesima riunione del C9, cioè del Consiglio dei cardinali che aiuta il Pontefice nel governo della Chiesa universale. C9 di cui fa parte il cardinale cileno Errazuriz, (consacrato vescovo il 6 gennaio 1995 da Giovanni Paolo II, nel 1996 nominato vescovo titolare di Valparaiso, promosso arcivescovo di Santiago del Cile, e quindi primate della Paese, il 24 aprile 1998, ufficio che ha ricoperto per dodici anni, fino al 15 dicembre 2010, dopo essere stato creato cardinale da Giovanni Paolo II nel concistoro del 21 febbraio 2001). Nel 1985, Karadima, un sacerdote molto influente e vicino all’elite cilena degli anni della dittatura del generale Pinochet, era stato nominato parroco titolare della parrocchia di El Bosque nel comune di Providencia de Santiago de Chile, dove è rimasto fino al 2006. Fu condannato definitivamente dalla Congregazione per la dottrina della fede già nel 2011, per pedofilia. Le associazione delle vittime di Karadima, nel maggio, 2014 denunciarono il cardinale Errazuriz di aver coperto gli abusi del parroco del Bosque, davanti al Comitato contro la Tortura dell’Onu (CAT) a Ginevra, e nonostante questo era stato nominato Francesco nel C9.

    A tutt’oggi, il Vaticano non ha ancora presentato il suo rapporto al CAT sulla revisione delle sue politiche nei confronti della pedofilia del clero che erano state richieste in ben 9 punti nel 2014. Il giudizio del Comitato sul Vaticano e la Sante Sede è atteso tra fine luglio e iniziò di agosto. Intanto sono iniziate le procedure per la nomina di un nuovo cardinale Decano del Sacro Collegio, anche in considerazione del fatto che Angelo Sodano il prossimo novembre compirà 90 anni.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/06/11/scandalo-pedofilia-papa-francesco-accetta-la-rinuncia-di-tre-vescovi-cileni_a_23455842/

  • Francesco e il caso del pedofilo peruviano che risiede a Roma. dovrà decidere se punirlo o rimandarlo a Lima

    Francesco e il caso del pedofilo peruviano che risiede a Roma. dovrà decidere se punirlo o rimandarlo a Lima

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Sulla scrivania di Papa Francesco giace da tempo una cartella pesante. Praticamente un macigno. Si tratta dell’imbarazzante dossier riguardante il fondatore di una associazione religiosa peruviana, pluri accusato di abusi e violenze psicologiche nei confronti dei suoi ragazzi, attualmente residente a Roma, sotto copertura, in un luogo tenuto talmente riservato da essere conosciuto solo dai vertici della Congregazione per i Religiosi e da quelli del Sodalicio di Vida Cristiana, la realtà fondata a Lima, all’inizio degli anni Settanta da Luis Fernando Figari, laico consacrato super conservatore di destra con l’ambizione di tirare su generazioni di ragazzi  «metà monaci e metà soldati».

    L’anno prossimo scade a Figari il permesso di soggiorno, emesso regolarmente dalle autorità italiane (dietro placet vaticano, come avviene per tutti i religiosi del mondo che risiedono a Roma). Ma prima di quella scadenza Papa Francesco dovrà prendere una decisione definitiva su come procedere, se punirlo oppure lasciarlo ancora nel limbo. Per il momento è stato tutto sospeso in attesa che la giustizia vaticana, tramite la Segnatura Apostolica – una sorta di Cassazione – si pronunci per la terza volta, visto che Figari continua a presentare appelli, dichiarandosi innocente.

    Eppure le prove che sono arrivate al di là del Tevere sono brutte e schiacchianti. Episodi e testimonianze che sono state confermate anche dalla relazione ispettiva  del cardinale americano Joseph Tobin, il commissario al quale Francesco ha affidato il compito di setacciare ogni piega del Sodalicio di Vida Cristiana, ascoltando vittime, raccogliendo prove, analizzando bilanci e documenti amministrativi.

    Tobin – figura rispettata e competente – dopo mesi di indagini ha raccolto in sessanta pagine ciò che è avvenuto dietro quelle mura per la condotta ben poco evangelica di Luis Fernando Figari. Abusi, condizionamenti, violenze psicologiche, indottrinamento, lavaggio del cervello. Consegnandola al Papa ha chiesto -assieme ai nuovi vertici dell’istituto peruviano oggi commissariato – di non aspettare le sentenze canoniche ma di procedere d’autorità sollevando Figari dalla sua posizione. Papa Francesco ha preferito attendere e prendere tempo.

    Nel gennaio scorso – in accordo con il cardinale Braz de Aviz, prefetto della congregazione dei Religiosi – aveva ordinato che Figari risiedesse in un luogo appartato, senza avere contatti con i minori, né con i membri della Sodalicio de Vida Cristiana. Veniva anche esplicitamente ordinato a Figari di non fare ritorno a Lima, dove la giustizia peruviana lo attende. La motivazione, nero su bianco, è che se fosse tornato in patria avrebbe potuto arrecare danni ulteriori, anche perchè sembra godere ancora di appoggi influenti. Un aspetto non trascurabile visto gli appoggi non gli sono mai mancati nemmeno in vaticano.

    Figari è stato consultore del pontificio consiglio dei laici, nominato da Papa Wojtyla, su suggerimento del cardinale americano Stafford, suo amico. Nel 2006 ha pure preso la parola  – durante un incontro con i movimenti cattolici in piazza san Pietro – davanti a Benedetto XVI. Si dice che a Lima fosse sulla stessa lunghezza d’onda, almeno politicamente parlando, con il cardinale super conservatore Cipriani, dell’Opus Dei e, in Vaticano, con il cardinale James Stafford. Insomma, un caso imbarazzante per tutti, in primis per il Papa che prima o poi dovrà decidere cosa fare e come eventualmente punire Figari.

    Chi lo ha incontrato recentemente lo descrive come una persona molto depressa, in cura da uno psichiatra, malato di cancro, obeso e incapace di badare a se stesso. Probabilmente è per questo motivo che il Papa non vuole infierire su di lui anche se la misericordia, come concetto cristiano, non sempre riesce proprio a conciliarsi con le regole aministrative, le norme canoniche e la giustizia civile in generale.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_vaticano_papa_francesco_peru_figari_giustizia_abusi_sessuali_tobin_cardinale-3792503.html

  • “Il caso ITALIANO”: Mons. Delpini denunciato all’ONU, ha insabbiato l’abuso di un minore.

    “Il caso ITALIANO”: Mons. Delpini denunciato all’ONU, ha insabbiato l’abuso di un minore.

    Mons. Mario Delpini Arcivescovo di Milano dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni al Santo Padre, rimettendo quindi al Pontefice la decisione sul suo incarico.

    Dopo le recenti dimissioni dell’intera conferenza episcopale Cilena a fronte degli scandali relativi agli insabbiamenti dei casi di abusi sessuali ai danni di minori da parte di sacerdoti pedofili, si auspicano ora le dimissioni di tutti i Vescovi che analogamente hanno agito nello stesso identico modo in tutti i paesi del continente.

    Questo è quanto ci si aspetta dopo le pesanti accuse che coinvolgono diversi alti prelati nel mondo, portate a conoscenza delle NAZIONI UNITE da parte della neo nata Associazione ECA (ENDING CLARICAL ABUSE) che raccoglie diverse associazioni nazionali tra cui per l’Italia “Rete L’ABUSO”.

    Francesco Zanardi, Presidente dell’associazione Italiana partner dell’ECA, ha consegnato un dossier completo di documentazione comprovante il sistema di insabbiamento dei casi di pedofilia nel clero italiano. In particolare ha consegnato come primo emblematico esempio, il caso ormai noto dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini accusato, insieme a mons. Pierantonio Tremolada, di aver messo in campo una strategia complessa per insabbiare il caso del presunto abuso sessuale, ai danni di un ragazzino, da parte di don Mauro Galli nel 2011, in una parrocchia a sud di Milano.

    Nel video è possibile visualizzare una breve sintesi della conferenza stampa rilasciata dagli esponenti dell’ECA rappresentati di 14 Paesi in 4 continenti, dopo l’incontro che si è appena svolto a Ginevra nella sede delle NAZIONI UNITE dal 4 all’8 Giugno 2018.

    Il Santo Padre Papa Francesco aveva esortato a denunciare con NOMI e COGNOMI: ebbene ora tutto il mondo si è unito, ha preso coraggio ed ha denunciato pubblicamente alle Nazioni Unite i casi di insabbiamento perpetrato sistematicamente da Vescovi di tutto il mondo.
    Vedremo cosa se ne farà il Papa di queste denunce da lui auspicate: ora ci sono i “nomi e i cognomi”, i fatti circostanziati, le responsabilità specifiche e personali, le prove, le “evidenze” richieste dal Pontefice.
    Il Papa ha chiesto… l’ECA risponde e attende l’imminente occasione dell’incontro previsto in Svizzera (21 giugno 2018 Sede del consiglio mondiale delle Chiese – Ginevra).

    PAPA FRANCESCO:

    «Un apostolo — ha avvertito il Papa — non può essere un ingenuo: “Ah, è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… Facciamo una festa, tutti… tutto si può”…»

    «Insomma, ha osservato il Papa, “il buon pastore sa condannare, con nome e cognome”…

    MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

    Fuoco dentro

    Giovedì, 22 giugno 2017

    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170622_fuoco-dentro.html

  • Chiesa e pedofili, non basta la denuncia

    Chiesa e pedofili, non basta la denuncia

    Per affrontare fenomeni globali ci vogliono organizzazioni globali. Questo vale in tutti i casi e quindi anche in quello degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico. E’ di ieri la notizia della costituzione, a Ginevra, dell’ECA (Ending Clergy Abuse), un’associazione internazionale formata da vittime di abusi e da semplici attivisti contro la pedofilia clericale provenienti da più di quindici paesi sparsi in tutti i continenti. Del nuovo organismo, ricevuto, sempre a Ginevra, da una delegazione di funzionari delle Nazioni Unite, assai interessati ad un attento monitoraggio del fenomeno, fa parte anche l’italiana “Rete L’abuso”, rappresentata nell’occasione dal suo presidente Francesco Zanardi, che ha per intanto reso noto al mondo intero un dettagliato dossier sul processo milanese contro don Mauro Galli, di cui si è occupato di recente e per esteso anche il Fatto Quotidiano Millenium.

    L’ECA, tra le altre cose, indicherà puntualmente all’opinione pubblica mondiale tutti i vescovi accusati di aver protetto i pedofili e inviterà il pontefice (in procinto di visitare, tra pochi giorni, proprio la città svizzera) a creare un nuovo strumento centralizzato per individuare e punire chi ha coperto e tutelato i pedofili. Lo scopo della nuova istituzione è insomma quello di mostrare che il caso cileno è più la regola che un’eccezione. Nel paese sudamericano, lo ricordiamo, poche settimane fa tutti i membri dell’episcopato hanno rimesso il loro mandato nelle mani del pontefice, assumendosi di fatto la responsabilità di aver coperto e protetto i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori.  L’ECA non solo invita il papa (che non ha ancora preso una decisione in materia) ad accettare in blocco le dimissioni di quei vescovi e a rinnovare radicalmente la classe dirigente cattolica del Cile, ma lo esorta ad epurare tutti i dirigenti ecclesiali coinvolti, a qualche titolo, negli scandali di questi anni.

    La nascita dell’ECA è un evento certamente molto positivo ed incoraggiante per tutti coloro che desiderano contrastare il dilagare della pedofilia clericale. Grazie al suo intervento sarà certamente più facile mettere a confronto il comportamento dei diversi episcopati, incalzare la Santa Sede ad assumere un atteggiamento davvero efficace nella limitazione del fenomeno e anche interloquire con l’ONU e con gli altri organismi internazionali interessati alla protezione della vita e dell’integrità psichica e fisica dei bambini.

    E tuttavia non bisogna farsi troppe illusioni, dal momento che il problema verrà davvero risolto solo se la Chiesa Cattolica deciderà di mettere finalmente mano alla sua struttura organizzativa, procedendo anche a rivedere radicalmente le modalità attraverso le quali vengono addestrati i suoi funzionari. Sono i seminari i luoghi dove il problema ha origine. E’ lì che si genera quella mentalità omertosa, collusiva e settaria che spinge i membri del clero a considerarsi parte di una casta superiore che merita di essere messa costantemente al riparo dal rischio di venir considerata responsabile delle cattive azioni che compie esercitando il proprio ufficio. Sono i seminari le palestre dove viene praticata quella sistematica repressione sessuale e quella sterilizzazione della sfera affettiva che, in molti casi, sono la vera radice della sessualità distorta e predatoria di chi pratica gli abusi. Si potranno mettere in pratica tutte le epurazioni di questo mondo, si potrà avvicendare l’intera attuale classe dirigente cattolica con una nuova di zecca, ma il problema non verrà risolto sino a quando non si risalirà alle sue cause profonde, al suo motore primo, e cioè alla mentalità clericale e ad un modello organizzativo basato sulla superiorità di genere (e l’esclusione delle donne), lo spirito di corpo (e la superiorità sui laici), la disciplina ferrea e la sistematica repressione dei bisogni sessuali combinata con l’obbligo della solitudine affettiva, l’incapacità addestrata di amare e di identificarsi davvero nella sofferenza e nei sentimenti del prossimo.

    Per questo penso che l’ECA dovrebbe farsi promotrice, oltre che di puntuali azioni investigative su questo o quel vescovo, di un’azione di riforma complessiva della Chiesa Cattolica, basata su solide evidenze scientifiche e nell’interesse generale di tutti i membri della società, e soprattutto dei più deboli. In questo modo, rafforzerebbe tantissimo la sua capacità di aiutare coloro ai quali sta a cuore la vita e la serenità dei bambini a scrivere un’importante pagina di storia.

    Marco Marzano il Fatto Q del 12-6-18

  • Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    INTERVENTO DELLA RETE L’ABUSO SUI PRESUNTI ABUSI SESSUALI REALIZZATI IN VATICANO SUI CHIERICHETTI DEL PAPA

    Nota legale / inizio

    L’Associazione rende noto che a fronte dell’inerzia della Santa Sede, circa i presunti abusi sessuali commessi da Don Gabriele Martinelli a realizzati nel preseminario minorile S. Pio X in Vaticano, intende avviare ogni opportuna iniziativa legale ritenuta utile soprattutto in senso preventivo volta  ad evitare che dallo stesso sacerdote siano poste in essere eventuali recidive.

    In realtà appare che né il Vaticano, né la Procura della Repubblica per lo Stato italiano, abbiano avviato indagini a riguardo, nonostante la notizia abbia avuto notevole risonanza ed interessato sia la trasmissione condotta da Gian Luigi Nuzzi che quella de le Iene con i tre servizi  effettuati da Gaetano Pecoraro.

    Tale condizione ci preoccupa molto; nel senso che i presunti insabbiamenti emersi chiamano in causa, oltre al presunto abusante, sia il Vescovo di Como Diego Coletti che l’ex rettore dell’Opera Don Folci, monsignor Enrico Radice, situazione per la quale il Vaticano aveva promesso l’avvio di una nuova scrupolosa indagine del tutto inattuata.

    Questo perché, dalle verifiche compiute dalla Rete l’Abuso, Don Martinelli risulta lavorare a fianco dell’attuale prefetto dell’organo vaticano che dovrebbe, invece,  indagare sul caso e vede lo stesso sacerdote,  Don Martinelli, finanche raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, organizzati dall’Opera Don Folci.

    Nei giorni scorsi l’Associazione, anche a tutela della posizione di una delle due vittime, ha provveduto, tramite il proprio difensore, a formalizzare la messa in mora sia nei confronti del presunto molestatore, il sacerdote Don Gabriele Martinelli, che verso mons. Enrico Radice, l’ex Vescovo di Como Diego Coletti, oltre alla Diocesi di Como e l’Opera Don Folci  struttura sita anche nello Stato della Città del Vaticano.

    Nota legale / fine


    Il 5 giugno scorso, i partner della neonata associazione internazionale ECA (Ending Clerical Abuse) si sono recati presso le Nazioni Unite di Ginevra ed hanno incontrato Gianni Magazzeni, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani.

    Tra il gruppo internazionale di ECA che raccoglie 15 paesi in 4 continenti, anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, il quale nel suo intervento ha sollevato il caso italiano.

    Va ricordato che nel report delle Nazioni Unite del 2014, il Vaticano fu messo sotto accusa dall’Onu per le molteplici violazioni alla Convenzione per la Tutela Del Fanciullo alla quale avrebbe dovuto adeguarsi e relazionare le  modifiche entro il primo settembre 2017, ma ad oggi non ha ancora risposto.

    In quel report la Commissione chiedeva all’Italia, oltre all’applicazione della stessa, di superare in particolare tutti quegli ostacoli imposti dai Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

    Ad oggi il Governo Italiano resta inadempiente, favorendo di fatto l’impunità delle gerarchie ecclesiastiche, attualmente inconcludenti di fronte al problema.

    A fine novembre 2017 il governo è stato informato, sulla base delle contestazioni Onu il Deputato Matteo Mantero ha depositato una interrogazione parlamentare, ad oggi ancora in corso.

    Lo scorso 19 febbraio, per mano di uno dei legali della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma, l’associazione aveva diffidato, in copia alle Nazioni Unite, il Governo Italiano, contestando sempre sulla base del report CRC/C/VAT/CO/2, le gravi inadempienze dell’Italia, che non ha ancora risposto a quella diffida.

    Nell’incontro del 5 giugno scorso con il rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Gianni Magazzeni, lo stesso, nell’intervento di Francesco Zanardi, ha reso noto che è in corso un’indagine in proposito sull’Italia (notizia censurata nel paese), e che il report definitivo sarà reso pubblico il 19 gennaio prossimo. Nel frattempo ha invitato l’Associazione, tramite Zanardi, ad integrare ulteriore materiale oltre a quello fornito in quell’incontro.

    Questo caso sarà proprio uno dei prossimi ad essere rapportati alle Nazioni Unite in quanto solleva la problematica della revisione del concordato, un ostacolo all’applicazione della giustizia in favore dell’impunità, sul quale lo staff legale della Rete ha lavorato mesi per attuare una strategia procedibile, in quanto c’è la complicazione che la competenza territoriale del reato è uno Stato estero, il Vaticano.

    L’Ufficio di Presidenza