Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. Doveva essere l’ultimo atto che metteva la parola fine ad anni di accuse infamanti per l’allora rettore del Seminario di Rubano: violenza sessuale verso un suo allievo. Non è stato così.

    La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello che assolveva don Gino Temporin, rinviandola ad una nuova sezione della Corte d’Appello. Sia la procura generale che l’avvocato Emanuele Fragasso Jr (che tutela la parte offesa, un ragazzo veneziano ora maggiorenne) avevano sostenuto c’era stata una mancanza di motivazioni nella sentenza della Corte d’Appello e che c’era una motivazione manifestamente illogica: ossia veniva riportato che c’erano dubbi sulle accuse mosse dal ragazzo all’epoca tredicenne perchè raccolte quando lo stesso era ricoverato in ospedale e quindi in condizioni psocofisiche provate. Pare non essere vero, le aveva rese due anni prima. Il procuratore generale della Cassazione scrive «di una sentenza di Appello sviluppata lungo una linea di ipocrisia».

    Parole pesanti che potrebbero riaprire scenari che sembravano ormai chiusi. Le accuse che gli venivano rivolte, pesantissime, sono state ritenute false, formulate solo per screditare il sacerdote. Non la pensava così la pubblica accusa nei due diversi gradi di giudizio, visto che il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto la condanna a 7 anni di reclusione. Per il magistrato la vittima era credibile: un mese di collegio gli era costato un trauma che il ragazzo, da tempo in terapia, stava scontando con seri problemi di salute di tipo psichiatrico, dopo aver tentato in più occasioni il suicidio.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Nessun testimone di quella (presunta per ora) violenza: in aula un paio di ex compagni hanno raccontato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.

    I periti nominati dal tribunale (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere.

    Fatto sta che il 18 dicembre 2013 arriva l’assoluzione perchè il fatto non sussiste, decisa dal collegio presieduto dal giudice Claudio Marassi. C’era stato il ricorso all’Appello che si era espresso il 21 luglio del 2016: la terza sezione dei giudici lagunari ha assolto il sacerdote confermando che il fatto non sussiste. Il conseguente appello alla Cassazione ha riportato all’annullamento anzidetto.

    Questa vicenda inizia nel 2009 quando il ragazzino racconta dei fatti che a suo dire sarebbero accaduti 5 anni prima. Parla di carezza sulle parti intime e di un rapporto sessuale. Viene decisa la perquisizione dell’abitazione del sacerdote, il sequestro del suo personal computer, scattano delle intercettazioni telefoniche e ambientali (anche nel suo ufficio al Seminario minore) e vengono interrogati quasi trenta ex allievi del Seminario. Pare non emergere nulla di che. Ci sono solo le accuse di quel ragazzo.

    Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/04/01/news/la-cassazione-ha-annullato-l-assoluzione-di-don-temporin-1.15126428

  • Padova, abusi in seminario Ex rettore a processo: “Mi fece giurare su madonnina”

    Padova, abusi in seminario Ex rettore a processo: “Mi fece giurare su madonnina”

    PADOVA – Tredici anni, tanti dubbi nella testa. Forse ha sentito la vocazione, forse una voce dall’alto lo ha portato fin dentro quel seminario degli abusi. “Mi ha fatto giurare sulla madonnina” ha raccontato sul banco dei testimoni, a distanza di quasi dieci anni. E ha puntato il dito contro Don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del Seminario vescovile di Padova, quello che lo aveva accolto appena adolescente e in cerca di risposte su quel cammino spirituale, brutalmente interrotto.

    Don Gino Temporin è stato per questo rinviato a giudizio per pedofilia e violenza sessuale nei confronti di quel ragazzino, ormai ventiduenne. L’accusa formulata dal pm euganeo Maria D’Arpa è stata accolta dal gup. I fatti risalgono al 2004 quando il ragazzo, oggi ventiduenne, residente in provincia di Venezia, ha frequentato il seminario vescovile a Rubano, per un mese o poco più.

    L’udienza si è svolta rigorosamente a porte chiuse. Si cerca di mantenere il massimo riserbo su un caso così delicato, ma la sentenza, attesa per luglio, dovrà per forza di cose essere pronunciata pubblicamente. Qualunque essa sia, di colpevolezza o di assoluzione, ci dirà dove sta la verità, almeno quella processuale.

    La storia è venuta a galla quando la presunta vittima era ricoverata in un istituto in provincia di Como. La sua “diversità psicofisica” è emersa del tutto nel 2008. In quell’anno sono iniziati i ricoveri in una struttura psichiatrica di Teolo (Padova), e poi ad Appiano Gentile (Como). È stato all’inizio del 2009, durante una seduta psichiatrica, che il giovane ha raccontato della presunta violenza carnale subita in seminario a tredici anni. E anche di “pratiche sessuali in cui era stato coinvolto da altri seminaristi“, si legge nel capo d’imputazione. In seminario, secondo i suoi racconti, le “pratiche sessuali” avvenivano anche tra ragazzi durante la notte.

    Ai medici che lo aiutavano a superare il difficile momento, il giovane aveva raccontato che quando aveva 13 anni monsignor Temporin, rettore del seminario minore di Padova, aveva abusato di lui con carezze nelle parti intime, obbligandolo in un caso a subire anche un rapporto sessuale completo.

    Era l’agosto 2004 quando don Temporin era stato scelto dal vescovo Antonio Mattiazzo nel ruolo di dirigente scolastico della scuola media paritaria del Seminario minore. In quel periodo si stavano ultimando i lavori delle nuove aule e alle medie del Seminario erano iscritti una cinquantina di alunni. I fatti contestati sarebbero accaduti proprio in quel periodo.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/padova-abusi-seminario-ex-rettore-processo-mi-fece-giurare-madonnina-1555427/

  • Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Chiesa: sesso e scandali dentro le canoniche

    Dalla storia di Don Andrea Contin a quella di Don Alessio Baggetto. Le “vite nascoste” dei sacerdoti italiani nei casi più eclatanti degli ultimi mesi

    Nadia Francalacci

    L’ultima condanna è arrivata ieri: due mesi di carcere per aver fratturato in canonica un dito a quella che era stata per cinque mesi la sua perpetua e amante.

    Si è chiuso così il processo con rito abbreviato a carico di don Alessio Baggetto, 43 anni, che nel 2013 era parroco di Punta Marina Terme, un piccolo paese sul litorale di Ravenna. Per lui la Procura aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione.

    Don Alessio e la sua amante, una ragazza dell’Est di 26 anni, si erano conosciuti in una chat e subito era iniziata la loro storia. Lei, addirittura, dopo pochi incontri, si era trasferita direttamente in canonica dove era rimasta per alcuni mesi tra lo sconcerto e lo stupore dei fedeli. Poi, l’idillio tra i due si era rotto e la loro storia finita in tribunale.

    Ma la vicenda di don Alessio, non è davvero nulla rispetto a quella di don Andrea Contin che in questi giorni sta emergendo, lentamente, dalle stanze “oscure” della canonica di San Lazzaro, vicino a Padova.

    Orge e prostituzione

    Lo scandalo che avrebbe travolto la parrocchia padovana inizia il 6 dicembre scorso quando una donna si presenta nella caserma dei Carabinieri per denunciare il parroco con il quale per anni avrebbe avuto una relazione e che adesso la costringerebbe ad avere rapporti sessuali anche con altri uomini, o meglio, altri sacerdoti.

    Le sue sconcertati rivelazioni accompagnate da prove, foto e documenti abbastanza evidenti, non rendevano comunque bene l’idea di chi fosse realmente Don Andrea, il parroco tanto amato della comunità religiosa di San Lazzaro.

    Il “bello”, infatti, doveva ancora saltare fuori e, sarebber poi emerso proprio durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri su ordine della Procura, quattro giorni prima di Natale.

    Un set porno e video hard con i nomi dei Papi

    Quello che trovano i militari è sconcertante. Ovviamente per il luogo e le circostanze.
    Don Andrea custodiva in una stanza della canonica, che teneva rigorosamente chiusa a chiave, un vero e proprio set pornografico, peraltro molto attrezzato, con catene, manette, fruste, collari, stivali vertiginosi e persino una collezione di falli. Di tutte le dimensioni ordinati dal più piccolo al più grande. Non solo, perchè questo non bastava.

    Sempre nella canonica, il prete conservava dvd e vecchi vhs con film pornografici e riprese hard che lui aveva archiviato con i nomi dei Papi. Ma “l’altra faccia” di Don Andrea non si limitava a questo. Secondo quanto ha dichiarato la sua ex amante, il prete amava viaggi e soggiorni in località esclusive ed in hotel extra lusso che si concedeva proprio con lei.

    Le ultime rivelazioni e sviluppi di questa vicenda, sono destinati ad aggravare non solo la posizione di Don Andrea Contin ma anche quella di molti altri sacerdoti che per avere rapporti sessuali con le donne nella canonica di san Lazzaro avrebbero addirittura pagato.

    Un scia di abusi su minori

    Dalle orge alla pedofilia. A Brindisi, a giugno 2016, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciarlo. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I primi abusi risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze.

    Altro scandalo, altro abuso. È il marzo dello scorso anno quando la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco aveva adescato il minore su una chat. Il sacerdote pagava dai 150 ai 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile.

    In provincia di Roma, invece, viene arrestato un anziano prete per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. La denuncia ai carabinieri arriva da un altro sacerdote che si era accorto di quanto stava accadendo in canonica. Il prete invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salterà fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi.

    L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano.

    Ad agosto 2016, a Siracusa, un sacerdote avvicina un adolescente che frequentava la sua parrocchia e puntandogli un coltello alla gola lo costringe ad avere rapporti sessuali con lui. Il prete non era nuovo ad intratterere rapporti “perversi” in chat con giovani vittime.

    Stesso periodo ma questa volta lo scandalo si abbatte su un prete di una parrocchia in provincia di Arezzo. Il sacerdote viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confesserà di aver abusato di 38 adolescenti in 12 anni.

    Sesso e alcol

    Abusi su minori, orge e alcol. Èsuccesso ad Albenga, in Liguria. Un prete viene trovato dai soccorritori, allertati da un immigrato rimasto chiuso fuori dalla canonica, ubriaco e in mutande. il sacerdote aveva trascorso la notte facendo sesso e ubriacandosi con due immigrati. E questo diventerà solo l’ultimo di una serie di scandali nella diocesi di Albenga Imperia.

    http://www.panorama.it/autore/nadia-francalacci/

  • Violenza sessuale, assolto anche in appello l’ex rettore del seminario

    Violenza sessuale, assolto anche in appello l’ex rettore del seminario

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. La terza sezione della Corte d’Appello ha assolto – perché il fatto non sussiste – don Gino Temporin, 70 anni, ex rettore del seminario minore di Padova. È stato assolto, come era accaduto in primo grado nel dicembre del 2013, dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un bambino (all’epoca dei fatti), oggi un ragazzo di 25 anni residente nel Veneziano, per un mese o poco più studente alle scuole medie dell’istituto che ha sede a Rubano.
    La decisione della Corte (presidente Gioacchino Termini) è stata quindi quella della totale estraneità di don Temporin da quell’infamante accusa, nonostante la procura generale avesse chiesto una condanna, seppur con l’attenuante del fatto di lieve entità. Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.
    «È finito un incubo» ha commentato ieri pomeriggio l’ex rettore del Seminario, difeso dall’avvocato Paolo Marson.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/21/news/violenza-in-seminario-don-gino-assoluzione-bis-1.13850910

  • Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    La Procura generale aveva chiesto una pena modesta

    È il secondo verdetto assolutorio. Don Gino Temporin, 69enne arciprete della parrocchia di San Martino di Piove di Sacco ma all’epoca dei fatti rettore del Seminario Minore di Padova, è stato scagionato per la seconda volta dall’infamante accusa di aver abusato di un allievo. Assolto perchè il fatto non sussiste, a conferma della sentenza di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Padova il 18 dicembre 2013. Questo il dispositivo letto dal presidente della terza sezione della Corte d’Appello di Venezia Gioacchino Termini. I giudici non… http://ilgazzettino.it/pay/padova_pay/don_temporin_l_assoluzione_anche_in_appello-1870013.html

  • Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    SAVONA. Una condanna con rito abbreviato del tribunale di Pinerolo nel 1991 per atti di libidine violenta su due minori e una richiesta di archiviazione avanzata dal pm savonese Ferro ad ottobre scorso per atti sessuali su uno straniero, all’epoca (2005) presunto minorenne.

    Ce n’è stato abbastanza per spingere il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti a chiedere le dimissioni di don Francesco Zappella da parroco del santuari odi Sant’Antonio da Padova di Borghetto. E dal nove dicembre la parrocchia è stata affidata a Francesco Zuccon.

    DonZappella, però ,ha continuato a dire messa, ad incontrare i parrocchiani che per anni hanno affollato la chiesa e soprattutto respinto come non veritiere e mediatiche le accuse di pedofilia nei confronti del prete entrato in seminario ad Albenga nel 1991dopo essere stato condannato ad un anno e due mesi dal tribunale piemontese. Ma il passato di don Francesco, cittadino onorario di Trenta Y Tres, cittadina uruguaiana dove ha una missione, sembra nascondere altri aspetti oscuri.

    E presenta una similitudine con il caso savonese di Nello Giraudo. Alla fine degli anni‘90,infatti, Francesco Zappella ha svolto il ruolo di educatore in una parrocchia pinerolese e già all’epoca era finito nel mirino degli inquirenti per atteggiamenti “insoliti” con i bambini.

    Solo due genitori, all’epoca ebbero la forza di denunciare i fatti, ma per almeno 3-4 ragazzini ora quarantenni, una gita parrocchiale si trasformò in un vero e proprio incubo con l’educatore a parlare di masturbazione e a cercare il contatto coni ragazzini di cui doveva prendersi cura. Insomma, con ruoli differenti, una trama che assomiglia a quella del caso dell’ex prete savonese.

    Decine di interrogatori e verbali hanno portato alla luce anche come lo Zappella abbia cercato di toccare un giovane, all’epoca ventenne, senza però riuscirci. Un faldone di atti di cui dispone da alcuni mesi anche il vescovo coadiutore Borghetti e che potrebbe finire nello scontato processo canonico aperto, secondo indiscrezioni, direttamente dal Vaticano. Ma come era successo a Giraudo all’epoca della sua permanenza a Valleggia, don Zappella ha continuato a dire messa a Borghetto nella sua ex parrocchia e senza alcun intervento dall’alto.

    Giovanni Ciolina Il SECOLO XIX Savona

  • Don Zappella celebra messa a processo canonico in corso

    Don Zappella celebra messa a processo canonico in corso

    L’ex parroco di Borghetto torna nonostante le dimissioni forzate

    IL SACERDOTE GIÀ CONDANNATO PER ABUSI SESSUALI SU MINORENNI

    GIOVANNI CIOLINA SAVONA.

    Il processo canonico sembra aver mosso i primi passi su incipit direttamente dal Vaticano, ma la storia di don Francesco Zappella, 56 anni, sembra non conoscere fine. Il prete, nonostante fosse stato invitato dal vescovo coadiutore Borghetti a rassegnato le dimissioni dalla parrocchia di Sant’Antonio da Padova per alcuni casi di pedofilia in cui è rimasto coinvolto, la scorsa settimana è tornato a recitare la messa davanti agli ex fedeli. E senza che nessuno sia intervenuto. La cosa sembra aver turbato parecchie persone, soprattutto alla luce delle accuse che nei mesi scorsi avevano travolto don Francesco e addirittura la sue entrata in seminario. Tante accuse di pedofilia. La prima e unica condanna (passata in giudicato) risale al 1991 quando il giudice di Pinerolo, Vincenzo Papillo, lo ha condannato a un anno e due mesi di carcere per atti di libidine e violenza carnale nei confronti di due ragazzini infra quattordicenni per i quali fungeva da educatore in un a parrocchia pinerolese. Ma non sarebbe l’unica accusa. Èdello scorso autunno la richiesta di archiviazione del pm Ferro per prescrizione e mancanza di denuncia nei confronti di don Zappella per un presunto abuso commesso nei confronti di un giovane uruguaiano conosciuto nella missione sudamericana di Trenta & Treis. La posizione della Chiesa. Di fronte alle pesantissime accuse della giustizia,monsignor Guglielmo Borghetti ha avviato accertamenti sulla posizione del prete, fino all’invito a presentare le dimissioni. Il vescovo coadiutore di Albenga è infatti entrato in possesso di tutti gli atti,anche quelli rimasti coperti dal segreto, inerenti la condotta di don Zappella e senza usare metodi forti sarebbe arrivato ad allontanare il prete dalla parrocchia di Borghetto. Nonostante le dimissioni e il pesante fardello don Zappella è rimasto prete, sarebbe prossimo a tornare in Uruguay,ma soprattutto è tornare a dire messa da quel pulpito dove aveva negato ogni accusa definendole «montature mediatiche» e dal quale, il sette febbraio scorso, lo stesso vescovo Borghetti lo aveva ringraziato nel giorno dell’insediamento del sostituto, don Francesco Zuccon. «Tutti voi sapete quanto bene ha fatto don Francesco in questa parrocchia» erano state le parole del vescovo. A neanche un mese da quella “benedizione” don Francesco è tornato a Borghetto.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Violenza sessuale, fissato l’appello

    Violenza sessuale, fissato l’appello

    Nuovo processo per don Gino Temporin, assolto due anni fa dalle accuse di un seminarista.

    PIOVE DI SACCO. «Finalmente la fine di un incubo… Ora prego per quel ragazzo. È una liberazione, mi sembra di poter iniziare una nuova vita dopo due anni e mezzo di sofferenze» aveva confidato don Gino Temporin, 69 anni, neoparroco del Duomo di San Martino a Piove di Sacco, all’indomani della sentenza che lo aveva assolto dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di ragazzino. Un ragazzino veneziano oggi 24enne che, all’epoca dei fatti, frequentava la scuola media nel seminario di Rubano. Ora l’incubo ritorna con il secondo grado di giudizio e il processo fissato per il prossimo 21 aprile davanti alla terza sezione penale della Corte d’appello di Venezia, presieduta dal giudice Gioacchino Termini, su ricorso del pm padovano Maria D’Arpa e della procura generale. Pm che aveva chiesto la condanna a 7 anni di carcere per il sacerdote. Diversa la valutazione del tribunale di Padova (presidente il giudice Claudio Marassi) che, il 18 dicembre 2013, aveva pronunciato la sentenza di assoluzione con la formula più ampia (il fatto non sussiste) al termine di un processo delicato e difficile, senza prove, con elementi solo indiziari, dove la parola dell’uno si scontrava con la parola dell’altro. E sul banco degli imputati, quel prete: 43 anni di sacerdozio e mai una macchia, mai un’ombra tanto che l’allora vescovo Antonio Mattiazzo lo ha poi nominato parroco del Duomo di Piove, dimostrandogli fiducia totale.
    Anche le indagini (svolte con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni, l’interrogatorio di ben 29 persone) non avevano portato grandi risultati. O, almeno, risultati incontrovertibili come dev’essere per poter ottenere una pronuncia di responsabilità penale. Del resto i periti nominati dal tribunale di primo grado (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere. L’indagine era stata aperta dopo la denuncia del 24enne che, solo nel 2009, molti anni dopo la permanenza nel seminario di Rubano, si era confidato con una psicologa

    della clinica “Le Betulle” di Como dov’era ricoverato per problemi psichiatrici e un tentativo di suicidio. E aveva raccontato le “violenze” subite. In aula alcuni ex allievi avevano spiegato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.
    Cristina Genesin

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/12/08/news/violenza-sessuale-fissato-l-appello-1.12585340

  • Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    SAVONA. Il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, ieri mattina è tornato in procura in compagnia del suo braccio destro, il vicario generale,l’imperiese Ivo Raimondo. Ragione dell’improvviso e rapido blitz nel capoluogo è stato ancora una volta don Francesco Zappella, il parroco (finoal9dicembre) del santuario di Sant’Antonio da Padova di Borghetto.

    La lettera di dimissioni da parroco e vice direttore della Caritas diocesana ingauna,non è bastata ad evitare al sacerdote un altro,violentissimo,temporale. Nell’incontro con il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Battista Ferro, il vescovo di Albenga, ha infatti acquisito gli atti d’indagine del processo che il 9 maggio del 1991 hanno portato i giudici del tribunale di Pinorolo a condannare Francesco Zappella a 14mesiperattidilibidine violenta su due ragazzini infra quattordicenni. Ma è proprio da  quella documentazione d’inchiesta che la procura savonese e di conseguenza la Curia sono venuti a scoprire una sorta di doppia vita del parroco borghettino.

    Una gioventù segnata dalla “malattia” della pedofilia che nell’agosto del 1989 lo ha portato ad interrompere il noviziato nei Salesiani a Monte Oliveto (Pinerolo), ufficialmente «per motivi di salute» è l’unico segno del passaggio nel torinese di Francesco Zappella, come confermato dal direttore del noviziato, don Pietro Migliasso. Già agli inizi degli anni novanta, infatti Francesco Zappella, aveva dichiarato di essere affetto da un brutto male alle ossa, lo stesso che ipoteticamente ne limita i movimenti negli ultimi mesi.

    Ed ora, tutto l’incartamento acquisito negli archivi di Stato di Torino,è finito nelle mani del vescovo Borghetti e di conseguenza nel fascicolo del processo canonico che è stato avviato nei confronti di don Zappella per la presunta violenza sessuale compiuta nel 2005 ai danni di un cittadino uruguaiano, accusa per la quale il pm Ferro ha chiesto al gip l’archiviazione per prescrizione, oltre che per mancanza di querela da parte della vittima. Senza dimenticare la decisione di padre Francesco di chiudere il conto corrente delle missioni e su cui si faceva versare i contributi dei parrocchiani per la missione di Trenta & Tres.

    Il vescovo mandato da Papa Francesco a fare trasparenza in una diocesi squassata dagli scandali mai più pensava di trovarsi di fronte ad una situazione tanto grave. Il caso Zappella, con l’ingresso nel seminario di Albenga nonostante una condanna per pedofilia, rischia di avere ripercussioni devastanti sull’intero sistema. Come ha potuto entrare in seminario con una condanna tanto grave? Qualcuno sapeva? Enel caso, perché ha taciuto? domande a cui Borghetti dovrà dare una risposta.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX

  • Il parroco dimissionario celebra ancora messa, intanto sospende la raccolta di fondi pro Uruguay

    Il parroco dimissionario celebra ancora messa, intanto sospende la raccolta di fondi pro Uruguay

    Don Zappella chiude i conti della missione

    GIOVANNI CIOLINA

    BORGHETTO. Continua a celebrare la Messa nonostante, una condanna a quattordici mesi per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazzini che non avevano ancora compiuto quattordici anni, ma dopo le dimissioni presentate (ed accettate) a monsignor Borghetti da parroco di Borghetto, don Francesco Zappella ha deciso di sospendere momentaneamente il suo impegno nella missione uruguaya di Trenta y Treis eliminando il conto corrente aperto alla Banca Prossima – istituto bancario facente parte del gruppo San Paolo e dedicato a onlus, parrocchie e ministri della Chiesa – attraverso il quale chiedeva sostegno economico per la missione. Una decisione difficilmente comprensibile alla luce del suo impegno decennale in sud America e all’intenzione di recarsi nel paese sudamericano tra qualche mese per portare a conclusione alcuni aspetti.

    Ma c’è di più. Padre Francesco si è sempre detto innocente per le accuse rivoltegli da un giovane uruguayo su una presunta violenza sessuale avvenuta nei primi mesi del 2005 ed archiviate dalla procura savonese. «Si tratta di un vistoso caso mediatico – avrebbe confidato ad alcuni amici e sostenitori –Mi hanno voluto far pagare la nomina a vicedirettore della Caritas e quindi ho preferito questa strada». Cosa succederà ora è difficile da capire. Quanti soldi erano stati depositati su quel conto? Che fine hanno fatto? Perché sospendere quel canale di finanziamento? Sono alcuni dei dubbi che si sono insidiati tra parrocchiani e non solo. Una cosa è certa: molti amici e sostenitori hanno sottoscritto un accordo per il versamento di 30 euro al mese tramite bonifico sul codice iban IT35Q033590160010000011 1074 che ora risulta bloccato e quindi non più utilizzabile e di fronte alle notizie di cronaca gli hanno chiesto conto.

    Don Zappella, nonostante la malattia (la prossima settimana sarà costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico) mercoledì sera, a due giorni dalle dimissioni da parroco che diventeranno operative dal 9 dicembre, ha recitato la funzione religiosa davanti ai suoi più fidati parrocchiani. Gli stessi che ieri mattina alle 9 si sono radunati al santuario di Sant’Antonio da Padova per ascoltare la funzione religiosa. Di don Zappella, però, nessuna traccia. Solo la certezza della sua presenza nella casa parrocchiale che arriva dalle tapparelle dell’alloggio che si alzano alle otto in punto, una decina di minuti prima che una sua stretta collaboratrice entrasse in sacrestia per preparare la funzione. A confermare la chiusura del conto intestato alla “don Zappella Missioni” ai sostenitori della struttura è stato lo stesso sacerdote, rassicurando, però, sulla sua volontà di rimanere prete e soprattutto di voler proseguire il suo impegno missionario che lo aveva portato a ricevere l’anno scorso un riconoscimento ufficiale dall’amministrazione della cittadina uruguaya.

    Insomma una vicenda che continua a riservare zone d’ombra e poco chiare alimentate anche dai vertici della rete L’Abuso che da settimane sostengono l’inesistenza della missione. O meglio: la struttura (un presunto collegio Quo Vadis) sarebbe governativa,ma data in uso alla chiesa. Ovviamente una tesi rigettata fermamente da padre Francesco fin dai primi momenti.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX Savona