Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vecchia condanna per abusi sessuali dimenticata nel passato di don Zappella

    Vecchia condanna per abusi sessuali dimenticata nel passato di don Zappella

    SAVONA. Un controllo nell’archivio di Stato di Torino, ma soprattutto la scoperta di una sentenza di condanna per abusi sessuali inflitta dal tribunale di Pinerolo nel 1991. Dopo le denunce presentate da un giovane uruguayano per presunti abusia vvenuti in una casa di Albenga e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati, la posizione giudiziaria di don Francesco Zappella, titolare della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Borghetto si aggrava. E in questo caso il procedimento avviato dalla procura di Pinerolo, nel torinese, ha già conosciuto una parola definitiva. Don Zappella è stato infatti condannato ad un anno e due mesi di carcere per abusi sessuali commessi in Piemonte. Ed anche in quel caso l’inchiesta avrebbe evidenziato il vizietto per il sesso orale del prete borghettino. Una deviazione che sarebbe emersa anche nella denuncia presentata dal giovane sud americano al sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro, nell’interrogatorio dei mesi scorsi.

    L’andamento del processo penale a Pinerolo avrebbe evidenziato però anche altri particolari scabrosi nel comportamento di don Zappella che è stato smascherato nel savonese dalla denuncia dei vertici della Rete L’ABUSO, da tempo impegnata a combattere la pedofilia all’interno della chiesa. C’è quindi una sentenza di un tribunale che incastra don Zappella alle sue responsabilità e soprattutto smentisce le sue dichiarazioni di innocenza (nel caso del giovane urugayo conosciuto nella missione di Trenta s YTres) e di estraneità ad un fenomeno che sembra avere radici profonde e difficile da estirpare in una diocesi tanto chiacchierata. «Vogliono uccidermi e lo stanno facendo, ma io vado a testa alta e dico messa» aveva dichiarato don Zappella a difesa della sua posizione e ricevendo la solidarietà dei parrocchiani. Ma alla luce dei recenti sviluppi dell’inchiesta avviata dalla procura savonese appare scontata l’apertura di un procedimento canonico nei suoi confronti e una possibile sospensione «a divinis» da parte di monsignor Guglielmo Borghetti.

    Nonacaso ieri mattina l’alto prelato, chiamato da Papa Francesco a fare pulizia nella diocesi ingauna, è stato convocato a palazzo di giustizia. Ma le sorprese non paiono essere finite. Se la Rete l’Abuso ha denunciato altri 2 preti della missione sudamericana e la denuncia di una presunta seconda vittima di don Zappella, la procura ha proseguito il suo lavoro di indagine. Partita la richiesta da parte degli uomini della polizia giudiziaria di andare a visionare l’Archivio di Stato di Torino per acquisire la documentazione di eventuali procedimenti penali in cui è rimasto coinvolto il prete. E la condanna di Pinerolo è stata una conferma ai sospetti iniziali.

    G. CIO IL SECOLO XIX Savona

  • PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    Potrebbe cambiare da violenza sessuale in abuso di minori la posizione del prete missionario di Borghetto S. Spirito don Francesco Zappella. Nelle ultime settimane la Rete L’ABUSO ha continuato a raccogliere segnalazioni arrivate non solo da oltre oceano, ma anche dalla Liguria e dal bergamasco dove sembrerebbe che la posizione del sacerdote fosse già piuttosto chiacchierata venti anni fa, al punto tale di costargli l’allontanamento dal Seminario di Bergamo e il successivo reclutamento in quello di Albenga.

    L’associazione ha puntualmente trasmesso agli inquirenti quanto appreso dalle segnalazioni depositando agli atti ben 4 informative, l’ultima di ieri mattina, contenente anche la denuncia di un’altra presunta vittima poco più che 20enne, la quale potrebbe costare al sacerdote, attualmente indagato per violenza sessuale, l’incriminazione per abuso di minori.

    Nel frattempo l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere ha provveduto a comunicare formale messa in mora non solo alla Diocesi di Albenga ma anche al vescovo Mario Olivieri, alla parrocchia S. Antonio da Padova e al collegio Quo Vadis in Uruguay.

    Un atto dovuto e attualmente limitato solo a “Fernando”, utile a bloccare nel suo caso il rischio di prescrizione in sede civile. Per quanto riguarda le altre presunte vittime si è preferito per il momento non comunicare tramite la messa in mora i loro nominativi alla diocesi, anche perché in questo caso non esiste il rischio di imminente prescrizione, ne penale, ne civile.

    L’inchiesta non solo su Zappella, ma anche sugli altri 2 sacerdoti indicati da Fernando, procede anche oltreoceano dove sta indagando la 1° sezione investigativa della polizia di Trenta y Tres. Per quanto riguarda le accuse di molestie da parte di “Fernando” a danno di una 12enne fatte dal sacerdote durante un’intervista, risulterebbero infondate.

    Per l’ufficio di presidenza

    Francesco Zanardi

  • Per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale

    Per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale

    Dopo la denuncia del giovane uruguayano ora si scava sul passato del prete missionario

    SAVONA. Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a don Francesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta y Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali. Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino. Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura».Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    IL SECOLO XIX SAVONA

  • Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Borghetto Santo Spirito. E’ stato indagato con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, il missionario di Borghetto Santo Spirito, parroco di Sant’Antonio da Padova.

    A condurre l’inchiesta il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro avviata dopo l’esposto presentato dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato.

    L’iscrizione nel registro degli indagati del prete al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte «deviazioni» sessuali.

    http://www.ivg.it/2015/09/violenza-sessuale-indagato-il-parroco-di-borghetto-don-francesco-zappella/

  • Pedofilia: don Zappella indagato

    Pedofilia: don Zappella indagato

    Pedofilia: don Zappella indagato

    Per violenza sessuale dopo denuncia della Rete l’Abuso

    (ANSA) – SAVONA, 22 SET – E’ stato indagato dalla Procura di Savona con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, parroco di Sant’Antonio da Padova a Borghetto Santo Spirito.
    L’inchiesta è stata avviata dopo l’esposto presentato da Rete l’Abuso su presunti episodi di violenza sessuale nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, sarebbe proseguita fino al 2005 durante un viaggio ad Albenga.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/09/22/pedofilia-don-zappella-indagato_5dc55909-3253-4d45-ab7d-7d84fde8f842.html

  • Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Savona – Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a donFrancesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga.

    E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali.

    Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino.

    Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura». Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/22/ARqzzo2F-zappella_violenza_uruguayano.shtml

  • Preti e pedofilia: celibato e potere

    Preti e pedofilia: celibato e potere

    Intervista a Sante Sguotti autore del libro ‘Prete pedofilo si diventa

    La Chiesa e la pedofilia (i preti e la pedofilia), due parole che messe insieme possono condurre a reazioni diverse: lo sdegno di chi associa la prima alla assoluta pulizia morale, la negazione di un’istituzione che cerca di difendersi con tutti i suoi mezzi, lo sbigottimento di chi stenta a credere alle storie che sente, la paura che a farne le spese possano essere i propri figli.
    Eppure è un argomento abbastanza recente, piuttosto scomodo, spesso sotterrato. Il servizio di una trasmissione prima, un articolo poi e via via altre storie, una dopo l’altra, con il coraggio che esce fuori per emulazione, con la voglia di far conoscere al mondo il proprio travagliato vissuto.

    Don Sante Sguotti ne ha parlato a modo suo, senza risparmiare bordate alla ‘sua’ Chiesa. Tagliente sin dai primi anni di seminario, controcorrente in un mondo spesso caratterizzato dall’eccessiva omologazione, critico nei confronti di un’istituzione a suo dire contraddistinta da una marcata ipocrisia. Una storia complicata la sua, con delle posizioni piuttosto radicali, non in assoluto ma sicuramente scomode per il tradizionalismo clericale.
    Classe 1966, ordinato sacerdote nel 1991, è stato viceparroco in tre parrocchie fino al 1999 e poi parroco di Monterosso. Nel 2007 è stato allontanato dalla Curia di Padova, sospeso ‘a divinis’ da papa Benedetto VXI, per la storia d’amore con la sua parrocchiana Tamara Vecil. Poi un’ospitata in una trasmissione domenicale dove annunciava la nascita di suo figlio e l’allontanamento da Monterosso per trasferirsi con la nuova famiglia sui colli Berici, a Lovertino di Albettone per lavorare come camionista in una cooperativa. Forte dell’affetto e della comprensione della sua comunità non ha mai rinunciato alla sua attività pastorale.
    Pubblica ‘Il mio amore non è peccato‘ (Mondadori, 2007), dove, sulla scia della sue esperienza personale, porta avanti la sua battaglia contro il celibato obbligatorio strettamente legato alla piaga della pedofilia, tema del suo secondo libro, pubblicato a febbraio 2015 e dal titolo particolarmente forte: ‘Prete pedofilo si diventa. Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco‘ (Ed. La Zisa).
    Una bomba ad orologeria, anche nelle sue pagine interne, dove Sguotti afferma che: «il prete pedofilo è il miglior prete che si possa immaginare, il prete perfetto che si presenta in pubblico come il miglior sacerdote possibile. L’insospettabile».

    Don Sante, il suo libro e le sue affermazioni hanno fatto molto discutere. Su cosa si basano?

    Conosco l’ambiente cattolico sin da piccolo, ho frequentato preti, parrocchiani e tutto ciò che sta intorno e ho raccolto diverse testimonianze. La mia è una riflessione sul rapporto tra tutti gli impedimenti all’emersione dei casi di pedofilia e gli effettivi casi emersi. Non riesco, ad esempio, a capacitarmi di come alcuni preti che disobbediscono su cose marginali vengano subito estromessi dalla Pastorale, mentre preti che si sono resi colpevoli di decine di casi di pedofilia, continuino a rimanere al loro posto o al massimo vengano trasferiti. Perché un vescovo emargina un prete che non è disponibile ad un determinato servizio e non tocca un pedofilo, quando la Chiesa stessa ammette che questo si è macchiato del crimine peggiore in assoluto?

    Cosa è cambiato da febbraio, data di uscita del suo libro, ad oggi?

    Assolutamente nulla, perché continuano ad uscire casi in Italia. Il problema non è stato affrontato alla radice, mi spiego: sicuramente c’è una connessione della pedofilia innanzitutto col celibato obbligatorio e poi con alcuni aspetti come la scelta dei presbiteri e dei sacerdoti, la formazione ed infine il potere e i privilegi della Chiesa che mettono questi soggetti, aventi queste problematiche, in condizioni psicologiche tali da sentirsi di poterla fare franca, di poter essere difesi da autorità, di poter ricattare chi sta sopra perché si hanno delle conoscenze ecc… Adesso c’è tolleranza zero, ma solo quando il prete viene portato davanti al tribunale, solo a quel punto la Chiesa interviene. Se è una figura che non riveste particolare importanza viene dimesso dopo un po’ di tempo dallo Stato clericale. Essendoci i riflettori puntati e maggiore sensibilità, naturalmente c’è un po’ più di severità, ma solo sotto questo punto di vista.

    Quali sono le principali falle di questo sistema?

    In Italia la Chiesa ha un forte potere economico e politico e una capacità di connessione con la stampa e il tribunale tale che il prete pedofilo sa che potrà essere tutelato. Per il resto, non c’è l’obbligo del vescovo di denunciare questi soggetti, né l’obbligo morale della Curia di mettere a disposizione le documentazioni. L’atteggiamento preponderante è il vittimismo, perché la massoneria, o chi per essa, attaccherebbe la Chiesa con questi metodi.

    Si può dire che l’ambiente clericale sia omertoso?

    Sì e lo posso affermare in base alle esperienze che ho raccolto nella mia attività pastorale: il sacerdote che non fa nulla davanti ad una bambina che subisce abusi in famiglia e si confessa con lui, i preti che, a vario titolo, sono stati accusati di pedofilia, le persone che hanno confidato di aver subito abusi e violenze durante le confessioni e le violenze delle suore negli asili. Non è una situazione marginale ma capillare e diffusa.

    – See more at: http://www.lindro.it/preti-la-pedofilia-intervista-don-sante/#sthash.xbrxfNLC.dpuf

  • Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

    Don Francesco si consola con l’abbraccio dei parrocchiani

    «È una persona buona e generosa, vittima di un complotto»

    BORGHETTO.«Don Francesco è una persona generosa e disponibile, e quella contro di lui è solo una montatura». I parrocchiani si schierano al fianco di don Francesco Zappella, il sacerdote accusato di avere molestato un giovane ospite di una struttura religiosa durante il suo mandato missionario in Uruguay, e a Borghetto si respira il clima di Alassio ai tempi della vicenda di don Luciano Massaferro, anche se naturalmente i parrocchiani e gli amici di don Francesco si augurano che sul piano giudiziario finisca in maniera ben diversa.

    Anzi, se nella vicenda Massaferro non mancarono fin dal primo giorno neppure i colpevolisti (anche se meno organizzati ed appariscenti degli innocentisti), almeno per il momento a Borghetto tutti sembrano schierarsi al fianco del sacerdote, forse anche per la maggiore distanza in termini geografici di questa vicenda rispetto a quella alassina, che invece si svolse tutta all’ombra (è il caso di dirlo) del campanile. «Don Francesco è generoso e disponibile nei confronti dei bisognosi e in generale di tutti,forse persino troppo – affermano alcuni commercianti che hanno bottega a due passi dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova -. è qui da 6 o 7 anni e il suo comportamento è sempre stato ineccepibile.

    Nonostante le precarie condizioni di salute si occupa personalmente della pulizia e della piccola manutenzione della chiesa e delle pertinenze, risparmiando soldi da destinare a chi ha bisogno». Per tutti don Francesco Zappella è un esempio. «In occasione delle comunioni e delle cresime ha curato personalmente gli allestimenti, col solo aiuto dei volontari, e senza chiedere nulla alle famiglie – ricorda noi parrocchiani -,ed il giorno di Santa Rita è andato personalmente a consegnare la rosa simbolo di quella ricorrenza a quei commercianti che avendo il negozio aperto non hanno potuto partecipare alla cerimonia in chiesa». Ma le accuse di molestie sessuali? «Solo una montatura, una cattiveria compiuta ai danni di una persona buona: don Francesco non può avere fatto cose simili» affermano senza titubanze i fedeli, che martedì sera si sono radunati sotto il balcone della canonica in segno di solidarietà.

    Zappella si è affacciato in risposta all’applauso dei parrocchiani che lo invitavano a non mollare. «Io di qui non me ne vado, chiedo al Signore di darmi la forza e presto tutto si chiarirà» ha detto il sacerdote alla piccola folla riunita sotto il balcone. «Vado avanti a testa alta, anche se non è facile,perché il male non può prevalere sul bene,e questa vostra dimostrazione per me è molto importante» ha proseguito. «Non ci interessa che la cosa si chiarisca: noi siamo qui per dirti che siamo con te» haurlato qualcuno tra la sessantina di persone radunate sotto la canonica,a testimonianza del fatto che i parrocchiani hanno già assolto don Zappella. Adesso bisogna vedere se la penseranno allo stesso modo anche la giustizia penale italiana e quella uruguaiana, cui il sacerdote dovrà rispondere di una delle accuse più infamanti, specie per un uomo di Dio.

    STEFANO FRANCHI

    LUCA REBAGLIATI

    IL SECOLO XIX SAVONA

  • Don Francesco Zappella che solo ieri voleva dimettersi, oggi ha già cambiato idea.

    Don Francesco Zappella che solo ieri voleva dimettersi, oggi ha già cambiato idea.

    Borghetto, don Francesco Zappella riceve l’abbraccio dei suoi parrocchiani: “Io non me ne vado”

    Ieri sera una sessantina di persone si sono radunate sotto casa del sacerdote

    Borghetto Santo Spirito. “Io di qui non me ne vado”. Non molla, don Francesco Zappella, il parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova di Borghetto accusato di aver abusato di un giovane sudamericano ospite in un centro in Uruguay e nel 2004 ad Albenga.

    Ieri sera molti parrocchiani e amici del sacerdote (circa una sessantina) si sono recati sotto la sua abitazione accanto alla parrocchia per abbracciarlo idealmente e manifestargli tutta la loro solidarietà e vicinanza in questo momento per lui particolarmente difficile.

    “Potete immaginare cosa sto passando – ha detto don Francesco affacciatosi dal balcone di casa per rispondere alla folla – Mavado a testa alta, perché il male non può prevalere sul bene. Io spero che presto si chiarisca tutto, perché si tratta di una montatura. Non è facile. Ma questa vostra dimostrazione è per me molto importante”.

    A lasciare perplesso il sacerdote e anche la diocesi di Albenga è la “lentezza” della macchina investigativa: “In Uruguay si sono mossi tutti. Io qui non ho ancora ricevuto telefonate da nessuno, né dai carabinieri né dalla procura“.

    Intanto la curia ha già preso provvedimenti per cercare di arginare il caos mediatico che si è creato intorno al caso: “Ho saputo che il vescovo ha querelato la testata che ha riportato la notizia. Il monsignore li aveva diffidati dal riportare la vicenda senza le dovute cautele. Non lo hanno ascoltato e lui ha proceduto. Non è corretto pubblicare e mettere il nome di una persona alla gogna mediatica in questo modo. Si fa troppo in fretta a denigrare una persona“.

    Al di là di questi aspetti, don Francesco ha voluto rassicurare i suoi parrocchiani circa le sue intenzioni: “Io di qui non me ne vado – ha detto – Al massimo se mi mettono dentro portatemi le arance e le sigarette. Andiamo avanti, anche se non è facile. Via Internet ho ricevuto tantissime testimonianze, ma la vostra di questa sera è stata davvero importante. Non mi aspettavo una cosa del genere. Chiedo al Signore di darmi la forza. Ma io non mollo”.

    http://www.ivg.it/2015/09/borghetto-don-francesco-zappella-riceve-labbraccio-dei-suoi-parrocchiani-io-non-me-ne-vado/

  • Pedofilia, accuse a don Zappella: «Calunnie».

    Pedofilia, accuse a don Zappella: «Calunnie».

    L’INCHIESTA DELLA PROCURA SUL CASO SOLLEVATO DALLA RETE “L’ABUSO”

    Il sacerdote dà le dimissioni ma il vescovo le respinge: «Sono il bersaglio di una vendetta»

    SAVONA. «Sono sereno perché non ho commesso niente. Si tratta di calunnie. Comunque ho consegnato il mio mandato al vescovo Borghetti che mi ha detto di stare tranquillo». Don Francesco Zappella, parroco missionario in Uruguay e titolare della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Borghetto, si trova al centro di un’inchiesta (al momento senza indagati e iscritta nel registro delle notizie non costituenti reato) della magistratura in seguito alla denuncia di  L.M. F., brasiliano di 29 anni, che lo accusa di averlo violentato ripetutamente nella missione della cittadina uruguaya Treinta e Tres e in un alloggio di Albenga. «Da quella casa di proprietà di una donna l’hofatto rientrare in anticipo in Sud America perché molestava una bimba, altro che» spiega il prete. «Si tratta di calunnie dietro le quali ci sta un prete della diocesi e Zanardi, il nuovo paladino della giustizia. La gogna mediatica è ciò che uccide» ammette il prete ingauno appena nominato collaboratore di monsignor Borghetti alla Caritas «ma io sono innocente. Sono qui vengano ad interrogarmi».

    Ed è l’avvocato della Rete L’Abuso, Sergio Cavaliere, ad annunciare «la querela nei confronti del prete e di altri due colleghi uruguayani, padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera. La querela sarà inviata alle autorità dell’Uruguay e alle varie ambasciate». Oltre a chiedere al vescovo Borghetti la sospensione a divinis e l’allontanamento da tutte le strutture frequentate da minori. «Si tratta di una montatura bella e buona anche perché dal 2004 non vado più in missione – aggiunge don Francesco – Anzi vado una volta all’anno a controllare la mia missione, ma niente di più e nella mia parrocchia non ci sono gruppi giovanili». Don Zappella però parla a cuore aperto della vicenda e rivela come «dal gennaio 2004 ho subito un intervento di protesi peniena e quindi anche volendo… Ma le mie condizioni di salute sono tutt’ora pesanti: sto facendo la chemio per la distrofia».

    E quel ragazzo, il grande accusatore della missione uruguaya? «L’ho conosciuto in un collegio rieducativo dove era stato mandato per il suo passato burrascoso – ammette il don – e purtroppo la sua vita è stata difficile. Ha sei figli e soprattutto ha un’accusa per violenza sessuale di una dodicenne. Ho oltre 600 testimonianze a queste affermazioni. Ma ora non contano. Vogliono uccidermi e lo stanno facendo,ma io vado a testa alta e dico messa. Ma soprattutto quel giovane ha doppia identità con una differenza di età di due anni».

    G.Cio

    Il Secolo XIX Savona