Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete accusato di pedofilia, il giudice: “Vescovo lo ha coperto”

    Prete accusato di pedofilia, il giudice: “Vescovo lo ha coperto”

    Dall’indagine sull’arresto di don Antonello Tropea, parroco di una chiesa di Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria, risulta che il suo superiore non ha preso provvedimenti e gli avrebbe consigliato di “evitare di parlare con i carabinieri”

    di ANDREA GUALTIERI

    Al SUO prete, accusato dai parrocchiani di omosessualità e pedofilia, il vescovo consigliava di “evitare di parlare con i carabinieri” perché loro avrebbero potuto redigere un promemoria con il rischio di “far degenerare le cose”. E anche quando il sacerdote è stato formalmente indagato per adescamento di minorenni e pedopornografia, il presule non ha preso provvedimenti e avrebbe consigliato “di continuare a fare le cose che faceva prima”.

    L’ACCUSA DI COPRIRE IL SACERDOTE. L’ordinanza con la quale Antonio Scortecci, giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, ha disposto l’arresto per don Antonello Tropea, 44 anni, parroco della piccola chiesa della frazione Messignadi di Oppido Mamertina, dedica un passaggio anche a monsignor Francesco Milito, che della diocesi di Oppido-Palmi è il vescovo, oltre che il vicepresidente della Conferenza episcopale calabra. Il prelato non è indagato, ma secondo quanto si legge nelle carte, pubblicate in anteprima dal sito Il Dispaccio, avrebbe coperto il suo prete senza adottare “provvedimenti cautelativi né di minima verifica delle accuse rivolte all’indagato”. È per questo che il giudice non si fida del presule. E nel rigettare l’ipotesi degli arresti domiciliari per don Antonello, aggiunge che “neppure sarebbe tranquillizzante” se a trovare un altro luogo nel quale far scontare la detenzione fosse il vescovo che ha avuto “atteggiamenti particolarmente prudenti e conservativi dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria dello stesso accusato”.

    IL DIALOGO INTERCETTATO. Le venti pagine che ricostruiscono la doppia vita di Antonello Tropea  –  che di giorno faceva il parroco e di notte frequentava le chat per organizzare incontri omosessuali a pagamento con minorenni  –  si concludono proprio con un’intercettazione di una conversazione tra il prete e Milito, avvenuta il 7 agosto scorso. “Lascia perdere riguardo la lettera che hanno fatto sta storia che hanno fermato i bambini”, dice il vescovo che aggiunge: “La cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col vescovo, il vescovo c’è rimasto proprio…(incompr) quanto il fatto che le suore siano andate a riferire a M. la battuta del prete”.

    LE INDAGINI DEI CARABINIERI. Il riferimento era ad una donna, ritenuta da don Antonello l’autrice di una lettera anonima che denunciava alla curia di Oppido-Palmi gli incontri omosessuali del parroco: il sacerdote, infuriato, aveva parlato di lei durante una cena alla quale erano presenti alcune religiose. Le voci sulle torbide attività del parroco in realtà erano piuttosto diffuse, tanto che il sacerdote si era già trovato a discuterne con Milito durante un incontro nel mese di luglio. Era stato in quell’occasione che il vescovo gli aveva consigliato di non parlarne con i carabinieri. Ma la Squadra Mobile di Reggio Calabria stava già ricostruendo gli adescamenti del prete. Le indagini erano partite dopo che una pattuglia lo aveva trovato in auto con un minorenne in un luogo appartato. L’atteggiamento di don Antonello, che aveva dichiarato di essere un insegnante di educazione fisica, e alcuni oggetti ritrovati in uno zaino avevano insospettito gli agenti. Due mesi di intercettazioni, le testimonianze delle vittime e l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati hanno permesso di accertare che non si era trattato di un episodio isolato. Di ragazzi, don Antonello ne aveva adescato altri. E, secondo il magistrato, era al corrente della loro età.

    GLI ADESCAMENTI SU GRINDER. Lo strumento che il sacerdote usava per individuare i giovani con i quali consumare gli atti sessuali a pagamento era Grinder, un social network noto negli ambienti omosessuali. Don Antonello si presentava con il nome di Nicola, lo stesso del patrono della sua parrocchia, San Nicola di Mira. L’approccio era esplicito e gli incontri avvenivano in auto, anche se i poliziotti hanno documentato che persino la canonica era diventata alcova per il prete.

    LA LINEA DURA DEL VATICANO. Una condotta sulla quale il vescovo non ha voluto indagare. Parlando con un amico, don Antonello sembrava quasi sorpreso che nemmeno dopo la perquisizione e l’avviso di garanzia monsignor Milito abbia ritenuto di sospenderlo. Proprio questa posizione della curia potrebbe però richiamare l’attenzione del Vaticano, dove Benedetto XVI ha fatto promuovere nel 2010 durissime linee guida contro la pedofilia applicate in modo ferreo anche da papa Francesco. Il pontefice argentino ha pure istituito un tribunale specifico e introdotto il reato di abuso d’ufficio episcopale, arrivando a rimuovere i presuli per i quali sia riconosciuto che non hanno dato adeguato seguito alle denunce di abusi. E in una lettera del febbraio scorso, affidava ai vescovi e ai superiori degli ordini religiosi “il compito di verificare che nelle parrocchie e nelle altre istituzioni della Chiesa venga garantita la sicurezza dei minori e degli adulti vulnerabili”, affermando che non potrà “venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/12/20/news/vescovo_prete_pedofilo-129851645/

  • Vescovo sapeva del prete pedofilo. Il consiglio: “Non parlare con forze dell’ordine”

    Vescovo sapeva del prete pedofilo. Il consiglio: “Non parlare con forze dell’ordine”

    di Claudio Cordova – Il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito (nella foto), sapeva dei sospetti e delle voci che circolavano e avrebbe sconsigliato ad Antonio Tropea, il prete arrestato per prostituzione minorile, di parlare con Carabinieri e forze dell’ordine. Gusti e tendenze di don Antonello sarebbero state da tempo note al vescovo Milito: già nel 2010, don Antonello, avrebbe inviato una lettera di dimissioni. Ma l’alto prelato preferirà mantenere tutto sotto traccia. Si limiterà a chiedere una dettagliata missiva scritta, ma sconsiglierà al prete di parlare con le forze dell’ordine.

    Non è di certo una difesa a oltranza a posteriori quella assunta dalla Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, retta dal vescovo monsignor Francesco Milito, nelle ore successive all’arresto di Antonio Tropea, 44enne sacerdote nella Piana di Gioia Tauro. La Diocesi, infatti, con una scarna dichiarazione, chiederà alla popolazione di pregare per il sacerdote accusato di pedofilia e non per i ragazzi che sarebbero rimasti coinvolti nella torbida storia sessuale. Una posizione, quella della Diocesi, che attirerà anche le ire del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Ciò che si legge nel comunicato diramato dal dipartimento diocesano è stucchevole e inaccettabile”.

    In realtà, l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Reggio Calabria, Antonio Scortecci, stigmatizza il comportamento assunto dal vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, pure al corrente delle voci che circolavano sul conto di don Antonello, attraverso le informazioni ricevute da due parrocchiane, le quali in precedenza avevano compiti di responsabilità presso la stessa parrocchia: “Non ha adottato provvedimenti cautelativi, né di minima verifica delle accuse rivolte all’indagato, assumendo atteggiamenti particolarmente prudenti e conservativi dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria dello stesso accusato”.

    Purtroppo il vescovo Milito farà molto di più. E la circostanza assume ulteriore importanza, visto che la Diocesi di Oppido-Palmi è una delle più esposte, anche a livello internazionale, vista la recente dichiarazione della Varia a patrimonio dell’Unesco.

    Gli approfondimenti della sezione specializzata nel contrasto ai delitti in pregiudizio di minori e reati sessuali, svolti con l’ausilio di numerose attività di intercettazione, hanno pienamente riscontrato le dichiarazioni rese agli inquirenti dalla giovane vittima, portando quindi all’arresto di don Antonello. Nel corso di un’accurata perquisizione disposta dall’Autorità Giudiziaria, gli investigatori della Polizia di Stato hanno sequestrato all’indagato dei sexy toys, nonché numerosi files relativi ad immagini e video a sfondo omosessuale, anche autoprodotti, e numerose chat con richieste di incontri sessuali, con soggetti minori o con adulti, a pagamento e non, alcuni dei quali consumati.

    Inizia tutto con un controllo occasionale della Polizia di Stato che, in una zona buia dell’area industriale di Gioia Tauro, il 16 marzo scorso, trova a bordo di un’autovettura, il prete Antonio Tropea, 44enne, e un minorenne. In uno zaino, gel lubrificante, salviettine imbevute, fazzoletti e un rotolo di carta. Il contesto appare chiaro, ma le indagini iniziano in modo serrato: il minorenne racconterà di aver conosciuto il prete tramite un’applicazione del proprio smartphone, Grinder. Il sacerdote si sarebbe presentato come un ricercatore scientifico, fornendo solo un nome di battesimo, Nicola. Lo stesso ragazzo dichiarerà di aver concordato con l’uomo un incontro su What’s-app e di aver ricevuto da lui un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.

    Una doppia vita, quella di don Antonello: di giorno ordinato sacerdote della parrocchia di San Nicola di Mira a Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, di notte, sotto falsa identità – per lo più utilizzando il nickname “Nico” e qualificandosi come professore di educazione fisica – avrebbe continui rapporti omosessuali, talvolta a pagamento, con giovani contattati tramite applicazioni varie su internet.

    E, del resto, dei gusti e degli approcci di don Antonello erano in tanti a sospettare. Il parroco, infatti, si era scelto come segretario un 20enne, dopo avere esautorato la precedente segretaria, colpevole – secondo quanto accertato dalle indagini – di avere informato i genitori dell’indagato delle voci che circolavano sulle sue tendenze omosessuali.

    Il religioso è indagato anche per sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. In sostanza, si attribuiva falsi nomi e diceva di svolgere professioni diverse da quella effettiva e deteneva materiale pedopornografico che aveva acquisito chattando e che aveva memorizzato nei suoi smartphone di ultima generazione. Nel corso dell’attività di intercettazione, infatti, gli investigatori avranno modo di documentare diversi incontri omosessuali avuti dal parroco che, in alcuni casi, avrebbe anche pagato per soddisfare le proprie voglie, anche con ragazzi di nazionalità straniera.

    Adescamenti online, invio di foto e video a sfondo sessuale, proposte di pagamento. Un quadro squallido quello che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Antonio Scortecci, che ha avvalorato l’impianto accusatorio portato avanti dal pm di Reggio Calabria, Sara Amerio.

    Ma dalle conversazioni intercettate emergerebbe anche il comportamento assunto dal vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, che, consigliava a don Antonello “di evitare di parlare con i Carabinieri di queste cose e, in generale, con nessun appartenente alle forze dell’ordine, poiché questi non si limitano a parlare amichevolmente come stanno facendo loro, ma potrebbero redigere un promemoria che potrebbe far degenerare le cose”. E’ il 15 luglio del 2015. Parleranno diverse volte don Antonello e il vescovo Milito. Il prete accusato di rapporti sessuali con minori proverà a giustificare la propria posizione a screditare le chiacchiere e il vescovo gli risponderà “che a maggior ragione è meglio evitare che ci parlino i Carabinieri e che sarebbe meglio che ci parlasse lui anche perché facendo così la gente del paese non potrà dire che ha lasciato correre, ma dirà che per risolvere la situazione ha fatto tutto quello che poteva fare”.

    I due, insomma, sembrano concordare una strategia: il vescovo consiglierà a don Antonello di andare dai genitori e “parlare con la massima tranquillità”. Il 7 agosto è di nuovo il vescovo Milito a parlare direttamente con don Antonello, che minimizza le voci ricorrenti sul proprio conto. Parlano delle chiacchiere delle suore. Ma il vescovo rassicurerebbe il parroco : “Lascia perdere questo perché non… la cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col Vescovo, il vescovo ci è rimasto proprio… (incomprensibile)”.

    Infine, il 19 settembre, due giorni dopo la perquisizione nel corso della quale verrà trovato in casa del prete diverso materiale utile alle indagini, don Antonello confiderà a un amico di aver riferito tutto (“sia il reato che gli viene contestato e sia quello che gli è stato sequestrato”) al vescovo, chiedendogli, ove lo ritenesse opportuno, la sospensione a divinis, ma di aver ricevuto dal suo superiore l’invito a continuare a fare ciò che faceva prima dell’atto della polizia giudiziaria.

    E tra i documenti rinvenuti nell’abitazione di don Antonello verrà trovata anche una copia della lettera delle sue dimissioni indirizzata al vescovo già nel 2010. Rimarrà senza alcun seguito.

  • Gioia Tauro, prete arrestato per pedofilia: vescovo sapeva. “Non parlare con i carabinieri”

    Gioia Tauro, prete arrestato per pedofilia: vescovo sapeva. “Non parlare con i carabinieri”

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  • Prete arrestato per pedofilia, Marziale: “Inaccettabile che la Chiesa chieda preghiera per pedofili”

    Prete arrestato per pedofilia, Marziale: “Inaccettabile che la Chiesa chieda preghiera per pedofili”

    “Quando si apprende che un sacerdote è implicato in vicende che hanno a che fare, a vario titolo, con abusi sui minori ti si accappona la pelle, ma quando vieni a sapere che quel sacerdote è un tuo conoscente e con lo stesso più volte hai scambiato opinioni in merito alla pedofilia e a ciò che essa rappresenta, cioè il crimine più orrendo nei confronti dell’umanità, lo stupore non può che trasformarsi in rabbia”: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in merito all’arresto del parroco della Chiesa di Messignadi di Oppido Mamertina (RC) per prostituzione minorile, colto dagli uomini della Polizia di Stato in flagranza di reato.

    “Davvero non se ne può più – incalza Marziale – e questo caso mi è utile per ricordare a Papa Francesco che la lotta alla pedofilia non si fa a suon di slogan ad effetto o istituendo commissioni di studio, ma spretando i sacerdoti che si macchiano di tale orrendo peccato-reato. Così come è bene ricordare all’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oppido Mamertina_Palmi che i fedeli devono essere invitati a pregare per le piccole vittime e non per il prete pedofilo, per il quale bisogna solo auspicare che gli sia tolta la tonaca e gli vengano riconosciute le responsabilità in termini di equa giustizia. Ciò che si legge nel comunicato diramato dal dipartimento diocesano è stucchevole e inaccettabile”.

    Marziale conclude dicendosi: “Indignato, ma grato agli inquirenti per il prezioso quotidiano lavoro a difesa dei bambini”.

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  • “Se te lo fai leccare ti regalo 50 euro… 100 per tutto il resto”….

    “Se te lo fai leccare ti regalo 50 euro… 100 per tutto il resto”….

    Don Antonello Tropea è un sacerdote poco più che quarantenne che risiede a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria.

    Don Antonello Tropea “offriva” 50 euro per rapporti orali e 100 euro per rapporti anali. La sua fantasia sessuale preferita era quella di farsi “leccare il pene” da bambini di età non superiore ai 14 anni.

    Tutto ha inizio dopo un controllo occasionale della Polizia di Stato che, in una zona buia dell’area industriale di Gioia Tauro, trova a bordo di un’autovettura, il prete Antonio Tropea, 44enne, e un minorenne. In uno zaino, gel lubrificante, salviettine imbevute, fazzoletti e un rotolo di carta. 

    Il contesto appare chiaro e non lascia interpretazioni alcune… Il minorenne racconterà di aver ricevuto da lui un compenso di 50 euro per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.

    A questo punto, la Polizia di Reggio Calabria che, durante la perquisizione nella canonica del religioso, ha sequestrato numerosi file con immagini e video pedopornografici, 16 grammi di marijuana, lubrificanti, un vibratore, manette, cerotti afrodisiaci. Ma anche uno strumento per l’aumento delle dimensioni del pene.

    Successivamente si apprenderà che anche il vescovo Francesco Milito sapeva del comportamento del suo sacerdote… tanto da consigliare a quest’ultimo di evitare di parlare o rispondere alle tante voci “indiscrete” dei suoi fedeli.

    Un’altra squallida storia consumata fra le mura di una canonica. L’ennesimo sacerdote-pedofilo che approfitta dell’omertà della Chiesa per abusare e stuprare bambini innocenti.

    Il problema della pedofilia non riguarda sicuramente solo i preti, però la Chiesta ha una cattiva abitudine… quella di NON denunciare i sacerdoti- pedofili.

    Difatti, nella grande maggioranza dei casi, per non dire la totalità, i “sacerdoti-pedofili” verranno spostati di parrocchia in parrocchia, dove nessuno li conosce… Anche questa mancanza è stata una costante che, fino ad oggi, ha permesso la reiterazione dei reati… come nel caso di Don Antonello Tropea.

    Personalmente credo che le Chiese continueranno a prosperare fin quando al mondo ci saranno abbastanza pecore d’avere ancora bisogno d’un pastore.

    Andrea Mavilla

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  • Il Papa: “Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili”

    Il Papa: “Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili”

    di EUGENIO SCALFARI

    Sono le 5 del pomeriggio di giovedì 10 luglio ed è la terza volta che incontro Papa Francesco per conversare con lui. Di che cosa? Del suo pontificato, iniziato da poco più di un anno e che in così breve tempo ha già cominciato a rivoluzionare la Chiesa; dei rapporti tra i fedeli e il Papa che viene dall’altra parte del mondo; del Concilio Vaticano II concluso 50 anni fa solo parzialmente attuato nelle sue conclusioni; del mondo moderno e la tradizione cristiana e soprattutto della figura di Gesù di Nazaret. Infine della nostra vita, dei suoi affanni e delle sue gioie, delle sue sfide e del suo destino, di ciò che ci aspetta in uno sperato aldilà o del nulla che la morte porta con sé.

    Questi nostri incontri li ha voluti Papa Francesco perché, tra le tante persone di ogni condizione sociale, di ogni fede, d’ogni età che incontra nel suo quotidiano apostolato, desiderava anche scambiare idee e sentimenti con un non credente. Ed io tale sono; un non credente che ama la figura umana di Gesù, la sua predicazione, la sua leggenda, il mito che egli rappresenta agli occhi di chi gli riconosce un’umanità di eccezionale spessore, ma nessuna divinità.

    Il Papa ritiene che un colloquio con un non credente siffatto sia reciprocamente stimolante e perciò vuole continuarlo; lo dico perché è lui che me l’ha detto. Il fatto che io sia anche giornalista non lo interessa affatto, potrei essere ingegnere, maestro elementare, operaio. Gli interessa parlare con chi non crede ma vorrebbe che l’amore del prossimo professato duemila anni fa dal figlio di Maria e di Giuseppe fosse il principale contenuto della nostra specie, mentre purtroppo ciò accade molto di rado, soverchiato dagli egoismi, da quelle che Francesco chiama “cupidigia di potere e desiderio di possesso”. L’ha definito in una nostra precedente conversazione “il vero peccato del mondo del quale tutti siamo affetti” e rappresenta l’altra forma della nostra umanità ed è la dinamica tra questi due sentimenti a costruire nel bene e nel male la storia del mondo. È presente in tutti e del resto, nella tradizione cristiana, Lucifero era l’angelo prediletto da Dio, portatore di luce fino a quando non si ribellò al suo Signore tentato di prenderne il posto e il suo Dio lo precipitò nelle tenebre e nel fuoco dei dannati.

    Di queste cose parliamo, ma anche degli interventi del Papa nelle strutture della Chiesa, delle avversità che incontra. Debbo dire che oltre all’estremo interesse di queste conversazioni, in me è nato un sentimento di affettuosa amicizia che non modifica in nulla il mio modo di pensare ma di sentire, quello sì. Non so se sia ricambiato, ma la spontaneità di questo assai strano successore di Pietro mi fa pensare di sì.

    Ora lo sto aspettando da qualche minuto nella piccola stanza al pianoterra di Santa Marta dove il Papa riceve gli amici e i collaboratori. Lui arriva puntualissimo senza nessuno che l’accompagni. Sa che ho avuto nei giorni scorsi qualche problema di salute e infatti mi chiede subito notizie in proposito. Mi mette la mano sulla testa, una sorta di benedizione, e poi mi abbraccia. Chiude la porta sistema la sua sedia di fronte alla mia e cominciamo.

    ***
    Pedofilia e mafia sono i due temi sui quali Francesco è intervenuto nei giorni scorsi e che hanno sollevato un’ondata di sentimenti e anche di polemiche fuori e dentro la Chiesa. Il Papa è sensibilissimo sia all’uno che all’altro argomento e ne aveva già parlato in varie occasioni, ma non li aveva ancora presi così di petto soprattutto sui punti riguardanti il comportamento d’una parte del clero.

    “La corruzione di un fanciullo” dice “è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare specialmente se, come risulta dai dati che ho potuto direttamente esaminare, gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all’interno delle famiglie o comunque d’una comunità di antiche amicizie. La famiglia dovrebbe essere il sacrario dove il bambino e poi il ragazzo e l’adolescente vengono amorevolmente educati al bene, incoraggiati nella crescita stimolata a costruire la propria personalità e a incontrarsi con quella degli altri suoi coetanei. Giocare insieme, studiare insieme, conoscere il mondo e la vita insieme. Questo con i coetanei, ma con i parenti che li hanno messi al mondo o visti entrare nel mondo il rapporto è come quello di coltivare un fiore, un’aiuola di fiori, custodendola dal maltempo, disinfestandola dai parassiti, raccontandogli le favole della vita e, mentre il tempo passa, la sua realtà. Questa è o dovrebbe essere l’educazione che la scuola completa e la religione colloca sul piano più alto del pensare e del credere al sentimento divino che si affaccia alle nostre anime. Spesso si trasforma in fede, ma comunque lascia un seme che in qualche modo feconda quell’anima e la rivolge verso il bene”.

    Mentre parla e dice queste verità il Papa mi si avvicina ancora di più. Parla con me, ma è come riflettesse con se stesso disegnando il quadro della sua speranza che coincide con quella di tutte le persone di buona volontà. Probabilmente  –  dico io  –  quella è gran parte di quanto avviene. Lui mi guarda con occhi diversi, improvvisamente diventati duri e tristi. “No, purtroppo non è così. L’educazione come noi l’intendiamo sembra quasi aver disertato le famiglie. Ciascuno è preso dalle proprie personali incombenze, spesso per assicurare alla famiglia un tenore di vita sopportabile, talvolta per perseguire un proprio personale successo, altre volte per amicizie e amori alternativi. L’educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno è una gravissima omissione ma non siamo ancora nel male assoluto. Non soltanto la mancata educazione ma la corruzione, il vizio, le pratiche turpi imposte al bambino e poi praticate e aggiornate sempre più gravemente man mano che egli cresce e diventa ragazzo e poi adolescente. Questa situazione è frequente nelle famiglie, praticata da parenti, nonni, zii, amici di famiglia. Spesso gli altri membri della famiglia ne sono consapevoli ma non intervengono, irretiti da interessi o da altre forme di corruzione”.

    A Lei, Santità, risulta che il fenomeno sia frequente e diffuso?
    “Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

    E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?
    “La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

    Un fenomeno molto diffuso?
    “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

    Ricordo al Papa che nel nostro precedente colloquio lui mi disse che Gesù era l’esempio della dolcezza e della mitezza ma a volte prendeva il bastone per calarlo sulle spalle dei manigoldi che insozzavano moralmente il Tempio. “Vedo che ricorda molto bene le mie parole. Citavo dei passi dei Vangeli di Marco e di Matteo. Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell’anima”.

    Le anime  –  anche questo lei me l’ha detto nel nostro precedente incontro  –  possono pentirsi dopo una vita di peccati anche nell’ultimo momento della loro esistenza e la misericordia sarà con loro.
    “È vero, questa è la nostra dottrina e questa è la via che “Cristo ci ha indicato”.

    Ma può darsi il caso che qualche pentimento dell’ultimo minuto di vita sia interessato. Magari inconsapevolmente, ma interessato a garantirsi un possibile aldilà. In quel caso la misericordia rischia di finire in una trappola.
    “Noi non giudichiamo ma il Signore sa e giudica. La sua misericordia è infinita ma non cadrà mai in trappola. Se il pentimento non è autentico la misericordia non può esercitare il suo ruolo di redenzione”.

    Lei, Santo Padre, ha tuttavia ricordato più volte che Dio ci ha dotato di libero arbitrio. Sa bene che se scegliamo il male la nostra religione non esercita misericordia nei nostri confronti. Ma c’è un punto che mi preme di sottolineare: la nostra coscienza è libera e autonoma. Può in perfetta buonafede fare del male convinta però che da quel male nascerà un bene. Qual è, di fronte a casi del genere, che sono molto frequenti, l’atteggiamento dei cristiani?
    “La coscienza è libera. Se sceglie il male perché è sicura che da esso deriverà un bene dall’alto dei cieli queste intenzioni e le loro conseguenze saranno valutate. Noi non possiamo dire di più perché non sappiamo di più. La legge del Signore è il Signore a stabilirla e non le creature. Noi sappiamo soltanto perché è Cristo ad avercelo detto che il Padre conosce le creature che ha creato e nulla per lui è misterioso. Del resto il libro di Giobbe esamina a fondo questo tema. Si ricorda che ne parlammo? Bisognerebbe esaminare a fondo i libri sapienzali della Bibbia e il Vangelo quando parla di Giuda Iscariota. Sono temi di fondo della nostra teologia”. E anche della cultura moderna che voi volete comprendere a fondo e con la quale volete confrontarvi. “È vero è un punto capitale del Vaticano II e dovremo al più presto affrontarlo”.

    Santità, c’è ancora da parlare del tema della mafia. Lei ha tempo?
    “Siamo qui per questo”.

    ***

    “Non conosco a fondo il problema delle mafie, so purtroppo quello che fanno, i delitti che vengono commessi, gli interessi enormi che le mafie amministrano. Ma mi sfugge il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari. In Argentina ci sono come dovunque i delinquenti, i ladri, gli assassini, ma non le mafie. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze. Lei è di origine calabrese, forse può aiutarmi a capire”.

    Il poco che posso dirle è questo: la mafia  –  sia calabrese sia siciliana sia la camorra napoletana  –  non sono accolite sbandate di delinquenti ma sono organizzazioni che hanno leggi proprie, propri codici di comportamento, propri canoni. Stati nello Stato. Non le sembri paradossale se le dico che hanno una propria etica. E non le sembri abnorme se aggiungo che hanno un proprio Dio. Esiste un Dio mafioso.
    “Capisco quello che sta dicendo: è un fatto che la maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le moglie, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locale sono spesso mafiose. Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?”.

    Santità, gli stessi congiunti spesso frequentano le chiese, le messe, le nozze, i funerali. Non credo si confessino ma spesso si comunicano e battezzano i nuovi nati. Questo è il fenomeno.
    “Quello che lei dice è chiaro e del resto non mancano libri, inchieste, documentazioni. Debbo aggiungere che alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso. Naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla. Debbo dire che il suo discorso fu applaudito da una folla immensa”.

    Lei pensa che in quella folla che applaudiva non ci fossero mafiosi? Per quanto ne so ce n’erano molti. Il mafioso, lo ripeto, applica un suo codice e una sua etica: i traditori vanno uccisi, i disobbedienti vanno puniti, a volte l’esempio viene dato con l’omicidio di bambini o di donne. Ma questi per il mafioso non sono peccati, sono le loro leggi. Dio non c’entra, i santi protettori tantomeno. Ha visto la processione di Oppido Mamertina?
    “Erano migliaia gli intervenuti. Poi la statua della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla finestra del boss che è in custodia per ergastolo. Appunto, tutto questo sta cambiando e cambierà. La nostra denuncia delle mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante. Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le Comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni”.

    È passata un’ora e mi alzo. Il Papa mi abbraccia e mi augura di risanare al più presto. Ma io gli faccio ancora una domanda: Lei, Santità, sta lavorando assiduamente per integrare la cattolicità con gli ortodossi, con gli anglicani… Mi interrompe continuando: “Con i valdesi che trovo religiosi di prim’ordine, con i Pentecostali e naturalmente con i nostri fratelli ebrei”.

    Ebbene, molti di questi sacerdoti o pastori sono regolarmente sposati. Quanto crescerà col tempo quel problema nella Chiesa di Roma?
    “Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò.

    Ormai siamo fuori dal portone di Santa Marta. Ci abbracciamo di nuovo. Confesso che mi sono commosso. Francesco mi ha accarezzato la guancia e l’auto è partita.

    http://www.repubblica.it/cultura/2014/07/13/news/il_papa_come_ges_user_il_bastone_contro_i_preti_pedofili-91416624/

  • Papa Francesco: Il 2% dei preti sono pedofili, Ammette che i preti sono enormemente più pedofili del resto della popolazione

    Papa Francesco: Il 2% dei preti sono pedofili, Ammette che i preti sono enormemente più pedofili del resto della popolazione

    Papa: «Pedofilia anche nella Chiesa. La nostra denuncia contro la mafia sarà costante»

    «La lebbra della pedofilia è anche dentro la casa della Chiesa. Uno stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede»: lo ha detto il Papa a Eugenio Scalfari in un colloquio pubblicato oggi su Repubblica. «Molti miei collaboratori che lottano con me – ha detto Francesco – mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo».

    Secondo Repubblica, il Papa averebbe anche detto: «Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo».

    Il celibato dei sacerdoti. «Il celibato dei sacerdoti fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore – ha detto il Papa – La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino». Secondo quanto riporta Repubblica, Francesco avrebbbe detto: «Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò».

    Le rettifiche di Padre Lombardi. «Nel colloquio del Papa con Scalfari – ha precisato oggi il portavoce vaticano Federico Lombardi – non tutte le frasi riportate sono state pronunciate testualmente dal Papa, e in particolare ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa, e cioè che fra i pedofili vi siano cardinalìi e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, “le soluzioni le troverò”. Nell’articolo queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa ma, curiosamente, le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura… Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui. Il colloquio è cordiale e molto interessante e tocca principalmente i temi della piaga degli abusi sui minori e dell’atteggiamento della Chiesa verso la mafia. Tuttavia, come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore».

    Il Papa: la nostra denuncia della mafia sarà costante. «La nostra denuncia della mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante – ha detto il Papa nel colloquio – Pedofilia e mafia saranno per la Chiesa e la comunità «due principalissime questioni. Ho visto la processione Oppido e dico: tutto sta cambiando e tutto cambierà. Alla processione di Oppido Mamertina erano migliaia gli intervenuti. Poi la statua della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla finestra del boss che è in custodia per ergastolo. Appunto, tutto questo sta cambiando e cambierà. Alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso, naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla, e fu applaudito da una folla immensa». Papa Francesco spiega anche di voler approfondire la conoscenza del fenomeno mafia: «So quello che fanno, ma mi sfugge il modo di pensare. E’questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze».

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/VATICANO/papa_francesco_vaticano_pedofilia_lebbra_mafia_boss_amp_39_ndrangheta_sacerdoti_celibato/notizie/795891.shtml

  • Monsignor Luigi Bettazzi: “Pedofilia? Prete non deve denunciare subito, prima isolare il colpevole”

    Monsignor Luigi Bettazzi: “Pedofilia? Prete non deve denunciare subito, prima isolare il colpevole”

     ROMA – Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha dichiarato ai microfoni de La Zanzara su Radio 24: “Pedofilia? Un prete non deve denunciare subito al giudice, prima isolare il colpevole“. Bettazzi non è nuovo a prese di posizione coraggiose, sorprendenti e in controtendenza.

    Punto di riferimento del movimento pacifista, è stato presidente di Pax Christi. Nel 2007 si disse a favore dei Dico, le unioni fra coppie di fatto che l’allora governo Prodi voleva introdurre. Dichiarando che nelle coppie omosessuali c’era un fondamento d’amore equiparato a quelle eterosessuali. Nel 2012, un anno prima, pronosticò le dimissioni di Papa Benedetto XVI.

    Sull’argomento delicato della pedofilia, che ha visto molti preti coinvolti, monsignor Bettazzi dichiara:

    “Se sapessi che un prete ha commesso un atto di pedofilia non vado direttamente dal giudice, ma isolo questa persona e vado incontro alla persona ferita, alla vittima”.

    “Un prete che durante la confessione riceve la notizia di un atto di pedofilia non deve andare subito dal giudice – aggiunge monsignor Bettazzi – perché la confessione è segreta. Deve persuadere chi si confessa, perché c’è qualcuno che paga, la vittima. Se il pedofilo è un prete io intanto lo isolerei, mi garantirei che non possa più nuocere. La prima cosa è questa, andare dal giudice dovrei pensarci un po’. E poi andare incontro alla persona ferita”.

    Farà discutere anche la sua presa di posizione sul caso della processione di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria:

    “Al prete di Oppido, Don Rustico, darei solo un buffetto, un rimprovero. Gli direi di non farlo più, non lo sospenderei. Deve essere lui a dire che non bisogna rendere onore a nessuno durante una processione”.

    “Nel passato – dice Bettazzi – queste associazioni mafiose acceleravano la giustizia, avevano un ruolo positivo. Erano onorate società perché con la giustizia lontana garantivano la giustizia spicciola. La mafia è stata anche una cosa positiva all’inizio. Per esempio a un agricoltore rubavano l’asino, la giustizia non arrivava e allora c’era la mafia. Nasceva da una società civile non abbastanza attenta. Poi quando hanno cominciato ad ammazzare no”.