Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il servizio alla verità non contempla bugie

    Il servizio alla verità non contempla bugie

    di ALDO BALZANELLI – Quando si accusa qualcuno di fare “un cattivo servizio alla verità”, come ha fatto ieri nei confronti di Repubblica il settimanale della Curia, bisognerebbe evitare di dire bugie. “Al momento della nomina a Vicario generale di monsignor Ernesto Vecchi (28 maggio 2004) i vertici della Curia non erano al corrente….” scrive Bologna Sette parlando per la prima volta del caso di un prete della diocesi che è stato condannato in primo grado per aver molestato numerose bambine.

    Per la verità più che di un articolo si tratta soltanto dell´autodifesa di monsignor Vecchi costruita sulla scorta dei suoi “diari”, ma purtroppo per lui e per il settimanale diocesano, la Curia invece “era al corrente”. Lo afferma lo stesso sacerdote al processo, ma lo ha ammesso il predecessore di Vecchi, monsignor Stagni, spiegando di aver forse sottovalutato la vicenda per aver creduto al giuramento d´innocenza del prete.

    Per il resto il settimanale diocesano spende colonne di piombo per ricostruire aspetti marginali della vicenda, quasi che la vertenza sindacale tra il prete e gli insegnanti sia prevalente sulle molestie pedofile. Ma soprattutto, anche a distanza di anni, non una sola parola di solidarietà e comprensione viene pronunciata nei confronti delle famiglie delle bambine che ancora oggi portano i segni di quegli episodi.

    O degli insegnanti che si sono esposti per evitare che quegli abusi proseguissero. Non una sola parola per spiegare come mai quando il caso esplose con la denuncia del sacerdote, i vertici della Curia non inviarono nessuno a verificare cosa era successo in quella scuola. Non una sola parola per spiegare quali risultati abbia dato il processo ecclesiastico, istruito in gran segreto. Né per contraddire l´impressione avuta da una testimone convocata in Curia che più che un di un processo si trattasse di un´occasione per raccogliere elementi utili a scagionare il prete.

    Neanche una parola sul perché la Curia non abbia neppure risposto alla richiesta di risarcimento avanzata dal legale delle famiglie, visto che il sacerdote è nullatenente e come tale non è in grado di pagare la somma stabilita dal tribunale. E´ stata proprio questa richiesta che ha riportato all´attenzione della cronaca una vicenda rimasta a lungo semisconosciuta.

    Quello che Repubblica ha fatto non è “un cattivo servizio alla verità” ma semplicemente la ricostruzione di fatti, insieme alle sottovalutazioni, ai silenzi, agli imbarazzi, alle ambiguità a cui la Curia non ha mai dato spiegazioni. C´è un abisso tra la nuova volontà di trasparenza della Chiesa, le dolorose ma coraggiose ammissioni di tanti vescovi e l´atteggiamento della Curia bolognese. E sarebbe interessante, con tutto il rispetto, conoscere l´opinione al proposito del cardinal Caffarra.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/03/15/news/il_servizio_alla_verit_non_contempla_bugie-2666759/

  • Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania

    http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it….&view=ZW50aXR5

    Scandalo abusi, è rissa tra Vaticano e Germania
    Il vescovo di Ratisbona: la ministra che ci accusa è una massona
    • ROMA. Uno dei vescovi tedeschi più vicini a papa Benedetto XVI ed in prima linea nell’operazione trasparenza sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Germania ha reagito ieri a recenti critiche del Guardasigilli di Berlino sostenendo che la ministra non ha i titoli per pronunciarsi su questo tema dato che sarebbe vicina alla massoneria e vorrebbe in sostanza depenalizzare la pedofilia.

    La reazione, che alimenta un attrito in corso fra Chiesa cattolica e parte del governo tedesco, è venuta dal vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller: a margine di un convegno teologico alla Pontificia università lateranense di Roma, davanti a telecamere, l’alto prelato ha affermato che «la nostra ministra della Giustizia appartiene all’Unione umanistica», l’ «Humanistische Union». Il vescovo ha sostenuto che questa associazione è una sorta di massoneria che «considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia».

    Le critiche cui ha fatto riferimento Mueller sono le accuse di «silenzio» rivolte al Vaticano dalla Guardasigilli, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. L’espo – nente della Fdp nei giorni scorsi aveva accusato il Vaticano di avere di fatto ostacolato le indagini sugli abusi sessuali commessi negli anni passati in scuole cattoliche tedesche e ha chiesto che le vittime vengano risarcite. L’accusa aveva costretto la cancelliera Angela Merkel, cristiano-democratica (Cdu), a correre ai ripari affermando pubblicamente che la Chiesa prende «molto seriamente» la questione degli abusi sessuali su minori.

    La ministra, come ha annun ciato ieri in tv un suo sottosegretario, ha proposto per il 25 marzo un incontro chiarificatore al presidente della conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, che ieri incontrerà il papa a Roma per parlargli anche di questo tema.

    Non c’è bisogno comunque, ha detto Mueller, di coinvolgere il papa: «si tratta di casi di 40-50 anni fa» amplificati da «un gran clamore dei mass media mentre i problemi che abbiamo oggi in Germania sono altri». Nel Paese inoltre «abbiamo vescovi forti» e «capaci» di affrontare la questione anche se «per la maggior parte si tratta di casi del passato ed il passato non può essere modificato».

    Il pulpito da cui sono venute le notazioni sulla ministra, considerata di tendenze progressiste e nota per dire apertamente come la pensa, è autorevole. Gerhard Ludwig Mueller, come è stato ricordato ieri al convegno presentando il suo intervento, è docente di dogmatica e fondatore dell’isti – tuto che sta curando l’edizione in 16 volumi di «tutta l’opera di Joseph Ratzinger» di cui ad aprile uscirà il terzo tomo.

    Mueller, inoltre, è impegnato in una missione delicata: far luce su eventuali abusi nel coro dei «passerotti del Duomo« (i Domspatzen, le celebri voci bianche di Ratisbona) di cui è stato direttore il fratello di papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

  • il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    MILANO – Nessuna attenuante per i sacerdoti che si macchiano del reato di pedofilia. Lo afferma con durezza monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore della Santa Sede all’Onu, mentre in Austria arrivano i primi provvedimenti. Tre preti del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf, sono stati sospesi dalle funzioni per presunti abusi sessuali e maltrattamenti – avvenuti negli anni ’80 – nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre, 75enne, ha ammesso gli abusi.

    ALMENO CINQUE CASI – «Un completo chiarimento su questi casi è dovuto ai confratelli e al pubblico» ha detto l’abate di Kremsmuenster Ambros Ebhart, dichiarandosi pronto a lavorare insieme alla diocesi di Linz e alle autorità dell’Alta Austria per far luce su questi episodi. Il quotidiano Oberoesterreichischen Nachrichten ha pubblicato un articolo in cui un ex studente della scuola accusava i tre preti di abusi sessuali e maltrattamenti. Nel complesso, le vittime di queste violenze – che sarebbero avvenute tutte negli anni ’80 – sono almeno cinque. «Mi dispiace molto che persone nel nostro istituto abbiano fatto simili esperienze di violenza» ha proseguito l’abate, sottolineando che la commissione diocesana si interesserà di questi casi. E finché non verrà fatta piena luce, i tre preti chiamati in causa – tutti sopra i 75 anni – rimarranno sospesi dai loro uffici e dai loro compiti. L’abate ha quindi messo in guardia contro «condanne sommarie» ma non ha garantito che in futuro non possano emergere altri casi simili: su questo, ha detto, «non posso mettere la mano sul fuoco».

    «NON CI SONO SCUSE» – Intervenendo a un incontro annuale delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini, Tomasi ha spiegato che non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del «crimine odioso» di pedofilia e la protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa. In apertura del suo intervento, mons. Tomasi ha citato le parole di Benedetto XVI: «L’abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso». «L’integrità fisica e psicologica dei minori viene violata con conseguenze distruttive – ha aggiunto il presule -. Gli studiosi hanno dimostrato che i bambini abusati reagiscono in modi differenti alla violenza sessuale e tra di loro si registrano maggiori probabilità di gravidanze adolescenziali, vagabondaggio, tossicodipendenza e alcolismo». «Non ci sono scuse per questo comportamento» ribadisce il presule, sottolineando che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità di tutte le istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema».

    CELIBATO – Accanto alla condanna, si delinea da parte di alti esponenti vaticani la difesa del celibato dei sacerdoti dopo lo scandalo degli abusi in Germania e l’avvio di un’inchiesta da parte della conferenza dei vescovi tedeschi per far luce sulle accuse di violenze sessuali e maltrattamenti. E dopo le dichiarazioni del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn (che ha poi rettificato la propria posizione), secondo cui il celibato è tra le cause del fenomeno. Il vescovo di Ratisbona (diocesi dove sono stati denunciati abusi nel periodo in cui il fratello del Papa era direttore del coro), Gerhard Mueller, ha definito tale teoria «una stupidaggine» e ha affermato che non c’è motivo di modificare l’istituzione. Ha però ricordato, a margine di un convegno teologico a Roma, che i sacerdoti che si macchiano di reati di pedofilia non possono continuare a svolgere il loro ruolo di rappresentanti di Cristo.

    FRATELLO DEL PAPA – Mueller ha poi ribadito l’estraneità di Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI, rispetto all’unico caso accertato di abusi sessuali commesso più di 40 anni fa nella struttura del coro di voci bianche di cui il prelato è in seguito stato direttore. «Georg Ratzinger è assolutamente, temporalmente e realmente estraneo» ha detto Mueller a Roma, ricordando che «c’è stato un solo caso di abuso (nel 1958, ndr), sei anni prima del suo inizio come maestro del coro». Un secondo caso di cui hanno parlato i mezzi di informazione è solo relativo «a una persona» che pur avendo operato per otto mesi nella struttura «è stata condannata nel 1971 per atti compiuti non presso il duomo di Ratisbona, ma altrove».

    MARADIAGA – Anche il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, si schiera a favore del celibato: «Non capisco come possa darsi un rapporto perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi». Due giorni fa era stato il portavoce vaticano padre Lombardi a sottolineare che la pedofilia non esiste solo all’interno della Chiesa. «Quello che succede – ha aggiunto Maradiaga – è che i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da non sacerdoti non sono pubblicizzati». Per evitare che queste vicende si ripetano, spiega, «dobbiamo soprattutto insistere nella formazione. E inoltre dobbiamo pensare che non si può giudicare la gente con i criteri del ventunesimo secolo, in altri tempi non si conosceva bene la psicologia umana e a volte gente che aveva indicazioni contrarie a seguire la vocazione intraprendeva la strada del sacerdozio». In difesa del celibato interviene anche il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, secondo cui «è un dono dello Spirito Santo che chiede di essere compreso e vissuto con pienezza di senso e di gioia, nel rapporto totalizzante con il Signore».

    SCHOENBRON – Il dibattito è nato appunto dalle controverse dichiarazioni del cardinale e arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn: interrogandosi sulle cause degli abusi rivelati a catena in Germania e in Austria, ritiene che derivino «sia dall’educazione dei preti che dalle conseguenze della rivoluzione sessuale del ’68, dal celibato nello sviluppo personale». Schoenbron invita dunque a «un cambiamento di visione» del celibato. Giovedì è arrivata poi una parziale rettifica: Erich Leitenberger, portavoce dell’arcidiocesi di Vienna, ha detto che Schoenborn «non ha messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino». Secondo l’agenzia di stampa cattolica Kathpress, nell’ultima edizione di «Thema Kirche», periodico dei collaboratori dell’arcidiocesi, Schoenborn aveva affermato che sugli abusi «deve esserci solo la via della verità ed è assolutamente necessario mettere al primo posto le vittime». Riprendendo le parole esatte dell’arcivescovo, l’agenzia di stampa precisa che il cardinale aveva auspicato un esame delle cause di abuso, tra cui: «La questione della formazione dei sacerdoti, così come la questione di quanto è accaduto con la “rivoluzione sessuale” della generazione del ’68. Ne fanno parte il tema del celibato, così come il tema dello sviluppo della personalità. E ci vuole anche una buona porzione di sincerità, nella Chiesa, ma anche nella società».

    Redazione online
    11 marzo 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_11/vaticano-casi-pedofilia-celibato-preti_73e6f598-2d0e-11df-a00c-00144f02aabe.shtml

  • Pedofilia, protesta a Londra: il Papa si dimetta

    Pedofilia, protesta a Londra: il Papa si dimetta

    Pedofilia, protesta a Londra: il Papa si dimetta
    LONDRA (28 marzo) – La protesta contro Benedetto XVI e la chiesa cattolica, accusata di aver coperto gli abusi dei preti pedofili arriva a Londra davanti alla più importante chiesa cattolica del Regno Unito.

    Circa cento manifestanti si sono dati appuntamento oggi dinanzi alla cattedrale cattolica di Westminster dove hanno inscenato la loro protesta mentre dalla chiesa i fedeli uscivano brandendo i ramoscelli d’ulivo della domenica delle Palme. Alcuni di questi hanno contestato i manifestanti; il primate della Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles, l’arcivescovo Vincent Nichols, è tornato intanto a difendere il pontefice, affermando che nessuno, come lui, si è battuto contro la pedofilia.

    Armati di striscioni su cui si leggeva: «Il Papa protegge i preti pedofili, si dimetta!», gli attivisti – provenienti da diverse associazioni per i diritti civili, e riunitisi in una coalizione chiamata Protest the Pope – contestavano anche la visita del pontefice in Gran Bretagna, in programma per settembre. Peter Tatchell, uno degli attivisti che hanno organizzato la manifestazione, ha affermato: «Il Papa ha avuto un ruolo diretto nella copertura degli abusi sessuali, si dovrebbe dimettere». E, riguardo al suo viaggio nel Regno ha aggiunto: «Non è benvenuto in Gran Bretagna e non vogliamo che venga onorato con una visita di stato a settembre, in particolare con una visita di stato finanziata dai contribuenti».

    La protesta dinanzi alla cattedrale non è andata giù ad alcuni dei fedeli, che hanno protestato contro il “comizio” di Tatchell, accusando l’attivista di «credersi lui il Papa». Ellen Carhill, un’irlandese cattolica di 66 anni, ha dichiarato di non aspettarsi le dimissioni del Santo Padre. «Non si dimetterà mai, non è possibile. Può solo scusarsi per quello che altri hanno fatto», ha detto la donna.

    A pronunciarsi a favore del Pontefice è sceso oggi di nuovo in campo l’l’arcivescovo Vincent Nichols, che in un’intervista alla Bbc ha ammesso che la «rabbia e lo choc» nei confronti della copertura dello scandalo da parte di alcuni ecclesiastici è «giusta», ma che le accuse verso il Pontefice sono infondate. «Il Papa non si dimetterà, francamente non c’è alcuna ragione che lui lo faccia. Se mai, infatti, è il contrario. È lui quello che più di tutti a Roma ha affrontato questo problema in maniera diretta», ha detto l’arcivescovo.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.ph…&npl=&desc_sez=

  • Pedofilia. Corte d’appello prima dimezza la pena poi arresta ex prete

    Pedofilia. Corte d’appello prima dimezza la pena poi arresta ex prete

    Si è visto dimezzare la condanna in appello, ma non ha potuto evitare le manette per lo stupro di un ragazzo riminese di 14 anni. E’ un ex prete sudamericano di 39 anni sospeso ‘a divinis’, che era stato condannato in primo grado a 8 anni. Il sacerdote è stato arrestato subito dopo la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, mentre era ai domiciliari dopo la prima condanna e probabilmente contava di evitare il carcere fino alla pronuncia della Cassazione.

    Ma non è andata così: i giudici bolognesi gli hanno dimezzato la condanna da 8 a 4 anni, confermando il pagamento di 350.000 euro alla famiglia del bambino che aveva violentato, ma lui, presente in aula, è stato subito ammanettato e portato in carcere.

    Gli episodi per cui dovrà scontare la pena risalgono al periodo 2006-2007, quando il prete, che pure non ha mai esercitato in una parrocchia riminese, aveva accompagnato la famiglia del minorenne in un pellegrinaggio a Medjugorie. Durante la gita era entrato in confidenza anche con il giovanissimo poi diventato la sua vittima. Era stato denunciato nel 2008, arrestato e condannato nel 2009 in primo grado, ottenendo poi i domiciliari in attesa dell’appello.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/pedofilia-corte-dappello-prima-dimezza-la-pena-poi-arresta-ex-prete-293070/

  • Don Lu resta in carcere: respinta istanza di scarcerazione

    Don Lu resta in carcere: respinta istanza di scarcerazione

    Savona. Don Luciano resta in carcere. E’ stata infatti respinta per la terza volta la richiesta di scarcerazione presentata dai legali Mauro Ronco e Alessandro Chirivì che difendono il prete alassino accusato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina 12enne di Albenga.

    Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Savona Emilio Fois si è quindi pronunciato ancora una volta per la custodia cautelare nei confronti di Don Lu, motivandola con la presenza di “gravi indizi di colpevolezza” a suo carico, oltre al pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Il quadro indiziario e accusatorio emerso nell’inchiesta della Procura sembra quindi solido.

    Agli avvocati difensori non è bastato portare al vaglio del giudice il racconto, a loro dire contradditorio, fornito dalla ragazzina durante l’incidente probatorio. Per l’accusa, invece, gli elementi di prova raccolti sarebbero schiaccianti: non solo i riscontri incrociati su testimonianze e persone interrogate, ma anche le analisi peritali svolte sui quattro pc sequestrati al prete alassino.

  • Il pontefice preannuncia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi

    Il pontefice preannuncia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi

    ROMA – Un duro atto d’accusa, che questa volta arriva direttamente dal soglio pontificio. Alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell’infanzia, «un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare». Lo ha affermato Papa Benedetto XVI ricevendo i partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia.

    ANNUNCIO DI LETTERA AI FEDELI IRLANDESI – «La tenerezza e l’insegnamento di Gesù – ha aggiunto il Papa che ha già annunciato per le prossime settimane una lettera pastorale ai fedeli irlandesi dopo alcuni rapporti giudiziari su abusi compiuti da religiosi – hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura».

    «La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo – ha detto il Papa commentando il ventesimo anniversario della Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia – ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi – ha aggiunto – alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare».

    «Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli – ha spiegato ancora il Pontefice – impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore.

    Perciò anche la Convenzione sui diritti dell’infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo».

    Redazione online
    08 febbraio 2010

    www.corriere.it/cronache/10_febbrai…44f02aabe.shtml

  • Inchiesta Don Lu, la Procura: “Quadro accusatorio quasi completo”

    Inchiesta Don Lu, la Procura: “Quadro accusatorio quasi completo”

    12 gennaio 2010
    Savona. In attesa della pronuncia del Tribunale del Riesame sulla scarcerazione di Don Luciano Massaferro prosegue l’indagine della Procura della Repubblica di Savona nei confronti del prete alassino, arrestato per abusi sessuali su una bambina di 11 anni. Nonostante alcune pressioni arrivate dal mondo cattolico gli elementi e le prove raccolte a carico di Don Lu hanno assunto la forma di un quadro accusatorio completo, e gli inquirenti sono convinti che difficilmente il prete alassino verrà rilasciato.

    Bocche cucite sul dettaglio delle indagini, in particolare sul quarto pc utilizzato da Don Lu, dal quale gli organi inquirenti sperano di avere gli ultimi riscontri. Dall’analisi svolta dai periti sui primi tre computer sequestrati al prete nessuna prova schiacciante, sembra, tutta la verità potrebbe quindi nascondersi nell’ultimo dei pc, che gli investigatori sperano di trovare al più presto.

    www.ivg.it/2010/01/12/inchiesta-don…quasi-completo/

     

  • Alassio: don Luciano, una borsa da pc e i sospetti su di lui

    Alassio: don Luciano, una borsa da pc e i sospetti su di lui

    C’è un quarto computer nel mirino della Procura, ma non si trova. su quel pc potrebbero esserci i “segreti” di don Luciano Massaferro, almeno questo è quello che ipotizzano gli inquirenti che indagano sul parroco della San Vincenzo di Alassio arrestato il 29 dicembre. Gli inquirenti hanno trovato una borsa da computer, ma non il pc. Che cosa significa? Il pc potrebbe essere stato fatto sparire prima del clamoroso arresto della polizia, non dopo che il sacerdote è stato trasferito e rinchiuso nel carcere di Chiavari. E’ un punto, questo, sul quale sono fermamente convinti gli inquirenti. E sulle accuse al sacerdote non vi sarebbero, come prove, solamente i racconti delle molestie subite dalla chierichetta, ma anche la descrizione precisa dei luoghi dove questi sarebbero avvenuti. Ma anche l’accusa, come del resto la difesa, attendono solo il pronunciamento dei giudici del tribunale del riesame al quale è stato chiesto di concedere la libertà al sacerdote.

    Martedì 12 Gennaio 2010 ore 14:51

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67623

     

  • Don Luciano oltre due ore davanti al giudice: per ora resta in carcere

    Don Luciano oltre due ore davanti al giudice: per ora resta in carcere

    Don Luciano oltre due ore davanti al giudice: per ora resta in carcere

    Savona. Erano circa le 13 quando Don Luciano Massaferro, il parroco accusato di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 12 anni, ha lasciato, a bordo del cellulare della polizia penitenziaria, il Tribunale di Savona. “Don Lu”, scortato dagli agenti, prima di essere fatto salire sul mezzo della polizia penitenziaria, ha detto in tono sarcastico agli operatori che lo stavano riprendendo: “Bravi bel lavoro”.

    L’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Emilio Fois è durato molto, oltre due ore e mezza, nelle quali il sacerdote ha risposto a tutte le domande che gli sono state fatte. “Il giudice si è riservato di decidere entro stasera in merito alla mia richiesta di scarcerazione” ha spiegato il legale di Don Luciano, l’avvocato Alessandro Chirivì. Tuttavia, secondo quanto ha ammesso lo stesso avvocato, è difficile che il giudice faccia “dietrofront” e decida di permettere al sacerdote di lasciare il carcere di Chiavari.

    “Non è emerso nessun elemento ‘nuovo’ durante l’interrogatorio. Don Luciano ha negato ogni addebito – ha spiegato l’avvocato -. Mi auguro solo che si faccia chiarezza anche perché per il sacerdote, da innocente, sopportare di essere rinchiuso in carcere è pesante. E’ stanco e provato di questa esperienza e di questa vicenda. Le condizioni di vita nella struttura penitenziaria lo stanno davvero mettendo a dura prova, fisicamente e moralmente”.

    “Non appena avrò ricevuto la notifica della decisione del giudice mi muoverò di conseguenza – ha aggiunto l’avvocato Chirivì -. Se l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sarà confermata presenterò la domanda al tribunale della libertà che a quel punto si pronuncierà in merito. Mi aspetto che la verità emerga e che Don Luciano venga rilasciato nel più breve tempo possibile” ha concluso il legale.

    Il nuovo capitolo di questa vicenda quindi, a meno di colpi di scena dell’ultima ora, con tutta probabilità, verrà scritto nel 2010.