Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Corradi e lo scandalo pedofilia del Provolo. “Papa Francesco sapeva”

    Don Corradi e lo scandalo pedofilia del Provolo. “Papa Francesco sapeva”

    “Tre fascicoli e decine di documenti che dimostrano nero su bianco quello che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona, questo è quanto è stato depositato pochi giorni fa presso la Procura della Repubblica di Verona e che tra pochi giorni sarà anche nella disponibilità dei due Pm argentini che stanno indagando su don Nicola Corradi“. Lo riferisce Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso Onlus, che in questo modo vuole collaborare con le nuove indagini che riguardano il sacerdote veronese accusato di pedofilia in Argentina e recentemente scarcerato per motivi di salute. Nuove indagini perché già in Italia don Nicola Corradi era stato al centro di uno scandalo riguardante gli abusi sui minori dell’istituto Provolo di Verona. Don Corradi è stato poi trasferito ad una struttura gemella in Argentina, ma pare che il problema non sia stato risolto.

    “Tre denunce nelle quali si chiede all’autorità giudiziaria – prosegue Zanardi – che vengano verificate ed eventualmente ravvisate una serie di ipotesi di reato tra qui le responsabilità omissive delle gerarchie ecclesiastiche che senza dubbio sapevano dal 2009 della pericolosità di quel prete. Il primo precedente in Italia si creò nel 2012 a Savona quando il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ravvisò le pesanti responsabilità omissive di un vescovo, Dante Lafranconi, il quale pur sapendo delle tendenze pedofile di uno dei suoi sacerdoti nulla fece per impedire che questi continuasse ad abusare di altri minori”.

    Il presidente della Rete L’Abuso Onlus chiama in causa anche Papa Francesco, che a suo dire fu informato sugli abusi di don Corradi e di altri 14 sacerdoti. Un video recapitato alla Segreteria di Stato del Vaticano con la testimonianza di 17 vittime e un elenco di nomi dei responsabili tra cui quello di don Nicola Corradi. Una raccomandata prima inviata e poi consegnata anche nelle mani del pontefice. Tre occasioni che Francesco Zanardi ricorda e commenta: “Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che la chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti è oltraggioso, verso le vittime e verso tutti coloro che ancora si fidano della chiesa. Ed è anche triste vedere che malgrado la pesantissima pronuncia che la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fece nei confronti del Vaticano nel 2014, la chiesa continui a tutelare la sua immagine a qualunque costo fregandosene delle vittime e delle associazioni che le tutelano con le quali ha sempre rifiutato qualunque tipo di dialogo. La gestione dei preti pedofili non può più rimanere nelle mani delle gerarchie ecclesiastiche e se Papa Francesco vuole davvero affrontare seriamente il problema ha un’unica via, quella di inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia e affidare questi casi all’autorità giudiziaria dei paesi dove i crimini vengono commessi”.

    http://www.veronasera.it/cronaca/rete-abuso-onlus-pedofilia-provolo-papa-francesco-12-gennaio-2017.html

     

  • Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

    Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

    Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

    Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

    In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

    Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

    Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

    La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

    Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

    La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

    Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

    Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

    Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

    Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

    Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

    Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

    Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

    Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

    Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Continua…..

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

    Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

    Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

  • Aquella carta a Bergoglio que denunciava el cura Nicola Corradi y otros 14 curas

    Aquella carta a Bergoglio que denunciava el cura Nicola Corradi y otros 14 curas

    Tres expedientes y decenas de documentos que demuestran – negro sobre blanco – lo que las autoridades eclesiásticas conocían de los curas acusados de abusos al Provolo de Verona, es lo que ha sido entregado hace pocos días en la Procuradoría de la República de Verona y que, en pocos días, también lo será en las manos de los dos Fiscales argentinos que estan investigando sobre el cura Nicola Corradi.

    Tres denuncias en las que se pide a la Autoridad Judicial que sean averiguadas y, eventualmente, identificadas una serie de hipótesis de delito entre las cuales la responsabilidad por omisión de las jerarquías eclesiásticas que, sin dudas, conocían desde el 2009 la peligrosidad de aquel cura.

    El primer antecedente en Italia se ha manifestado en el 2012 en Savona cuando el juez para las investigaciones preliminares Fiorenza Giorgi identificó las pesadas responsabilidades por omision de un obispo – Dante Lafranconi -, quien, a pesar de conocer las tendencias pedofilas de uno de sus curas, nada hizo para impedir que continuara abusando de otros menores.

    El principio jurídico que en Italia ha encasillado al monsenor lo encontramos en el segundo apartado del artículo 40 del codigo penal que establece: “no impedir un evento que se tenga la obligacion juridica de impedir, es equivalente a causarlo”.

    Este principio jurídico, con una fórmula diferente y todavía poco desarrollada, la encontramos en el artículo 108 del Codigo Penal argentino que, según nos confirma también el abogado Carlos Lombardi, desde algún tiempo la jurisprudencia argentina está discutiendo en las varias formas de aplicacion y que podría costar caro a los responsables jurídicos del Provolo argentino y de las diócesis de Mendoza y La Plata.

    Quizá Bergoglio, cuando fue arzobispo de Buenos Aires, fue también informado sobre el escándalo del  Instituto Provolo de Verona y quizá sí sabía de la peligrosidad del cura Corradi.

    Pero, una vez Papa, fue informado bien tres veces, y no sólo sobre el cura Corradi sino también sobre – por lo menos – otros 14 curas acusados de abusos por los ex alumnos del Provolo, pero quizo hacer finta y hoy la Santa Sede ahonda en un vergonzoso y ensordecedor silencio típico de la iglesia, quien vive todavía de puros chismes y declaraciones a medios de prensa, pero se olvida puntualmente el paso mas importante: los hechos.

    El 9 de mayo 2014, una de los noticieros de informaciones mas cotizados en Italia, “TGcom 24 Mediaset”, ha difundido un video producido por la Rete L’ABUSO que fue retomado por todos los medios nacionales italianos y por muchos otros en todo el mundo, dirigido precisamente al Papa Francisco.

    En aquel video entregado en la Secretaria del Estado del Vaticano, figuran 17 víctimas, entre ellas también algunos ex alumnos del Instituto Provolo de Verona y un listado de nombres, entre ellos el del cura Nicola Corradi.

    Pero nunca nadie contestó a aquellas víctimas y así el 20 de octubre de 2014, l’Asociacion Sordos Provolo de Verona, ha enviado una carta recomendada al obispo de Verona Giuseppe Zenti, a la Congregacion por la Doctrina de la Fe y al Papa Francisco. En aquella carta, negro sobre blanco, otra vez más aparece el nombre de Corradi y de otros 14 curas acusados de abusos, cuatro de estos escondidos en Argentina.

    La misma carta ha sido entregada, una vez más, el 28 de octubre 2015, esta vez directamente en las manos de Papa Francisco por una de las víctimas del Provolo, Giuseppe C. (ver foto).

    Escuchar hoy al Papa Francisco declarar que “La iglesia llora por el dolor provocado por los sacerdotes”, es ultrajante para las víctimas y hacia todos los que todavía confían en la iglesia.

    El material adjunto a las denuncias y enviado a las tres autoridades judiciales es completamente inédito y tiene gran importacia bajo el aspecto de la investigación porque permite a los investigadores reconstruir importantes pasajes de este enésimo escándalo.

    También es triste ver que, a pesar de la pronunciación que la Comisión ONU sobre los derechos de la infancia y de la adolescencia hizo al Vaticano en el 2014, la iglesia sigue protegiendo su imagen a cualquier costo, importándole un bledo las victimas y las asociaciones que las tutelan, con las cuales siempre ha rehusado cualquier forma de diálogo.

    El control de los curas pedófilos no puede más quedar en las manos de las jerarquías eclesiásticas y si el Papa Francisco quiere de verdad enfrentar seriamente el problema tiene una única manera: la de imponer a los obispos la obligacion de denunciar y confiar estos casos a la autoridad judicial de los países donde los crímenes son cometidos.

    Francesco Zanardi

  • Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Tre fascicoli e decine di documenti che dimostrano nero su bianco quello che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona, questo è quanto è stato depositato pochi giorni fa presso la Procura della Repubblica di Verona e che tra pochi giorni sarà anche nella disponibilità dei due PM argentini che stanno indagando su don Nicola Corradi.

    Tre denunce nelle quali si chiede all’Autorità Giudiziaria che vengano verificate ed eventualmente ravvisate una serie di ipotesi di reato tra cui le responsabilità omissive delle gerarchie ecclesiastiche che senza dubbio sapevano dal 2009 della pericolosità di quel prete.

    Il primo precedente in Italia si creò nel 2012 a Savona quando il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ravvisò le pesanti responsabilità omissive di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur sapendo delle tendenze pedofile di uno dei suoi sacerdoti nulla fece per impedire che questi continuasse ad abusare di altri minori.

    Il principio giuridico che in Italia incastrò il monsignore lo troviamo nel secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che sia ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    Questo principio giuridico, anche se in una formula differente e ancora poco sviluppata, lo troviamo nell’articolo 108 del codice penale argentino che a quanto ci conferma anche l’avvocato Carlos Lombardi da un po’ di tempo la giurisprudenza argentina sta discutendo nelle varie forme di applicazione e che potrebbe costare caro ai responsabili giuridici del Provolo argentino e delle diocesi di Mendoza e La Plata.

    Chissà se Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires fu anche lui informato sullo scandalo dell’Istituto Provolo di Verona e chissà se sapeva della pericolosità di don Corradi.

    Ma diventato Papa fu informato, ben tre volte e non solo su don Corradi ma anche su almeno altri 14 preti accusati di abusi dagli ex allievi del Provolo, ma volle far finta di niente e oggi la Santa Sede sprofonda in un vergognoso e assordante silenzio tipico della chiesa che vive ancora di sole chiacchere e proclami a mezzo stampa ma si dimentica puntualmente il passo più importante, i fatti.

    Il 9 maggio 2014 una delle testate di informazione più quotate d’Italia “TGcom 24 Mediaset” divulgò un video prodotto dalla Rete L’ABUSO che fu ripreso da tutte le testate nazionali italiane e da molte altre in tutto il mondo, indirizzato proprio a Papa Francesco.

    In quel video recapitato alla Segreteria di Stato del Vaticano, 17 vittime tra cui anche alcuni ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona ed un elenco di nomi tra cui quello di don Nicola Corradi.

    Ma nessuno rispose mai a quelle vittime e così il 20 ottobre dello stesso anno l’Associazione Sordi Provolo di Verona inviò una lettera raccomandata al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco. In quella lettera nero su bianco ancora una volta il nome di Corradi e di altri 14 preti accusati di abusi, quattro di questi nascosti in Argentina.

    La stessa lettera fu consegnata ancora una volta, il 28 ottobre 2015, questa volta direttamente nelle mani di Papa Francesco da una delle vittime del Provolo, Giuseppe C. (foto a destra).

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è oltraggioso, verso le vittime e verso tutti coloro che ancora si fidano della chiesa.

    Il materiale allegato alle denunce e inviato alle tre autorità giudiziarie è tutto inedito e assume una grande importanza sotto l’aspetto investigativo perché permette agli inquirenti di ricostruire importanti passaggi di questo ennesimo scandalo.

    E’ anche triste vedere che malgrado la pesantissima pronuncia che la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fece nei confronti del Vaticano nel 2014, la chiesa continui a tutelare la sua immagine a qualunque costo fregandosene delle vittime e delle associazioni che le tutelano con le quali ha sempre rifiutato qualunque tipo di dialogo.

    La gestione dei preti pedofili non può più rimanere nelle mani delle gerarchie ecclesiastiche e se Papa Francesco vuole davvero affrontare seriamente il problema ha un’unica via, quella di inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia e affidare questi casi all’autorità giudiziaria dei paesi dove i crimini vengono commessi.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • PROCESSO DON MARINO, TESTI IN AULA. GIADA:”HO RACCONTATO LA MIA STORIA

    PROCESSO DON MARINO, TESTI IN AULA. GIADA:”HO RACCONTATO LA MIA STORIA

    Larino. E’ iniziata ieri pomeriggio, presso il Tribunale di Larino, la fase istruttoria del processo che vede imputato don Marino, ex parroco di Portocannone, reo, secondo l’accusa, di aver abusato sessualmente di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Va ricordato che l’intero filone giudiziario è stato suddiviso in due tronconi. Il primo relativo a quando la Vitale aveva tra 14 e 16 anni, filone processuale nella quale la posizione di Don Marino è stata archiviata il 2 febbraio di quest’anno dal Giudice Daniele Colucci; la seconda, relativa a quando Giada aveva meno di 14 anni.

    L’udienza di ieri, relativa a quando la Vitale aveva meno di 14 anni, è iniziata intorno alle 15 e 30 e ha visto sfilare in aula i primi test ammessi dalla Procura: ne erano previsti otto ma si sono presentati solo in tre, Giada Vitale compresa. Proprio la Vitale è stata la prima a parlare: dapprima interrogata dal Pubblico Ministero, il dottor Federico Carrai, e successivamente dal suo legale, l’avvocato Giuseppe D’Urbano, e infine dall’avvocato Ciro Intino del foro di Roma, legale difensore di Don Marino il quale era presente in aula.

    Giada ha raccontato tutta la sua storia dall’inizio, rispondendo alle domande che via via le venivano poste: dai primi approcci, ai primi incontri, ai luoghi nei quali abitualmente don Marino abusava di lei e alla descrizione dettagliata dell’atto sessuale. Dagli sms “amorosi” che il parroco le inviava sino alla confessione degli abusi fatta, dalla stessa Vitale, ad una corista.
    Gli altri due test sono un responsabile del coro del quale la ragazza faceva parte e un direttore dello stesso coro. Hanno parlato delle attività parrocchiali inerenti la loro attività canora: orari e luoghi delle prove. L’udienza svoltasi a porte chiuse, è stata aggiornata al prossimo 14 marzo 2017 alle 14.30 quando verranno ascoltati altri testimoni della Procura.

    http://www.primonumero.it/attualita/news/1482263863_larino-processo-don-marino-testi-in-aula-giada-ho-raccontato-la-mia-storia.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

    Alessandro Corroppoli
  • Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

    Lo scandalo degli abusi sui bambini sordi ha già fatto il viaggio da Mendoza a La Plata. L’Arcivescovo fa le prove di un alibi, riprodotta senza critiche dal quotidiano El Día (Il Giorno) ma smentita dalle vittime sopravvissute.

    Foto Ivanamaiarota/Facebook Cattedrale La Plata

    Da appena dieci anni i massimi esponenti della Chiesa Cattolica si sentono osservati da vicino. È che la pentola scoperchiata nell’Istituto Provolo di Mendoza, sugli appunti degli abusi sessuali a bambini sordi ed audiolesi che gravano sui preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, schizza la sua marcescenza in varie direzioni.

    I fatti sono tanto aberranti che il caso tende a superare quello che ha visto come protagonista il padre Giulio Cesare Grassi. E non solo per gli abusi propriamente detti ma per il livello di complicità e copertura istituzionali della gerarchia ecclesiastica. Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, il Papa Francesco.

    Dalle Ande al Río de La Plata (Fiume di La Plata)

    Fino al momento sono 22 le vittime scoperte negli appunti di Corradi e Corbacho. Ma in ogni nuova dichiarazione testimoniale esce un nuovo caso o l’indizio di molti altri da scoprire. E chi testimonia sono le vittime, cioè che hanno il (triste) privilegio di contare su tutta la credibilità possibile. In queste ore sono appena venuti alla luce quelli che sembrano essere i primi di una lunga lista di casi, con questi preti e con questo istituto come protagonisti, ma nella succursale platense del Provolo.

    Così ha confermato il titolare della Magistratura numero 4 di Delitti connessi con la Tratta delle Persone e Pedofilia della capitale della provincia di Buenos Aires, Fernando Cartasegna. Il funzionario ha confermato al quotidiano El Día che, prodotto dell’indagine che si sta portando avanti in Mendoza, entrambi i sacerdoti sono sospettati di avere commesso lo stesso delitto su almeno due persone, quando vivevano e “lavoravano” in La Plata.

    Cartasegna ha inviato entrambi i casi all’Arcivescovato platense per chiedere informazioni su entrambi i sacerdoti, ed anche all’Istituto Antonio Provolo locale, dove Corradi e Corbacho hanno avuto incarichi anni fa. E come misura più urgente sta “facendo un appello per far sì che le persone che sono state vittime si avvicinino a dare la loro testimonianza, garantendo loro il sostegno e l’appoggio necessari attraverso le nostre squadre specializzate”.

    Leggi anche Istituto Provolo: “Chiediamo allo Stato che vengano ritirati i privilegi alla Chiesa”

    Istituto Provolo di La Plata ubicato tra le strade 47 e 25 (foto Los Andes)

    Quante vittime saranno? Decine? Vale la pena ricordare che Corradi ha girato nelle aule dell’istituto quasi tutta la decade del 90, avendo di fronte centinaia di bambini. E Corbacho ha fatto le sue cose tra il 2007 ed il 2015, secondo quanto riconosce proprio lo stesso Arcivescovo di La Plata Héctor Aguer.

    Non starà mentendo?

    Precisamente Aguer ha appena fatto dichiarazioni sull’argomento. Una cosa che non ci si aspettava tanto presto da parte di una delle massime autorità ecclesiastiche dell’Argentina, abituata a passare decenni mantenendo un silenzio oscenamente complice con il potere genocida. E lo ha fatto sulle stesse pagine de El Día, il quotidiano del mattino platense tanto appassionato nell’ingraziarsi (per quanto possibile) la curia.

    Insieme alla nota sui due casi scoperti in La Plata, El Día da un prezioso spazio al monsignor Aguer per fargli lanciare una serie di autogiustificazioni di bassa lega ed alcune menzogne. Almeno, così lo certificano dalla Rete di Sopravvissuti all’Abuso Ecclesiastico. Julieta Añazco, vittima del prete Héctor Ricardo Giménez negli anni 80, e Liliana Rodríguez, assistente psicologica della Rete, sono d’accordo nello smentire con fondamenti solidi il conservatore, misogino e fascistoide arcivescovo (che, vale la pena di ricordare, è il colonnista stabile di El Día già da vari anni).

    Per andare per parti, prima bisogna vedere cos’ha detto Aguer. Il quotidiano El Día ha presentato questo giovedì (giorno della Madonna, a proposito) una nota che non è altra cosa che la riproduzione completa di un testo dell’arcivescovo stesso, con solo una premessa che invita a leggerlo. Il testo originale è stato diffuso dalla curia in forma di comunicato, sul quale è pertinente sottolineare che la sua riproduzione  completa e senza critica da parte del quotidiano del mattino non avrebbe altro obiettivo che propagandare al massimo la versione ufficiale della Chiesa.

    Tra le altre definizioni sugli abusi sessuali, Aguer dice che “questo delitto abominevole manifesta la violazione dei giuramenti pronunciati dai clericali  all’eleggere liberamente la castità perpetua per il Regno dei Cieli e per il servizio degli uomini, ma oltretutto costituisce una gravissima ingiustizia contro coloro che dovrebbero proteggere ed educare; contro i bambini che sono stati vittime della loro perversione, contro le loro famiglie, contro la Chiesa e contro la comunità civile”.

    A sua volta Aguer espone che lui non può fare a meno di “deplorare, con vergogna e suppliche di perdono, il male che è stato inferto a minori innocenti”.

    Aguer si dedica anche, nel testo, a screditare tutto quanto detto in una nota pubblicata dallo stesso quotidiano quattro giorni prima, nella quale si metteva a nudo la storia perversa dei preti Corbacho e Corradi. Se si tiene in conto che quasi la totalità della nota è basata sulla solida testimonianza di Julieta Añazco, si potrà comprendere meglio l’intenzione delle parole di Aguer.

    Sul caso del prete Giménez, l’aguzzino della Añazco, Aguer si è dedicato ad imbastire una storia fasulla nella quale, ovviamente e prima di tutto, lo stesso resta escluso da ogni responsabilità. Dice che  il prete è stato seguito con una causa inquadrata come una grave mancanza nel Diritto Canonico ed è stato sanzionato in maniera contundente. Ma contraddice inoltre la Añazco anche nei dati che la donna ha più che certificati. Nel caso dell’Istituto Provolo, l’arcivescovo direttamente considera sufficiente dire che “non ci sono mai state denunce” contro Corradi e Corbacho durante il loro passaggio da La Plata, così che nessuno abbia da dire.

    Monsignor Héctor Aguer (foto Caja de Abogados bonaerense)

    Dietro ad ogni prete abusatore c’è un vescovo che lo copre

    Consultata da questo quotidiano, Julieta Añazco ha espresso che “monsignor Aguer sta mentendo e si suppone che mentire si a peccato”. La donna, riferimento argentino della Rete mondiale di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico, assicura che sul caso del quale lei è vittima, Aguer dice cose che non sono (vere). “Da più di quattro generazioni Giménez sta abusando di bambini, è logico che qualcuno lo sta coprendo”, sentenzia la Añazco.

    Ed assicura che è impossibile che la curia non conosca il suo caso (come ha lasciato intendere Aguer su El Día) perché la prima denuncia è stata fatta nel 1986 ed alcuni anni fa Giménez è stato anche denunciato mediante una lettera inviata al Vaticano. Lei ha detto la stessa cosa, in un teso incontro, al presidente del Tribunale Ecclesiastico di La Plata, Javier Fronza, il quale, su richiesta di Aguer, proponeva di prendere l’argomento con “serenità e riflessione” allo stesso tempo che le ripeteva di non sapere della denuncia del 1986 .

    Añazco smentisce anche la massima autorità dell’Arcivescovato platense in ciò che si riferisce alla traiettoria del prete Giménez. “Aguer si dimentica di raccontare che  Giménez ha dato messa per un mucchio di anni nella cappella dell’Ospedale Italiano di La Plata, dopo essere stato cacciato da Magdalena”, da dove se n’è andato con una denuncia ed è stato persino in carcere per un tempo. “Recentemente, dopo il fatto di Magdalena, è stato mandato all’ospedale (pubblico) San Juan de Dios, dove ha celebrato messa almeno fino a tre anni fa. Ora sì che sta vivendo recluso, probabilmente nella casa per anziani Marín, ma da non più di un anno”.

    Secondo la Añazco, Aguer vuole dare ad intendere che Giménez ha purgato le sue colpe grazie alle azioni decise dalla curia e da vari anni è una povera anima in pena a pezzi in un asilo di anziani. “Questa è una menzogna” si esaspera Julieta, perché “un anno fa Giménez stava cercando di ottenere la sua patente di guida e viveva nella sua casa di Los Hornos”.

    Tuttavia non sono le menzogne ciò che più causa dolore in Añazco. “Ma che le parole di Aguer a me fanno molto male i bimbi del Provolo che sono stati e vengono abusati” rifletti. Ed in questo senso consiglia coloro che accompagnano i bambini in Chiesa o che mandano i loro figli in collegi religiosi  “che siano più curiosi, che chiedano ai loro bambini di che cosa parlano, che succede al momento della  confessione, cosa fanno i sacerdoti con loro”.

    Da quando si è unita alla Rete dei Sopravviventi lei ha ascoltato infinità di storie come la sua. “Un sacerdote non ha ragioni di sedere un bimbo sulle sue gambe per far sì che gli racconti i suoi peccati. E questo, sappiamo che fino a non molto tempo fa nel collegio San Pio de La Plata un sacerdote lo faceva continuamente. Incluso ci sono racconti che fino a pochi anni fa in San Vicente de Paul un sacerdote domandava domandava alle bambine se si toccavano, quante volte, come lo facevano, pensando cosa; e se loro gli dicevano che non lo facevano allora lui spiegava loro come farlo. Sarebbe bene che gli ex alunni di questi collegi parlassero un giorno, alcuni già sono intorno ai 30 anni”.

    Su tutto, ciò che espone la Añazco, ovviamente Aguer non lo ha scritto né lo scriverà nelle sue abituali colonne domenicali di El Día.

    Leggi anche Carlos Lombardi: “Il finanziamiento statale per la Chiesa è  anacronistico e dovrebbe essere abrogato”

    Né malati né sbandati

    Liliana Rodríguez ha parlato anche con La Izquierda Diario (Quotidiano La Sinistra) ed è stata d’accordo con la Añazco nel condannare le parole di Aguer. La psicologa e terapeuta della Rete di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico ha deciso di rispondere al monsignore, soprattutto rispetto alle sue definizioni generali, che marcano la “linea” ufficiale della curia sul tema.

    “Sono d’accordo con Aguer su che tutta la società si è commossa con questi fatti. Ma l’unico che sembra “rendersi conto” solo ora di questi aberranti delitti è lui”, rilancia serena ma contundente. E si dirige ad Aguer dicendondogli che “non è con vergogna e suppliche di perdono che si ripara il gravissimo danno commesso. È assumendosi tutta la responsabilità che compete all’istituzione Chiesa e la sua propria per la complicità, nel trasferire i preti abusatori perché continuino ad abusare sistematicamente come è successo nei trasferimenti da La Plata a Mendoza”.

    La professionista specializzata, dedicata ad accompagnare le vittime nella loro ricerca ricostruttiva, ricorda ad Aguer che “i preti abusatori non sono in nessuna maniera degli sbandati. Sono delinquenti. Sono delinquenti di lesa umanità. Per questo non è attraverso la conversione dei preti, come lei espone, che si darà una soluzione al problema. Il cammino deve essere la giustizia ordinaria e magari sia il carcere che si meritano”.

    Come abbiamo già sviluppato in un’intervista precedente con questo quotidiano, Rodríguez ha sottolineato che “questi delitti continuano ad essere vigenti per l’assoluta responsabilità dell’istituzione Chiesa. Perché è attraverso l’impunità che offrono a questi preti che questi continuano a perpetrare (questi delitti)”. Ed avvalora moltissimo (il fatto) che le denunce vengano alla luce per combattere questa impunità.  “Sembra che ora il tappeto con il quale la Chiesa Cattolica ha coperto i preti abusatori stia diventando molto piccolo ed allora si cominciano a moltiplicare le persone che, con enorme coraggio, denunciano. Per questo non dobbiamo confonderci: noi rispettiamo assolutamente tutte e ciascuna delle persone con i loro credo religiosi. Il punto in questione qui è l’istituzione Chiesa e le sue metodologie di fronte a questo delitto, con il suo Diritto Canonico creato solo per proteggere i preti. Per questo davanti a questo delitto di abuso ci sono solo due posizioni: o si difendono e proteggono le vittime per dare fiducia sociale a quelle persone che non hanno ancora in animo di parlarne, o si difendono e si pretende di continuare a difendere i preti abusatori”, dice la terapeuta.

    Infine, lei non crede neanche un pò ad Aguer sulla possibilità che l’arcivescovo abbia avuto conoscenza solo recentemente dei casi di Corradi e Corbacho. “Nello stesso modo che è molto difficile pensare che Bergoglio non sia a conoscenza di ciò che succede in Argentina da molto prima che lui diventasse papa. Il prete Grassi è stato condannato prima che diventasse papa e conosciamo le complicità che lui ha svolto, dei libri che ha fatto scrivere in difesa di Grassi. I rappresentanti dell’istituzione non possono non sapere questo”.

    Infine, Rodríguez chiarisce a Aguer che “i preti abusatori non sono malati. Hanno piena coscienza dei loro atti perché li pianificano e mettono in essere delle strategie per generare barriere che impediscano che si sappia ciò che commettono. In nessuna maniera sono malati”.
    Aguer insieme ai chierichetti (foto sito web dell’ Arcivescovato platense)

    “Vi chiedo di parlare per far sì che esca tutta la verità”

    Prima del finale, Julieta sottolinea la sua consegna principale, che dà un senso e un orientamento alla sua lotta: che le vittime o i suoi famigliari parlino. Sul suo caso personale, chiede “a tutte le famiglie di bambini e bambine che sono state abusate dal sacerdote Giménez, tanto in Magdalena come in City Bell, in Gonnet, nell’Ospedale Italiano; ed anche le stesse vittime, se possono. Credo che queste persone potrebbero apportare molta informazione come per dimostrare loro che non stiamo mentendo. Le famiglie della città di La Plata che hanno sofferto questi abusi, devono sapere che la loro testimonianza (anche senza fare la denuncia penale) staranno contribuendo a far sì che esca tutta la verità”.

    Mentire è un peccato, dice la Añazco qui sopra. E se per la Chiesa un peccato è equiparabile ad un delitto che deve essere castigato, applicando l’aberrazione peccaminosa sugli atti concreti e non spirituali, la menzogna è, obiettivamente, la copertura dei colpevoli.

    Non deve essere per niente gradevole per il monsignor Aguer che, in queste ore, alcune persone siano decise a fargli pagare tanti anni di orrore “sotto la sottana” per colpa di alcuni “sbandati”. No, soprattutto perché da anni molte vittime hanno smesso di essere pecore di un gregge manipolabile ed ora, armate di coraggio e giurisprudenza, sono disposte a far pagare ai maledetti clericali gli inferni lanciati su degli innocenti.

    Guarda tutta la copertura (mediatica) di La Izquierda Diario sul caso degli abusi nell’Istituto Antonio Provolo

    La nota del monsignor Héctor Aguer alla quale fa riferimento questa cronaca può essere letta completa qui

    http://www.laizquierdadiario.com/Los-horrores-de-Provolo-y-el-mentiroso-monsenor-Aguer

    Traduzione Roberta Pietra

  • Pedofilia in Argentina Zenti: pronti ad aiutare i pm

    Pedofilia in Argentina Zenti: pronti ad aiutare i pm

    «Pronti a collaborare con le autorità argentine, nel caso ci arrivasse una richiesta». Il vescovo Giuseppe Zenti commenta così il caso don Nicola Corradi, il sacerdote veronese, membro della Congregazione don Antonio Provolo, arrestato in Argentina con l’accusa di aver abusato di due minori. Un episodio che, anche se avviene oltreoceano, riapre in città la ferita delle accuse che hanno riguardato l’omonimo istituto per sordomuti. Secondo le associazioni delle vittime, che hanno fatto aprire un’indagine nel 2009, gli abusi sarebbero stati perpetrati per una trentina d’anni: fino al 1984. «Siamo informati di quanto sta accadendo in Argentina – dice ora il vescovo – e auspichiamo che il caso don Corradi, sacerdote che si trova in quel Paese da decenni, sia risolto con il buon senso e positivamente. Se possiamo aiutare in qualche maniera, con documenti e testimonianze, siamo a disposizione delle autorità».

    Nessuna intenzione di ignorare il fatto, dunque, ma rimane la linea seguita in questi anni dalla diocesi: quella di evitare il conflitto, ritornando su di un caso che la Chiesa veronese considera «chiuso». «Siamo in possesso – prosegue monsignor Zenti – di una sentenza della magistratura che non è stata pubblicizzata e che conoscono in pochi. Purtroppo, perché questa pronuncia diminuisce di molto la consistenza dei fatti, almeno come sono stati presentati in certe versioni. Abbiamo deciso di non diffonderla per evitare ulteriori reazioni violente. Naturalmente, ci sono stati episodi da condannare nel modo più assoluto, ma non diffusi come è stato fatto credere».

    Intanto in Argentina il caso guadagna più spazio giorno dopo giorno sui giornali e televisioni. A finire nel carcere Boulogne sur Mer, un quartiere di Buenos Aires sono stati in due: oltre a don Corradi, che ora ha 82 anni, un suo confratello di 56, don Horacio Corbacho. Ci sarebbero ventidue denunce: tutte si riferiscono a casi accaduti tra il 2007 e il 2009. La confraternita don Antonio Provolo ha due sedi nel Paese sudamericano: a Mendoza, dov’erano attivi i sacerdoti e a La Plata: anche qui ci sarebbero state delle vittime.

    Il vescovo C’è una sentenza italiana che diminuisce la portata delle accuse

    https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20161211/281492160949447

  • La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    È perché gli ex-Testimoni di Geova vivono, ancora, con il senso profondamente radicato di rimanere in silenzio ad ogni costo? È perché sono stati indottrinati a dover sopportare le sofferenze e le ingiustizie allo stesso modo in cui altri potrebbero accettare un pezzo di pane tostato per colazione? È perché avere un figlio sessualmente abusato è diventato così comune nelle istituzioni religiose che dobbiamo considerarlo semplicemente normale? Qualsiasi sia il motivo, io sono arrabbiato di questo e ne voglio parlare. Bisogna gridarlo ai quattro venti. Bisogna ripeterlo fino alla nausea, batterlo nelle orecchie di chiunque voglia ascoltare fino a quando nessuno potrà dire che non ne sapeva nulla e si farà qualcosa al riguardo. Per coloro che vorrebbero nascondere la questione sotto il tappeto, io dico: MAI PIU’!

    E’ un fatto inconfutabile che la Watchtower Bible & Tract Society, ha nascosto, e continui a nascondere, i pedofili. La Australian Royal Commission ha reso questo fatto chiaro e innegabile. Sì, sì, “nascondere” è un termine pesante, non è vero? “Nascondere pedofili” evoca l’immagine di sporchi vecchi nascosti in cantine dove vengono nutriti con una dieta costante di ragazzi e ragazze fino ad ingrassare sulla sofferenza di innocenti. Naturalmente, non è questo quello che intendo per “nascondere”. Quello a cui mi sto riferendo è un problema vecchio quanto la religione stessa: l’idea che una tale organizzazione sia al di sopra della legge (o al buon costume) perché risponde ad un potere superiore, Dio.

    Ai Testimoni, fin da un’età molto giovane, quasi alla nascita direi, viene insegnato ad “aspettare Geova”. Ad ogni Testimone di Geova, o ex-Testimone, drizzeranno le orecchie nel sentire quest’espressione. “Aspettare Geova” significa che, anche se viene commesso un torto, è necessario rimanere in silenzio e sopportarlo finchè Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione Watchtower. Bene . . .  insomma, questo non è proprio “bene”, dato che Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite. Così, senza ulteriori esitazioni, diamo un’occhiata ad alcuni fatti.

    Forse il dettaglio più importante da verificare, innanzitutto, è se la Watchtower sia oggi il vero canale di comunicazione di Geova Dio con la gente della Terra. Per molti di voi, questa potrà sembrare un’ovvietà, ma è importante. E’ importante perché, alla fine della storia, se Dio fosse veramente dietro l’idea che i pedofili nella sua Chiesa non debbano essere segnalati alle autorità, allora (in teoria), non importa quanto sbagliato possa sembrare, dovremmo ubbidirgli per uno scopo superiore, giusto?

    Beh, potrei elencare una serie di motivi che dimostrano che quello che dice l’organizzazione Watchtower NON viene da Dio. Ci sono innumerevoli profezie fallite. Ci sono versetti biblici che condannano il seguire qualcuno che abbia l’ardire di sostenere di avere un rapporto esclusivo con il Cristo ritornato (Matteo 24: 23-24). Potremmo anche esaminare il passato oscuro del fondatore degli Studenti Biblici (in seguito conosciuti come Testimoni di Geova), un uomo con chiari collegamenti alla massoneria, un argomento che va oltre la portata di questo articolo. Ma per fortuna, non abbiamo bisogno di investire così tanto tempo in ricerche attraverso la storia, o soppesare le incongruenze delle politiche della Watchtower. Tutto ciò che dobbiamo fare è andare direttamente alla Watchtower stessa. Molti Testimoni di Geova probabilmente non l’avranno nemmeno ancora letto, ma è stato rilasciato su jw.org un articolo di studio della loro Torre di Guardia di Febbraio 2017 dove si afferma, abbastanza coraggiosamente, tutto quello di cui abbiamo bisogno di sapere. Si prega di aprirlo e seguire (in una finestra separata, naturalmente): Torre di Guardia Febbraio 2017 Edizione Studio, “Chi guida il popolo di Dio oggi?” Paragrafo 12.

    Questo paragrafo, e in effetti l’intero articolo, è contraddittorio e conflittuale in maniera allucinante (e vi invito a leggere tutto il contesto). Gli scrittori cercano disperatamente di sollevare il Corpo Direttivo da qualsiasi obbligo o colpa per ciò che va male, mentre allo sesso tempo cercano di elevarlo ad una specie di autorità. Qui ci sono tre citazioni dall’inizio, metà e fine del paragrafo.

    Il Corpo Direttivo non è ispirato e nemmeno infallibile. Quindi, a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali.

    Queste due frasi da sole dovrebbero essere sufficienti per far andare via chiunque. Voglio dire, quale sarebbe lo scopo di qualsiasi religione se non quello di ricevere la verità spirituale e una sorta di avvicinamento al divino?

    Gesù non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto.

    Um. . . In realtà, lo ha detto. Infatti, la parabola dello schiavo fedele e discreto più o meno specificamente dice che se il cibo è cattivo o imperfetto allora si saprà che viene dallo schiavo malvagio. E’ dovere dello schiavo fedele e discreto fornire cibo perfetto al momento giusto (Matteo 24: 45-51).

    Quali prove ci sono del fatto che è proprio il Corpo Direttivo a ricoprire questo ruolo? Prendiamo in esame gli stessi tre fattori che aiutarono il corpo direttivo del I secolo.

    Il paragrafo successivo inizia in contraddizione assoluta con il precedente. Questo è l’ultima citazione dall’articolo che vi farò, non voglio annoiarvi. Il resto sta a voi, potete leggere a vostro piacimento da jw.org. Quindi, andiamo a leggere alcune frasi del paragrafo tredici.

    Lo spirito santo ha aiutato il Corpo Direttivo a capire verità bibliche che in precedenza non erano state comprese. Riflettiamo ad esempio sulla lista di dottrine spiegate o chiarite menzionata nel paragrafo precedente. Non è di certo merito di un uomo se queste “cose profonde di Dio” sono state scoperte e spiegate!

    Quali “verità bibliche”? Avevano appena detto che il Corpo Direttivo non è né ispirato né infallibile e che potrebbe sbagliare in materia dottrinale e organizzativa. L’hanno appena detto. Non ti puoi vantare di aver rivelato le “cose profonde di Dio” quando hai appena detto che le “cose profonde di Dio” che hai “scoperto” potrebbero essere, e spesso lo sono state, sbagliate. Non puoi dire che il Corpo Direttivo non è ispirato da Dio ma allo stesso tempo viene “guidato” dallo Spirito Santo di Dio. Se il Corpo Direttivo fosse guidato dallo Spirito Santo di Dio sarebbe… beh, è la definizione esatta di essere ispirato. Quindi, di che stiamo parlando?

    Questo è un subdolo, inquietante, doppio-linguaggio di proporzioni Orwelliane. Perché lo fanno? Qui, il Grande Fratello sta dicendo che lui è solo un essere umano, commette errori, potrebbe essere assolutamente in errore su ogni singola cosa che comanda e nonostante questo egli rappresenta ancora l’unica vera organizzazione di Dio. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che i suoi fedeli devono obbedire ai suoi comandi e fare ogni singola cosa che richiede perché Dio è con lui, anche quando i suoi comandi sono contrari a qualsiasi cosa che Dio o Gesù abbiano mai insegnato. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che ha tutto il diritto di nascondere i pedofili, distruggere le famiglie, disassociare persone, condannandoli così all’esclusione dal paradiso e alla dannazione eterna, e che nessuno ha il diritto di mettere in discussione la sua autorità perché Dio lo ha approvato a prescindere, sia che si sbagli o meno su una qualsiasi di queste cose.

    Questa roba è importante. Questa roba conta. Ho evitato di utilizzare fin qui questa parola, in quanto offende immediatamente, ma non posso più evitarla. Questa “religione” è una setta. Si tratta di una setta che si è diffusa a livelli senza precedenti. E distrugge delle vite. Persone in ogni parte del mondo stanno morendo perché sono convinti che Dio vuole che rifiutino importanti cure mediche. Genitori sono costretti ad invecchiare senza conoscere i loro figli o nipoti. Le vittime di stupro vengono incolpate e poi bandite dall’organizzazione, dopo di che, vengono completamente evitate dalla sola rete di sostegno che abbiano mai conosciuto. Molti si suicidano, non riuscendo ad affrontare l’isolamento e l’ingiustizia. Altri rimangono in silenzio. Per mantenere i contatti con le loro famiglie preferiscono far finta che non sia mai successo nulla, anche se questo significa continuare a vivere sotto l’opprimente pugno di ferro del Corpo Direttivo.

    Quindi, ora che abbiamo stabilito la vera natura dell’organizzazione Watchtower, esaminiamo le conclusioni della Australian Royal Commission.

    Angus Stewart non è un-ex Testimone di Geova “apostata”. Lui è un imparziale terzo che lavora per la Australian Royal Commission e che ha notato che l’organizzazione dei Testimoni di Geova riceve tre o quattro accuse di abusi sessuali su minori ogni mese (nella sola Australia). Ci sono state 1006 accuse dal 1950. Per specificare, significa 1006 pedofili. Non stiamo contando le vittime. E’ anche importante ricordare che l’ambito di questa indagine è ristretto alla sola Australia. Possiamo solo immaginare il numero delle vittime in tutto il mondo, dato che molti sono incoraggiati (costretti?) a rimanere in silenzio. Per una religione che si vanta di essere superiore, il solo, unico e vero canale di Dio sulla Terra, anche una sola vittima è di troppo.

    Premetto che questa non è una rassegna completa dei risultati dell’ARC. Informazioni più dettagliate sono disponibili all’indirizzo childabuseroyalcommission.gov.au.

    Infine, prendiamo in considerazione la cultura dell’organizzazione dei Testimoni di Geova quando si tratta di abusi sui minori, e facciamolo dall’alto verso il basso.

    Sul piano organizzativo, si tratta di una materia che è disperatamente… beh… nascosta. La Watchtower ama distinguersi come faro di luce, separata dal mondo e ispirata (o forse no) da Dio. Avere pedofili nella vera organizzazione di Dio non la renderebbe più tale! Di conseguenza, viene diffuso un clima di “incolpa la vittima”.

    Quanti anni ha il bambino?

    Ha un’immaginazione iperattiva?

    Proviene da una famiglia “spiritualmente forte”?

    Che dire dell’accusato?

    E’ un membro stimato della congregazione?

    Gli anziani incaricati delle indagini sentono di conoscerlo abbastanza bene per credere che le accuse possano essere vere?

    Ci sono stati dei testimoni del crimine (una cosa molto rara, quando si tratta di abusi sessuali ndr)?

    (Queste sono le domande, fornite dall’organizzazione, che gli Anziani sono tenuti a valutare quando ricevono un’accusa di molestie su minori, ndr)

    Il punto più importante, però, è che nessuna di queste domande ha importanza. Non sono pronunciate dalle persone giuste. Ai Testimoni di Geova viene insegnato di non fidarsi delle autorità secolari (mondane), in quanto tali autorità non hanno “la benedizione di Geova”. “Lavorano per il mondo di Satana”. Tutte le questioni di tale natura devono essere risolte internamente in modo da non “recare biasimo sul nome di Geova” (jwfacts.com).

    Nella migliore delle ipotesi, l’imputato verrà disassociato, ma gli sarà permesso di continuare a partecipare alle riunioni della congregazione ed essere riammesso in mezzo a loro in un secondo momento. Nessuno nella congregazione sarà a conoscenza dei suoi crimini. Nella peggiore delle ipotesi, la vittima verrà congedata come testimone inaffidabile e l’imputato non subirà alcuna ulteriore indagine.

    Questo a livello organizzativo. Ecco invece cosa succede sulla terra. . . nella mente del Testimone di Geova.

    Quando ho saputo dei risultati della Commissione Reale Australiana, ho contattato attraverso Facebook mia sorella, che è ancora una Testimone di Geova attiva e ha due figli piccoli. Anche se non parlavamo da molto tempo, e non ho avuto altri mezzi per comunicare con lei, ho tentato un approccio per dirle quello che avevo appreso. La sua risposta? Mia sorella ha respinto quello che avevo detto, anche se per sapere tutto questo basta una veloce ricerca su internet. Mi ha risposto “queste sono notizie, per te” e mi ha subito ricordato che era stato profetizzato che alla fine del sistema di cose i Testimoni di Geova sarebbero stati perseguitati. L’ho pregata che stesse attenta, per il bene dei suoi figli. Neanche ventiquattro ore più tardi, mi aveva bloccato.

    I Testimoni di Geova, pur avendo dei leader che ammettono di non essere ispirati e infallibili, vi cancelleranno immediatamente dalla loro vita appena pronuncerete una parola negativa sulla loro preziosa organizzazione. Una giovane donna con due bambini piccoli bloccherà suo fratello, che l’ha contattata preoccupato. Lei respingerà delle accuse che potrebbero avere implicazioni disastrose per la sua famiglia. Lei metterà la testa sotto la sabbia. Questo anche se tutte le informazioni sono giusto accanto a lei. Questo fatto, da solo, rivela la vera natura della presa che questa organizzazione ha sui suoi aderenti. Mia sorella ha due bambini piccoli che sono convinto che ama molto profondamente. Nonostante questo, anche se pensa ci sia una minima possibilità che le stia dicendo la verità, non indagherà sull’argomento. Per me, questo è scioccante e sconvolgente. Se avessi due bambini piccoli e pensassi che ci potrebbe essere anche solo un barlume di una possibilità che potrebbero essere in pericolo, ribaltarei fino all’ultima pietra e abbatterei ogni muro fino a quando non fossi convinto che siano al sicuro. Ogni genitore ragionevole farebbe lo stesso. Ed è per questo che io so che mia sorella si trova in una setta. Immaginare che la Watchtower abbia qualcosa in meno della perfezione va oltre l’ambito del suo pensiero cosciente.

    Quindi, ripeto, questo deve essere urlato ai quattro venti.


    Fonte del materiale: http://www.newslogue.com/debate/136/CaelMcIntosh

    Fonte dell’articolo https://jwanalyze.wordpress.com/2016/12/09/la-scioccante-verita-sui-testimoni-di-geova-una-cultura-che-nasconde-i-pedofili-e-disprezza-le-vittime/#more-26678

  • Caso Anello e abusi sessuali in chiesa, i preti sapevano e non hanno denunciato

    Caso Anello e abusi sessuali in chiesa, i preti sapevano e non hanno denunciato

    C’è chi aveva saputo qualcosa, aveva sentito lamentele su alcuni atteggiamenti inequivocabili da parte di un militare e di un frate cappuccino, ma ciò nonostante diversi parroci non hanno parlato, non si sono rivolti né alle autorità giudiziarie né a quelle ecclesiastiche. Intanto lunedì si è svolto l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del colonnello Salvatore Muratore e del cappellano del Civico Salvatore Anello. Tre ragazzine di 12, 13 e 16 anni hanno confermato in Procura le scabrose circostanze in cui si sono trovate. Il frate cappuccino, pur non essendo stato riconosciuto dalla diocesi palermitana quale esorcista, si dilettava nelle preghiere di guarigione. Riceveva le fedeli nei locali della chiesa dei Cappuccini e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe allungato le mani, facendole scivolare sotto le magliette e i pantaloncini di donne fragili e ragazzine indifese.

    In una città già macchiata da diverse storie di abusi sessuali legate a uomini di chiesa, da padre Turturro a Borgo Vecchio a padre Nuvola e don Roberto Elice, un’altra inchiesta rischia di gettare fango sul mondo religioso palermitano. Dove però – è giusto sottolineare – la stragrande maggioranza dei preti svolge un lavoro fondamentale, soprattutto nelle periferie a volte dimenticate dalle amministrazioni. In questo caso a infrangere il muro dell’omertà sono state alcune delle vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare, di rivolgersi alla giustizia fornendo un input fondamentale per l’avvio delle indagini condotte dalla polizia giudiziaria della polizia di stato presso il tribunale dei Minori. Dopo il racconto di una donna sono stati contattati e convocati numerosi preti che predicano nelle chiese palermitane e non solo. Una di loro decise di non recarsi più agli incontri con padre Anello, rivolgendosi a quel punto a Fra Benigno della chiesa dei Frati Rinnovati di via alla Falconara, guida per gli esorcisti in Sicilia. Di fronte al racconto della donna avrebbe ammesso di aver già sentito lamentele sul conto di padre Anello.

    Raggiunto da PalermoToday ha subito negato ogni tipo di collaborazione per fare chiarezza sulla vicenda: “Non ho alcuna intenzione di parlarne o rilasciare interviste”. Stessa risposta è arrivata dall’Arcidiocesi palermitana guidata da monsignor Corrado Lorefice che, per bocca dell’ufficio stampa, non si è voluto esprimere sull’argomento: “Queste presunte storie di abusi hanno riguardato un frate dei Cappuccini. Se volete risposte dovreste rivolgervi al loro ordine provinciale”. Per l’arresto di don Elice invece l’arcivescovo si è detto fortemente addolorato, sia per le vittime che per la comunità ecclesiale. La dirigenza dell’ospedale Civico di Palermo, appresa la notizia, ha subito sospeso la convenzione da 20 mila euro. L’ordinario diocesano, il monsignor Giuseppe Oliveri, a stretto giro di posta ha quindi nominato al suo posto il reverendo padre Enrico Miranti.

    Nell’inchiesta emerge come le fragili vittime abbiano deciso in ultima istanza di rivolgersi a un prete per scacciare un presunto “malocchio” o il “demonio”. Sarebbe questo il pretesto adottato dal frate cappuccino, stando alle parole riferite al gip Gabriella Natale con a fianco una psicologa, mentre nella stanza accanto c’erano in ascolto il sostituto procuratore Giorgia Righi e gli avvocati della difesa. Nella stessa giornata, mentre le coraggiose e giovani vittime hanno deciso di vuotare il sacco e collaborare, padre Anello ha preferito rinunciare alla possibilità di essere ascoltato.

    Durante le indagini di polizia giudiziaria, come si evince anche dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono saltati fuori i nomi di diversi “ministri reliogiosi”, da Palermo a Caltanissetta, passando per Prizzi e anche per la capitale. In un paesino alle porte di Roma c’è un prete, precedentemente in servizio presso la chiesa di San Giuseppe ai Teatini di Palermo, che era stato contattato telefonicamente da una donna che chiedeva supporto. “Le ho consigliato di rivolgersi alla polizia, ma questo ha spaventato la donna – spiega – che temeva di scatenare un terremoto in famiglia rischiando di perdere il marito. Ho chiesto un appuntamento all’arcidiocesi ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. Di fatto, però, non arrivò alcuna denuncia. Una vittima si era rivolta anche a un prete della zona Noce che, in prima battuta, si era offerta di accompagnarla salvo poi sparire e farsi sentire nuovamente per sconsigliare la denuncia fornendo garanzie su “percorso di purificazione” intrapreso dal peccatore.

    Altre delle risposte ricevute dai preti chiusi nelle loro sagrestie lasciano spiazzati. “Non rilascio alcuna intervista, ma posso dire di aver ascoltato la donna e basta. Le ho anche spiegato che in ciò che era accaduto non c’era il segno di Gesù. Ma non è della mia diocesi – spiega un prete nisseno – e non è nel mio stile invitare a denunciare. Mi sono limitato a dare un consiglio, poi ognuno è libero di fare ciò che crede”. Un altro parroco del Palermitano che era venuto a conoscenza dell’accaduto, si è appellato impropriamente al “segreto confessionale”: “Sono stato contattato da un altro prete e ho ascoltato questa donna. Ho cercato di darle aiuto, ma non possiamo riferire nulla alle autorità. Tutto dipende dalla volontà di chi è coinvolto”.

    Nessuno tra coloro i quali erano venuti a conoscenza dell’accaduto ha ritenuto necessario fare un passo in più, richiedendo un incontro urgente con l’arcivescovo o recandosi in Procura per collaborare alle operazioni di polizia e permettere che i due uomini venissero fermati. L’inchiesta, ancora nella sua fase iniziale, rischia di diventare solo un altro caso della lunga lista redatta da Rete L’Abuso onlus, associazione presieduta da Francesco Zanardi: “Sono circa 130 i preti condannati negli ultimi 15 anni e circa un centinaio quelli ancora sotto indagini. L’Onu nel 2014 ha emesso una sentenza pesante nei confronti del Vaticano, chiedendo di rivedere la regolamentazione. Ma in tal senso il Governo è rimasto immobile. Oggi un uomo di chiesa non può denunciare alle autorità ma deve rivolgersi prima ai suoi superiori, ai quali poi spetterebbe il compito di rivolgersi a polizia e magistratura. Con la nostra associazione  stiamo pressando per far inserire l’obbligo di denuncia“.“

    http://www.palermotoday.it/cronaca/esorcismi-abusi-sessuali-padre-anello-muratore-retroscena.html

     
  • FEDERICO TULLI: il primato della chiesa di Bergoglio

    FEDERICO TULLI: il primato della chiesa di Bergoglio

    «Dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del 2%», disse papa Bergoglio a Eugenio Scalfari in una famosa intervista pubblicata su Repubblica il 13 luglio 2014. In base all’autorevole stima, solo in Italia, dove vivono oltre 30mila ecclesiastici, i preti e le suore giudicati responsabili di abusi su minori in base al diritto canonico potrebbero essere almeno 600. Un’enormità considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer.

    Diversamente dal Vaticano, in Italia non esiste una casistica istituzionale sulla diffusione della pedofilia. Il ministero delle Pari opportunità si avvale di un Osservatorio permanente che per ora si limita ad osservare. Nel 2007 il governo Prodi firmò i protocolli per la creazione di una banca dati per monitorare il fenomeno, con relativo stanziamento in finanziaria di 6mln di euro. Non è mai entrata in funzione. Con quali conseguenze? «In assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e un monitoraggio della casistica, i dati disponibili sono pochi e non esaustivi» si legge nel Dossier del Telefono azzurro sulla pedofilia pubblicato nel 2010. «Passa così l’idea, nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno circoscritto a determinati ambiti che di volta in volta finiscono alla ribalta della cronaca (come la scuola o la Chiesa), o specifiche realtà di degrado sociale. Mentre i dati – conclude Telefono azzurro – ci dicono chiaramente che si tratta di un fenomeno pervasivo, che purtroppo è presente in tutti i contesti nei quali siano presenti bambini».

    In che misura è presente la pedofilia nella nostra società? Ci si può fare un’idea oggi pescando tra i dati Istat il totale delle persone detenute in Italia nel 2015 per “atti sessuali con minorenne” e “corruzione di minorenne”: 705. Se aggiungiamo “prostituzione minorile”, “pornografia minorile” e “detenzione di materiale pornografico attraverso sfruttamento di minori” arriviamo a 1152.

    In Italia le persone maggiorenni sono circa 47mln, vien da sé che il tasso di pedofilia nella popolazione (0,000024) seppur calcolato a spanne in base ai dati Istat è molto lontano da quel 2% del clero ecclesiastico. Certo, 1152 pedofili sono tanti, troppi. Ci sono preti statunitensi che hanno confessato da 130 a oltre 200 stupri. Serial killer, appunto. E poi c’è da considerare che raramente un pedofilo viene denunciato. Una volta su 100? Due su cento? Non si sa. Oltre alla capacità del pedofilo di mimetizzarsi, anche il contesto socio-familiare in cui si consuma di norma la violenza, secondo Telefono azzurro, fa sì che il fenomeno rimanga sostanzialmente “sommerso”. Ma il “sommerso” c’è anche nella Chiesa, come denunciò la Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel febbraio del 2014 (cfr. “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, L’Asino d’oro ed., 2014, pp. 205-265).

    In attesa che la banca dati ministeriale cominci a monitorare, di certo c’è che anche se i detenuti in Italia fossero 10mila o 100mila rimarremmo a distanza di sicurezza dalle percentuali vaticane. Per pareggiare il mostruoso primato della Chiesa cattolica, ai tempi di papa Francesco, le nostre carceri dovrebbero ospitare un milione di pedofili.

    Federico Tulli