Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Chiesa e pedofilia, lo scandalo pugliese

    Chiesa e pedofilia, lo scandalo pugliese

    Diversi casi in poche settimane scuotono la Puglia. Un gruppo di cattolici brindisini chiede alla Santa sede di istituire una commissione di inchiesta su scala nazionale.

    Una commissione diocesana di inchiesta sui casi di pedofilia da parte del clero. Lo chiede all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Domenico Caliandro, un numeroso gruppo di cattolici brindisini riuniti nel cartello “Manifesto 4 ottobre” – un ampio documento che, a partire dall’analisi della Chiesa diocesana, conduce una riflessione complessiva sullo stato di salute della Chiesa cattolica italiana (v.Adista Notizie n. 41/14) -, in seguito al recente scandalo che ha investito l’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni.

    Il caso don Peschiulli

    Lo scorso 20 maggio, infatti, don Giampiero Peschiulli, ex parroco di Santa Lucia, a Brindisi, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori (che sarebbero stati compiuti intorno al 2002). Il caso venne sollevato da un servizio televisivo delle Iene, mandato in onda nell’ottobre 2014, che fece scattare le indagini ed ora l’arresto cautelare (perché il prete, lasciata la parrocchia brindisina, si era trasferito a Terracina, in provincia di Latina, dove continuava ad esercitare il ministero). Nei giorni scorsi è stato ascoltato dal pubblico ministero anche l’ex vescovo di Brindisi, mons. Rocco Talucci, come persona informata sui fatti: i genitori di alcuni minori abusati hanno infatti raccontato ai magistrati di avere informato mons. Talucci dei comportamenti di don Peschiulli, ma il vescovo avrebbe ignorato le loro denunce. Sulla vicenda è intervenuto anche l’attuale arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Caliandro, con una nota diramata il 20 maggio, giorno dell’arresto di don Peschiulli: «In seguito agli sviluppi del procedimento penale che ha coinvolto un ex parroco della città di Brindisi, l’arcivescovo mons. Caliandro, sulla base degli elementi finora emersi, manifesta anzitutto la sua sincera partecipazione alla sofferenza di chi avesse subito azioni così riprovevoli. Ove accertati fatti del genere, la ferita inferta alla dignità umana e cristiana delle vittime è veramente grave, ancor più se proviene da chi avrebbe dovuto custodirle e farle crescere nel bene. Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione. Ciò è motivo di grande tristezza per tutti. L’arcivescovo invita i fedeli a intensificare la preghiera e l’impegno affinché il male non abbia mai l’ultima parola. Al tempo stesso desidera incoraggiare le singole comunità cristiane della diocesi, dove tanti sacerdoti, fedeli alle loro promesse, danno la vita ogni giorno per il bene delle anime».

    La Chiesa continua a minimizzare

    «Lo scandalo della pedofilia, soprattutto quella sacerdotale, è per la società e soprattutto per la Chiesa una storia tristissima e una ferita che si riapre, dopo ogni fatto di cronaca che la magistratura e la stampa mettono a conoscenza di tutti», scrivono i cattolici brindisini del “Manifesto 4 ottobre”. Ma della questione pedofilia, proseguono, «all’interno della Chiesa si danno ancora troppo spesso letture banali e difensive e si è ben lontani dall’assunzione di responsabilità comuni e dalla consapevolezza che la corruzione sessuale di minorenni è di solito l’ultimo anello di una catena di scandali. Si ritiene che gli scandali legati alla pedofilia debbano essere minimizzati perché sarebbero pochi in relazione alla collettività dei sacerdoti; non si prova abbastanza vergogna per essi; oppure si ha un atteggiamento vittimistico per cui sarebbe stata la stampa ad enfatizzare il fenomeno; oppure si pensa che i soggetti che li commettono sono casi patologici. Tutte letture che ci portano lontano dal riconoscimento di quanto è successo e della sua gravità e alla certezza che dopo qualche giorno dalla notizia inizierà un processo di “rimozione collettiva” ecclesiastica».

    Secondo i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, grazie agli interventi di Benedetto XVI prima e di papa Francesco adesso, la Chiesa sta affrontando con maggior decisione la questione pedofilia. Ma non ovunque. In Italia per esempio, diversamente da altri Paesi (Irlanda, Belgio, Usa, Australia, Olanda, Germania), «non è mai nemmeno stata ipotizzata la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta a livello nazionale che facesse luce quanto meno sulle dimensioni del fenomeno. Eppure una mappatura sarebbe utilissima per organizzare un serio lavoro di prevenzione sul territorio che manca completamente e dare forma concreta alla “tolleranza zero” invocata prima da Benedetto XVI e poi da papa Francesco» (in realtà il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, al termine del Consiglio episcopale permanente dello scorso mese di marzo, ha annunciato che la Cei creerà una commissione per la protezione dei minori, guidata dal card. Angelo Bagnasco, ma della stessa non sono ancora stati individuati i componenti né elaborato lo Statuto). «Inoltre», proseguono, «nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” pubblicate dalla Cei il 28 marzo 2014 (v. Adista Notizie n. 14/14, ndr) non è previsto che i vescovi italiani denuncino alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia».

    Una Commissione di inchiesta antipedofilia

    «Se non sorge una nuova mentalità, una nuova sensibilità e una nuova prassi ecclesiale; se la sensibilità verso le vittime non porta alla creazione di ambienti sicuri per i minori; se da una parte si afferma che “i bambini hanno diritto a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva” (card. Bagnasco, prolusione alla Cei del 20 maggio 2015) e dall’altra non si chiudono i seminari minori, anche secondo la richiesta formulata ufficialmente alla Santa Sede il 5 febbraio 2014 a Ginevra dalla Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; se continua una cultura omofobica con l’aggravante della confusione, spesso voluta, tra pedofilia e omosessualità; se il tema-problema del celibato continua ad essere un tabù per gli stessi preti, questi eventi terribili non saranno serviti a nulla e potrebbero continuare», scrivono i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, che chiedono che perlomeno la loro arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, pressata dal caso don Peschiulli, si muova con decisione: «Essere inerti – concludono -, lasciare passare la bufera, non prendere altre iniziative, oltre ad un breve comunicato stampa di incoraggiamento della comunità diocesana, significa far sprofondare sempre più nel baratro la Chiesa brindisina. In Italia due diocesi, in seguito a denunce di pedofilia, che peraltro erano rimaste inascoltate per anni, hanno deciso di istituire una commissione d’inchiesta: Bressanone e Verona. Chiediamo all’arcivescovo, in spirito di collaborazione, per il bene della Chiesa tutta, se non sia opportuna una iniziativa similare anche per la nostra Chiesa locale».

    Luca Kocci, Adista

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74470&typeb=0

  • Pedofilia, uno dei nominati dal Papa contro il ministro dell’economia vaticana

    Pedofilia, uno dei nominati dal Papa contro il ministro dell’economia vaticana

  • La Chiesa cavalca il gender e inciampa sui preti pedofili

    La Chiesa cavalca il gender e inciampa sui preti pedofili

    Il cardinale Gorge Pell è l’ex arcivescovo di Sidney e attuale prefetto della segreteria vaticana per l’Economia.

    Il prelato è oggetto di pesanti quanto, se provate,infamanti accuse da parte di un membro dellaPontificia commissione per la tutela dei minori,Peter Saunders, vittima da bambino di un prete pedofilo.

    Accusa che risale a diversi decenni orsono e si richiede la rimozione del cardinale dalla sua attuale carica.

    Peter Saunders, in un’intervista radiofonica, racconta una vicenda che vide protagonista un prete pedofilo, Gerald Ridsdale, spostato di parrocchia in parrocchia a causa dei suoi reiterati abusi sessuali su minori, coperto dalla complicità del cardinale Pell.

    Dichiara Saunders “Data la posizione di George Pell come cardinale della Chiesa e della posizione di enorme autorità in Vaticano, penso che sia una grandissima spina nel fianco del papato di Papa Francesco se gli si permette di rimanere” ed è “cruciale che venga accantonato e rimandato in Australia e che il Papa prenda contro di lui l’azione più forte”.

    La replica di Pell non si è fatta attendere ae attraverso il suo portavoce fa sapere “Leaccuse false e devianti fatte contro sua eminenza sono offensive. Dalle sue prime azioni come arcivescovo, il cardinale Pell ha assunto una posizione forte contro gli abusi sessuali ed ha messo moto processi per permettere alle denunce di essere portate avanti ed investigate in modo indipendente. Il cardinale Pell non ha mai incontrato il signor Saunders, che sembra essersi formato la sua forte opinione senza aver mai parlato con sua eminenza. Alla luce di tutto il materiale disponibile, comprese le evidenze fornite dal cardinale sotto giuramento, non ci sono scuse per trasmettere in televisione materiale scorretto e pregiudiziale. In queste circostanze, al cardinale non rimane alcune alternativa che consultare i suoi consulenti legali”.

    In una distinta nota inviata alla stessa trasmissione televisiva, si legge che “il cardinale Pell conosce l’importante lavoro che il signor Saunders ha fatto come sopravvissuto di abusi per assistere le vittime, compresa la creazione di un gruppo di vittime sopravvissute nel Regno Unito e più recentemente prestando servizio come membro della pontificia commissione per la protezione dei minori creata dal Santo Padre per sviluppare politiche tese a questo fine. Mentre i membri sono ovviamente titolati a esprimere i loro punti di vista e le loro opinioni, gli statuti recentemente approvati della commissione chiariscono che il ruolo della commissione non comprende il commento di singoli casi, né la commissione ha il potere di indagare singoli casi. Dal materiale promozionale reso noto da 60 minuti sembra chiaro che il signor Saunders non è ben informato sulle accuse fatta contro il cardinal Pell nelle audizioni di Ballarat della commissione reale e del fatto che durante le recenti audizioni non è emerso nuovo materiale. Molte delle questioni sono state affrontate nel rapporto finale della inchiesta parlamentare di Victoria e non vi erano conclusioni contro il cardinale Pell. Queste accuse antiche e ripetute sono state affrontate molte volte dal cardinale dal 2002. Come è stato sottolineato in una recente dichiarazione del cardinale, non ha mai tollerato o protetto gli abusatori, non ha mai tollerato o partecpato a trasferire un abusatore e non ha mai in nessun momento tentato di corrompere David Ridsdale, la cui storia è cambiata molte volte nel corso del tempo”.

    Ma sono recenti altre accuse contro il cardinale. Questa volta da parte  della Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori), di aver ignorato, nel passato, le denunce contro il sacerdote pedofilo Gerald Ridsdale, spostandolo in un`altra parrocchia, di aver cercato di pagare una vittima, nipote dello stesso prete, per metterla a tacere.

    Anche un certo Timothy Green afferma di aver denunciato a padre Pell, decine di anni fa, le molestie esercitate da un altro religioso, Edward Dowlan, ad alcuni ragazzi.

    “Come chiunque ha ascoltato le audizioni della Commissione a Ballarat questa settimana – ha dichiarato la scorsa settimana Pell in una nota in inglese – sono orripilato ancora una volta dai racconti dei sopravvissuti sugli abusi che hanno subito. Così anche dal terribile impatto che ha avuto sulle loro vite, sulle loro famiglie e sulla comunità cattolica a Ballarat. Il suicidio di così tante vittime è una tragedia enorme. I crimini commessi contro di loro dai preti e religiosi laici sono profondamente cattivi e mi ripugnano del tutto. Sono state fatte diverse lamentele sulla mia propria responsabilità in questi anni. Molte questioni sono già state da me affrontate nella inchiesta parlamentare della provincia di Victoria nel 2013 e la mia audizione e la trascrizione della mia testimonianza sono disponibili sul sito internet del parlamento di Victoria. Confermo quelle dichiarazioni. Sottolineo anche che nel suo mandato la Royal Commission può accedere a tutto il materiale delle precedenti inchieste, compresa l`indagine di Victoria, che si è occupata estensivamente di queste materie”.

    In una lettera inviata al presidente della commissione Peter McClellan, il cardinale Pell ha poi precisato: “Senza voler in alcun modo forzare la mano alla Commissione reale – non è che ci si possa auto-invitare a deporre – voglio rendere assolutamente chiaro che intendo deporre, se la Commissione lo richiederà, sia in forma scritta, sia in videoconferenza, sia presenziando personalmente”.

    Intanto preannuncia querela nei confronti di Peter Saunders.

    http://www.articolotre.com/2015/06/la-chiesa-cavalca-il-gender-e-inciampa-sui-preti-pedofili/

  • Pedofilia, inviato del Papa attacca il cardinale Pell: “Disprezza i bimbi vittime di abusi”. Il ‘ministro dell’economia’ vaticana si difende

    Pedofilia, inviato del Papa attacca il cardinale Pell: “Disprezza i bimbi vittime di abusi”. Il ‘ministro dell’economia’ vaticana si difende

    Peter Saunders, nominato dal Vaticano, accusa Pell: “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi e del Papa stesso”

    VATICANO – Tensione in Australia per l’accusa al cardinale George Pell da parte di Peter Saunders, nominato da papa Francesco nella commissione pontificale per la protezione dei minori come consulente. Saunders ha dichiarato, durante la trasmissione televisiva australiana “60 Minutes”, che Pell proverebbe “disprezzo” nei confronti dei bambini vittime di abusi sessuali ad opera dei preti pedofili locali.

    “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso – ha detto Saunders – ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti”. Sopravvissuti come lui, ad esempio, che fu a suo tempo vittima di preti pedofili.Saunders ha aggiunto che Pell dovrebbe “farsi da parte, soprattutto perché ha fallito nel proteggere i bambini dagli abusi da parte di ecclesiastici nella chiesa australiana”.

    Ancora accuse e critiche nei confronti dell’ex arcivescovo di Sydney e attuale prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede. Accuse respinte con sdegno da Pell, che ha emesso un comunicato definendole “false”, “fuorvianti” e “oltraggiose”, e ha fatto sapere di avere l’intenzione di consultare i suoi legali.

    Pell ha sempre negato le affermazioni, emerse in un’inchiesta australiana, per cui avrebbe aiutato alcuni preti sospettati di pedofilia, spostandoli da una parrocchia all’altra, coprendoli per proteggere l’arcidiocesi e il suo patrimonio. Pell avrebbe convinto le vittime a lasciar cadere le accuse e avrebbe “scoraggiato i potenziali querelanti dal citare in giudizio la Chiesa per abusi, mancando di agire equamente da un punto di vista cristiano”. Lo dice il rapporto preliminare della Commissione nazionale d’inchiesta sulla pedofilia voluta dal governo.

    L’inchiesta su Georg Pell nelle ultime settimane si è concentrata sulla cittadina di Ballarat, dove il porporato ha iniziato la sua carriera ecclesiastica nel 1970. Il cardinale, però, ha replicato spiegando che le indagini hanno riportato alla luce solo vecchie accuse da cui è già stato scagionato da tempo.

    http://www.repubblica.it/esteri/2015/06/01/news/critiche_al_cardinale_pell-115779539/

  • Scontro in Vaticano su pedofilia, Saunders attacca cardinale Pell

    Scontro in Vaticano su pedofilia, Saunders attacca cardinale Pell

    Roma, (askanews) – Scontro in Vaticano sul tema della pedofilia. Un membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori creata ad hoc da Papa Francesco, Peter Saunders, vittima da bambino di un prete pedofilo, ha accusato il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia ed ex arcivescovo di Sidney, di insabbiamento, ovvero di non aver agito correttamente in un caso che risale ai decenni passati. Saunders ha chiesto al Papa di rimuovere il porporato australiano, a capo del superdicastero della Santa Sede in tema di affari finanziari e gestione economica. Intervistato dalla trasmissione 60 Minutes, Saunders ha affermato che la posizione del cardinale Pell è indifendibile a causa dei suoi dinieghi: “E’ cruciale – ha detto – che Pell venga accantonato e rimandato in Australia; il Papa prenda contro di lui l’azione più forte”. Immediata la risposta del porporato australiano. “Sono accuse false, devianti e offensive. Dalle sue prime azioni come arcivescovo, il cardinale Pell ha assunto una posizione forte contro gli abusi sessuali. Anche il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, è intervenuto sulla vicenda esprimendo rispetto per Pell e sottolineando che quanto detto da Saunders è dichiarato a titolo personale e non a nome della Commissione.

  • BRINDISI: CATTOLICI INVOCANO  UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLA PEDOFILIA

    BRINDISI: CATTOLICI INVOCANO UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLA PEDOFILIA

    38152 BRINDISI-ADISTA. Una commissione diocesana di inchiesta sui casi di pedofilia da parte del clero. Lo chiede all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Domenico Caliandro, un numeroso gruppo di cattolici brindisini riuniti nel cartello “Manifesto 4 ottobre” – un ampio documento che, a partire dall’analisi della Chiesa diocesana, conduce una riflessione complessiva sullo stato di salute della Chiesa cattolica italiana (v. Adista Notizie n. 41/14) –, in seguito al recente scandalo che ha investito l’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni.

    Il caso don Peschiulli

    Lo scorso 20 maggio, infatti, don Giampiero Peschiulli, ex parroco di Santa Lucia, a Brindisi, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori (che sarebbero stati compiuti intorno al 2002). Il caso venne sollevato da un servizio televisivo delle Iene, mandato in onda nell’ottobre 2014, che fece scattare le indagini ed ora l’arresto cautelare (perché il prete, lasciata la parrocchia brindisina, si era trasferito a Terracina, in provincia di Latina, dove continuava ad esercitare il ministero). Nei giorni scorsi è stato ascoltato dal pubblico ministero anche l’ex vescovo di Brindisi, mons. Rocco Talucci, come persona informata sui fatti: i genitori di alcuni minori abusati hanno infatti raccontato ai magistrati di avere informato mons. Talucci dei comportamenti di don Peschiulli, ma il vescovo avrebbe ignorato le loro denunce. Sulla vicenda è intervenuto anche l’attuale arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Caliandro, con una nota diramata il 20 maggio, giorno dell’arresto di don Peschiulli: «In seguito agli sviluppi del procedimento penale che ha coinvolto un ex parroco della città di Brindisi, l’arcivescovo mons. Caliandro, sulla base degli elementi finora emersi, manifesta anzitutto la sua sincera partecipazione alla sofferenza di chi avesse subito azioni così riprovevoli. Ove accertati fatti del genere, la ferita inferta alla dignità umana e cristiana delle vittime è veramente grave, ancor più se proviene da chi avrebbe dovuto custodirle e farle crescere nel bene. Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione. Ciò è motivo di grande tristezza per tutti. L’arcivescovo invita i fedeli a intensificare la preghiera e l’impegno affinché il male non abbia mai l’ultima parola. Al tempo stesso desidera incoraggiare le singole comunità cristiane della diocesi, dove tanti sacerdoti, fedeli alle loro promesse, danno la vita ogni giorno per il bene delle anime».
    La Chiesa continua a minimizzare

    «Lo scandalo della pedofilia, soprattutto quella sacerdotale, è per la società e soprattutto per la Chiesa una storia tristissima e una ferita che si riapre, dopo ogni fatto di cronaca che la magistratura e la stampa mettono a conoscenza di tutti», scrivono i cattolici brindisini del “Manifesto 4 ottobre”. Ma della questione pedofilia, proseguono, «all’interno della Chiesa si danno ancora troppo spesso letture banali e difensive e si è ben lontani dall’assunzione di responsabilità comuni e dalla consapevolezza che la corruzione sessuale di minorenni è di solito l’ultimo anello di una catena di scandali. Si ritiene che gli scandali legati alla pedofilia debbano essere minimizzati perché sarebbero pochi in relazione alla collettività dei sacerdoti; non si prova abbastanza vergogna per essi; oppure si ha un atteggiamento vittimistico per cui sarebbe stata la stampa ad enfatizzare il fenomeno; oppure si pensa che i soggetti che li commettono sono casi patologici. Tutte letture che ci portano lontano dal riconoscimento di quanto è successo e della sua gravità e alla certezza che dopo qualche giorno dalla notizia inizierà un processo di “rimozione collettiva” ecclesiastica».

    Secondo i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, grazie agli interventi di Benedetto XVI prima e di papa Francesco adesso, la Chiesa sta affrontando con maggior decisione la questione pedofilia. Ma non ovunque. In Italia per esempio, diversamente da altri Paesi (Irlanda, Belgio, Usa, Australia, Olanda, Germania), «non è mai nemmeno stata ipotizzata la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta a livello nazionale che facesse luce quanto meno sulle dimensioni del fenomeno. Eppure una mappatura sarebbe utilissima per organizzare un serio lavoro di prevenzione sul territorio che manca completamente e dare forma concreta alla “tolleranza zero” invocata prima da Benedetto XVI e poi da papa Francesco» (in realtà il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, al termine del Consiglio episcopale permanente dello scorso mese di marzo, ha annunciato che la Cei creerà una commissione per la protezione dei minori, guidata dal card. Angelo Bagnasco, ma della stessa non sono ancora stati individuati i componenti né elaborato lo Statuto). «Inoltre», proseguono, «nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” pubblicate dalla Cei il 28 marzo 2014 (v. Adista Notizie n. 14/14, ndr) non è previsto che i vescovi italiani denuncino alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia».
    Una Commissione di inchiesta antipedofilia

    «Se non sorge una nuova mentalità, una nuova sensibilità e una nuova prassi ecclesiale; se la sensibilità verso le vittime non porta alla creazione di ambienti sicuri per i minori; se da una parte si afferma che “i bambini hanno diritto a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva” (card. Bagnasco, prolusione alla Cei del 20 maggio 2015) e dall’altra non si chiudono i seminari minori, anche secondo la richiesta formulata ufficialmente alla Santa Sede il 5 febbraio 2014 a Ginevra dalla Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; se continua una cultura omofobica con l’aggravante della confusione, spesso voluta, tra pedofilia e omosessualità; se il tema-problema del celibato continua ad essere un tabù per gli stessi preti, questi eventi terribili non saranno serviti a nulla e potrebbero continuare», scrivono i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, che chiedono che perlomeno la loro arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, pressata dal caso don Peschiulli, si muova con decisione: «Essere inerti – concludono –, lasciare passare la bufera, non prendere altre iniziative, oltre ad un breve comunicato stampa di incoraggiamento della comunità diocesana, significa far sprofondare sempre più nel baratro la Chiesa brindisina. In Italia due diocesi, in seguito a denunce di pedofilia, che peraltro erano rimaste inascoltate per anni, hanno deciso di istituire una commissione d’inchiesta: Bressanone e Verona. Chiediamo all’arcivescovo, in spirito di collaborazione, per il bene della Chiesa tutta, se non sia opportuna una iniziativa similare anche per la nostra Chiesa locale». (luca kocci)

    http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=55056

  • Pedofilia: il Papa espelle un prete in Spagna

    Pedofilia: il Papa espelle un prete in Spagna

    Prosegue la linea dura del Papa contro la pedofilia. In Spagna Bergoglio, ha espulso dallo stato clericale un sacerdote che aveva commesso abusi su minori.

    Lo ha comunicato ufficialmente oggi l’arcidiocesi in una nota in cui riferisce: “Papa Francesco espelle dallo stato clericale il sacerdote Jesus Maria Menendez Suarez”, conosciuto come Padre Chus.

    In seguito ad una serie di accuse nei confronti del sacerdote in questione la diocesi di Oviedo aveva chiesto un intervento alla Congregazione per la Dottrina della Fede che già nel 2014 aveva imposto nei confronti del sacerdote alcune misure cautelari. Valutati gli atti del processo, a febbraio di quest’anno l’ex Sant’Uffizio ha chiesto al Papa un provvedimento nei confronti del prelato e “il 6 marzo del 2015 – ha comunicato la diocesi spagnola toccata dalla vicenda – il Papa ha decretato l’espulsione dallo stato clericale” del sacerdote incriminato degli abusi nei confronti dei minori.

    “La comunità diocesana esprime il suo profondo dolore per i crimini che hanno portato un danno enorme, in particolare ai minori” e per il fatto che e’ stata “macchiata la santità del sacerdozio” dal prete. E per tutto questo chiede “perdono” alle vittime.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74251&typeb=0&pedofilia-il-papa-espelle-un-prete-in-spagna

  • Sacerdote accusato di abusi su bambini: il Papa lo espelle dal Clero

    Sacerdote accusato di abusi su bambini: il Papa lo espelle dal Clero

    Papa Francesco continua con la sua linea dura contro la pedofilia.

    In Spagna, riferisce l’arcidiocesi di Oviedo, il Santo Padre ha ridotto alla stato laicale “in maniera irrevocabile e inappellabile” un sacerdote accusato di abusi sessuali su minori.

     Si tratta dell’ormai ex don Jesus Maria Menendez Suarez, conosciuto come padre Chus.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/05/29/sacerdote_accusato_di_abusi_su_bambini_il_papa_lo_espelle_dal_cle-68-420714.html

  • Pedofilia, la grave timidezza della Chiesa in Italia

    Pedofilia, la grave timidezza della Chiesa in Italia

    Papa Francesco ha istituito una sorta di ministero per combattere gli abusi. Ma sono ancora tanti che faticano a collaborare con le autorità civili

    Negli Stati e nei casi in cui i reati di abuso sui minori siano caduti in prescrizione e non è quindi possibile un’azione giudiziaria contro un religioso responsabile di simili atti «non è accettabile che le autorità ecclesiastiche sostengano che, se le autorità civili sono state informate ma non possono agire, la Chiesa non è obbligata a rispondere. Se lo stato è incapace di agire, la Chiesa deve investigare e risolvere il caso di abuso attraverso le sue proprie norme e procedure, rimuovendo i colpevoli e prendendosi cura delle vittime quando l’abuso è stato commesso».

    Sono parole estremamente chiare quelle pronunciate lo scorso febbraio dal cardinale Sean Patrick O’ Malley, presidente della Pontificia commissione per la protezione dell’infanzia creata su impulso di papa Francesco. Nel frattempo l’organismo è stato dotato dei necessari Statuti normativi così da entrare in una fase definitivamente operativa; in poche parole, in Vaticano c’è ora un dicastero per combattere la piaga della pedofilia in primo luogo nel clero e poi per difendere i minori in generale.

    Un bel passo avanti, certo, rispetto a un passato fatto di negazioni, insabbiamenti, fughe. E, d’altro canto è stato lo stesso O’ Malley a invocare un principio importantissimo: ovvero quello di mettere a punto «sanzioni» per «le autorità ecclesiastiche» che avessero fallito nel compito di proteggere l’infanzia. Insomma: basta protezioni dai vertici, fine dei segreti e dell’occultamento dei fatti. L’organismo vaticano, del resto, è nato coinvolgendo non solo le vittime degli abusi ma anche le conferenze episcopali sparse per il mondo. Tutto bene dunque? Non esattamente.

    Molti Paesi non sono pronti a recepire in modo automatico una politica di trasparenza su un tema tanto delicato, e – guarda caso – l’Italia rientra in questa sfera. Nei giorni e nelle settimane scorse, diverse indagini dal nord al centro Italia hanno portato alla luce l’ennesima rete di pedofili. In particolare, un prete è stato incastrato ad Alassio, in Liguria; un altro caso invece è emerso a Fiumicino, vicino a Roma. E ancora, un terzo episodio recentissimo riguarda un sacerdote di 73 anni di una parrocchia di Brindisi, in Puglia, una vicenda pure quest’ultima conclusasi con l’intervento delle forze dell’ordine. Un altro prete prete attivo nel quartiere dei Parioli a Roma e in precedenza operativo in Argentina (dove avrebbe commesso i reati), è finito sotto inchiesta – contro di lui è intervenuta l’Interpol – qualche mese fa per violenze, sesso di gruppo, corruzione di minorenni.

    Abusi commessi su chierichetti, su ragazzi che frequentano la parrocchia o adescati per strada, nelle zone della prostituzione minorile, video e fotografie pornografiche, scambio di materiale pedopornografico sul web, violenze filmate e messe in rete. Il catalogo dei reati e delle perversioni conosce ormai dei punti fermi e col passare del tempo si moltiplicano anche in Italia i casi e gli arresti di sacerdoti e religiosi. Se ormai da diversi anni pure nel nostro Paese è crollato il muro dell’omertà grazie alle denunce delle vittime, nelle 225 diocesi che compongono la galassia della Chiesa italiana, si continua a far finta di niente.

    Raramente un ordine religioso, un vescovo, per non dire della conferenza episcopale guidata dal cardinale presidente Angelo Bagnasco e dal Segretario, considerato più vicino a Bergoglio, monsignor Nunzio Galantino, hanno diffuso note di denuncia, prese di distanza, o anche semplicemente di informazione rivolte ai fedeli e all’opinione pubblica. Più raramente ancora si registra qualche parola in favore delle vittime. Si preferisce il silenzio.

    Una delle poche eccezioni ha toccato don Mauro Inzoli, ex pezzo grosso di Comunione e liberazione, “condannato” a una vita di riservatezza e preghiera dal Vaticano il cui provvedimento è stato reso noto dalla diocesi di Crema a cui faceva riferimento il sacerdote (detto don Mercedes). Tuttavia don Inzoli venne poi fotografato in mezzo ad autorità politiche di rango, seduto nelle prime file di un convegno – dedicato neanche a dirlo alla difesa della famiglia tradizionale – svoltosi a Milano. Altri casi, ancora, si sono accumulati negli anni passati, qualcuno finito nel dimenticatoio mediatico, qualcun altro conclusosi con una condanna esemplare come nel caso di don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida, vicino Roma, al quale la Cassazione solo un paio di mesi fa, ha dato in via definitiva 14 anni e due mesi; una pena di particolare gravità.

    Dietro queste vicende segnate da omertà, da confessioni indicibili di adulti ex vittime che trovano il coraggio di parlare, di genitori che intuiscono qualcosa, di vescovi che si voltano dall’altra parte, c’è però un nodo istituzionale che riguarda in modo specifico la conferenza episcopale italiana. Quest’ultima negli ultimi anni, ottemperando a fatica alle richieste della Santa Sede, ha cercato di adottare linee guida antipedofilia in sintonia con gli standard richiesti dal Vaticano già prima che venisse creato il nuovo dicastero per la tutela dei minori. Ma nel redigere il documento la Cei ha sempre cercato di negare o attutire un principio fondamentale stabilito nelle norme quadro affermate dal Vaticano: quello della collaborazione con le autorità civili; concetto limitato in tutti i modi nei testi preparati dai vescovi italiani nei quali invece ampio spazio era dedicato alla tutela dell’indagato. Un garantismo che assomiglia un po’ troppo a una difesa della propria corporazione.

    Da ultimo, sui recenti casi di sacerdoti italiani arrestati e coinvolti in indagini relative ad abusi, don Fortunato di Noto, il prete da anni impegnato a combattere la pedofilia (fondatore di Meter), ha affermato: «Chi si macchia di questi reati non può fare il prete. Non possiamo giocare con i termini, sono fatti gravissimi, ancora più se a commetterli sono sacerdoti. Se un padre che abusa del figlio perde la patria potestà, è chiaro che un prete non può continuare a svolgere il suo ministero. Un prete non può permettersi questo scivolone». «È vero – ha aggiunto – che la legge permette percorsi di riabilitazione, va tutto bene. Ma un pedofilo non deve più fare il prete».

    http://www.linkiesta.it/vaticano-lotta-contro-pedofilia

  • Papa Francesco al Santuario di Savona, ora c’è una data. Incontrerà anche le vittime dei preti pedofili savonesi ?

    Papa Francesco al Santuario di Savona, ora c’è una data. Incontrerà anche le vittime dei preti pedofili savonesi ?

    Savona – Si profila una data per la visita del Papa a Savona. La lettera di Francesco al vescovo Lupi, inviata in occasione del bicentario dell’incoronazione dalla statua della Vergine Maria parte di Pio VII e l’auspicio di poter venire un giorno in visita al Santuario di Nostra Signora di Misericordia, hanno acceso la speranza dei fedeli savonesi. Speranza fondata, perché si parla anche di una data. Il Pontefice dovrebbe arrivare in Liguria a metà settembre tra il 15 e il 18. E il programma prevederebbe una tappa a Genova, un blitz a Santa Giulia di Piana Crixia, e poi una visita al Santuario.

    Al momento non c’è ancora l’ufficialità ma le voci, in particolare in ambienti religiosi liguri e romani, rimbalzando anche a Savona. Da tempo a Piana Crixia, che ricade sotto la Diocesi di Acqui, l’amministrazione e la comunità dei fedeli chiedono una visita di Papa Francesco che in quel comune ha le sue origini attraverso il ramo paterno della famiglia.

    Nel caso della visita a Savona di Benedetto XVI nel maggio del 2008, che aveva fatto visita al Santuario di Nostra Signora di Misericordia per donare la Rosa d’Oro, la macchina organizzativa si era mossa molti mesi prima.

    Ma l’attuale Pontefice con la sua semplicità e spontaneità ci ha abituati a visite improvvise nelle quali ama mischiarsi tra i fedeli senza filtri, come quella ad una baraccopoli di immigrati a Roma. Blitz improvvisi che mettono un po’ in crisi l’apparato di sicurezza che lo circonda ma che sono diventate una caratteristica molto amata.

    «Al momento non ci sono notizie ufficiali – spiega l’ufficio stampa della Diocesi di Savona Noli – c’è stata la lettera del Santo Padre al nostro vescovo, con l’auspicio del cardinale Domenico Calcagno di vedere il Pontefice al Santuario, e ci ha fatto estremo piacere che il Santo Padre abbia posto questo Giubileo straordinario sotto la protezione di Nostra Signora di Misericordia. L’auspicio del cardinale Calcagno che è di tutti i fedeli savonesi ma per ora, per le informazioni che abbiamo resta tale. Certo questo Pontefice ci ha abituato ad un nuovo modo di comunicare e di essere presente alla comunità dei suoi fedeli e, come ha detto il Cardinale Domenico Calcagno alla messa di domenica scorsa, non poniamo limiti alla provvidenza».

    La speranza poi, si consolida alla conferma da parte dello stesso cardinale Calcagno che in occasione della messa a celebrazione dell’incoronazione della statua della Vergine ha detto di avere invitato Papa Bergoglio al Santuario.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/05/16/AR6iasSE-savona_francesco_santuario.shtml