Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PAPA IN CILE; L’avvocato della Rete L’ABUSO Carlos Lombardi deposita formale protesta al Consolato

    PAPA IN CILE; L’avvocato della Rete L’ABUSO Carlos Lombardi deposita formale protesta al Consolato

    L’avvocato Carlos Lombardi, Procuratore della Rete L’Abuso “Associazione Italiana Sopravvissuti  agli abusi sessuali del clero” e rappresentante della Rete di Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico dell’Argentina ha presentato una protesta formale davanti al Console Generale ​del Cile nella provincia di Mendoza, il Signor Eduardo Schott,, per la visita del papa Francesco in Cile e Perù.

    ​Il primo obiettivo di questa protesta formale è denunciare davanti alle autorità civili di Cile e Perù il sistema di copertura criminale che la chiesa ha utilizzato ed utilizza di fronte alle numerosissime ​denunce di pedofilia ecclesiastica. Dall’altra parte esorta i governi di entrambi i paesi a compiere le indicazioni che l’ONU prevede in questi casi, al fine di non incorrere nella responsabilità internazionale e in condotte che avvallino il comportamento illegale ​della chiesa cattolica.

    L’Ufficio de Presidenza

        

    http://www.laizquierdadiario.com/La-Red-de-Sobrevivientes-de-Abuso-Sexual-Eclesiastico-presento-una-protesta-formal-por-el-viaje-del

  • Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

    Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

    L’ultimo caso è scoppiato a Isernia, nel piccolo Molise: la Procura ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale su un minore per un caso di pedofilia che coinvolgerebbe un parroco della diocesi. “Il caso è delicato – ha detto il procuratore Paolo Albano, confermando l’inchiesta – e c’è il segreto istruttorio”. Un segreto, si vede, anche da parte della stessa diocesi che avrebbe a lungo coperto il sacerdote. Ma quello di Isernia non è un caso isolato. D’altronde anche la commissione vaticana istituita dallo stesso Papa Francesco si è dimostrata essere un buco nell’acqua. Marie Collins, la donna irlandese che si è dimessa dalla stessa commissione per le troppe omissioni all’interno della Santa Sede, due giorni fa ha espresso una durissima critica: “La Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto”.

    Una tesi confermata anche da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso che raccoglie tutte le vittime di pedofilia, come lo è stato anche lui, da parte di sacerdoti: “La commissione – spiega a La Notizia – ha come obiettivo quello di monitorare gli episodi di pedofilia. Nulla di più. Ma neanche questo risultato è stato raggiunto”. L’unico dato che abbiamo è quello raccolto dalla stessa Rete L’Abuso, secondo cui sono 360 i sacerdoti condannati per pedofilia dal 2000 ad oggi e un altro centinaio i prelati indagati o imputati.

    Il punto, però, è che le violenze sono di gran lunga sottostimate. Tutto dipenderebbe da quanto stabilito dai Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica (vescovi e cardinali in primis) dall’obbligo di denuncia. Un particolare non da poco, oggi garanzia di impunità per tanti sacerdoti, come testimoniano più e più fatti di cronaca. Questo il motivo per cui l’Onu, già dal 2014, ha chiesto a Italia e Vaticano di rivedere i Patti. Ma c’è di più: a prescindere dall’eventuale revisione, infatti, la Santa Sede avrebbe dovuto comunque fornire risposte ai rilievi Onu entro il primo settembre 2017. Rilievi nei quali si sottolinea anche che il Vaticano “non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso”. E dopo quasi tre anni, nessuna risposta è arrivata, come conferma ancora Zanardi.

    Nel frattempo, per la prima volta nella storia della Repubblica, è stata presentata, dal 5 stelle Matteo Mantero, un’interrogazione che affronta l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al Governo italiano. Già, perché lo Stato avrebbe potuto e potrebbe fare molto di più. Basti questo: a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. E, ancora, osserva Zanardi, “c’è il certificato anti-pedofilia, ma alcune categorie sono esentate dal presentarlo”. Tra queste, proprio i sacerdoti.

    Twitter: @CarmineGazzanni

    Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

  • Le vittime degli abusi attaccano il Vaticano: Ancora troppa omertà”

    Le vittime degli abusi attaccano il Vaticano: Ancora troppa omertà”

    Il tweet di Marie Collins, la donna irlandese abusata da un prete quando aveva tredici anni, che si dimise dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori, riapre le polemiche sul suo rinnovo. E fonti dalla Santa Sede anticipano che Francesco nominerà i nuovi membri durante il viaggio in Cile e Perù

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – “Chiunque si preoccupi del lavoro della Commissione dovrebbe chiedersi perché nessuno, che abbia l’autorità di farlo, abbia rilasciato una dichiarazione sul suo stato attuale e su quello dei suoi membri. Tutto ciò che abbiamo avuto è una ‘fonte’ vaticana anonima che parla alla stampa”.

    Il tweet, pubblicato ieri sera, mercoledì 10 gennaio, non è di una persona qualsiasi. Bensì di Marie Collins, la donna irlandese abusata da un prete quando aveva tredici anni, che si dimise dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori per le troppe omissioni presenti sul tema della pedofilia all’interno della Santa Sede.

    Collins imputa al Vaticano di non aver risposto a un suo precedente tweet, nel quale chiedeva conto direttamente a Papa Francesco del perché abbia fatto scadere la Commissione, da lui istituita nel 2013, senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri.

    “Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perché di fatto non è stato ancora nominato nessun membro”, ha scritto sul suo profilo social qualche giorno fa, augurandosi una qualche risposta dal Vaticano, che invece non è arrivata. Fino a oggi, silenzio assoluto, se non per alcune dichiarazioni rese però da fonti anonime.

    In ogni caso, secondo quanto apprende Repubblica, la nomina dei nuovi membri non dovrebbe essere lontana. Con ogni probabilità avverrà durante la permanenza del Papa in Cile e Perù, un viaggio nel quale il tema dell’abuso sui minori non sarà secondario. Il Sudamerica, infatti, in queste ore è scosso dalla notizia che Francesco ha commissariato la Società di vita apostolica Sodalizio di vita cristiana dopo le pesanti accuse di abusi sessuali su minori rivolte al fondatore, il laico peruviano Luis Fernando Figari. Un personaggio discusso che dal 2010, proprio a motivo degli scandali, ha lasciato l’America latina e vive a Roma. Figari ha fondato nel 1971 in Perù il Sodalizio di vita cristiana la cui approvazione è arrivata nel 1997 da parte di san Giovanni Paolo II.

    Anche se la nomina dei nuovi membri arriverà a breve, l’uscita della Collins testimonia come la voce resti dissonante con la Santa Sede. Recentemente, in seguito alla decisione di dare sepoltura in Santa Maria Maggiore al cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston accusato di aver coperto per anni abusi commessi da preti e poi raccontati nel celebre film “Il caso Spotlight”, le vittime della pedofilia del clero americane, e con loro Peter Saunders, altra vittima che lasciò da subito la Commissione per la tutela dei minori nella quale era stato fatto membro, hanno protestato veementemente senza ottenere alcuna risposta.

    “Questa sepoltura è una mancanza di rispetto assoluta per noi vittime ”, hanno detto a Repubblica. E ancora: “Seppellire nel cuore della cristianità il cardinale Law con tutto quello che rappresenta, dopo averlo addirittura portato a Roma come arciprete, è un affronto che ferisce tutti noi vittime”.

    In merito alla notizia della non ancora avvenuta riconferma della Commissione vaticana ha reagito anche una vittima italiana, Francesco Zanardi, che ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. Zanardi giudica la Commissione utile soltanto “ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione Onu per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2018/01/11/news/il_papa_rinnova_la_commissione_vaticana_anti_pedofilia-186264450/

  • Forteto. Le associazioni: Isolare chi non ha preso le distanze. Anche nella cooperativa

    Forteto. Le associazioni: Isolare chi non ha preso le distanze. Anche nella cooperativa

    La sentenza di Cassazione del 22 dicembre scorso ha concluso il doloroso procedimento giudiziario sulla vicenda Forteto.
    L’Associazione Artemisia, FormAzione Co&SO Network e Abitare Solidale, da due anni sono impegnati in un lavoro di riparazione a fianco delle vittime e di comunità sul territorio, insieme con la Società della Salute del Mugello e con ANCI Toscana nell’ambito del Progetto Oltre, promosso e sostenuto dalla Regione Toscana. E ora affermano:

    All’indomani della sentenza serve proseguire con fermezza, tra molte complessità, nella direzione intrapresa negli ultimi anni, affermando tutti – società civile e Istituzioni- in modo sempre più chiaro il riconoscimento di quanto è accaduto e il posizionamento a fianco delle persone uscite da Il Forteto.

    Nello stesso modo l’accertamento definitivo della verità giudiziaria rilancia la necessità di una Commissione di Inchiesta Parlamentare (già votata all’unanimità al Senato) che abbia il potere di indagare le responsabilità istituzionali e politiche, anche individuali, riconoscerle per prevenire nuovi collassi del sistema di tutela e chiedere conto a coloro che vi sono stati parte attiva e che in alcuni casi ancora occupano ruoli importanti nelle Istituzioni coinvolte.

    La sentenza di Cassazione, accanto alle responsabilità penali individuali accertate, al di là delle numerose prescrizioni, ha pienamente confermato l’impianto accusatorio ricostruito dalla Procura di Firenze, e ha definitivamente riconosciuto la dignità di verità anche giudiziaria alla voce e ai racconti dei sopravvissuti. A trovare conferma in modo netto è anche la responsabilità della Cooperativa Il Forteto, di fatto indistinta e indistinguibile dall’Associazione e dalla Fondazione Il Forteto.

    Questo definitivo pronunciamento giudiziario deve adesso essere la base per passi decisi, troppo a lungo attesi, che consentano una narrazione comune e condivisa della vicenda Forteto e segnino nella gestione della Cooperativa una netta e chiara discontinuità dal passato.

    Discontinuità che ad oggi non è e non è stata in alcun modo garantita. Occorre partire dal riconoscimento che non è possibile tenere in piedi una vita comunitaria e associativa fondata su regole e dinamiche che alimentavano continui e gravi maltrattamenti, regole e dinamiche seguite e sostenute certo non solo dai condannati o dai prescritti.

    Basti pensare a tutti coloro che hanno reso testimonianza nei processi negando l’esistenza del Sistema Forteto così come veniva descritto dalle vittime.

    Occorre oggi distinguere senza incertezza chi ha preso le distanze dalla comunità stessa, dalle sue regole, dalle sue logiche, chi chiede un aiuto per farlo e chi ancora non lo ha fatto per niente.

    Questi ultimi rappresentano ancora oggi la maggioranza nell’assemblea dei soci della Cooperativa.

    Solo in questo modo può essere garantita una discontinuità reale e sostanziale che è l’unico elemento in grado di consentire il rilancio di una realtà produttiva preziosa essenziale per il Mugello e tutelare decine di posti di lavoro, nell’interesse di tutti.

    Artemisia
    FormAzione Co&SO Network
    Abitare Solidale

    http://www.okmugello.it/mugello/forteto-associazioni-isolare-2018

  • ISERNIA; Presunti abusi in parrocchia, nel mirino degli inquirenti un sacerdote della diocesi.

    ISERNIA; Presunti abusi in parrocchia, nel mirino degli inquirenti un sacerdote della diocesi.

    La notizia era emersa lo scorso 14 dicembre ad Aversa, durante la presentazione del libro di Francesco Mangiacapra “Il numero uno – confessioni di un marchettaro”, nei giorni successivi si era anche appreso da alcuni blog che i sacerdoti coinvolti fossero addirittura quattro, senza mai però citare né il nome degli accusati, ne la parrocchia dove gli abusi sarebbero avvenuti.

    Oggi la testata molisana PrimoNumero  da notizia che la Procura della Repubblica di Isernia avrebbe avviato un’indagine a carico di un sacerdote della diocesi per presunti abusi sessuali a danno di minori, ma da quanto si apprende, i presunti abusi sarebbero per lo più avvenuti in Polonia una decina di anni fa (fuori dalla competenza della Magistratura italiana e sull’orlo della prescrizione) e, nei confronti degli stessi, non sarebbe stata formalizzata una querela di parte, ma solo un esposto.

    Si apprende anche che i presunti abusi sarebbero stati denunciati anche all’Autorità Ecclesiastica che però al momento non sarebbe intervenuta.

    di Redazione

  • Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    di Franca Giansoldati
    CITTA’ DEL VATICANO – Marie Collins stavolta punta il dito contro Papa Francesco per avere fatto scadere la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri. Collins è una mite signora irlandese, abusata da un prete quando aveva 13 anni, e da anni impegnata in una complicata battaglia perchè la Chiesa possa dotarsi al suo interno di una maggiore consapevolezza di questa piaga, a cominciare dai danni che subiscono per sempre i bambini abusati. Nel 2014 fu chiamata a fare parte della Pontificia Commissione (scaduta il 17 dicembre) ma poi da quell’incarico si è dimessa con una lunga scia di polemiche dopo avere misurato troppe omissioni da parte della struttura centrale della curia. Marie Collins chiedeva venisse istituito una specie di tribunale per i vescovi  insabbiatori, coloro che avevano dato copertura ai preti pedofili per evitare scandali (un po’ quello che aveva fatto il cardinale Law a Boston).

    «Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perchè di fatto non è stato ancora nominato nessun membro» dice attraverso Twitter. Il Papa alla fine di dicembre ha assicurato il cardinale O’Malley, presidente della Commissione, che la struttura avrebbe continuato a lavorare come prima. Padre Hans Zoellner, il gesuita della Gregoriana in prima linea sul tema degli abusi, ripete che le nomine sono ancora al vaglio e che la struttura continuerà il lavoro di sempre. Chi ne farà parte resta un mistero e padre Zollner non si vuole sbilanciare. Di fatto la Commissione voluta da Bergoglio come simbolo del cammino fatto in merito alla tolleranza zero comincia a fare riflettere. Prima dell’addio della Collins un’altra vittima, Peter Saunders aveva sbattuto la porta e se ne era andato polemicamente accusando persino Papa Francesco di avanzare lentamente e senza troppa convinzione.

    A puntare il dito sulla anomalia di questa importante Commissione lasciata scadere senza un immediato rinnovo dal Papa è un’altra vittima di abusi che, in Italia, ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. In una lettera aperta Francesco Zanardi giudica la Commissione istituita nel 2013 una specie di specchietto per le allodole «utile ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione ONU per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre».

    L’Associazione Rete l’Abuso lamenta poi che in Italia non tutte le diocesi e le parrocchie hanno avviato programmi per la formazione di personale ecclesiastico aggiungendo che vi sarebbero anche casi che fanno discutere. «Come per esempio il caso di un sacerdote di Palermo, don Turturro che scontata la pena civile la scorsa estate è stato reintegrato nella sua diocesi e ora predica e dice messa normalmente».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_preti_marie_collins_pontificia_commissione_vittime_preti-3465302.html
  • Quale sarà il destino della Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco ?

    Quale sarà il destino della Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco ?

    Il 17 dicembre 2017 è scaduto il mandato triennale di tutti i membri della Pontificia commissione per la tutela dei minori che, in questi tre anni, aveva visto l’abbandono, contestandone l’efficienza, di due ex vittime di abusi, Marie Collins, dimessa nel marzo 2017 e Peter  Saunders, quest’ultimo prima sospeso, poi si dimesso quattro giorni prima della scadenza del mandato.

     

    La creazione della commissione Pontificia è stata annunciata nel dicembre 2013, e fu uno specchietto per le allodole utile ad alleggerire quello che, a breve (25 febbraio 2014), sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione ONU per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso 1° settembre.

    Negli obiettivi che la commissione Pontificia si poneva, erano raccolte alcune delle principali raccomandazioni fatte alla Santa Sede dal Comitato ONU, come quello di proporre iniziative per la tutela di bambini e la sponsorizzazione di programmi di formazione per il personale ecclesiastico in tutto il mondo, ma la proposta più significativa della commissione fu l’annuncio della creazione di un tribunale interno al Vaticano per giudicare i casi che coinvolgono vescovi ed ecclesiastici di tutto il mondo accusati di non essere riusciti a proteggere adeguatamente le vittime, che fu approvata anche dal Pontefice ma che, nei fatti, si rivelò il più clamoroso dei fallimenti di quella iniziativa.

    Inutile dire che, ad oggi, non sono ancora stati avviati programmi parrocchiali e/o diocesani per la formazione del personale ecclesiastico, non vi è ancora alcun programma operativo per la tutela dei minori e ancora oggi sono i vescovi (che non hanno obbligo di denuncia) a gestire i sacerdoti denunciati all’autorità ecclesiastica continuando, come da tradizione, a spostarli di parrocchia in parrocchia o più spudoratamente, come è accaduto per don Paulo Turturro che, scontata la pena, è stato reintegrato come se nulla fosse.

    Anche la proposta più significativa della Pontificia commissione per la tutela dei minori è clamorosamente naufragata: infatti il famoso tribunale interno per giudicare i vescovi “insabbiatori” non è mai stato creato.

    A tre anni dall’immotivato clamore che ebbe la campagna mediatica della Santa Sede, ribattezzata come la “tolleranza zero” di Bergoglio, ci ritroviamo con un nulla di fatto: nuove vittime che, nel frattempo, il clero ha prodotto e una Pontificia commissione per la tutela dei minori con mandato scaduto dallo scorso dicembre.

    Visto il suo fallimentare corso, si è portati a pensare che la Santa Sede, zitta zitta e senza nessun richiamo mediatico, potrebbe non rinnovare mai.

    Di Francesco Zanardi

    Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

  • Caso Forteto, per Fiesoli nuovo processo d’appello: la sentenza della Cassazione

    Caso Forteto, per Fiesoli nuovo processo d’appello: la sentenza della Cassazione

    Il dibattimento-bis riguarda solo un caso di violenza sessuale. Sul resto delle accuse il ricorso è stato rigettato, via al risarcimento per le vittime

    Firenze, 22 dicembre 2017 – Processo d’appello bis per Rodolfo Fiesoli: è arrivata in serata, dopo le 22, la sentenza della Cassazione sul caso degli abusi nella comunità mugellana per il recupero dei minori. Nuovo dibattimento dunque per Fiesoli, ma soltanto per uno dei casi di violenza sessuale contestati. Per gli altri casi il ricorso presentato dagli avvocati dell’ex capo della comunità è stato rigettato dalla Cassazione.

    Si apre dunque la strada dei risarcimenti alle vittime. Il processo d’appello si era chiuso nel luglio 2016 con la condanna per Fiesoli a 15 anni e 10 mesi di reclusione. Una nuova sezione della Corte d’appello fiorentina dovrà ripronunciarsi anche sugli aumenti di pena inflitti all’imputato per la continuazione dei reati.

    Una vittoria a metà per Fiesoli: i suoi avvocati avevano chiesto l’annullamento dell’intero processo. Tutto finisce in prescrizione per quanto riguarda la posizione di Luigi Goffredi, braccio destro di Fiesoli, che in appello era stato condannato a 7 anni.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/sentenza-fiesoli-forteto-1.3624310

  • ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    La donna ha concesso la figlia anche ad un prete, che poi ha ricattato, facendogli credere di aver ingravidato la ragazzina.

    Una mamma di trentadue anni di Pontecagnano Faiano, accusata di induzione alla prostituzione minorile ed estorsione, dovrà scontare una pena di tre anni e otto mesi, poiché è stato accertato che la donna faceva prostituire la figlia di solo dodici anni. La misura è stata disposta dal Giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Salerno, dopo il rito abbreviato. Il giudice Renata Sessa, oltre ad infliggere alla spietata mamma la detenzione, ha deciso di applicare anche un’ulteriore punizione togliendole la potestà genitoriale. La donna infatti, – visti i reati – è stata considerata inadatta a ricoprire il ruolo di madre.

    Dalle indagini è emerso che la trentaduenne avrebbe venduto le prestazioni intime della figlioletta a diversi clienti, tra questi vi era anche un uomo risultato essere un prete.

    Come se non bastasse, la “mamma mostro” – dopo aver concesso al sacerdote di abusare del corpo della figlia – avrebbe anche cercato di estorcere denaro al prete [VIDEO] fingendo che la piccola fosse stata, dallo stesso, involontariamente ingravidata.

    Quest’accusa – formulata contro la 32enne salernitana – è ancora oggetto di dibattimento, mentre è stata assolta dall’altro reato contestato, ovvero di sfruttamento minorile, grazie alle parole pronunciate proprio dalla giovane figlia. Durante gli interrogatori la ragazzina ha però confermato che la madre abitualmente si intratteneva al cellulare con dei clienti, ai quali prometteva il suo corpo. Il giudice aveva inizialmente richiesto una pena per la donna di sei anni di reclusione.

    Dalle indagini sono emersi anche altri inquietanti elementi
    Per gli inquirenti, la “mamma mostro” avrebbe anche garantito le prestazione [VIDEO] della figlia adolescente ad un anziano di ottantatre anni, precedentemente rinviato a giudizio.

    La giovane sarebbe stata “venduta” a numerosi uomini, anche per somme irrisorie. Addirittura, gli investigatori hanno scoperto, che la trentaduenne avrebbe contrattato, e poi ricevuto dagli uomini, anche somme che andavano dai cinque ai quindici euro per rapporto intimo. Solo in alcune circostanze gli accordi giungevano ad un compenso per prestazione di venti euro.

    La ragazzina, sentita dagli inquirenti – assistiti da psicologi ed assistenti sociali – ha confermato quasi tutti i reati contestati alla madre. Nel frattempo la giovane, insieme alla sorella di solo un anno, è stata affidata ad una struttura di accoglienza, in attesa di trovare una nuova famiglia che possa garantire loro un futuro migliore. #genitori #pericolo

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/vendeva-la-figlia-12enne-arrestata-mamma-del-mostro-tra-i-clienti-un-prete-002246961.html

  • Preti pedofili: lo Stato italiano non può perseguire i reati (e la Chiesa non vuole muoversi)

    Preti pedofili: lo Stato italiano non può perseguire i reati (e la Chiesa non vuole muoversi)

    Dal 2000 ad oggi sono stati 136 i preti pedofili condannati o reo confessi. Dopo le accuse dell’Onu e diversi tentativi, arriva in Parlamento la prima interrogazione che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili.

    Centotrentasei. Tanti sono i sacerdoti condannati o reo confessi per violenze e molestie a danno dei minori. E parliamo soltanto dei casi dal 2000 ad oggi, cui si aggiungono un altro centinaio di prelati indagati o imputati per le stesse ragioni. Sono numeri, questi, forniti da Rete l’Abuso, l’associazione che raduna i sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti. «E il dato è evidentemente parziale», ci dice il presidente Francesco Zanardi, anche lui vittima, quando era ragazzo, di violenza sessuale. Un buco nero entro cui sono finiti in tanti. E il caso raccontato in questi giorni da Le Iene di abusi addirittura all’interno delle mura vaticane, non è che l’ultimo esempio di una lunga serie, resa possibile anche dai pesanti silenzi dello Stato italiano. Un silenzio, però, rotto ora da un atto che lo stesso Zanardi definisce «epocale». È stata, infatti, presentata la prima interrogazione parlamentare che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al governo italiano.

    Già, perché lo Stato avrebbe potuto e potrebbe fare molto di più. Basti questo: a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio «per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile», che fa capo direttamente al dipartimento per le Pari opportunità; peccato che non intervenga quando di mezzo c’è l’abito talare. E, ancora, c’è il certificato anti-pedofilia introdotto in Italia già nel 2014, ma alcune categorie sono esentate dal presentarlo. Tra queste, proprio i sacerdoti.

    Ed è per questo che l’atto parlamentare, depositato da Matteo Mantero (M5s), rappresenta un importante passo in avanti. Anche perché, nel corso di questa legislatura, tentativi in tal senso erano stati già fatti. Tutti naufragati. “Nel 2013 – racconta a Linkiesta Zanardi – abbiamo lavorato a un’interrogazione con Alberto Airola (anche lui M5s, ndr). Ma dopo diverse rassicurazioni, l’atto non è più stato depositato”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: «Con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare». La ragione? «Non ce l’hanno spiegata».

    È stata, infatti, presentata la prima interrogazione parlamentare che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al governo italiano
    Vedremo ora se, prima della fine della legislatura, i diretti interessati (l’atto è indirizzato al presidente del Consiglio e ai ministri di Giustizia, Esteri e Interno) forniranno risposte. Risposte che, peraltro, si attendono da anni. Come ricorda la stessa interrogazione, infatti, nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti anche sotto la lente del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi. I passi dei rilievi Onu lasciano senza parole: «Il Comitato – si legge nel dossier delle Nazioni Unite – è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi». Accuse pesanti, dunque, derivanti dal fatto, continua l’Onu, che «i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari». E ciò a causa del «codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica». Questo il motivo per cui l’Onu, già dal 2014, ha sollecitato anche la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica (vescovi e cardinali in primis) dall’obbligo di denuncia. Un particolare non da poco, oggi garanzia di impunità per tanti sacerdoti, come testimoniano più e più fatti di cronaca. Eppure ad oggi la Santa Sede fa spallucce: nonostante Bergoglio abbia istituito una commissione interna per monitorare il fenomeno, poco è stato fatto. Non è un caso che gli unici due membri laici dell’organo se ne siano andati lamentando la poca operatività della commissione stessa. Come se non bastasse, il Vaticano avrebbe dovuto fornire risposte ai rilievi Onu proprio entro il primo settembre 2017. Ma, dopo quasi tre anni, nessuna risposta è arrivata.

    «Ora tocca al governo muovere passi determinanti», dicono dai Cinque stelle. Anche perché, continua Zanardi, «ora lo Stato non può più dire di non sapere: c’è un documento. Ed è per questo che da gennaio chiederemo in tutti i processi la responsabilità civile non solo del Vaticano come già facciamo oggi, ma anche dello Stato». Sarà senz’altro più difficile d’ora in poi restare – è il caso di dirlo – in religioso silenzio.

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/12/21/preti-pedofili-lo-stato-italiano-non-puo-perseguire-i-reati-e-la-chies/36461/