Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Oristano

  • “Don Usai arrestato dai Carabinieri e già assolto da Rai Regione!”.

    “Don Usai arrestato dai Carabinieri e già assolto da Rai Regione!”.

    L’arresto di don Usai, animatore da anni della comunità “Il Samaritano”, scuote le coscienze di molti. E’ un caso delicato che andrebbe trattato con grande prudenza e fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine. I quotidiani sono stati finora molto cauti, dando la notizia con grande risalto ma senza sposare alcuna tesi, innocentista o colpevolista. Cosa che invece non ha fatto il tg3 regionale. Questa lettera è stata inviata dalla nostra lettrice Maria Chiara Esposito alla redazione di viale Bonaria. La trovo assolutamente condivisibile.

    Ciao Vito, mando al tuo blog la mail che ho inviato poco alla redazione del tg3 regionale con il provocatorio oggetto “don Usai e il privilegio di essere inquisito”. Da giorni la Rai dedica un servizio quotidiano all’assoluzione preventiva del direttore della comunità il Samaritano, un prete accusato di gravissimi reati. Dopo l’ennesimo sermone, oggi ho deciso di scrivere a qualcuno della redazione, con la sensazione che non gli sarà del tutto indifferente sentirsi rimproverare un po’. Mi piacerebbe avere un parere tuo e dei lettori del blog su un caso secondo me grave di uso a fini parzialissimi dell’informazione pubblica. Tra l’altro con una sfacciataggine inaudita.

    Ti ringrazio per l’attenzione e auguro buon anno a te e a tutto il blog.

    Maria Chiara Esposito

    Gentile Direttore e gentile Redazione,

    ormai da qualche giorno il vostro telegiornale riserva quotidianamente un servizio all’inchiesta che coinvolge don Usai della comunità Il Samaritano nell’accusa di sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.

    Si è, in base alla Costituzione, innocenti sino a prova contraria.

    Spero che quel sacerdote lo sia, come lo spero di altri accusati di reati. Ovviamente l’auspicio è che le indagini e soprattutto i processi portino all’accertamento della “verità”, o almeno di una versione dei fatti quanto più possibile corrispondente alla realtà.

    Avrei potuto, però, omettere queste prime righe e iniziare la mia mail direttamente così: come è possibile che il servizio pubblico conceda, e uso questo verbo non a caso, tanto spazio per affermare, addirittura per voce dello stesso giornalista autore del pezzo, l’innocenza di un cittadino indagato?

    Come è possibile mandare in onda servizi che iniziano con la lettura della parabola del buon Samaritano (!?) e terminano con le note di una musica commovente sopra l’immagine al rallenty del prete che cammina da solo, quasi a suggerire l’idea di una figura eroica, di un uomo solo nella cattiva sorte, di una vittima?

    Capisco che l’attività di quella comunità e del suo direttore ha un rilievo sociale primario, nel territorio in cui si trova e non solo, e quindi la notizia dell’inchiesta ha un interesse pubblico notevole, ma se ad essere accusato di simili reati fosse una persona qualunque (magari uno dei tanti Mohammed, Mustafa, Ibrahim arrestati quotidianamente per reati minori) e non un prete, sarebbe solamente pensabile una tale opera di difesa da parte di un telegiornale?

    Mi sembra ingiustificabile, ingiusto e intollerabile.

    E se don Usai fosse colpevole? E se ci fosse davvero qualche vittima di un reato da lui commesso?

    Tralascio le considerazioni sul fatto che il tg3 regionale appartiene al servizio pubblico. Aggiungo solo che mi è capitato per caso di guardare il telegiornale in questi giorni, dato che da anni a casa mia non ho un televisore. E questa vicenda mi conferma nella mia scelta.

    Vorrei una risposta a questa mail, perché nella Costituzione oltre al principio del diritto di difesa (che si esercita nelle sedi competenti) stanno anche quello di eguaglianza (se fossi accusata di un reato così grave, vorrei anche io avere la possibilità o il privilegio offerto a don Usai dalla Rai) e della libertà di informazione, che implica anche la libertà di chi l’informazione la riceve e il diritto ad un minimo di dignità della notizia.

    Cordialmente

    Maria Chiara Esposito

    http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/01…che-ne-pensate/

    giovedì, 6 gennaio, 2011
    L’arcivescovo: «Stiamo vicino a don Usai»

    Oristano, monsignor Sanna ha incontrato il sarcerdote accusato di abusi sessuali. Colloquio nel convento dei frati Cappuccini, dove il fondatore della comunità «Il Samaritano» è agli arresti domiciliari

    ORISTANO. Si sono guardati negli occhi. Hanno parlato per diversi minuti, ma nessuno, se non i due protagonisti, conosce esattamente le parole che si sono scambiati. L’arcivescovo della diocesi oristanese, monsignor Ignazio Sanna, ha varcato ieri mattina attorno alle dieci la porta del convento dei frati Cappuccini, dove dal 28 dicembre è ai domiciliari il sacerdote don Giovanni Usai. Il fondatore della comunità per detenuti “Il Samaritano” di Arborea è accusato di abuso sessuale e di favoreggiamento della prostituzione, assieme a due cittadini nigeriani.
    È stato il primo incontro tra il massimo esponente delle gerarchie ecclesiastiche locali e don Giovanni Usai. Un colloqui atteso prima della fine di dicembre, ma arrivato solamente ieri dopo l’autorizzazione del magistrato.
    Al termine dell’incontro, è stata la stessa Curia a divulgarne parte del contenuto sia sul proprio sito ufficiale www.diocesioristano.it che su youtube, con un video girato dal sacerdote Ignazio Serra. Lo ha fatto attraverso una breve dichiarazione dell’arcivescovo, in cui monsignor Ignazio Sanna ha affermato di essersi comportato secondo «Il dovere di un padre verso il proprio figlio in difficoltà e in un momento di sofferenza. Bisogna stargli vicino – afferma l’arcivescovo -, io gli ho manifestato la mia solidarietà e la mia vicinanza». Poi un accenno alle condizioni spirituali di don Giovanni Usai: «È provato, ma ha fiducia e spirito di fede. Nel convento può concelebrare la messa assistito dai confratelli. Può vivere serenamente questa prova forte che il Signore gli ha dato».
    Poi il riferimento alla diocesi e l’appello rivolto ai confratelli: «Ci dobbiamo sentire come una famiglia – prosegue l’arcivescovo -, dove si condividono gioie e sofferenze». Quindi ha ribadito «vicinanza e solidarietà» a don Giovanni Usai, ricordando che «è importante nutrire questo sentimento di solidarietà». Parole di conforto che, in una giornata importante anche dal punto di vista giudiziario, fanno il paio con la mossa degli avvocati difensori, Anna Maria Uras e Francesco Pilloni. Mentre don Ignazio Sanna incontrava don Giovanni Usai, è stata depositata in cancelleria a Cagliari la richiesta di riesame della misura di custodia cautelare.
    La difesa, che aveva annunciato nei giorni scorsi di voler ricorrere contro il provvedimento degli arresti domiciliari, firmato dal giudice per le indagini preliminari Mauro Pusceddu su richiesta del pubblico ministero Diana Lecca che coordina l’inchiesta, ha fatto così la seconda mossa. La prima era stata compiuta il 31 dicembre con la lunga deposizione che don Giovanni aveva rilasciato allo stesso giudice. E la sostanza della richiesta di riesame ricalca e amplia la tesi che il sacerdote aveva evidenziato nell’interrogatorio di garanzia. Quella cioé di essere vittima di una sorta di complotto ordito ai suoi danni, probabilmente da chi non gradisce la presenza del Samaritano e le sue battaglie in favore dei più deboli. Entro 10 giorni, nuovi giudici dovranno dare una risposta. E dire se i testimoni sono affidabili oppure no.

    Da La Nuova Sardegna

    www.mosinforma.org/2011/l%E2%80%99a…don-usai%C2%BB/

    La chiesa difende don Usai.

    Di greg (del 10/01/2011

    La chiesa arborense difende don Giovanni Usai, e polemizza per “…il modo in cui è stato condotto a termine e reso pubblico l’arresto domiciliare” del sacerdote, responsabile della Comunità per il recupero di detenuti “Il Samaritano” di Arborea, accusato di violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione. L’ufficio stampa della diocesi ha reso noto un documento, diffuso dal Consiglio Presbiterale Arborense, l’organismo rappresentativo di tutti i sacerdoti della diocesi di Oristano, dove si esprime “…perplessità circa le modalità dell’arresto di don Usai, fermato all’aeroporto di Cagliari, al rientro dalla penisola, operazione resa nota in una conferenza stampa dal Comando provinciale dei carabinieri”. Nel comunicato, il Consiglio Presbiteriale fa presente che “…don Giovanni ha speso gran parte della sua vita e delle sue sostanze per testimoniare il suo indiscusso e concreto amore per i poveri e gli emarginati, manifestando un coraggio non comune nell’aver scelto di vivere in un ambiente quanto mai difficile, carico di rischi e di pericoli, noncurante delle critiche e delle denunce cui poteva andare incontro”. Il Consiglio Presbiteriale, inoltre, sottolinea che “…una grande carità cristiana e sacerdotale ha spinto don Usai ad essere un nuovo samaritano, seguendo le orme di Cristo, e a prendersi cura di innumerevoli fratelli e sorelle rifiutati e abbandonati ai bordi della nostra società, ospitati in una moderna struttura d’accoglienza, alternativa al carcere, sempre valutata positivamente e con ammirazione”. Quindi l’augurio perchè “…don Giovanni Usai possa veder riconosciuta la sua innocenza, possa superare questo momento doloroso attraverso la preghiera, possa veder restituita la libertà e riprendere, con rinnovato coraggio ed impegno, la sua attività pastorale”. Il Consiglio Presbiteriale Arborense, inoltre, “…esprime fiducia negli organismi della giustizia ed auspica che possano accertare, nel più breve tempo possibile, la veridicità sull’intera vicenda”.

    www.angeloporcheddu.it/dblog/storico.asp

    Gen11
    12011. CONSIGLIO PASTORALE MANIFESTA SOLIDARIETà A DON GIOVANNI USAI

    Il Consiglio Pastorale Diocesano esprime vicinanza e solidarietà a don Giovanni Usai in questo momento di grande sofferenza. Ne riconosce doti di coraggio, abnegazione e grande carità, poste senza risparmio a servizio dei più deboli ed emarginati. Questi hanno trovato sostegno nel cammino di recupero della propria dignità nella comunità guidata dal sacerdote del presbiterio oristanese. Il Consiglio Pastorale Diocesano auspica che in tempi brevi la magistratura possa far luce sulla vicenda che ha coinvolto don Usai e le attività da lui sostenute.

  • Arborea, via vai sospetto di ragazze, una nigeriana accusa don Usai

    Arborea, via vai sospetto di ragazze, una nigeriana accusa don Usai

    di Enrico Carta

    ARBOREA. Lo accusa una ragazza nigeriana. È lei che don Giovanni Usai, il sacerdote che gestisce la casa di accoglienza per ex detenuti “Il Samaritano”, avrebbe ricattato costringendola a una prestazione sessuale. In cambio avrebbe offerto un posto di lavoro a tempo indeterminato: in Italia è molto più che pane per un cittadino extracomunitario. E così, di fronte a quella che viene considerata una minaccia, la ragazza non avrebbe avuto scelta.

    Tra l’espulsione certa e una vita migliore avrebbe scelto la seconda, accontentando però il sacerdote. Sono le accuse, non le sole, che hanno portato alla misura cautelare – il prete è ai domiciliari in un edificio della Curia – emessa nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari Mauro Pusceddu su richiesta del sostituto procuratore Diana Lecca.

    Sono le accuse che convincono i carabinieri, che spiegano di aver fatto un accuratissimo lavoro di indagine. Sono le accuse che lasciano più che sgomento il mondo che ruota attorno a don Giovanni Usai. È incredula la Chiesa, sono increduli coloro che sino a due giorni fa lavoravano fianco a fianco con lui nelle campagne di Arborea.

    Sono increduli i tanti amici e conoscenti che il sacerdote di 67 anni di Assolo ha in tutta l’isola e che l’hanno conosciuto per la sua instancabile attività in favore dei più deboli.

    Eppure da queste accuse – oltre quella di abuso sessuale c’è anche quella di aver permesso che il centro Il Samaritano si trasformasse in una sorta di casa d’appuntamento -, don Giovanni Usai deve difendersi. Lo farà già questa mattina, assieme al cittadino nigeriano Alphonsus Eze (35 anni, arrestato martedì) accusato a sua volta di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, mentre un terzo nigeriano coinvolto nell’inchiesta e la cui identità non viene rivelata è al momento ricercato, perché su di lui pende un ordine di arresto del tribunale di Oristano.

    Alle dieci, i primi due saranno in tribunale per l’interrogatorio di garanzia, durante il quale è possibile che don Giovanni Usai risponda alle domande del giudice, anche perché i carabinieri che martedì mattina sono andati a prelevarlo all’aeroporto di Elmas, dove era appena sbarcato, hanno detto che si è dimostrato immediatamente collaborativo.

    E le domande e le spiegazioni da fornire saranno tante. I carabinieri del reparto operativo e quelli della stazione di Arborea hanno infatti avuto tempo e modo di raccogliere quelli che definiscono «elementi certi». È infatti dalle prime settimane dell’anno che controllano i movimenti all’interno del centro Il Samaritano, dove il via vai esagerato di persone ha destato più di un sospetto e dato fiato ad una serie di voci alle quali però in pochi davano credito.

    E allora sono stati intensificati i controlli e sono stati fatte numerose attività di indagine, sulle quali il colonnello Giuseppe Palma comandante provinciale dei carabinieri e il tenente Claudio Mauti, non hanno fornito particolari dettagli, probabilmente per non scoprire le carte dell’inchiesta. Intercettazioni, appostamenti, probabilmente anche qualche deposizione. Tutto alla fine avrebbe combaciato, sino alla decisione della magistratura di intervenire.

    C’era da fermare l’attività di prostituzione che ancora sarebbe andata avanti e che vedrebbe coinvolte sei ragazze nigeriane, ospiti della comunità.

    Hanno tra i venti e trent’anni e proprio nelle stanze del Samaritano, nel giardino della struttura e nelle campagne circostanti avrebbero venduto il loro corpo.

    «Don Giovanni Usai sapeva e avrebbe lasciato fare. In ogni caso è responsabile anche dal punto di vista penale di quel che accade all’interno della struttura, dove è bene ricordare che ci sono ex detenuti», sostengono i carabinieri. Che hanno anche riportato indietro le lancette e fatto risalire l’origine dei reati al 2005. In tutti questi anni il sacerdote avrebbe taciuto e chiuso tutti e due gli occhi per consentire agli altri due indagati di continuare a pretendere dalle ragazze i soldi pagati dai clienti.

    (30 dicembre 2010)

  • Nuove denunce per don Giovanni Usai

    Nuove denunce per don Giovanni Usai

    Nuove denunce per don Giovanni Usai, il sacerdote da due giorni agli arresti domiciliari in una comunità religiosa di Oristano, con l’accusa di violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione.

    I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni (Nas) e i colleghi del Nucleo ecologico addebitano, infatti, a don Usai numerose irregolarità nella gestione della comunità di recupero dei detenuti “Il Samaritano” di Arborea, di cui il sacerdote è fondatore e responsabile, e al cui interno opera una cooperativa agricola.

    In particolare, a don Usai è stata contestata la detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e la macellazione clandestina, per le precarie condizioni igieniche dei locali (cucina e deposito), e per la presenza di vecchi residui di lavorazione e sporcizia varia, ed anche per la macellazione di bovini e ovi-caprini in locali non autorizzati. A don Giovanni Usai, inoltre, sono state contestate alcune violazioni di natura amministrativa: la mancanza di autorizzazione sanitaria per la preparazione di alimenti del personale preposto; e la detenzione nell’allevamento di quindici suini, privi del marchio aziendale e non inseriti nel registro di carico e scarico. I carabinieri hanno,quiondi, posto sotto sequestro beni per un valore di circa sessantamila euro. Tra questi, una cella frigo, quattro congelatori, animali d’allevamento (15 maiali) e un ingente quantitativo di carne (300 chili), formaggi (50 chili) e latte (260 litri).

    www.angeloporcheddu.it/dblog/storico.asp

    Don Usai il sacerdote accusato di violenza sessuale, comparirà oggi in tribunale l’interrogatorio .
    Gexplorer.net Notizie Italiane

    Comparirà oggi in tribunale per l’interrogatorio di garanzia don Giovanni Usai, il sacerdote che gestisce la casa per ex detenuti Il Samaritano, arrestato martedì con l’accusa di violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione. A queste accuse si sono aggiunte anche quelle dei Nas che hanno sequestrato nella comunità merci e attrezzature per 60mila euro.

    don Giovanni Usai

    L’interrogatorio del sacerdote, inizialmente previsto per ieri , si terrà dunqueoggi, su richiesta dell’avvocato Anna Maria Uras. Il rinvio è stato motivato con la necessità di esaminare la documentazione presentata dall’accusa e nella quale si sostiene che don Usai, da più di 30 anni impegnato a favore dei detenuti, soprattutto di quelli extracomunitari, non avrebbe esercitato il necessario controllo sugli ospiti della Comunità “Il Samaritano”, in particolare sulle donne, che erano detenute in affidamento e dovevano rispettare precisi obblighi imposti dal Tribunale di sorveglianza.

    INTERROGATO IL NIGERIANO E’ durato solo pochi minuti l’interrogatorio di garanzia di Alphonsus Eze, il nigeriano di 35 anni arrestato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il direttore della Comunità per il recupero di detenuti ed ex detenuti “Il Samaritano”, don Giovanni Usai. L’imputato, assistito d’ufficio dall’avvocato Antonello Cosseddu, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo l’accusa faceva da palo fuori dalle stanze dove alcune ospiti della Comunità, tutte donne nigeriane, si prostituivano e in una di queste occasioni avrebbe intascato una percentuale sulla tariffa pagata dal cliente per la prestazione.

    L’INDAGINE – Secondo i Carabinieri il via vai di persone estranee nei locali del Samaritano era molto intenso e la cosa, che andava avanti almeno dal 2005, non sarebbe dovuta sfuggire al religioso. Don Usai deve rispondere anche di un’accusa particolarmente infamante per un sacerdote: violenza sessuale per un episodio avvenuto nel 2009.

    Secondo gli inquirenti avrebbe chiesto a una nigeriana una prestazione sessuale in cambio dell’assunzione a tempo indeterminato, poi concessa, che le avrebbe consentito di ottenere il permesso di soggiorno e restare in Italia. L’inchiesta scattata all’inizio del 2010 ha portato all’arresto anche di un nigeriano di 35 anni, Eze Alphonsus, il quale pare facesse da palo alle ragazze durante gli incontri a pagamento e, in almeno un’occasione, si sarebbe anche fatto consegnare una percentuale sul compenso. Solo di favoreggiamento deve rispondere anche un terzo ospite della Comunità, anche lui nigeriano, che però è sfuggito all’arresto e ora è ricercato. Nessuno dei collaboratori del sacerdote arrestato crede alle accuse e qualcuno parla addirittura di un complotto orchestrato per danneggiare la Comunità. Tutti sono rimasti al loro posto di lavoro, continuando le normali attività.

    LA DIOCESI – L’arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna, in ritiro nella comunità di Schoenstatt, in Germania, con una nota pubblicata ieri sul sito della Diocesi, si è detto “dispiaciuto e sorpreso” per quanto accaduto, comunque “vicino nella preghiera a don Giovanni e fiducioso nel corso della giustizia”. L’arcivescovo invita tutto “il presbiterio arborense a unirsi nella preghiera per un proprio confratello che in questo momento sta soffrendo”. Monsignor Sanna rientrerà a Oristano questo pomeriggio e spera di avere la possibilità di incontrare don Giovanni già venerdì 31. Nel frattempo ha già convocato il Collegio dei consultori della Diocesi in vista di una decisione sulla nomina di un commissario per la Comunità Il Samaritano e di un nuovo cappellano per la casa circondariale di Oristano.

    DENUNCIA DEI NAS – Nuovi guai giudiziari per il direttore della Comunità di recupero “Il Samaritano” don Usai. Il religioso è stato denunciato anche per detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e macellazione clandestina. Le nuove contestazioni sono arrivate al termine di una perquisizione eseguità nella comunità dai Carabinieri della Compagnia di Oristano con la collaborazione dei colleghi del Nucleo antisofisticazioni e del Nucleo operativo ecologico. A don Usai sono state addebitate una serie di sanzioni amministrative per la preparazione di alimenti da parte di personale privo delle necessarie autorizzazioni sanitarie e per detenzione di 15 maiali privi del marchio col codice aziendale e non inseriti nel registro di carico e scarico. Durante l’operazione dei Carabinieri sono stati sequestrati alimenti e attrezzature per un valore di circa 60 mila euro.

    L’UnioneSarda

  • Cuccu Giuseppe, da Mogorella (OR) parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire

    Cuccu Giuseppe, da Mogorella (OR) parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire

    Cuccu Giuseppe, da Mogorella (OR) parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire, per alcuni anni vice parroco di Sant Efisio a Oristano, denunciato nel 2003 dai genitori di due bambini per abusi.

    Gli fu notificato il divieto di dimora a Mogorella. Si sono perse le tracce del procedimento giudiziario a suo carico. Attualmente incardinato nella diocesi di Oristano.

    Tutto sarebbe partito da due denunce alla Procura presentata dai genitori di alcuni bambini. Coinvolta ci sarebbe anche una minorenne.

  • Scandalo pedofilia, i genitori assicurano: nessun dubbio sui racconti dei bambini

    Scandalo pedofilia, i genitori assicurano: nessun dubbio sui racconti dei bambini

    Mogorella Lunedì 10 novembre 2003 L ’atmosfera pesa come un macigno nel piccolo paese di Mogorella, sconvolto da uno scandalo a dir poco infamante. Ieri mattina a messa, la piccola e accogliente parrocchia di San Lorenzo Martire sembrava vivere una tranquilla domenica di novembre ma dietro quella facciata era tangibile il senso di disagio e lo sconforto. Oggi da parte di un intero paese parlare dell’ex parroco don Giuseppe Cuccu è praticamente impossibile. Nessuno è disposto a intervenire sull’argomento. L’accusa di pedofilia nei confronti del proprio parroco che da una decina di anni guidava i circa 500 fedeli di Mogorella, resta un tabù insopportabile.

    Don Cuccu, giovedì scorso, è stato allontanato dal paese scortato dai carabinieri dopo la notifica di un provvedimento di divieto di dimora emesso dalla Procura della Repubblica di Oristano. Il sacerdote, oggi al sicuro in una casa segreta si dichiara innocente. Ma per alcuni genitori non ci sono altre vie: nessun dubbio su quanto raccontato dai bambini. Quelle attenzioni particolari e quei metodi nei confronti dei propri figli non sono affatto piaciuti. Tanto che qualche mamma si è poi decisa a mettere tutto per iscritto e a consegnare la denuncia ai carabinieri di Ruinas.

    Che un forte malessere a Mogorella si vivesse da tempo, sono in molti a ripeterlo. Più volte i genitori si erano riuniti nei locali del centro di aggregazione sociale, lo stabile davanti al Municipio, per denunciare questo grave problema. Un malumore che ormai si era esasperato al punto che mercoledì scorso ha portato molti papà e mamme sotto la finestra della casa parrocchiale, una vera e propria manifestazione di piazza contro don Cuccu.

    Ieri a Mogorella un nuovo sacerdote ha celebrato la festività settimanale. L’arcivescovo Pier Giuliano Tiddia da subito aveva assicurato: «I fedeli non saranno abbandonati». E così è stato. Sabato, facendosi portavoce dell’intera comunità religiosa oristanese, Tiddia ha aggiunto: «È un momento difficile e di profondo dolore per tutti. Ma dobbiamo aspettare, sino a quando la magistratura non avrà fatto chiarezza su tutta questa vicenda. Don Pinuccio è affranto, e continua a dichiararsi completamente estraneo a quei fatti».

    Fatti turpi che nessuno immagina possano essere compiuti proprio da un educatore e da un servo di Cristo. Su questo lo stesso Papa Giovanni Paolo II è stato inflessibile, condannando con fermezza i sacerdoti che si fossero macchiati di tale reato a lasciare il sacro ministero. Ma ora, prima di tutto, l’inchiesta della magistratura.