Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: papa benedetto XVI

  • Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    BBC accusato di pregiudizio anti-cattolico
    Arcivescovo cattolico di Birmingham Vincent Nichols
    Mr Nichols ha parlato a nome dei cattolici in Inghilterra e Galles
    L’arcivescovo cattolico di Birmingham ha criticato sezioni della BBC, accusandoli di pregiudizio anti-cattolico.

    SER Mons. Vincent Nichols ha detto parti della notizie e attualità reparto della società è apparso per visualizzare la Chiesa cattolica “ostilità”.

    Le sue osservazioni sono state fatte prima di tre programmi che ha detto criticato la Chiesa cattolica.

    In una dichiarazione rilasciata a Londra il Lunedi, ha detto un programma in particolare, era “offensivo per tutti i cattolici in questo paese”.

    Papa caricaturale

    I tre programmi dovute ad essere trasmesso sono Kenyon Confronts, che indaga accuse di pedofilia nella chiesa, un programma documentario Panorama chiamato Sex and the Holy City e una serie animata BBC Three Popetown, in cui il Papa è caricaturale.

    L’arcivescovo ha individuato Kenyon Confronts per particolari critiche e nella sua dichiarazione ha detto che il programma è stato incentrato sulla “vecchie” le denunce di abusi che erano stati adeguatamente studiati.

    Egli ha anche affermato i ricercatori per il programma erano avvicinati sacerdoti dell’arcidiocesi di Birmingham in modo aggressivo, tra cui una presunta chiamata a uno nelle prime ore del mattino.

    Un 79-anno-vecchio prete è stato telefonò da un giornalista che agisce per la società il giorno il sacerdote aveva lasciato l’ospedale dopo l’intervento chirurgico, ha detto.

    E ‘offensivo per tutti i cattolici in questo paese
    SER Mons. Vincent Nichols su Kenyon Confronts

    Egli ha affermato un altro anziano sacerdote era stato “conquistato” da un giornalista in una casa di cura.

    Nella dichiarazione, l’arcivescovo ha detto: “La BBC è una grande società e le mie obiezioni non sono diffusi in tutta la BBC o di fare con la BBC come istituzione.

    «Ma ci sono chiaramente elementi o individui, soprattutto – per quanto posso dire – nei notizie e attualità, che sembrano avvicinarsi alla Chiesa cattolica con grande ostilità.

    “Certamente la comunità cattolica è stufo di vedere un servizio pubblico con il canone da pagare giornalisti senza scrupoli che cercano di ri-diffondere notizie vecchie e di trasmettere programmi che sono così fazioso e ostile. Troppo è troppo.”

    ‘Falso’

    Ha anche detto che i piani per la BBC per segnare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II e la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta con la proiezione del programma Panorama Sex and the Holy City non ha riconosciuto il “significato emotivo e storico di questi momenti” .

    Una dichiarazione BBC ha detto Kenyon Confronts stava esaminando come la chiesa cattolica trattare le vittime di abusi sui minori passato.

    La dichiarazione ha detto: “Si dà voce a coloro che si sentono i loro casi dovrebbero essere sentite.

    “Riconosciamo l’arcivescovo ha preoccupazioni per il programma. Crediamo che sia una questione di grave interesse pubblico che saranno abbastanza esaminato e segnalato.

    “Prendiamo la grande cura per rispecchiare tutte le fedi nel Regno Unito e in programma per celebrare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II attraverso la radio, la televisione e online. Avremo anche segnare la beatificazione di Madre Teresa per il nostro pubblico in patria e all’estero.”

    La critica dell’arcivescovo arriva dopo i tentativi da parte dell’arcivescovo di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, per disegnare una linea sotto il sesso del bambino scandali di abusi nella Chiesa cattolica.

    Il Cardinale Murphy-O’Connor ha chiesto scusa per il suo “errore” nella nomina Padre Michael Hill come cappellano in aeroporto di Gatwick nel 1985.

    Il sacerdote è stato arrestato l’anno scorso dopo essersi dichiarato colpevole di sei reati di offesa al pudore contro tre ragazzi.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/3196222.stm

    Thursday, 16 October, 2003, 09:54 GMT 10:54 UK
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    Church sex files ‘should stay closed’
    Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols
    Archbishop Nichols believes sections of the BBC are “hostile”
    A Roman Catholic Archbishop has said there is no reason to reopen the Church’s files on sexual abuse for independent investigation.

    The Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols, was responding to calls made in the Kenyon Confronts programme, broadcast on BBC One on Wednesday night.

    He said he was “profoundly sorry” for the damage done by the Church, but said its files should remain private.

    Archbishop Nichols, who recently criticised sections of the BBC as “hostile” towards the Roman Catholic Church, said the programme should not have been shown on the eve of the silver jubilee of Pope John Paul II.

    New cases

    He said: “I appreciate the damage that is done by childhood abuse and the hurt that remains long after those events.

    “I have personally met all but one of those mentioned in this programme. I am profoundly sorry for the injuries caused by Catholic priests.”

    But he added: “This programme also called for the Catholic Church’s files on child sexual abuse to be opened to independent scrutiny.

    “The programme implied that this would reveal significant numbers of new cases and new victims of child abuse.

    “There is no evidence to support this opinion.

    Police request

    “The facts are that the files of the Archdiocese of Birmingham back to the 1950s were thoroughly inspected three years ago in order to make sure that there are no hidden cases.

    “Files have been opened to the police on request.”

    The programme found more than half of Catholic priests surveyed said they thought the Church had dealt inadequately with alleged abuse by priests.

    An ICM poll also found three-quarters of priests surveyed said their training had not prepared them for dealing with allegations of child sex abuse.

    Just over half those questioned said they trusted the Church to take care of problems with its own clergy.

    The Archbishop, who is chairman of the Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults, recently said the Church still has “a lot to learn” about dealing with child sex abuse allegations.

    Roma 02/10/2006 09:50
    CHIESA CATTOLICA CRITICA BBC PER PROGRAMMA SU PRETI PEDOFILI

    Roma, 2 ott. (Apcom) – La Chiesa cattolica ha criticato la Bbc per aver mandato in onda un documentario in cui si accusa la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arvicescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Nel programma si è parlato di un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – scritto nel 1962, che apparentemente fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla Chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. La Chiesa cattolica afferma invece che il documento non ha nulla a che vedere con questa questione, e riguarderebbe invece l’uso improprio delle confessioni. L’arcivescovo Nichols, che ha parlato a nome dei vescovi cattolici in Inghilterra e in Galles, ha detto che “il documentario fornisce una interpretazione errata di due documenti del Vaticano, per collegare la figura del Papa all’orrore degli abusi sessuali”.

    Fonte: http://today.reuters.it/

    Vescovi Gb: False accuse a Papa di aver insabbiato abusi bimbi
    lunedì, 2 ottobre 2006 11.00
    di Deborah Haynes
    LONDRA (Reuters) – I vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles hanno bollato come “falso e interamente ingannevole” un documentario della Bbc sul presunto insabbiamento di abusi sessuali su minori in base a un sistema messo in opera da da Benedetto XVI prima di diventare Papa.
    Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate di Inghilterra e Galles, vuole scrivere questa settimana a Mark Thompson, direttore generale della British Broadcasting Corporation (Bbc), per protestare contro il programma, trasmesso ieri.
    Il documentario di “Panorama”, programma di attualità di punta della Bbc, prendeva in esame quello che è stato descritto come un documento segreto scritto nel 1962 che fissa una procedura riguardo agli abusi su bambini all’interno della Chiesa.
    Il documento impone un giuramento di segretezza su vittima, sacerdote coinvolto ed eventuali testimoni. La rottura del giuramento comporterebbe la scomunica, dice la Bbc.
    “La procedura mirava a proteggere la reputazione del sacerdote finché la Chiesa avesse indagato, ma in pratica può offrire un modello per l’insabbiamento”, dice il documentario della Bbc.
    “L’uomo incaricato di attuarlo per 20 anni fu il cardinale Joseph Ratzinger”, ha detto nel programma “Reati sessuali e Vaticano” il giornalista Colm O’Gorman.
    Ratzinger è stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede, responsabile dell’attuazione della dottrina, dal 1981 fino alla sua elezione nell’aprile 2005.
    Il Vaticano oggi ha detto che sta esaminando la trascrizione del programma, ma per il momento non ha rilasciato commenti.
    In risposta al documentario, l’arcivescovo Vincent Nichols di Birmingham, nell’Inghilterra centrale, ha detto che la Bbc dovrebbe “vergognarsi dello standard del giornalismo usato per mettere in piedi questo infondato attacco a Papa Benedetto XVI”.
    L’arcivescovo dice che ci sono due filoni nel documentario, uno che mette in luce casi di abusi su bambini da parte di preti – un reato che la Chiesa cattolica ha trattato con serietà, attenzione e trasparenza – e l’altro che costituisce un attacco il Vaticano.
    “Questo aspetto del programma è falso e interamente ingannevole”, ha detto Nichols in un comunicato sottoscritto dai vescovi di Inghilterra e Galles.
    “E’ falso perché travisa due documenti del Vaticano e li usa in modo ingannevole per collegare gli orrori degli abusi sui bambini alla persona del Papa”. Il secondo documento citato dalla Bbc è un aggiornamento del 2001 al testo originale.
    La Bbc difende il proprio documentario. “La protezione dei bambini è chiaramente una questione assolutamente di interesse pubblico”, ha detto in un comunicato in risposta alle critiche del vescovi.
    “La Bbc sostiene il programma di stanotte ’Panorama’, e invita gli spettatori a farsi una loro opinione una volta che l’abbiano visto”.

    Fonte: www.corriere.it/
    02 ott 09:53 Gran Bretagna: pedofilia, chiesa cattolica critica Bbc
    ROMA – La chiesa cattolica accusa un documentario mandato in onda dalla Bbc in cui si descrive la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Il programma ha citato un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – del 1962, che fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. (Agr)

  • Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Il sistema della potente congregazione ancora oggi si regge sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone.

    Era tra i più papabili a diventare il direttore generale dei Legionari di Cristo – congregazione religiosa ultraconservatrice fondata in Messico – p. Deomar De Guedes, numero due della congregazione, in occasione del prossimo Capitolo generale, in programma a Roma a partire dall’8 gennaio. E invece ha preso una decisione drastica: quella di abbandonarla. Si è reso conto, infatti, che essa è tuttora permeata da un «sistema marcialista», legato cioè alla figura, ormai completamente screditata, del fondatore ed ex leader Marcial Maciel Degollado, pedofilo e responsabile di abusi, sessuali ma anche finanziari. Un sistema quindi che ancora oggi si reggerebbe sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone. Sono accuse pesanti che p. De Guedes ha messo per iscritto in una lettera al superiore generale, p. Sylvester Heereman, datata 8 novembre (e resa nota in via esclusiva da Religión Digital il 26/12) che spiega le motivazioni della sua scelta e offre la propria collaborazione e la propria esperienza. Ingegnere brasiliano, manager in una multinazionale, nel 2000 fu il primo prete brasiliano a entrare nella Legione. Diventò poi responsabile territoriale in Spagna, poi in Argentina e in Brasile finché, nel novembre 2012, fu nominato consigliere aggiunto della congregazione.

    Il passo compiuto da De Guedes è una doccia fredda per la congregazione che si trova in una fase molto difficile, commissariata e supervisionata dal card. Velasio De Paolis, che sta tentando di farla rinascere su basi radicalmente diverse. Lo dimostra una lettera dello stesso Heereman ai membri della congregazione, in cui dà conto dell’impegno profuso nella prevenzione degli abusi su minori – piaga diffusa nella congregazione a partire dallo stesso fondatore Maciel – fondata su una politica di tolleranza zero. «Affrontare la realtà dell’abuso sessuale aiuta a tenere in considerazione valori diversi ma complementari: la responsabilità della protezione delle persone che sono affidate alle nostre cure, la promozione e la difesa della giustizia, la compassione e la solidarietà con le vittime, il diritto degli imputati ad un giusto processo e – fermo restando che l’abuso sessuale è una condotta che non sarà mai tollerata – la misericordia e il sostegno dei nostri fratelli colpevoli di questo crimine».

    P. Heereman descrive poi i principi che guidano l’azione della Legione contro gli abusi: prima di tutto, la collaborazione con le autorità civili e ecclesiali, l’implementazione di un codice di condotta e di severe misure nella selezione dei candidati all’ingresso nella congregazione, l’elaborazione di procedure chiare per affrontare le denunce, rispettando tanto le necessità delle vittime quanto degli accusati. In tutto ciò, la priorità massima è, afferma Heereman, «il bene e la guarigione della vittima, così come la prevenzione di ulteriori incidenti». Ogni persona, aggiunge, ha diritto alla presunzione di innocenza, ma ciò non prescinde dalla piena collaborazione con le autorità e con l’attenzione delle vittime». Quanto al capitolo doloroso e infamante delle vittime di Maciel, Heereman afferma che tutte quelle che si sono presentate «sono state visitate, ascoltate e curate. La Commissione (istituita dal card. Velasio, ndr) ha valutato in ognuno dei casi come aiutarle a curare le loro ferite e ad affrontare le difficoltà della loro vita attuale, e ha presentato proposte al delegato pontificio e alla direzione generale. Abbiamo agito coerentemente e in questo momento non vi è alcun caso in sospeso». In tutto, 35 sono i preti accusati di abusi sessuali su minori; in 14 di questi casi non si è proceduto per accuse infondate o comportamento imprudente; nove sono stati trovati colpevoli (ivi compreso Maciel); due di essi non erano in grado di sostenere un’investigazione quando è stata presentata la denuncia; dieci hanno subito un processo. A parte Maciel, cinque sono i superiori accusati di comportamenti sessuali inappropriati; in tre casi non si è proceduto, due sono stati trovati colpevoli.

    Dalla fondazione, la Legione di Cristo ha ordinato 1.133 sacerdoti. Attualmente essa conta quattro vescovi, 961 sacerdoti e 1.877 tra religiosi, novizi, candidati e studenti, secondo quanto riporta, in un’intervista a Vatican Insider (30/12) p. Benjamin Clariond, direttore dell’ufficio internazionale della comunicazione istituzionale dei Legionari, nonché segretario della commissione per la riforma delle costituzioni. Oggi, la congregazione si trova in un momento cruciale: entro la fine di febbraio, infatti il Capitolo voterà il nuovo testo costituzionale, che verrà poi consegnato a papa Francesco per la ratifica definitiva. La scoperta degli scandali relativi a Maciel ha inferto una ferita gravissima alla Legione, che è stata sottoposta, nel 2010, due anni dopo la morte del fondatore, per volontà di papa Benedetto XVI, a una visita apostolica al termine della quale, spiega Clariond, «la Santa Sede ha riconosciuto che la maggioranza dei Legionari agivano correttamente ma che c’erano alcuni aspetti della vita della Legione da riformare».

    Di qui la necessità di rivedere le Costituzioni e la creazione di una commissione ad hoc: «Abbiamo riflettuto su ciò che siamo, sulla nostra identità, sul nostro modo di vivere», afferma Clariond, spiegando che a questo processo, durato tre anni, hanno partecipato tutti i legionari. La commissione ha presentato materiale per la discussione e una proposta di rinnovamento. Ogni comunità territoriale ha prodotto una sintesi e la commissione centrale le ha presentate alla commissione presieduta dal card. De Paolis con la partecipazione dei canonisti p. Gianfranco Ghirlanda e p. Agostino Montan. Oltre alla revisione degli statuti, però, si è reso necessario anche un cambiamento nella formazione dei seminaristi: «Ancora è da approfondire il percorso», ha detto Clariond. «Adesso si garantisce maggiore distinzione fra foro esterno e foro interno. Si sono effettuati cambiamenti anche nella struttura del nostro seminario a Roma». Se prima si privilegiava l’attività apostolica rispetto agli studi, ora c’è anche un «maggior senso di partecipazione alla Chiesa locale e viene data al seminarista più responsabilità nel proprio percorso vocazionale. Abbiamo acquisito un maggior senso di realismo sui nostri limiti e sulle nostre capacità».

    Ludovica Eugenio, Adista

  • Nudo nella tendopoli con un bambino: condannato a 2 anni factotum della chiesa

    Nudo nella tendopoli con un bambino: condannato a 2 anni factotum della chiesa

    Salvatore Catozzi, 55 anni, venne scoperto nella doccia di un campo per terremotati nel modenese. Era assistente di Don Ivan, parroco di Rovereto morto durante il sisma. Dovrà scontare due anni e 8 mesi. Il 26 giugno 2012 accolse Papa Benedetto XVI

    MODENA – E’ stato condannato a due anni e otto mesi per abusi su minore Salvatore Catozzi (il ritratto), 55enne che nel luglio 2012 fu sorpreso dai carabinieri mentre si appartava con un ragazzino nella tendopoli realizzata per i terremotati a Rovereto di Novi, nel Modenese. L’uomo, che a lungo si era spacciato per il fratellastro di don Ivan Martini, parroco di Rovereto morto nel crollo della chiesa il 29 maggio 2012, ma che in realtà ne era solo l’aiutante, fu bloccato dai militari dell’Arma all’interno delle docce.

    Il pm di Modena Marco Imperato aveva chiesto per l’imputato una condanna a cinque anni. Catozzi è stato interdetto dai pubblici uffici per lo stesso tempo della condanna. Per lui sono stati disposti i domiciliari nella stessa comunità cui è stato affidato nell’ottobre scorso.

    Catozzi era una sorta di fratello adottivo di don Ivan Martini, il parroco morto nel crollo del tetto della chiesa sbriciolato da una scossa di terremoto. Almeno così diceva, ma era una condizione notoria in parrocchia dove Salvatore Catozzi era il factotum: “Don Ivan aveva un cuore d’oro, mi ha chiamato a lavorare con lui per aiutarlo nelle sue incombenze un anno fa quando ho perduto il lavoro”, diceva ai
    cronisti il 26 giugno quando papa Benedetto XVI venne in visita in questo piccolo paese di tremila anime distrutto dal sisma. E lui era in prima fila a riceverlo.

  • L’arcivescovo Negri: “Erik Zattoni vedrà il papa, ma no al risarcimento”

    L’arcivescovo Negri: “Erik Zattoni vedrà il papa, ma no al risarcimento”

    di Daniele Modica

    Ferrara, 6 dicembre 2013 – «Tutte le comunicazioni con il Vaticano sono coperte da segreto», ha chiarito ieri l’arcivescovo Luigi Negri, che ha risposto a papa Francesco sulla commissione anti pedofilia. Ma il prelato ha fatto trapelare qualcosa…

    LA DISCUSSIONE sul caso di Erik Zattoni, il giovane figlio dell’ex parroco di Cornacervina, non è ancora terminata, che già arriva una prima risposta da parte del Pontefice: una commissione speciale per la protezione dei fanciulli.

    Eccellenza, cosa ne pensa?
    «È un’iniziativa che non fa altro che confermare il cammino che la nostra arcidiocesi ha già intrapreso. Una conferma autorevole che viene direttamente dal santo Padre e che noi non solo appoggiamo, ma a cui aderiremo completamente ed entusiasticamente».
    In che modo?
    «Prima di tutto, con la progettazione della nostra azione pastorale».
    La linea pastorale andrà nella direzione indicata da Francesco?
    «Guardi, in realtà la nostra diocesi segue già da tempo una strada che è quella indicata precedentemente da papa Benedetto XVI. L’intervento di Francesco e l’istituzione della commissione seguono il percorso tracciato dal Papa precedente. Io le confermo che agiremo per concretizzare le indicazioni in materia di protezione dei fanciulli».
    Come si traduce questo in pratica?
    «Per questo aspetteremo di comprendere quali saranno le competenze della nuova commissione. Su questo il Papa si deve ancora esprimere. Ma lo dico ancora, aderiremo con entusiasmo a questa commissione».
    Nonostante Erik Zattoni consideri di secondaria importanza un risarcimento in denaro, pure non lo esclude, anzi lo attende. Che cosa risponde?
    «La Chiesa italiana secondo le normative vigenti non è tenuta a nessun risarcimento: i preti non sono considerati come impiegati della Curia. Questo però non significa che le situazioni non debbano essere risolte, anzi. Vero è che io sono qui da marzo, bisogna che mi diate tempo».
    Riuscirà Erik ad incontrare il papa?
    «Sono in contatto con il Vaticano, ma ovviamente la comunicazione è coperta da segreto».
    Non ci può dire assolutamente niente?
    «Posso dire che sto procurando a Erik un’udienza con il Papa. Di più non dico».
    Cambiando argomento, la nomina a vescovo di monsignor Andrea Turazzi ci riempie di orgoglio, ma ci dispiace anche perdere un sacerdote così capace.
    «Non lo dica a me. Come ho detto, sono il primo ad essere rimasto fregato: lo avevo appena nominato provicario della diocesi».
    Ha già pensato a chi potrebbe prendere il suo posto alla Sacra Famiglia?
    «Certo, ci ho pensato. Anzi le dico di più: ho già deciso chi lo farà».
    In questi giorni sono stati fatti alcuni nomi, due ritornano continuamente nelle voci di corridoio. Chi sarà?
    «Il nome c’è, ma ovviamente lo dirò a tempo debito».

    Daniele Modica

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/12/07/993300-erik-zattoni-negri-risarcimento.shtml#1

     

  • Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

    La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

    La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

    Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

    Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

    Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

    Redazione

    Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

    E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

    E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

    http://www.estense.com/?p=335670

  • Australia, lo scandalo pedofilia che scuote  Chiesa e Ong: vittime oltre 4.000 bambini

    Australia, lo scandalo pedofilia che scuote Chiesa e Ong: vittime oltre 4.000 bambini

    Lunedì è iniziata l’udienza pubblica della Commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori. Coinvolte comunità religiose, orfanotrofi, scuole, Scout e organizzazioni non governative. La terribile realtà di un sistema a danno dei bambinidi TIZIANO RUGI

    SYDNEY – “Le testimonianze che stiamo ascoltando saranno uno shock per molti”. Poche parole, quelle di Peter McClellan, presidente della Commissione reale sugli abusi sessuali sui minori in Australia, sufficienti a descrivere il clima di attesa nell’opinione pubblica per quella che potrebbe essere un’inchiesta senza precedenti nella storia australiana. E avere l’effetto di uno tsunami sulle comunità e le istituzioni religiose e non religiose del Paese, dagli orfanotrofi alle scuole, dagli Scout fino ai servizi di assistenza sociale per i figli dei cacciatori arborigeni.

    I numeri sono impressionanti: almeno 4.300 i bambini coinvolti, in un arco temporale lungo decenni, ma nei prossimi mesi l’inchiesta potrebbe addirittura ingigantirsi nel caso altre vittime decidano di denunciare gli abusi del passato. A far scattare le indagini lo scorso novembre era stata una serie di scandali sessuali sui minori, con numerosi preti indagati, e l’accusa di un alto funzionario della polizia rivolta alla Chiesa Cattolica di cercare di insabbiare le indagini sugli abusi. Da ieri pomeriggio la Commissione creata dall’ex premier laburista Julia Gillard ha aperto l’udienza pubblica dei testimoni.

    E quelle che sono tornate alla luce sono storie agghiaccianti: “Centinaia di vittime hanno sofferto abusi da piccoli e nel corso della loro vita hanno avuto bisogno di costante cura psicologica per limitare i danni: alcuni hanno persino tentato il suicidio”, ha raccontato il capo della Commissione d’inchiesta. Anche perché, spesso, negli orfanotrofi e nei collegi la pedofilia si accompagnava a “incredibili livelli di violenza fisica inflitta ai bambini da adulti che avrebbero dovuto occuparsi del loro futuro”.

    Adesso la speranza è quella di un effetto domino: “E’ risaputo che il problema della pedofilia è diffuso nella comunità australiana, ma ancora è presto per stabilire quali siano gli attori coinvolti e le loro responsabilità”, ha ammesso McClellan. Infatti, sotto gli occhi della Commissione non c’è solo la Chiesa Cattolica, ma anche alcune organizzazioni non governative.

    Nella prima udienza, dopo aver ascoltato più di quattrocento testimoni, sono state raccolte prove contro gli Scout, il servizio per i figli dei cacciatori arborigeni e la residenza per bambini della Ymca di Grafton. Nella prossima udienza, invece, sarà discusso il ruolo della Chiesa Cattolica nelle procedure di sanzione avviate in seguito alle denunce di abusi. Il sospetto è che in molti casi siano state quanto meno poco zelanti. La gravità della situazione era infatti a conoscenza delle alte gerarchie ecclesiastiche.

    A settembre la Chiesa Cattolica dello stato di Victoria aveva confermato che più di 600 bambini avevano subito abusi sessuali dai preti fin dagli anni Trenta. E durante la visita in Australia nel liglio del 2008, Papa Benedetto XVI aveva incontrato alcune vittime e si era scusato in pubblico accusando i preti pedofili.

  • Lobby gay o lobby pedofila? La vera casta del Vaticano

    Lobby gay o lobby pedofila? La vera casta del Vaticano

    Buon ultimo papa Francesco si accorge che ci sono gay in Vaticano e nella chiesa cattolica, più che ogni altra organizzazione umana. Gay spesso costretti al sacerdozio per negare le propria identità sessuale. Gay autorganizzati al fine di proteggersi dalla caccia al prete gay, più volte minacciata in passato, dallo stesso papa Benedetto XVI.

    Ma è questo lo scandalo? O piuttosto che i problemi relativi alla sfera sessuale di preti e suore non siano gli atti liberi tra consezienti ma gli abusi sessuali?

    E la vera lobby è quella di chi protegge i preti gay o quella di chi sottrae i preti criminali e pedofili alla giustizia terrena, quella degli uomini?

    Papa Francesco dimostrerebbe carità cristiana se si sforzasse di proteggere le vittime degli abusi sessuali del clero piuttosto che scatenare infruttuose cacce alle streghe.

    Perché è in suo potere imporre a ogni ecclesiastico l’obbligo di denuncia dei reati sessuali commessi dai preti, a pena di scomunica. Perché è in suo potere che ogni notizia di reato sia comunicata alle autorità civili, le uniche deputate ad accertare la loro fondatezza. Perché non è un vescovo a stabilire se una notizia di reato è fondata o meno.

    E’ in suo potere espellere dal clero tutti i preti criminali. E tutti quei vescovi ed ecclesiastici che non denunciano questi preti e suore, ma anzi, si adoperano per indurre le vittime a non denunciare o a proteggere in altro modo il prete criminale.

    E’ in suo potere imporre a diocesi e congregazioni non centri di ascolto che schedino le vittime e mettano all’erta i preti criminali, ma linee dirette con le autorità civili.

    E’ in suo potere aprire gli archivi diocesani, vaticani e degli ordini religiosi e mettere al corrente l’opinione pubblica dei casi di preti e suore abusatori.

    E’ in suo potere stroncare le cause degli abusi sessuali nel clero, a partire dai seminari. Cause che risiedono nella repressione sessuale ed affettiva nel clero.

    E’ propria la casta vaticana che finora ha impedito che si facesse giustizia e chiarezza su questi abusi. Attraverso direttive spesso non scritte che impongono l’omertà sugli abusi sessuali del clero.

    Papa Francesco vuol passare ai fatti? O farà come tutti i suoi predecessori, che dietro le belle parole e i pietosi incontri con vittime adeguatamente selezionate hanno perseguito l’obiettivo di soffocare lo scandalo e proteggere gli ecclesiastici criminali?

    Non abbiamo bisogno della caccia ai preti gay, ma della caccia ai preti criminali.

    Francesco Zanardi
    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Due miliardi di scandali

    Due miliardi di scandali

    Dare l’impressione di attuare una pulizia radicale, quando invece si è trattato di interventi mirati a salvare la reputazione e le casse della Chiesa, evitando ogni coinvolgimento del Vaticano e della Santa Sede. Di fronte agli scandali finanziari e alla mala gestione dei crimini pedofili di matrice clericale, è stata questa la strategia che ha viaggiato sotto traccia per tutto il pontificato di Benedetto XVI, sotto la sua “benedizione”. In sintesi, cambiare tutto perché nulla cambi, per preservare il potere del Vaticano e la propria influenza all’interno della Santa Sede. Formulando in latino l’intenzione di abdicare da pontefice, la “storica” mattina dell’11 febbraio scorso, Joseph Ratzinger, ha rinnovato questa prassi riuscendo in pochi secondi a cancellare dalla memoria collettiva otto anni di governo caratterizzati da un’azione radicale di restauro e difesa delle tradizioni e di arroccamento della Chiesa cattolica su posizioni intransigenti nel nome della cosiddetta neo-cristianità.

    Già perché in quel momento si è persa traccia, almeno qui in Italia, degli storici attriti dell’illustre teologo con le altre dottrine religiose monoteiste, dei suoi anatemi in difesa del celibato dei preti e contro il sacerdozio femminile, di papa Benedetto XVI che non più tardi di due mesi prima aveva affermato che aborto ed eutanasia, in quanto forme di «omicidio», sono contro la pace nel mondo. Ed è pure scomparso il cardinale Ratzinger che da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha lasciato dissolvere nel nulla diversi crimini di pedofilia clericale pur di preservare l’immagine pubblica della Chiesa universale. In un attimo le sue inattese dimissioni, definite dai media italiani un gesto rivoluzionario, lo hanno tramutato agli occhi dell’opinione pubblica in un eroe dell’epoca moderna. E insieme agli otto anni di pontificato – segnati dalle sconfitte incassate dalla sua linea di governo nel confronto con quasi tutti i nodi della situazione ecclesiale ed evidenziate dal ruolo sempre più sfumato della Chiesa di Roma nella società contemporanea – sono scomparsi gli oltre quattro lustri dello zelante capo della Congregazione, che si erano conclusi nel momento in cui è diventato papa. Trenta anni vissuti da braccio armato della controriforma evaporati con un gesto che potrebbe cambiare il corso della storia della Chiesa, modificando l’immagine di Ratzinger in quella di un riformatore, e restituendo ai cattolici la fiducia nell’istituzione intaccata da una serie impressionante di scandali. Potrebbe.

    Con il Conclave alle porte, aumentano infatti le pressioni dei cardinali chiamati a eleggere il nuovo papa e l’attenzione della stampa internazionale riguardo la vicenda dei cosiddetti Vatileaks. La “Relatio” riservata sulla fuga di documenti e i veleni interni alla Curia romana, redatta dalla commissione dei cardinali incaricati da Benedetto XVI e solo a lui presentata nel dicembre scorso, il cui contenuto al momento è secretato, potrebbe, appunto, deflagrare da un momento all’altro con delle conseguenze non del tutto imprevedibili. Tutta l’operazione di pulizia dell’immagine della Chiesa, realizzata da Joseph Ratzinger e i suoi stretti collaboratori, durante la sua permanenza sul trono di Pietro, rischia seriamente di risultare vana. Dando anche tutto un altro significato alla sua abdicazione.

    «Già oggi le dimissioni di Benedetto XVI dimostrano il fallimento della sua politica e penso che ad esempio riguardo gli scandali finanziari e gli abusi pedofili la sua azione sia stata finalizzata più a una pulizia d’immagine che una pulizia interna della Chiesa» osserva Tommaso Dell’Era docente di Teorie e tecniche della propaganda politica all’Università della Tuscia di Viterbo.

    Vale la pena ricordare il caso della legge 127 antiriciclaggio emanata dal papa il 30 dicembre 2010 per attuare la Convenzione Monetaria tra il Vaticano e l’Unione europea. Dopo la pubblicazione nel 2012 di Sua Santità, il libro-inchiesta firmato da Gianluigi Nuzzi per Chierelettere basato in gran parte sugli stessi documenti vagliati dalla commissione cardinalizia, questa norma “concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”, che fu presentata e accolta come una vera e propria “rivoluzione” nella legislazione vaticana, si è rivelata solo un apparente impegno a rompere col passato. Quel passato che, nei 70 anni di vita dell’Istituto opere religiose, ha consegnato alla cronaca (nera) le scorribande “finanziarie” del cardinal Marcinkus, di Sindona, di Calvi, i “rapporti” delle gerarchie ecclesiastiche con la banda della Magliana e la mafia, nonché i trattamenti di favore a uomini di governo, politici, imprenditori e affaristi italiani.

    C’è poi un altro elemento che occorre considerare: i costi finanziari a carico della Chiesa per il danno d’immagine provocato dagli abusi clericali sui minori nel biennio 2010-2011. Sono stati calcolati nel 2012 dal National Catholic Risk Retention Group e presentati a un simposio mondiale sul tema organizzato dalla Santa Sede all’Università Gregoriana di Roma. Lo studio li ha quantificati in circa due miliardi di dollari mettendo in luce come ad incidere di più siano stati i costi non strettamente finanziari, vale a dire: investimenti mancati in opere di bene e danno alla missione evangelizzatrice. In poche parole: perdita di potere politico, fuga di fedeli e soprattutto di offerte. «Ratzinger – prosegue Dell’Era – da prefetto della Congregazione è personalmente coinvolto nella copertura di alcuni casi di abusi, su tutti quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Pertanto se anche da pontefice ha avuto intenzione di fare pulizia per bloccare questa emorragia non è potuto andare oltre un certo limite. Nel corso del suo pontificato invece di “tolleranza zero” contro la pedofilia, si è tenuta una condotta adattata ai singoli casi via via emergenti, per evitare il massimo delle perdite economiche e di immagine, con il minimo possibile impegno soprattutto pubblico. Basti ricordare le polemiche per la scarsa attenzione alle “vittime” nei suoi viaggi pastorali in Usa o Australia». Per non dire dei numerosi insabbiamenti, oscurità e resistenze specie in Italia. «Le resistenze ci sono, non però tra chi vuole tolleranza zero e chi invece vuole continuare a nascondere. Ma tra complici dello stesso livello che difendono interessi diversi (diocesi locali, episcopati nazionali versus curia romana, cordate cardinalizie varie).

    La gestione della pedofilia e degli abusi in questo momento è centrale e vitale per l’immagine della Chiesa ma è la cartina tornasole delle contraddizioni del neo papa emerito. Secondo Dell’Era questo è dimostrato dal fatto che il cardinal Roger Mahony, accusato negli Stati Uniti di aver “mal gestito” i casi di 122 sacerdoti pedofili evitando di segnalarli alla magistratura, «è stato chiamato dal Vaticano a partecipare al Conclave, mentre l’ex primate di Scozia, Keith O’Brien, accusato (e poi reo confesso) di abusi su quattro seminaristi, è stato escluso. In pratica, quando le violenze diventano pubbliche e non si può più impedire la fuga di notizie, la Santa Sede interviene facendo passare questa azione come se fosse una sua iniziativa. Contro chi invece ha coperto gli abusi non si agisce perché Ratzinger è il primo ad averli insabbiati. Ecco, lui dimettendosi si è lasciata una porta aperta. Una mossa abile. Da papa emerito rimane dentro il Vaticano, anche per motivi giuridici, mantiene un’influenza e può continuare a esercitare una forma di controllo. Però si è dovuto dimettere».

    Federico Tulli, Left n° 9 del 9 marzo 2013

  • Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”

    Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”

    Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”
    Il sacerdote precisa: “Il prete omosessuale deve essere libero di esprimersi”
    Dall’ Italia | 06 marzo 2013

    “Ho avuto delle insidie da parte di un vescovo quando ero un giovane prete, le ho respinte e l’ho mandato aff…”. Don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova racconta a La Zanzara su Radio24 le avances ricevute e ci scherza su, ipotizzando che i documenti segreti su Vatileaks potebbero aver convinto papa Benedetto XVI a lasciare il pontificato.

    http://video.corriere.it/don-gallo-radio24-da-giovane-prete-ricevetti-avances-un-vescovo/7efb4f84-8679-11e2-8496-c29011622c49

    6 marzo 2013
    Don Gallo: ”Fui molestato da un vescovo, lo mandai aff…”

    “Ho avuto dei tentativi di violenze omosessuali, diciamo delle insidie, che ho respinto, sono sempre stato un ribelle. Ero un giovane prete, e fu un vescovo a farmi delle avances”.

    http://video.repubblica.it/cronaca/don-gallo-fui-molestato-da-un-vescovo-lo-mandai-aff/121516/120001

  • Augusta: Arciprete, scena muta davanti al Gip

    Augusta: Arciprete, scena muta davanti al Gip

    Augusta: Arciprete, scena muta davanti al Gip
    6 marzo 2013 – Don Gaetano Incardona, arciprete della chiesa Madre di Augusta,agli arresti domiciliari dallo scorso giovedi con l’accusa di molestie sessuali nei confronti di una giovane donna , si è avvalso della facoltà di non rispondere. Scena muta dunque nel corso dell’interrogatorio di garanzia. La posizione del sacerdote pare si sia ulteriormente aggravata a causa di un’altra denuncia presentata presso la Compagnia dei Carabinieri di Piazza Carmine nei giorni scorsi. Si è appreso che il sacerdote ha presentato le dimissioni da Arciprete, un atto dovuto che consentirà all’arcivescovo Salvatore Pappalardo di procedere in maniera più spedita alla nomina di un sostituto, in vista dell’intensa attività religiosa delle tradizionali celebrazioni della Santa Pasqua.

    Augusta : Una seconda denuncia contro l’arciprete
    1 marzo 2013 – Una seconda donna pare si sia presentata nella caserma di Piazza Carmine, dal tenente Vincenzo Alfano che coordina le indagini del caso Incardona, raccontando un episodio di presunte molestie sessuali. I fatti riferiti risalirebbero ad un anno e mezzo fa circa, stesse modalità di approccio da parte del prelato. I carabinieri stanno valutando la testimonianza resa spontaneamente. Se saranno accertati i riscontri potrebbe aggravarsi la già delicata posizione del prelato che ha trascorso presso la sua residenza le prime 24 ore di arresti, in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice con l’assistenza di un avvocato di fiducia. In città e sui social network la girandola di pettegolezzi e di particolari, come accade in simili casi, si è scatenata la gogna mediatica. C’é chi parla di antichi rancori e vendette trasversali contro un prete considerato “sopra le righe”, le voci circolano in un turbinio di sacro e profano, di fede e interessi. Inevitabilmente si spettacolarizza la vicenda, con possibili gravi ripercussioni per la stessa privacy delle vittime che dovrebbero, invece, essere più tutelate, da tutti. Volantinaggi e altre iniziative, magari in buona fede, non fanno altro che aumentare la curiosità morbosa dell’opinione pubblica che non ha volto ma che non usa mezzi termini e cautele per affondare la lama nella piaga. La città attualmente sembra prigioniera di un destino funesto, dove moralità e cultura sono al livello minimo.

    www.augustaonline.it/arresto_augusta_280213.html

    28 febbraio 2013 – Questo giorno sarà ricordato nel mondo come ultimo di pontificato di Papa Benedetto XVI, ad Augusta come il giorno dell’arresto eccellente dell’arciprete Gaetano Incardona con un’accusa grave : presunta violenza sessuale. Questa mattina presto il tenente Vincenzo Alfano, della Compagnia carabinieri di Augusta ,ha bussato alla porta dell’abitazione del sacerdote per notificare un’ordinanza di custodia cautelare , agli arresti domiciliari, emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Siracusa su richiesta del pubblico ministero Antonio Nicastro. Ad inchiodare il prelato “un quadro probatorio di assoluta gravità” come riferito dagli inquirenti che hanno portato avanti una delicata attività di indagine, con l’acquisizione di “riscontri” che vedono coinvolta una giovane donna di 21 anni. La notizia ha presto fatto il giro della città, anche per via di un volantinaggio nel centro storico che non ha risparmiato il portone centrale della chiesa Madre sulla quale, ignoti, hanno incollato un volantino che è stato poi rimosso da un cittadino che ha affermato :”trovo sconveniente questo volantinaggio che condanna una persona prima che siano confermate le accuse infamanti di cui è oggetto”. Presto fatto, come accade in questi casi, processo e condanna avvengono alla velocità della luce, in pubblica piazza e sui social network. La città si è subito divisa in innocentisti e colpevolisti, incredulità e certezze si miscelano in un vortice di pettegolezzi che per le prossime settimane occuperanno le giornate di molti augustani. Padre Incardona , originario di Buccheri, 74 anni, è molto conosciuto in città. E’ stato cappellano all’ospedale, parroco della chiesa del Sacro Cuore, da oltre sei anni è arciprete e rettore delle chiese Madre, San Domenico, Annunziata, San Giuseppe, Anime Sante e Carmine. L’indagine scaturisce dalla denuncia di una 21enne, la giovane donna ha raccontato ai Carabinieri che nel recarsi presso la chiesa Madre, per la confessione, in più circostanze e in maniera pressante, è stata oggetto delle attenzioni sessuali da parte del parroco, all’interno della sagrestia, con baci e palpeggi. A quanto pare i militari dell’Arma , con una successiva attività investigativa, hanno riscontrato quando affermato dalla giovane. Nei prossimi giorni l’arciprete sarà ascoltato, l’interrogatorio di garanzia assistito da un legale di fiducia davanti al giudice per le indagini preliminari. L’arciprete a novembre era già stato coinvolto in un altro fatto di cronaca, denunciato dai genitori di un adolescente per una presunta aggressione. Imbarazzo e sorpresa dalla curia arcivescovile, l’Arcivescovo di Siracusa, Monsignor Salvatore Pappalardo,tramite l’ufficio stampa ha rilasciato la seguente nota: “Informato dell’arresto di padre Incardona, sono rimasto sorpreso perché ho avuto modo di conoscere in questi anni l’arciprete e la sua opera pastorale nel territorio di Augusta. Lo accompagno nella preghiera, e sono fiducioso del lavoro della magistratura che chiarirà eventuali responsabilità”. Come nel caso del Pontefice , anche ad Augusta , si apre un periodo di “sede vacante” a cui la curia dovrà dare una risposta tramite un sostituto per l’ordinaria amministrazione pastorale, fino a quando la posizione giudiziaria del prelato sarà definita. – 2013 © www.augustaonline.it

    Abusi sessuali, l’arciprete tace
    Arciprete Gaetano Incardona L’arciprete Gaetano Incardona

    Si è svolto questa mattina l’interrogatorio di garanzia dell’arciprete Gaetano Incardona, 74 anni, parroco della Chiesa Madre di Augusta, finito ai domiciliari poichè accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza di 21 anni, reato aggravato dall’essere l’indagato ministro del culto. L’anziano sacerdote, assistito dagli avvocati Puccio Piccione e Ettore Randazzo, si è avvalso della facoltà di non rispondere, lasciando con il suo pur legittimo comportamento irrisolti tutti gli interrogativi sollevati dal suo arresto eseguito dai Carabinieri della Compagnia di Augusta a seguito della denuncia presentata dalla parte offesa che ha riferito di essersi recata alla Chiesa Madre per confessarsi e che l’anziano prete, uscendo dal confessionale, si è avvicinato a lei e, quando è giunto a non più di un metro da lei, ha allungato entrambe le mani, le ha palpeggiato i seni e subito dopo ha tentato di abbracciarla e di baciarla. La ragazza, pur rimanendo sconcertata dall’atteggiamento del sacerdote, ha fatto un passo indietro e, dopo aver vanificato i tentativi del suo molestatore, si è data a precipitosa fuga, rifugiandosi nella sua abitazione dove ha raccontato quanto accaduto ai propri genitori, che l’hanno accompagnata al comando della Compagnia dei Carabinieri per presentare la denuncia. Alla domanda rivoltagli dal Gip Michele Consiglio, se intendeva protestarsi innocente o colpevole dell’infamante reato contestagli nell’ordinanza cautelare agli arresti domiciliari, l’anziano arciprete non ha risposto nè con un sì nè con un no, ma si si è premurato a far scrivere nel verbale la classica frase di circostanza: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Il Gip Consiglio ha confermato la misura cautelare agli arresti domiciliari e ha restituito il fascicolo al Pubblico Ministero Antonino Nicastro affinchè svolga le ulteriori indagini non solo sulla violenza sessuale ai danni della ventunenne ma anche su eventuali altri casi verificatisi all’interno della Chiesa Madre ad opera del parroco augustano, che, alla luce del suo coinvolgimento nella vicenda sessuale. potrebbe anche anticipare il pensionamento. I difensori di don Gaetano Incardona stanno svolgendo investigazioni difensive per capire bene cosa sia successo il 20 febbraio scorso all’interno della Chiesa Madre. Dopodichè decideranno se rivolgersi al Riesame oppure no.