Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

    Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

    Il racconto dettagliato dei presunti abusi subiti dalle ragazzine, i particolari disturbanti sui probabili plagi messi in atto dalle donne della Comunità di Lavina e dal suo capo, Pietro Capuana, sono il fulcro dell’inchiesta ’12 apostoli’. Le intercettazioni e i verbali delle sei vittime che hanno deciso di collaborare con la polizia, mettono in luce quella che i magistrati inquirenti indentificano come una vera e propria associazione a delinquere. Finalizzata, sostanzialmente, al soddisfacimento degli appetiti sessuali dell’anziano leader e sedicente arcangelo, ritenuto figura di contatto tra Dio e gli uomini dai cinquemila adepti dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente.

    Una ricostruzione, quella prettamente religiosa, che potrebbe di per sé bastare a spiegare la pressione psicologica sulle ragazzine, ma che tuttavia appare troppo semplicistica per comprendere a fondo l’organizzazione della comunità come una sorta di azienda, l’organizzazione scientifica dei cosiddetti “turni“, le sanzioni comminate alle famiglie. Ma soprattutto, il sequestro di una somma di denaro, 67mila euro in contanti, nell’abitazione di Rosaria Giuffrida, una dei dodici apostoli e moglie dell’ex assessore regionale Mimmo Rotella. 

    Proprio da lui, intercettato dalle forze dell’ordine, e per questo indagato per favoreggiamento, partono i dubbi sulla reale entità della faccenda. In una conversazione telefonica con Katia Scarpignato, una delle tre donne indagate, il politico rivela di essere a conoscenza dell’indagine in corso e la avverte: ”Ci sono due aspetti che vengono richiamati…potremmo avere la pedofilia e …l’aspetto economico….”, e ormai sicuro sull’ineluttabilità della vicenda, spiega: “Mi hanno detto anche che ci puoi levare mano…deve per forza procedere, stavolta non c’è la possibilità che si nasconde…ti ripeto non c’è niente da fare…”. Oltre a destare particolare inquietudine la locuzione “stavolta“, supponendo quindi che ci siano state altre volte in cui i fatti siano stati occultati, il politico parla chiaramente di un aspetto economico. Ma quale?

    Prima di rispondere a questa domanda, bisogna ricordare che oltre a essere una comunità religiosa, l’Acca è un’associazione con sede legale a Motta Sant’Anastasia, regolarmente iscritta al Registro delle imprese. Come attività principali, oltre a “favorire la crescita religiosa e spirituale dei propri membri”, l’associazione si occupa di “coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo“, “coltivazione di uva” e “coltivazione di frutti oleosi“. Insomma è attiva nella produzione e commercializzazione di uva, pomodori, olive e altro genere di frutta. Vicepresidente dell’associazione è l’ormai ex assessore di Motta Sant’Anastasia Candida Fassiolo, non indagata e ancora oggi consigliere comunale, e all’interno del consiglio direttivo è possibile leggere, tra gli altri, il nome di Rosaria Giuffrida.

    Proprio in relazione a questa sfaccettatura, per provare a capire di quali “aspetti economici” parla Rotella intercettato, si potrebbe far riferimento a una frase quasi nascosta tra i racconti degli abusi, pronunciata da una delle vittime durante un colloquio con i magistrati. La ragazza, oggi maggiorenne, parla delle motivazioni che l’hanno convinta a lasciare la comunità dicendo di essere stanca di subire le vessazioni di Pietro “gli obblighi cui ero sottoposta, e i lavori nei campi, oppure la frequenza obbligatoria della comunità”. Quella di cui si parla è solo un’ipotesi, non confermata attualmente da nessun tipo di indagine. Una cosa però è certa: a preoccupare Rotella, oltre alle questioni legate alle ragazze, sono “i soldi“.

    Ancora una volta, in un’altra occasione, parlando al telefono con Scarpignato, le spiega che a rivelargli la natura dell’indagine è stato il sacerdote cattolico Orazio Caputo, anch’egli indagato per favoreggiamento. Il prete avrebbe detto al politico che a far partire il tutto sarebbe stato un esposto in Procura: “Ho saputo…di vicende che tu puoi immaginare quali possono essere – spiega Rotella alla Scarpignato – …oltre agli effetti economici…io sono molto preoccupato“.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/inchiesta-12-apostoli-capuana-setta-pedofilia-azienda-9-agosto-2017.html

  • Pedofilia a Savona, il prete troppo amico degli scout che fece esplodere lo scandalo

    Pedofilia a Savona, il prete troppo amico degli scout che fece esplodere lo scandalo

    Savona, Giovanni Ciolina – Un anno di carcere patteggiato per violenza sessuale su minore. È la condanna inflitta a Nello Giraudo per aver molestato un ragazzino di quindici anni durante un raduno scout nel ponente. Una vicenda che lo ha portato a chiedere all’ex vescovo Vittorio Lupi di lasciare l’abito talare, ma che soprattutto ha portato alla luce un mondo che fino a quel momento era rimasto sommerso, nascosto.

    Insomma si tratta della vicenda madre di tutte le vicende giudiziarie che hanno portato alla nascita della Rete l’Abuso attraverso il promotore Francesco Zanardi, una delle vittime del prete che per diverso tempo gestì anche una cooperativa per minori a Voze. Un incarico che l’allora vescovo Calcagno mise fine, ma per la vicenda don Giraudo finì nei guai giudiziari anche l’allora vescovo Dante Lafranconi, che ha chiuso la sua carriera nella diocesi di Cremona, e che venne indagato dalla procura di Savona per favoreggiamento nei confronti del prete pedofilo.

    Le motivazioni dell’archiviazione firmate dal gip Fiorenza Giorgi furono pesantissime. Nel decreto di archiviazione per prescrizione il gip sottolinea come «non vi è dubbio che Lafranconi fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate a Giraudo e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare le comunità dei fedeli (e in special modo i minori) che venivano a contatto con don Nello, si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari». Insomma, una sorta di pronuncia di condanna morale, per il prelato salvato solamente dalla prescrizione, ma che evidenzia come il fenomeno pedofilia negli ultimi trent’anni abbia segnato profondamente la vita della chiesa savonese.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2017/08/05/ASe4jyiI-pedofilia_esplodere_scandalo.shtml

  • Ci mancava solo lo pseudo-Cristo redivivo con rituali da porno-cenacolo

    Ci mancava solo lo pseudo-Cristo redivivo con rituali da porno-cenacolo

    La storia della setta religiosa è così sempre uguale a se stessa, dalla notte dei tempi, che ci si domanda come sia possibile che qualcuno ci caschi ancora. 

    C’è poco da scherzare quando ci sono di mezzo decine di ragazzine abusate e forse un venticinquennio di porcherie su minori coperte dall’omertà. Ma la storia della setta religiosa guidata da uno pseudo-Cristo redivivo/Spirito santo/arcangelo che pretende di «purificare» le adolescenti con rituali non prescritti da un messale, ma cliccatissimi nella categoria young/old di PornHub, è così sempre uguale a se stessa, dalla notte dei tempi, che ci si domanda come sia possibile che qualcuno ci caschi ancora. A Catania nel porno-cenacolo di don Pietro Capuano sono rimaste imprigionate ben due generazioni di donne, anzi, di ragazze, consegnate al satiro in tonaca dalle loro madri perché le strappasse al Male, quando il suo obiettivo primario era strappare loro i vestiti di dosso (quello secondario, farsi pulire casa gratis).

    BISOGNA BENEDIRE LE VITUPERATE CHAT. Se le minorenni non ci stavano, erano anatemi e multe in denaro. E bisogna benedire le tanto vituperate chat, perché proprio i messaggi immortalati sul cellulare di una 15enne hanno aperto gli occhi a sua madre, consentendo di incastrare Capuano e il suo cerchio magico di diaconesse-procacciatrici, una delle quali moglie di un ex assessore provinciale (cade quindi l’alibi dell’esclusione sociale, della povertà ecc. ecc.). I primi cristiani erano accusati dai pagani di usare la religione come paravento per orge e turpitudini varie, accusa che dal Medioevo in poi si sono immancabilmente rimpallate le varie frazioni ed eresie del Cristianesimo: catari, dolciniani, fraticelli, cattolici, protestanti, eccetera.

    SE GESÙ POTESSE TORNARE INDIETRO… Considerando gli orrori pedofili della chiesa cattolica, faticosamente e parzialmente ammessi solo di recente, e quelli altrettanto taciuti delle chiese anglicane e luterane, i casi registrati negli Usa nelle comunità mormone, battiste, metodiste eccetera, viene da pensare che forse quelle antiche accuse non fossero sempre e solo un trito argomento di propaganda contro chi prega in modo diverso. Se Gesù potesse tornare indietro, ci penserebbe due volte prima di pronunciare quel «lasciate che i pargoli vengano a me» che in 2 mila anni troppi suoi sedicenti rappresentanti in terra hanno interpretato come un via libera per saltare addosso a bambini e ragazzine. Una cosa è certa: se tutti i corruttori di bambini nel nome di Dio mettessero in pratica altre parole del Vangelo, «meglio che si appendano al collo una macina da mulino e si gettino in mare», sparirebbero sott’acqua interi continenti.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/08/03/ci-mancava-solo-lo-pseudo-cristo-redivivo-con-rituali-da-porno-cenacolo/212726/

  • Allunga le mani su un ragazzino di 15 anni: parroco a processo

    Allunga le mani su un ragazzino di 15 anni: parroco a processo

    di Luca Ingegneri

    BASSA PADOVANA – Avrebbe allungato le mani su un ragazzo di quindici anni, facendolo poi sedere sulle sue ginocchia prima di simulare un atto sessuale. È la grave accusa da cui deve difendersi un quarantenne già alla guida di una parrocchia del Monselicense, attualmentesospeso da ogni incarico pastorale. L’increscioso episodio sarebbe avvenuto un anno fa nei locali della canonica. È stato il minore a confidarsi con i genitori prima di varcare la soglia della caserma dei carabinieri per sporgere denuncia. Il parroco, assistito dall’avvocato Paolo Marson, ha ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato. Ieri il giudice dell’udienza preliminare Margherita Brunello avrebbe dovuto pronunciare la sentenza ma difesa e parte civile si sono date battaglia sull’utilizzabilità di alcuneintercettazioni telefoniche, raccolte dai militari dell’Arma durante le indagini. Si tratterebbe delle conversazioni tra il parroco, lo psicoterapeuta che l’ha in cura e il padre confessore. In questi dialoghi il sacerdote avrebbe ripetutamente parlato dell’episodio di cui è accusato. Il suo difensore ha eccepito l’inutilizzabilità di quelle conversazioni ai fini del giudizio, chiedendone anche la distruzione…

    http://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/processo_prete_pedofilo_padova_intercettazioni-2574883.html

  • DON MARINO PARLA MA RIFIUTA DOMANDE IN AULA. SENTENZA IL 3 OTTOBRE

    DON MARINO PARLA MA RIFIUTA DOMANDE IN AULA. SENTENZA IL 3 OTTOBRE

    Processo Giada Vitale. Si è svolta questa mattina 19 luglio al Tribunale di Larino la penultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di aver abusato sessualmente Giada Vitale. Il processo riguarda il periodo di frequentazione in cui la Vitale, originaria dello stesso paese, aveva meno di 14 anni.
    Quest’oggi dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo, la difesa ha inizialmente chiamato a testimoniare undici persone, ma solo in quattro hanno sfilato al cospetto del Pubblico Ministero Ilaria Toncini: tre parrocchiane di Portocannone e l’ex prete Renato D’Auria, ora tornato alla vita civile, che per un determinato periodo aveva vissuto a Portocannone. L’avvocato dell’imputato, Ciro Intino, ha rinunciato agli altri testimoni. Don Marino, presente in aula, ha rifiutato di farsi interrogare ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee. La sentenza è prevista il prossimo 3 ottobre, ma Giada tramite il suo legale difensore Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere, ha presentato una istanza in Procura chiedendo la riapertura delle indagini, adducendo nuovi elementi, per quanto concerne il filone delle indagini che riguardavano i fatti accaduti dopo i 14 anni.
    Bisogna ricordare che il filone delle indagini era stato suddiviso in due differenti tronconi, il primo quello che va sino a quando ai 14, e il secondo che riguarda i fatti accaduti dopo il 14ecesimo anno di età. Ed è proprio riguardante questa seconda fase che nel giugno del 2016 il Giudice del Tribunale di Larino, Daniele Colucci, ha archiviato la posizione di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone a processo per atti sessuali con una minorenne. La minorenne, che oggi ha 22 anni ma all’epoca dei fatti ne aveva tra 13 e 15. Per il giudice, in sintesi, «la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino»per gli anni che vanno dai 14 anni in poi.
    La storia di Giada Vitale e di don Marino Genova è finita anche su media nazionali.Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”, privato della possibilità di somministrare i sacramenti.

    Alessandro Corroppoli
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1500481729_processo-giada-vitale-don-marino-parla-ma-rifiuta-domande-in-aula-sentenza-il-3-ottobre.html
  • Tutto tace sui preti pedofili, così il demone celebra messa. In tre anni la commissione vaticana ha fatto poco

    Tutto tace sui preti pedofili, così il demone celebra messa. In tre anni la commissione vaticana ha fatto poco

    di Carmine Gazzanni

    Lo Stato tace. Il Vaticano nasconde. E alla fine il demone resta in casa. E in chiesa. Quello degli abusi sui minori perpetrati dai sacerdoti è un problema di cui poco si parla, salvo quando scoppia il caso mediatico che fa ripiombare tutti, fedeli e non, ecclesiastici e laici, dinanzi a una croce di cui Stato e Chiesa dovrebbero farsi carico. Già, perché non c’è solo lo spaventoso caso dei 547 bambini abusati a Ratisbona: le diocesi sono piene di preti pedofili e vescovi “insabbiatori”. Basti questo: “Noi siamo andati indietro di 15 anni e abbiamo ricostruito, solo in Italia, 132 condanne in via definitiva e oltre cento preti indagati attualmente”, ci dice Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, che da anni si occupa del fenomeno. “Il dato però è evidentemente parziale”, precisa ancora Zanardi.

    Le istituzioni tacciono – È evidente che bisognerebbe fare di più. Ed è qui, appunto, che lo Stato italiano sarebbe potuto intervenire. Perché, a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Né mai c’è stata. Eppure le richieste sono state avanzate. Quanto ci racconta Zanardi lascia senza fiato: “nel 2013 abbiamo girato un’interrogazione ad Alberto Airola (M5S), affinché la presentasse. Dopo diverse rassicurazioni, alla fine non è mai stata depositata”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: “con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare”. Ora la palla pare essere in mano a un altro pentastellato, Matteo Mantero, che sta provando a depositare un’interrogazione in cui, tra le alte cose, si chiederebbe anche l’istituzione di una commissione parlamentare. Che servirebbe, eccome: nel 2014, non a caso, gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti pure sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso.

    Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. In altri termini, parliamo dell’obbligo per la diocesi di denunciare i casi di pedofilia e di quello per il vescovo di rispondere dei casi stessi essendo il diretto superiore dei sacerdoti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. “Bisogna tener sempre presente – continua Zanardi – che i tribunali vaticani possono arrivare al massimo alla scomunica. Non sono contrario al procedimento canonico, ma è necessario che ci sia un procedimento anche giudiziario. Perché altrimenti il rischio è che se prima avevi un sacerdote pedofilo, finisci con l’avere un pedofilo non più sacerdote”. Ma attenzione: ci sono anche casi in cui a una condanna penale non segue alcuna scomunica, con la conseguenza che poi il sacerdote torna a celebrare messa. L’ultimo caso a Palermo: è stato condannato per pedofilia ed ha scontato la pena in carcere. Ed ora don Paolo Turturro, 67 anni, è tornato libero. Vive al Borgo della pace fondato nelle campagne di Baucina e celebra messa nelle chiese della diocesi. Il motivo? Nonostante la condanna definitiva a sei anni, come ricorda il Giornale di Sicilia, la Chiesa non lo ha mai sospeso a divinis.

    Bacchettati – E passiamo proprio al Vaticano. Bisogna ammettere che, appena insediatosi, Bergoglio ha subito pensato ad istituire una commissione specificatamente preposta al monitoraggio del fenomeno. Peccato però che, ad oggi, risultati non se ne sono visti. Anzi, nel giro di pochi mesi i due componente laici, Peter Saunders e Maria Collins, sono usciti dalla stessa commissione, lanciando un duro j’accuse: “Durante il papato di Francesco la Chiesa cattolica non ha fatto nulla per eliminare gli abusi sui minori da parte del clero”, aveva detto alla Bbc Saunders in una sferzante intervista. Il punto, ci spiega ancora Zanardi, “è che in realtà il fine è diverso da quel che si crede: la commissione Vaticana non lavora per le vittime o per arginare il fenomeno, ma ha il compito di valutare in base al Paese le strategie da mettere in campo per tirarsene fuori”. Pensiamo a cosa è accaduto in Svizzera, dove il governo ha aperto una finestra temporale di sei mesi su tutti gli abusi sessuali e così anche le vittime prescritte hanno potuto denunciare. “La Chiesa – dice ancora Zanardi – ha preso immediatamente i suoi provvedimenti, offrendo risarcimenti alle vittime, per evitare spese legali più ampie ed eventuali condanne”. A differenza di quanto mai fatto in Italia dalla Cei.

    Solo parole – Il punto, però, è che il primo passo non può che essere della Santa Sede. Da più di due anni l’Onu ha chiesto espressamente al Vaticano una revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico. Perché? Semplice: esiste una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ratificata peraltro nel 1990 dalla Santa Sede. Il documento prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori. Ecco, nel 2014 l’Onu ha chiesto al Vaticano una completa aderenza alla Convenzione: perché “gli abusi sessuali dei bambini non sono un delitto contro la morale ma crimini”. Eppure Bergoglio ha, come detto, sin da subito fatto leva sull’esigenza di affrontare la grana interna. Ma non basta, ci dice ancora Zanardi: “Ogni giorno in cui si rimanda il problema, automaticamente rendi sacrificabili i bambini. Capisco le sue buone intenzioni, ma se ha una corte che gli impedisce di fare, capisci che propagandare dal 2013, non ha senso”. Senza dimenticare che, al di là della vulgata del Papa al telefono, diverse sono state le lettere inviate al Pontefice dalle vittime di abusi di preti: “non è mai arrivata una risposta”, conclude Zanardi.

    Twitter: @CarmineGazzanni

    http://www.lanotiziagiornale.it/preti-pedofili-commissione-vaticano-chiesa-abusi-su-minori/

  • Stuprata dal branco. Il prete: Ma quale bambinata.Offesa a Dio

    Stuprata dal branco. Il prete: Ma quale bambinata.Offesa a Dio

    Pimonte.  “Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio”. Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito “una bambinata” lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa esprimendo solidarietà alla famiglia della 15enne.

    «Lo stupro una bambinata? È stata un’espressione impropria e infelice che non rappresenta il mio pensiero. Chiedo scusa alla ragazza, alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza». Michele Palummo, sindaco di Pimonte, cerca di rimediare alla clamorosa frase pronunciata ai microfoni di La7 durante il programma L’aria che tira sulla violenza di gruppo subita da una ragazzina di 15 anni, vittima di un branco formato da 11 coetanei. Ad un anno dai fatti, i ragazzi hanno chiesto scusa e sono stati tutti mandati a casa perché ammessi alla prova dal tribunale dei Minori di Napoli.

    Ma don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi affrettati e diffusi tra media e web dopo la notizia della “fuga” in Germania della ragazzina che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. “Non siamo un paese di bruti”, dice il parroco.

    Don Gennaro spiega come la comunità si sia stretta intorno alla ragazzina. Tanto che, a suo avviso, la ragazzina non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte.

    Un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza, come spiega don Gennaro, ha partecipato alle attività delle associazioni correlate alla parrocchia San Michele. Ma non solo. Quella ragazzina è ancora in paese ieri sera a Napoli a donare pane ai barboni, insomma, tanto troppo clamore e offese per nulla per la comunità.

    Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare.

    Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo.

    Pimonte.   “Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio”. Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito “una bambinata” lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa esprimendo solidarietà alla famiglia della 15enne.  «Lo stupro una bambinata? È stata un’espressione impropria e infelice che non rappresenta il mio pensiero. Chiedo scusa alla ragazza, alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza». Michele Palummo, sindaco di Pimonte, cerca di rimediare alla clamorosa frase pronunciata ai microfoni di La7 durante il programma L’aria che tira sulla violenza di gruppo subita da una ragazzina di 15 anni, vittima di un branco formato da 11 coetanei. Ad un anno dai fatti, i ragazzi hanno chiesto scusa e sono stati tutti mandati a casa perché ammessi alla prova dal tribunale dei Minori di Napoli. Ma don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi affrettati e diffusi tra media e web dopo la notizia della “fuga” in Germania della ragazzina che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. “Non siamo un paese di bruti”, dice il parroco. Don Gennaro spiega come la comunità si sia stretta intorno alla ragazzina. Tanto che, a suo avviso, la ragazzina non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte. Un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza, come spiega don Gennaro, ha partecipato alle attività delle associazioni correlate alla parrocchia San Michele. Ma non solo. Quella ragazzina è ancora in paese ieri sera a Napoli a donare pane ai barboni, insomma, tanto troppo clamore e offese per nulla per la comunità. Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare. Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo.

    http://www.ottopagine.it/na/cronaca/129427/stuprata-dal-branco-il-prete-ma-quale-bambinata-offesa-a-dio.shtml

  • Marie Collins: “La nomina in Vaticano del cardinale Pell uno schiaffo per le vittime australiane”

    Marie Collins: “La nomina in Vaticano del cardinale Pell uno schiaffo per le vittime australiane”

    La donna abusata dai preti pedofili ed ex membro della Commissione contro questi reati: “Le accuse contro di lui erano già pesanti, affidargli quell’incarico fu un vero affronto. Il suo congedo, seppur positivo, arriva troppo tardi”

    ROMA – “Non conosco le motivazioni dell’accusa, e non giudico colpevole una persona prima che venga processata. Ciò che tuttavia è certo è che il cardinale Pell è colpevole di non aver trattato nel modo giusto i casi di pedofilia commessi da preti quando era arcivescovo in Australia. La sua nomina in Vaticano fu uno schiaffo anzitutto per le vittime australiane, poi per chi nella Chiesa lavora contro la pedofilia. Pell non doveva nascondersi Oltretevere senza rispondere alle vittime. Il suo congedo, seppur positivo, arriva a mio avviso troppo tardi”.

    La sospensione di Pell non rappresenta una rivincita contro la Curia romana, per Marie Collins, l’irlandese vittima di pedofilia da parte del clero che nel marzo scorso si dimise dal suo incarico vaticano per le resistenze interne al suo lavoro di pulizia, ma “seppur tardivo resta il segno che qualcosa sta cambiando”.

    Il congedo di Pell doveva arrivare prima?
    “Per me sì. Pell doveva essere trattato secondo le procedure che prevedono che quando si viene accusati si lasciano gli incarichi fino a prova contraria. In ogni caso, ora che esiste un’accusa esplicita su di lui, al di là delle altre accuse di non aver trattato nel giusto modo i casi dei preti quando era il responsabile di diocesi australiane, il congedo è una buona notizia”.

    Cosa non funziona in Vaticano?
    “È stato deciso che i vescovi negligenti nella lotta agli abusi siano rimossi. Ancora non mi risulta che questa disposizione è stata mai applicata. Perché? Erano solo belle promesse? O cosa?”.

    Mesi fa era impensabile che un alto prelato della Curia romana si facesse da parte per rispondere ad accuse di pedofilia?
    “Credo di sì. È la prima volta che a essere accusato è un cardinale della Curia romana. In passato anche altre figure di rilievo nella Chiesa hanno subìto accuse, ma qui si tratta di una personalità con un incarico di primissimo piano a Roma”.

    Cosa pensa dell’indagine e delle accuse australiane?
    “Non so nulla in merito e non mi pronuncio. Insisto però nel dire che tornare in Australia e prendersi del tempo rispetto al lavoro ordinario è decisivo. Significa che forse si è capito che dalle accuse non bisogna mai fuggire, ma rispondere. L’obiettivo deve sempre essere quello di arrivare alla verità, cercarla e ad essa puntare. L’accusa permetterà tutto ciò e la cosa non potrà che essere positiva sia per Pell sia per la Chiesa”.

    La vicenda ha qualche attinenza con le accuse mosse da lei circa le resistenze interne?
    “Non c’entra con Roma, ma è semplicemente inerente a un porporato che risiede a Roma. Ma i fatti, da verificare, sono avvenuti altrove e parecchi anni fa”.

    Per Francesco cosa rappresenta tutto ciò? Anche per lui non è facile fare pulizia?
    “Per Francesco non è facile, è evidente. Ma se l’impunità non è concessa ad alcuno, neanche ad un cardinale importante

    come Pell, Francesco non ha nulla da temere. Questa è l’unica strada da percorrere, anche di fronte al dolore delle tante vittime. La cosa importante è non fuggire, non coprire. In questo senso l’annuncio di ieri del congedo rappresenta una svolta”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2017/06/30/news/scandalo_nella_chiesa_marie_collins_la_nomina_in_vaticano_del_cardinale_pell_uno_schiaffo_per_le_vittime_australiane_-169588872/

  • Il cardinale Pell incriminato per pedofilia: “Torno in Australia a difendermi”

    Il cardinale Pell incriminato per pedofilia: “Torno in Australia a difendermi”

    Il cardinale, accusato di “gravi abusi sessuali”, dichiara alla stampa la sua innocenza: “le accuse sono false, considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile”

    Tempesta in Vaticano dopo la notizia che il cardinale australiano George Pell, ex arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e dal 2014 prefetto degli Affari economici del Vaticano, è stato incriminato per gravi reati sessuali su minori.

    La polizia australiana dello Stato di Victoria ha reso noto che il cardinale Pell “deve fronteggiare diverse accuse e contestazioni multiple”, precisando che nell’inchiesta sono state seguite le stesse procedure che vengono adottate nei casi di reati sessuali storici e che il cardinale “è stato trattato come ogni altro indagato”.

    L’alto prelato 76enne è stato chiamato a comparire in tribunale a Melbourne il prossimo 18 luglio. Secondo indiscrezioni di stampa, tra le accuse ci sarebbe anche quella di stupro. A un incontro con i giornalisti, il portavoce della Santa Sede Greg Burke ha letto una nota in cui si dichiara che la Santa Sede ha «appreso con rincrescimento» la notizia del rinvio a giudizio in Australia del cardinale Pell per “imputazioni riferibili a fatti accaduti alcuni decenni orsono” e ha inoltre dichiarato che “il Santo Padre, informato di ciò dallo stesso cardinale Pell, gli ha concesso un periodo di congedo” e che inoltre Papa Francesco “ha potuto apprezzare l’onestà del cardinale Pell durante i tre anni di lavoro nella Curia Romana, gli è grato per la collaborazione e, in particolare, per l’energico impegno a favore delle riforme nel settore economico e amministrativo e l’attiva partecipazione nel Consiglio dei Cardinali”.

    Lo stesso cardinale Pell ha poi incontrato la stampa e si è difeso dalle accuse: “Guardo al giorno in cui mi potrò difendere davanti alla corte. Sono innocente, le accuse sono false e considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile”, sono le parole pronunciate dal cardinale, che poi continua: “Ho informato regolarmente il Santo Padre” ha precisato il porporato “in questi lunghi mesi e in numerose occasioni e abbiamo parlato della possibilità che io prenda un periodo di congedo per difendermi”.

    Ha aggiunto di essere “molto grato al Santo Padre” per la concessione del congedo che gli permette di tornare in Australia. “Sono sempre stato totalmente coerente e chiaro nel mio respingimento totale di queste accuse. Le notizie di queste accuse” ha poi concluso Pell che non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti “rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome”.

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/06/29/news/il-cardinale-pell-incriminato-per-pedofilia-torno-in-australia-a-difendermi-1.305293?ref=fbpe

  • Pedofilia: papa Francesco e i suoi (improbabili) uomini di fiducia

    Pedofilia: papa Francesco e i suoi (improbabili) uomini di fiducia

    Di Federico Tulli

    E così, mentre tutta la stampa e i politici esaltano un capo di Stato straniero per aver puntato l’indice contro le “pensioni d’oro” che lo Stato italiano elargisce sulla base di leggi italiane – facendo finta di non sapere che lo stesso Stato italiano paga profumate pensioni, per dirne una, ai cappellani militari che rispondono agli ordini di quel capo di Stato straniero -, accade che il numero tre dello Stato straniero, guidato dal capo in questione e chiamato da costui a dirigere il superministero più importante: quello della Trasparenza economica e finanziaria, confermi di non essere la persona più adatta a ricoprire un ruolo tanto delicato finendo in grossi guai per questioni di pedofilia. Su Left lo avevamo anticipato oltre un anno fa (vedi il numero 10 del 5 marzo 2016) ma facciamo qualche nome, ché magari qualcuno un po’ distratto non ha capito di chi stiamo parlando.

    Lo Stato straniero è il Vaticano, il capo è papa Francesco, il presunto pedofilo superministro dell’Economia della Santa sede è il cardinale australiano George Pell.

    La notizia è arrivata in Italia questa notte: Pell è stato incriminato in patria per tre casi di violenza su minori. La notifica di reato – riferisce la radio nazionale Abc – è stata recapitata a Melbourne ai suoi rappresentanti legali dalla polizia dello Stato di Victoria mercoledì 28 mattina. L’alto prelato che fa parte dei cosiddetti C9, i Consiglio dei nove cardinali di fiducia di papa Bergoglio, è stato subito messo in aspettativa dal pontefice per potersi recare in Australia e difendersi personalmente dalle gravi accuse che si sommano a quelle di aver protetto dei preti pedofili e insabbiato decine di casi quando era arcivescovo di Melbourne.

    A questo punto è doveroso tornare a marzo del 2016. Precisamente a quando l’esaltatissima – sempre dai politici e dalla stampa nostrana – Pontificia commissione per la protezione dei minori insediata da papa Francesco nel 2014, ha espulso uno dei due componenti laici, l’avvocato inglese Peter Saunders. Come raccontammo su Left, la defenestrazione di Saunders andava messa in relazione alle sue accuse contro il card. George Pell di avere ignorato e coperto per decenni abusi compiuti da oltre 280 sacerdoti. Affermazioni che il superministro dell’Economia di Bergoglio, già arcivescovo di Melbourne e di Sydney, ha sempre respinto senza però riuscire a evitare di deporre dal 28 febbraio 2016 di fronte alla commissione governativa australiana sui crimini pedofili. Tre mesi dopo il cardinalissimo è finito sotto inchiesta per violenze da lui stesso compiute. E ora la notifica di reato.

    «Non sono qui per difendere l’indifendibile» aveva detto mons. Pell a Roma ammettendo che la Chiesa ha commesso «errori enormi» consentendo l’abuso di migliaia e migliaia di bambini: troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze» ha osservato il cardinale tentando di smarcarsi. Una linea coerente con la posizione della Pontificia commissione schierata contro i vescovi (Conferenza episcopale italiana compresa) che nelle loro linee guida anti pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia laddove non è imposta dalle leggi “laiche”. «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili» ha ricordato il cardinale O’Malley, capo della commissione. Una responsabilità che però di fatto non sfiora la Santa Sede e chi la guida (sempre quello che critica le pensioni d’oro).

    Papa Francesco «non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi di matrice clericale sui bambini» disse Peter Saunders alla Bbc poco dopo essere stato espulso dalla Commissione, definendo «oltraggiosa» la nomina dell’amico personale di Bergoglio, mons. Juan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile sebbene fosse sospettato di aver protetto padre Karadima, un potentissimo sacerdote condannato per pedofilia nel 2011.

    Ma non c’è solo questo a mettere in contraddizione la realtà dei fatti con le parole, i proclami, gli avvertimenti e gli annunci di “tolleranza zero” contro la pedofilia che papa Francesco lancia in continuazione appena si trova un microfono davanti.

    Va ricordato infatti che tra il 2004 e il 2013 la Chiesa ha espulso 848 sacerdoti responsabili di abusi. Lo dissero con orgoglio nel 2014 i nunzi di papa Francesco a due commissioni Onu (quella per la tutela dell’infanzia e quella contro la tortura). Bene, anzi, male. Per alcuni di questi pedofili la dimissione dallo stato clericale è arrivata SOLO dopo una condanna penale “laica” (come per esempio è accaduto di recente a don Inzoli, alto esponente di Comunione e Liberazione e fondatore del Banco alimentare). Per altri invece si è espresso solo il tribunale ecclesiastico. Era il 2014, dove sono oggi questi pedofili ignoti alla giustizia “terrena”? Non si sa. Come si chiamano? Quanti sono? Non si sa. Gli emissari del papa si rifiutarono di fornire queste notizie agli investigatori dell’Onu che anche per questo hanno accusato la Santa Sede di aver «regolarmente messo al di sopra dell’interesse dei bambini la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei responsabili». Il monito delle Nazioni Unite ha spinto per caso papa Bergoglio a imporre un cambio di rotta mediante la segnalazione obbligatoria alle autorità civili? La risposta è sempre no. A proposito di pedofilia, come nel caso di George Pell, il superministro della trasparenza, i fatti e la… trasparenza in Vaticano stanno sempre a zero. Mentre la tolleranza viaggia a vele spiegate, o meglio in business class verso Melbourne.

    Pedofilia: papa Francesco e i suoi (improbabili) uomini di fiducia