Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Oppido Mamertina

  • È TEMPO DI PARLARE DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE DAI PRETI

    È TEMPO DI PARLARE DELLE VIOLENZE SESSUALI COMMESSE DAI PRETI

    Una sera di marzo del 2015, una volante di polizia era impegnata a pattugliare alcune strade di campagna nei dintorni di Reggio Calabria, quando i poliziotti scorsero una macchina appartata e si avvicinarono per fare un controllo. Al suo interno trovarono Don Antonello Tropea, sacerdote quarantaquattrenne di Oppido Mamertina, in compagnia di un ragazzino di 17 anni. Si erano conosciuti su Grindr, la “prima e più diffusa app per incontri tra gay e bisessuali”. Il ragazzo riferiva di aver ricevuto dal prete un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale, consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero. Oltre a questo, sul pc del prete la polizia scovò materiale pedopornografico, oltre a numerose chat con richieste di incontri sessuali con soggetti minori, a pagamento e non, alcuni dei quali consumati. Nel giugno scorso, il religioso è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, per prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

    La storia di Don Tropea è il piccolo tassello di un triste mosaico italiano fatto di abusi silenziosi e storie venute a galla. Basta perdere qualche minuto su Google, impostando come parametro il 2016, per leggere del prete arrestato a Palermo per violenza sessuale su minori; del sacerdote di Vibo Valentia arrestato per aver fatto sesso con un quindicenne in cambio di cinquanta euro; del prete arrestato a Brindisi per abusi su un bimbo di dieci anni; del parroco di Solza arrestato perché coinvolto in un giro di prostituzione minorile; del sacerdote del bresciano arrestato per violenze sessuali nei confronti di un dodicenne.

    Questi sono solo alcuni esempi di articoli usciti l’anno scorso, a cui se ne aggiungono molte altre decine, che diventano in fretta centinaia se si allarga la ricerca agli anni precedenti. Gli abusi sessuali di personale religioso sono un problema, non lo si scopre ora, ma ciò che stupisce è che l’unico metodo per quantificare questi episodi è proprio quello della ricerca incrociata su Google. Nel nostro Paese, infatti, manca ogni tipo di statistica annuale, biennale, quinquennale o decennale sul tema.

    «In Italia non esiste una quantificazione del fenomeno, mentre all’estero molti Paesi hanno creato commissioni d’inchiesta sugli abusi sessuali perpetrati da preti», mi spiega Francesco Zanardi, Presidente di L’Abuso Onlus, associazione che riunisce persone abusate in giovane età da personale religioso e che si batte quotidianamente contro il fenomeno della pedofilia all’interno degli ambienti clericali. «I primi sono stati Irlanda e Belgio e a giro ci sono arrivate altre nazioni. In non tutti i Paesi i dati sono pubblici, ma comunque c’è possibilità di accesso a essi». Eclatante l’esempio dell’Australia, dove la Royal Commission, istituita ad hoc per studiare la portata del fenomeno degli abusi clericali nel paese, ha concluso che il 7% dei preti cattolici australiani è stato accusato di abusi tra il 1950 e il 2010, mentre i casi quantificabili corrispondo a 4.440 violenze tra il 1980 e il 2010. In Irlanda invece, la Child Abuse Commission istituita dall’allora primo ministro Bertie Ahern ha realizzato uno studio sul tema durato nove anni, che si è concluso con un dossier contenente  le testimonianze di 2.500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80 negli istituti gestiti da preti e suore.

    Di tutto ciò in Italia non c’è traccia, e combattere il fenomeno senza statistiche in grado di quantificarlo è un’impresa ardua. Ecco perché alcune realtà hanno deciso di muoversi da sole cercando di stimare il numero di violenze sessuali commesse da preti e sacerdoti nel nostro Paese.

    L’Abuso Onlus ha creato una mappa in continuo aggiornamento che racchiude tutti i casi che è riuscita a raccogliere. La cartina è disseminata di puntini con colori diversi: il rosso rappresenta i casi di condanna in terzo grado, rei confessi o coloro che hanno patteggiato; il giallo i casi in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla; il nero gli episodi di sacerdoti indagati all’estero e rifugiatisi in Italia; il verde le comunità di recupero per preti con “problemi” di vario tipo – tra cui quelli relativi a pedofilia e abusi sessuali. La mappa si presenta come una distesa di oltre duecento spunte multicolore, questo il numero di casi di abuso raccolti dalla Onlus negli ultimi 15 anni. Oltre a questa sezione, l’associazione ha creato anche un vero e proprio elenco con tutti i dettagli relativi a ciascuno di questi casi: nome del prete, luogo di esercizio, accuse e iter del processo.

    «La nostra mappa mostra gli abusi degli ultimi quindici anni, che sono solo i casi noti e quelli che siamo riusciti a recuperare», mi spiega Zanardi. «Non esiste un database, se vuoi scovare un elenco dei preti pedofili o vai sul nostro sito o non li trovi. È impossibile avere dati sugli stupri o sugli abusi in altro modo, in Italia c’è un osservatorio antipedofilia che però non fornisce statistiche. In passato abbiamo fatto una grossa polemica con l’ufficio perché si sono rifiutati di darci i dati attaccandosi alla privacy. Noi però non avevamo chiesto nomi, solo numeri».

    Chi ha fatto un lavoro simile a quello de L’Abuso Onlus sono stati I Bambini di Satana, associazione atea che ha realizzato un database che racchiude tutti gli episodi di abusi sessuali clericali noti, con allegati dettagli su generalità del prete e diocesi di riferimento. Come spiega sul proprio sito l’associazione: “Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti ed identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”.

    France, Paris, Roman catholic and orthodox bishops

    Dunque sono solo realtà extra-parlamentari ed extra-vaticane a cercare di quantificare il fenomeno degli abusi sessuali da parte di personale clericale, e dalle poche informazioni disponibili sembra che il trend sia in costante peggioramento. Come spiega Emiliano Fittipaldi in un recente articolo per L’Espresso, “il fenomeno degli orchi in tonaca continua ad avere numeri impressionanti: tra il 2013 e il 2015 fonti interne alla Congregazione per la dottrina per la fede spiegano che sono arrivate dalle diocesi sparse per il mondo ben 1200 denunce di casi ‘verosimili’ di predatori e molestatori di minorenni. Un numero praticamente raddoppiato rispetto a quelli rilevati nel periodo che va dal 2005 al 2009”.

    Alla luce di questa situazione e delle costanti critiche rivolte dall’opinione pubblica a una Chiesa troppo spesso passiva sul tema, nel 2014 Papa Francesco ha istituito la Pontificia commissione per la tutela dei minori. In questi tre anni di lavori del nuovo organo vaticano, di numeri relativi agli abusi sessuali clericali nel nostro paese non ne sono usciti. In compenso ci sono stati dissapori interni sin dall’inizio, fino alle dimissioni nel febbraio scorso di Marie Collins, membro irlandese della Pontificia Commissione, lei stessa vittima di abusi in passato. Come motivazione principale, in un comunicato stampa, la Collins parla di “resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del Dicastero più strettamente coinvolto nel trattamento dei casi di abuso, è stata vergognosa”.

    A causa dell’ostruzionismo interno, l’organo vaticano non è riuscito a introdurre, tra le altre, la norma che obbliga la denuncia di abusi sessuali alla magistratura ordinaria, lasciando dunque ancora tutto nelle mani dei tribunali canonici. Secondo Francesco Zanardi de L’Abuso, sta proprio nella contrapposizione tra giustizia ordinaria e giustizia ecclesiastica il pilastro che permette agli abusi sessuali dei preti di restare un tema vago e fosco. «Le vittime di abusi sono quasi sempre cattoliche e dunque spesso vogliono presentarsi davanti ai tribunali canonici,» mi spiega Zanardi. «Spesso e volentieri la vittima è però costretta a presentarsi senza il suo avvocato, mentre l’avvocato del prete è presente e coglie tutti i punti deboli della persona, studiando la controparte e preparandosi a “farla a pezzi” durante il processo penale vero e proprio». In un articolo comparso a dicembre su Left, l’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega che attraverso questo iter “viene generato da un altro tribunale [quello canonico], in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante”. Oltre a questo, l’avvocato sottolinea il fatto che durante questi processi ecclesiastici “viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi”. Tutto questo procedimento, oltre a rendere difficile che venga effettivamente fatta giustizia, rischia anche di insabbiare in termini statistici i casi di abuso stessi.

    Un episodio eclatante è quello di Giada Vitale di Portocannone. Secondo quanto la stessa riferisce, la ragazza sarebbe stata abusata da Don Marino Genova per tutto il corso della sua adolescenza; decise poi di denunciare il prete all’età di diciassette anni. Nel farlo, passò prima dai tribunali ecclesiastici e secondo Zanardi de L’Abuso Onlus fu proprio questo a compromettere l’esito giudiziario del successivo procedimento penale relativo agli atti sessuali commessi quando la ragazzina aveva già compiuto 14 anni. Nel giugno 2015 il gip presso il Tribunale di Larino ha infatti disposto l’archiviazione di tale posizione perché “la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino”. Proprio il 3 ottobre è però arrivata la condanna in primo grado a sei anni di reclusione per l’altro filone del processo, quello relativo agli abusi commessi dal prete prima che Giada Vitale compisse 14 anni. Don Marino Genova era stato in realtà già sanzionato nel processo ecclesiastico per questi fatti, la pena consisteva però “nella sola sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”.

    Oggi, in Italia, mancano numeri ufficiali sul tema degli abusi di stampo clericale, ma mancano soprattutto gli sforzi da parte delle istutuzioni per far sì che questi stessi numeri possano venire a galla. Fino a ora sono stati fatti tanti proclami per debellare quello che è un problema endemico alla Chiesa, a cui però è corrisposto poco o nulla di concreto, se non procedimenti con più ombre che luci, come quelli dei tribunali canonici. «Papa Francesco ha fatto una grande campagna mediatica sui tribunali della Chiesa, per intenderci tribunali che non valutano l’abuso sessuale come reato penale quanto piuttosto come offesa a Dio», conclude Zanardi. «Per un tribunale di questo tipo la vittima e il prete sono sullo stesso piano. Anzi, la vittima appare come un peccatore che ha indotto in tentazione, mentre il prete resta, in fin dei conti, un ministro di Dio».

    https://thevision.com/attualita/abusi-preti/

  • Oppido, il prete «consapevole» dei rapporti sessuali con i minori

    Oppido, il prete «consapevole» dei rapporti sessuali con i minori

    Si faceva chiamare “Nico” e si spacciava per un insegnante di educazione fisica (in alternativa per un carabiniere) don Antonello Tropea, l’ex parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, condannato a 4 anni di reclusione (processo con il rito abbreviato) per prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di un minorenne. Adesso sono stati resi noti i motivi per i quali il Gup di Reggio, Filippo Aragona, ha condannato il prete con il vizio della prostituzione minorile pagando 20 euro per prestazione a luci rosse.

    Gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio, che hanno approfondito una segnalazione delle Volanti di Gioia Tauro quando intercettano in zona Lungomare il prete falso professore di educazione fisica che si intratteneva a bordo di una autovettura con un ragazzino (conseziente) di 17 anni a cui hanno trovato anche uno zaino zeppo di materiale pornografico.

    Il prelato, seguito, pedinato, osservato ed intercettato, è stato smascherato, così come rimarca in sentenza il Giudice dell’udienza preliminare: «Le intercettazioni eseguite in due mesi, l’analisi del cospicuo materiale sequestrato nella dimora dell’indagato, gli ulteriori controlli di polizia e le testimonianze acquisite hanno consentito di smascherare la doppia vita dell’imputato, il quale di giorno esercitava il ministero sacerdotale presso la Chiesa di San Nicola di Mira a Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, mentre la sera, sotto falsa identità si dilettava con numerosissimi rapporti sessuali, talvolta a pagamento con giovani contattati su Internet».

    Secondo il Gup di Reggio «sono emersi senza alcuna incertezza tutti gli elementi costituti del reato di prostituzione minorile», da cui la condanna a 4 anni di carcere affievolita rispetto alla più pesante richiesta di pena avanzata dal pubblico ministero (6 anni).

    Nessun dubbio, emerge dalla sentenza, sulla conoscenza e consapevolezza di intrattenersi con minori: «È stata la stessa persona offesa a riferire, prima al pm e poi in sede di incidente probatorio, che egli aveva comunicato all’imputato di essere un diciasettenne già in occasione del loro primo rapporto sessuale, con la conseguenza che la sera del 16 marzo 20015 il Tropea era ben consapevole di aver fatto sesso con un minorenne in cambio del pagamento a favore di quest’ultimo di 20 euro. Francamente non vi sono elementi sufficienti per ritenere non attendibile quanto dichiarato da Omissis nel corso del processo, ancorché questi si sia costituito parte civile, in quanto il suo racconto è apparso molto lineare e privo di contraddizioni…».

    http://www.gazzettadelsud.it/news/reggio/217985/oppido-il-prete-consapevole-dei-rapporti-sessuali-con-i-minori.html

  • SESSO CON MINORI: SACERDOTE CONDANNATO A 4 ANNI DI CARCERE

    SESSO CON MINORI: SACERDOTE CONDANNATO A 4 ANNI DI CARCERE

    REGGIO CALABRIA. Il gup del tribunale di Reggio Calabria ha condannato, con rito abbreviato, a quattro anni di reclusione l’ex parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, don Antonello Tropea, di 44 anni. Il sacerdote è stato ritenuto colpevole di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di un minorenne, ma assolto per altri due di capi d’imputazione. I suoi legali, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro hanno, hanno detto di aspettare le motivazioni della sentenza per presentare appello. Il religioso è stato arrestato nel dicembre scorso dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Le indagini erano iniziate nel marzo precedente, dopo che una pattuglia aveva sorpreso l’uomo con un minore, a bordo della sua auto, in un luogo appartato. Il ragazzo aveva raccontato d’aver conosciuto l’uomo attraverso una chat per omosessuali e di avere ricevuto 20 euro per un rapporto sessuale in auto. Il ragazzo disse anche che l’uomo gli aveva detto di essere un ricercatore scientifico.

    Sesso con minori: sacerdote condannato a 4 anni di carcere

  • OPPIDO MAMERTINA : UN RAGAZZO DENUNCIA DON ANTONELLO TROPEA. CHIESTI 6 ANNI DI RECLUSIONE.

    OPPIDO MAMERTINA : UN RAGAZZO DENUNCIA DON ANTONELLO TROPEA. CHIESTI 6 ANNI DI RECLUSIONE.

    La notizia fece scalpore non solo per i reati contestati al sacerdote ma anche per delle intercettazioni telefoniche, dove emergerebbe anche il comportamento assunto dal vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, che, consigliava a don Antonello “di evitare di parlare con i Carabinieri di queste cose e, in generale, con nessun appartenente alle forze dell’ordine.

    Inizia tutto con un controllo occasionale della Polizia di Stato che, in una zona buia dell’area industriale di Gioia Tauro, il 16 marzo scorso, trova a bordo di un’autovettura, il prete Antonio Tropea, 44enne, e un minorenne. In uno zaino, gel lubrificante, salviettine imbevute, fazzoletti e un rotolo di carta. Nel corso del controllo il minorenne racconterà di aver conosciuto il prete tramite un’applicazione del proprio smartphone, Grinder. Il sacerdote si sarebbe presentato come un ricercatore scientifico, fornendo solo un nome di battesimo, Nicola. Lo stesso ragazzo dichiarerà di aver concordato con l’uomo un incontro su What’s-app e di aver ricevuto da lui un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.

    Ieri mattina nelle aule del tribunale Reggino è stata svolta l’udienza in cui gli avvocati difensori del sacerdote , i legali Andrea e Giuseppe Alvaro, sono intervenuti per la richiesta di assolvere Don Tropea da tutti i reati che gli vengono contestati. Una sentenza molto attesa in tutta la piana di Gioia Tauro scossa dalle vicende che hanno riguardato un “insospettabile” e molto amato dalle parrocchie in cui aveva prestato servizio.

    OPPIDO MAMERTINA : UN RAGAZZO DENUNCIA DON ANTONELLO TROPEA. CHIESTI 6 ANNI DI RECLUSIONE.

  • Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

    Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

    di Claudio Cordova – Sarebbe comparso nelle prime ore del giorno in vari luoghi della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, quella che ha competenza sul difficile territorio della Piana di Gioia Tauro, soffocata dallo strapotere delle cosche di ‘ndrangheta e dal sottosviluppo economico. Ignoti gli autori del testo e del volantino, affisso in diversi comuni, ma chiarissimo il messaggio contro il vescovo monsignor Francesco Milito.

    Anzi, (mon) sign. Francesco Milito, come recita l’incipit del testo.

    Un manifesto-choc contro il vescovo, accusato da una o più persone di fatti gravissimi. Nel testo, infatti, con l’ironica dell’anafora, viene “ringraziato” il vescovo Milito di vere e proprie nefandezze: “Grazie perché con la tua manifesta complicità nei reati contro i minori, hai dato un grande impulso al nostro senso della giustizia ormai da tempo fiaccato dalla tua omertà, dal tuo abuso di potere, dalle tue minacce segrete, dalla tua abilità e destrezza a comprarti la verità per tirarti fuori e rimanere illeso. Grazie perché con le tue scelte hai tutelato e tuteli i nostri figli, i giovani, il nostro futuro, la nostra speranza, proprio come il lupo tutela le pecore. Quanto sangue innocente ancora spargerai, prima di accorgerti del male che stai facendo alle nostre famiglie, alla nostra terra?”.

    La figura del vescovo è emersa, in maniera inquietante, nella storia che ha coinvolto e portato all’arresto di don Antonello Tropea, parroco di Messignadi (frazione di Oppido Mamertina), accusato – e attualmente a processo – di sesso con minori. Dalle carte che accusano il prete, infatti, emergerebbe la perfetta conoscenza delle condotte di don Tropea da parte del vescovo Milito che, non solo avrebbe coperto le azioni del parroco, ma, anzi, lo avrebbe incitato a non dire nulla alle forze dell’ordine che indagavano sul giro di sesso a pagamento in cui sarebbe stato coinvolto don Tropea.

    Una vicenda su cui tanti – e tra questi Il Dispaccio – hanno chiesto l’intervento di Papa Francesco. Un intervento che fin qui non c’è stato. Anzi. Il vescovo Milito ha continuato la propria opera e, recentemente, ha anche nuovamente autorizzato lo svolgimento delle processioni religiose, bloccate dopo i vari “inchini” delle varette nei confronti di alcuni boss del luogo.

    La rabbia nei confronti del vescovo Milito esplode ora in forma violenta, sebbene anonima: “Grazie perché il tuo smisurato amore per il prossimo ti ha portato a servirti di ciò che siamo, di ciò che abbiamo di più caro, per le tue manie di grandezza, di potere, di protagonismo. Quando ti renderai conto dei pesi insopportabili che hai caricato sulle spalle della povera gente e che gli altri non sono dei giardini per la tua scalata alle vette? Grazie perché in te vediamo il cives, impeccabile fautore della legalità, imparziale, dinanzi al quale ci sentiamo persone sporche, per essere incorsi in un pignoramento immobiliare o in una diffida dai gestori delle utenze domestiche, per assicurare almeno il pane sulla nostra tavola. Per quanto ancora la nostra comunità deve subire il tuo arrogante clientelismo?” si chiede la “mano” autrice del volantino.

    Monsignor Milito, tuttavia, sarà criticato anche per la “mano morbida” usata nei confronti del prete – don Scordo – che non avrebbe prestato attenzione alle denunce della giovane Anna Maria Scarfò, ragazza della Piana di Gioia Tauro violentata per anni dal branco. Quel branco che è stato riconosciuto colpevole dalla Cassazione per gli orrori perpetrati sulla giovane.

    Un vescovo accusato, quindi, di nefandezze. E, una volta verificata la paternità dello scritto e, ovviamente, la veridicità delle gravissime affermazioni contenute sul volantino, resta da capire se l’esperienza di monsignor Milito possa continuare nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi: “Grazie perché dai tuoi incontri abbiamo imparato che il Pifferaio Magico non è solo una fiaba, ma la realtà in cu viviamo, ogni volta che la tua meschina diplomazia chiede asilo alle nostre menti, celando la sua vera natura di plagio e inganno. Per quanto credi che ancora funzionerà questo tuo metodo di manipolazione delle coscienze? Grazie perché ci hai privato di tutto: dei nostri figli, della nostra dignità, del nostro onore, del nostro orgoglio, ma non della nostra libertà. Mai prima di adesso la nostra terra ha conosciuto un’epoca di così grave decadenza morale, sociale, economica, ad opera di un vescovo, che nel nome di Dio stermina il Suo popolo, domandando, con massima indifferenza, le ragioni della causa, per accertarsi della riuscita della sua spietata e malvagia impresa” si legge ancora nel volantino.

    Dopo accuse così gravi, inevitabile la chiosa dello scritto, che chiede a chiare (e cubitali) lettere al vescovo di andar via: “Ma il nostro GRAZIE sarà ancora più corale, il giorno in cui lascerai la nostra terra. Quando prenderai coscienza che qui, ormai, non è più il tuo posto! Quando deciderai di porre fine a tutto il male che ci stai facendo, prima che l’ultimo spiraglio di speranza cessi definitivamente di esistere. VATTENE E LASCIACI VIVERE IN PACE!!!”.

  • Disposto processo per Don Antonello Tropea, prete accusato di prostituzione minorile

    Disposto processo per Don Antonello Tropea, prete accusato di prostituzione minorile

    Si avvicina il processo per Don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni, arrestato alla fine del 2015 dalla squadra mobile di Reggio Calabria per prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Il  gip reggino ha infatti accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal sostituto procuratore, Sara Amerio, per cui vi è l’evidenza della prova, e per questo si può “saltare” l’udienza preliminare”, in riferimento all’accusa di prostituzione minorile. Il gip ha quindi disposto l’ inizio del processo a carico dell’ex parroco di Messignadi Di Oppido Mamertina il 12 aprile prossimo dinnanzi al Tribunale di Reggio Calabria. Don Tropea peró, attraverso i suoi legali Andrea e Giuseppe Alvaro, potrà comunque fare istanza di rito abbreviato e quindi comparire dinnanzi al gup e non più dinnanzi al Collegio.   In riferimento comunque agli altri reati la Procura Reggina ha chiuso le indagini. Tale decisione arriva dopo lo svolgimento, avvenuto qualche settimana fa, dell’incidente probatorio in cui  si sono registrate, dinnanzi al gip Antonio Scortecci, le testimonianze delle presunte vittime di Don Antonello Tropea. Il 14 gennaio scorso infatti il pm Sara Amerio ha chiesto al gip l’audizione di tre ragazzi di giovane età . Tra questi in aula è comparso il minorenne, all’epoca dei fatti, che era stato trovato in compagnia del parroco di Messignadi di Oppido Mamertina il 16 marzo dello scorso anno quando una “volante” del Commissariato locale alle 11 di sera controllerà, nei pressi della zona industriale di Gioia Tauro, un’automobile su cui erano presenti il sacerdote e l’allora 17enne. L’incidente probatorio  è stato richiesto anche per l’audizione di un altro ragazzo a cui il parroco avrebbe offerto danaro in cambio di prestazioni sessuali e di di un altro giovane nei cui confronti il prete è accusato di un tentativo di prostituzione minorile. Don Antonello Tropea, subito dopo l’arresto, ha ottenuto la sostituzione della misura cautelare e dal carcere è passato  agli arresti domiciliari che sta scontando lontano dalla Calabria. Il caso che l’ha visto coinvolto ha molto interessato l’opinione pubblica considerata la gravità delle accuse mosse ad un uomo di Chiesa. Il quadro accusatorio nei confronti di Tropea è infatti molto grave.  «Ha come obiettivo sessuale giovani maschi, senza pretese di relazioni sentimentali, preferibilmente che abbiano compiuto 18 anni, al fine di evitare conseguenze penale. Tuttavia, nella ricerca di questo target, che sfiora il rilievo penale, incrocia più volte anche minorenni con le medesime tendenze sessuali, talvolta disponibili solo  a pagamento. In tali casi, Antonio Tropea , non si ferma ma continua, e si conserva accuratamente il materiale pedopornografico ricevuto», così il gip Scortecci definiva il comportamento del parroco. Adesso Don Tropea dovrà comparire dinnanzi ai giudici.  Angela Panzera – See more at:

  • Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”

    Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”

    “È ormai trascorso quasi un mese dall’arresto di Antonio Tropea, parroco di Messignadi di Oppido Mamertina (RC), per prostituzione minorile ed altri capi d’imputazione e rispetto alla cui posizione giudiziaria non abbiamo mai espresso alcun pensiero per non interferire indebitamente in un compito che spetta solo alla magistratura e a nessun altro. Ma ciò che ancora oggi ci lascia esterrefatti è il silenzio ininterrotto della Chiesa diocesana, che si è espressa soltanto nell’occasione dell’arresto del sacerdote manifestando ad egli solidarietà, salvo poi correggere il tiro estromettendo la solidarietà allo stesso ma continuando ad omettere anche un minimo pensiero ad altri attori e men che meno ad un popolo che pure esiste e merita di essere rispettato”: è quanto scrivono in una nota il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, e l’avv. Antonino Napoli, vicepresidente e responsabile dell’ufficio legale.

    “Bisogna ravvisare, per onestà intellettuale – evidenziano Marziale e Napoli – anche il silenzio di Papa Francesco, da noi sollecitato addirittura con la proposta di revisione del Concordato tra Stato e Chiesa al fine di riconoscere i vescovi alla stregua di pubblici ufficiali e rendere loro obbligatoria la denuncia alle autorità inquirenti di eventuali fatti di pedofilia dentro la Chiesa. Non diciamo che ci saremmo aspettati una telefonata da Papa Bergoglio, ma certamente essendosi egli pronunciato sempre a favore del contrasto serio al crimine contro l’umanità debole e indifesa, qual è la pedofilia, abbiamo riposto fiducia in un assenso, che non arriva perché tra il dire e il fare…”

    Marziale e Napoli concludono: “Ciò che sfugge ai nostri interlocutori è che “l’era del silenzio” quale mitigatrice delle piaghe è alle spalle, la gente è più consapevole e non si accontenta degli slogan, ivi compresi noi che andremo avanti fintanto che la Chiesa non assume una posizione netta, chiara e priva di ombre. Al di là delle vicende giudiziarie c’è una questione morale che tarda a sanarsi e che il silenzio peggiora, non accorgersene significa disconoscere il territorio”.

    http://www.strettoweb.com/2016/01/prete-arrestato-nel-reggino-losservatorio-dei-minori-continua-il-silenzio-della-chiesa-e-del-papa/369948/

  • Lotta alla pedofilia, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa

    Lotta alla pedofilia, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa

    Alla pregiata attenzione

    On.le Prof. SERGIO MATTARELLA – Presidente della Repubblica Italiana

    On.le Avv. MATTEO RENZI – Presidente del Consiglio dei Ministri

    Sen. Dott. PIETRO GRASSO – Presidente del Senato della Repubblica

    On.le Dott.ssa LAURA BOLDRINI – Presidente della Camera dei Deputati

    Sua Santità PAPA FRANCESCO I

    S.E. Mons. PIETRO PAROLIN – Segretario di Stato Vaticano

    Oggetto: Proposta di revisione del Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano in merito alla collaborazione per la lotta alla pedofilia e di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte dei chierici.

    Il recente fatto di cronaca verificatisi nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in Calabria, ha evidenziato che il fenomeno della pedofilia tra i prelati nella Chiesa cattolica è ancora attuale e che tutti gli interventi fino ad ora intrapresi non hanno sortito i risultati sperati.

    Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico del sacerdote Antonio Tropea emerge che il vescovo della diocesi, S.E. Mons. Francesco Milito, pur essendo a conoscenza delle contestazioni mosse al chierico, non ha collaborato con le istituzioni dello Stato Italiano e non lo ha rimosso dall’incarico di parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina.

    Dopo che la bufera mediatica ha coinvolto anche il vescovo, nella sua funzione di autorità morale, questi si è difeso riferendo di aver scrupolosamente adempiuto al proprio dovere comunicando, come gli era imposto dalle leggi canoniche, i fatti appresi ai propri superiori gerarchici all’interno della Chiesa.

    E’ evidente che si rende necessario un immediato intervento legislativo, concordato tra lo Stato del Vaticano e quello Italiano, al fine di coordinare e rendere effettiva la lotta ai fenomeni di pedofilia che si celano all’interno della Chiesa Cattolica.

    Nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” del 28 marzo 2014, la Conferenza Episcopale Italiana ha affermato che: «Nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida».

    La Legge Italiana, inoltre, pur stabilendo che: «Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia» (art. 333, comma 1 del Codice di Procedura Penale), limita ai «pubblici ufficiali» ed agli «incaricati di un pubblico servizio», allorquando «hanno notizia di un reato» (art. 333, comma 1, c.p.p.), l’obbligo di denuncia, salvo che non si tratti «di un delitto contro la personalità dello Stato» che, invece, impone a chiunque di sporgere denuncia (art. 364 Codice penale).

    Sempre col predetto documento, i Vescovi Italiani hanno ritenuto che pur essendo «importante la cooperazione del Vescovo con le autorità civili», secondo la legge Italiana e il Concordato, «i Vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ufficio» e che la normativa della Santa Sede stabilisce che l’obbligo di leale collaborazione con l’autorità giudiziaria civile, introdotto da Benedetto XVI, deve comunque rispettare il diritto vigente nei singoli Stati.

    Solamente «Qualora il denunciante dovesse decidere di sporgere denuncia in sede civile, la competente Autorità ecclesiastica, nel rispetto della vigente normativa canonica e civile, provvederà a fornirgli tutto l’aiuto spirituale e psicologico necessario, con ogni premura verso le vittime».

    Nessun riferimento specifico, salvo un generico aiuto spirituale e psicologico alle vittime, vi è alle modalità di collaborazione tra lo Stato Vaticano e quello Italiano ed all’obbligo di comunicazione dei risultati dell’indagine interna alla Chiesa, anche quando questi dimostrano in modo incontrovertibile la responsabilità dei preti coinvolti.

    L’Osservatorio sui Diritti dei Minori

    CHIEDE

    alle autorità ed istituzioni, civili e religiose, in indirizzo un intervento immediato finalizzato a rivedere il Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica al fine di riconoscere ai vescovi, oltre alla loro alta funzione morale, quella di pubblici ufficiali e di obbligare loro di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione dei loro uffici.

    Solo attraverso una riforma dei Patti Lateranensi, tesa all’esclusivo interesse del minore abusato, la Chiesa e lo Stato riusciranno a coordinare la lotta alla pedofilia ed a creare le condizioni per sconfiggerla ricordando che Gesù Cristo stesso ha affermato che: «È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! (Luca 17:1-3)».

    Milano, addì 29 dicembre 2015

    Il Presidente 

    Dott. Antonio Marziale

    Il Vicepresidente e Responsabile dell’Ufficio Legale

    Avv. Antonino Napoli

  • Prete accusato di pedofilia, Tribunale concede i domiciliari in località segreta

    Prete accusato di pedofilia, Tribunale concede i domiciliari in località segreta

    Il gip del Tribunale di Reggio Calabria ha concesso gli arresti domiciliari a don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni finito in manette venerdì scorso e condotto in carcere con l’accusa di avere fatto sesso a pagamento con minori.

    La decisione del gip, Antonio Scortecci, e’ stata presa in accoglimento dell’istanza presentata dai difensori di Tropea, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro. La localita’ in cui don Antonello Tropea, parroco in una frazione di Oppido Mamertina, e’ stato posto agli arresti domiciliari viene mantenuta segreta.

    Ieri il sacerdote era stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia ed aveva risposto per sette ore alle domande del Gip e dei magistrati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che avevano chiesto ed ottenuto il suo arresto

    Nei giorni scorsi é stato interrogato stamani in carcere, il sacerdote 44enne di Messignadi, nel reggino, arrestato qualche giorno fa con le pesanti accuse di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. L’indagine trae origine da un controllo effettuato, nello scorso mese di marzo, da un equipaggio della Polizia di Stato che ha sorpreso l’indagato in compagnia di un minore, a bordo della sua autovettura, in un luogo appartato e poco frequentato.

    Nel corso del controllo, il minore riferiva di aver conosciuto quel soggetto – che si era presentato sotto nome falso – su una chat per omosessuali. Al magistrato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria precisava successivamente di averlo conosciuto pochi mesi prima, attraverso un’applicazione per smartphone, denominata Grinder, che consente interazioni virtuali fra diversi utenti, attraverso scambi di immagini e messaggi di test. Per il momento sull’esito dell’interrogatorio vige il massimo riserbo.

    Fonte

  • Arresto sacerdote: 7 ore davanti al gip

    Arresto sacerdote: 7 ore davanti al gip

    E’ durato sette ore l’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Reggio Calabria

    E’ durato sette ore l’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Reggio Calabria per prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Sull’esito dell’interrogatorio vige il massimo riserbo. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, ha risposto a tutte le domande del gip e del pm.

    Il prete, parroco in una frazione di Oppido Mamertina, comune della piana di Gioia Tauro, è accusato di avere dato 20 euro ad un minorenne per avere un rapporto sessuale consumato in auto, di avere posseduto video amatoriali di rapporti omosessuali anche con persone adulte e di avere tenuto diversi contatti in chat alla ricerca di incontri.

    Le indagini sono iniziate nel marzo scorso quando gli agenti hanno sorpreso casualmente il sacerdote a bordo della sua auto in compagnia di un minorenne con il quale aveva consumato un rapporto sessuale pagando venti euro. Il ragazzo è stato sentito dagli investigatori della Squadra mobile e dai magistrati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ed ha raccontato una serie di particolari che hanno fatto partire l’inchiesta.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/calabria/176290/Arresto-sacerdote—-7.html