Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: papa benedetto XVI

  • Benedetto XVI denunciato alla Corte dell’Aja per crimini contro l’umanità, MA tanto lui ha l’immunità…

    Benedetto XVI denunciato alla Corte dell’Aja per crimini contro l’umanità, MA tanto lui ha l’immunità…

    Crimini contro l’umanità: questa l’accusa contro Papa Benedetto XVI che due avvocati tedeschi di Marktheidenfeld, in Baviera hanno inoltrato alla Corte penale internazionale dell’Aja.

    Sostanzialmente il papa viene accusato del mantenimento e la leadership di un regime mondiale totalitario di coercizione, che sottomette i propri membri attraverso minacce terrificanti e pericolose per la salute, di adesione a un divieto mortale dell’uso di preservativi, anche quando esiste il pericolo di infezione dell’Hiv-Aids e della costituzione e il mantenimento di un sistema mondiale di copertura di crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta sempre a nuovi crimini.

    La notizia è stata pubblicata da ATS e ripresa dal Corriere del Ticino ma al momento i media italiani ed europei sembrano ignorarla. Se ne trova notizia unicamente sul sito curiouspresbyterian.wordpress.com.

  • La pedofilia impregna insospettabili

    La pedofilia impregna insospettabili

    Chissà se durante la funzione liturgica, quando la litania del Confiteor si alza fino alle volte vaticane, i cardinali mettono l’accento sull’ultima parola: «Confesso a Dio padre e voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni» (Lettera 43)

    E di omissioni, secondo il rapporto del Comitato Onu sui diritti dei bambini presentato il 5 febbraio a Ginevra, il Vaticano ne ha compiute molte: «Non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, non ha adottato le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali su minori e per proteggere i bambini». Ha invece usato «politiche e pratiche» che hanno permesso la prosecuzione delle violenze e favorito l’impunità degli autori.
    LA CHIESA, UN MURO DI GOMMA. «Chi denuncia i crimini dei sacerdoti si trova di fronte a un muro di gomma», si è sfogato conLettera43.it Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo all’inizio degli Anni 80, oggi attivista gay e fondatore dell’associazione L’abuso.
    La sua organizzazione raccoglie le denunce, assiste chi ha subito violenze e mantiene i contatti con le all’organizzazioni all’estero.
    «Quando abbiamo iniziato a confrontarci a livello internazionale», racconta, «è emerso che il metodo utilizzato dalla Chiesa in molti casi era lo stesso: spostare i sacerdoti, e addirittura affidare loro comunità di ragazzi in difficoltà, magari orfani».
    MOLESTATO IN PARROCCHIA. La sua storia è esemplare. Nel 1982 fu molestato da un prete, Nello Giraudo, quando aveva 12 anni, ma trovò la forza di denunciarlo solo nel 2008.
    Si rivolse ai responsabili della diocesi, scoprendo che la pericolosità del suo carnefice era già nota dal 1980. Il sacerdote si era persino autodenunciato nel 2002, ma la sua riduzione allo Stato laicale è stata chiesta solo nel 2010, dopo che contro di lui era intervenuta la magistratura.
    Zanardi si dovuto scontrare con l’omertà di tre vescovi che si sono succeduti alla guida dell’episcopato di Savona: da Dante Lanfranconi, oggi a Cremona e vicepresidente della conferenza episcopale lombarda, a quello attuale, Vittorio Lupi, passando per il potentissimo Domenico Calcagno, oggi cardinale, che papa Francesco ha appena licenziato dalla commissione di vigilanza sullo Ior dopo appena un anno di servizio.
    Proprio Calcagno segnalò il caso di Giraudo alla Congregazione per la dottrina della fede nel 2003. A ricevere il dossier c’era Joseph Ratzinger, pronto di lì a due anni a diventare papa Benedetto XVI.

    LA RESPONSABILITÀ DEI VESCOVI. Anche Zanardi gli scrisse, nella sua continua lotta contro l’ignavia del clero. E si è persino  presentato in Vaticano indossando una t-shirt con la faccia del prete che lo ha violentato.
    Sulle intenzioni del pontefice argentino si illude poco: «Ha coperto criminali con lo stesso atteggiamento dei suoi precursori». Ma crede comunque nella giustizia. È grazie alla sua denuncia che è scattata la prima indagine in Italia contro un vescovo, Lanfranconi, accusato di aver coperto gli abusi sessuali del molestatore di Zanardi. Ora vorrebbe esportare il modello in tutta Italia: «Stiamo provando a far passare il principio per cui i vescovi devono rispondere di ciò che avviene nella loro diocesi».

    DOMANDA. La sua è una battaglia difficilissima.
    RISPOSTA.
    La nostra associazione si appoggia su 15 avvocati. Stiamo usando la sentenza su Lafranconi come riferimento nelle altre cause che assistiamo in giro per l’Italia.
    D. Papa Francesco par aver portato una rivoluzione in Vaticano. Pensa che vi possa aiutare nella vostra lotta?
    R. Jorge Bergoglio è simpatico, ma per ora non ha cambiato niente. Anzi, anche lui sta proteggendo i colpevoli.
    D. Come fa a dirlo?
    R. Le faccio un esempio. Ha rimosso il nunzio apostolico in Repubblica Domenicana, Josef Wesolowski, accusato di pedofilia e di abusi su minori. Però lo ha riportato a Roma. Perché non ha lasciato agire la giustizia? La stessa cosa si può dire per il prete ricercato dall’Interpol che si è rifugiato a Parma.
    D. Insomma nessun passo avanti?
    R. Finché il Vaticano vuole giudicare da sé questi casi sfuggendo al diritto nazionale non si risolverà nulla.
    D. Ci può spiegare la sua storia?
    R. Fui molestato da un prete, Nello Giraudo, quando avevo 11 anni. Le violenze sono continuate per altri cinque anni, fino a quando ho smesso di frequentare la parrocchia. Il bello è che aveva già abusato di un bambino in un altra parrocchia, a Valleggia (frazione di Quiliano, nel Savonese, ndr). Ed era stato anche denunciato. Ma l’allora vescovo di Savona, Dante Lafranconi, si limitò a trasferirlo a Spotorno, dove la vittima fui io.
    D. Poi cosa è successo?
    R. Ho avuto una lunga storia di tossicodipendenza.
    D. Un modo per fuggire da quella brutta esperienza?
    R. Ognuno reagisce a suo modo. Ho avuto aiuto da un altro prete, don Carlo Rebagliati. Era economo della curia: mi diede una mano col lavoro.
    D. Di cosa si occupava?
    R. Avevo una ditta di impianti elettrici e informatici. E gestivo anche i servizi per la diocesi. Così mi ritrovai a frequentare gli ambienti della Chiesa.
    D. E così ha scoperto che quello che era accaduto a lei continuava a perpetuarsi.
    R. Nell’estate del 2005 ero davanti al duomo di Savona. Passò di lì don Giraudo e un ragazzo, vedendolo, commentò: «Quel porco di merda».
    D. Capì subito il perché di quella reazione?
    R. Sì, infatti andai immediatamente a chiedere al ragazzo la ragione di quell’insulto.
    D. E cosa scoprì?
    R. Che la curia aveva permesso a don Giraudo di andare in un campo scout della parrocchia.
    D. Incredibile.
    R. Abusò di quel ragazzo in cucina, mentre lavava i piatti. Lo prese da dietro, toccandolo. Il ragazzo riuscì a scappare e si nascose per ore. Alla fine si confidò con un capo scout.
    D. E furono presi provvedimenti?
    R. Non accadde nulla. In seguito ho scoperto che due dei responsabili scout erano il fratello e la cognata di Giraudo.
    D. Perché il ragazzino non ha urlato mentre subiva la violenza?
    R. Non urlavo nemmeno io. Alcune molestie avvenivano quando c’erano altre persone. Un motivo in più per non gridare, perché poi chi la gestisce la vergogna?
    D. Cosa ha fatto una volta scoperta l’ennesima violenza di Giraudo?
    R. Decisi di parlarne con la curia. E l’allora vescovo di Savona, Domenico Calcagno, mi disse: «Guarda che lo puoi avere sulla coscienza».
    D. Un modo per dirle di tacere.
    R. E io invece continuai a parlare e a fare rumore. Per tutta risposta non mi pagarono per 15 mesi.
    D. Da quanto era nota la condizione di Giraudo?
    R. C’è una lettera inviata nel marzo del 2010 dal segretario della Congregazione, Luis Ladari, al successore di Calcagno, il vescovo Vittorio Lupi, che dice tutto (leggi la lettera)
    D. Tutto cosa?
    R. Ladari scrisse: «Mi riferisco al caso del reverendo Giraudo, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al vicario generale la propria tendenza pedofila». E specificò anche che Calcagno aveva segnalato il caso alla congregazione nel 2003.
    D. Quindi la Congregazione sapeva dal 2003 e il vescovo da molto prima. Almeno vent’anni?
    R. C’è tutto scritto negli atti del processo contro Giraudo e Lafranconi. Il vicario della diocesi ha dichiarato con parole terribili che il primo «serio incoveniente» si era avuto nei primi Anni 80, quando una mamma aveva denunciato il prete per aver palpato il suo bambino (leggi gli atti della sentenza).
    D. E cosa successe allora?
    R. Il vescovo Dante Lafranconi gli permise di gestire una casa famiglia a Orco Feglino. Di quei ragazzi nessuno avrebbe preso le difese. Succede spesso che ai preti pedofili vengano affidate tali strutture: a Verona è successo con l’istituto dei sordomuti Provolo.
    D. Ma come è stato possibile?
    R. Il vicario della diocesi di allora disse che don Nello decise di aprire la comunità «per vincere la sua dolorosa solitudine». E che Lafranconi non sapeva se «ammirare la generosità di questo sacerdote o se riprovare un’iniziativa gravida di incognite».
    D. E quanto è rimasto in quella comunità?
    R. Fino a quando Calcagno gli chiese di lasciare lasciarla nel 2003. «Ti sono vicino con la preghiera», gli scriveva. Però gli diede la responsabilità di una parrocchia, togliendogli solo la catechesi ai bambini.
    D. Che ruolo ebbe Calcagno in questa storia?
    R. Quando Giraudo parlò apertamente della sua pedofilia, Calcagno scrisse a Ratzinger per sapere cosa fare e poi più volte a monisgnore Charles Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede. Lo incontrò anche a Roma nell’aprile del 2006.
    D. Per dirgli cosa?
    R. La Congregazione voleva che Giraudo chiedesse la dispensa da sacerdote. Calcagno, invece, chiese a nome del prete che la congregazione rivedesse il giudizio «troppo severo»(leggi la lettera).
    D. Dopo Calcagno arrivò un altro vescovo Lupi: sapeva anche lui?
    R. Lo ha ammesso in un’altra lettera: ha scritto che Calcagno lo aveva informato nel 2009. E poi anche io l’ho avvertito chiedendogli di assumersi le sue responsabilità (leggi).
    D. Ma non cambiò nulla.
    R. Ancora nel 2010 la Congregazione scrisse a Lupi chiedendo di Calcagno nel 2006: «Essendo ormai trascorsi quattro anni le invito cortesemente a informare questo dicastero sull’evoluzione del caso» (leggi il documento).
    D. Insomma, alla fine è dovuta intervenire la magistratura.
    R. Sì, tanto che Lupi avvertì la Congregazione delle indagini e chiese come avviare la procedura per far tornare Giraudo allo stato laicale.
    D. E tutti questi documenti sono agli atti del processo?
    R. Sì, perché sono riuscito a far perquisire la sede della diocesi. Non è semplice che una procura entri in una parrocchia. Convinsi il magistrato perché sapevo perfettamente dove il vescovo teneva i documenti. Mi avevano anche dato un appartamento in parrocchia.
    D. Addirittura?
    R. Era un modo per tenermi vicino a loro.
    D. E come è finita?
    R. Giraudo ha patteggiato ed è stato condannato a un anno di reclusione. Però per la prima volta il magistrato ha deciso di accertare la responsabilità di omissione di un vescovo, Lafranconi, con riferimento all’ex articolo 40 del codice penale. Anche se poi tutto è caduto in prescrizione.
    D. Quindi ha ammesso la responsabilità del superiore?
    R. Il magistrato ha scritto che Lafranconi «risponde penalmente dei fatti commessi dai soggetti nei confronti dei quali è garante». Significa che il vescovo ha il dovere di sorvegliare sulle azioni dei preti della sua diocesi, come se fosse un datore di lavoro.
    D. Questo potrebbe cambiare le cause per pedofilia?
    R. Ora i vescovi potrebbero essere finalmente obbligati a denunciare. Una rivoluzione. In questo senso nel 2012 c’è stato un altro documento giudiziario importante.
    D. Quale?
    R. La sentenza contro don Luigi Gatti, un altro prete che ha patteggiato, indicava le responsabilità dei superiori che hanno invitato le vittime a non presentare denuncia.
    D. Il muro di gomma, quindi, potrebbe cadere?
    R.
    Ci proviamo, stiamo citando le due sentenze nelle cause che stiamo seguendo in tutta Italia. Ma non è facile andare contro il Vaticano.
    D. Lei pensa che il problema sia solo nella Chiesa?
    R.
    A volte sembra essere più preoccupata per la salute psico-fisica del pedofilo e il suo buon nome che verso le vittime degli abusi.
    D. Addirittura.
    R.
    Nel 2010 in Liguria hanno organizzato una fiaccolata in favore di un parocco Luciano Massaferro, condannato per pedofilia. E sono passati di fronte alla casa della vittima.
    R. Quale è la responsabilità della Santa Sede?
    D.
    Il Vaticano impone il segreto e invita al silenzio. Questi casi – delitti contro la morale li chiamano – sono regolati dalla direttiva Crimen sollecitationis del ’62. Benedetto XVI l’ha aggiornata nel 2001 con De delictis gravioribus ma ha mantenuto l’impegno alla segretezza.
    D. Il sistema continuerà a proteggere i colpevoli?
    R. Lo fa ancora con gli stessi metodi. Qualche mese fa uno dei nostri avvocati ha portato per una visita suo figlio all’ospedale pediatrico Cardarelli di Napoli. E sa cosa ha scoperto?
    D. Cosa?
    R. Che il capellano dell’ospedale è Giovanni Palmieri, prete accusato di pedofilia e prosciolto perché ritenuto dal tribunale incapace di intendere e di volere. L’hanno mandato tra i bambini malati. Noi abbiamo denunciato questo scandalo, ma a nessuno sembra interessare.

    Sabato, 08 Febbraio 2011

  • Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti

    Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti

    Malta, agghiaccianti storie di abusi in un orfanotrofio gestito dai preti
    Un ragazzino che subì violenza è diventato anni dopo un efferato assassino

    LA VALLETTA – Ancora gli stessi preti e lo stesso orfanotrofio. A una settimana dalla visita di papa Benedetto XVI, nuove accuse pesanti sono state sollevate verso la Chiesa maltese per atti di pedofilia ed abusi su minori nell’Istituto San Giuseppe di Santa Venera. Questa volta a puntare il dito è un abusato divenuto un efferato assassino, che, in un raptus di rabbia per essere stato toccato, ha ucciso e fatto a pezzi un omosessuale: un “mostro”, come lui stesso si definisce, che ha appena scontato 20 anni di carcere per quel delitto macabro che aveva sconvolto l’isola nel 1991.
    Gaetano Scerri, 46 anni, conosciuto meglio con il soprannome “l’uomo”, parla per la prima volta e rivela i dettagli della sua infanzia nelle mani dei preti pedofili nell’Istituto di San Giuseppe. La sua storia verrà pubblicata oggi anche sulla prima pagina del domenicale di Malta “Illum”. L’orfanotrofio è lo stesso da dove sono partite le denunce di altri dieci vittime degli abusi, tra cui Lawrence Grech e Joseph Magro che stanno preparando una protesta tra la folla che accoglierà il Pontefice per la messa domenica prossima a Floriana.
    Scerri racconta di una “infanzia rubata” e di essere diventato un “mostro omofobico” per colpa dei preti che lo abusarono per anni, spiegando che «gli abusi, gli stupri, la deprivazione e le botte hanno fatto di me un omicida spietato, pieno di rabbia verso la società».
    «Non ho meritato niente di questo», lamenta Gaetano Scerri che ricorda quella tragica notte del 7 aprile 1991 quando insieme ad un suo complice Reno Mercieca, uccise un uomo, e lo tagliò a pezzi con il vetro di una bottiglia rotta. I brandelli del cadavere furono buttati in mare ed altri invece sono state trovate sparsi in varie posti della capitale La Valletta.
    Il delitto, col suo sfondo omosessuale, aveva scioccato l’opinione pubblica. Ma mai nessuno aveva capito che Scerri aveva agito d’istinto contro un uomo che lo voleva “toccare”.
    «La vittima mi voleva toccare, ed io ho solamente reagito, il resto lo sapete com’è finito?», dice oggi. Scerri ricorda che da piccolo veniva forzato a dormire nudo e senza lenzuola, picchiato duramente dai preti tanto di fargli perdere un dente.
    «Io e gli altri – spiega – siamo cresciuti avendo paura delle donne, perché eravamo sempre esposti al sesso tra uomini, abbiamo creduto per molto tempo di essere omosessuali». Disoccupato e senza soldi, Gaetano Scerri adesso chiede che la giustizia sia fatta. «Io sono stato processato perché mi hanno fatto un mostro, ho pagato per i miei sbagli, ma adesso tocca ad altri di assumere le loro responsabilità davanti alla giustizia, e chiedo alla Chiesa che questi preti vengono processati e condannati senza nessuna pietà».
    Scerri insiste che non serve a niente se i vescovi di Malta si limitano a esprimere «dolore e pentimento: serve giustizia».
    I quattro preti, Charles Pulis, Joseph Bonnett, Godwin Scerri e Conrad Sciberras – accusa – rimangono protetti dalla Chiesa, con il loro processo messo in “Sine Die”, a causa di un accordo raggiunto tra lo Stato Maltese e la Chiesa negli anni sessanta, secondo cui i membri del clero rispondono solo alla giurisdizione del Tribunale Ecclesiatico e non quella criminale. Sabato e domenica prossima, Gaetano Scerri sarà presente insieme alle altre vittime dell’Istituto San Giuseppe alla protesta che viene preparata durante la visita del Papa.(f.a.)

  • Pedofilia: Vaticano Ordina a Chiesa Malta Di Creare Tribunale Per Abusi

    Pedofilia: Vaticano Ordina a Chiesa Malta Di Creare Tribunale Per Abusi

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 11 gen – Dopo la protesta di un gruppo di vittime che ha scritto una lettera a papa Benedetto XVI lamentando la lentezza dei tempi della giustizia ecclesiastica, la Congregazione vaticana per la dottrina della fede ha ordinato alla Chiesa cattolica di Malta di creare uno speciale tribunale per giudicare i preti responsabili di pedofilia. Lo scrive il Times of Malta, sottolineando che una inchiesta preliminare da parte dell’arcidiocesi di Malta ha trovato fondato le accuse di otto uomini. Ma i tempi per l’apertura del processo canonico vero e proprio si stanno allungando indefinitamente. Nel processo civile, la Curia ha presentato un ricorso contro le vittime contestando l’eccessiva ”esposizione mediatica” delle vittime, che pregiudicherebbe la correttezza del verdetto. In seguito alla lettera delle vittime, ”l’arcidiocesi ha ricevuto istruzioni dal Vaticano per creare un tribale che condurra’ il processo contro i tre preti accusati”, ha dichiarato un portavoce dell’arcidiocesi. Il caso riguarda gli abusi subiti da un gruppo di ragazzi in un orfantrofio cattolico, St. Joseph’s Home a St. Venera, una ventina di anni fa. Alcune delle vittime hanno incontrato papa Ratzinger durante il suo viaggio a Malta l’anno scorso

    http://it.notizie.yahoo.com/19/20110111/tp…-m-1204c2b.html

  • Vaticano, nuovo ministro dell’Interno

    Vaticano, nuovo ministro dell’Interno

    E’ monsignor Mauro Piacenza, gestiva il dossier pedofilia

     Negli ultimi due anni si è occupato del dossier sulla pedofilia e da oggi guiderà uno dei “ministeri” più delicati della Chiesa.
    Monsignor Mauro Piacenza, 64 anni, genovese, è stato scelto da Papa Benedetto XVI come nuovo prefetto della Congregazione per il clero, una sorta di ministero dell’Interno vaticano. Sostituisce il cardinale Claudio Hummes.
    Monsignor Piacenza dovrà gestire tutte le pratiche che riguardano i preti nel mondo: inchieste, provvedimenti disciplinari, richieste di ritorno alla laicità, elezioni a vescovo.
    http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2010/10/07/vaticano-nuovo-ministro-dellinterno/205983/
  • L’appello dell’avvocato del ragazzo nel giorno del convegno sull’educazione nella diocesi di Aversa con il cardinale Ruini

    L’appello dell’avvocato del ragazzo nel giorno del convegno sull’educazione nella diocesi di Aversa con il cardinale Ruini

    Deve risarcire la vittima: “Ma non ha pagato un solo euro”

    CASAL DI PRINCIPE (an. cas.) “Chiediamo se davanti ad un prete pedofilo condannato in Cassazione che non risarcisce nemmeno un euro della somma a cui è stato condannato, la diocesi di Aversa vuole manifestare un segno di attenzione o se la vittima merita soltanto indifferenza”.

    Sergio Cavaliere , avvocato difensore della famiglia della giovanissima vittima delle violenze sessuali di don Marco Cerullo, proprio mentre nella Diocesi di Aversa si sta svolgendo, da ieri e fino ad oggi, il convegno sull’educazione “Gravissimums Educationis: la sfida educativa”, focalizza l’attenzione sui comportamenti che la Chiesa adotta nei confronti dei prelati colpevoli di pedofilia e delle vittime di tali inaudite violenze.

    Al convegno prende parti il Cardinale Ruini , presidente del Comitato per il progetto culturale della Chiesa italiana e vicario generale di Sua Santità, Papa Benedetto XVI. “Chiediamo se può ancora fare il prete un prete pedofilo condannato in cassazione. Perché don Cerullo è tuttora un prete” aggiunge il legale ch si costituì parte civile nel processo contro l’allora viceparroco a Casal di Principe e insegnante di religione presso la scuola media di Vill Literno.

    “Chiediamo al Cardinale Ruini e al vescovo di Aversa Mario Milano se il problema dei preti pedofili è solo nello scandalo che causa per il clero o se anche invece nella soferenza per le vitttime. Chiediamo se queste vittime hanno diritto a un concreto risarcimento dei torti subiti” scive ancora l’avvocato Cavaliere. “Dopo la condanna in Cassazione a sei anni e otto mesi per don cerullo, è sceso il silenzio sulla sorte della vittima. Silenzio sul risarcimento per la giovane vittima, silenzio sulla figura di don marco Cerullo, educatore già allievo del seminario vescovile e assistente spirituale dei giovani seminaristi dello stesso seminario minore di Aversa” conclude il legale.

  • Nigeria. Vescovo irlandese rimosso per pedofilia

    Nigeria. Vescovo irlandese rimosso per pedofilia

    Chiesa: Papa accetta dimissioni di un vescovo nigeriano per abusi
    ultimo aggiornamento: 31 maggio, ore 18:10

    Citta’ del Vaticano, 31 mag. – (Adnkronos/Dpa) – La Santa Sede ha reso noto che Papa Benedetto XVI ha accettato le dimissioni avanzata del vescovo nigeriano Richard Anthony Burke, responsabile al momento dell’arcidiocesi di Benin City. La decisione del prelato e’ legata alle accuse di aver abusato sessualmente di una ragazza adolescente. Il Vaticano non ha pero’ fornito altri dettagli sulla decisione del Pontefice.

    PAPA RIMUOVE VESCOVO IRLANDESE CHE IN NIGERIA ABUSO’ UNA 14ENNE

    13:37 31 MAG 2010

    (AGI) – CdV, 30 gen. – Benedetto XVI ha rimosso il vescovo di Benin City in Nigeria, mons. Richard Antony Burke, irlandese.
    E’ stato accusato da Dolores Attwood, politica canadese di origine nigeriana, di aver avuto una relazione con lei da quando lei aveva 14 anni. Dopo aver accertato i fatti, la Santa Sede ha accolto le dimissioni del presule a norma del canone 401 comma 2, cioe’ “per gravi impedimenti”.

    http://www.agi.it/cronaca-2010/notizie/201005311337-cro-rt10151-papa_rimuove_vescovo_irlandese_che_in_nigeria_abuso_una_14enne

    31-05-10
    PEDOFILIA: RIMOSSO VESCOVO IRLANDESE IN NIGERIA PER ABUSI SU RAGAZZA

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 31 mag – Papa Benedetto XVI ha accettato le dimissioni del vescovo di Benin City in Nigeria, mons. Richard Antony Burke. Il presule, 61 anni, di origine irlandese, e’ accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il vescovo era stato sospeso lo scorso ottobre, durante il Sinodo dei vescovi sull’Africa in Vaticano, ed era stata avviata un’indagine. Il risultato dell’inchiesta era molto atteso dai cattolici africani che avevano accusato il Vaticano di ‘usare due pesi e due misure’ nei confronti del clero africano rispetto a quello bianco attivo in Africa, soprattutto dopo le dimissioni imposte a due vescovi di colore della Repubblica Centrafricana che vivevano in situazioni di concubinato.

    Mons. Burke e’ stato accusato da una politica canadese di origine nigeriana, Dolores Attwood, di aver avuto una relazione con lei da quando lei aveva solo 14 anni. La relazione sarebbe durata cinque anni, fino a quando Attwood lascio’ il proprio Paese alla volta degli Stati Uniti.

  • Irlanda, nove “ispettori” papali

    Irlanda, nove “ispettori” papali

    31/5/2010
    Irlanda, nove “ispettori” papali

    Continua la linea dura contro i religiosi peccatori: il Vaticano ha “dimissionato” un vescovo irlandese, mons. Richard Antony Burke, 61 anni, titolare della diocesi di Benin City in Nigeria, accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il Papa, si legge nel bollettino della Sala stampa vaticana, ha “accettato la rinuncia del presule” in base al canone 401, comma numero 2 (ovvero non per motivi di età, del Codice di diritto canonico.
    MARCO TOSATTI

    Nove “visitatori apostolici”, nove “ispettori”, tra cui due suore, incaricati di indagare su ogni aspetto della vita della Chiesa irlandese, travolta da decenni di scandali di preti pedofili e dalle omertà dei loro superiori. Li ha nominati papa Benedetto XVI, facendo seguito a quanto già annunciato nella sua lettera agli irlandesi, il 19 marzo scorso. Cominceranno il loro lavoro nel prossimo autunno e Benedetto XVI ha chiesto ai preti e ai vescovi irlandesi di sostenere “quest’opera di aiuto fraterno” che mira alla “purificazione” della Chiesa. “Il successo della visita – si legge nella nota diffusa oggi dal Vaticano – suppone naturalmente la collaborazione aperta e cordiale, nella verità e nella carità, da parte di tutti con i visitatori”. In questa prima fase, saranno messe al setaccio quattro diocesi: Benedetto XVI ha nominato il card. Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster, per l’arcidiocesi di Armagh; il card. Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, per l’arcidiocesi di Dublino; mons. Thomas Christopher Collins, arcivescovo di Toronto, per l’arcidiocesi di Cashel and Emly; mons. Terrence Thomas Prendergast, arcivescovo di Ottawa, per l’arcidiocesi di Tuam. A loro si aggiungeranno altri cinque visitatori: l’attuale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, avrà il compito di ispezionare i seminari; la vita dei religiosi e delle religiose sarà posta sotto osservazione dal redentorista Joseph Tobin, dal gesuita Gero Mc Laughlin e da due suore, madre Haron Holland (a lungo capoufficio della Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata) e madre Mairin Mc Donagh, canonista e irlandese. “Tutte personalità di altissimo profilo”, ha commentato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, nel presentare ai giornalisti la prossima “visita apostolica” in Irlanda. Gli ispettori si prenderanno il tempo necessario e dovranno riferire a chi ha dato loro l’incarico, ovvero la Santa Sede. Sulla base delle relazioni, il Vaticano prenderà le opportune decisioni. Dopo le prime quattro diocesi, anche altre verranno esaminate. “Il Santo Padre – spiega la nota vaticana – invita tutti i membri della Comunità cattolica irlandese a sostenere con la preghiera quest’opera di aiuto fraterno. Egli invoca la benedizione del Signore sui Visitatori e su tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici d’Irlanda, affinché la visita possa essere per loro un’occasione di rinnovato fervore nella vita cristiana, possa approfondire la loro fede e rafforzare la loro speranza in Cristo nostro Salvatore”.
    Continua la linea dura contro i religiosi peccatori: il Vaticano ha “dimissionato” un vescovo irlandese, mons. Richard Antony Burke, 61 anni, titolare della diocesi di Benin City in Nigeria, accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il Papa, si legge nel bollettino della Sala stampa vaticana, ha “accettato la rinuncia del presule” in base al canone 401, comma numero 2 (ovvero non per motivi di età, del Codice di diritto canonico.

  • DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

    DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

    DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

    don Domenico Pezzini(30/05/2010) – Gli avvocati di don Domenico Pezzini, 73 anni, incardinato nella Diocesi di Lodi, ma da 40 anni “imboscato” in quella di Milano, arrestato per violenza sessuale pluriaggravata su minore, hanno avuto un confronto molto duro e aspro, con il Pm Cristiana Roveda che conduce le indagini insieme al Procuratore aggiunto Pietro Forno.

    C’è stato anche l’incontro con il Gip ma don Pezzini si è limitato a dire che conosceva il minore bengalese di anni, che lo aiutava, e che provvedeva alla sua cultura. Ma niente abusi sessuali. Il prete ha ammesso di essere omosessuale e di avere avuto relazioni con uomini sopra i 30 anni. Quindi, don Pezzini ha respinto ogni addebito, e ha chiesto di essere portato in un monastero del Lago di Como.

    A Milano diceva messa fino a cinque anni fa nella grossa parrocchia di San Giovanni Crisostomo di Via Cambini 10, ma fu allontanato dopo scontri con uno dei tre sacerdoti della stessa. Dopo i contrasti con i preti di San Giovanni Crisostomo ( Don Piero Cecchi, don Nicola Porcellini e don Attilio Vismara), l’ex aiutante Don Pezzini andava a dire la messa dalle suore di Via Agordat 50 che in questi giorni lo hanno difeso arrivando al punto di re che le riviste pornografiche che egli teneva in casa erano motivo di studio. Quale studio fosse non è dato di sapere, ma la motivazione francamente la riteniamo stupida.

    Passiamo ai Superiori di don Pezzini. Quando un sacerdote viene allontanato, come minimo, lo comunica alla Curia di origine (Lodi) e a quella in cui opera (Milano). Possibile che nessuna della due Curie fosse a conoscenza del grave allontanamento? Ora tutti dicono di essere sbigottiti e sgomenti dalla sua carcerazione. Anche noi lo siamo e siamo ovviamente dispiaciuti. nessuno gode delle sventure altrui. Ma se a san Giovanni Crisostomo Don Pezzini fu allontanato evidentemente qualche motivo ci sarà. Cinque anni fa eravamo nel 2005 e chi gestiva questi casi in Curia a Milano era quasi sempre il Vicario Generale mons. Carlo Redaelli. Possiamo ritenere che mons. Carlo Redaelli non fosse a conoscenza di niente? Lo escludiamo nella maniera più assoluta. Analogo discorso va fatto per la Curia di Lodi che è diretta dal mons. Giuseppe Merisi dal 2005, già Vescovo Ausiliare di Milano.

    E’ credibile che il vescovo Merisi non fosse a conoscenza di questo allontanamento da San Giovanni Crisostomo di un suo prete? E il parroco di San Giovanni Crisostomo non ha nulla da dire? Come vedete qualcuno sapeva ma ha coperto don Pezzini e lo ha spedito a dire Messa dalla suore dell’Ordine agostiano in Via Agordat 50. Per il resto della settimana egli viveva da solo in un appartamento in un grosso stabile di via privata Terenzio Mamiani convivendo con molte etnie. Nel palazzo ci sono, infatti, molti cinesi, marrocchini, egiziani, tunisini, cingalesi ecc. In ogni caso se qualcuno fosse intervenuto per tempo forse Don Pezzini non sarebbe invischiato in questa brutta storia. In conclusione noi condividiamo sui sacerdoti le parole di papa Benedetto XVI: “L’autorità umana non è mai un fine, ma sempre e solo un mezzo e, necessariamente ed in ogni epoca, il fine è sempre la persona, creata da Dio con la propria intangibile dignità e chiamata a relazionarsi con il proprio Creatore, nel cammino terreno dell’esistenza e nella vita eterna”.

    Lo ha ricordato Benedetto XVI parlando ai circa 25 mila fedeli radunati in piazza san Pietro per la tradizionale udienza del mercoledì dedicata nei giorni scorsi al compito del sacerdote “di governare, di guidare, con l’autorità di Cristo, la porzione del Popolo che Dio gli ha affidato”. “La Chiesa – ha detto il Papa – è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo. Attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, e i sacerdoti, loro più preziosi collaboratori, partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana. Pascere il gregge del Signore” ha ribadito il Pontefice “è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore senza limiti, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani, delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l’infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza”. Compito pastorale che “è fondato sul sacramento”, ma la cui “efficacia non è indipendente dall’esistenza personale del presbitero”.

    “Per essere Pastore – ha rimarcato Benedetto XVI – occorre un profondo radicamento nella viva amicizia con Cristo”. “Infatti, nessuno è realmente capace di pascere il gregge, se non vive una profonda e reale obbedienza a Cristo e alla Chiesa, e la stessa docilità del popolo ai suoi sacerdoti dipende dalla docilità dei sacerdoti verso Cristo”. Il Papa ha poi evidenziato che “al di fuori di una visione soprannaturale, non è comprensibile il compito di governare proprio dei sacerdoti. Esso, invece, sostenuto dal vero amore per la salvezza di ciascun fedele, è prezioso e necessario anche nel nostro tempo. Il compito di guidare si configura come un servizio vissuto in una donazione totale per l’edificazione del gregge, spesso andando controcorrente e ricordando che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo, e colui che governa, come colui che serve”.

    E’ “nella piena fedeltà a Cristo e alla Chiesa” che il sacerdote oggi “può attingere la forza per l’esercizio del proprio ministero. Il modo di governare di Gesù non è quello del dominio, ma è l’umile ed amoroso servizio della Lavanda dei piedi, e la regalità di Cristo sull’universo non è un trionfo terreno, ma trova il suo culmine sul legno della Croce, che diventa giudizio per il mondo e punto di riferimento per l’esercizio dell’autorità che sia vera espressione della carità pastorale. Cari sacerdoti – ha concluso Benedetto XVI – non abbiate paura di guidare a Cristo ciascuno dei fratelli; sappiate vivere apprezzando i pregi e riconoscendo i limiti della cultura in cui siamo inseriti, con la ferma certezza che l’annuncio del Vangelo è il maggiore servizio che si può fare all’uomo. Non c’è, infatti, bene più grande, in questa vita terrena, che condurre gli uomini a Dio, risvegliare la fede, sollevare l’uomo dall’inerzia e dalla disperazione, dare la speranza che Dio è vicino e guida la storia personale e del mondo”.

    Alberto Giannino
    alberto.giannino@gmail.com

  • PEDOFILIA: GERMANIA, ALMENO 250 VITTIME DI ABUSI IN ISTITUZIONI GESUITI

    PEDOFILIA: GERMANIA, ALMENO 250 VITTIME DI ABUSI IN ISTITUZIONI GESUITI

    PEDOFILIA: GERMANIA, ALMENO 250 VITTIME DI ABUSI IN ISTITUZIONI GESUITI

    (ASCA-AFP) – Berlino, 27 mag – Sono almeno 250 i bambini che hanno subito violenza nel corso degli ultimi decenni nelle istituzioni tedesche gestite dai gesuiti. Indicate come responsabili degli atti sono 46 persone, fra sacerdoti, insegnati laici ed educatori.

    Le cifre sono contenute in un rapporto presentato alla stampa da Ursula Raue, avvocato incaricata di indagare sulla questione pedofilia. Dodici preti, fra i quali sei che sono nel frattempo deceduti, e due laici sono stati accusati da piu’ persone.

    La quasi totalita’ dei fatti risale a troppo tempo fa per poter avere degli strascichi giudiziari e la Raue ha invitato ad una riflessione sulla durata della prescrizione per reati simili.

    Pedofilia: in Germania 46 gesuiti sospettati di 205 casi di abusi
    Sei centri educativi coinvolti nello scandalo. Lo segnala il rapporto di una Commissione indipendente. Le vittime hanno subito gravi danni psicologici.

    Un totale di 46 persone tra sacerdoti, insegnanti laici ed educatori dell’ordine dei Gesuiti in Germania sono sospettati di aver commesso fino a 205 casi di abuso sessuale e violenza contro i minori. Così dice il “documento finale”, preparato da una commissione indipendente che PRETI%20PEDOFILI Pedofilia: in Germania 46 gesuiti sospettati di 205 casi di abusiindagava, a partire da gennaio, i crimini, sistematicamente nascosti che vanno dagli anni 50 agli anni 80, nelle scuole gestite dai gesuiti.

    I GESUITI DEL CANISIUS – Il rapporto, come spiega El Pais, presentato questa mattina a Monaco di Baviera, raccoglie in circa 30 pagine il lavoro del comitato di questo mesi,coordinato dall’avvocato laico Ursula Raue, una esperta in materia di violenza contro i bambini. “In totale, 205 violenze sono da riferirsi ai Gesuiti e circa 50 altri casi ad altri ordini religiosi, la maggior parte cattolici“, scrive nella relazione la Raue. I casi segnalati sono avvenuti in sei istituti scolastici, tra cui il Collegio Canisius di Berlino (che è stato il primo a denunciare gli abusi lo scorso gennaio), una scuola di Sankt-Ansgar e il collegio Aloiskolleg, entrambi ad Amburgo.

    UNO STILLICIDIO DI DENUNCE – Dei 46 insegnanti citati dalle vittime, in particolare 12 sono stati riconosciuti violentatori da un gran numero di studenti (alcuni fino a 40 vittime.) Le indagini su questi 12 presunti pedofili restano aperte, anche se sei di loro sono morti. Gli altri 34, così come si legge sul rapporto, sono stati citati da una persona. Ed è proprio la scuola dei Gesuiti Canisius a Berlino la prima ad aver resi pubblici nel mese di gennaio, i casi di abusi sessuali nei propri locali. Da allora, il Paese ha assistito ad uno stillicidio quasi quotidiano di denunce che hanno coinvolto alcune delle più prestigiose istituzioni scolastiche cattoliche fino a lambire anche Papa Benedetto XVI.

    VITTIME IGNORATE – L’avvocato Raue sostiene che molte delle vittime (alcune delle quali hanno ormai più di 70 anni e hanno raccontato la loro storia per la prima volta) per tutta la vita hanno subito gravi conseguenze psicologiche dagli abusi cui sono stati sottoposti per anni: “Esperienze di vita drammatiche, depressione, panico, problemi sessuali e difficoltà a relazionarsi con i partner“. Così è scritto nel rapporto della Rauer che ha usato parole dure per riferirsi al fatto che per decenni chi era al corrente, ha solo pensato a spostare o nascondere i responsabili delle violenze ignorando completamente le vittime.

    http://www.giornalettismo.com/archives/64768/pedofilia-germania-gesuiti-sospettati/