Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Il Papa perdona la congregazione del pedofilo Marcial Maciel

    Il Papa perdona la congregazione del pedofilo Marcial Maciel

    La controversa organizzazione messicana Legionari di Cristo ha annunciato la decisione di Francesco mediante un comunicato

    Il papa Francesco ha concesso l’ “indulgenza plenaria” alla controversa congregazione messicana Legionari di Cristo nella cornice del Giubileo e della sua fondazione, 75 anni fa, hanno confermato questo giovedì fonti vaticane.

    “Fa parte delle attività del giubileo”, si è limitato a dichiarare alla AFP il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi.

    In un comunicato ufficiale, la congregazione ultraconservatrice, impegnata a pulire il suo passato marcato dalla pedofilia del suo fondatore, il messicano Marcial Maciel, ha informato della decisione del Papa di concedere il perdono della Chiesa.

    L’indulgenza plenaria è stata comunicata attraverso una nota della Penitenzieria Apostolica della Santa Sede con data 27 di luglio del 2015.

    Secondo il documento della Penitenziería Apostolica, i legionari ed i membri del Regnum Christi, braccio secolare, potranno ottenere l’ indulgenza plenaria “se rinnovano per devozione i loro impegn che li vincolano al Movimento o alla Legione, e pregano per la fedeltà della loro patria alla sua vocazione cristiana, per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consagrata, e per la difena della famiglia”.

    Gli si concede l’ indulgenza plenaria “quando si dedicano per un tempo conveniente alla pratica delle opere di misericordia”, quali “insegnare o apprendere la dottrina cristiana o participare in missioni di evangelizzazione”, recita il testo.

    La richiesta di indulgenza è stata presentata dal direttore generale della congregazione, il messicano Eduardo Robles-Gil, per “celebrare degnamente” il 75º anniversario della sua fondazione.

    La congregazione conservatrice, fondata nel 1941, è riuscita per decenni ad occultare le denunce contro Maciel ed ha contato con la protezione di alti gerarchi del Vaticano durante il pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005), il quale considerava i legionari un esempio della virtù cattolica.

    Con una richiesta collettiva di “perdono” per “i comportamenti gravi ed obiettivamente inmorali” commessi dal defunto Maciel, pronunciata attraverso un comunicato divulgato nel febbraio dell’anno passato a Roma, a seguito di una serie di riunioni straordinarie, il movimento, presente in quasi tutta l’ America Latina, ha promesso di “iniziare una nuova tappa” dopo essere stati al limite dello scioglimento per essere stati i protagonisti di uno dei maggiori scandali della Chiesa.

    Fonte: AFP

    http://elcomercio.pe/mundo/actualidad/papa-perdona-congregacion-pederasta-marcial-maciel-noticia-1851846?ref=nota_mundo&ft=mod_leatambien&e=titulo

  • Vittima critica il perdono del Papa alla congregazione pedofila

    Vittima critica il perdono del Papa alla congregazione pedofila

    José Barba, vittima di Marcial Maciel, dice che i Legionari di Cristo preparano il terreno per la visita del Papa in Messico

    Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, ed il papa Francesco. (EFE / Reuters).

    Città del Messico. Una vittima di pedofilia ha criticato giovedì il perdono del Vaticano ai Legionari di Cristo, assicurando che la poemica congregazione messicana ha ottenuto questa indulgenza come una strategia opportunista previa alla visita del papa Francesco.

    In un comunicato ufficiale, la congregazione ultraconservatrice, impegnata nel ripulire la propria immagine macchiata dalla pedofilia del suo fondatore Marcial Maciel (1920-2008), ha informato mercoledì della decisione del papa di concedere il perdono della chiesa.

    L’indulgenza plenaria, richiesta dagli stessi Legionari di Cristo per “celebrare degnamente” il 75º anniversario della loro congregazione, è stata comunicata mediante una nota della Penitenzieria Apostolica della Santa Sede con data 27 di luglio del 2015.

    “Non sembra che sia l’esercizio di un perdono ma, per meglio dire, un’opportunità che loro stessi si sono procurati per mettere un’altra volta nel candeliere la Legione di Cristo”, disse alla AFP José Barba, una delle vittime di abuso sessuale. Barba ha considerato che i legionari stanno mettendo le mani avanti rispetto ad “un’ opportunità molto importante, che è la prossima visita del papa Francesco in Messico” nel 2016.

    Due anni prima della sua morte, Marcial Maciel ha ricevuto l’ordine del Vaticano di ritirarsi dal ministero pubblico della sua attività sacerdotale, a causa degli scandali.

    Anche se Barba avverte che il documento non è stato firmato dal papa Francesco, ma dal titolare della penitenzieria della chiesa cattolica in Roma, dice che alle vittime dei legionari non importa che il pontefice si riunisca con loro durante la sua permanenza in Messico nel 2016.

    “Non ci importa perchè non ci è mai stata data una risposta canonica rispetto a ciò di cui abbiamo diritto”, ha detto Barba, il quale inoltre interpreta l’ indulgenza concessa come dice la Real Academia Española: una dissimulazione di colpe.

    Benedetto XVI si è rifiutato di incontrare le vittime di Maciel durante la visita che ha realizzato in Messico nel 2012.

    Il Vaticano è “stato indulgente con i legionari per decenni”, lo provano i più di 200 documenti sugli abusi pubblicati nel 2012 dalle vittime, che sono stati in possesso del Vaticano per decine di anni senza portarli alla luce, ha lamentato l’ ex sacerdote di questa congregazione.

    I legionari sono coloro che hanno promosso la richiesta di indulgenza “per averne un profitto futuro” perchè sanno che “le vittime principali (…) sono qui”, ha puntualizzato.

    Il papa Giovanni Paolo II ha visitato in cinque occasioni il Messico durante i suoi più di 26 anni di pontificado ed il papa emerito Benedetto XVI una sola volta  nel marzo del 2012. La congregazione ha partecipato attivamente a questi viaggi.

    Fonte: AFP

    http://elcomercio.pe/mundo/actualidad/victima-critica-perdon-papa-congregacion-pederasta-noticia-1852093?ref=nota_mundo&ft=mod_leatambien&e=titulo

  • Papa Francesco. Indulgenza plenaria ai Legionari di Cristo. La multinazionale pedofila salvata dalle pene dell’inferno, ma non dalle maledizioni delle vittime

    Papa Francesco. Indulgenza plenaria ai Legionari di Cristo. La multinazionale pedofila salvata dalle pene dell’inferno, ma non dalle maledizioni delle vittime

    ROMA – Papa Francesco ha concesso l’indulgenza plenaria, in forma di Giubileo, ai Legionari di Cristo e a tutti i membri del Movimento Regnum Christi, in occasione del 75esimo anniversario della fondazione. Questo Giubileo si concluderà nella Solennità del Sacro Cuore dell’anno 2016.

    Indulgenza plenaria per i Legionari
    La Penitenzieria Apostolica della Santa Sede ha emesso un decreto, firmato dal Penitenziere maggiore, il card. Mauro Piacenza, in risposta alla richiesta del direttore generale del Regnum Christi e della Legione di Cristo, padre Eduardo Robles Gil. I Legionari e i membri del Regnum Christi potranno guadagnare l’indulgenza plenaria nella solennità di Cristo Re del 2015 e nella solennità del Sacro Cuore del 2016, se rinnovano, per devozioni, gli impegni che li legano al Movimento o alla Legione e se pregano per la fedeltà della loro patria alla vocazione cristiana, per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata e per la difesa della famiglia.

    Cos’è il Regnum Christi
    Fondati dal sacerdote messicano Marcial Maciel, accertato pedofilo, i Legionari di Cristo sono stati commissariati da Benedetto XVI e ora vivono una seconda vita. In una lettera inviata a tutti i membri, padre Robles-Gil, scrive: «Vi incoraggio ad approfittare di questa grazia che il Santo Padre ci concede, e a rinnovare la nostra gratitudine al Signore, per il dono del Movimento e per incrementare il nostro desiderio di essere apostoli e testimoni credibili del Regno di Gesù Cristo». Il Regnum Christi è un movimento di apostolato formato dalla Congregazione di diritto pontificio dei Legionari di Cristo e da laici, laici consacrati e sacerdoti diocesani. (Fonte Askanews)

    http://roma.diariodelweb.it/roma/articolo/?nid=20151028_359991

  • Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Zappella ordinato dopo la condanna per abusi su minori

    Espulso a Pinerolo, entrò nel seminario ingauno

    SAVONA. Il caso di don Francesco Zappella rischia di travolgere l’intera diocesi di Albenga e Imperia. In particolare lo scandalo potrebbe coinvolgere i vertici della curia e del seminario ingauno nell’era di Mario Oliveri, ilvescovo che il prossimo quattro novembre festeggerà il venticinquesimo anniversario di ordinazione nella diocesi di Albenga. Il nodo della questione è semplice: don Francesco Zappella è stato ammesso nel seminario vescovile ingauno nel settembre del 1991, ossia a pochi mesi dalla condanna a quattordici mesi per abusi sessuali su minore pronunciata dal tribunale di Pinerolo, località dove il giovane Zappella si era trasferito dalla bergamasca per frequentare il seminario salesiano. Le indiscrezioni dicono che Zappella sia stato estromesso dall’istituto piemontese ed accolto nella diocesi di Albenga passata da neppure un anno nelle mani di monsignor Oliveri. «Non ho niente da dire» è il laconico commento di don Luciano Pizzo, l’allora rettore del seminario, che preferisce il silenzio di fronte alla situazione creatasi. Non è un caso però che proprio don Luciano, insieme a don Fabrizio Fabbris (padre spirituale del seminario alla fine degli annio ‘90) e don Rinaldo Bertonasco sia stato uno dei sostenitori della crociata a Roma per mettere fine agli scandali nella curia albenganese.

    Resta infatti difficile da capire come un giovane condannato per abusi sessuali su minori possa essere stato ammesso in seminario e soprattutto ordinato prete il 17 maggio 1997. Il vescovo Oliveri sapeva di quella pesantissima macchia nel passato di Francesco? E se si, perché ha taciuto? In casi di trasferimento tra seminari, i vescovi delle due diocesi si scambiano informazioni e in quel capitolo avrebbe dovuto esserci anche il riferimento a quella condanna. Monsignor Guglielmo Borghetti si trova quindi tra le mani un caso scottante e dalle soluzioni che rischiano di essere pesantissime. E questo potrebbe giustificare la necessità di un’istruttoria non frettolosa sul caso Zappella. Perché se il parroco di Borghetto potrebbe essere sospeso per il caso di pedofilia, nei guai potrebbero finirci anche coloro che quel giovane bergamasco (pronto sempre a prostrarsi di fronte ai simboli della religione) lo hanno fatto pastore della chiesa. Qualcuno sapeva di quella condanna? Qualcuno ha taciuto o qualcuno ha provato a sollevare il caso ed è stato zittito? Il condizionale sugli sviluppi “canonici” ovviamente è doveroso di fronte ad uno scandalo in itineree che ancora una volta porta la diocesi di Albenga all’attenzione del Pontefice Bergoglio. Ma i casi di pedofilia e altri reati cominciano ad essere un po’ troppi per essere sottovalutati. Monsignor Borghetti è pronto ad usare il pugno di ferro con chi ha sbagliato. Il mandato di Papa Francesco è stato chiaro.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Vecchia condanna per abusi sessuali dimenticata nel passato di don Zappella

    Vecchia condanna per abusi sessuali dimenticata nel passato di don Zappella

    SAVONA. Un controllo nell’archivio di Stato di Torino, ma soprattutto la scoperta di una sentenza di condanna per abusi sessuali inflitta dal tribunale di Pinerolo nel 1991. Dopo le denunce presentate da un giovane uruguayano per presunti abusia vvenuti in una casa di Albenga e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati, la posizione giudiziaria di don Francesco Zappella, titolare della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Borghetto si aggrava. E in questo caso il procedimento avviato dalla procura di Pinerolo, nel torinese, ha già conosciuto una parola definitiva. Don Zappella è stato infatti condannato ad un anno e due mesi di carcere per abusi sessuali commessi in Piemonte. Ed anche in quel caso l’inchiesta avrebbe evidenziato il vizietto per il sesso orale del prete borghettino. Una deviazione che sarebbe emersa anche nella denuncia presentata dal giovane sud americano al sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro, nell’interrogatorio dei mesi scorsi.

    L’andamento del processo penale a Pinerolo avrebbe evidenziato però anche altri particolari scabrosi nel comportamento di don Zappella che è stato smascherato nel savonese dalla denuncia dei vertici della Rete L’ABUSO, da tempo impegnata a combattere la pedofilia all’interno della chiesa. C’è quindi una sentenza di un tribunale che incastra don Zappella alle sue responsabilità e soprattutto smentisce le sue dichiarazioni di innocenza (nel caso del giovane urugayo conosciuto nella missione di Trenta s YTres) e di estraneità ad un fenomeno che sembra avere radici profonde e difficile da estirpare in una diocesi tanto chiacchierata. «Vogliono uccidermi e lo stanno facendo, ma io vado a testa alta e dico messa» aveva dichiarato don Zappella a difesa della sua posizione e ricevendo la solidarietà dei parrocchiani. Ma alla luce dei recenti sviluppi dell’inchiesta avviata dalla procura savonese appare scontata l’apertura di un procedimento canonico nei suoi confronti e una possibile sospensione «a divinis» da parte di monsignor Guglielmo Borghetti.

    Nonacaso ieri mattina l’alto prelato, chiamato da Papa Francesco a fare pulizia nella diocesi ingauna, è stato convocato a palazzo di giustizia. Ma le sorprese non paiono essere finite. Se la Rete l’Abuso ha denunciato altri 2 preti della missione sudamericana e la denuncia di una presunta seconda vittima di don Zappella, la procura ha proseguito il suo lavoro di indagine. Partita la richiesta da parte degli uomini della polizia giudiziaria di andare a visionare l’Archivio di Stato di Torino per acquisire la documentazione di eventuali procedimenti penali in cui è rimasto coinvolto il prete. E la condanna di Pinerolo è stata una conferma ai sospetti iniziali.

    G. CIO IL SECOLO XIX Savona

  • Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Monsignor Borghetti, il pifferaio che magico non è

    Nell’unica diocesi al mondo commissariata da Papa Francesco qualcuno comincia a rimpiangere monsignor Mario Olivieri, chi invece no, fatica a vedere “la grande rivoluzione” messa in atto da monsignor Guglielmo Borghetti, una rivoluzione presunta ma che nei fatti pare solo “tanto fumo ma niente arrosto”.

    A quanto pare il commissario inviato da Papa Francesco per fare pulizia nella diocesi più chiacchierata d’Italia sembra che stia solo facendo silenzio e non pulizia, a dirlo non sono solo molti sacerdoti della diocesi ingauna, ma anche i fatti.

    L’ultimo dei casi che ha lasciato perplessi è quello di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito accusato di molestie e indagato formalmente dalla Procura di Savona per l’ipotesi di reato di violenza sessuale, che paradossalmente, anziché essere sospeso, proprio nei giorni in cui veniva aperto nei suoi confronti un fascicolo, viene promosso da Borghetti come collaboratore della Caritas Diocesana.

    E ancora il caso di Giacomo Pisano, cappellano dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure che a seguito di un tentativo di furto nella sua abitazione, aveva attirato l’attenzione di don Filippo Bardini, il quale aveva avvisato la vigilanza. Una successiva visita dei NAS aveva accertato una situazione a dir poco imbarazzante, il pavimento dell’abitazione era cosparso di rifiuti, escrementi e avanzi di cibo, e in mezzo a oggetti e paramenti sacri, anche materiale pornografico. Questa vicenda pare non abbia turbato molto la diocesi che lo ha “riciclato” e adesso presta servizio nel fine settimana come vice parroco di Balestrino, mentre in settimana presta servizio a Loano, nella chiesa di S. Pio 10°. In questo caso ad allontanare il sacerdote dall’ospedale non è stata la diocesi, ma la Regione che ha provveduto a “licenziarlo” tramite i vertici dell’ASL .

    Poi c’è il caso di don Renato Giaccardi, arrestato a Mondovì nel luglio del 2005, con l’accusa di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, adescava giovani tra i 15 e i 18 anni per prestazioni omosessuali. Condannato successivamente in via definitiva a 4 mesi di reclusione, fu trasferito nella diocesi di Albenga dove ora fa il parroco a Loano nella Chiesa della Madonna di Loreto nella zona del porto ed è cappellano presso il santuario delle Suore della Visitazione di Loano, adiacente ad un asilo.

    Ancora in circolazione per la diocesi ingauna don Italo Casiraghi, condannato a 6 mesi nel Canton Ticino per atti sessuali con fanciulli, trasferito anche lui dopo la condanna nella diocesi di Albenga. Lo avevamo scoperto noi della Rete L’ABUSO qualche anno fa mentre celebrava come se niente fosse messa a Pietra Ligure, dove vive tuttora.

    Infine il caso più famoso, quello di don Luciano Massaferro, condannato in via definitiva a 7 anni e otto mesi. Attualmente ai domiciliari e affidato ai servizi sociali di Imperia, di giorno deve solo assolvere i compiti previsti dalla sua mansione, cioè fare il giro di consegna dei pasti, poi può fare sostanzialmente ciò che vuole. Anche se per il momento non dice messa, non è mai stato ridotto allo stato laicale.

    La Rete L’ABUSO ovviamente, occupandosi di tematiche sessuali, si è limitata ad elencare solo questi aspetti. In realtà le recenti vicende ed esternazioni del clero ingauno, nell’ultimo periodo non hanno mancato di guadagnarsi gli onori della cronaca, ma malgrado ciò pare che anche in quei contesti non sia stato preso provvedimento alcuno.

    La domanda che alla fine ci poniamo noi comuni mortali è molto semplice, ma “la grande rivoluzione di Guglielmo Borghetti” in che cosa consiste?

    Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO

  • 8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    E’ piuttosto controversa la moralità di certi uomini di chiesa i quali, quando vengono a conoscenza di reati commessi da membri del clero invitano le vittime a non denunciare dicendo loro che “ci penserà la giustizia divina”. Ma quando sono loro la presunta parte lesa invece, “la giustizia divina” non vale più e corrono subito a sporgere denuncia, spesso anche in malafede.

    E’ il caso di don Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona, il quale in data 27/06/2013 deposita per mano dell’avvocato Giuseppe Sanguineti un esposto nei confronti di Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO di Savona.

    Monsignor Antonio Ferri lamenterebbe che “in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Libreria Ubik di Savona in data 23 maggio 2013 (alla quale era stato invitato, quale relatore, il signor Kevin Annet, antropologo noto per aver pubblicato 2 libri relativi agli abusi subiti dagli aborigeni canadesi da parte di sacerdoti), il signor Zanardi ha testualmente affermato che il vicario della diocesi, con un fascicolo aperto su un prete pedofilo, convoca le vittime per chiedere di ritrattare”.

    Secondo il prelato savonese, Zanardi lo avrebbe diffamato anche attraverso una dichiarazione pubblica fatta sul social network Facebook nella quale denunciava il tentativo di inquinamento di prove riguardanti a un’indagine su un prete pedofilo.

    Lo stesso Zanardi denunciava anche di essere stato avvicinato da alcune parrocchiane, le quali, nell’intento di sapere i nomi delle presunte vittime sentite dalla procura, si proponevano di offrire sostegno a questi malcapitati.

    Una delle parrocchiane in questione era la povera Luisa Bonello, la quale accortasi del raggiro a suo danno e delle vittime, denunciò questa circostanza prendendo le distanze dalla curia savonese e riportando questi sotterfugi all’attenzione di Papa Francesco.

    In quell’esposto don Antonio Ferri, lui stesso precisa che “Orbene, anche se il mio nominativo non viene esplicitamente fatto, il riferimento è comunque preciso ed inequivocabile, in quanto l’ufficio che ricopro ed il contesto locale porta necessariamente a riferire quanto pubblicato alla mia persona”.

    Qui avviene il primo “miracolo” perché don Antonio Ferri, stranamente si riconosce in una dichiarazione che non solo non indicava la diocesi dove stavano avvenendo questi fatti, ma non indicava neppure il nome del vicario interessato, il tutto avveniva all’interno di una conferenza stampa dove era ospite Kevin Annet come già indicato, esperto sugli abusi subiti dagli aborigeni canadesi.

    La cosa suona parecchio strana anche per il fatto che Zanardi è portavoce di una associazione nazionale che in tutta Italia ha procedimenti penali aperti nei confronti di sacerdoti pedofili, curioso che Antonio Ferri si sia riconosciuto in quelle dichiarazioni.

    Mons. Antonio Ferri continua lamentando che quelle dichiarazioni, nelle quali si sarebbe riconosciuto in modo così inequivocabile, lederebbero gravemente la sua persona, nonché la sua onorabilità e chiede all’autorità giudiziaria “di verificare se nel comportamento del signor Francesco Zanardi siano ravvisabili estremi di reato e le chiedo altresì di indagare – ove ritenuto – con la necessaria discrezione, onde evitare che un delicato problema di giustizia diventi spunto per alimentare campagne mediatiche tutt’altro che serene ed obiettive, come purtroppo sin qui pare essere avvenuto”.

    Le dichiarazioni di Zanardi, anche se non veniva indicata la diocesi e il prelato coinvolto, arrivavano effettivamente da due presunte vittime del sacerdote Pietro Pinetto.

    Passa poco tempo dalla segnalazione di quelle due vittime quando il 4 dicembre del 2013 Zanardi raccoglie un’altra segnalazione, questa volta da parte di Roberto Nicolick, fratello di un’altra presunta vittima, purtroppo deceduta. Nicolick apprende dalla sua compagna che due persone, approfittando della sua assenza, si sarebbero presentate a casa della madre alla quale avrebbero fatto firmare una dichiarazione riguardante le presunte molestie subite dal fratello Alessandro presso il Seminario Vescovile di Savona. I due uomini, uno italiano e l’altro di origine indiana, si sarebbero qualificati davanti alla donna che all’epoca aveva 91 anni, il primo come il vice del vescovo e l’altro come un suo collaboratore. I due prima di andarsene avrebbero raccomandato all’anziana donna, di non riferire a nessuno di quella visita, soprattutto al figlio Roberto che guarda caso è anche un collaboratore della Rete L’ABUSO.

    L’anziana donna in un primo momento mantiene il segreto, ma poi, perplessa su cosa gli fosse stato fatto firmare e presa dall’ansia confida tutto alla compagna del figlio Roberto, la quale allarmata lo avvisa immediatamente.

    Francesco Zanardi verrà formalmente indagato dalla procura della repubblica di Savona per l’esposto depositato dal vicario mons. Antonio Ferri, in data 23/05/2013 con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del Ferri.

    Ma il 4 febbraio 2015 accade il secondo “miracolo”, chissà, forse L’Arcangelo Gabriele apparso probabilmente in sogno al vicario mons. Antonio Ferri suggerisce – al prelato che precedentemente aveva chiesto alla procura di ravvisare i reati commessi a suo danno da Francesco Zanardi – di depositare un altro documento nel quale dichiarerà; “Premetto che non era mia intenzione, con la mia segnalazione del 19 giugno 2013 denunciare o comunque chiedere l’accertamento di fatti di reato a mio carico ma piuttosto di contribuire al lavoro della procura apportando elementi che ritenevo potessero essere di ausilio per una migliore comprensione dei fatti oggetto delle ripetute denunce/esposti del signor Francesco Zanardi”.

    Continua affermando “Ho, peraltro, preso atto della circostanza che, in ragione di tale comunicazione è stato aperto un fascicolo contrassegnato dal n. 3460/13/21, e, per l’effetto, fermo quanto sopra in ordine alla natura della mia comunicazione del 19 giugno 2013 dichiaro di non aver interesse ad alcun accertamento di condotte illecite nei miei confronti con il riguardo alle dichiarazioni rese dal signor Francesco Zanardi e meglio descritte nella comunicazione medesima”. “Pertanto, nell’evenienza in cui la mia comunicazione dovesse effettivamente essere qualificata come querela, con la presente dichiaro formalmente di voler rimettere la stessa e di non avere interesse alcuno alla prosecuzione delle indagini”.

    Va di certo detto che quel procedimento penale per diffamazione a carico di Francesco Zanardi, qualora la magistratura avesse appurato che diffamazione non era ma anzi, che i fatti dichiarati da Zanardi fossero veri, si sarebbe trasformato in un procedimento per calunnia a carico di mons. Antonio Ferri ai danni di Zanardi. La stessa cosa che è accaduta a don Pietro Pinetto, accusato di aver calunniato con false dichiarazioni di innocenza rilasciate al Pubblico Ministero, una delle vittime, due giornalisti e lo stesso Zanardi.

    Naturalmente nei prossimi giorni gli avvocati della Rete L’ABUSO chiederanno all’autorità giudiziaria di fare chiarezza non solo sull’esposto depositato da mons. Antonio Ferri e poi ritirato, ma unitamente a Roberto Nicolick chiederanno che venga fatta chiarezza su chi e soprattutto cosa, fu fatto firmare alla madre.

    F.

  • Papa Francesco: “Chiedo perdono per gli scandali accaduti a Roma e in Vaticano”

    Papa Francesco: “Chiedo perdono per gli scandali accaduti a Roma e in Vaticano”

    Il pontefice: “Guai all’uomo a causa del quale avviene lo scandalo”. Forse un riferimento agli scandali di Charamsa, Welosolowski e dei carmelitani scalzi. Anche il cardinal Vallini è intervenuto sulla crisi di Roma: “Il tema di una nuova classe dirigente non è più rinviabile”

    “In nome della Chiesa, vi chiedo perdono per gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti, sia a Roma, che in Vaticano“. A dirlo è Papa Francesco, all’inizio dell’udienza generale in piazza San Pietro: una frase istintiva, non preparata, che arriva a pochi giorni dalle dimissioni del sindaco Ignazio Marino, ma che potrebbe riferirsi anche alla recente vicenda del coming out monsignor Krysztof Charamsa.

    “La parola di Gesù è forte – ha ricordato il Papa – Guai al mondo per gli scandali! Gesù è realista e dice che è inevitabile che avvengano scandali: ma guai all’uomo a causa del quale avviene lo scandalo”. Nella catechesi il pontefice ha parlato di omosessualità e pedofilia, e dalla Sala Stampa vaticana fanno sapere che Papa Francesco, forse lasciatosi andare dopo le parole del Vangelo sugli scandali lette un attimo prima, pensava a Charamsa. Ma anche al defunto monsignor Wesolowski sotto processo per pedofilia, e allo scandalo romano della Congregazione carmelitani scalzi, nel quale un gruppo di fedeli ha accusato un sacerdote di frequentare ambienti della prostituzione maschile.

    In ogni caso sono giorni che le vicende politiche della città compaiono nelle considerazioni del Vaticano: l’Osservatore Romano ha parlato delle “macerie” della capitale e il cardinal Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha auspicato la “formazione di una nuova classe dirigente nella politica“. Anche l’esortazione di Vallini arriva nel pieno di un momento di incertezza, concretizzatosi con le dimissioni del sindaco: “Il tema di una nuova classe dirigente non è più rinviabile – ha detto il vicario- Ma guai a ridurre il discorso alla permanenza o meno del sindaco Marino”. Il fatto è, ha concluso, che “in questa città c’è un’anemia spirituale“.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/14/papa-francesco-chiedo-perdono-per-gli-scandali-accaduti-a-roma-e-in-vaticano/2126375/

  • Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: “Il Papa intervenga”

    Prete pedofilo ma celebra ancora la Messa: “Il Papa intervenga”

    Un nuovo scandalo pedofilia sembra profilarsi nell’orizzonte della Chiesa mentre è in corso il Sinodo sulla famiglia.

    Solo due giorni fa le dichiarazioni di don Gino di Trento che “giustificava” i pedofili avevano scosso la tranquillità della Chiesa italiana. Ora arriva una nuova accusa che fa scendere un velo su quella lotta alla pedofilia portata avanti da papa Benedetto prima e Bergoglio poi.

    Un prete siciliano ha pronunciato messa nonostante una condanna del tribunale ecclesiastico per abusi sessuali a un minore. Lo denuncia viene da una onlus antipedofilia, che ha ufficialmente chiesto a Papa Francesco di intervenire per far finire lo “scandalo”. “Carlo Chiarenza – dice Roberto Mirabile, presidente de La Caramella buona – è stato condannato all’allontanamento per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua diocesi perchè riconosciuto colpevole dalla sua chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore. Si tratta di una condanna in primo grado, ma pochi giorni fa il vescovo Nino Raspanti di Acireale (provincia di Catania, ndr) ha scandalosamente autorizzato Chiarenza a concelebrare una messa davanti a tanti fedeli”.

    La Messa, ha aggiunto la onlus, si è tenuta nella chiesa di Aci San Filippo, in provincia di Catania. Mirabile ha poi ricordato il caso di don Gino e delle sue parole “oscene e censurabili” sui bambini e sulla pedofilia: “Quelle erano parole – ha concluso- qui invece si è passati ai fatti”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-pedofilo-celebra-ancora-messa-papa-intervenga-1180571.html

  • Papa Francesco, polemiche in Cile: “Il papa ha coperto nomina di un pedofilo”

    Papa Francesco, polemiche in Cile: “Il papa ha coperto nomina di un pedofilo”

    Papa Francesco è sotto l’occhio del ciclone in Cile, dopo la diffusione del video in cui difende la nomina di Juan Barros Madrid, il sacerdote che insabbiò le accuse di pedofilia contro l’amico prelato Fernando Karadima

    Polemiche a non finire in Cile, dopo la diffusione da parte della testata Ahora Noticias di un filmato su Papa Francesco, durante il quale il Pontefice difende strenuamente la nomina di Juan Barros Madrid a vescovo di Osorno, in Cile appunto, eletto il 21 marzo scorso. Tutto normale, se non fosse che Juan Barros Madrid è uno dei personaggi più discussi, tra i fedeli cileni e non.

    Il motivo? Il prelato è accusato dai maggiori media cileni di aver insabbiato le accuse di pedofilia contro il sacerdote 84enne Fernando Karadima, di cui era molto amico tra le altre cose. E quelle su Karadima non erano solo voci, visto che il sacerdote è stato condannato per il reato di pedofilia nel 2011, al termine di un processo sostenuto dalla Congregazione per la Dottrina della fede. La condanna? Il ritiro in una vita di preghiera e penitenza, che ha comportato anche l’abbandono forzato di ogni tipo di attività relativa al suo ministero.

    Ed è per questo che la nomina di Barros a vescovo di Osorno aveva creato polemiche non solo verbali: le proteste sfociarono anche in un vero e proprio scontro fisico davanti alla diocesi di Osorno. La sua nomina fu però appoggiata dalla conferenza episcopale del Cile, ma a mesi di distanza è vivissima la polemica, con un sacerdote di Osorno che, appoggiato da 20 parlamentari, ha chiesto al Papa di sospendere la nomina di Barros.

    Ma, a quanto pare, il Papa non sembra voler sentire ragioni, come dimostra nel ‘video della discordia’: “La Chiesa ha perso la libertà, lasciandosi riempire la testa dai politici e accusando un vescovo senza avere nessuna prova, dopo vent’anni di servizio. Quindi, pensate con la testa e non vi lasciate prendere per il naso da tutti i sinistrorsi che hanno messo in piedi questa cosa. L’unica accusa contro questo vescovo è stata screditata dalla Corte di Giustizia. Quindi, per favore non perdete la serenità. Voi soffrite sì, ma perché siete sciocche, perché non aprite il vostro cuore a quello che dice Dio e vi lasciate trasportare da questi spropositi che dice tutta questa gente. Non lasciatevi prendere per il naso“.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/papa-francesco-polemiche-in-cile-ha-coperto-nomina-di-un-pedofilo-162612.html