Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: papa benedetto XVI

  • PEDOFILIA, UNA PIAGA PER LA CHIESA: “VIA 900 PRETI NEGLI ULTIMI 10 ANNI”

    PEDOFILIA, UNA PIAGA PER LA CHIESA: “VIA 900 PRETI NEGLI ULTIMI 10 ANNI”

    La piaga degli abusi sui minori da parte del clero si era diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo e si è arrivati anche ad 800 denunce in un solo anno in Vaticano. Era il 2004 ma anche negli ultimi anni i casi sottoposti all’ex sant’Uffizio di aggirano intorno ai 600 l’anno. Queste dunque le denunce di tipo «canonico», secondo i dati forniti dal Vaticano qualche anno fa, ma restano poi le inchieste giudiziarie aperte dalla magistratura civile. LEGGI ANCHE
    “La Chiesa non collabora”: vittima di pedofilia lascia la commissione Uno scandalo enorme che portò Papa Benedetto XVI, già da quando era ancora cardinale con la responsabilità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede (l’istituzione vaticana che si occupa della materia) ad alzare i tappeti sotto i quali era nascosta la ‘polverè e a decidere per la ‘tolleranza zero’. Linea confermata e rafforzata da Papa Francesco che ha assunto una serie di decisioni molto forti. Anche quella di voler processare in Vaticano, un Nunzio, un alto esponente della diplomazia, come nel caso di Jozef Wesolowski, morto però prima che il processo fosse entrato nel vivo. In dieci anni, dal 2004 al 2013, sono stati circa 900 i preti ridotti allo stato laicale. Praticamente ‘cacciatì dalle gerarchie e impossibilitati a proseguire nel loro ministero sacerdotale. Questi sono gli ultimi dati diffusi dallo stesso Vaticano, in occasione dell’inchiesta aperta in sede Onu nel Comitato contro la tortura. Ma enorme non è solo il numero dei casi e di Paesi coinvolti nello scandalo della pedofilia da parte di uomini di Chiesa. Gigantesche sono state anche le cifre già sborsate in alcune realtà per i reati commessi da ecclesiastici. La sola Chiesa degli Stati Uniti ha pagato nell’ultimo decennio, quando le denunce sono venute alla luce e sono state coinvolte anche le Corti di Giustizia, quasi 3 miliardi di dollari, tra patteggiamenti, terapie e spese legali. In questo contesto emblematico è il caso di Boston. L’attuale cardinale della cittadina americana, Sean Patrick O’ Malley, scelto da Papa Francesco per presiedere la Commissione vaticana sulla pedofilia, dopo aver ‘ereditato’ la difficile situazione creata dal suo predecessore, Bernard Francis Law, decise di vendere il palazzo vescovile e scelse per sé una residenza ordinaria, proprio al fine di risarcire le vittime di pedofilia. Più recenti i dati dall’Australia dove risulta che il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi sessuali su minori dal 1950 in poi.

    http://www.leggo.it/news/esteri/pedofilia_piaga_la_chiesa_via_900_preti_negli_ultimi_10_anni-2290279.html

  • Chiesa e pedofilia: tolleranza zero, favola o realtà?

    Chiesa e pedofilia: tolleranza zero, favola o realtà?

    L’associazione Il piccolo Davide scrive a papa Francesco e chiede: Lei è indignato per le barbarie commesse dai preti o per il danno d’immagine giustamente subito dalla Chiesa?

    di Alberto Senatore*

    Spett.Le Pontefice,

    sono Alberto Senatore, presidente de ” il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana (SA), un’associazione nata nel 2010, a seguito dello scandalo sulla pedofilia clericale, un dramma esistente da sempre, emerso o, peggio ancora, esploso in tutta la sua brutalità, alla fine dell’ultimo decennio. Ho letto con molta attenzione la Sua ultima lettera inviata ai vescovi in occasione della Festa dei Santi Innocenti.

    Alcune delle Sue affermazione hanno attirato la mia attenzione:

    –    La Chiesa “piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia e il dolore dei minori che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Peccato che ci fa vergognare”.

    –    “Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità. Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e a nostra volta piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere.

    –   Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito”.

    A tale riguardo, Le presento alcune perplessità maturate all’interno dell’associazione, a seguito di un’attenta riflessione ed una profonda analisi delle dichiarazioni sopra riportate. Lei scrive: “la Chiesa piange… perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri”, ma, dopo aver ascoltato le testimonianze delle vittime e dopo aver preso visione degli atti giudiziari, in cui veniva sistematicamente accertata, denunciata e condannata, la decennale omertà delle gerarchie cattoliche, non sarebbe più appropriato e giusto, che Lei invitasse la Chiesa a piangere perché “nonostante conoscesse i peccati che venivano commessi da alcuni dei suoi membri”, invece di fermarli, e denunciarli alle autorità competenti, li ha coperti e protetti?

    Lei giustamente afferma: “Questo peccato ci fa vergognare”. Ma la vergogna a cui Lei fa riferimento, è una conseguenza delle barbarie commesse dai sacerdoti o deriva dal danno d’immagine che la Chiesa ha giustamente subito ? Lei continua dicendo: “Chiediamo perdono e piangiamo il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere”. Con queste semplici parole, dall’alto dell’autorità che Le appartiene, Lei ha confermato e legittimato le sentenze dei giudici che, sia in Italia che nel mondo, hanno indagato e condannato l’omertà dei vertici della Chiesa cattolica. Lei conclude scrivendo: Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito”.

    Queste parole mi hanno ricordato un’affermazione del Suo predecessore, Papa Benedetto XVI all’indomani della diffusione in Irlanda del rapporto Murphy, un’indagine sugli abusi sessuali, fisici ed emotivi, all’interno della Chiesa irlandese. Dopo nove anni l’inchiesta accertò oltre 14.000 vittime di abusi e violenze sui minori, praticati da sacerdoti ed esponenti del clero cattolico. In quella tragica circostanza, Papa Ratzinger dichiarò: ” la Chiesa continuerà a seguire la grave questione con la massima attenzione, al fine di meglio comprendere come tali vergognosi eventi siano accaduti e il modo migliore per sviluppare strategie efficaci così da evitare il loro ripetersi”. Correva l’anno 2010, quando Benedetto XVI, travolto dallo scandalo, prometteva strategie efficaci contro la pedofilia clericale, affinché tali vergognosi eventi non si ripetessero. Sono passati sei anni da quelle promesse e le cronache continuano a dar notizie di bambini che vengono abusati dai sacerdoti, ultima in ordine di tempo, la denuncia presentata da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, alla Procura della Repubblica di Verona, riguardante Don Nicola Corradi, un pedofilo recidivo che, sia in Italia che all’estero, abusava di bambini sordomuti. La situazione è si migliorata, ma non di molto, i bambini continuano ad essere violentati dai cosiddetti uomini di Dio. Questo significa che la Chiesa ancora non è riuscita a trovare quelle strategie efficaci per contrastare e debellare la pedofilia clericale, e se le ha trovate, non è riuscita ad applicarle.

    Come è possibile questo? Che cosa non ha funzionato? Perché gli abusi continuano ? Queste erano le domande che si affollavano nella mia mente, domande che hanno trovato risposta quando ho confrontato le Sue recenti dichiarazioni con quelle del Suo emerito predecessore. Papa Ratzinger definì gli abusi “tali vergognosi eventi”, minimizzando in questo modo l’atrocità di quelle violenze, forse non realizzò appieno la gravità di quegli atti bestiali, probabilmente non percepì l’entità del dramma che si stava consumando. Lei invece, ha dato la giusta definizione della pedofilia clericale, “tali crimini”. Crimini, questa è la definizione precisa degli abusi sessuali sui minori, commessi dai sacerdoti. Lei non avrebbe potuto utilizzare una parola più appropriata, che potesse esprimere appieno la crudeltà, la cattiveria, la disumanità, la meschinità, la malvagità, che l’abuso sessuale comporta. Ma a questo punto la riflessione nasce spontanea: se l’abuso sessuale sui minori è un crimine, di conseguenza chi lo commette è un criminale, a prescindere dalla sua professione, dal colore della pelle, dalla nazionalità, dalla posizione sociale o dalla sua religione. Se chi abusa dei bambini è un criminale, bisogna perseguirlo come un criminale. Per fermare i crimini bisogna individuare ed arrestare i criminali e i loro complici; per debellare la pedofilia all’interno della Chiesa, bisogna usare la stessa strategia, individuare ed arrestare i preti pedofili e i loro complici.

    Per farlo è indispensabile la piena collaborazione con gli organi inquirenti, anche a costo di cambiare o modificare qualche ordinamento interno. A mio modesto parere questa è l’unica tolleranza zero; qualsiasi altra strategia, che non preveda la perseguibilità del sacerdote pedofilo in quanto criminale, non è altro che la solita tolleranza. Nella speranza di aver, anche se in piccola parte, contribuito alla battaglia contro la pedofilia, cordialmente La saluto

    *Presidente associazione Il piccolo Davide

    http://www.globalist.it/news/articolo/210955/chiesa-e-pedofilia-tolleranza-zero-favola-o-realt.html

  • Sugli abusi sessuali nella Chiesa questo papa ha fatto poco

    Sugli abusi sessuali nella Chiesa questo papa ha fatto poco

    Lo dice un editoriale del Washington Post citando il nuovo libro di Emiliano Fittipaldi

    Sulla sfida più esplosiva e moralmente sovversiva fronteggiata dalla Chiesa cattolica romana – gli abusi sessuali sui bambini da parte di membri della Chiesa e la loro tolleranza da parte dei vescovi – papa Francesco ha detto le cose giuste ma ha fatto troppo poco. Anche oggi, a 15 anni dalle rivelazioni sulla complicità della Chiesa nel consentire e insabbiare gli abusi di preti americani che hanno danneggiato la vita di moltissimi giovani, nessun vescovo è stato esplicitamente riconosciuto colpevole o è stato privato del suo titolo. La posizione fiacca, inadeguata e compromessa del papa rispetto a questo scandalo è il soggetto di Lussuria, il nuovo – e atteso – libro dell’autorevole giornalista italiano Emiliano Fittipaldi. Il libro, che è stato pubblicato la settimana scorsa, non è solamente un’accusa contro una linea papale che non è riuscita a essere all’altezza delle inequivocabili promesse sulla “tolleranza zero” nei confronti degli abusi sessuali nella Chiesa, ma anche del papato di Francesco.

    Fittipaldi racconta come da quando Francesco è diventato papa quattro anni fa, il numero dei reclami presentati alla Santa Sede in merito ad abusi sessuali sia rimasto sostanzialmente invariato rispetto al suo predecessore, papa Benedetto XVI, che è stato giustamente duramente criticato per la sua inattività sul tema. Cosa ancora più grave, il libro riporta i ripetuti casi in cui dei funzionari della Chiesa coinvolti nelle accuse di abuso e insabbiamento sono stati addirittura promossi, spesso in posizioni apicali all’interno della tentacolare gerarchia della Chiesa. Il cardinale Francisco Javier Errázuriz – ex arcivescovo di Santiago, in Cile – per esempio, è stato promosso da papa Francesco al Consiglio dei vescovi, una sorta di organo consultivo papale d’élite composto da nove membri, che si trova a Roma. Errázuriz viene da tempo accusato di aver ignorato le accuse di abusi sessuali mosse a un prete nella sua giurisdizione. C’è poi il cardinale George Pell, un ex vescovo australiano, che oggi è il più importante funzionario finanziario del Vaticano, da tempo accusato di aver ignorato i casi di pedofilia tra i preti durante il suo periodo in Australia. Quando l’anno scorso è stato interrogato da una commissione investigativa nel suo paese, Pell è ricorso alla vecchia storiella secondo cui la chiesa non è migliore né peggiore della società in generale, una formulazione superficiale che viene spesso usata dai funzionari del Vaticano per evitare di riconoscere in qualsiasi modo lo schema radicato di complicità istituzionale all’interno della chiesa.

    Sugli abusi sessuali nella Chiesa lo stesso papa ha fatto delle dichiarazioni forti e compiuto degli atti simbolici per sottolineare la sua compassione per le vittime, in un caso incontrando a Philadelphia alcune persone che avevano subìto abusi sessuali da parte di preti. Le sue misure per far rispondere davvero i membri della Chiesa delle loro azioni, però, sono state vane. Papa Francesco ha provato senza successo a istituire un tribunale speciale per i casi di negligenza da parte dei vescovi, salvo poi emanare un decreto in cui si definiva il tribunale superfluo dal momento che il Vaticano ha già il potere di sollevare dall’incarico i vescovi che hanno chiuso un occhio sugli abusi nelle loro diocesi. Ora, sette mesi dopo, non ci sono molte indicazioni che suggeriscano che i vescovi siano chiamati a rispondere del loro operato. Finché non succederà, le parole del papa sono come nuvole di fumo.

    http://www.ilpost.it/2017/01/23/sugli-abusi-sessuali-nella-chiesa-questo-papa-ha-fatto-poco/

  • E’ morto il vescovo Karl Golser, il “nemico dei preti pedofili”

    E’ morto il vescovo Karl Golser, il “nemico dei preti pedofili”

    A dare la triste notizia della morte del vescovo emerito è stato il vescovo Ivo Muser durante la Messa di Natale nel Duomo di Bolzano

    BOLZANO – E’ morto nella notte di Natale il vescovo emerito della Diocesi Bolzano-Bressanone Karl Golser. Lo ha annunciato il vescovo Ivo Muser durante la Messa di Natale nel Duomo di Bolzano.

    LA TRISTE NOTIZIA – “Siamo rattristati dalla perdita ma in noi è viva la speranza natalizia-pasquale che adesso, dopo anni di sofferenza, il vescovo Karl sia nella luce, sia da Cristo che è la nostra pace”, ha affermato il vescovo Ivo Muser ringraziando anche tutte le persone che negli ultimi anni sono state accanto a mons. Golser sia umanamente che spiritualmente che dal punto di vista medico.

    CAMPANE A LUTTO – Dopo il messaggio di mons. Muser, la campana grande del Duomo di Bolzano e di Bressanone hanno annunciato la morte del vescovo Karl Golser.

    LA LOTTA ALLA PEDOFILIA – Karl Golser aveva conquistato le prime pagine dei giornali nel 2010, in piena lotta alla pedofilia guidata all’epoca da papa Benedetto XVI: diversi furono i servizi dedicati alla sua iniziativa di dar vita a una sorta di sportello per chi ha subito abusi sessuali da parte dei preti. “Un prete ti ha molestato, hai subito abusi? Mandaci una email”. L’iniziativa, senza precedenti in Italia, fu voluta proprio da Karl Golser nominà addirittura un “responsabile diocesano per presunte molestie”.

    http://www.today.it/cronaca/bolzano-morto-karl-golser-vescovo.html

  • Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Sesso, scandali e Chiesa: quei 130 sacerdoti sotto accusa

    Tra le vittime quasi sempre ragazzi minorenni. Su alcune vicende è calato il silenzio. Su altre la verità si è tramutata in una condanna penale.

    In un accurato reportage la Rete Cattolica ha racchiuso una lunga serie di scandali che hanno visto per protagonisti uomini di Chiesa. Si tratta quasi sempre di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di ragazzi, spesso minorenni. Ecco il testo.

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione.

    Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni.

    Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi.

    E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente».

    Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori.

    Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni».

    Sfogliando il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato.

    Tutti casi autentici, provati, ed innegabili.

    http://www.ottopagine.it/attualita/96283/sesso-scandali-e-chiesa-quei-130-sacerdoti-sotto-accusa.shtml

  • La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    La verità sui preti pedofili e sulle vittime

    Il nostro reportage sugli scandali sessuali nella Chiesa. Qui le storie più brutte: 130 i sacerdoti condannati, 100 sotto processo ma sono tanti quelli accusati e poi assolti

    I casi di abusi sessuali compiuti da preti pedofili nel mondo, ed anche in Italia, sono raccapriccianti. Spesso i parroci sono reo confessi, a volte negano, finché non crollano e chiedono scusa e perdono a Dio. Vengono condannati al carcere e a ripagare, economicamente, il danno inflitto alle povere vittime. Spesso ci sono anche preti trattati come mostri, poi assolti o prosciolti senza uno straccio di scuse. Le storie giudiziarie passate in giudicato (oltre cento) fanno però rabbrividire. Abbiamo letto le sentenze.

    Nel giugno scorso, a Brindisi, ad esempio, un chierichetto, dopo aver subito molestie dal parroco per anni, decide di denunciare il suo aguzzino. Il sacerdote, un 42enne, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti contestati risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce è il pediatra del bambino che raccoglie le sue confidenze. Nel settembre scorso il prete, dai domiciliari finisce a giudizio. In attesa del processo è stato sospeso dall’arcivescovo. Sempre in Puglia, un anno prima, finisce in galera un secondo sacerdote: processato con rito abbreviato, prende tre anni e otto mesi di carcere. E nel novembre del 2015 tocca a un terzo prete dello stesso territorio, beccato in flagranza e posto ai domiciliari: 4 anni di reclusione per «atti di libidine violenta» compiuti su due ragazzine. Secondo le nostre ricerche un altro parroco viene viene ridotto allo stato laicale dopo aver risarcito cinque vittime. L’accusa a suo carico è di violenza sessuale: abusava della sua autorità, sia nell’ufficio dove teneva gli esercizi spirituali, sia negli alberghi dove portava i ragazzi per la villeggiatura estiva.

    Nel marzo scorso la procura di Milano accusa ancora un sacerdote di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi per comprare cocaina. Il parroco avrebbe adescato il minore su una chat e avrebbe compiuto con lui «atti sessuali» tra il 2009 e il 2011, quando la vittima aveva tra i 15 e i 17 anni, in cambio di 150 o 250 euro per volta. Pochi mesi fa la condanna: un anno e dieci mesi di carcere per prostituzione minorile. L’8 febbraio scorso, invece, il gip di Palermo concede gli arresti domiciliari a un sacerdote accusato di avere molestato due fratelli minorenni quando era parroco nel capoluogo siciliano. Pochi mesi dopo lo stesso prete viene condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione. Le vittime, in aula, raccontano che tutto sarebbe cominciato durante un pellegrinaggio a Medjugorje e che le molestie sarebbero proseguite anche al ritorno in Sicilia. A scoprire gli abusi è stata la mamma dei fratellini. «Mi sono autodenunciato alla curia a novembre del 2014», dice il parroco al giudice. E la curia, dopo la confessione, lo trasferisce in una struttura per curarsi. Poi c’è la storia di un parroco che diceva messa in una parrocchia in provincia di Arezzo, viene arrestato per abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni. Dopo pochi mesi, i genitori di molte delle sue vittime si recano dai magistrati a sporgere querela, e il prete confessa 38 misfatti commessi in 12 anni. Accusato anche di violenza sessuale viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello. Nello stesso periodo ancora un caso. Stavolta è un ex seminarista di Agrigento a scrivere una lettera al vescovo per denunciare abusi sessuali subìti da parte del suo prete, il quale, poco tempo dopo, patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. E che dire del parroco che esercita la funzione in provincia di Roma arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Il prete «cattivo» invitava i bimbi a casa e gli prometteva cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta salta fuori che i casi di cui si è reso colpevole sono tantissimi. Al processo il sacerdote respinge ogni addebito, spiegando di non essere un mostro e parlando di «accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente». Ma nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi «atti di inaudita gravità». Lo condanna arriva: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello, condanna confermata in Cassazione. Diceva messa in una parrocchia vicino Firenze l’ennesimo prete accusato di pedofilia. Nell’aprile del 2007 finisce sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commessa su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», il parroco, malato, torna nel suo convitto. Nella richiesta di archiviazione, dovuta alla mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni». Sfogliano il dossier sulla pedofilia nella Chiesa incappiamo nel sacerdote accusato di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni. I giudici lo condanno a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Tutti casi autentici, provati, innegabili.

    Ma accanto a questi ce ne sono tantissimi altri di preti accusati, ammanettati e poi dichiarati innocenti e addirittura prosciolti in istruttoria dopo essere stati linciati mediaticamente e indicati come orchi. Sono decine e decine, secondo fonti vaticane contattate da Il Tempo. Centinaia secondo altri riferimenti riscontrati on line difficili da verificare. Preti accusati di far parte di una «congrega di pedofili» e poi scagionati; parroci innocenti calunniati e morti d’infarto per la vergogna; sacerdoti massacrati e invece puri ma distrutti, spesso, dalla “caccia alle streghe”. Come scriveva Francesco Agnoli nel suo libro “Chiesa e Pedofilia” dietro «l’enfatizzazione degli abusi su minori compiuti da preti cattolici c’è di tutto: preti spretati, teologi eretici, lotte interne dei modernisti contro il Papa, radicali che suonano la tromba, movimenti gay o pro choice». Ci sono casi orribili, ma c’è anche tanta strumentalizzazione. La verità come sempre sta nel mezzo. Occorre saper distinguere il vero dal falso. Negare l’evidenza, così come ingigantirla, non fa bene a nessuno. Alla Chiesa e a chi vede in lei il Male assoluto.

    http://www.iltempo.it/home/2016/10/08/news/la-verita-sui-preti-pedofili-e-sulle-vittime-1022478/

  • Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

    Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

    Entra nella settimana decisiva l’inchiesta su don Luca Pretta, l’ex parroco di Gesico sotto indagine con la pesante accusa di pedofilia. Infondata secondo il pubblico ministero Liliana Ledda che ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Un conto alla rovescia pesante. Per il sacerdote che, finalmente, se la richiesta del PM sarà accolta vedrà riconosciuta l’innocenza da sempre dichiarata, ma anche e soprattutto per la Diocesi di Cagliari che potrà leggere le carte dell’indagine e avere conferma, o smentita, delle indiscrezioni che si vanno accumulando in queste ore. Fra tutti il ruolo esercitato nella vicenda da alcuni sacerdoti diocesani.

    Si parla, infatti, di diversi religiosi sentiti a verbale dagli inquirenti dopo l’avvio del procedimento sulla base delle dichiarazioni di una donna di Gesico. Testimonianza, stando a quanto filtrato, che parlava di una morbosa attenzione di don Pretta verso un bambino del paese. Ma, secondo quanto scritto dai magistrati, “non ci sono elementi di prova in ordine ai presunti abusi”. In altre parole l’accusa non è sostenibile e quindi infondata. A sostenerla, oltre alla donna, secondo quanto riferito dall’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Arrigo Miglio al Procuratore della Repubblica, il 16 maggio 2015, anche un cittadino di Gesico.

    Dichiarazioni messe nero su bianco anche dagli inquirenti che, stando a quanto riferito da alcuni preti diocesani, avrebbero sentito a verbale anche diversi sacerdoti. Fra questi l’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì che, a sua volta, avrebbe indicato a verbale i nomi di altri religiosi informati sui fatti. Tra i nomi che circolano vi è quello di Monsignor Giovanni Melis, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Cagliari e originario proprio di Gesico. Una testimonianza, la sua, considerato che Gesico è il suo paese natale, derivata dalla conoscenza di persone e luoghi. Monsignor Melis sarebbe stato ascoltato dagli inquirenti al pari di don Michele Piras, attuale viceparroco di Uta e, a sua volta, citato dall’Arcivescovo Miglio nella dichiarazione del 2015 quando parla della lite scoppiata fra don Piras e don Pascal Manca, allora parroco di Mandas, “nell’estate 2012 perché una signora del paese aveva fatto una cospicua donazione a Piras e non alla Parrocchia. Don Manca aveva ritenuto ingiusta la donazione”.

    Anche nella inchiesta sull’ex parroco di Villamar,  don Piras è stato sentito a verbale dagli inquirenti e la sua deposizione è agli atti del procedimento sempre per pedofilia. Già in precedenza, come ricordato recentemente anche da L’Unione Sarda, “il diacono in passato aveva accusato di “comportamenti gay” un prelato romano e, per questo, non riusciva ad essere ordinato prete”. Piras, infatti, condannato con sentenza del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma del 7 marzo 2012 (quando era Papa Benedetto XVI e Arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani), ha visto questo pronunciamento ribaltato con decisione di Papa Francesco il 10 marzo 2015, al termine dei lavori di una Commissione all’uopo istituita e che, dopo aver sentito anche il nuovo Arcivescovo di Cagliari mons. Miglio, ha dichiarato l’innocenza del Piras.

    Coincidenze su coincidenze se, rileggendo quanto scritto sempre da L’Unione Sarda, il 14 maggio 2015, secondo cui “dall’inchiesta contro don Pascal Manca sono scaturite rivelazioni su avvenimenti passati che avevano  coinvolto sacerdoti di periferia. Nelle carte si fa riferimento a Michele Piras: nome che conduce ad Alberto Pala, parroco della Cattedrale e a Giuseppe Mani, ex Vescovo di Cagliari”. Un nome, quello, di Pala che proprio Monsignor Miglio (oltre a quelli di don Pretta e a don Manca) cita nelle sue dichiarazioni del 16 maggio, parlando di maldicenze.

    Che, come tali, si sono rivelate considerato che il sacerdote è sempre parroco della Cattedrale. Se, la settimana prossima, anche don Pretta vedrà tutto archiviato sarà il secondo prete innocente su tre ingiustamente accusato. E più che di corvi si inizia a sospettare di qualche untore. “Accuse vaghe e generiche” come dichiarato a verbale da mons. Miglio: divenute vere e proprie armi di distruzione all’interno della Diocesi, nel nome della pedofilia. Con sullo sfondo la inquietante ombra della Massoneria. Un quadro che, la settimana prossima, documenti alla mano sarà ancora più chiaro. E non si escludono, dai verbali, clamorose sorprese.

  • Morto l’ex missionario Marco Dessì: abusò di bimbi orfani in Nicaragua

    Morto l’ex missionario Marco Dessì: abusò di bimbi orfani in Nicaragua

    Una condanna definitiva per abusi sessuali su sei minori a cui era seguito anche il decreto firmato da Papa Ratzinger che gli aveva tolto l’abito talare: Marco Dessì, sacerdote di Villamassargia, è stato giudicato colpevole davanti alla giustizia italiana e a quella vaticana per le violenze sui bambini che aveva incontrato nella sua missione in Sud America. L’ex sacerdote è morto ieri dopo una lunga malattia, ad annunciarlo sono stati i suoi familiari.

    I fatti, come racconta il quotidiano L’Unione  Sarda oggi in edicola, risalgono al 2005: in quell’anno Marco Dessì, allora ancora sacerdote, era stato accusato da alcuni volontari cagliaritani ed emiliani che lavoravano in Nicaragua all’interno della missione di Betania, nella città di Chinandega, in Nicaragua.

    L’indagine, avviata dalla Procura di Parma, aveva portato all’arresto di Dessì, indagato per abusi su sei minorenni tra cui alcuni orfani e per detenzione di materiale pedopornografico. Nel gennaio 2010 il tribunale lo ha riconosciuto colpevole condannandolo a 12 anni di prigione, due anni fa la Cassazione ha confermato la condanna riducendola però a 6 anni. In seguito a inchiesta interna condotta dal Tribunale del Vaticano, l’allora Papa Benedetto XVI firmò il provvedimento che spogliava il sacerdote dell’abito talare riportandolo allo stato laico. Marco Dessì, malato da tempo, aveva 68 anni.

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/morto-lex-missionario-marco-dessi-abuso-bimbi-orfani-nicaragua/

  • Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio

    Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio

    Il documentarista Alex Gibney racconta la vicenda del pedofilo americano padre Lawrence Murphy, per poi spostarsi in Europa, dove svela casi simili avvenuti in Irlanda e Italia.

    Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinski a dispetto delle apparenze, in comune hanno il fatto di essere tutti quanti taken. Con la serie fantascientifica spielberghiana, il documentario di Alex Gibney condivide l’idea che le quattro persone intervistate siano state segnate indelebilmente da un contatto ‘alieno’. Il più odioso, che gli ha svuotato e profanato il corpo, abbandonandoli in bilico sull’abisso e davanti a un mondo avvilito. Terry, Gary, Pat e Arthur avevano pochi anni quando Padre Lawrence Murphy esercitò la pratica del dominio nella completa abiura di ogni volontà.
    Padre e poi direttore della St. John’s School di Milwaukee nel Wisconsin, Lawrence Murphy tra il 1950 e il 1974 ha abusato sessualmente di circa duecento bambini audiolesi senza affrontare mai nessun processo canonico e morendo ‘in pace’ dentro l’abito talare. Udente che conosceva il linguaggio dei segni, praticava la pedofilia insieme alla preghiera, comunicando le bocche che prostituiva e consumando in fretta miseri piaceri dentro notti senza fine. Ufficio, confessionale, dormitorio questi i luoghi dove l’irragionevolezza dei suoi desideri incontrava bambini senza pelle e senza voce protetti solo dal resistente potere della loro fanciullezza.

    Ognuno di quei bambini adesso è cresciuto e fa i conti in privato e davanti alla camera di Alex Gibney con la scoperta deflagrante di essere stati sedotti, usati e abbandonati a un destino che hanno sopportato con dignità e coraggio e che non hanno mai smesso di denunciare coi volantini naïf dell’infanzia, con le tuonanti lettere al Vaticano, con le richieste dirette a Murphy di consegnarsi alle autorità, con le innumerevoli pratiche legali.

    Muovendo dalle testimonianze di Terry, Gary, Pat e Arthur, il regista americano, già pratico della corruzione umana (Taxi to the Dark Side, Park Avenue), indaga e confronta i casi di pedofilia clericale verificatisi in America e in Europa, rivelando la copertura sistematica e largamente diffusa da parte della Santa Sede di stupri e crimini sessuali contro i bambini. Dagli States all’Irlanda, da padre Murphy a padre Walsh, passando per il Messico di Marcial Maciel, amico di Wojtyla ma inviso a Ratzinger, Mea Maxima Culpa dà voce alle vittime e argomenta il dossier di oltre diecimila pagine presentato alla Corte penale internazionale dell’Aja dalla SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) e dalla Ong americana Center for Costitutional rights. Destinatari dell’accusa di “crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia”, il Vaticano, i suoi vertici e Papa Benedetto XVI, che anche dimissionario potrà contare sull’immunità diplomatica in base alle norme dei Patti Lateranensi.

    Joseph Ratzinger è giudicato responsabile dalla SNAP di non aver mai preso provvedimenti severi contro gli esponenti del clero che hanno tradito la cura pastorale dei bambini e di essere firmatario dell’epistola De delicti gravioribus, che informa sulle procedure da adottare nei casi di pedofilia clericale. In quella lettera si ribadisce il vincolo del segreto pontificio da mantenere durante la procedura investigativa e processuale. Pena la scomunica. Nel silenzio sono state allora violate altre vite e altre infanzie, che portano scritto sul corpo il loro grido di aiuto ma a cui il mutismo non ha impedito di alzare la voce. Il delicato tema degli abusi trattato da Alex Gibney espone il suo documentario a un perenne sbandamento emozionale, dove la sostanza rappresentata finisce per distrarre dalla forma e dal linguaggio.

    L’articolazione narrativa inframezza il racconto orale dei testimoni con la ‘ricostruzione’ didascalica dei fatti, meno efficace delle interviste a causa del carico di messa in scena. La dialettica fra il racconto coniugato al passato e i luoghi e i volti ripresi al presente sembra pertanto soffrire l’assenza di un’idea chiara e univoca di progetto estetico. Mea Maxima Culpa dice comunque bene del Male e del tramonto del padre, di tutti quei ‘padri’ che hanno confuso i confini tra l’umano e il bestiale, abdicato al puro dono della cura, tradito il sentimento legato alla bontà e alla bellezza, infilando la buia notte di un mondo senza Dio.

    https://www.mymovies.it/film/2012/meamaximaculpasilenzionellacasadidio/

  • Raffica di abusi durante le cresime

    Raffica di abusi durante le cresime

    Una denuncia fa scoprire episodi «vecchi» di mezzo secolo in Bassa Sassonia

    «Sei stato vittima di abusi sessuali tra il 1965 e il 1976?». La singolare e inquietante domanda è contenuta in una mail che i vertici della diocesi tedesca luterana di Grafschaft Schaumburg, in Bassa Sassonia, hanno inviato a oltre trecento persone che si cresimarono cinquant’anni fa. Non è il primo caso in Germania. Era accaduto anche nel 2010 in Baviera. Gli ultimi episodi venuti alla luce dopo mezzo secolo sono emersi grazie alla denuncia di un uomo che, nel cinquantesimo anniversario della sua cresima (considerata dai protestanti un rito ma non un sacramento), ha raccontato come il sovrintendente, una carica paragonabile a quella del vescovo, tentò all’epoca di abusare di lui.

    «Vi sono ragioni di credere che l’ex sovrintendente, morto nel 1990, abusò di altre persone sotto la sua protezione», si legge nella mail che l’attuale sovrintendente, Andreas Kuehne-Glaser, ha inviato a 320 uomini e donne che si cresimarono nel periodo compreso fra il ’65 e il ’76, esortando altre eventuali vittime a venire allo scoperto. Il passo è stato lungamente meditato dopo la denuncia dell’ex cresimando, che è arrivata lo scorso settembre. «Per decenni la chiesa evangelica si è rifiutata di vedere e reagire di fronte a chi abusava del suo dovere di protezione», si legge nella mail, dove si sottolinea come ora sia stata presa la decisione «di accettare le nostre responsabilità e rifiutarci di cancellare le esperienze del passato».

    Sei anni fa esplose il caso del coro di Ratisbona, in Baviera. Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller, ammise abusi sessuali nell’ambiente del celebre gruppo canoro, all’epoca in cui esso era diretto dal fratello dell’allora Papa Benedetto XVI, che però si disse estraneo e del tutto all’oscuro della vicenda. Il vescovo lo scrisse in una lettera ai genitori dei coristi pubblicata sul suo sito internet, nella quale spiegò di «essere venuto a conoscenza di un caso di abusi sessuali (…) negli anni Cinquanta» da parte del direttore del convitto dell’epoca, che fu condannato e successivamente morì. Gli abusi sarebbero stati compiuti tra il 1958 e il 1973. Il fratello di Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger (all’epoca ottantaseienne), è stato alla guida dello storico coro del duomo di Ratisbona dal 1964 al 1993.

    Secondo altre fonti, i responsabili degli abusi sessuali sarebbero stati due religiosi, ambedue morti nel 1984, che per questo sarebbero stati anche condannati a pene detentive. Uno era un ex insegnante di religione e vice direttore della scuola frequentata dai coristi, rimosso nel 1958 dall’incarico. Anche l’altro religioso era stato per alcuni mesi direttore del collegio annesso al ginnasio del coro del duomo, prima di essere condannato nel 1971.

    Prima dello «scandalo del coro», erano stati destituiti due monaci dell’abbazia benedettina di Ettal, sempre in Baviera. Al seminario dei cappuccini a Burghausen furono stati compiuti abusi nei confronti di tre giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermò nel 2010 padre Josef Mittermaier, allora responsabile provinciale dei cappuccini bavaresi. Lo scandalo tedesco è iniziato con una raffica di denunce, arrivate a quasi 200 unità, a carico di sacerdoti del collegio dei gesuiti Canisius di Berlino. I vescovi tedeschi chiesero pubblicamente perdono e offrirono la loro disponibilità a collaborare con la giustizia, istituendo un apposito ufficio guidato dal vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann.

    Marzio Laghi

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/05/24/raffica-di-abusi-durante-le-cresime-1.1542677