Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    «Infami», «vermi», «approfittatori», per arrivare fino a «criminali». Un atto d’accusa durissimo, quello di Gianbruno Cecchin, 48enne docente universitario di Filosofia, bioetica e antropologia filosofica oltreché libero professionista nell’ambito della comunicazione e delle risorse umane, che ha deciso di denunciare pubblicamente gli abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile di Treviso. Sono passati quasi 30 anni da quelle violenze, quasi sei lustri fatti di silenzi e sofferenze. «Dio non archivia» scrive il professore, dando mandato ai suoi legali di depositare in Procura a Treviso una querela contro i suoi due aguzzini: all’epoca dei fatti erano il responsabile della Comunità Vocazionale e il suo assistente, ora sono entrambi parroci, uno nel veneziano e l’altro nel padovano.

    Il fascicolo sarà nelle mani degli inquirenti lunedì, quando gli avvocati saliranno al terzo piano del palazzo di giustizia di via Verdi. Ma una lettera in cui il 48enne descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è già stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza anche a Papa Francesco, al presidente della Cei e arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamo Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani.

    LO SFOGO
    A spingere il docente a trovare il coraggio di denunciare le vessazioni di cui dice di essere stato vittima nell’anno del seminario, è stato per sua ammissione il summit che si è svolto in Vaticano (che definisce «il luogo dove alberga Satana») sul tema della pedofilia. «La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione – continua -. Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti».

    Il 48enne racconta della notte passata a dormire in macchina dopo essere fuggito dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia. Non riuscì a dire nulla. Era marzo, anno 1991. Cecchin ha lasciato il seminario a luglio: in quei quattro mesi avrebbe subito altre violenze. Molte dice di averle rimosse, ma più di una decina le ricorda meticolosamente. «Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare “direzione spirituale” all’interno di quella camera da letto».

    Il professore parla di rapporti sessuali, di costrizioni, di vessazioni psicologiche. e anche di minacce: «Ancora oggi – afferma – vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia: “Se parli sei morto”».

    L’INCONTRO
    La Diocesi di Treviso conferma: «La persona aveva un appuntamento già fissato con il vescovo Michele Tomasi la prossima settimana – fa sapere il vicario generale, monsignor Adriano Cevolotto – L’incontro era stato concordato per poter ascoltare con massima disponibilità la persona che, evidentemente, ha però scelto di agire diversamente». La lettera di Cecchin è stata recapitata il 16 dicembre scorso, ma allora l’uomo non ha avuto risposta. Il vescovo Michele Tomasi gli ha telefonato dopo aver ricevuto una seconda missiva a fine gennaio. Un incontro era stato fissato il 10 febbraio, poi rinviato dal monsignore per un impegno improvviso. Si sarebbe dovuto tenere venerdì prossimo, il 21 febbraio, ma Cecchin ha declinato l’invito: «Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli – dichiara -. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta».
    La svolta è arrivata nel 2010. Dopo aver pensato più volte al suicidio, il professore ha conosciuto il suo attuale compagno, un medico francese, durante l’anno di volontariato assieme a Medici senza Frontiere passato ad Haiti dopo il terremoto. «Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato lui a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Ecco perché ha deciso di denunciare».

  • Dal prete rimosso accuse di pedofilia a un altro parroco

    Dal prete rimosso accuse di pedofilia a un altro parroco

    «Ho preso il posto nel Vicentino di un prete che si vociferava essere un pedofilo, si tratta di fatti da quel che so del 2004». Non fa nomi, ma sono comunque dichiarazioni pesanti quelle rilasciate da don Marino Ruggero davanti al pubblico ministero.

    Il sacerdote padovano, fino allo scorso 2 gennaio parroco di San Lorenzo in Roncon ad Albignasego (Padova), è stato allontanato dalla curia di Padova dal suo ministero per comportamenti sconvenienti. Don Marino, in risposta all’allontanamento da parte del Vescovo, ha in più occasioni detto di essere stato a conoscenza di casi di preti pedofili sui quali la curia padovana avrebbe sorvolato. Sulla base di queste dichiarazioni la procura, dopo una segnalazione da parte dei carabinieri, ha aperto un fascicolo senza indagati.

    E così nei giorni scorsi il sacerdote padovano è stato convocato dal pm. Don Marino con quella frase fa riferimento a un suo periodo nell’unità pastorale di Mure-Laverda, nel Vicentino, iniziato una quindicina di anni fa, sostenendo di essere stato inviato lì dalla Curia al posto di un parroco chiacchierato per presunti comportamenti eccessivi nei confronti di giovane parrocchiane.

    La procura di Padova è pronta ad inviare gli atti a Vicenza anche se, va ricordato, si tratta di fatti che sarebbero avvenuti nel 2004 e quindi ampiamente prescritti. Inoltre sulla questione ci sono già state due inchieste – in procura e una interna alla diocesi – entrambe chiuse con l’archiviazione.

    https://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/dal-prete-rimosso-accuse-di-pedofilia-a-un-altro-parroco-1.7916960

  • «Preti pedofili, faccio i nomi» La procura apre un’inchiesta

    «Preti pedofili, faccio i nomi» La procura apre un’inchiesta

    Dopo le dichiarazioni di Don Marino si muovono carabinieri e procura

    PADOVA Don Marino Ruggero (in foto), il parroco cacciato dalla curia con l’accusa di aver violato il celibato, tuona contro la chiesa e accusa: «A Padova ci sono preti pedofili». Il vescovo lo invita a darne prova. E lui: «Farò i nomi». La procura apre un’inchiesta.

    PADOVA Non era solo una provocazione. Don Marino Ruggero, il sacerdote che ha lasciato la parrocchia di San Lorenzo in Roncon di Albignasego con l’accusa di aver violato il celibato, continua a ribadire l’intenzione di denunciare i «veri» scandali che agiterebbero la Chiesa padovana, rinfocolando una polemica che promette nuovi colpi di scena. E a breve, se non sarà il Vescovo a porgli delle domande, sarà la procura a fargliele, visto che al quarto piano del palazzo di giustizia è già stato aperto un fascicolo sulla base di queste affermazioni, dette sia ai giornali in questi giorni che recentemente anche nelle tv locali.

    Del resto si tratta di un atto dovuto quanto meno per raccogliere tutte le informazioni in merito ad un reato che, se fosse confermato, sarebbe molto grave, così come grave sarebbe che il prete abbia saputo di violenze su minori per tanto tempo senza aver mai detto nulla a nessuno, fatto che si configurerebbe come reato di favoreggiamento. I carabinieri avrebbero parlato con don Marino, ma lui a loro non avrebbe fatto i nomi di questi presunti preti pedofili di cui tanto ha parlato. darne conto per poterne vagliare l’attendibilità e valutare le azioni di sua competenza», considerando anche «l’opportunità di rivolgersi alla Procura della Repubblica se effettivamente è in possesso di prove».

    Ieri il botta e risposta si è arricchito di un nuovo capitolo: pur avendo ricevuto la consegna del silenzio, infatti, don Marino ha risposto alle domande dell’emittente Tv7, che poi ha riportato le sue frasi senza audio. Riguardo ai casi di pedofilia, don Marino rilancia: «Sono cose che dico da anni e anni, e le dico perché ne ho le prove. Cerchiamo di essere coerenti e trasparenti: ci sono fatti che in Diocesi si conoscono da anni. Il vescovo mi ha chiesto di tirarle fuori, e ora ci sarà un iter apposito per questo, prima davanti al vescovo e poi davanti alla magistratura, seguendo la prassi ordinaria. Non è solo mia intenzione andare a fondo, ma è mio dovere morale come prete e come cittadino». Mantenere il silenzio davanti al vescovo e agli investigatori, in effetti, potrebbe far sì che don Marino possa essere indagato. Proprio in questi giorni i carabinieri hanno trasmesso due segnalazioni, una alla procura e una al comando provinciale dei carabinieri. Ieri inoltre si era diffusa la notizia che i militari dell’Arma avessero già interrogato don Marino, ma fonti ufficiali negano anche perché l’intenzione è di mantenere riserbo.

    https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-veneto-vicenza-e-bassano/20200117/281522228040355

  • Padova, sacerdote cacciato: non ha rispettato celibato. Lui: “Faccio l’elenco dei preti pedofili, gay o che hanno fatto abortire le loro donne”

    Padova, sacerdote cacciato: non ha rispettato celibato. Lui: “Faccio l’elenco dei preti pedofili, gay o che hanno fatto abortire le loro donne”

    Don Marino Ruggero, ormai ex parroco di Albignasego, era già noto per le sue posizioni politiche, i provini al Grande Fratello e le parole contro i rom. Il suo trasferimento, però, è stato ordinato per altri motivi. E sul Gazzettino il presule ha deciso di sfogarsi, minacciando di creare uno scandalo nella diocesi del capoluogo euganeo

    Altro che accuse di essere un prete leghista. O preoccupazione per alcune prese di posizione sul tema dei migranti e della legittima difesa. Oppure per la partecipazione alle selezioni del Grande Fratello. È soltanto una vicenda di mancato rispetto dell’osservanza del celibato all’origine del trasferimento di don Marino Ruggero dalla parrocchia di San Lorenzo in Roncon di Albignasego, in provincia di Padova. Lo ha annunciato la curia, probabilmente indispettita dalle interviste concesse dall’ex parroco. Ma questo, anziché sopire il caso, rischia di ampliarlo. Perché don Marino reagisce a sua volta minacciando rivelazioni su preti pedofili o su aborti suggeriti da sacerdoti ad alcune donne che avevano messo incinta. Una bufera che imbarazza la diocesi e il vescovo Claudio Cipolla.

    Partiamo dalla struttura ecclesiastica. “Si comunica che in data 13 gennaio 2020 è iniziato, su mandato del vescovo di Padova, il processo canonico nei confronti di don Marino Ruggero, presso il Tribunale ecclesiastico diocesano”. Insomma, il parroco è sul banco degli imputati. “A don Marino, alla luce di precise accuse avvalorate da prove, vengono contestati comportamenti non consoni allo stato clericale, inerenti agli impegni derivanti dall’obbligo del celibato per i preti”. Trovano così conferma le voci che circolavano ad Albignasego su frequentazioni personali del sacerdote, ma che l’interessato aveva respinto. La Curia confuta alcune dichiarazioni del prete che avevano alimentato il sospetto di una persecuzione immotivata. “Don Marino Ruggero – contrariamente a quanto finora egli stesso ha dichiarato pubblicamente – era a piena conoscenza dell’ambito delle accuse a lui rivolte, che hanno portato il vescovo a disporre un’indagine previa e successivamente al fermo invito a dimettersi spontaneamente, proprio per dargli la possibilità di difendersi nelle sedi adeguate (tribunale ecclesiastico), dalle accuse che gli sono state rivolte”.

    Una doccia fredda ad Albignasego dove un migliaio di fedeli hanno già firmato una petizione per chiedere che il sacerdote torni ad essere il loro parroco. Anzi, in un primo tempo, dalla curia era venuto l’annuncio di un trasferimento temporaneo e non definitivo. Probabilmente si trattava di una forma di cautela, visto che il processo è solo iniziato. Al momento la parrocchia è retta da don Giovanni Brusegan, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo, che fu mandato dal vescovo anche a San Lazzaro, a Padova, tre anni fa, quando ci fu lo scandalo di don Andrea Contin, il prete che organizzava incontri a luce rosse, perfino con annunci sui giornali.

    La reazione di don Marino, intervistato da Il Gazzettino rischia di attizzare ancor di più il caso. “Se loro si comportano in modo così grave e scorretto nei miei confronti, allora io sono vendicativo. Non mi aspettavo assolutamente quel comunicato. Lo reputo un comportamento fortemente scorretto da parte della Curia. Secondo me è opera del vicario generale, può essere che il vescovo non sapesse nemmeno di questo comunicato”. Ma il processo? “Io sapevo di alcune accuse, certo, ma non c’è ancora niente di accertato. Mi pare vergognoso scrivere certe accuse quando non si sa ancora se siano vere o meno. Questo la Curia non avrebbe dovuto farlo. È solo una delle tante accuse che mi vengono fatte, dall’essere leghista in poi. Ci sono stati i provini al Grande Fratello, le mie posizioni sui Rom, le comunioni a separati e divorziati. Evidentemente sono considerato un prete scomodo e i preti scomodi vogliono eliminarli”. Don Marino sfida la Curia. “Se questo è il metodo che usano, allora io inizio a fare l’elenco, con tanto di prove, di preti pedofili, gay o che hanno la donna che ha abortito, che sono a capo di grandi parrocchie della Diocesi di Padova. So bene chi sono e dove sono, ma i loro nomi non sono mai stati resi pubblici. Il trattamento deve essere uguale per tutti”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/14/padova-sacerdote-cacciato-non-ha-rispettato-celibato-lui-faccio-lelenco-dei-preti-pedofili-gay-o-che-hanno-fatto-abortire-le-loro-donne/5670134/

  • Forteto, “processo non equo”: Fiesoli ricorre alla Corte europea

    Forteto, “processo non equo”: Fiesoli ricorre alla Corte europea

    L’ex capo della comunità a Padova perché devoto di Sant’Antonio: visita la basilica prima di costituirsi

    Rodolfo Fiesoli, ex capo della comunità “Il Forteto“, si è costituito ieri sera ai carabinieri di Padova dopo la sentenza definitiva di condanna a 14 anni e 10 mesi di carcere. Avrebbe raggiunto la città insieme alla moglie in auto.

    Oggi emergono ulteriori particolari sui motivi che l’avrebbero spinto a raggiungere la città veneta. Secondo quanto appreso, infatti, Fiesoli, sarebbe devoto di Sant’Antonio, protettore degli oppressi, ed avrebbe scelto Padova per visitare, prima di consegnarsi, la basilica del Santo.

    Lo stesso Fiesoli, inoltre, ha dato mandato ai suoi legali di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo “nella convinzione di aver subito un processo non equo“, come hanno spiegato gli avvocati in una nota.

    Il “Profeta” aveva lasciato la struttura in cui era ospitato ad Aulla nella mattinata di ieri. Non è chiaro ancora se abbia spostato la sua residenza in un luogo diverso dal Mugello, altrimenti sarà comunque trasferito presto a Firenze.

    Intanto, l’altra condannata dalla sentenza di ieri, Daniela Tardani, madre affidataria che viveva al Forteto, ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Sollicciano. Si è costituita ieri sera ai carabinieri di Borgo San Lorenzo.

    http://www.firenzetoday.it/cronaca/fiesoli-forteto-sentenza-ricorso.html?fbclid=IwAR0JT_YgLhdjMjOPaiKeSwoH5eoNi_-2u8MrvDGOzseS4Ca4MBXmBQHA15U

  • Don Gino Temporin: la corte di cassazione rende definitiva l’assoluzione

    Don Gino Temporin: la corte di cassazione rende definitiva l’assoluzione

    Ieri, mercoledì 6 novembre 2019, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza assolutoria – perché il fatto non sussiste – del Tribunale di Padova, confermata dalla Corte di Appello di Venezia, nei confronti del presbitero diocesano don Gino Temporin, assistito in questi anni dall’avvocato penalista Paolo Marson.

    Come Chiesa di Padova abbiamo seguito – certo con trepidazione, ma con fiducia e con vicinanza a don Gino Temporin – la vicenda e i tempi della lunga procedura giudiziaria, sempre convinti dell’insussistenza dei fatti e dell’innocenza del sacerdote, come anche giuridicamente ora è stato definitivamente confermato. Sono stati anni di fatica che don Gino ha vissuto con serenità interiore e fiducia, e noi con lui. Questa sentenza restituisce, anche pubblicamente, piena dignità a un uomo, a un prete, a un educatore, ma anche a un’istituzione formativa così importante come il Seminario minore.

    Fonte: Ufficio stampa Diocesi di Padova

    Don-Gino-Temporin-la-corte-di-cassazione-rende-definitiva-l-assoluzione

  • Padova: prete posta foto porno sulla chat dei cresimandi. La Diocesi lo rimuove

    Padova: prete posta foto porno sulla chat dei cresimandi. La Diocesi lo rimuove

    Genitori sotto choc. L’ipotesi è che abbia digitato il tasto sbagliato

    PADOVA Una foto «hot», con tanto di santini sullo sfondo, nella chat del catechismo. Grande sconcerto e imbarazzo a Padova tra i fedeli di una delle chiese più frequentate della zona ovest della città, dalla quale è di recente stato allontanato un sacerdote di 73 anni, strettissimo collaboratore del parroco.

    Rimosso per la «disavventura»

    L’anziano religioso, che fino a un paio d’anni fa si occupava della sala di preghiera allestita all’interno di un grande centro d’accoglienza per i profughi della provincia di Venezia, è stato rimosso dal proprio incarico, su decisione del vescovo padovano monsignor Claudio Cipolla, in seguito appunto a una «disavventura» dai contorni piuttosto «hard». La vicenda, sulla quale i vertici della parrocchia e quelli della Diocesi hanno invano provato a mantenere il più assoluto riserbo, risale alla fine di settembre scorso. Ma inevitabilmente, come quasi sempre succede in circostanze del genere, la cosa è venuta a galla. E nel giro di poco più di tre settimane, è giunta alle orecchie di decine di persone. Tanto che da un po’ di giorni, dentro e fuori il quartiere in questione, non si parla d’altro.

    Le immagini dello scandalo

    Teatro dell’«incidente» a luci rosse, come dimostrano gli «screenshot» memorizzati in tanti telefonini, è una chat di WhatsApp creata dallo stesso sacerdote e da due catechiste insieme con i genitori di circa venti bambini di quinta elementare (quindi di nove/dieci anni), prossimi a ricevere i sacramenti della Comunione e della Cresima. Una chat, come ormai capita un po’ in tutti gli ambiti, dalla scuola allo sport passando per il lavoro, che viene adoperata per scambiarsi informazioni e darsi appuntamenti. E proprio questo sta accadendo quando, una sera, tra un messaggio e l’altro, qualcuno pubblica la foto «incriminata». Cioè un pene in primo piano, una mano «tempestata» di anelli e, sullo sfondo, una mensola con appoggiati due santini religiosi. Lì per lì, evidentemente, nessuno fa caso a chi l’ha spedita. Tutti, infatti, si concentrano su altro. Poi però, quando ci si accorge che il mittente è proprio l’anziano prete, mamme e papà stentano a credere ai loro occhi e reagiscono imbufaliti: «Padre, ma cosa fa? E’ impazzito? Cos’è questa schifezza? La tolga immediatamente! Per fortuna che i nostri figli sono già a letto e non invece qui a guardare il cellulare assieme a noi!».

    Catechiste sotto choc

    A quel punto, nel disagio più totale, una delle catechiste tenta di placare gli animi, sostenendo che il telefonino del sacerdote sarebbe stato colpito da un hacker e che, di conseguenza, lo scatto «hard» sarebbe stato inviato da qualche ignoto pirata informatico. Il religioso invece, senza apparentemente mostrare alcun turbamento, si rifà vivo soltanto la mattina seguente: «Carissimi, sono dispiaciuto di quanto successo ieri notte. Stamattina – scrive – ho parlato con il parroco e mi ha consigliato di mettermi in contatto con la polizia postale. Cosa che ho fatto. Ora sono in attesa di avere delle informazioni precise. Vi auguro buona giornata».

    Le scuse

    Nessuno, chiaramente, presta fede alle parole del prete. E più di qualche genitore, sempre più stupefatto e rabbioso, si sente addirittura preso in giro: «Hacker, polizia postale – sbotta un papà – Ma credono forse che siamo tutti scemi?». Indignazione e collera, insomma, crescono a dismisura. A tal punto che poche ore dopo, rispondendo alla sommossa delle famiglie, tocca sempre a una delle catechiste comunicare che «i superiori e la Curia stanno prendendo provvedimenti nei confronti del don, il quale non sarà più presente nella nostra comunità. Vi chiediamo di mantenere riservatezza sull’accaduto, dato che si tratta di una vicenda molto delicata». La storia però, in questa grande parrocchia di Padova, è subito diventata di dominio pubblico. E la foto di quel pene e di quella mano piena di anelli, con quei santini sullo sfondo, ha presto cominciato a fare il giro di tante altre chat di WhatsApp. Preti, sesso e nuove tecnologie. Un mix esplosivo. Da noi contattata, per la cronaca, la Diocesi ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. Almeno per ora.

  • Parroco abusa del ragazzino dopo pranzo, sconto in Appello

    Parroco abusa del ragazzino dopo pranzo, sconto in Appello

    MONSELICE È stata parzialmente confermata anche in Appello la condanna al prete di Monselice, don Nicola De Rossi, per violenza sessuale nei confronti di un minore. Il religioso, in primo grado era stato condannato a due anni e otto mesi. I giudici lagunari gli hanno ridotto la pena a due anni e un mese, perchè ha spiegato alla corte di fare volontariato e perchè ha già risarcito la famiglia del bambino con 15 mila euro. Quel pomeriggio del luglio del 2016, il ragazzino di 15 anni è andato a pranzo con il suo parroco. Aveva avvisato papà e mamma, e loro gli hanno dato il consenso perchè di quel prete si fidavano. Ma dopo avere mangiato la situazione è degenerata.
    Il religioso ha invitato il quindicenne nella sua camera da letto. Lo ha fatto sdraiare sul letto, lo ha toccato nelle parti intime e si è strusciato su di lui. Il ragazzino, disperato e in lacrime, è corso a casa e ha raccontato tutto ai genitori. Papà e mamma non hanno perso tempo e si sono recati alla stazione dei carabinieri di Monselice per presentare la denuncia. Così sono scattate le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Piccione, e il sacerdote è stato intercettato al telefono in più momenti. La telefonata che ha incastrato il don è quella effettuata con un amico: «…Come ho fatto a ridurmi così, mi faccio schifo…» aveva confidato il prete al conoscente. E poi c’è quella telefonata tra il don padovano e la psicoterapeuta. La donna lo ha consolato dicendogli: «…Se è stato un gioco allora prosegui su questa strada…». E poi ancora all’amico sacerdote «…Tra noi non è un rapporto alla pari, ma alla dispari…». Il prete era già stato sospeso su ordine del vescovo da ogni incarico pastorale. Don Nicola De Rossi, 42 anni, era stato ordinato nel 2002 ed era stato assegnato al Duomo di Asiago in provincia di Vicenza. A luglio del 2016 era stato indicato come parroco moderatore della comunità di Caselle de’ Ruffi, Sant’Aneglo di Maria di Sala e Murelle nella provincia di Venezia. L’obiettivo era quello di costituire un’unica unità pastorale con Villanova. Ma a settembre sempre del 2016, quando la storia era emersa, la sua nomina è stata subito sospesa. L’ex parroco aveva passato altri guai, perchè gli inquirenti nel computer gli trovarono e sequestrarono del materiale pedopornografico.

    https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/monselice_don_nicola_de_rossi_pedofilia-4776339.html

  • Fedeli sconvolti, il vescovo buonista ha reintegrato il prete delle orge in canonica

    Fedeli sconvolti, il vescovo buonista ha reintegrato il prete delle orge in canonica

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il prete padovano che aveva organizzato orge in canonica assieme ad un altro prete che aveva costretto alla prostituzione una decina di ragazze è stato reintegrato dal vescovo. In pratica don Roberto Cavazzana potrà continuare a celebrare la messa, dispensare i sacramenti, confessare i fedeli, impartire i battesimi, benedire i matrimoni come se niente fosse. La notizia del reintegro ha creato parecchio sconcerto nella Chiesa, tanto che la vicenda è al centro di un attento editoriale sul sito vicino al Vaticano, Il Sismografo, diretto da Luis Badilla.

    «Da giorni, perlustrando il web, troviamo molte notizie piuttosto laceranti che analizzano e commentano molto negativamente l’incredibile decisione del vescovo di Padova, Claudio Cipolla, che lo scorso 7 marzo, all’inizio della Quaresima, ha comunicato al suo clero, alla diocesi e alla Chiesa tutta di aver perdonato il presbitero Roberto Cavazzana e di averlo reintegrato nelle mansioni del ministero sacerdotale dal quale era stato sospeso».

    Il Sismografo ricorda che l’anno scorso, di questi tempi, lo stesso Papa Francesco, «tramite una lunga telefonata invitò il vescovo di Padova ad essere forte, fermo e deciso in questa orrenda vicenda che la stampa chiamò le orge in canonica e che ha coinvolto, seppure con modalità e responsabilità diverse don Roberto Cavazzana e soprattutto Andrea Conti, allora anche lui sacerdote».

    Il reintegro del prete è al centro di una lacerante riflessione relativa alla coerenza che i fedeli richiedono alla Chiesa e ai suoi pastori. «Con quali criteri di buon senso e di rispetto per i fedeli della chiesa e con quale discernimento di opportunità, Claudio Cipolla, ordinario diocesano di Padova, ha preso e amplificato una tale decisione? Come mai ha agito con questa modalità pur sapendo benissimo che l’opinione pubblica più informata non ha dimenticato chi è e cosa ha fatto padre Roberto Cavazzana, denunciato nel 2017 per aver partecipato in orge organizzate dall’ex prete Andrea Conti, accusato anche di aver fatto prostituire almeno 15 donne».

    Monsignor Cipolla, conclude Il Sismografo, deve essere di manica larga nell’esercitare il perdono. «Non abbiamo nessun dubbio sulle buone intenzioni del vescovo Cipolla, che tempo fa perdonò un altro sacerdote con le mani sporche in oscuri traffici finanziari, ma come cattolici dobbiamo dire con sincerità: lui, come tantissimi altri vescovi in giro per il mondo, sembrano di non aver preso piena coscienza che gli abusi sessuali nella Chiesa sono ancora più gravi e repellenti per l’opinione pubblica nella misura in cui vengono occultati, insabbiati o perdonati come se niente fosse. Si dovrebbe capire che il Popolo di Dio, e anche chi non è credente, è più inorridito per alcune comportamenti omertosi e poco trasparenti di membri della gerarchia cattolica che per la gravità stessa della pedofilia e delle condotti sessuali disinvolte di alcuni membri del clero». Insomma, un bruttissimo segnale.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_orge_prete_abusi_canonica_padova_vescovo-4363360.html

  • RETE L’ABUSO CHIAMA A RACCOLTA VITTIME E ATTIVISTI DI TUTTA ITALIA A PARTECIPARE A

    RETE L’ABUSO CHIAMA A RACCOLTA VITTIME E ATTIVISTI DI TUTTA ITALIA A PARTECIPARE A

    MARCH TO ZERO

    Zero Abusi + Zero Insabbiamenti = Verità e Giustizia

    Il giorno antecedente la conclusione del Summit mondiale voluto da Papa Francesco in Vaticano sul tema dell’abuso sessuale vero i minori nel clero cattolico, ECA Global chiama a raccolta tutti i supporter dei diritti del fanciullo, attivisti e alleati, per unirsi con le vittime da tutto il mondo che marceranno per una reale tolleranza zero e per chiedere la fine dell’impunità degli abusi e delle insabbiature.

    La Marcia ha come scopo quello di richiedere a Papa Francesco di:
    – Inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, la tanto proclamata Tolleranza Zero relativamente ai casi di abuso sessuale;

    – Inserire nelle Leggi Universali della Chiesa, tolleranza zero relativamente agli insabbiamenti da parte dei vescovi e cardinali del clero;

    – Fornire un risarcimento alle vittime di tutto il mondo

    Quando: Saturday February 23, 2019

    Dove: Piazza del Popolo, Rome

    Orario: 11am

    Per maggiori informazioni:

    MARCH TO ZERO

    Contact ECA:

    Peter Isely: (US Spokesperson/ECA Founding Member)

    Email:peterisely@gmail.com

    Tel: +1414-429-7259 (English)

    Simone Padovani (ECA Founding Member)

    Email: simon.padovani@gmail.com

    Tel: +393921454211 (English,Italian,Spanish)

    Dr. Denise Buchanan (ECA Founding/Board Member)

    Email: denise@ecaglobal.org

    Tel: +1310-980-2770 (English)