Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Oristano

  • Un sacerdote vittima di abusi sessuali all’interno della Chiesa si rivolge a Papa Leone XIV per “denunciare l’intera rete di protezione”.

    Un sacerdote vittima di abusi sessuali all’interno della Chiesa si rivolge a Papa Leone XIV per “denunciare l’intera rete di protezione”.

    Il sacerdote Paolo Contini, 51 anni, ha deciso di rompere l’anonimato per denunciare gli abusi sessuali commessi da un altro religioso quando era adolescente e si stava formando presso il seminario minore.

    Il caso, reso pubblico lunedì scorso da Imagen Televisión , dimostra che dopo anni di silenzio e raccolta di prove, nel 2021 ha presentato formalmente il suo caso alle autorità civili ed ecclesiastiche.

    Papa Francesco lo ha sostenuto e lo ha incoraggiato a proseguire la sua denuncia. Oggi Contini chiede giustizia non solo per sé, ma per tutti coloro che sono colpiti da situazioni simili nella Chiesa.

    “All’inizio non capivo cosa stesse succedendo perché ero un bambino innocente. Quando me ne sono reso conto, ho provato una grande paura, la paura di non essere creduto perché la persona che mi aveva fatto del male era una persona molto rispettata nella comunità”, ha detto.

    Nel 2021, il suo aggressore è stato denunciato sia ai tribunali civili che a quelli ecclesiastici italiani. Tuttavia, i tribunali italiani si sono pronunciati sul caso e in Vaticano, secondo Contini, si è tentato di minimizzare la gravità dell’accusa.

    “Dopo un anno e mezzo mi hanno detto che tutto era stato archiviato e che avevano manipolato le informazioni sulla mia età al momento dei fatti, cercando di cambiare la storia a loro favore”, ha spiegato.

    “In realtà, quando il mio aggressore si è avvicinato a me, non mi sono resa conto di cosa stesse succedendo perché ero una bambina innocente e non sapevo nemmeno cosa stesse dicendo. Quando la situazione è diventata molto invasiva, è stato allora che ho capito, perché ero sopraffatta dal terrore, il terrore che nessuno mi avrebbe creduto, perché era un bravo prete, predicava bene ed era benvoluto da molte persone”, ha detto.

    Contini, ordinato sacerdote nel 2000, ha raccontato per la prima volta la sua storia sul Corriere della Sera. Ha aggiunto di essere “rimasto a lungo in silenzio perché ero un bambino e pensavo che non mi avrebbero creduto”.

    “Dopo aver finito il liceo, sono entrato nel seminario dei frati francescani a Oristano. Andavo molto male a scuola, non sapevo leggere ed ero sempre malato. Avevo 14 anni quando il ‘mostro’, che ne aveva 28, si è avvicinato a me”, ha raccontato.

    Ha precisato che il Dicastero per la Dottrina della Fede aveva inizialmente deciso di chiudere il caso e di applicare una pena canonica lieve: due mesi di “penitenza” in Terra Santa, anche se al suo ritorno all’accusato abusatore è stata assegnata “una parrocchia in una cittadina dove migliaia di adolescenti trascorrono le loro estati”.

    Il caso è arrivato persino a Giuseppe Baturi , segretario della Conferenza Episcopale Italiana . “Non si tratta solo di condannare il responsabile, ma anche di denunciare tutta la rete di tutele che esiste attorno a lui. La mia denuncia non è contro la Chiesa, ma dentro la Chiesa e per la Chiesa”, ha detto.

    Da quando ha reso pubblica la sua denuncia, almeno 18 sacerdoti hanno contattato Contini per condividere esperienze simili, rivelando un problema più ampio all’interno dell’istituzione.

    Da parte sua, l’imputato continua a svolgere il suo incarico di parroco in una zona costiera della Sardegna, dove si prende cura di migliaia di bambini, situazione che ha generato preoccupazione tra i fedeli e la comunità.

    Tolleranza zero
    Il mese scorso, Leone XIV ha esortato i leader cattolici ad agire con “fermezza e determinazione nell’affrontare situazioni che possano suscitare scandalo, come pure ogni caso di abuso, soprattutto contro i minori, nel rispetto delle normative vigenti”.

    È la seconda volta in una settimana che il Papa affronta pubblicamente lo scandalo degli abusi, dopo aver inviato una lettera ai giornalisti peruviani che indagano sull’organizzazione Sodalicio de Vida Cristiana (SDV), oggi non più esistente.

    In quella lettera, sosteneva che la Chiesa non dovesse tollerare alcuna forma di abuso in nessuna circostanza. “In questo momento di profonde tensioni istituzionali e sociali, difendere un giornalismo libero ed etico non è solo un atto di giustizia, ma un dovere di tutti coloro che aspirano a una democrazia forte e partecipativa”, affermava nel documento, letto da padre Jordi Bertomeu in un teatro di Lima.

    https://www.infobae.com/peru/2025/07/08/sacerdote-victima-de-abuso-sexual-dentro-de-la-iglesia-acude-al-papa-leon-xiv-para-denunciar-toda-la-red-de-proteccion/

  • Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio Ampurias”. Con queste parole, forti e dirette, don Paolo Contini – parroco di Ghilarza e Abbasanta – ha rivelato pubblicamente la presenza del suo abusatore nel territorio gallurese, durante un’intervista concessa a Olbianova,  (qua l’intervista “ATuxTu con don Paolo Contini” per Olbianova) . Un’accusa che non è passata inosservata, tanto da spingere la diocesi di Tempio-Ampurias a diffondere un comunicato ufficiale.

    Don Paolo ha raccontato con lucidità e dolore le violenze subite tra il 1987 e il 1990, quando era un ragazzo di 14 anni nel seminario francescano di Oristano. “Non sono alla ricerca di niente, né di visibilità, o tantomeno di denaro o di vendetta”, ha detto nel corso dell’intervista al giornalista Mauro Orrù. Il suo intento è chiaro: evitare che altri bambini vivano la stessa sofferenza.

    Il suo percorso di denuncia è iniziato nel dicembre 2021, quando è venuto in possesso – accidentalmente – di messaggi che confermavano le violenze, messaggi che ha immediatamente girato al suo vescovo. Da allora si è aperto un iter canonico, dapprima archiviato dal Dicastero per la dottrina della fede, poi riaperto su ricorso di don Paolo. Il nuovo processo sarà celebrato da un tribunale ecclesiastico terzo.

    Dopo le dichiarazioni di don Paolo, la diocesi di Tempio-Ampurias ha precisato con un comunicato che “il sacerdote da lui citato si trova attualmente nella diocesi di Tempio-Ampurias […] e non esercita alcun ministero sacerdotale”.

    La diocesi sottolinea di aver “applicato fin dall’inizio del procedimento canonico le misure previste dal diritto della Chiesa, disponendo l’allontanamento dell’accusato da ogni attività pastorale”, misure tuttora in vigore. Inoltre, ricorda che i fatti oggetto della denuncia risalgono a oltre trent’anni fa e non sono avvenuti all’interno della diocesi di Tempio-Ampurias​.

    Don Paolo Contini ha ricevuto anche il sostegno personale di Papa Francesco, che gli ha scritto: “Facciamo chiasso insieme, perché il silenzio è l’ambiente vitale della pedofilia”. Parole che il sacerdote ha fatto sue, decidendo di parlare apertamente, senza timori: “Non è una lotta contro la Chiesa, ma nella Chiesa, per la Chiesa”, ha ribadito nell’intervista per Olbianova, sottolineando di voler continuare a servire la Chiesa, ma con la verità in mano.

    Il caso è destinato a diventare simbolico. Non solo per la gravità del reato denunciato, ma per l’atteggiamento di chi sceglie di metterci la faccia, sfidando il rischio dell’isolamento. Don Paolo ha raccontato di aver sofferto a lungo, convinto che nessuno gli avrebbe creduto. Ma quando le prove sono emerse, ha trovato il coraggio di denunciare e oggi chiede che la giustizia ecclesiastica e civile faccia il suo corso.

    Quella della pedofilia nella Chiesa è una piaga lunga, complessa e ancora troppo spesso sommersa. In Italia, come nel resto del mondo, decine di casi sono emersi solo grazie alla determinazione delle vittime. Papa Francesco ha fatto della lotta alla pedofilia un punto fermo del suo pontificato, ma le resistenze interne e la lentezza della giustizia canonica restano. Vicende come quella di don Contini interrogano le coscienze e chiedono risposte più rapide, più chiare, più pubbliche. Valerio Manca

    https://www.olbia.it/olbia-don-contini-il-pedofilo-e-nella-diocesi-di-tempio-

  • Paolo Contini – Oristano

    Paolo Contini – Oristano

    Paolo Contini – Oristano

    [jnews_block_4 first_title=”Altri contenuti” header_type=”heading_3″ include_tag=”7614″ pagination_mode=”nextprev”]

  • Padre Paolo Contini e gli abusi in seminario, i sacerdoti di Oristano chiedono «un equo processo canonico»

    Padre Paolo Contini e gli abusi in seminario, i sacerdoti di Oristano chiedono «un equo processo canonico»

    Un gruppo di sacerdoti dell’Arcidiocesi di Oristano si è riunito alla presenza dell’Arcivescovo, mons. Roberto Carboni, per incontrare padre Paolo Contini e ascoltare il suo racconto legato alla denuncia per gli abusi subiti nel seminario dei frati minori conventuali in Oristano, durante gli anni della sua formazione iniziale.

    «Come sacerdoti dell’Arcidiocesi di Oristano manifestiamo piena solidarietà nei confronti di padre Paolo Contini e chiediamo, con lui e per lui, un equo processo canonico – dichiarano -. Prendiamo le distanze da chiunque volesse difendere o minimizzare la responsabilità di chi si è macchiato degli abusi.

    Esprimiamo la nostra decisione di stare dalla parte della vittima e nel condannare, senza alcun indugio, tutti i casi di pedofilia e di abusi sui minori e sulle persone vulnerabili, come tutti i pedofili e le persone che abusano in qualsiasi ambito, sia esso familiare, civile o ecclesiale, della fiducia delle persone minori loro affidate. La denuncia di padre Paolo non è un fatto privato, ma è una ferita che addolora e coinvolge tutta la Chiesa e per questo manifestiamo ad alta voce contro il reato di pedofilia e chiediamo giustizia per il nostro confratello che ne è stato vittima. Auspichiamo che anche l’Ordine Francescano Conventuale prenda una ferma posizione di condanna sulla vicenda».

    https://www.unionesarda.it/news-sardegna/oristano-provincia/padre-paolo-contini-e-gli-abusi-in-seminario-i-sacerdoti-di-oristano-chiedono-un-equo-processo-canonico-m25pkzuv

  • “Sono stato violentato in seminario”. Prete sardo confessa gli abusi subiti nella chat dei fedeli

    “Sono stato violentato in seminario”. Prete sardo confessa gli abusi subiti nella chat dei fedeli

    Don Paolo Contini, prete di Abbasanta, Ghilarza e Norbello, in provincia di Oristano, ha raccontato in una chat di fedeli di aver subito abusi sessuali quando frequentava il seminario minore dei francescani. A dare la notizia l’Unione Sarda.

    “Voglio confessarvi una dolorosissima verità. Normalmente sono io che ascolto le vostre confessioni ma ho deciso di mettermi io a cuore aperto davanti a tutti voi”, ha scritto il sacerdote. “Voglio confessarvi la verità, la dolorosissima verità che ha turbato il mio cuore in questi due anni. A metà dicembre del 2021, accidentalmente, sono venuto in possesso delle prove certe di un crimine che ho subito negli anni del mio seminario e senza alcuna titubanza ho immediatamente denunciato il pedofilo al mio vescovo”.

    “Avevo 14 anni – prosegue il parroco – quando l’incubo ebbe inizio e per anni ho dovuto subire inaudite violenze. In seguito alla mia prima denuncia, il pedofilo è stato ‘condannato’ a due o tre mesi da trascorrere in Terra Santa. Al suo ritorno la sua diocesi lo ha promosso parroco di una parrocchia balneare, dove ogni anno transitano migliaia di bambini”.

    “La mia non è una battaglia contro la Chiesa. Amo la Chiesa – afferma ancora padre Contini nella chat dei parrocchiani – la servo convintamente e voglio continuare a servirla fino all’ultimo giorno della mia vita terrena. La Chiesa è un corpo sano in cui possono sorgere cellule cancerogene: i pedofili. A breve inizierà un processo giudiziale penale e sicuramente sarò impegnato cuore e anima in questo percorso. Non abbandonerò il servizio alle nostre comunità e vi assicuro il solito impegno in ogni nostro appuntamento. Questa è la chiesa di Papa Francesco – conclude – in cui non possono trovare spazio inutili timidezze, nel denunciare apertamente coloro che si sono macchiati di reati tanto odiosi come la pedofilia”.

    https://www.fanpage.it/attualita/sono-stato-violentato-in-seminario-prete-sardo-confessa-gli-abusi-subiti-nella-chat-dei-fedeli/

  • Racconto di un incubo

    Racconto di un incubo

    Ho conosciuto padre C. R. (anche se non so come lo si possa chiamare tale) nell’autunno del 2007 nell’oratorio della mia parrocchia. Sin dall’inizio notai che mi guardava in un modo molto particolare, che mi pareva diverso dalle altre, mi faceva sentire speciale, come se fossi su un piedistallo.

    Avevo sedici anni all’epoca, con tutte le insicurezze del caso, quindi ero sicuramente appagata da tali attenzioni nei miei confronti. Da subito si insinuò nella mia vita. Entrò a casa mia, anche senza invito, con la felicità di tutta la mia famiglia, ma tutti sapevamo benissimo che lui veniva per me. Entrò anche nella mia camera, e così nella mia intimità. Per me era un confidente, una persona su cui poter sempre contare, che nutriva per me un affetto particolare e questo affetto era del tutto ricambiato.

    Fu solo dieci anni dopo, in agosto, quando già da un anno era diventato il mio padre spirituale e mi ero trasferita in un istituto religioso da lui consigliato per un discernimento vocazionale, guarda caso proprio vicino alla sua parrocchia di Oristano, che lui mi infilò per la prima volta le mani nelle mutande. Stavamo tornando dal mare, avevamo trascorso una serata che si poteva definire piacevole, se non fosse che lui mi aveva baciato, sulla bocca, davanti agli occhi indiscreti e forse inorriditi delle persone circostanti, con mia grande vergogna e imbarazzo, visto i 22 anni di differenza di età.

    Io solo il giorno dopo riuscii a reagire, e la mia reazione fu assolutamente negativa. Pretesi che non succedesse più, ma lui in tutta risposta mi disse che, visto quello che provavamo, visto che, a sua detta, eravamo innamorati, magari ci saremmo dovuti sposare.

    È molto subdola la manipolazione e gli si può dire tutto, ma non che non fosse un bravo manipolatore. Con le sue parole e i suoi gesti riusciva ad ottenere tutto ciò che desiderava. E soprattutto sapeva scegliere bene le sue prede, persone fragili, che anche volendo, come era il mio caso, non sarebbero state capaci di scappare.

    Il suo comportamento, quello che sembrava affetto nei miei confronti, le attenzioni che mi dava, sembravano legittimare ogni suo gesto. Lui mi faceva sentire come se io fossi in debito nei suoi confronti, come se in qualche modo gli appartenessi. Questo fu l’inizio della fine, perché alle pacche sul sedere che non faceva mai mancare, ai baci, alle moine, si aggiunsero tutti i gesti di natura sessuale, a cui a volte rispondevo, ma che per la maggior parte delle volte subivo.

    Tutto questo succedeva per la maggior parte durante gli incontri di direzione spirituale nel suo ufficio, ma anche ogni qual volta ci trovassimo soli in una stanza. Ogni volta lui chiudeva a chiave la porta e quello era il segnale che stava per succedere qualcosa. Durò per 17 mesi, mesi infiniti e non c’è stato un giorno di questi mesi in cui io non piansi.

    Lui lo sapeva, conosceva tutta la mia sofferenza, gliela raccontavo ma reagiva per la maggior parte delle volte con indifferenza. Volevo che finisse tutto, ma non avevo la forza di scappare. Sin dal dicembre del 2017 esternai il bisogno di parlarne con qualcuno, avrei voluto dirlo a un frate amico, che mi conosceva bene e sapevo mi avrebbe potuto aiutare. Ma lui me lo impedì. Mi trovavo rinchiusa, disperata, stavo lentamente morendo.

    Tutto finì quando cambiai padre spirituale e dopo qualche mese riuscii a parlarne. Fu lì che i due si confrontarono e la storia fu troncata. Per me fu una liberazione, anche se lui non cambiava il modo di approcciarsi a me o di guardarmi, ma almeno non allungava le mani.

    Posso dire di essere tornata a vivere una volta abbandonato l’istituto nel 2019. Ho iniziato un percorso di psicoterapia che mi ha salvato e che ancora seguo. Ma ancora non mi do pace.

    Dall’estate del 2020 ho tentato di denunciare questi fatti e per mio garbo ho provato a farlo tramite il tribunale ecclesiastico, fidandomi della chiesa e pensando di trovare persone caritatevoli e giuste. Non ho trovato che porte in faccia. La prima dal tribunale stesso e dal vescovo che, da quanto intuito da una mia fonte, non fece partire un processo per paura di “incrinare” i rapporti con la famiglia francescana.

    Poi dal provinciale stesso, che mi fece tante promesse per darmi un contentino, ma non fece neanche una delle cose dette. Mi sono anche appellata alla Curia generale dei frati cappuccini, alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e al Dicastero per la dottrina della fede ma le risposte parevano un copia e incolla, dicendo che fossero state prese le misure necessarie.

    Ma quali misure?

    Qua c’è bisogno di giustizia e di un serio cambiamento, non solo da parte di padre C., ma da parte della chiesa tutta. La chiesa in cui io credevo, la chiesa di Gesù Cristo, era misericordiosa, libera, giusta.

    Quella che vedo è invece un cumulo di serpi, piena di sotterfugi e omertosi. Se è questa la realtà, io la combatterò fino alla fine.

    Lettera firmata cristiano raspino

  • La mia vita è finita a 15anni! ,il resto è sopravvivere

    La mia vita è finita a 15anni! ,il resto è sopravvivere

    Quali possono essere e fino a dove possono arrivare le conseguenze di un abuso sessuale su un minore?

    Di seguito vi proporrò il racconto di un nostro assistito, un racconto non molto lungo, il titolo di questo articolo è un pensiero della vittima che non lascia molte prospettive ad un futuro, il suo breve scritto vi spiegherà il perché.

    I fatti in oggetto si svolgono a Verona, nella parrocchia Santa Maria Ausiliatrice ma, negli anni, padre Antenone Marangon, che oggi, a differenza della vittima, passa in serenità la sua vecchiaia a Genova, presso una sede dislocata della Congregazione alla quale appartiene, quella dei Figli di Santa Maria Immacolata, negli anni ha girato parecchio. Da quanto abbiamo potuto ricostruire, ha trascorso il suo primo anno di sacerdozio nella scuola a Gavi per essere poi trasferito a Roma in aiuto ai sacerdoti in Via del Mascherone. Ha lavorato pastoralmente nell’Ospedale civile di Cagliari per 9 anni, stimato cappellano, insieme ad altri tre confratelli. E’ stato vice parroco ed assistente di gruppi e della gioventù nelle parrocchie del Sacro Cuore di Oristano, di San Bartolomeo di Cagliari, della Madonna della Grotta di Praia a Mare. Ha trascorso 2 anni nel Santuario della Madonna della Guardia di Gavi e dal 1985 a Santa Maria Ausiliatrice. Infine a Genova dove si trova tutt’ora.

    Zanardi

    “Alla tenera età di 12 anni, nel frequentare il catechismo e in preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo ma anche altrove al di fuori della parrocchia, costretto psicologicamente, intrappolato in quella comunemente chiamata “sindrome di Stoccolma”.

    Intrappolato quindi dal mio carceriere, ho vissuto due anni in questo incubo.

    Trovata la forza di liberarmi all’età di 15anni, forse data da una maturata voglia di ribellarmi da questi soprusi, successivamente sono caduto in una forte depressione dalla quale non sono più uscito, ho vissuto il periodo della pubertà rinchiuso in me stesso assieme a tutto il periodo adolescenziale portando problemi di carattere relazionale e vivendo una sessualità in maniera rovinosa con paure e fobie riguardanti la sfera sessuale. Per me il sesso era sporco e contaminante, sentendomi perennemente sporco.

    La mia mente per salvarmi, ha rimosso gli abusi sessuali ma al contempo ha creato paure e fobie sociali, ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi  di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle  e queste non mi hanno più abbandonato limitandomi così nel tempo sempre più la vita, al punto di non riuscire più a lavorare precludendomi la dignità personale

    Non vi è null’altro da dire, solo la mia vita è finita a 15anni!, il resto è sopravvivere.

    Firmato l’abusato”

  • Processo don Usai: teste contro pm: “Mai detto certe cose”

    Processo don Usai: teste contro pm: “Mai detto certe cose”

    Cinque ore di interrogatorio, per due pagine scarse di verbale. “Volevano farmi dire cose che io non avevo detto”: è la testimonianza-choc resa oggi davanti ai giudici del Tribunale di Oristano da Juliet Nwdou, un’ex ospite della Comunità il Samaritano di Arborea.

    Il processo, presidente Carla Altieri, è quello per violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione a carico del fondatore della Comunità, don Giovanni Usai.

    L’interrogatorio al quale la testimone dell’accusa ha fatto riferimento in udienza nel corso del controesame era avvenuto nella primavera del 2011, circa tre mesi dopo l’arresto del sacerdote. In tre – due marescialli dei carabinieri es un sostituto procuratore – a fare domande con l’obiettivo di consolidare le accuse nei confronti di don Usai, ma quando si convince che vogliono farle dire cose che lei non ha detto e non pensa, la testimone alza la voce e fa sentire le sue ragioni.

    “Tutto registrato, anche la lite con il pubblico ministero. Abbiamo i nastri”, ha puntualizzato ai giudici l’avvocato difensore di don Giovanni Usai, Anna Maria Uras. Le prossime udienze, dedicate ancora ai testi dell’accusa, sono state fissate per il 27 settembre, il 24 novembre, poi il 19 gennaio 2017.

  • Prostituzione: don Usai non è in aula Lo ferma un incidente, pm va all’attacco

    Prostituzione: don Usai non è in aula Lo ferma un incidente, pm va all’attacco

    Il sacerdote è accusato di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. Il processo è in corso davanti al Tribunale di Oristano.

    In apertura di udienza l’avvocato Anna Maria Uras, difensore dell’imputato, ha annunciato che stamattina don Usai ha avuto un incidente a causa del quale è stato accompagnato al Pronto soccorso dell’ospedale di Oristano e per questo ha chiesto il rinvio dell’udienza. L’accusa, rappresentata dal pm Andrea Padalino Morichini ha chiesto al Tribunale di disporre accertamenti sulle condizioni del sacerdote e ha anche contrattaccato annunciando di avere le prove che don Usai, come la Procura sospettava da tempo, ha contattato una testimone chiave andando a trovarla a casa sua e chiedendole di non testimoniare al processo perché altrimenti rischiava di tornare in carcere.

    L’episodio, ha spiegato il procuratore della Repubblica, è stato filmato con l’Ipad dal marito della testimone.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/30/prostituzione_don_usai_non_in_aula_lo_ferma_un_incidente_pm_va_all_attacco-6-352160.html#foto1

  • Oristano: processo a don Usai rinviato a settembre

    Oristano: processo a don Usai rinviato a settembre

    E’ stata rinviata al prossimo 23 settembre l’apertura del processo contro don Giovanni Usai, il sacerdote fondatore della Comunità per il recupero dei detenuti “Il Samaritano” di Arborea, accusato di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. Il rinvio è dovuto alla necessità di nominare un perito per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche compiute durante le indagini. Una parte delle intercettazioni riguarda conversazioni tra persone di nazionalità e lingua nigeriana e dovranno quindi anche essere tradotte in italiano. All’udienza di questa mattina, durata pochi minuti, non era presente don Usai, che poco prima ha accusato un malore ed è stato ricoverato all’ospedale di Oristano per accertamenti. I fatti per i quali don Usai sarà processato erano avvenuti all’interno della Comunità. Secondo l’accusa, due nigeriani avevano organizzato un giro di prostituzione attorno ad alcune connazionali ospiti della struttura e il sacerdote non poteva non essere a conoscenza di quanto avveniva e non avrebbe fatto nulla per impedirlo. L’accusa di violenza sessuale proviene invece da un’altra ospite della struttura, che sostiene di aver dovuto cedere alle avances di don Usai per non perdere un’opportunità di lavoro all’interno della Comunità. Don Usai ha sempre respinto le accuse sostenendo di essere vittima di una sorta di complotto da parte di qualcuno che aveva interesse a ostacolare l’attività della Comunità.

    Lunedì 18 luglio 2011 12.15

    www.unionesarda.it/Articoli/News/229281