Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

    Di seguito i video integrali delle due sedute che si sono tenute a Ginevra in data 22 e 23 gennaio 2019, presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nelle quali il Governo italiano è stato esaminato in relazione all’implementazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

    Alle sedute erano presenti i rappresentanti dell’Associazione Rete L’ABUSO nelle persone del Presidente Francesco Zanardi, l’Avvocato Mario Caligiuri titolare del fascicolo/denuncia sulle inadempienze dello Stato e del Governo italiano, Simone Padovani, reporter e consulente dell’associazione.


  • PRESS RELEASE

    PRESS RELEASE

    It will be held in Geneva, from January 14 to February 1, 2019, at the headquarters of the High Commissioner for Human Rights, the examination of the UN Committee on the Convention on the Rights of the Child.

    Among the States party to the Convention that will be “questioned” in the examination, in the 80th session of the Committee, we find Guinea, Syrian Arab Republic, Japan, Bahrain, Czech Republic, Italy, Belgium.

    The Rete L’Abuso and its representation composed of President Francesco Zanardi, the lawyer Mario Caligiuri of the forum of Rome and Simone Padovani, will be present in Geneva, at the sessions of 22 and 23 January, the days in which the position of Italy will be examined.

    The question raised by our association, which has as its purpose the protection of minors and especially those who have been abused by members of the clergy, is related to the connivance between the Italian State and the Vatican that at the time has not made any provision concrete contrasting the phenomenon or helping the victims.

    The times for exposing everything have been relatively large, as Rete L’Abuso, together with colleagues of ECA Global, has been accredited to the United Nations only last June, and only then did we start working, in a context international unknown to us.

    Thanks to the colleague Sara Oviedo Fierro (Ecuador), member of ECA Global and former vice president of the UN Committee, who has supported and directed us in a very broad, complex and unknown field, the “Justice” report produced by us and now available on site of the UN, is the summary of the protests that we advance, documented in recent months, which also highlights the inaction of Italian institutions that, to date, despite a parliamentary question, a warning to fulfil and a complaint, continue to remain silent.

    For the Italian state it seems that the problem does not exist, so much so that, unlike other more developed countries, ours is the only one who has never treated the phenomenon. Yet just a glance at our map or the cover image to understand that, perhaps, even in Italy there is a problem.

    Redazione Web

  • Tv7 Match del 14/09/2018 – CHIUSURE DOMENICALI – PEDOFILIA VATICANO (5DI5)

    Tv7 Match del 14/09/2018 – CHIUSURE DOMENICALI – PEDOFILIA VATICANO (5DI5)

    Tv7 Match del 14/09/2018 – CHIUSURE DOMENICALI – PEDOFILIA VATICANO (5DI5) Ospiti: -Prof. ERMANNO CHASEN,Editore GruppoTV7 -MASSIMO ZANON,pres. reg. Confcommercio – Veneto -RUGGERO ROVELLI,Ass. Commercianti Centro Padova -ROBERTO AGGIO,comitato “Domenica no grazie” -FRANCO CONTE,pres. Codacons – Veneto -SALVATORE FRATTALLONE,avvocato penalista -GIANCARLO BOTTACIN, Psicoterapeuta sessuologo -MAURIZIO RUGGIERO,pres. ass. “Sacrum Romanum Imperium” -FRANCESCO ZANARDI,pres. Ass. “Rete l’Abuso”

  • Campo estivo, ragazzini presi  a bastonate dagli animatori

    Campo estivo, ragazzini presi a bastonate dagli animatori

    La denuncia dei genitori di tre ragazzini. I giovanissimi erano vacanza con la parrocchia, denunciano violenze. Il parroco: disguidi, ma niente maltrattamenti

    Hanno mandato i figli al campo estivo organizzato dalla parrocchia, ma l’esperienza che doveva essere di svago e di formazione — racconta il Gazzettino — si sarebbe rivelata un incubo per alcuni ragazzini delle scuole medie della parrocchia dell’Arcella, un popoloso quartiere di Padova. «Fin da subito gli animatori hanno applicato punizioni con metodi da caserma, ma poi sono arrivate addirittura le bastonate», raccontano i genitori di tre dodicenni, che domenica, quando hanno riabbracciato i figli al ritorno da San Pietro di Barbozza, sopra Valdobbiadene (Treviso), si sono presentati dal parroco, padre Nando Spimpolo, per avere delle spiegazioni.

    Al pronto soccorso

    Un ragazzino è stato anche visitato al pronto soccorso di Camposampiero nell’Alta padovana, da dove è stato dimesso con 4 giorni di prognosi per contusioni al dorso e alla gamba destra, «dovute a un’aggressione da parte di un animatore», come raccontato dai genitori al medico. «È vero, ci sono stati dei disguidi — ha spiegato il religioso al quotidiano locale — ma dire che sono stati applicati metodi da caserma e che i ragazzini sono stati maltrattati mi sembra proprio un’esagerazione».

    I racconti

    Secondo le accuse il gruppo era composto da una trentina di ragazzini di prima e seconda media. Il gruppo era accompagnato da nove animatori — sui 17 anni — e da cinque adulti. «Fin dalla prima sera non hanno concesso i cellulari ai ragazzi per poter chiamare casa come punizione per non essersi comportati bene». La situazione — hanno raccontato i minorenni ai genitori — è via via degenerata, «al punto che alcuni sono stati picchiati con bastoni e doghe di legno della rete del letto su gambe e schiena, nella loro stanza di notte. Un ragazzino avendo ricevuto una bastonata sulla schiena ha avuto difficoltà a respirare».

    https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_09/campo-estivo-ragazzini-presi-bastonate-e999c752-834f-11e8-b0f1-5852deebaad6.shtml?refresh_ce-cp

  • PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI: LA CURIA DI NAPOLI A CACCIA DELLA SECONDA VITTIMA, MA SI CONTRADDICE

    PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI: LA CURIA DI NAPOLI A CACCIA DELLA SECONDA VITTIMA, MA SI CONTRADDICE

    Meno di una settimana fa, durante la sua ultima visita a Ponticelli, il Cardinale Sepe dribblava le nostre domande relative a Don Silverio Mura, il prete accusato di aver compiuto reiterati atti di pedofilia proprio a Ponticelli, negli anni 80/90, confermando l’intenzione di non voler rilasciare dichiarazioni in merito a quello che a tutti gli effetti è diventato un caso nazionale.

    Sabato 7 e domenica 8 aprile, due vittime del prete di Ponticelli, con il volto coperto da maschere, diedero luogo ad un sit-in all’esterno del Duomo di Napoli, proprio per chiedere alla Curia di Napoli una risposta concreta in merito alla pratica avviata in seguito alla denuncia di Diego Esposito, la prima di Don Silverio Mura che da 8 anni combatte per ottenere giustizia. Il giovane che fu adescato dal sacerdote tra i banchi di scuola, Don Mura era il suo docente di religione, ha già presentato due denunce alla Curia, entrambe insabbiate, mentre il processo civile a carico del sacerdote inizierà a breve.

    Proprio mentre era in corso il sit-in, lo scorso 7 aprile, la Curia di Napoli diramò il seguente comunicato:
    “Circa presunti casi di pedofilia, dei quali è stata fatta denuncia in danno di un sacerdote della Diocesi di Napoli, si fa presente che già lo scorso anno dalla Cancelleria diocesana venne precisato che la Congregazione Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi di Napoli aveva rimesso tutta la documentazione relativa alla istruttoria fatta in loco, “nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico” del sacerdote in questione.
    All’inizio di quest’anno, dopo denuncia fatta da altra persona direttamente alla Santa Sede, il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il Cardinale Arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto.
    Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione Dottrina della Fede per le valutazioni e determinazioni.”

    In sintesi, la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito – tra cui diversi filmati – per procedere penalmente, inoltre si fa riferimento alla denuncia sporta direttamente alla Santa Sede da un’altra vittima, in merito alla quale, però, nessun giornalista né Diego Esposito, sono riusciti a reperire notizie certe.

    Diego Esposito, ex guardia giurata che ha perso il posto di lavoro proprio in seguito ad una mail che la Curia partenopea inviò alla prefettura in cui riportava il contenuto di un messaggio che il giovane gli aveva fatto pervenire in cui affermava che se non avesse ottenuto risposte chiare e certe in merito alla pratica avviata per prendere provvedimenti contro Don Silverio Mura, si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza all’esterno del Duomo di Napoli, non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia. Le sue telefonate alla Santa Sede, alla congregazione della Dottrina della Fede e alla Curia di Napoli sono all’ordine del giorno e tutte rigorosamente registrate.
    Lo scorso 22 aprile, Diego Esposito ha assistito alla celebrazione eucaristica del Cardinale Sepe a Ponticelli, in maniera composta e lo ha atteso all’uscita per chiedergli un incontro, per l’ennesima volta, riuscendo a strappargli l’impegno di essere ricevuto a breve.

    Durante la mattinata odierna, sabato 28 aprile, la Curia napoletana ha diramato un altro comunicato:

    “Circa presunti casi di pedofilia, dei quali viene accusato un sacerdote della Diocesi di Napoli, si conferma quanto precisato nel comunicato stampa del 7 aprile scorso e cioè: dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche. 
    Di conseguenza, nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato.

    Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore.

    Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.
    Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.
    Si avrà modo così di proseguire e concludere l’indagine previa che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni.”

    Quindi, se il 7 aprile, la Curia affermava che il caso era stato riaperto in seguito ad una denuncia pervenuta direttamente in Santa Sede, oggi si fa riferimento ad “altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione”.

    Dov’è finita la vittima che aveva presentato l’esposto direttamente alla Santa Sede?

    Non bastano le due denunce presentate da Diego Esposito per procedere contro Don Mura?

    Se c’era la necessità di raccogliere la testimonianza della seconda vittima del sacerdote, perchè la Curia di Napoli non ha chiesto di incontrare i due accusatori del sacerdote di Ponticelli mentre erano all’esterno del Duomo durante il sit-in?

    Perchè la Curia di Napoli finge di essere all’oscuro del fatto che a breve partirà il processo civile contro Don Silverio Mura e che negli atti processuali della fase istruttoria sono state depositate le testimonianze e le generalità di diversi testimoni, in grado di far luce sugli abusi compiuti dal sacerdote?

    Perchè la Curia di Napoli garantì a Diego Esposito che, in seguito alle sue denunce, Don Mura fu spedito in un convento “per i casi come i suoi” a curarsi e invece è stato individuato, sotto falso nome, nel comune di Montù Beccaria, in provincia di Padova, dove lavorava ancora a stretto contatto con i bambini?

    Interrogativi, contraddizioni e ombre che continuano ad incupire la vicenda, invece di chiarirla.

    Immediata la reazione da parte di Carlo Grezio, l’avvocato di Diego Esposito, che sul suo profilo facebook pubblica le seguenti dichiarazioni: “Se la Curia di Napoli diffonde un appello alle vittime del prete pedofilo può significare solo che : 1) il prete pedofilo continua a negare; 2) la Curia non crede a ciò che è stato scritto negli atti processuali della fase istruttoria; 3) la Curia continua a credere ciecamente al prete pedofilo ed è per questo che annuncia che il processo canonico potrebbe anche chiudersi con un nulla di fatto. Non vedo, a questo punto, per quale motivo una nuova vittima dovrebbe farsi avanti consegnandosi a loro che, se non vedono il film delle violenze in HD o un servizio fotografico (ormai penso occorrano solo questo tipo di prove) mettono sempre brutalmente in piazza tutto e tutti facendo accuse di falsità e di pazzia. 

    La Curia di Napoli non ha nuove denunce su Napoli, ma contro lo stesso prete ne ha un’altra fatta da una vittima direttamente al Papa (come annunciato in un loro precedente comunicato). Altre 3 vittime le conosce già!!! A questo punto siamo tutti un pò stanchi di questo comportamento inspiegabile. Aspetteremo le ulteriori udienze dei giudizi in corso e l’invio degli atti alla Procura della Repubblica che il giudice del tribunale civile dovrà necessariamente disporre. Che peccato!…..riescono sempre a inasprire gli animi e a rovinare tutto ogni volta che si prospetta un avvicinamento tra Diego e la chiesa! Non vogliono chiudere questo caso…..Ormai è chiaro!”

    Prete pedofilo di Ponticelli: la Curia di Napoli a caccia della seconda vittima, ma si contraddice

  • IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    IL CARDINALE SEPE FARFUGLIA E NON RISPONDE SULLA VICENDA DEL PARROCO DI PONTICELLI ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI

    di Arnaldo Capezzuto

    L’inafferrabile, l’imperturbabile, insomma, il don Abbondio, Crescenzio Sepe, sbarca a Ponticelli. E’ domenica e c’è fermento nella chiesa di San Rocco. L’appuntamento è solenne.

    Il cardinale di Napoli, celebra messa per conferire al novello parroco don Carlo De Rosa, la canonica. Si parla d’infazia, giovani e bambini. L’alto prelato come un disco rotto parla volentieri del fenomeno delle baby gang, di violenza, di abbandono, di trascuratezza e del ruolo sempre più difficile delle famiglie e di tric trac.

    Non appena Luciana Esposito, direttrice del giornale on line Napolitan.it, gli spiattella senza inchini e bacia mano la domanda : “Cosa si prova ad arrivare nel quartiere di Don Silverio Mura?”, il porporato farfuglia qualcosa di incomprensibile e alla chetichella si smarca.

    Serra le mascelle, mette giù lo sguardo e si allontana protetto dal cordone delle forze dell’ordine e dal suo cerchio magico. Si resta senza parole. Qualcuno potrebbe – a giusta ragione – accusare Sepe di omertà.

    Sicuramente l’alto prelato sulla vicenda di Diego Esposito, (nome di fantasia), vittima di presunte abusi sessuali – sul finire degli anni Ottanta, don Silverio Mura -, non ha raccontato tutta la verità.

    In realtà, l’ex parroco di Ponticelli, cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una chiesa a Montù Beccaria, comune in provincia di Padova.

    Dalla Diocesi, invece, hanno sempre raccontato che il prete era in un convento per riflettere. Invece, a seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’, si scopre che il parroco a prescindere dalle pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini.

    E quel sospetto e quelle ombre sulla gestione del caso da parte della Curia di Napoli e quella ‘decisione’ forzata e quasi imposta a Papa Francesco di concedere un’eccezionale proroga del mandato di cardinale allo stesso Crescenzio Sepe.

    Diego Esposito, invece, continua a combattere. Non si ferma. Oltre a sollecitare il Vaticano e direttamente Papa Francesco che, proprio contro i preti che abusano di minori ha giurato una guerra senza se e senza ma, non ha perso tempo e speranza.

    E ieri in occasione della visita di Sepe a Ponticelli e nonostante i silenzi del capo di Largo Donnaregina è riuscito ad avvicinare l’arcivescovo e strappargli una promessa di riceverlo.

    Diego ha dato una grande lezione di civiltà ai vertici della Curia e in particolare proprio all’ex capo della Propaganda Fide.

    Ricordiamo che la stessa Diocesi di Napoli, è imputata nel processo penale per diffamazione aggravata ai danni proprio di Diego Esposito.

    Le grane per  Sepe non sono finite – infatti –  c’è la brutta storia di aver insabbiato il caso Mura nel 2011, nel 2014 e ancora nel 2018 e aver ignorato e non approfondito molte segnalazioni su vittime di abusi.

    La domanda che molti si pongono: E’ perchè, Sepe su questa storiaccia è stato così superficiale ? Una volta che è scoppiato lo scandalo perchè continua a fare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia? Ma Sepe da che parte sta?

    Poi resta il giallo della proroga del mandato  – in scadenza  il 2 agosto in coincidenza con il 75esimo anno d’età dell’alto prelato di Carinaro. Secondo il diritto canonino alle contestuali dimissioni per raggiunti limiti d’età c’è la nomina di un nuovo pastore. Ma, stranamente, un Papa contrariato avrebbe – per quieto vivere – deciso una ‘strana’ proroga del mandato cardinalizio a Sepe. Ecco, perchè?

    http://il24.it/cardinale-sepe-farfuglia-non-risponde-sulla-vicenda-del-parroco-ponticelli-accusato-abusi-sessuali/

  • Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Don Gino Temporin ha lasciato la parrocchia del Duomo di Piove di Sacco (Padova). Lo ha comunicato, scrive Alessandro Cesarato sul Mattino a pagina 21, lo stesso arciprete 71enne con una comunicazione che ha fatto leggere ai fedeli durante la messa. Don Temporin, arrivato alla parrochia di Piove di Sacco nel 2014, ha confessato di non riuscire più a gestire la comunità e si è ritirato per un periodo di riposo ad Arsiè (Belluno).

    A pesare nella decisione dell’arciprete, concordata con il vescovo Cipolla, anche un presunto abuso sessuale nei confronti di un minore che sarebbe accaduto quando era alla guida del seminario di Rubano. Per tali accuse il sacerdote sarà processato a luglio per la terza volta dopo i pronunciamenti a lui favorevoli da parte del tribunale di Padova nel 2013 e della Corte d’appello nel 2016.

    https://www.vvox.it/2018/03/19/piove-di-sacco-accuse-di-violenza-sessuale-arciprete-si-dimette/

  • Assolto l’ex parroco accusato di molestie su due sorelle – all’epoca – adolescenti

    Assolto l’ex parroco accusato di molestie su due sorelle – all’epoca – adolescenti

    L’ex parroco di Sant’Antonio di Valli del Pasubio, don Giovanni – detto Gianni – Baccega, non commise alcun atto riconducibile a molestie sessuali nei confronti di due giovanissime sorelle, adolescenti all’epoca – tra il 2007 e 2008 – dei fatti contestati. Lo riporta oggi il Giornale di Vicenza. Il sacerdote, sospeso dalle sue funzioni di pastore da quattro anni in attesa della conclusione dell’iter giudiziario, aveva sempre proclamato la sua innocenza. “Assoluzione perchè il fatto non sussiste” la formula che lo scagiona, in barba alle richieste di risarcimento danni mosse dalla madre delle presunte vittime – ora maggiorenni – e dai due anni e tre mesi di condanna proposti dalla procura.

    L’accusa verso il prelato, che oggi ha 82 anni e si è ritirato in pensione a Crespano del Grappa, fu di quelle più infamanti: aver molestato due ragazzine adolescenti, figlie di un amico di vecchia data residente altrove ma rimasto in contatto con don Gianni, approfittando del suo ruolo di ministro religioso durante le confessioni. A tutela delle minori, residenti nel vicentino, non venne rivelata la loro provenienza. Sempre secondo la versione dei fatti proposta in tesi accusatoria l’anziano sacerdote avrebbe “allungato le mani” in più occasioni nei confronti in particolare della maggiore delle due sorelle, allora quindicenne, e una sola volta invece rivolgendo le attenzioni alla minore, di 13 anni.

    Il tutto avvenne a cavallo del 2007 e 2008, tra l’estate e la susseguente primavera, durante le visite della famiglia nella vallata altovicentina, con la denuncia scattata invece circa cinque anni più tardi dopo le confessioni delle figlie alla madre. L’ex parroco ammise solo una “innocente carezza” sulla schiena della più piccola, nulla di morboso, dunque, secondo le controdeduzioni emerse nel corso del dibattimento in aula, nè imputabile di un reato.

    Durante il quale spuntò fuori, secondo il racconto leggibile sulle pagine del quotidiano berico, una lettera di possibile pentimento scritta di proprio pugno da don Gianni e rivolta alla famiglie delle due giovani nel frattempo cresciute e divenute giovani donne. Conteneva effettivamente delle scuse – che di fatto in un primo momento sembravano aggravare la posizione del prete – offerte citando un passo del Vangelo di S. Giovanni, ritrattate e spiegate in aula.

    L’intricata vicenda legale è durata più di quattro anni, e oggi è sulla via della conclusione: secondo il collegio di giudici preposti non sarebbero emerse prove inconfutabili della colpevolezza dell’anziano sacerdote padovano, originario di Fontaniva. La sentenza, inoltre, annulla di fatto la richiesta di risarcimento danni estesa alla Diocesi di Vicenza, un “caso” che aveva suscitato un interesse parallelo, anche nel diritto canonico, trattandosi di un’inedita chiamata in causa della curia a risarcire – si parla di una cifra vicina ai 100 mila euro – in sostituzione di un proprio sacerdote nullatenente.
    Ma il… nulla di fatto, sentenza alla mano, lascia invariato lo status quo attuale.

    https://www.ecovicentino.it/cronaca/assolto-lex-parroco-accusato-di-molestie-su-due-sorelle-allepoca-adolescenti/

  • La Chiesa evangelica in Germania si interroga sulle violenze al proprio interno

    La Chiesa evangelica in Germania si interroga sulle violenze al proprio interno

    Nel bel mezzo delle campagne mondiali contro la violenza sulle donne, esemplificate al meglio dall’ hashtag #MeToo, anche la Chiesa evangelica in Germania (Ekd) decide di fare la propria parte ammettendo «l’esistenza di problemi legati alla sfera sessuale anche all’interno delle proprie istituzioni». Sono parole di Kristin Bergmann, responsabile dell’ufficio Pari Opportunità della chiesa protestante tedesca.

    L’Ekd conta in Germania circa 23 milioni di membri di chiesa, all’incirca gli stessi numeri dei fedeli cattolici nel paese. «Tuttavia a differenza degli atti di violenza criminale, i casi di molestie sono spesso difficili da riconoscere – ha continuato in un’intervista pubblicata sul mensile “Zeitzeichen” – . Possono presentarsi infatti in un’ampia varietà di forme: molestie verbali, insulti che toccano le questioni di genere o l’identità di genere. Non ci sono statistiche a livello nazionale in quanti questi incidenti si accumulano in contesti molto diversi senza mai essere denunciati pubblicamente».

    Nel frattempo centinaia di donne che hanno subito aggressioni o atti di violenza in ambito religioso hanno iniziato a pubblicare su Twitter le loro storie attraverso l’hashtag #ChurchToo: testimonianze provenienti da tutto il mondo, da ogni denominazione e chiesa. Eske Wollrad, presidente della Federazione tedesca delle donne protestanti nello stesso articolo ha evidenziato il grande silenzio che il tema incontra negli ambienti ecclesiastici, perché rappresenta ancora un vero e proprio tabù, in un luogo che dovrebbe garantire asilo e sicurezza: «ho l’impressione che le cifre siano maggiori di quelle che conosciamo oggi».

    In Italia è stato appena realizzato dalla rete “L’abuso, l’Associazione italiana che raccoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, uno spot sull’argomento. Realizzato da Simone Padovani, giornalista, fotografo e corrispondente di alcune tra le maggiori testate della stampa estera tra cui il New York Times e la BBC, vede due bambini e due bambine rivolgersi direttamente a papa Francesco per chiedere garanzie e chiedere che sia resa obbligatoria per i vescovi la denuncia all’autorità giudiziaria dei casi che dovessero emergere.

  • Sposa bambina di 9 anni violentata dal “marito”: scatta l’indagine

    Sposa bambina di 9 anni violentata dal “marito”: scatta l’indagine

    PADOVA – Violentata a 9 anni dal “marito”, un uomo di 35 anni. Sul caso ora è stata aperta un’indagine dopo che gli investigatori hanno raccolto la testimonianza della stessa vittima. Sia la famiglia della bambina che il trentacinquenne sono musulmani stranieri residenti nel Padovano.

    Il caso è stato scoperto quando la bimba è stata portata in ospedale dopo gli abusi sessuali. I segni riscontrati dai medici non avrebbero lasciato dubbi, poi grazie agli psicologi è emerso quanto sarebbe stata costretta a subire la bambina. L’indagine ora è affidata ai carabinieri.